Responsabile del servizio di prevenzione e protezione: la formazione. Percorsi monografici

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1 Il Sole 24 Ore - DOSSIER Codice Ambiente e Sicurezza Percorsi monografici a cura della Redazione della banca dati Codice di Ambiente e Sicurezza Responsabile del servizio di prevenzione e protezione: la formazione Aggiornamento: Aprile 2007 Selezione tratta dalla banca dati Codice di Ambiente e Sicurezza

2 2007 Il Sole 24 ORE S.p.a. Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione anche parziale e con qualsiasi strumento. I testi e l elaborazione dei testi, anche se curati con scrupolosa attenzione, non possono comportare specifiche responsabilità per involontari errori e inesattezze Sede legale e Amministrazione: via Monte Rosa, Milano Chiuso in redazione il: 16 Aprile 2007 Selezione tratta dalla banca dati Codice di Ambiente e Sicurezza 2

3 Sommario Codice di Ambiente e Sicurezza Dossier RESPONSABILE DEL SERVIZIO DI PREVENZIONE E PROTEZIONE: LA FORMAZIONE Pagina Nota introduttiva 6 LEGGE NAZIONALE 7 Decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, Artt. 2, 8, 8 bis, 9, 10, 95, All. 1 (Gazzetta Ufficiale 12 novembre 1994, n Supplemento ordinario n. 141) Attuazione delle direttive 89/391/CEE, 89/654/CEE, 89/655/CEE, 89/656/CEE, 90/269/CEE, 90/270/CEE, 90/394/CEE, 90/679/CEE, 93/88/CEE, 95/63/CE, 97/42/CE, 98/24/CE, 99/38/CE, 99/92/CE e 2001/45/CE riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro. 7 Decreto ministeriale 16 gennaio 1997 (Gazzetta Ufficiale 3 febbraio 1997, n. 27) Individuazione dei contenuti minimi della formazione dei lavoratori, dei rappresentanti per la sicurezza e dei datori di lavoro che possono svolgere direttamente i compiti propri del responsabile del servizio di prevenzione e protezione. 11 Legge 1 marzo 2002, n. 39, art. 21 (Gazzetta Ufficiale 26 marzo 2002, n Supplemento Ordinario n. 54) Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'italia alle Comunità europee. (Legge comunitaria 2001) 13 Decreto Legislativo 23 giugno 2003, n. 195 (Gazzetta Ufficiale 29 luglio 2003, n. 174) Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, per l'individuazione delle capacità e dei requisiti professionali richiesti agli addetti ed ai responsabili dei servizi di prevenzione e protezione dei lavoratori, a norma dell'articolo 21 della legge 1 marzo 2002, n PRASSI 16 Circolare del Ministero del lavoro e della Previdenza Sociale 19 novembre 1996, n. 154 (Gazzetta Ufficiale 4 dicembre 1996, n. 284) Ulteriori indicazioni in ordine all'applicazione del decreto legislativo 19 settembre 1994 n. 626 come modificato dal decreto legislativo marzo 1996 n Circolare del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali 3 dicembre 2003, n PROT /RLA/195 Decreto legislativo 23 giugno 2003, n Chiarimenti interpretativi 18 Selezione tratta dalla banca dati Codice di Ambiente e Sicurezza 3

4 Conferenza Stato-Regioni - Provvedimento 26 gennaio 2006 (Atto 2407) (Gazzetta Ufficiale 14 febbraio 2006, n. 37) Accordo tra il Governo e le Regioni e Province autonome, attuativo dell'articolo 2, commi 2, 3, 4 e 5, del Decreto Legislativo 23 giugno 2003, n. 195, che integra il Decreto Legislativo 19 settembre 1994, n. 626, in materia di prevenzione e protezione dei lavoratori sui luoghi di lavoro. 19 Conferenza Stato-Regioni - Provvedimento del 5 ottobre 2006, n (Gazzetta Ufficiale 7 dicembre 2006, n. 285) Accordo ai sensi dell'articolo 4 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, concernente le linee guida interpretative dell'accordo sancito in Conferenza Stato-Regioni il 26 gennaio 2006, in attuazione dell'articolo 8-bis, comma 3, del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, introdotto dall'articolo 2 del decreto legislativo del 23 giugno 2003, n. 195 in materia di prevenzione e protezione dei lavoratori sui luoghi di lavoro. (Repertorio atti n. 2635). 37 Linee Guida UNI - INAIL Linee guida per un sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro (SGSL) 42 GIURISPRUDENZA 52 Corte di Giustizia delle Comunità Europee, sezione quinta, sentenza 15 novembre 2001, n. 49/00 Sicurezza ed igiene del lavoro - Prevenzione infortuni - Servizi di protezione e di prevenzione - Inadempimento dello Stato italiano 52 COMMENTI TRATTI DALLE RIVISTE PROFESSIONALI DE IL SOLE 24 ORE 57 Ambiente e Sicurezza, Il Sole 24 Ore, n marzo 2006, p a cura di Soprani Pierguido Grazie all'accordo 26 gennaio 2006 cambiano i "profili" di RSPP e ASPP 57 Ambiente e Sicurezza, Il Sole 24 Ore, n marzo 2006, p a cura di Catanoso Carmelo G. Responsabili e addetti: tra pro e contro i percorsi formativi decisi dall'accordo 61 Ambiente e Sicurezza, Il Sole 24 Ore, n marzo 2006, p a cura di Masi Marco Formazione qualificata e continua per i responsabili e gli addetti del SPP 72 Guida al Lavoro, Il Sole 24 Ore, n febbraio 2006, p a cura di Gremigni Pietro Sicurezza del lavoro: obblighi e formazione dei responsabili 76 Informatore Pirola, Il Sole 24 Ore, n marzo 2006, p a cura di Chiazza Luigi e Chiazza Roberto Siglato l accordo sulla formazione dei responsabili e degli addetti al Servizio di Prevenzione e Protezione 81 Ambiente e Sicurezza, Il Sole 24 Ore, n novembre 2006, p a cura di Masi Marco Ancora indicazioni Stato-Regioni sulla formazione per ASPP e RSPP 83 Ambiente e Sicurezza, Il Sole 24 Ore, n. 3-6 febbraio 2007, p a cura di Taddia Gabriele Quali responsabilità per RSPP e ASPP? 86 Quotidiano, Il Sole 24 Ore - 12 febbraio 2007, p a cura di Masi Marco Formazione uniforme per la prevenzione 91 Selezione tratta dalla banca dati Codice di Ambiente e Sicurezza 4

5 Ambiente e Sicurezza, Il Sole 24 Ore, n. 3-6 febbraio 2007, p. IV - a cura di Motta Maria Cristina Accordo Stato-Regioni 26 gennaio 2006: una proposta di corso per RSPP E ASPP 92 APPENDICE: RASSEGNA DI GIURISPRUDENZA SULLA RESPONSABILITA DEL RSPP 108 Corte di cassazione, sezione quarta penale, sentenza 31 marzo 2006, n Infortuni sul lavoro - Normativa antinfortunistica - Ambito di applicazione soggettivo - Responsabile del servizio prevenzione e protezione - Responsabilità - Presupposti - Limiti 108 Corte di Cassazione, sezione quarta penale, sentenza 06 ottobre 2005, n RSPP - Servizio prevenzione e protezione - Omessa valutazione dei rischi - Mancanza di delega - Responsabilità del datore di lavoro 123 Corte di Cassazione, sezione quarta penale, sentenza 01 giugno 2005, n RSPP - Responsabile del servizio protezione e prevenzione - Compiti esecutivi in virtù di una delega scritta da parte del datore di lavoro - Vigilanza sul mantenimento degli impianti in stato di buona conservazione, efficienza e sicurezza - Doveri di adeguata consulenza tecnica - Garante dell'incolumità fisica del prestatore di lavoro - Inadempimento 124 Corte di Cassazione, sezione quarta penale, sentenza 17 giugno 2003 n Sicurezza del Lavoro - Infortunio sul lavoro - RSPP - Responsabile Servizio Prevenzione e Protezione - Obbligo di controllo e della verifica delle carenze nel campo della prevenzione infortuni e della sicurezza - Responsabilità del datore di lavoro 128 Corte di Cassazione, sezione quarta penale, sentenza 9 gennaio 2002, n. 500 Infortuni sul lavoro e malattie professionali - Igiene e sicurezza del lavoro - Norme per la prevenzione infortuni - Obbligo di predisporre particolari accorgimenti tecnico organizzativi di prevenzione - Soggetti onerati - Individuazione - Datore di lavoro e responsabile per la sicurezza in regime di compartecipazione concorsuale - Legittimità - Sussistenza 132 Corte di Cassazione, sezione quarta penale, sentenza 12 luglio 2001, n Infortuni sul lavoro e malattie professionali - Igiene e sicurezza del lavoro - Norme per la prevenzione infortuni - Obbligo datoriale di adottare dispositivi antinfortunistici - Inosservanza - Condanna del responsabile della produzione e del responsabile del servizio di prevenzione infortuni - Legittimità - Sussistenza - Responsabilità per colpa del lavoratore - Configurabilità - Esclusione 134 Corte di Cassazione, sezione terza penale, sentenza 23 maggio 2001, n Sicurezza ed igiene del lavoro - Infortuni e malattie professionali - Servizio di prevenzione infortuni - Ripartizione delle competenze tra organi statali (capi degli uffici giudiziari) e comunali (titolari del potere di spesa) - Criteri - "Ratio" - Fattispecie relativa all'annullamento della sentenza di condanna del dirigente dell'ufficio tecnico comunale. 136 Selezione tratta dalla banca dati Codice di Ambiente e Sicurezza 5

6 Codice di Ambiente e Sicurezza Dossier RESPONSABILE DEL SERVIZIO DI PREVENZIONE E PROTEZIONE: LA FORMAZIONE a cura della Redazione della banca dati Codice di Ambiente e Sicurezza Nota introduttiva Con la pubblicazione in Gazzetta dell Accordo della Conferenza Stato-Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano: Provvedimento 26 gennaio 2006 Accordo tra il Governo e le Regioni e Province autonome, attuativo dell'articolo 2, commi 2, 3, 4 e 5, del Decreto Legislativo 23 giugno 2003, n. 195, che integra il Decreto Legislativo 19 settembre 1994, n. 626, in materia di prevenzione e protezione dei lavoratori sui luoghi di lavoro - Atto n (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 14 febbraio 2006, n. 37) sono state finalmente definite, dopo tre anni, le tappe del percorso formativo del Responsabile e dell Addetto al Servizio prevenzione e protezione in azienda. Il Dossier che vi presentiamo ripercorre l evoluzione normativa che ha portato all attesa attuazione del D.Lgs. 195/2003, considerata un passo fondamentale per rilanciare il tema della sicurezza e della salute nei luoghi di lavoro. Il percorso prosegue fino ad arrivare alle linee guida interpretative dell Accordo (Provvedimento del 5 ottobre 2006: Accordo ai sensi dell'articolo 4 del Decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, concernente le linee guida interpretative dell'accordo sancito in Conferenza Stato-Regioni il 26 gennaio 2006, in attuazione dell'articolo 8-bis, comma 3, del Decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, introdotto dall'articolo 2 del Decreto legislativo del 23 giugno 2003, n. 195 in materia di prevenzione e protezione dei lavoratori sui luoghi di lavoro - Atto n. 2635, Gazzetta Ufficiale 7 dicembre 2006, n. 285) che forniscono alcuni chiarimenti ai numerosi dubbi interpretativi suscitati dall'accordo 26 gennaio 2006, favorendone la corretta attuazione. I chiarimenti forniti con la pubblicazione delle linee guida riguardano in particolare: il concetto di attivazione dei percorsi formativi per RSPP e ASPP, il riconoscimento dei crediti formativi pregressi, la definizione del processo di aggiornamento formativo, le modalità di certificazione dell avvenuta formazione, i soggetti formatori. I vari passaggi dell evoluzione normativa della formazione dell RSPP sono corredati da importanti approfondimenti d autore tratti dalle riviste de Il Sole 24 Ore, inseriti nella sezione Commenti del Dossier. La Redazione Selezione tratta dalla banca dati Codice di Ambiente e Sicurezza 6

7 Legge Nazionale Decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626 (Pubblicato sulla Gazzetta ufficiale 265 del 12 novembre Supplemento ordinario n. 141) Attuazione delle direttive 89/391/CEE, 89/654/CEE, 89/655/CEE, 89/656/CEE, 90/269/CEE, 90/270/CEE, 90/394/CEE, 90/679/CEE, 93/88/CEE, 95/63/CE, 97/42/CE, 98/24/CE, 99/38/CE, 99/92/CE e 2001/45/CE riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro. Titolo I - Capo I - Disposizioni generali Articolo 2 - Definizioni 1. Agli effetti delle disposizioni di cui al presente decreto si intendono per: a) lavoratore: persona che presta il proprio lavoro alle dipendenze di un datore di lavoro, esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari, con rapporto di lavoro subordinato anche speciale. Sono equiparati i soci lavoratori di cooperative o di società, anche di fatto, che prestino la loro attività per conto delle società e degli enti stessi, e gli utenti dei servizi di orientamento o di formazione scolastica, universitaria e professionale avviati presso datori di lavoro per agevolare o per perfezionare le loro scelte professionali. Sono altresì equiparati gli allievi degli istituti di istruzione ed universitari, e i partecipanti a corsi di formazione professionale nei quali si faccia uso di laboratori, macchine, apparecchi ed attrezzature di lavoro in genere, agenti chimici, fisici e biologici. I soggetti di cui al precedente periodo non vengono computati ai fini della determinazione del numero dei lavoratori dal quale il presente decreto fa discendere particolari obblighi; b) datore di lavoro: il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o, comunque, il soggetto che, secondo il tipo e l'organizzazione dell'impresa, ha la responsabilità dell'impresa stessa ovvero dell'unità produttiva, quale definita ai sensi della lettera i), in quanto titolare dei poteri decisionali e di spesa. Nelle pubbliche amministrazioni di cui all'art. 1, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, per datore di lavoro si intende il dirigente al quale spettano i poteri di gestione, ovvero il funzionario non avente qualifica dirigenziale, nei soli casi in cui quest'ultimo sia preposto ad un ufficio avente autonomia gestionale; c) servizio di prevenzione e protezione dai rischi: insieme delle persone, sistemi e mezzi esterni o interni all'azienda finalizzati all'attività di prevenzione e protezione dai rischi professionali nell'azienda, ovvero unità produttiva; d) medico competente: medico in possesso di uno dei seguenti titoli: 1) specializzazione in medicina del lavoro o in medicina preventiva dei lavoratori e psicotecnica o in tossicologia industriale o in igiene industriale o in fisiologia ed igiene del lavoro o in clinica del lavoro o in igiene e medicina preventiva o in medicina legale e delle assicurazioni ed altre specializzazioni individuate, ove necessario, con decreto del Ministro della sanità di concerto con il Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica; (2) 2) docenza o libera docenza in medicina del lavoro o in medicina preventiva dei lavoratori e psicotecnica o in tossicologia industriale o in igiene industriale o in fisiologia ed igiene del lavoro; 3) autorizzazione di cui all'art. 55 del decreto legislativo 15 agosto 1991, n. 277; e) responsabile del servizio di prevenzione e protezione: persona designata dal datore di lavoro in possesso delle capacità e dei requisiti professionali di cui all'articolo 8 bis ; (3) f) rappresentante dei lavoratori per la sicurezza: persona, ovvero persone, eletta o designata per rappresentare i lavoratori per quanto concerne gli aspetti della salute e della sicurezza durante il lavoro, di seguito denominato rappresentante per la sicurezza; g) prevenzione: il complesso delle disposizioni o misure adottate o previste in tutte le fasi dell'attività lavorativa per evitare o diminuire i rischi professionali nel rispetto della salute della popolazione e dell'integrità dell'ambiente esterno; h) agente: l'agente chimico, fisico o biologico, presente durante il lavoro e potenzialmente dannoso per la salute; i) unità produttiva: stabilimento o struttura finalizzata alla produzione di beni o servizi, dotata di autonomia finanziaria e tecnico funzionale. (1) (1) Il presente articolo è stato così modificato dall'art. 2, D.Lgs , n. 242 (G.U , n. 104, S.O. n. 75). (2) Il presente numero è stato così modificato dall'art. 1 bis, D.L , n. 402, con decorrenza dal Si riporta di seguito il testo previgente: Selezione tratta dalla banca dati Codice di Ambiente e Sicurezza 7

8 "1) specializzazione in medicina del lavoro o in medicina preventiva dei lavoratori e psicotecnica o in tossicologia industriale o in igiene industriale o in fisiologia ed igiene del lavoro o in clinica del lavoro ed altre specializzazioni individuate, ove necessario, con decreto del Ministro della sanità di concerto con il Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica;" (3) La presente lettera è stata così modificata dall'art. 1, D.Lgs , n. 195, con decorrenza dal Si riporta di seguito il testo previgente: "e) responsabile del servizio di prevenzione e protezione: persona designata dal datore di lavoro in possesso di attitudini e capacità adeguate;" Titolo I - Capo II - Servizio di protezione e prevenzione Articolo 8: Servizio di prevenzione e protezione 1. Salvo quanto previsto dall'art. 10, il datore di lavoro organizza all'interno dell'azienda, ovvero dell'unità produttiva, il servizio di prevenzione e protezione, o incarica persone o servizi esterni all'azienda, secondo le regole di cui al presente articolo. 2. Il datore di lavoro designa all'interno dell'azienda ovvero dell'unità produttiva, una o più persone da lui dipendenti per l'espletamento dei compiti di cui all'articolo 9, tra cui il responsabile del servizio in possesso delle capacità e dei requisiti professionali di cui all'articolo 8 bis, previa consultazione del rappresentante per la sicurezza. (4) 3. I dipendenti di cui al comma 2 devono essere in numero sufficiente, possedere le capacità necessarie e disporre di mezzi e di tempo adeguati per lo svolgimento dei compiti loro assegnati. Essi non possono subire pregiudizio a causa dell'attività svolta nell'espletamento del proprio incarico. 4. Salvo quanto previsto dal comma 2, il datore di lavoro può avvalersi di persone esterne all'azienda in possesso delle conoscenze professionali necessarie per integrare l'azione di prevenzione e protezione. (1) 5. L'organizzazione del servizio di prevenzione e protezione all'interno dell'azienda, ovvero dell'unità produttiva, è comunque obbligatoria nei seguenti casi: a) nelle aziende industriali di cui all'art. 1 del decreto del Presidente della Repubblica 17 maggio 1988, n. 175 e successive modifiche, soggette all'obbligo di dichiarazione o notifica, ai sensi degli articoli 4 e 6 del decreto stesso; b) nelle centrali termoelettriche; c) negli impianti e laboratori nucleari; d) nelle aziende per la fabbricazione ed il deposito separato di esplosivi, e) nelle aziende industriali con oltre 200 lavoratori dipendenti; f) nelle industrie estrattive con oltre 50 lavoratori dipendenti. g) nelle strutture di ricovero e cura sia pubbliche sia private. (2) 6. Salvo quanto previsto dal comma 5, se le capacità dei dipendenti all'interno dell'azienda ovvero dell'unità produttiva, sono insufficienti, il datore di lavoro deve far ricorso a persone o servizi esterni all'azienda, previa consultazione del rappresentante per la sicurezza. (3) 7. Il servizio esterno deve essere adeguato alle caratteristiche dell'azienda, ovvero unità produttiva, a favore della quale è chiamato a prestare la propria opera, anche con riferimento al numero degli operatori. 8. Il responsabile del servizio esterno deve possedere le capacità e i requisiti professionali di cui all'articolo 8 bis. (5) 9. Il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, con decreto di concerto con i Ministri della sanità e dell'industria, del commercio e dell'artigianato, sentita la commissione consultiva permanente, può individuare specifici requisiti, modalità e procedure, per la certificazione dei servizi, nonché il numero minimo degli operatori di cui ai commi 3 e Qualora il datore di lavoro ricorra a persone o servizi esterni egli non è per questo liberato dalla propria responsabilità in materia. 11. Il datore di lavoro comunica all'ispettorato del lavoro e alle unità sanitarie locali territorialmente competenti il nominativo della persona designata come responsabile del servizio di prevenzione e protezione interno ovvero esterno all'azienda. Tale comunicazione è corredata da una dichiarazione nella quale si attesti con riferimento alle persone designate: a) i compiti svolti in materia di prevenzione e protezione; b) il periodo nel quale tali compiti sono stati svolti; c) il curriculum professionale (1) Il presente comma è stato così modificato dall'art. 6, c. 1, D.Lgs , n. 242 (in S.O. n. 75 alla G.U. del , n. 104). (2) Il presente comma è stato così modificato dall'art. 6, c. 2, D.Lgs , n. 242 (in S.O. n. 75 alla G.U. del , n. 104). (3) Il presente comma prima modificato dall'art. 6, c. 3, D.Lgs , n. 242, è stato, poi, così modificato dall'art. 21, L , n. 39, con decorrenza dal Si riporta di seguito il testo previgente: "6. Salvo quanto Selezione tratta dalla banca dati Codice di Ambiente e Sicurezza 8

9 previsto dal comma 5, se le capacità dei dipendenti all'interno dell'azienda ovvero dell'unità produttiva, sono insufficienti, il datore di lavoro può far ricorso a persone o servizi esterni all'azienda, previa consultazione del rappresentante per la sicurezza." (4) Il presente comma è stato così modificato dall'art. 1, D.Lgs , n. 195, con decorrenza dal Si riporta di seguito il testo previgente:"2. Il datore di lavoro designa all'interno dell'azienda ovvero dell'unità produttiva, una o più persone da lui dipendenti per l'espletamento dei compiti di cui all'articolo 9, tra cui il responsabile del servizio in possesso di attitudini e capacità adeguate, previa consultazione del rappresentante per la sicurezza." (5) Il presente comma è stato così modificato dall'art. 1, D.Lgs , n. 195, con decorrenza dal Si riporta di seguito il testo previgente:"8. Il responsabile del servizio esterno deve possedere attitudini e capacità adeguate." Titolo I - Capo II - Servizio di protezione e prevenzione Articolo 8 Bis: Capacità e requisiti professionali degli addetti e dei responsabili dei servizi di prevenzione e protezione interni o esterni 1. Le capacità ed i requisiti professionali dei responsabili e degli addetti ai servizi di prevenzione e protezione interni o esterni devono essere adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro e relativi alle attività lavorative. 2. Per lo svolgimento delle funzioni da parte dei soggetti di cui al comma 1, è necessario essere in possesso di un titolo di studio non inferiore al diploma di istruzione secondaria superiore ed essere inoltre in possesso di un attestato di frequenza, con verifica dell'apprendimento, a specifici corsi di formazione adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro e relativi alle attività lavorative. In sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano sono individuati gli indirizzi ed i requisiti minimi dei corsi. 3. I corsi di formazione di cui al comma 2 sono organizzati dalle regioni e province autonome, dalle università, dall'ispesl, dall'inail, dall'istituto italiano di medicina sociale, dal Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile, dall'amministrazione della Difesa, dalla Scuola superiore della pubblica amministrazione, dalle associazioni sindacali dei datori di lavoro o dei lavoratori o dagli organismi paritetici. Altri soggetti formatori possono essere individuati in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. 4. Per lo svolgimento della funzione di responsabile del servizio prevenzione e protezione, oltre ai requisiti di cui al comma 2, è necessario possedere un attestato di frequenza, con verifica dell'apprendimento, a specifici corsi di formazione in materia di prevenzione e protezione dei rischi, anche di natura ergonomica e psico-sociale, di organizzazione e gestione delle attività tecnico amministrative e di tecniche di comunicazione in azienda e di relazioni sindacali. 5. I responsabili e gli addetti dei servizi di prevenzione e protezione sono tenuti a frequentare corsi di aggiornamento secondo indirizzi definiti in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, con cadenza almeno quinquennale. 6. Coloro che sono in possesso di laurea triennale di "Ingegneria della sicurezza e protezione" o di "Scienze della sicurezza e protezione" o di "Tecnico della prevenzione nell'ambiente e nei luoghi di lavoro" sono esonerati dalla frequenza ai corsi di formazione di cui al comma È fatto salvo l'articolo Gli organismi statali di formazione pubblici, previsti al comma 3, organizzano i corsi di formazione secondo tariffe, determinate sulla base del costo effettivo del servizio, da stabilire, con le relative modalità di versamento, con decreto del Ministro competente per materia, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto. 9. Le amministrazioni pubbliche di cui al presente decreto, organizzano i corsi di formazione nei limiti delle risorse finanziarie proprie o con le maggiori entrate derivanti dall'espletamento di dette attività a carico dei partecipanti. 10. La partecipazione del personale delle pubbliche amministrazioni ai corsi di formazione di cui al presente articolo è disposta nei limiti delle risorse destinate dalla legislazione vigente alla formazione del personale medesimo. (1) (1) Il presente articolo è stato inserito dall'art. 2, D.Lgs , n. 195, con decorrenza dal Titolo I - Capo II - Servizio di protezione e prevenzione Articolo 9 - Compiti del servizio di prevenzione e protezione 1. Il servizio di prevenzione e protezione dai rischi professionali provvede: a) all'individuazione dei fattori di rischio, alla valutazione dei rischi e all'individuazione delle misure per la sicurezza e la salubrità degli ambienti di lavoro, nel rispetto della normativa vigente sulla base della specifica conoscenza dell'organizzazione aziendale; Selezione tratta dalla banca dati Codice di Ambiente e Sicurezza 9

10 b) ad elaborare, per quanto di competenza, le misure preventive e protettive e i sistemi di cui all'art. 4, comma 2, lettera b) e i sistemi di controllo di tali misure; c) ad elaborare le procedure di sicurezza per le varie attività aziendali; d) a proporre i programmi di informazione e formazione dei lavoratori; e) a partecipare alle consultazioni in materia di tutela della salute e di sicurezza di cui all'art. 11; f) a fornire ai lavoratori le informazioni di cui all'art Il datore di lavoro fornisce ai servizi di prevenzione e protezione informazioni in merito a: a) la natura dei rischi; b) l'organizzazione del lavoro, la programmazione e l'attuazione delle misure preventive e protettive; c) la descrizione degli impianti e dei processi produttivi; d) i dati del registro degli infortuni e delle malattie professionali; e) le prescrizioni degli organi di vigilanza. 3. I componenti del servizio di prevenzione e protezione e i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza sono tenuti al segreto in ordine ai processi lavorativi di cui vengono a conoscenza nell'esercizio delle funzioni di cui al presente decreto. 4. Il servizio di prevenzione e protezione è utilizzato dal datore di lavoro. Titolo I - Capo II - Servizio di protezione e prevenzione Articolo 10 - Svolgimento diretto da parte del datore di lavoro dei compiti di prevenzione e protezione dai rischi 1. Il datore di lavoro può svolgere direttamente i compiti propri del servizio di prevenzione e protezione dai rischi nonché di prevenzione incendi e di evacuazione, nei casi previsti nell'allegato I, dandone preventiva informazione al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza ed alle condizioni di cui ai commi successivi. Esso può avvalersi della facoltà di cui all'art. 8, comma Il datore di lavoro che intende svolgere i compiti di cui al comma 1, deve frequentare apposito corso di formazione in materia di sicurezza e salute sul luogo di lavoro, promosso anche dalle associazioni dei datori di lavoro e trasmettere all'organo di vigilanza competente per territorio: a) una dichiarazione attestante la capacità di svolgimento dei compiti di prevenzione e protezione dai rischi; b) una dichiarazione attestante gli adempimenti di cui all'art. 4, commi 1, 2, 3 e 11(1); c) una relazione sull'andamento degli infortuni e delle malattie professionali della propria azienda elaborata in base ai dati degli ultimi tre anni del registro infortuni o, in mancanza dello stesso, di analoga documentazione prevista dalla legislazione vigente; d) l'attestazione di frequenza del corso di formazione in materia di sicurezza e salute sul luogo di lavoro Il presente comma è stato così modificato dall'art. 7, c. 1, D.Lgs , n. 242 che ha sostituito la lettera b), il cui testo originario era il seguente: "b) il documento di cui all'art. 4, commi 1,2,3 e 11". TITOLO X - DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI Articolo 95 - Norma transitoria 1. In sede di prima applicazione del presente decreto e comunque non oltre il 31 dicembre 1996 il datore di lavoro che intende svolgere direttamente i compiti di prevenzione e protezione dai rischi è esonerato dalla frequenza del corso di formazione di cui al comma 2 dell'art. 10, ferma restando l'osservanza degli adempimenti previsti dal predetto art. 10, comma 2, lettere a), b) e c). Allegato 1 - Casi in cui è consentito lo svolgimento diretto da parte del datore di lavoro dei compiti di prevenzione e protezione dai rischi (art. 10) 1. Aziende artigiane e industriali [1] fino a 30 addetti 2. Aziende agricole e zootecniche fino a 10 addetti [2] 3. Aziende della pesca fino a 20 addetti 4. Altre aziende fino a 200 addetti [1] Escluse le aziende industriali di cui all'art. 1 del decreto del Presidente della Repubblica 17 maggio 1988, n. 175, e successive modifiche, soggette all'obbligo di dichiarazione o notifica ai sensi degli articoli 4 e 6 del decreto stesso, le centrali termoelettriche, gli impianti ed i laboratori nucleari, le aziende estrattive ed altre attività minerarie, le aziende per la fabbricazione ed il deposito separato di esplosivi, polveri e munizioni, le strutture di ricovero e cura sia pubbliche sia private. [2] Addetti assunti a tempo indeterminato. (1) (1) Il presente allegato è stato così modificato dall' art. 26, D.Lgs , n. 242 (G.U , n. 104). Selezione tratta dalla banca dati Codice di Ambiente e Sicurezza 10

11 Decreto ministeriale 16 gennaio 1997 (Gazzetta Ufficiale 3 febbraio 1997, n. 27) Individuazione dei contenuti minimi della formazione dei lavoratori, dei rappresentanti per la sicurezza e dei datori di lavoro che possono svolgere direttamente i compiti propri del responsabile del servizio di prevenzione e protezione. Introduzione Individuazione dei contenuti minimi della formazione dei lavoratori, dei rappresentanti per la sicurezza e dei datori di lavoro che possono svolgere direttamente i compiti propri del responsabile del servizio di prevenzione e protezione. In accordo con quanto stabilito dal D.Lgs. 626/94 indica il contenuto minimo del programma di formazione dei lavoratori, dei rappresentanti per la sicurezza e dei datori di lavoro che possono svolgere direttamente i compiti propri del responsabile del servizio di prevenzione e protezione. Fissa inoltre la durata minima, in ore, dei corsi di formazione. Stabilisce inoltre che l'attestazione dell'avvenuta formazione debba essere conservata in azienda a cura del datore di lavoro. Riferimenti legislativi: D.Lgs. 19/09/94, Attuazione delle Dir. CEE 89/391, 89/654, 89/655, 89/656, 90/269, 90/270, 90/394 e 90/679 riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro. D.Lgs. 19/03/96, Modifiche ed integrazioni al D.Lgs. 626/94, recante attuazione delle Dir. CEE in materia di miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro Tratto da Annuario di normativa tecnica e legislazione ambientale, a cura del Comitato Termotecnico Italiano, Il Sole24Ore, Milano, Preambolo Il Ministro del lavoro e della previdenza sociale e il Ministro della sanità: visto l'art. 22, comma 7, del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, come modificato dal decreto legislativo 19 marzo 1996, n. 242, il quale prevede l'emanazione di un decreto dei Ministri del lavoro e della previdenza sociale e della sanità per l'individuazione dei contenuti minimi della formazione dei lavoratori, dei rappresentanti per la sicurezza e dei datori di lavoro che possono svolgere direttamente i compiti propri del responsabile del servizio di prevenzione e protezione; sentita la commissione consultiva permanente per la prevenzione degli infortuni e l'igiene del lavoro; Decretano: Articolo 1: Formazione dei lavoratori I contenuti della formazione dei lavoratori devono essere commisurati alle risultanze della valutazione dei rischi e devono riguardare almeno: a) i rischi riferiti al posto di lavoro ed alle mansioni nonché i possibili danni e le conseguenti misure e procedure di prevenzione e protezione; b) nozioni relative ai diritti e doveri dei lavoratori in materia di sicurezza e salute sul posto di lavoro; c) cenni di tecnica della comunicazione interpersonale in relazione al ruolo partecipativo. Articolo 2: Formazione del rappresentante per la sicurezza I contenuti della formazione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza sono i seguenti: a) principi costituzionali e civilistici; b) la legislazione generale e speciale in materia di prevenzione infortuni e igiene del lavoro; c) i principali soggetti coinvolti ed i relativi obblighi; d) la definizione e l'individuazione dei fattori di rischio; e) la valutazione dei rischi; f) l'individuazione delle misure (tecniche, organizzative, procedurali) di prevenzione e protezione; g) aspetti normativi dell'attività di rappresentanza dei lavoratori; h) nozioni di tecnica della comunicazione. La durata dei corsi per i rappresentanti dei lavoratori e' di trentadue ore, fatte salve diverse determinazioni della contrattazione collettiva. Articolo 3: Formazione dei datori di lavoro Formazione dei datori di lavoro Formazione dei datori di lavoro I contenuti della formazione dei datori di lavoro che possono svolgere direttamente i compiti propri del responsabile del servizio di prevenzione e protezione sono i seguenti: Selezione tratta dalla banca dati Codice di Ambiente e Sicurezza 11

12 a) il quadro normativo in materia di sicurezza dei lavoratori e la responsabilità civile e penale; b) gli organi di vigilanza e di controlli nei rapporti con le aziende; c) la tutela assicurativa, le statistiche ed il registro degli infortuni; d) i rapporti con i rappresentanti dei lavoratori; e) appalti, lavoro autonomo e sicurezza; f) la valutazione dei rischi; g) i principali tipi di rischio e le relative misure tecniche, organizzative e procedurali di sicurezza; h) i dispositivi di protezione individuale; i) la prevenzione incendi ed i piani di emergenza; l) la prevenzione sanitaria; m) l'informazione e la formazione dei lavoratori. La durata minima dei corsi per i datori di lavoro e' di sedici ore. Articolo 4: Attestazione dell'avvenuta formazione L'attestazione dell'avvenuta formazione deve essere conservata in azienda a cura del datore di lavoro. Selezione tratta dalla banca dati Codice di Ambiente e Sicurezza 12

13 Legge 1 marzo 2002, n. 39 (Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 26 marzo 2002, n Supplemento Ordinario n. 54) Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'italia alle Comunità europee. (Legge comunitaria 2001) Articolo 21 - Delega al Governo per l'esecuzione della sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee del 15 novembre 2001, nella causa C-49/00 e parziale attuazione 1. Il Governo è delegato ad emanare, nel termine di cui al comma 1 dell'articolo 1 della presente legge, un decreto legislativo recante le modifiche al decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modificazioni, necessarie ai fini dell'adeguamento ai principi e criteri affermati dalla sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee del 15 novembre 2001, nella causa C-49/00. Il decreto legislativo è emanato con le modalità di cui ai commi 2 e 3 dell'articolo 1, e nel rispetto dei principi e dei criteri stabiliti nell'articolo L'articolo 4, comma 1, del citato decreto legislativo n. 626 del 1994, è sostituito dal seguente: "1. Il datore di lavoro, in relazione alla natura dell'attività dell'azienda ovvero dell'unità produttiva, valuta tutti i rischi per la sicurezza e per la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, anche nella scelta delle attrezzature di lavoro e delle sostanze o dei preparati chimici impiegati, nonché nella sistemazione dei luoghi di lavoro". 3. All'articolo 8, comma 6, del citato decreto legislativo n. 626 del 1994, dopo la parola: "lavoro", la parola: "può" è sostituita dalla seguente: "deve". 4. Agli eventuali oneri derivanti dall'applicazione dei commi 1, 2 e 3 si provvede ai sensi dell'articolo 2, comma 1, lettera d). Selezione tratta dalla banca dati Codice di Ambiente e Sicurezza 13

14 Decreto Legislativo 23 giugno 2003, n. 195 (Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 29 luglio 2003, n. 174) Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, per l'individuazione delle capacità e dei requisiti professionali richiesti agli addetti ed ai responsabili dei servizi di prevenzione e protezione dei lavoratori, a norma dell'articolo 21 della legge 1 marzo 2002, n. 39. Preambolo IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione; Vista la legge 1 marzo 2002, n. 39, legge comunitaria per l'anno 2001, ed in particolare l'articolo 21; Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 31 gennaio 2003; Acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano; Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica; Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 19 giugno 2003; Sulla proposta del Ministro per le politiche comunitarie e del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con i Ministri dell'economia e delle finanze, degli affari esteri, della giustizia, della salute, delle attività produttive, per la funzione pubblica e per gli affari regionali; Emana il seguente decreto legislativo: Articolo 1: Modifiche al decreto legislativo 19 settembre 1994, n Al comma 1, lettera e), dell'articolo 2 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modificazioni, le parole:"attitudini e capacità adeguate" sono sostituite dalle seguenti: "delle capacità e dei requisiti professionali di cui all'articolo 8 bis". 2. Al comma 2 dell'articolo 8 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modificazioni, le parole: "di attitudini e capacità adeguate" sono sostituite dalle seguenti: "delle capacità e dei requisiti professionali di cui all'articolo 8 bis". 3. Al comma 8, dell'articolo 8 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modificazioni, le parole: "attitudini e capacità adeguate" sono sostituite dalle seguenti: "le capacità e i requisiti professionali di cui all'articolo 8 bis". Articolo 2: Inserimento dell'art. 8-bis dopo l'articolo 8 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n Dopo l' articolo 8 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modificazioni, è inserito il seguente: "Art. 8 bis (Capacità e requisiti professionali degli addetti e dei responsabili dei servizi di prevenzione e protezione interni o esterni) Le capacità ed i requisiti professionali dei responsabili e degli addetti ai servizi di prevenzione e protezione interni o esterni devono essere adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro e relativi alle attività lavorative. 2. Per lo svolgimento delle funzioni da parte dei soggetti di cui al comma 1, è necessario essere in possesso di un titolo di studio non inferiore al diploma di istruzione secondaria superiore ed essere inoltre in possesso di un attestato di frequenza, con verifica dell'apprendimento, a specifici corsi di formazione adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro e relativi alle attività lavorative. In sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano sono individuati gli indirizzi ed i requisiti minimi dei corsi. 3. I corsi di formazione di cui al comma 2 sono organizzati dalle regioni e province autonome, dalle università, dall'ispesl, dall'inail, dall'istituto italiano di medicina sociale, dal Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile, dall'amministrazione della Difesa, dalla Scuola superiore della pubblica amministrazione, dalle associazioni sindacali dei datori di lavoro o dei lavoratori o dagli organismi paritetici. Altri soggetti formatori possono essere individuati in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. 4. Per lo svolgimento della funzione di responsabile del servizio prevenzione e protezione, oltre ai requisiti di cui al comma 2, è necessario possedere un attestato di frequenza, con verifica dell'apprendimento, a specifici corsi di formazione in materia di prevenzione e protezione dei rischi, anche di natura ergonomica e psico-sociale, di organizzazione e gestione delle attività tecnico amministrative e di tecniche di comunicazione in azienda e di relazioni sindacali. 5. I responsabili e gli addetti dei servizi di prevenzione e protezione sono tenuti a frequentare corsi di Selezione tratta dalla banca dati Codice di Ambiente e Sicurezza 14

15 aggiornamento secondo indirizzi definiti in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, con cadenza almeno quinquennale. 6. Coloro che sono in possesso di laurea triennale di "Ingegneria della sicurezza e protezione" o di "Scienze della sicurezza e protezione" o di "Tecnico della prevenzione nell'ambiente e nei luoghi di lavoro" sono esonerati dalla frequenza ai corsi di formazione di cui al comma E' fatto salvo l'articolo Gli organismi statali di formazione pubblici, previsti al comma 3, organizzano i corsi di formazione secondo tariffe, determinate sulla base del costo effettivo del servizio, da stabilire, con le relative modalità di versamento, con decreto del Ministro competente per materia, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto. 9. Le amministrazioni pubbliche di cui al presente decreto, organizzano i corsi di formazione nei limiti delle risorse finanziarie proprie o con le maggiori entrate derivanti dall'espletamento di dette attività a carico dei partecipanti. 10. La partecipazione del personale delle pubbliche amministrazioni ai corsi di formazione di cui al presente articolo è disposta nei limiti delle risorse destinate dalla legislazione vigente alla formazione del personale medesimo.". Articolo 3: Norma transitoria e clausola di cedevolezza 1. Possono svolgere l'attività di addetto o di responsabile del servizio di prevenzione e protezione coloro che dimostrino di svolgere l'attività medesima, professionalmente o alle dipendenze di un datore di lavoro, da almeno sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Tali soggetti sono tenuti a conseguire un attestato di frequenza al corsi di formazione di cui all'articolo 2, primo capoverso, comma 2, entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto. 2. Fino all'istituzione dei corsi di formazione di cui all'articolo 2, primo capoverso, comma 2, possono svolgere l'attività di addetto o di responsabile del servizio di prevenzione e protezione coloro che, in possesso di un titolo di studio non inferiore al diploma di istruzione secondaria superiore, abbiano frequentato corsi di formazione organizzati da enti e organismi pubblici o da altri soggetti ritenuti idonei dalle regioni. Tali corsi devono essere rispondenti ai contenuti minimi di formazione di cui all'articolo 3 del decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale e del Ministro della sanità in data 16 gennaio 1997, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 27 del 3 febbraio In relazione a quanto disposto dall'articolo 117, quinto comma della Costituzione, le norme del presente decreto afferenti a materie di competenza legislativa delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano, che non abbiano ancora provveduto ad adeguarsi, con riferimento al requisiti e capacità dei responsabili e degli addetti ai servizi di prevenzione e protezione, alla sentenza della Corte di giustizia della Comunità europea del 15 novembre 2001, nella causa n. 49/00, si applicano sino alla data di entrata in vigore della normativa di adeguamento di ciascuna regione e provincia autonoma, nel rispetto dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dei principi fondamentali desumibili dal presente decreto. Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare. Selezione tratta dalla banca dati Codice di Ambiente e Sicurezza 15

16 Prassi Circolare del Ministero del lavoro e della Previdenza Sociale 19 novembre 1996, n. 154 (Gazzetta Ufficiale 4 dicembre 1996, n. 284) Ulteriori indicazioni in ordine all'applicazione del decreto legislativo 19 settembre 1994 n. 626 come modificato dal decreto legislativo marzo 1996 n Sicurezza ed igiene del lavoro - Applicazione del D.Lgs. n. 626/94 ai collaboratori familiari - Natura dell'esonero dall'obbligo di frequenza del corso di formazione in materia di sicurezza e salute per il datore di lavoro - Criteri di computo dei dipendenti ai fini dell'applicazione dei diversi istituti normativi del D.Lgs. n. 626/1994 condizionati da una determinata consistenza numerica dei dipendenti Premessa - Con riferimento ai numerosi quesiti pervenuti in ordine alla applicazione del decreto legislativo n. 626/94 e successive modifiche si danno seguito, le più urgenti indicazioni operative al fine di agevolare un adempimento uniforme della nuova disciplina. 1. Applicazione del DLV 626/94 e successive modifiche ai collaboratori familiari di cui all'articolo 230 bis del Codice civile Il campo di applicazione relativo ai soggetti beneficiari della tutela antinfortunistica e di igiene, viene individuato direttamente dall'articolo 1 e dall'articolo 2, lettera a), i quali indicano espressamente: 1) la tipologia generale dei lavoratori a cui si devono applicare le misure di tutela (" i lavoratori con rapporto di lavoro subordinato anche speciale - articolo 2, lettera a) ", primo periodo); 2) i soggetti da equiparare a questi ultimi anche se privi di un rapporto subordinato (soci lavoratori di cooperative o di società, anche di fatto, che prestino la loro attività per conto delle società e degli enti stessi, e gli enti dei servizi di orientamento o di formazione scolastica, universitaria e professionale avviati presso datori di lavoro per agevolare o per perfezionare le loro scelte professionali. Sono altresì equiparati agli allievi degli istituti di istruzione e universitari e i partecipanti a corsi di formazione professionale nei quali si faccia uso di laboratori, macchine, apparecchi e attrezzature di lavoro in genere, agenti chimici, fisici e biologici articolo 2, lettera a) secondo periodo); 3) i lavoratori subordinati che devono essere esclusi (gli addetti ai servizi domestici e familiari articolo 2, lettera a), primo periodo); 4) i lavoratori subordinati per i quali le disposizioni si applicano parzialmente (" i lavoratori di cui alla legge 18 dicembre 1973, n. 877; nonché i lavoratori con rapporto contrattuale privato di portierato). Come si vede, il descritto campo di applicazione non ricomprende i collaboratori familiari di cui alla disciplina dell'articolo 230-"bis" del Codice civile, poiché questi ultimi non vi sono richiamati espressamente neanche tra gli equiparati, né sono inquadrabili nella categoria dei lavoratori con rapporto di lavoro subordinato. Infatti, i collaboratori familiari (il coniuge, i parenti entro il 3 grado agli affini entro il 2 grado), sono rilevanti come tali per il nostro ordinamento giuridico proprio quando non sia configurabile un rapporto di lavoro subordinato o, comunque, un rapporto diverso da quello basato sull'interesse familiare. Né, d'altra parte, l'inclusione dei collaboratori familiari tra i soggetti beneficiari della tutela può essere desunta in via interpretativa dall'inclusione dei datori di lavoro delle aziende familiari tra i soggetti destinatari di alcuni obblighi, poiché il datore di lavoro delle aziende familiari si caratterizza per la possibilità di organizzare nella sua impresa sia il lavoro dei collaboratori familiari sia il lavoro di terzi salariati, essendo ininfluente la dimensione dell'impresa stessa. Quindi, agli obblighi a carico degli imprenditori familiari sorgono soltanto in presenza e nei riguardi dei suoi eventuali lavoratori o subordinati, o dei soggetti equiparati rientranti nelle definizioni di cui agli articoli 1 e 2, comma 1. Del resto, già la Corte Costituzionale, con sentenza n. 212 del 3 maggio 1993 ha confermato il principio che la normativa antinfortunistica e di igiene non può trovare applicazione all'impresa familiare poiché questa è permeata di legami affettivi, onde sarebbe "problematico l'incastro di obblighi e doveri sanzionati attraverso ipotesi di reato procedibili d'ufficio". Concludendo, le argomentazioni su esposte conducono a una risposta negativa al quesito posto, nel senso che le disposizioni di cui ai decreti legislativi n. 626/94 e n. 242/96 non trovano applicazione nei confronti dei collaboratori familiari di cui all'articolo 230 bis del Codice civile. Coerentemente, i collaboratori familiari non devono essere computati ai fini dell'applicazione dei diversi istituti normativa condizionati da una determinata consistenza numerica. 2. Natura dell'esonero (se temporaneo o permanente) dall'obbligo di frequenza del corso di cui all'articolo 10 comma 2 per il datore di lavoro che intenda svolgere direttamente i compiti del servizio di prevenzione e protezione Selezione tratta dalla banca dati Codice di Ambiente e Sicurezza 16

17 In relazione alla formulazione dall'articolo 24 sono stati richiesti chiarimenti in ordine alla portata dell'esonero dalla frequenza del corso di formazione in materia di sicurezza e salute per il datore di lavoro che intende svolgere direttamente i compiti di prevenzione e protezione dai rischi e lo notifichi entro il 31 dicembre Al riguardo, una lettura coordinata degli articoli 10, 2 comma e 95 induce a ritenere che la natura dell'esonero è di carattere permanente. L'articolo 95, come si evince dalla sua rubricazione (disposizioni transitorie e finali) ha la finalità di riconoscere ai datori di lavoro - in sede di prima applicazione del decreto - le capacità necessarie allo svolgimento dei compiti prevenzionistici in virtù dell'esperienza maturata sul campo e conseguentemente, l'esonero dalla frequenza del corso di formazione contestualmente previsto, non può che essere permanente. A maggior conforto di questa tesi va considerato che agli obblighi fondamentali del datore di lavoro in funzione dei quali è Stato introdotto l'obbligo di una formazione specifica vanno assolti entro la stessa data del 1 gennaio 1997, entro la quale è possibile fruire dell'esonero. 3. Criteri di computo dei dipendenti ai fini dell'applicazione dei diversi istituti normativi del Dlgs n. 626/1994 e successive modifiche, condizionati da una determinata consistenza numerica dei dipendenti. L'articolo 2, comma 1, lettera a) 3 e 4 periodo, ai fini della determinazione del numero di dipendenti dal quale il decreto fa discendere particolari obblighi, esclude dal computo, per espressa disposizione, gli allievi degli istituti di istruzione e universitari e i partecipanti a corsi di formazione professionale nei quali si faccia uso di laboratori, macchine, apparecchi ed attrezzature di lavoro in genere, agenti chimici, fisici e biologici. Inoltre, devono considerarsi esclusi in quanto non rientranti o ricompresi parzialmente nell'ambito di applicazione del decreto, anche agli addetti ai servizi domestici e famigliari, i lavoratori di cui alla legge 18 dicembre 1973 n. 877 e i lavoratori con rapporto contrattuale provato di portierato (articolo 1, comma 3 e 2, comma 1, lettera a). Infine, devono considerarsi esclusi in via interpretativa, facendo ricorso ai principali orientamenti della giurisprudenza in materia di dimensione delle imprese, i lavoratori in prova, i sostituti dei lavoratori assenti con diritto alla conservazione del posto e volontari, come definiti dalla legge 11 agosto n Infine, i dipendenti assunti a termine (stagionali) vanno computati solo qualora il loro inserimento indispensabile per la realizzazione del ciclo produttivo e, con particolare riferimento alle aziende agricole, gli stagionali vanno computati solo se inclusi nell'organigramma dell'azienda (o dell'unità produttiva) necessario ad assicurarne la normale attività dell'intera annata agraria o, quantomeno per un rilevante periodo di essa. Sempre con riferimento alle aziende agricole, fa eccezione a detto principio il caso previsto dall'articolo 10 del decreto in esame, per la cui applicazione si stabilisce espressamente il computo dei dipendenti va effettuato con riferimento agli addetti assunti a tempo indeterminato (allegato 1 nota 2). Al contrario, devono considerarsi computabili i dipendenti con rapporto di lavoro subordinato anche speciale, i soci lavoratori di cooperative di società anche di fatto, gli utenti dei servizi di orientamento di formazione scolastica, universitaria e professionale, avviati presso datori di lavoro per agevolare e per perfezionare le loro scelte professionali. Inoltre dovranno essere altresì ritenuti computabili, anche giovani assunti con contratto di formazione lavoro, agli apprendisti, i titolari di rapporto di lavoro subordinato sportivo, i lavoratoti assenti con diritto a conservazione del posto di lavoro, i lavoratori in trasferta, e i lavoratori a tempo parziale in missione corrispondente al numero di ore contrattualmente previste. Selezione tratta dalla banca dati Codice di Ambiente e Sicurezza 17

18 Circolare del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali 3 dicembre 2003, n PROT /RLA/195 Decreto legislativo 23 giugno 2003, n Chiarimenti interpretativi. Sicurezza ed igiene del lavoro - Infortuni e malattie professionali - Responsabili del servizio di prevenzione - Nuovi requisiti - Chiarimenti Sono pervenuti al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali quesiti in merito al Decreto legislativo23 giugno 2003, n. 195, recante modifiche ed integrazioni al decreto legislativo19 settembre 1994, n. 626, per l'individuazione delle capacità e dei requisiti professionali richiesti agli addetti ed ai responsabili dei servizi di prevenzione e protezione dei lavoratori a norma dell'art. 21 della legge 1 marzo 2002, n. 39. Al riguardo, pur tenendo presente le competenze delle regioni in materia di sicurezza e salute sui luoghi di lavoro ai sensi del nuovo Titolo V della Costituzione, si ritiene di dare le seguenti indicazioni al fine di fornire utili elementi di valutazione per un'omogenea applicazione della normativa di sicurezza. Il decreto legislativo n. 195/03, con l'inserimento del nuovo articolo 8 bis nell'ambito del d.lgs. n. 626/94, ai fini dell'individuazione delle capacità e dei requisiti professionali degli addetti e dei responsabili del servizio di prevenzione e protezione interno o esterno, ha previsto il possesso di un titolo di studio di istruzione secondaria superiore nonché dell'attestato del superamento di corsi di formazione adeguati alla natura dei rischi. Il medesimo provvedimento ha previsto altresì l'obbligo di frequentare corsi di aggiornamento con cadenza almeno quinquennale. Per ciò che concerne l'identificazione dei titoli accademici, il cui possesso esonera dalla frequenza dei corsi, si precisa che l'elenco riportato al comma 6 del nuovo articolo 8 bis non è estensibile in via interpretativa, ma solo in via legislativa, a meno che non venga dichiarata l'equipollenza di altri titoli ai suddetti, da parte del Ministero dell'istruzione dell'università e della Ricerca. In ordine poi al quesito se i soggetti di cui al predetto comma 6, siano esonerati dalla frequenza dei corsi di aggiornamento, si ritiene che, stante la dizione letterale della norma che fa riferimento solo ai corsi di cui al comma 2, essi siano tenuti alla frequenza dei corsi di cui al comma 5. In relazione alla disposizione di cui all'art. 3, comma 1, del decreto legislativo n. 195/03, la cui finalità è quella di consentire lo svolgimento dell'attività di addetto o responsabile per coloro che, pur non in possesso del diploma di istruzione secondaria superiore, dimostrino di aver svolto per almeno sei mesi le predette funzioni, si precisa che non è sufficiente che tali funzioni siano state svolte per almeno un semestre antecedentemente al 13 agosto 2003, data di entrata in vigore del decreto legislativo, ma è necessario che. alla medesima data, tali funzioni fossero ancora in corso di svolgimento. Tale requisito sarà dimostrato dagli atti aziendali quali ad esempio, formale nomina, comunicazione ex art. 8, comma 11, del d.lgs.626/94, indicazione della funzione svolta nel documento di valutazione dei rischi, contratto, lettera di incarico, o tramite ogni altra documentazione atta a dimostrare il periodo di attività richiesta. Al riguardo, si evidenzia altresì che il termine di un anno dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo n. 195, termine entro il quale i soggetti di cui all'articolo 3, comma 1, appena citato, sono tenuti a frequentare i corsi di cui all'articolo 8 bis, comma 2, del d.lgs. n. 626/94, deve essere rispettato nell'ipotesi in cui i corsi siano stati effettivamente attivati. Pertanto, qualora entro il predetto anno non si sia ancora provveduto in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo stato, le regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano all'individuazione degli indirizzi e dei requisiti minimi dei corsi e, conseguentemente, all'attivazione degli stessi, i soggetti interessati potranno frequentare i corsi non appena vengano attivati. Infine, in relazione alla disposizione di cui all'art. 3, comma 2, con riferimento all'attività di responsabile o addetto da parte di coloro che sono in possesso del titolo di studio ma non svolgevano tale attività alla data di entrata in vigore del decreto stesso, si chiarisce che la predetta norma prevede la possibilità di svolgere tale attività purchè i soggetti interessati abbiano frequentato o frequentino un corso di formazione organizzato da enti e organismi pubblici o da altri soggetti ritenuti idonei dalle regioni rispondente ai contenuti minimi di formazione di cui all'art. 3 del D.M. 16 gennaio Tali soggetti dovranno comunque frequentare i corsi di cui all'articolo 8 bis, commi 2 e 4, non appena i corsi stessi siano effettivamente attivati. Selezione tratta dalla banca dati Codice di Ambiente e Sicurezza 18

19 Conferenza Stato-Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano - Provvedimento 26 gennaio 2006 (Gazzetta Ufficiale 14 febbraio 2006, n. 37) Accordo tra il Governo e le Regioni e Province autonome, attuativo dell'articolo 2, commi 2, 3, 4 e 5, del Decreto Legislativo 23 giugno 2003, n. 195, che integra il Decreto Legislativo 19 settembre 1994, n. 626, in materia di prevenzione e protezione dei lavoratori sui luoghi di lavoro. (Atto n. 2407). LA CONFERENZA PERMANENTE PER I RAPPORTI TRA LO STATO, LE REGIONI E LE PROVINCE AUTONOME DI TRENTO E DI BOLZANO Nell'odierna seduta del 26 gennaio 2006: Premesso che: il decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626 come integrato dal decreto legislativo 23 giugno 2003, n nel recare disposizioni per l'individuazione delle capacità e dei requisiti professionali richiesti agli addetti ed ai responsabili dei servizi di prevenzione e protezione dei lavoratori, a norma dell'articolo 21 della legge 1 marzo 2002, n all'art. 8 bis: quanto ai responsabili dei servizi di prevenzione e protezione dei lavoratori (RSPP) e agli addetti ai servizi di prevenzione e protezione dei lavoratori (ASPP) sui luoghi di lavoro, interni o esterni, dispone il possesso di capacità adeguate alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro e relativi alle attività lavorative (comma 1); quanto ai requisiti professionali, prevede che i responsabili e gli addetti di cui al comma 1, debbano essere in possesso di un titolo di studio non inferiore al diploma di istruzione secondaria superiore ed essere, inoltre, in possesso di un attestato di frequenza a specifici corsi di formazione, con verifica dell'apprendimento, demandando a questa Conferenza l'individuazione degli indirizzi ed i requisiti minimi dei corsi stessi (comma 2); quanto allo svolgimento di detti corsi, individua esattamente i soggetti deputati alla loro organizzazione (regioni e province autonome, università, ISPESL, INAIL, Istituto italiano di medicina sociale, Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile, Amministrazione della difesa, Scuola superiore della pubblica amministrazione, associazioni sindacali dei datori di lavoro o dei lavoratori o organismi paritetici), dando facoltà a questa Conferenza di individuare altri soggetti (comma 3); per lo svolgimento della funzione di responsabile del servizio prevenzione e protezione, oltre ai requisiti di cui al comma 2, richiede il possesso di un attestato di frequenza, con verifica dell'apprendimento, a specifici corsi di formazione in materia di prevenzione e protezione dei rischi, anche di natura ergonomica e psicosociale, di organizzazione e gestione delle attività tecnico-amministrative e di tecniche di comunicazione in azienda e di relazioni sindacali (comma 4); dispone, con cadenza almeno quinquennale, sia per i responsabili, che per gli addetti di cui al citato comma 1, l'obbligo di frequenza di corsi di aggiornamento, demandandone gli indirizzi a questa Conferenza (comma 5); Visto il testo del presente accordo, allegato sub 1, predisposto congiuntamente dai rappresentanti delle regioni e delle province autonome e dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, con l'apporto delle Amministrazioni centrali interessate, come da ultimo perfezionato con il recepimento delle precisazioni richieste dalle regioni con lettera in data 28 ottobre 2005; Visto l'art. 4 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281; Considerato che nel corso dell'odierna seduta di questa Conferenza i presidenti delle regioni e delle province autonome hanno espresso il loro positivo avviso, ai fini del perfezionamento dell'accordo, nel testo allegato sub 1, parte integrante del presente atto; Acquisito l'assenso del Governo; Sancisce accordo tra il Governo e le regioni e le province autonome nei termini di cui all'allegato sub 1, parte integrante del presente atto. ALLEGATO 1 II presente accordo costituisce attuazione del citato art. 8 bis del decreto legislativo 626 del 1994, introdotto dal decreto legislativo n. 195 del 2003 dando seguito a quanto lo stesso dispone sia ai commi 2, 4 e 5, in ordine ai corsi di formazione, sia al comma 3, in ordine all'esercizio della facoltà di questa Conferenza di individuazione di soggetti formatori ulteriori rispetti a quelli espressamente individuati nello stesso comma. Selezione tratta dalla banca dati Codice di Ambiente e Sicurezza 19

20 1. Corsi di formazione in attuazione dei commi 2, 4 dell'art. 8 bis del decreto legislativo 626 del 1994, introdotto dal decreto legislativo n. 195 del I percorsi di formazione delle due figure professionali di Responsabile dei servizi di prevenzione e protezione - RSPP e di Addetto dei servizi di prevenzione e protezione - ASPP sono strutturati in tre moduli (A, B e C), per i cui indirizzi e i requisiti, il presente accordo ha tenuto conto: 1) del contesto di riferimento, che è caratterizzato da: - elevatissimo numero di persone da formare; - forte diversificazione, in riferimento alla tipologia dei settori di attività economiche interessati; - forte diversificazione in tema di tipologia dei rischi; 2) della particolare preparazione richiesta, che ad oggi -pur in mancanza di indicazioni specifiche- fa comunque registrare la maturazione di significative e consolidate esperienze, che rendono necessario prevedere modalità di riconoscimento dei crediti formativi acquisiti in contesto lavorativo, nell'esercizio delle funzioni, al fine di valorizzare il bagaglio di conoscenza già acquisito. In considerazione di quanto precisato al punto 2), si evidenziano pertanto due tipologie di destinatari dei percorsi formativi: a) per coloro che non hanno mai esercitato la professione di RSPP e ASPP; b) per coloro che hanno già svolto o svolgono tali funzioni. Sono state conseguentemente considerate due tipologie di percorsi: 1) per la tipologia di cui alla lettera a), i corsi di formazione per RSPP e ASPP, devono essere sviluppati interamente, attuando i moduli di cui al presente accordo; 2) per la tipologia di cui alla lettera b), è previsto l'esonero dalla frequenza di alcuni moduli del percorso formativo, tenendo conto delle conoscenze acquisite, a seguito delle esperienze maturate Termine per l'attivazione dei corsi formativi II termine per l'attivazione dei percorsi formativi, considerata la necessità di mettere a punto gli aspetti organizzativi per l'avvio del nuovo sistema, è di un anno, a partire dalla data di pubblicazione del presente accordo sulla Gazzetta Ufficiale, ferma restando, sino all'attivazione dei corsi stessi, la disciplina transitoria di cui all'art. 3 del citato decreto legislativo n. 195 del Indirizzi e requisiti dei corsi 2.1 Organizzazione In ordine all'organizzazione dei corsi di formazione, si conviene sui seguenti requisiti: a) individuazione di un responsabile del progetto formativo; b) impiego di docenti con esperienza almeno biennale in materia di prevenzione e sicurezza sul lavoro; c) numero dei partecipanti per ogni corso: massimo 30 unità; d) tenuta del registro di presenza dei "formandi" da parte del soggetto che realizza il corso; e) assenze ammesse: massimo 10% del monte orario complessivo Metodologia di insegnamento/apprendimento Per quanto concerne la metodologia di insegnamento/apprendimento si concorda nel privilegiare le metodologie "attive", che comportano la centralità del discente nel percorso di apprendimento. A tali fini è necessario: a) garantire un equilibrio tra lezioni frontali, esercitazioni in aula e relative discussioni, nonché lavori di gruppo, nel rispetto del monte ore complessivo prefissato per ogni modulo; b) favorire metodologie di apprendimento basate sul problem solving, applicate a simulazioni e problemi specifici, con particolare attenzione ai processi di valutazione e comunicazione legati alla prevenzione. 2.3 Articolazione dei percorsi formativi I percorsi formativi, sono strutturati in tre moduli: A, B e C. Il Modulo A) costituisce il corso di base, per lo svolgimento della funzione di RSPP e di ASPP. La sua durata è di 28 ore. I contenuti delle attività formative: a) sono conformi a quanto indicato nel decreto del Ministro del lavoro del 16 gennaio 1997 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 27 del 3 febbraio 1997), recante individuazione dei contenuti minimi della formazione dei lavoratori, dei rappresentanti per la sicurezza e dei datori di lavoro che possono svolgere direttamente i compiti propri del responsabile del servizio di prevenzione e protezione; b) integrano quelle di cui al D.M. 16 gennaio 1997, richiamato alla lettera a). Detto modulo è dettagliato in allegato A 1 Il Modulo B) di specializzazione, è il corso adeguato alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro e Selezione tratta dalla banca dati Codice di Ambiente e Sicurezza 20

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