UNIVERSITA DEGLI STUDI DI MILANO-BICOCCA FACOLTA DI MEDICINA E CHIRURGIA CORSO DI LAUREA IN INFERMIERISTICA

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1 UNIVERSITA DEGLI STUDI DI MILANO-BICOCCA FACOLTA DI MEDICINA E CHIRURGIA CORSO DI LAUREA IN INFERMIERISTICA AZIENDA OSPEDALIERA DELLA VALTELLINA E DELLA VALCHIAVENNA SEZIONE DI CORSO LAUREA IN INFERMIERISTICA ASSOCIAZIONE INFERMIERISTICA PER LO STUDIO DELLE LESIONI CUTANEE 6 CORSO UNIVERSITARIO DI PERFEZIONAMENTO PER INFERMIERE ESPERTO IN WOUND CARE TESI LA FUNZIONE DELL O.S.S. NELLA PREVENZIONE E CURA DELLE LESIONI CUTANEE LA SCELTA DELLE MEDICAZIONI ALLIEVA: ROSSI STEFANIA ANNO ACCADEMICO

2 INDICE: PREMESSA. 4 INTRODUZIONE 5 CHI E L O.S.S 6 COLLABORARE ALLA PREVENZIONE E AL TRATTAMENTO DELLE LESIONI DA DECUBITO LESIONI DA DECUBITO 12 FORMAZIONE 12 LE ZONE DOVE FREQUENTEMENTE SI MANIFESTANO LE LESIONI 12 STADIO E GRADO 13 LA PREVENZIONE 15 INTERVENTI PREVENTIVI IGIENE DELLA PERSONA 16 LA CUTE.. 16 CONDIZIONI PATOLOGICHE DELLA CUTE 17 PROTEZIONE DELLA CUTE 17 MOBILITA E TRASPORTO. 18 ALIMENTAZIONE. 21 L INCONTINENZA. 22 PRESIDI PER LA PREVENZIONE 23 GUARIGIONE DELLE LESIONI DA DECUBITO LAVAGGIO DELLE MANI 25 RIPARAZIONE 26 LA SCELTA DELLE MEDICAZIONI 26 LA GUARIGIONE IN AMBIENTE UMIDO.. 26 MEDICAZIONE AVANZATA 27 TRATTAMENTI TOPICI

3 PREMESSA L interesse verso l argomento nasce durante la mia prima esperienza di docente al corso O.S.S. all interno dell ASL 21, dove da tre anni svolgo la professione di infermiera nel reparto di geriatria. Lo scopo è quello di approfondire le mie conoscenze e capire nello specifico quali interventi può eseguire l operatore socio sanitario nella prevenzione e cura delle lesioni cutanee, ma soprattutto nell esecuzione delle medicazioni. Considerato la grande possibilità che mi è stata offerta ovvero quella di prestare docenza al corso O.S.S. per la seconda volta vorrei, quest anno, sfruttare al meglio il mio arricchimento al corso di Wound Care e dare a loro un messaggio in più. Per tale motivo ho deciso di trattare e approfondire l argomento

4 INTRODUZIONE La prevenzione ed il trattamento delle lesioni cutanee, costituiscono un'area importante dell'assistenza infermieristica sia in ambito ospedaliero che domiciliare L'utilizzo e la condivisione, da parte di tutti gli operatori sanitari, di linee guida per la prevenzione ed il trattamento delle lesioni da pressione conduce ad una riduzione dell'insorgenza di tale fenomeno, nonché ad un miglioramento delle prestazioni assistenziali. Lo scopo è quello di capire dove l O.S.S. può collaborare alla prevenzione e al trattamento delle lesioni cutanee anche nella scelta delle medicazioni (quali possono eseguire). Si definisce la lesione da decubito e che la prevenzione si attua attraverso la valutazione di numerosi fattori. Inoltre in presenza di lesioni è altrettanto fondamentale un approccio corretto ed adeguato all'alimentazione, alle cure igieniche, alla mobilizzazione, all incontinenza e ai presidi. Infine si cerca di capire quale metodica sia ottimale per il trattamento delle lesioni da decubito e dove l operatore socio sanitario può intervenire nella medicazione

5 CHI E L OSS La legge regionale del 16 agosto 2001, n 20 identifica la figura professionale dell operatore socio sanitario. La figura, il profilo professionale e il relativo ordinamento didattico dell operatore socio sanitario sono disciplinati in conformità ai contenuti degli articoli da 1 a 13 del decreto del ministro della sanità. ART. 1 L operatore socio sanitario è l operatore che, a seguito dell attestato di qualifica conseguito al termine di specifica formazione professionale, svolge attività indirizzata a: - soddisfare i bisogni primari della persona, nell ambito delle proprie aree di competenza, in un contesto sia sociale che sanitario. - Favorire il benessere e l autonomia dell utente. ART. 2 La formazione La formazione dell operatore socio sanitario è di competenza della regione che provvede all organizzazione dei corsi e delle relative attività didattiche nel rispetto delle disposizioni del presente decreto. ART. 3 contesti operativi L'Operatore socio-sanitario svolge la sua attività sia nel settore sociale che in quello sanitario, in servizi di tipo socio-assistenziale e socio-sanitario, residenziali o semiresidenziali, in ambiente ospedaliero e al domicilio dell'utente. ART. 4 contesto relazionale L'operatore socio-sanitario svolge la sua attività in collaborazione con gli altri operatori professionali preposti all'assistenza sanitaria e a quella sociale, secondo il criterio del lavoro multiprofessionale. ART. 5 attività Le attività dell'operatore socio-sanitario sono rivolte alla persona e al suo ambiente di vita: a) assistenza diretta ed aiuto domestico alberghiero b) intervento igienico-sanitario e di carattere sociale c) supporto gestionale, organizzativo e formativo; Le attività di cui al comma 1 sono riassunte nell'allegata tabella A che forma parte integrante del presente decreto. ART. 6 competenze Le competenze dell'operatore di assistenza sono contenute nell'allegata tabella B che forma parte integrante del presente decreto. ART. 7 requisiti d accesso Per l'accesso ai corsi di formazione dell'operatore socio-sanitario è richiesto il diploma di scuola dell'obbligo ed il compimento del 17 anno di età alla data di iscrizione al corso

6 ART. 8 organizzazione didattica La didattica è strutturata per moduli e per aree disciplinari. Ogni corso comprende i seguenti moduli didattici: a) un modulo di base b) un modulo professionalizzante I corsi di formazione per Operatore socio-sanitario avranno durata annuale, per un numero di ore non inferiore a 1000, articolate secondo i seguenti moduli didattici: MODULO DIDATTICO TIPO DI FORMAZIONE NUMERO MINIMO DI ORE Modulo di base: Motivazione-orientamento e conoscenze di base - Teorica 200 Modulo professionalizzante: - teorica Esercitazioni/stages tirocinio - 250, 100, 450 Le Regioni e Province autonome, attesa l'ampia possibilità di utilizzo dell'operatore sociosanitario, possono prevedere, per un più congruo inserimento nei servizi, moduli didattici riferiti a tematiche specifiche sia mirate all'utenza (ospedalizzata, anziana, portatrice di handicap, psichiatrica, con dipendenze patologiche ecc..), sia alla struttura di riferimento (Residenza assistita, domicilio, casa di riposo, comunità, ecc.) Oltre al corso di qualificazione di base sono previsti moduli di formazione integrativa, per un massimo di 200 ore di cui 100 di tirocinio; i moduli sono mirati a specifiche utenze e specifici contesti operativi, quali utenti anziani, portatori di handicap, utenti psichiatrici, malati terminali, contesto residenziale, ospedaliero, casa alloggio, RSA, centro diurno, domicilio, ecc. modulo tematico: teoria 50, tematiche professionali esercitazioni/stages 50, specifiche tirocinio 100 ART. 9 Moduli didattici integrativi post-base Sono previste misure compensative in tutti i casi in cui la formazione pregressa risulti insufficiente, per la parte sanitaria o per quella sociale. ART. 10 materie d insegnamento Le materie di insegnamento, relative ai moduli didattici di cui all'articolo 8,sono articolate nelle seguenti aree disciplinari: a) area socio culturale, istituzionale e legislativa b) area psicologica e sociale c) area igienico sanitaria d) area tecnico operativa. Le materie di insegnamento sono riassunte nell'allegata tabella C, che forma parte integrante del presente decreto. ART. 11(Tirocinio) Tutti i corsi comprendono un tirocinio guidato, presso le strutture ed i servizi nel cui ambito la figura professionale dell'operatore socio-sanitario è prevista. ART. 12 esame finale e rilascio dell attestato La frequenza ai corsi è obbligatoria e non possono essere ammessi alle prove di valutazione finale coloro che abbiano superato il tetto massimo di assenze indicato dalla Regione o Provincia autonoma nel provvedimento istitutivo dei corsi, e comunque non superiore al 10% delle ore complessive

7 Al termine del corso gli allievi sono sottoposti ad una prova teorica e ad una prova pratica da parte di una apposita commissione d'esame, la cui composizione è individuata dal citato provvedimento regionale e della quale fa parte un esperto designato dall'assessorato regionale alla sanità ed uno dall'assessorato regionale alle politiche sociali. In caso di assenze superiori al 10% delle ore complessive, il corso si considera interrotto e la sua eventuale ripresa nel corso successivo avverrà secondo modalità stabilite dalla struttura didattica. All'allievo che supera le prove, è rilasciato dalle Regioni e Province autonome un attestato di qualifica valido su tutto il territorio nazionale, nelle strutture, attività e servizi sanitari, socio sanitari e socio assistenziali. ART. 13 titoli pregressi Spetta alle Regioni e Province autonome, nel contesto del proprio sistema della formazione, quantificare il credito formativo da attribuirsi a titoli e servizi pregressi, in relazione all'acquisizione dell'attestato di qualifica relativo alla figura professionale di operatore sociosanitario, prevedendo misure compensative in tutti i casi in cui la formazione pregressa risulti insufficiente, per la parte sanitaria o per quella sociale, rispetto a quella prevista dal presente decreto. Allegato A: specifica in tre punti l elenco delle principali attività previste per l operatore socio sanitario: 1) Assistenza diretta ed aiuto domestico alberghiero - Assiste la persona, in particolare non autosufficiente o allettata, nelle attività quotidiane e di igiene personale - realizza attività semplici di supporto diagnostico e terapeutico - collabora ad attività finalizzate al mantenimento delle capacità psico-fisiche residue, alla rieducazione, riattivazione, recupero funzionale - realizza attività di animazione e socializzazione di singoli e gruppi - coadiuva il personale sanitario e sociale nell'assistenza al malato anche terminale e morente - aiuta la gestione dell'utente nel suo ambito di vita - cura la pulizia e l'igiene ambientale. 2) Intervento igienico sanitario e di carattere sociale - osserva e collabora alla rilevazione dei bisogni e delle condizioni di rischio-danno dell'utente - collabora alla attuazione degli interventi assistenziali - valuta, per quanto di competenza, gli interventi più appropriati da proporre - collabora alla attuazione di sistemi di verifica degli interventi - riconosce ed utilizza linguaggi e sistemi di comunicazione-relazione appropriati in relazione alle condizioni operative - mette in atto relazioni-comunicazioni di aiuto con l'utente e la famiglia, per l'integrazione sociale ed il mantenimento e recupero della identità personale

8 3) Supporto gestionale, organizzativo e formativo - utilizza strumenti informativi di uso comune per la registrazione di quanto rilevato durante il servizio - collabora alla verifica della qualità del servizio - concorre, rispetto agli operatori dello stesso profilo, alla realizzazione dei tirocini ed alla loro valutazione - collabora alla definizione dei propri bisogni di formazione e frequenta corsi di aggiornamento - collabora, anche nei servizi assistenziali non di ricovero, alla realizzazione di attività semplici. Allegato B: specifica le competenze dell operatore socio sanitario sia tecniche che relazionali. COMPETENZE TECNICHE In base alle proprie competenze ed in collaborazione con altre figure professionali, sa attuare i piani di lavoro. E' in grado di utilizzare metodologie di lavoro comuni (schede, protocolli ecc...). E' in grado di collaborare con l'utente e la sua famiglia: - nel governo della casa e dell'ambiente di vita, nell'igiene e cambio biancheria; - nella preparazione e/o aiuto all'assunzione dei pasti; - quando necessario, e a domicilio, per l'effettuazione degli acquisti; - nella sanificazione e sanitizzazione ambientale. E' in grado di curare la pulizia e la manutenzione di arredi e attrezzature, nonché la conservazione degli stessi e il riordino del materiale dopo l'assunzione dei pasti. Sa curare il lavaggio, l'asciugatura e la preparazione del materiale da sterilizzare. Sa garantire la raccolta e lo stoccaggio corretto dei rifiuti, il trasporto del materiale biologico sanitario, e dei campioni per gli esami diagnostici, secondo protocolli stabiliti. Sa svolgere attività finalizzate all'igiene personale, al cambio della biancheria, all'espletamento delle funzioni fisiologiche, all'aiuto nella deambulazione, all'uso corretto di presidi, ausili e attrezzature, all'apprendimento e mantenimento di posture corrette. In sostituzione e appoggio dei famigliari e su indicazione del Personale preposto é in grado di: - aiutare per la corretta assunzione dei farmaci prescritti e per il corretto utilizzo di apparecchi medicali di semplice uso; - aiutare nella preparazione alle prestazioni sanitarie; - osservare, riconoscere e riferire alcuni dei più comuni sintomi di allarme che l'utente può presentare (pallore, sudorazione ecc.); - attuare interventi di primo soccorso; - effettuare piccole medicazioni o cambio delle stesse; - controllare e assistere la somministrazione delle diete; - 9 -

9 - aiutare nelle attività di animazione e che favoriscono la socializzazione, il recupero ed il mantenimento di capacità cognitive e manuali; - collaborare ad educare al movimento e favorire movimenti di mobilizzazione semplici su singoli e gruppi. - provvedere al trasporto di utenti, anche allettati, in barella-carrozzella. - collaborare alla composizione della salma e provvedere al suo trasferimento. - utilizzare specifici protocolli per mantenere la sicurezza dell'utente, riducendo al massimo il rischio. - svolgere attività di informazione sui servizi del territorio e curare il disbrigo di pratiche burocratiche. - accompagnare l'utente per l'accesso ai servizi. COMPETENZE RELATIVE ALLE CONOSCENZE RICHIESTE Conosce le principali tipologie di utenti e le problematiche connesse. Conosce le diverse fasi di elaborazione dei progetti di intervento personalizzati. Riconosce per i vari ambiti, le dinamiche relazionali appropriate per rapportarsi all'utente sofferente, disorientato, agitato, demente o handicappato mentale ecc. E' in grado di riconoscere le situazioni ambientali e le condizioni dell'utente per le quali é necessario mettere in atto le differenti competenze tecniche. Conosce le modalità di rilevazione, segnalazione e comunicazione dei problemi generali e specifici relativi all'utente. Conosce le condizioni di rischio e le più comuni sindromi da prolungato allettamento e immobilizzazione. Conosce i principali interventi semplici di educazione alla salute, rivolti agli utenti e ai loro famigliari. Conosce l'organizzazione dei servizi sociali e sanitari e quella delle reti informali. COMPETENZE RELAZIONALI Sa lavorare in équipe. Si avvicina e si rapporta con l'utente e con la famiglia, comunicando in modo partecipativo in tutte le attività quotidiane di assistenza; sa rispondere esaurientemente, coinvolgendo e stimolando al dialogo. E' in grado di interagire, in collaborazione con il personale sanitario, con il malato morente. Sa coinvolgere le reti informali, sa rapportarsi con le strutture sociali, ricreative, culturali dei territori. Sa sollecitare ed organizzare momenti di socializzazione, fornendo sostegno alla partecipazione ad iniziative culturali e ricreative sia sul territorio che in ambito residenziale. E' in grado di partecipare all'accoglimento dell'utente per assicurare una puntuale informazione sul Servizio e sulle risorse. E' in grado di gestire la propria attività con la dovuta riservatezza ed eticità. Affiancandosi ai tirocinanti, sa trasmettere i propri contenuti operativi

10 Allegato B (bis): competenze specifiche e attività nel settore curativo per l operatore socio sanitario specializzato in assistenza sanitaria. mobilizzare i pazienti per la prevenzione delle lesioni da decubito Per far fronte alle crescenti esigenze di assistenza sanitaria nelle strutture, le Regioni e le province autonome di Trento e Bolzano possono provvedere alla organizzazione di moduli di formazione complementare di assistenza sanitaria. L operatore socio sanitario che ha seguito con profitto il modulo di formazione complementare in assistenza sanitaria, oltre a svolgere i compiti del proprio profilo, coadiuva l infermiere in tutte le attività assistenziali e in base all organizzazione dell unità funzionale di appartenenza e conformemente alle direttive del personale infermieristico provvede a eseguire un vero e proprio mansionario relativo alle attività tecniche. Quest ultimo possiede numerose somiglianze al mansionario dell infermiere generico. 1 1 Il manuale per l operatore socio sanitario. Principi e tecniche. II edizione con integrazioni necessarie all operatore socio sanitario specializzato. Andrea Cavicchioli;Paola Casson; Mario Morello; Angelo Pomes; Giorgio Zanella

11 COLLABORARE ALLA PREVENZIONE E AL TRATTAMENTO DELLE LESIONI DA DECUBITO LESIONI DA DECUBITO Per lesione da pressione s intende una zona di danneggiamento localizzato della pelle e del tessuto di fondo, con evoluzione necrotica, che interessa la cute, il derma e gli strati sottocutanei, fino a raggiungere la muscolatura e le ossa. Essa è causata da fattori locali quali pressione, forze di stiramento, attrito, aumento della temperatura corporea o da fattori organici quali l età, l immobilità, malattie croniche (diabete), alimentazione e idratazione inadeguata, malattie arteriose o da una combinazione di questi 2. Le lesioni da decubito risultano essere frequenti specialmente nei soggetti anziani: oltre il 70% del totale si manifesta negli ultrasettantenni; secondo diversi studi, percentuali comprese tra il 4-9% e il 10-25% di anziani ricoverati in ospedale, in strutture di lungodegenza e a domicilio vanno incontro a tale patologia. FORMAZIONE Se si esercita sui tessuti una compressione che occluda parzialmente o totalmente i capillari si ostacolano i processi di scambio. Quando la compressione viene esercitata per periodi prolungati si verificano ischemia e ipossia tessutale. La compressione forma un cuneo tra piano osseo e superficie cutanea sottostante, con vertice sulla cute. LE ZONE DOVE FREQUENTEMENTE SI MANIFESTANO LE LESIONI Indicativamente, in qualsiasi zona del corpo a contatto con una superficie d appoggio si possono manifestare lesioni da decubito. Ogni postura del paziente ha, comunque, caratteristicamente delle aree sottoposte a maggior pressione e quindi più a rischio di decubito: Decubito supino: talloni, polpacci, sacro, gomiti, vertebre, scapole, nuca. Decubito laterale: malleolo, spalla, trocantere, orecchio Decubito prono: dorso del piede, ginocchia, guance, orecchie. Decubito seduto: talloni, pianta del piede, cavo popliteo, osso ischiatico, sacro, coccige. 3 Le lesioni da decubito compaiono più frequentemente sulla parte più bassa del corpo; sacro: 36-43% trocantere: 12-17% tallone: 11-12% tuberosità ischiatiche: 5-15% malleoli laterali: 6-7% 2 Linee guida integrali dell AHRQ per la prevenzione e il trattamento delle lesioni da decubito. A.Calosso,E.Zanetti 3 HESS C.T. guida clinica alla cura delle lesioni cutanee, Masson, 1999 Milano

12 STADIO E GRADO La stadiazione di una lesione da decubito è un attività tipicamente infermieristica e medica; l operatore socio-sanitario, tuttavia, incontrando il problema deve conoscerne il significato. Esistono varie proposte di classificazione in stadi o gradi delle lesioni da decubito, ma quella più conosciuta e utilizzata in Italia e all estero risulta E.P.U.A.P (European Pressure Ulcer Advisory Panel), edita nel 2000 La classificazione prevede quattro stadi di progressiva gravità della lesione: Ulcera di pressione del grado 1 : iperemia di pelle intatta che non scompare dopo scarico della pressione. La discromia della pelle, del calore, dell'edema, dell'indurimento o della durezza possono essere usati come indicatori, specialmente sugli individui con pelle più scura. Qui non si parla di eritema della pelle poiché è già considerata di per sé una patologia, ma di iperemia cutanea Ulcera di pressione del grado 2 ( Bolla): perdita parziale della pelle, a spessore parziale, che coinvolge epidermide, derma, o entrambi. L'ulcera è superficiale e si presenta clinicamente come un'abrasione o bolla

13 Ulcera di pressione del grado 3 : (Ulcera superficiale) : perdita completa della pelle, a tutto spessore, con degenerazione o necrosi del tessuto sottocutaneo e con possibile estensione fino alla fascia muscolare, ma non oltre. Ulcera di pressione del grado 4 : (Ulcera profonda): Vasta distruzione, necrosi del tessuto, o danneggiamento del muscolo, dell'osso, o delle strutture portanti con o senza lesione cutanea a tutto spessore. 4 Le lesioni da decubito aumentano la durata delle cure e i costi complessivi dell assistenza; provocano dolore, infezioni,setticemia,osteomielite, perdita di proteine, anemia e alterazioni del tono dell umore. Le lesioni da decubito possono essere la causa di morte del malato anziano 4 EPUAP. :European Pressure Ulcer Advisory Panel

14 LA PREVENZIONE La probabilità che un paziente riceva un intervento sanitario efficace ancora oggi dipende più spesso dalla singola realtà ospedaliera in cui viene ricoverato (o addirittura dai singoli professionisti), piuttosto che dalle condizioni di salute che manifesta. 5 La prevenzione si realizza dopo un attenta valutazione del paziente rispetto al livello di rischio, con interventi mirati sui fattori che favoriscono l insorgenza delle lesioni da decubito. L infermiere ha un ruolo importante nell individuazione delle azioni di prevenzione e delle azioni di cura, ma è indispensabile un lavoro di équipe. INTERVENTI PREVENTIVI - Effettuare una corretta igiene della cute; - la mobilizzazione: è la principale modalità di prevenzione delle conseguenze da compressione quindi eseguire un sistematico e corretto cambio di postura; - alimentazione e idratazione: l apporto equilibrato di nutrienti è fondamentale; - controllare l incontinenza: utile al mantenimento dell integrità della cute; - utilizzare correttamente gli ausili antidecubito; 5 Motta P. Linee guida, clinical pathway e procedure per la pratica infermieristica: un inquadramento concettuale e metodologico. Nursing oggi

15 IGIENE DELLA PERSONA CARATTERISTICHE DELLA CUTE SANA: STRUTTURA E FUNZIONI La cute è il più grande organo del nostro corpo, è quello che si vede per primo, ed è anche di grande importanza nella difesa dell organismo. L epidermide è il primo strato della cute partendo dall esterno, non è vascolarizzato ed è pluristratificato ovvero formato da cinque strati: - Lo strato corneo:formato da uno strato superficiale di cellule morte, che squamano continuamente dalla superficie cutanea % della polvere che si trova nelle camere da letto o nelle lenzuola è formata da cellule morte. - Lo strato lucido:è il limite tra lo strato di epitelio vivo e quello formato da cellule morte; si nota bene nella cute spessa. - Lo strato granuloso: strato dove avviene la degenerazione cellulare e viene liberata molta cheratina. - Lo strato spinoso: strato formato da particolari cellule dette desmosomi: impediscono la separazione cellulare che potrebbe avvenire in seguito a stiramento o pressioni superficiali. - Lo strato basale: cellule e si profondano nel derma per circondare le ghiandole sudoripare e i follicoli piliferi. Il derma è formato da tessuto connettivo lasso; costituito essenzialmente da un letto di fibre elastiche che fornisce sostegno e nutrimento all epidermide, agli altri tessuti di collegamento e alle strutture connesse: peli, ghiandole sudoripare, vasi sanguigni, vasi linfatici e terminazioni nervose. Il derma varia in spessore: 0,5 mm nelle palpebre, nel pene e nello scroto, fino a oltre 4 mm sulle palme delle mani e sulle piante dei piedi. Istologicamente il derma è formato da due strati : lo strato papillare e lo strato reticolare. Le funzioni: PROTEZIONE: la cute protegge l organismo da eccessiva perdita o introduzione di acqua; da insulti di tipo meccanico prodotti dall ambiente ad esempio compressioni e frizioni; da alcuni agenti chimici e da molti gas; da danni di tipo fisico quali alcune radiazioni, e la melanina prodotta nella cute protegge dai raggi ultravioletti. TERMOREGOLAZIONE: la perdita di calore può essere influenzata dalla dilatazione o costrizione dei vasi cutanei, che aumentano o diminuiscono il flusso sanguigno della cute. ESCREZIONE: la cute elimina una piccola quantità di urea e cloruro di sodio attraverso il sudore. SOMESTESIA: la cute forma il più grande organo sensoriale. Percepisce la variabilità delle condizioni fisiche esterne freddo, caldo, dolore, tatto, pressione. PRODUZIONE DI VITAMINA D3 6 6 La cute, difese innate capitolo 6.1 SusanM.Hincliff :lezione 1 modulo corso Wound Care aa o5 o6-16 -

16 CONDIZIONI PATOLOGICHE DELLA CUTE Le alterazioni della cute e le conseguenti manifestazioni sono numerose: - Organiche quali tumori cutanei, dermatiti di diversi origini, dermatosi pruriginose di diversa natura, micosi, infezioni cutanee, dermatiti di origine immuno-allergica, dermatosi da contatto (es.con il lattice),ulcere da perdita di sostanza cutanea riconducibili a problematiche diverse etc. - Traumatiche - alimentari: da carenze vitaminiche, proteiche, da intolleranze o allergie agli alimenti o ai componenti stessi. - Prodotti impiegati per la pulizia degli indumenti: è importante che la biancheria venga ben risciacquata per evitare che rimangano residui dei prodotti utilizzati, con conseguenti reazioni allergiche; teli reazioni sono scatenati da detersivi, ammorbidenti, sostanze smacchianti, sostanze sbiancanti. - Da carenze igieniche. Le manifestazioni cutanee che emergono da tutte le cause sopra citate variano dal semplice prurito o arrossamento, alle eruzioni cutanee, all ulcerazione o a lesioni ancora più gravi e problematiche e la loro estensione ed estensibilità sono il risultato dell azione protratta nel tempo dell agente causale o della sensibilità e reazione allo stesso da parte dell organismo. PROTEZIONE DELLA CUTE I principali interventi per la prevenzione della cute devono garantire: - controllo sistematico della cute nelle zone a rischio - effettuare accuratamente la pulizia della cute: vanno preferiti i saponi neutri perché hanno un ph che si avvicina molto a quello naturale e contribuiscono a mantenerlo in equilibrio. Il ph della cute è un importante meccanismo di difesa: esso oscilla da 5-6 e può essere modificato se si usano saponi troppo acidi o alcalini. - non utilizzare dunque agenti irritanti: sostanze chimiche e/o acqua troppo calda. - utilizzare creme emollienti o lubrificanti o film protettiti per la protezione della cute e in particolare delle zone a rischio 7. 7 Linee guida dell HARQ (Agency for Healthcare Research and Qualità) ex AHCPR (Agency for Health Care Policy and Research)

17 MOBILITA E TRASPORTO Per mobilità s intende la capacità degli organi di compiere spostamenti: mobilità articolare e la forza di gravità agisce sulle parti del corpo interessate. Vi sono alcuni fattori che influenzano la capacità e la possibilità di movimento e la conseguente autonomia. Traumi, malattie acute e cronico-degenerative, handicap, possono impedire temporaneamente o permanentemente la mobilizzazione e influenzare l integrità e la funzionalità delle strutture. Si dice mobilizzazione attiva quando è svolta dal paziente sotto guida di un operatore. La mobilizzazione passiva, invece, consiste nel movimento di parti del corpo del paziente senza che quest ultimo contragga volontariamente i muscoli. Lo scopo è quello di mantenere l articolarità e l elasticità delle parti molli al fine di prevenire l irrigidità muscolare. Dalla mobilizzazione passiva fanno parte anche i posizionamenti ovvero fare assumere al paziente una determinata postura. Il posizionamento è uno strumento di prevenzione adottato per tutti quei malati che sono incapaci di muoversi e/o di fare piccoli movimenti a letto. Le conseguenze di un prolungato allettamento comporta: - una riduzione della funzionalità di organi e apparati - la comparsa di lesioni da decubito dovuto ad una riduzione dell afflusso sanguigno nelle zone soggette a compressione (sacro, talloni ) Le principali posture impiegate per il posizionamento della persona allettata sono le seguenti: Posizione supina: E' una posizione di mantenimento del riposo che trova indicazione in diverse condizioni cliniche. Se il paziente è collaborante occorrerà sollecitarlo a muoversi il più possibile, poiché il movimento consente una migliore funzionalità articolare ed un buon trofismo muscolare. I metodi per porre un utente in postura supina sono molti e dipendenti dalla posizione di provenienza. Evitare le frizioni dovute all'attrito fra la cute del paziente ed il letto. IL LETTO DEVE ESSERE IN POSIZIONE ORIZZONTALE. PREDISPORRE TUTTO IL MATERIALE (cuscini, rotoli, alzacoperte, supporti antiequinismo..) Posizione di fowler o decubito ortopnoico: Questa postura viene realizzata quando la testata del letto è sollevata di e le ginocchia flesse. E' la postura che determina la maggiore compressione a livello sacrale ischiatico; è quindi opportuno che durante gli spostamenti queste zone non subiscano frizioni (utilizzare traversa o telo). Con la testata del letto sollevata di si ha un miglioramento della ventilazione, possono essere usati cuscini per sostenere braccia e mani se il paziente non li controlla volontariamente. Dovrà essere utilizzata un'adeguata protezione del piede e del tallone. Posizionare un cuscino sotto le cosce per avere la flessione delle ginocchia, ciò previene gli effetti della prolungata iperestensione, quindi una ridotta mobilità articolare

18 PREDISPORRE TUTTO IL MATERIALE (cuscini, rotoli trocanterici, alzacoperte, tavola antiequinismo..) Posizione prona: Questa posizione trova indicazioni nella prevenzione delle contratture e dell'equinismo del piede. Informare il paziente delle necessità del cambio della postura. Evitare le frizioni fra la cute del paziente e il letto. Voltare il capo da un lato e porlo su di un cuscino sottile per evitare il soffocamento, la flessione e l'iperestensione delle vertebre cervicali. IL LETTO DEVE ESSERE IN POSIZIONE ORIZZONTALE. PREDISPORRE TUTTO IL MATERIALE (cuscini, rotoli per le mani, alzacoperte..) Posizione laterale: postura viene utilizzata per garantire un periodo di riposo alle zone cutanee sottoposte a pressione mantenendo il decubito supino. Se il paziente è collaborante occorrerà informarlo della necessità del cambio di postura, che serve a decomprimere la zona sacrale alternando il decubito sui due fianchi. Tale postura permette inoltre una migliore espansione della parte superiore dell'emitorace. Per posizionare un paziente sul fianco sinistro o destro utilizzare un lenzuolo di trazione posto sotto il paziente per evitare lesioni da frizione. E' importante prestare attenzione all'allineamento delle spalle, del bacino e della gamba sottostante. Il cuscino posto sotto la testa del paziente non deve ostacolare gli atti respiratori. IL LETTO DEVE ESSERE IN POSIZIONE ORIZZONTALE. PREDISPORRE TUTTO IL MATERIALE (cuscini, rotoli, alzacoperte, supporti antiequinismo..). Evitare il decubito laterale ad angolo retto sul trocantere; Fare assumere una postura obliqua di 30 ; Distendere la gamba che appoggia direttamente sul materasso; Il braccio corrispondente alla gamba sarà flesso con il palmo della mano rivolto verso l'alto; Flettere leggermente la gamba controlaterale e farla appoggiare su un piccolo cuscino; Flettere il braccio corrispondente e fare appoggiare il palmo della mano su un piccolo cuscino. Il paziente emiplegico non dovrebbe mai essere posto sul lato plegico in quanto tale posizione diminuisce la già scarsa ventilazione dell'emitorace e soprattutto perché tale lato è più suscettibile a sviluppare lesioni 8 8 AISLeC Profilassi delle lesioni da decubito e cambio posturale : ricerca multicentrica linee guida - Ed. ANIN - Pavia,

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