22 ottobre ottobre 1990

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2 22 ottobre 1990 Nicola: Cara Suor Maria R., Tramite mamma mi chiedi se devi andare in Argentina. Io ti consiglio di sì, perché il tuo spirito ha bisogno di un lungo respiro di serenità e di pausa; vedrai che dopo aver preso questa decisione, ti sentirai più sollevata. Ti consiglio inoltre di chiedere ancora a Mons. Milingo una benedizione esorcizzante che, liberandoti totalmente, ti renda più forte. Quello di cui ti prego è di usare la massima prudenza: chiuditi nel silenzio e non far trapelare niente né in convento, né in famiglia. La guida di Padre Renzo, anche se in forma epistolare, ti sarà utile e ti darà conforto; a me potrai ricorrere in ogni momento e ti verrò in aiuto. Nicola 26 ottobre 1990 Nicola: «Mamma, purtroppo, i super-uomini arricciano il naso quando sentono dire di una piccola statua di terracotta raffigurante Gesù Bambino che si anima e diventa viva e guardano con commiserazione chi crede a queste cose. Sono gli stessi che incrociano le dita o stringono un mazzo di chiavi per propiziarsi non so quale nume sconosciuto. La loro intelligenza, imbrigliata in un chiuso razionalismo, non è capace di spaziare su verità così grandi: un Dio Onnipotente che crea un universo me-raviglioso, cieli infiniti dove roteano bolidi immensi che ubbidiscono come se fossero caricati da un congegno ad orologeria, misteri immensi che lasciano il puro di spirito ammirato e riconoscente. Ma il super-uomo si ferma incredulo davanti ad un Gesù Bambino di terracotta che le mani di un uomo semplice e pieno di fede hanno realizzato e che un Dio amore anima per rallegrare e confortare il cuore di un suo figlio che nel segreto implora il Suo aiuto. Mamma, mi sai dire cos'è l'eucaristia se non un poco di materia che l'amore infinito di Dio trasforma nel corpo e nel sangue del Suo Unigenito perché diventi cibo alle sue creature? 28 ottobre 1990 Nicola: «Mamma, tu soffri per un figlio ed a questa sofferenza aggiungi quella per ciascuno degli altri tuoi figli e anche per papà ed i tuoi nipoti fino a restarne sommersa. Non sprofondare così nel dolore che, causandoti infinita tristezza, ti priva della speranza e con essa della gioia. La speranza e la gioia, mamma, sono fede, fede in Gesù che tanto ti ha amato e tanto ti ama e che giornalmente ti dà la prova di questa Sua predilezione. Sappi che ogni gemito che parte dal tuo cuore trova accoglienza ed è raccolto dal Suo SS.mo Cuore, sappi che Lui ama con amore di protezione e di predilezione Felice, Mariangela, Eleonora; dillo a Rossana che sia, in seno alla sua famiglia, lampada sempre accesa e apportatrice di speranza e di gioia, che come unguento medicamentoso leniscono il dolore e sanano le ferite. Non dubitare mai, mamma: sappi che il tuo Nicola è proteso su tutti voi, sulla sua Amalia, su Marta, Giovanna, Claudia e papà con amore di figlio. 3 novembre 1990 Chiedevo a Nicola notizie circa la pratica di assunzione di Maria Paola. Nicola: «Mamma, è un pò ingarbugliata». Nicola, ma tu sai come andrà a finire? «Mamma, ascoltami: noi conosciamo il futuro essendo immersi nell'eterno presente di Dio, ma il rivelarvelo sarebbe un danno per voi perché condizionerebbe le vostre azioni, siano esse negative o positive, le sole che determinano appunto l'esito definitivo. Mamma, ricordalo, noi vi seguiamo, vi aiutiamo, vi illuminiamo, creiamo le circostanze favorevoli, ma dovete essere voi a combattere le vostre battaglie e otterrete la vittoria solo se sarete intimamente uniti a noi. Spesso ti senti ripetere: il destino è stato questo e non c'è stato niente da fare. È come l'accettazione di qualcosa di ineluttabile a cui bisogna rassegnarsi come se fosse già stato decretato da sempre dall'alto. Nulla di più errato e terribilmente equivoco, come se Dio stesso, per un fine solo a Lui noto, spingesse questa Sua creatura nata dal Suo amore verso l'irreparabile. 2

3 Siete esseri liberi, mamma, non condizionati, avete una intelligenza che vi illumina, una coscienza che vi richiama, una volontà che vi fa agire; siete responsabili di ogni vostra azione, gli esempi buoni non vi mancano, ma purtroppo ci sono anche gli esempi cattivi: a voi la scelta, ma non rifugiatevi nella ineluttabilità degli eventi che voi stessi determinate. Siate almeno sinceri». 5 novembre 1990 Nicola: «Caro Padre Romeo, Suor Maria R., che tu dirigi ed ami, fa sapere a mia madre che hai accettato i miei messaggi a lei diretti e che desideri che io interceda per te. Lo faccio già da tempo a tua insaputa, perché nulla sfugge al nostro spirito continuamente proteso verso voi ancora mortali. L'anima che tu dirigi e che a te si è affidata è un'anima bella, innamorata di Dio, protesa costantemente verso l'alto, ricca di doni, ma appunto per questo vessata in mille modi dal nemico, che di tutto si serve pur di stroncarla prima nel corpo per poi affievolirne lo spirito. Attraverso mia madre ho cercato di illuminarla sui pericoli a cui andava incontro assoggettandosi ciecamente all'ubbidienza prima del suo direttore spirituale, e poi della Superiora e non da ultimo subendo un continuo ricatto da parte della sua famiglia. Sono sceso nei particolari spiegandole, come a volte, la fede, appunto per quel germe di corruzione insito in essa a causa del peccato di origine, si possa trasformare in presunzione e così l'ubbidienza, quando chi la richiede non è spinto da vero amore, ma da desiderio di possesso, di supremazia, di rivincita. Lei stessa mi ha chiesto se poteva andare in Argentina, le ho risposto di sì, perché quell'anima ha bisogno di pace per ritemprare le forze, sia fisiche che spirituali. A lungo andare il nemico potrebbe sopraffarla, ma al solito Suor Maria R. non riesce a prendere una decisione, spera tutto da noi, ma quando le diamo un consiglio trova mille alternative e ritorna in uno stato di eterna incertezza. Dice di credere in me e in realtà io sento le sue continue implorazioni, ma si adagia in un abbandono passivo che nulla presagisce di buono. Sì, ha bisogno di essere aiutata da continui esorcismi, ecco perché mi rivolgo a te. È andata, dietro mio consiglio, da Mons. Milingo, ma una sola volta non basta. 16 novembre 1990 Nicò, mi sono rimessa a leggere il tuo libro e subito mi sono accorta, attraverso sensazioni, e commozioni mai provate finora, come ogni parola acquisti una luce nuova, mi riveli una verità più profonda che prima non ero riuscita a recepire. Eppure avevo vissuto in prima persona ogni singolo avvenimento e, quando lo fermavo su carta, esso era presente al mio spirito perché era quello il momento in cui lo vivevo. Nicola: «Mamma, ascoltami: le testimonianze di tante anime che hanno letto il mio libro e che ininterrottamente continuano ad arrivarti ti hanno nutrita e consolata, ma non hanno demolito quel sottile dubbio che in fondo al tuo cuore è rimasto in seguito alla delusione provata alla mia morte che tu avevi sempre rifiutata. Finora sei tornata su quelle pagine con spirito assente, perché il tuo cuore soffre ancora intimamente per la mia dipartita. È come se tu fossi costretta a camminare su una ferita ancora aperta e, istintivamente, rifiuti di farlo. Un esempio chiarissimo lo stai vivendo con la tua gamba, che, in seguito alla frattura, pur essendosi completamente saldata, non ti permette ancora di camminare perché ti fa molto male. È un circolo vizioso sia per la gamba che per lo spirito: superare poco alla volta la sensazione dolorosa ti porta a gustare una Realtà meravigliosa che è subentrata alla mia morte e che mi ha investito in pieno, quella della mia gloria. Comprenderai allora come ogni parola del mio libro sia vera e come essa non faccia che annunziare avvenimenti straordinari che continuamente trovano conferma, ogni giorno. Sì, mamma, come ogni miracolo non fa che accrescere la fede, così attraverso la revisione di ogni fatto vissuto con me e con il tuo Gesù di cui il libro è testimone, fugherai ogni residuo dubbio e più puro sarà il canale che a te mi lega.» 28 novembre

4 Nicola: «Mamma, stamattina, nel rileggere sul mio ultimo libro quanto avevi scritto a riguardo della tua presa di coscienza sulla parte da te avuta nei confronti di Maria prima e di Giovanna poi, atteggiamenti che hanno dato origine ad una situazione che è andata via via peggiorando, ti sei chiesta se non sarebbe stato meglio non averla inclusa in questa nuova edizione. Vedi, mamma, sono stato io stesso a non fartelo notare le tante volte che, prima di mandare le copie alla stampa, l'hai pur letto. So che non è piacevole mettere a nudo le nostre mancanze e portare le medesime a cono-scenza di tante e tante anime che leggeranno il mio libro ed è proprio questo atto di vera umiltà che ti riscatta non solo davanti a Dio, che per esso userà nei tuoi riguardi tutte le attenuanti che tu neppure conosci, ma ti riabiliterà anche nei confronti del lettore e dei tuoi stessi figli». «Nicolù, ho fatto male ad agire così nei riguardi di Giovanna che mi chiedeva di aderire alla terapia di gruppo, come chiedeva lo psicologo?». «No, mamma. Tu hai agito bene e con quell'atto, che ti è tanto costato, hai spezzato una catena che altro male avrebbe arrecato a tutti noi. Però la reazione di Giovanna non poteva essere che quella». 30 novembre 1990 Reverendo Don Girolamo, ho letto con grande attenzione la sua lettera che mi è arrivata due giorni fa, e sarei stata in grado di risponderle il giorno dopo, tale era stata la luce di cui Nicola, durante la notte, mi aveva investita. Nicola è felice che lei finalmente, dopo tante esperienze tutte negative, tramite la lettura del suo libro, sia approdato alla fonte della verità. Nicola mi ha fatto ripercorrere tutto l'itinerario da lei seguito nel suo desiderio di uscire fuori dai suoi enigmatici disturbi. Lei si è rivolto alla scienza medica, ma niente di malato è risultato da tutte le indagini fatte sul suo corpo: esso è perfettamente sano, anche le gambe, che pure alle volte non riescono a reggerla perfettamente. Ha spostato le sue indagini nel campo psichico, ma anche esse non hanno dato un risultato soddisfacente: quanti anni perduti inutilmente! Si è rivolto agli psicologi, ultimo grande sbaglio, perché, nella maggior parte dei casi, essi sono i primi alleati del nostro nemico. I disturbi continuano, né possiamo dire che il campo della nostra attenzione si sia ristretto. Lei riesce a provare gioia nel confessare, nel visitare gli ammalati, meno quando è in cattedra, ancora meno quando celebra la S. Messa. Tutta questa disamina non riesce ad illuminarla sulla natura del punto focale del suo malessere? È Nicola che parla: Lei è un sacerdote che nella celebrazione della S. Messa, al momento della consacrazione, si unisce alla vittima divina, perciò anche lei diventa vittima di propiziazione per tutta l'umanità, anello di congiunzione tra Dio ed il Suo popolo. Grande mistero, insondabile mistero che vi fa grandi agli occhi del Padre, esseri indispensabili per la salvezza del mondo. Il nemico ha voluto colpire il sacerdote di Cristo nell'intimo del suo spirito, nella parte più eccelsa di esso, quella di vittima. La confessione, la visita agli ammalati, sì, sono atti liberatori, ma anch'essi mutilati o adombrati nella loro essenza, perché lo spirito dell'apostolo è ferito. Il retaggio di questo stato di cose è l'abulia, la sonnolenza spirituale, ma anche l'insicurezza sulle gambe, le essudazioni e poi lo stato di ansia. Lei sa bene che tra spirito e materia, tra anima e corpo, esiste una interdipendenza assoluta. Come venirne fuori? Prima di tutto sappia che in tutto il suo travaglio, in tutta la sua sofferenza, Dio è stato sempre presente e non l'ha mai lasciata solo a lottare, pur lasciandole una libertà assoluta». Ora ha accanto Nicola, vero amico, a cui potrà rivolgersi continuamente, senza tema di essere deluso. Ma è necessario che lei segua i suggerimenti che, mio tramite, le fa arrivare. Alla tracotanza del nemico opponga una umiltà assoluta, chieda aiuto ai suo confratelli, che con esorcismi continui operino in Lei una liberazione totale. Nicola mi spiega che, mentre lei, per il potere conferitole da Gesù stesso, è in grado di liberare gli altri, in questo momento non è in grado di liberare se stesso. Inoltre, faccia lei stesso un programma di vita, segnando il tempo destinato alla preghiera, alla meditazione, ai doveri inerenti al suo stato, al riposo, e non transiga al riguardo. Non si sovraccarichi di lavoro: manterrà così un equilibrio tra spirito e corpo, tanto necessario. Oggi purtroppo prevale nella Chiesa docente la convinzione che impedendo ai sacerdoti di fare veri e propri esorcismi, essi possano essere in un certo qual senso protetti: ciò è assolutamente sbagliato, perché, così facendo, si lascia via libera al nemico. 4

5 Occorre invece preparare questi valorosi ad un'umiltà più grande ad una fede più profonda e a non disprezzare il sacrificio e la penitenza. Soprattutto bisogna irrobustire le file dando a tutti i sacerdoti indistintamente la possibilità di operare in questo senso, adempiendo così il comando di Gesù stesso: «Va, scaccia i demoni.. ecc. ecc.». Don Girolamo, Nicola è con lei, la segue e per lei intercede. Apra il cuore alla speranza più vera in un Dio che l'ama da sempre. Le invio contemporaneamente l'ultimo libro di Nicola che è mi è stato consegnato solo qualche giorno fa. Voglia gradire i miei più cordiali saluti e non mi dimentichi nelle sue preghiere. Pina Reina 3 dicembre 1990 Per tutta la notte una enorme tristezza aveva preso possesso del mio spirito al pensiero che Gesù Eucaristico, venuto così miracolosamente nella mia casa, non fosse stato fatto segno di nessun atto d'amore e mi chiedevo se non fosse meglio che andasse via. Gesù: «non pensa la mia piccolina che Gesù, che è Dio, non sapesse già quale sarebbe stata l'accoglienza nella sua casa, e nonostante ciò, sia venuto lo stesso?» Inoltre, difficilmente si accettano le attenzioni a Gesù piccolino che Maria SS.ma mi ha donato a conforto, perché si crede che sia soltanto un pupazzetto di terracotta. Gesù: «E cos'è l'eucaristia se non materia inanimata che il potere di un Dio trasforma in una realtà visibile soltanto all'uomo di fede, che cos'è se non Corpo, Sangue, Anima, e Divinità di Gesù stesso a cui milioni e milioni di cristiani aderiscono?» 4 dicembre 1990 Nicola: «Mamma, ieri sera, tuo tramite, Padre Romeo mi ha posto delle domande alle quali mi affretto a rispondere. Egli vuole sapere a che cosa attribuire il fatto che durante la celebrazione della S. Messa, senza che se ne renda conto, emette degli strilli che a stento deve camuffare con dei lunghi sospiri per far sì che non siano recepiti dalle persone presenti al S. Sacrificio. Ti avevo tante volte spiegato come l'interdipendenza tra le due componenti che formano l'uomo (spirito e corpo) sia un fatto costante e come essa determini la perfetta armonia tra questi due elementi così differenti per natura l'uno dall'altro, dando origine a quell'equilibrio tanto indispensabile per il perfetto raggiungimento dello scopo ultimo, cioè Dio. Ma, a volte, uno di questi due elementi, o per un trauma fisico, se riferentesi al corpo, o per una tensione molto forte dello spirito, provoca una frattura che interrompe questa armonia, questa unità e si ripercuote sull'altro elemento che reagisce in maniera inconsulta ed arriva persino ad infrangere le leggi stesse della natura. Tale è il caso del mistico che dà luogo alla levitazione, per cui il corpo, di per se stesso attratto dalla terra, viene spinto a sollevarsi ed a stare sospeso in aria fino a quando lo spirito non ritorna allo stato normale. Questo si verifica in Padre Romeo quando, nel momento della Consacrazione, il suo spirito, nell'impatto col Trascendente che lo accomuna alla vittima divina diventando anche lui vittima di propiziazione e canale tra Dio e il suo popolo, spezza questo equilibrio; allora l'altro componente, il corpo, reagisce con impulsi irrazionali. Se Padre Romeo dovesse celebrare a ritmo continuato, si spezzerebbe quel filo che lo unisce alla materia, cioè al suo corpo, e morirebbe. Mamma, anche fra gli uomini a volte senti dire: Muoio dal desiderio di vederti, espressione diretta ad una persona cara. Se ci rifletti, quella frase denota una verità. Padre Romeo mi chiede altresì se l'esorcismo trinitario che lui opera va bene e in che consiste la differenza tra preghiera esorcizzante e vero e proprio esorcismo a cui io accennavo nei riguardi di Suor Maria R.. Adesso porgimi un pò di attenzione e ti chiarirò anche questo problema. L'unico che è in grado di comandare a Satana di lasciare libera un'anima o un luogo è Gesù stesso con la Sua potenza di Dio che comunica a Maria SS.ma, ai suoi Santi, agli angeli e che trasmette ai suoi apostoli, rendendoli compartecipi del suo atto liberatorio. Così ogni sacerdote diventa canale, veicolo di tale potenza. Ma in che misura? Nella misura della sua intima unione con Colui che è potenza, Gesù Cristo. Le varie formule di esorcismo non sono esse stesse esorcizzanti, ma hanno lo scopo di convogliare, con la evocazione della parola, tutte le facoltà spirituali dell'apostolo verso quell'obiettivo di liberazione, ponendolo in più stretto contatto con L'Autore della potenza liberatrice: Gesù. 5

6 Quindi non è la formula, sia essa trinitaria o meno, che determina la vera e propria liberazione, ma la potenza di intercessione che scaturisce dallo spirito dell'apostolo in perfetta sintonia con Gesù Liberatore. Così ogni preghiera, mamma. L'altra volta ti dicevo che ogni supplica che parte dal cuore non resta senza risposta. Ora aggiungo; se ogni preghiera che l'umanità tutta crede di elevare al Dio delle misericordie partisse dal cuore e convogliasse tutte le facoltà dello spirito, la potenza d'intercessione sarebbe tale da trasformare un mondo corrotto in un paradiso terrestre. Padre Romeo mi chiede inoltre cos'è quella luce azzurrognola che gli si manifesta in cui vi sono scritti o in corsivo o a lettere stampate che non riesce a decifrare. Hai risposto tu, ma dietro mio suggerimento; sono i miei libri che rivelano verità che urge far conoscere, non solo a lui, ma a tutta la Chiesa». Nicò: mi parli della levitazione dei mistici, e i fachiri che arrivano agli stessi risultati? Mamma, ma il procedimento è lo stesso: superamento del loro io contingente, con l attua-zione del controllo totale sulla volontà; i risultati visibili sono gli stessi, ma mentre quelli dei mistici sono diretti al conseguimento del possesso di Dio, Bene infinito, quelli dei fachiri hanno lo scopo opposto». 6 dicembre 1990 Nicola. «Mamma, questa mattina Maria SS.ma ti ha illuminato sull'insondabile dono di Dio Padre che nella maternità rende compartecipe la donna della procreazione. Quando ti dicevo che la tua maternità, come quella di Lina o di Vera, era identica a quella di Maria SS.ma, volevo appunto che tu fissassi la tua attenzione su questo grande mistero che vi accomuna. La differenza tra la vostra maternità e quella di Maria SS.ma consiste nel fatto che, essendo Lei stata preservata dal peccato di origine è ricettacolo purissimo, degna di accogliere e dare vita ad un Dio: tale sarebbe stata qualsiasi altra donna, se Eva, con la sua adesione alle lusinghe di Lucifero, non avesse contaminato tutta se stessa, spirito e corpo, coinvolgendo anche Adamo. Voi, mamma, siete dei canali inquinati, ecco perché è in voi il male che vi condiziona e contro cui dovete continuamente lottare». 7 dicembre 1990 Caro Don Osvaldo, sono il tuo amico Nicola, che attraverso mia madre, viene a te. Ho sentito i tuoi lamenti e le tue implorazioni. Conosco la tua intima angoscia che cerchi di camuffare con sottili ragionamenti umani e, attraverso le pagine del mio libro, sono arrivato al tuo cuore, se non ancora alla tua intelligenza. Vedi, Don Osvaldo, tu non sei come gli altri; i tuoi colleghi di scanno sono esseri comple-tamente diversi, hanno un compito anche loro e, nella misura della loro retta intenzione, aderiscono o meno al disegno da Dio stesso assegnato a loro, che è quello del bene per sé e per il prossimo. Ma tu no, tu sei il sacerdote di Cristo, il diretto intermediario tra Dio e il Suo popolo, il prescelto da sempre, arricchito da doni inestimabili che non ti saranno mai tolti, ma di cui dovrai rendere conto al Donatore che con tanto amore te li ha dati. Nel disegno di Dio Padre, prima ancora che tu nascessi, da sempre cioè, tu occupi un posto ben definito. In questa immane battaglia che vede il cielo e la terra in contrapposizione, i cui contendenti sono gli uomini di questa generazione, tu occupi un posto di grande rilievo. Ti era stato affidato un caposaldo da difendere anche a costo della vita, eri un avamposto, misera creatura in se stessa, ma ricca della potenza di Dio. Per questo ti aveva preparato giorno dopo giorno, ti aveva arricchito di doni, ti aveva rivelato i segreti del nemico, i suoi trabocchetti, le sue insidie, i suoi sotterfugi. Appartenevi allo sparuto drappello dei soldati scelti, ma hai disertato quel posto, hai aperto un breccia da cui il nemico è entrato per distruggere ed hai preferito il posto nelle retrovie. Ma chi potrà occupare il posto che tu hai abbandonato e riempire quel vuoto? Nessun altro, Don Osvaldo, credimi! A ciascuno di noi Dio chiede qualcosa e ce la chiede ogni giorno, ogni attimo, sia essa sofferenza o gioia, rinuncia o accettazione e in cambio del nostro sì sofferto ci riserva un bene infinito. Non siamo soli a lottare, Egli ci dona tutti gli aiuti di cui abbiamo bisogno, mette a nostra disposizione la Sua misericordia infinita, utilizza anche il più piccolo ed incerto nostro sì per correre in nostro aiuto, perché è l'amore. 6

7 Tutto questo ho sperimentato io Nicola, vissuto nel tuo tempo di contraddizioni e ti posso assicurare che nessuna sofferenza, nessuna rinuncia, nessuna umiliazione possono contrap-porsi alla gioia infinita, immensa, inesauribile del possesso di Dio. Invocami e ti sarò accanto, non ti lascerò più. Il tuo amico Nicola. 17 dicembre 1990 Miei cari Alfio e Flora, il rapporto di amicizia che ci legava in vita non si è interrotto con la mia morte, anzi si è ancora più saldato, poiché, essendo io oggi immerso in una realtà fatta di potenza e di luce, che è amore, posso maggiormente esservi vero amico. Rivivo i momenti della mia degenza in ospedale, momenti tristi, ma di maturazione profonda, e come i vostri atti delicati e gentili operavano nel mio spirito, spingendolo a riflessioni ed a considerazioni di altruismo a cui prima non avevo dato grande importanza. Vi debbo molto, perché molto mi avete dato. Io vi ho dato allora una sincera amicizia, ma dopo la mia dipartita essa si è trasformata in una costante protezione. Ero io che determinavo le varie circostanze favorevoli per poter eli-minare gli ostacoli che impedivano di realizzare quell'unione di cuori e quella pace indis-pensabile a proseguire nella via intrapresa. La casa, la convivenza forzata e non armoniosa con tua madre, Alfio, i tuoi rapporti con il padre di Flora, ecc. ecc, ma soprattutto una nuova vita, un bimbo meraviglioso nato da entrambi da un atto d'amore capace di unire e saldare ancora di più i vostri spiriti. Ho faticato tanto, ho tanto implorato, ma vedo come i vostri egoismi, sordi a qualsiasi richiamo, sono pronti allo scontro finale, pronti a distruggervi per distruggere. Vi supplico: fermatevi in tempo, avete ancora molto spazio per ricredervi, non sono ostacoli insormontabili, basta fortemente volerlo. La vostra mente oggi è annebbiata, vedete solo il vostro io, il vostro misero io, che pure ha un estremo bisogno dell'altro e che non può risolvere i suoi intimi problemi uccidendo in cuor suo l'altra metà che fa già parte di sé. E i vostri figli, a cui dovete amore e protezione, non pensate al loro intimo dolore, alla lacerazione che provochereste nelle loro giovani anime che si affacciano ora alla vita? Uccidereste in loro la fiducia, la speranza, forse la fede. Non disperdete le mie parole, ascol-tate i miei suggerimenti. Tu, Alfio, dimentica te stesso, comincia a vivere per Flora. A lei i tuoi pensieri, i tuoi atti d'amore, le tue più piccole attenzioni. E così tu, Flora, vedi solo lui, l'uomo che hai amato e che ami, il padre dei tuoi figli, donagli gioia e serenità, a volte vi riuscirà difficile, ma si tratta d'ingranare la marcia e poi tutto andrà per il meglio. Io, Nicola, vi seguirò passo passo, vi aiuterò a vincere, ma solo se lo volete veramente. 20 dicembre 1990 Nicò, ti sento tanto triste. «Certo, mamma, perché avrei voluto evitarti tanta sofferenza, ma per la cocciutaggine di Maria, non ci riesco. Mamma, non chiedere niente agli altri, cosa potrebbero dirti di più di quello che io possa dirti? Vedi, mamma, siete voi che, con la vostra libera volontà, date origine a situazioni a volte estremamente dolorose. Il Padre non vuole la sofferenza per le sue creature: Lui ama». Nicò, tutte queste difficoltà per il viaggio di Maria sei stato tu a determinarle? Sì, mamma, è la mia opera di convincimento che si manifesta in mille modi, ma siete sempre voi a decidere». Vedi, Nicolù, non posso legarla ai piedi di un tavolo, sono più impotente di te, anche se soffro e amo comete. «Mammuzza mia, confida nella potenza di Dio Padre che ti ama, offri a Lui ogni intima pena. Ti dicevo che l'arma della preghiera è più potente di tutte le armi mai progettate dall'uomo per distruggere. Abbi fede, non mi stancherò mai di ripeterlo». 21 dicembre 1990 Caro Don Girolamo, ho ricevuto la lettera dell'11 dicembre, arrivata con un pò di ritardo, ma anch'io sto tardando a risponderle e la prego di perdonarmi. Nicola mi fa scrivere quanto segue: Il potere di liberazione è prerogativa assoluta di Gesù Cristo che lo comunica ai suo sacerdoti indistintamente. Gesù a Suoi apostoli: «Andate, scacciate i demoni... ecc.». 7

8 Ma in che misura essi sono in grado di usufruire di tale potere? Nella misura della loro intima unione con Colui che loro ne fa parte. Più questa unione è perfetta, più essa diventa un vero imperativo a cui Satana non riesce più a sottrarsi. Ecco il vero esorcismo, che si differenzia dalle varie preghiere di benedizione che attraggono lo spirito del paziente nelle sfere del bene, disponendolo ad una collaborazione fattiva col sacerdote che opera l'esorcismo. Le varie formule di esorcismo non sono esse stesse esorcizzanti, ma hanno lo scopo di convogliare, con la evocazione della parola, tutte le facoltà spirituali dell'apostolo verso quello obiettivo di Liberazione, ponendolo in più stretto contatto con l'autore della potenza liberatrice, cioè Gesù. È quindi la potenza dell'intercessione che scaturisce dallo spirito dell'apostolo, in perfetta sintonia con Gesù Liberatore, che opera la vera liberazione. Quale, invece, il carisma riservato ai vescovi? Quello del discernimento. Ma quanti sono i vescovi che hanno mantenuto intatto questo carisma? Anche qui entriamo nella misura della loro intima unione col Datore dei doni. La Chiesa è venuta meno alla sua funzione perché avrebbe dovuto fare una vera e propria catechesi sull'esorcismo a tutti i sacerdoti, anziché vietare loro di operare in tal senso. Da quanto detto sopra, lei comprenderà come il ricorrere ad un esorcista santo sia il mezzo più efficace; se Lei, impegnato com'è nelle confessioni, incontra difficoltà ad andare alla Basilica di Maria Ausiliatrice, dove opera quell'esorcista che prima di esorcizzare, fa tanto pregare, chieda al suo diretto superiore di esonerarla da tale impegno per poter così andare senza preoccupazioni. Ricordi che la prima carità la dobbiamo alla nostra anima, di cui un giorno dovremo rendere conto a Dio. Riguardo a quanto mi dice sugli eventuali esorcismi reciproci con il confratello, al vescovo non chieda nulla, perché tanto non le darebbe il consenso. Pregate, sì, entrambi, con preghiere esorcizzanti che preparano il vostro spirito ad accogliere la liberazione che l'esorcista, più consapevole delle insidie e degli attacchi del nemico è in grado di operare. Spero di esserle stata utile, ma soprattutto chiara nel riferire quanto suggeritomi da Nicola. Le invio gli auguri più affettuosi per le prossime feste, pregandola di ricordarmi nella Santa Messa. Pina Reina 22 dicembre 1990 Nicola: «Vedi, mamma, Gesù non vi chiede mai sofferenze e rinunzie tutto d'un tratto, perché vi scoraggereste e sareste portati a rifiutarle, ma ve le chiede un poco alla volta. Riguardo a Maria, prima ti ha chiesto l'abbandono totale e ti sei sentita come scaricata da un grosso peso. Stamani, mentre costatavi come qualsiasi consiglio fosse riuscito vano, e ti trovavi sola con la tua fede, ti ha chiesto di fondere la tua sofferenza con la sofferenza di tutta l'umanità, qualunque sia l'entità di essa, perché tutti siete responsabili del grande male che sconvolge il mondo. La tua piccolissima sofferenza, in quanto tu sei solo un granellino di polvere facente parte di questa grande moltitudine che come te soffre, se offerta ed unita sempre alla sofferenza del Cristo e di Maria SS.ma, potrà trasformarsi in quella goccia preziosissima che fa traboccare il vaso, in questo caso quello della misericordia divina. Vedi, mamma, come tutto diventa prezioso nelle mani di Dio che ama? Mamma, ascoltami: l'altra sera Antonella, nel leggere in un mio messaggio come io in vita mi ritenessi un negatore di Dio, ha messo in dubbio il messaggio stesso perché, a detta di lei, io non sono mai stato un negatore, avendo sempre creduto. Adesso ascoltami, perché ti voglio chiarire questo punto così importante su cui moltissimi cadono. Se io dicessi: Antonella è buona, ma non è bella» o viceversa, io non farei che negare un attributo che fa parte di Antonella, privandola di una parte della sua personalità, ma non sarei un vero e proprio negatore, perché non metterei in dubbio la sua esistenza. Ma quando si tratta di Dio il discorso cambia, poiché, se nego alla Sua SS.ma Persona anche un solo attributo, nego addirittura tutta la Sua Essenza divina perché, per essere Dio deve possedere in grado perfettissimo tutti i Suoi innumerevoli attributi». 3 gennaio 1991 Risposta al teologo che su Il segno del soprannaturale contesta il libro Il mio amico Nicola. Questa notte Nicola: «Mamma, quando io parlo con te, mi servo di vocaboli estremamente semplici, atti a rendere chiaro un concetto semplice nell'essenza, ma reso tremendamente difficile dai sapienti 8

9 teologi che di ogni parola fanno un vero e proprio rebus su cui si accaniscono come se, dalle loro svariate argomentazioni spesso in contrapposizione tra loro, dovesse scaturire una verità più vera. Essi arricciano il naso alla mia verità e si impuntano su di un determinato vocabolo, perdendo così il filo conduttore che renderebbe chiaro ciò che per loro è così oscuro. Mamma, voglio illuminarti ulteriormente e spiegarti perché e dove cadono in errore coloro che attaccano le verità contenute nel mio libro, teologi o no. Primo punto: vorrei esortare i teologi che contestano il fatto, da me asserito, che il Purgatorio sia un luogo come lo sono il Paradiso e l'inferno, oltre che uno stato, ad un più attento esame dell'argomento chiarificatore che io tratto in varie riprese. Basterebbe loro un pizzico di umiltà, oltre che di prudenza, dal momento che sanno che io affermo una realtà in cui sono immerso, non essendo ormai più mortale, mentre le loro sono soltanto supposizioni o illazioni, dato che ancora non sono morti. Secondo punto: essi dicono che i rapporti prematrimoniali sono condannati dalla morale della Chiesa. Ma se è vero che la validità del vincolo matrimoniale è data non dal sacerdote che amministra il Sacramento, ma solo dagli sposi che, in perfetta sintonia con la volontà del Creatore che determina i presupposti, necessari alla validità del vincolo stesso, ne sono gli unici ministri, come parlare di rapporti prematrimoniali, se il matrimonio è già avvenuto e benedetto da Dio? Il Sacramento ne accresce la grazia e sarebbe grave peccato per il cristiano rifiutare questo meraviglioso dono che lo inserisce perfettamente nella Chiesa di Cristo. Ma, se per difficoltà contingenti, se ne dovesse differire l'attuazione, solo differire, oh no, mamma, essi, gli sposi, non commetterebbero alcun peccato, perché davanti a Dio sono già marito e moglie. Terzo punto: può essere consentito al laico di portare con sé il SS.mo Sacramento? Ho chiarito perfettamente questo punto e non c'è una sola loro parola che io non abbia già asserito anche in rapporto ai Tabernacoli Viventi, che distinguo perfettamente dai portatori dell'eucaristia. Quarto punto: mamma, riguardo alla paternità reale di Dio Padre, bisognerebbe che meditaste con serietà su tutti i vari punti e non solo quelli a pag.183,214,219,220. A pag. 221,225 io attesto che non è errato dire che Dio creò, l'uomo trattandosi di una nuova creazione fatta di spirito e di corpo e che l'anima, questa scintilla infinitesimale che si stacca dallo Spirito di Dio per dar vita a questa nuova entità, l'uomo, fatta di spirito e di corpo, è eterna nell'essenza perché proviene da Dio stesso: E Dio prese fango, fece l'uomo e vi alitò sopra (Genesi). Ma, poiché essa inizia una vita nuova, autonoma, libera e responsabile, ha un inizio e quindi è immortale. Quinto punto: Maria SS.ma è veramente madre. Essi dicono: «Anche se è vero che nell'eucaristia Gesù ci dona il Sangue Suo che è sangue della Madre, il Sangue di Gesù gioia, alla SS.ma Trinità, vediamo in Dio Padre il pensiero creativo, nella seconda Persona della SS.ma Trinità il Verbo che lo rivela; e da queste due Persone Santissime scaturisce la forza vitale che è essenza stessa d'amore tra di loro e che è Colui che opera, cioè lo Spirito Santo. Le tre Persone, pur essendo inconfondibili l'una dall'altra per il ruolo specifico inerente alla loro natura, sono talmente interdipendenti tra loro da formare unità. Una pallida idea ce l'hai con l'uomo, che è formato dalle due componenti spirito e corpo, le quali non possono sussistere separatamente. Quando per le note ragioni del peccato d'origine, nell'uomo soggetto alla morte avviene questa divisione delle due componenti, anche se non definitiva in quanto alla resurrezione dei corpi tutto sarà ricomposto, è ben detto. È morto l'uomo. Ti è chiaro ora, mamma, questo concetto, Uno e Trino? Dirigi le tue suppliche più che mai a questo Dio, che nella SS.ma Trinità si rivela al vostro spirito nella sua interezza, pronto a venire incontro a voi, Sue piccolissime creature, col Suo pensiero creativo che tutto dispone, con la rivelazione del Verbo che, facendovi compartecipi del Suo pensiero, vi salva in Gesù e con lo Spirito Santo, che opera in voi la santificazione e vi anima col Suo amore». 15 gennaio 1991 Nicola: «Voglio, attraverso una considerazione che tu stessa sei in grado di constatare, darti una ulteriore conferma della reale paternità di Dio nei nostri confronti. Giovanna ha un figlio bellissimo che ama tanto, Riccardo, ma anche dei figli adottivi a cui vuole bene e che sostiene con sacrificio. Se lei, per salvare i figli adottivi, sacrificasse con una morte atroce quel suo unico figlio, cosa pensereste di lei? A dir poco che è pazza. 9

10 Ma se tutti fossero realmente suoi figli, allora sacrificarne uno per salvare gli altri non sarebbe più assurdo. Certo, mamma, noi non siamo figli di Dio per natura, come lo è Gesù Cristo, perché per noi è necessaria una coppia umana per poter nascere alla vita, mentre Gesù è Dio stesso che lo ha generato nel seno purissimo di Maria SS.ma. Ecco perché, pur essendo come uomo perfet-tamente simile a noi, non lo è come origine». 23 gennaio 1991 Lungo conversare, questa notte, col mio Nicola. Mi conferma ulteriormente la verità dei suoi messaggi, in cui non esiste contraddizione alcuna con quella rivelata dalla Chiesa, ma solo un approfondimento di essa perché possa prendere più consistenza nell'animo del cristiano e, evitando una deformazione, lo spinga maggiormente ad un amore più vero nei confronti di Dio Padre. Nicola sollecita in me una fede più forte nella sua parola, mettendomi in guardia sulle conseguenze che anche il più piccolo rilassamento può produrre nel disegno meraviglioso e misericordioso di Dio. Poi mi spiega e mi illumina sulla necessità dell'operazione di Maria (oggi sarà visitata da un altro ginecologo). Vedi, mamma, il male è entrato in Maria, ha preso corpo e si è ingrossato; è necessario estirparlo perché non produca altri guai. Comprendo quello che passa nel tuo animo che vorrebbe proteggerla, anche fisicamente, ma abbi fede: io amo Maria in maniera particola-rissima: poi starà bene ed anche il suo spirito sarà liberato da quegli ostacoli che le impe-discono di attuare una perfetta comunione con me e, quindi, con Gesù stesso». 23 gennaio 1991 Nonostante i ripetuti inviti di Nicola a segnare i vari suoi interventi nei confronti di Antonella, in questa particolare situazione determinata dalla malattia del padre, solo oggi mi accingo a farlo, ma mi accorgo che i miei ricordi non sono più precisi, specialmente quelli riferentesi alle date. Farò del mio meglio chiedendo aiuto al mio Nicola e pregandolo altresì di perdonarmi. Tempo fa egli mi aveva avvertito della gravità del male di Adriano: Mamma, Adriano sta male». Il tono era stato tale da farmi percepire un grave pericolo, ma, mentre lo comunicai ad Angela, non ebbi il coraggio di dirlo ad Antonella. Successivamente, intorno al 19 o 20 dicembre, nel leggere ad Antonella un messaggio di Nicola in cui lui, riferendosi agli episodi della sua vita terrena, si era definito negatore di Dio, fu tale la reazione di Antonella che negò la veridicità di quel messaggio perché, a suo avviso, Nicola aveva sempre creduto. La risposta di Nicola fu illuminante, soprattutto per me, perché mi fece comprendere come non basti definirsi buoni, onesti, lavoratori, aperti ai bisogni del prossimo, non aver tradito, non aver ucciso, non aver rubato, per essere certi di una giusta mercede alla nostra morte, quando abbiamo mancato al primo comando; Amerai il Signore Dio tuo con tutto te stesso.., e l'abbiamo estromesso per lunghissimi anni dalla nostra vita. Nicola mi aveva reso palese già prima questa verità, verità che prese maggiormente consistenza quando, la sera del 24 dicembre, Adriano, colpito da ictus, fu portato d'urgenza in ospedale. Si apriva così una nuova fase nella vita di Antonella; il padre peggiorava in maniera allarmante e lei era in lotta con le sue convinzioni, che non trovavano aiuto nella fede e nella vicinanza di Nicola. Pregavo Nicola: «Aiuta Antonella» Nicola: «Mamma, tu sai che non posso nulla senza la vostra pur minima adesione ed Antonella, nonostante i miei continui sforzi di persuasione per attirarla a me, mi contrappone sempre un giudizio opposto». Ero disarmata e cominciavo a capire la gravità del pericolo per l'anima di Adriano. Questo pericolo mi fu reso più evidente da due anime veggenti. Intanto qualcosa si muoveva in Antonella, la quale, spinta da un dolore che la squassava, mi disse: «Nicola nel suo libro dice, signora Pina, che ogni suo desiderio è un imperativo per lui. Allora, visto che io non merito il miracolo, lo chieda lei, se crede». Finalmente anch'io prendo coscienza di un disegno che si snodava quasi a mia insaputa ed invoco Gesù, Maria, Nicola. «Nicolù, non sono io che ho scritto che ogni mio desiderio è per te un imperativo, ma tu stesso: allora fallo per me». Nicola: «Mamma, offriti vittima». Io sono titubante, Nicola incalza: Mamma, l'hai fatto per Adele, e non vuoi farlo per Antonella ed Adriano? 10

11 Aveva ragione. Ho fatto quanto richiestomi. Dovevo però rendere edotta Antonella del pericolo che correva il padre e come da lei dipendesse la vita e dell'anima e del corpo di lui. Era necessario il suo abbandono totale alla volontà di Dio. Il compito è riuscito tremendamente difficile. Eravamo a pranzo con Antonella e c'erano anche i miei cugini di Como. Sono stata troppo rude, o era Nicola stesso che mi suggeriva le parole? Antonella, con un dolore atroce, mi contrappone tutto il suo falso credo: il padre era un onesto, un buono, un generoso ecc.., e quindi non poteva andare all'inferno. Ho sofferto anch'io come non mai, così Peppino e i miei cugini. Ma è stato quello scossone che ha determinato una reazione positiva. Antonella, intanto, che in un primo momento aveva risposto ad Eugenio che, sollecitato da me, aveva chiesto di andare a trovare il padre in ospedale, di soprassedere, ora, al contrario, mi chiedeva di avvertirlo, pregandolo di confessare il padre e di dargli l'olio della salute. Adriano si confessa, ma non fa la comunione. Eugenio torna ancora. Intanto lo stato dell'ammalato peggiora ulteriormente. Nicola: Mamma, dì ad Antonella di smettere di sfidare il cielo, perché altrimenti non posso più aiutarla». E dopo, ancora, alla mia richiesta di aiuto: «Mamma, lascia che io operi». II giorno in cui, chiamati d'urgenza, abbiamo trovato Adriano in fin di vita, mi sono chiesta se avrebbe potuto superare la notte e ho sentito in me una voce: Ancora due giorni. Pensavo che si trattasse della morte, invece dopo due giorni Adriano cominciò a migliorare. Il valore dei segni: Gioacchino mi dice prima che ha un messaggio per Antonella, si mette in comunicazione con lei, ma non le dà il messaggio, esortandola comunque ad avere fiducia in Nicola. Dei due infermieri nuovi, uno ha il nome di Nicola, l'altro di Alessandro; anche Nicola si chiama Nicola Alessandro. La signora Pina, amica di Nicola, si offre per fare le nottate solo per amore e gratitudine a Nicola. 25 gennaio 1991 Nicola: Senti, Eugenio, tu in un certo senso contesti il fatto che siamo noi Santi che operiamo i miracoli, mentre ne è solo Dio l'autore, così come insegna la Chiesa. Mentre ti rimando a quanto ho fatto scrivere a mamma riguardo al miracolo e che non è certo in contrasto con quanto asserito dalla Chiesa: Il Padre concede, il Figlio riscatta, lo Spirito opera e Maria SS.ma con i Santi intercede, conforta, consola», ti ricordo che, se questo è assolutamente esatto, non rispecchia una realtà che è completamente diversa. Dio Padre non è geloso dei Suoi poteri, che con gioia trasmette ai Suoi figli, che, ormai immersi nella Sua luce, nel Suo amore infinito, operano autonomamente in totale armonia d'intenti con l'autore stesso del potere: Dio. Partirò da te, Sacerdote, per farti meglio capire questo concetto. I Sacerdoti del Sinedrio contestavano a Gesù il fatto che Lui rimettesse i peccati, perché, giustamente dicevano: «Dio solo può rimettere i peccati». Gesù era anche Dio e poteva farlo. Ma Gesù non trattiene solo per sé questo potere e lo trasmette ai Suoi apostoli. Anzi, gliene dà altri: «Va, scaccia i demoni, guarisci, libera, opera la transustanziazione sulla materia, lega o sciogli, innalza sugli altari un Santo, ecc.». Eppure, questo Suo sacerdote è un uomo ancora in lotta fra il bene e il male, può essere in peccato, può perdersi; nonostante tutto, Dio, non gli toglie questi poteri. L'azione sacerdotale è personale, autonoma; tu solo, Eugenio, puoi assolvere o rimandare, secondo un tuo preciso giudizio, e Dio conferma. Come puoi pensare che Dio, che concede a te questo potere, lo possa negare poi ad un Suo figlio che opera in totale armonia con la Sua santa volontà, che attraverso le sue sconfitte e le sue vittorie in terra, si è guadagnato il Cielo? No, Eugenio, Dio è Padre e la Sua giustizia è perfetta. Egli dona a noi il potere di guarire, liberare, convertire e la nostra azione è diversa e personalissima, secondo i meriti di ognuno acquisiti in un campo specifico su questa terra. Ecco perché ci sono Santi taumaturghi ed altri no, Santi a cui Dio affida una missione piuttosto che un'altra». 28 gennaio

12 Nicola: Mamma, scrivi. Se ben ricordi, nel film di Zeffirelli, Gesù di Nazareth c'è stato un episodio in perfetta contraddizione con la verità teologica affermata dalla Chiesa: il parto di Maria SS.ma non attraverso le doglie come testimoniava il film, ma in un'estasi di amore, come avvenne in realtà. Nella Genesi Dio Padre apostrofa Eva, che già si era resa responsabile del più grave peccato di disubbidienza: Tu, donna, partorirai nel dolore. Ma questa condanna non poteva colpire Maria, esente per privilegio divino da tale peccato. Eppure Zeffirelli si era fatto coadiuvare da due insigni teologi! Sai perché sono essi incorsi in un errore così grave? Non sono riusciti a trovare il punto di coesione tra la condanna di Dio Padre ad Eva e la frase di S. Giovanni nell'apocalisse: Vedo una donna che si contorce nelle doglie del parto. Una volta ti ho spiegato come due sono stati i parti di Maria SS.ma. Il primo, quando diede alla luce Gesù in un'estasi d'amore e l'altro, quando diede alla luce l'umanità redenta ai piedi della Croce, ed allora sì, tra tremendi spasimi di cuore e di carne.» 5 febbraio 1991 Nicola: «Mamma, la tua fede sia come la roccia dello scoglio a picco sul mare, contro cui si infrangono le ondate furiose senza scalfirla e, che, passata la tempesta, si offre al raggio del sole più splendente e luminosa, perché più pulita e tersa». 8 febbraio 1991 Nicola: Mamma, c'è ancora tanto nebbia su quanto rivelatoti circa la paternità reale di Dio Padre nei confronti dell'uomo, e non solo in te, nonostante i miei ripetuti chiarimenti, ma anche in molti pur valenti teologi. Voglio provare a renderti più chiaro questo concetto. Debbo partire dalla Genesi: Dio prese del fango, formò l'uomo e vi alitò sopra». Mamma, Dio è purissimo Spirito, non ti pare che il Suo alito altro non sia che quella parte infinitesimale del Suo Spirito Eterno ed Incorruttibile che dà vita a quella nuova creazione, l'uomo fatta di spirito e di corpo? Ti spiegavo perché essa è eterna nell'essenza, essendo parte dello Spirito eterno di Dio, ma poiché inizia una sua vita autonoma, libera, responsabile, in unione con un corpo che la condiziona, è una nuova creazione e, quindi, avendo un principio, è, immortale. Dio crea l'uomo a Sua immagine e somiglianza. Ed allora eccomi al punto controverso, che, non essendo perfettamente chiaro alle vostre intelligenze, crea difficoltà ad essere accettato. Siamo figli veri o figli adottivi, come spesso vi viene ripetuto anche per bocca di Gesù? Il primo uomo, creato da Dio a Sua stessa immagine, è dotato di tanti doni, di cui solo lo amore di un padre che l'ha generato in un atto d'amore può averlo fatto segno. Ma l'uomo, aderendo a Satana, nemico acerrimo del Padre, infrange questo rapporto naturale e perde tutti i privilegi inerenti ad esso. La condizione dell'uomo dopo il peccato, con il relativo allontanamento da parte di Dio Padre, è tremendamente miserevole. Il peccato porta l'uomo sempre più in basso per una china che si arresta solo alla dannazione. Quale rapporto può ormai esistere tra un Padre misconosciuto e continuamente tradito e un figlio che, nonostante sia stato creato a Sua immagine, continua a negare la Sua origine? Solo il rapporto che può esistere tra un adottante e l'adottato, un rapporto di riconoscenza e d'amore, finito il quale più nulla resta. Ma Gesù, con la Sua SS.ma Passione, sana quella frattura, colma quell'abisso e dà la possibilità al figlio meritevole, attraverso un'espiazione consumata in questa vita, o puri-ficazione nell'altra, di ritornare ad essere vero figlio, con tutti i diritti che questo comporta. Ecco perché si dice: «Quell'anima è tornata alla casa del Padre». La gioia immensa che il Padre sente per il ritorno del figlio, gioia che investe tutto il Cielo, ne è la prova. Io l'ho provata, mamma, io l'ho vissuta. Nel Vangelo Gesù si è servito della parabola del figlio prodigo per chiarire questo concetto. Essa è stata interpretata come il ritorno del figlio pentito che, attraverso la confessione, torna a fruire del perdono del Padre: ma in realtà essa ha un respiro molto più ampio perché, fino a quando l'uomo è su questa terra, fino al suo ultimo respiro, è sempre soggetto, attraverso il peccato, a rinnegare la sua origine di vero figlio di Dio. Ecco perché siamo soltanto figli adottivi fino al giorno in cui, vincendo definitivamente il peccato, ci buttiamo tra le braccia del Padre che da sempre ci ha aspettato. 12

13 15 febbraio 1991 Mia cara amica, solo ieri ho avuto la tua lettera e la mia preghiera e la mia supplica a Nicola sono state pressanti, nel vivo desiderio di esserle d'aiuto. Le trascrivo quanto Nicola mi ha reso palese: «Mamma, ti ringrazio per la tua partecipazione al dolore per la famiglia della signora Mina, e vorrei tanto poter dare loro una parola di speranza. Ma pensi che conoscere la verità sia sempre fonte di conforto? Oh, sì, noi operiamo sempre per il vostro bene, specialmente quando le vostre suppliche si uniscono alle nostre, ma, quando incontriamo cuori duri e perversi, completamente chiusi a qualsiasi richiamo nostro, allora siamo davvero impotenti. Solo una preghiera sempre più ardente, una fede sempre più forte possono ottenere la conversione di questi cuori o permettere alle Forze dell'ordine di trovare il rifugio e liberare l'ostaggio. Le indagini dovrebbero essere rivolte vicino a Parma. Mamma, unisciti anche tu alle preghiere della famiglia». 23 febbraio 1991 Avevo finito di recitare con Peppino il Rosario per la pace, come da desiderio di Nicola espresso da Gioacchino. Nicola: Mamma, ti lasci prendere dalle mille preoccupazioni che non trovano nessuna so-luzione se sei lontana dal mio spirito, impedendo a me di venire in tuo aiuto. Tante volte ti ho ripetuto di non infrangere questo rapporto meraviglioso d'amore permesso da Dio stesso: è questa la ragione per cui poi sei spinta a chiedere ad altri quello che io stesso posso dirti, e bada bene, senza il pericolo d'interferenza alcuna, così che mi costringi a farti giungere la mia voce attraverso altre fonti. Ma io ti amo tanto, tanto, mamma: non permetterò che nessuna forza ti sottragga a me. In questi giorni, tacitamente, ti sei chiesta e mi hai chiesto il perché di questa alternanza dolorosa nei confronti di Adriano. Mamma, io amo Adriano così come amo Marcella e salverò la sua anima come salverò il suo corpo, ma solo attraverso Antonella. È lei che debbo riconquistare al mio amore, è quella frattura verificatasi con la mia morte che debbo saldare, comprendi, mamma? Lei è la mia sposa ed io sono il suo sposo, ed il mio amore perfetto ed infinito può acquietarsi solo nel suo amore, perché nulla è cambiato dal momento della mia dipartita apparente, sì, mamma, soltanto apparente. Ma io vivo in Dio, ed ogni mio atto, ogni mio desiderio si concretizzano in Lui. Nulla è fuori di Lui, e se voi soffrite, vi arrabattate, siete scossi da tormentosi dubbi, è perché non volete riconoscere che Dio vi è Padre e che solo in Lui troverete pace. Ecco perché l'altra volta ti feci dire ad Antonella che era lei la chiave della salvezza della anima e della vita del padre. Ricordi quando, a Torino, per il papà di Miriam, in agonia da 20 giorni, Gesù stesso ti suggerì di chiedere alla figliola di offrire il padre a Dio in una offerta totale, al punto di sentire lo strappo nella sua carne, e che, dopo mezz'ora, il padre tornò a vivere e dopo soli due giorni ricominciò a lavorare? Ricordi che lo stesso hai fatto per Felice e così per me? Mamma, sai cosa vuol dire questa offerta? Riconoscere che Dio vi è Padre, che il Suo amore è più grande e più perfetto del vostro. Con la vostra adesione alla Sua Volontà, liberalizzate la medesima, dando a Lui la possibilità di operare in vostro favore. Sai cosa impedisce a noi di aiutarvi? Voi stessi, la vostra libertà. Nel migliore dei casi vorreste essere voi stessi a guidarci, quando addirittura non ci rifiutate. Mamma, riconoscete la vostra impotenza, ed abbandonatevi totalmente con grande umiltà e fede a noi che vi amiamo e vedrete cose grandi; poi ringraziate e lodate questo Padre che vi ama». 25 febbraio 1991 L'altro giorno, durante il ricovero di Maria in ospedale, era andato a trovarla Don Eugenio, il quale le diede l'olio della salute. Il cappellano dell'ospedale trovò da ridire su questo fatto, dicendo che la Chiesa ne ammette l'uso una volta sola nella vita, in pericolo di morte. Nicola interviene chiarendo questo punto: Mamma, ascoltami; la Chiesa, fino a poco tempo fa, aveva in un certo senso limitato il potere specifico di questo meraviglioso Sacramento al momento 13

14 dell'agonia, nel quale l'anima ha maggiormente bisogno di aiuto, tanto che esso fu chiamato Estrema unzione o Viatico. Ma, in effetti, il suo potere è molto più ampio ed abbraccia le mille situazioni particolari in cui l'anima ha bisogno urgente di liberazione. Liberazione dal Male, sia che esso ti stringa con i molteplici lacci, con rimpianti, attac-camenti, paure, rimorsi, impedendoti di realizzare nel momento del trapasso, quell'abbandono fiducioso in un Dio che è misericordia, sia che esso ti liberi da un male fisico per riportarti ad una guarigione che abbracci anche lo stato della tua anima ferita dal peccato. Se questo sacramento dovesse essere dato soltanto ai moribondi e per giunta una sola volta nella vita, i suoi effetti sarebbero mutilati: e poi, chi può effettivamente stabilire quale sarà il momento dell'agonia di una persona? Quante volte, nell'arco di una vita, si sfiora quel momento? Ecco perché la Chiesa ora lo chiama l'olio della salute, perché in realtà dà solo salute. Vedi, mamma, la necessità di una migliore chiarificazione su di una teologia che ha perduto il sigillo di Dio, che è soltanto Amore. 26 febbraio 1991 Nicola: Mamma, attraverso la disamina della particolare situazione dell'anima di Egle, ti sei trovata a puntualizzare un problema importantissimo quale quello del potere, conferito da Gesù stesso ai suoi sacerdoti di rimettere o ritenere i peccati. Ero io che ti illuminavo, mamma, ma voglio aggiungere, a maggior chiarimento di esso, che tale potere è dato singolarmente a ciascun sacerdote, il quale lo può usare secondo un suo preciso giudizio non sindacabile, secondo la sua coscienza, e che esso viene confermato da Gesù stesso. Ne viene di conseguenza che un sacerdote può assolvere, mentre un altro può ritenere lo stesso peccato alla medesima persona e, poiché entrambi hanno il potere di assolvere o di rimandare non assolta l'anima, essa ha il preciso dovere di ritenersi assolta quando il sacerdote l'assolve e quindi può in pace accostarsi all'eucaristia, o privarsi del banchetto eucaristico quando un altro sacerdote non l'assolve. C'è un altro punto da chiarire. Se la penitente si confessa con il sacerdote che conosce la sua condizione particolare e che l'ha precedentemente assolta, può anche tacere il problema che l'affligge, ma non può farlo se il confessore nulla sa sulla condizione particolare della sua anima, perché allora commet-terebbe grave peccato sottraendosi ad un giudizio completo, omettendo un peccato grave. 27 febbraio 1991 Mia cara amica, ho avuto la sua del 21 e mi affretto a risponderle, nel vivo desiderio di venirle in aiuto. Ho pregato Nicola di aiutarmi a capire la particolare situazione della sua famiglia che tanto la turba, per mettere lui stesso nelle condizioni di potermi ulteriormente illuminare. Non è un gioco di parole, signora siamo noi in difetto e la nostra umanità costituisce un ostacolo all'ascolto anche se fra madre e figlio esso è almeno esente da interferenze. Nicola mi dice che qualsiasi turbamento, disordine, barriera che divide anime che natu-ralmente dovrebbero amarsi (quali quelle di madre e figlia) trae sempre origine da inter-ferenze diaboliche, interferenze che possono anche arrivare alle vere possessioni. Non penso che questo stato limite e tanto doloroso sia il suo caso specifico. È certo che solo in questa opera distruttrice del nemico, che però trova sicuramente la volontà disponibile della persona, sia da ricercare la causa di tanto malessere. Lei mi parla di incidente automobilistico, con relative conseguenze fisiche, sia per suo marito che per lei. Se queste conseguenze fisiche sono all'origine di un turbamento psichico, non sono imputabili ad interferenze del nemico. In questo caso bastano una buona cura medica e tanto amore, ma soprattutto tanta fede e tanta preghiera, per riportare ad un sano equilibrio. Resta il primo caso da risolvere e non c'è che la strada degli esorcismi, che si possono anche fare senza la presenza della persona interessata, come asserito dallo stesso Nicola. Preghi tanto, signora. Non disperi e invochi nei momenti di angoscia l'aiuto di Nicola. Egli le sarà accanto da vero amico. Io mi unirò alla sua preghiera di intercessione. Mi saluti padre Romeo e gli dica che gli ho già spedito i libri che desiderava. Con tanta simpatia. Pina Reina 3 marzo

15 Caro Carlo, ho letto senza stancarmi e con tanto interesse la tua lunga lettera e, durante la giornata, Nicola mi è stato vicino, rendendo chiara al mio spirito la risposta ai tanti quesiti in essa contenuti. Indispensabile l'adesione totale del nostro cuore, della nostra intelligenza, della nostra volontà al disegno che Dio Padre da sempre ha su ciascuno di noi e attraverso il quale Egli realizza per noi tutto il bene possibile. Con la nostra adesione alla Sua santa volontà, noi riconosciamo prima di tutto la nostra nullità, la nostra impotenza, i nostri limiti, e questo è l'atto indispensabile di umiltà che cancella il primo peccato ad opera dei nostri progenitori, che era di superbia, e ci reinserisce nell'amore del Padre, perché col nostro abbandono totale in Lui, Lo riconosciamo qual nostro vero Padre. Da questo momento, Carlo, il rapporto con questo Padre Amorosissimo diventa qualcosa di meraviglioso, perché affidiamo a Lui tutto il nostro destino, senza rimpianti senza paure, in un'adesione totale e liberà che si rinnova ad ogni istante. Cosa importa se piove o c'è il sole; se Lui è con noi? La risposta a tutti gli altri tuoi interrogativi la troverai in questa immagine: il disegno di Dio Padre; un enorme, meraviglioso mosaico formato da tanti tassellini, in cui ogni tassellino, che rappresenta uno di noi, deve occupare quel piccolissimo spazio ad esso assegnato. Non importa se esso raffiguri una parte importante o secondaria del disegno: è invece assolutamente indispensabile che ricopra quello spazio se non vuole deformare o, addirittura, rendere irriconoscibile il disegno nel suo insieme. Comprendi Carlo? Che importa se Gesù non ti dà le stimmate o doni particolari, se non riesci a realizzare quello che tu vorresti? È infinitamente più grande aderire totalmente alla Sua Santa Volontà, svuotarti di te per riempirti di Lui. Gli attacchi del nemico non mancheranno di certo, ma essi s'infrangeranno contro un'anima posseduta da Gesù stesso e la vittoria sarà sempre la tua. Adesso mi congedo da te con tanti auguri. Pina Reina 4 Marzo 1991 Nicola: «Mamma, Domenica 26 s.m., mentre infuriava più che mai la battaglia sul Golfo Persico e l'attesa per lo scontro finale terrestre si faceva più spasmodica, con prospettive terrificanti poiché tutti prevedevano enormi perdite umane, ti feci avvertire da Gioacchino che ci sarebbe stato il cessate il fuoco, ma che avreste dovuto recitare il S. Rosario alle tre di notte, per tre giorni consecutivi. Così avete fatto e così ci fu il cessate il fuoco proprio allo scadere dei tre giorni. Ma non vi siete chiesti chi fosse stato l'artefice di quella improvvisa svolta. Vedi, mamma, in una battaglia che vede impegnati avversari ugualmente forti e temibili, se osservi la strategia e la tattica in atto, arrivi ben presto ad individuare lo stratega, colui che dirige le operazioni. Non è passato tanto tempo dalla vittoria folgorante di Maria SS.ma sul comunismo imperante sulla Russia e su tutta l'europa; vittoria rapida, capovolgimento totale, come se uomini e cose ubbidissero ad un imperativo a cui non era possibile sottrarsi. Ed è stato più emozionante perché senza spargimento di sangue, o quasi. Così per la soluzione di questo conflitto. Vittoria rapidissima, inaspettata; le armate di Saddam Hussein in rotta, senza neppure combattere, tantissime vite umane risparmiate, mentre il Rais continuava a lanciare insulti e menzogne, istigando all'odio e alla vendetta. A tutt'oggi i vari commentatori televisivi si chiedono come ciò si sia potuto verificare e si arrampicano sugli specchi, cercando di trovare una risposta logica a quanto verificatosi. Tante volte ti avevo dato delle indicazioni e dei lumi che, se anche hanno lasciato una traccia nel tuo animo, non sono arrivati ad essere coordinati dalla tua intelligenza. Ti avevo spiegato come l'arma della preghiera fosse molto più potente di qualsiasi arma di distruzione creata dall'uomo e come la tua piccolissima sofferenza, immersa nella sofferenza di tutta l'umanità e in unione a quella di Gesù, di Maria SS.ma e delle anime vittime, potesse trasformarsi in quella goccia che avrebbe potuto far traboccare il vaso della Misericordia Divina. Ti dicevo come tutto non fosse perduto e come, attraverso la vostra offerta, l'umanità potesse fermarsi anche sull'orlo dell'abisso. Ti facevo notare come Maria SS.ma si è presentata a voi come la Regina della Pace; ti facevo intravedere come Maria SS.ma, la madre di questa umanità peccatrice, ma pur sempre vera madre, avrebbe spento quell'immane rogo versandovi la goccia di Sangue del Bambinello Gesù sparsa nella circoncisione: sangue di un Dio, il cui valore è infinito». 15

16 5 Marzo 1991 Nicola: Mamma, con la mia morte era stato violentato il tuo cuore di madre perché tu, fino all'ultimo mio respiro, avevi creduto nelle parole di Gesù. Ecco perché Gesù ti ha fatto un dono così grande e mi ha ridato a te, facendomi vivere la tua stessa vita in una comunione di spirito quale non sarebbe stato possibile realizzare su questa terra». 8 Marco 1991 Nicola: «Mamma, l'altra sera, nella ricorrenza della riunione di preghiera in casa nostra, che ha visto riunite tante anime carismatiche, ti sei trovata a dover confermare subito dopo ad una di esse l'autenticità del carisma di Roberta. Vedi, mamma, mentre è saggio da parte di Giada usare tanta prudenza, poiché lei ben conosce la perfidia del nemico, che continuamente sperimenta, ti voglio ulteriormente illuminare su queste realtà, affinché nessun dubbio ti possa turbare. Io posso confermare i carismi di tutte le anime che tu mi chiedi di confermare, ma, poiché esse non sono esenti da interferenze diaboliche, io posso confermare o meno ogni singolo messaggio che tu mi sottoponi, ma non tutti i loro messaggi. Questo indipendentemente dalla bellezza, dalla profonda spiritualità che essi emanano, dalla simpatia o attrazione o fiducia che lo strumento può suscitare. Non dimenticare, mamma, che queste anime privilegiate sono esposte ad un odio ancora più terribile da parte di un nemico che non demorde, il quale può approfittare di un momento di stanchezza, di sofferenza un pò più forte che l'anima non è in grado di accettare fino in fondo, di un atto di superbia, per penetrare e distruggere. Il rapporto tra me e te, non mi stanco di ripeterlo, è diverso. È il rapporto tra madre e figlio, così voluto da Dio e per questo senza interferenze, ma non per questo tu sei esente da pericoli. Il tuo lato vulnerabile è la fede in me: se tu non credessi più in me io non potrei comunicare con te, farti scrivere messaggi esenti totalmente da qualsiasi interferenza del nemico, comunicarti verità teologiche che dovete accettare, perché provenienti da Dio stesso. Anche Carla ha dei carismi». 11 marzo 1991 Pregavo Nicola per Adriano che peggiorava ogni giorno di più e provavo un senso di apprensione per la sua anima. Nicola: «Mamma, stai serena, perché ho ottenuto da Gesù la salvezza della sua anima. La sofferenza ultima di Antonella era assolutamente necessaria per questo scopo». La sera viene a trovarmi Pina, che aveva fatto assistenza al malato e mi dice che Adriano, durante la notte, non aveva fatto altro che ripetere continuamente: «Signore ti ringrazio». Era la conferma di quanto assicuratomi da Nicola proprio quella mattina. 13 marzo 1991 Adriano, dopo un'agonia breve e un trapasso sereno si è spento oggi alle 16,20. Marcella ed Antonella sembrano aver accettato il triste epilogo con una certa serenità. Il 14 Antonella mi chiede come mai mio fratello Masino è entrato direttamente in Paradiso, mentre il padre che, come lui ha sofferto per circa tre mesi, dovrà purificarsi in Purgatorio. Resto perplessa e le rispondo che sono cose troppo grandi per poter dare una risposta. Ma lei incalza: «Lo chieda a suo figlio». Nicola: «Mamma, il rapporto tra Dio e zio Masino era completamente diverso dal rapporto tra Adriano e Dio. Zio Masino non aveva mai troncato il suo rapporto con Dio e nel suo inconscio aveva sempre desiderato che esso si realizzasse in totale armonia d'amore in seno alla Chiesa: aveva riconosciuto il suo peccato di cui aveva subito il tormento e l'oppressione per tantissimi anni, al punto tale che il concetto di esso si era talmente ingigantito da offuscare la realtà primaria di un Dio infinitamente misericordioso che tutto perdona. Il pericolo era gravissimo, ma, tolto quell'ostacolo il suo animo si aprì totalmente all'amore di Dio e poiché aveva già in quei lunghi anni scontato il suo fallo, là sofferenza ultima fu per lui purificazione e riscatto totale. 16

17 Il rapporto tra Adriano e Dio era diverso: Adriano non negava l'esistenza di Dio, ma solo come se avesse detto a questo Dio che lo aveva creato e da cui interamente dipendeva: «Sai, so che ci sei, ma io basto a me stesso, faccio tutto da me, non mi interessi». Terribilmente tragica la situazione di Adriano, mamma, il quale solo ora comprenderà cosa è stato sul punto di perdere: la visione di Dio per tutta l'eternità, e quale viceversa è stato il grande miracolo di cui è stato fatto segno». 18 marzo 1991 Caro Don Girolamo, mi trovo da ieri a Torino ed oggi vedrò Maria Paola alla quale consegnerò una copia dei due volumi del libro di Nicola come da suo desiderio. Ho ricevuto il suo biglietto postale a Roma prima che partissi e la ringrazio vivamente per le espressioni di ammirazione che usa nei confronti di Nicola detratti dalla lettura del messaggio del 6/10/1990. Le accludo la risposta data al teologo Padre G. Cavalcoli da Nicola stesso che Don Eugenio Martorano gli ha fatto pervenire inviandola alla Direzione del periodico in questione, nella viva speranza che venga pubblicata. Purtroppo la fretta con cui vengono letti questi messaggi provenienti dal cielo, senza seguire un filo logico e conduttore possono portare ad interpretazioni errate. Sarebbe necessaria una meditazione più attenta, unire i vari messaggi che trattano il medesimo argomento ma soprattutto un animo sgombro da incrostazioni che hanno deformato la verità stessa rendendola opaca e quasi irriconoscibile agli stessi uomini di fede. Lei pensa che per il fatto che io a volte scrivo a distanza di qualche giorno, sia venuta fuori un qualcosa di veramente non ortodosso? No, Padre Girolamo, questo è un grave errore, perché nel momento stesso in cui mi accingo a scrivere Nicola è sempre presente al mio spirito e io sono soltanto uno strumento. Nel disegno meraviglioso di Dio che doveva attuarsi in questo determinato momento del tempo, era presente la necessità che i Suoi messaggi che dovevano purificare la teologia della sua Chiesa da infiltrazioni impure, dovevano essere affidati a canali quasi perfetti esenti da interferenze diaboliche. Quale rapporto più intimo, più viscerale, saldato naturalmente tra quello della madre col figlio? Non importa se la madre era un strumento cosi meschino ed ignorante, se così terribilmente indegno; bastava che credesse, che avesse fede. Ecco perché, come continuamente mi ripete Nicola; tu sei vulnerabile solo nella fede, ma non nei miei messaggi, perché se tu scrivi, sono io che comunico con te. Adesso la rimando ad una lettura più attenta e il suo animo coglierà sicuramente i vari momenti di intima gioia che colpiscono tante e tante anime che continuamente la testimoniano. Preghi per me. Pina Reina 20 marzo 1991 Nicola: Mamma, mi costringi a fare acrobazie per captare la tua attenzione tanto sei presa da mille piccole inutili cose! Attraverso Gioacchino ti avevo reso palese lo stato di Claudia così vessato da mille inter-ferenze che rendono difficile il corso della vita della famiglia tutta. Ti ho spinto io a venire a Torino perché tu te ne rendessi conto di persona. Attraverso zio Gaspare hai subito un attacco forte del nemico con quel malessere strano che cercava di impedirti di realizzare il mio disegno, ma adesso ascoltami: La famiglia di Claudia grava tutta su Fulvio, il solo che, esente da interferenze negative, ne sostiene il peso. È come se tutto l'equilibrio di un corpo fosse affidato ad una gamba sola, anche se sana; a lungo andare essa può deformarsi perché costretta a sopportare un peso doppio. A volte in questi casi, basta una leggera spinta dall'esterno per cadere, perché molto stanca. Una volta ti ho fatto scrivere il perché Satana non sia riuscito a distruggere il tuo amore per papà; perché esso era totale cioè fatto di spirito e di corpo. Perché un'unione sia stabile, forte e si proietti nel tempo è necessario questa unità: spirito e corpo, una cosa sola, così come Gesù ha voluto il matrimonio. Tutto il resto, casa al mare, baita in montagna, guardaroba pieni, non valgono ad assicurare quello svolgimento sereno di una vita il cui culmine è il possesso di Dio. 17

18 Mamma, Claudia possiede quelle doti spirituali capaci di realizzare il progetto che Dio ha su di lei, su Fulvio e Fernando ma deve essere al più presto liberata e così Fernando, anche Fulvio trarrà beneficio di protezione. Claudia non deve fare l'operazione alla mano. Se alla mamma di Patrizia è andata bene, non così a lei perché è proprio lì che viene at-taccata. Dille pure, che la comunione tutte le mattine, le sue opere ed impegni di carità sono cose ottime che Dio ama ma i cui frutti sono limitati appunto perché il nemico ne vieta il possesso reale. Io vigilo continuamente su questa famiglia che amo infinitamente, ma mi dovete ascoltare quando vi traccio la via da seguire. Impegna Fulvio il quale è in grado di recepire tutta la gravità della situazione, si tratta del suo bene e quello di tutta la sua famiglia. 22 marzo 1991 Nicola: Mamma, ieri nel leggere il messaggio di Maria SS.ma ai suoi sacerdoti che li esortava a ricordare ai fidanzati come i rapporti prematrimoniali offendano Gesù, hai avuto un momento di turbamento perché hai temuto che qualcosa non collimasse con i miei messaggi sul matrimonio. Ti ho esortata ad avere fede anche se non capisci, perché entri così nella fede pura. Ricordati che il tuo comprendere o non comprendere quanto io ti detto, non infirmala veridicità del mio messaggio. Ma adesso ascoltami: Possiamo dividere in tre fasi il periodo che riguarda il vincolo matrimoniale. La prima racchiude il periodo che va dall'incontro alla conoscenza e sfocia nell'amore. Nella seconda, che è quella più importante, in cui la coppia liberamente decide di unire la propria vita in una donazione totale; essa si rende consapevole dei vincoli e degli obblighi che questo comporta perché la propria unione sia ratificata in Cielo e gradita a Dio e promette solennemente al Signore di essere una cosa sola, cioè un'anima sola in un corpo solo fino a quando la morte non divida. La terza fase, per il cristiano è il sacramento del Matrimonio, che ratifica anche sulla terra quell'unione e la inserisce nel contesto della Chiesa, accrescendone la grazia. Nella prima fase, che potremmo definire del fidanzamento, sono immorali, sì, concessioni e rapporti che turbano e macchiano l'animo della coppia e rendono difficile ad ognuno riprendere la propria strada se si accorgono che quella scelta era sbagliata. Nella seconda fase, che porta al compimento del desiderio degli sposi in totale armonia con la legge del Creatore, si ha il possesso vero e proprio, ed a questo punto, poiché i ministri del matrimonio sono soltanto gli sposi, essi sono marito e moglie davanti a Dio stesso, anche se non hanno perfezionato, o civilmente o davanti al sacerdote che diventa solo testimonio, il loro vincolo. Quindi, mamma, il periodo così detto prematrimoniale non va dal momento del possesso vero e proprio che sancisce il vincolo già avvenuto al momento del sacramento, che può, per motivi contingenti, avvenire più tardi, ma al periodo che precede il matrimonio vero e proprio, quando ancora la coppia davanti a Dio non ha preso un impegno formale vincolando la propria volontà alla volontà SS.ma di Dio Creatore. 30 marzo 1991 L'altro giorno a Torino Roberto V.U. aveva mostrato a Claudia una foto scattata alla Grotta di Ulzio in cui predominava una fascia luminosa che partiva dalla profondità della grotta stessa per fermarsi alla statua della Madonna. Roberto mi aveva chiesto cosa io vedessi e io risposi che vedevo quella luce e nient'altro. Claudia, al contrario, fu attratta da quella foto, tanto da chiederne una copia a Roberto. In essa ella mi spiegava come quella luce fosse formata da immagini sovrapposte e consequenziali come provenienti da una fonte in movimento; a suo avviso era la prova della presenza della Madonna in quel luogo. Le chiesi da che cosa arguiva questo e mi rispose che era stato materia dei suoi studi. Io non avevo capito un bel niente. Ieri mattina Nicola, alla distanza di tre giorni mi illumina ulteriormente. Mamma, hai presente la grotta di Ulzio? Vedi come è grande e profonda? Essa prende luce dall'imboccatura centrale ed anche in estate, quando la luce è più vivida, non arriva mai il sole ad illuminarla tutta: la parte più profonda resta nell'ombra. In quella foto, al contrario, la scia luminosa parte dal profondo della grotta per arrivare fino al posto dove è posata la statua di Maria SS.ma. 18

19 La spiegazione data da Claudia è scientificamente perfetta: un corpo luminoso in movimento che proietta la sua luce nella zona da esso attraversata. La macchina fotografica registra i vari movimenti concatenati di un corpo che si sposta; non hai notato a volte quando in televisione nelle partite di calcio ti fanno vedere un'azione al rallentatore? Bene, mamma, è Maria SS.ma presente nella grotta tutte le volte che i suoi figli vanno fin lassù e la invocano col S. Rosario. Anch'io sono accanto alla Mamma celeste e mi unisco ai pellegrini e la invoco insieme a loro. 31 marzo 1991 Nicola: «Mamma, ascoltami: tu hai il dono dell'ascolto come tante altre anime carismatiche e, quando Gesù stesso, o il Padre,o Maria SS.ma ti parlano, sei anche tu esposta ad interferenze diaboliche. Non così quando Loro ti parlano attraverso me, poiché io faccio parte di te e ogni mia parola suscita delle vibrazioni intime e profonde nel tuo animo. Diverso è quando tu implori ed elevi la tua supplica direttamente a Gesù, o a Dio Padre o allo Spirito o a Maria, la Madre. Loro non hanno difficoltà a captare la tua voce e la loro conoscenza di te è totale, perfetta, amorosissima; sanno, ancora prima che tu parli, cosa chiederai, quello di cui hai veramente bisogno, preparano ed orientano le tue azioni secondo un loro preciso disegno d'amore, dipende solo da te, dalla tua adesione alla Loro santa volontà che ciò si avveri. Ma adesso voglio chiarirti un altro punto. Per i noti pericoli a cui ogni anima è soggetta, in particolar modo quelle fatte segno di una particolare predilezione da parte della SS.ma Trinità, questo rapporto d'amore può essere infranto, tu non sai quante anime carismatiche sono cadute vittime del nemico, il cui sco-raggiamento è tale che non riescono più ad implorare la misericordia del Padre. Ma non così tra me e te perché tu troveresti sempre la forza di implorare il mio aiuto, perché sono il tuo Nicola e io ti sarei immediatamente vicino perché è mia madre che mi chiama. Poco alla volta, mamma, ti voglio far capire la grandezza del dono perché tu possa esserne degna, ma soprattutto grata e dire al tuo Dio continuamente grazie. 11 aprile 1991 Nicola: «Mamma, le lettere che Iole, Fedele, Gastone, Fulvio hanno ricevuto in questi giorni in risposta ad una loro ipotetica richiesta di lumi sul mio libro in data 4 aprile 1989 ed indirizzata al Vicariato di Roma, richiesta mai fatta da nessuno di loro, li hanno alquanto turbati. L'interrogativo che si sono posti è stato il seguente: Chi si è permesso di servirsi dei loro nomi, perché esse sono arrivate solo alla distanza di due anni e per vie traverse (sono state impostate al Vaticano con l'aggiunta di una postilla del vescovo di Perugia, che si vede bene inserita dopo). Hanno tutti pensato a Pierluigi e Giovanna e anche con un certo senso di ribellione e di stizza; ma adesso ascoltami, mamma. In realtà sono stati loro, ma dietro di essi c'è il gioco perverso di un nemico che non demorde e che da tanto tempo lavora astutamente sulle loro intelligenze per ottenebrarle, al punto da non rendere loro palese un gioco così stupidamente ridicolo ed evidente. Mamma, Giovanna da quanto tempo ti rifiuta? Non certo da quando hai cominciato a scrivere il mio libro. Se invece di essere stata tu a vergare quel libro, fosse stato uno qualsiasi, se loro avessero notato qualche discordanza con le loro convinzioni, avrebbero messo da parte o cestinato il libro e tutto sarebbe finito lì. Ma eri tu che il nemico voleva colpire, così come attraverso Pierluigi, vuol colpire sua madre. Mammuzza, però sbagliereste moltissimo se attribuiste a loro un atteggiamento che disapprovate. Non dimenticate mamma che loro sono soltanto vittime e che in genere la vittima è infinitamente gradita a Dio Padre, che in essa vede l'immagine del Suo Gesù, vittima perfetta. Pierluigi e Giovanna soffrono nel loro intimo per questa frattura che li tiene lontani dagli affetti più cari, anzi vorrebbero nel loro inconscio saldarla nella intenzione di mettere le persone più care al riparo da dubbi e paure, come esposto nella lettera che avevano inviato al Vicariato. Bisogna molto pregare per loro: sono carne della stessa vostra carne e la vostra fede, siane certa, avrà il sopravvento su tutte le insidie e le congiure del nemico infernale. 19

20 17 aprile 1991 Caro Don Girolamo, solo ieri l'altro ho avuto la sua dell'8 aprile e mi affretto a farle conoscere quanto Nicola mi suggerisce di dirle. Nicola: Mamma, ascoltami. Don Girolamo vorrebbe sapere quale dovrebbe essere il ritmo degli esorcismi per guarire definitivamente dai noti disturbi che turbano la sua anima, coinvolgendo il suo corpo. Una volta ti ho spiegato la perfetta analogia tra quello che si verifica nella parte fisica dell uomo e la sua sfera spirituale. Sono le due componenti dell uomo che si intersecano e si aiutano a vicenda e a volte si danneggiano. Il medico cura il fisico, ma fa appello all aiuto spirituale, alla volontà del paziente; se manca questo apporto, l opera del medico riesce vana. Nel campo dello spirito il medico è l esorcista; egli solo quindi dovrebbe stabilire la durata della cura, la frequenza o meno delle sedute, ricavando le sue deduzioni dall aiuto del paziente. Come in una qualsiasi malattia del corpo, la cura prolungata di un farmaco può anche risultare dannosa, o, nel migliore dei casi, portare all assuefazione ed allora è necessario un periodo di sospensione; così avviene nelle malattie dello spirito. Ma purtroppo, dico purtroppo, mamma, ci vorrebbero degli esorcisti non solo ricchi di spirito d amore (e questo credimi, ce l anno), ma non oppressi da pesi troppo gravosi che li distruggono, togliendo loro la serenità ed il tempo necessario affinché la loro opera risulti veramente proficua. Come ovviare a questo? Te l avevo anche accennato l altra volta, ma questo rientra nel compito della Chiesa docente che è, per ora così malata. Nel caso specifico, Don Girolamo si lasci guidare dallo Spirito Santo; se si sente più forte e più sicuro, tralasci di andare faccia una pausa, lasci riposare la sua anima, e poi riprenda ma senza angoscia; io lo prenderò per mano, lo condurrò speditamente verso l uscita; si fidi di me. Riguardo alla signora sequestrata di Parma, non è morta, ma certo soffre tanto; la preghiera comunitaria, se parte da cuori che sanno amare, fa miracoli. 18 aprile 1991 Carissima Terenzia, rispondo in fretta alla tua lettera arrivatami ieri, per non disperdere le illuminazioni che stamani Nicola mi comunica in risposta ai tuoi quesiti sul matrimonio. Nicola: «Mamma, per chiarire meglio al tuo spirito quanto sto per dirti, debbo partire da lontano, dalla legge Mosaica che fin dai tempi di Gesù vede nella donna poco più che una bestia: infatti il matrimonio si concretava allora nel possesso vero e proprio di quel corpo e quel possesso superava persino i confini inviolabili della stessa morte. Gesù proclama invece la libertà di spirito della donna, che è capace quindi di scegliere per dar vita al meraviglioso sentimento dell'amore, il quale, legandola al compagno, avrebbe sì assicurato la continuità della specie, ma anche generato un'unione perfetta e indivisibile fino alla morte. L'israelita chiede a Gesù: Una donna, rimanendo vedova ad ogni matrimonio, sposa secondo la legge mosaica, successivamente i fratelli del marito. A chi apparterrà nell'altra vita, visto che tutti l'hanno posseduta? E questa è la risposta di Gesù, meravigliosa, chiarificatrice; nell'altra vita non ci saranno né mariti, né mogli. Infatti Egli era venuto per portare avanti una nuova dottrina, quella dell'amore. Solo nell'amore è possibile che quell'unione duri tutta una vita, nella fusione totale di quelle due componenti che fanno di due esseri completamente diversi una cosa sola, dando origine ad essere vivi nello spirito come lo sono nel corpo. La morte non infrange questo rapporto d'amore, e alla resurrezione della carne, quando l entità uomo sarà ricostituita, i due sposi rivivranno la loro unione in una simbiosi perfetta, immersi nell'amore unico, cioè Dio, il Quale non annulla le varie componenti di questo multiforme sentimento che vibra in ogni anima secondo la sua capacità acquisita nella prova terrena, ma anzi le purifica e le sublima. 20 aprile 1991 Caro Don Girolamo, avevo già pronta la lettera per lei, ma sono costretta ad aggiungere la presente perché lei, che è sul posto, mi possa venire in aiuto. Le accludo un messaggio di Nicola per la famigliola della signora Claudia. Esso è illuminante e penso lo sia anche per lei se, attraverso un colloquio o confessione ai coniugi, potrà far loro del bene. 20

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