SENTENZE raccolta annuale di tutte le sentenze pubblicate nel notiziario mensile PROFESSIONE GEOMETRA DICEMBRE 2012

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1 DICEMBRE 2012 SENTENZE 2012 raccolta annuale di tutte le sentenze pubblicate nel notiziario mensile PROFESSIONE GEOMETRA ASSOCIAZIONE NAZIONALE DONNE GEOMETRA

2 URBANISTICA E EDILIZIA 1

3 VIOLAZIONE ARTICOLO 483 CODICE PENALE Corte di Cassazione, Sentenza n del 14 dicembre 2011 Il delitto di cui all'articolo 483 C.P. è ipotizzabile allorché il richiedente una concessione edilizia o un'autorizzazione abbia prodotto a corredo della domanda planimetrie false, attestazioni non veridiche, ecc. anche qualora il procedimento amministrativo non abbia avuto seguito. RILASCIO DEL PERMESSO DI COSTRUIRE E REQUISITI DOCUMENTALI Consiglio di Stato, Sentenza n. 983 del 23 dicembre 2011 Il soggetto privato che richiede il rilascio del permesso di costruire deve dimostrare documentalmente il possesso dei titolo abilitanti ad esercitare lo ius edificandi. Questo il principio affermato dalla sentenza del Consiglio di Stato in esame, in merito alla richiesta di un permesso di costruire avente ad oggetto la realizzazione di una strada carrabile, di una rampa di accesso e di un box interrato, in un area in parte di proprietà di altri soggetti privati. Nel caso in esame il titolo abilitativo richiesto aveva ad oggetto la realizzazione di interventi di modifica necessari per rendere carrabile una semplice servitù di passaggio. La decisione dei giudici di Palazzo Spada, confermando la sentenza resa in primo grado, stabilisce dei principi chiari e indiscutibili. In primo luogo deve essere escluso l obbligo dell amministrazione comunale di effettuare complessi accertamenti diretti a ricostruire tutte le vicende riguardanti la titolarità.., mentre, secondo quanto stabilito dall art. 11 del D.p.r. 380/2001 n. 380 (Testo Unico Edilizia), è onere del privato richiedente dimostrare il possesso dei titoli reali necessari per poter intervenire sull'immobile per cui si chiede la concessione edilizia... Il Comune avrà quindi esclusivamente l onere di verificare la sussistenza dei presupposti dichiarati e la loro corrispondenza alle norme urbanistico edilizie. I giudici d appello affermano inoltre che: Anche in caso di comproprietà o di altri diritti reali è necessario: -- che l istante dichiari puntualmente il titolo di proprietà ed i titoli civilisticamente idonei che legittimano la sua istanza relativamente a tutte le aree direttamente interessate dall intervento; ovvero alleghi manifestazioni scritte del consenso degli aventi diritto; -- che il responsabile del procedimento verifichi l ammissibilità complessiva della domanda. Nel caso in esame i cointeressati resistenti ed il Comune appellante, non hanno indicato, e dimostrato (vuoi nel procedimento, vuoi, nemmeno, in sede giurisdizionale), né l esatta ubicazione delle opere; ne la reale consistenza dei loro diritti reali ad operare sulle relative aree, né l intervenuto consenso degli altri titolari del diritto di servitù (.), né hanno dato alcuna prova dell affermazione per cui il box non solo sarebbe stato autorizzato sul confine, ma sarebbe addirittura stato realizzato sulla fascia di 1,5 mt oggetto della servitù. 2

4 E pertanto illegittimo il permesso di costruire relativo ad un intervento ubicato in un area non di proprietà esclusiva dei richiedenti per difetto del titolo dei medesimi mentre l amministrazione comunale non può e non deve sopperire attraverso la propria attività istruttoria ad eventuali carenze documentali dei soggetti privati interessati. ATTIVITÀ DI SBANCAMENTO Corte di Cassazione, Sentenza n del 28 dicembre 2011 Le opere di sbancamento del terreno finalizzate ad usi diversi da quelli agricoli in quanto incidano sul tessuto urbanistico del territorio, sono assoggettate a titolo abilitativo edilizio. Anche in seguito alle modifiche apportate dal DL , n. 40, convertito con modificazioni dalla legge , n.73, l'art, 6, comma 1 - lett. d), del TU n. 380/2001 prevede che nessun titolo abilitativo è richiesto per i movimenti di terra soltanto se "strettamente pertinenti all'esercizio dell'attività agricola e le pratiche agro-silvo-pastorali"; il permesso di costruire è invece necessario nei casi non connessi all'esercizio dell'agricoltura in cui la morfologia del territorio venga alterata in conseguenza delle opere di sbancamento realizzate in concreto. CONVENZIONI URBANISTICHE, COMPETENZA DEL GIUDICE AMMINISTRATIVO Consiglio di Stato, Sentenza n. 616 del 2 febbraio 2012 Sono di competenza esclusiva del giudice amministrativo le convenzioni urbanistiche. Lo ha affermato il Consiglio di Stato con la sentenza in esame confermando una precedente pronuncia del Tar secondo la quale è il giudice amministrativo che deve entrare nel merito dell esecuzione delle convenzioni urbanistiche, di eventuali violazioni e delle sanzioni corrispondenti. Secondo il Consiglio di Stato, la competenza del giudice amministrativo poteva già evincersi dal fatto che, ai sensi della Legge 241/1990, le convenzioni urbanistiche rientravano tra gli accordi procedimentali. Il CdS ha ribadito che la questione è diventata esplicita con l introduzione del Codice del processo amministrativo, D.lgs 104/2010, che ha modificato il D.lgs 80/1998. La norma richiamata prevede infatti la giurisdizione del giudice amministrativo per le controversie in materia di interessi legittimi e di diritti soggettivi, concernenti l esercizio o il mancato esercizio del potere amministrativo da parte delle pubbliche amministrazioni e per le controversie aventi ad oggetto la formazione, conclusione ed esecuzione degli accordi integrativi o sostitutivi di provvedimento amministrativo, compresi gli atti e i provvedimenti in materia urbanistica ed edilizia, concernente tutti gli aspetti dell uso del territorio. 3

5 FASCE DI RISPETTO STRADALE E VINCOLO DI INEDIFICABILITÀ Corte di Cassazione, Sentenza n del 14 febbraio 2012 La Corte di Cassazione, con la sentenza in esame, dichiara che l'imposizione di fasce di rispetto stradali, quando lo strumento urbanistico pone obblighi di distanza, sia pure di natura permanente, non costituisce vincolo indennizzabile, in quanto l'area in esse ricompresa può comunque essere computata ai fini della volumetria edificabile. Al contrario, quando lo strumento urbanistico imponga con le fasce di rispetto stradale un preciso vincolo di inedificabilità assoluta, lo stesso risulta sostanzialmente a contenuto espropriativo, soggetto a decadenza quinquennale (ai sensi dell'art. 9 del DPR n. 327/2001 T.U. sulle espropriazioni). FABBRICATI CORSI D ACQUA E DISTANZA DAGLI ARGINI Consiglio di Stato, Sez.IV; Sentenza n. 816 del 16 febbraio 2012 Il vincolo di inedificabilità posto dall art. 133 lettera a) del r.d. 8 maggio 1904, n. 368 ( Regolamento per la esecuzione del t.u. della l. 22 marzo 1900, n. 195, e della l. 7 luglio 1902, n. 333, sulle bonificazioni delle paludi e dei terreni paludosi ), sia pure nell intervallo da stabilirsi a cura dell Autorità di bonifica (da 4 a 10 metri), è assoluto, perché inderogabile da discipline locali, ed è orientato alla salvaguardia delle le normali operazioni di ripulitura e di manutenzione e ad impedire le esondazioni delle acque ANCHE LE PISCINE VANNO SOGGETTE ALLA NORMATIVA ANTISISMICA Corte di Cassazione, Sentenza n del 17 febbraio 2012 Gli artt. 83 e seguenti del D.P.R. n. 380 del 2001, devono essere interpretati nel senso che non escludono le piscine. Tali disposizioni si applicano, infatti, a tutte le costruzioni la cui sicurezza possa interessare la pubblica incolumità, a nulla rilevando la natura dei materiali usati e delle strutture realizzate, stante l esigenza di massimo rigore nelle zone dichiarate sismiche, che rende necessari i controlli e le cautele prescritte anche quando si impiegano elementi strutturali meno solidi e duraturi rispetto alla muratura ed al cemento armato. Né alcun rilievo può assumere il carattere eventualmente precario della costruzione, proprio in considerazione delle prevalenti esigenze di sicurezza alla tutela delle quali la normativa antisismica si correla. 4

6 OPERE IN CEMENTO ARMATO Corte di Cassazione, Sentenza n del 17 febbraio 2012 La realizzazione di un insieme di elementi strutturali collegati tra loro ed esplicanti una funzione statica che porta all'ampliamento di un edificio realizzato rispetto a quello autorizzato è soggetta alle disposizione sulle opere in conglomerato cementizio armato, normale e precompresso ed a struttura metallica DEMOLIZIONE IMMOBILI: DATA INIZIO LAVORI E IMPRESA ESECUTRICE Corte di Cassazione, Sentenza n.7070 del 23 febbraio 2012 La Corte di Cassazione, con la sentenza in esame, ricorda come per la demolizione di una costruzione si renda necessario non solo conseguire il titolo abilitativo ma anche dare comunicazione della data di inizio lavori e del nominativo dell impresa esecutrice. Al riguardo la Corte osserva che, in materia urbanistica-edilizia, rientra tra le prescrizioni previste dal permesso di costruire (la cui inosservanza integra il reato di cui all'articolo 44, comma primo lettera a), D.P.R. 380/2001 TUE) anche l'obbligo di comunicazione, con congruo anticipo, della data di inizio lavori e del nominativo dell'impresa costruttrice; in quanto il fine della comunicazione imposta dal titolo abilitativo è quello di agevolare la verifica, da parte dell'amministrazione comunale, dell'inizio dell'intervento nei termini e consentire una tempestiva verifica sull'attività edilizia posta in essere. Non si tratta, pertanto, di una semplice formalità amministrativa, bensì di un adempimento strettamente connesso ai contenuti ed alle finalità del permesso di costruire ed agli obblighi di vigilanza imposti dal Testo Unico Edilizia. COMMISSIONE EDILIZIA COMUNALE: COMPETENZE Consiglio di Stato, Sentenza n.974 del 23 febbraio 2012 Il Consiglio di Stato, con la sentenza in esame, confermando la precedente pronuncia del TAR, ricorda che, a seguito della promulgazione del D.P.R. 380/2001 (T.U. Edilizia), l istituzione della Commissione edilizia risulta una facoltà rimessa all autonoma scelta dell amministrazione comunale (articolo 4, comma 2); disposizione che costituisce principio fondamentale che non può essere contraddetto dalla legislazione regionale. Inoltre, poiché la Commissione edilizia comunale ha competenza in materia di specifiche valutazioni sul merito tecnico, urbanistico, costruttivo ed architettonico dei progetti, ma non è titolare di alcun potere in ordine al venir meno dei presupposti legali dell edificazione effettuata, la dichiarazione di decadenza del titolo abilitativo non richiede l'acquisizione del parere della Commissione edilizia comunale. 5

7 CONCETTO DI COMPLETA URBANIZZAZIONE Consiglio di Stato, Sentenza n del 29 febbraio 2012 Il concetto di completa urbanizzazione di una determinata area edificabile debba essere inteso in termini dinamici, e quindi adattato al differente contenuto di ogni progetto di edificazione che lo interessi RAPPORTI DI VICINATO: MURI '' ANTI-VISIBILITÀ ", LA PRIVACY PREVALE SULL'ESTETICA Corte di Cassazione, Sentenza n del 7 marzo 2012 Ergere un muro di cemento per tutelare la propria riservatezza, in assenza di buoni rapporti di vicinato, non costituisce un atto emulativo nei confronti della proprietà altrui, anche se l'obbiettivo di rendere invisibile il proprio fondo non viene raggiunto del tutto. La privacy del vicino, infatti, deve ritenersi prevalente rispetto agli inestetismi che possono affettare la proprietà della quale, in detti termini, non può lamentarsi alcun nocumento MUTAMENTO DELLA DESTINAZIONE Corte di Cassazione, Sentenza n del 7 marzo 2012 Il mutamento della destinazione d'uso di un immobile attuato attraverso la realizzazione di opere edilizie, qualora venga realizzato dopo l'ultimazione del fabbricato e durante la sua esistenza, configura in ogni caso un'ipotesi di ristrutturazione edilizia secondo la definizione fornita dall'art. 3, 1 comma, lett. d), del TU. 380/2011, in quanto 1'esecuzione dei lavori. anche se di entità modesta, porta pur sempre alla creazione di "un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente". L'intervento rimane assoggettato, pertanto, al previo rilascio del permesso di costruire con pagamento del contributo di costruzione dovuto per la diversa destinazione ZONE AGRICOLE ED INTERVENTI REALIZZABILI Corte di Cassazione, Sentenza n del 9 marzo 2012 Tutte le attività e gli interventi che si ritengono realizzabili in zona agricola restano comunque funzionali ad un'attività tipicamente agricola o alle altre attività alla stessa intimamente connesse con esclusione, quindi, di tutto ciò che è riferibile ad altre zone individuate in sede di pianificazione del territorio comunale, con la conseguenza che una struttura eminentemente residenziale o turistico-alberghiera non potrebbe in ogni caso realizzarsi in Zona E (fattispecie relativa a «punti di ristoro» nella regione Sardegna) 6

8 LE DISTANZE TRA GLI EDIFICI: IL CONTRASTO TRA LA NORMATIVA NAZIONALE E QUELLA REGOLAMENTARE ADOTTATA DAI COMUNI Corte di Cassazione, Sentenza n del 14 marzo 2012 Con la sentenza in esame, la Corte di Cassazione si è pronunciata nuovamente sulla questione relativa alle distanze tra le costruzioni e, in particolare, sul modo in cui risolvere il contrasto tra la normativa nazionale e le disposizioni regolamentari locali previste dai Comuni in materia di distanze. Nell ambito delle costruzioni tra edifici, la normativa nazionale impone che vengano rispettati precisi limiti di distanza. In particolare, l art. 9 del Decreto Ministeriale n del individua le distanze minime tra fabbricati per le diverse zone territoriali omogenee, e stabilisce che per i nuovi edifici ricadenti in zone diverse dalla zona A, è prescritta «in tutti i casi la distanza minima assoluta di m 10 tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti». Tale disposizione, pur se contenuta in un Decreto Ministeriale, ha natura di norma primaria, atteso che trova la sua fonte nell art. 41 quinquies della Legge n del 1942 (Legge Urbanistica), il quale, dopo aver previsto che nei Comuni debbono essere osservati limiti inderogabili di distanza tra i fabbricati, dispone che tali limiti debbano essere stabiliti con decreto del Ministero per i lavori pubblici di concerto con quello per l interno, sentito il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. La decisione in commento - che affronta nello specifico il problema della derogabilità delle distanze poste dall art. 9 del D.M. n del sul punto riprende il principio espresso di recente dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione che, con la sentenza n del 2011, hanno affermato che il D.M. dequo, essendo stato emanato su delega dell art. 41 quinquies della Legge Urbanistica, ha efficacia di legge dello Stato, sicché le sue disposizioni in tema di limiti di densità, altezza e distanza tra i fabbricati prevalgono sulle contrastanti previsioni dei regolamenti locali successivi, ai quali si sostituiscono per inserzione automatica. Dalla lettura dell art. 41 quinquies della Legge Urbanistica, e dalla natura di norma primaria attribuita all art. 9 del D.M. n del 1968, discende, dunque, che sono inderogabili i limiti minimi di distanza tra fabbricati in quest ultimo stabiliti. Come costantemente affermato dalla Giurisprudenza Amministrativa, la disposizione contenuta nell art. 9 del D.M. citato prevale sia sulla podestà legislativa regionale, in quanto integra la disciplina privatistica delle distanze, sia sulla podestà regolamentare e pianificatoria dei comuni, in quanto deriva da una fonte normativa statale sovraordinata, sia infine sull autonomia negoziale dei privati, in quanto tutela interessi pubblici che, per la loro natura igienico-sanitaria, non sono nella disponibilità delle parti. La norma, invero, è preordinata, più che alla tutela di interessi privati, alla tutela dell interesse pubblico all igiene, alla sicurezza e al decoro della collettività, atteso che il rispetto della distanza minima imposta è necessario per impedire la formazione di intercapedini nocive sotto il profilo igienico-sanitario. Delineata la disciplina delle distanze e la relativa ratio, con la sentenza che si annota la Corte di Cassazione si pone il problema di verificare se possano considerarsi o meno legittime le previsioni regolamentari locali (si pensi ad esempio alle norme di attuazione al P.R.G.) che, in contrasto con quanto stabilito dall art. 9 del D.M. n del 1968, consentano la costruzione di edifici a distanze diverse rispetto a quella di 10 metri ivi prevista. 7

9 Sul punto, il consolidato orientamento della giurisprudenza amministrativa 5 insegna che l art. 9 del D.M. n del 1968 integra con efficacia precettiva il regime delle distanze nelle costruzioni, sicché la distanza tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti - predeterminata con carattere cogente in via generale ed astratta, in considerazione delle esigenze collettive connesse ai bisogni di igiene e di sicurezza - vincola anche i Comuni in sede di formazione e di revisione degli strumenti urbanistici. Da ciò discende che ogni previsione regolamentare in contrasto con il limite minimo di 10 metri è illegittima, essendo consentita alla Pubblica Amministrazione solo la fissazione di distanze superiori. L orientamento consolidato della giurisprudenza amministrativa è condiviso dalla Corte di Cassazione che, con la sentenza annotata, ha correttamente rilevato la prevalenza dei precetti contenuti nel Decreto Ministeriale sulle norme regolamentari locali, ove queste prevedano distanza inferiori rispetto a quella di 10 metri prevista dal D.M.; ove, invece, le norme regolamentari prescrivano una distanza fra edifici maggiore di quella minima di 10 metri, questa può essere applicata. La Corte ha condivisibilmente osservato, infatti, che se la finalità dell art. 9 del D.M. è da ravvisarsi nell intento di evitare la formazione tra edifici frontisti di intercapedini nocive, con la prescrizione di una distanza minima inderogabile, non è impedito ai Comuni di adottare, nella formazione dei piani regolatori generali e dei regolamenti edilizi locali regole più rigorose, sulla base di valutazioni discrezionali degli interessi pubblici da tutelare. Sulla base di tale principio dunque, se da un lato ai Comuni è inibita la possibilità di prevedere nei propri strumenti urbanistici la possibilità di costruzione tra i fabbricati a distanze inferiori rispetto a quella minima di 10 metri prevista dall art. 9 c. II comma D. M. citato, dall altro essi potranno legittimamente determinare la fissazione di distanze maggiori. STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE Consiglio di Stato, sez. IV, Sentenza n del 18 marzo 2012 Lo Studio di impatto ambientale: a) integra il progetto definitivo; b) deve contenere i dati sui principali impatti sull ambiente provocati dalla realizzazione e gestione dell impianto, l analisi degli impatti negativi rilevanti e le misure previste per il monitoraggio, in particolare descrivendo le componenti dell ambiente su cui il progetto può avere impatto importante, in riferimento, per i probabili impatti rilevanti alla popolazione, alla fauna e alla flora, al suolo, all acqua, considerati tali impatti in quanto diretti ed eventualmente indiretti, secondari, cumulativi, a breve, medio e lungo termine, permanenti e temporanei, positivi e negativi. Dalla normativa emerge dunque con chiarezza che lo Studio deve avere un notevole grado di completezza e articolazione, in quanto integrante la fase progettuale definitiva e, soprattutto, perché volto ad individuare gli effetti ambientali del progetto, inclusi i possibili effetti cumulativi, con la specificazione sopra vista, conseguibile soltanto con una prima valutazione degli effetti stessi che non può che spettare a chi propone l opera, ne indica i contenuti e ne assume con ciò la conoscenza dei potenziali effetti ambientali, attivando una dialettica procedimentale nel cui ambito dovrà poi l Amministrazione assumere, a sua volta, la responsabilità di valutare quanto le è stato prospettato (come previsto dall art. 25 del medesimo d.lgs. n. 152 del 2006). 8

10 GIUDIZIO DI VIA E DISCREZIONALITÀ AMMINISTRATIVA Consiglio di Stato, Sez. V, Sentenza n del 22 marzo 2012 Nel rendere il giudizio di valutazione di impatto ambientale, l amministrazione esercita una amplissima discrezionalità che non si esaurisce in un mero giudizio tecnico, in quanto tale suscettibile di verificazione tout court sulla base di oggettivi criteri di misurazione, ma presenta al contempo profili particolarmente intensi di discrezionalità amministrativa e istituzionale in relazione all apprezzamento degli interessi pubblici e privati coinvolti; la natura schiettamente discrezionale della decisione finale risente dunque dei suoi presupposti sia sul versante tecnico che amministrativo. IL PROGETTISTA PUÒ FARE RICORSO CONTRO IL DINIEGO DEL TITOLO EDILIZIO Tar della Lombardia, Sezione II Brescia, Sentenza n.534 del 26 marzo 2012 Con la Sentenza in esame è stata individuata un ipotesi per cui anche il professionista tecnico può essere considerato legittimato al ricorso contro il diniego del titolo edilizio necessario per un progetto presentato all Ufficio Tecnico Comunale. Occupandosi di un ricorso presentato da un geometra contro il diniego del permesso di costruire per la realizzazione di una stalla e di una vasca per liquami, i giudici bresciani hanno affermato che la qualità di progettista deve essere considerata sufficiente a consentire l impugnazione del diniego di titolo edilizio fondato sul contrasto con la disciplina urbanistica, se il progettista aveva dichiarato in precedenza, all amministrazione e al proprio cliente, la piena conformità urbanistica e quindi la fattibilità giuridica dell opera. In questo caso viene infatti in rilievo la credibilità professionale del progettista, che costituisce un bene della vita meritevole di tutela sia come interesse sostanziale di natura morale sia come garanzia contro eventuali richieste risarcitorie. Secondo tale linea interpretativa, il ricorso promosso dal progettista ha un duplice oggetto: l accertamento dell errore dell amministrazione e l annullamento del provvedimento che nega il titolo edilizio. Normalmente il primo obiettivo è sufficiente a soddisfare le aspettative del progettista, che vede in questo modo riconosciuta la correttezza del proprio operato professionale, ma anche l annullamento del provvedimento di diniego costituisce un utilità legittimamente perseguibile, in vista della riproposizione del medesimo intervento edilizio o di una soluzione costruttiva analoga. Come è noto, l orientamento fino ad oggi consolidato riteneva inammissibile tale ricorso; ad esempio, nella sent. n. 90 del 22 gennaio 2010 del TAR Veneto, sez. II i giudici veneti avevano affermato che non sussiste un interesse, neppure morale, in capo al professionista progettista, all impugnazione del diniego di concessione edilizia, richiesta da un terzo, in quanto tale diniego dispone dello ius aedificandi e non sull esercizio della professione del progettista né sulle sue qualità e il suo prestigio, che non possono reputarsi chiamate in causa da un rilievo tecnico operato dalla p.a. per scopi del tutto diversi ; parimenti, il TAR Toscana, sez. II, nella sent. n. 986 del 5 giugno 2009, avevano precisato che in capo al progettista non sussiste un interesse, neppure morale, all impugnazione del diniego di intervento edilizio, anche nel caso si trattasse di errore di rappresentazione progettuale, in quanto tale diniego dispone dello ius 9

11 aedificandi e non sull esercizio della professione del progettista né sulle sue qualità e il suo prestigio, che non possono reputarsi chiamate in causa da un rilievo tecnico operato dall amministrazione per uno scopo del tutto diverso, cioè il perseguimento del corretto uso del territorio, tant è che l eventuale annullamento dell atto produrrebbe effetti solo sulla sfera giuridica del richiedente e sulle sue facoltà inerenti all edificazione, mentre nulla toglierebbe o aggiungerebbe alle doti professionali del progettista spesso. EFFICACIA DECENNALE DEL PIANO DI LOTTIZZAZIONE Consiglio di Stato, Sentenza n del 06 aprile 2012 Il piano di lottizzazione ha una durata decennale per cui, decorso il relativo termine, esso perde di efficacia e non può più costituire valido presupposto per il rilascio di qualsivoglia titolo abilitativo alla edificazione di manufatti (cfr. C.d.S., sez. VI^, n. 200 del 20 gennaio 2003). Allorquando fa riferimento alla salvaguardia degli allineamenti e delle prescrizioni di zona, la giurisprudenza si riferisce all ipotesi di tutela di posizioni incise dall eventuale formale rideliberazione del piano di lottizzazione o dall entrata in vigore di una nuova norma urbanistica generale o esecutiva che contenga disposizioni di segno contrario per i profili anzidetti alla precedente norma pattizia di abilitazione all edificazione. AMPLIAMENTO, RISTRUTTURAZIONE O RICONVERSIONE DI UN IMPIANTO INDUSTRIALE Consiglio di Stato, Sez. IV, Sentenza n.2170 del 16 aprile 2012 Il D.P.R. 20 ottobre 1998 n. 447 esprime un favor verso la realizzazione, la ristrutturazione ovvero l'ampliamento degli impianti industriali ed a tale scopo delinea un procedimento semplificato - che si risolve in un procedimento che, attraverso la conferenza di servizi indetta dal responsabile del procedimento, porta alla formazione di una proposta di variante sulla quale il Consiglio comunale si pronuncia "definitivamente" - per giungere, con una variante urbanistica adottata nell'ambito della conferenza di servizi, alla rapida realizzazione di tali iniziative, anche quando esse siano in contrasto con gli strumenti urbanistici in vigore, purché il relativo progetto sia conforme alle norme in materia ambientale, sanitaria e di sicurezza del lavoro e lo strumento urbanistico non individui aree destinate all'insediamento di impianti produttivi ovvero queste siano insufficienti in relazione al progetto presentato 10

12 CONVENZIONE DI LOTTIZZAZIONE Corte di Cassazione, sez. III, Sentenza n del 18 aprile 2012 La lottizzazione di un'area si completa e diviene perfetta con la stipula della convenzione con la quale - unitamente al piano di riferimento - vengono definiti il progetto lottizzatorio e la volumetria dell'intero comparto (indice territoriale), con corrispondente assunzione da parte del soggetto attuatore di tutti gli obblighi di urbanizzazione necessari alla realizzazione del comparto edificatorio stesso; la stipula rappresenta pertanto la condizione di efficacia del provvedimento di autorizzazione alla lottizzazione. Soggetto attuatore del piano di lottizzazione è quindi, chi stipula la convenzione di lottizzazione e poi costruisce o vende i singoli lotti, dopo avere eseguito le opere di urbanizzazione o ceduto le aree ai Comune per l'esecuzione di esse, attuando cosi direttamente, ovvero per mezzo degli acquirenti dei lotti, la convenzione. Seppure il piano di lottizzazione abbia fissato la volumetria massima edificabile su ciascun lotto, nulla toglie che possa essere realizzata volumetria inferiore (od al limite nessuna volumetria) ed è perciò possibile che alcuni lotti non vengano affatto edificati, oppure è anche possibile concentrare le quantità edificabili su lotti contigui, sempre che vengano rispettate la volumetria consentita, le distanze e la destinazione d'uso dei fabbricati e previa approvazione di un nuovo piano di lottizzazione, ove quello precedente venga significativamente variato. AGRITURISMI, IMPEDIRE NUOVE COSTRUZIONI È LEGITTIMO Corte costituzionale, Sentenza n. 96/2012 del 18 aprile 2012 È legittima la norma che impedisce di dedicare all'attività agrituristica nuove costruzioni. Lo ha stabilito la Corte costituzionale con la sentenza in esame, nella quale viene affermata l'infondatezza dell'ipotesi, avanzata dal Tar Umbria, di incostituzionalità della legge regionale sull'agriturismo. Nella sentenza i giudici della Consulta evidenziano che emerge in modo evidente l interesse primario, sia della comunità nazionale, sia di quella regionale, a che le campagne non diventino luoghi di edificazioni massicce, che facciano ad esse perdere la loro intrinseca natura, per trasformarle in parchi turistici, nei quali l attività agricola non sarebbe più reale e operante, ma solo fittizia e subalterna ad attività alberghiere. Ciò determinerebbe l alterazione del paesaggio, che deve essere invece tutelato e mantenuto, pur nella cura e nel rinnovamento delle strutture esistenti, nella sua essenziale natura agreste. 11

13 DENUNCIA DELLE OPERE IN CEMENTO ARMATO Corte di Cassazione, III Sezione penale, Sentenza n del 19 aprile 2012 In tema di adempimenti in materia di opere in cemento armato (artt. 65 e 72, D.P.R. 380/2001 TU edilizia), l omessa denuncia costituisce un reato omissivo proprio configurabile in capo al costruttore, a carico del quale la legge pone in via esclusiva l'obbligo di denuncia; sicché, non essendo destinatario del suddetto obbligo, nessun altro soggetto è tenuto a rispondere del reato de quo. In particolare, il reato omissivo non si estende né al direttore dei lavori, in capo al quale non sussiste l'obbligo di impedire l'omissione della denuncia in questione, né ad altri soggetti. Il committente o il direttore dei lavori potranno rispondere del reato in esame soltanto qualora abbiano in concreto compiuto atti tali da configurare un concorso materiale o morale con il costruttore (come, ad esempio, quando la denuncia sia stata omessa proprio su istigazione di chi ha ordinato i lavori). SPARGIMENTO DI GHIAIA Consiglio di Stato, Sez. V, Sentenza n del 27 aprile 2012 Anche l attività di spargimento di ghiaia, su di un area che ne era precedentemente priva, è soggetta a concessione edilizia, allorché appaia preordinata, come nel caso di specie, alla modifica della precedente destinazione d uso (nel caso in esame, pacificamente agricola). FRAZIONAMENTO AREA EDIFICABILE Consiglio di Stato, Sez. VI, Sentenza n.2642 del 8 maggio 2012 Allorché un area edificabile venga successivamente frazionata in più parti tra vari proprietari, la volumetria disponibile ai sensi della normativa urbanistica nell intera area rimane invariata, con la conseguenza che, qualora sull area originaria già insista una costruzione, i vari proprietari dei vari terreni in cui sia stato frazionato il fondo originario hanno a disposizione solo la volumetria residua, in proporzione alle rispettive (quote di) proprietà. Infatti, poiché nel computo della volumetria assentibile sono da ricomprendere anche gli edifici preesistenti, le vicende inerenti alla proprietà dei terreni e, in particolare, il frazionamento del fondo da parte di un unico precedente proprietario, sono irrilevanti ai fini dell edificabilità delle aree libere, le quali devono comunque intendersi asservite alle costruzioni già realizzate e pertanto restano edificabili nei soli limiti della volumetria residua 12

14 ABUSO D UFFICIO PER IL FUNZIONARIO DELL UFFICIO TECNICO CHE ESPRIME PARERE FAVOREVOLE AL RILASCIO DI UNA CONCESSIONE EDILIZIA IN VIOLAZIONE DELLE DISPOSIZIONI DI UN PIANO DI BACINO Corte di Cassazione, sez. III, Sentenza n del 09 maggio 2012 La violazione degli strumenti urbanistici integra, nei congrui casi, il reato di abuso di ufficio, in quanto rappresenta il presupposto di fatto della violazione della normativa legale in materia urbanistica, alla quale deve farsi riferimento quale dato strutturale della fattispecie delittuosa prevista dall art. 323 cod. pen. Integra il delitto di abuso d ufficio la condotta con cui il funzionario dell ufficio tecnico comunale esprime parere favorevole al rilascio di una concessione edilizia in violazione delle disposizioni di un piano di bacino, le cui norme integrano quelle contenute negli strumenti urbanistici, eventualmente derogandole qualora incompatibili. PERMESSO DI COSTRUIRE, I PRESUPPOSTI NECESSARI PER L'ANNULLAMENTO D'UFFICIO Consiglio di Stato, Sez. III, Sentenza n del 09 maggio 2012 Quali sono i presupposti necessari per l'annullamento d'ufficio del permesso di costruire? Un pronunciamento su tale questione arriva dalla sentenza in esame del Consiglio di Stato (Sezione Terza). Il caso in esame riguarda il provvedimento di ritiro d'ufficio del permesso di costruire per un'opera già realizzata, provvedimento deciso in base alla rilevata abusività non sanabile della porzione dell'edificio interessata dall'opera e ricadente in una zona d'interesse paesistico ambientale. Nella sentenza i giudici di Palazzo Spada ricordano che l esercizio del potere di annullamento d ufficio di un titolo edilizio deve rispondere ai requisiti di legittimità codificati nell art. 21 nonies della legge 7 agosto 1990 n. 241 ss.mm.ii., consistenti nell illegittimità originaria del titolo e nell interesse pubblico concreto ed attuale alla sua rimozione diverso dal mero ripristino della legalità, comparato con i contrapposti interessi dei privati. L'annullamento d'ufficio di un permesso di costruire, secondo il Consiglio di Stato, è illegittimo nel caso in cui, oltre a mancare il presupposto dell'illegittimità originaria del titolo edilizio annullato, non è stato fatto neppure un cenno sia alla sussistenza, concretezza ed attualità dell'interesse pubblico (interesse della collettività al rispetto della disciplina urbanistica), sia all'interesse della società - titolare del permesso di costruire annullato - al mantenimento dell'opera realizzata. CAPPOTTI ISOLANTI, INDEROGABILI LE DISTANZE MINIME TRA EDIFICI Corte Costituzionale, Sentenza n. 114 del 11 maggio 2012 Le distanze minime tra gli edifici sono inderogabili: in nessun caso è consentito scendere sotto i 10 metri fra casa e casa. Lo ha ribadito la Corte costituzionale che con una sentenza ha dichiarato illegittimi gli articoli di una legge della 13

15 Provincia autonoma di Bolzano, che concedevano delle deroghe alle distanze minime consentendo a vari gradi di scendere sotto i 10 metri di distanza fra parete finestrata e parete finestrata. Secondo la Consulta le norme della legge provinciale sono in contrasto con la normativa statale (Codice civile, legge urbanistica nazionale del 1942 e regolamento esplicativo del Governo del 1968) che fissa valori minimi inderogabili. La distanza tra gli edifici, ribadiscono i giudici della Corte costituzionale, è una materia di esclusiva competenza statale. Deroghe per incentivare la coibentazione degli edifici Le deroghe altoatesine sulle distanze tra edifici erano state introdotte per incentivare le riqualificazioni energetiche degli edifici e in particolare gli interventi per migliorare l'isolamento termico delle abitazioni, per esempio attraverso la realizzazione di cappotti esterni agli edifici. Oltre ai benefici in termini di risparmio energetico, la deroga favoriva l'attività edilizia delle piccole e medie imprese artigiane dell'alto Adige. A seguito della sentenza la Provincia di Bolzano ha infatti la circolare del 13 giugno in cui si chiarisce che gli effetti della sentenza della Corte costituzionale sono immediati. CALCOLO DELLE DISTANZE: I CONCETTI DI COSTRUZIONE E FABBRICATO Consiglio di Stato, sez. IV, sentenza n.2847 del 17 maggio 2012 In tema di distanze legali tra gli edifici rientrano nel concetto civilistico di costruzioni le parti dell edificio (quali, ad esempio, le scale e le terrazze) che, seppur non corrispondono a volumi abitativi coperti, sono destinate ad estendere nonché ampliare la consistenza del fabbricato. Non sono, invece, computabili quelle sporgenze estreme del fabbricato che abbiano una funzione meramente ornamentale, di finitura, oppure accessoria di entità limitata (mensole, grondaie ecc.). Così il Consiglio di Stato, nella sezione IV, con la sentenza 17 maggio 2012, n sulla possibilità di valutare, in un giudizio amministrativo, una consulenza tecnica d ufficio in altro giudizio; nonché sulle opere che non devono essere computate in sede di verifica del rispetto delle distanze tra edifici. Nella sentenza che qui si commenta si può leggere testualmente, ricordando precedenti giurisprudenziali sul tema che Lo stesso può dirsi per le opere di contenimento, quali indubbiamente si configurano quelle di cui al caso di specie che, comunque progettate in relazione alla situazione dei luoghi ed alla soluzione esteticamente ritenuta più confacente dal committente, hanno una struttura che deve essere idonea per consistenza e modalità costruttive ad assolvere alla funzione di contenimento ed una funzione, che non è quella di delimitare, proteggere ed eventualmente abbellire la proprietà, ma essenzialmente di sostenere il terreno al fine di evitare movimenti franosi dello stesso. Opere tali da dovere essere riguardate, sotto il profilo edilizio, come opere dotate di una propria specificità ed autonomia, in una accezione che comprende tutte le caratteristiche proprie dei fabbricati, donde l'obbligo di rispetto di tutti gli indici costruttivi prescritti dallo strumento urbanistico e, in particolare, delle distanze dal confine privato. (Consiglio Stato, sez. IV, 30 giugno 2005, n. 3539). Per quanto concerne ancora l osservanza delle norme in tema di distanze legali la nozione di costruzione, come giurisprudenza sul tema riferisce, non si identifica con quella di edificio ma si estende a qualsiasi manufatto non 14

16 completamente interrato che abbia i caratteri della solidità, stabilità, ed immobilizzazione al suolo, anche mediante appoggio, incorporazione o collegamento fisso ad un corpo di fabbrica preesistente o contestualmente realizzato, indipendentemente dal livello di posa e di elevazione dell'opera. (cfr. sul punto Cassazione civile, sez. II, 17 giugno 2011, n ). Da ciò ne consegue che costituisce costruzione qualsiasi manufatto che, per destinazione e struttura, abbia carattere di permanenza e stabilità. I giudici del Consiglio di Stato respingono l appello proposto, con la condanna al pagamento delle spese processuali. DECADENZA TITOLO ABILITATIVO Consiglio di Stato, Sez. IV, Sentenza n.2915 del 18 maggio 2012 La pronuncia di decadenza del titolo edilizio è per certo espressione di un potere strettamente vincolato; ha una natura ricognitiva, perché accerta il venir meno degli effetti del titolo edilizio in conseguenza dell inerzia del titolare, ovvero della sopravvenienza di una nuova e diversa strumentazione edilizia, e assume pertanto decorrenza ex tunc; inoltre il termine di durata del titolo edilizio non può mai intendersi automaticamente sospeso, essendo al contrario sempre necessaria, a tal fine, la presentazione di una formale istanza di proroga, cui deve comunque seguire un provvedimento da parte della stessa Amministrazione che ha rilasciato il titolo edilizio e che accerti l impossibilità del rispetto del termine ab origine fissato, e solamente nei casi in cui possa ritenersi sopravvenuto un factum principis, ovvero l insorgenza di una causa di forza maggiore SOPRAELEVAZIONI LEGITTIME SE RESISTENTI AI SISMI Corte di Cassazione, Sentenza n.8643 del 30 maggio 2012 Le leggi antisismiche vanno considerate integrative dell art. 1127, comma 2, del Codice civile; la loro inosservanza determina una presunzione di pericolosità che può essere vinta solo provando che sia la struttura portante sia la parte sopraelevata siano stabili e in grado di fronteggiare il rischio sismico. Lo ha chiarito la Suprema Corte di cassazione, seconda sezione civile, con la sentenza in esame. Nel caso di specie il proprietario di un appartamento, comprensivo dei piani primo e terra del condominio, contestava la non conformità alla normativa antisismica della sopraelevazione realizzata dalla proprietaria di un'altra unità immobiliare, che aveva ristrutturato il proprio immobile sopraelevando il sottotetto. Legittime le sopraelevazioni se resistenti ai sismi Nella sentenza la Cassazione precisa che la sopraelevazione deve essere considerata inidonea non solo nel caso in cui le strutture non consentano di sopportare il peso, ma anche quando non garantiscano di poter resistere all urto di forze in movimento, come nel caso di fenomeni sismici. Secondo i giudici della Suprema corte, infatti, il divieto di sopraelevazione, per inidoneità delle condizioni statiche dell'edificio, previsto dall'art. 1127, secondo comma, c.c. va interpretato non nel senso che la sopraelevazione è vietata 15

17 soltanto se le strutture dell'edificio non consentono di sopportarne il peso, ma nel senso che il divieto sussiste anche nel caso in cui le strutture son tali che, una elevata la nuova fabbrica, non consentano di sopportare l'urto di forze in movimento quali le sollecitazioni di origine sismica. Leggi antisismiche integrative del Codice civile Pertanto, afferma la Cassazione, qualora le leggi antisismiche prescrivano particolari cautele tecniche da adottarsi, in ragione delle caratteristiche del territorio, nella sopraelevazione degli edifici, esse sono da considerarsi integrative dell'art. 1127, secondo comma, c.c. e la loro inosservanza determina una presunzione di pericolosità della sopraelevazione che può essere vinta esclusivamente mediante la prova, incombente sull'autore della nuova fabbrica, che non solo la sopraelevazione, ma anche la struttura sottostante sia idonea a fronteggiare il rischio sismico. USUFRUTTUARIO E CONCESSIONE EDILIZIA Consiglio di Stato, Sez. IV, Sentenza n.3300 del 5 giugno 2012 La titolarità a chiedere ed ottenere la concessione edilizia su un fondo, da parte dell usufruttuario, importa che lo stesso in via di principio sia legittimato a contestare la legittimità del permesso di costruire rilasciato al vicino, purchè sussistano i presupposti della vicinitas e del concreto pregiudizio alle facoltà dominicali, che sono il proprium della legittimazione ad agire in subiecta materia. LOTTIZZAZIONE E NOZIONE DI OPERE COMPORTANTI TRASFORMAZIONE URBANISTICA O EDILIZIA Consiglio di Stato, Sez. IV, Sentenza n.3381 del 7 giugno 2012 Il concetto di "opere che comportino trasformazione urbanistica od edilizia" dei terreni deve essere interpretato in maniera "funzionale" alla ratio della norma (il cui bene giuridico tutelato è costituito dalla necessità di preservare la potestà pianificatoria attribuita all'amministrazione nonché l'effettivo controllo del territorio da parte del Comune), che tende, appunto, a garantire una ordinata pianificazione urbanistica, un corretto uso del territorio ed uno sviluppo degli insediamenti abitativi e dei correlativi standards compatibili con le esigenze di finanza pubblica. Ne consegue che la verifica circa la conformità della trasformazione realizzata e la sua rispondenza o meno alle previsioni delle norme urbanistiche vigenti deve essere effettuata con riferimento non già alle singole opere in cui si è compendiata la lottizzazione, eventualmente anche regolarmente assentite (giacché tale difformità è specificamente sanzionata dagli artt. 31 e ss. D.P.R. n. 380/2001), bensì alla complessiva trasformazione edilizia che di quelle opere costituisce il frutto, sicché essa conformità ben può mancare anche nei casi in cui per le singole opere facenti parte della lottizzazione sia stato rilasciato il permesso di costruire. 16

18 POSIZIONAMENTO STABILE DI CASE MOBILI E DI ROULOTTES Corte di Cassazione, Sentenza n del 8 giugno 2012 Il posizionamento stabile di case mobili e di roulottes non può essere considerato quale circostanza neutra ai fini della disciplina urbanistica e la necessità o meno di titolo autorizzatori trova ragion d'essere nelle concrete modalità e caratteristiche della condotta tenuta. Il sistema normativo impone la necessità di un intervento amministrativo allorché si è in presenza di insediamento che ha carattere il sostanziale stabilità e si concreta in una effettiva incidenza sull'assetto del territorio. MANCATA RIMOZIONE DI OPERA STAGIONALE Corte di Cassazione, Sentenza n del 20 giugno 2012 La mancata rimozione di un'opera edilizia precaria allo spirare del termine stagionale implica la violazione dell'art. 44 del D.P.R. 380/01, in quanto la responsabilità discende dal combinato disposto del citato art. 44 e dell'art. 40, comma secondo del Codice Penale, per la mancata ottemperanza all'obbligo di rimozione insito nel provvedimento autorizzatorio temporaneo. LA SCIA E' COMPETENZA DELLO STATO Corte Costituzionale, Sentenza n. 164 del 27 giugno 2012 La Corte Costituzionale ha stabilito che la Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) si può applicare nell'edilizia e rientra nella competenza legislativa esclusiva dello Stato. Con la sentenza in esame, pertanto, sono stati respinti i ricorsi presentati dalle Regioni Valle d Aosta, Toscana, Liguria, Emilia Romagna e Puglia contro le norme del D.l. n. 48/2010 che, riscrivendo l articolo 19 della legge n. 241/1990, introducendo la Scia al posto della dichiarazione di inizio attività (Dia). Nella stessa sentenza inoltre viene confermata l applicabilità della Scia alla materia edilizia, respingendo la questione di legittimità costituzionale promossa dalla sola Emilia Romagna. Nelle motivazioni, la Corte sostiene che l'infondatezza delle questioni sollevate dalle Regioni ribadendo la continuità tra Dia e Scia: Scopo dell istituto era quello di rendere più semplici le procedure amministrative indicate nella norma, alleggerendo il carico degli adempimenti gravanti sul cittadino. In questo quadro s iscrive anche la Scia, del pari finalizzata alla semplificazione dei procedimenti di abilitazione all esercizio di attività per le quali sia necessario un controllo della pubblica amministrazione. Nel ricorso delle Regioni veniva contestato che le disposizioni impugnate, se ritenute applicabili al settore dell'edilizia, violavano le competenze in materia di governo del territorio, che ai sensi dell'art. 117 della Costituzione 17

19 3 comma è attribuita alla potestà legislativa concorrente. Peraltro ponendo la regola che stabilisce dopo quanti giorni dalla presentazione della segnalazione (nessuno, in questo caso) sarebbe possibile iniziare l attività, il legislatore statale non si limiterebbe a fissare regole di principio, ma interverrebbe a disciplinare i dettagli della materia. Le Regioni inoltre contestavano l'inclusione della Scia tra le competenze di legislazione esclusiva statale sotto la voce tutela della concorrenza, anche perché tale disciplina non garantisce un livello essenziale delle prestazioni su tutto il territorio nazionale. La Corte, tuttavia, ha respinto le lamentele ribadendo l attinenza della disciplina sulla Scia alla determinazione dei livelli essenziali di prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che come tali devono essere garantiti su tutto il territorio (comprese Regioni a Statuto Speciale). Ciò nonostante, restano invece fermi i poteri degli eventuali effetti dannosi della P.a., che può assumere determinazioni in forma di autotutela. OMESSA DENUNCIA DELLE OPERE IN CONGLOMERATO CEMENTIZIO ARMATO Corte di Cassazione, Sez.III, Sentenza n del 10 luglio 2012 La contravvenzione di omessa denuncia delle opere in conglomerato cementizio armato (artt. 65 e 72, 95 D.P.R. 380 del 2001) costituisce un reato omissivo proprio del costruttore. Tuttavia, la natura di reato proprio non esclude la possibilità che un soggetto diverso da quello individuato dall'art. 65 del D.P.R. n. 380 del 2001 possa concorrere alla realizzazione del fatto, sia pure in qualità di extraneus apportando un contributo consapevole, sia pure solo morale. PIANI URBANISTICI PARTICOLAREGGIATI: SCONTO A CHI COMPRA E COSTRUISCE Corte di Cassazione, Sentenza n del 11 luglio 2012 I benefici fiscali per i trasferimenti di terreni situati in aree soggette a piani urbanistici particolareggiati, consistenti nell'imposta di registro all'1% e in quelle ipotecaria e catastale in misura fissa, si applicano a condizione che l'acquirente provveda all'utilizzazione edificatoria entro cinque anni. Questo, in sintesi, è il principio di diritto affermato dalla recente ordinanza della Corte di cassazione in esame. La controversia decisa dai giudici di legittimità trae origine dall'impugnazione di un avviso di liquidazione da parte di una società di capitali, con il quale l'amministrazione finanziaria aveva proceduto al recupero, in misura ordinaria, dell'imposta di registro e delle imposte ipotecaria e catastale su un atto di acquisto di terreni situati in aree soggette a piani urbanistici particolareggiati. 18

20 Tali terreni, più precisamente, avevano fruito delle agevolazioni previste dall'articolo 33, comma 3, della legge n. 388/2000, testo vigente ratione temporis - che prevede l'applicazione dell'imposta di registro nella misura dell'1%, nonché le imposte ipotecaria e catastale in misura fissa (attualmente 168 euro) - ma erano stati ceduti dalla stessa società acquirente prima del decorso del quinquennio previsto quale conditio sine qua non per la permanenza dei benefici fiscali, con conseguente decadenza dalle agevolazioni fruite e del recupero delle differenze delle imposte dovute rispetto a quelle applicabili in via ordinaria (rispettivamente 8%, trattandosi di aree edificabili, 2 e 1 per cento). Le ragioni della società, che aveva chiesto l'annullamento dell'avviso di liquidazione impugnato, negando la natura soggettiva dell'agevolazione, venivano respinte dalla Commissione provinciale adita, la cui pronuncia veniva, tuttavia, riformata in sede di appello. In particolare, la Commissione tributaria regionale riteneva di ribaltare la decisione di primo grado sull'assunto che "il beneficio dell'agevolazione di che trattasi, soggettivamente, può competere anche a soggetto diverso dall'acquirente, che ha goduto dell'imposta agevolata, ed, oggettivamente, che non è indispensabile che nel quinquennio si costruisca, in tutto od in parte, l'opera edilizia, essendo sufficiente che si realizzi "l'impostazione dei lavori", coincidente con l'ottenimento dei necessari titoli di assenso". Contro la sentenza di secondo grado, l'agenzia delle entrate ricorreva per cassazione, sostenendo la tesi secondo cui i benefici fiscali in materia di imposizione indiretta, previsti dalla legge 388/2000 per i trasferimenti di immobili inseriti in aree soggette a piani urbanistici particolareggiati, si applicano a condizione che l'utilizzazione edificatoria avvenga, a opera dello stesso soggetto acquirente, entro cinque anni dall'acquisto. La Corte di cassazione, nell'accogliere il ricorso presentato dall'amministrazione finanziaria, cassando la sentenza di merito con rinvio ad altra sezione della Ctr competente, ha ribadito il principio secondo cui il beneficio dell'assoggettamento all'imposta di registro nella misura dell'1% cento e alle imposte ipotecaria e catastale in misura fissa, previsto dall'articolo 33 comma 3 della legge 388/2000, per i trasferimenti di immobili situati in aree soggette a piani urbanistici particolareggiati, comunque denominati, si applica a condizione che l'utilizzazione edificatoria avvenga, a opera dello stesso soggetto acquirente, entro cinque anni dall'acquisto. La ratio di tale norma, per i giudici di legittimità, è chiara: "diminuire per l'acquirente edificatore il primo costo di edificazione connesso all'acquisto dell'area ". La norma in esame, pertanto, "appare di stretta interpretazione, ai sensi dell'art. 14 preleggi, e sarebbe sospetta di incostituzionalità se il predetto beneficio potesse essere ricollegato alla tempestività dell'attività edificatoria di un successivo acquirente". L'ordinanza in commento si inserisce in un ormai consolidato indirizzo giurisprudenziale, sia di merito che di legittimità, che riconosce ormai unanimemente la natura soggettiva del beneficio fiscale previsto dal legislatore per i trasferimenti di immobili ricompresi in piani urbanistici particolareggiati. La Corte di cassazione, invero, già con le ordinanze n. 7438/2009 e n /2010, ha stabilito, infatti, l'importante principio di diritto secondo il quale l'agevolazione in esame spetta solamente a chi acquista e realizza l'edificazione nel quinquennio. In particolare, i giudici di legittimità, con l'ordinanza n /2010, hanno ritenuto che la disposizione agevolativa, "ispirata alla ratio di diminuire per l'acquirente edificatore il primo costo di edificazione connesso all'acquisto 19

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