la collaborazione tra infermiere e operatore socio sanitario: indagine conoscitiva sui comportamenti in ambito ospedaliero

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1 ----~(StudjeRjcerche)~ ~2~2~5_* la collaborazione tra infermiere e operatore socio sanitario: indagine conoscitiva sui comportamenti in ambito ospedaliero Collaboration between nurses and auxiliary staff: cognitive study on behaviour in a hospital environment Paola Bondavalli1 Monica Guberti2 Marina Iemmi3 RIASSUNTO Questo studio osservazionale prospettico di tipo quantitativo nasce dalla volontà della Direzione delle Professioni Sanitarie dell'arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia di analizzare la collaborazione tra Infermiere e Operatore Socio Sanitario. Anche se l'argomento è di grande rilevanza per le aziende sanitarie, finora sono pochi nella letteratura nazionale e internazionale studi specifici relativi alla valutazione dell'interazione fra queste due figure professionali. Lo scenario internazionale fornisce un quadro molto variegato delle diverse tipologie di figure deputate a tali mansioni, che trovano solo in Italia una normativa unica nazionale che individua l'operatore socio-sanitario quale figura di supporto alle professioni sanitarie nei contesti sia sociali che sanitari. Lo scopo principale dello studio è quello di individuare aree di miglioramento nell'ambito della collaborazione tra infermiere e operatore socio sanitario ed elevare così il livello della qualità assistenziale erogata, attraverso interventi che favoriscano le capacità di negoziazione e di confronto fra le due figure professionali. L'ipotesi che la percezione da parte dell'infermiere della collaborazione con l'operatore socio sanitario sia molto d..i.v. e.r.s..a tra le d.ue fi.gu.re, è stata confermata...da.1.i.avorodi un gruppo multi wrofessionale che si è avvalso dell'u.so..di unostrumento opportunamente tradotto, adattato e validato: la Jefferson Stale of Attitude Toward Pysician Nurse Collaboration, nata hegli Stati Uniti per indagare la collaborazione fra medico e infermiere, ma che considera anche altre figure professionali I risultati hanno permesso alla Direzione delle Professioni Sanitarie di identificare alcune aree prioritarie sulle quali intervenire, per migliorare l'accoglienza, la permanenza e la sicurezza del paziente in ospedale. I limiti sono relativi alla scelta di un campione non randomizzato per lo studio. Parole chiave: accoglienza, sicurezza, comunicazione interprofessionale ABSTRACT The aim of this study was to analyze collaboration berween nurses and auxiliary staff and it was implemented at the Santa Maria Nuova Hospital of Reggio Emilia. Although this topic is of great interest for the health structures, so far few studies dealing specifically with the interactions between these rwo categories have been published. The international scenario offers an extremely varied picture of rhe staff employed in such tasks : in fact, only Italy has a single national legislation which establishes that auxiliary staff are figures supporring the health professions in both a social and healty context. The study assessed the areas susceptible to improvement in rerrns of nursing-auxiliary staff collaboration, thus improving the quality of care, by promoting negotiation and confrontation between the two categories. In the literture the ]efferson Scale of Attitude Toward Physician Nurse Collaboration was used. Results identified that the priority areas of intervention regarded how the patient was received on hospital entry and during his stay and the safety of the patient throught hospitalization. Key words: receprion, safery, interprofessional communication INTRODUZIONE I tlema del personale di supporto è particolarmente dibattuto in Italia da diversi anni ed è certamente di grande attualità, non solo nel nostro contesto, ma anche nei contesti sanitari dei Paesi Europei ed extra-europei, 1 Coordinatore Infermieristico, presso Direzione Professioni Sanitarie, Responsabile Gestione Personale di Supporto 2 Dirigente Professioni Sanitarie, presso Direzione Professioni Sanitarie Responsabile Unità di Ricerca & EBPProfessioni Sanitarie e Responsabile Infermieristico Dipartimento Cardio-Toraco-Vascolare e di Area critica, docente Master in coordinamento presso Università di Modena-Reggio Emilia e Parma. 3 Direttore Struttura Operativa Complessa Direzione Professioni Sanitarie, docente al Cdl triennale e Magistrale Università degli Studi di Modena e Reggio e Università degli Studi di Parma dove, pur nella diversità degli assetti sanitari e professionali complessivi, esistono da sempre figure di supporto inserite nei setting assistenziali. In Italia, il percorso storico del personale di supporto è stato molto complesso. I primi significativi cambiamenti in questo scenario, intervengono nei primi anni '80 quando, a seguito della cessazione dei corsi di formazione per Infermiere generico e per Infermiere psichiatrico e della concomitante carenza di Infermieri Profes. sionali, si arriva nel 198, all'emanazione del profilo di Ausiliario Socio Sanitario Specializzato (ASSS). Con l'evoluzione inevitabile della sanità e il progresso tecnico scientifico, aumenta la complessità degli interventi assistenziali, richiedendo all'infermiere Professioni Infermieristiche, VoI. 65 n., Ottobre - Dicembre 2012, pago

2 22.6 La collaborazione tra infermiere e operatore socio sanitario: indagine conoscitiva un continuo aggiornamento orientato al raggiungimento della qualità assistenziale. Di conseguenza, si è reso necessario qualificare maggiormente anche il personale di supporto. Con il ÙPR n. 38 del 1990 viene così istituita la figura dell'operatore Tecnico addetto all'assistenza (OTA), mentre il DM 295 del 1991 ne definisce la formazione, specificando che questa figura debba essere inserita "prioritariarnente all'interno delle équipe assistenziali delle unità operative ospedali ere", dando mandato alle Direzioni di attuare una "revisione dei modelli di organizzazione del lavoro inferrnieristico". Permangono le resistenze dell'infermiere verso l'inserimento di questa nuova figura di supporto che viene percepita come una maldestra risposta alla carenza del personale. Nello stesso periodo rimane scoperto il settore socio assistenziale, in particolare il campo dornicjliare e territoriale. Quindi, le Regioni emanano specifici provvedimenti in base alloro fabbisogno Si aggiungono così alla figura dell'ota diverse figure, a seconda del territorio e delle funzioni da svolgere. La nuova concezione di salute, l'uso ottimale delle risorse, la tendenza alla deospedalizzazione delle patologie cronico-degenerative, la necessità di incrementare gli interventi di riabilitazione e di educazione funzionale, il consolidamento dell'assistenza domiciliare integrata, l'accresciuto bagaglio di conoscenze infermieristiche, inducono alla formazione di una unica figura assistenziale qualificata, sia in ambito sanitario che in. ambito socio-assistenziale. Così, il Provvedimento della Conferenza Stato Regioni del 22/02/2001, istituisce la figura dell'operatore Socio-Sanitario (OSS), con funzioni di supporto all'assistenza, prevedendo nel corrispondente percorso formativo conoscenze, competenze e abilità sia di natura sanitaria che sociale. In diverse regioni italiane, a tale formazione di base è stata affiancato un percorso di formazione complementare che consente all'oss,pur rimanendo nel ruolo tecnico di espletare mansioni quali la somministrazione per via naturale della terapia prescritta, compresa la terapia intramuscolare e sottocutanea su specifica pianificazione inferrnieristica ela sorveglianza delle fleboclisi, con la supervisione infermieristica. Questa scelta è stata percepita da alcuni infermieri come potenzialmente lesiva della loro professionalità e tale da generare confusione tra i diversi ruoli a scapito degli interessi dell'utenza. Nello stesso tempo, sia il CCNL Comparto Sanità, sia il DM sul profilo dell'infermiere, individuano l'oss come un'importante figura di supporto a cui l'infermiere attribuisce attività assistenziali (Muzzi et al., 2008). Quanti però sono consapevoli della responsabilità derivante dall' attribuzione di un' attività ad una figura di supporto? sui comportamenti in ambito ospedali ero LETTERATURA Nel 2006, in uno studio effettuato in tre ospedali italiani (Pacifico et al., 2006) sulle conoscenze dell'infermiere in merito 'al ruolo dell'oss si rileva che per l'infermiere gioca un ruolo determinate l'aver frequentato corsi di aggiornamento e il trovarsi in una realtà lavorativa in cui è presente questa figura di supporto. Inoltre, più recentemente (Corsini et al., 2009;Conti et al., 2010) viene ribadita l'importanza del ruolo dell'infermiere coordinatore nella gestione del team di supporto, di cui l'operatore socio-sanitario è membro a pieno titolo. Allargando lo sguardo al dibattito internazionale su questa figura, la situazione negli, altri Paesi europei ed extra-europei è molto simile a quella italiana, pur riconoscendo le differenze sostanziali dei loro sistemi sanitari. Gli operatori di supporto nei diversi Paesi assumono diversi nomi. Si va dagli "stretcher bearer" degli Ospedali Australiani (Williams et al., 2009), che tradotto è "barellieri", ma che per certi versi è sovrapponibile alla figura dell' OSS italiano; agli "aides soignantes" francesi, riconosci uri come figure tra le più importanti tra quelle di supporto ' Ancora, una revisione sistematica del 20 l O (Lizarondo et al., 2010), sintetizza le prove riguardo ai ruoli e alle responsabilità degli Allied Health Assistants.di area anglosassone, descrivendo ne i vantaggi e le barriere al loro impiego nei diversi setting assistenziali e conclude che tra i vantaggi sono da considerare: la maggiore soddisfazione del paziente, la maggiore intensità assistenziale, più tempo a disposizione per gli infermieri di concentrarsi sui funzioni complesse e miglioramento dei risultati clinici. Questi includevano la riduzione dei tassi di lesioni cutanee, dei giorni di ventilazione per paziente e delle polmoniti da ventilatore Mentre, uno degli aspetti da presidiare è quello del riconoscimento dei contesti e delle impostazioni locali, perché un inserimento appropriato degli OSS sembra necessariamente influenzato dalle caratteristiche organizzative specifiche e 'dalle esigenze locali, in quanto uno dei principali ostacoli al loro inserimento è legato alla definizione poco chiara delruolo, che solleva le questioni connesse con lo status dei professioi1~~ e con la sicurezza per i pazienti (Basili et al., 2008). Il cambiamento culturale e organizzativo delle Aziende sanitarie suggerisce comunque di inserire e integrare la figura dell'oss nel!' équipe assistenziale, per contribuire a realizzare l'assistenza centrata sui bisogni dell'utente (Spilamberti et al., 2005). In un recente studio americano (McGowan et al., 2010a; McGowan et al., 2010b;) si è focalizzata l'attenzione sulle corrette modalità di attribuzione delle attività e delle funzioni al personale di supporto, indi- Professioni Infermieristiche

3 P. Bondavalli viduando come outcome le omissioni assistenziali rife,rite dai pazienti o riportate dai professionisti. In particolare' nello studio di B. J. Kalisch et all. nel 20 Il, tra le sei attività maggiormente omesse del perso~~le infermieristico sono ragl.2l.esentate la dearn~ulazione.lt.!!o bijlz.;zazi~,<:lp~~i<:g!..ej. :iro) la_.gutr_~zione, la valutazione dell'efficacia dei farmaci (83%), ~ -_ l'~ene orale (82 /~L~_fruca~QJ.te;, dei pazienti (8Q.%), sembranoaljresl trascurate.l<lncheseinuna percentuale minore, ~Q.flitOl}.ggio, della glicemia q6%) e il lavaggio delle mani (). Tra queste vi so~no 'sicuramente~ti:l:;"ità ai:trib~ibilr~ì personale di il supporto. Pur trattando il tema relativo alla presenza di queste figure nei diversi contesti sanitari, non si sono trovati studi specifici re!a,~iv:i,~lja._'i'~lutazig~~,de'iia lor;'~ona.~_ borazione con gll inlc:!i?ieri, tema questo particolarmente rilevante per le moderne aziende sanitarie. Nel variegato scenario internazionale, solo in Italia esiste una normativa nazionale che individua l'ope- rimento del personale di supporto nei vari contesti assistenziali, puntando su una maggiore valorizzazione dell'infermiere, che potendo contare sul personale di supporto per alcune attività di assistenza di base, avrebbe potuto dedicare maggior tempo alla pianificazione dell' assistenza. La presenza di personale di supporto è stata incrementata progressivamente e nel 2008 è stata raggiunta la massima entità, quando la Direzione Aziendale, ha potenziato il loro numero fino a 63 operatori socio assistenziali, rispetto ai 108 infermieri e ostetriche, ai 209 professionisti di area tecnica e ai 71 professionisti dell'area di riabilitazione. Da un'indagine qualitativa interna, realizzata prima dell'incremento numerico del personale di supporto, sono state rilevate ';;IcCirie problèrriatiche; che presagivano la necessità di alcuni int~~~enti di miglioramento relativamente ai percorsi di inserimento di tale personale in Azienda'- Infatti, attraverso questo;tudi~"q;~;li~ tativo che ha esplorato lo stato di benessere e di soddisfazione lavorativa del personale di supporto che già da ratore socio-sanitario quale figura unica di supporto alle professioni sanitarie nei contesti sia sociali che sanitari. Anche la normativa riguardante la formazione complementare dell'oss, in Italia è unica, anche se solo in alcune Regioni ha trovato per ora applicazione. Le organizzazioni sono sistemi di rapporti di collabqia~i()ne. La lor<:>., stessa esistej.l~'!._èjl rirnltauulelle capacità di Comunicazione, Coorc!i,!l;J,mento _ e C09per'!.zi()n_~. Quando un' organizzazione fallisce le tre C, cessa di essere tale. Nelle organizzazioni sanitarie, in particolare, tutti questi fattori sono importanti, ma l'attività che vi si svolge richiede soprattutto un'alta capacità di integrazione, cioè una buona qualità della collaborazione, anche se l'atto clinico resta, ultimamente, individuale (Rotondi et al., 2002) tempo operava nelle diverse Unità Operative (Regnani, 2008), emerso, tra l'altro, che la soddisfazione lavorativa degli OSS risiede negli apprezzamenti ricevuti dal paziente e dai colleghi operatori, mentre i rapporti con!'infermiere risultano molto variabili. Sono da loro stessi definiti, a volte, amichevoli e collaborativi, ma anche distanti e non integrati. :LInfermiere è percepito come dedito principalmente ad attività_.hum.c.r:atiche, delegante e distantedal paziente. Gli Infermieri e le Ostetriche ritengono che l'integrazione lavorativa si realizzi nel lavoro condotto insieme all'oss e sia indispensabile; ritengono che 1'055 svolga sia mansioni improprie che congrue al suo ruolo, ma in taluni casi non vengono attribuite loro nemmeno le attività di loro competenza; il contributo dell'oss nei processi assistenziali è fondamentale perché l'infermiere si riconosce come maggiormente dedito alla terapia alla preparazione e somministrazione della terapia e meno all' assistenza diretta, ma il curnover degli OSS è troppo elevato e non consente di addestrare.e responsabilizzare queste figure. A distanza di un anno dal loro potenziamento, per aumentare il senso di appartenenza e l'integrazione Ìnterprofessionale del personale di supporto in Azienda, sono state progettate e realizzate le seguenti iniziative: - Seminari per valorizzare la professionalità dell'oss - Incontri di ascolto per esplorare ambiti di criticità é Nelle organizzazioni professionali la collaborazione va costruita e la sua qualità è fortemente condìzionata dalla qualità delle competenze che ciascuno meuù!:l_g!~)co. Da un punto di osservazione "esterno". all'organizzazione, che il lavoro debba essere improntato alla collaborazione è un dato facilissimo da rilevare, ma ciò non significa che sia accettato e soprattutto praticato (Rotondi et al., 2002). La collaborazione può avere effetti sull' assistenza: ad esempio sulla durata della degenza, sui costi, sull' adesione ai protocolli e linee guida, sulla soddi- et al. sfazione, sugli incidenti e complicanze, su sopravvivenza e mortalità (Lizarondo et al., 2010). Corsi di formazione su ambiti critici definiti. Questo progetto di ricerca nasce dalla necessità della Direzione delle Professioni Sanitarie di verificare ciò ANALISI DEL CONTESTO che le iniziative riportate sopra (seminari, incontri di ascolto, corsi di formazione... ) hanno prodotto in termini di collaborazione tra infermiere e OSS, per comprendere meglio e orientare in modo più specifico :LAzienda Ospedaliera Arcispedale Nuova, divenuta recentemente Istituto cura a carattere scientifico Santa Maria di ricovero e da anni si è aperta all'inse- Val. 65 n., Ottobre- - gli interventi di miglioramento Dicembre 2012, pag organizzativo. 227

4 22-8 La collaborazione tra inf~rmiere e operatore socio sanitario: indagine conoscitiva sui comportamenti in ambito ospedali ero ~ MATERIALI E METODI Lo studio che è stato condotto è osservazionale prospettico di tipo quantitativo e ha l'obiettivo di descrivere e misurare il fenomeno in un momento specifico. Il gruppo di lavoro multiprofessionale, costituito da due coordinatori infermieristici, un dirigente inferrnieristico, due infermieri; un' ostetrica e un operatore sociosanitario, alla luce delle riflessioni precedenti e da un' approfondita ricerca bibliografica, oltre che da un confronto nel gruppo stesso ha definito il seguente quesito di ricerca: quali sono gli atteggiamenti del personale infermieristico e di supporto, nei confronti della collaborazione tra Infermiere e OSS all'interno delle Strutture di Degenza nelle quali è inserita la figura dell'oss Lo studio pertanto aveva come ~~~ah.!a> quello di esplorare il vissuto e le esperienze degli operatori OSS inseriti nei processi assistenziali; approfondire gli atteggiamenti degli Infermieri verso la collaborazione con gli OSSi indagare il grado di conoscenza del profilo di competenze degli OSS da parte degli Infermieri, ed infine descrivere il grado di partecipazione attiva dei professionisti oggetto dello studio all'interno dell'equipes assistenziali. La ricerca si propone sostanzialmente di descrivere il fenomeno, piuttosto che spiegarlo, per poterlo evidenziare ed ottenere dei dati sui quali costruire interventi migliorativi efficaci. La ricerca del materiale bibliografico, si è orientata sul tema della collaborazione tra Infermiere e OSS, in particolare per trovare uno strumento che potesse essere utile per misurare l'atteggiamento verso la collaborazione. La consultazione di database sanitari ( CINAHL, EMBASE, MEDLINE), effettuata utilizzando stringhe di ricerca contenenti le parole chiave: "Aides" (3), "Nurses", "Collaboration", "Nurses Aides and Scale collaboration" "Vocational nurse" (), non ha prodotto risultati apprezzabili ad accezione della]efferson Scale of Artitude Toward Pysician Nurse Collaboration (Broli set al., 2006), strumento validato, composta da sottoscale (formazione condivisa e lavoro di gruppo, to care opposto a to cure, autonomia degli Infermieri, autorità medica), che indaga la collaborazione fra medico e infermiere. Questo strumento, esplora la dimensione relativa agli atteggiamenti di collaborazione fra medico e infermiere, facendo riferimento ad aspetti come le opinioni, i valori, le motivazioni, gli orientamenti, le valutazioni e i giudizi centrando l'argomento oggetto di ricerca. Essendo per loro natura di maggiore astrattezza, le domande contenute sono formulate in modo da ricondurre ad azioni e situazioni oggettive. Le domande sono chiuse e usano una scala Likert La sommistrazione è avvenuta ad entrambe le figure. Per utilizzare la scala è stato necessario non solo tradurla in italiano ed effettuare una "traslazicne", in quanto le figure coinvolte nel nostro studio sono infermiere e OSSo I passaggi metodologici effettuati per traduzione e validazione di content/face validity (Sansone et al., 2010), possono essere così sintetizzati: l. Traduzione/traslazione appropriata della scala, attraverso forward/backward rranslation e revisione della traduzione provvisoria, discussione e risoluzione delle eventuali discrepanze rilevate( Costantini, 2006). 2. Testaggio della sua accettabilità, attraverso pilot testing. La scala nella sua versione definitiva viene somministrata ad un campione di soggetti Per quanto attiene al punto 1, il processo di traduzione in italiano è stato operato, in modo indipendente, da due traduttori, esperti di inglese e italiano e con una cultura bio-medica di base. Ciascuno era tenuto ad annotarsi le difficoltà incontrate. La "versione O" corrisponde pertanto alla traduzione dall'inglese all'italiano della ]efferson Scale of Attitude Toward Nurse Collaboration. Si è poi proceduto all'analisi dei diversi items e della struttura stessa della scala; poi si è cercato di traslare il rapporto medico-paziente con il rapporto infermierepaziente. Per alcuni items in base all'argomento della domanda e al grado di responsabilità, come precedentemente descritto, è stato possibile sostituire il rapporto medicopaziente con il rapporto infermiere-paziente modificando alcune farsi, ma mantenendo il focus. Sono state definite sottoscale: Formazione di base e relazioni di collaborazione, Ambiti delle competenze dell'oss, Responsabilità Infermieristica, Altro. Per un adattamento pertinente della scala, si è poi analizzato la definizione dal punto di vista giuridico, delle responsabilità fra medico-infermiere (scala originale) e infermiere-oss (scala adattata). Infine in un'ultima revisione si è reso necessario formulare delle domande attingendo dal profilo dell'oss, dall'esperienza, dal proprio vissuto. Ad esempio, all'inizio del questionario è stata inserita una domanda, che recita: "Gli infermieri conoscono il profilo OSS?". Tale domanda richiede una valutazione delle conoscenze da parte dell'infermiere in merito al profilo OSS (autovalutazione). Mentre agli OSS è richiesto di esprimere la loro percezione rispetto alla conoscenza da parte dell' infermiere del proprio profilo (etera valutazione). Tale risposta, a differenza delle altre, implica un atteggiamento valutativo differente, ma è stata ritenuta importante dal gruppo come elemento di. base. Inoltre, sono state inserite le seguenti domande: "Gli Professioni Infermieristiche

5 P. Bondavalli OSS hanno la possibilità di partecipare alla pianificazione degli interventi, rispetto agli ambiti di competenza?" Ancora: "Gli OSS sono in grado di raccogliere dati relativamente ai bisogni dei pazienti?" Infine, alcune domande erano relative alle competenze specifiche delle due figure, ali'appropriatezzà di utilizzo della figura OS5 e alla formazione.. Terminata la revisione/adattamento della scala attraverso le 3 versioni (dalla "versione O" alla "versione 2"), si è passati alla fase 2, ovvero la verifica della sua attendibilità-accettabilità. I:affìdabilità del questionario è stata studiata su un gruppo di lo infermieri e lo OSS, misurando il grado di ripetibilità (test-retest reliability) della compilazione del questionario. A questo scopo sono stati consegnati a ciascun professionista 2 questionari, a distanza di 10/15 giorni l'uno dall'altro (in base ai turni di lavoro), spiegando la finalità dell'indagine. Il questionario è stato inoltre restato su due persone non dipendenti dell'azienda, senza alcuna conoscenza della realtà ospedali era, per avere una visione esterna non filtrata e oggettiva. Da questo tesr-retest sono emerse alcune criticità importanti relative all'aspetto strettamente semantico e ad alcuni item che hanno portato alla stesura della versione definitiva della scala, dove, ad esempio, la domanda citata in precedenza ha assunto la seguente forma: "Gli OSS hanno la possibilità di partecipare alla pianificazione degli interventi dell' attività assistenziali rivolte al paziente, rispetto agli ambiti di competenza?" Mentre la successiva è diventata: "Gli OSS sono in grado di trasmettere dati relativamente ai bisogni dei pazienti?". Una volta modificata la scala secondo quanto emerso dal test-retest, si è proceduto all'analisi dei dati. E' stata elaborata una tabella in un file di excel appaiando le risposte delle 20 domande prima e dopo, sono stati quindi applicati lo Spearman Rank-Order Correlation Coefficient. A titolo esemplificativo son riportati in Tab. I, i dati relativi all' applicazione di tale coefficiente per la domanda 1. Dalla tabella complessiva, dove sono riportate tutte le correlazioni tra gli iterns prima-dopo si evince che tali correlazioni sono molto elevate (rnin max 0.970) e come è noto valori vicini a l indicano una forte associazione. E' stato poi calcolato il test di Wilcoxon, un test non parametrico che viene utilizzato per confrontare due serie di misure effettuate sugli stessi oggetti. Ogni singolo campione deve essere diviso in due e poi sottoposto ad indagine, in due tempi differenti, per rilevare se esistono differenze significative riferite agli stessi soggetti (campioni appaiati). Le differenze centrali tra i punteggi prima-dopo non sono risultate statisticamente significative, non possiamo quindi dire che i punteggi siano diversi. Il campione dell'indagine, costituito dai due gruppi domlp Coefficiente domi correlazione di 1 et al. domld,885(**) Rho di O Sig. (2-code) Spearman prima/dopo N **. La corre/azione e significativa a/livello 0,01 (2-code). Tabella I Esempio d! test-re test con applicazione dello Spearman Rank-Orcler Correlation Coeffìcient professionali: il primo rappresentato da infermieri e un ostetrica (Classe di laurea l) e il secondo da Operatori Socio-Sanitari è stato definito secondo i seguenti criteri:. Caratteristiche della Struttura Semplice/Complessa Attività svolte dall'oss all'interno delle Strutture Profilo di appartenenza. Numerosità del gruppo Sono state inserite nel campionamento le Strutture nelle quali è presente la figura dell'oss nei tre turni di lavoro (pomeriggio, mattino e notte). Le strutture sono rappresentative di aree mediche e mediche specialistiche, aree chirurgiche e chirurgiche specialistiche ed infine terapie intensive e semi-intensive. La scelta si è basata su un' analisi dei piani di lavoro delle diverse strutture, dalla quale si è rilevato che dove la figura dell'oss in turno, vi è una maggiore possibilità collaborazione tra infermieri ed operatori socio-sanitari. Ad esempio, emerge in quasi tutti i piani esaminati la presenza contemporanea di 055 e infermieri nell' effettuazione dell'assistenza di base ai pazienti non autosufficienti, con particolare riferimento all'igiene personale, alla mobilizzazione, all' effettuazione di medicazioni complesse. I Sono stati somministrati 27 questionari agli Infermieri, comprese le ostetriche, e 129 agli 055, ne sono stati compilati le raccolti n. 17 (Infermieri e Ostetriche) e n. 106 (053), nel periodo di tempo compreso tra il 15 marzo e ill31 marzo. Per il numero di questionari raccol.ti, si riti1ene la numerosità del campione rappresentativa. ANALISI DEi DATI. La registrazione dei dati è avvenuta attraverso la costruzione di due matrici di excel, una per gli OSS e una per gli Infermieri. Attraverso apposite tabelle sono state determinate le relazioni di maggior interesse per la ricerca. E' stata utilizzata la statistica descrittiva (moda, mediana, deviazione standard),per rappresentare in modo sintetico i risultati. Dal punto di vista metodologico la lettura dei dati è stata fatta leggendoli "in negativo", ovvero sottolineando le percentuali di infermieri e OSS non favorevoli. Questo perché 1'obiettivo èdi identificare le aree di miglioramento definendo VoI. 65 n., Ottobre- Dicembre 2012, pago il gap da colmare.

6 23'0 La collaborazione tra infermiere e operatore socio sanitario: indagine conoscitiva sui comportamenti in ambito ospedaliero RISULTATI GU INFERMIERI CONOSCONO IL PROALO 055 I dati evidenziano che la maggior parte del personale è assunto a tempo indeterminato ed è di sesso femminile. Letà anagrafica delle persone intervistate è maggiore per gli OSS, infatti 69.8% della popolazione ha un'età superiore a 36 anni, mentre il 77.5% degli infermieri ha un' età compresa tra 26 e 5 anni. Il 55,7% del personale OSS presta servizio da meno di 5 anni, si evidenzia un'età professionale molto "giovane", mentre per gli infermieri la distribuzione è più omogenea. Nonostante sia richiesto uno studio minimo equivalente al diploma della scuola dell' obbligo per accedere ai corsi OSS, il 76,% ha conseguito il diploma di scuola media superiore. Per quanto riguarda gli infermieri il 93,7% ha conseguito una maturità e il 53,% ha proseguito gli studi in ambito universitario (vedi Tab. II). SCOLARITA' OSS Infermieri Scuola media inferiore Scuola media superiore Laurea triennale Laurea quinquennale Master per gli infermieri, Formazione Complementare per l'oss Tabella n. Scolantà del personale coinvolto nello srudio Tra i diversi itern del questionario proposto riportiamo le risposte più significative: Le risposte alla domanda "Gli infermieri conoscono il profilo OSS", risultano molto interessanti. Le due figure hanno espresso pareri opposti (Grafico I), in quanto il 9,1 % degli OSS si dichiara non e il 17% non, mentre il 62,6% degli Infermieri ritiene che il profilo OSS sia conosciuto. Occorre ricordare che 1'analisi di un itern come questo, necessita dell'utilizzo di tutte le cautele del caso, in quanto si tratta di una etero-autovalutazione, In diversi items vi è una discordanza di opinioni, dando la sensazione che le figure in oggetto scorrano su due binari diversi e non verso obiettivi comuni esprimendo diverse percezioni sulle esigenze dell'organizzazione. Alla domanda "Nei rispettivi piani formativi dovrebbero essere trattati argomenti inerenti la collaborazione e l'integrazione tra Infermiere e OSS", (Grafico II), gli OSS sono uniti nel dichiararsi 5. 5% 35% 25% 15% 1 5% aoss IIlnfermien non non Grafico 1. Conoscenza profilo OSS da parte dell'infermiere (6,2%) e (3,9), anche gli infermieri sono favorevoli e la percentuale dei non (21,8%) è minore rispetto alla domanda 1 nello specifico. Argomenti inerenti la collaborazione dovrebbero essere trattati ognuno nel proprio ambito formativo. Le due figure hanno espresso pareri discordanti anche alla domanda" Ci sono molte attività in sovrapposizione fra OSS e infermiere" (Grafico IlI), Il 63% degli infermieri ritiene siano "molte" le attività da svolgere insieme, mentre il 5% degli OSS non è e non. Un'altra domanda che ha prodotto riposte significative è relativa alla capacità di trasmettere i dati raccolti da parte dell'oss, (Grafico IV), in quanto contribuisce fortemente nella gestione del processo assistenziale. Nella maggior parte delle Strutture, gli OSS si relazionano con l'infermiere in forma verbale. Gli infermi~ri che si dichiarano non (28,7%) e deci~amente non (12,6%) sono pari al 1, 3% ~ fanno supporre uno scarso riconoscimento all'os5 di competenza nello svolgere questo tipo di attività. Nei rispettivi piani formativi dovrebbero essere trattati argomenti inerenti la collaborazione e l'integrazione tra Infermiere e OSS soss IIlnfermien 1 non 3 2 non 1 Grafico Il. Formazione integrata su collaborazione e integrazione tra Infermiere e Professioni Infermieristiche oss

7 P. Bondavalli 5 Ci sono molte attività in sovrapposizione fra OSS e Infermiere 1 3 non 2 non 1 Grafico IU. attivita' in sovrapposizione fra infermiere e oss Gli OSS sono in grado di trasmettere agli infermieri i dati raccolti relativi ai bisogni dei pazienti 6 5 soss IlInfermieri 1 3 non non 1 Grafico IV. Capacita' di. trasmissione dei dati da parte dell'oss all'infermiere Gli Oss sono consapevoli delle conseguenze delle proprie attività sul paziente e sui familiari et al. (17,8%) e (1,9). Solo il 13,2% mostra incertezza nella risposta Gli infermiek invece, esprimono dubbi sul grado di consapevoilezza in quanto prevalgono le risposta, mentre la somma fra chi non è e chi è in disaccordo raggiunge il 0 % circa. Alla domanda: "La funzione prilcipale dell'oss è quella di eseguire le attività assegnate dall'infermiere" (Grafico VI), ~ importante ~ottolineare che alcuni OSS, dichiarandosi decisarjente (,7%) e (13, 2%) si percepiscono come esecutori di prestazioni. Anche gli infermieri dichiarandosi nel 8,8% e esprimono una forte tendenza ad attribuire agli OSS funzioni principalmente esecutive. Inoltre la domanda che ha diviso nettamente le opinioni è stata: "Gli Infermieri si avvalgono della figura dell'oss in modo appropriato". Come si può notare dal grafico (Grafico VII)., le risposte fornite lo dividono in modo simmetrico, in ~uanto opposte. La maggioranza degli OSS si dichiara non (6,2%) e non (26,2%) mentre gli Infermieri si dichiarano (35,6) e (27,5). Meritano infine una particolare attenzione le seguenti domande, in quanto seguono: la stessa modalità rappresentata nel Grafico 7, in cui il numero di risposte fornite con maggior frequenza (moda) dagli infermieri è opposto al numero di risposte fornite dall'osso - "Gli infermieri dovrebbero essere sensibilizzati a stabilire una relazione di collaborazione con gli OSS"; - "Gli OSS 'hanno la possibilità di partecipare alla pianificazione delle attività assistenziali rivolte al paziente in relazione agli ambiti di competenza"; - "Come gli infermieri diventano più esperti, perdono interesse nel prestare assistenza di base"; - "Gli OSS hanno la possibilità di proporre modifiche sulle attività assistenziali rivolte al paziente,.in relazione a quanto osservato sul paziente"; - "Gli OSS hanno la possibilità di esprimere un bisogno formativo inerente il proprio lavoro".. 3 non non 1 Grafico V. Consapevolezza OSS rispetto alle conseguenze della propria atrivira' sui pazienti e familiari Alla domanda: "Gli OSS sono consapevoli delle conseguenze delle proprie attività sul paziente e sui familiari" (Grafico V), gli OSS esprimono la consapevolezza dichiarandosi LIMITI DELLO STUDIO Questo studio partecipa alla validazione dello strumento. La fotografia aziendale che emerge dalla rilevazione non si discosta dai dati di letteratura già riportati nella discussione. Un altro limite è rappresentato dalla scelta del campione, non randomizzato, ma effettuata utilizzano criteri di convenienza, esplicirati a priori. Val. 65 n., Ottobre - Dicembre 2012, pago

8 ~ 23"2 La collaborazione tra infermiere e operatore socio sanitario: indagine conoscitiva sui comportamenti in ambito ospedaliero La funzione principale dell'oss è quella di eseguire le attività assegnate dall'infermiere non 3 non Grafico VI. Funzione principale dell'oss Gli Infermieri si awalgono della figura dell'oss in modo appropriato 5 iidoss l Infermieri 1 2 non non Grafico VII. Appropriatezza "nell'uilizzo'' della figura dell'oss CONCLUSIONI PRATICA E IMPLICAZIONI PER LA Lo strumento utilizzato in questo studio, ha fatto emergere risultati significativi in merito al tema della collaborazione tra infermieri e 055, confermando l'ipotesi formulata precedentemente. Emerge chiaramente che il concetto di collaborazione è diversamente percepito dalle due figure, anzi, le risposte contrastanti, in tal uni casi opposte, fanno realisticamente concludere che per migliorare la collaborazione tra le due figure e conseguentemente contribuire al miglioramento della qualità assistenziale, dovranno essere pensate future aree d'intervento per accrescere competenze quali la capacità di negoziazione e di confronto, elementi determinanti di collaborazione nel team sanitario. Ogni membro ha bisogno di capire ed articolare in che modo, il proprio lavoro, contribuisca agli obiettivi ed ai risultati del gruppo di lavoro. In realtà, la fotografia aziendale che emerge non si discosta dai dati della letteratura (Bosley et al., 2008), che forniscono una panoramica dettagliata che documenta una posizione di rigidità da parte del personale inferrnieristico e rilevano una perdita di centralità della relazione con il paziente e tentano di limitare il ruolo degli operatori di supporto. Per contro, il personale di supporto, per aumentare l'influenza sui pazienti, cerca di non comunicare agli infermieri tutte le informazioni ottenute riguardo ai pazienti. Nessuna di queste situazioni è favorevole ad un effettivo lavoro di squadra, al fine di erogare un'assistenza appropriata per il paziente. I risultati hanno permesso alla Direzione delle Professioni Sanitarie di identificare alcune aree prioritarie sulle quali intervenire, ad esempio alcuni dipartimenti come quello Ostetrico-ginecologico e pediatrico, o il Neuromotorio (medicine specialistiche), o ancora l'area delle sale Operatorie e dei servizi di pedonage intramoenia, dove sono stati progettati alcuni interventi con diverse finalità. Nel primo caso, con i dipartimenti, coinvolgendo gruppi rnulridisciplinari e multi professionali, costituiti da infermieri, operatori socio-sanitari e il referente del Servizio Logistico-Alberghiero, si è puntato sull' obiettivo di costruire percorsi operativi condivisi, per garantire al paziente il miglior comfort alberghiero, dall' accoglienza alla dimissione, con particolare riferimento all'ambiente, alle pulizie e alla dietetica. Creare e mantenere un ambiente in cui il paziente si sente accolto a proprio agio favorisce sicuramente l'esplicitazione dei suoi bisogni e può costituire uno stimolo alla sua partecipazione attiva ed aumentando il controllo sul suo stato di salute. La multidisciflinariet~ è una. strategia ~ttualment~ irrinunciabile per la gestione di problemi complessi come quelli di s1lute e il punto di osservazione di tutti gli attori coinvolfi, compreso quello dell'oss, fornisce uno sguardo d'insieme più ampio e completo. Nella secondh area, invece, si è cercato di coinvolgere gli operatolri di supporto inseriti nei servizi di trasporto del paziente all'interno dell'ospedale (da e per la sala operatoria, i servizi diagnostici e le degenze), puntando sulla definizione di modalità condivise per un approccio fibalizzato a garantire la sicurezza e la protezione del paziente (e dell' operatore) durante il trasporto stesso, basato su una relazione efficace. E' evidente che la situazione degli attuali sistemi sanitari di tutto il mondo, metterà di fronte al personale sanitario di domani una serie di sfide uniche, alle quali siamo già chiamati a far fronte e che sono rappresentate dai cambiamenti demografici dei pazienti e degli operatori sanitari, il cambiamento dei modelli di lavoro e la mobilità del personale sanitario, l'evoluzione dei modelli di cura e assistenza, le nuove evidenze emergenti. Professioni Infermieristiche

9 P. Bondavalli _._-----,--E' evidente che orientare gli sforzi di tutti i professionisti e operatori verso un'unica direzione può solo facilitare il percorso. Un'ultima considerazione di tipo metodologico, correlata all'indagine, riguarda lo strumento, che si è rivelato sensibile alla misurazione di quanto richiesto, ma pena sarebbe necessario, in una prospettiva futura, di completare il percorso di validazione dello strumento. Ciò consentirebbe di poterlo utilizzare anche in altri contesti, consentendo di replicare lo studio sia in un ottica di confronto, che di studio multicenrrico. BIBLIOGRAFIA Basili P., Lombardi, R, & Messina, G_, (2008). Il coordinatore infermierisrico e la gestione del personale di supporto. Mondo Sanitario 15 (), Benci, L (1999): Professioni sanitarie non più ausiliarie. Rivista di Diritto delle Professioni Sanitarie, 2 (1), 3-10 Benci, L (2008). Aspetti Giuridici della professione Infermieristica. Milano: McGraw- Hill. Bosley, S., & Dale, J., (2008). 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