La caduta del gigante

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1 La caduta del gigante 2. Controllare il greggio Come abbiamo visto nel post precedente, il controllo del petrolio per gli americani è una questione di stato, in cui è in gioco la loro egemonia economica e militare. La perdita di controllo del petrolio porterebbe ad un tracollo finanziario di tal calibro che potrebbe compromettere, tra l'altro, il più grande esercito del pianeta. Proprio così: i problemi derivati dal tracollo causerebbero il declino nell'esercito degli Stati Uniti, che non sarebbe in grado di rispettare gli impegni assunti, soprattutto in difesa dei campi petroliferi. La violazione del contratto di protezione da parte degli Stati Uniti con i paesi esportatori di petrolio, renderebbe liberi questi ultimi dall impegno a commerciare in dollari. In questo contesto, un mercato monetario sovraccarico si potrebbe sbarazzare dello stock di dollari spendibili e provocare un inflazione incontrollabile (iperinflazione) del dollaro. Una moneta così svalutata e poco concorrenziale nel mercato del crudo causerebbe la caduta a picco del sistema dei petrodollari. Quindi il controllo del petrolio da parte degli americani è essenziale, e si concentra sui paesi esportatori e sui paesi che fanno da nodo di comunicazione per la circolazione el petrolio. Nella guerra di interessi che coinvolgono il controllo del petrolio convergono sia il governo americano (interessato al controllo), come gli altri grandi consumatori di petrolio (che hanno il massimo interesse a rompere il monopolio). Lo studio del controllo militare del petrolio comporta di conseguenza l analisi dei potenziali esportatori, i nodi in cui la maggior parte del petrolio viene trasportato e gli interessi dei principali consumatori del pianeta.

2 I protagonisti Paesi con maggiori riserve di petrolio nel sottosuolo Principali consumatori di petrolio MMTPE = Milioni di tonnellate di petrolio equivalente Paesi strategici per la circolazione del greggio 1. Paese adiacente ad altro paese con riserve di petrolio e di un grande consumatore. Es. Afghanistan (Cina-Iran)

3 2. Paese con accesso al mare, dove sia possibile rifornire grandi petroliere. Es. Siria- Mediterraneo 3. Stretto o canale dove circola molto petrolio. Es. Golfo di Aden Un po di geostrategia Per lo studio geostrategico del petrolio è necessario analizzare il controllo esercitato dagli Stati Uniti sulle fonti, e la loro relazione con altri consumatori, in particolare Cina e India. La tabella seguente mostra la pressione politica e militare dagli Stati Uniti sugli esportatori di petrolio. Paese Conflitto Intervento USA Iraq Guerra del Golfo Dopo l invasione, attualmente gli USA Invasione dell Iraq mantengono 12 basi militari. Iran Dopo il tentativo di nazionalizzazione del petrolio da parte di Mosaddeq, Stati Uniti e Gran Bretagna, attraverso CIA e MI6, finanziarono un colpo di stato che stabilì una dittatura monarchica guidata dallo Scià Reza Pahlavi. Venezuela L 11 aprile 2002 si produce un tentato colpo di Stato ai danni di Hugo Chavez, presidente democraticamente eletto, i cui mandanti non sono mai stati accertati. Arabia Saudita Gli USA accusano l Iran di costruire la bomba atomica, senza prove evidenti. Continue minacce all Iran di un attacco militare. Anche se il Venezuela si rifiuta di avere relazioni diplomatiche, continua a pagare il debito contratto con gli USA, ed è uno degli esportatori maggiori verso quel paese, con 1 milione di barili al giorno. Le relazioni tra gli Stati Uniti e l'arabia Saudita marcano tutta politica petrolifera del mondo. Furono i creatori del petrodollari e alleati contro la diffusione del comunismo in Medio Oriente durante gli anni '70 e '80. La loro relazione si è intorbidita dopo gli attentati dell'11-s e le segnalazioni sulla possibilità che il Pakistan abbia acquistato testate nucleari.

4 Basi americane per controllare le fonti del greggio Il Medio Oriente è un esempio della potenza degli Stati Uniti e del loro desiderio di controllare il petrolio. I Paesi in rosso sono gli Stati con basi militari statunitensi. I Paesi in marrone scuro sono gli Stati con presenza di truppe americane. Come si può vedere solo l'iran, la Siria e la Giordania mantengono la loro indipendenza. Paesi come l'afghanistan o l'iraq sono caduti dopo guerre sanguinose e ora sono vittime di una rapida disintegrazione dei propri Stati. Controllo dei flussi Controllare il petrolio non è solo dominare militarmente o cooperare con i paesi che hanno riserve di petrolio sostanziali. Sotto pressione per le economie emergenti, l'indisciplina dei diversi stati per quanto riguarda i petrodollari, e le numerose guerre che decimano il Tesoro degli Stati Uniti, il controllo dei corridoi dell'energia sono diventati una priorità per la politica degli Stati Uniti. Di seguito presento alcuni tentativi fatti per sfuggire al controllo americano, le misure adottate dagli Stati Uniti per mantenerlo e le alternative al loro monopolio. Afghanistan, Iran, Cina La Banca industriale e commerciale della Cina ha accettato nel 2010 di finanziare un gasdotto Iran- Pakistan. Gli Stati Uniti lo hanno contestato e hanno sostenuto le sanzioni mirate contro l'iran per il suo presunto perseguimento della bomba nucleare. Gli americani hanno quindi minacciato di escludere la banca asiatica dell'economia degli Stati Uniti. Così la più grande Banca di Cina si è ritirata dall'accordo in cui si impegnava a finanziare il gasdotto tra Iran e Pakistan con $ 1,6 miliardi.

5 Nonostante l'opposizione degli Stati Uniti, rimane in vigore la possibilità di estendere un futuro corridoio in Cina come parte di un corridoio economico energetico. Funzionari cinesi e pakistani hanno discusso la posa di un gasdotto da Gwadar a Cina occidentale, in una riunione tenutasi il 26 agosto Iran, Iraq, Siria. (Friendship pipeline) Il governo del Qatar (alleato degli USA) propose ad Al Assad la realizzazione di un oleodotto per attraversare Arabia Saudita, Giordania, Siria e Turchia, per rifornire i mercati europei, aggirando la Russia. Al-Assad, presidente della Siria, ha rifiutato affermando che privilegiano gli interessi del loro alleato russo (ricordiamo che la Russia ha basi in Siria ed è anche il fornitore maggiore di gas verso l'europa). Tuttavia, Al-Assad stesso firmò un piano per costruire un gasdotto, " Friendship pipeline ", di 10 miliardi di dollari tra la Siria, Iraq e Iran, consentendo potenzialmente all Iran di fornire gas all'europa. Il gasdotto, e in particolare l'alleanza tra Iran, Iraq e Siria, sarebbe uno schiaffo ai piani del Qatar, come per gli americani, che perderebbero il controllo di una importante linea di controllo energetico e darebbe ossigeno ad uno stato ostile come è l'iran. Altri interessi occidentali convergono in Siria, perchè se Libano e Siria diventassero clienti di Washington, si riattiverebbe l oleodotto transarabico (Tapline) ora fermo, insieme ad altri percorsi alternativi che andrebbero dalla penisola arabica alla costa del Mar Mediterraneo. Gli sforzi per invadere il Libano e la Siria da parte del governo degli Stati Uniti non servirebbero solo ad isolare l'iran prima di qualsiasi confronto diretto con Teheran, ma anche a mantenere percorsi alternativi al petrolio e al gas in Medio Oriente. Le rivolte in Siria nel 2011 sono state causate principalmente da scarsità di energia, siccità e carestia, che hanno causato l'aumento del prezzo del grano. Ma tenete presente che sia americani che britannici desiderano il crollo dello stato siriano da molto tempo prima, per la sua posizione geostrategica, per la sua alleanza con i sovietici (poi russi), per la loro inimicizia con i sauditi, americani, israeliani, o il loro patto per il gas iraniano. Ed a complicare la difficile equazione siriana, il gasdotto Iran- Iraq-Siria potrebbe essere militarmente protetto dai russi, che detengono oggi una base a Tartus (sola base russa nel Mediterraneo). Secondo l'ex ministro degli esteri francese Ronald Dumas, la Gran Bretagna aveva già pianificato operazioni segrete in Siria nel

6 / La collana di perle String of Pearls è un termine che si riferisce all insieme di installazioni militari, relazioni commerciali e politiche che i cinesi mantengono e che si estende dalla Cina continentale al Sudan. Le linee passano attraverso una serie di importanti rotte di navigazione, e offrono un'alternativa al monopolio americano sulle rotte del petrolio. I corridoi più conflittivi per cui transita la maggior del greggio su petroliere sono lo Stretto di Hormuz, quello di Malacca o Bab el Mandeb e, come si vede sotto, anche gli americani hanno basi in ciascuno di questi punti. Oltre alle rotte marittime, coinvolge anche accordi con molti stati di importanza geostrategica fondamentale, come il Pakistan, Sri Lanka, Bangladesh, Maldive e Somalia. L'economia cinese sta vivendo la crisi, nonostante una crescita economica sorprendente e fortemente dipendente dalle fonti energetiche importate. Pertanto, le linee marittime di comunicazione che collegano Cina alle porte del Medio Oriente e le coste dell'africa sono diventate una questione di sicurezza energetica di primissimo ordine per il paese asiatico. La necessità è di evitare il dominio degli americani e garantire l'accesso al petrolio di cui la Cina ha bisogno per mantenere una crescita economica del 7% circa, oltre ad essere il secondo più grande consumatore di petrolio mondiale. Il petrolio importato dagli Stati del Golfo e l'africa comprende il 70% delle

7 importazioni petrolifere della Cina. Al fine di soddisfare la domanda futura, la Cina ha firmato una serie di contratti a lungo termine per sfruttare giacimenti petroliferi iraniani, costruire oleodotti, raffinerie e porti sia in Sudan e Pakistan. I primi pezzi chiave della Pearl Belt sono i porti di Gwadar e di Chabahar, nel sud del Pakistan e Iran, rispettivamente. Come si vede nelle mappe, i punti più deboli della collana di perle sono i porti di Gwadar e Chabahar, alternative allo Stretto di Hormuz per importare sia le risorse minerarie del sud del Pakistan, come il petrolio dal Medio Oriente (in particolare Iran). La collana di perle non ha senso senza il corretto funzionamento dei porti di Gwadar e Chabahar. I porti sono in zona beloche, e gli americani sarebbero i maggiori beneficiari se scoppiasse un conflitto che provocasse il crollo del trasporto di energia in questa zona. Inglesi e americani hanno sorpreso i pakistani alla 23a sessione ordinaria del dibattito generale del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite a Ginevra il 7 giugno: entrambe le nazioni hanno sostenuto il leader nazionalista Mehran Marri, rappresentante beloche alle Nazioni Unite, affermando che il Pakistan stava commettendo violazioni dei diritti umani in Balochistan. (Gwadar: (Chabahar:http://thediplomat.com/flashpoints-blog/2013/07/01/china-makes-play-forirans-chabahar-port/)

8 Secondo il Dipartimento dell'energia del Governo degli Stati Uniti, circa la metà del greggio prodotto è distribuito per mezzo delle grandi navi petroliere. Come possiamo vedere sulla mappa, l esportazione del petrolio marittimo passa per una serie di stretti, punti critici, che in un modo o nell'altro gli americani hanno cercato di dominare. Stretto di Hormuz L'asse centrale del petrolio è lo Stretto di Hormuz. Questo canale tra Oman e Iran, collega il Golfo Persico e il Golfo di Oman con il Mare Arabico. Da lì passano 15,5 milioni di barili di petrolio al giorno. Per avere un'idea, questo volume è equivalente all'intero consumo giornaliero in Europa occidentale e rappresenta circa il 18% della fornitura mondiale di petrolio. Basi americane controllano tutta la parte orientale dell'arabia Saudita, l'iraq e lo Stretto di Hormuz grazie alle basi Al Musn'ah, Seeb e soprattutto Al Dhafra che si trova a circa 20 miglia a sud di Abu Dhabi. Il più grande timore degli Stati Uniti è che, in caso di guerra contro gli iraniani, questi blocchino lo Stretto ed inizino a bombardare le petroliere (ci sono studi sulla possibilità che il petrolio potrebbe aumentare il suo prezzo a $300/barile, in questo caso). Gli americani hanno studiato la realizzazione di oleodotti alternativi per evitare lo Stretto di Hormuz, e quindi godere di una certa libertà in caso di guerra contro l Iran.

9 Ma i loro sforzi si rivelano infruttuosi, perchè anche i più grandi campi sauditi sono nel raggio dei missili iraniani. Inoltre, a breve termine, la capacità degli oleodotti alternativi non sarebbe sufficiente a superare il collasso del traffico portuale dello Stretto di Hormuz. Stretto di Malacca Il secondo punto caldo nella fornitura di greggio è lo Stretto di Malacca, tra Indonesia, Malesia e Singapore. Collega l'oceano Indiano con il Mar Cinese Meridionale ed è il percorso più breve tra i paesi esportatori di petrolio del Golfo Persico e le economie asiatiche voraci. Il volume di traffico è di circa 13,6 milioni di barili al giorno. Changi Naval Base, CNB, è l'ultima installazione portuale della Repubblica di Singapore. Accoglie anche portaerei ed è spesso utilizzata dalla " Royal Navy ", come dalla marina degli Stati Uniti. Gli americani possono usare le strutture del CNB dal protocollo d'intesa firmato il 10 novembre In questo contesto, la Cina è esposta ad una vulnerabilità energetica significativa, perché ha poche alternative al passaggio dallo Stretto di Malacca. Un conflitto o una catastrofe naturale, come uno tsunami, potrebbero avere un impatto fatale sulla fornitura di petrolio greggio e l'economia asiatica. Le alternative passano in un primo momento dall'istmo di Kra, progetto presentato dal governo thailandese, per far comunicare il Mar delle Andamane con il Golfo di Thailandia a mezzo di condutture, rete ferroviaria o canale (questo ultimo punto è stato respinto dal governo cinese). L'altra opzione praticabile è quella di costruire una pipeline attraverso la Birmania. In questo caso la Birmania giocherebbe un ruolo essenziale come fornitore di gas e petrolio per la Cina. WP pdf Bab el Mandab Il terzo punto è lo stretto strategico di Bab el- Mandab, tra il Corno d'africa ed il Medio Oriente, che collega il Mediterraneo con l'oceano Indiano e dove passano circa 3,2 milioni di barili al giorno, circa il doppio del consumo della Spagna. Bab el - Mandab è il primo passo per l attraversamento del Canale di Suez. Gli Stati Uniti hanno la loro base a Camp Lemonnier, Gibuti. Anche in questo caso la concorrenza per i nord americani è rappresentata dai cinesi, che sono particolarmente interessati al petrolio sudanese, il quale deve passare per forza attraverso lo stretto di Bab el- Mandab.

10 La Cina è il più grande investitore in Sudan. La cinese "National Petroleum Corporation" ha una partecipazione del 40% nella Greater Nile Petroleum Operating Company, che ha costruito km di condotte e molti servizi (tra cui raffinerie a Port Sudan). Ma in realtà il problema più grande non è lo Stretto di Bab el- Mandab, quanto piuttosto il conflitto che mantengono Nord Sudan e Sud Sudan, in un contesto in cui il sud ha il petrolio, ed il nord l'uscita al mare strategica. Conclusioni Il controllo del petrolio per gli americani suppone un costo crescente, un profitto sempre più esiguo ed una concorrenza sempre più agguerrita da parte del resto dei grandi consumatori di energia (potremmo dire che l EROEI Energy Returned On Energy Invested del dominio militare americano diminuisce in modo allarmante, come ha detto Jan Palermo). Le crescenti esigenze del gigante americano, immerso in una crisi come l'attuale, portano ad un aumento del debito sovrano.

11 La bolla monetaria, basata sulla necessità di dollari per l'accesso al petrolio (il 60% della moneta mondiale), l'esercito più costoso nella storia (deve garantire la conformità dei trattati per il controllo delle materie prime, il 46% della spesa militare globale), e il conseguente aumento del debito (45% del debito sovrano del globo), rendono l'economia americana in una vera bomba a tempo che prima o poi scoppierà. E sullo sfondo il calo dell'estrazione del petrolio, alla base della destabilizzazione del sistema di petrodollari. La conseguenza più immediata sarà il default del debito da parte del colosso statunitense, la morte dei petrodollari e l'effetto a catena su altre economie. Il collasso dell'economia degli Stati Uniti è solo un altro passo verso la disintegrazione del sistema economico attuale. Essere consapevoli della inevitabile morte del neoliberismo, il collasso finanziario e la fine della crescita è l'unico modo per adattarsi ad futuro incerto. 3. Undici chiodi sulla bara del petrodollaro Questo capitolo è la traduzione dell omonimo articolo di Michael Snyder, pubblicato nel blog The Economic Collapse il 17 Luglio 2012 e rappresenta la ciliegia sulla torta di questa personale analisi che ho chiamato La Caduta del Gigante. 11 accordi internazionali che sono chiodi nella bara del petrodollaro Sono morti i petrodollari? Beh, non ancora, ma i chiodi della loro tomba si stanno già fabbricando, mentre leggete questo post. Per decenni, la maggior parte delle nazioni del mondo hanno usato il dollaro statunitense sia per comprare il petrolio che per commerciare. In sostanza, il dollaro USA ha agito come una moneta mondiale. Praticamente ogni paese sulla faccia della terra ha grandi mucchi di dollari necessari per accedere al commercio internazionale. Ciò ha garantito una grande richiesta di dollari e ha garantito la capacità di indebitamento del governo degli Stati Uniti. Questa richiesta di dollari ha mantenuto i prezzi ed i tassi di interesse bassi, e ha anche fornito al governo degli Stati Uniti una quantità incredibile di potere e influenza sul resto del globo. In questo momento, il dollaro rappresenta oltre il 60 per cento di tutte le riserve valutarie del mondo. Ma i tempi stanno cambiando. Negli ultimi anni ci sono stati innumerevoli accordi internazionali firmati per diminuire la quantità di dollari nel commercio internazionale. I media mainstream negli Stati Uniti riservano uno strano silenzio su tutti questi accordi, ma la verità è che stanno ponendo le basi per un cambiamento fondamentale nel modo in cui il commercio è condotto in tutto il mondo. La morte dei petrodollari avrà un impatto assolutamente devastante sull'economia statunitense. Purtroppo, la maggior parte degli americani non sono consapevoli di ciò che accadrà. Un motivo per cui la Federal Reserve è stata in grado di inondare il sistema finanziario con i dollari, è perché il resto del mondo ha assorbito quei dollari. Questo

12 perché il mondo ha bisogno di una quantità enorme di dollari per poter commerciare, ma cosa accadrà quando i dollari non saranno più necessari? Potremo contemplare lo tsunami dell'inflazione mentre la domanda di dollari cade? La forza del dollaro è stata una delle poche cose che sostengono la nostra economia. Senza il sostegno dei petrodollari saremo immersi in un mare di guai. I seguenti sono 11 accordi internazionali che sono i primi chiodi della bara. # 1 Cina e Russia Cina e Russia hanno deciso di iniziare ad usare le proprie valute in caso di commercio bilaterale. Ecco il link all articolo di China Daily su questo importante accordo: # 2 Cina e Brasile Lo sapevate che il più grande partner commerciale del Brasile è la Cina? La più grande economia del Sud America ha accettato di un'importante scambio di valute con la più grande economia dell'asia. Quanto segue è tratto da un recente articolo della BBC: Cina e Brasile hanno concordato un importante scambio valutario come precauzione contro qualsiasi crisi finanziaria globale, e quindi rafforzare i loro legami commerciali. Le rispettive banche centrali possono scambiare valute locali per un valore fino a 60 miliardi di reais o 190bn yuan ($30 miliardi, 19 miliardi). L'importo può essere utilizzato per sostenere le riserve monetarie in tempi di crisi e incrementare il commercio bilaterale. # 3 Cina e Australia Lo sapevate che la nazione di pricipale peso commerciale con l'australia è la Cina? Anche l'australia ha recentemente approvato un ampio accordo di scambio valute con la Cina. Quello che segue è parte di un recente articolo del Financial Express: Le banche centrali di Cina e Australia hanno firmato un accordo per lo scambio di monete per un valore di 31,2 miliardi dollari, garantendo così la disponibilità di capitale tra i partner commerciali. [...] La Cina sta aumentando i contratti di scambio di valuta, e promuovendo l'uso internazionale dello yuan. L'accordo con l'australia si unisce ad analoghi accordi con paesi come la Corea del Sud, Turchia e Kazakistan. La Cina è il principale partner commerciale dell'australia, che rappresenta circa un quarto delle vendite di beni della nazione cinese all'estero.

13 # 4 Cina e Giappone La seconda e la terza più grande economia di tutto il mondo hanno deciso di iniziare a muoversi verso l'utilizzo le proprie valute nel commercio bilaterale. L'importante accordo è stato in gran parte ignorato dai media USA. Secondo Bloomberg, si prevede che questo accordo rafforzerà le relazioni tra i due giganti asiatici. Giappone e Cina promuoveranno lo scambio diretto di yen e yuan senza l'utilizzo di dollari per favorire lo sviluppo di un mercato per le aziende coinvolte nel commercio... Il Giappone intende anche acquistare obbligazioni cinesi il prossimo anno, permettendo l'investimento di yuan durante le operazioni [...] La Cina, lo scorso anno, è stato il più grande partner commerciale del Giappone, con 26,5 trilioni di yen di operazioni di trading swap, in confronto ai 92 miliardi di yen di un decennio prima. # 5 India e Giappone Non è solo la Cina che fa questo tipo di accordi in valuta. Secondo la Reuters, l'india e il Giappone hanno concordato di scambiarsi una grande quantità di moneta. # 6 "oil-for-junk": Come India e Cina acquistano petrolio iraniano L'Iran continua a vendere un sacco di petrolio, ma spesso senza scambiarlo con dollari. Come fa? Un articolo di Bloomberg spiega come la Cina e l'india comprano il petrolio iraniano. L Iran ei suoi principali acquirenti di petrolio, Cina e India, stanno trovando modi di aggirare le sanzioni finanziarie imposte dagli Stati Uniti e l'unione europea alla Repubblica islamica, lo stesso petrolio viene scambiato con valute locali e materie prime come grano, farina di soia e prodotti di consumo.

14 L India, il secondo più grande importatore di petrolio iraniano, ha creato un conto in rupie in una banca statale per soddisfare fino al 45 per cento della bolletta petrolifera, secondo i funzionari indiani. La Cina, il più grande cliente di petrolio iraniano, compie parte delle sue transazioni petrolifere attraverso il baratto. Secondo vari articoli della stampa pakistana e russa, Mahmoud Bahmani, governatore della banca centrale dell'iran, ha detto il 28 febbraio che l'iran cercherà anche scambi con il Pakistan e la Russia in cambio di grano. # 7 Iran e Russia Secondo Bloomberg, l'iran e la Russia hanno deciso di rottamare il dollaro e utilizzare le proprie valute quando fanno affari fra di loro. # 8 Cina e Cile Cina e Cile hanno recentemente firmato un nuovo accordo che aumenta notevolmente il commercio tra le due nazioni, ed è anche suscettibile di provocare scambi di valute tra i due paesi. Wen ha proposto che entrambi i paesi incrementino lo scambio di merci e servizi e promuovano gli investimenti reciproci, per raddoppiare gli scambi commerciali in tre anni. [...] La Cina è pronta a partecipare attivamente alla costruzione di infrastrutture cilene e lavorare con il paese sudamericano per promuovere lo sviluppo delle reti di trasporto in America Latina, ha detto Wen. Nel frattempo, Wen ha proposto che le due parti inizino scambi di valuta e di ampliare gli scambi con yuan cinese. # 9 Cina ed Emirati Arabi Uniti Secondo la CNN, la Cina e gli Emirati Arabi Uniti hanno recentemente concordato una grande quantità di moneta disponibile per lo scambio valutario.

15 # 10 Cina e Africa Lo sapevate che la Cina è oggi il principale partner commerciale dell'africa? Per molti anni, il dollaro USA era dominante in Africa, ma ora qualcosa sta cambiando. 86 # 11 Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa I BRICS ( Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica ) sono un gruppo di economie con un ruolo enorme nell'economia globale. Un recente accordo tra queste nazioni ha preparato uno scenario in cui si utilizzano sempre più le proprie valute nazionali, sostituendo il ruolo che ha svolto finora il dollaro come moneta di scambio. Le cinque principali economie emergenti, note come BRICS - Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa - concordano nel quarto vertice dei leader dello scorso giovedi, che per fornire maggiore dinamicità di business, si sigleranno due nuovi accordi che favoriscono il commercio intra - BRICS. I due accordi permetteranno il credito in valuta locale tra imprese dei paesi BRICS e saranno firmati alla presenza dei leader dei cinque paesi. [...] I patti hanno l obiettivo di rivitalizzare il commercio intra - BRICS, che pur crescendo ad un tasso del 28 per cento negli ultimi anni, è solo di $230 miliardi, ben al di sotto delle potenzialità delle cinque potenze economiche. Quindi, che cosa significa tutto questo? Significa che i giorni del dollaro come riserva mondiale di valuta sono contati. Perché è importante? In un precedente post, ho citato un importante articolo di Marin Katusa che dettaglia molti dei grossi vantaggi che il sistema dei petrodollari ha portato all'economia statunitense: Il petrodollaro ha mantenuto il predominio economico statunitense, nonostante le diverse crisi economiche negli Stati Uniti, dal momento che il sistema dei petrodollari ha creato e alimentato la domanda internazionale per la valuta americana. Un dollaro forte ha permesso agli americani di comprare merci importate con uno sconto enorme - il sistema dei petrodollari in sostanza è servito a creare un sistema di sovvenzioni per i consumatori degli Stati Uniti a spese del resto del mondo. Ma a questo punto l'economia americana si è accorta della sua debolezza: la disponibilità di importazioni a basso prezzo ha colpito duro e l industria manifatturiera

16 degli Stati Uniti ha perso competitività, subendo così una significativa perdita di posti di lavoro che ostacola e impedisce attualmente la resurrezione dell'economia degli Stati Uniti. Quindi cosa succederà quando il petrodollaro muore? Di seguito sono alcune delle cose che si potranno vedere: - Il petrolio costerà di più. - Tutto costerà di più. - La domanda estera per il debito pubblico degli Stati Uniti sarà molto più bassa. - I tassi di interesse sul debito pubblico degli Stati Uniti aumenteranno. - I tassi di interesse di quasi tutto nell'economia statunitense aumenteranno. E questo è solo l'inizio. Come ho scritto di recente, la Federal Reserve non ha intenzione di salvarci. Ben Bernanke non è chi sta per tirare in qualche modo un coniglio dal cappello per rendere tutto magicamente migliore. Si stanno verificando cambiamenti fondamentali nel sistema finanziario globale e per Bernanke è impossibile fermarli. Non dovremmo mai indebitarci in questo modo. Finora l abbiamo fatta franca, ma quando la domanda di dollari calerà, il debito degli Stati Uniti ci porterà in una situazione estremamente dolorosa. Tenete gli occhi e le orecchie aperte per ascoltare le notizie di cui sopra. La fine del petrodollari sarà un passo molto importante nel cammino verso il collasso totale della pietra miliare dell'economia statunitense. Quale credete che potrà essere il destino del dollaro statunitense nei prossimi anni? Bibliografía (quando non citata direttamente):

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