Nella mia mente la parola Tibet ha

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1 GIORNALE STUDENTESCO UNIVERSITARIO INDIPENDENTE Editoriale Tibet: tra la censura cinese e del mondo Alessia Bergamaschi (USI) anno V n. 4 Mercoledì 16 aprile 2008 Il futuro del mondo è sempre in mano alle solite persone che decidono sempre allo stesso modo Nella mia mente la parola Tibet ha sempre rimandato a luoghi di pace e serenità, a paesaggi sormontati da imponenti barriere montuose, e poi sempre loro, quelle file di uomini vestiti d una lunga tunica arancione, le facce tranquille, pacate, quasi mistiche di chi è immerso in chissà quale profonda meditazione. Non a caso, grazie alla sua elevata altitudine, il Tibet è conosciuto anche come il «tetto del mondo», quasi come un occhio che dall alto, poco prima del cielo, ci osserva e ci circonda di quella particolare calma che solo lì sembra esistere. Come sicuramente appreso da tutte le cronache, negli ultimi mesi la calma è stata spazzata via. È già accaduto in passato, certo, ma oramai sembra più che chiaro l obiettivo cinese, che pian piano sta eliminando il millenario mondo del Buddha vivente. Sonam, uno dei tanti attivisti locali, commenta «ci stanno cancellando, tra qualche decade il nostro popolo non esisterà più, saremo forse una bella favola leggendaria». Come già detto sopra, non è la prima volta che la realtà tibetana fa irruzione sulla scena internazionale. Tra le tante è sicuramente da ricordare la Grande Rivoluzione culturale del 1966 attuata dal Governo cinese, che ha cercato di distruggere i simboli tradizionali della cultura tibetana attuando una vera e propria demolizione dei monasteri, incarcerando i monaci e operando vandalismi su alcuni dei numerosi posti sacri esistenti in Tibet. E oggi la violenza é ritornata alla ribalta: la situazione in Tibet è sugli schermi di tutto il mondo (anche se in marzo il governo di Pechino ha oscurato You Tube e ha espulso la stampa estera e i turisti stranieri). Nel mondo divampano le proteste e il 16 marzo, a L Aia (Olanda) è stata assaltata l ambasciata cinese. Ovviamente il Governo cinese smentisce tutto, comunicando che i morti in totale sono meno di venti, censurando ogni tipo di video che potrebbe mostrare come è veramente la realtà e mandando in giro poliziotti cinesi vestiti da monaci tibetani incaricati di fare violenza, per poi diffondere i video al mondo e dimostrare così che i tibetani sono i veri mostri. Ci trattano da veri idioti insomma. Risultato? Il mondo s infiamma, lo scandalo divampa, si minaccia di boicottare le Olimpiadi che si ter- Continua a pagina 3 Cara Università, sei bella fuori... Ma dentro?? Il 19 Aprile il Campus di Lugano verrà finalmente inaugurato. Tantissime le proposte volte ad omaggiare sia le persone che, soprattutto, le architetture che lo compongono. Ma dietro ad ogni luce, si sa, l ombra è pronta a far capolino. Ed è cosi che la modernità delle infrastrutture dell USI é minacciata dalle innumerevoli falle architettoniche. Non è certo una novità per coloro che frequentano abitualmente il Campus trovarsi confrontati con gli svariati «difettucci» strutturali, nonostante l intento degli architetti, forse poco riuscito, fosse quello di creare un università all avanguardia nel design, e nel contempo funzionale. In effetti, nulla da dire per quanto riguarda la modernità degli edifici, ma certamente qualche osservazione può essere fatta alla loro efficienza. Esempi eclatanti? I pavimenti del nuovissimo auditorium si stanno già invallando; dopo pochi anni dalla sua costruzione, la scala che conduce all Aula Magna si é staccata dalla soletta e abbassata di ben 7 cm, rimanendo praticamente sospesa! Anche gli agenti atmosferici sembrano non amare i nostri stabili: da ormai 7 anni il sole cocente penetra implacabile le vetrate del Laboratorio, perché le tende «di nuova generazione» a pannelli solari non funzionano; quando è invece l acqua a farla da padrona, accade che i piazzali si allaghino, a causa dell errato livellamento del terreno. Sconcertante è poi l idea di voler lasciare delle fenditure decorative nelle lastre che pavimentano gli esterni: aperture abbastanza larghe per inciampare e farsi male e per impedire il buon trasporto dei materiali logistici da un edificio all altro. E infine, che dire della mensa? Oltre alla costruzione di una sala da pranzo, acusticamente parlando, paragonabile ad una grotta (il riverbero è elevato), questa presenta disfunzionalità nelle fosse in cui vengono depositati gli avanzi per compostare. Infatti, non essendo chiuse ermeticamente, può accadere che sgradevoli esalazioni siano espanse in tutta la zona universitaria, a causa delle infiltrazioni d acqua piovana nel terreno in cui giacciono. A questo punto sorge spontanea una domanda: come pensano gli architetti di ovviare a tutte queste (e molte altre) gravi incombenze? Perché il design è importante, ma la sicurezza e la funzionalità lo sono molto di più! Elizabeth Camozzi (USI) pagina 2 «A tutto Campus!» Katz e Livingstone all USI pagina 4 Master, ma quanto ci costi? pagina 5 Intervista a Jonathan Sergison pagina 6 Avvicinarsi al mondo del lavoro Nuova associazione alla SUPSI pagina 7 TicinUSI fuori cantone Intervista ai ragazzi dell ASTAB Professolario, mica roba seria XIII Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d Autore Nel 1995 l UNESCO ha proclamato il 23 aprile «Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d Autore». La data scelta è simbolica, infatti proprio in quel giorno dell anno 1616, tre grandi autori come William Shakespeare, Miguel de Cervantes e Garcilaso de la Vega, passarono a miglior vita. Saranno in molti quelli che, ricordando questi tre maestri dell arte della scrittura, si ritrovano con un luminoso sorriso mentre ripensano all impavido e bizzarro «don Quijote» intento a lottare contro una schiera di mulini a vento, o ancora colmi di emozioni ripercorrendo le parole dei versi d amore dei sonetti di Garcilaso, e non da ultimo, stupiti e sconvolti dalla forza trascinante delle tragedie shakespiriane. È infatti questo che il libro fa, riesce a creare una coscienza collettiva, una cultura che ci unisce e ci permette di vivere esperienze straordinarie, che rimangono stabili nella nostra memoria, pronte ad essere rispolverate in ogni momento in cui desideriamo evadere dalla quotidianità. Questa giornata non vuole però essere un semplice momento per ricordare l importanza dei libri, ma vuole essere soprattutto uno strumento di promozione della lettura: l obiettivo è quello di rendere il libro accessibile a tutti e ovunque, e per questo motivo l U- NESCO si è posta come priorità quella dell alfabetizzazione e della scuola di base per tutti entro il 2015, alla luce degli oltre 800 milioni di analfabeti presenti attualmente sul nostro pianeta. Forse non ci rendiamo conto di quanto le capacità di espressione che fortunatamente possediamo siano importanti, e delle limitazioni vincolanti che una mancata possibilità di istruzione elementare possono arrecare. Oltre a questo, si vuole tutelare e garantire una giusta protezione delle opere intellettuali, e quindi di coloro che hanno l abilità di farci emozionare con semplici parole. In tutto il mondo vengono proposte attività di vario genere che focalizzano l attenzione su questo strumento di evasione. Questo avviene anche nella nostra piccola realtà ticinese: a Biasca il 23 aprile avrà luogo la manifestazione Teatroconcerto e il giorno seguente l iniziativa Filosofando; a Bellinzona invece verrà proposta, sempre il 23 aprile, L ora del racconto. Tante occasioni da sfruttare, per passare una serata diversa dalla altre. La rete nazionale che coinvolge i vari enti legati alla promozione del libro, affronta con entusiasmo questa giornata con il motto «leggere è viaggiare». Lasciamoci quindi stuzzicare dalle attività proposte, o prendiamo semplicemente in mano un libro, cominciamo a viaggiare con il pensiero, senza sforzo, abbandonandoci semplicemente alla forza sconvolgente dei nostro sogni e dei nostri desideri. Isabel Indino (USI)

2 2 Dietro le quinte di «A tutto Campus!» Sabato 19 aprile giornata d inaugurazione delle nuove strutture dell USI Sabato 19 Aprile, all USI, avrà luogo «A Tutto Campus!», l attesissima festa d inaugurazione del campus. Pochi lo sanno, ma dietro le quinte i preparativi sono in corso già da parecchi mesi; e noi de l Universo abbiamo intervistato il Comitato che si sta occupando proprio di questo. Chi fa parte del comitato organizzativo di «A tutto Campus!»? «I membri del comitato provengono tutti dall USI. Sabrina Migani, responsabile e coordinatrice dell evento, è già professionalmente attiva in questo campo, in quanto event manager dell Istituto di Ricerche Economiche. Gli altri membri del comitato, una quindicina in tutto, provengono perlopiù dal personale amministrativo dell USI. Ad ogni membro del comitato è stato affidato un compito particolare, tra cui la comunicazione, l immagine e sito web, la logistica, l accoglienza, le attività proposte quali concorso e mostra fotografici, performances artistiche e culinarie, proiezioni e festa. Supervisore dell intero progetto è il Segretario Generale dell USI, Albino Zgraggen. Abbiamo anche stabilito una collaborazione con la città di Lugano, in particolare con il Dicastero Giovani ed Eventi, che ha fornito gratuitamente consulenza, materiale e mano d opera». A chi è venuta l idea della manifestazione, e come si è creato il vostro comitato? «Il mandato di organizzare l inaugurazione del campus è stato dato dalla Fondazione per le facoltà di Lugano al Segretario Generale USI. Per la creazione del comitato si è pensato a persone con esperienza e conoscenze nell ambito dell organizzazione di eventi, senza però scartare a priori persone nuove del mestiere ma interessate a partecipare». Perché inaugurare il Campus proprio adesso? Voglio dire, ci stanno ancora lavorando, e, a quanto si dice, i lavori continueranno ancora «In realtà è stata terminata adesso la fase di ampliamento del campus, in particolare il palazzo blu, quello di informatica, la mensa e l auditorio; la Fondazione per le Facoltà di Lugano A sinistra: manifesto di «A tutto Campus!», a destra: Università della Svizzera Italiana by night. ha voluto sottolineare questo momento». Cosa accadrà sul campus durante la giornata dell inaugurazione? «La manifestazione è stata organizzata in concomitanza con il Dies Academicus, che si terrà sabato mattina. Dalle 16.30, poi, nella corte interna della biblioteca, avrà inizio una serie di concerti ed esibizioni, tra cui musica africana, canto, musica jazz, tango, danza Hip hop. È poi stato lanciato un concorso fotografico, la cui premiazione avverrà alle sul medesimo palco. Tra le altre attività proposte abbiamo delle mostre di quadri e un esposizione di arte e cultura persiana, una mostra fotografica che illustra la storia del campus, un angolo di pittura in tempo reale, e uno spazio per il tiro con l arco. Inoltre ci sarà un eccezionale proiezione del film Quijote di Mimmo Paladino. Per la parte culinaria abbiamo previsto diverse bancarelle dove si potranno gustare piatti provenienti da ogni parte del mondo, tra cui Africa, Sardegna, Persia, Russia. Col calare della sera, un intervento di illuminotecnica realizzato da Pierfranco Sofia, Light designer e direttore tecnico, metterà in risalto gli stabili dell USI. A fine giornata sono aperte le danze, nell aula magna, dalle alle Prevendita dei biglietti per «A tutto party!» presso la mensa dell USI a partire dal 10.4,tutti i giorni dalle In caso di cattivo tempo abbiamo previsto di spostare le attività negli spazi interni dell U- SI ma non pioverà!». Il tema centrale della manifestazione è l Internazionalità. Perché proprio questo tema? E come si declina attraverso gli eventi previsti? «Si è voluto sottolineare l internazionalità del campus e della sua popolazione. Ci siamo rivolti a studenti, assistenti, docenti e al personale chiedendo se volessero contribuire alla giornata con attività artistico-culinarie. Abbiamo ricevuto diverse offerte di aiuto che abbiamo integrato nel programma. Sebbene l idea iniziale fosse di basarci unicamente sulla collaborazione di persone che vivono a stretto contatto con il campus, abbiamo poi dovuto ricorrere anche a contributi esterni, sempre mantenendo l accento sul tema dell internazionalità». Chi sono gli invitati all inaugurazione del campus? Ci saranno dei VIP ad assistere all evento? «La giornata è rivolta principalmente a tutti gli utenti del campus: abbiamo voluto creare una festa fatta dagli utenti del campus, per gli utenti del campus stesso. Oltre a ciò si tratta però anche di presentare il campus alla popolazione del quartiere e della città. Durante il Dies, al mattino, ci sarà un intervento del sindaco di Lugano arch. Giorgio Giudici. L invito è rivolto anche alle società e ditte che hanno lavorato al progetto di ampliamento del campus, così come, ovviamente, a tutta la popolazione». Curiosavo tra gli sponsor Per quanto riguarda Francorosso ed FFS è intuitivo che abbiano offerto i viaggi premio del concorso fotografico... ma Feldschlösschen e Delea, di cosa si sono occupati? «Forniscono rispettivamente birra, minerali e vino». Oltre agli spettacoli musicali e di danza sul palco e alla parte culinaria, emerge una prevalenza di attività legate all arte. La scelta è voluta? Chi si occuperà di gestire tali attività? «Abbiamo considerato le offerte fatte da studenti dell USI e della facoltà di teologia, che ci hanno proposto di presentare le loro opere. Ci eravamo rivolti direttamente a loro chiedendogli di rappresentare la loro provenienza con performances culturali e/o culinarie». Tutti i cittadini di Lugano possono venire ad «A tutto Campus»? Perché venire a partecipare a questo evento? «Certamente, l invito è rivolto a tutti. Perché venire? Perché sarà divertente e non pioverà?». A cura di Viviana D Angelo (USI) Katz e Livingstone all USI! Accesso libero agli studenti il 1. e 2 maggio Perugia: Festival del Giornalismo WEBTI un alternativa alla TV? Community di giovani ticinesi nel web. Sarà questo il futuro degli scambi interpersonali? Il sito è accessibile dal 10 aprile 2004, ed ha appena compiuto 4 anni. Oggigiorno conta utenti provenienti da tutto il Cantone Ticino o con radici ticinesi e per svariati motivi residenti all estero. Proponendosi come un alternativa alla televisione, si struttura con dei forum di discussione, dei temi che riguardano tutti noi e che sono d interesse comune. Oltre a questo ogni utente ha un suo profilo che può gestire come meglio crede nel rispetto degli altri. Dietro le quinte di questo sito ci sono una serie di persone che gestiscono e analizzano le varie situazioni e i problemi che possono sorgere. Ritengo personalmente che questo sito sia una nuova frontiera del web, nonostante che ci In occasione della 53. edizione della conferenza DGPuK (Deutsche Gesellschaft für Publizistikund Kommunikationswissenschaft) all USI, abbiamo voluto incontrare il team dell Istituto di Comunicazione Sanitaria che sta organizzando la manifestazione ed ha deciso di permettere ai nostri studenti di assistere liberamente alle presentazioni dei due ospiti d onore Elihu Katz e Sonia Livingstone. Più precisamente Nathalie Crivelli, studentessa USi e parte del team. La conferenza annuale della DG PuK si svolgerà a Lugano dal 30 aprile al 2 maggio. Ci puoi spiegare in breve di che tipo di manifestazione si tratta? Oggi, la DGPuK è la società germanofona più importante nel campo della comunicazione, composta da quasi 900 membri provenienti da variegati indirizzi scientifici che si occupano di comunicazione nei suoi mille campi d applicazione dalla sociologia alla politica, dall informatica al campo aziendale. L obiettivo della conferenza è quello di discutere varie prospettive della comunicazione e di metterle in un contesto interdisciplinare e internazionale, così si spiega il titolo «Identità e Varietà delle Scienze della Comunicazione». L USI funge pertanto da ponte tra la visione settentrionale e quella meridionale della disciplina. Qual è la particolarità dell evento per cui raccomanderesti agli studenti di parteciparvi? Anzitutto il fatto che la conferenza si svolge per la prima volta oltre il confine germanico e più precisamente proprio presso la nostra università. In secondo luogo, il fatto che ospite d onore dell evento sarà niente meno che Elihu Katz, il sociologo americano, studioso della comunicazione, fondatore della teoria degli «uses and gratifications» all inizio negli anni 60, una dei perni di base di tutte le teorie del campo mediatico e della comunicazione, un nome che ognuno di noi della facoltà ha già sicuramente trovato numerose volte sui libri. siano già presenti su internet svariati siti di questo genere. Il punto di forza di questo ritengo sia proprio nella dimensione limitata degli utenti ( seppur diecimila non sia un numero così misero ). Un altra sostanziale differenza è che questo sito non limita gli scambi interpersonali a livello digitale, ma bensì organizza feste e raduni in cui gli iscritti possono partecipare. Ho partecipato personalmente ad alcune di queste feste e ritengo che siano ben riuscite e si sono fatte anche nuove conoscenze. C è da chiedersi che limiti hanno questi siti, quale è la pericolosità che si nasconde dietro a questi siti. Come si fa a distinguere chi è buono da chi non lo è? Il web è come un minestrone in cui non si riesce a distinguere effettivamente chi sta dall altra parte dello schermo, nonostante alcuni siti Ma non finisce qui. Anche la presidentessa dell ICA (International Communication Association) e ricercatrice nel campo degli studi sulla fruizione dei media Sonia Livingstone farà la sua apparizione con una presentazione. In più, nonostante la «germanità» della conferenza, i loro contributi saranno interamente tenuti in inglese ragione in più per non perdersi questo straordinario evento di rilevanza internazionale (alla faccia di tutti coloro che continuano a ritenerci un università senza nome e presenza)! È proprio per questo fatto più unico che raro che l organizzazione ha deciso di permettere agli studenti della facoltà di comunicazione di assistere liberamente alle loro presentazioni. A chi il merito di essere riusciti a portare all USI questo evento? Il merito va a tutto il team organizzativo dell Istituto di Comunicazione Sanitaria (ICH). Fanno parte del team Simone Keller, Nadia Galli, Cristina Furrer, Simone Ehmig, io e il professor Schulz. Cosa significa organizzare un tipo di conferenza come questa? Quali sono le difficoltà? Quali gli aspetti emozionanti? Per me significa anzitutto imparare sul campo quanto sia fondamentale la comunicazione sul lavoro ed a livello organizzativo, sia dal punto di vista verbale quando si tengono i meeting del gruppo o quando ci si tiene aggiornati a vicenda per di tutte le evoluzioni, i cambiamenti e gli «inghippi» in corso, sia sotto altri aspetti, come la gestione della comunicazione esterna sotto forma di informazione o promozione con partecipanti, membri o sponsor, oppure quella «interna» con l università stessa e gli studenti, di cui mi occupo personalmente io perché studentessa in primo luogo. Ci teniamo infatti a non fare passare inosservato questo evento a tutti noi della facoltà perché riteniamo che vedere e sentire questi personaggi, che di solito troviamo solo sui libri, «dal vivo» sia un occasione da non perdere. Mario Boldini (USI) abbiano delle sicurezze e siano monitorati costantemente, qualcosa sfugge sempre. Un altra problematica che voglio esporre a voi lettori è la seguente: È veramente possibile riuscire a digitalizzare le emozioni, l amicizia e l amore e trasmetterla agli altri sotto forma di input elettronici? Si riesce ad innamorarsi veramente via internet? Quali sono le conseguenze? Penso che ciò non sia possibile o sia possibile in parte. Infatti internet abbatte quel muro di «timidezza», di confronto diretto con l altro interlocutore, in modo da permetterci di dire tutto quello che pensiamo anche diventando addirittura qualcun altro. Un altra problematica secondo me è che la gente preferisca parlare attraverso un computer piuttosto che uscire di casa, isolandosi e trasmettendo solamente dalla propria postazione. Trovo difficile comprendere questo nascondersi e nonostante impieghi questo sito per sentire gente che non vedo spesso o che è lontana da me, non concepisco il fatto di volersi rinchiudere in questi spazi fatti di immagini, parole e sostanzialmente nulla di fisico, dove tutto ciò che oggi è presente, domani, potrebbe non esserci più. Alla fine interagiamo con una serie infinita di persone dove gli amici sono tutti e nessuno, dove i byte di testo si sprecano e si mescolano in un server, invece di seguire questa corrente perché non si esce di casa ci si ritrova e si cercano veramente gli amici su cui si può contare sempre, quelli veri che potresti chiamare anche di notte e sarebbero sempre disponibili? PENSATECI Paolo Betti (SUPSI) Perugia è una città tutta in salita. Da quando, arroccata sul colle, la si scorge dalla superstrada, quasi un nido incastonato tra la terra e il grigio dipinto del cielo, fino all acropoli ventosa, cuore pulsante del capoluogo umbro che ospita il centro storico, è sempre la salita a farla da padrone. Ricorda quasi un labirinto esploso in altezza, un dedalo di viuzze ripide e pendenti posizionato a picco sulla valle del Tevere da dove, sentinella di un ricco entroterra, Perugia domina le colline tutte intorno in una posizione difensiva straordinaria, come straordinaria e ricca è la storia di questa città. Etrusca dapprima, romana in seguito, poi libero comune, Città dello Stato Pontificio, Città del Regno d Italia, Perugia si è infine guadagnata lo scudo di capoluogo di Regione nell attuale Repubblica Italiana. Percorrerla a piedi è tutto un saliscendi tra scalinate, strettoie, strade invase da un pacifico esercito di auto parcheggiate da ambo i lati. E rigorosamente in divieto di sosta. Gli edifici, antichi ed austeri, i marmi, le murature intorpidite da una patina di grigio pulviscolo, sembrano sorvegliare il via vai di gente, perlopiù studenti, che ogni giorno percorrono le strade sui ciottoli di questa città, che è sede di una delle più antiche università italiane (1308) e della maggiore Università per stranieri d Italia. E proprio a Perugia si è tenuto questo mese il Festival Internazionale del Giornalismo, edizione seconda, una scommessa dell Ordine dei Giornalisti e della Regione Umbria per mettere a confronto i diversi «giornalismi» del grande villaggio globale e per presentarli al pubblico. Così, dai grandi nomi alle testate meno conosciute, oltre 50 tra conferenze e dibattiti, il mondo giornalistico italiano si è dato appuntamento nel capoluogo umbro per discutere dei temi dell ambiente e dell economia, del rapporto tra i media e il potere, dei percorsi professionali fino all evoluzione dell informazione confrontata con le sfide della comunicazione globale e delle nuove forme del giornalismo raccontato e partecipativo. E al Festival Internazionale del Giornalismo c era anche una delegazione de L universo, nella sua trasferta in terra umbra a caccia di esperienze da raccontare. La nostra redazione è stata infatti invitata, proprio a Perugia, a prender parte a una tavola rotonda organizzata con altri cinque giornali universitari provenienti da tutta Italia e volta a presentarne le iniziative editoriali di giovani giornalisiti in erba. Moderata da Luca De Biase e Cristina Tagliabue di Nova Il Sole 24 Ore, la due ore di confronto è stata occasione per parlare delle varie esperienze maturate sul campo, del legame non sempre pacifico con il mondo accademico, delle ingerenze della politica e del mondo editoriale. È stato evocato il problema della presenza di una «casta», quella dei giornalisti, che tende a chiudersi su sé stessa in solitario isolamento, bloccando le assunzioni e sottoponendole a giudizi dettati più dal colore politico che dal merito. Particolarità, questa, invero tutta italiana. Dal canto suo, L universo ha presentato i suoi numeri, la tiratura in copie, le 10 uscite annuali, la collaborazione con un quotidiano come il Corriere del Ticino, caratteristiche che non hanno pari in Italia e che hanno suscitato l interesse dei presenti, oltre a numerose domande e sollecitazioni. L occasione è stata anche quella di portare l esperienza editoriale della Svizzera Italiana, i colori della nostra Università e della città che ci ospita e di ricordare ai nostri interlocutori che c è un piccolo pezzo d Italia che appartiene a un altro Paese. Ma che è legato all Italia dalla lingua, dalla cultura e anche da problematiche e opportunità comuni. Giuliano Guerra (USI)

3 3 «Libera informazione di un libero Stato» Ed ecco che il Vaffanculo Day (V2-Day) si sdoppia il 25 aprile in tutta Italia E chi non conosce Giuseppe Piero Grillo? O meglio conosciuto come Beppe Grillo, il più popolare comico italiano ed uno dei più straordinari comunicatori dei nostri tempi. Tra i blog in lingua italiana, secondo la classifica aggiornata dei blog italiani della blogbabel. com, il suo è quello che ha il maggior numero di visitatori, sia in Italia che nel mondo (oltre 500 mila accessi giornalieri dati settembre 2007). Attraverso il suo diario online, Beppe Grillo ha dato vita ed avvio a diverse iniziative, fra le quali possiamo ricordare Via dall Iraq (ovvero la richiesta di ritirare le truppe italiane dall Iraq), Gli schiavi moderni (storie di giovani italiani che hanno vissuto e vivono esperienze di lavoro precario da cui un libro edito dallo stesso Grillo) e infine anche il V-Day (Vaffanculo-Day, iniziativa popolare con l intento di «pulire» il Parlamento Italiano). Quest ultima iniziativa è una via di mezzo tra il D- Day dello sbarco in Normandia e la «V di Vendetta» (il film). La sua nascita è dovuta al fatto che dal 1943 non è cambiato nulla nella politica di tutti i giorni ed è ora che la popolazione italiana sia meglio informata e partecipi attivamente alle scelte politiche. Come ha chiaramente detto Grillo in una delle sue tante interviste «l idea del V-Day è stata di dare voce a coloro che non hanno voce». Ed ecco che il 25 aprile 2008 si terrà nelle piazze di tutta Italia il V2-Day manifestazione tanto attesa che segue appunto il primo V-Day tenutosi l 8 settembre 2007 in circa 200 piazze italiane. Entrambe i V-Days sono dunque patrocinati da Beppe Grillo con l intento di smuovere il popolo italiano e di dare una svolta alla politica, perché «bisogna dare spazio ai cittadini» come scrive Grillo nel suo blog. L organizzazione del primo V- Day ha avuto un tale successo che la manifestazione si è prolungata anche il giorno seguente raggiungendo all incirca quota firme uniche e autenticate di cittadini maggiorenni italiani (dati presi da e quindi superando abbondantemente il tetto di firme necessario per far iniziare alla proposta di legge il suo iter parlamentare. Mentre il primo V-Day aveva come tema portante il «Parlamento Pulito», ovvero la richiesta di mettere al bando i candidati condannati dalle cariche pubbliche, limitare gli incarichi a due mandati e introdurre l elezione diretta dei parlamentari; il V2-Day si incentrerà sul tema dell informazione in Italia, infatti lo slogan della manifestazione è «libera informazione di un libero Stato». Si tratta di una nuova iniziativa politica che porta a referendum ben tre argomenti: l abolizione dell ordine dei giornalisti di Mussolini (presente solo in Italia), la cancellazione dei contributi pubblici all editoria e l eliminazione del Testo Unico Gasparri sulla radiotelevisione, ovvero per un informazione libera dal duopolio partiti-mediaset. Il V2-Day è dunque il seguito di una protesta popolare che, purtroppo, pare sia stata messa «in cantina» dal Senato italiano. Nel suo blog Beppe scrive che «il V- Day ha fatto venire allo scoperto i media, i cani da guardia del potere. I giornalisti, prima hanno ignorato il milione e mezzo di persone del V-Day, poi hanno cercato di diffamarmi e ora vogliono mettere tutto a tacere». Ma «i cittadini hanno il diritto di essere informati; senza questo diritto non c è democrazia. Il rinnovamento del Paese inizia dai Comuni e dalle Regioni. Il rinnovamento inizia dai giovani. La libertà inizia dall informazione libera», e tutti gli italiani sono invitati a partecipare con le loro firme «per un nuovo Rinascimento». Nadia Lischer (USI) dalla prima pagina Tibet: tra la censura cinese e del mondo ranno proprio in Cina quest estate (che tra l altro avevano già causato polemiche per via del mancato rispetto dei diritti umani nel paese in questione). Ma tanto ci sono le autorità che metteranno fine a tutto questo, che puniranno la Cina per i suoi comportamenti illeciti vero? E invece no, come sempre prevalgono gli interessi economici e politici, la Cina acquista sempre più potere sulla scena mondiale ed è un peccato perderla e poi i nostri lavoratori costano di più, mentre quelli li, i cinesi, li possiamo pagare meno. Chiudiamo dunque un occhio su ciò che accade, facciamo finta di non vedere. Come al solito. Il futuro del mondo è sempre in mano alle solite persone che decidono sempre allo stesso modo. A volte, troppe volte ormai, mi chiedo cosa spinge l uomo a considerarsi tanto superiore, cosa ci fa pensare di essere tanto intelligenti. La situazione in Tibet è solo una delle innumerevoli catastrofi causate prevalentemente da noi, e troppo spesso non si fa nulla per cambiare. Chi ne ha la possibilità perché occupa una postazione lavorativa che glielo permette, spesso la butta via perché accecato dal potere, dal denaro, e bada solo ai propri interessi (o a quelli di poche persone). In fondo il ragionamento logico che tutti quanti facciamo è sempre lo stesso: finché sto bene io non mi devo preoccupare. E così si va avanti in un mondo pervaso da odio e rabbia che, se continuiamo così, stiamo distruggendo con le nostre mani. Concludo con le seguenti parole, lette da qualche parte anni fa, ma che mi tornano in mente ogni volta che sento dell ennesimo atto di ingiustizia e di stupidità dell uomo, parole che accompagnano quelle lanciate dal Dalai Lama nei suoi innumerevoli appelli alla pace e alla speranza che finalmente l uomo capisca che sta sbagliando direzione: «solo quando l ultimo fiume sarà prosciugato, solo quando l ultimo albero sarà tagliato, solo quando l ultimo animale sarà ucciso, solo allora capirai che il denaro non si mangia». Alessia Bergamaschi presenta Code Incidenti Controlli Meteo 24/24 7/7 in diretta sul cellulare! Ricevete le informazioni stradali sul vostro cellulare. Per ogni nuova segnalazione nella vostra regione suona un allarme! TRAFFICO A2 Chiasso-San Gottardo, tra Lugano-Nord e Galleria del Dosso di Taverne, traffico bloccato, incidente. AM 10 C 3800 m Sabato 23 PM 13 C 3500 m 800 m 3900 m 3700 m Lugano Altra possibilità: Allarme Ticino per SMS Per radar, controlli e infostrada: inviate START CTI al numero 363 Per radar e controlli soltanto: inviate START CTI1 al numero 363 (20 ct/sms ricevuto) Per disattivare il servizio: inviate STOP CTI rispettivamente STOP CTI1 al numero Inviate un SMS: CDT al numero Scaricate l applicazione 3. Non perdete più tempo sulla strada! Costo dell SMS d installazione: 20 ct (Trasferimento dei dati non incluso) Maggiori informazioni:

4 4 Master, ma quanto ci vieni a costare? Intervista a Mauro Dell Ambrogio a proposito della Riforma di Bologna Nella Dichiarazione di Bologna è menzionato, tra gli obiettivi del nuovo sistema, quello di favorire la mobilità dei cittadini, in particolare tramite l adozione del sistema dei crediti ECTS, «atto ad assicurare la più ampia e diffusa mobilità degli studenti», essendo i crediti riconosciuti dalle varie università. La realtà, d altra parte, mostra un grande numero di studenti che nel passaggio da un università all altra sono costretti a sobbarcarsi di corsi integrativi al fine di recuperare i crediti «persi» nel passaggio da un istituzione all altra, a causa del mancato riconoscimento di questi ultimi, e questo non solo nel caso in cui il bachelor di provenienza sia incompatibile col Master che si accingono a fare. A tal proposito abbiamo rivolto alcune domande di chiarimenti al Segretario di Stato per la formazione e la ricerca Mauro Dell Ambrogio. Secondo Lei, sarà possibile prendere provvedimenti al fine di ovviare a questi spiacevoli inconvenienti? «I crediti di studio misurano le prestazioni date con successo dallo studente, senza però garanzia di specificità: l università deve quindi riconoscere il credito certificato da un altra nella quantità, ma può prescrivere moduli diversi. Da qui i debiti. Regole o accordi tra università limitano queste diversità. Lo studente che inizia e conclude gli studi presso la medesima università e intende conseguire alcuni crediti come ospite presso Mauro Dell Ambrogio. un altra università nel corso degli studi, è quello più protetto: può pretendere assicurazioni di riconoscimento preventive e fare affidamento su di esse. Lo studente che invece interrompe gli studi in una università per continuarli in un altra è più esposto al rischio di non vedersi riconosciuta la specificità dei crediti acquisiti, e deve quindi opportunamente informarsi prima. Per il portatore di un bachelor che si iscrive al master in un altra università, il caso che principalmente si voleva favorire con la Dichiarazione di Bologna, rispondo più avanti». Allo stesso modo, la «particolare attenzione» rivolta «all accesso alle opportunità di studio e formazione ed ai correlati servizi» e la «rimozione degli ostacoli» al fine di incentivare la mobilità sono obiettivi che non mi sembrano ancora del tutto raggiunti, visti gli elevati costi di un master. Mi spiego: se la creazione dei due cicli di studio separati è motivata in quanto tentativo di agevolare la mobilità e rimuovere gli ostacoli a quest ultima, come si spiegano i costi del ciclo di secondo livello (del master, per intenderci)? Secondo Lei sarà possibile, anche qui, qualche provvedimento atto a cambiare la situazione? È magari già stato fatto qualcosa? «Nel confronto internazionale i prezzi per la formazione di base universitaria in Svizzera, largamente pagata dalla mano pubblica, non sono particolarmente elevati. Di regola le tasse sono le medesime a livello bachelor e master. Altra cosa sono beninteso di masters of advanced studies, che fanno parte della formazione continua, non di quella di base, offerti a professionisti già in carriera. Per essi le università non ricevono soldi pubblici e devono coprire integralmente i costi. Il prolungamento degli studi necessario a recuperare debiti di studio costituisce evidentemente un costo supplementare per lo studente, per il mantenimento e le mancate possibilità di reddito. Allo stesso modo del resto del tempo impiegato a recuperare moduli per esami non superati. È raccomandata una pianificazione del tempo necessario, in rapporto alle proprie capacità. Gli studenti migliori sono ambiti dalle università: chi certifica ottimi risultati può negoziare sui debiti o sulle modalità di recuperarli, o rivolgersi altrove. La mobilità non è invece una scappatoia per chi fatica a concludere gli studi». Liberalauto! Perché viaggiare sempre da soli? Quante ore fermi in colonna, quanti motori accesi, quante strade intasate e quasi tutte le automobili hanno una sola persona a bordo. Liberate l auto! LIBERALAUTO, per la prima volta in Svizzera, è un modo di viaggiare ecologico. È un modo per inquinare meno, per creare meno ingorghi. Condividere il viaggio con altre persone è un atto di altruismo: meno consumi e meno traffico. Perché non provare, almeno per una volta? Liberalauto è un evento speciale, un esperimento che coinvolge chi ha voglia di aiutare l ambiente e anche di vivere una giornata diversa dal solito. Se v iscrivete sul nostro sito web potete scoprire chi fa il vostro stesso tragitto e viaggiare con lui o o con lei; oppure potete annunciarvi e offrire un passaggio a chi Nel passaggio da un bachelor SU- PSI ad un master universitario, è necessario in molti casi recuperare crediti, dato che i crediti guadagnati durante il ciclo di studi SUPSI non sempre sono riconosciuti, anche se l ambito di studio rimane il medesimo. Sarà possibile, in un futuro, agevolare il passaggio da una SUPSI ad un università, modificando tali politiche? «Le conferenze dei rettori hanno recentemente stabilito una lista delle concordanze, valida per tutte le università e SUP svizzere, che limita da zero a 60, a dipendenza dei casi, il debito pretendibile dal portatore di un bachelor che si iscrive ad un master concordante in un altra sede. Fuori dalle concordanze, bisogna prima conseguire un nuovo bachelor: con un onere inferiore a 180 crediti se singoli moduli sono affini (p.e. un giurista che passa ed economia). È pensabile che sul mercato del lavoro il portatore di due bachelor, conseguibili in meno di sei va nella vostra stessa direzione. Il sito diventerà il luogo d incontro nel quale formare gli equipaggi. La giornata speciale sarà poi il 9 maggio, quando Rete Tre seguirà i vari equipaggi nei loro spostamenti con collegamenti, interviste, approfondimenti, musica e umorismo. Una giornata speciale dedicata al viaggio ecologico e all incontro. Chi offre o riceve un passaggio il 9 maggio ha diritto a partecipare al gioco Autoscatto. Cosa bisogna fare? Durante il tragitto, fermatevi qualche secondo per scattare una fotografia che «racconti» il vostro viaggio. Fra i membri dell equipaggio verranno estratti alcuni premi, fra cui un mega scooter elettrico del valore di circa 4 mila franchi, buoni viaggio e carte giornaliere per i mezzi pubblici. anni se non completamente discordi, sia favorito rispetto al portatore di un master. Molti studenti scelgono di intraprendere un esperienza lavorativa dopo il bachelor, per poi affrontare il master in un altra sede di studi più tardi, e con comunque già qualcosa in mano. Anche queste possibilità sono state aperte, su scala continentale, dalla Dichiarazione di Bologna». «L universo» Giornale studentesco universitario indipendente Esce mensilmente come supplemento del Corriere del Ticino Sede via G. Buffi Lugano Direttore responsabile: Giancarlo Dillena Direttore: Desirée Haupts Viviana D Angelo (USI) Vicedirettore: Giuliano Guerra Capo redattore Lugano: Mario Boldini Capo redattore Mendrisio: François Steul Coordinatore SUPSI: Paolo Betti In redazione: Lucas Gianoli Silvia Di Bitetto Viviana D Angelo Salvatore Vitale Luca Ferretti Davide Guzzetti Andreas Kalpakci Simona Sala Tesciat Armando Passuello Artem Spiridonov Fulvia Basile Isabel Indino Bergomi Serena Alessandra Angelucci Nadia Lischer Alessia Bergamaschi Vignettista: Viviana D Angelo Risorse umane: Elizabeth Camozzi Finanze: Francesca Papanastasiu Relazioni esterne: Desirée Haupts Web & Informatica: Marco Boneff FAIR_PLAY FILM & VIDEO award LUGANO 2008 COMUNE DI MASSAGNO APRIL CINEMA LUX, MASSAGNO K10, VIA LAVIZZARI 10

5 5 Faccia a faccia con il proprio lavoro Intervista a Jonathan Sergison, ospite all Accademia per un atelier Jonathan Sergison, nato nel 1964, si laurea nel 1989 nella Architectural Association a Londra. Dopo aver lavorato negli uffici di David Chipperfield e di Tony Fretton nel rispettivamente , apre con Stephen Bates l ufficio Sergison & Bates nel Dopo aver insegnato in varie scuole britanniche, come l AA a London e l università di Bath, è stato invitato ad insegnare alla ETH a Zurigo dal 2003 al Attualmente insegna alla scuola di architettura del politecnico federale di Losanna. Con Stephen Bates scrive e cura delle conferenze. È stato invitato a guidare un atelier di progettazione dall inizio del semestre invernale 2008 alla AAM. Lei scriveva in un libro che «il contesto non è necessariamente un luogo ma un conglomerato contemporaneo di condizioni architettoniche». Quali sono queste condizioni e sono applicabili in modo specifico o generale? «Quando iniziamo a lavorare su un nuovo progetto, la parola contesto è un conglomerato singolare di fattori, considerando non solo i fatti fisici della situazione che vogliamo incorporare e apprezzare, ma anche quelli ai quali vogliamo dare una risposta. Il nostro lavoro si svolge sempre di più fuori dai confini della nostra situazione originaria e familiare Londra e la Gran Bretagna e siamo dunque impegnati a capire le situazioni tramite la cultura, la sociologia e la fenomenologia. La situazione fisica avrà un impatto maggiore sul nostro modo di reagire: per esempio, una parte della nostra risposta non considera solo la topografia del sito, ma anche la comprensione dell edilizia in modo tale che la nostra proposta sia realistica e fattibile. Penso che sia provocatorio allestire una mostra sulla costruzione in mattone in un luogo dove una cultura di questo modo costruttivo non è cosi forte. Se avessimo domani la possibilità di progettare a Mendrisio, non penso che inizieremmo a pensare ai mattoni. La nostra ricerca sui modi costruttivi è una parte integrante del nostro lavoro». Il suo ufficio ha condotto il restauro del padiglione solare di Peter e Allison Smithson nel Quale sono state le esperienze acquisite tramite questo restauro? «È stata un esperienza educativa molto privilegiata. Abbiamo ammirato il progetto per tanto tempo. Quando abbiamo insegnato alla AA nel primo anno, il compito degli studenti era di analizzare l edificio con tanta cura come l approccio critico all architettura richiede. Tramite questo lavoro, abbiamo avuto l opportunità di incontrare il secondo proprietario dopo gli Smithson, che ci ha aiutato molto. Nello stesso periodo del nostro incontro, un architetto di Zurigo aveva fatta la stessa richiesta. Abbiamo scoperto che si trattava di un amico nostro, Bruno Crooker, che faceva la ricerca preliminare per il suo libro Complexity and Ordinaryness. Quando abbiamo scoperto anni dopo che il padiglione era da vendere, abbiamo provato a organizzare i soldi. Alla fine, un amico nostro e graphic designer molto bravo, che ha anche curato il libro di questa mostra Brickwork ha comprato l edificio. Penso che il secondo proprietario sapesse che voleva chiederci di restaurare l edificio e si fidasse di lasciarlo nelle mani di questo uomo, anche perché si sentiva molto responsabile del suo destino. Alla fine, si poneva per noi una domanda molto dura alla quale rispondere: come comportarsi verso questo edificio tanto ammirato da noi ed integrare il restauro necessario dopo quarant anni di uso? Era stato progettato in un modo molto particolare, come una forma molto ruvida una sorta di camping house e questo secondo la coppia Smithson, proveniente dal nord dell Inghilterra. L idea iniziale era di restaurare completamente il padiglione, però ci eravamo resi conto della stupidità di questa proposta. Gli Smithson parlavano nei loro testi del comportamento del materiale esposto al clima britannico e come con il passare del tempo l edificio acquistava una patina di usura. Il legno della facciata teak è diventato colore argento e si è avvicinato al colore dei serramenti dei vetri e del resto dell involucro, eseguito in alluminio. Il nostro compito era dunque di preservare questa qualità, ma allo stesso momento intervenire in modo molto pratico quanto necessario: sostituire il legno ammuffito ed inserire un riscaldamento dentro un pavimento sandwich tra la soletta del piano terra e del primo piano. Era meraviglioso poter smontare l edificio intero con degli artigiani specialisti di costruzioni nel campo del restauro. Per noi architetti una cosa molto interessante, perché spesso la costruzione dell edificio si rivela più interessante del risultato finale. Invertendo il processo, abbiamo potuto analizzare l edificio come degli archeologi studiando com è stato costruito. Speriamo che l edificio sia abitabile per altri quarant anni». Quali sono i vostri riferimenti nel campo dell architettura considerando il mattone, in patria come all estero? Per esempio il rapporto con l architettura di Alvar Aalto o Sigurd Lewerentz? «Aalto non è tanto un architetto di riferimento per Steven e me, al contrario di Lewerentz. Il suo nome è menzionato in due testi diversi contenuti nel catalogo della mostra Brickwork. I progetti costruiti alla fine della sua vita sono dei veri capolavori, però non si deve dimenticare un altro punto di riferimento: l architettura di Louis I. Kahn. Nel nostro paese, due dei riferimenti architettonici maggiori sono Leslie Martin e Colin Sergison Wilson, forse sconosciuti all estero. Sono importanti perché hanno cercato di tradurre una cultura di costruzione scandinava in un contesto anglosassanne. La loro affinità per lo stesso materiale di costruzione, il mattone, spiega anche perché erano così importanti come punti di riferimento. Il riferimento a Sigurd Lewerentz è stato dunque stabilito in un modo indiretto tramite questi due predecessori, in un certo senso». Nel suo modo di progettare, lo sviluppo di nuovi campi di materiali e nuovi metodi di costruzione sembra non essere un compito esplicito. Succede piuttosto di valutare dopo una prolungata ricerca, se secondo la situazione e il concetto architettonico del progetto, nuovi materiali e metodi siano adeguati o richiesti. Fino a che punto lei prova a spingere questo approccio? Lei è interessato a sviluppare per ogni progetto dei «prototipi»? «Posso dire che questo non è proprio il nostro compito. Ma un altra domanda molto importante implica per noi queste domande: ci sarà un giorno nel futuro, quando non avremo più bisogno di sviluppare nuove soluzioni, ma che potremo usare con buona fede le conoscenze accumulate? In questo rapporto, il lavoro dell architetto Alvaro Siza si rivela molto utile, sopratutto alla fine degli anni settanta: ha saputo esattamente come voleva costruire ed è riuscito ad acquistare una libertà scultorea e plastica molto raffinata. Questa distingue le sue opere e le rende molto ammirabili. Al contrario, troviamo una pratica di ufficio di architettura molto legato alla novità di materiali ed altre soluzioni, esplicito come nell ufficio di Herzog & DeMeuron. Steven e io non siamo interessati a questo tipo di novità. Quando lavoriamo nel nostro ufficio e parliamo intensamente sul concetto per un determinato progetto, emerge il concetto del materiale, anche in relazione con le qualità del sito. Pian piano i nostri lavori più complessi si sono spostati fuori dall Inghilterra. Siamo confrontati con una cultura di costruzione in mattone molto forte ed attiva, dove esistono tipi di mattoni interessantissimi e sconosciuti in Inghilterra. È dunque un passo logico in avanti quello di approfondire questo materiale in tale contesto. Abbiamo però un altro progetto a Ginevra, in Svizzera, dove era chiaro che questo discorso non era adeguato per la città con la sua storia. È molto più interessante rendere omaggio alla cultura del calcestruzzo armato prefabbricato degli anni cinquanta e sessanta, che troviamo molto bella. Insomma, la materialità concreta dell opera finale sorge ovviamente solo dopo un laborioso sviluppo dell idea schizzata all inizio». Secondo lei, la prefabbricazione e il montaggio veloce si impongono come dei limiti o dei vantaggi a questo tipo di ricerca e metodo di lavoro? «Non penso che ci sia bisogno di considerarli come limiti, perché spesso le cose che sono più importanti per noi sono anche un misto tra elementi prefabbricati e elementi artigianali. Un edificio totalmente costruito con elementi prefabbricati è di poco interesse per noi. Le revisioni recenti dei progetti costruiti negli anni sessanta dimostra che questi falliscono per la loro assoluzione sul piano concettuale, però è molto più interessante che dire che un elemento specifico dell edificio sia prefabbricato, ma non l intero, una supposizione inutile. Piuttosto, si tratta di una tensione che esiste tramite quello che sia logico e adeguato e quello che uno vuole veramente. Mi ricordo, quando abbiamo fatto il concorso per il museo in Danimarca, siamo stati coinvolti prima in una ricerca per un periodo di cinque anni su metodi di costruzione di legno prefabbricati. Durante le nostre discussioni, è stato subito chiaro per Steven e me che sarebbe stato molto bello lavorare con il peso e lo spessore Stephen Bates e Jonathan Sergison all Accademia di Mendrisio. del mattone stesso per sviluppare il progetto. In un certo modo era anche una reazione a questa ricerca prolungata. Il concorso dava l opportunità di liberarsi delle convenzioni e della responsabilità di architetto e di buttarsi nella ricerca per proporre qualcosa di nuovo». Come considera il lavoro di restauro dell Historisches Museum sulla Museumsinsel a Berlino, di David Chipperfield, considerando anche di avere lavorato nel suo ufficio? E quello del Palazzo del governo della Repubblica della Germania Democratica, adesso distrutto? Lei si potrebbe immaginare di costruire a Berlino? «Devo essere sincero e dire che non conosco molto bene la città, anche se mi piacerebbe conoscerla meglio. Contiene una ricca e complessa eredità architettonica di due secoli. Ho lavorato proprio su quel concorso durante il mio periodo di lavoro da David Chipperfield e penso di poter dire che si tratta del suo capolavoro. Penso che stia facendo qualcosa di molto polemico e ugualmente radicale. Devo menzionare che collabora su questo progetto con l architetto Julian Harab, che era coinvolto nel restauro del Sir John Soane s Museum a Londra. La sua conoscenza dell architettura di quel tempo, legato ad un certo pragmatismo che Chipperfield ha acquistato sicuramente durante il suo lavoro per Norman Foster sono una combinazione molto forte per questo compito. La cura, con quale lasciano le stanze come dei elementi archeologici, rispecchia un approccio coraggioso in confronto all uso della ricerca. Il secondo progetto che lei menziona è multo stupido. Non posso capire la logica di questo progetto. So bene che noi come architetti viviamo oggi in un mondo dove la domanda di che cosa è mantenuto farà parte del nostro lavoro quotidiano, ma non penso che esista una sola risposta giusta. Un edificio si comporta in modo diverso secondo la situazione. Esistono dei posti e delle situazioni, dove alla fine, l unica cosa che rimane possibile fare è quella di migliorare l esistente. Non voglio difendere l approccio moderno della tabula rasa, però la soluzione applicata a Dresden per la Frauenkirche, che ho potuto visitare, non la vedo come tale. Molte cose sono stato distrutte nel passato, sopratutto durante la seconda guerra mondiale, ma penso che sarebbe meglio rispondere con un urbanismo contemporaneo e adeguato alle nuove richieste della situazione invece di ricostruire qualcosa di distrutto nel passato. Diviene una finzione, qualcosa di finto ed illusorio in un certo senso». Dal prossimo semestre, lei insegnerà alla AAM. Cosa si aspetta da questo lavoro, pensando che l ambiente è molto diverso in confronto ad altre scuole, anche per la lingua? «Sono stato invitato da questa scuola anche prima, e so bene che la scuola è molto diversa sopratutto in confronto alla ETH di Zurigo. È una scuola molto ampia ed in confronto, l AAM è di scala inferiore con meno studenti, dove i cambiamenti si fanno sentire molto più velocemente. Sono molto contento di confrontarmi al mondo italiano, essendo un inglese, sempre attratto verso il sud e la luce. Sarà piacevole viaggiare ogni settimana per un certo periodo sempre verso sud per arrivare a questa scuola. Esporrò gli studenti nel primo semestre al mio mondo di lavoro. Qualcos altro sarebbe sbagliato. Il programma avrà come zona di progettazione la città di Londra. La città più grande d Europa ha anche una richiesta immensa di housing. Voglio esporre gli studenti di Mendrisio a questa richiesta e metterli in contatto con amici miei che sono coinvolti nella ricerca sullo sviluppo futuro di Londra. Spero di creare così anche un confronto tra Londra e le sue qualità urbane e Mendrisio con la sua prossimità a Milano. Spero anche di poter approfondire una ricerca sulla cultura architettonica incredibilmente ricca degli anni cinquanta e sessanta della città, ma innanzitutto sono emozionato di iniziare a lavorare in questa scuola». A cura di Artem Spiridonov e Francois Steul (Accademia)

6 6 Come avvicinarsi al mondo del lavoro? Incontro con Valentino Benicchio alla Datamars di Bedano In occasione della visita dello scorso mese alla Datamars di Bedano, azienda leader per lo sviluppo, la produzione e la vendita di componenti elettronici ed apparecchi per l identificazione RFID è stato possibile avere delle risposte a quelle domande che spesso affliggono i neo-laureati. Tra queste vi sono: quali caratteristiche sono maggiormente ricercate in un candidato? Quali canali permettono ai neo-laureati di trovare impiego? Lo scopo della visita era quello di conoscere dapprima la gestione finanziaria di una ditta e di capire in seguito il significato e l importanza del business plan adottato. Un ottima opportunità! Ma l università non dovrebbe unicamente pensare a soddisfare le esigenze didattiche degli studenti, ma anche tenere in considerazione quelle personali. A tal proposito ho ritenuto di sfruttare al meglio questa occasione, ossia quella della visita alla Datamars, per porre domande sulla problematica «neo-laureato-primo impiego». Ne sono scaturite conclusioni interessanti e, soprattutto si è chiarito quali sono le vere esigenze per l industria davanti alla tematica legata all inserimento nel mondo del lavoro dei nuovi professionisti. Ho incontrato il Sig. Valentino Benicchio, responsabile delle Risorse Umane Datamars, con il quale ho approfondito le opportunità di impiego dei neolaureati. e, udite udite! Non bisogna solo essere studenti modello per potersi aggiudicare un posto di lavoro! Infatti la procedura adottata dalla Datamars in particolare ma, anche dalla stragrande maggioranza delle aziende, è la seguente: dapprima viene effettuata la ricerca del candidato ideale per una funzione specifica. Questo, spiega Valentino Benicchio, avviene attraverso canali molto diversi, come la pubblicazione diretta sui vari principali quotidiani, rubrica annunci professionali, nei quali si definiscono la figura professionale ricercata, si specificano i compiti e le responsabilità, i requisiti necessari richiesti al candidato, senza tralasciare però anche ciò che la società offre. Questo metodo diretto di pubblicazione, assieme al secondo metodo che è la pubblicazione del posto vacante sul proprio sito aziendale, è considerato il canale privilegiato in quanto consente all azienda di contenere i costi di ricerca. Inoltre si ottengono candidati «spontanei» e quindi maggiormente interessati. L alternativa alla pubblicazione diretta è quella di incaricare una società di head-hunting, testualmente chiamata cacciatori di teste, affinché trovino la persona adatta alla posizione offerta. Questo canale viene utilizzato prevalentemente per figure professionali medio-alte, ossia quadri-dirigenti. Risulta essere però più costoso e i tempi di selezione del candidato più lunghi, in quanto vengono effettuati dei test di idoneità. Infine, si può anche optare per la ricerca di personale attraverso internet, appoggiandosi ai vari portali quali «Gate24» o «Monster», ecc. Fin qui, sembra non essere troppo difficile trovare un lavoro ma poi in realtà, quante possibilità ci sono per essere ritenuto il candidato ideale? La risposta è rincuorante, le caratteristiche evidenziate dal Signor Benicchio sono: la personalità, la propensione alla creatività e all innovazione, l ambizione, le conoscenze linguistiche e tecniche. In particolare per quest ultima, non si guarda unicamente la nota del lavoro di diploma, ma si tiene in considerazione anche l andamento generale di tutto il percorso formativo. «È importante precisare che un periodo negativo non è penalizzante», dice Benicchio, «ognuno ha i propri momenti di difficoltà, l importante è riuscire a superarli». «Inoltre», continua, «è importante che ci sia la volontà del candidato a un continuo e costante aggiornamento formativo, necessario per la propria crescita professionale, soprattutto per coloro che seguiranno un percorso professionale di natura tecnica-ingegneristica». La cosa interessante che viene in seguito enfatizzata, è la sempre maggiore predisposizione ad intraprendere nuove esperienze all estero, soprattutto per le ditte che operano a livello internazionale. Come possiamo immaginare, Datamars è quindi favorevole a sostenere una politica interna che punta anche all assunzione di neolaureati senza esperienza, disposti ad affrontare sfide professionali non solo in Ticino, dando così la possibilità al candidato di perfezionare anche l aspetto linguistico. L inglese ormai è ritenuto una lingua indispensabile. Occorre precisare inoltre, che una società tecnologica ha sempre bisogno di inserire menti fresche. Ciò consente all azienda di ricavarne nuove conoscenze tecniche, nuova vitalità, creatività ed innovazione, caratteristiche indispensabili per continuare ad evolvere mantenendo però La Forza di uno sguardo Il sorriso della speranza Da qualche mese a questa parte il suono della sveglia è diverso, non è più il solito stonato e fragoroso senza il quale neanche le cannonate potevano svegliarmi, ora è più sommesso, cantilenante e fa «Uhe, uhe uh, uh, uheeee»; ha anche un nome, si chiama Alessia e il 17 Dicembre scorso è venuta al mondo rendendo l ultimo Natale il più felice fra tutti quelli che io e mia moglie abbiamo passato. Questa sveglia ha solo un difetto suona circa un ora e mezza prima di quando dovrei realmente alzarmi e questo non semplifica certo la mia situazione. Sono un ragazzo come tanti altri, che vive e lotta per far si che un giorno alla propria famiglia non manchi nulla, ma ogni giorno diventa sempre più pesante. Ho quasi 34 anni e tre anni fa, come spesso ho fatto, mi sono rimesso in discussione, questa volta però ho fatto le cose in grande è così ho sposato una bellissima ragazza svizzera, mi sono trasferito da Milano, ho lasciato il mio lavoro per cominciare una nuova vita. La realtà però è ben diversa dalle aspettative; non ho trovato subito lavoro come tutti mi assicuravano, si è però presentata l opportunità di realizzare uno dei miei sogni più grandi ed interrotto prematuramente qualche hanno prima: diventare architetto. Ora frequento la Supsi a Trevano e per contribuire al sostentamento della famiglia mi arrangio come posso nei week end; è dura e non nascondo che negli ultimi giorni più volte ho pensato di mandare tutto all aria e trovare qualsiasi altro lavoro purché mi permetta di avere la mente libera dopo aver finito e potermi dedicare come vorrei a mia moglie e ad Alessia, ma poi la sveglia comincia a suonare e io mi accosto a lei per tenerla tranquilla mentre la mamma va a prepararle il latte. In questo momento avviene la magia : incrocio il suo sguardo e vedo che i suoi occhi brillano e risponde alle mie sciocche parole con un sorriso così bello che apre il cuore; agita braccia e gambe come se volesse prendere il volo, poi afferra con la sua piccola e morbida manina il mio dito e tutta quell energia passa nel mio corpo come un scossa elettrica. È un angioletto biondo con gli occhi nocciola e starei ore a guardarla mentre gioca e mi sorride; so che non è possibile, ma di una cosa sono certo continuerò ad impegnarmi e a lottare affinché a lei e alla mia famiglia un giorno non possa mancare nulla. Grazie Alessia!!! Vincenzo Colella (SUPSI) Cambiamenti in vista alla SUPSI di Trevano Motivazione, voglia di cambiare e speranza. Questi gli ingredienti principali che hanno spinto gli studenti del DACD della SU- PSI situata a Trevano, ad agire concretamente verso la nascita di un organo che si occupi di rappresentare e tutelare la classe studentesca. L iniziativa promossa in primis da un gruppo di studenti del corso di laurea di Architettura d interni è stata poi estesa a tutti i corsi di bachelor del Dipartimento d Ambiente Costruzione e Design, che nei mesi di Novembre e Dicembre del 2007 si sono riuniti per discutere di questo progetto; progetto che ha ricevuto riscontri favorevoli da parte dei rappresentanti dei corsi di laurea del dipartimento e che ricerca una partecipazione più ampia a livello dei singoli studenti. Tutto cio è nato durante il mese Studenti che discutono. di Ottobre 2007, dove sono emersi dubbi e perplessità a proposito dell organizzazione scolastica in generale. Discussioni che si sono manifestate inizialmente nelle singole classi e, successivamente, in modo unitario. Da qui la necessità di costituire un organo in grado di mediare tra gli studenti e il corpo docenti e dirigenti,ma anche di rappresentare tutti gli studenti. Valentino Benicchio, Datamars. equilibrato il rapporto tra conoscenza storica e futuristica. Infine, una delle curiosità più grandi è come si svolge un colloquio di lavoro? Alla Datamars, di principio, si effettuano due colloqui. Il primo di natura «esplorativo», onde permettere all azienda di avere un idea istantanea della persona e valutarne il carattere e le sue conoscenze, mentre da parte del candidato capire e conoscere meglio l azienda e quindi valutarne l ambiente di lavoro circostante. In questa prima fase si presentano gli obbiettivi della funzione, i compiti, le responsabilità e le prospettive professionali senza perdere di vista, I primi incontri si sono svolti con la partecipazione di rappresentanti dei cicli di studio in Architettura, Architettura d interni, Conservazione e restauro, Ingegneria civile e Comunicazione visiva. Durante queste sedute sono stati trovati obiettivi in comune e problematiche condivise che hanno indotto i componenti di questo comitato in «allestimento», a ricercare possibili soluzioni per far fronte alla perfettibile logistica dell organo SUPSI. Obiettivi principali che sono coincisi con proposte di miglioramento a livello comunicativo, coordinativo e gestionale fra gli studenti e, tra la classe studentesca e la classe docentedirigente. Inoltre, e non da ultimo, sono emerse aspettative di miglioramento della motivazione individuale. Meta raggiungibile attraverso la risoluzione dei nodi problematici citati in precedenza. I primi passi di avvicinamento sono stati mossi verso la definizione di una struttura gerarchica che sia in grado di essere autonoma e autosufficiente, partendo da un primo stadio distrettuale (Lugano) per arrivare ad un livello cantonale e in una prospettiva futura anche a livello federale. Alcune proposte in questa direzione sono state esposte, discusse e vagliate per riuscire ad inquadrare meglio la situazione e perseguire gli obiettivi prefissati. Gli ultimi incontri svoltisi nel mese di Marzo hanno segnato un importante momento di presa di coscienza degli scopi definitivi del futuro comitato e la stesura pressoché definitiva dello statuto di questo importante organo. Peraltro prima mossa concreta che costituisce la fase iniziale della sua ovviamente, anche l aspetto salariale e di benefit che l azienda offre. Dopo questo primo approccio, si entra in una fase transitoria dove l azienda e il candidato elaborano il colloquio. È abbastanza qualche giorno per capire se un candidato è il collaboratore ideale o se la ditta è quella giusta per iniziare un attività lucrativa a lungo termine. Se così fosse ecco arrivare il secondo colloquio, quello che si spera essere «conclusivo» che permette di rivalutare i temi discussi nel primo incontro e di approfondire la sostenibilità degli obbiettivi da parte di entrambi, ditta e candidato. Una nota importante: «i curriculum apparentemente gonfiati», aggiunge Valentino Benicchio, «sono facili da individuare, e soprattutto poco apprezzati, quindi è sempre meglio affermare il vero ed essere se stessi». Proprio su questo argomento, il responsabile delle Risorse Umane di Datamars mi sottopone una prova tangibile di quanto affermato: «Newsletter Lavoro» di febbraio 2008 riporta un articolo dal titolo «Curriculum Vitae: un pallone gonfiato?». Trovare un lavoro e sostenere il colloquio di assunzione non sembra così terrificante! Datamars offre un contratto a tempo indeterminato con due-tre mesi di prova. Il periodo di prova è necessario ed il contratto a tempo indeterminato ha come obbiettivo di non mettere pressione sulla persona. Durante questo periodo entrambe le parti hanno il tempo necessario per capire se «sono fatti l uno per l altro». Ovviamente, nei primi mesi di lavoro si è affiancati da un ingegnere o da personale con esperienza per favorire l apprendimento e, quando il neo-assunto è pronto, gli si affida un primo progetto. Il concetto di team work non cessa con il fatto di avere acquisito una certa conoscenza ed indipendenza nel lavoro. Scambiare opinioni ed idee con altri colleghi significa lavorare per un obiettivo comune a tutela anche degli interessi aziendali. La comunicazione interna è assai importante e occorre dedicare molto tempo e curare i dettagli di ogni situazione. Ciò è necessario per mantenere un ambiente sereno all interno delle mure aziendali. Infatti ogni anno, quasi tutte le aziende, intrattengono un colloquio bilaterale ossia tra responsabile di dipartimento e il singolo collaboratore «Colloquio personale», al fine di poterne valutare struttura futura, e che precede il coinvolgimento più diretto degli organi direttivi della SUPSI e degli stessi studenti. In seguito, nella fase finale, verrà presentato il comitato definitivo che darà il via alla fase di rinnovamento, la cui partecipazione sarà aperta a tutta la classe studentesca. Quest ultima poi potrà proporre nuove idee che verranno discusse di volta in volta nel corso delle riunioni e delle assemblee studentesche. Questo, in sintesi, il programma previsto per i prossimi mesi. Le fondamenta sono state gettate su questa nuova realtà che accrescerà sempre di più la sua presenza all interno del comprensorio universitario di Trevano. Il traguardo non è più così distante. Gabriele Lazzari (SUPSI) gli obiettivi precedentemente fissati, discutere l attività corrente e capire lo stato d animo del collaboratore. Il successo di un azienda è legato anche all entusiasmo del personale. Un azienda innovativa come Datamars non ha alcuna difficoltà ad offrire impieghi su misura ossia part-time, mettendo quindi a proprio agio il collaboratore con scelte personali legate alla famiglia, allo studio o non da ultimo all attività sportiva. L aspetto sociale è estremamente importante. Questo significa che ci sono persone contente ed entusiaste di svolgere il proprio lavoro! Un ultimo aspetto interessante riguarda l apertura a posizioni e candidature femminili. Le pari opportunità sono una realtà importante ed essenziale per il mantenimento degli equilibri, anche se nel settore tecnico in generale, si vede ancora una forte presenza maschile. In conclusione : non esiste solo la bravura nel lavoro, un forte contributo è dato dalla personalità e dalla «voglia di fare». E permettete di esprimere la gioia di dire che, per noi donne, in questo paese c è la concreta opportunità di allargare gli orizzonti. Vanessa Costanzi (SUPSI) Master Precision Manufacturing alla SUPSI Nato da una collaborazione tra la SUPSI (Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana) e la DUT (Dongguan University of Technology), il Master of Science in Precision Manufacturing (http://www.mpm. supsi.ch) é uno dei migliori investimenti oggi disponibili in Svizzera per la propria crescita professionale e culturale. Il Master in oggetto si compone di 120 crediti da acquisire mediante un percorso di studi articolato tra Svizzera e il paese ad oggi in più rapido sviluppo: la Cina. Allo studente é infatti permessa la frequenza di alcuni moduli presso la DUT, nella provincia di Guangdong, cuore industriale della Cina moderna. É infatti qui che il mondo occidentale sta delocalizzando le proprie attività produttive, contribuendo alla crescita tecnica della Cina, la quale in un futuro non lontano avrà un ruolo predominante nella produzione di manufatture di precisione. Chiunque creda ancora che l industria occidentale stia unicamente sfruttando il basso costo della manodopera in Cina si sbaglia di grosso. La realtà é che sta portando la tecnologia verso l oriente e ciò aiuta la sua crescita, prova ne é che molte innovazioni tecnologiche sono oggi condotte proprio nello stato di Hu Jintao, come successe a suo tempo per il Giappone nel campo dell elettronica. Questa costante crescita renderà presto la Cina autosufficiente, e la bravura occidentale starà nel riuscire a collaborare con tale crescita per il proprio bene. Il Master SUPSI forma quindi degli ingegneri capaci di relazionarsi con il mondo orientale, con i suoi costumi e la sua visione dell industria, oltre che dotati di conoscenze ad alto livello. Saranno perciò gli ingegneri SUPSI a permettere la sopravvivenza delle industrie locali collaborando con la Cina, anziché cercando la competizione, verso la quale ci si sta erroneamente dirigendo. Stefano Cerutti (SUPSI)

7 7 TicinUSI fuori cantone UnA STABile roccaforte Studenti ticinesi a Bienne Nonostante l Associazione Studenti Ticinesi a Bienne (ASTAB) sia nata solamente due anni fa, essa si sta rafforzando sempre più. Grazie all iniziativa ed all intraprendenza dei suoi membri sta diventando un punto di riferimento importante per tutti gli studenti ticinesi presenti nella città bilingue. Nicolin Zogg, presidente dell Associazione e studente di elettronica al terzo anno della Fachhochschule, ci racconta come passo dopo passo e «mattone dopo mattone» i diversi soci stiano costruendo la loro «stabile roccaforte». Quando e perché si è deciso di far partire l Associazione? «Ufficialmente l ASTAB è nata il 30 giugno 2006 da parte di un piccolo gruppo di amici ben consolidato. Allora eravamo circa una quindicina di ragazzi ticinesi che intraprendevamo gli studi nelle quattro diverse sezioni della nostra scuola- microtecnica, elettronica, informatica e tecnica dell automobile. Ci trovavamo regolarmente soprattutto nei week-end, uscivamo in città, facevamo grigliate, cercavamo insomma di divertirci. Abbiamo quindi deciso di consolidare le nostre uscite in modo più formale, anche perché eravamo consapevoli che l anno successivo sarebbero arrivati a Bienne LETTERE A L UNIVERSO diversi altri ticinesi. Una particolarità della nostra Associazione è che solo quattro ragazze ne fanno parte. La poca partecipazione femminile è conseguenza del nostro indirizzo di studio che, data la natura prettamente tecnica, è scelto in prevalenza da ragazzi». Che tipo di attività organizzate e in base a cosa le proponete? «Essendo il gruppo relativamente piccolo, proponiamo quel genere di uscite e iniziative che usualmente si fanno tra amici, abbiamo semplicemente ampliato a livello societario quello che già facevamo prima tra pochi. Tra le attività standard ci sono, sulla stessa linea della altre Associazioni di studenti ticinesi nel resto della Svizzera, l aperitivo di inizio semestre, la cena di Natale, le serate cinema e le grigliate. Più in particolare, prima di Natale, abbiamo organizzato all esterno della scuola una grigliata di Bratwurst per tutti gli studenti della Fachhochschule di Bienne e in maggio prevediamo una giornata ticinese con tanto di risottata, vino e salametti. Per i prossimi mesi ci sarebbero anche alcune uscite culturali, come per esempio una visita in una centrale nucleare. Al termine di ogni anno scolastico cerchiamo inoltre di essere presenti, insieme a qualche professore, durante i giorni delle porte aperte delle scuole di arti e mestieri e delle SPAI in Ticino». Come gestite il fatto di essere un Associazione appena nata e con pochi soci? «Il fatto di essere in pochi può comportare sia dei vantaggi che degli svantaggi. L aspetto favorevole del piccolo numero è di sicuro la facilità nel gestire il passaggio delle informazioni. Per cercare di migliorarci sempre più nell organizzazione prendiamo anche esempio dalle altre Associazioni di ticinesi già ben consolidate, soprattutto per poter imparare il know how. Organizzare delle attività congiunte con altre Associazioni è una buona tattica per farsi conoscere e per imparare. A questo proposito l anno scorso abbiamo fatto un uscita con l UGA di Friborgo e recentemente abbiamo cominciato un ottima collaborazione con la STIB di Berna, con cui abbiamo appena trascorso insieme un weekend di sci nell Oberland bernese, un vero successo dal USI: CULTURA DELL ESAMIFICIO O CULTURA DEI RISULTATI? Ho appena finito di leggere l editoriale della scorsa pubblicazione del giornale studentesco L universo, e già mi sento diviso tra tanti sentimenti tra cui gioia e tristezza. La gioia causata dal fatto che per una volta, c è una persona che sembra vedere le cose come le vedo io. Ma una tristezza immensa m inonda quando penso che, purtroppo, le cose non cambieranno domani. Vorrei innanzitutto presentarmi affinché il mio status sociale possa rinforzare tutto ciò che sto per sostenere. Sono uno studente del terzo anno in Scienze della comunicazione all USI. Nato e cresciuto in Camerun, sono arrivato qualche anno fa in Svizzera per continuare i miei studi. Anche se l aspetto multiculturale dell USI mi affascina, mi sono sempre chiesto come la Haupts nel suo editoriale, se «a noi studenti viene trasmessa una cultura altrettanto internazionale?» Per rispondere a questa domanda, dipingerò la mia concezione dell internazionalità della nostra università. Se uno mi chiedesse di rappresentargli la universalità dell USI, gli dirò che è un insieme di piccoli gruppi (bande come li chiamano) fatti ovviamente di persone avendo caratteristiche e visioni molto simili. Ci sono delle bande dei glamour, tipo snob. Ci sono delle bande di disinvolti, tipo «che me ne frega?». Delle bande di francofoni, di germanofoni, degli europei dell Est, dei gruppi di cinesi, di africani, ecc. Quelle bande possono convergere a seconda delle facoltà o delle loro sensibilità. Ecco, in un modo molto semplificato, come vedo l internazionalità dell USI. Non mi chiedete a che tipo di banda appartengo io, perché vi risponderò sfortunatamente: nessuna! Non me ne vanto e non ho alcuna pretesa di considerare questa astensione come una qualità od un vantaggio. Anzi, è stato l oggetto di un mio sconvolgimento emotivo per interi mesi. Inoltre, devo dire che una profonda riflessione sulla difficoltà a potersi integrare in una struttura sociale cosi spezzata, mi ha rivelato alcune cose: gli studenti dell USI, almeno, quelli che incontro quotidianamente, sembrano non avere capito il peso dell internazionalità della loro scuola. Una internazionalità che richiede un esplosione di quelle bande chiuse. Perciò, e per ritornare alla domanda della Haupts che si chiede se «a noi studenti viene trasmessa una cultura altrettanto internazionale?», gli dirò di no! In effetti, i contenuti delle nostre lezioni sarebbero «limitate» e non banalmente ripetitivi Intendo per «limitati» l aria geografica che essi coprono. Mi è sempre sembrato che la mappa del mondo che emerge dai miei corsi, sia costituita prevalentemente Le lettere destinate a questa rubrica sono prese in considerazione solo se corredate di nome, cognome, indirizzo dell autore e di un numero di telefono che renda possibile il controllo da parte della redazione. Chi desidera che la propria firma non sia pubblicata deve motivare la richiesta indicandone le ragioni in calce allo scritto. Il giornale, a sua piena e completa discrezione, potrà dare o non dare seguito a tale richiesta, rinunciando eventualmente alla pubblicazione dello scritto. Se pubblicato resta comunque riservato il diritto di rivelare il nome del mittente in caso di procedura giudiziaria. Scritti anonimi o redatti in termini non urbani saranno cestinati. La redazione si riserva il diritto di accorciare testi troppo lunghi. Quelli pubblicati non impegnano comunque il giornale. La redazione dall America del Nord, dall Occidente, dalla Russia, e dal Giapone. Ma dove sono le altre parti del mondo pure rappresentate nelle aule? Mi sono addirittura reso conto di una profonda ignoranza nei riguardi del continente cui appartengo. Ho notato che tante persone, che chiamerò «intellettuali culturalistici», che evocano ad ogni proposito il fattore culturale, non sanno in realtà niente della cultura degli altri. Chi tra i miei compagni o professori può situare con certezza il Camerun sul mappamondo? Chi si è già incuriosito a sapere cosa facciamo da noi? Quale musica ascoltiamo? Quale televisione o radio sentiamo? E poi, mi pare rilevante affermare che mi sono sempre sentito scombussolato quando gli altri mi hanno fatto notare che sono ignaro della loro cultura. Eppure, ho il forte sentimento che sono cresciuto, certo in Camerun, ma con una cultura notevolmente occidentale: la musica che sentono i miei coetanei è quella occidentale, le televisioni sono quelle occidentali, i modi di vestirsi sono anche essi occidentali, la lista è esaustiva! Addirittura, una buona parte del programma scolastico è dedicata solo allo studio dell Occidente! Ho ancora in mente alcune terribili domande che mi hanno posto degli studenti nei primi anni: in Africa, mangiate? Sei fuggito dalla guerra? O più grave, conosci le mutande? Delle domande poco intelligenti che mi hanno dimostrato apertamente la loro completa ignoranza della realtà africana. Devo ammettere che, a volte, mi sono sentito offeso da quella conoscenza stereotipizzata e comunicata loro tramite degli strani documentari etnografici che popolano le televisioni europee. E non esiterei ad accusare esplicitamente la globalizzazione come causa di questo dato di fatto. Quella globalizzazione unilaterale, Nord-Sud, che fa sì che alcuni siano più conosciuti dagli altri e non viceversa. punto di vista dei rapporti». Come gestiscono il bilinguismo gli studenti ticinesi? «Già dal primo anno scolastico della Fachhochschule la metà delle lezioni sono in francese, mentre l altra metà sono in tedesco. Siccome la maggior parte dei professori è molto disponibile, generalmente non ci sono grandi difficoltà a seguire le lezioni. Al termine dei tre anni c è anche la possibilità di ottenere un diploma di lingue. Bisogna comunque dire che il rapporto con la lingua e con il bilinguismo dipende sì dalla sezione e dalla classe in cui il singolo studente ticinese è inserito, ma in buona parte anche dallo studente stesso, dalla sua predisposizione e curiosità ad imparare e dai rapporti con i compagni di classe. Secondo la mia esperienza comunque, il bilinguismo non è una frontiera chiusa, bensì una strada aperta. Per concludere, ci terrei a salutare tutti i membri ASTAB, i membri di tutte le altre Associazioni studenti in svizzera nonché ringraziare i membri del nostro comitato Crotta Davide, Mantegazzi Dario, Ceroni Paolo e De Donato Monica per i buoni risultati che assieme riusciamo a raggiungere». Fulvia Basile (USI filosofia) Non sono sicuro che tanti studenti si siano veramente accorti che c è chi, venendo da lontano, ha dovuto superare una serie dispendiosa ed infinita di tappe burocratiche per avere un visto per la Svizzera. Non hanno capito che ci sono tante persone accanto a loro che vedono nell educazione ormai costosissima un bene di lusso, un unica possibilità di costruirsi un domani migliore, e rispondere cosi alle altissime attese della famiglia rimasta dietro. Gli studenti dell USI non sembrano avere capito tutti quei fattori differenziali che hanno una ripercussione evidente sui nostri diversi atteggiamenti circa la concezione dello studio o della vita in generale. Si sono al contrario non solo rinchiusi nelle loro bande, ma anche abbuffati dello «stereotipo dell altro» offerto dai media. Ed è proprio per quei motivi che non condivido il termine «cultura dell esamificio» usato dalla Haupts per caratterizzare l atteggiamento di qualche studente conscio del dovere alla bravura accademica. E poi, quella «cultura dell esamificio» non è predicata dall USI, bensì da chi vuole trovarsi una scappatoia per fuggire alle sue responsabilità di studente. La ripetitività denunciata dalla Haupts è infatti uno degli strumenti più usati a tale proposito. Penso che quel termine, che nasconde una latente pigrizia, debba essere sostituito col termine «cultura dei risultati» che, anch essa, purtroppo non viene incoraggiata dall USI, ma sviluppata da alcuni studenti che sentono in loro il dovere di riuscita. Essa non porta al rinchiuso su di sé: sono per esempio membro attivissimo di qualche associazione studentesca. Solo quella cultura aperta ed intelligente dei risultati potrà portare, noi studenti, verso una convivenza più rispettosa e solidale, e la nostra cara USI, verso gli orizzonti delle migliori istituzioni universitarie della Svizzera. Ma aspettando, festeggiamo con sobrietà l internazionalità della nostra università! Max Alan Ndjock Lobè, studente USI Stile libero Professolario, mica roba seria Tutti ci ricordiamo e ricorderemo le gaffe dei Professori. Perché sono le più belle, le più assurde. Perché non devi pagare il biglietto per stare in prima fila...e poi ridere fa bene alla vita. E non me ne vogliano i Professori, ché tanto lo so: in segreto anche voi ridete delle cavolate che si sentono dall altra sponda del fiume. SEZIONE USI «Il significato sta al significante come la pentola sta alla minestra» «Se voglio usare Swissling arrivo a casa e tiro fuori il mio cosino...» Comunicazione Verbale «Sono vegetariano perché non voglio mangiare mia zia!» «C é il pittore che sta...manipolando uccelli...» «E venne l arcangelo Michele...» «Sappiamo che Platone qua dietro..ci stà..» Comunicazione Visiva «State attenti: questa frase vi accorgete che non é scritta in un buon italiano, se parlate una lingua umana, naturalmente.» «Supponiamo che uno degli studenti dell USI si é iscritto ad uno sport...tipo che so...salto nel fosso!» Elementi di logica Tadatada tadatada tadatada daaaaaaa (Suono di cellulare alto e fastidioso che proviene dalla ragazza seduta in prima fila e davanti al Professore). La ragazza diventa rossa, ma che dico rossa, rossissima...il Professore la guarda e dice serio: «Senta se é per me dica che non ci sono!» Introduzione all economia di impresa (Allieva): «E qui notiamo che la disposizione spaziale delle persone nel modello A é in contrapposizione alla disposizione spaziale del modello B. Si può dedurre quindi una differenza sostanziale tra...» (Professore): «Signorina..ma parli come mangia!! Dai» Organizzazione «Se lei usa Shampoo antifanfara» «E poi, data la forza di gravidanza» Semiotica «Da piccolo mi chiamavano mingherlino per via del mio Coppa del nonno Classifica 1) Team Master ECOM 9 2) Team ARCH 6 3) Team COLL US 6 4) Team EA. PAP2 3 5) Team PhD FIN 0 6) Team ALARI 0 Classifica marcatori 1) Paganini 2) Dall O 3) Tardini, Mauri-Brusa aspetto scarno. Dall adolescenza in poi hanno cominciato a chiamarmi..tarzan!» Sociologia (Il Professore rivolto a me) «Ah signorina, visto il suo cognome deduco che lei deve essere originaria di Brescia!» Strategie dei media ALTRE «L anno scorso ho provocato un principio d incendio a casa mia con un mozzicone di sigaretta.» 5 minuti dopo «Ragazzi io su questa cosa...ci METTO LA MANO SUL FUOCO!» (5 minuti prima della fine dell ora si comincia già a sentire il fruscio dei quaderni che si chiudono, degli astucci che si riempiono, delle giacche che s infilano,ecc...) allora la Professoressa di tedesco all ennesima volta salta su e grida in un italiano malfermo: «Adesso il primo che mette via glielo faccio tirare fuori!»...il bagaglio intendeva...il bagaglio... «Mio padre é rimasto vedovo quando era giovane, così ha assunto una ragazza per aiutarlo nei lavori di casa. La ragazza si chiamava...ehm..si chiamava..si chiamava...ah sì! si chiamava..la SERVAA!» La Professoressa di filosofia dopo aver parlato del mito della caverna di Platone: «E ricordatevi che anche io ho la mia caverna e ed è bella profonda...» «Ma mettiamo che io voglia comprare qualcosa...che so...un treno, per esempio!» «Oggi parleremo di Sant Agostino. Cominceremo col dire che era un tipo assai religioso.» Lezione di pedagogia, il Professore spiega l importanza della figura dell educatore ma, dal cortile dell edificio, si sentono le urla dei bambini della scuola materna e lui si interrompe dicendo: «Ma buttate dell olio bollente su quei piccoli mostri!!» A cura di Francesca Papanastasiu (USI) È ormai giunto al giro di boa il turno primaverile della USI SUPSI FOOTBALL LEAGUE: a sfidarsi sei squadre, come sempre agguerritissime, le quali vedono tutte intatte le loro possibilità di accesso alle semifinali di questo girone. Grandi giocate e valanghe di goal sono un po il live motive di tutti gli incontri sin ora disputati: il pubblico giunto sugli spalti della USFL Arena non ha quindi di che lamentarsi in quanto a spettacolo offerto. e a proposito di pubblico: le solite voci di corridoio mormorano che Kobi Kuhn sarà presto attento osservatore del torneo alla ricerca di quel bomber che possa curare la sterilità offensiva della nostra nazionale. Tutti i dettagli su www. usisupsifootballeague.ch

8 Publi redazionale Servizi Centrali Biasca Pagina sponsorizzata da Le attività di sterilizzazione e di lavanderia di tutti gli istituti dell Ente Ospedaliero Cantonale (EOC) saranno raggruppate a Biasca, nei Servizi Centrali Biasca. La struttura avrà una dimensione industriale e risponderà nel modo migliore ai nuovi standard di igiene, disinfezione e sterilizzazione in ambito chirurgico e di organizzazione e logistica per i trasporti. La nascita della Centrale di sterilizzazione dell EOC segue altri processi di centralizzazione, realizzati con successo, in particolare nel settore dell amministrazione (contabilità, fatturazione, gestione del personale), degli acquisti, della farmacia e dei laboratori d analisi. In funzione delle strategie aziendali la centrale potrà offrire in futuro i propri servizi all utenza esterna, come già avviene nella Lavanderia. Perché una sola centrale Le conoscenze e le nuove normative sempre più rigorose nel campo della sterilizzazione, l evoluzione tecnologica della chirurgia, la necessità di contrastare i nuovi rischi infettivi, la provata influenza della qualità degli strumenti chirurgici sul tasso delle infezioni post operatorie sono i criteri considerati per l aggiornamento degli equipaggiamenti dei singoli ospedali, preventivato già da alcuni anni. Un analisi comparativa delle varie alternative, attenta ai costi, ai benefici e alla qualità ha portato alla decisione di costruire un unica struttura centralizzata al servizio di tutti gli istituti EOC e di Antonio Di Iorio, direttore Servizi Centrali Biasca. situarla accanto alla Lavanderia, operativa nel medesimo ambito, quello dell igiene ospedaliera. Le attività di sterilizzazione, diventate ormai più vicine alla realtà industriale che non a quella ospedaliera saranno perciò trasferite all esterno, in un unità produttiva a sé stante. Le attuali strutture, di solito situate in postazioni interessanti (annesse alla sala operatoria degli ospedali regionali), saranno smantellate; si otterranno così spazi preziosi da riqualificare. Progetto realizzativo Il progetto suddiviso in quattro fasi, preparazione, progettazione, realizzazione e trasferimento coinvolge un team di specialisti di vari settori. Attualmente è in corso la terza fase che terminerà alla fine di settembre 2008 per poi dare inizio al trasferimento delle attività dagli ospedali. La nuova ala edificata dietro alla lavanderia ospiterà al piano seminterrato i nuovi spogliatoi La centrale di sterilizzazione per il personale, un officina meccanica per il servizio di manutenzione e vari locali tecnici. Al piano terreno troveranno spazio la nuova rampa di carico e scarico comune alle due attività e le tre aree che saranno dedicate alla sterilizzazione: ricezione e prelavaggio, controllo e confezionamento, immagazzinamento dei dispositivi. Le zone di controllo ed immagazzinamento saranno realizzate con la tecnica di camera bianca e più precisamente saranno isolate dal resto dello stabile ed accessibili solamente attraverso apposite chiuse e dopo aver indossato abiti e dispositivi di protezione paragonabili a quelli per accedere in una sala operatoria. Questo garantirà un atmosfera all interno priva di polveri, microrganismi, ecc. che potrebbero compromettere il ri- sultato del processo di sterilizzazione. Gli impianti di lavaggio saranno composti da sette lavastrumenti ed una camera per i carrelli di trasporto. Per la sterilizzazione saranno invece installate tre camere a vapore acqueo ed una a gas plasma ottenuto dal perossido di idrogeno. Tutti processi che non hanno impatto a livello ambientale. I mezzi corrispondono alle normative in vigore e saranno validati in tutte le loro funzioni da una ditta abilitata. L inventario strumenti, le operazioni e tutti i dati di processo saranno contenuti, rispettivamente rilevati da un apposito software chiamato ISteriC sviluppato ad hoc da un azienda del Bellinzonese. Logistica e personale La centrale di sterilizzazione lavorerà in sinergia con la lavanderia che da diciassette anni si occupa del trattamento della biancheria per gli istituti dell EOC e diversi clienti privati del Canton Ticino utilizzando buona parte della stessa impiantistica (approvvigionamento ed eliminazione dell acqua, elettricità, produzione di vapore, collegamenti telefonici, gestione dati); il sistema di trasporto del materiale da e per gli ospedali sarà combinato con quello già esistente per il tessile della lavanderia. Direzione, funzioni di supporto e amministrative saranno comuni. Sarà costruita una nuova officina per entrambi i servizi. I concetti ecologici adottati dalla lavanderia che è ad acqua e non chimica saranno condivisi anche dalla nuova Centrale di sterilizzazione. Questo permetterà di avere in comune varie infrastrutture tecniche quali la centrale vapore, i magazzini, le rampe di accesso, gli spazi riservati al personale (spogliatoi, mensa, servizi), i parcheggi e tutte le funzioni amministrative e tecniche dell azienda. La sterilizzazione ospedaliera Centosessant anni orsono, più precisamente nel 1847, il Dottor Semmelweis fece una scoperta straordinaria, per porre un freno ai numerosi decessi delle puerpere, dovuti alla carenza igienica nei medici e nelle ostetriche che causava infezioni sovente mortali. Costrinse tutti gli operatori a lavarsi le mani prima di visitare le pazienti. L igiene come la concepiamo oggi è un concetto relativamente moderno anche se il nome sembra risalire alla figura mitologica greca Igea, venerata come dea della salute. Negli anni le varie scoperte tecnologiche, quali la lente d ingrandimento, il microscopio, ecc. hanno permesso di vedere i microrganismi e quindi tramite la sperimentazione di risalire alle malattie che essi possono causare. Di pari passo si sono evolute le tecniche per combattere ed eliminare questi organismi patogeni. Tra queste la più efficace è appunto la sterilizzazione che può essere ottenuta tramite l impiego di mezzi chimici o fisici quali l ossido di etilene, il perossido di idrogeno allo stato plasma o il vapore acqueo saturo a 134 C. Il trasporto della biancheria e degli strumenti sarà effettuato contemporaneamente da un azienda specializzata la quale utilizza mezzi e personale dedicati ai Servizi Centrali Biasca (SCB). In ogni Istituto sono state create delle aree nelle vicinanze delle rampe d accesso ove depositare gli appositi carrelli contenenti biancheria e strumenti puliti e/o sporchi. Il trasportatore avrà il compito di consegnare la merce, rispettivamente di prelevarla da questi locali di deposito. I dispositivi medici per questioni di sicurezza e di igiene saranno contenuti in appositi container e carrelli sigillati e la loro apertura sarà permessa unicamente al personale debitamente formato. Tutti gli spostamenti saranno programmati da un software specializzato. La centrale di sterilizzazione impiegherà all incirca venti operatrici/tori, i quali saranno formati dalla Scuola Superiore Medico Tecnica.

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