RUOLO DELLA INFORMAZIONE E DELLA FORMAZIONE Modulo C4

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1 Corso di di formazione R.S.P.P. D.Lgs.195/2003 e Accordo Stato Regioni Modulo C Specializzazione per R.S.P.P. RUOLO DELLA INFORMAZIONE E DELLA FORMAZIONE Modulo C4 L.Bedogni, L.Gallinari SPSAL Reggio Emilia Ottobre

2 Obiettivo generale Obiettivi specifici MODULO C Il modulo C è un modulo di specializzazione per soli RSPP, valido per tutti i macrosettori e costituisce credito permanente. SVILUPPARE LE CAPACITA GESTIONALI E RELAZIONALI ACQUISIRE ELEMENTI DI CONOSCENZA SU: - sistemi di gestione della sicurezza (SGSL); - organizzazione tecnico-amministrativa della prevenzione; - dinamiche delle relazioni e della comunicazione; - fattori di rischio psico-sociali ed ergonomici; - progettazione e gestione dei processi formativi aziendali. 2

3 Obiettivo generale Obiettivi specifici MODULO C Il modulo C è un modulo di specializzazione per soli RSPP, valido per tutti i macrosettori e costituisce credito permanente. SVILUPPARE LE CAPACITA GESTIONALI E RELAZIONALI ACQUISIRE ELEMENTI DI CONOSCENZA SU: - sistemi di gestione della sicurezza (SGSL); - organizzazione tecnico-amministrativa della prevenzione; - dinamiche delle relazioni e della comunicazione; - fattori di rischio psico-sociali ed ergonomici; - progettazione e gestione dei processi formativi aziendali. 3

4 MODULO C4 RUOLO DELLA INFORMAZIONE E DELLA FORMAZIONE -Dalla valutazione dei rischi alla predisposizione dei piani di informazione e formazione in azienda - Le fonti informative su salute e sicurezza del lavoro - Metodologie per una corretta informazione in azienda (riunioni, gruppi di lavoro specifici, conferenze, ecc.) -Strumenti di informazione su salute e sicurezza del lavoro (circolari, cartellonistica, opuscoli, audiovisivi, avvisi, ecc) - Elementi di progettazione didattica * analisi dei fabbisogni * definizione degli obiettivi didattici * scelta dei contenuti in funzione degli obiettivi * metodologie didattiche 4 * sistemi di valutazione dei risultati della formazione in azienda

5 MODULO C4 ORGANIZZAZIONE E SISTEMI DI GESTIONE Argomenti Obiettivi Legislazione Comunicazione Informazione Formazione Progettazione didattica Valutazione (apprendimento gradimento) Protocollo STD formazione lavoratori Check list vigilanza 5

6 Sulle tavolette di cera non puoi scrivere nulla se non dopo aver cancellato quel che c è già scritto. Ma per ciò che riguarda la mente non è così: lì non puoi cancellare quel che c è già finché non ci hai scritto qualcosa di nuovo. Bacone, citato in Elkana, 1989, p.108

7 MONITORAGGIO E CONTROLLO SU APPLICAZIONE D.LGS. N. 626/94 (dati 2003 su su indagine completata nel 2002) REPORT FINALE REGIONE EMILIA-ROMAGNA Campione di di 1087 Aziende 30% > 200 addetti 10% 60% < 200 addetti < 20 addetti

8 Monitoraggio 626: Giudizio sull applicazione del D.Lgs. 626/94 per argomento A = giudizio insoddisfacente: valori di IG tra 100 e +20 B = giudizio sufficiente: valori di IG tra 21 e 50 C = giudizio soddisfacente: valori di IG > 50 Scheda Indice Giudizio Sorveglianza sanitaria 65 Buono Consultazione/partecipazione 35 Discreto Appalti 35 Discreto Valutazione dei rischi 26 Sufficiente Indice globale medio (Media reg.le) 17 Scarso Informazione 15 Scarso Sistema di prevenzione 14 Scarso Programmazione interventi -3 Negativo Formazione -5 Negativo Procedure -15 Negativo

9 Monitoraggio 626: formazione di di tutti i i lavoratori No 14,2% Si 54,9% 30,9% In parte La formazione di tutti i lavoratori è stata effettuata solo nel 54,9% delle aziende sottoposte a monitoraggio. L evasione totale dall obbligo si aggira intorno al 14%.

10 Monitoraggio 626: Organizzazione del sistema di di prevenzione aziendale Il Il programma di di prevenzione è integrato nel più ampio contesto della programmazione aziendale? 44,0% 44% 56% 56,0% il programma è integrato il programma non è integrato 10

11 Monitoraggio 626: CRITICITA RISCONTRATE Difficoltà applicativa nelle piccole aziende rispetto al comparto di appartenenza Punti critici evidenziati: La formazione La programmazione degli interventi Le procedure di sicurezza Applicazione degli aspetti formali e superficiali del 626 Gestione non integrata del sistema sicurezza Deresponsabilizzazione della line aziendale

12 FORMAZIONE COME UNA DELLE STRATEGIE MIRATE ALLA RISOLUZIONE DI PROBLEMATICHE LEGATE ALLA SICUREZZA

13 D.LGS. 626/94 IL 626 E IN ASSOLUTA E POSITIVA CONTINUITA CON GLI OBBLIGHI SANCITI DALL ART. 32 DELLA COSTITUZIONE E DALL ART DEL CODICE CIVILE L ART. 3 INDIVIDUA LE MISURE GENERALI DI TUTELA ENUCLEANDO I PRINCIPI DI PREVENZIONE IMPONE UN SISTEMA DI GESTIONE DELLA SICUREZZA ATTRIBUENDO COMPITI E RESPONSABILITA 13

14 D.LGS. 626/94 IL 626 E IN ASSOLUTA E POSITIVA CONTINUITA CON GLI OBBLIGHI SANCITI DALL ART. 32 DELLA COSTITUZIONE E DALL ART DEL CODICE CIVILE L ART. 3 INDIVIDUA LE MISURE GENERALI DI TUTELA ENUCLEANDO I PRINCIPI DI PREVENZIONE IMPONE UN SISTEMA DI GESTIONE DELLA SICUREZZA ATTRIBUENDO COMPITI E RESPONSABILITA 14

15 D.LGS. 626/94 ART. 3 MISURE GENERALI DI TUTELA a) VALUTAZIONE DEI RISCHI omissis d) PROGRAMMAZIONE DELLA PREVENZIONE omissis s) INFORMAZIONE, FORMAZIONE, CONSULTAZIONE E PARTECIPAZIONE DEI LAVORATORI t) ISTRUZIONE ADEGUATE AI LAVORATORI 15

16 D.LGS. 626/94 ART. 3 MISURE GENERALI DI TUTELA a) VALUTAZIONE DEI RISCHI omissis d) PROGRAMMAZIONE DELLA PREVENZIONE omissis s) INFORMAZIONE, FORMAZIONE, CONSULTAZIONE E PARTECIPAZIONE DEI LAVORATORI t) ISTRUZIONE ADEGUATE AI LAVORATORI 16

17 D.LGS. 626/94 SINERGIA TRA AZIONI PARTICOLARE RILEVANZA ASSUME L INTERAZIONE DI TRE VARIABILI ADEGUAMENTO TECNOLOGICO VIGILANZA FORMAZIONE DELLE RISORSE UMANE 17

18 D.LGS. 626/94 ART. 5 OBBLIGHI DEI LAVORATORI Ciascun lavoratore deve prendersi cura della propria sicurezza e della propria salute e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro, su cui possono ricadere gli effetti delle sue azioni o omissioni, conformemente alla sua FORMAZIONE ed alle istruzioni e ai mezzi forniti dal datore di lavoro. 18

19 D.LGS. 626/94 ART. 21 INFORMAZIONE DEI LAVORATORI 1. Il datore di lavoro provvede affinché ciascun lavoratore riceva un'adeguata INFORMAZIONE su: a) i rischi per la sicurezza e la salute connessi all'attività dell'impresa in generale; b) le misure e le attività di protezione e prevenzione adottate; c) i rischi specifici cui è esposto in relazione all'attività svolta, le normative di sicurezza e le disposizioni aziendali in materia; d) i pericoli connessi all'uso delle sostanze e dei preparati pericolosi sulla base delle schede dei dati di sicurezza previste dalla normativa vigente e dalle norme di buona tecnica; 19

20 D.LGS. 626/94 ART. 21 INFORMAZIONE DEI LAVORATORI 1. Il datore di lavoro provvede affinché ciascun lavoratore riceva un'adeguata INFORMAZIONE su: a) i rischi per la sicurezza e la salute connessi all'attività dell'impresa in generale; b) le misure e le attività di protezione e prevenzione adottate; c) i rischi specifici cui è esposto in relazione all'attività svolta, le normative di sicurezza e le disposizioni aziendali in materia; d) i pericoli connessi all'uso delle sostanze e dei preparati pericolosi sulla base delle schede dei dati di sicurezza previste dalla normativa vigente e dalle norme di buona tecnica; 20

21 D.LGS. 626/94 ART. 21 INFORMAZIONE DEI LAVORATORI 1. Il datore di lavoro provvede affinché ciascun lavoratore riceva un'adeguata INFORMAZIONE su:. e) le procedure che riguardano il pronto soccorso, la lotta antincendio, l'evacuazione dei lavoratori; f) il responsabile del servizio di prevenzione e protezione ed il medico competente; g) i nominativi dei lavoratori incaricati di applicare le misure di cui agli articoli 12 e Il datore di lavoro fornisce le informazioni di cui al comma 1, lettere a), b), c), anche ai lavoratori di cui all'art. 1, comma 3. 21

22 D.LGS. 626/94 ART. 22 FORMAZIONE DEI LAVORATORI COME Commisurata ai risultati della valutazione dei rischi Riferita al posto di lavoro ed alle mansioni Continua e Ripetuta Periodicamente In collaborazione con gli Organismi Paritetici Territoriali In orario di lavoro e senza oneri economici per i lavoratori QUANDO All assunzione, al cambio di mansione, all introduzione di nuove: attrezzature di lavoro, tecnologie, sostanze e preparati pericolosi. 22

23 Decreto Ministeriale Art. 1.- Formazione dei lavoratori. I contenuti della formazione dei lavoratori devono essere commisurati alle risultanze della valutazione dei rischi e devono riguardare almeno: a) i rischi riferiti al posto di lavoro ed alle mansioni nonchè i possibili danni e le conseguenti misure e procedure di prevenzione e protezione; b) nozioni relative ai diritti e doveri dei lavoratori in materia di sicurezza e salute sul posto di lavoro; c) cenni di tecnica della comunicazione interpersonale in relazione al ruolo partecipativo.

24 Definiti Probabilità (P) (P) e gravità (D) (D) del del Danno, il il rischio R viene calcolato con con la la formula R = PxD PxD e si si può può rappresentare in in una una matrice, avente in in ascisse la la gravità ed ed in in ordinate la la probabilità attesa del del suo suo verificarsi P VALUTAZIONE DEI RISCHI: R = PXD D Tale rappresentazione è il punto di partenza per la definizione delle priorità degli interventi di prevenzione e protezione da adottare. La valutazione numerica e cromatica del livello di rischio permette di identificare la priorità degli interventi da effettuare R 6 = Azioni correttive immediate 3 R 4 = Azioni correttive da programmare con urgenza 1 R 2 = Azioni correttive / migliorative da programmare nel breve-medio termine 24

25 VALUTAZIONE DEI RISCHI - schema Argomento Reparto/ Mansione Leggi generali 626 Soggetti Diritti Doveri Comuni cazione tra i soggetti Verniciatura Parte GENERALE Risponde ai commi b) e c) dell art. 2 Concetti Generali Rischio Danno Pre- Venzione Valutazione dei Rischi Parte- RISCHI SPECIFICI 1. Rischi chimici e biologici* La presentazione deve trattare il rischio, i danni e la prevenzione collettiva e individuale. Nebbie Olii (contatto*)/ rischio biologico Fumi saldatura e fumi Vapori vernici e solventi Polveri Etichettatura X X X X X X 25

26 VALUTAZIONE DEI RISCHI - schema Argomento Reparto/ Mansione Parte - RISCHI SPECIFICI 2. Rischi fisici Rumore Vibrazioni Radiazioni Microclima e illuminazione Parte RISCHI SPECIFICI 3. Rischi organizzazione lavoro e mansioni specifiche Movimentazione carichi Videoterminali Carrelli Elevatori Verniciatura X X X 26

27 VALUTAZIONE DEI RISCHI - schema Argomento Reparto/ Mansione Parte RISCHI SPECIFICI 4. Rischi infortuni Parte DPI Parte GESTIONE EMERGEN ZE VAL UTA ZION E Verniciatura Meccanici Generali Elettrici generali Macchine Attrezzature Segnaletica DPI Procedure esodo e incendi Procedure Pronto Soccorso X X X X X X X X 27

28 D.LGS. 626/94 PROGRAMMA DI DI INFORMAZIONE FORMAZIONE ADDESTRAMENTO LAVORATORI GRUPPI Lavoratori già esperti (richiamo della formazione) Lavoratori neo assunti Cambi mansione Lavoratori stranieri Lavoratori interinali/somministrati Studenti in alternanza Scuola-Lavoro Attrezzature e/o DPI (addestramenti particolari) CONDIZONI PARTICOLARI Lavoratrici madri Minori - Apprendisti Lavoro notturno

29 D.LGS. 626/94 PROGRAMMA DI DI INFORMAZIONE FORMAZIONE ADDESTRAMENTO LAVORATORI GRUPPI Lavoratori già esperti (richiamo della formazione) Lavoratori neo assunti Cambi mansione Lavoratori stranieri Lavoratori interinali/somministrati Studenti in alternanza Scuola-Lavoro Attrezzature e/o DPI (addestramenti particolari) CONDIZONI PARTICOLARI Lavoratrici madri Minori - Apprendisti Lavoro notturno 29

30 LE DOMANDE Come faccio a sapere quanto deve durare la formazione di un lavoratore? Quali obiettivi mi devo porre? - acquisizione di conoscenza - cambiamento di opinione - cambiamento di comportamento Quali metodi devo adottare per una corretta formazione? Come faccio a sapere se la formazione eseguita è stata adeguata?

31 COMUNICAZIONE NOZIONI DI BASE 31

32 COMUNICAZIONE - nozioni COMUNICARE: rendere comune, partecipare LA TRASMISSIONE DI UNA INFORMAZIONE, UN MESSAGGIO, DA PARTE DI UN EMITTENTE A UN RICEVENTE EMITTENTE: chi invia, in funzione di uno scopo, un messaggio MEZZO: la parola (ma anche linguaggio non verbale ) SEGNALE: il suono emesso CODICE: il significato del suono emesso PERCEZIONE DEL SEGNALE da parte del ricevente DECODIFICAZIONE DEL SEGNALE: interpretazione del segnale 32

33 IL IL PROCESSO COMUNICATIVO E AD UNA VIA R E : Emittente - CODIFICA R : Ricevente DECODIFICA A DUE VIE DOC. VAL. RISCHI E/R E/R RSPP CIRCOLARE RLS E/R E/R E/R D.D.L M.C. E/R E/R 33

34 TECNICHE PER COMUNICARE EFFICACEMENTE Dimostrare l intenzione di aiutare (empatia) Non dare mai valutazioni sulla persona Argomentare in modo positivo i propri concetti Assumersi sempre la responsabilità di ciò che si fa o si dice Essere dettagliati, ma non perdere di vista gli argomenti da trattare Dosare l impatto in funzione di quanto la persona può accettare, anche in riferimento al linguaggio da utilizzare Discutere cosa è possibile fare insieme per risolvere il problema 34

35 Quelli che si innamorano di pratica senza scienza, sono come il nocchiere che entra in un naviglio che è senza timone o bussola e che mai ha certezza dove si vada; Sempre la pratica deve essere edificata sopra buona teoria. Leonardo da Vinci 35

36 INFORMAZIONE Qualunque segno-messaggio prodotto da un emittente e recepito da un ricevente che modifica lo stato di conoscenza preesistente del ricevente Es.: foglio informativo con organigramma del sistema prevenzione in azienda SAPERE acquisizione di conoscenza 36

37 Processo finalizzato a insegnare al discente come svolgere delle azioni finalizzate a uno scopo ADDESTRAMENTO Es.: Fare una esercitazione di evacuazione SAPER FARE 37

38 FORMAZIONE Processo di insegnamento/apprendimento finalizzato a preparare il discente allo svolgimento di un determinato ruolo o mansione SAPER ESSERE Es.: Corso per Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza 38

39 RUOLO DELLA INFORMAZIONE E DELLA FORMAZIONE 1 ESERCIZIO 39

40 ESERCIZIO Informazione Mandato Individuare gli obblighi informativi, a carico di DDL, RSPP, RLS, MC, LAVORATORI utilizzando lo schema proposto SOGGETTO: XXXXXXX VERSO CHI CHE COSA RSPP MEDICO COMPETENTE RLS LAVORATORI 40

41 INFORMAZIONE ALLA SICUREZZA ORGANIGRAMMA RSPP DATORE DI LAVORO MEDICO COMPETENTE RLS SQUADRA PRONTO SOCC. SQUADRA ANTINCENDIO L azione informativa deve contenere dati, nozioni che siano: VERE ED ESAUSTIVE CHIARE E COMPRENSIBILI MEMORIZZABILI 41

42 REQUISITI DI UN MATERIALE ATTRATTIVA COMPRENSIBILITA ACCETTABILITA COINVOLGIMENTO PERSONALE PERSUASIVITA ATTENDIBILITA MI PIACE LO CAPISCO SONO D ACCORDO MI RIGUARDA DEVO PROPRIO FARE COSI SE LO DICONO LORO CI CREDO 42

43 INFORMAZIONE - MATERIALI ALLERGIA... AL LAVORO? I principali allergeni presenti nei luoghi di lavoro L'opuscolo ha lo scopo di fornire ai lavoratori utili informazioni circa la natura delle diverse manifestazioni allergiche e i principali allergeni che possono esserne la causa. Le allergie infatti, oltre ad essere un rilevante problema di sanità pubblica, sono anche fortemente rappresentate tra le malattie sviluppate in ambito lavorativo; questo comporta un notevole impatto socioeconomico dovuto sia al continuo aumento del numero di casi che all'inabilità temporanea o permanente al lavoro che tali patologie possono comportare. Prodotto: Opuscolo Edizioni: INAIL - settembre 2003 Disponibilità :sì Consultabile anche in rete (.pdf 338Kb) Informazioni e richieste: 43

44 INFORMAZIONE - MATERIALI 44

45 INFORMAZIONE MATERIALI in in LINGUA 45

46 FONTI UTILI SITI WEB

47 Dimentico ciò che odo, Ricordo ciò che vedo, Imparo ciò che faccio Confucio 47

48 IL IL FINE DELLA FORMAZIONE LA FORMAZIONE DEVE DARE UN CONTRIBUTO FORTE ALL'ARRICCHIMENTO PERSONALE Il Il fine specifico della formazione è: è: Indurre cambiamenti comportamentali Migliorare la propria professionalità Imparare a fare qualcosa di utile Diffondere un linguaggio comune Non può colmare carenze strutturali e organizzative 48

49 FORMAZIONE RUOLI E COMPITI DATORE DI LAVORO Integrare le azioni formative nel processo produttivo e nel sistema di gestione della sicurezza DIRIGENTI Predisporre l attività formativa, stabilendo modi e tempi e dando operatività alle proposte del SPP PREPOSTI Impartire disposizioni e istruzioni ai lavoratori Obbligo di sorveglianza 49

50 FORMAZIONE RUOLI E COMPITI DATORE DI LAVORO Integrare le azioni formative nel processo produttivo e nel sistema di gestione della sicurezza DIRIGENTI Predisporre l attività formativa, stabilendo modi e tempi e dando operatività alle proposte del SPP PREPOSTI Impartire disposizioni e istruzioni ai lavoratori Obbligo di sorveglianza 50

51 FORMAZIONE RUOLI E COMPITI DATORE DI LAVORO Integrare le azioni formative nel processo produttivo e nel sistema di gestione della sicurezza DIRIGENTI Predisporre l attività formativa, stabilendo modi e tempi e dando operatività alle proposte del SPP PREPOSTI Impartire disposizioni e istruzioni ai lavoratori Obbligo di sorveglianza 51

52 FORMAZIONE RUOLI E COMPITI RSPP E ADDETTI SPP Introduzione di azioni formative efficaci e coerenti Proporre programmi di informazione e formazione Fornire ai lavoratori le informazioni di cui all art.21 RLS Consultato preventivamente, riceve informazioni, promuove l informazione LAVORATORI Protagonisti attivi della formazione 52

53 FORMAZIONE RUOLI E COMPITI RSPP E ADDETTI SPP Introduzione di azioni formative efficaci e coerenti Proporre programmi di informazione e formazione Fornire ai lavoratori le informazioni di cui all art.21 RLS Consultato preventivamente, riceve informazioni, promuove l informazione LAVORATORI Protagonisti attivi della formazione 53

54 FORMAZIONE RUOLI E COMPITI RSPP E ADDETTI SPP Introduzione di azioni formative efficaci e coerenti Proporre programmi di informazione e formazione Fornire ai lavoratori le informazioni di cui all art.21 RLS Consultato preventivamente, riceve informazioni, promuove l informazione LAVORATORI Protagonisti attivi della formazione 54

55 LA FORMAZIONE COME STRATEGIA AZIENDALE SGSL SISTEMA GESTIONE SICUREZZA PIANI DI FORMAZIONE DDL-DIRIGENTI-RSPP-RLS PERSONALE QUALITA DELLA FORMAZIONE FORMATORE- SOCIETA VALUTAZIONE DEI RISULTATI RSPP-RLS AZIENDA USL COMPORTAMENTI LAVORATORI INFORTUNI 55

56 .. Scarsa conoscenza regole di buona pratica Scarsa conoscenza frequenza e gravità degli infortuni Scarsa percezione del rischio Preoccupazione/fretta Clima di lavoro Stile di sicurezza RLS Organi di vigilanza Materiale disponibile Competenze Fattori Predisponenti Fattori Rinforzanti Fattori Abilitanti Capacità di analisi, pensiero critico Regole/Leggi Uso attrezzature Ritmo di lavoro 56 INFORTUNIO

57 .. Scarsa conoscenza regole di buona pratica Scarsa conoscenza frequenza e gravità degli infortuni Scarsa percezione del rischio Preoccupazione/fretta Clima di lavoro Stile di sicurezza RLS Organi di vigilanza Materiale disponibile Competenze Regole/Leggi Fattori Predisponenti Fattori Rinforzanti Fattori Abilitanti Capacità di analisi, pensiero critico FORMAZIONE Uso attrezzature Ritmo di lavoro 57 INFORTUNIO

58 SOGGETTI 626 Datore di Lavoro autonominato RSPP Responsabile Servizio Prevenzione Protezione RSPP - non DDL Addetto SPP Rappresentante Lavoratori Sicurezza RLS Addetti Prevenzione Incendi (elevato-medio-basso rischio) Addetti Pronto Soccorso (gruppo A- B) Lavoratori - generale LEGGI Decreto Ministero Lavoro-Sanità D. Lgs. 626/94 D. Lgs. 195/2003 Accordo Stato - Regioni D.Lgs. 195/2003 Decreto Ministero Lavoro-Sanità D.M Ministero Interno Decreto 388/2003 D.Lgs. 626/94 Decreto DURATA 16 ore Mod. A 24 Mod.B da 12 a 68 Mod.C 24 aggiornamenti Come sopra no C 32 ore ore ore 4 ore ogni 3 anni Protocollo STD formativi minimi *** 58

59 LAVORATORI DPI Terza Categoria APVR isolanti DPI anticaduta LEGGI Titolo IV D.Lgs. 626/94 Art. 43 comma 4 lett. g e comma 5 UNI EN Titolo IV D.Lgs. 626/94 Art. 43 comma 4 lett. g e comma 5 DURATA 8-20 ore? CARRELLI art. 38 comma 1 lett. b) D.Lgs. 626/94? PIMUS Lavori in quota Agenti Cancerogeni e Biologici Rumore, VDT, Amianto, Agenti chimici Amianto addetti rimozione art. 36-quater commi 6 e 7 D.Lgs. 626/94 e Acc. Stato-Regioni 1/2006 Titolo VII Art Titolo VIII Art. 85 D.Lgs. 626/94 Titolo V-bis Art. 49-nonies Titolo VI Art. 56 Titolo VI-bis Art. 59- quaterdecies - Titolo VII-bis Art. 72- octies D.Lgs. 626/94 D.M. 19/9/ teoria 14 pratica? Ogni 5 anni? ore 59

60 FORMAZIONE - RICOGNIZIONE Ricognizione effettuata in data da Presentata in riunione periodica il Addetti Esistenza programma Esistenza attestato Data formazione RSPP RLS Prevenzion e incendi Pronto soccorso 626 base Xxx 8h si si yyy 4h no si Zzz X Genn

61 FORMAZIONE - RICOGNIZIONE Ricognizione effettuata in data da Presentata in riunione periodica il Lavoratori Esistenza programma Esistenza attestato Data formazio ne Aggiorna mento Reparto Straniero Neo- assunto Xxx 8h si si yyy 8h no si Zzz X Genn

62 PIANO DI FORMAZIONE Presentato in riunione periodica il Aggiornato al allegato al Documento di Valutazione dei Rischi Obiettivi Soggetto formatore Progetto didattico Valutazione Costi Periodi cità Destinatari Lavoratori Art. 22 RSPP X Apprendimento Cambio mans. Condizioni particolari Art. Primo Soccorso Prev. Incendi Art.. Art. Medico comp. Vigili Fuoco Attestato VVF RLS Art.. / 3 anni RSPP Art Ente.. 5 anni 62

63 UN PO DI TEORIA APPRENDIMENTO DEGLI ADULTI ANDRAGOGIA Importanza delle motivazioni e delle barriere nei confronti dell apprendimento Apprendimento collegato con le conoscenze preesistenti e basato sulla vita reale Necessità di un ambiente protetto dove ci si possa sentire a proprio agio e dove sia riconosciuta la propria unicità Permettere la sperimentazione delle nuove conoscenze Coinvolgimento attivo nell apprendimento 63

64 PEDAGOGIA E ANDRAGOGIA PEDAGOGIA ANDRAGOGIA Concetto di sè Dipendenza Autonomia Esperienza Prospettiva temporale Orientamento all apprendimento Oggettivamente limitata Applicazione posticipata Centrato sulle materie/abilità Risorsa Applicazione immediata Centrato sui problemi 64

65 STILI DI INSEGNAMENTO Aiutare i discenti ad identificare i problemi della vita quotidiana Accettare ogni discente come portatore di idee, sentimenti, risorse Aiutare i discenti a utilizzare le proprie esperienze come risorse per l apprendimento Favorire l instaurazione di rapporti di fiducia e di aiuto reciproco Contribuire con il proprio sapere alla crescita cognitiva del gruppo, come un discente tra gli altri Aiutare ad applicare le nuove conoscenze alla realtà 65

66 PROGETTAZIONE DIDATTICA ELEMENTI 66

67 LE FASI DELLA SPIRALE DELLA PROGETTAZIONE NUOVA SITUAZIONE Problema Bisogni 1 ANALISI 1 Destinatari NUOVA 2 ANALISI 6 DIFFUSIONE INFORMAZIONI SUI RISULTATI 5 VALUTAZIONE Apprendimento Gradimento Cambiamento 2-3 PROGETTAZIONE Obiettivi Generali Obiettivi Educativi Specifici Programmi Attuativi 4 ATTUAZIONE Realizzazione concreto (processo operativo) Fattibilità 67

68 SPIRALE PROGETTAZIONE 1-1- ANALISI DEL PROBLEMA PROBLEMA: ostacolo, difficoltà da superare Cambia il quadro normativo Cambia il lavoro, la sua organizzazione, ecc. Cambiano i soggetti, il loro ruolo, le loro relazioni Aumenta la sensibilità sociale rispetto alla salute, di percezione del rischio, ecc. E una strategia che fa parte della politica della sicurezza aziendale IMPORTANTE PER CAPIRE CON CHIAREZZA IL FINE ULTIMO DEL PROCESSO FORMATIVO E DEFINIRE OBIETTIVI ADEGUATI 68

69 SPIRALE PROGETTAZIONE 1-1- ANALISI DEL PROBLEMA PROBLEMA: ostacolo, difficoltà da superare Cambia il quadro normativo Cambia il lavoro, la sua organizzazione, ecc. Cambiano i soggetti, il loro ruolo, le loro relazioni Aumenta la sensibilità sociale rispetto alla salute, di percezione del rischio, ecc. E una strategia che fa parte della politica della sicurezza aziendale IMPORTANTE PER CAPIRE CON CHIAREZZA IL FINE ULTIMO DEL PROCESSO FORMATIVO E DEFINIRE OBIETTIVI ADEGUATI 69

70 SPIRALE PROGETTAZIONE 1-1- ANALISI DEI BISOGNI BISOGNO Conoscenza della filosofia della Prevenzione dettata dal D.Lgs. 626/94 Analisi dei cambiamenti e della nuova organizzazione della sicurezza Conoscenza dei fattori di rischio ed eventuali danni Consapevolezza del valore della salute DESTINATARI Datori di lavoro (DDL) Dirigenti Lavoratori.. 70

71 SPIRALE PROGETTAZIONE 1-1- ANALISI DEI BISOGNI BISOGNO Conoscenza della filosofia della Prevenzione dettata dal D.Lgs. 626/94 Analisi dei cambiamenti e della nuova organizzazione della sicurezza Conoscenza dei fattori di rischio ed eventuali danni Consapevolezza del valore della salute DESTINATARI Datori di lavoro (DDL) Dirigenti Lavoratori.. 71

72 LE FASI DELLA SPIRALE DELLA PROGETTAZIONE NUOVA SITUAZIONE Problema Bisogni 1 ANALISI 1 Destinatari NUOVA 2 ANALISI 6 DIFFUSIONE INFORMAZIONI SUI RISULTATI 5 VALUTAZIONE Apprendimento Gradimento Cambiamento 2-3 PROGETTAZIONE Obiettivi Generali Obiettivi Educativi Specifici Programmi Attuativi 4 ATTUAZIONE Realizzazione concreto (processo operativo) Fattibilità 72

73 SPIRALE PROGETTAZIONE 2-3 PROGETTAZIONE OBIETTIVI GENERALI Rappresentano gli scopi complessivi del progetto formativo Si possono esprimere con frasi abbastanza astratte e generiche "I SOGGETTI DEVONO CONOSCERE RUOLI E FUNZIONI DEL SISTEMA PREVENZIONE "I SOGGETTI (identificati dal 626) DEVONO ESSERE CAPACI DI VALUTARE L'IMPATTO DEI PROCESSI PRODUTTIVI DELL'AZIENDA IN CUI LAVORANO SULL'AMBIENTE CIRCOSTANTE E SULLA SALUTE DEI LAVORATORI" 73

74 SPIRALE PROGETTAZIONE 2-3 PROGETTAZIONE OBIETTIVI EDUCATIVI SPECIFICI (O.E.S.) OBIETTIVI EDUCATIVI SPECIFICI (O.E.S.) Le singole abilità che si deve dimostrare di avere appreso al termine del percorso formativo ABILITA' = capacità di fare bene, di comportarsi correttamente L'O.E.S. È SEMPRE DESIGNATO DA UN VERBO DI AZIONE IL CUI SOGGETTO È IL "DISCENTE" 74

75 SPIRALE PROGETTAZIONE 2-3 PROGETTAZIONE OBIETTIVI EDUCATIVI SPECIFICI (O.E.S.) OBIETTIVI EDUCATIVI SPECIFICI (O.E.S.) Le singole abilità che si deve dimostrare di avere appreso al termine del percorso formativo ABILITA' = capacità di fare bene, di comportarsi correttamente L'O.E.S. È SEMPRE DESIGNATO DA UN VERBO DI AZIONE IL CUI SOGGETTO È IL "DISCENTE" 75

76 SPIRALE PROGETTAZIONE 2-3 PROGETTAZIONE O.E.S. -- CARATTERISTICHE Consiste in una disaggregazione per esigenze di: TRASPARENZA PROGRAMMAZIONE VERIFICA Caratteristiche di di un un buon O.E.S.: Concretamente MISURABILE PERTINENTE con il problema PRECISO univoco REALE non utopistico 76

77 SPIRALE PROGETTAZIONE 2-3 PROGETTAZIONE O.E.S. -- CARATTERISTICHE Consiste in una disaggregazione per esigenze di: TRASPARENZA PROGRAMMAZIONE VERIFICA Caratteristiche di di un un buon O.E.S.: Concretamente MISURABILE PERTINENTE con il problema PRECISO univoco REALE non utopistico 77

78 SPIRALE PROGETTAZIONE 2-3 PROGETTAZIONE O.E.S. CONTENUTI e RUOLI IN BASE AGLI O.E.S. SI STABILISCONO I CONTENUTI DA TRATTARE CONCRETAMENTE ALL'INTERNO DEL PROGETTO FORMATIVO TENENDO CONTO DEL RUOLO DEL SOGGETTO E PENSANDO A QUALI REALI INFORMAZIONI, NOZIONI (poche) OCCORRANO PER RAGGIUNGERE GLI O.E.S. 78

79 Mandato ESERCIZIO obiettivi specifici Disaggregare in n Obiettivi Educativi Specifici il seguente OBTV Generale: "I LAVORATORI DEVONO ESSERE CAPACI DI AUTO- TUTELARE IN MANIERA EFFICACE LA PROPRIA SALUTE NEI LUOGHI DI LAVORO" 79

80 LE FASI DELLA SPIRALE DELLA PROGETTAZIONE NUOVA SITUAZIONE Problema Bisogni 1 ANALISI 1 Destinatari NUOVA 2 ANALISI 6 DIFFUSIONE INFORMAZIONI SUI RISULTATI 5 VALUTAZIONE Apprendimento Gradimento Cambiamento 2-3 PROGETTAZIONE Obiettivi Generali Obiettivi Educativi Specifici Programmi Attuativi 4 ATTUAZIONE Realizzazione concreto (processo operativo) Fattibilità 80

81 SPIRALE PROGETTAZIONE 2-3 PROGETTAZIONE PROGRAMMI ATTUATIVI Definire il programma attuativo significa prendere decisioni relative a: METODOLOGIE DIDATTICHE CONTENUTI (programma dettagliato) DISCENTI (quali quanti nazionalità - scolarizzazione) VINCOLI / RISORSE (costi - orari luoghi) METODI STRUMENTI TEMPI ASPETTI ORGANIZZATIVI 81

82 SPIRALE PROGETTAZIONE 2-3 PROGETTAZIONE PROGRAMMI ATTUATIVI Definire il programma attuativo significa prendere decisioni relative a: METODOLOGIE DIDATTICHE CONTENUTI (programma dettagliato) DISCENTI (quali quanti nazionalità - scolarizzazione) VINCOLI / RISORSE (costi - orari luoghi) METODI STRUMENTI TEMPI ASPETTI ORGANIZZATIVI 82

83 SPIRALE PROGETTAZIONE 2-3 PROGETTAZIONE METODOLOGIE DIDATTICHE METODI Parlare Far leggere Mostrare comportamenti Far vedere Far fare (da soli, in gruppo) 1. costruire e applicare griglie di analisi / valutazione 2. fare giochi di ruolo e di simulazione 3. analizzare casi 4. rispondere a quesiti... STRUMENTI Carta Penna Libri Lavagne... TV Diapositive/foto Computer Audiovisivi "Schede"... 83

84 SPIRALE PROGETTAZIONE 2-3 PROGETTAZIONE METODOLOGIE DIDATTICHE METODI Parlare Far leggere Mostrare comportamenti Far vedere Far fare (da soli, in gruppo) 1. costruire e applicare griglie di analisi / valutazione 2. fare giochi di ruolo e di simulazione 3. analizzare casi 4. rispondere a quesiti... STRUMENTI Carta Penna Libri Lavagne... TV Diapositive/foto Computer Audiovisivi "Schede"... 84

85 SPIRALE PROGETTAZIONE 2-3 PROGETTAZIONE LEZIONE ACCADEMICA E INTERATTIVA LEZIONE ACCADEMICA ottima con aule di 30/40 persone, quando si ha poco tempo e si devono far passare nozioni; ha bisogno di un docente con ottime doti comunicative (l attenzione diminuisce drasticamente dopo min. di ascolto LEZIONE INTERATTIVA i partecipanti devono attivarsi per costruire la lezione assieme al docente; adatta a piccoli gruppi (15/20 persone), richiede tempi più lunghi e docente capace di stimolare i discenti 85

86 SPIRALE PROGETTAZIONE 2-3 PROGETTAZIONE LEZIONE ACCADEMICA E INTERATTIVA LEZIONE ACCADEMICA ottima con aule di 30/40 persone, quando si ha poco tempo e si devono far passare nozioni; ha bisogno di un docente con ottime doti comunicative (l attenzione diminuisce drasticamente dopo min. di ascolto LEZIONE INTERATTIVA i partecipanti devono attivarsi per costruire la lezione assieme al docente; adatta a piccoli gruppi (15/20 persone), richiede tempi più lunghi e docente capace di stimolare i discenti 86

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