Comunità Montana del Pratomagno. DOCUMENTO DI PROGETTO (Teconologie ELEttroniche per la Partecipazione al Bilancio)

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1 DOCUMENTO DI PROGETTO (Teconologie ELEttroniche per la Partecipazione al Bilancio)

2 INDICE 1. INTRODUZIONE (3-5 PAGINE) PANORAMICA DEL PROGETTO (1-3 PAGINE) Obiettivi Durata e tappe fondamentali del progetto DOCUMENTI DI RIFERIMENTO (1 PAGINA) DEFINIZIONI ED ACRONIMI (1 PAGINA) TAVOLA SINOTTICA DEL PROGETTO TECNOLOGIE ADOTTATE: IL CONTESTO DI RIFERIMENTO (5-8 PAGINE) ANALISI DEL CONTESTO (2-4 PAGINE) ESPERIENZE PREGRESSE (1 PAGINA PER OGNI PARTECIPANTE) IL PROGETTO DI E-DEMOCRACY (12-24 PAGINE) OBIETTIVI DEL PROGETTO (1-3 PAGINE) DESCRIZIONE DELLE POLITICHE LOCALI SUL TEMA DEL COINVOLGIMENTO DEI CITTADINI (2-4 PAGINE) PERCORSO PARTECIPATIVO E REGOLE DELLA PARTECIPAZIONE (5-8 PAGINE) CARATTERISTICHE DEL PARTENARIATO (2-6 PAGINE) ATTIVITÀ DI PROMOZIONE (2-4 PAGINE) MODELLI DI AUTOVALUTAZIONE (4-6 PAGINE) ANALISI DI SODDISFAZIONE DELL UTENZA (2-3 PAGINE) ANALISI PROGRESSI DEL PROGETTO IN ITINERE (2-3 PAGINE) ORGANIZZAZIONE DEL PROGETTO (8-14 PAGINE) PIANO DELLE ATTIVITÀ (1 PAGINA PER OGNI ATTIVITÀ) STRUTTURA ORGANIZZATIVA (1-3 PAGINE) TEMPIFICAZIONI (2-4 PAGINE) LE TECNOLOGIE PER LA PARTECIPAZIONE (6-12 PAGINE) ARCHITETTURA DI RIFERIMENTO (3-6 PAGINE) METODI STRUMENTI E TECNICHE (3-6 PAGINE) RIUSO (2-6 PAGINE) ELEMENTI OGGETTO DI RIUSO (1-3 PAGINE) REQUISITI PER IL RIUSO (1-3 PAGINE)... 66

3 1. Introduzione (3-5 pagine) 1.1 Panoramica del progetto (1-3 pagine) Obiettivi Il progetto ha come obiettivo il rafforzamento della partecipazione della comunità locale alle scelte politiche che l amministrazione locale attua e che hanno un immediata ricaduta sulla qualità della vita sociale, economica, culturale della comunità stessa; ovvero al rafforzamento dell efficacia e dell efficienza delle politiche municipali attraverso l attivazione di percorsi partecipativi che - a livello comunale vadano ad affiancare i tradizionali percorsi decisionali delle amministrazioni locali. La politica locale oggetto del percorso partecipativo è il bilancio comunale. Si prevede l eventaulità che altri piani e programmi d investimento possano esserere sottoposti al vaglio del dialogo sociale; a tal fine le regole, i metodi e gli strumenti che si vogliono adottare, comprese le tecnologie di supporto, saranno progettate e realizzate in modo da consentirne una coerente integrazione nel percorso partecipativo qui delineato per la politica del bilancio comunale. In particolare, il progetto punta a far sì che detti percorsi prendano forma in comuni montani e in comuni al di sotto di abitanti, tenendo conto delle peculiarità delle loro caratteristiche e, soprattutto, dei rischi di asimmetria che la presenza di frazioni isolate e di rioni di forte tradizione identitaria può determinare proprio sul fronte del coinvolgimento degli abitanti nei percorsi decisionali, e nell accesso alle informazioni, nonché agli spazi fisici e ai momenti di consultazione. I risultati che ci attendiamo dal percorso partecipativo che delineiamo in questo progetto sono: sul piano democratico, la crescita diffusa del senso civico, aumento del grado di democraticità e condivisione delle scelte, ricreazione di una fiducia nella politica; sul piano amministrativo, semplificazione e trasparenza amministrativa rispetto, soprattutto, alla materia del bilancio, ottimizzazione delle risorse pubbliche e raccolta di nuove risorse attraverso partenariati con il privato e il terzo settore; sul piano della governance, maggiore coerenza tra azione istituzionale - politiche pubbliche - e bisogni reali della comunità locale; crescita delle capacità di comunicazione con i cittadini e di rilevazione dei fabbisogni locali; diffusione delle pratiche di apprendimento della programmazione partecipata e della progettualità integrata per lo sviluppo locale, coerentemente con i più recenti orientamenti della Commissione Europea in materia di politiche di coesione e sviluppo, ovvero con l approccio del partenariato pubblico-privato e della concertazione, quali strumenti per lo sviluppo locale; sul piano dell innovazione, diffusione dei metodi, degli strumenti e delle tecniche di lavoro in rete, ed in particolare nella rete Internet, sia nella pubblica amministrazione che nella società; diffusione della consapevolezza delle opportunità delle tecnologie per la comunicazione e l informazione; diffusione di metodi innovativi di apprendimento socializzante all uso della rete e di progettualità partecipata. Per questi obiettivi il progetto prevede anche l allestimento di circoli digitali nei comuni coinvolti, e cioè presidi di accesso e lavoro in Internet, fruibili dai cittadini a livello aggregato, e quindi da più associazioni insieme, supportati dalla presenza di animatori e formatori. Il progetto vede il coinvolgimento di 29 comuni, di cui 21 comuni montani e 8 comuni non montani; 13 Comunità Montane ed il Circondario Empolese Valdelsa. Il totale della popolazione delle comunità montane è di , di cui è quella totale dei comuni coinvolti nel progetto. In totale la popolazione direttamente coinvolta è quella della totalità dei comuni (montani e non montani) pari a abitanti. Per ogni comune è previsto il coinvolgimento di almeno 5 associazioni di cittadini scelte in modo da rappresentare il complesso degli interessi locali. 3

4 L estensione territoriale delle comunità montane e dei comuni non montani coinvolti è di 4.264,510 kmq. Il progetto intende conformarsi agli indirzzi della Commisione Europea sulla Società dell Informazione, ed in particolare contribuire all attuazione della strategia di Lisbona 2002, ovvero del Piano eeurope ; conformarsi ai più recenti indirizzi del Ministero Innovazione e Tecnologie, nonché costituire parte integrante della strategia della Regione Toscana per la Società dell Informazione attuata attraverso il programma etoscana Durata e tappe fondamentali del progetto Il progetto ha durata di due anni, a partire dalla data ipotizzata del 1 gennaio Nel seguito si riporta una breve descrizione delle macro attività, per il cui dettaglio si rimanda al Piano delle attività, 5.1 del presente documento. Progettazione (entro i primi tre mesi dalla data di inizio del progetto). - Azione 1: Gestione delle informazioni ; consiste nella progettazione degli strumenti e delle regole di redazione semplificata dei bilanci comunali, nonché di pubblicazione, accesso e fruizione online del bilancio e degli altri documenti connessi, al fine di alimentare lo spazio dei servizi informativi del Portale Internet che supporterà i soggetti coinvolti nel percorso partecipativo. Impegno economico: ,00 - Azione 2: Portale Internet del BP ; consiste nella progettazione dei sevizi applicativi, delle tecnologie di supporto alla gestione dell informazione e della comunicazione per tutti i soggetti coinvolti nel percorso partecipativo. Impegno economico: ,00 - Azione 3: Promozione, Formazione, Animazione, Valutazione ; consiste nella progettazione della promozione per la diffusione dell informazione sul progetto a tutti i cittadini dei territori di riferimento; formazione dei soggetti coinvolti, a supporto di una esaustiva comprensione degli obiettivi del progetto e degli strumenti messi a disposizione; dell attività degli animatori locali del percorso partecipativo; dell attività di valutazione del Gruppo di Lavoro sulla Valutazione e dei Gruppi locali di monitoraggio e autovalutazione. Impegno economico: ,00 Realizzazione; (dal 4 mese in poi). - Azione 4: Software di gestione delle informazioni e Portale Internet ; consiste nello sviluppo e realizzazione delle applicazioni previste dai progetti di sviluppo elaborati attraverso le azioni 1 e 2. Attraverso questa azione si perviene anche all allestimento dei circoli digitali presso i comuni coinvolti, al fine di garantire un livello minimo di accessibilità e fruizione dei servizi applicativi e delle tecnologie realizzate con questo progetto. E previsto che indicativamente quattro mesi siano sufficienti per sviluppare le applicazioni di base. L attività di assistenza tecnica prevista nell azione 8 garantirà il completamento dello sviluppo, se necessario, entro la fine del primo anno del progetto, che corrisponde alla fase del bilancio di previsione. Impegno economico: ,00 - Azione 5: Formazione dei soggetti coinvolti nel progetto ; consiste nella realizzazione delle attività formative per i referenti dei comuni, per gli anomatori locali, per le associazioni e per i gruppi locali di monitoraggio e autovalutaizone, così come previsto dalla progettazione dell azione 3. Impegno economico: ,00 Esercizio (per l intera durata del progetto) - Azione 6: Promozione del progetto; consiste nella pubblicazione e diffusione del materiale informativo e nell organizzazione degli eventi pubblici; seminari tematici ecc. (inizia nel 4 mese dalla data di inizio del progetto). Impegno economico: ,00 4

5 - Azione 7: Animazione del percorso partecipativo; consiste nella concreta attività di animazione locale, svolta dagli animatori individuati a livello locale (sono previsti circa 50 animatori), del percorso partecipativo sia nelle sue fasi salienti sia negli altri momenti al fine di stimolare la partecipazione e predisporre l attivazione di tutte le azioni necessarie per garantire un pieno e consapevole coinvolgimento dei cittadini al percorso (inizia nel 4 mese dalla data di inizio del progetto). Impegno economico: ,00 - Azione 8: Gestione Operativa; consiste nel coordinamento e gestione tecnica operativa del progetto, ovvero dell erogazione dei servizi di segreteria amministrativa e finanziaria; monitoraggio e rendicontazione; attivazione dei gruppi di lavoro ecc. (dal 1 al 24 mese). L attivazione immediata della gestione operativa, e quindi della struttura organizzativa del progetto, garantirà il corretto svolgimento dei tutte le altre azioni nella fase di progettazione, realizzazione ed esercizio. Impegno economico: ,00 - Azione 9: Valutazione; consiste nell attività di valutazione dei risultati del progetto, sia nelle fasi intermedie che alla fine del progetto. I gruppi locali di monitoraggio e autovalutazione, che sono parte integrante della struttura organizzativa, lavoreranno di concerto con il Gruppo di Lavoro sulla Valutazione appositamente creato ed operativo sotto la Direzione Tecnica del progetto (dal 4 al 24 mese). Impegno economico: ,00 Per quanto riguarda l organizzazione, nel primo mese dalla data di inizio del progetto si costituisce la struttura organizzativa e si riuniscono i loro membri, così come previsto nel 5.2. Per quanto riguarda invece l implementazione del percorso partecipativo vero e proprio, nei mesi immediatamente successivi alla data di inizio del progetto è prevista l elaborazione e l approvazione dei regolamenti comunali del Bilancio Partecipativo, che regoleranno il percorso partecipativo a livello locale. I regolamenti daranno concreta attuazione ai principi generali descritti nel 3.2. Al fine di incidere immediatamente sullo standard di comportamento dei decisori ai fini del presente progetto, comunque nel rispetto dell autonomia politica dei decisori locali, è previsto che i regolamenti siano elaborati dai sindaci di concerto con il Comitato Scientifico del progetto. Il processo di definizione può prevedere gradi diversi di partecipazione dei cittadini. Le associazioni coinvolte nelle attività del progetto saranno attivate in questa fase ed incluse nella struttura organizzativa al fine di innescare processi virtuosi di motivazione/partecipazione/apprendimento per incrementare il successo dei percorsi partecipativi in tutti i comuni coinvolti. 1.2 Documenti di riferimento (1 pagina) [1] PrimoRapporto sull innovazione nelle regioni d Italia a cura del CRC, CNIPA, Formez e Ministero per l Innovazione e le Tecnologie, 2003 [2] Secondo rapporto sull innovazione nelle regioni d Italia 2004 a cura del CRC, CNIPA, Formez e Ministero per l Innovazione e le Tecnologie, 2004 [3]Testo Unico degli Enti Locali 267/2000 cfr. [4] Between efficiency and local democracy growth: the challenge of Participatory Budgets addresses the European context, working paper curato da G. Allegretti e C. Herzberg per il Transnational Institute di Amsterdam (2004, cfr. [5] Democratizzare la democrazia di B. De Sousa Santos, Città Aperta Edizioni, Troina, 2003 [6] A inovação democratica no Brasil di L. Avritzer e Z. Navarro, Cortez, San Paolo, 2002 [7] Experiências de Orçamento Participativo no Brasil. Periodo de 1997 a 2000 a cura di A.C. Torres Ribeiro e G. de Grazia, ed. Vozes, Petrópolis,

6 [8] Secondo rapporto sull innovazione nella Regione Toscana 2004 a cura del CRC, CNIPA, Formez e Ministero per l Innovazione e le Tecnologie, 2004 [9] Bilancio partecipativo e gestione urbana: l esperienza brasiliana di Porto Alegre in: M. Carli, 2001, Il ruolo delle Assemblee elettive, Giappichelli Editore, Torino, vol. I [10] I Bilanci Partecipativi. Un nodo di gestione democratica, in Quale Stato, n 2/giugno 2002 [11] L abitare come valore urbano nel nuovo piano esperienziale di Porto Alegre (Brasile) in: Urbanistica, n. 119/2002 [12] Il Sud come Nord di Speranza: esperienze di bilancio partecipativo nei paesi periferici e Il Bilancio Partecipativo in ambito europeo: tra resistenza al cambiamento e innovazione delle politiche territoriali in "La democrazia possibile", a cura di P.L. Sullo, IntraMoenia, Napoli, 2002 [13] Insurgent City. Racconti e geografie di un altra Firenze, a cura di G. Paba, Mediaprint, Livorno 2002 [14] Participation in urban planning decision-making in Italy: new challenges for local authorities and citizens organisations, in Memorias del IX Seminario Internacional Derecho y Espacio Urbano, Cuaderno de Trabajo PGU/UN-Habitat/UNDP, Quito [15] Il Bilancio Partecipativo in Indonesia. Un contributo a una graduale democratizzazione del territorio, in Quale Stato, n 2/2003 [16] L insegnamento di Porto Alegre. Autoprogettualità come paradigma urbano, Alinea, 2004 [17] Bilanci Partecipativi, una chance, sul quotidiano Italia Oggi, 26 settembre 2003 [18] Cittadinanza attiva, a cura di G. Paba and C. Perrone, Alinea, Firenze, 2004 [19] The Contested Metropolis. Six Cities at the Beginning of the 21 st Century, Birkhauser, Basel/Boston/Berlin [20] [21] [22] Linee guida per la promozione della cittadinanza digitale: e-democracy CRC/Formez, Ministero per l Innovazione e le Tecnologie, Area Innovazione per le Regioni e gli Enti locali, 2004 [23] World Wide Web Consortium (W3C). Web Content Accessibility Guidelines 1.0. W3C Recommendation 5 May Disponibile all indirizzo: WEBCONTENT/ [24] Sun Microsystem. Java 2 Platform Enterprise Edition Specification, v Disponibile all indirizzo [25] Ambienti di sviluppo e produzione Standard tecnologici. versione 2.2. Regione Toscana, Giunta Regionale. [26] Infrastruttura per la Cooperazione Applicativa CART. Il Modello e L Architettura. Versione del 2/12/2003. AA. VV. e.toscana. [27] Regione Toscana. Indirizzi per la realizzazione di reti locali e territoriali integrabili nell ambito della Rete Telematica Regionale Toscana. Versione del 28/11/2003 [28] Regione Toscana, Giunta Regionale. Cosa è la Rete Telematica Regionale Toscana Disponibile all indirizzo [29] Piemontese E. Il linguaggio delle leggi e il linguaggio delle pubbliche amministrazioni. La semplificazione difficile, ma necessaria. in Iter Legis, Gennaio/aprile (1998). [30] Pierluigi Spinosa, I nomi uniformi dei provvedimenti giuridici adottati da "Norme in Rete", III Word Congress on Law and Information Technology (La Habana, 29 settembre-3 ottobre 2003). [31] The Unified Modeling Language User Guide. Booch, G,. Rumbaugh, J., Jacobson I. Addison Wesley, [32] Sagri M.T., Progetto per lo sviluppo di una rete lessicale giuridica on line attraverso la specializzazione di ItalWordnet. In Informatica e Diritto, ESI, Napoli, (2003). [33] Mercatali P., Romano F. Metodologie legimatiche per l'implementazione di una grammatica normativa, in Informatica e diritto, 1-2 del

7 [34] Legge n. 675 del 31 dicembre Tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali. Testo consolidato con il D.lgs. 28 dicembre 2001, n Definizioni ed acronimi (1 pagina) Definizione/Acronimo API BCS BP EIS ERP FAQ HTML ICT IDE ISP IWN J2EE JSP JWN RTRT SOAP UML XML Significato Application Programming Interface Base di Conoscenza Sociale Bilancio Partecipativo Enterprise Information System Enterprise Resource Planing Frequently Asked Questions HyperText Markup Language Information and Communication Tecnology Integrated Development Environment Internet Service Provider ItalWordNet Java 2 Enterprise Edition Java Server Pages JurWordNet Rete Telematica Regionale Toscana Simple Object Access Protocol Uniform Modeling Language extensible Markup Language 7

8 1.4 Tavola sinottica del progetto Area Emersione e definizione dei problemi su cui intervenire e individuazione dell'arena degli attori Individuazione delle soluzioni alternative Definizione delle soluzioni praticabili Attuazione della soluzione prescelta Scelta della soluzione implementazione gestione monitoraggio valutazione Ambiente e territorio x x x x Attività economiche e produttive x x x x cultura e beni culturali x x x x turismo x x x x sport e tempo libero x x x x famiglia, interventi sociali, fasce deboli, pari opportunità x x x x scuola, università e formazione professionale x x x x lavoro e libere professioni sanità x x x x trasporti e mobilità x x x x urbanistica e lavori pubblici x x x x attività istituzionali tributi e tasse locali altro

9 1.5 Tecnologie adottate: Tipo di tecnologia Tecnologia per l informazione Newsletter tematiche Descrizione Tecnologia per il dialogo Web form; forum tematici; Weblog Tecnologia per la consultazione Altre opzioni tecnologiche Tecnologie di Workflow Management e Knowledge Management; Tecnologie di Natural Language Processing per la Content Analysis (Parser, rete semantica ItalWordNet; rete semantica JurWordNet)

10 2. Il contesto di riferimento (5-8 pagine) Il presente progetto prende corpo all interno di un contesto internazionale dove il tema del coinvolgimento diretto dei cittadini e delle loro organizzazioni rappresentative nell articolazione delle politiche pubbliche a livello locale e di area vasta va acquisendo un ruolo centrale. In particolare nei contesti latinoamericani e in Europa, dove si collega strettamente al tema della governance e della sussidiarietà, fondamentali nell architettura comunitaria come concepita soprattutto a partire dal trattato di Maastricht e dalla redazione del Libro Bianco sulla Governance della Commissione Europea. Per quanto concerne il contesto nazionale, il tema (presente nel dibattito italiano fin dalla Legge che nel 1976 ha istituito le circoscrizioni infracomunali) ha assunto una crescente importanza a partire dagli anni 90, legandosi alla riforma elettorale per l elezione diretta dei Sindaci e dei Presidenti di Provincia e Regione, e all affermarsi dei programmi complessi di recupero urbano (in particolare ai bandi relativi ai Contratti di Quartiere e ai progetti finanziati dal programma comunitario URBAN) in stretta connessione con alcune riforme del welfare (Legge 285 che ha dato avvio anche alle sperimentazioni sui Piani di azione Sociale, ecc.). Come ben documentano il primo e il secondo Rapporto sull innovazione nelle regioni d Italia [1] [2] le sperimentazioni di percorsi decisionali partecipativi a livello locale hanno avuto un notevole salto di qualità a seguito dell emanazione del Testo Unico sugli Enti Locali 267/2000 [3], trovando nei nuovi statuti delle istituzioni pubbliche forti ancoraggi legali e garanzie di continuità dei percorsi attivati, non più strettamente interdipendenti dalla sola volontà politica dei governi locali. Un importante contributo alla sperimentazione di percorsi di coinvolgimento dei cittadini nelle scelte territoriali è giunto anche dal diffondersi delle tecnologie ICT, che hanno offerto spazi ed occasioni per il confronto costruttivo e la contaminazione tra sperimentazioni diverse, nonché un supporto determinante per rendere l informazione istituzionale più capillare e trasparente, ed aumentare i canali possibili di interazione tra istituzioni rappresentative e tessuti sociali (sia organizzati che non organizzati), offrendo opportunità per superare distanze fisiche, indisponibilità di ampi margini di tempo per l interazione diretta e in certi casi offrendo un indispensabile appoggio a cittadini affetti da handicap fisici. In questo contesto, la frontiera di sperimentazione del Bilancio Partecipativo si è inserita nell ultimo decennio come una delle più interessanti pratiche di democratizzazione della gestione urbana e territoriale in ambito internazionale. Per lo più se ne è avuta conoscenza in tutto il mondo attraverso l esperienza ormai ultradecennale della città brasiliana di Porto Alegre, da anni guardata con interesse da punti di vista molto diversi: dai movimenti sociali alle reti internazionali di amministratori locali, dalla Banca Mondiale ai programmi sull Habitat dell ONU che la hanno consacrata come una delle pratiche eccellenti del panorama internazionale. Ma contestualmente o posteriormente in Sudamerica sono andate sviluppandosi moltissime altre esperienze affini e complementari, che da 3-4 anni hanno cominciato ad essere emulate ed integrate in altri continenti tra cui quello europeo [4]. Solo dal 2002, la pubblicazione dei primi testi di analisi sinottica di esperienze diverse di Bilancio Partecipativo rende possibile la discussione sugli aspetti di replicabilità che vanno evidenziando esempi contestualizzati di partecipazione cittadina (tra loro spesso molto differenti) applicati ad una politica centrale come il bilancio, che si pone a monte della priorizzazione dei capitoli di spesa pubblica e pertanto riesce ad essere percepita dai tessuti sociali come più efficiente, meno episodica e meno periferica di altre sperimentazioni settoriali e quindi come un reale impegno politico che pertanto stimola una maggiore partecipazione dei cittadini ed una disponibilità all approfondimento e all assunzione, da parte loro, di responsabilità concrete sia nella gestione dei percorsi che nell attuazione delle scelte. Tre testi fondamentali di analisi comparativa tra esperienze [5] [6] [7] evidenziano come sia possibile raggruppare in quattro categorie sintetiche le caratteristiche indispensabili per la riuscita di 10

11 un processo di Bilancio Partecipativo: 1) la volontà politica; 2) la densità associativa presente nel territorio; 3) l accuratezza degli elementi del disegno istituzionale dei percorsi partecipativi e della macchina amministrativa che si deve rapportare alle loro decisioni; 4) la capacità amministrativa e finanziaria dell ente che mette in opera il percorso di Bilancio Partecipativo. I testi evidenziano come, rafforzando l impegno su alcuni di questi 4 ambiti di azione, sia stato finora possibile in molte esperienze compensare la debolezza degli altri, garantendo lo stesso il conseguimento di alcuni dei risultati positivi comuni ai vari processi di Bilancio Partecipativo attivati. In prima linea quelli che riguardano la trasformazione delle pratiche politiche ed amministrative tradizionali (crescita diffusa del senso civico, aumento del grado di democraticità e condivisione delle scelte, ricreazione di una fiducia nella politica, limitazione progressiva del clientelismo, degli sprechi nella conduzione della macchina pubblica e degli episodi di malversazione, ottimizzazione delle risorse pubbliche e raccolta di nuove risorse attraverso partenariati con il privato e il terzo settore). La letteratura recente, nell evidenziare come non sia possibile modellizzare le esperienze di Bilancio Partecipativo, ma sia necessario adattare e flessibilizzare i principi generali (declinandoli diversamente nei singoli contesti) propone un interessante riflessione sulle dimensioni dei contesti di sperimentazione e sul rapporto delle esperienze di Bilancio Partecipativo con le tecnologie ICT. In particolare, evidenzia come l impegno all adattamento creativo abbia permesso di diffondere proficuamente esperienze sviluppatesi originariamente in contesti urbani (o addirittura metropolitani) anche in centri abitati piccoli e medio-piccoli, dove sfruttare il connubio tra l esistenza apparentemente contraddittoria di tessuti socioculturali sostanzialmente coesi e di dispersioni fisiche (piccole frazioni lontane dal centro, rioni a forte identità con storiche rivalità, ecc.); in tale passaggio le tecnologie informatiche hanno sovente svolto un ruolo fondamentale, moltiplicando i canali di dialogo e informazione anche in ambiti istituzionali in cui le condizioni del bilancio e i recenti tagli ai trasferimenti dagli enti sovraordinati non renderebbero possibile investire su ampi progetti di informazione e messa in trasparenza degli iter decisionali e gestionali delle politiche pubbliche. In tale ottica, se l uso delle tecnologie ICT applicate al Bilancio Partecipativo nei centri abitati medio-grandi ha soprattutto un significato nodale nel permettere la partecipazione di cittadini in aree dense e complesse, nei piccoli centri il valore di supporto alla diffusione trasparente dell informazione risulta prevalente, anche a supplenza della possibilità di disperdere investimenti su altre forme comunicative costose e non giustificabili nei ristretti bilanci degli enti locali minori, nonostante la dispersione fisica degli abitanti potrebbe consigliarne l uso (tv di strada o di quartiere, pubblicazioni a stampa, radio comunitarie, informazioni su quotidiani locali, ecc.). Le prime esperienze italiane di Bilancio Partecipativo sembrano far tesoro di queste riflessioni di ambito internazionale, mettendole in connessione con sperimentazioni autoctone quali quelle delle circoscrizioni, delle Consulte Tematiche e dei Consigli di Rione o di Frazione (cfr. il caso interessante del Regolamento per la Partecipazione di Rosignano Solvay in Toscana), nonché di piccoli centri-urp o centri telematici di frazione, come le oasi tecnologiche per la diffusione dei servizi on-line in abitati dispersi, sperimentate nel Comune di Argenta (ma anche in quello spagnolo di Jun). Come sottolineato nel Secondo rapporto sull innovazione nelle regioni d Italia 2004 [2], nelle prime esperienze italiane di Bilancio Partecipativo che in gran parte si sviluppano in comuni di dimensioni medio-piccole (eccetto l inizio della sperimentazione interrotta di Piacenza e il caso del Municipio XI di Roma che conta abitanti) attualmente l uso delle tecnologie ICT privilegia la dimensione dell accesso all informazione, riservando al contatto diretto vis-a-vis le fasi di accesso alla sfera pubblica mirate alla formazione di opinioni e decisioni. Le stesse pagine web dei comuni (Vimercate, Grottammare) portano, però, ancora un informazione generica sui processi. Eccetto nel caso di Pieve Emanuele dove la centralità del percorso di Bilancio Partecipativo nel novero delle politiche urbane si riflette in una produzione documentaria dettagliata e attenta ai 11

12 linguaggi comunicativi per offrire un informazione multilivello, appropriata a pubblici e a gradi di lettura diversi, e con alto livello di profondità contenutistica; per di più puntando all introduzione di competenze telematiche nei percorsi formativi dei facilitatori dei processi partecipativi. In realtà nell ultimo anno in Italia si è avuto lo sviluppo di una decina di nuove esperienze di politiche di coinvolgimento dei cittadini nelle politiche di bilancio che prendono il nome di Bilancio Partecipato (e non partecipativo ) in cui l uso del web e delle tecnologie ICT punta maggiormente anche a favorire una comunicazione a due direzioni tra cittadini e istituzioni. Particolare è il caso di Vignola (MO) che ha concesso ai suoi concittadini di proporre e votare un opera del valore di euro da inserire nel bilancio 2004; i canali della decisione hanno mescolato momenti di incontro pubblico e voti provenienti da una consultazione informatica. Sul totale dei 1038 voti complessivi ricevuti solo il 24% è giunto per via elettronica. Eppure, il progetto vincitore (proposto da un associazione sportiva che conta nella cittadina un alto numero di iscritti) ha ricevuto il 53,4% dei voti elettronici. Probabilmente, questi ultimi sono stati soprattutto dati da giovani tesserati che senza partecipare delle assemblee ma accontentandosi di un click su uno strumento che hanno abitudine ad utilizzare - sono passati avanti a tanti altri progetti importanti per strati meno connessi della popolazione che pure avevano presentato proposte interessanti e ben articolate. I risultati di questa prima esperienza di Bilancio Partecipato italiana che utilizza il voto per via elettronica andranno analizzati con attenzione per proporre i necessari riaggiustamenti in futuro o in altri contesti, minimizzando i rischi di affidarsi a forme di presunta e-democracy quando parallelamente non vengono impostate politiche di promozione dell uguaglianza dell accesso ai mezzi tecnologici e dell alfabetizzazione al loro utilizzo. Il presente progetto, nell inserirsi con la sua proposta all interno di un panorama nazionale ed internazionale coerente di sperimentazioni locali di processi partecipativi in rapido mutamento, si propone di riflettere criticamente sugli esempi ad oggi esistenti di Bilancio Partecipativo. In particolare, nell adattare i principi del Bilancio Partecipativo a contesti di piccole realtà urbane, si propone di riflettere attentamente sul miglior uso possibile e sulla graduale crescita dei ruoli affidabili alle tecnologie ICT, in modo da evitare il serio rischio di avallare forme apparenti di democratizzazione delle scelte territoriali che in realtà risultino dissimmetriche e potenzialmente inique o distorcenti. 2.1 Analisi del contesto (2-4 pagine) Il progetto parte dalla constatazione contenuta nel 8.6 del [8] che nella Regione emerge una stretta connessione tra gli investimenti infrastrutturali ed i progetti che andranno ad appoggiarsi su di essi, a riprova di un attenzione nodale riposta nel mettere in relazione contenuti e strumenti predisposti in gran parte sollecitando il mercato privato degli operatori ICT per favorire lo sviluppo dell economia del territorio come nella filosofia dell intero piano etoscana in cui questo progetto si colloca. È a questa stessa logica che la presente proposta attinge, declinandola in un forte impegno a mettere gli investimenti infrastrutturali e formativi a servizio di un potenziamento ed ampliamento quantitativo e qualitativo delle pratiche di dialogo sociale di cui il contesto regionale ha da alcuni anni supportato la sperimentazione a partire dalla costruzione di una serie di pre-condizioni che saranno accennate in questo paragrafo. Il contesto territoriale all interno del quale viene proposto questo progetto presenta al contempo caratteri di omogeneità e di disomogeneità. Si riferisce, infatti, ad una serie di piccoli Comuni compresi dentro il perimetro di 15 Comunità Montane della Regione Toscana, e comprende altri comuni di analoghe dimensioni (in zone collinari o costiere) accomunati ai precedenti dall esistenza di numerosi abitati dispersi che frammentano i luoghi della residenza e della produzione secondo una composizione policentrica. Riunisce, inoltre, alcuni enti territoriali di secondo livello (15 comunità montane e il Circondario dell Empolese-Valdelsa) ed associazioni di enti, come l Unione 12

13 delle Comunità Montane della Toscana e la sezione regionale dell ANCI, per un totale di 29 comuni. La selezione degli Enti Locali partecipanti al progetto è stata accuratamente concepita nei mesi a cavallo dell apertura del bando, con lo scopo di costruire un ipotesi fondata su ancoraggi territoriali molteplici ma con alcune caratteristiche fondanti comuni, caratterizzata da una pluralità di orientamenti politici differenti e da una ricchezza multilivello di soggetti che potesse garantire buoni margini sia di sperimentazione che di valutazione della replicabilità delle esperienze, accompagnandosi ad una chiara affermazione di impegno al mainstreaming delle sperimentazioni, ovvero all assunzione degli esiti e delle metdologie del progetto all interno delle pratiche di routine di governo territoriale, anche dopo la scadenza del tempo delle sperimentazioni-pilota finanziate dal progetto. In tal senso, l UNCEM e l ANCI TOSCANA hanno svolto nei mesi precedenti alla stesura un ruolo di verifica delle caratteristiche territoriali e socioistituzionali dei Comuni da includere tra i partner, lavorando in stretto contatto con comunità montane e circondari per ottenere un formale impegno delle giunte di ogni ente coinvolto ad approvare la proposta di progetto, ad aderire all attuazione degli interventi in esso previsti e ad approvare con delibera lo schema di Protocollo di Intesa tra le Amministrazioni e gli organismi esterni. L obiettivo di questo percorso è stato non solo quello di creare un gruppo compatto e coeso per la sperimentazione di percorsi differenziati di Bilancio Partecipativo appoggiati su interventi di arricchimento nell uso delle nuove tecnologie ICT, ma anche di raccogliere dati utili alla comprensione del contesto generale e delle sue dimensioni locali plurali e al censimento delle energie territoriali/sociali efficacemente attivabili nel corso della sperimentazione. A tale scopo è stato chiesto ad ogni ente locale di fornire un elenco di organizzazioni sociali del suo territorio (alcune di queste sono state contattate per vagliarne la disponibilità a partecipare all articolazione locale del progetto, e quindi inserite come associazioni nel progetto). Abbiamo inoltre analizzato i dati raccolti tramite un questionario distribuito a 14 dei 55 comuni partecipanti ed a 9 comunità montane su 18 partecipanti al progetto, utile a conoscere le articolazioni eventualmente esistenti tra livelli di dotazione e sfruttamento delle nuove tecnologie ICT, ed attivazione di percorsi di dialogo sociale. Risultati: Comuni (n.14) Comunicazione online: 13/14 sono dotati di un sito Internet; 5/14 si servono di newsletter o di altri mezzi per via elettronica; 1/14 ha pubblicato sul sito una versione informatizzata del bilancio; 3/14 hanno utilizzato il sito per attivare forum a tema; 12/14 individuano nel sito differenziate per assessorati, uffici, dipartimenti; 14/14 hanno aderito a progetti di protocollo informatico e firma digitale; 13/14 hanno un sito in cui è possibile pubblicare in tempi rapidi on line documenti dell amministrazione; 0/14 hanno un albo pretorio informatizzato; 10/14 hanno cartografie digitali del Piano Regolatore; 2/14 hanno un sito contenente parti in lingua straniera; 1/14 hanno apparecchi di teleconferenza installati. La connessione alla rete telematica della Regione Toscana è presente in 4/14, non solo nel Comune, ma anche in altre sedi, comprese le frazioni; in 5/14 solo nella Comunità Montana; in 4/14 solo nel Comune, in 1/14 nella Comunità Montana e nella sede Comunale. Comunità Montane (n.9) Comunicazione online: 8/9 sono dotati di un sito Internet; 4/9 si servono di newsletter o di altri mezzi per via elettronica; 1/9 ha pubblicato sul sito una versione informatizzata del bilancio; 2/9 hanno utilizzato il sito per attivare forum a tema; 8/9 individuano nel sito differenziate per assessorati, uffici, dipartimenti; 7/9 hanno aderito a progetti di protocollo informatico e firma digitale; 7/9 hanno un sito in cui è possibile pubblicare in tempi rapidi on line documenti dell amministrazione; 3/9 hanno un albo pretorio informatizzato; 2/9 hanno cartografie digitali del Piano Regolatore; 2/9 hanno un sito contenente parti in lingua straniera; 1/9 hanno apparecchi di teleconferenza installati. 13

14 La connessione alla rete telematica della Regione Toscana è presente in 8/9 solo nella Comunità Montana Comune, in 1/14 anche in altre sedi. Gestione associata di servizi: 3/9 hanno attivato sul proprio territorio un ruolo di gestione associata dei servizi informatici per i Comuni; 7/9 gestiscono i siti autonomamente; 1/9 tutti i Comuni gesticosco il sito in maniera associata; 1/9 solo alcuni comuni gestiscono il sito. Gli esiti della raccolta di dati hanno permesso di articolare in maggior dettaglio il quadro contenuto nei report dell Osservatorio sull e-government e la società dell informazione a livello locale a cura dei Centri Regionali di Competenza, ed in particolare in[8]; ciò ha reso possibile l affinamento del progetto e la costruzione di una sua durabilità che ne prolunghi gli esiti oltre la durata formale prevista dal co-finanziamento, e (grazie al ruolo di moltiplicatori sociali e di diffusori assuntosi dagli enti di secondo livello) in luoghi diversi da quelli delle prime sperimentazioni-pilota. In aggiunta si è potuto realizzare, in fase di progettazione, un incontro con le istituzioni e le associazioni di una comunità montana per validare alcune ipotesi progettuali e raccogliere osservazioni che sono state molto importani per la redazione di questo documento. L incontro si è tenuto il 23 giugno nel Comune di Montieri, appartenente alla Comunità delle Colline Metallifere, a cui hanno partecipato 6 associazioni locali, 10 tra segretari di sindaci, dipendenti, assessori e consiglieri dei comuni della comunità montana. La Toscana appartiene per quanto riguarda il digital divide rispetto alla disponibilità dei servizi di connettività a banda larga in Italia alla cosiddetta fascia bassa, sia in termini di estensione della zona verde dotata di diverse offerte tecnologiche in contesto competitivo (solo tra il 10 e il 20% della popolazione, a fronte di un dato nazionale del 25%), sia in termini di variazione della stessa tra il 2002 e il 2003 (8 punti percentuali di copertura aggiuntiva della popolazione, a fronte di un +12 a livello nazionale). In Toscana si riconosce la problematicità dello sviluppo della SI, soprattutto per quanto attiene la fornitura di connettività in larga banda ai cittadini residenti nei territori attualmente non coperti della connessione (anche a causa di uno scarso interesse degli operatori di telecomunicazioni nell investire in questi territori). Circa il 40% dei comuni montani ed il 20% delle Comunità Montane considerati nel presente progetto non sono oggi raggiunti da banda larga (con riferimento alla copertura delle sole sedi istituzionali e non del territorio nel suo complesso), e risulta pertanto di facile comprensione come in buona parte di queste zone la cittadinanza possa avvertire come reale il divario digitale rispetto ai centri urbani medi e grandi. In ogni caso, esiste un ambiente favorevole dentro cui poter pensare un percorso per colmare gradualmente tale deficit : è stato, infatti, creato un sistema di cooperazione applicativa, di fatto ripreso nel sistema architetturale dell SPC che entro fine 2004 dovrebbe consentire a tutti gli enti di scambiarsi informazioni di valenza pubblica su varie materie oggetto delle loro funzioni. Ad oggi, le comunità montane ed i comuni che partecipano al presente progetto (tutti già connessi alla Rete Telematica Regionale) sono già impegnati in importanti azioni per lo sviluppo della società dell informazione nel proprio territorio. Tale sforzo è testimoniato in particolare dall alto tasso di adesione ai progetti di e-government che sono in via di sviluppo sul territorio toscano e che vedranno ampliato il ventaglio di servizi di e-government anche grazie alle azioni previste con la tornata dei fondi CIPE (Del. 17 maggio 2003) a supporto degli enti in obiettivo 2 e sostegno transitorio. In particolare, tale pacchetto di interventi consentirà di allargare il ventaglio dei progetti di e.toscana, cui gli enti intendono partecipare (ma solo nell ambito di quelli coordinati dalla Regione Toscana), nonché a dotare di banda larga le zone attualmente non coperte da tale servizio. Il 60% delle comunità montane ed il 65,3% dei comuni promotori del presente progetto sono attualmente coinvolti in almeno un progetto del I avviso nazionale. Considerando la totalità dei progetti cui si è aderito, il 54% di essi sono a carattere infrastrutturale, ed il 46% sono invece rivolti alla erogazione di servizi alla cittadinanza ed alle imprese. Nella quasi totalità dei casi (99,8%) il 14

15 ruolo degli enti coinvolti è però quello di riusatori ; il presente progetto tenta perciò un passo avanti anche in direzione di una sperimentazione-pilota da parte degli stessi enti. Questa andrebbe ad inserirsi in un tessuto dinamico di sperimentazioni favorevoli sul piano dell innovazione istituzionale e soprattutto della concertazione tra enti pubblici e tessuto economico/sociale. Quest ultima deve molto anche ad una serie di percorsi finanziati da programmi comunitari caratterizzati dal ruolo centrale dato al dialogo sociale e alla costruzione di partenariati tra istituzioni e tessuti sociali organizzati, grazie soprattutto alla costituzione di GAL spesso ben funzionanti (cfr Del resto, la quasi totalità dei comuni aderenti al progetto si trova all interno di zone di applicazione dell iniziativa Comunitaria Leader+ che (nel panorama regionale) interessano una superficie del 71,6% che ospita una popolazione del 21,9% degli abitanti della regione, comprendendo tutti i territori inseriti in Comunità montane ed ulteriori Comuni con densità inferiore a 120 abitanti/kmq, secondo i parametri previsti dal regolamento CE n 1260/99. Come sottolineato dal Documento Unico di Programmazione per l attuazione dell iniziativa Comunitaria Leader Plus per lo sviluppo rurale realizzato nel 2002 dal Dipartimento per lo Sviluppo Economico della Regione, tali aree presentano grosse differenze geomorfologiche e storico-culturali, ma alcuni caratteri comuni sotto il profilo socio-economico ed infrastrutturale, come condizioni di ruralità diffusa, dispersione degli abitati (con medie di 4000 ab. per Comune, contro i dei comuni esterni ad aree eleggibili Leader+, e densità di 46 ab/kmq contro i 153 della Regione e i 360 ab/kmq delle aree non interessate da Leader+), ed anche aspetti demografici consonanti, come una maggiore incidenza della popolazione anziana sui residenti complessivi (circa 24% di ultrasessantacinquenni), un indice di dipendenza e uno di vecchiaia elevato (195 contro 172 del resto della Toscana). Tali caratteristiche di affinità tra i territori aderenti al progetto hanno influito direttamente sulla formulazione dello stesso, tanto più dato che la sfida principale che il percorso di sperimentazione qui proposto si pone è quella di favorire il passaggio da un dialogo sociale centrato sulle strutture della rappresentanza sociale all affiancamento di percorsi dove il coinvolgimento nelle decisioni tocchi anche i cittadini non organizzati, passando per una verifica della significatività della rappresentanza espressa proprio dalle strutture di autorganizzazione civica. Per quanto riguarda il tema del Bilancio Partecipativo, in Toscana ad oggi non esistono sperimentazioni concrete note, ma vi è un atteggiamento positivo nei confronti del tema che, tra il 2002 e il 2004 è stato al centro di numerosi dibattiti politici e corsi di formazione di amministratori, cittadini e personale tecnico-amministrativo (a livello regionale, di alcune province, e di molti comuni). In particolare, in Toscana il tema del Bilancio Partecipativo (altrove accolto e valorizzato in maniera ideologica) è stato sempre affrontato dagli enti locali con la coscienza della necessità di non cedere a forme di assemblearismo demagogico, ma di riflettere attentamente su come lavorare sul passaggio dal concetto di delega al concetto di mandato sottoponibile a verifica attraverso una forte articolazione dei momenti di consultazione e deliberazione sociale con il ruolo delle istituzioni rappresentative. In tale ottica, l approccio riformista al Bilancio Partecipativo ne ha fatto anche l orizzonte di medio termine per innovazioni gestionali mirate a costruire le pre-condizioni per una sua costruttiva applicazione. Questo è avvenuto a partire dal tema della trasparenza informativa sui temi del bilancio, con e senza l appoggio di tecnologie ICT. Da un punto di vista quantitativo, il collegamento tra i due ambiti di sperimentazione non è ancora consolidato. Ad esempio, nel [8] si evidenzia come solo il 16% degli sportelli telematici dei 263 siti comunali esistenti nella regione pubblichi il proprio bilancio (24 Comuni piccoli, 11 Medi e 7 grandi, grazie ai quali si raggiunge potenzialmente il 43% della popolazione totale, cfr. tab. 18 a pag. 62). Negli ambiti territoriali simili a quello che ospita il progetto, invece, solo 5 Comunità montane pubblicano informazioni sul proprio bilancio raggiungendo una popolazione potenziale del 30,2% ed un totale di 50 amministrazioni comunali (il 35,9% del totale, cfr. tabella 24, p. 67), mentre ben 6 province su 10 forniscono notizie sul proprio bilancio raggiungendo un 68% della popolazione potenziale della 15

16 regione (tab. 30, p. 70). In base al rilevamento statistico effettuato per le finalità del presente progetto, su 14 comuni coinvolti nel progetto, soltanto 1 fornisce una pubblicazione online della versione informatizzata del bilancio. Vi sono, però, importanti segnali di crescita qualitativa nel trattamento pubblico dei dati relativi ai bilanci; da ormai 4 anni infatti vari comuni (Marradi, Firenze, Scandicci, Dicomano, ecc.) hanno preso l abitudine di pubblicare annualmente degli opuscoli semplificati che rendono più comprensibili al grande pubblico i propri bilanci a consuntivo, anche utilizzando specifici software che prevedono questa possibilità di output semplificato. Inoltre, già da qualche anno prima, molti piccoli comuni hanno assunto l abitudine di svolgere delle assemblee pubbliche informative sul tema delle priorità di investimento messe a bilancio, che in alcuni casi diventano luoghi di discussione e reindirizzo dei bilanci di previsione o dei fondi ottenuti dagli avanzi di amministrazione, seppur ancora attraverso procedure informali di dialogo sociale. Infine, alcuni comuni toscani (come Campi Bisenzio) producono giornali mensili o bimestrali dove si dà contro puntualmente ai cittadini dello stato di attuazione di tutte le opere inserite nel bilancio in corso. È a questo insieme di opportunità e limiti rilevati nella regione e nello specifico contesto locale che il progetto attinge, cercando di dar forma ad un percorso partecipativo che sia in grado di radicarsi nei diversi territori locali coniugando chiarezza di obiettivi, rigore organizzativo e flessibilità nell adattare ai diversi luoghi le regole proposte, massimizzando l ancoraggio costruttivo alle energie sociali presenti e alle sperimentazioni già localmente condotte in ognuno dei differenti ambiti territoriali coinvolti. 2.2 Esperienze pregresse (1 pagina per ogni partecipante) UNCEM Toscana (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani) è l'ente rappresentativo dei Comuni, delle Comunità e degli Enti montani. UNCEM Toscana è la delegazione regionale della corrispondente associazione a livello nazionale fondata nel novembre del 1952 e costituita tra i soci appartenenti alla Regione Toscana. L'associazione, come tutte le altre delegazioni regionali, di autonomia statutaria nell'ambito dei principi generali stabiliti dallo statuto nazionale e persegue, nell'ambito di ciascuna regione, gli stessi obiettivi perseguiti dall'ente nazionale. UNCEM Toscana svolge un ruolo di rappresentanza istituzionale delle istanze della montagna nei confronti degli Organi della Regione Toscana e della Amministrazione dello Stato. Le statistiche dicono che la superficie totale della Toscana è di ettari di cui di territorio montano (il 47,28% del territorio regionale). In esso vivono abitanti su una popolazione totale di (dati ). Su questo territorio operano 20 Comunità montane, 157 Comuni montani o parzialmente montani, di cui 138 inseriti in Comunità Montana sui 287 Comuni della Toscana (54,70%). Per quanto riguarda l attitudine delle comunità montane a forme di partenariato e programmazione negoziata, i dati rivacati su 9 comunità, dalla indagine che abbiamo effettuto ai fini del progetto ci dicono che il Piano di Sviluppo locale è stato negoziato con la conferenza di sindaci da 8 comunità su 9; 6/9 con associazioni delle categorie economiche; 3/9 con assemblee culturali, sportive ecc..; 4/9 con assemblee della Comunità Montana; 1/9 con enti e pubbliche amministrazioni, istituti scoltastici. Per quanto riguarda i Comuni, dall indagie effettuata abbia ricavato i seguenti dati che ci indicano un elevato grado di attitudine alla concertazione, al partenariato e quindi al dialoro sociale degli enti locali: sui 14 che abbiamo scelto per la ricerca propedeutica alla stesura del progetto, 12 organizzano incontri periodici con la popolazione; 12/14 sono stati interessati a progetti che prevedono la partecipazione dei cittadini; 7/4 utilizzano, come tipologia di dialogo sociale, il tavolo di concertazione con le categorie economiche; 9/14 le assemblee aperte a tutti i cittadini; 2/14 la tipologia mista; 0/14 hanno fatto referendum locali aperti; 12/14 hanno, nel loro Statuto, un titolo 16

17 per la partecipazione popolare; 11/14 coinvolgono le frazioni nelle consultazioni parte tramite referenti informali di frazione; 3/14 tramite consigli formalizzati di frazione; 2/14 per conoscenza diretta tramite sopralluoghi della Giunta o altro; 5/14 hanno pubblicato il bilancio in opuscoli semplificativi; 8/14 hanno un ufficio URP. Per quanto riguarda la partecipazione dei Comuni ad iniziative comunitarie che prevedono una forte attività di dialogo sociale, evidenziamo la sueguente situazione: 10 comuni su 14 partecipano al programma LEADER; 8/14 ad Agenda 21 Locale. Il circondario Empolese Valdelsa rappresenta l Unione di 11 Comuni di un territorio ricco di storia, di paesaggi rurali di pregio, di città con un consistente patrimonio storico e artistico, di produzioni di qualità nel contesto di un sistema produttivo locale multidistrettuale. È un territorio denso di reti civiche, di associazionismo, di economie innovative e di iniziative nei campi della valorizzazione dell ambiente, del patrimonio territoriale e del paesaggio; nei campi della salute, della partecipazione, della qualità dei processi produttivi e dei prodotti. Dal momento della sua costituzione, il Circondario ha collaborato con il neonato corso di Laurea in Urbanistica della Facoltà di Architettura dell Università di Firenze, attivando il progetto di costruzione di un Atlante del patrimonio territoriale del Circondario Empolese Valdelsa, comprendente tra l altro un regesto e una lettura interpretativa di un patrimonio delle nuove pratiche sociali, e la documentazione di progetti, azioni, politiche, in cui sia particolarmente evidente la saldatura fra il patrimonio territoriale sedimentato e nuovi attori della trasformazione capaci di produrre economie locali innovative fondandosi sulla reinterpretazione del giacimento delle risorse locali (il milieu), e la descrizione dei processi che utilizzano le risorse locali per costruire nuove forme di comunità, di relazioni adeguate al nuovo spazio multiculturale, di nuovi reticoli solidali (di cultura, di genere, di età), di nuove pratiche dell abitare e del produrre, di nuovi comportamenti di cura, in relazione alla valorizzazione del patrimonio territoriale. Gli esiti della redazione di questo archivio dei progetti socialmente prodotti si sono coniugati con la presentazione pubblica dell ipotesi di Piano di Sviluppo Locale presentata dall IRPET nel giugno 2002 e con l adesione del Circondario e di alcuni Comuni alla Carta del Nuovo Municipio, dando origine ad un progetto fortemente voluto dalle istituzioni, dai tessuti sociali e dall Università: l attivazione di un processo partecipativo per l elaborazione di un progetto di sviluppo socioeconomico e territoriale riferito a scenari socialmente condivisi. Il percorso di progettazione sociale affidato all Agenzia di Sviluppo Locale e dotato di un Unità Operativa di Coordinamento - ha preso avvio nell ottobre 2003, con una serie di conferenze d area, mirate a passare da forme consultive di partecipazione su singoli problemi, all attivazione di istituti e spazi pubblici permanenti di co-decisione nel governo locale. Nel dialogo con le categorie economiche attraverso l appoggio di Firenze Tecnologia sono stati anche sviluppati seminari formativi che hanno adottato la metodologia EASW. Un tassello originale considerato importante per arricchire il progetto identitario della Toscana delle Toscane un progetto policentrico, non gerarchico e solidale concepito in relazione con il Piano di Sviluppo della Regione Toscana. Il LaPEI (Laboratorio di Progettazione Ecologica degli Insediamenti) è organismo stabile di ricerca del Dipartimento di Urbanistica e Pianificazione del Territorio dell'università di Firenze. Esiste dal 1990, e raggruppa docenti, ricercatori, collaboratori, dottorandi e dottori di ricerca in forme mobili di discussione e di lavoro comune. Il Laboratorio svolge ricerche istituzionali, finanziate dal CNR e dal MIUR, attiva convenzioni di ricerca con amministrazioni locali, organizza seminari e convegni, pratica attività di formazione e di orientamento di laureati, tecnici ed amministratori locali, partecipa ad organismi esterni di analisi e intervento territoriale in stretta collaborazione con enti locali e d area vasta (INURA, Rete delle piccole città, Rete dei Nuovi Municipi etc.) e ad una rete di ricerca che raccoglie più sedi universitarie, sviluppando attività - anche volontarie - di consulenza scientifica nei confronti dei gruppi di base di cittadini nelle città e nei territori. Le ricerche del Laboratorio radicate in particolar modo in Toscana - riguardano 17

18 territori più o meno vasti (Area metropolitana fiorentina e pratese, Circondario Empolese-Valdelsa, Alta Maremma, Val di Cornia etc.) e aree urbane (Firenze - Le Piagge e Isolotto, Lucca - S.Concordio, Scandicci, Prato, Follonica, Dicomano, etc.). Numerose ricerche e attività di progettazione si svolgono in collaborazione con ONG e strutture di cooperazione decentrata in paesi stranieri (Niger, Yemen, Cuba, Argentina, Brasile, Colombia, Giappone etc.). Il LaPEI svolge attività di ricerca-azione, promuovendo forme innovative di partecipazione degli abitanti nella città e nel territorio per lo sviluppo locale autosostenibile. L'approccio riguarda sia gli aspetti ambientali e territoriali sia lo sviluppo delle capacità di autogoverno delle società locali. Di recente, una crescente attenzione è stata posta nell analisi dell utilizzo del web come spazio di comunicazione e interazione, con riguardo soprattutto al censimento e alla diffusione della conoscenza di esperienze concrete (nazionali ed estere) di politiche che coinvolgono gli abitanti nelle decisioni territoriali. In particolare, negli ultimi 8 anni, alcuni ricercatori del LaPEI si sono distinti nell organizzare ricerche, pubblicazioni e attività di consulenza e formazione sul tema del Bilancio Partecipativo, a partire da uno studio attento dei primi modelli brasiliani e dei recenti esempi europei, anche in collaborazione con il Transnational Institute di Amsterdam e il Centro Marc Bloch di Parigi/Berlino. Ad oggi sono curate da ricercatori del LaPEI le più note ricerche e i maggiori testi italiani sul Bilancio Partecipativo, e sui temi delle possibili connessioni tra movimenti di autorganizzazione dei tessuti sociali e l attivazione di esperienze di politiche locali centrate sulla partecipazione dei cittadini, alcuni dei quali citati nella bibliografia presente nel [2]. Tra di essi: [9]; [10]; [11]; [12]; [13]; [14];[15]; [16]; [17]; [18]; [19]. Dal gennaio 2004 il LaPEI è consulente incaricato del Comune di Venezia per il progetto Il Bilancio Partecipativo come strumento di inclusione sociale presentato nella Rete n 9 dedicata a Bilancio Partecipativo e finanziamento locale del programma URB-AL della Commissione Europea, oltre che consulente del Comune di Roma per il programma europeo URBACT (rete tematica Partecipando ). L'Istituto di Teoria e Tecniche dell'informazione Giuridica studia e applica l'impatto delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione nei settori della documentazione del diritto e del linguaggio giuridico, della tecnica legislativa, della decisione giuridica, della formazione dei giuristi e realizza applicazioni avanzate nel campo dell'informatica giuridica e del diritto dell'informatica. Destinatari dell'attività dell'istituto sono gli operatori del diritto che operano nella Pubblica amministrazione e nelle strutture private; ne sono interlocutori naturali tutti i cultori delle discipline collaterali a quelle di pertinenza dell'istituto, operanti nelle Università o in altri Enti di ricerca. Costituiscono obiettivi prioritari dell'istituto lo studio e lo sviluppo di tecnologie per il diritto e l'amministrazione pubblica; la consulenza alle pubbliche amministrazioni a supporto delle politiche di e-government; la produzione e diffusione di banche dati giuridiche e di prodotti informatici specialistici. Per il perseguimento di questi obiettivi l'istituto: - sviluppa rapporti di collaborazione scientifica con analoghi organismi stranieri, comunitari e internazionali, anche attraverso scambi di esperienze e di personale; - svolge attività di consulenza e di supporto tecnico-scientifico alle amministrazioni pubbliche nei settori di sua competenza, stipulando convenzioni e contratti di ricerca o di erogazione di servizi tecnico-scientifici; - offre attività di formazione per il personale scientifico e tecnico, in particolare delle pubbliche amministrazioni, e collabora con le Università per l insegnamento dell Informatica giuridica e per il conseguimento del dottorato di ricerca nei settori di sua competenza. L'Istituto ha sede a Firenze ed è diretto dal prof. Nicola Palazzolo. Una sezione dell'istituto, intitolata a "Giorgio La Pira", ha sede a Roma e ne è responsabile il prof. Pierangelo Catalano.L'ITTIG è nato nel 2002, a seguito del processo di razionalizzazione della rete 18

19 degli organi del CNR, come accorpamento dell'istituto per la Documentazione Giuridica e del Centro di Studio sul Diritto Romano e Sistemi Giuridici. Dipartimento di Elettronica e Telecomunicazioni (DET), dell Università di Firenze (Direttore Prof. Dino Giuli)[20] è una struttura che svolge attività di ricerca e didattica. Le attività di ricerca del DET toccano un ampio spettro di temi, tra cui Microelettronica, Telecomunicazioni, Telematica, Multimedia ecc. Nel 2000 il DET assieme al Dipartimento di Scienze dell Educazione e il Dipartimento di Sistemi ed Informatica dell Università di Firenze ha attivato un Master post-laurea in e-learning designer and manager [20]. Il Master sta attualmente concludendo la sua terza edizione. Nel 1996 il DET ha attivato un programma di dottorato in Telematica e Società dell Informazione coordinato dal Direttore del Dipartimento, Prof. Dino Giuli. Il programma è interdisciplinare, ne fanno parte, oltre alla Facoltà di Ingegneria dell Università di Firenze, Scienza della Comunicazione dell Università di Siena, la Facoltà di Ingegneria dell Università di Perugia, e la Facoltà di Scienze Politiche dell Università di Firenze e attualmente conta più di 40 studenti di dottorato, che sono coinvolti in un ampio spettro di attività sui temi della Società dell Informazione. Il DET ha rapporto istituzionali su temi di ricerca applicata con la Regione Toscana, in particolare nell ambito delle High Technology Network ; occupa una posizione leader nella diffusione e sviluppo di tecniche multimediali avanzate per l educazione in diversi progetti della Regione Toscana: TELEFORM, UNIRE, MONICA, MONICA-2, TELOC MULTIMEDIA. Il DET ha attivamente partecipato o coordinato diversi progetti europei su aspetti della mutlimedialità, tra cui: COPERNICUS, ESPRIT-MCube, ESPRIT-IMPRIMATUR, ACTS-ARTLINE, ACTS-ELITE, COST 227, ESPRIT-MUSA, COMETT-EPISIP, RACE-RAMA, BRITE-ALINSPEC, Telem. Appl.-ENCATA, TELEFORM, Telem. Appl.-REGIONET, ADAPT-TELEFORMARE, ADAPT- UPGRADE. Associazione Rete del Nuovo Municipio, un organizzazione senza fini di lucro costituita fra amministratori locali, esponenti del mondo associativo e ricercatori universitari, tutti già attivi intorno alle tematiche della democrazia partecipativa e delle nuove forme di cittadinanza contenute nella Carta del Nuovo Municipio, un documento di intenti siglato da oltre 100 amministrazioni italiane durante il forum delle Autorità Locali di Porto Alegre (gennaio 2002). L'idea che ha animato la nascita della Rete è quella di collegare in una struttura operativa stabile le iniziative puntiformi già in atto sul territorio nazionale, per conferire loro una forte valenza propositiva ed anticipatrice del nuovo orizzonte strategico di sviluppo locale autosostenibile disegnato dalla Carta. L Associazione oltre alla sua sede legale ha un Nodo Toscano che è tra i più attivi del territorio italiano. Attualmente, la sede in Toscana è ubicata presso il Comune di Empoli, che mette a disposizione due computer ed una linea telefonica. Presidente dell Associazione per il biennio è il Prof. Alberto Magnaghi, urbanista dell Università di Firenze. GAL (Gruppo di Azione Locale) START, Agenzia di Sviluppo Locale deputata alla attivazione e sviluppo del PIC (Programma di Iniziativa Comunitaria) LEADER ha operato fina dal 1994 nel territorio implementanto le politiche di sostegno allo sviluppo locale, mediante l approccio Leader, originale in materia di sostegno comunitario alle aree rurali d europa. Un approccio dal basso attraverso la definizione di una partnership locale di riferimento (GAL Gruppo d Azione Locale) comprendente i principali attori del territorio di riferimento, attraverso la percezione organizzata dei bisogni espressi, e mediante la articolazione di un Programma di Azione :Locale (PAL) volto a stimolare le risorse endogene del territorio. Dieci anni di lavoro e otto GAL hanno consentito alle aree rurali toscane di implementare politiche originali, progetti di innovazione economica e sociale e di attivare risorse locali (umane e finanziarie) capaci di investire nello sviluppo e nella crescita del sistema della conoscenza e nella valorizzazione delle competenze. 19

20 3. Il progetto di e-democracy (12-24 pagine) 3.1 Obiettivi del progetto (1-3 pagine) Il progetto ha l obiettivo di contribuire al rafforzamento della partecipazione della comunità alle scelte politiche che l amministrazione locale attua e che hanno una immediata ricaduta sulla qualità della vita sociale, economica, culturale della comunità stessa; ovvero al rafforzamento dell efficacia e dell efficienza delle politiche municipali attraverso l attivazione di processi partecipativi che - a livello comunale vadano ad affiancare i tradizionali percorsi decisionali delle amministrazioni locali. In particolare, il progetto punta a far sì che detti percorsi prendano forma in comuni montani e in comuni al di sotto i abitanti, tenendo conto delle peculiarità delle loro caratteristiche e, soprattutto, dei rischi di asimmetria che la presenza di frazioni isolate e di rioni di forte tradizione identitaria può determinare proprio sul fronte del coinvolgimento degli abitanti nei percorsi decisionali, e nell accesso alle informazioni nonché agli spazi fisici e ai momenti di consultazione. In totale sono coinvolti 29 comuni, di cui 21 comuni montani e 8 comuni non montanti rappresentanti 9 su 10 territori provinciali; 13 Enti Comunità Montane ed il Circondario Empolese Valdelsa. Il totale della popolazione delle comunità contante è di , di cui è quella totale dei comuni coinvolti nel progetto è la popolazione totale dei comuni coinvolti nel progetto, che comprende quelli non montani. L estensione territoriale delle comunità montane e dei comuni non montani coinvolti è di 4.264,510 kmq. A livello locale il progetto prevede il coinvolgimento di almeno 5 associazioni di cittadini per ciascun comune coinvolto per un totale di oltre 150 associazioni di cittadini. Il presente progetto punta ad incidere in via sperimentale su una precisa politica, individuando lo spazio centrale per il suo intervento costruttivo nell identificazione condivisa delle priorità d investimento del bilancio. In tal senso attingendo alle sperimentazione internazionali che oggi prendono comunemente il nome di bilanci partecipativi (BP) - il progetto intende ampliarne la lettura, contribuendo alla sperimentazione e alla messa a punto di regole, metodi e tecniche per rafforzare le capacità e le occasioni di interazione tra amministrazioni locali e cittadini nell assunzione di scelte di interesse collettivo che risultino strategiche per lo sviluppo socioeconomico dei diversi territori di riferimento. Riguardo alla politica oggetto del percorso partecipativo, le criticità che si intendono rimuovere, in prima istanza sono la difficile comunicazione del bilancio, ovvero la difficile comprensione di questo da parte dei cittadini e che rappresenta un ostacolo ad un effettivo loro coinvolgimento nei processi decisionali; la diffusa attitudine degli amministratori e dei politici a considerare il bilancio una questione tecnica che difficilmente si presta ad essere oggetto di dialogo allargato a tutte le componenti sociali. Tuttavia, sebbene ad oggi il bilancio resti nella maggior parte delle realtà locali essenzialmente un prodotto tecnico, una sorta di scatola nera difficile da decodificare da parte di soggetti non tecnici, va crescendo ormai su scala nazionale ed internazionale il numero delle amministrazioni che si impegnano ad attivare sul tema del bilancio sperimentazioni che vanno dalla semplificazione del bilancio a percorsi di comunicazione delle strategie che ne stanno alla base, nonché a percorsi di concertazione e dialogo sociale che gli restituiscano appieno il suo ruolo di strumento dotato anche di un importante valore politico, in grado di tradurre in maniera il più possibile comprensibile e trasparente le istanze narrative che provengono dal territorio, in cifre e previsioni tecniche. Il percorso ipotizzato si focalizza su una politica centrale per ogni amministrazione pubblica, per di più regolata da leggi nazionali che standardizzano alcune tappe e alcuni strumenti di redazione dei 20

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