Una sporca dozzina. «Tutele allentate», scontro tra Regione e ministero IL SUMMIT DI VARSAVIA

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1 CON LE MONDE DIPLOMATIQUE + EURO 1,50 Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, Aut. GIPA/C/RM/23/2013 ANNO XLIII. N VENERDÌ 22 NOVEMBRE 2013 EURO 1,50 Una sporca dozzina I precedenti di Telecom, Ilva e Alitalia non insegnano nulla. Ora Letta svende tutto: Eni, Fincantieri, Enav, Snam, Sace, Stm, Grandi Stazioni. Per recuperare 12 miliardi di euro lo stato rinuncia a partecipazioni in società redditizie PAGINE 2, 3 PRIVATIZZAZIONI La goccia di 12 miliardi sul debito GENOVA Rivolta contro la vendita dei trasporti Doria assediato Oggi a Genova sarà il quarto giorno di paralisi: oltre ai lavoratori dell Amt, la municipalizzata che il comune intende privatizzare - era già stata venduta in passato ma l acquisto da parte dei francesi si è poi rivelato un fallimento - protestano anche quelli delle altre aziende pubbliche (rifiuti e manutenzione stradale) anch esse candidate alla vendita. Il sindaco Doria ha annunciato il rinvio della privatizzazione dell Amt, ma ciò non è bastato a placare le proteste. Che anzi si allargano. Ieri sospeso il consiglio comunale dopo l ennesimo corteo BONCHI PAGINA 4 PROCESSO RUBY Era sesso in cambio di soldi E i testimoni furono pagati Ad Arcore c era un «sistema prostitutivo», Berlusconi sapeva che Karima era minorenne e nonostante questo faceva con lei sesso in cambio di denaro. A Milano depositate le motivazioni della condanna del Cavaliere a 7 anni per concussione e prostituzione minorile. La sua situazione si complica: per i giudici è provato che pagava «ingenti somme di denaro» ai testimoni del processo. Nasce il filone Ruby Ter sull ipotesi di falsa testimonianza. Tra gli indagati quali la parlamentare del Pdl Maria Rosaria Rossi, l europarlamentare Ronzulli e suo marito PAGINA 6 SARDEGNA «Tutele allentate», scontro tra Regione e ministero D opo i sedici morti e la devastazione del ciclone Cleopatra, le procure di Tempio Pausania e Nuoro hanno avviato due inchieste per omicidio colposo e per disastro colposo. Siamo ai primi accertamenti, i fascicoli sono senza un nome, ma è chiaro che i morti e i danni non hanno soltanto cause naturali. E sui motivi del disastro, contro il tentativo della giunta Cappellacci di smantellare la legislazione di tutela del paesaggio, è intervenuta, percontodel ministeroperibeniculturalie ambientali (Mibac), la sottosegretaria Ilaria Borletti Buitoni: «È a tutti ben chiaro che il territorio sardo avevaeha lanecessitàdiesseremaggiormente tutelato e non maggiormente sfruttato» COSSU PAGINA 5 IL SUMMIT DI VARSAVIA «È solo una vetrina per l industria del carbone», gli ambientalisti si ritirano dalla Conferenza sul clima GIORGIO SALVETTI PAGINA 5 LA STAZIONE DI MILANO /FOTO ELIO CALAVOLPE - SINTESI VISIVA CEMENTICIDIO Il governo criminale del territorio Piero Bevilacqua D i fronte alle cronache angosciose che arrivano dalla Sardegna l'animo è agitato da sentimenti contrastanti. Si vorrebbe tacere per rispetto dei tanti, troppi morti, alcuni dei quali bambinelli, strappati dalle mani disperate dei padri dalla furia delle acque. Ma si vorrebbe anche urlare per la rabbia e lo sdegno, perché ormai da troppi anni sciagure territoriali consimili punteggiano il nostro calendario civile. Chi se ne ricorda? CONTINUA PAGINA 15 C è Roberto Romano qualcosa di «stupido», riprendendo la famosa affermazione di Prodi sui vincoli europei, nel progetto di proseguire la privatizzazione di parte delle società pubbliche e il programma di spending review. Fortunatamentec è ancora tempo prima che i propositi diventino politica economica, Keynes era convinto della forza delle idee (buone) rispetto agli interessi costituiti. Il primo effetto «potenziale» della discussione del consiglio dei ministri è quellodi ampliarel impatto della Legge di Stabilità di ulteriori 12 miliardi di europeril 2014, di cui 6perridurre undebito pubblico di oltre mld (avete letto bene), e 6 per ricapitalizzare la Cassa Depositi e Prestiti, mentre i risparmi di spesa, stimati in 32 mld di euro (spending review), superiori alle previsioni indicate nella Legge di Stabilità, saranno destinati alla riduzione delle tasse sul lavoro, dell indebitamento e del debito. Con il consiglio dei ministri prende corpo il Documento economico e finanziario (Def), nel quale il governo si era impegnato a realizzare privatizzazioni per 30 mld di euro tra il 2014 e il Per capire cosa celano le privatizzazioni (potenziali) è necessario fare un piccolo passo indietro rispetto alla «discussione proficua» (cit. Letta), più precisamente al provvedimento "Destinazione Italia". In esso si declinava il piano sotteso alle privatizzazioni: attirare investimenti dall estero, come quelli nazionali, per valorizzare le «società partecipate dallo Stato anche con la predisposizione di un piano di dismissioni». CONTINUA PAGINA 2 Chi ha esportato 100 mila euro potrebbe pagarne 1200 per il rientro del capitale. Il grande condono di Letta e Saccomanni L ANALISI Alfiero Grandi pagina 15 JOHN FITZGERALD KENNEDY L eredità di Camelot Q uando divenne presidente nalista di nome Jacla e ambiziosa gior- era molto giovane queline Lee Bouvier. e molto, molto ricco; le foto sulle riviste lo facevano apparire più affascinante di quanto fosse davvero (la sua voce era stridula); Bruno Cartosio John F. Kennedy Jack per gli amici, i familiari e per la pubblicistica che trattava lui e sua moglie, Jack e Jackie, come nella seconda guerra mon- diale era stato ferito e si era comportato da eroe; aveva pubblicato un libro che gli aveva valso il Premio Pulitzer; era già stato congressman ed era senatore degli Stati Uniti. Sette anni prima aveva sposato stelle del cinema era predestinato a un posto nella storia. E alla storia appartengono i poco più di mille giorni della sua presidenza; mentre la sua morte immatura e violenta lo ha consegnato alla leggenda, facendone il Re Artù di una nuova Ca- un altrettanto giovane, ricca, belmelot. CONTINUA PAGINE 8, 9 BIANI CALCIO E AFFARI Wang il cinese al timone di Totti «Il mio obiettivo è servire il popolo». E il popolo di Luoma (Roma, in cinese) sponda giallorossa ringrazia, se è vero che Wang Jianlin, il miliardario tra i miliardari cinesi, starebbe per accaparrarsi il 31 percento della società di calcio As Roma. Comunista iscritto al Partito dal 1976, Wang è prima di tutto un militare. Dal 1970 al1986 fusoldatonell'esercito Popolare, dicui il padre fu un eroe ai tempi della rivoluzione. «Nella mia azienda - ha detto - io decido, se non esegui il mio ordine, paghi una multa». Romani e americani avvisati. Il comunista Wang sfoggia un curriculum ideale per la Città Eterna: proprietario della più forte azienda immobiliare cinese, è diventato il padrone della più grande catena di sale Simone Pieranni cinematografiche al mondo. Mancava solo il calcio di cui Wang è grande appassionato; ed ecco l'occasione romana che può unire le passioni del magnate, con un obiettivo preciso: lo stadio di proprietà (magari con cinema annesso). Originario del Sichuan, su Wang si è consumata una guerra interna a Bloomberg, proprio nei giorni scorsi: l'agenzia avrebbe censurato un reportage sulle ricchezze di Wang e i suoi collegamenti politici. Risultato: reportage autocensurato e il giornalista che avrebbe diffuso la notizia - ad altri giornali - sospeso. E ora Wang sbarca nella Capitale: tiao tiao da lu tong Luoma, del resto è un detto molto comunein Cinae significaesattamente che «tutte le strade portano a Roma».

2 pagina 2 il manifesto VENERDÌ 22 NOVEMBRE 2013 UNA SPORCA DOZZINA Vendesi Parte un piano senza precedenti: lo Stato mette sul mercato grossi pacchetti di azioni. Rinviate le decisioni sulla seconda rata Imu L ordine è privatizzare Via alla vendita di società in mano al Tesoro: miliardi per abbattere il debito e ottenere più flessibilità dalla Ue. Saranno cedute quote di Eni, Fincantieri, Enav, Snam, Sace, Centostazioni Antonio Sciotto ROMA E così i nomi sono arrivati, ufficialmente: il premier Enrico Letta ha presentato il primo DALLA PRIMA Roberto Romano I vincoli europei danno i numeri Si assume che un «programma di privatizzazioni e dismissioni avrebbe numerosi vantaggi: a) lo sviluppo delle Societàdaprivatizzare, attraverso l acquisizione di nuovi capitali italiani ed esteri; b) l ampliamento dell azionariato mediante la quotazione in Borsa, che consenta anche una più ampia diffusione del capitale di rischio tra i risparmiatori e la crescita della capitalizzazione complessiva della Borsa italiana; c) l ottenimento di risorse finanziarie da destinarsi alla riduzione del debito pubblico».i beneficiari dell operazione sono gli investimenti diretti esteri. L esperienza Telecom non ha insegnato molto, possiamo riporre qualche speranza nell intraprendenza di Massimo Mucchetti circa la golden share. Se in prima approssimazione i provvedimenti di Letta assomigliano tanto alle misure adottate per agganciare l euro tra il 1992 e il 2000, in realtà c è una differenza di fondo e forse di sostanza: Amato vedeva nella privatizzazione la via per fare politica industriale, sappiamo poi come è andata a finire; il programma di Letta è finalizzato alla sola riduzione del debito (6 mld) e dell indebitamento, tra l altro via investimenti diretti esteri. Le principali società coinvolte sono la Sace, Grandi Stazioni, quote di Enav, Stm, Fincantieri, Cdp Reti e del gasdotto Tag. Anche l Eni è interessata con l annunciato del via libera all operazione di cessione di un pacchetto del 3%, affiancato a un buyback che non farà scendere lo Stato sotto il 30% del capitale. Relativamente al programma spending review del Commissario discusso dal consiglio dei ministri, è necessario sottolineare che (il programma) non risponde a nessun indirizzo di massima del parlamento, deteriorando il potere di controllo e indirizzo dello stesso. Visto che si parla di servizi pubblici, forse, sarebbe il caso di fare uno sforzo di democrazia parlamentare. Diversamente rimangono le intangibili indicazioni del ministro del Tesoro e del Commissario. Sicuramente persone per pacchetto di privatizzazioni deciso dal governo, con la vendita di quote di società partecipate e il conseguente incasso è la previsione dello stesso presidente del consiglio di «10-12 miliardi di euro». Soldi che serviranno per metà ad abbattere il debito pubblico potendo cosìchiedere allaueuna maggiore flessibilitàsugli investimenti, ovvero che non siano iscritti nel deficit e per un altra metà (anche queste parole di Letta) a ricapitalizzare lacassadepositie prestiti, coinvolta in prima persona in questa complessa operazione. Il consiglio dei ministri di ieri invece non ha sciolto la riserva né sulla seconda rata Imu (che comunque il premier afferma che «verrà cancellata») né sulla rivalutazione delle quote di Bankitalia, visto che si aspetta ancora il parere, necessario, della Ue. Ecco dunque cosa sarà ceduto: le quote di controllo di Sace e di Grandi Stazioni, pari al 60%; della prima società, che sostiene le imprese italiane nelle esportazioni, la Cdp detiene il 100%; della seconda, che cura lo sviluppo delle 13 principali stazioni ferroviarie italiane, Ferrovie (e quindi indirettamente il Tesoro) detiene il 60%, che quindi verrà interamente ceduto. Potrebbero essere interessati ad acquistare, tra gli altri, Caltagirone e i Benetton, che fanno già parte del 40% di azionariato privato. Pare anche che sia in via di cessione il 60% di Centostazioni, società che cura 103 stazioni minori. Ancora: una complessa operazione finanziaria, che dovrebbe portare alla fine nelle casse dello Stato ben 2 miliardi di euro, riguarda il buyback di azioni Eni. Il primo gruppoitalianoperfatturatoè posseduto al 30,1% dal Tesoro e dalla Cdp, e dunque per non perdere il controllo (la soglia-limite è al 30%) di fatto lo Stato non potrebbe vendere oggi se non lo 0,1%. Si è decisoquindi di far acquistare a Enisul mercato una quota del 3% di azioni, che quindi verranno poi cedute. Utili potranno essere per l acquisto i 2,2 miliardi incassati di recentegraziealla cessionedellaparte russa del colosso petrolifero. Un altra cessione, anche qui senza scendere sotto la quota di controllo, riguarderà il big mondiale della cantieristica navale, Fincantieri. La proprietà è di Fintecna, cheasuavolta èpossedutadacassa depositi e prestiti. La società è molto presente a Oriente, essendosi espansa fino agli Emirati Arabi, e controlla anche un azienda costruttrice di strutture per l estrazione del petrolio, quindi potrebbe far gola proprio al mondo arabo. Ci sono poi due altri grossi nomi, società note, in mano al Tesoro e che pure vedranno cessione di quote: l Enav, l ente nazionale di assistenza al volo, che comunque per il suo ruolo così delicato dovrebbe mantenere il controllo pubblico; e la StMicroelectronics, colosso italo-francese dei microprocessori, che ha stabilimenti in Italia, infrancia ein Cina, di cuiinvece verrebbe ceduta per intero la quota del 14,5% in mano al ministero dell Economia. Infine le reti, quelle in mano a Cdp Reti e Cdp Tag: nel primo caso si tratta di quotare in borsa la società che controlla la maggioranza di Snam (il gas italiano), il 14% di Metroweb (reti di fibre ottiche) e il 30% (in via di cessione proprio a Cdp) di Terna (reti elettriche); nel secondo caso, la società controlla ilgasdotto che porta il metanodalla Russia fino all Italia: appartenevaaeni, chel ha cedutaa Cdp, che dovrebbe girarla a Snam. Il piano è complesso, ma il governo sembra più che deciso a procedere sulla strada delle cessioni. Il premier Letta e il ministro dell Economia Fabrizio Saccomanni, infatti, vogliono dimostrare all Europa che dal 2014 l Italia prenderà una direzione «virtuosa», ovvero quella dell abbattimento del debito, dopo che negli ultimi anni è salito (fino al134%), a causadella crisiegrazie anche alla restituzione dei crediti vantati dalle imprese. E intanto le decisioni sull Imu sono state rinviate alla settimana prossima. bene, ma pur sempre persone. Razionalizzare 32 mld di euro, via risparmi, razionalizzazione dei costi della spesa pubblica e riordino della spesa a favore dei cittadini (detrazioni ed altro), può essere un lavoro più importante delle persone coinvolte? Se il governo adotta un criterio universale per controllare i costi della pubblica amministrazione il paese sarà migliore, anche se continuo a pensare che non serva un commissario ma dei ministri che lavorano bene per assolvere a questo compito. Tuttavia il principale problema della spesa pubblica italiana è relativo alla formazione della spesa futura, cioè spesa corrente e in conto capitale per i prossimi anni. Pensate ai progetti che oggi, a torto o ragione, consideriamo inappropriati o inutili con il sopraggiungere della crisi economica. Sarebbe necessaria una spending review capace di ricontrattare i progetti di spesa pubblica (contratti privati) esistenti e futuri, con dei criteri di efficacia ed efficienza, differenziando tra spesa che produce reddito e spesa che produce rendita. Speriamo che la forza delle idee di Keynes sia più forte della stupidità delle vittime delle idee di qualche economista defunto. Scuola/ RISCHIO MULTA DA UN MINIMO DI 10 MILIONI DI EURO Ultimatum Ue all Italia: assumete 137 mila precari entro due mesi Roberto Ciccarelli Sindacati sul piede di guerra. Il Miur dovrà convincere la Commissione per bloccare la procedura La Commissione Europea ha inviato all Italia un nuovo avvertimento sulla discriminazione degli insegnanti e del personale precario che lavora nella scuola da più di 36 mesi continuativi a proposito del mancato adeguamento dello stipendio al personale di ruolo. Il nostro paese rischia una multa minima di 10 milioni di euro perché dal 1999, quando è stata emanata la direttiva comunitaria numero 70, non ha mai stabilizzatoi 137mila precari della scuola (stima Anief, 130mila per Flc-Cgil, Cisl e Uil) che hanno lavorato per più di tre anni con le supplenze. Nella lettera con la quale la Commissione Ue mette in mora l Italia si legge che il Ministero dell Istruzione, dell Università edella Ricerca (Miur) usa i precari con contratti a termine «continuativi», ad ogni fine di anno scolastico (e comunque alla fine di ogni incarico) li «licenzia», per poi «riassumerli» attraverso il meccanismo della chiamata dalle «graduatorie in esaurimento», oppure con le chiamate dei presi a partire dalla fine di ogni agosto. Un operazione che si protrae anche per molti mesi. Il problema è che, così facendo, centinaia di migliaia di persone vengono lasciate «in condizioni precarie nonostantesvolgano un lavoro permanente come gli altri». La discriminazione di Stato non riguarda solo lo status giuridico, ma anche il reddito. I precari, infatti, guadagnano sensibilmente di meno degli «assunti». Se alla lotteria delle «chiamate» vincono una cattedra piena (cioè 18 ore alla settimana), possono arrivare anche a 1400 euro al mese. L anno successivo rischiano tuttavia di ricominciare da un reddito anche dimezzato. Considerati i tagli delle cattedre, il riaccorpamento delle classi o degli istituti, e il blocco del turnover, le cattedre sono diventate in questi ultimi anni sempredi meno, e ai precari non resta che accontentarsi di «spezzoni». In questi casi il reddito diminuisce sensibilmente, poco più o poco meno sulla soglia di povertà. Per la Commissione Ue gli stipendi vanno adeguati perché questi precari «svolgono lo stesso lavoro ma hanno un contratto diverso» rispetto a chi ha già un «ruolo». L Italia deve rispondere entro due mesi, altrimenti la procedura sarà depositata alla Corte di giustizia europea. Una condanna della Corte costerà 10 milioni di euro, una cifra che potrà aumentare, da 22mila a 700 mila euro per ogni giorno di ritardo. «Dopo la messa in mora dell'italia in merito alla procedura sul personale Ata della scuola, quello giunto oggiè un ulteriore segnale importante - afferma Marcello Pacifico dell Anief e segretario organizzativo Confedir - L equiparazione stipendiale è fondamentale anche ai fini della stipula dei contratti sui posti vacanti, sino al 31 agosto, e verso la stabilizzazione dei 137 mila supplenti nella nostra scuola». Tutti i sindacati sono ormai in trincea contro il ministero e chiedono una soluzione definitivaaquesta piaga tutta italiana. Per la Flc-Cgil, che come l Anief ha promosso un ricorso alla Corte di giustizia europea, il governo «deve mettere in campo un piano pluriennale che consenta la stabilizzazione - afferma il segretario DomenicoPantaleo - andando oltregli stessi contenuti della legge sull istruzione approvata in parlamento». PerFrancescoScrimadella Cislla stabilizzazione risolverebbe anche la discriminazione sul reddito dei precari. «Chi è assunto a tempo indeterminato - afferma - può far valere l anzianità accumulata con il lavoro precario». La Uil attacca il piano triennale di immissioni in ruolo deciso dal ministro Carrozza; «è una soluzione parziale - sostiene - ci sono ancorapostiin organicodidirittocoperticoncontrattiannuali reiterati di anno in anno. La soluzione è l organico funzionale». Il Miur ha cercato di rivendicare la trasformazione delle graduatorie fisse in graduatorie in esaurimento («per sgonfiare le sacche di precariato»). E sostiene che le immissioni in ruolo per il triennio «contribuiranno a riportare a un livello fisiologico il ricorso ai precari». Che, nel 2016, saranno grosso modo 120 mila. Se l Europa troverà convincenti queste argomentazioni, la procedura si arresterà. Altrimenti, lo Stato italiano inizierà a pagare.

3 VENERDÌ 22 NOVEMBRE 2013 il manifesto pagina 3 UNA SPORCA DOZZINA Europa Il commissario Olli Rehn: «Ora possiamo rallentare e concentrarci sulle misure per la crescita». E apre spiragli anche per l Italia L a scelta è per le politiche territoriali e per un idea del governo che scardini i paletti imposti dal patto di stabilità, dalle politiche di austerity, svelando l inganno delle larghe intese. È la cornice in cui si iscrive «Un altra musica in Comune» l assemblea che inizia oggi a Pisa e durerà fino a domenica 24 novembre (info su unacittaincomune.it, tra i partecipanti: Grazia Naletto, Livio Pepino, Gabriella Stramaccioni, Guido Viale). Promossa da liste di cittadinanza, gruppi consiliari, reti e movimenti dei beni comuni come «Un altra città» di Firenze, Ancona Bene Comune, Appello per L Aquila, Brescia Solidale e Libertaria per i Beni Comuni, Brindisi Bene Comune, Cambiamo Messina dal basso, Cittadinanza e Partecipazione (Feltre), Gruppo Consiliare Imperia Bene Comune, Una città in comune (Pisa), Repubblica Romana e Sinistra per Siena, l iniziativa intende proporre una campagna nazionale basata, tra l altro, sulla condivisione di strumenti normativi come iniziative, ordini del giorno, delibere da portare nei consigli comunali sui temi della casa, la tassazione, il patrimonio, i servizi essenziali e i beni comuni. Nelle intenzioni degli organizzatori questo potrebbe essere un primo tentativo per la valorizzazione sociale del patrimonio pubblico e privato inutilizzato, nel momento in cui il governo Letta intende dismettere gli immobili pubblici di maggior valore nel tentativo di «abbattere il debito pubblico». L esposizione debitoria dei comuni, il taglio dei finanziamenti e la Anna Maria Merlo PARIGI Q ualcosa sembra alleggerirsi nel cielo plumbeo dell austerità che schiaccia la Beni comuni/ DA OGGI A DOMENICA ASSEMBLEA A PISA Un «altra musica» per le aree dismesse: riuso sociale e culturale privatizzazione dei servizi pubblici essenziali (quello del trasporto a Genova, ad esempio) rende sempre meno plausibile questa prospettiva, lasciando ampi spazi alla speculazione immobiliare, finanziaria, politica. In alternativa, i promotori di una «musica in comune» proporranno, ad esempio, uno schema di delibera comunale che potrà essere usato ovunque esistano le condizioni politiche (e la volontà di un sindaco, di un consiglio) per il riuso di un patrimonio immobiliare che, stando ai dati dell Anci, dovrebbe essere pari a 20 mila beni disponibili. Secondo la delibera tale patrimonio non deve essere ceduto, bensì riusatoper finisociali, culturali o produttivi. Si propongono anche strumenti inediti per ottenerne l uso come la requisizione, i bandi riservati a realtà sociali, le acquisizioni in uso, la custodia o la guardiania. Strumenti che sono stati usati in passato, ad esempio da Sandro Medici nel X municipio di Roma, e oggi dal sindaco di Messina Renato Accorinti che ha requisito un resort per i superstiti di Lampedusa (manifesto 21 novembre). Il riuso demaniale sarebbe realizzabile anche oggi. Gli enti locali hanno tempo fino al 30 novembre per chiedere uno o più spazi messi a disposizione dall Agenzia del demanio. L operazione è stata un fallimento: sono arrivate solo 600 richieste. L iniziativa pisana intende mostrare una strada alternativa ai rapporti strutturali tra le amministrazioni, i grandi costruttori e gli interessi finanziari. ro.ci. EDITORIA Sequestrati 13 siti per scaricare giornali L operazione «Free Magazines» della Guardia di finanza ha portato ieri alla chiusura di 13 siti Internet, segnalati dalla Fieg (federazione degli editori), che consentivano di consultare e scaricare illecitamente riviste e quotidiani, spesso in concomitanza con la loro distribuzione nelle edicole. «Negli ultimi anni dice Giulio Anselmi, presidente Fieg si è affermato un trend crescente di accesso ai contenuti illegali grazie a siti esclusivamente dedicati alla pirateria e alla contraffazione: piattaforme transfrontaliere spesso con server ubicati all estero che incassano ingenti risorse attraverso i banner pubblicitari». A tutela del diritto di autore, la Fieg ha avviato tra l altro, nel 2012, il Repertorio Promopress, che prevede la stipula di licenze per la riproduzione degli articoli nelle rassegne stampa. Tra i siti sequestrati, una app per cellulari, denominata «Quotidiani free». E ancora: fourtoutici.net; scaricando.org; magazinedown.com; pdfmagaz.in; scarica-file-gratis.info; pdfmagazines.org; le-riviste.net; it.calameo.com; avaxhome.ws; edicola--virtuale.blogspot.it; quotidiano-online.blogspot.it; pdfmagazinefreespain.blogspot.it; RIGORE E Merkel apre al salario minimo generalizzato chiesto dalla Spd L Ue allenta la morsa zona euro dal Angela Merkel ha annunciato di essere pronta a cedere, obtorto collo, su una della principali richieste dell Spd per formare una grosse Koalition: la Germania avrà un salario minimo interprofessionale. «Decideremo cose che, stando al mio programma, non considero giuste - ha affermato ieri a Berlino - tra esse c è un salario minimo generalizzato». Per Merkel, «realisticamente l Spd non concluderà i negoziati senza il salario minimo». La cancelliera nonha fissato né l ammontare di questo salario né una data precisa (ma i negoziati dovrebbero essere conclusi entro fineanno) e hacercatodirassicurare il padronato affermando che farà «di tutto per minimizzare l effetto sull occupazione del salario minimo» e per garantire la flessibilità (mentre non dovrebbe cedere sulla richiesta Spd di aumento delle pensioni minime). Oggi in Germania c è un salario minimo solo per alcune categorie protette, mentre molti mini jobs sfuggono a qualsiasi regolamentazione. L Spd chiede 8,5 euro l ora. In Francia, dove lo Smic è a 9,43 euro lordi, il ministro delle finanze, Pierre Moscovici, ha visto nelle dichiarazioni di Merkel «il segnale di un approccio forse più cooperativo della politica economica in Europa». Moscovici ha insistito di nuovo sulla «necessità di un riequilibrio» nella zona euro. Già la Commissione Ue, mettendo sotto sorveglianza la Germania per eccesso di avanzo commerciale (supera il 6% del pil dal 2007) aveva mandato un messaggio a Berlino a favore di un rilancio della domanda interna, per permettere di allentare la stretta sui paesi soffocati dal rigore. Olli Rehn, commissario agli affari monetari, ha insistito ieri sulla necessitàdi consolidarele finanzepubbliche nei paesi in eccesso di deficit e di debito, ma ha ammesso: «Visto che negli ultimi due anni gli squilibri si sono dimezzati, ora possiamo rallentare e concentrarci sulle misure per la crescita, in particolare sulla fiscalità». Per l Italia, ci potrebbe essere una boccata d ossigeno. Rehn apre uno spiraglio sull utilizzo della clausola sugli investimenti, i 3 miliardi negati a Roma solo una settimana fa: «Dipenderà dalla spending review o altre decisioni», ha messo le mani avanti, aggiungendo che il deficit deve restare sotto il 3%, ma anche che bisogna «ripristinare i prestiti bancari», politica perseguita anche dalla Bce, con il ribasso dei tassi. In effetti, in Europa, Rehn ha dovuto ricordare che solo l Estonia e la Germania rispettano il Patto di stabilità. I paesi soffocati dal rigore, piegati da una disoccupazione devastante, sembrano essere riusciti a smuovere le certezze dell ortodossia. Le minacce di un impennata dei partiti populisti di destra alle prossime europee ha finito per convincere Bruxelles e Berlino che bisognava allentare un po le briglie. La Francia, dove è in corso una jacquerie fiscale di varie categorie, ha fatto pressing per un cambiamento di politica economica (ieri, i blocchi stradali dei produttori di cereali, i più protetti dalla Pac, si sono chiusi con la tragedia della morte di ungiovane pompiere, in un incidente stradale). Pochi giorni fa, il ministro del rilancio produttivo, Arnaud Montebourg, aveva accusato Barroso, presidente della Commissione, di essere «il carburante del Fronte nazionale». Qualche mese fa, era stato il capo economista dell Fmi, Olivier Blanchard, afare mea culpasullascelta dell austerità in Europa, sottolineando come ci fosse stata una sottovalutazione dell effetto dei moltiplicatori. Ora l abbozzo di svolta a Bruxellesècertificatodauno studiorealizzato a ottobre dal capo economista della Ue Jan In t Veld, che ha calcolato gli effetti disastrosi del rigore. Tra il 2011 e il 2013, l austerità imposta ha fatto perdere all Italia il 4,9% di crescita potenziale, il 4,6% alla Francia, il 5,4% alla Spagna, il 6,9 al Portogallo. Per non parlare della Grecia, che ha perso un potenziale di crescita dell 8,05%. L austerità generalizzata ha colpito anche la prospera Germania, che ha perso un potenziale del 2,6%. La disoccupazione è stata l effetto disastroso di questa politica. In media, potrebbero essere almeno 3 i punti in meno nel tasso di senza lavoro nei vari paesi della zona euro. VIOLENZA DI GENERE Il prezzo dell odio: danni economici per 17 miliardi di euro Carlo Lania ROMA S edicimiliardisettecentodiciannovemilioni di euro. Molto più di una manovra finanziaria e tre volte il prezzo che la collettività paga per gli incidenti stradali. Ecco quanto ci costa ogni anno la violenza contro le donne, quella lunga serie di aggressioni, insulti, ferimenti, offese fisiche e psicologiche fino ad arrivare agli omicidi che gli uomini compiono quotidianamente contro una donna, sia essa la moglie, la fidanzata, la compagna o una ex partner sulle quali chissà perché ritengono di poter vantare deidiritti. Comesenonbastassero idanni fisici e psichici, adesso sappiamo anche quanto la società è costretta a pagare per questo repertorio di orrori. Tra costi diretti e indiretti una cifra molto superiore, solo per fare un esempio, ai 12 miliardi di euro che il governo spera di ricavare dalle dismissioni di quote di Eni e Fincantieri, ma che sempre il governo si illude di contrastare investendo nella prevenzione appena sei milioni di euro l anno. A rendere note le conseguenze economiche di questo fenomeno è una ricerca -la prima di questo tipo - condotta da Intervita Ong e presentata per la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne chesi celebrail25 novembre. Cifre, spiega l'indagine intitolata «Quanto costa il silenzio?», «che confermano la dimensione immensa e preoccupante di un problema che mina la salute e l'identità della donne, limita la libertà personale, condiziona la crescita del sistema economico sociale del Paese». Ma che dimostrano anche - al di là di quanto forse si crede - un altro aspetto di questa realtà drammatica, come sottolinea la vicepresidente del Senato Valeria Fedeli: «Il femminicidio non è un'emergenza occasionalené unfatto privato, mauna tragedia sociale cronica, ormai strutturale. E' una questione politica e riguarda tutti». E allora vediamole queste cifre che nessuna spending review riesce a tagliare, nonostante la violenza di genere rappresenti una vero freno allo sviluppo economico e sociale del Paese. Con una premessa. Per il loro studio le ricercatrici di Intervita hanno preso come punto di partenza l'indagine «La sicurezza delle donne» condotta dall'istat nel 2006 ma aggiornandola con nuovi indicatori, come ad esempio la presenza di donne straniere (una prossima edizione è attesa dall'istat per il 2014). Quello studio ha permesso di stabilire come ogni anno in Italia si verifichino 14 milioni di episodi di violenza contro le donne, numero purtroppo calcolato per difetto se si considera che solo una minoranza esigua della vittime sporge denuncia. Si va dalle molestie sessuali all'avere un braccio torto, dai capelli tirati alle minacce, all'essere obbligata a subire rapporti sessuali. E poi calci, sputi, morsi, ma anche ustioni di vari gravità, fino all'essere minacciata con una pistola o un coltello. E ogni anno sono circa 120 le donne uccise dal partner o da un ex compagno. Dal punto di vista economico, il risultato di tutto questo sono i circa 17 miliardi di euro di cui si è parlato all'inizio. Di questi Intervita stimain 2,377miliardi di euro i costi diretti, così suddivisi: sanitari (460 milioni), consulenza psicologica (158mln), farmaci (44mln), ordinepubblico (235 mln), giudiziari (421 mln), spese legali (289 mln), costi dei servizi sociali dei Comuni (154 mln) e dei centri antiviolenza (circa 8 mln). A questi si devono poi aggiungere altri 640 milioni di euro persi da aziende a collettività per le donne che hanno potuto recarsi al lavoro dopo aver subito una violenza (i giorni lavorativi persi per questo motivo sono stati 1,1 milione). Infine ci sono i danni non monetari, vale a dire il danno emotivo ed esistenziale provocato alle vittime e stimato in 14,43 miliardi di euro. Anche se recentemente il governo ha inasprito le pene, la violenza di genere resta soprattutto un problema culturale. Per questo ieri è stata lanciata la campagna «Servono altri uomini» che avrà come testimonial molti volti noti del nostro cinema.

4 pagina 4 il manifesto VENERDÌ 22 NOVEMBRE 2013 ATTACCATEVI AL TRAM GENOVA Sciopero e corteo contro la privatizzazione dell azienda trasporti. In piazza anche le altre municipalizzate Rivolta pubblica, Comune alle strette Katia Bonchi GENOVA T rattative rotte, dopo l ennesima giornata di scioperi e blocchi. «Sciopero, sciopero generale urlavano ieri sera centinaia di lavoratori rimasti in piazza per tutto il giorno davanti a un palazzo Tursi blindato e presidiato, dopo che i sindacati hanno annunciato al megafano che il tavolo su Amt era saltato. E da oggi siricomincia, con una città che sarà paralizzata per il quarto giorno di fila, e 500 milagenovesiche resteranno ancora apiedi. Lo stesso scenario che si ripete da martedì: niente autobus, metropolitana ferma e cortei che partiti dalle rimesse sparse per la città hanno bloccato i caselli autostradali, la sopraelevata e tutti principali snodi del centro cittadino. La solidarietà dei genovesi non è mancata perché la protesta non sembra più riguardare la vertenza sull azienda genovese del trasporto pubblico, ma sta assumendo i contorni drammaticidiunabattaglia perlasopravvivenza della città stessa. Alla lotta dei lavoratori Amt, la municipalizzata che il comune intende privatizzare, si sono uniti i dipendenti di Aster, l'azienda pubblica Il sindaco rinvia al 2014 la vendita dell Amt, ma la protesta si allarga. E oggi sarà un altro giorno di paralisi delle manutenzioni stradali e quelli di Amiu, l'azienda municipalizzata dei rifiuti. Per entrambe le società, controllate al 100% dal comune di Genova, è prevista la possibilità di una parziale privatizzazione con l'ingresso di partner industriali anche se in quota minoritaria. E anche i tassisti sono scesi in piazza a fianco dei tranvieri. Ieri a Genova il clima era surreale: l Aula Rossa chiusa, dentro palazzo Tursi blindato (ogni via di accesso è bloccata) presidiato da polizia municipale e agenti in tenutaantisommossa. Fuori l «assedio»: migliaia di lavoratori in attesa per ore di «risposte chiare». «La decisione di svolgere la seduta a porte chiuse aveva spiegato il presidente del consiglio comunale Giorgio Guerello al termine di una riunione dei capigruppo a metà pomeriggio fa seguito alle dichiarazioni rese oggi dal prefetto di Genova che ha indicato la necessità dello svolgimento regolare dei lavori dell assemblea e, implicitamente, l'impossibilità di garantire il filtro che consentisse a una rappresentanza di lavoratori di assistere ai lavori dell'assemblea». «Il Comune può scegliere tra le porte chiuse - aveva detto nel primo pomeriggio il prefetto di Genova Giovanni Balsamo - e quanto accaduto due giorni dà forte motivazione a questa scelta, oppure conun pubblicoesiguo che non possa interferire con i lavori. La diretta televisiva garantisce la trasparenza della seduta. Oggi dobbiamo preservare la democrazia». Riguardo allo sciopero selvaggio il prefetto ha chiarito: «Abbiamo inviato oggi le prime notifiche ai lavoratori, applicheremo tutte le sanzioni previste per l interruzione del pubblico servizio. Bisogna essere consapevoli che questi comportamenti hanno delle conseguenze. Le sanzioni variano da 500 a mille euro». Nell'aula del consiglio comunale i lavori iniziati a metà pomeriggio tra le polemiche, sono stati subito sospesi. Ai lavoratori di Amt, non sono bastate le parole di Marco Doria che, mercoledì sera, dopo due giorni di blocchi aveva chiarito che «l'azienda rimarrà pubblica fino a tutto il 2014». E nemmeno le modalità, visto che il sindaco ha convocato una conferenza stampa con i giornalisti prima di incontrare i sindacati. «Non ci fidiamo visto che una delibera del 2012 parlava chiaramente di privatizzazione e la delibera attuale finoall'ultima modificafacevacomunque riferimento a un advisor che deve fare unavalutazionedellasocietàinvista della cessione» dice Michele Monteforte della Filt Cgil. Laquestionecheoggipesa dipiùèla richiesta da parte del comune, ritenuta da Doria indispensabile per evitare il fallimentodell azienda, ècheilavoratori debbano sottoscrivere per il 2014 un accordo quasi fotocopia a quello del 7 maggio 2013 che prevedeva pesanti sacrifici per i dipendenti, soprattutto gli autisti, per un risparmio complessivo di 8 milioni di euro, tra tagli a premi di produttività e rinuncia a un contratto integrativo siglato nel Già il referendum di maggio era passato per il rotto della cuffia, solo 54,6% dei tranvieri aveva detto sì. E i sindacati lo sanno bene: i lavoratori questa volta un accordo del genere non lo farebbero mai passare. Così il muro contro muro prosegue: Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Faisa Cisal e Orsa chiedono che il Comuneimmettabeni immobili nelcapitale sociale di Amt prima di aprire qualsiasi tavolo. La Giunta replica: «Nessuna pregiudiziale, la ripatrimonializzazione oggi non si può fare, più avanti vedremo». E itonidellaprotesta, chenonostante la rabbia diffusa, si sono mantenuti fino a oggi tutto sommato moderati, ora sembrano destinati a salire. Questa mattina alle 9 ci sarà una nuova assemblea per i lavorarotir Amt alla sala chiamata al Porto, a cui si uniranno probabilmente I lavoratori Aster e quelli di Amiu. Poi a parlare sarà ancora una volta la piazza. IL PRECEDENTE Il fallimento dell operazione Transdev La vendita ai francesi costata al comune oltre 22 milioni Meno linee, biglietto più caro, esuberi. Poi i soci se ne vanno Marco Bertorello P er comprendere la rabbia e la determinazione degli autoferrotranvieri genovesi bisogna inquadrare le loro vicende dentro le politiche di bilancio e aziendali. Il taglio ai trasferimenti dallo Stato al comunedi Genova vieneda lontano e nei soli ultimi tre anni la riduzione supera i 100 milioni, a fronte di un bilancio annuale che si aggira sugli 800. Così il comune si trascina un debito di oltre milioni. A fronte di queste cifre, il sindaco Doria rivendica l immagine di comune virtuoso in contrapposizione a quelli spendaccioni. Nessuna volontà di rimettere in discussione quei vincoli di legge e di bilancio che sono leconseguenze dirette di scelte di rigore assunte su scala sovranazionale e che impediscono concretamente di operare nella gestione della cosa pubblica locale. La conseguenza sono i tagli ai servizi per mancanza di risorse. Qui si inserisce la vicenda del trasporto pubblico. Un segmento strategico per le politiche locali in termini di modelli di urbanizzazione, di mobilità e di scelte ambientali. La storia di Amt, invece, è costellata di scelte che progressivamente andavano nella direzione del ridimensionamento e della dismissione nell intento ufficiale di salvare l azienda dal fallimento. La consueta logica del male minore. Le scelte di salvataggio così si sono orientate verso una prima privatizzazione nel 2005, vendendo il 41% dell azienda trasporti a Transdev, azienda pubblica francese, chesuccessivamenteha passatola mano a Ratp con un rimescolamento delle quote di proprietà che ha visto coinvolta anche la Cassa depositi e prestiti transalpina. Come per ogni processo di privatizzazione, uno dei rappresentanti del nuovo acquirente nel Cda di Amt aveva chiarito i termini dellapartecipazione: «Siamo quiperguadagnare non per perdere quattrini». Il risultato negli anni è stato la riduzione delle linee, l aumento del biglietto, la messa in cassintegrazione di parte dei dipendenti (non prevista neppuredalcontratto) e lamessainesubero di altri. Infine una riduzione degli stipendi. Nonostante questi provvedimenti il socio privato abbandona il campo, riprendendosi le quote investite. Il comune genovese è costretto a sborsare 22.6 milioni. Il calo dei ricavi, fisiologico a ogni aumento del costo del biglietto, e la mancata volontà del comune di condurre a termine il processo di privatizzazione, che implicherebbe lo scorporo tra linee appetibili per fare profitti e no e lo stravolgimento dei contratti di lavoro, inducono i francesi ad abbandonare. Il fallimento di questa operazione non solo dimostra l impossibilità di gestire con criteri privatistici un servizio pubblico come i trasportilocali, maportaconsé altrecontroindicazioni indicative del mito privato è meglio. Infatti preliminarmente alla vendita c era stato lo scorporo tra un azienda dedita al trasporto e un altra alla manutenzione e alle rimesse in cui si riversavano i debiti preesistenti. Per tale operazione la Corte dei Conti calcolava un indebito vantaggio per il soggetto privato costato alle casse comunali circa 70 milioni. E con l arrivo del privato emerge un ulteriore scandalo. Era infatti in vigore la pratica di fornire premi fino a oltre 100 mila euro ciascuno ai manager e ricorrere a un eccesso di consulenze esterne, pratica che per l ex presidente di Amt Martinetto avrebbe prodotto un aggravio alle casse dell azienda nel periodo di ben 10 milioni. Insomma la società deteriorava il servizio e incrementava le perdite contemporaneamente all aumentare delle spese per i principali responsabili di tale involuzione industriale. Tutto ciò nell impossibilità per il comune di accertare tale andazzo in quanto da semplice azionista riceveva i bilanci già revisionati. Se a tutto ciò si aggiunge il continuo mancato rispetto degli impegni assunti con i sindacati sul piano della mobilità per rilanciare un progetto credibile di trasporto pubblico urbano, ce n è abbastanza non solo per giustificare le mobilitazioni di questi giorni, ma anche per auspicare che l alleanza lavoratori-cittadini possa invertire la rotta di un comparto tanto importante per cominciare a pensare una società diversa. MARCO DORIA Patto di stabilità e proteste, la via stretta del sindaco K.Bo. GENOVA A un anno e mezzo dalla sua elezione per il sindaco di Genova Marco Doria questi sono senza dubbio i giorni più difficili. La piazza, quella che ha sfilato per le vie della città, ne ha chiesto a gran voce le dimissioni. E i genovesi, stretti tra una città paralizzata dagli scioperi e l incertezza sul futuro del trasporto pubblico (per non parlare del futuro produttivo della città) sono più che preoccupati. «I sindacati ci hanno chieto di sospenderela deliberasullepartecipate visto che c era in contemporanea una trattativa in corso sul futuro di Amt ha riferito ieri il sindaco ai consiglieri comunali dopo l interruzione della trattativa -, ma io ho chiarito che per sospendere la delibera e aprire una trattativa senza pregiudiziali occorreva sospendere l agistazione». Il braccio di ferro è proseguito per circa tre ore, ma non si è materilizzata nessuna via d uscita, al contrario le posizioni si sono fatte sempre più rigide. Per i sindacati infatti l unica condizione per sospendere l agistazione sarebbe stata l impegno da parte dell amministrazione comunale alla ripatrimonializzazione conferendo nel magre casse dell azienda di trasporto pubblico (8 milioni di euro il capitale sociale) alcuni beni immobili di proprietà del Comune. Eppure mercoledì il sindaco aveva provato a tranquillizzare i tranvieri, garantendo che non ci sarebbe stata la paventata privatizzazione per tutto il «Amt, aveva chiarito il sindaco in una conferenza stampa - resterà di proprietà del Comune di Genova fino a quella data, ma lì ci dobbiamo arrivare con un'azienda viva». Salvare l'azienda comunale del Tpl dal fallimento in attesa della garacheametàdelprossimoanno dovrà decidere come sarà organizzato il trasporto pubblico ferro-gomma in tutta la Regione. Era stata questa la via scelta da Doria per garantire a sindacati e lavoratori quella «prospettiva» futura ritenuta indispensabile dalle parti sociali. «Amt ha raggiunto nel 2013 un seppur precario equilibrio dei conti grazie a al contributodeilavoratorieaquello delcomune di Genova, che ha versato nelle casse di Amt 29 milioni di euro nel 2012 e 31 milioni nel 2013». Come dire, il Comune, schiacciato dal patto di stabilità, ha fatto tutto quel che poteva e farà lo stesso anche per il prossimo anno, ma anche i lavoratori dovranno continuare a fare sacrifici. E questo tradotto in cifre significa rinnovare per il 2014 l'accordo firmato 7 maggio scorso dai sindacati che ha portato per l'azienda a un risparmio di circa 8 milioni di euro, tra la rinuncia ad accordi integrativi, premi di produttività e contratti di solidarietà per circa 600 lavoratori degli appalti, e nessun esubero fra i dipendenti. Solo così, dice in sostenza l amministrazione, possiamo evitare che l azienda si ritrovi a portare i libri in tribunale. Ma un muro sempre più alto si è materializzato tra il sindaco e i lavoratori giorno dopo giorno, anche a causa delle dichiarazioni che il primo cittadino ha rilasciato in merito alla protesta. Doria ha stigmatizzato come «illegittima» l agitazione, dopo che martedì, quando i tranvieri avevano occupato la sala del Consiglio comunale aveva dichiarato: «Esiste un problema di democrazia. L occupazione del consiglio comunale è un fatto gravissimo». E sugli scioperi: «Non aiutano a trovare una soluzione e danneggiano i cittadini».

5 VENERDÌ 22 NOVEMBRE 2013 il manifesto pagina 5 CEMENTICIDIO Scontro a distanza tra il governatore della Sardegna Cappellacci e il ministero dei Beni culturali sul piano paesaggistico regionale. Aperte due inchieste giudiziarie. Prorogata l allerta meteo PROTEZIONE CIVILE «Responsabilità chiare» Gabrielli querela «Tutele allentate», accuse alla Regione Costantino Cossu CAGLIARI D opo i sedici morti e la devastazione causata dal ciclone Cleopatra in Sardegna, sono 103 MILIONI per la Sardegna, a cui vanno aggiunti quelli non quantificati relativi all Anas. Lo prevede l emendamento dei relatori approvato in commissione Bilancio OLBIA CONTA I DANNI DEL CICLONE. IN BASSO LA PROTESTA DEGLI AMBIENTALISTI A VARSAVIA /REUTERS scattate due inchieste per omicidio colposo e per disastro colposo, avviate dalle procure di Tempio Pausania e di Nuoro. La magistratura ha chiesto alle amministrazioni coinvolte nella catastrofe di lunedì scorso, i progetti, le delibere e tutto quanto possa consentire di far chiarezza su opere stradali, edifici, strutture e pianificazioni urbanistiche realizzati negli ultimi anni. Per ora siamoai primiaccertamenti. I fascicoli sono senza un nome, ma è chiaro che i morti e i danni provocati dall alluvione non hanno soltanto cause naturali. Lo aveva detto, già martedì mattina, il sostituto procuratore del tribunale di Tempio Riccardo Rossi, in visita al centro di coordinamento dei soccorsi allestito dalla protezione civile a Olbia: «Questo è il momento del dolore e della misericordia, poi arriverà quello della giustizia. Questa drammatica vicenda ha posto in luce evidenti carenze strutturali che, passata l emergenza, dovremo valutare se potevano essere evitate». Le inchieste delle procure di Nuoro e di Tempio Pausania sono indirizzate ad accertare sia le cause delle morti sia quelle dei danni ambientali. In particolare la procura nuorese indaga per omicidio colposo in merito alla morte del poliziotto Luca Tanzi, 44 anni, inghiottito nella strada crollata mentre con l auto di servizio scortava un ambulanza; e per la morte della pensionata Maria Frigiolini, 88 anni, travolta dall acqua e dal fango nella sua casa allagata a Torpè. Mentre la procura di Tempio vuole fare chiarezza sulla morte di un intera famiglia di nazionalitàbrasiliana, padre madreedue figli, annegati in un sottopiano ad Arzachena. E sulle cause del disastro, dopo le accuse mosse dagli ambientalisti al presidente della regione Sardegna Ugo Cappellacci, ieri contro il tentativo del centrodestra sardo di smantellare la legislazione di tutela dell ambiente e del paesaggio approvata nella legislatura precedente dalla giunta guidata da Renato Soru è intervenuta, per conto del ministero dei Beni culturali, la sottosegretaria Ilaria Borletti Buitoni. «Il nuovo piano paesaggistico approvato dalla giunta Cappellacci - ha dichiarato la collaboratrice del ministro Massimo Bray - prevede un allentamento del grado di tutela sia nella costa marina sia in altre zone di particolare pregio paesaggistico, quali i centri storici o i corsi d acqua pubblica». «Il disastro che ha portato in Sardegna gravi lutti e ingenti danni - ha aggiunto la sottosegretaria - riporta di nuovo, ancora una volta, al centrodella nostra attenzioneil problema della tutela e della messa in sicurezza del nostro territorio e del suo paesaggio. Un tema che, in alcuni casi, viene volutamente aggirato o considerato un ostacolo a uno sviluppo economico e occupazionale. L allentamento delle tutele progettato dalla giunta Cappellacci porterà a modifiche sostanziali di molte zone anche nell agro, attraverso demolizioni di piccoli fabbricati agro-pastorali preesistenti per successive ricostruzioni, con forti aumenti di cubatura e accorpamenti di volumetrie con sagome del tutto dissimili». Bisogna ricordate che, nelle scorse settimane, il ministero dei Beni culturali aveva annunciato l intenzione di ricorrere contro il piano di Cappellacci sia in sede Tar sia alla Corte costituzionale. Il Codice Urbani, ossialaleggenazionale chedetta le norme generali di tutela del paesaggio, prevede infatti che in materiaurbanistica leregioni non possono legiferare (come invece ha fatto Cappellacci) da sole: è necessario l assensodel governonazionale. Ma ieri Borletti Buitoni è andata oltre il dato formale. La nota dettata alle agenzie si chiude con un esplicito rilievo politico: «Al di là del vizio di forma e di procedura nell approvazione del piano da parte della giunta regionale sarda, è a tutti ben chiaro che il territorio sardo aveva e ha la necessità di essere maggiormente tutelato e non maggiormente sfruttato. Purtroppo i tragici eventi di questi giorni lo confermano». Intanto, mentre ancora prosegue il lavoro delle squadre di soccorso per rimuovere le macerie provocate dal ciclone, il consiglio dei ministri ha proclamato per oggi una giornata di lutto nazionale per la tragedia che ha colpito la Sardegna. «Ritengo sia una scelta importante - ha detto il premier Enrico Letta - che si lega alla decisione dell immediata dichiarazione dello stato emergenza e alla tempestiva allocazione dei fondi necessari». Eleonora Martini C he cosa non ha funzionato nel sistema di Protezione civile in Sardegna? Lo scaricabarile tra amministrazioni e istituzioni a cui stiamo assistendo, come spesso avviene nel nostro Paese dopo ogni calamità, non aiuta a fare chiarezza. Ma questa volta il prefetto Franco Gabrielli è fermamente deciso a difendere il proprio operato a capo del Dipartimento nazionale: «Tutto è perfettibile e può essere migliorato», dice rispondendo alle polemiche sulla diffusione dell allerta, ma è già pronta una querela per calunnia contro «alcuni soggetti farneticanti che parlano di carte taroccate». In particolare contro il consigliere regionale Paolo Maninchedda che sul sito da lui stesso curato, "Sardegna e libertà", ha parlato di manipolazione di alcuni bollettini meteo. «Il consigliere Maninchedda spiegano nella sede di Via Ulpiano, a Roma confonde i bollettini di vigilanza, pubblicati quotidianamente sul sito del Dpc e frutto del lavoro congiunto tra il Centro funzionale centrale e i Centri funzionali regionali laddove esistono, (ossia solo in 10 regioni italiane, malgrado la direttivachene imponela costituzione risale al 27 febbraio 2004, ndr), con i bollettini di criticità che invece non sono consultabili on line ma ogni giorno segnalano i fenomeni meteorologici significativi alle Protezioni civili regionali». Sono loro, le Regioni, infatti, ad essere responsabili ciascuna con le proprie norme del sistema di allertamento dei comuni, perché è dal 2001 che la Protezione civile è materia concorrente, come stabilito dal riformato articolo 117 della Costituzione. Da parte del Dipartimento nazionale l allerta, ha raccontato Gabrielli, è scattata «alle 14,12 di domenica». Il bollettino segnalava «criticità elevata», il massimo grado della scala del rischio idrogeologico. Un livello raggiunto nel 2013, secondo il capo della Protezione civile, solo 4 volte nei bacini di allertamento colpiti dall alluvione di lunedì scorso (l Italia è suddivisa in 120 bacini di allertamento per tenere conto delle fragilità del territorio). «La Regione Sardegna è stata tempestiva ha aggiunto il prefetto ha diramato l allarme ai comuni alle 16,20; alcuni comuni si sono attrezzati altri no». Infatti, proprio in base a uno dei principi fondanti del nostro modello di Protezione civile - la sussidiarietà - la responsabilità primaria è del sindaco. Eppure, malgrado la legge 100/2012 abbia ribadito che ogni comune deve dotarsi di un piano di emergenza per affrontare le calamità, solo il 75% di essi ha dichiarato di averne uno. Infatti, dei 7759 comuni che hanno risposto alla specifica domanda del Dipartimento nazionale (su 8093 totali, di cui 6600 a rischio idrogeologico), solo in 5801 hanno dichiarato di aver approntato un piano di emergenza. «Ma non ne conosciamo la qualità - specificano in Via Ulpiano - non sappiamo se e quanto questi piani siano aggiornati, conosciuti o rispettati». Un piano di emergenza, però, costa. E i sindaci possono ben poco davanti ai budget sempre più esigui con cui sono costretti a fare i conti. «Ho un profondo rispetto dei sindaci - ha aggiunto Gabrielli - porto sempre il loro grido d'allarme». Ora, mentre l allerta è ancora alta per le avverse condizioni meteosoprattutto nellezone già colpite, i sindaci saranno affiancati dal nuovo commissario per l emergenza, Giorgio Cicalò, direttore della Pc regionale, appena nominato dal governatore Ugo Cappellacci. Ma è la gestione delle emergenze ad aver bisogno di un ulteriore razionalizzazione: come spiega Pompeo Mannone, segretario generale della Federazione nazionale della sicurezza Cisl, «è necessario e responsabile superare le duplicazioni istituzionali esistenti anche in ragione della grave crisi economica in cui versa il Paese». CONFERENZA ONU SUL CLIMA Gli ambientalisti: «Una vetrina per le industrie inquinanti» Le ong abbandonano Varsavia Giorgio Salvetti I l clima mondiale cambia velocemente ma la politica e l economia internazionale non vogliono proprio cambiare nulla. E non importa se la natura si sta ribellando con tutta la sua forza dalle Filippine ai tornado americani, passando per la Sardegna. Ieri le associazioni ambientaliste hanno lasciato in massa Cop19, la conferenza sul clima chesista svolgendo inquesti giorni avarsavia. È la prima volta che succede dal summit di Rio de Janeiro del 1992, ovvero dall iniziodi quellungonegoziatochehaportato alla ratifica del protocollo di Kyoto ma che non ha mai saputo produrre un azione efficace su scala planetaria per limitare le emissioni di gas serra. «La conferenza si avvia a offrire praticamenteilnulla», hannodichiarato Greenpeace, Wwf, Friends of The Earth e molte altre associazioni. Insieme hanno deciso di «usaremeglioilproprio tempoeritirarsivolontariamente dai colloqui». Si tratta di un gesto politicoedidenunciamoltofortechea questo punto, vista l inconcludenza interessata deigoverni, puntaamobilitarele popolazioni. Ieri gli ambientalisti hanno srotolato uno striscione sul palazzo della cultura della capitale polacca. La conferenza, denunciano, «ha messo al centro gli interessi delle industrie energetiche sporche». Cop19 doveva essere una tappa fondamentale per lanciare la prossima conferenza del 2015 a Parigi dove è in programma la firma di un accordo comune per tentare di Dai sindaci in sù, la gestione delle emergenze in un modello da razionalizzare ridurre l innalzamento della temperatura globale di soli due gradi in più rispetto all era preindustriale. Obiettivo: scongiurare un disastroso aumento di 4 gradi entro la fine del secolo che, secondo tutti gli studi scientifici, appare ineluttabile e catastrofico. Tantopiù adesso che anche laconferenza di Varsavia sembra viaggiare su un binario morto. Lo ammette anchematthias Groote, l europarlamentare tedesco a capo delle delegazione del parlamento europeo, il quale non nasconde un «un crescente sensodifrustrazioneepreoccupazione peripochi risultati raggiunti finora». L imminente fallimento è dovuto prima di tutto all atteggiamento ostile del governo polacco che condiziona fortemente tutti i paesi dell Europa dell est e quindi anche dell intera Ue. L economia della Polonia dipende molto dal carbone. Non a caso proprio in questi giorni a Varsavia si è tenuto un summit mondiale delle industrie carbonifere. E a sorpresa il premier polacco Donald Tusk ha rimpiazzato il ministro dell ambiente Marcin Korolev che sta ancora guidando i negoziati sul clima pregiudicandone il buon esito. Le riunioni che avrebbero dovuto risarcire i paesi colpiti dai disastri dovuti agli sconvolgimenti del clima si sono concluse con un nulla di fatto. «I paesi ricchi si rifiutano di impegnarsi», denunciano gli ambientalisti. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il passo indietro sugli impegni per le riduzioni di emissioni dei gas serra da parte di Giappone, Canada e Australia su spinta delle lobby delle industrie di combustibili fossili. La storia dei negoziati internazionali per ridurre gli effetti dei cambiamenti climatici è da sempre segnata dall aspro confronto tra i paesi storicamente industrializzati (gli Stati uniti sono il primo inquinatore mondiale) e le nuove nazioni in forte crescita (la Cina è il secondo inquinatore mondiale) le qualirivendicanoil diritto allosviluppo edichiarano di non poter pagare i danni prodotti da chi ha inquinato per cent anni prima di loro. «Il punto è che tutte queste trattative a Varsavia dovevano dare vita a un agenda chiara e precisa per preparare in modo credibile l appuntamento del 2015 a Parigi - spiega Andrea Boraschi, responsabiledella campagnasu energiae climadi GreenpeaceItalia - Ma questo nonstaavvenendo».

6 pagina 6 il manifesto VENERDÌ 22 NOVEMBRE 2013 POLITICA CANCELLIERI Il ministro Mauro: «Il sindaco sta scavando una voragine sotto il governo» Nel Pd il caso non è chiuso Carlo Lania ROMA A Enrico Letta sembrerà di vivere una scena de «Il giorno della marmotta», il bel Renzi: «Salvata dai vecchi». Civati: «Non hai fatto niente per evitarlo» film con Bill Murray in cui il protagonista è costretto a ripetere tutti i giorni le stesse azioni. Due mesi fa era stato lo stesso premiera citare lapellicola parlando con Fabio Fazio a proposito delle continue minacce del Pdl di far cadere il governo. Adesso l occasione per il paragone con Murray potrebbe essere la vicenda che ha come protagonista Annamaria Cancellieri. Dopo essersi difesa in parlamento per ben due volte - il 5 novembre e mercoledì scorso - con due discorsi praticamente fotocopia per i suoi rapporti con la famiglia Ligresti, il ministrodellagiustizia potrebbeinfatti essere costretta anche lei a ripetersi ancora una volta al Senato. Sì perché il Movimento 5 Stelle ha chiesto di discutere la mozione di sfiducia presentata contro la Guardasigilli venti giorni fa a palazzo Madama e mai affrontata. Ad annunciarlo è stata ieri la capogruppo pentastellata Paola Taverna che alla conferenza dei capigruppo di oggi chiederà la calendarizzazione della mozione. «Certi che il 27 ci sarà il voto dell aula su Berlusconi - ha spiegato - il 28 andrebbe bene per procedere con la mozione di sfiducia per Cancellieri». I l voto sulla decadenza, che resta fissato per mercoledì prossimo, si avvicina e su Silvio Berlusconi piove una nuova tegola giudiziaria che potrebbe essere foriera - teme il Cavaliere che non intende certo farsi «da parte», fa sapere - di altre spiacevoli novita. La pubblicazione delle motivazioni per la condanna in primo grado a sette anni nel processo Ruby per concussione e prostituzione minorile, depositate ieri, descrivono un Cavaliereimpegnato come regista. «Regista del bunga bunga», scrivono le tre giudici di Milano. «E stato provato», aggiungono, che il Cavaliere «abbia compiuto atti sessuali con El Mahroug Karima», in arte Ruby, sapendo che era minorenne perché glielo aveva detto lei, «in cambio di ingenti somme di denaro e di altreutilità, quali gioielli». Non solo: secondo il collegio Berlusconi «pagava i testimoni», avendo una «capacità a delinquere consistita nell attività sistematica di inquinamento probatorio a partire dal 6 ottobre 2010, attuata anche corrispondendo» a Ruby e «ad alcune testimoni ingenti somme di denaro». E la senatrice Maria Rosaria Rossi, l eurodeputata Licia Ronzulli e una serie di ragazze ospiti delle Arcore s nights («collaudato sistema prostitutivo»), oltre al pianista Danilo Mariani e a Mariano Apicella, avrebbero «mentito» quando hanno testimoniato in aula per «personali vantaggi economici e di carriera loro derivanti da depo- PROCESSO RUBY Le motivazioni della sentenza Berlusconi «regista» del bunga bunga sizioni compiacenti». Da qui, è il timore dell ex premier, potrebbe nascere un processo Ruby ter. Sentenza «surreale», secondo gli avvocati Longo e Ghedini. «Donne magistrato che bollano a vita giovani donne, un femminicidio giudiziario», si scatena Daniela Santanchè. Nelle motivazionidellasentenza sispiegala condanna per concussione, le pressioni sulla questura di Milano per far rilasciare la ragazza, la notte del 27 maggio 2010: il Cavaliere «intervenne pesantementesulla libertà di autodeterminazione del capo di gabinetto», Pietro Ostuni, e «attraverso il superiore gerarchico, sul funzionario in servizio quella notte in questura, al fine di tutelare se stesso, evitando» che Ruby, la nipote di Mubarak, «svelasse l attività di prostituzione». E lo fece con una «sproporzione tra l intensità e la costrizione, proveniente dallaseconda carica istituzionale dello Stato, rispetto allo scopo». Forza Italiainsorge, inattesa delgiorno del giudizio nell aula del senato. Bill Murray a parte, a palazzo Madamapotrebbe crearsi una situazione più difficile per il ministro rispetto a quanto accaduto alla Camera. Oltre a 5 stelle, Lega, Fratelli d Italia e Sel, che presumibilmente confermeranno il voto di sfiducia espresso mercoledì, ci sono diversi senatori del Pd che hanno già detto di non voler salvare il ministro. A partire dall ex magistrato Felice Casson e da almeno altri sei-sette senatori vicini a Pippo Civati. Ai quali vanno sommati i senatori fedeli a Matteo Renzi. ma la vicenda Cancellieri è anche il pretesto per riaccendere lo scontro tra le varie correnti del Pd e in particolare tra Pippo Civati e Matteo Renzi. Dopo aver contribuito a salvare il ministro, ieri il sindaco di Firenze è tornata ad attaccarla: «L ha salvata il vecchio Pd, il nuovo Pd credoche nondifenderà piùcasi come questo», ha detto Sullo sfondo la crisi di governo, che però Renzi nega di voler provocare: «Sono uno di quelli che non crede giusto mandare a casa un governointerose Lettamettela faccia». Parole che per il ministro della Difesa Mario Mauro «scavano una voragine sotto il governo», ma con il sindaco e contro il ministro si schiera tutto lo stato maggiore dei renziani: da Latorre a Gentiloni, da Serracchiani a Emiliano, compatti nel chiedere le dimissioni della Guardasigilli. FOTO REUTERS «Non ho trovato nessun italiano che l avrebbe salvata», dice il sindaco di Bari. A Renzi rispendo Civati. E lo fa attaccandolo: «E' un tantino azzardato dire che, se ci fosse Renzi, il gruppo Pd non salverebbe la Cancellieri - dice il terzo sfidante alla segreteria -. Perché lui c'è, e i deputati che hanno sottoscritto la sua candidatura sono duecento». Civati ha anche aperto uno spazio su Twitter, #insultacivati, dedicato «agli elettori delusi dal salvataggio del Guardasigilli imposto da Letta al Pd». «Ce lo meritiamo», è il commento di Civati. SECONDA REPUBBLICA La casta «umana» Riemergono, sotto forma di comportamenti e mentalità, lasciti di tempi remoti che si riteneva sepolti PRIMARIE PD Bari, scontro stellare D Alema-Emiliano Tutto si può di dire, e si dice, di Massimo D Alema tranne che si defili dalla mischia. Da giorni circola notizia che il presidente di Italianieuropei, impegnato nella battaglia congressuale del Pd a fianco di Cuperlo e pugnacemente contro Renzi, si candiderà a Bari. Scontrandosi con il sindaco Michele Emiliano, pezzo da novanta della scuderia del sindaco di Firenze, che con ogni probabilità sarà il capitano delle liste nella sua città, da cui è partita la campagna del rottamatore. Ieri, appena si è sparsa la notizia, sono partite le prime scintille. Emiliano, che a Radio2 ha ammesso di esserci rimasto «malissimi», ha auspicato che in città non vi fossero candidati «catapultati da Roma». Quanto a D Alema, «pensavo che si occupasse di cose più importanti». Dall ex premier nessuna replica, per ora. Ma dallo staff fanno notare che D'Alema è stato parlamentare pugliese dal 1987 al 2013 e si è candidato a Bari per l assemblea del Pd dall'inizio. Quindi, quando Emiliano parla di catapultati da Roma «non si riferisce sicuramente a D Alema». Se confermato, sarà uno scontro stellare in una regione in cui il cui segretario Sergio Blasi (schierato con Cuperlo), che ha parlato di «decine di tesserandi sconosciuti alla militanza, sotto la regia di locali mercenari della politica». D Alema punterà a dimostrare il suo peso. Ma l esuberante Emiliano gioca una doppia partita: preparare la corsa in vista di una candidatura a governatore della Regione. Il secondo mandato di Vendola scade nel 2015, ma c è chi crede che il presidente vorrà partecipare alle prossime europee. Pierfranco Pellizzetti Q uando i sedicenti lealisti alla Raffaele Fitto, i rapaci da voliera alla Daniela Santanchè o i mediatori con trappole in saccoccia alla Maurizio Gasparri santificano fedeltà e riconoscenza nei confronti di el Supremo (il cacicco da repubblica delle banane Silvio Berlusconi), paionodavveroconvinti di promuovere l idea di una più alta moralità pubblica. In effetti, evidenziano soltanto l imbarbarimento della politica, acceleratosi negli ultimi decenni. Nata come terapia dei guasti prodotti dall interminabile fase agonica della Prima Repubblica, tra orrori terroristici dalle matrici plurime e l indecenza collettiva di Tangentopoli, la Seconda presenta un bilancio di chiusura ancora più regressivo del quarantennio precedente (che - comunque - segnava al proprio attivo una crescita economica che fu definita miracolo e sucuiabbiamo continuato a campare, conquiste civili rilevanti sul terreno della laicizzazione quali divorzio e aborto, lotte dellavoro checonseguirono anche importanti successi sociali formalizzati in statuto). Insomma, il processo di modernizzazione nazionale ha drasticamente operato un inversione di marcia facendo riemergere, sotto forma di comportamenti e mentalità, lasciti di tempi remoti che si riteneva definitivamente sepolti. Una summa di questo non encomiabile ritorno al passato ce la fornisce la recente liaison Cancellieri-Ligresti, incuil arcaicità delfamilismoamorale (i figli so piezz e core, per cui bisogna ricambiare il favore a chi gli elargì cinque milioni per solo un anno di lavoro) si è mescolata al pregiudizio castale dell intoccabilità (palesemente incompatibile con il principio di diritto la legge è uguale per tutti che dovrebbe campeggiare sul Ministero di Giustizia). Non che le pratiche familistiche e/o di casta fossero state definitivamente rimosse dal costume nazionale. Soltanto che per pudore le si teneva sottotraccia, percependone l inammissibilità. Ora vengono palesemente ostentate, rubricandole umanità. Infatti le trasformazioni culturali e sociali ribaltanoicriteridi apprezzabilità, riportandociaepocheincui irapportieranoregolati dalvincolofeudale con relativo omaggio. Ma mentre nell età di mezzo la struttura a piramide corrispondeva alla recezione di paradigmi teologici nell ordinamento civile, con effetti di protezione del contraente più debole nella relazione vassallatica, l attuale subordinazione tendente al servile discende esclusivamente dai privilegi di status e monetari elargiti dal Signore ai propri cortigiani. Sicché, un ceto politico selezionato in base a tali criteri deve sacrificare all omaggio ogni velleità di indipendenza. Una regola che si impone nei cosiddetti partiti personali, secondo le varie declinazioni che vanno da quelli di plastica agli aziendali. Ed è anche per questo che - soprattutto nel caso berlusconico - tale personale viene reclutato tra persone senza storia politica o personaggi che se ne portano appresso una altamente compromessa: ossia, interlocutori a cui è facile imporre la cavezza; che dovranno costantemente riconfermarela propriatotalesottomissione per non vedere messa a repentaglio la riconferma dei propri privilegi. Insomma, il medioevo prossimo venturo, ormai fattosi condizione vigente, nonè altroche l apoteosidel servilismo nei confronti del ricco/potente; in cui yesmen/women imbellettano l immiserimento con valori di devozione che non hanno alcun senso e che riducono la politica alla svendita di massa della dignità, alla sincope dell intelligenza. Fermorestandoche anchelecontropartiportano acqua al mulino della mistificazione, se è vero che i governativi di Angelino Alfano hanno una sola ossessione: non andare alle elezioni senza una lista in cui ricandidarsi con garanzia di rielezione. Fermo restando che l americanata delle primariecaraalpdstariportandoinauge lacompravendita delle tessere in una logica che assomiglia molto ai mercanteggiamenti di un foro boario. Ancora, fermorestando laregressivitàdelletesigrilline sul mandato parlamentare obbligatorio, che rende gli eletti burattini del tandem Grillo-Casaleggio, in quanto incarnazione dello spirito della rete. TORINO - POLEMICHE Militante No Tav nella segreteria provinciale dem Mauro Ravarino TORINO C è spazio per il dissenso? Forse. Il Pd torinese ha, in questi anni, fornito un sostegno granitico alla grande opera per eccellenza, il Tav. «È irreversibile» ripetevano il mantra i massimi dirigenti. Così, pure, ha detto il sindaco Piero Fassino. Il rapporto con i dissidenti valsusini è stato sempre conflittuale: l ex sindaco di Avigliana Carla Mattioli è stata espulsa dal partito nell estate del 2012 (rea di non aver appoggiato alle elezioni comunali le larghe intese Pd-Pdl, bensì l attuale sindaco Angelo Patrizio) e alla cacciata ci è andato più volte vicino il presidente della Comunità montana Sandro Plano, No Tav e tuttora iscritto ai democratici. Oggi, però, sembra che qualcosa stia per cambiare. Pare che in quel fronte inossidabile ci sia spazio per una voce diversa. Non si tratta, certo, del granello di sabbia negli ingranaggi del potere, ma di un tentativo, forse, di maggiore pluralità. Cosa è successo? Che il neo segretario provinciale, il renziano Fabrizio Morri, ha scelto di nominare nella nuova segreteria, Pacifico Banchieri, assessore a Caselette, comune ai piedi del Musinè in bassa Val di Susa, critico nei confronti della Torino-Lione. Una scelta che ha lasciato di stucco moltidelegatidell assemblea Pd riuniti al Centro Congressi dell Atc. «Come, un No Tav in segreteria?». Banchieri, renziano, è vicino al presidente Plano (nonché, pare, a Stefano Lepri, parlamentare Pd che, nel passato, ha espresso perplessità sull opera): «Non è prioritaria per l Italia - dichiara Banchieri al manifesto - e questa non è per me una questione ideologica ma pratica, ancor più in un momento di crisi. Vale così la pena spendere tanti soldi per il Tav che, visto anche il forte calo di trasportomerci lungola tratta Italia- Francia, non è necessario?». Il documento di Renzi ha raccolto tra Val di Susa e Val Sangone due terzi dei delegati (10 su 15). Il sindaco di Firenze ha affrontato poche volte l argomento Torino-Lione, ma nel suo libro Oltre la rottamazione ha scritto: «Non è dannosa, però è inutile». Ilcongresso torinese è iniziato e si è concluso tra i veleni con accuse reciproche tra correnti (una su tutte, il proliferare di tessere last minute). Resta da capire se, a Torino, nella segreteria del Pd il tema Tav rimarrà tabù o verrà - laicamente - affrontato. Banchieri è ottimista: «Per la prima volta è stato nominato nella segreteria provinciale un rappresentante della Val di Susa. Mi auguro che si riaprano spazi di discussione precedentemente chiusi, perché a ora l unica parte dell opera finanziata è il cunicolo esplorativo di Chiomonte, realizzato principalmente come sondaggio ispettivo. Il resto, tunnel di base compreso, non è certo. Sarebbe, quindi, il caso di affrontare seriamente la questione». La sua nomina fa discutere. Il senatore Stefano Esposito, schierato con Cuperlo e Sì Tav d antan, su Twitter ha scritto: «Scelta perfetta e coerente con lo slogan di #Renzi cambia verso».

7 VENERDÌ 22 NOVEMBRE 2013 il manifesto pagina 7 INTERNAZIONALE GREENPEACE «Lo rifarei» racconta l attivista, Putin si augura «clemenza» dalla corte russa D Alessandro è stato liberato Th. Gu. D opo oltre sessanta giorni nelle galere russe, l attivista italiano di Greenpeace Christian D Alessandro è uscito ieri dal carcere. È finalmente libero ed è libero in compagnia di altri colleghi: del polacco Tomasz Dziemianczuk, dell argentina Camila Speziale, di Sini Saarela (Finlandia), di Anne Mie Roer Jensen (Danimarca) e del francese Francesco Pisanu. Ad altri cinque era stata concessa in mattinata la possibilità di uscire dal cacere e ad altri ancora è stata La soddisfazione del ministro Bonino: «a volte bisogna essere molto cocciuti» concessa la libertà su cauzione e potranno quindi tra poco raggiungere gli altri attivisti liberi. A D Alessandro la libertà su cauzione era stata approvata tre giorni fa ma non si sapeva quando sarebbe stato rilasciato. La cause che riguardano gli attivisti arrestati (trenta) si discutono alla corte di San Pietroburgo, mentre un altro tribunale si occupa del battello sequestrato dopo il blitz contro la piattaforma di Gazprom nell Artico, all origine degli arresti e del sequestro della nave degli ecologisti, che resta in stato di fermo. Il tribunale regionale di Murmansk ha infatti respinto sempre ieri un ricorso contro il sequestro dell «Arctic Sunrise» da parte delle autorità russe. «Questa è una sentenza estremamente deludente. Crediamo che questo verdetto sia in violazione e del Codice di procedura penale russo e del diritto internazionale. Procederemo con la Cassazione», ha detto commentando la decisione dei giudici russi Gerrit-Jan Bolderman, direttore della Stichting Phoenix, proprietaria della nave e citato dal sito di Greenpeace International che registra in tempo reale gli aggiornamenti della posizione processuale dei suoi attivisti ancora reclusi. «Lo rifarei», ha detto D Alessandro ai cronisti che lo attendevano all uscita dal carcere e che gli chiedevano del blitz contro la piattaforma petroliferarussa. D Alessandro ha subito chiamato a casa i genitori GUERRA IN SIRIA Arrestato a Milano giornalista turco Bahar Kimyongür, giornalista turco residente in Belgio e da tempo impegnato a denunciare il coinvolgimento del governo Erdogan nella guerra in atto in Siria, è stato arrestato ieri mattina proprio al suo arrivo in Italia, all'aeroporto di Milano, per partecipare ad una conferenza internazionale sulla guerra siriana ed è stato rinchiuso nel carcere di Bergamo. Bahar collabora da tempo con il gruppo di giornalisti di Michel Collon, e il governo turco lo persegue come militante di gruppi di sinistra. Più dettagli su Bahar e sulle accuse senza basi qui: Kimyongur-Erdogan-s-acharne.html AF-PAK Mentre la Loja Jirga decide sulla futura presenza Usa e Nato Esecuzione mirata di droni CHRISTIAN D ALESSANDRO ESCE DAL CARCERE/FOTO REUTERS riferisce l Ansa e si è rivolto al padre con la parola «libertà», segno che ormai la sua epopea carceraria era finita. Il compiacimento è anche del nostro ministero degli Esteri: Emma Bonino ha commentato la vicenda sostenendo che per la scarcerazione degli attivisti, «la pressione anche diplomatica ha funzionato. A volte ha detto la titolare della Farnesina a margine di un convegno sull Europa federale a Bologna - bisogna essere molto cocciuti, specie con i Paesi terzi». Inoltre, ha aggiunto, «D Alessandro è uscito in libertà provvisoria ed è già una cosa importante ma, ora dobbiamo vedere quali saranno il capo d accusa e le procedure». Un commento arriva anche da Vladimnir Putin, secondo cui gli attivisti di Greenpeace hanno fini «nobili» ma metodi «sbagliati». A proposito della vicenda degli ambientalisti arrestati, il presidente russo si è augurato pubblicamente, durante la prima assemblea degli scrittori russi, che il suo Paese agisca con «clemenza». AGGUATO A LIBÉRATION Preso l enigmatico e «mitomane» Abdelhaim Dekhar PARIGI I l responsabile dell agguato a Libération, dove ha ferito gravemente un giovane fotografo (ormai uscito dal coma), è stato arrestato nella serata di mercoledì, privo di sensi, in un garage sotterraneo a Bois-Boulogne, nella periferia di Parigi, su segnalazione del padrone di casa, che a volte lo ospitava ed era appena rientrato da un viaggio all estero. Nella notte, il ministro degli interni, Manuel Valls, haconfermato cheildnadell individuo trovato sia a Libération che sulle cartucce lasciate nel corso dell irruzione a BMFtv venerdì scorso e sull auto presa in ostaggio lunedì alla Défense, corrispondono a quelle dell arrestato. Si tratta di Abdelhaim Dekhar, un uomo di 48 anni, già noto alla polizia: nel 94, aveva partecipato alla folle corsa di due marginali, Florence Rey e Audry Maupin, in place de la Nation, che, in una tragica replica del film Born to kill di Oliver Stone, dopo aver aver derubato delle armi in un deposito a Pantin avevano aperto il fuoco contro dei poliziotti. C erano stati cinque morti (quattro poliziotti, un autista di taxi e il giovane rapinatore, Audry Maupin). Dekhar era stato condannato a 4 anni di carcere per aver fornito un arma ai due marginali. Poi era sparito dalla circolazione. Il suo Dna non era schedato, perché questa pratica è iniziata solo nel L interrogatorio di Dekhar era in corsoieri pomeriggio. Almomento dell arresto, accanto all uomo inebetito dalle medicinein un tentativo di suicidio sono state trovate due lettere. Ci sono accuse confuse, una denuncia di «complotto fascista», contro il «capitalismo», critiche alla «gestione delle banlieues». I media sono accusati dipartecipareauna «manipolazione di massa», di «far ingoiare bugie poco alla volta». Una degli avvocati che lo aveva difeso nel 98, Emmanuelle Hauser-Phélizon, si ricorda di «un uomo enigmatico, strano». Un altro avvocato, Raphaël Constant, afferma di «non aver mai saputo bene chi fosse, diceva di essere dei servizi segreti francesi o algerini, pretendeva di essere stato incaricato di infiltrare l ultra-sinistra, che avrebbe stabilito legami con gli islamisti e il Gia algerino». Militante legato agli autonomi? Provocatore? Infiltrato su missione dei Servizi? Piuttosto un marginale, mitomane. In occasione del processo nel 98, gli psichiatri avevano parlato di «un individuo con tendenzeall affabulazionee allamitomania». Con gli autonomi non aveva più avuto nessun legame, visto che aveva ingiustamente denunciato varie persone, dichiarate poi innocenti dalla giustizia. Difficile anche stabilire legami tra i fatti del 94 e i luoghi scelti venerdì e lunedì nel folle tragitto di Dekhar: il caporedattore di BFMtv, Philippe Antoine, che è stato minacciato di morte venerdì, aveva in effetti seguito come reporter per la radio Rtl i fatti del 94, ma oggi esclude qualsiasi legame e parla di «pura coincidenza». Anche a Libération, la giornalista Patricia Tourancheau che aveva seguito molto a fondo quei fatti non vede «nessun legame» con l attacco di lunedì. C è comunque un altra stranezza: lunedì, quando nessuno aveva ricordato i fatti del 94, l articolo di Wikipedia sul caso Rey-Maupin aveva registrato un numero stranamente alto di clic. Ieri, il quotidiano Libération è stato costretto a chiudere i commenti all articolo sull arresto di DEkhar, troppo violenti. Nel 94, la Francia intera era stata scossa dalla violenza a Place de la Nation. La cultura pop aveva recuperato i fatti. Brani musicali vi avevano fatto riferimento, così come dei romanzi e dei film (un riferimento c è anche nel film La cerimonia di Claude Chabrol), oltre a lavori artistici di Claude Lévêque. a.m.m. Emanuele Giordana I missili che ieri mattina hanno centrato le stanze di una madrasa nel distretto pachistano di Hangu, non hanno solo colpito un target in Pakistan. Quei missili sono caduti anche, indirettamente, sulla Loya Jirga convenuta a Kabul su richiesta di Karzai e che deve dire la sua sul controverso accordo politico-militare tra Usa e Afghanistan. La simmetria è politica (il rischio che ciò che si fa in Pakistan si possa fare domani anche in Afghanistan) e temporale: mentre i droni colpivano Hangu, una delegazione afghana di alto profilo avevagià fatto levalige per Islamabad con l incarico di concordare con le autorità pachistane futuri incontri con i capi talebani da poco usciti dalle prigioni del Pakistan (tra cui c è l ex numero 2 della shura di Quetta mullah Baradar). Obiettivo: negoziare la tortuosa strada del processo di pace. Tra l altro, tra le vittime dei droni c erano proprio dei capi talebani afghani. I missili lanciati dagli aerei senza pilota hanno colpito una madrasa vicino al villaggio di Tandharo dove i primi resoconti dicono che tra gli uccisi (almeno sei) ci sarebbero due elementi importanti del clan Haqqani: Abdul Rehman e soprattutto Maulvi Ahmed Jan, entrambi ritenuti figure chiave del movimento noto come Haqqani network. Gli afghani uccisi sarebbero quattro: mufti Hamidullah Haqqani, Abdul Rehman, Qari Noor Wali e Gul Marjan. Ahmed Janè considerato unconsigliere importante del network più sanguinario della composita galassia talebana afghana. Sembra che lo stesso Sirajuddin Haqqani, il capo della Rete, fosse stato visto nella madrasa due giorni prima. Forse il vero obiettivo. I droni hanno colpito tre volte in un quarto d ora, mandando in pezzi il luogo della riunione e i convenuti. Haqqani è un obiettivo importante e viene tra l altro ritenuta un elemento di disturbo in un possibile negoziato con mullah Omar. Ma sta di fatto che il raid è avvenuto proprio nel momento in cui l Alto consiglio di pace afgano, voluto da Karzai per negoziare, si apprestava a una missione delicata. Sul fronte pachistano lo smacco è doppio. Non solo gli Stati Uniti avevano promesso che non avrebbero più effettuato raid durante colloqui di pace con i talebani (promessa arrivata dopo l uccisione dell ex capo talebano del Tehrek-e-Taleban Pakistan Hakimullah Mehsud a inizio novembre), ma stavolta hanno addirittura colpito un area del Pakistan al di fuori delle aree tribali, TANDHARO, PAKISTAN, LA MADRASA COLPITA/REUTERS zona di scontro tradizionale e base dei talebani (pachistani e afghani). Una «doppia violazione» di sovranità che irrigidirà le autorità pachistane. Quanto alla Loya Jirga e alla fase delicata che il dibattito attraversa, l ennesimo raidnon lo rasserena di certo. Uno dei punti in agenda, che un lungo negoziato avrebbe in parte superato, riguarda proprio le incursioni delle Forze speciali americane nelle case private degli afgani. Gli statunitensi hanno convenuto che eviteranno di compierleanchese alcontempol accordobilaterale prevede che le forze combat in Afghanistan (se l agreement viene approvato dovrebbero restare tra 8 e 15mila uomini dopo il 2014) abbiano comunque un certo grado di autonomia preventiva. Infine il nodo più grosso resta intatto: l immunitàdeisoldatiamericani rispettoallagiurisdizione afgana in caso di supposto reato. La ciliegina sulla torta è la lettera che Obama ha spedito ieri proprio a Karzai ma indirizzata in realtà all assemblea tribale di Kabul: nel rassicurare il presidente afghano che gli Usa rispetteranno la sovranità afgana, Obama ha aggiunto che, come Karzai voleva, gli americani si asterranno dall entrare nelle case afgane...eccetto «straordinarie circostanze». Una postilla che contraddice il preambolo. Karzaicomunque, che ha lettoall assembleaparte dellalettera, è favorevoleall accordo anche se, ha detto ieri alla Jirga, a firmarlo sarà un nuovo presidente dopo le elezioni di aprile. E la patata è destinata a diventare bollente. VENEZUELA Washington protesta, l opposizione di Capriles va in piazza Poteri speciali al presidente Maduro, prime due leggi contro i superprofitti Geraldina Colotti I l presidente venezuelano, Nicolas Maduro sta preparando i primi decreti per combattere «la guerra economica» - una miscela esplosiva di speculazione e sabotaggio produttivo intentata dai poteri forti («la borghesia e l imperialismo») contro il suo governo. Il parlamento ha approvato sia in prima che in seconda votazione la cosiddetta Ley habilitante, che consente al presidente la facoltà di governare per decreto per un anno. Un esercizio previsto dalla costituzione e contemplato anche da quella precedente, in vigore nella democrazia dell alternanza (centrodestra e centrosinistra) prima del 99. Hugo Chávez, morto il 5 marzo, vi ha fatto ricorso 5 volte, per accelerare riforme economiche all insegna della giustizia sociale. Prima di lui, se n erano serviti tutti i presidentivenezuelani degliultimiquarant anni, durante i quali il futuro deglistrati popolarinon è stato però al primo posto. Maduro cominceràcon duemisure di natura economica: «La nuova legge dei costi, guadagni e tutela del prezzo giusto e la nuova legge del commercio estero per garantire il controllo delle importazioni e la promozione delle esportazioni», ha anticipato su twitter. La prima cercherà di controllare i margini di guadagno del settore privato. La seconda riguarda le importazioni, altro grosso buco nero: perché i dollari concessi dal governo a costo agevolato a questo fine, spesso finiscono nell alimentare il mercato parallelo e la speculazione. Duesettimanefa, tenendo fede a quanto promesso in campagna elettorale, il «governo della strada» di Nicolas Maduro ha preso di petto il problema: ha inviato gli ispettori in diverse grandi catene di supermercati, evidenziando i profitti stellari dei commercianti, subito stroncati con minacce di chiusura. Contemporaneamente, su indicazione dei consigli comunali (base portante del socialismo bolivariano) si sono scoperti numerosi depositi clandestini di merce: tonnellate di prodotti razziati dagli scaffali delle catene di distribuzione del governo (a prezzi calmierati), fatti scomparire dal mercato e accatastati per essere venduti ad alto prezzo nel mercato nero. Una strategia per alimentare gli allarmi e la pressione psicologica sulla popolazione e invitarla a ribellarsi contro la escazes, la penuria di prodotti e di alimenti base che dimostrerebbe l incapacità del governo di gestire i bisogni del paese. Un paese petrolifero ancora indietro, nonostante gli sforzi, quanto a sovranità produttiva, obbligato a importare gran parte di quel che consuma anche in forza dell aumentato benessere delle fasce sociali che prima avevano ben poco da spendere. Il leader di opposizione, Henrique Capriles - battuto per poco da Maduro alle presidenziali di aprile - ha indetto per domani una manifestazione contro l esercizio della Ley Habilitante. L opposizione vuole trasformare le elezioni comunali dell 8 dicembre in un referendum contro il governo e la campagna elettorale si sta dimostrando rovente. Per l occasione, si sono fatti sentire anche gli Stati uniti, esprimendo «preoccupazione» per l esercizio della Ley Habilitante e per i poteri ottenuti da Maduro. Il governo ha energicamente respinto «la nuova ingerenza negli affari interni della democrazia venezuelana» e ha denunciato «davanti al mondo» che il governo degli Stati uniti usa l opposizione venezuelana «per mettere in atto un piano di delegittimazione dell ordine costituzionale».

8 pagina 8 il manifesto VENERDÌ 22 NOVEMBRE 2013 ANNIVERSARIO JFK Cinquanta anni fa il presidente della «nuova Camelot» veniva ucciso a Dallas. Era un anticomunista cresciuto nella «guerra fredda». Eppure nessuno come lui fu «il nuovo» DALLA PRIMA Bruno Cartosio Kennedy, l età d oro d I conti su quei «mille giorni», diventati titolo emblematico della biografia del suo amico e consigliere Arthur Schlesinger Jr., sono stati fatti da tempo. Le sue ambivalenze sul terreno a lui più congeniale, la politica internazionale, sono ben note e il giudizio è consolidato. Nessun dubbio sulla sua coerenza anticomunista e sulla sua adesione alle strategie del «contenimento» del comunismomesse in atto daisuoi predecessori. Tuttavia, alla prosecuzione lineare della Guerra fredda nel caso di Cuba, del Viet Nam e di Berlino fece da contraltare la sua apertura al centro-sinistra in Italia e la quasi provocatoria preferenza accordata al socialdemocratico Willi Brandt, borgomastro di Berlino e capo dell opposizione al Bundestag, ricevendolo alla Casa Bianca prima del cancelliere Konrad Adenauer alla vigilia delle elezioni tedesche del All imponente programma di riarmo e all intensificazione dell intervento in Viet Nam del Sud a fianco di Diem, il corrotto dittatore liquidato infine nel novembre 1963, in nome della «teoria del domino» (secondo cui se cadeva il Viet Nam lo avrebbero seguito gli altri stati del Sudest asiatico), Kennedy contrappose l incontro con Krusciov a Vienna (1961) e la firma dell accordo con l Unione Sovietica sulla limitazione degli esperimenti nucleari (1963). Ambivalentefuanchela suapolitica nei confronti dell America latina: da una parte, l avversione per la Cuba di Castro, che l avrebbe portato a perseguire l obiettivo del suo rovesciamento e quindi al fallimento dell invasione tentata nel 1961; dall altra, la contemporanea adozione di una nuova attenzione per il resto dell America latina, funzionale a isolare Cuba, testimoniato dall istituzione del Peace Corps e dalla decisione di costituire una Alleanza per il progresso. Un capitolo a parte fu la «crisi dei missili» del 62, che comunque testimoniò il realismo di Kennedy nella valutazione dei rapporti di forza nei confronti di Krusciov e dei pericoli di una guerra con l URSS. Kennedy veniva dalla soggezionealferreoconservatorismo ideologico e di classe del padre, dal proprio apprezzamento giovanile per Hitler e Mussolini e, infine, dall adesione totale alla cultura politica della Guerra fredda. Dai famosi dibattiti televisivi con Richard Nixon, che precedettero l elezione del 1960, appare evidente che erano assai diversi i modi e lo stile dei due antagonisti, ma anche che le posizioni politiche non differivano di molto. Del resto, proprio alla fase finale della presidenza Eisenhower, di cui Nixon erail vice, eradovuto il primo ammorbidimento nei rapporti con l Urss, rappresentato dallo scambio di visite del 1959: Nixon a Mosca e Krusciov negli Stati Uniti. Anche l evoluzione della scena politica europea imponeva la modifica della diplomazia. In particolare, per il cattolico Kennedy non poteva non avere peso l elezione al soglio pontificio di Giovanni XXIII (1958). Poi, furono decisivi l apertura di nuovi scenari con la visita di Adenauer a Colombey-lesdeux-Églisesela suastrettadi mano con De Gaulle (1958) e, dopo il riavvicinamentotra Franciae Germania, il miserabile fallimento della svolta a destra del governo Tambroni in Italia nel Sulla disponibilità a cogliere questo nuovo più che dalla retorica evocazionedi una «nuova frontiera» per gli Stati Uniti è stata ritagliata la silhouette del Kennedy proiettato nel futuro. Furono anche gli avvenimenti «interni» a incrinare, se non proprio a sovvertire (come invece sarebbe successo al fratello Robert), le visioni del mondo ereditate dall ambito familiare, dal ceto sociale e dal partito di appartenenza. Costretto a prendere atto delle lotte degli afroamericani, Kennedy arrivò infine, nel giugno 1963, a denunciare segregazione e discriminazioni razziali come un «problema morale» che investiva l intera nazione. Non si spinse mai più in là. Arrivò ad avanzare una proposta di legge sui diritti civili, ma consapevole che portarla ad approvazione avrebbe comportato la rottura degli equilibri politici nel suo stessopartitoe il «trasloco» deidemocratici del Sud verso il partito repubblicano, lasciò che la proposta si arenasse. Sarebbe toccato a Johnson riprenderla e portarla al successo, estendendo anche alle I FUNERALI A WASHINGTON. AL CENTRO A BERLINO 61 CON WILLY BRANDT (A DESTRA IL PRESIDENTE TEDESCO ADENAUER). A DESTRA, CON IL VICE-PRESIDENTE JOHNSON. SOTTO A SINISTRA, L OMAGGIO AL CIMITERO MILITARE DI OBAMA E CLINTON. A DESTRA, JACK E JACKIE /FOTO REUTERS donne la protezione legislativa dalle discriminazioni ed effettivamente provocando l abbandono del partito democratico dei razzisti meridionali. Kennedy non nominò neppure una donna nel suo gabinetto di governo a differenza dei suoi predecessori e tuttavia fu lui a volere l istituzione di una Commissione sulla condizione delle donne (1961) e, due anni dopo, ad avviare iniziative concrete per affrontare i problemi di discriminazione che la commissione aveva denunciato. Joseph Giles C on la mano sul cuore, Obama ha salutato la tomba di John F. Kennedy nel cinquantesimo anniversario della morte, al cimitero di Arlington. Parole di circostanza e omaggio a chi «navigando con il vento e a volte contro il vento» ha rappresentato il coraggio americano, «un vero campione». Parole dibarack Obama, che accompagnato dai coniugi Clinton, ha ricordato la figuradell'ex Presidente - soprattutto a livello immaginifico - e ha consegnato una decina di Presidential Medal of Freedom, il massimo riconoscimento per i civili americani, istituite da Truman e poi riportate in auge proprio da Kennedy. Celebrazioni presidenziali come quelle che si svolgeranno oggi a Dallas, divenuta meta di arrivo di giornalisti da ogni parte del mondo per ricordare quel 22 novembre Quando si tratta di Kennedy, però, niente può essere dato per scontato, perché al di là delle celebrazioni, il mito dell'ex Presidente resiste anche a causa di tutti i dubbi che nel corso di questi anni sono stati sollevati circa la sua morte. Ad aprire le danze ufficiali di chi vorrebbe forse vederci più chiaro, sebbene cinquant'anni dopo, è stato proprio il segretario di Stato John Kerry. «Certamente dubito che Oswald abbia agito da solo, voglio dire, ha specificato il segretario di Stato in un'intervista alla Nbc, non ho certezze riguardo il coinvolgimento di un altro attentatore, ma hoseridubbichesiastatodettotutto sulperiodo e sulle influenze subite da Oswald a Cuba e in Russia». Obama e il suo entourage non hanno commentato, ma le supposizioni e le domande di Kerry sono quelle di tanti americani e non solo. Per cinquant'anni la domanda su chi abbia o meno spinto Oswald a schiacciare il grilletto del fucile Mannlicher-Carcano quel giorno a Dallas (sulla cui traiettoria venne consultato anche l esercito italiano), è stata la fatidica domanda «da un milione di dollari» negli Stati Uniti. La commissione Warren, messa in piedi il 29 novembre 1963 da Lyndon B. Johnson, pochi giorni dopo l'omicidio, era giunta alla conclusione più rassicurante per il potere americano: Oswald aveva agito da solo, alla stregua di un pazzo qualunque. Come accade spesso in seguito ad atti ufficiali, Proprio al pubblico femminile Kennedydovette buona parte della sua popolarità al di fuori della politica. Nessuna ambivalenza o ambiguità sul terreno dell immagine pubblica: non solo Kennedy fu il primo presidente degli Stati Uniti a godere di una straordinaria presenza mediatica, ma l informazione fu sempre uniformemente reticente nei suoi confronti, tacendo sulle sue infedeltà coniugali e perfino sulla sua cattiva salute. I servizi fotografici su di lui e sulla sua famiglia in casa, in vacanza, JFK Ieri l omaggio di Barack Obama e dei Clinton, oggi quello di tutta l America Oswald e quel fucile italiano: 50 anni di misteri non pochi ritengono più valide teorie diverse, che mettono in campo anche le frequentazioni pre omicidio di Oswald. In questi anni è stato un fiorire di «teorie del complotto» che hanno di volta in volta sottolineato anche eventuali rilevanti partecipazioni all'operazione della Cia compreso uno straordinario libro di fiction, come fu America Tabloid del re dell'hard boiled americano, James Ellroy, che tira in ballo anche Edgar Hoover e l'fbi. In particolare una successiva commissione del 1978 (la United States House Select Committee on Assassinations) pur attenendosi per gran parte alle stesse conclusioni della commissione Warren, tirava in ballo gli anticastristi di Miami e la mafia, ipotizzando - sulla base di analisi acustiche - un altro sparatore sulla scena dell'omicidio di Dallas. in barca, nelle occasioni mondane, con il bambino che gioca nello studio ovale diffondevano le immagini rassicuranti di una sana e felice «normalità» e di quella loro eccezionalità che ne faceva un modello per tutte le famiglie americane. E la ripresa televisiva di una sensualissima Marilyn Monroeche gli canta «Happy birthday, Mr President» fu presentata come null altro che l omaggio della più grande star di Hollywood al più popolare dei presidenti. Lafavola mediaticache, luivivo, conviveva con la problematicità della politica, divenne egemone alla sua morte. E anche l assassinio del fratello, cinque anni dopo il suo, contribuì a tenere viva l immagine della predestinazione insieme alla gloria e al martirio. La tragedia di Dallas fu la precondizione per la crescita della leggenda, imponendo la sospensione di ogni critica nei confronti dell operato kennediano. Ed è significativo che siastatajacquelineabattere lanota su cui poi gran parte degli agiografi si sarebbero accordati. Fu lei, infatti, all inizio di dicembre di quello stesso 1963, a parlare della sua presidenza come della «nuova Camelot». In un intervista con il giornalista Theodore White, Jackie citò le parole che nel musical Camelot, allora in scena a Broadway, Artù pronuncia nel canto finale prima di morire («Don t let it be forgot, that once there was a spot, for one brief shining moment, that was knownas Camelot») e aggiunse: «Ci saranno altri grandi presidenti, ma non ci sara più un altra Camelot». L immagine era forte e fece presa. Negli anni immediatamente successivi, quando l escalation johnsoniana e poi la sconfitta in Vietnam, le rivolte dei ghetti urbani e le lotte operaie di fine decennio misero bruscamente fine alla «età d oro» del capitalismo e della società statunitensi, il parallelo leggendario assunse il valore di un esorcismo. Ci vollero altri anni perché le brume della leggenda si dissolvessero, restituendo all uomo e al presidente il pieno diritto a una propria umanità ricca tanto di coraggio, iniziativa e senso del futuro, quanto di ambivalenze politiche e debolezze personali.

9 VENERDÌ 22 NOVEMBRE 2013 il manifesto pagina 9 ANNIVERSARIO JFK Scrittori e musicisti e il giorno in cui nacque una leggenda Il marchio indelebile di una icona pop egli Stati uniti HOLLYWOOD Dall immortale 8 mm di Zapruder al record sulle tv via cavo La prima star planetaria della politica e le ossessioni dei «complottisti» Giulia D Agnolo Vallan È come se questo cinquantenario cogliesse l America in un momento poco kennediano. Crisi economica, multiculturalismo, Tea Party e Occupy Wall Street hanno poco a che fare con l immaginario di Kennedy. La presidenza Obama è iniziata, e continua, all insegna di riferimenti alle Grande Depressione di Roosevelt, non alla Grande Frontiera di Kennedy. E la biografia presidenziale di cui più si parla quest anno non sta tra i molteplici libri dedicati a lui o alla sua morte, ma è il quarto volume dell imponente studio che lo storico Robert Caro sta scrivendo su Lyndon Johnson, la cui Great Society ha reso possibile alcuni dei programmi assistenziali che i repubblicani stanno così aggressivamente cercando di smantellare oggi. Ciò non ha impedito che la rete via cavo National Geographic Channel registrasse gli indici d ascolto più alti della sua storia (3,4 milioni di spettatori) con la messa in onda, il 10 novembre, di Killing Kennedy, adattato dal libro omonimo di Bill O Reilly e Martin Guard, con Rob Lowe nella parte del presidente ucciso a Dallas. Il telefilm è una semplice ricostruzione degli eventi che ricalca il verdetto della Commissione Warren, secondo cui tutto inizia e finisce con Lee Harvey Oswald. Ma, anche considerando il fattore novità zero, è stato topic numero uno su twitter (Usa) la sera in cui è stato trasmesso. Tra le altre commemorazioni da piccolo schermo previsti anche un documentario in due parti sulla PBS, American Experience: JFK, JFK Assassination: The Definitive Guide sull History Channel e Letter to Jackie, su TLC. Menofortunatodeisuoi corrispettivi in TV è stato invece Parkland, esordio alla regia del giornalista Peter Landesman, accolto in sala il 2 ottobre da recensioni quasi uniformemente negative («non dice nulla di nuovo», era il ritornello critico) e indifferenza totale del pubblico. Tratto da un libro di Vincent Bugliosi, il film di Landesman è il racconto di quel 22 novembre 1963 a Dallas visto peròdai personaggidicontorno imedici e gli infermieri dell ospedale dove Kennedy arrivò moribondo, gli agenti dei servizi segreti, i poliziotti dello stato e il cineamatore Abraham Zapruder responsabile dei 26,6 secondi di pellicola più immortali della storia. Oggi facilmente accessibile su You Tube, e parte del National Film Registry (l elenco dei film considerati patrimonio nazionale), quel girato in 8mm venne trasmesso per la prima volta alla televisione americana solo nel 1975 e rimane tutt oggi «il» testo sull omicidio Kennedy, la grana della sua immagine esplosa fino a confondere i contorni delle cose e delle persone per inseguire il mistero dietro a quanto scorre davanti agli occhi. Lo ha usato in modo magistrale Oliver Stone nel suo JFK, uno dei grandi film sulla morte di Kennedy, con il suo bianco e nero da newsreel, la dimensione del kolossal e il montaggio da puzzle, basato sulle indagini dell ex pubblico ministero di New Orleans Jim Garrison (Kevin Costner). Numerosissimi i film hollywoodiani e non che, come quello di Stone, mettono in dubbio latesi dellawarrencommission. Tra i più famosi e interessanti: Executive Action, inizialmente commissionato da Donald Sutherland, su sceneggiatura dello scrittore black listed Dalton Trumbo e Donald Freed, con Burt Lancaster e Robert Ryan; Flashpoint, da un romanzo di George La Fountaine, il primo film prodotto dalla rete cavo Hbo, con Kris Kristofferson e Treat Williams. Nel 1974, Alan Pakula alludeva piuttosto chiaramente a un complotto contro Kennedy nel suo The Parallax View, adattato dal romanzo di Loren Singer, con Warren Beatty e Hume Cronin. E un presidente ucciso dai suoi stessi uomini è anche, tre anni dopo, nel cupissimo capolavoro di Robert Aldrich, Twilight s Last Gleaming. Tra i film sull omicidio più recenti, Interview with the Assassin, di Neil Burger (del 2002), un finto doc in cui un ex marine confida a un cameraman in pensione di essere stato lui il secondo uomo a Dallas quel giorno, e il vero assassino di Kennedy. Prima di scrivere 11/22/1963, Stephen King ha sicuramente visto Profile in Silver, l episodio della seconda serie di Twilight Zone (1986) in cui un professore di Harvard discendente di John Kennedy viaggia indietro nel tempo per cercare di capire veramentecos è successo, sventala morte di Kennedy all ultimo momento, ma poi l Unione Sovietica invade la Germania perché viene assassinato Krushchev. Tra i più strani lavori di cinema ispirati ai fatti di Dallas anche un western all italiana con Giuliano Gemma: The Price of Power di Tonino Valerii che mette in scena il complotto per assassinare un presidente antirazzista a Dallas,.nel Andrea Colombo I l decennio della grande speranza, del grande sogno, inizia con un colpo sparato alla testa dell uomo che più di ogni altro incarnava, a ragione o a torto, la speranza e il sogno. Lo vedono tutti, in diretta o in differita di pochi minuti. Tutti, caso unico almeno fino all 11 settembre, ricorderanno per decine d anni dove si trovavano quando la notizia li raggiunse. La leggenda di John Fitzgerald Kennedy nasce in quel momento, in Dealey Plaza, Dallas, Texas. Senza quei colpi, senza l agonia sul grembo della moglie, la first lady più sofistaicata e alla moda della storia, l uomo sarebbe passato comunque alla storia: era giovane, era bello, era ricco, proveniva dalla minoranza cattolica e non era mai successo prima. Aveva evitato di misura la guerra nucleare, parlava di pace, piaceva alle donne e ricambiava con gli interessi. Era un icona pop. Era una star prestata alla politica. Però a trasformarlo in mito capace di sfidare il tempo fu Lee Harvey Oswald. A renderlo immortale fu la morte in diretta, fissata per l eternità nel video amatoriale di Zapruder. Un amara disillusione Quei colpi cambiarono tutto, non solo la storia ma la disposizione d animo di un intera generazione. Accesero la miccia. Importa poco sapere se a spararli fu un pazzo solitario o un esecutore di un ben orchestrato complotto. Ancor meno ha senso domandarsi se la vittima eccellente meritasse davvero di calamitare tutte quelle aspettative. Il risultato non cambia: a essere falciata fu l illusione della mediazione politica, il miraggio della giustizia portata in dono da un politico dotato di sorriso smagliante e bella presenza. L impatto sull immaginario di tutti e di ciascuno fu immenso, inaudito: sollevò un onda gigante di disillusione amara destinata a ricadere come tsunami sulle metropoli d America e d Europa sotto forma di rabbia e rivolta. L improntae la testimonianzadi quellalacerazioneè inutile cercarle nella tonnellata di volumi scritti per dimostrare che a tirare il grilletto non fu un povero cristo ma la cupola della Cosa nostra a stelle e strisce, con attiva complicità di Mr. Hoover. Le tracce sono piuttosto incise nella cultura pop, alla quel del resto JFK appartiene di diritto. Si contano, in compenso, i tentativi di riportare in parole o musica o immagininontantola tragedia in sé quanto le scosse telluriche che provocò nell animo dei contemporanei. Ci provò J. L immaginario collettivo irrompe nelle pagine di Ballard, King, Ellroy e De Lillo G. Ballard, nel suo capolavoro più pazzo e stilisticamente azzardato, La mostra delle atrocità (1969), che mirava proprio a registrare sin dalla delirante frammentazione burroughsiana del testo la disintegrazione di ogni ordinata sensatezza provocata dagli spari di Dallas. L attentato, descritto come una gara automobilistica, è oggetto solo dell ultimo capitolo, ma tutto il libro rinvia più o meno direttamente a Dallas. All inizio, i riferimenti alla tragedia di Dallas furono impliciti, ellittici. Brian Wilson iniziò a scrivere per i Beach Boys The Warmth of the Sun la sera stessa del 22 novembre. Sembra parlare come tante altre di un classico cuore infranto. Invece riflette, per ammissione dell autore, la tristezza suscitata dall attentato di poche ore prima. Più apertamente allusivo, ma pur sempre indiretto, l eco dell omicidio in Sound of Silence, di Paul Simon: scritta anche questa a caldo, nello stesso novembre Il pezzo di Simon registra lo smarrimento degli americani subito dopo il trauma senza la mediazione della memoria. Lou Reed lo farà invece quasi vent anni dopo con The Day John Kennedy Died, cheè atutt oggiiltentativo più lucido di tradurre nei linguaggi della cultura popolare la mazzatache cambiò l anima e il cuore d America: «Ho sognato di essere il presidente deglistatiuniti. Hosognatodi essere giovane brillante e che tutto questo non fosse uno spreco. Ho sognato che ci fosse un punto di svolta per la vita e per la razza umana. Ho sognato di poter in qualche modo capire che qualcuno gli aveva sparato in faccia, il giorno in cui John Kennedy morì». La sensazione di una storia lasciata in sospeso, interrotta brutalmente prima che potesse svilupparsi nel suo naturale svolgimento è rimasta indelebile nel corso dei decenni. Al cinema nessuno la ha messa scena meglio di Clint Eastwood (interprete) e Wolfgang Petersen (regista) in Nel centro del mirino (1993). Clint è l ultimo superstite delle guardie del corpo che avrebbero dovuto proteggere JFK a Dallas e quel fallimento continua a pesare sulla sua vita fino a quando non si ritrova, tre decenni più tardi, a dover proteggere un altro presidente in pericolo. Ce la farà, ma questo cambierà qualcosa solo per lui. L incognita rappresentata dall interruzione della vita e della presidenza Kennedy è destinata a rimanere tale. Un rimpianto. Quel rimpianto e il tentativo di evitarlo sono al centro di 22/11/ 63 che è il più ambizioso e acclamato tra i romanzi recenti di Stephen King. La cultura popolare vive di furti, rimaneggiamenti, suggestioni riprese e riadattate. È probabile che, quando scriveva la sua storia, King avesse in mente un celebre episodio della serie Ai confini della realtà andato in onda a metà anni 80, Dallas, novembre Anche se il romanzo è molto più complesso, un elemento centrale è identico: in entrambi icasi l illusione di rendere la storia migliore (di evitare il Vietnam, le rivolte dei ghetti, l assassinio di Luther King) salvando il presidente si risolve in un completo disastro. Quella brusca sterzata della storia, quasi un incrinatura nella linearità del tempo, non si può correggere. Il grande assente L uomo che la determinò è il grandeassente nell immaginario popolare. A Lee Oswald, infatti, la cultura popolare ha dedicato poco spazio, ben più suggestionata dall immagine grandiosa del complotto. L eccezione è il bellissimo Libra di Don DeLillo che, pur sposando in pieno l ipotesi della congiura, è il solo testo che non tratti Oswald come figurina piatta la cui intera esistenza si riduce all attimo in cui tirò il grilletto fatale. Ma è un caso isolato. La leggenda di JFK non contempla altri protagonisti se non John e Jackie, la coppia più bella e la più disgraziata. Nessuno, neppure il sovversivo Ballard, ha mai osato scalfirela mitologiamodernadijfk. Il solo a farlo è stato James Ellroy in American Tabloid, che forse proprio per questo resta il suo più coraggioso capolavoro. Come DeLillo, Ellroy crede nel complotto e lo descrive minuziosamente, ma il senso del romanzo è tutt altro: è, sin dalla folgorante introduzione, la demistifcazione del mito di Camelot. Metodicamente, Ellory impoverisce la figura di Kennedy. La svuota del carico di attese, fantasie, rimpianti, sogni e nostalgie depositato dietro il suo ciuffo, il suo sorriso, il suo matrimonioscintillantee falsamente felice. Riduce il 22 novembre 1963 alla banalità di un omicidio politico, di un regolamento di conti. Sta alla cultura poopolare come Malcolm X a quella politica del suo tempo, quando, sfidando il divieto di Elijah Muhammad commentò il delitto che faceva lacrimare l America e il mondo con un gelido «Chi la fa l aspetti».

10 pagina 10 il manifesto VENERDÌ 22 NOVEMBRE 2013 CULTURE STORIE DEL PRESENTE Claudio Vercelli È destinato sicuramente a sollevare più di una polemica il nuovo libro di Enzo Traverso - La fine della modernità ebraica, Feltrinelli, pp. 190, euro 19. Traduzione di Diego Guzzi -, storico di talento, noto soprattutto per i suoi numerosi lavorisul Novecento, giàdocente presso l «École des Hautes Études en Sciences Sociales» di Parigi e ora alla Cornell University di Ithaca, negli StatiUniti. Vadettoche iltesto offre una pluralità di temi, di stimoli e di suggestioni, raccoltisotto un comuneindice. Il taglioè quellodella storia culturale, riflettendosi tuttavia nel giudizio che dà sul tempo presente e sui suoi protagonisti. Per essere affrontatooccorrerebbedipiùangoli diinterpretazione, necessitando poi di una scomposizione e di successive ricomposizioni nei suoi diversi passaggi problematizzanti. Al centro di quella che è chiamata La fine della modernità ebraica c è il rapporto culturale, se non addirittura antropologico, tra quell insiemedi condizioni, storie, idee, nessi e significati che chiamiamo in senso lato «modernità» e la funzione storica svolta dall ebraismo in Europa come nell area atlantica. Il secondo, per Traverso, diventa un prisma della prima, essendone parte integrante, tanto più nei complessi processi di emancipazione che accompagnano l evoluzione delle società occidentali. Si tratta non solo di un identificazione intellettuale ma, così pare di cogliere dalle parole dell autore, di una proiezione sul versante della rimodulazione dei rapporti di forza tra le diverse componenti delle collettività. Il valore della diaspora Nelle vicissitudini dell ebraicità si riverberano aspetti significativi delle lotte per il riconoscimento sociale, che coinvolgono, più in generale, ceti e classi che fanno la loro comparsa sul proscenio civile con l Ottocento. La «condizione ebraica», nella sua storicità (chepocoo nullahaachefare con la dimensione religiosa o con una qualche connotazione strettamente ontologica), assume pertanto una fisionomia che va ben al di là dei soggetti che ne sono titolati, gli ebrei medesimi, per raccogliere significati, come anche valori, dal carattere universale. Il legame con l eredità di Hannah Arendt è ripetutamente esplicitato in un testo che le dedica un intero capitolo. Tale condizione è l indice del rapporto che intercorre tra cosmopolitismo (l essere nel mondo) e anticonformismo (l essere degli outsider), laddove la marginalità sociale, l apolidia, la vulnerabilità e l esperienza della mobilità diasporica invece che costituire dei disvalori fondano universi di significati nei quali anche molti non ebrei possono riconoscersi, concorrendo adare forma alla democrazia dei moderni nelle sue forme più avanzate. È l esperienza del disagio esistenziale tradotta nella maturazione della coscienza di sé. Traverso dà ad essa forma per il tramite della numerosissima galleria di intellettuali ebrei, perlopiù figure di sradicati, che della consapevolezza della propria traiettoria esistenziale fecero derivare un lessico del tempo moderno acquisito e fruito poi da molti. La figura indice, in questo universo, è quella del paria, che traduce nella ribellione la sua «superfluità sociale», il suo essere posto ai margini della società degli integrati, di contro al parvenu, che invece adotta il mimetismo come strategia di ricomposizione della sua identità frantumata. Anche per questa ragione l esperienza ebraica diventa un importante fonte di riconoscimento, soprattutto nell età dei totalitarismi, che si basano invece sulla distruzionesistematica della ricchezza e del pluralismo della sfera pubblica, attraverso la loro sostituzione con l uniformità del sempre identico. Poiché l intellettuale ebreo, che con quella sfera intrattiene da sempre un rapporto ambivalente, fondato sull inclusione come anche sull esclusione, da subito ne coglie la fragilità e, quindi, il bisogno di essere alimentata attraverso la partecipazione culturale e civile, Il tramonto sul secolo di Sion /FOTO REUTERS Il nuovo volume dello storico Enzo Traverso propone una provocatoria tesi sull adesione di gran parte dell ebraismo a una conservatrice ideologia dei diritti umani. E ne denuncia il valore che assegna al sionismo, la difesa della vocazione teologica e identitaria dello Stato di Israele e la cultura del risarcimento della shoah. In altri termini, si è consumata «La fine della modernità ebraica», come recita il titolo del libro pubblicato da Feltrinelli quando anche essa sia filtrata dagli innumerevoli dispositivi di selezione e emarginazione che vi operano. Derive conservatrici Una spinta propulsiva, evidenza Traverso, che però ora si è consumata, non solo per ragioni proprie quanto e soprattutto per via del mutamento che ha attraversato le società a sviluppo avanzato, a partire dal secondo dopoguerra in poi. Perché l ebraismo europeo ha conosciuto una traiettoria che l ha portato dalla periferia delle società che ha abitato al loro centro? Permegliodire, comee attraverso quali passi quella che era una congerie di pensatori e di individui impegnati nelle più diverse attività, già testimoni e critici del loro tempo è divenuta, nella seconda metà del Novecento, parte dei dispositivi materiali e simbolici di produzione del potere? Più che cercare delle risposte, invero assai problematiche, per Traversoèrilevante semmairegistrare il transito che la politicizzazione dell ebraismo ha comportato. Un transito segnato, per l appunto, dall essere il paradigma di una fertile alterità al divenire l espressione di un emblema di conservazione. Una parabolacheparteda LevTrotskyearriva a Henry Kissinger, tanto per dire. La fine della modernità ebraica assume così la forma peculiare (nonché la forza) di una svolta conservatrice. Segna il passaggio da una esperienza universalista ad una concezione di sé, e dello spazio pubblico, in chiave rigorosamente particolarista. In altre parole, dal cosmopolitismo all eurocentrismo e all atlantismo, come soprattutto l ideologia neoconservatrice ha suggellato in tre decenni. Quello che Traverso formula non è un giudizio sull ebraismo come entità sociale e morale, in realtà una pluralità inestricabile di soggetti ed esperienze non riconducibili ad una sola matrice, bensì sulla sua autorappresentazione pubblica e sulla dimensione politica che, sostenitori e critici, gli hanno fatto rivestire. Soprattutto, ed è questo un punto che merita una particolare attenzione, nel momento in cui si è transitati dalla centralità delle lotte per la redistribuzione del potere e delle risorse a quella che l autore chiama l «ideologia civile dei diritti umani», dentro la quale l intera parabola ebraica sembra ora definitivamente racchiudersi. Laddove questa integra e surroga qualsiasi discorso sull ingiustizia sociale, letteralmente fagocitandolo dentro le dinamiche della vittima e del vittimismo, e della loro inerte apologia. Tema, quest ultimo, che trova nel dibattito americano diversi addentellati, laddove si denuncia come esso riduca essenzialmente al rapporto binario tra retorica del risarcimento e inelaborazione del trauma l intero orizzonte della politica. All interno di questa cornice l autoreinscrive riflessioni estremamente dure, che sembrano quasi accompagnare una sorta di congedo personale. I punti di attacco sono, oltre al nesso tra mutamento e dominio, essenzialmente tre: Israele e il sionismo, la Shoah e l antisemitismo. Riguardo alla prima e al secondo Traverso registra un capovolgimento di ruoli. «Del mondo occidentale, l ebraismo diasporico ha rappresentato la coscienza critica, mentre Israelesopravvive comeunsuodispositivo di dominio». UnoStato con unavocazione «teologico-politica», che sovrappone il popolo alla religione istituendovi un nesso etnico. Posta tale premessa, il rifiuto è netto, alimentandosi dell idea che Israele sia il perno, quanto meno culturale, non solo di una trasformazione di parte dell ebraismo ma di un intero sistema di reificazione del processo di emancipazione universale. Non meno dure sono le parole sul rapporto con l uso pubblico della memoria della Shoah, intesa come un esercizio che rischia l annullamento di sé, in quanto «religione civile che costruisce un culto del passato dissociandolo dal presente». Ciò facendo, il suo potenziale di critica radicale delle ingiustizie rischia di scolorire dentro una narrazione spoliticizzata. Tale, sottolinea l autore, perchéincapacediidentificare ilegami collettivi, e i riflessi comuni, che quella terribile vicenda invece manifesta con il tempo corrente, azzerando qualsiasi strategia di riconoscimento e identificazione a favore di unacompassionefinea séedelricorso inflattivo all ingiunzione morale. Con il rischio, inoltre, che si alimenti l equivocodiun particolarismoidentitario di gruppo che si vorrebbe immodificabile. Un segnavia oscurato Accusenonnuove mache nella scrittura di Traverso si fanno particolarmente taglienti. Poco plausibile, perché liquidatorio, è il ripetuto accostamento tra l antisemitismo e l islamofobia, intesi come due risentimenti strutturati da accomunarsi sotto la stessa radice. Per Traverso la consunzione del primo (cosa per nulla dimostrata) e l evoluzione del secondo hanno prodotto un effetto di traslazione. Sono i musulmani a costituire oggi i destinatari di un avversione tanto antica quanto persistente. Ma così dicendo, lo studioso pare sottovalutare la pervasività, la specificità e il camaleontismo dell avversione contro gli ebrei, un pregiudizio per più aspetti imprescindibile. È un mero problema di condizioni, a giudicare dagli sbandamenti che si registrano in alcuni paesi della stessa Unione europea. Lalettura del volumesolleva diverse considerazioni e anche ripetute obiezioni. Soprattutto, rinvia a quel complesso fenomeno che è indotto dall ipertrofia della memoria individuale e di gruppo, di contro alla storia collettiva che è il segno dei tempi correnti. Viene da chiedersi se la mancanza di un pensiero critico sia qualcosa di ascrivibile anche al mutamento di status sociale di una parte del mondo ebraico o non piuttosto ad un pervicace spirito del tempo che stiamo vivendo. In realtà l alterità ebraica, malgrado tutto, non sembra avere perso il suo carattere di segnavia della contemporaneità. Di essa ne delinea, infatti, gli aspetti contradditori, in una sorta di moto pendolare, qual è quello assunto da ciò che chiamiamo per l appunto «modernità».

11 VENERDÌ 22 NOVEMBRE 2013 il manifesto pagina 11 CULTURE oltre tutto IL RACCONTO DELLA SAGRADA FAMILIA La Sagrada Familia sarà terminata entro l anno 2026, che coincide con il centenario della morte di Gaudì. Per volontà della Basilica de La Sagrada Familia di Barcelona, l opera di Antoni Gaudì diviene una mostra itinerante internazionale che prende il via dal Palazzo Apostolico di Loreto dove, dal 4 di dicembre 2013 al 12 gennaio 2014, sarà allestita nelle Cantine del Bramante (a cura di Daniel Giralt Miracle). La scelta di Loreto ha una motivazione storica: l associazione dei Devoti di San Giuseppe, fondata nel 1866 dal libraio Josep Maria Bocabella, ente promotore della costruzione del Tempio Espiatorio della Sagrada Família, diede il via al cantiere della Basilica con la premessa di costruire una copia della Basilica di Loreto, ispirandosi alla reliquia della Santa Casa di Nazareth. SCAFFALE «Nuovi disagi nella civiltà», a cura di Francesca Borrelli, con scritti di De Carolis, Recalcati, Napolitano, per Einaudi La psiche a dimensione sociale Rocco Ronchi N el saggio che introduce il dialogo a quattro voci Nuovi disagi nella civiltà (Einaudi, pp. 201, euro19), la curatrice del volume, Francesca Borrelli, nota come il celeberrimo testo del 1929 di Sigmund Freud inauguri, già con il suo titolo, un associazione di parole che da allora è entrata a far parte del nostro lessico comune. Che la socialità sia attraversata dal disagio psichico non è certo una gran scoperta. Freud dà però dignità di enunciato scientifico a un altra affermazione assai più radicale. Egli infatti assegna alla civiltà come tale la causa del disagio. Il disagio è della civiltà nel senso del genitivo soggettivo, il disagio appartiene strutturalmente al processo stesso di socializzazione e di acculturazione dell animale uomo, da esso ne consegue, come direbbero i logici, analiticamente. Data la «civiltà», ecco il disagio, ecco l infelicità, ecco la rinuncia pulsionale. Sebbene si trovasse anticipata presso i filosofi più radicali della tradizione occidentale, dai cinici a Rousseau, questa implicazione, dopo Freud, ha costituito l orizzonte di un dibattito filosofico antropologico e psicopatologico, di cui questo libro è un ulteriore capitolo. Dopo aver ricostruito la storia di questa nozione, FrancescaBorrelli pone sul tappeto la domanda che funge da filo rosso di tutto il dialogo e alla quale sono invitati a rispondere il filosofo Massimo De Carolis, gli psicanalisti Francesco Napolitano e Massimo Recalcati. La questione investe l oggi: come, oggi, la civiltà causa disagio? Dopo Freud, come sono cambiate le nostre forme di vita e quali prezzi comporta la necessità del vivere comune? JUAN MUÑOZ, «DOS FIGURAS», 1997; SOTTO, VITTORIO CORSINI, «LUCE GIALLA», 1997 la «mutazione antropologica» post o iper-moderna. Oggi la macchina antropogenica funzionerebbe infatti diversamente. Il segnale più evidente dell avvenuta mutazione sarebbe costituito dall indebolimento del Super-Io e, quindi, da una diminuzione dell angoscia per la colpa. L oggi sarebbe segnato da un affievolirsi della repressione pulsionale al quale, però, non seguirebbe una «liberazione», come era, ad esempio, negli auspici dei lettori di estrema sinistra del Disagio della civiltà. Al contrario, proprio grazie all infiacchirsi dell istanza della Legge, si assisterebbe alla produzione generalizzata di nuove forme del disagio, spesso ignorate dallo stesso Freud, perché non di tipo nevrotico ma decisamente orientate verso il paradigma psicotico. Anche Francesco Napolitano, che tra le varie voci dialoganti è la più fedele al dettato freudiano, riconosce che la tendenza all acting, particolarmente a quello violento, è diventata un contrassegno della nostra civiltà, così come la coazione a ripetere ha preso il posto dell elaborazione del ricordo. Per Massimo Recalcati il disagio contemporaneo è generato da una civiltà che invece della minaccia della castrazione sventola la bandiera della promozione del godimento. Il Super- Iocontemporaneo non è propriamente indebolito, ma un Super-Io perverso che esige il godimento come obbligo. Alla civiltà ancora patriarcale e severa del tempo di Freud si sarebbe sostituita, a partire dagli anni sessanta del secolo scorso, la civiltà neoliberale caratterizzata dalla coazione al consumo illimitato. A guidare la civiltà non è più la legge della castrazione veicolata dal Nome del Padre, non è l ideale del padre come condizione trascendentale capace di discriminare il bene dal male, il godimento lecito da quello illecito. Invece dell opposizione «classica» freudiana tra legge e pulsione al godimento c è ora un godimento compulsivo che si afferma come unica forma possibile della legge. Ma anche questa Legge perversa è gravida della sua specifica infelicità, un infelicità questa volta muta e nuda, che nemmeno è capace di portare ad espressione il proprio disagio (alessitimica) e che perciò lo manifesta prevalentemente insintomi che sono soprattutto corporei (disturbi alimentari, tossicodipendenze ecc.). Ma non è solo il corpo vivente a soffrire. Il disagio investe anche il piano immateriale dell immagine. Non ci si sente piùa posto conla propria immagine pubblica, con quella immagine che offriamo agli altri. Non ci si sente adatti alle richieste dell Altro alle qualisi vuole tuttavia incondizionatamente aderire, perché essere come l Altro mi vuole diventa il senso stesso della felicità ipermoderna. Ai classici disturbi di adattamento, che in qualche modo tradivano ancora una resistenza inconscia alle richieste di conformità delsuper-io, si sostituiscono così i disturbi da iper-adattamento o da iper-normalità che la più recente letteratura ha segnalato (Joyce Mc Dougall). Alla dimensione della colpa, che implica comunque un riferimento ad una trasgressione della Legge vissuta nell angoscia, si sostituisce quella della vergogna, che invece nasce dalla frustrazione di un desiderio di conformità e che, come afferma De Carolis, non è accompagnatadalla colpa. Alla scissione orizzontale della personalità tra l «alto» del Super-Io e il «basso» delle pulsioni, si sostituiscono scissioni verticali, che fanno letteralmentea fette ilsoggetto, dissociandolo e pluralizzandolo. A fungere da basso continuo in questa diagnosi collettiva è la convinzione che l «al di là del principio di piacere» costituisca l orizzonte del disagio contemporaneo e che per tale «al di là» valga, in ultima analisi, la lettura che ne fece il fondatore del metodo psicoanalitico nell omonimo saggio del 1920: «al di là» ci sarebbe solo un «godimento» mortifero e rovinoso per il soggetto, oltre c è Thanatos. Forse è da una diversa interpretazione di questo «oltre» che si potrebbe ripartire per provare a dare alla «mutazione antropologica» incorso un esitodifferente, questa volta rivoluzionario e non (iper)normalizzante. Qualimutamenti sono occorsi nelpassaggio dalla modernità il tempo di Freud alla post oalla iper-modernità del nostrotempo? Qualinuove forme del disagio sono venute alla luce e quale è la nuova figura del soggetto che la «macchina antropogenica» della civiltà ha prodotto? Come un fiume carsico, al di sotto di tutto il dialogo, scorre l ipotesi pasoliniana della «mutazione antropologica»: ad essere in questione nelle trasformazioni sociali, economiche e tecnologiche dell «oggi» è, infatti, la stessa natura umana. La risposta freudiana del 1929 è nota: la possibilitàdella civiltàimplica repressione delle pulsioni, una repressione inevitabile. L istanza psichica denomina nata Super-Io se ne incaricherebbe lasciando il soggetto in una dimensione di «colpa» che, come dirà in quegli stessi anni Heidegger (Essere e tempo è del 1927), non è «ontica», non è cioè legata ad azioni contingenti, ma è «ontologica», vale a dire coessenziale alla natura del soggetto stesso. Quale che siano le sue azioni effettive, la «mancanza» del soggetto rispetto alla Legge è un dato oggettivo. Il suo disagio è perciò un dato strutturale. Non è una ferita in grado di cicatrizzarsi ma una vera e propria amputazione. L unica strategia possibile è, secondo il lucido pessimismo freudiano, una ragionevoleriduzione deldanno. Uno dei nomi di tale strategia sarà proprio «psicanalisi». Nessuna via d uscita dal disagio è infatti immaginabile senza compromettere l esito del più grande sforzo che l uomo abbia fatto per fornire alle sue azioni un orizzonte di significato (tale è infatti il senso della «civiltà» per Freud). Il ritorno ad un innocente «stato di natura» non viziato dallacolpa avrebbe soltanto il senso dell entropia del sistema. Su questo modello classico s innesterebbe, secondo gli autori del libro, SAGGI «Qualcuno era italiano. Dal disastro politico all utopia della rete» di Paolo Ercolani, edito da Mimemis Un impietosa fotografia della disfatta Stefano Petrucciani «Q ualcuno era italiano»: sotto questo titolo che rimanda a una famosa canzone di Giorgio Gaber, Paolo Ercolani, studioso del pensieropoliticoe giàautore disaggi su Marx, Tocqueville e Hayek, ha raccolto una serie di interventi sulla crisi italiana, usciti sulla rivista Critica liberale e qui pubblicati insieme a un sostanzioso dialogo tra l autore e Carlo Freccero su tv, media e politica (Qualcuno era italiano. Dal disastro politico all utopia della rete, Mimemis, pp. 236, euro 18,00). La domanda di fondo è molto semplice: come abbiamo fatto a ridurci così? Ripercorrendo anche diverse vicende di cronaca il libro ci dà l impietosa fotografia di una disfatta: l Italia è un paese in declino, senza mobilità, dove cricche, caste e grandi famiglie si spartiscono denaro e potere in modo arrogante e mafioso; un paese con una classe politica incapace di leadership, e dove il merito non conta nulla. Infine, una nazione che pesa sempre meno sul piano internazionale, sia economicamente che culturalmente. Come siamo arrivati a questo punto? Rispondere non è facile. Certo, si può battere finché si vuole - ed Ercolani su questo non si risparmia - sui guasti e i disastri del ventennio berlusconiano. Ma è troppo poco. I nostri problemi vanno visti anche in una prospettiva un po più allargata. Molto interessante è un punto sul quale Ercolani e Freccero si trovano d accordo: con la caduta del muro di Berlino, l Italia ha cessato di essere un paese di frontiera tra Est e Ovest, rilevante sul piano geopolitico; ed è diventata una provincia marginale, che ci ha messo anche del suo per emarginarsi ulteriormente. Neanche questo basta, però: c è infatti anche una «lunga durata» dei mali italiani che non si può dimenticare: non sto a rifarne l elenco (una nazione nata in ritardo, sempre spaccata tra Nord e Sud, con dentro un ingombrante Stato sovrano come il Vaticano, ecc. ecc.); mi limito a osservare che ci deve essere qualcosa che non va in un paese che in un secolo si è dato tre leader come Mussolini, Craxi e Berlusconi. All uomo di Arcore il volume dedica molte pagine. Forse, anche troppe. Per carità, le colpe del padrone di Mediaset non si contano. Qualche volta però bisognerebbe anche chiedersi se Berlusconi sia più il sintomo o più la malattia. E, soprattutto, è indispensabile mettere a fuoco che, al di là della peculiare e nostrana forma grottesca, le fondamentali scelte politiche sono state, in Italia, simili a quelle di molti altri paesi: riduzione del welfare, sedicenti «riforme» strutturali, compressione dei diritti, ecc. Una sola ricetta di base, applicata con le dovute differenze locali. In quest ottica, anche i passatempidiberlusconi hanno un interesse molto relativo. Il personaggio, però, un problema assai serioce lo deve comunque porre. È possibile che nel gioco democratico uno dei protagonisti sia, al tempo stesso, leader di un partito politico, imprenditore dotato di un enorme patrimonio e proprietario o controllore di un ampia quota dei mezzi di comunicazione di massa? Se a qualcuno è consentito di giocare contemporaneamente tre ruoli così importanti, è evidente che la partita non è ad armi pari, ma è pesantementetruccata; di democrazia ce ne rimane davvero molto poca. L enorme patrimonio già ti consente di farti un partito politico e dicomprarti il personaleadeguato (o almeno ci dovresti riuscire); se ci aggiungiamo anche il controllo di metà dei grandi media del paese o giù di lì, si va davvero oltre il limite. Il caso Berlusconi ci fa vedere il problema in tutta la sua acutezza; ma la questione ovviamente hauna portata molto più generale, riguarda cioè sia il rapporto tra denaro e politica, sia quello tra sfera pubblica democratica e monopolizzazione dei media in poche mani. Su questo punto, Ercolani ha perfettamente ragione quando sostiene, nelle conclusioni «propositive» del suolibro, che la decenza democratica impone che si trovino delle regole idonee, se non a eliminare, almeno a limitare il più possibile tutte queste indebite commistioni che rendono il gioco democratico sempre più sbilanciato. Cerchiamo almeno, come direbbe il filosofo americano Michael Walzer, l autore di Sfere di giustizia, di distinguere un po, con qualche paratia stagna, i diversi ambiti. L altra grossa questione sulla quale il libro insiste dal principio alla fine, perché effettivamente è uno dei grandi nodi italiani, è quella della «meritocrazia». La parola, a dire la verità, non convince del tutto: non credo infatti che ai meritevoli spetti il kratos, il potere o l autorità; quelli preferirei lasciarli al demos. Condivido completamente, però, la sostanza del discorso di Ercolani, che io esprimerei piuttosto così: l Italia è un paese in cui si commettono troppe ingiustizie (a vantaggio di parenti, portaborse, intriganti vari) e questo è un malcostume col quale bisogna finirla. L indignazione dell autore, su questo punto, è sacrosanta. Come lo è il rilevare che condannare il malcostume non basta. L altro nodo non meno decisivo è che l Italia non investe sulle sueintelligenze, non le sostiene e spesso le costringe scandalosamente ad andarsene. Di quel poco che si investe, inoltre, sempre meno va alla cultura umanistica: una scelta del tutto autolesionista per un paese come il nostro, che dispone di un immenso patrimonio culturale in buona parte non ancora valorizzato. Perciò direi, d accordo con l autore, che probabilmente è proprio da qui, dall investimento sulle nuove intelligenze e sulla cultura, che si dovrebbe ricominciare per dare almeno il segnale di una possibile inversione di tendenza.

12 pagina 12 il manifesto VENERDÌ 22 NOVEMBRE 2013 Fotografia VISIONI Maika Elan racconta «The Pink Choice». Trentadue scatti nei quali l artista, premio World Press Photo, racconta la vita di coppia gay e lesbiche in Vietnam Linda Chiaramonte C aschetto, frangetta, viso tondo e sorridente che sembra uscito da un film di animazione. È Maika Elan, fotografa vietnamita, classe 1986, vincitrice del prestigioso premio World Press Photo 2013, fra i più importanti riconoscimenti del fotogiornalismo, per il progetto The Pink Choice. Dopo gli studi di sociologia ad Hanoi, si è presto dedicata ai reportage per immagini. Per il tema di The Pink Choice, nato quasi per caso, la giovane artista ha deciso di puntare il suo obiettivo sulla comunità gay e lesbica vietnamita per raccontarla in modo nuovo. Con naturalezza e semplicità, cogliendo le coppie nel loro quotidiano, nell intimità delle loro case e nei gesti affettuosi e privati oltre che nell ordinaria routine fatta di riposo, tenerezza e abitudini domestiche. Un ritratto ravvicinato che ci restituisce il calore di chi vive serenamente, e con gioia, il suo amore. Per la prima volta in Italia, Maika Elan espone (fino a domani) trentadue scatti a colori allo IED (Istituto europeo di design) di Firenze in occasione dell undicesima edizione del Florence Queer Festival. «Ho voluto fare qualcosa di diverso - spiega l artista - In Vietnam le immagini sulle tematiche Lgbt sono nascoste, i film a tematica omosessuale sono buffi, i personaggi devono divertire. Oppure sono molto drammatici. Gli stessi modelli sono anche sulla stampa, non ci sono mai buone notizie. L amore omosessuale nella vita quotidiana «La situazione da noi non è difficile come negli altri paesi. Ho costruito con tutti una relazione di confidenza. all inizio erano un po spaventati» Parigi/ «ETERNITY DRESS», LA MODA IN PERFOMANCE Tilda Swinton, modella speciale per un abito fuori dal tempo PARIGI A distanza di un anno da The Impossiblen Wardrobe, perfomance iperglamour presentata al Palais de Tokyo, Tilda Swinton torna nella capitale francese, ancora una volta con la complicità di Olivier Saillard, in Eternity Dress - al museo Beaux-Arts, nel quadro del festival d Automne fino al 24 novembre. L attrice scozzese, scoperta ragazzina da Derek Jarman, e da allora icona del cinema fuoriclasse - la ricordiamo magnifica protagonista in Io sono l amore di Luca Guadagnino, e nel nuovo Jim Jarmush, Only lovers Left Alive - e il direttore artistico del Palais Galliera, propongono una nuova variazionesul temadel vestire. Eternity Dressè infatti uno spettacolo nel corso del quale Saillard prende le misure del corpo di Tilda Swinton, applicando sulle spalle o sulle anche dell attrice dei pezzetti di carta che disegnano lo schizzo di un abito a venire. Se la creazione è caratterizzata, come suggerisce il titolo da una dimensione eterna, la sua natura atemporale viene sottolineata una volta di più dal fatto che tende a rappresentarsi come una sintesi, la fantasmagoria di tutti i vestiti possibili nel XX secolo. L idea è quella di ripercorrere la storia della moda attraverso un unica creazione di cui la perfomance mette in scena tutte le tappe: dalle misure, che sono il punto di partenza, e appaiono qui quasi una poetica matematica del corpo, alla scelta dei tessuti, del taglio, delle forme, dei volumi centimetro dopo centimetro. Saillard ha imparato a cucire sul corpo di Tilda Swinton. Negli archivi del museo sono stati ritrovati i ricordi dell arte di professori e maestri sarti severi e intransigenti che servivano da modelli per gli studenti delle scuole di taglio degli anni cinquanta e sessanta. Una vera e propria archeologia del mestiere che appartiene a tutti e che percorre il vestitoinscena. Ognisera, l abitosifae sidisfa nell invenzione della perfomance. Non è abbastanza. Mi sembrava perciò importante lavorare da un altro punto di vista». Il progetto è nato in Cambogia nel 2010 mentre la Elan frequentava un workshop fotografico. «Non avevo idee su cosa produrre - racconta - Avevo in mente solo alcuni spunti. Ho fatto una ricerca in rete e sono incappata nel sito pink choice, una guida turistica rivolta alle persone Lgbt. Sono segnalati hotel per gay o lesbiche, i posti da frequentare e quelli da evitare. L ho trovato interessante, e inoltre la Cambogia è vicina al Vietnam e le nostre culture sono molto simili. Mi sono stupita di questa apertura. Nel centro città in Cambogia molti luoghi sono gay friendly. Ho scattato foto di alcune coppie in quegli hotel e ho pensato di chiamare così il progetto. Non mi ero mai interessata a questi temi, ma al ritorno in Vietnam ho visto alcune mostre. In tutte le immagini i protagonisti indossavano delle maschere, nascondevano i loro volti». È questo che ha convinto Maika Elan a continuare la sua indagine. Racconta: «Quando ho realizzato delle foto sulla vita intima e privata delle coppie erano tutti un po spaventati. Mi sono chiesta come mai molte persone che si dichiarano aperte sono così scosse quando vedono ritratti sulla vita affettiva omosessuale colta nel quotidiano». Il premio al suo foto-documentario, il primo dopo l indipendenza del paese, e i riconoscimenti a fotogiornalisti per il lavoro svolto durante la guerra, ha dato all artista più fiducia nel suo stile. «Mi ha resa felice perché mi ha dimostrato di essere sulla strada giusta». La situazione in Vietnam non è difficile come in altri paesi, spiega Elan. «Non è così aperto, ma non c è una religione dominante e punitiva in merito. Come invece accade per hindu e musulmani, nei cui paesi in quanto omosessuale si può rischiare la vita. Da noi si può non essere accettati, ma non si è in pericolo. Di recente nel paese è cambiato qualcosa. Il matrimonio gay non è tuttora accettato, ma prima la polizia poteva irrompere e mettere in carcere le coppie ora invece questo non può più accadere. Non è un grande cambiamento, ma è un inizio». L approccio dell artista è stato molto delicato: prima di fotografare una coppia ha stretto un amicizia, ci sono stati molti incontri conviviali. «Sono andata a casa loro varie volte senza fotografare, poi quando ho capito di averli studiati bene e loro si sentivano più naturali e in confidenza ho concordato di ritrarli. Mi hanno mostrato il loro amore e questo è stato molto speciale. A volte per loro non erano giorni facili, ma Il progetto è nato in Cambogia, grazie a una guida Lgbt con segnalazioni di hotel e altri luoghi «friendly» ho visto solo cose belle, ed era quello che volevano mostrarmi. Incontrare coppie gay è stato più facile, mentre le relazione fra donne sono ancora più complicate da accettare, spesso la loro è considerata una forma di sorellanza. Ecco perché gli uomini si sono mostrati con più disinvoltura, mentre alcune donne non hanno voluto visibilità. È una delle ragioni per cui il progetto è sbilanciato, con più coppie gay rispetto a quelle lesbiche. Mi sono focalizzata solo su gay e lesbiche perché in Vietnam ancora molti non sanno bene la differenza fra omosessuale e transessuale. Molte famiglie hanno paura che un figlio gay voglia diventare donna, per questo ho preferito non creare ulteriore confusione. Il mio è stato un primo passo nell affrontare questa ampia tematica. The Pink Choice è un progetto che ritengo esaurito. Ho raccontato quello che volevo». TRE IMMAGINI IN «THE PINK CHOICE», LA MOSTRA DEDICATA A MAIKA ELAN

13 VENERDÌ 22 NOVEMBRE 2013 il manifesto pagina 13 VISIONI CINEMA Il festival è la conferma di una città dove dominano arte e cultura Le mille luci di Lubiana, cinefila, anarchica, creativa Alberto Castellano LUBIANA S e spesso i festival cinematografici rispecchiano il clima culturale e artistico che si respira nelle città dove hanno luogo, quello di Lubiana è quanto di più paradigmatico di questo felice legame. La capitale della Slovenia adagiata sul piccolo fiume Ljubljanica, è una bellissima città di poco meno di abitanti dove arte e cultura lafanno da padrone, grazie anche al rilancio di strutture nate nel periododella Jugoslavia titoista. Tutto ciò si tocca con mano nel percorso piacevole e variegato che va dal centro storico, stile barocco e Art Nouveau, al Castello, dalla Metelkova ex caserma diventata negli anni '70 luogo di bohémien e artisti, che oggi ritaglia uno spazio di esplosiva creatività conmurales, dipinti anarchici, colori naif, sculture stravaganti, installazioni. Dove pub e concerti alternativi di varie generazioni si aggregano alla prestigiosa Università di Filosofia e Sociologia, e i vecchi cineclub e Vince la gara «Miele» di Valeria Golino Sale affollate per la retrospettiva «Giovani e ribelli» ATOM EGOYAN Il suo nuovo film, protagonista Colin Firth, «Devil s Knot», aprirà il 10 dicembre la 23a edizione del Noirfest di Courmayeur, diretto da Giorgio Gosetti e Marina Fabbri. Il festival, dedicato al genere noir in tutte le sue possibili variazioni, presenterà i nuovi film di Ridley Scott la Cineteca slovena (struttura di livello europeo con la programmazione continua di classici, omaggi ai maestri e retrospettive) si alternano agli eleganti locali e ristoranti del lungo-fiume. Il Lubiana International Film Festival, di cui si è appena chiusa la 24ª edizion, registra già da alcuni annii cambiamentidella città, dell'europa e del mondo senza consegnarsi mani e piedi alla più deleteria e modaiola globalizzazione. E proprio quest'anno la rassegna come ci tiene a sottolineare il direttore Simon Popek ha vissuto senza particolari traumi il passaggio definitivo epocaledalla pellicola al digitale, facendo provocatoriamente coesistere nel programma film in 35millimetri e copie in Dcp. Al di là dei formati e dell'eroica resistenza al «nuovo che avanza», ilfestival non è tematico, ma appartiene a quelli che si definiscono «generalisti». Il suo format si rivela comunque vincente: marchio distintivo, e linea espressiva stanno come per molti altri «piccoli grandi festival» dell'europa orientale e non solo - nella vivacità della proposta, nell'attenzione verso il cinema sperimentale e di ricerca che siproduce nel mondo, nell'attraversamento dello spazio (tutti i paesi del pianeta) e del tempo (la produzione contemporanea ma anche quelladelpassato conle retrospettive) di quel cinema d'autore, e anche artigianale di «genere», che riesce ancora ad evidenziare la continuità del pensare/fare cinema tra ieri e oggi. I dati sono abbastanza eloquenti: Andrea Penna VIENNA U na terra devastata dagli elementi, acqua e vento, cataste di detriti, un popolo atterrito e lacero. Immagini di dolorosa, atroce attualità che Damiano Michieletto ha scelto per raccontare Idomeneo di Mozart al Theater an der Wien, senza poter immaginare quando la scena avrebbe involontariamente incrociato la cronaca delle devastazioni degli ultimi giorni e settimane, in Italia come nelle Filippine. Creta è un rettangolo di terra martortiato, cosparso di scarponi e via via bruttato di detriti e oggetti, costantemente senza pace, via via che l uragano, infuria sull isola a causa dell atroce giuramento del re. Idomeneo (Richard Croft, veterano del ruolo, tecnica impeccabile ma voce appannata) ha chiesto a Nettuno vita per vita, per salvarsi in mare e la vittima designata, sceltaalprimo incontro sullaterraferma, non è altro che suo figlio ( la vibrante Gaelle Arquez, perfetta nei panni virili di Idamante). Sul complesso e tesissimo rapporto padre-figlio, con una toccante scena funebre, al risolutivo passaggio dinastico sul trono, si incentra la costruzione drammaturgica di Michieletto, riverberata dagli opposti sentimenti di due donne: Ilia, (la soave quanto flebile Sophie Karthauser) principessamigrante, che durante le danze finali partorisce su un materasso di («Il procuratore» con Michael Fassbender), Richard Shepard («Dom Hemingway» con Jude Law), gli italiani Stefano Incerti («Neve«con Roberto De Francesco), Vicentini Orgnani («Vino dentro» con Giovanna Mezzogiorno), Augusto Zucchi («La voce«con Rocco Papaleo). Tra le caratteristiche della rassegna, c è l intreccio tra UNA SCENA DA «THE WATCHTOWER» DI PELIN ESMER oltre 120 film programmati in dodici giorni, distribuiti in una decina di sezioni e dislocati in sei sale cittadine che seducono, coinvolgono e stimolano i tanti giovani soprattutto (la media di presenze degli ultimi anni è di ben ogni edizione). Tre su dieci i film italiani in concorsonellasezione Prospettive: Miele, Salvo e Zoran, il mio nipote scemo. E la giuria ha premiato il film di Valeria Golino, mentre il premio della critica internazionale (Fipresci) è andato all'opera prima di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza. Nella Tra le scoperte, il russo «The Major» di Yuri Bykov e «The Watchtower» di Pelin Esmer selezione, forse un po discontinua, spiccavano il film turco Watchtower di Pelin Esmer, dura e secca storia diunuomoe una donnadaipercorsi esistenziali diversi che s'incontrano e si sintonizzano sulla frequenza della scelta estrema di isolarsi dal mondo. E di vivere in una torre, nel mezzo di un bosco della Turchia, il loro dramma di coscienza (con una delle più insostenibili sequenze di parto naturale mai viste). Ma anche il russo The Major di YuriBykov, una detectivestorychetrasforma gradualmente il tentativo di un poliziotto, sullo sfondo di una freddae desolatalanda della Russia, di uscire indenne dall'incidente d'auto che ha provocato la morte di un bambino. In un incontrollabile e violenta resa dei conti tra superiori e agenti, il senso di colpa che affligge l uomo, lo porta a smascherare corruzione e abuso di potere. Naturalmente, comeaccadeinogni festival di questo tipo, anche qui ci si può ritagliare il proprio percorso; e fuori dalla gara, c'è l'imbarazzo della scelta. Si va dagli undici titoli della retrospettiva «Young and Furious», dedicata al ribellismo generazionale dagli anni '50 ai '90, non solo americano (il noir La sanguinaria di Joseph Lewis, Il selvaggio con Brando, Gioventù bruciata e James Dean), maanche sloveno (il bellissimo Night Trip del 1961 del dimenticato Mirko Grobler), polacco (Segni particolari:nessuno di Skolimowski), cecoslovacco (Daisies di VeraChytilová), svedese (Iosono curiosa di Vilgot Sjöman), francese (il televisivo del '97 Les années lycée:petites di Noémie Lvovsky). Alla retrospettiva del poco conosciuto in Italia Lordan Zafranovic, croato e praghese di adozione, il focus sul Nuovo Cinema Austriaco, le sezioni «Kings andqueens»e «Extravaganza», una selezione di corti. OPERA Michieletto centra un nuovo magnifico spettacolo mozartiano «Idomeneo» tra i detriti dell uragano La drammaturgia punta sul rapporto padre-figlio Una terra devastata dagli elementi, immagine di dolorosa attualità fortuna un erede al nuovo re Idamante; Elettra, fatua ed elegantissima signora shopping addicted ( la bravissima Marlis Petersen che riesce persino a cantare a perfezione «Idol mio» cambiandosi nevroticamente d abito a vista almeno cinque volte) che morirà avvinta alla sua scure, nel fango. Felici prove per Julien Behr, vigoroso Arbace, e per il solenne Gran Sacerdote di Mirko Guadagnini. Con sortilegi da ipnotizzatore Michieletto piega tutti alle esigenze della sua lettura drammatica, ottenendo un risultato di forte impatto emozionale, ma mai sganciato dalla musica e dalla lettera del libretto. Formidabile sotto questo aspetto la collaborazione creata con René Jacobs, che ha fatto ormai dellafreiburger Barockorchesterunostrumentoraffinatoe mobilissimo, grazie al quale concerta e dirige con una ricchezza di colori e dettagli di stupefacente ricchezza, senza però perdere di vista la percepibili unità drammatica che concatena ogni scena, atto per atto. Eccellente la prove dell Arnold Schoenberg Chor, i cui membri sono perfetti anche in veste di attori. La replica di domenica 17 è stata accolta da un successo calorosissimo, con vere ovazioni per Jacobs e la Petersen. A ventiquattrore di distanza la raffinatissima programmazione del Theater an der Wien permette uno stimolante confronto diretto con la musica di Salieri, grazie alla recita concertante di Les Danaides, proposto da Les Talents Lyriques guidati da Christoph Rousset, una produzione di Palazzetto Bru Zane. Scritta per il pubblico di Parigi nel 1784 ( tre anni dopo la prima dell Idomeneo) l opera meritadiessere conosciutaper esemplareconcisione, felicitàdi scrittura e soluzioni drammatiche, che sfatano la vulgata di un compositore inamidato e retrogrado. Esecuzione felicissima, grazie anche ai due protagonisti, Tassis ChristoyanniseJuith Van Wanroij, chesarà ripresa a Versailles e Metz, per diventare un disco di sicuro riferimento. schermo e pagina scritta. Molti gli scrittori e gli sceneggiatori (da De Cataldo a Enrico Vanzina) presenti anche nella giuria. Ospite d onore sarà il maestro del giallo svedese Henning Mankell. Il 12 dicembre, invece, è prevista la maratona di «Lo Hobbit» di Peter Jackson con l anteprima di «La desolazione di Smaug». ManiFashion Isabella Blow, o quando le icone non erano solo testimonial Michele Ciavarella MCQUEEN E BLOW, «BURNING DOWN THE HOUSE», LACHAPELLE STUDIO, INC. A lla Somerset House di convincere Bernard Arnault, capo di Lvmh, a dare Londra è stata appena inaugurata Isabella a McQueen la direzione creativa Blow: Fashion Galore! (fi- no al 2 marzo 2014). Organizzata di Givenchy, che lanno cia il genio inglese nel mon- in collaborazione dodella Haute Couture e gli con Isabella Blow Foundation e Central Saint Martins (la più importante scuola di dà la possibilità di costruire con il suo marchio una delle espressioni più originali moda del mondo) la mostra della moda contemporanea. celebra la personalità e il McQueen si suiciderà guardaroba dell ultima l 11febbraio 2010, anche lui mecenate della moda inglese, nonché una delle ultime icone della moda internazionale, morta suicida (al secondo tentativo) il 7 maggio 2007 dopo un estenuante lotta contro la depressione e il cancro. vittima della depressione. Alla sua morte, Isabella Blowlasciapiù unmuseo di abiti che un guardaroba, che l amica Daphne Guinness (l ereditiera della birra) salva dalla vendita all asta e trasferisce nella Fondazione Personaggio straordinariamente da cui ora nasce la mo- eccentrico, Blow nasce a Londra nel 58, in una famiglia della nobiltà militare, che la diserederà nell 84. Nel 79 Isabella è a New York per studiare Arte cinese alla Columbia University, e presto è in Texas a lavorare con Guy Laroche, da dove torna a New York e diventa l assistente prima di André Leon Talley e poi di Anna Wintour a Vogue America, mentre frequenta Andy Warhol e Jean Michel Basquiat. Nell 86 è di nuovo a Londra e lavora per Tatler e Sunday Times Style, tre anni dopo sposa l art dealer Detmar Blow e indossa il suo primo cappello di Philip Treacy, che diventa il suo primo stra. Più che un esibizione nostalgico-celebrativa del gusto e della capacità di Blow a individuare e promuovere le potenzialità artistico-culturali della moda e dei suoi protagonisti, la mostra è l occasione per riflettere sul ruolo che le fashion icon hanno avuto nel sistema della moda del Novecento, che non si fermava alla semplice rappresentazione di testimonial o di ambasciatrice dello stile del designer ma era addirittura maieutico, cioè un continuo stimolo al designer a ricercare dentro di sé e a trasformare in realtà le fantasie più nascoste che, trasformate in abiti, dive protetto. Ma a lei si deventavano espressione di soprattutto la scoperta e stile dell epoca. Un ruolo definitivamente il lancio nel firmamento della finito oggi moda di un autentico genio della moda degli ultimi decenni, Alexander McQueen, con il quale vive in una che «fashion icon» sono definite le blogger di moda che si fanno regalare gli abiti dagli stilisti, si fanno pagare simbiosi artistico-intellettuale-progettuale per andare alle loro sfilate e ancora allelorofeste, si fotografano più forte di quella che poteva legare, nei decenni molto precedenti, Yves Saint Laurent a Loulou de la Falaise e a Betty Catroux. È lei a e mettono la foto sul loro blog. E spazio più grande al miglior offerente. gmail.com MONTREAL Il lavoro sugli schermi del Ridm Il Festival internazionale del documentario di Montreal (Ridm), chiuderà l edizione 2013 con l anteprima mondiale di «Fermières» realizzato da Anne St-Pierre, il racconto della vita quotidiana di 4 membri, tutte donne, del Cercles de Fermières (l associazione dei contadini) in Québec. La regista esplora i loro rapporti di solidarietà, condivisione, educazione e gioia di vivere. Thérèse l artigiana, Francine la perfezionista, Anne-Marie l etnografa, Yolande la presidente della compagnia: tutte sono volontarie. Non hanno la stessa età, non vivono nella stessa città, non fanno le stesse cose ma condividono la stessa determinazione e lo stesso entusiasmo. L assocazione è stata fondata nel 1915, dal dipartimento provinciale dell agricoltura, ed è oggi attiva in oltre 600 municipalità. Il festival ha anche organizzato un omaggio al cineasta Michel Brault, tra i padri del cinema diretto, scomparso da poco, E a Arthur Lamothe, con la proiezione di «Le mépris n aura qu un temps» (1969), nel quale dopo la morte di un operaio edile sul cantiere in costruzione, il filmmaker esplora la «morte» non solo fisica ma anche sociale dei lavoratori nel Quebec, nell alienazione prodotta dalle condizioni di lavoro.

14 pagina 14 il manifesto VENERDÌ 22 NOVEMBRE 2013 APPELLO Reddito garantito, occorre una «larga intesa» Consiglio direttivo Basic Income Network - Italia D inanzi all'immobilismo sulla questione sociale dimostrata dalle larghe intese attualmente al Governo diviene urgente promuovere una «larghe intesa sociale e politica» per introdurre un reddito garantito in Italia: qui e ora. Inutile insistere sulla cruda realtà delle statistiche: un quarto della popolazione sospesa tra esclusione e marginalità sociale, un tasso di disoccupazione giovanile al 40%, circa tre milioni di disoccupati, per non considerare i milioni di «scoraggiati» che neanche si affacciano più al «mercato del lavoro», tutte e tutti senza alcuno strumento di sostegno al reddito. In questi mesi il Governo non è stato capace di adottare nessuna misura utile ad arginare l'esplodere di una questione sociale che peggiora continuamente, nel sesto anno di crisi sociale ed economica, acuita dalle misure di austerità assunte dalle politiche pubbliche. L Italia ha così guadagnatoiltristeprimatodi avere, trai28paesi dell Ue, il tasso maggiore di incremento della popolazione a rischio di esclusione sociale e si avvia a rimanere l unico Paese senza una forma di garanzia universalistica dei «bisogni primari». Negli stessi mesi sono state presentate alle Camere tre proposte di legge per l introduzione di una qualche forma di reddito garantito (cfr. il manifesto 15 novembre 2013). Parlamentari del Partito Democratico ed i gruppi di Sinistra Ecologia e Libertà e del Movimento 5 Stelle hanno depositato tre distinti progetti di legge in favore di misure che in qualche modo hanno a che fare con il reddito minimo garantito. È il momento che queste tre proposte diano vita ad una concreta, unica, iniziativa in favore di un reddito minimo garantito, che permetta di introdurre, realmente, una prima tutela delle persone a rischio povertà, esclusione sociale determinata dall aggravamento della precarietà di vita. Una misura capace di agevolare l'autodeterminazione individuale e investire sulle possibilità di miglioramento delle condizioni sociali, culturali, economiche delle donne e degli uomini. L Unione europea si avvia, peraltro, ad introdurre parametri sociali di valutazione delle politiche economichenazionalichepotrebberocostare all Italia, stante l inerzia sul fronte del contrastoallapovertà, sanzioni moltogravicome l esclusione dalle risorse del Fondo Sociale Europeo. Nella primavera scorsa inoltre circa 170 associazioni, raccogliendo oltre 50mila firme, hannopresentatounaproposta dilegge di iniziativa popolare per l istituzione delreddito minimo garantito. Datempoin molte manifestazioni di movimenti sociali, studenteschi, di precari-e e disoccupate/i la richiesta di un reddito garantito è tra le prime ad essere urlate. Una dimostrazione che nel Paese e in diversi settori sociali e della società civile l introduzione di questa misura è già largamente sentita e condivisa. Lanciamo quindi un appello perché le forze politiche ed i singoli parlamentari sensibili al tema convergano su un'unica proposta legislativa, determinando una larga intesa parlamentare per il reddito garantito che si misuri con i numeri necessari per giungere finalmente ad approvare una proposta di legge, la più universalistica, garantista e inclusiva possibile. Una «largaintesa» in gradospostarel asse delle politiche di austerity verso la definizione di nuovi diritti, a partire dal reddito garantito. EMILIA ROMAGNA Sabato 23 novembre, ore TAM TAM Presentazione del libro di Vita Cosentino «Tam Tam». Libreria delle Donne di Bologna, via S.Felice 16/A, Bologna FRIULI VENEZIA GIULIA Venerdì 22 novembre, ore KENNEDY 50 ANNI DOPO Nel cinquantenario dall assassinio di John Fitzgerald Kennedy, la cineteca del Friuli presenta due documentari del National Geographic: «Jfk - quel giorno a Dallas» e «Jfk - L ultimo mistero» oltre a rari materiali dei propri archivi. Cinema sociale, Gemona LAZIO Venerdì 22 novembre, ore 18 POTERE E SOCIETÀ IN CINA Presentazione del libro di Angela Pascucci sinologa, giornalista, «Potere e società in Cina» ed. dell'asino. Partecipano come relatori all'incontro i docenti dell'univerità di Bologna: Amina Crisma insegna storia delle religioni della Cina e sinologia Claudia Pozzana, insegna lingue e lettereature della Cina e dell'asia ortientale, Alessandro Russo docente di sociologia generale. Centro sociale anziani Giorgio Costa, via Azzo Gardino 48, Roma Sabato 23 novembre, ore 18 TRIBUTO Tributo a Rabindranath Tagore con con Sushmita Sultana e i bambini bengalesi di Torpignattara. Sushmita Sultana, cantante professionista proveniente dal Bangladesh, insegna musica e cultura bengalesi a un magnifico gruppo di bambini cresciuti a Roma nella zona di Torpignattara, con la speranza che in futuro? i bambini potranno far conoscere la nostra cultura a tutti. Il ponte può essere creato solo con la cultura di altri paesi.» Il concerto è un «Tributo a Rabindranath Tagore», in occasione del centesimo anniversario dell assegnazione al grande poeta del Premio Nobel per la letteratura. Circolo Gianni Bosio, via di S. Ambrogio 4 - II piano, Roma LOMBARDIA Venerdì 22 novembre SIAMO PARI Nell ambito della giornata Giornata internazionale contro la viole nza sulle donne, Intervita sceglie il Cinema per difendere i diritti delle donne Siamo Pari! La Parola alle Donne Rassegna Cinematografica dedicata alle Donne ( novembre 2013 Teatro Litta Milano) che si apre con l anteprima nazionale di «È stata lei» di Francesca Archibugi, con Claudio Santamaria e Benedetta Buccellato. Tre giorni di proiezioni, dibatti, tavole rotonde e spunti per parlare del ruolo delle donne nella società contemporanea, dal Nord al Sud del mondo. Teatro Litta, Corso Magenta, 24, Milano Sabato 23 novembre, ore DONNE, NO ALLA VIOLENZA In occasione e in vista della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, istituita dall'assemblea Generale delle Nazioni Unite per il 25 novembre, quest anno a Bergamo è stato organizzato sabato un corteo provinciale in centro città: la manifestazione si muoverà dal Piazzale della Stazione (ore 14.30) e si snoderà per viale Papa Giovanni XXIII, via Tiraboschi, via Zambonate, Largo Cinque Vie per giungere, infine, in Piazza Pontida. Titolo e slogan chiaro dell iniziativa: «Camminiamo insieme contro la violenza alle donne». Durante il tragitto verranno fatti volare palloncini coi nomi delle donne vittime della violenza di genere nel corso del Piazzale della Stazione, Bergamo Tutti gli appuntamenti: COMMUNITY le lettere Sulla strage di Viareggio Lo Stato c è e si vede. «mi può uccidere, ma non strazi quei corpi come uno sciacallo fa con i suoi cadaveri. Mia moglie e i miei figli non lo meritano...», così scrive, il 14 novembre, Marco Piagentini, marito di Stefania e padre di Luca e Lorenzo, presidente onorario dell Associazione dei familiari delle Vittime «Il Mondo che vorrei», al presidente del Consiglio Letta. Marco, ustionato nella strage ferroviaria del 29 giugno 2009, oltre ad aver perso moglie e due bambini rimarrà permanentemente ferito tutta la vita. Un ustionato grave mai sarà ex-ustionato. Lo Stato alla prima udienza del processo, il 13 novembre, non si è costituito parte civile. Sta trattando un consistente risarcimento (?!) sulla pelle bruciata di 32 suoi cittadini tra cui bambini, ragazze, giovani. Sta (s)vendendo la propria gioventù. Lo Stato ha rinominato Mauro Moretti Amministratore delegato delle ferrovie dello Stato italiane (Fsi). Prima ha cestinato firme raccolte a Viareggio per le sue dimissioni, poi lo ha riconfermato nel giugno 2010 ad un anno dalla strage ed infine lo ha rinominato il 9 agosto scorso, quando era stato rinviato a giudizio con l accusa di essere responsabile dell immane tragedia avvenuta nella stazione di Viareggio. Lo Stato, più volte, ha blindato e spintonato i familiari delle Vittime, fino a strappargli di mano le foto dei propri cari. Fatti avvenuti a Roma Tiburtina, a Firenze, a Roma Termini, a Genova, a Montecitorio. E tutto documentato per chi non è stato presente. Lo Stato ha recentemente tagliato centinaia di milioni di euro per la sicurezza e la manutenzione in ferrovia. Ha nominato cavaliere l ing. Moretti e l ing. Elia, Ad di Rfi anch esso rinviato a giudizio per la strage ferroviaria. Uomini di Stato, dal presidente Napolitano al presidente Letta, dal ministro Lupi al ministro Saccomanni, per citarne alcuni, fino ad oggi, mai si sono degnati di dare una risposta alla richiesta dei familiari di essere ricevuti. Dobbiamo continuare per mostrare quanto vigliacco (come scrive Marco) sia stato lo Stato in questi 53 mesi. Con la rinomina di Moretti, lo Stato si è reso complice di una politica di abbandono sulla «sicurezza» in ferrovia; una politica che subordina beni inalienabili come la salute e la vita a logiche di mercato, di competitività, di profitto. Come potevano presidenza del Consiglio, ministeri dell Ambiente e degli Interni, costituirsi parte civile nel processo sulla strage ferroviaria?! Si può inequivocabilmente affermare che sono stati ineccepibilmente coerenti e complici. Così lo Stato è salito, a pieno titolo, sul banco degli imputati della strage del 29 giugno 2009 uccidendo per l ennesima volta le 32 Vittime e offendendo ancora feriti e familiari. Associazione il «Mondo che vorrei» - Assemblea 29 giugno Cancellieri, il reato è penale Altro che telefonata confidenziale! Solo fumo negli occhi. Il nocciolo della questione è ben altro!! Un minuto dopo l arresto della famiglia Ligresti, la Cancellieri aveva il dovere, l obbligo morale, etico, deontologico e costituzionale, di tranciare (seduta stante) ogni tipo di rapporto con i Ligresti, di dissociarsi ufficialmente e pubblicamente (tramite lettera aperta ai giornali e conferenza stampa) dalle pratiche delinquenziali di questi «signori», esternando tutta l indignazione, il rammarico, la costernazione per tanta avventatezza, denunciandone il raggiro e l inganno di cui era stata fatalmente vittima, «a sua insaputa» chiedere inoltre scusa agli italiani, per non avere compreso (ingenuamente) con quali soggetti aveva condiviso la sua amicizia e la vita privata. Ma la Cancellieri, sa, e sapeva benissimo di che pasta fossero i Ligresti - e come si dice, «una mano lava l altra» e tutte e due lavano la faccia. Una connivenza quarantennale con gli esponenti di un clan a delinquere dove si possono immaginare reciproci e costanti scambi di favore, intrighi, e una reciproca e interessata cortesia. Il solo fatto poi di dovere trattare un tale tema, che per la sua evidenza lapalissiana certifica la presenza di reato conclamato, mortifica, non solo la verità dei fatti, ma ancora un ennesima volta relativizza lo stato di diritto, concedendo ai potenti ogni scappatoia e privilegio, mentre ci si accanisce sulla cittadinanza escludendola da ogni attenuante, condizione, e circostanza. Pertanto, la magistratura ha l obbligo giuridico di indagare e in caso di arrestare la ministra Cancellieri, per il reato di connivenza protratta con soggetti pregiudicati che si avvalgono delle istituzioni per ottenere vie preferenziali per la soluzione dei loro problemi giudiziari. Dunque, nessun risvolto politico in questa sporca faccenda, ma strettamente penale. GJTirelli Guardasigilli senza dubbi La Cancellieri in parlamento ha detto: «Se avessi avuto solo un dubbio sulla correttezza del mio operato non avrei atteso un istante a lasciare ad altri questo delicato incarico». Posso facilmente ammettere come sincere queste sue parole, perchè esse, questo non avere dubbi, sono la conferma, putroppo per lei, della non corretta interpretazione di un ruolo in senso democratico, ed aggiungerei costituzionale. Il non avere un solo dubbio dimostra che alla giusta comprensione del suo ruolo non ci arriva, cioè non ne è capace, é quindi inadeguta, deve andare a casa, al di là della faccenda delle telefonate ai Ligresti. Anch io non ho più un solo dubbio su ciò. Massimo Michelucci Massa Cig e ammortizzatori sociali Se qualsiasi proposta di reddito minimo garantito deve misurarsi con il problema del reperimento di risorse certe e stanziabili su base annua, credo che Andrea Fumagalli nell analizzare il disegno di legge del Movimento 5 Stelle (si veda il Manifesto del 15 c.m.) si sbagli nel ritenere corretta «la possibile sostituzione a regime dell attuale sistema, selettivo, iniquo, distorto e clientelare, degli ammortizzatori sociali (tanto comodo alla Confindustria come al sindacato)». Al di là che gli istituti della Cig ordinaria e straordinaria hanno una loro genesi storica ed una finalità sociale indiscutibilmente riconosciuta, quale alternativa ai licenziamenti immediati di massa, se il problema vero è quello della loro selettività, esso può essere semmai affrontato politicamente estendendo l utilizzo della Cig ordinaria, della Cig straordinaria e dei contratti di solidarietà anche ai lavoratori e alle lavoratrici delle imprese di tutti i settori sotto e sopra i 15 dipendenti, nel commercio e terziario sotto i 50 dipendenti, attraverso il versamento della relativa contribuzione di legge (da cui sino ad oggi le imprese, invece, sono esentate). Questa scelta volta ad universalizzare il sistema degli ammortizzatori sociali comporterebbe il superamento della Cig in deroga, che brevettata nell aprile del 2005 dal ministro del lavoro Roberto Maroni a macchia di leopardo su base provinciale per affrontare la crisi del settore tessile-abbigliamentoconfezione, è stata poi estesa a tutti i settori privi della Cig ordinaria nell aprile 2009 con un primo accordo biennale, per poi essere reiterata negli anni successivi grazie agli stanziamenti decisi nelle varie finanziarie. Anche perché nel 2013 chi voleva da destra far saltare la Cig in deroga ha pensato bene di finanziarla con soli 700 milioni, sicchè quest anno si è gestita la crisi con due accordi semestrali su scala regionale, tanto che a fine novembre un ampia platea di lavoratori e lavoratrici attende ancora le spettanze da gennaio a giugno, mentre quelle da luglio a dicembre verranno pagate nel 2014 senza alcuna scadenza certa. Infine, se nel 2013 verranno spesi 3 miliardi per la Cig in deroga rispetto ai 2,3 miliardi del 2012, ciò significa che è in corso un ulteriore approfondimento della crisi, per cui la giusta richiesta dell introduzione del reddito minimo garantito, ben illustrata da Papi Bronzini il 15.11, non può scioccamente negare l altrettanta evidente esigenza di un sistema universale degli ammortizzatori sociali e, implicitamente, la ripresa del dibattito attorno alla redistribuzione del lavoro, per evitare fuorvianti contrapposizioni all interno della stessa classe sociale. Gian Marco Martignoni Cgil di Varese NUOVA FINANZA PUBBLICA Crisi di rappresentanza o rappresentazione? Roberto Errico L annuale rapporto sul benessere globale di Credit Suisse certifica che in Italia la ricchezza media è cresciuta del 5,6% nel corso del 2012, evidenziando che ovunque in Europa il trend si collega alla ripresa dei mercati finanziari. Mentre la stragrande maggioranza dei cittadini europei continua a subire un deterioramento delle condizioni di vita imposto dalle politiche d austerità, i pochi soggetti «liquidi» hanno potto beneficiare della nuova bolla che si sta gonfiando sui mercati finanziari. Il combinato di politiche recessive e di aumento massiccio della massa monetaria in circolazione ha come conseguenza un ennesimo incremento delle disuguaglianze, col risultato che in Italia nel 2012 sono «spuntati» 127 mila nuovi milionari mentre si sono persi 500 mila posti di lavoro. Ciò che Credit Suisse non dice è che austerità e crescita dei mercati finanziari sono due facce della stessa medaglia. Un meccanismo di espropriazione delle risorse e del risparmio che si sviluppa in assenza di un pensiero alternativo, come confermato anche dalle vicende sindacali nostrane e dal «blando» sciopero di 4 ore indetto da Cgil, Cisl e Uil. I sindacati confederali continuano a cercare una sponda politica per variare semplicemente i saldi della manovra, richiedendo un non meglio definito aumento della capacità di programmazione pubblica e risorse per gestire l emergenza nelle aziende in crisi. Insomma, enunciazioni di principio non solo insufficienti, ma che soprattutto mancano clamorosamente di profondità d analisi. INVIATE I VOSTRI COMMENTI SU: /FOTO ALEANDRO BIAGIANTI In effetti, i dati di Credit Suisse sono semplicemente la conferma che -come ha sostenuto recentemente Emiliano Brancacciodiscutere di qualsivoglia politica senza porre al centro la necessità di arrestare i capitali oggi liberamente circolanti sui mercati è pura utopia. Se la crisi non è una punizione divina ma il frutto di determinate scelte politiche, e se, come sostenuto anche dal segretario della Fiom Landini, essa si accompagna ad una crisi del ruolo sindacale, è evidente che la difesa di chi un lavoro ce l ha, e di chi non lo avrà o non lo ha più, deve ripartire dalla contestazione delle logiche di fondo del liberismo al tempo della crisi. Il tutto, a partire da prese di posizione forti sul controllo dei capitali e il dumping salariale, sul rifiuto della logica delle privatizzazioni, e per un nuovo ruolo, sociale e non finanziario, per Cassa Depositi e Prestiti, per i fondi pensione negoziali, per i risparmi dei lavoratori. Servirebbe insomma lucidità d analisi e coraggio nelle rivendicazioni a partire dall elaborazione di pensiero autonomo in materia di finanza pubblica. Al contrario, gran parte del mondo sindacale si appiattisce sul presente, non elabora più strategie autonome e cerca l impossibile, provando a declinare concetti costruiti per giustificare interessi di parte, e non di quella dei lavoratori, in modo più «laburista». Ecco la crisi del sindacato: più che di rappresentanza, di rappresentazione del reale.

15 VENERDÌ 22 NOVEMBRE 2013 il manifesto pagina 15 COMMUNITY Un megacondono ai capitali finiti all estero L a giustificazione per i condoni fiscali è sempre la stessa: occorrono risorse. E quello che era sbagliato con Berlusconi e Tremonti non diventa meno sbagliato perché lo fa un governo a partecipazione Pd, che ha già concesso un condono aiconcessionari deivideogiochi. Queste macchine, circa , dovevano essere collegate al sistema informatico del Ministeropercontrollarlee garantire il pagamento delle tasse. Questo non è avvenuto per lunghi periodi, contravvenendo alle convenzioni stipulate con i 10 concessionari. Dopo un indagine la Corte dei Conti condannò i concessionari a pagare 2 miliardi e 800 milioni di euro, facendo uno sconto rilevante rispetto ai conteggi degli inquirenti. Il dato positivo è che i concessionari sono stati comunque condannati a pagareuna cifranondisprezzabile. Il governo ha ridotto la penale a carico dei concessionari al 20 %, solo 600 milioni. Perché? Per incassare in fretta? Eppure c è una sentenza. Del resto basterebbe minacciare di fare saltare le concessioni. Per di più parte dei concessionari, in particolare quelli quotati in borsa, aveva già accantonato risorse per il pagamentodellapenale. Tranneuno che è coinvolto in inchieste ben più gravi. Nonè solouncondono maun favore a chi ha frodato lo Stato, malgrado una sentenza della Corte dei Conti. La sfrontatezza di alcuni concessionari è arrivata a rifiutare anche a questo condono a prezzi da fine stagione. Con il condono lo Stato rinuncia a più di 2 miliardi e quella parte del governo che era stata contraria ad altri condoni precedenti ha commesso un grave autogoal. Quanto sta emergendo per i capitali italiani esportati illegalmente all estero è ancora più grave. Anche questavolta la motivazioneè farecassa. Loscudofiscale ha portato nelle casse dello Stato la ridicola cifra di 5,5 miliardi di euro contro i 105 miliardi circa rientrati, o meglio ripuliti, senza alcuna conseguenza penale. Un condono tombale convenientissimo. Per di più non risulta che l Agenzia delle Entrate abbia operato per recuperare l Iva evasa, condonata nell ambito dello scudo fiscale, come è stato chiesto dalla Ue essendo tributo europeo. Infatti l Ue ha contestato il condono tombale per la parte Iva che Tremonti aveva aggiunto Alfiero Grandi Prima i concessionari dei giochi, condannati dalla Corte dei Conti e condonati dal governo. Ora Letta e Saccomanni preparano il regalo di Natale per chi ha portato i soldi oltreconfine. Il Sole24Ore calcola che su 100 mila euro si pagherebbe una multa di 1200 (milleduecento) euro I leoncini di Gaza Fajir e Sjeel appena nati nello zoo di Beit Lahiya TERRITORI OCCUPATI I fratelli Fajir e Sjeel sono due cuccioli di leone africano appena nati nel giardino zoologico pubblico di Besan, a Beit Lahiya, nella Striscia di Gaza. I loro genitori furono introdotti illegalmente a Gaza quattro anni fa attraverso un tunnel di collegamento con l Egitto. come sovrappiù, chiedendo all Italia di recuperare le somme evase. L Agenzia delle Entrate non facendo nulla per recuperare l Iva evasa prepara lo scivolamento verso la prescrizione. Malgrado l enorme convenienza dello scudo fiscale molti capitali italiani esportati illegalmente sono rimastiall estero, ocisono andati successivamente. Per questo sono in corso trattativecon gli "statirifugio" come la Svizzera per superare l anonimato e questo sta preoccupando chi ha portato soldi all estero perché teme di venire scoperto. Da qui è iniziato un lavorio, pudicamente indicato come richiesta dei "professionisti", per fare rientrare i capitali dall estero senza troppi danni. La prima notizia è arrivata da un convegno presso l Università di Pavia dove Tremonti, non più ministro, e il direttore dell Agenzia delle Entrate hanno presentato un ipotesi di rientro spontaneo dei capitali evasi. Come sia possibile questo apparente miracolo è presto detto. Agli evasori che riporteranno in Italia i capitali illegalmente esportativienepromesso chepagheranno le tasse solo sul presunto guadagno dell impiego di questi capitali e pagando una sanzione pari alla metà del minimo. La convenienza comincia ad essere interessante per gli evasori, perché non verrebbero pagate le tasse sull evasione compiuta, ad esempio sull Iva evasa, ma solo sul guadagno presunto dell impiego dei capitali esportati illegalmente. Eppure se qualcuno ha portato fuori dall Italia dei soldi da qualche parte li ha sottratti e quindi presumibilmente non ha pagato le tasse dovute, ha falsificato bilanci, ha evaso Iva, ha lavorato in nero, ecc. Altrimenti il giochetto avrebbe potuto essere scoperto. In più viene promessa agli evasori una sanzione pari alla metà del minimo. Perché? Ci si richiama ad un lontano dispositivo del 1997, ma è per lo meno dubbio che sia applicabile a questi casi. Poi chi decide chi merita lo sconto? Per farla breve secondo calcoli del Sole 24 Ore su euro esportati illegalmente ci sarebbero da pagare poco più di 1200 euro. Una manna. Meno dello scudo fiscale. Se i quattrini fossero /FOTO EMBLEMA restati in Italia le cifre sarebbero state ben diverse. Però gli evasori sono sospettosi e vogliono più garanzie. L Europa potrebbe sempre chiedere l accertamento dell evasione dell Iva e poi c è lo scoglio del reato penale, che soprattutto per cifre ingenti, non rientranti nello scudo fiscale, potrebbero diventare un problema serio, visto che il rientro dei capitali è in sostanza un autodenuncia, a cui potrebbe seguire l incriminazione penale. Per questo al ministero dell Economia qualcuno sta studiando come offrire agli evasori anchela modifica delle leggipenali, che sarebbe un fatto gravissimo. È sperabile che Letta e Saccomanni ci ripensino. Non c è urgenza finanziaria che giustifichi i condoni. La questione prima che finanziaria è etica, riguarda la correttezza dei rapporti con i contribuenti onesti. Compromettere la fiducia dei cittadini rischia di costare molto di più, perchéi condonipromettonofutura evasione. I sacrifici richiesti ai cittadini obbligano tutti a comportamenti coerenti. Non si può consentire che chi ha sottratto risorse al paese riesca a farla franca, per di più pagando cifre irrisorie ed evitando le conseguenze penali. Altri paesi hanno risolto altrimenti questo problema. Liste sospette sono state trovate perfino dai servizi segreti (vedi Germania) e hanno consentito di mettere sotto torchio gli esportatori di capitali. TERRITORIO Un paese fragilissimo governato dal cemento DALLA PRIMA Piero Bevilacqua In queste ore sembra che il problema dei disastri alluvionali sia nella prontezza degli allarmi con cui far scappare la popolazione da territori che sono diventati una trappola mortale. Ma chi si ricorda del nubifragio a Vibo Valentia, in Calabria, nel 2006, destinato a ripetersi, sempre con morti e danni rilevanti, ai primi di gennaio del 2010? Chi si ricorda delle frane e dei morti di Giampilieri, amessina, iprimidi ottobre del 2009 con tragica replica, nella stessa provincia, il 22 novembre del 2011? E l alluvione, con la piena del Bacchiglione, che ha sommerso Vicenza e la Bassa Padovana ai primi di novembre del 2010? Abbiamo dimenticato la rovina dellecinqueterre del 25 ottobre 2011, l alluvione spaventosa che ha colpito Genova il 4 novembre dello stesso anno? E l acqua che ha sommerso Orvieto e l Orvietano nel novembre 2012? Ma chi segue le vicende del territorio italiano ha ormai la certezza che l arrivo dell autunno porterà morte e distruzione in qualche angolo della penisola. E, come si è visto dall elenco molto sommario delle alluvioni - che privilegia solo gli episodi più gravi degli ultimi anni - i fenomeni di distruzione territoriale non riguardano solo il franoso Mezzogiorno, ma l intero habitat nazionale. Abbiamo ripetuto in passato sino alla noia le cause di questo flagello che è diventato sistematico della recente storia nazionale. D altra parte, tali cause sono ormai diventate senso comune e perfino la televisione di stato ora le ripete, quando i morti sono ancora a terra, salvo poi dimenticarsene appena l evento è diventato mediaticamente obsoleto. E tuttavia i fatti di Olbia e di altre aree della Sardegna ci devono far trarre alcune conseguenze di rilievo. La prima di queste, ormai evidente a chi ha memoria e sa guardare la realtà, è che il territorio italiano non regge più il cemento che l opprime e l invade daognilato. L abbiamodetto mille volte: il suolo del Bel Paese non ha la stessa solidità di quello della Francia, della Gran Bretagna, della Spagna, della Germania. Paesigeologicamente più antichi e stabili del nostro, densamente popolato e collocato per giunta dentro le turbolenze climatiche del Mediterraneo. Esso dovrebbe essere oggetto di cura, controllo e manutenzione e non costituire l occasione e la materia prima di una mercificazione ormai insostenibile. Eppure, negli ultimi 10 anni, a fronte di una popolazione nazionale stagnante, sono stati costruiti sul nostro suolo circa 2 milioni e 500 mila edifici, pari a 1 miliardo di metri cubi di cemento. Ma non è solo il cemento, il manifesto DIR. RESPONSABILE Norma Rangeri CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE Benedetto Vecchi (presidente), Matteo Bartocci, Norma Rangeri, Silvana Silvestri, Luana Sanguigni il nuovo manifesto società coop editrice REDAZIONE, AMMINISTRAZIONE, Roma via A. Bargoni 8 FAX , TEL REDAZIONE AMMINISTRAZIONE SITO WEB: TELEFONI INTERNI SEGRETERIA 576, ECONOMIA 580 AMMINISTRAZIONE ARCHIVIO POLITICA MONDO CULTURE 540 TALPALIBRI VISIONI SOCIETÀ 590 LE MONDE DIPLOM LETTERE 578 iscritto al n del registro stampa del tribunale di Roma autorizzazione a giornale murale registro tribunale di Roma n ilmanifesto fruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge n.250 ABBONAMENTI POSTALI PER L ITALIA annuo 260 semestrale 135 versamento con bonifico bancario presso Banca Etica intestato a il nuovo manifesto società coop editrice via A. Bargoni 8, Roma A Firenze dovrebbe passare il Tav, ma la talpa incaricata di scavare è ferma per iniziativa della magistratura IBAN: IT 30 P COPIE ARRETRATE 06/ STAMPA litosud Srl via Carlo Pesenti 130, Roma - litosud Srl via Aldo Moro 4, Pessano con Bornago (MI) CONCESSIONARIA ESCLUSIVA PUBBLICITÀ poster pubblicità srl SEDE LEGALE, DIR. GEN. via A. Bargoni 8, Roma tel , fax TARIFFE DELLE INSERZIONI pubblicità commerciale: 368 amodulo (mm44x20) pubblicità finanziaria/legale: 450 a modulo finestra di prima pagina: formato mm 65 x 88, colore 4.550, b/n posizione di rigore più 15% pagina intera: mm 320 x 455 doppia pagina: mm 660 x 455 DIFFUSIONE, CONTABILITÀ. RIVENDITE, ABBONAMENTI: reds, rete europea distribuzione e servizi, v.le Bastioni Michelangelo 5/a Roma - tel , fax chiuso in redazione ore c è anche l asfalto. Si costruiscono sempre nuove strade e tangenziali e varianti, mentre altre si prospettano, di grande impatto ambientale, come l'autostrada Orte-Mestre. Ma le strade sventrano colline, spianano campagne, rompono equilibri idrogeologici fragili. Eppure siamo il paese nel quale si sta scavando nientemeno sotto Firenze, per fare passare il Tav, con rischi imprevedibili per una delle città più preziose del mondo. Ricordiamo che la talpa incaricata di scavare è ferma per iniziativa della magistratura, impegnata a indagare sugli illeciti addebitati a politici e amministratori, tra cui l ex presidente della Regione Umbria. Lo rammentiamo per sottolineare quali sono le ragioni strategiche che in Italia spingono il ceto politico a promuovere le cosiddette Grandi opere. Queste ultime considerazioni ci portano alla seconda conseguenza da trarre dalla tragedia di questi giorni. È evidente che il nostro territorio, anche in ragione dei mutamenti nel regime della piovosità, è diventato sempre meno sicuro. Senonché il territorio è la nostra casa comune e dunque l insicurezza è quella di tutti noi, di tutti i cittadini italiani. La nostra incolumità personale, la nostra stessa vita sarà sempre più esposta a rischi anche dentro le nostre città. Dunque, quello che è un antico diritto costituzionale della persona, il diritto alla sicurezza (sicurezza della vita e della libertà nei confronti dei soprusi dello stato e di altri poteri) oggi è insidiato da un versante inedito: quello della fragilità territoriale e della violenza climatica. È evidente, a questo punto, che l incultura e l irresponsabilità del ceto politico nazionale e degli amministratori locali (ma anche di tanti privati cittadini che costruiscono abusivamente) tende a sconfinare verso ambiti di natura penale. Crediamo che su questo punto occorra la riflessione innovativa degli studiosi del diritto. Stiamo entrando in un nuova era, inaugurata dal caos climatico, che renderà problematicoilrapporto tracittadinie ambiente e caricherà di responsabilità inedite chi si candida a governare la cosa pubblica. L Italia è già un avanguardia e un laboratorio, non solo l America dei cicloni. Per il momento dobbiamo incominciare a dire ai nostri governanti e agli uomini politici, che non hanno mai letto una pagina scritta sui caratteri del territorio italiano, che la loro inefficienza nel gestire le risorsedisponibili, l attività didistrazionedi investimentidestinatiallacuradelterritorioeimpiegatiin grandi opere, sempre più viene a configurarsi come un danno dell interesse collettivo, tendenzialmente criminale. certificato n del tiratura prevista

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