DOSSIER Lunedì, 10 agosto 2015

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1 DOSSIER Lunedì, 10 agosto 2015

2 DOSSIER Lunedì, 10 agosto 2015 Articoli 08/08/2015 Il Piccolo (ed. ) Pagina 4 GIOVANNI TOMASIN «Italicum, in Fvg garantito l' equilibrio» 1 08/08/2015 Il Piccolo (ed. ) Pagina 15 FRANCESCO FAIN Profugo inghiottito dalle acque dell' Isonzo 3 08/08/2015 Il Piccolo (ed. ) Pagina 15 «Una disgrazia annunciata» 5 08/08/2015 Il Piccolo (ed. ) Pagina 15 Tra Romoli e Cecot polemica a distanza 6 08/08/2015 Il Piccolo (ed. ) Pagina 17 Zotti (Lega): «La gente è quasi impazzita Il caso in /08/2015 Il Piccolo (ed. ) Pagina 19 LAURA BLASICH Scalo in crescita: traffici aumentati del 12,3% 8 08/08/2015 Il Piccolo (ed. ) Pagina 19 Progetto escavo del canale arriva il via libera di Roma 10 08/08/2015 Il Piccolo (ed. ) Pagina 23 LUIGI MURCIANO Galleria d' arte Spazzapan prorogata la gestione 12 08/08/2015 Il Piccolo (ed. ) Pagina 23 Punto di riferimento per l' arte contemporanea 14 08/08/2015 Messaggero Veneto (ed. ) Pagina 11 L' Italicum "spacca" Friuli e Pd Le opposizioni: vergognoso diktat 15 08/08/2015 Messaggero Veneto (ed. ) Pagina 13 I musei saranno messi in rete Torrenti presenta la riforma 17 08/08/2015 Messaggero Veneto (ed. ) Pagina 21 FRANCESCO FAIN Profugo pakistano annega nell' Isonzo 19 08/08/2015 Messaggero Veneto (ed. ) Pagina 21 L' assessore Cecot: «Abbiamo fallito tutti» 21 08/08/2015 Primorski dnevnik Pribenik utonil v Soci 22 08/08/2015 Primorski dnevnik Zelena luc ob porastu pretovora 23 08/08/2015 Primorski dnevnik Zveza obin naj bo trijezina 24

3 Pagina 4 Il Piccolo (ed. ) «Italicum, in Fvg garantito l' equilibrio» Lo sostiene il capogruppo Pd alla Camera, Ettore Rosato. Blazina: «La norma viene incontro alla minoranza slovena» di Giovanni Tomasin w TRIESTE Dopo tante polemiche, i due collegi elettorali in cui l' Italicum seziona il Friuli Venezia Giulia sono finalmente stati definiti. Il consiglio dei ministri ha dato via libera al decreto legislativo. Che il bambino sia stato diviso salomonicamente o meno, però, è un fatto su cui i punti di vista divergono. Per la maggioranza di governo si tratta di una soluzione che salvaguardia gli interessi di tutti, accomunando nel secondo collegio Trieste, e numerosi Comuni friulani «in modo equilibrato». Per l' opposizione siamo davanti a un tentativo di frammentare gli interessi dei territori, il Friuli e la Venezia Giulia, per «meri calcoli elettorali». IL COLLEGIO Vediamo in primis il modo in cui è stato formato il secondo collegio, quello che interessa il capoluogo regionale e il goriziano. La legge vi include: il territorio delle province di Trieste e ; i territori dei Comuni di Chiusaforte, Resia, Malborghetto Valbruna e Tarvisio dal collegio uninominale di Gemona del Friuli; i territori dei Comuni di Attimis, Cividale, Drenchia, Faedis, Grimacco, Lusevera, Moimacco, Nimis, Prepotto, Pulfero, San Leonardo, San Pietro al Natisone, Savogna, Stregna, Taipana e Torreano dal collegio uninominale di Cividale del Friuli; territori dei Comuni di Corno di Rosazzo, Manzano, Premariacco, San Giovanni al Natisone dal collegio di Codroipo; il collegio uninominale di Cervignano. Nel primo collegio, va da sé, troviamo il resto della regione. LA MAGGIORANZA Cosa ne pensano i parlamentari del Friuli Venezia Giulia che sostengono il governo? Il deputato del Partito democratico Ettore Rosato è stato uno degli architetti dell' assetto finale, ed è soddisfatto dell' esito. «A me sembra ci sia un grande equilibrio che consente rappresentanza a tutto il territorio, nel rispetto dell' identità della Regione». A chi teme che accomunare la Bassa friulana e aree del Friuli orientale a e Trieste porti squilibri, Rosato dice: «Non è così. Se si guarda il collegio ci si accorge che c' è una dimensione demografica omogenea tra le province che lo compongono. Certo, se non ci fossero state le correzioni apportate dal governo la Bassa friulana sarebbe stata penalizzata, ma così non è stato». Aggiunge il deputato: «Bisogna tenere conto della delega che il governo aveva in mano per la definizione dei collegi, che non consentiva alla provincia di Udine di stare da sola e obbligava, giustamente, a non penalizzare la minoranza slovena. La soluzione scelta mi pare ragionevole». Continua > 1

4 Pagina 4 < Segue Il Piccolo (ed. ) Soddisfatta anche la parlamentare democratica Tamara Blazina, voce della minoranza a Roma: «Dopo le ultime modifiche sono stati raggiunti due obiettivi dichiara : da una parte il mantenimento nello stesso collegio dei 32 comuni definiti dalla legge 38 come d' interesse per la minoranza. Dall' altra il riequilibrio del collegio in termini di numeri degli abitanti, che pareggia un po' le opportunità per i territori». Secondo Blazina la norma così com' è «viene incontro alle esigenze della minoranza slovena ma è ancora molto lontana da quel che servirebbe. Stiamo parlando pur sempre di un collegio in cui il numero di elettori di lingua slovena è molto basso anche in termini percentuali. Riunire tutti i comuni, però, è un passo importante dal punto di vista simbolico». L' OPPOSIZIONE Come la vede il centrodestra? In tutt' altri termini, questo è certo. La deputata e coordinatrice regionale di Forza Italia Sandra Savino stronca la soluzione del governo Renzi: «Il Pd invoca la democrazia a destra e a manca ma dimostra ancora una volta di non tenere in dovuta considerazione le preoccupazioni, i pareri e i punti di vista del territorio. Sindaci in testa». Secondo Savino si tratta di una caratteristica «tipica» della dirigenza attuale del partito di governo: «Serracchiani va per le sue senza ascoltare nessuno quando si parla di sanità e lavoro. Sulla legge elettorale Matteo Renzi ha fatto lo stesso». La parlamentare forzista suggerisce che tra i due, poi, stia venendo meno l' armonia: «Il fallimento di Serracchiani in questa partita è molto grave, ha portato alla mancata tutela della comunità friulana. Non vorrei che la sua incapacità di tenere il punto sulla regione fosse un' avvisaglia dei cattivi rapporti che inizia ad avere con Renzi». Anche il capogruppo della Lega Nord alla Camera Massimiliano Fedriga non è un fan dell' Italicum: «Un collegio senza senso commenta. Io avevo spinto per un minidecreto che eliminasse le storture presenti, ma gli interessi di realtà socioeconomiche e culturali omogenee hanno dovuto soccombere davanti alle convenienze elettorali del governo». Per Fedriga «gli eletti dovrebbero rispondere a territori dalle esigenze simili, a questo punto era meglio tenere assieme tutta la regione. Comunque non mi straccio le vesti, i problemi del Paese sono altri, anche se pare che il Pd non pensi ad altro». RIPRODUZIONE RISERVATA. GIOVANNI TOMASIN 2

5 Pagina 15 Il Piccolo (ed. ) Profugo inghiottito dalle acque dell' Isonzo Pakistano trovato annegato all' altezza di Savogna. Per la polizia si stava rinfrescando. I compagni: «Si lavava» di Francesco Fain Una tragedia annunciata. Un richiedente asilo di nazionalità pakistana, S.T. le sue iniziali, 25 anni compiuti da poco, è annegato nelle acque dell' Isonzo. Si tratta di uno dei tanti profughi accampati ormai da parecchi giorni sulle rive del fiume e che vivono in condizioni difficili se non estreme. L' allarme è stato lanciato attorno alle 11 nello specchio d' Isonzo sottostante il quartiere fieristico di via della Barca. Il corpo senza vita del ragazzo è stato ritrovato, dopo un' eccezionale mobilitazione di forze che ha coinvolto polizia, vigili del fuoco, carabinieri, attorno alle Fondamentale l' intervento di un elicottero dei pompieri che ha avvistato il cadavere non lontano dal ponte sulla 56 bis, all' altezza di Savogna d' Isonzo, vicino Lucinico. Ecco i fotogrammi dell' accaduto secondo le ricostruzioni effettuate dalla polizia. Il pakistano, dopo aver lasciato i propri abiti sulla riva, è entrato nell' acqua. L' intento? Rinfrescarsi. Ma potrebbe essere anche stato che volesse pescare. È escluso, invece, in maniera decisa dagli inquirenti che si stesse lavando direttamente nell' Isonzo vista l' assenza di condizioni migliori per garantire la propria igiene personale: ipotesi che, invece, viene considerata come la più probabile e realistica dai volontari. Ad un certo punto, il venticinquenne è scivolato ed è stato letteralmente inghiottito dalle acque (gelide) dell' Isonzo. La corrente ha fatto il resto. Un altro profugo, che era presente poco lontano in quei tragici frangenti, ha assistito al fatto e ha cercato di bloccarlo, tendendogli il proprio braccio. Ma non c' è stato verso. Il pakistano è stato trascinato con forza dalla corrente. «Da lontano, ho visto il suo corpo, pancia all' aria», sarebbe stato il suo racconto agli inquirenti. A quel punto, i richiedenti asilo hanno cercato aiuto e hanno incontrato, poco lontano, un operaio che stava lavorando nei pressi del quartiere fieristico di via della Barca. È stato lui a dare l' allarme e a mobilitare le forze dell' ordine che, in pochi minuti, si sono riversate tutte in riva all' Isonzo. I vigili del fuoco hanno portato il gommone e il fiume è stato attentamente scandagliato per parecchie ore. Ma decisivo, dicevamo, è stato l' arrivo dell' elicottero dei pompieri che ha permesso di avere una visuale dall' alto. E il cadavere del pakistano è stato ritrovato, attorno alle 16.30, a Lucinico, non lontano dal ponte della 56 bis. A quel punto, i vigili del fuoco con l' ausilio di un altro gommone si sono portati nel punto preciso e Continua > 3

6 Pagina 15 < Segue Il Piccolo (ed. ) hanno recuperato il corpo senza vita dell' immigrato. Stando alle prime verifiche di carattere sanitario, l' annegamento sarebbe avvenuto subito. Non è chiaro se il giovane sapesse nuotare. E, comunque, nell' Isonzo vige il divieto di balneazione. Un' altra delle ipotesi attribuisce la responsabilità all' apertura (improvvisa) della diga di Salcano: improvvisamente, le acque del fiume si sarebbero alzate mettendo in difficoltà il richiedenti asilo che è stato inghiottito dall' Isonzo. Ma anche l' ipotesi dell' onda di piena viene pressochè esclusa dalla polizia che ha effettuato puntuali approfondimenti con le autorità di oltreconfine. RIPRODUZIONE RISERVATA. FRANCESCO FAIN 4

7 Pagina 15 Il Piccolo (ed. ) GENTILE (FI) «Una disgrazia annunciata» «É un fiume pericoloso, reso insidioso dagli innalzamenti improvvisi» Un triste presagio. Era il 24 giugno scorso, non un secolo fa. E Fabio Gentile, capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale, lanciò l' allarme: un Sos che, per la verità fece anche qualche mese prima, e che diventa oggi di estrema attualità visto il tragico fatto che ha avuto come teatro il "fiume sacro alla Patria". Vediamone i contenuti. «Attenzione ai richiedenti asilo sull' Isonzo, il rischio è di andare incontro a possibili tragedie». Prendendo anche spunto dalla notizia del pescatore salvato in extremis nei giorni scorsi, dopo essere stato sorpreso dall' improvviso innalzamento del fiume, a lanciare l' allarme fu, appunto, il capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale Fabio Gentile, sottolineando la costante e preoccupante presenza di migranti sull' isolotto che si forma nel mezzo dell' Isonzo, sotto la diga all' altezza di via della Barca. «Ho verificato di persona che diversi profughi attraversano a piedi il corso dell' Isonzo, sotto via della Barca nella zona del quartiere fieristico scrisse in un breve comunicato stampa Gentile, al fine di raggiungere l' isolotto che sotto la diga si forma sul fiume. Attualmente tale isolotto è pure ricoperto da vegetazione ed è un luogo abbastanza nascosto e sicuro. L' Isonzo, per chi lo conosce bene, è un fiume pericoloso e soggetto a innalzamenti improvvisi per la presenza della diga slovena di Salcano, e può tradire anche persone esperte». Ecco perché si può parlare di "tragedia annunciata": prima o poi doveva accadere. 5

8 Pagina 15 Il Piccolo (ed. ) Tra Romoli e Cecot polemica a distanza Il sindaco: «Esiste un' ordinanza anti bivacco». L' assessore: «Ognuno faccia i conti con la sua coscienza» Reazioni rispettose del tragico evento. Ma, come sempre, divergenti, se non inconciliabili. Da una parte il sindaco Romoli, dall' altra l' assessore provinciale al Welfare Cecot. Il primo cittadino parla di «un tragico incidente, secondo quelle aggiunge che sono le prime ricostruzioni effettuate dagli inquirenti. La pericolosità dell' Isonzo esiste: lo sappiamo tutti. Pertanto, questa è l' ulteriore dimostrazione che non può sopportare un numero così elevato di richiedenti asilo sul proprio territorio. Va alleggerita la loro presenza. Più di novanta non siamo in grado di accogliere». Romoli rammenta anche che in riva all' Isonzo vige un' ordinanza anti bivacco. L' assessore provinciale al Welfare Ilaria Cecot, dal canto suo, premette che sarebbe opportuno «il silenzio» di fronte a un tragico fatto del genere. «È morta una persona e potrebbe essere organizzata una veglia nelle prossime ore». Aggiunge anche: «Ognuno dovrebbe fare i conti con la propria coscienza». Non cita il sindaco Romoli ma è chiaro che la frase è diretta proprio lui. Più diretto il riferimento alle ordinanze che «non pagano e sono totalmente inefficaci. Domattina ci saranno altre persone in riva all' Isonzo. Penso sia chiaro a tutti che non si può più affrontare la questione in maniera così disorganizzata e lasciata al caso», la conclusione dell' esponente della giunta Gherghetta. (fra.fa. ) 6

9 Pagina 17 Il Piccolo (ed. ) Zotti (Lega): «La gente è quasi impazzita Il caso in Consiglio provinciale» La richiesta dei dati catastali da parte di Eni ha finito con il sollevare un polverone. Autentico. Con polemiche che sono state veicolate soprattutto attraverso il social network Facebook. Ma la vicenda ha avuto anche uno strascico polemico di carattere più squisitamente politico. Franco Zotti, consigliere provinciale della Lega Nord, annuncia che affronterà la questione anche in Consiglio provinciale. «Non possono colpire in questa maniera i cittadini. Non possono costringerli a impazzire per reperire dati catastali di difficile reperimento. Peraltro, per chi non avesse fornito quei numeri erano previste delle multe salatissime. Ma in che mondo viviamo? Non si può sempre trattare i cittadini alla stregua di sudditi che si possono colpire e vessare in tutte le maniere», l' attacco del consigliere provinciale esponente del Carroccio. 7

10 Pagina 19 Il Piccolo (ed. ) Scalo in crescita: traffici aumentati del 12,3% Nei primi sei mesi movimentate 2 milioni e 310mila tonnellate di merci. Si punta a quota 4,5 milioni. di Laura Blasich Il primo semestre del 2015 si chiude con un trend in netta crescita per i traffici del porto di Monfalcone. L' attività dello scalo ritorna a essere quella "ante crisi" del 2008, con un totale di 2 milioni 310mila tonnellate di merci movimentate contro i 2 milioni 57mila tonnellate dello stesso periodo del 2014, con un incremento quindi del 12,30% che lascia ben sperare per un saldo globale del 2015 superiore ai 4,5 milioni di tonnellate. Per Portorosega si tratterebbe del miglior risultato di sempre, dopo un inizio d' anno davvero poco esaltante. A trainare il porto sono comunque sempre i prodotti metallurgici, come conferma anche la lista del movimento navi di questi giorni, con nuovi sbarchi di bramme e bollette sulle banchine dello scalo. Continua a crescere anche il traffico di rotabili. Di automobili e altri mezzi ne sono state sbarcate e imbarcate fino a fine giugno unità contro le del primo semestre del 2014, pari a un aumento del 13,67%, una dato migliore rispetto a quello del primo quadrimestre di quest' anno. Il traffico di rotabili, quindi, rimane in espansione, dopo che in tutto il 2014 dai piazzali sono passati quasi 105mila veicoli, risultato di poco distante da quello dell' anno precedente. A impressionare è comunque il dato relativo ai metallurgici, che pare confermare la ripresa dell' attività industriale: da inizio gennaio alla fine di giugno ne sono state movimentate un milione 31mila tonnellate contro le 918mila dello scorso anno per un incremento del 12,31%. La cellulosa, che rappresenta sempre quasi un quarto del totale delle merci manipolate in porto, nel primo semestre ha dimostrato una sostanziale tenuta con tonnellate sbarcate e imbarcate a Portorosega, pari a un incremento dell' 1% sul primo semestre del Proprio in questi giorni, fra l' altro, è previsto lo sbarco in porto di tre carichi di cellulosa. In crescita, rispetto allo stesso periodo del 2014, ci sono infine gli sbarchi di carbone sulla banchina della centrale termoelettrica A2a con tonnellate contro le del primo semestre dello scorso anno, pari a un incremento del 42%. Per Portorosega il 2014 si è chiuso con 4 milioni e tonnellate di merci movimentate e una crescita dei traffici dell' 8% sull' anno precedente, ma il risultato potrebbe essere superato se il trend dei primi sei mesi troverà conferma nei prossimi mesi. Quello del 2014 è stato fra l' altro il terzo miglior risultato di sempre per Portorosega, dopo quelli messi a segno nel 2006 e nel 2007 (rispettivamente con 4,5 e 4,4 milioni di tonnellate), immediatamente prima Continua > 8

11 Pagina 19 < Segue Il Piccolo (ed. ) della crisi. L' andamento storico dei traffici è visibile tra l' altro sul sito dell' Azienda speciale porto, che ne ha rinnovato di recente la veste grafica e l' accessibilità. RIPRODUZIONE RISERVATA. LAURA BLASICH 9

12 Pagina 19 Il Piccolo (ed. ) PORTO»DECRETO INTERMINISTERIALE. Progetto escavo del canale arriva il via libera di Roma Autorizzata la compatibilità ambientale con il dragaggio fino a 12,5 metri di 885mila metri cubi di fanghi. Entro la fine dell' anno l' appalto dei lavori di Laura Borsani Via libera all' escavo del canale di accesso al Porto di Monfalcone, proposto dall' Azienda speciale. A sancirlo è il decreto interministeriale 167 datato 6 agosto e pubblicato sul sito web del ministero dell' Ambiente, a firma del ministro dell' Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e del ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. Con questo provvedimento, viene quindi autorizzata la compatibilità ambientale del progetto dei lavori di approfondimento del canale e del bacino di evoluzione del Porto, proposto dall' Aspm. All' appello, infatti, mancava il parere del Mibact, che quindi ha fornito il suo placet. A questo punto, la procedura di Via per il progetto è completata, a fronte, come elencato nello stesso decreto interministeriale, di una dettagliata serie di prescrizioni. Con questo passaggio si sblocca la questione del dragaggio del canale trascinatasi ormai da dieci anni. Il progetto dell' Azienda speciale per il Porto di Monfalcone prevede l' approfondimento del canale di accesso allo scalo a 12,5 metri, a fronte del dragaggio di 885mila metri cubi di fanghi da riportare in precise, e prescritte, aree della cassa di colmata. La profondità atttuale è di 11,5 metri. Resta da capire, in parallelo, lo sviluppo del progetto proposto da Smart Gas in ordine alla realizzazione del mini rigassificatore, che prevede un approfondimento del canale a 13,5 metri per l' accesso alle navi gasiere. Progetto per il quale il 27 agosto scadono i termini per il rilascio del parere di Via. Ma intanto per il piano dell' Aspm s' è conclusa la fase di Valutazione di impatto ambientale. Dal punto di vista procedurale, verrà convocata a questo punto la Conferenza dei servizi. Il tutto per poter procedere all' appalto delle opere da parte dell' Aspm, come ha ipotizzato in via teorica lo stesso presidente Gianluca Madriz, entro la fine dell' anno. Il corposo decreto interministeriale è comprensivo di tutti gli allegati tecnici, in ordine ai pareri espressi dagli enti preposti coinvolti nella procedura di Via, le osservazioni presentate e le innumerevoli prescrizioni disciplinando le fasi di intervento di dragaggio e quelle legate all' attività di riporto dei fanghi nella cassa di colmata, fino a prescrivere il progetto di Continua > 10

13 Pagina 19 < Segue Il Piccolo (ed. ) ripristino ambientale e di rinaturalizzazione delle aree «di interesse e degli ambienti naturali» interessati nei lavori, in accordo anche con l' Arpa Fvg. Quindi, si fa riferimento alla validità temporale della procedura. Dalle disposizioni finali si evince che «il progetto dovrà essere realizzato entro cinque anni decorrenti dalla data di pubblicazione dell' estratto del decreto sulla Gazzetta Ufficiale. Trascorso questo periodo è sempre scritto nel decreto, fatta salva la facoltà di proroga su richiesta del proponente, la procedura di Via dovrà essere reiterata». Dal punto di vista procedurale, il provvedimento ministeriale sarà comunicato all' Aspm, al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, all' Arpa Fvg, alla Capitaneria di porto di Monfalcone, e alla Regione Friuli Venezia Giulia, che provvederà a portarlo a conoscenza delle altre amministrazioni interessate. Inoltre l' Aspm provvederà alla pubblicazione dell' estratto del decreto nella Gazzetta Ufficiale, comunicando il tutto allo stesso Ministero dell' Ambiente, trasmesso anche a quello dei Beni e Attività Culturali. L' assessore regionale all' Ambiente, Sara Vito, che ieri ha comunicato ufficialmente il "via libera" all' opera, ha osservato: «Si tratta di un intervento molto atteso, determinante per garantire una migliore navigabilità e quindi per un pieno utilizzo e per il rilancio dello scalo. Ciò comporterà un incremento delle opportunità commerciali e produttive dell' intero territorio, con positivi riflessi e prospettive di sviluppo anche per il Monfalconese, per la cantieristica e quindi per l' intera economica della regione». Evidenziando inoltre come ci siano voluti dieci anni per arrivare a questo risultato, l' assessore Vito parla di una «procedura complessa, che è andata a buon fine grazie all' attenzione e alla perseveranza con cui la giunta regionale, fin dall' insediamento, attraverso in particolare la Direzione Ambiente, ha affrontato la questione. Costanza e impegno hanno portato al giusto riconoscimento». Soddisfazione è stata espressa anche dalla senatrice Laura Fasiolo: «S' è risolta una questione annosa ha osservato grazie al ritmo rapido impresso dal Governo». Il presidente dell' Aspm, Gianluca Madriz, ha commentato: «Con il decreto si è conclusa la procedura di Via necessaria per la realizzazione delle opere, seguendo le relative prescrizioni contenute nel provvedimento. Il progetto rientra nell' ottica della massima collaborazione con la Regione, in virtù della delega amministrativa affidata all' Azienda speciale, per accelerare i tempi e che ora finalmente siamo riusciti a concretizzare». Madriz ha aggiunto: «Personalmente ho collaborato al progetto in minima parte, il merito va al mio predecessore, ingegner Paolo Maschio, e al direttore dell' Azienda speciale, ingegner Sergio Signore. Abbiamo "scollinato", ora la seconda fase è l' avvio dei lavori. Non sarà un intervento facile, ma ora siamo di fronte ad un segnale importante per dare impulso all' opera». RIPRODUZIONE RISERVATA. 11

14 Pagina 23 Il Piccolo (ed. ) Galleria d' arte Spazzapan prorogata la gestione In attesa del compimento della riforma degli enti locali, l' istituzione regionale rimarrà sotto la guida di Comune di Gradisca, Provincia e Fondazione Carigo. di Luigi Murciano wgradisca Una proroga alla convenzione per la gestione della Galleria d' arte moderna in attesa che sia fatta chiarezza sulle conseguenze della riforma degli enti locali. È il passaggio obbligato e di buon senso che hanno deciso di compiere i 3 enti che partecipano in forma associata alla gestione dell' importante spazio culturale gradiscano di via Ciotti: Provincia di, ente in via di soppressione, Fondazione Carigo e Comune di Gradisca. La legge regionale 26 del 2014, quella che per intenderci istitusce la riforma delle autonomie locali e va a creare le Unioni Territoriali, va di fatto a riformare non solo gli assetti di governo territoriale ma evidentemente anche le attribuzioni di funzioni e competenze amministrative del settore museale e culturale. E fra questi rientra la Galleria Spazzapan. Quanto al caso gradiscano, i tre enti avevano cautamente deciso per una dilazione nella gestione associata della Galleria, «in vista si leggeva nella delibera della prossima necessità di sviluppo di strategìe e visioni oculate d' insieme». La convenzione è giunta a naturale scadenza nel maggio del 2015, ma è stata prorogata sino al 31 dicembre di quest' anno con tre atti separati degli enti coinvolti. Un passaggio che ha consentito, oltre che il compimento della riforma degli enti locali attuato dalla Regione, anche di far coincidere la nuova scadenza della convenzione con quella dei bilanci dei tre enti, garantendo dunque la necessaria copertura finanziaria e progettualità sino alla fine dell' anno. Poi Regione e Uti l' Unione territoriale Isontina o unione dei comuni della Destra Isonzo che dir si voglia ratificheranno il nuovo assetto gestionale. Con il passaggio dei musei alle competenze della Regione. Ma vanno ancora messi dei punti fermi. Recentemente gli amministratori di Gradisca hanno incontrato anche l' assessore regionale alla Cultura, Gianni Torrenti, per fare il punto della situazione. «Gradisca ha affermato Torrenti può contare sull' unica Galleria di arte contemporanea della regione, la Galleria Spazzapan a cui garantiremo continuità di gestione e ulteriore crescita». Pare lontana, comunque, la possibilità che nella cittadina della Fortezza si inneschino le polemiche che si sono invece avute nel capoluogo, con il sindaco di Romoli che aveva proposto una gestione diretta dei Musei Provinciali da parte del Comune, oppure attraverso una Fondazione, anziché sotto l' ala della Regione. RIPRODUZIONE RISERVATA. Continua > 12

15 Pagina 23 < Segue Il Piccolo (ed. ) LUIGI MURCIANO 13

16 Pagina 23 Il Piccolo (ed. ) Punto di riferimento per l' arte contemporanea Fondata nel Fondata nel 1976, la Galleria regionale d' arte contemporanea Luigi Spazzapan (nella foto un suo autoritrattyo)fu il risultato dell' intensa attività espositiva condotta nel decennio precedente dalla locale Azienda di soggiorno e turismo in diverse sedi cittadine. Intitolata al più rappresentativo artista gradiscano, nel 1958, la galleria fu realizzata grazie al contributo determinante di Eugenio Giletti, collezionista torinese e grande amico di Spazzapan ( ), che fece dono alla Galleria di 87 opere della sua collezione. Per volontà del donatore le tele vennero cedute alla Cassa di risparmio di e divise tra e Gradisca. A cavallo di tre decenni (specie negli anni Sessanta e Sttanta con la direzione dell' indimenticato Bruno Patuna) alla Spazzapan si sono susseguite diverse mostre di rilievo nazionale e internazionale. Dal 1991 la Galleria, da istituzione collegata alla locale Azienda di soggiorno e turismo, che è stata soppressa, è diventata proprietà del Comune di Gradisca d' Isonzo ed è gestita in collaborazione con la Provincia di e con i Musei provinciali e Fondazione Carigo. Nell' aprile 2012 la Fondazione Carigo ha perfezionato l' acquisto di 30 opere su carta di Luigi Spazzapan provenienti dalla raccolta torinese di Umberto Citelli, ricongiungendo dunque le più importanti collezioni private di Spazzapan. Amico di Eugenio Giletti, Citelli conobbe Spazzapan nel Dopoguerra e ne divenne un fervente ammiratore acquistando diverse opere, mentre altre gli furono donate dall' artista stesso. Nata dal rapporto personale tra Citelli e Spazzapan, la raccolta ha il pregio di essersi formata senza intermediari e l' acquisizione della Fondazione Carigo ha il merito di averla ricongiunta nelle sale della Galleria alla collezione Giletti ricostruendo, attraverso le opere, una parte importante della vita artistica e di relazione di Spazzapan negli anni torinesi. (l.m. ) 14

17 Pagina 11 Messaggero Veneto (ed. ) L' Italicum "spacca" Friuli e Pd Le opposizioni: vergognoso diktat la legge elettoralela scelta del Governo di non tenere conto delle modifiche richieste infiamma l' agone politico Il dem Martines: decisione prepotente di Trieste. Savino (FI): la Serracchiani fa quello che vuole. di Mattia Pertoldi wudine Niente da fare sull' Italicum per chi, in Friuli, ha cercato sino all' ultimo una via d' uscita che salvasse l' integrità della provincia di Udine. Il Governo l' altra sera ha approvato in via definitiva il decreto legislativo che determina i collegi elettorali del Fvg e lo ha fatto tenendo conto delle proposte di modifica contenute nei pareri delle commissioni di Camera e Senato che per la nostra regione si traduce nei due collegi ridisegnati con un blitz dei parlamentari giuliani del Pd. Il primo comprende interamente la provincia di Pordenone, ma spacca a metà quella di Udine, l' altro mette insieme la provincia di Trieste con quella di e strappa al Friuli una consistente fetta di insoddisfatti Comuni friulani il cui estremo tentativo di restare con Udine leggasi la lettera inviata a Renzi e Serracchiani non è stato nemmeno preso in considerazione dal Consiglio dei ministri. Una decisione, quella del Governo, che però in Regione ha la conseguenza non soltanto di attirarsi le ire delle opposizioni, ma anche di spaccare in due il Partito democratico con l' ala friulana "dem" che spara ad alzo zero sulla nuova geografia elettorale del Fvg. Parlamentari Pd Al senatore Carlo Pegorer l' Italicum non è mai piaciuto, tanto da non averlo nemmeno votato, sperava, quantomeno, che il Governo si attenesse alla prima bozza di decreto legislativo trasmessa alle Camere e non sorprende, quindi, l' amarezza che traspare dalla sua analisi. «Alla fine è successo quello che temevamo e che avevamo denunciato ha spiegato cioè un peggioramento delle condizioni di rappresentanza per tutto l' elettorato udinese». Duro anche il commento della deputata Gianna Malisani. «Mi pare chiaro come siano prevalse logiche e interessi ha detto di altre zone della regione e del partito. Ho cercato sino all' ultimo, parlando con il relatore alla Camera, di spiegare le nostre motivazioni che, però, sono state cestinate. Evidentemente qualcun altro ha fornito indicazioni diverse, e opposte, per arrivare a una soluzione che non ha nulla di positivo. Mi auguro ci sia ancora uno spazio di manovra, magari a settembre dopo la pausa estiva, e mi appello alla presidente Serracchiani perché si faccia carico personalmente di questo problema e riesca a salvare l' unità del Friuli». Più moderato Paolo Coppola per il quale «l' ideale Continua > 15

18 Pagina 11 < Segue Messaggero Veneto (ed. ) sarebbe stato quello di arrivare a un punto di sintesi condiviso da tutti» anche se l' onorevole udinese invita tutti «a rendersi conto di come la situazione sia cambiata» e per quanto sia corretta «l' esigenza di rappresentanza territoriale» contrapporre Udine a Trieste «non ha alcun senso logico e pratico». Martines furioso Il consigliere regionale, ed ex vicesindaco di Udine, Vincenzo Martines è stato, in queste settimane, uno dei più acerrimi nemici della divisione in due della provincia di Udine. Così quando da palazzo Chigi è stata approvata la nuova norma che non soltanto spacca la provincia, ma allarga il secondo collegio a tutta la Bassa friulana, sino a Lignano, è letteralmente esploso. «Il fronte triestino del Pd ha tuonato è riuscito a cucirsi addosso un bell' abito su misura pensato esclusivamente per le proprie esigenze. Prendo atto sia dell' assenza di unità tra i parlamentari del mio partito eletti in Fvg che della volontà di disegnare due collegi in cui la rappresentanza diventa "un tanto al chilo" dopo una manovra messa in atto da pochi intimi a discapito del bene dell' intero territorio». Per Martines, quindi, «ci sarà da ridere al momento della compilazione delle liste» in seguito a quella che lui definisce come «una brutta pagina della politica regionale" e sulla quale "è necessaria una forte e concreta riflessione». Centrodestra Vere e proprie bordate, quelle di Martines, che arrivano dall' interno del Partito democratico attaccato, però, anche dall' esterno e dalle opposizioni a Roma e a Trieste. «Hanno volutamente deciso di smembrare il Friuli ha detto Massimiliano Fedriga, capogruppo della Lega Nord alla Camera in nome di meri interessi personali. Non mi sorprende affatto, visto che al Pd non interessa nulla dell' identità e della cultura dei territori, ma l' unica cosa a cui mira sono le poltrone. Noi ce ne siamo accorti, e lo denunciamo, da tempo. Adesso mi auguro lo capiscano anche i cittadini del Fvg». E sulla stessa linea d' onda si muove anche la parlamentare azzurra Sandra Savino. «I fatti dimostrano come il Pd faccia quello che vuole ha commentato calando le proprie scelte dall' alto senza tenere in minima considerazione le esigenze e i problemi dei territori. D' altronde ho perso perfino il conto del numero dei provvedimenti approvati soltanto grazie al voto di fiducia da parte di questo Governo. È la filosofia della sinistra: andare avanti a spron battuto senza coinvolgere o ascoltare nessuno. Tirano, ideologicamente, dritti sia a Roma che a Trieste dove Serracchiani si comporta nello stesso identico modo del suo capo che siede a palazzo Chigi». E se per il capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale Riccardo Riccardi il nuovo schema rappresenta «una vergogna frutto degli interessi di una parte dei parlamentari del Pd» è pesante anche il giudizio dell' ex onorevole pentastellato Walter Rizzetto. «Il risultato di questa pantomima è un' autentica schifezza ha spiegato figlio di un modo di fare simil dittatoriale del Governo che non ha ascoltato né i sindaci né una parte dei deputati e dei senatori del partito di maggioranza relativa. Un pasticcio che non piace a nessuno se non a una fetta di parlamentari democratici che puntavano, alla fine ottenendolo, soltanto ad allargare il proprio collegio». RIPRODUZIONE RISERVATA. 16

19 Pagina 13 Messaggero Veneto (ed. ) I musei saranno messi in rete Torrenti presenta la riforma Pronte le linee guida del provvedimento di legge che sarà approvato entro l' anno Prevista una riqualificazione alla quale sarà legata la concessione di contributi. di Mattia Pertoldi wudine Si volta pagina nella gestione e nei finanziamenti dei progetti dei musei e degli altri beni culturali della regione. L' assessore Gianni Torrenti, infatti, ha presentato in giunta le linee guida del suo disegno di legge nelle intenzioni dell' esecutivo Serracchiani da tradursi in normativa vera e propria entro la fine dell' anno che mette mano, corposamente, al sistema dei beni culturali del Friuli Venezia Giulia e in particolare a quello museale. Non un semplice restyling, ma come ha spiegato lo stesso Torrenti «un rinnovamento generale del quadro legislativo di settore che consenta alla Regione di recuperare e svolgere appieno il ruolo propulsivo, di coordinamento e di indirizzo che le è proprio». Nucleo centrale Il perno della riforma studiata dalla giunta poggia sull' istituzione di un nuovo "Sistema museale regionale" nel quale far confluire tutti i musei pubblici ad eccezione di quelli statali e privati del Fvg che risultino in possesso di una serie di determinati requisiti funzionali. Criteri da stabilirsi grazie a un successivo regolamento attuativo della legge e che si baseranno sul grado di efficienza dei servizi erogati, sulla qualificazione professionale del direttore, la preparazione degli addetti e l' adeguatezza delle attività svolte anche sul piano educativo e della ricerca scientifica. Un' attenzione particolare, poi, verrà attribuita in questo contesto alla capacità di aggregazione, o meglio di "fare sistema", fra più musei per la creazione di un complesso di reti integrato in coerenza con il nuovo assetto geografico della Regione che emergerà con la nascita delle Uti. Rilevanza regionale Il "Sistema" come primo passo della riforma, quindi, ma Torrenti non si ferma qui e al suo interno pensa all' individuazione di una cerchia più ristretta di istituzioni a cui verrà data la qualifica di "musei e reti museali a rilevanza regionale" ottenibile con il raggiungimento di indicatori di grado superiore a quelli standard verificati da una Commissione tecnico scientifica creata ad hoc. Ottenere questa certificazione, inoltre, rappresenterà una conditio sine qua non per accedere agli incentivi economici ancora da quantificarsi previsti dalla riforma rivolti da un lato al sostegno delle iniziative presentate dalle singole istituzioni e, dall' altro, al finanziamento di investimenti destinati alla ristrutturazione, al recupero e alla manutenzione di edifici adibiti a museo, all' ammodernamento degli allestimenti e della dotazione tecnica e all' impiego delle tecnologie digitali. Non ci saranno Continua > 17

20 Pagina 13 < Segue Messaggero Veneto (ed. ) finanziamenti a pioggia o tutti uguali, dunque, perché le risorse dei progetti verranno ripartite con modalità stabilite nel regolamento attuativo tenendo anche conto della classificazione delle istituzioni beneficiarie in musei grandi, medi e tematici, mentre i fondi per progetti "infrastrutturali" verranno erogati in base a una procedura valutativa figlia di specifici bandi promossi dalla giunta. Altri beni culturali Fatto salvo il ruolo svolto, nella programmazione degli interventi promozionali e di sostegno e nella realizzazione di progetti integrati di sviluppo della cultura, dall' Istituto regionale per il patrimonio culturale, dall' Azienda speciale Villa Manin, dalla Fondazione Aquileia e da Turismo Fvg, il disegno di legge Torrenti mette mano anche alla gestione e alla conservazione dei beni archeologici, dell' architettura fortificata e dell' archeologia industriale oltre che delle dimore e dei giardini storici, edifici di pregio artistico e architettonico e dei beni mobili diffusi sul territorio regionale. L' obiettivo è quello di superare «la visione parcellizzata della politica settoriale, introducendo una disciplina unitaria, molto semplificata e allo stesso tempo flessibile», mentre per le biblioteche e gli archivi del Friuli Venezia Giulia si punterà, nel testo, all' aggiornamento e razionalizzazione dell' attuale legge di settore del 2006 il cui impianto di base, però, dovrebbe essere conservato. RIPRODUZIONE RISERVATA. 18

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