C. Celano e A. Belvedere rifacitori di Amparar al Enemigo di Antonio de Solis: dentro e contro il gusto spagnoleggiante

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1 CARMEN MARCHANTE Ambasciata di Spagna - Roma C. Celano e A. Belvedere rifacitori di Amparar al Enemigo di Antonio de Solis: dentro e contro il gusto spagnoleggiante Ho voluto mettere a confronto due rifacimenti di Amparar al enemigo, opera di Antonio de Solis ( ), noto storico ' e autore teatrale da considerare dentro il "ciclo calderoniano" sebbene il suo stile sia molto più naturale e non cada in eccessivi culteranismi. La prima versione italiana è Proteggere l'inimico, di Carlo Celano di cui la prima edizione è quella napoletana del La seconda è Difender l'inimico di Andrea Belvedere, da datarsi nei primi anni del 700, dopo il suo rientro dalla Spagna dove visse per cinque o sei anni 3. I quarantanni di differenza che separano i due rifacimenti mettono in mostra l'antitesi tra il gusto spagnoleggiante che invase la seconda metà del Seicento e la reazione contro che si verificó nei primi anni 1 Fu "cronista de Indias" e scrisse la Historia de la Conquista de Méjico (1685). 1 Napoli, Novello de Bonis, Poi ci fu un'edizione romana: "PROTEGGERE / L'INIMICO / Opera /del Sig. D. Ettorre / Calcolone. / Dedicata / Al Molt'IUust. Sig. e Padrone Osser. / il Signor / Carlo Antonio / Corradi, Da Cagli. / (fregio e festoni) / In Roma, / Per Giacomo Dragondelli / Con Licenza de' Superiori. / Si vendono in Piazza Navona nella Bot- / tega di Bartolomeo Lupardi, all'in / segna della Pace." In 12, pp. 96. Dedica di Bartolomeo Lupardi. Nella Prefazione al "Lettore amico..." l'autore dice che la commedia è un "abbozzo", una "cosa da non farsene conto" dato che l'autore anche nelle ore destinate al riposo non sa starsene ozioso ma, d'altro canto, è impegnato in "affari di non poca consideratione" che gli impediscono di perfezionare l'opera. Ciò non vuoi dire però che il lettore debba unirsi alla "ciurmaglia" di critici e non difendere l'autore che fa "leggere cose nuove". La commedia ha tre atti in prosa divisi in scene. L'azione si svolge a Vagliadolid con undici interlocutori. Ne usci una ristampa a Bologna nel Ho adoperato l'edizione romana (Biblioteca Nazionale di Roma: 34.2.B.18.3 e Biblioteca Casanatense di Roma: Comm. 111/2). 3 L'opera del Belvedere si conserva in un unico esemplare manoscritto che è stato editato da Valeria Giannantonio (Napoli, Loffredo editore, 1982) con una breve introduzione.

2 82 Carmen Marchante del Settecento richiamandosi al teatro comico rinascimentale e a quello di Moliere. Tale reazione si ebbe soprattutto in Toscana, dove il filone del teatro classicheggiarne era perdurato, a Napoli (N. Amenta), dove l'influenza spagnola era stata vivacissima attraverso le compagnie di comici spagnoli portati dai viceré 4 e in Lombardia 5. È noto il negativo giudizio critico che da Napoli-Signorelli fino a Croce ha pesato sui rifacimenti da commedie spagnole i cui intrecci furono ripresi non solo in commedie scritte, ma andarono ad alimentare il filone della moribonda commedia dell'arte, che aveva grande bisogno di argomenti freschi da rappresentare. Gli intrecci delle commedie di Lope arrivarono così persino alla Corte del Re Sole. 6 Napoli Signorelli afferma: "il gusto sobrio degli antichi avea ceduto al gusto lopense e calderonico" 7 e "(le rappresentazioni regolari tragiche e comiche)... si videro in un tempo stesso abbandonate dagli attori accademici e dagli istrioni o commedianti pubblici. Gli uni e gli altri s'invaghirono della nuova foggia di commedia spagnuola, che gl'italiani non osando dar loro il nome di commedie né di tragedie le chiamarono opere regie, opere sceniche, azioni tragicomiche, ove alternava il buffonesco e l'eroico, le apparenze fantastiche e le storie, la vita civile ed il miracoloso. Altre favole si formarono ad imitazione di quelle di "espada y capa" ripiene di avenimenti notturni, di ratti, puntigli, duelli, equivoci, raggiri, sorprese al favor de' manti. Queste novità tirarono per qualche tempo l'attenzione, ed allora si tradussero Calderón, Moreto, Solís..." 8. 4 Vedi Benedetto Croce, / teatri di Napoli dal Rinascimento alla fine del secolo decimottavo, Adelphi, 1992, pp Vedi Giuseppe Mazzocchi, El teatro español en Lombardia a fines del sigio XVII, in "Diálogos hispánicos de Amsterdam", 8, Amsterdam-Atlanta, 1989, voi. III. 6 In proposito, si ricordi che A. Permea, autore di un famoso trattato fondamentale per la recitazione all'improvviso (Dell'Arte rappresentativa premeditata ed all'improvviso, Napoli, 1699) oltre che rifacitore di commedie spagnole, è un fervido ammiratore del Arte Nuevo de hacer comedias di Lope de Vega per la sua dottrina pratica. Nella regola IV afferma: "il gran Lope de Vega... nella suddetta Arte di far comedie disse, non ignorare le regole, ma che tratto dalla corrente dell'uso bisognava scrivere a gusto del Popolo, il quale fa le leggi a suo capriccio, vuoi essere compiaciuto, altrimente resteranno i Rappresentanti senza spettatori, e che più tosto, che incitarli al riso, & al diletto gl'inviteranno al sonno. Eh che alle volte l'uscir di regola è la maggior regola che si trovi." 7 Napoli-Signorelli, Vicende della coltura nelle due Sicilie, voi. 5, 1786, p.35o. 8 Napoli-Signorelli, Storia critica de' Teatri antichi e moderni, Voi. 4, Libro VI, cap. HI, p. 180.

3 C. Celano e A. Belvedere rifacitori di Amparar al Enemigo Croce dice dei riduttori di drammi spagnoli: "in tutti costoro le fresche e robuste rappresentazioni dei drammi spagnuoli, svolgentisi in armoniosa onda di versi, diventano povera e scorretta prosa, dove ogni carattere, ogni scena, ogni movimento, appare appesantito e imbarbarito: il "gracioso" vi è cangiato in un goffo "napoletano". ' Ebbene, uno dei più fertili di questi riduttori fu Carlo Celano di cui sappiamo che nacque a Napoli nel 1617 e si laureò in legge. Cadde poi in sospetto di aver composto uno scritto a favore della rivoluzione di Masaniello e fu imprigionato. Dopo la sua liberazione, entrò nello stato ecclesiastico e mori nel È conosciuto soprattutto per una sorta di guida turistica erudita della città di Napoli intitolata Notizie del bello, dell'antico e del curioso della città di Napoli per i signori forestieri che conobbe varie ristampe. La sua attività letteraria fu teatrale e compose una ventina di opere, traduzioni o piuttosto, rifacimenti dal teatro spagnolo le cui fonti sono ancora in gran parte da stabilire 10. Andrea Belvedere ", insieme a Nicolo Amenta 12, rappresenta invece la reazione al gusto barocco in favore di un ritorno ai modelli classici. L'abate Belvedere fu un bravo pittore e fu chiamato in Spagna da re Carlo II. Tornato a Napoli, lasciò la pittura che gli aveva procurato cospicue somme e "vide con rincrescimento il trasporto de' suoi contemporanei per le rappresentazioni Reali care singolarmente al canonico Carlo Celano che le fomentava. Adunque per rimenare i compatrioti ad un gusto migliore (...) pose a dirigere alcuni giovani cittadini, facendo loro rappresentare al naturale diverse commedie regolari e lontane dalle stravaganti Opere Regie." 13 9 B. Croce, I teatri...àt. p Su Celano vedi: Benedetto Croce, Saggi sulla Letteratura Italiana del Seicento, Bari, Laterza, 1911, p ; Navarra, T., Un oscuro imitatore di Lope de Vega: Carlo Celano, Bari, Società Tipografica Pugliese, L'autrice riprende fondamentalmente i giudizi negativi del Croce e non è affidabile nello stabilire le fonti. Infine, Joseph Furiila, An adapter of The Sigio de Oro Comedias: Carlo Celano''in "Denver Quaterly", 1975, X, Vedi B. Croce, / teatri...cit., p N. Amenta ( ), napoletano, fu autore di commedie e impulsore anche lui di una scuola di rappresentazione. Le commedie, come riferisce Napoli-Signorelli "scritte in prosa con purezza, di lingua e con arte comica alla latina" ebbero notevole successo e furono anche tradotte. Nella Giustina uno dei personaggi incarna per renderlo ridicolo il tipo della commedia spagnoleggiante. 13 Napoli-Signorelli, Vicende della...,ài., p. 431.

4 84 Carmen Marchante Non a caso Belvedere sceglie proprio Amparar al enemigo, una delle commedie più equilibrate di Antonio de Solis per cercare di operare questa trasformazione del gusto dei suoi contemporanei. L'opera ebbe notevole successo e fu conosciuta con il nome della "spagnolata". Napoli-Signorelli rievoca l'attore che faceva la parte di Don Pedro de Acuña, personaggio centralissimo difensore dell'onore familiare, che frequentava la casa dei suoi genitori 14. La commedia del Solis, scritta intorno al 1634, è una commedia in cui il tema dell'onore funge da motore dell'azione, 15 come è la norma in molte commedie del Calderón. La costruzione dell'intreccio, fondata su una serie di ambiguità a partire dalle due coppie di "galán-dama" e relativi servi, è impeccabile. D'altro canto, lo stile non è specialmente carico di artificiosità barocche e la trama si compone con una certa naturalezza. Dal confronto dei testi di Celano e Belvedere, appare chiaro che, nonostante Belvedere fosse nemico acerrimo di Celano e volesse reagire ai modelli del teatro barocco, non solo conosceva la sua opera Proteggere l'inimico, ma anzi la riprende molto fedelmente. L'intreccio di Amparar al enemigo è piuttosto complesso, ne do un riassunto che servirà ad inquadrare i testi di Celano e di Belvedere messi a confronto in appendice. La "Jornada Primera" si apre con un dialogo tra Muñoz, servo e il suo signore Don Carlos che gli spiega che è scappato a Valladolid a causa di un duello con uno sconosciuto che crede rivale nell'amore di Leonor. Lo sconosciuto non è morto, da quanto riesce a sapere dalla lettera di un amico, Don Fernando, che ci fa sapere anche che Don Carlos ha intenzione di sposare la cugina Violante e che Leonor insieme al padre sono anche loro a Valladolid. Per nascondere la sua identità, Don Carlos si fa chiamare Lorenzo de Alvarado, nome che aveva già usato in Fiandra. All'improvviso, nella casa di Don Carlos entra un uomo con il suo servo: si tratta di Don Diego e Mendo, che ha riferito al suo signore di aver visto entrare in quella casa l'uomo che stanno cercando. Don Diego, per vendicare "sus agravios" tira fuori la spada. Si riconoscono però come vecchi amici: Don Diego aveva conosciuto Lorenzo de Alvarado in Fiandra. Lo spettatore, grazie alle informazioni di Don Diego, riesce 14 "la di lui attiva vecchiezza, la nobile fierezza con cui impugnava la spada ed il pugnale, l'energia e la verità della di lui azione (...)" lo rendevano "meritevole delle lodi universali" Cfr. Napoli-Signorelli, Vicende...,cit., p Cfr. Frédéric Serralta, Antonio de Solis et la "comedia" d'intrigue, Toulouse 1987, p. 236.

5 C. Celano e A. Belvedere riferitoli di Amparar al Enemigo subito a collegare i fatti meglio di Don Carlos al quale Don Diego narra la storia del duello come se la "dama" (Leonor) non fosse in realtà sua sorella, dato importantissimo che offre invece al pubblico chiarendo così che si tratta di una vendetta dell'onore familiare. Don Carlos quindi ha la conferma del tradimento di Leonor. Don Diego chiede a "Lorenzo" di aiutarlo a trovare Don Carlos. Lui dice di conoscerlo, il che provoca l'ironia di Muñoz 16 e accetta di aiutarlo. Don Diego gli chiede inoltre di scrivergli un biglietto per la sua dama, poiché lui è stato lievemente ferito alla mano destra. Da parte, Don Diego ci fa sapere che la sua dama è Violante, propio la Violante che Don Carlos pretende di sposare per dispetto di Leonor. Entrano in scena Leonor e la sua serva con manti e d'altra parte Violante e la sua serva Inés. Violante attende la risposta a un biglietto che ha inviato al suo amato Don Diego. Entrano in scena Muñoz e Mendo. Mendo non vuole assolutamente farsi vedere da Inés a cui aveva promesso un regalo, quindi chiede a Muñoz di dare a Violante il biglietto scritto da Don Diego. Ma ecco che Leonor si rende conto che il servo di Don Carlos sta dando il biglietto a Violante e per di più, quando glielo strappa dalle mani, verifica che la calligrafia è di Don Carlos! Nel biglietto viene fissato un appuntamento presso una chiesa. Appare intanto la figura di Don Pedro di Acuña, padre di Violante e preoccupato perché Don Carlos, promesso sposo di sua figlia non si è ancora fatto vivo. Don Diego aspetta Violante vicino alla chiesa insieme a Don Carlos e, impaziente, si allontana un attimo. Don Carlos vede arrivare una dama e crede che sia Violante ma presto riconosce in lei Leonor. Scena di gelosia con vaghe accuse che l'arrivo di Don Diego interrompe poiché Leonor, timorosa del fratello, fugge e così conferma ancora la gelosia di Don Carlos. La "Jornada Segunda" si apre con una scena in cui Don Pedro e Violante hanno cambiato casa dopo una inondazione. Don Pedro di nuovo è sospettoso di Don Carlos. Violante e Inés restano da sole in scena e all'improvviso una dama e la sua serva irrompono in scena chiedendo protezione (A) perché c'è un uomo che le perseguita. Poco dopo appare Don Diego che provoca la gelosia di Violante per aver accolto Leonor. Alcune osservazioni di Don Diego dirette al pubblico chiariscono la situazione: Don Diego ha visto sua sorella Leonor a Valladolid e l'ha inseguita per paura che Don Carlos l'abbia sequestrata. L'onore familiare ne è minacciato. Don Diego se ne va 16 Muñoz: "El primer hombre es mi amo / que se conoce à si mesmo"

6 86 Carmen Marchante senza aver confortato Violante e le due dame si riconoscono come le protagoniste della scena del biglietto ma decidono far finta di niente. Le leggi dell'ospitalità costringono Violante a "amparar al enemigo" e tanto più quando Leonor, timorosa del fratello, le chiede di restare ancora per un po' da lei finché non se ne sarà andato l'uomo che la perseguita. La scena successiva si svolge a casa di Don Carlos. Muñoz gli spiega ciò che il pubblico sa già sui sospetti di Don Pedro. Muñoz riferisce che ha visto Leonor entrare in una casa seguita da Don Diego. Don Diego compare in scena e chiede a Don Carlos di accompagnarlo per un affare d'onore. Don Carlos, protetto dalla sua doppia identità, lo accompagna. Il servo Muñoz, davanti a quest'atteggiamento sempre agressivo di Don Diego, fa un commento a parte ". Don Pedro mostra ancora la sua ossessione per l'onore familiare parlandone con la figlia a cui rivolge minacce velate. Inés comunica a Violante che Don Diego è nascosto in casa insieme al suo servo. Violante e Inés lasciano la scena e appare Leonor, sempre nascosta, si lamenta della sua triste sorte e si addormenta. Compaiono Don Diego e Don Carlos. Don Diego ha intenzione di incontrare Violante. Don Carlos resta da solo e scopre Leonor mentre dorme. Leonor si risveglia. I due sono gelosi (B): l'una perché vede l'amato nella casa della rivale e l'altro perché crede che Don Diego sia andato lì per trovare Leonor. Si sente urlare fuori scena Don Pedro che perseguita il rapitore della figlia. Don Diego chiede a Don Carlos di "proteggerlo" finché non riuscirà a mettere in salvo la dama che Don Carlos crede Leonor ma che in realtà è Violante. Così Don Carlos deve "amparar al enemigo". Si trova davanti a Don Pedro che, per difendere l'onore familiare, davanti al promesso sposo della figlia che finalmente si è fatto vivo, parla dell'episodio del rapitore come se si trattasse di una dama anonima. La "Jornada Tercera" si apre con un dialogo tra Muñoz e serva (C) in cui vuole sapere dove abita Don Carlos per riferirlo a Leonor. Restano soli Don Carlos e Muñoz e mantengono un bellissimo dialogo sull'amore. Arriva Don Diego mentre Don Carlos era intento a riassumere i fatti accaduti la sera prima dallo zio. Di nuovo chiede protezione all'amico e, concretamen- 17 "Muñoz s'etonne dans un aparté: Qué siempre este hombre esté / de rigor, pendencia y ceño!. On s'en voudrait de trop solliciter le texte de ceux deux vers, mais il semble bien qu'ils marquent une certaine volontà de distanciation à l'égard d'un ensemble de principes dont les spectateurs pouvaient commencer à trouver l'expression un peu trop caricaturale"in F. Serralta, Antonio de Solís..., cit., p. 212.

7 C. Celano e A. Belvedere rifacitori di Amparar al Enemigo te, di accogliere provvisoriamente la dama che cerca di mettere in salvo finché Don Diego trovi un convento per lei. Di nuovo Don Carlos crede che si tratti di Leonor dato che è coperta da un manto e le rinfaccia il tradimento. Violante si rende conto che in realtà non si rivolge a lei. Arriva Leonor e quindi Don Carlos capisce l'equivoco: la prima dama è Violante, sua cugina e promessa sposa. I motivi di vendetta nei confronti di Don Diego aumentano. Di nuovo Leonor e Don Carlos sono protagonisti di una scena di gelosia. Don Diego torna a riprendere Violante per portarla al convento ma ora Don Carlos (ancora Lorenzo), non può permetterlo: riferisce a Don Diego che ha fissato con Don Carlos l'appuntamento per il duello. Arriva Don Pedro e annuncia che ha identificato l'agressore della figlia nell'uomo che è da poco entrato in quella casa e che è disposto a vendicare il suo onore. Vede Muñoz e pensa di aver sbagliato casa. Quindi entra in quella succesiva. Scoperta l'identità di Don Lorenzo, Don Carlos e Don Diego si ritrovano nel giardino ad iniziare il duello ma Don Carlos deve rientrare in casa a prendere una spada nuova. Tutti i personaggi si ritrovano in scena ed è Leonor a svelare i legami di famiglia e i sentimenti veri dei personaggi dando spazio al lieto fine. I due rifacitori riprendono molto fedelmente l'intreccio e non ne variano nessun aspetto: come "macchina teatrale" è senz'altro ben riuscita e sarebbe stato un peccato. Dividono le loro opere in tre atti e gli atti in scene, come sempre in altri rifacimenti. Il nome dei personaggi principali è pressoché identico ma non quello dei servi. È ovvio pensare che un servo napoletano che si esprime in napoletano non può chiamarsi "Mendo" o "Muñoz", mentre i personaggi che hanno "onore" devono ovviamente rifarsi ai modelli spagnoli. In tal senso anche i nomi sono significativi per le loro evocazioni. L'introduzione di "Spinetto" paggio servo di Violante al posto di Inés è la maggior novità già dalla versione di Celano. Il sesso maschile non permette di riportare tutta la situazione in cui Mendo, non volendo incontrare Inés perché le aveva promesso un regalo, crea tutte le ambiguità nella consegna del biglietto. In Celano, che segue molto da vicino Solis, l'inserzione di Spinetto produce qualche incoerenza testuale. Ad esempio, Loffredo dimentica che Spinetto è maschile ed esclama: "Io temo d'esser veduto dalla serva che suole accompagnare questa dama". Celano aveva senz'altro in mente Inés. Belvedere introduce Ascanio, servo di D. Pietro. In genere il testo di Belvedere è molto più ripetitivo e più lontano dall'originale. L' autore sente il bisogno di dare al pubblico molti chiarimenti che lo rendono alle volte ri-

8 88 Carmen Marchante dondante. I personaggi, rispetto al testo di Celano, spiegano in modo lineare le situazioni per renderle più intelligibili. Alle volte, la funzione dei servi è appunto questa, fungere da specchio per far capire meglio certe situazioni. E il caso di Ascanio che compare con D. Pietro la prima volta e ragiona con lui facendo ogni tipo di ipotesi sulla non presenza del promesso sposo della figlia D. Carlo Pacecco. Il rapporto signore-servo è comunque molto diverso in Solis e nei due rifacitori. D. Carlos afferma "Los picaros no queréis / solamente deseáis" che diventa in Celano un "Se tu sapessi amare come ama D. Carlo, ben ti potrei provare...", "a vostri pari è facile, che desiderate in Amore...". Il tono del discorso è ancora contenuto, come in Solis, e Martello vuole innanzi tutto consolare D. Carlo. In Belvedere, la stessa scena in cui D. Carlo parla sull'amore con Martiello slitta chiaramente su un altro piano e diventa una scanzonatura dei sentimenti amorosi di D. Carlo. Il consiglio di Muñoz de "poner tierra en medio" per dimenticare Leonor diventa un invito a fare un viaggio fantastico da Valladolid fino a Napoli: "passammo pe Franza", 'ammascammo na franzesella, oh ca mme fanno pazzia co chelle facce chiene de mosche" "facimmo na scorza a Napole,...paiese mio". ' Tutto sommato però Belvedere non può prescindere da Celano, di cui in fin dei conti è debitore anche se tenta di operare una transformazione nell'opera piegando l'originale " a esigenze più propiamente sceniche, mirando all'azione e cercando di introdurre una serie di accorgimenti che rendessero più viva e movimentata la vicenda" 18. Modificazioni importanti, come ad esempio ad apertura di sipario far comparire Don Carlo che legge l'ariosto " non comportano innovazioni talmente essenziali da far pensare ad un altro tipo di teatro che apparirà solo molto più tardi. In questo senso, scrittori pro e scrittori contro il gusto spagnoleggiarne trovano ancora nella Napoli di fine Seicento un loro punto di incontro. 18 A. Belvedere, Difender l'inimico, opera inedita a cura di Valeria Giannantonio, Napoli, Loffredo ed. 1982, introduzione, p Napoli-Signorelli, Vicende..., cit., p. 433: "Per evitare la sconcezza di far narrare a se stesso i propi eventi passati all'innamorato che apriva la scena con un monologo, l'industrioso abate pone in mano il poema d'ariosto, facendo che si trattenesse con molta verisimiglianza a leggere l'ottava 'Chi pone il pie nell'amorosa pania, Cerchi ritrarlo, e non inveschi l'ale' E tratto tratto interrompendo la lettura appropiasse a' suoi casi l'espressione del poeta"

9 C. Celano e A. Belvedere rifacitori di Amparar al Enemigo APPENDICE Riproduco qui alcuni testi delle tre opere messi a confronto *. Le lettere corrispondono ai momenti contrassegnati nel riassunto dell'argomento. In genere, si può osservare che la traduzione di Celano è molto più fedele all'originale di Solís e che Belvedere riprende espressioni usate da Celano (testo C). Nel testo B, Celano si impegna a tradurre l'immagine barocca del cadavere che viene invece completamente eliminata in Belvedere. (A) SOLÍS (Jornada Segunda) Leonor Señora, si el amparar una muger afligida es generosa piedad: un hombre (ay cielo) me sigue, y me importa (estoy mortal) la vida (terrible susto) que aquí no (fuerte pesar) me vea (fiero rigor) y yo; mas no puedo hablar q(ue) viene muy cerca. Violante Espera. Leonor Es mi muerte el esperar. Violante Pues escóndete aquí dentro, que yo quedaré a guardar la puerta (Escóndese, y sale D. Diego apresurado) Leonor La vida puedo dezir que agora me das. CELANO Atto Secondo, scena terza Leonora con manto tappata, e l'istessi Leonora Se fu sempre d'una pietà generosa il proteggere una Donna afflitta, Per Solís uso l'edizione di M. Sánchez Regueira.C.S.I.C, 1984.

10 90 Carmen Marchante Violante Leonora Violante Leonora proteggetemi, difendetemi Signora è un huomo ò Dio mi perseguita, e m'imposta: (ohimè quasi moro) la vita (terribile affanno) se qui dentro (ahi tormento) egli mi vede, non posso dirvi più, che già sen viene con molta fretta. Aspetta. Sarà la morte mia l'aspettare. S'è così nascondetevi qui dentro. Posso dir liberamente ch'hoggi mi date la vita. BELVEDERE Atto secondo, scena terza Leonora e Detti Leonora Se stimate atto di generosa pietà il salvare una dama, difendetemi Signora, nascondetemi, che un uomo mi perseguita per togliermi la vita; oh che affanno, presto Signora mia, che mi giunge. Violante Nascondetevi, nascondetevi, ritiratevi qui dentro. Leonora Vi devo la vita. (B) SOLÍS (Jornada segunda) Leonor Si, que este llanto ya estava con tus desayres quaxado dentro del pecho, y con la acción de mirarme lo desatas tan violento, que parece que lo atraes. D. Carlos Como puede ser, teniendo tu el llanto, que yo le llame? Leonor Yo te lo diré: No has visto algún elado cadáver, que si cautamente llega el homicida à mirarle por las eladas heridas vierte líquida la sangre, causando esta novedad, no lo que siente el que yaze, sino una fuerca que està en los rayos visuales del que le mira, la qual

11 C. Celano e A. Belvedere rifàcitori di Amparar al Enemigo.., 91 con ocultas propiedades, puede liquidar al verle, lo que condensò al matarle. Pues assi, Carlos, mi amor, que yà en mi pecho es cadáver à quien quitaste la vida à heridas de tus crueldades, elado tenía su llanto, que era su alimento fácil. Y con no sé que virtud que en tus ojos ocultaste, le has desatado, de suerte, que esto que lloro al mirarte, no es indicio de que siento mi mal, sino de que haze impresión en las heridas tu vista, y por ellas salen estas lagrimas, que son unos pedáis de sangre, que están en el pecho helado, y con verlas se deshazen. CELANO Atto Secondo, scena decimoquinta D. Carlo Dunque perché piangi; Leonora Dillo tu che lo sai. D. Carlo Io lo so. Leonora Sì che questo pianto se ne stava dentro del petto, querelandosi de tuoi mancamenti; e tu col mirarmi, par che con violenza l'attrai di fuora. D. Carlo E come può star così trattenuto il tuo pianto, ch'io possa chiamarlo à cenni? Leonora Te lo diro: non hai tu più volte visto un freddo cadavere, che se viene mirato da chi l'uccise, versa per le gelide ferite liquefatto il sangue, non perché il cadavere si risenta, ma per occulta forza di quel raggio visuale di colui, che mira, la quale può liquefare in vedere ciò che condenzo nell'uccidere: così Carlo nel mio petto l'amore, mentre à colpi di crudeltà li fu tolta da te la vita, tenea gelato il pianto ch'era il suo alimento, hor non so qual virtù, che negl'occhi tuoi s'asconde l'ha disciolto di sorte, che questo, che piango in mirarti non è inditio, che sento il male, ma che la vista tua fa im-

12 92 Carmen Marchante pressione in quelle ferite, per esse vengono fuori queste lacrime, che sono un pezo di sangue, che stando nell'alma gelato, nel vederti si disfa. BELVEDERE Atto Secondo. Scena Quattordicesima. (E una scena sbrigativa di battute brevi tra D. Carlo e Leonora in cui viene del tutto soppresso il motivo del pianto e del cadavere) (Q SOLÍS Jornada Muñoz Muñoz Muñoz Tercera (Sale Muñoz y tras él, tapada) Tres calles ha que me sigue una muger con cuidado y hasta mi casa me he entrado, por ver si acá me persigue. Dicho, y hecho, venia aquí: señores, que puede ser? La casa quise saber y al fin con ello sali. Muger dime lo que quieres, que desde la placa aqui te has venido en pos de mi, sin que yo sepa quien eres? Si has olido quatro reales, que traigo sin tu licencia, escucha esta consecuencia: Pues los sigues, no los vales. Passando por una calle, le vi, y tras el me he venido, y aora pues ya he sabido la casa quiero dexalle; yo ire à dezirle a Leonor à donde vive su amante, que será nueva importante para templar su dolor. Callas acaso por yerro, muger? No he de responder, por no darme a conocer. (Vase.)

13 C. Celano e A. Belvedere rifacitori di Amparar al Enemigo CELANO Atto Terzo. Martello Martello Scena Prima. Martello, & tappata O Negrecato (?) mene se tratta che da tre strate haggio sto diavolo dereto, non m'ha lassato na pedata, have na femmena appriesso sai che cosa è? me ne so ntrato à la casa pe bedere, se ccà puro me vò conta li passe, ma eccotella ccà te, ora mò si cà troppo è lo vero ca la tentatione entra pe ogne banna. Ho da saper la casa, perciò qui ssono entrata, {da parte?) Signora Manto nfacce mio, che da la chiazza ccà m'hai fatto lo pedate à sbiando. Vostè che schieres? lo capetale mio è tanto poco, che non consiste ad autro, che à tre carrine, e non haggio proprio intentione desbaragliaremillo, che brutta usanza è chesta de Spagna de st'attappare: ora va nneuia chi è Chessa? Vostè non volite dire, che havimmo da fare? veda che est vergüenza ch'una Muscicola vaga appriesso à n'huomo chesta non responde? manco male, ch'haggio trovata na femmena senza chiacchiare, che sarria se venesse Don Carlo, e me trovasse ccà dinto à la casa soia negotiando co chessa? Hor già ch'ho inteso, e sono accertata che questa è la Casa di D. Carlo, ch'è quanto derideravo vò, gire ad avvisarne Leonora, che per quella disavventurata non sarà nova di poco relievo. BELVEDERE Atto Terzo, scena prima. Martello e poi. (Martello) Oh che paiese è chisso, le femmene vanno appriesso all'uommene, da cchiù de n'ora non me pozzo leva n'attappata da dereto; io a li mercante e essa appriesso, io a la chiazza e essa appriesso, io so trasuto dinto a lo portone e essa s'è 'mpezzata appriesso; aggio lassata la porta apierta apposta, voglio vede se se 'mpizza ccà dinto. Eccola ccà, ora vide che tentazione. M'importa assicurarmi sebita qui don Carlo. Martello Ora vide co che aria, manco si trasesse a la casa soia. Ah Signora nigromantos. che chieres da mi. che me sì benuta a tras da chiù de na oras? No responne. Qui è, vive a chi? Martello Chi nce mangia nce veve Segnora, ch'avite seta? Che sciocco, io non voglio parlar molto per non esser conosciuta. Martello Che verveseia? Segnora vosté me vede alquanto 'ntorchiato y majeteco.

14 94 Carmen Marchante Martello Martello se 'ngagna vostè. io non tengo susta, songo faglio de piatta, so criato, mi amo sta'nnamorato e miezo sordato, e sta un pochitto scasato ora, penzate vuie mo lo cristo. Vosté ride e chesta è na cosa da chiagnere, e redimmo tutte. E grazioso, questa sarà la casa di D. cario, ma conviene meglio accertarmene. Vosté che chiero no vò risponnere, vide ca ccà non ce da fa bene. Vostè fa smorfias. non mme fa vede la mutria, ah ah s'è 'mpezzata dinto de cchiù, chessa mo se spoglia, e nce ne caccia da la casa. E sciuta e s'è assettata, bona notte e buon anno; ah Segnora vosté ne'aiutasse a paga lo pesone? Chessa è casa de lo Si. D. Carlo Pacicco, e isso piscia li denare pe l'affitto. Questa è la casa, ho ritrovato quel che giva cercando. Ora si vene venenno D. Carlo, che nce le bò leva da la capo ca sta merola è trasuta ccà senza lo ciammiello mio. Già mi sono accertata del vero, vò farne consapevole la mia padrona, a cui importa tanto questa desiderata notizia. (Le sottolineature sono mie)

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