PROGETTO DI ADEGUAMENTO E RIORGANIZZAZIONE DI ALLEVAMENTO SUINICOLO

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1 PROGETTO DI ADEGUAMENTO E RIORGANIZZAZIONE DI ALLEVAMENTO SUINICOLO TRE GIGLI Società Agricola di Gilioli Cristina, Luca e Simone s.s. Allevamento di Lesegno (CN) - Regione Castelletto n 1 STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE 1

2 INDICE Premessa LOCALIZZAZIONE DEL SITO ED ACCESSO 1. QUADRO DI RIFERIMENTO PROGRAMMATICO 1.1. Il Piano Territoriale Regionale 1.2. Il Piano Territoriale Provinciale della Provincia di Cuneo Tutela e valorizzazione ambientale 1.3. Il Piano Regolatore Generale Comunale di Lesegno Norme del PRGC Tipologia di allevamento Titoli abilitativi 1.4. Codice di buona pratica agricola 1.5. Vincoli paesaggistici ed ambientali PTP PPR 1.6. Protezione dei suini (D.Lgs n. 122 del 07/07/2011) 1.7. DPGR 20 settembre 2011, n 7/R 1.8. Prevenzione e Riduzione integrate dell inquinamento IPPC (D.Lgs. 372/99) 1.9. Spandimento agronomico dei fanghi di depurazione 2. QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE 2.1. L azienda Localizzazione del sito ed accesso Titolo di possesso Scopi dell intervento Descrizione dell allevamento 2.2. Locali e strutture di allevamento oggetto di intervento Strutture oggetto d intervento Capacità dell allevamento 2.3. Descrizione del processo produttivo 2.4. Parametri ambientali e di benessere Verifica delle condizioni di benessere animale Fornitura idrica Fornitura alimento Climatizzazione Produzione, gestione ed utilizzo del refluo 2

3 Gestione della frazione solido separata Scarico della frazione depurata Recupero dei fanghi di depurazione Gestione delle carcasse 2.5. Cronoprogramma dei lavori 2.6. Motivazione delle scelte ed alternative prese in considerazione Opzione Zero Tecniche di stabulazione Tecnica di gestione dei reflui Ventilazione e condizionamento Consumo idrico Alimentazione Emissioni sonore 3. QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE 3.1. Inquadramento geologico e geomorfologico 3.2. Inquadramento Idrogeologico 3.3. Torrente Corsaglia 3.4. Clima ed Atmosfera Caratteri climatici Ventosità Analisi dei fattori climatici 3.5. Flora e Fauna Flora Fauna Impatti su flora e fauna 3.6. Ecosistemi Interventi di mitigazione dell impatto 3.7. Uso del suolo SINTESI DELLA QUALITÀ AMBIENTALE E DELLE INTERFERENZE Conclusioni 3

4 Premessa L allevamento oggetto di SIA è sito in Comune di Lesegno ed è un allevamento suinicolo a ciclo chiuso in cui l attività viene svolta da oltre 30 anni. In un ottica di ristrutturazione, adeguamento alle normative e di riorganizzazione aziendale, la TRE GIGLI Società Agricola s.s. intende intervenire su alcune delle porcilaie esistenti al fine di mutarne la destinazione d uso in modo da trasformare l allevamento in una scrofaia in cui vengono prodotti esclusivamente suinetti svezzati. Attualmente l impianto risulta essere autorizzato allo svolgimento dell attività IPPC 6.6 impianti per l allevamento di suini con più di: b) 2000 posti suini da produzione (di oltre 30 kg) e c) 750 posti scrofe da A.I.A. n. 153 del 06/03/2013 rilasciata dalla Provincia di Cuneo. Le motivazioni che hanno portato alla scelta di cambiare la tipologia di capi allevati sono essenzialmente legate a questioni sanitarie e a razionalizzazione del lavoro. Con la trasformazione dell allevamento in scrofaia, per la sola produzione di suinetti, il rischio di trasmissione delle malattie risulta essere notevolmente ridotto ed il personale potrà operare con un maggior grado di specializzazione. A seguito degli interventi in progetto le strutture verranno adeguate secondo la normativa vigente in materia di benessere animale e, in campo ambientale, le nuove stabulazioni adottate risponderanno alle Migliori Tecniche Disponibili. Il SIA è stato predisposto a corredo dell istanza autorizzativa ai sensi del D.Lgs 152/06 art. 6 e della L.R. 14 dicembre 1998 n 40 art. 4, in quanto l allevamento che si intende ammodernare rientra tra quelli previsti all allegato A 2 Impianto per l allevamento intensivo di suini con più di 900 posti scrofa. Di seguito viene descritto il progetto di ammodernamento/riconversione e vengono richiamati i criteri principali che regolano il ciclo di allevamento aziendali valutando le differenti problematiche dal punto di vista della razionalizzazione dell attività zootecnica e parallelamente in relazione ai potenziali effetti sull ambiente. Successivamente vengono prese in considerazione le caratteristiche climatiche, pedologiche, di uso del suolo, vegetazionali, faunistiche, eco-sistematiche e del paesaggio relativamente al territorio in cui ricade l intervento al fine di poter valutare le eventuali interferenze del progetto con le componenti ambientali coinvolte, ed eventualmente prevedere azioni di mitigazione e di compensazione. In sintesi, vengono presi in considerazione tutti gli aspetti che caratterizzano l ambiente ed il paesaggio agrario della zona di intervento e, parallelamente, tutti i fattori che condizionano il processo produttivo, al fine di valutare la sostenibilità del progetto in relazione al contesto ambientale in cui questo ricade. 4

5 LOCALIZZAZIONE DEL SITO ED ACCESSO L intervento in progetto è localizzato in Comune di Lesegno (CN) in Regione Castelletto 1 a circa 1,5 Km dal centro abitato ed è finalizzato all ammodernamento ed alla ristrutturazione interna di parte delle strutture dell allevamento suinicolo in capo alla ditta TRE GIGLI Società Agricola. Le strutture oggetto di intervento sono individuate catastalmente nel Comune di Lesegno al Foglio 1 Mappale 974 Sub. 3. L allevamento è visibile dall autostrada A6, dalla quale dista in line d aria di circa 70 m. Il sito è raggiungibile percorrendo la strada comunale che si dirama dalla Strada Provinciale 12 all altezza del viadotto autostradale. Allevamento in oggetto Allevamento in oggetto Strada di accesso 5

6 1. QUADRO DI RIFERIMENTO PROGRAMMATICO 1.1. Il Piano Territoriale Regionale Il Piano Territoriale Regionale della Regione Piemonte, nato nel 97, per la pianificazione del territorio piemontese nelle sue linee programmatiche analizza tra l altro le caratteristiche territoriali e il loro governo. Le zone d interesse agricolo, particolarmente fertili e produttive, sono state raccomandate oggetto di specifica attenzione in sede di formazione dei piani territoriali di livello sub-regionale e degli strumenti urbanistici locali. In ogni caso in cima alla scala dei caratteri territoriali e paesistici viene posto il sistema dei suoli a produttività eccellente e il sistema dei suoli a produttività buona, poi via via il sistema del verde, le emergenze paesistiche, i corsi d acqua, le aree protette ecc Il Piano Territoriale Provinciale della Provincia di Cuneo Il Piano Territoriale e Provinciale (P.T.P.) orienta i processi di trasformazione territoriale della provincia ed organizza le manovre di conservazione e protezione attiva dei valori naturali e storico culturali presenti sul territorio provinciale, alla luce di obiettivi strategici selezionati nel Documento Programmatico al fine di assicurare lo sviluppo sostenibile della società e dell economia della provincia. Gli obiettivi individuati, sistematicamente illustrati nel Documento Programmatico, rispondono a sette priorità: a) rafforzare la competitività del sistema provinciale in ambito regionale, padano, alpino ed europeo; b) garantire l equità socio-spaziale nell accesso alle opportunità di sviluppo delle persone e delle imprese; ed altri obiettivi; e) conservare la biodiversità e migliorare la funzionalità ecologica dell ambiente; ed altri obiettivi. Il PTP trova inoltre riferimento negli studi tematici e negli approfondimenti conoscitivi condotti per la sua formazione e in particolare ne: Gli scenari economici e sociali Il sistema della mobilità L Atlante della Accessibilità 6

7 La Cooperazione Istituzionale Le Monografie sulle Città regionali Le Ricerche per il Piano Agricolo Provinciale La matrice ambientale rappresenta lo stato delle conoscenze sulle sensibilità ed i valori presenti nel territorio provinciale, contribuisce a promuovere la verifica dei risultati della ricerca disciplinare con la percezione e la memoria sociale ed esprime la consapevolezza del Piano Territoriale Provinciale sulle condizioni e i livelli di sostenibilità dell ambiente di trasformazione programmati Tutela e valorizzazione ambientale Le aree boscate, riportate nelle tavole della cartografia di piano della serie CTP in scala 1:50.000, rientrano nelle categorie dei beni ambientali sottoposte a vincolo ai sensi del D.Lgs 490/99. I Comuni in sede di adeguamento e/o revisione dei propri strumenti urbanistici perfezionavano la perimetrazione delle aree boscate tenendo conto anche della cartografia prodotta dalla Regione Piemonte per i Piani Forestali Territoriali di Comunità Montana o Consortili, comprovando e giustificando le possibili discrepanze con la cartografia di PTP. In assenza dei Piani Forestali Territoriali i PRGC delimitano, previo apposito studio, le aree boscate individuando: impianti di colture forestali; aree di imboschimento delle aree agricole (Reg. CEE 2080/92); aree boscate distinte per popolamento principale. Nelle aree di pianura, i PRGC provvedono al censimento delle siepi arboree ed arbustive di significativa importanza botanica e paesaggistica, nonché dei principali filari alberati. I corsi d acqua superficiali pubblici di cui all elenco dell allegato E sono riportati nelle tavole della cartografia di piano della serie CTP in scala 1: e comprendono quelli di rilievo regionale (corsi d acqua principali) e quelli di interesse locale. Per i corsi d acqua di rilievo regionale (riportati in allegato all articolo 20 del PTR) il rilascio delle autorizzazioni di cui al D.Lgs. 490/99, è di competenza regionale, per gli altri il rilascio delle autorizzazioni per l intera fascia dei 150 m di vincolo è di competenza dei Comuni. I comuni in sede di revisione e adeguamento degli strumenti urbanistici: a) Riconoscono le fascie A e B del Piano di Assetto Idrogeologico (PAI) ecc. La Provincia promuove la formazione consapevole e partecipata del sistema delle Aree Protette, articolato in a) Parchi Naturali Regionali, b) Riserve naturali, c) aree di individuazione dei Biotipi d) Siti di Importanza Comunitaria (SIC), e) Aree Naturali Protette d Interesse Locale (ANPIL). I Comuni e le Comunità Montane anche con il concorso della Provincia possono dar vita ad aree naturali protette di interesse locale (ANPIL) in ambiti territoriali che necessitano di azioni di 7

8 conservazione, di restauro o di ripristino ambientale e che possono essere oggetto di progetti di sviluppo rurale ecocompatibile. Il PTP anche ai sensi dell art. 11 del PTR individua tra i paesaggi agrari d interesse culturale le aree caratterizzate dalla presenza delle colture viticole che rappresentano elemento distintivo e caratterizzante del paesaggio e ne promuove la tutela e la conservazione. Il PTP individua la rete della viabilità primaria, qualificandone i ruoli, in relazione alle caratteristiche della mobilità servita ed alle condizioni ambientali del contesto, nelle seguenti categorie: Strade Blu : Viabilità di grande comunicazione lungo itinerari internazionali e interregionali sussidiari e complementari alle connessioni autostradali ecc Strade Rosse : Viabilità primaria d integrazione interurbana da riqualificare ecc Strade Verdi : Viabilità di connessione principale del territorio rurale e di servizio alla fruizione turistico ambientale da dotare di servizi turistici per l informazione e l orientamento della domanda di fruizione; Strade Parco : viabilità da specializzare e attrezzare per la distribuzione lenta del traffico veicolare verso i recapiti della fruizione escursionistica. I PRGC disciplinano le azioni di conservazione, recupero e trasformazione del patrimonio edilizio rurale anche in relazione alla determinazione degli usi ammessi, avendo prioritario riferimento alle seguenti esigenze: a. di favorire il consolidamento di assetti produttivi e fondiari improntati a condizioni di efficienza e funzionalità delle aziende agricole limitando l inserimento di funzioni extragricole nel recupero dei manufatti esistenti, nelle aree di particolare vocazione agraria (1 e 2 classe di fertilità); La centralità della pianificazione (ma più in generale dell istituzione) comunale è vissuta ed affermata con forza dal PTP che riconosce nei Piani Regolatori Generali dei comuni lo strumento cardine del governo del territorio ed il proprio principale interlocutore, cui sono affidati compiti decisivi nella attuazione così come nel perfezionamento e nella evoluzione del Piano Territoriale. Al rapporto con i Comuni (ed anche a favorire e sostenere la comunicazione e il confronto tra i Comuni nelle politiche territoriali) sono dedicati i principali strumenti attraverso i quali il PTP cerca di dare forza ed efficacia alle proprie politiche. Quindi il PTP è disegnato praticamente sulla mosaicatura dei Piani Regolatori Comunali per segnare il rapporto di collaborazione, che il P.T. vuole esaltare con la strumentazione urbanistica locale. Al punto saranno presi in considerazione il rispetto dei vincoli previsti dal p.t.p. 8

9 1.3. Il Piano Regolatore Generale Comunale di Lesegno Norme del PRGC Il PRGC identifica l area oggetto d intervento come Area produttiva agricola, pertanto regolamentata dal Capo IV delle NTA. Vista la natura degli interventi in oggetto si ritiene che questi rientrino fra quelli menzionati dall art interventi di manutenzione, di recupero e di ampliamento una tantum su volumi agricoli. In particolare il suddetto articolo stabilisce che per gli interventi di Manutenzione, restauro, e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia senza ampliamento o variazione di destinazione d uso di tutti i volumi agricoli esistenti è richiesta la presentazione del programma aziendale di sviluppo, la verifica degli indici indicati negli articoli successivi e l applicazione del vincolo a non edificandi. Si evidenzia che non è prevista l edificazione di alcuna nuova struttura ne l ampliamento delle strutture esistenti. Tutti gli interventi necessari riguardano l interno delle strutture. Alla luce di quanto sopra si ritiene che il PRGC non contempli limitazioni per l intervento in oggetto. Per maggiore chiarezza si riporta di seguito estratto del PRGC vigente dell area interessata. 9

10 Tipologia di allevamento L art delle N.T.A definisce le varie tipologie di allevamento in funzione della produzione di capi (U.B.A) nell arco dell anno. Considerata la potenzialità aziendale l allevamento in oggetto rientra fra quelli definiti di tipo industriale. Alla luce di quanto sopra si precisa che l allevamento è autorizzato all esercizio da A.I.A n. 153 del 06/03/2013, pertanto per l ottenimento di quest ultima sono stati presi in considerazione tutti i vincoli del PRGC vigente e non sono emerse limitazioni per la continuazione dello svolgimento dell attività di allevamento, per cui dato che gli interventi in oggetto porteranno ad una riduzione dei capi prodotti annualmente, in termini di U.B.A e di peso vivo allevato, si ritiene che gli interventi proposti non siano in contrasto con la normativa comunale Titoli abilitativi Si elencano di seguito i titoli abilitativi relativi alle strutture di allevamento esistenti: Capannoni a pratica 10/97 del 04/04/1997 Prot. 0012/97 Capannoni 5-parte del 5b pratica 11/73 del 27/07/1973 Prot. 732 Capannoni 5a-parte del 5b pratica 66/85 del 03/04/1986 Prot Capannoni 1-12 pratica 16/75 del 28/11/1975 Prot Capannoni 12a-12b pratica 24/76 del 20/07/1976 Prot. 840 Capannone 2c pratica 54/90 del 11/12/1990 Prot Capannoni 2-2a-2b pratica 27/77 del 21/07/1977 Prot. 844 Capannoni 3-4 pratica 6/74 licenza 2/74 Prot.780 Capannone 32 e fabbricati annessi pratica 35/94 del 13/06/1994 Prot. 0039/ Codice di buona pratica agricola Nel progetto Produzione Agricola nella Difesa dell Ambiente (PANDA) del Ministero delle Risorse Agricole, Alimentari e Forestali nasce il Codice di Buona Pratica Agricola dalle prime enunciazioni del 1993 si avvia un percorso che finalmente con D.M. 19 aprile 99 Approvazione del codice di Buona Pratica agricola è diventato operante con vari obiettivi da raggiungere in campo ambientale, produttivo, nei trattamenti alle colture, del mercato dei prodotti agricoli, ma anche nei miglioramenti dei trattamenti degli effluenti zootecnici, delle biomasse di diversa provenienza convenientemente utilizzati, e nelle nuove tecniche di allevamento e di nutrizione animale. Il CBPA. si cura di garantire un livello delle produzioni agricole, della nutrizione delle colture economicamente ed ambientalmente sostenibile, ottimizzando l uso e il consumo dell azoto. Gli obbiettivi dichiarati del CBPA sono infatti: 10

11 realizzazione di modelli di agricoltura economicamente ed ambientalmente sostenibili; protezione indiretta dell ambiente dalle fonti di azoto combinato anche di origine extraagricola; ed il percorso previsto per ottenerli tiene conto: della variabilità delle condizioni agro-pedologiche e climatiche italiane; delle nuove conoscenze del comparto ambientale; miglioramento del settore genetico; miglioramento delle tecniche colturali; nuovi prodotti per la difesa e la fertilizzazione delle piante; miglioramenti nel trattamento degli effluenti zootecnici e delle biomasse di diversa provenienza convenientemente utilizzabili; cambiamento di indirizzo del mercato dei prodotti agricoli; nuove tecniche di allevamento e di nutrizione animale. Il CBPA deve ottimizzare la gestione dell azoto nel sistema suolo-pianta in presenza di colture agricole che si succedono alle quali occorre assicurare un livello produttivo e nutrizionale economicamente ed ambientalmente sostenibile al fine di minimizzare le possibili perdite con le acque di ruscellamento e di drenaggio superficiale e profondo. In questo ambito molto interessanti diventano le applicazioni alle problematiche che pone l utilizzazione agricola degli effluenti zootecnici. La connessione di questi prodotti, e dell azoto in essi contenuto, con la presenza dell acqua superficiale e di falda è stretta e correlata ad una serie di variabili che interessano il clima, il terreno, i sistemi irrigui, il bilancio dell azoto, il suo ciclo, le varie tipologie dei fertilizzanti azotati, che possono caratterizzare perdite di nitrati per percolazione profonda e per colature terminali. Il CBPA individua pertanto le azioni da applicare per l uso della concimazione azotata in modo da massimizzare l efficienza e minimizzare i rischi di percolazione. A questo scopo consiglia trattamenti agli effluenti, gestione e distribuzione, tempi e luoghi d intervento, stoccaggi con caratteristiche costruttive e dimensionamento. Anche la gestione dell allevamento è intervenuta per ridurre la produzione di deiezioni. Si deve tendere a minimizzare la quantità di alimento per unità di produzione ottenibile (kg di carne, latte, uova, ecc.) con la corretta formulazione delle diete alimentari, il miglioramento, le scelte di allevamento di razze e capi che danno la massima resa. Per quel che riguarda i consigli relativamente alle strutture di allevamento il CBPA per quel che riguarda gli allevamenti di suini consiglia: e. Evitare soluzioni costruttive che richiedono le effettuazioni di lavaggi delle pavimentazioni e l'impiego di acqua per la veicolazione delle deiezioni. L'adozione della pavimentazione fessurata 11

12 su tutta, o parte, della superficie del box consente di evitare i lavaggi. Per ottenere la movimentazione delle deiezioni raccolte nelle fosse sottostanti è necessario che queste siano realizzate e gestite in modo particolarmente accurato. In particolare sono da privilegiare soluzioni che prevedono lo svuotamento discontinuo e frequente o che consentono l'allontanamento, per semplice gravità, dei solidi. f. Evitare la realizzazione delle fosse di stoccaggio dei liquami sotto al fessurato ed all'interno del ricovero. Tale situazione, oltre che di solito più costosa, presenta numerose controindicazioni, in particolare: - induce un aumento delle emissioni di gas nocivi (NH 3, H 2 S) in ambiente a causa della maggior permanenza dei liquami nel ricovero; - la maggior profondità delle fosse aumenta la probabilità di interessare, per impermeabilizzazione non perfetta, le falde più superficiali con pericoli di diluizione dei liquami per l'ingresso di acqua, o inquinamento delle falde per fuoriuscita di liquami; - in caso di presenza di fosse dovrà essere realizzato un adeguato stoccaggio esterno ove effettuare il trattamento di omogeneizzazione dei liquami, pratica indispensabile per un loro corretto utilizzo agronomico; - non è possibile conservare i liquami, per il periodo minimo di cautela sanitaria, evitando l immissione di materiale fresco nelle fosse; Le fosse interne al ricovero dovranno quindi essere progettate solo per la veicolazione dei liquami e non per il loro stoccaggio prolungato. In pratica non si dovrà superare un altezza complessiva di cm. g. Adottare accorgimenti per evitare ogni spreco d'acqua degli abbeveratoi. Questo è un problema ancora troppo spesso trascurato che deve invece rientrare nelle specifiche dei requisiti di ogni impianto idrico. Un ruolo importante, oltre al tipo ed al numero degli abbeveratoi, è svolto dalle modalità di installazione e dal livello della pressione di erogazione. h. Optare, nella progettazione di nuovi insediamenti, a favore di soluzioni che prevedano un maggior tempo di permanenza degli animali nello stesso ambiente. In questo modo se ne riducono gli spostamenti e, di conseguenza, anche le operazioni di lavaggio richieste ad ogni ristallo. 12

13 1.5. Vincoli paesaggistici ed ambientali PTP Si procede di seguito ad esaminare la cartografia allegata al PTP della Provincia di Cuneo al fine di evidenziare eventuali vincoli di natura paesaggistico-ambientale. Carta della natura Azienda in oggetto Dalla carta emerge che l insediamento produttivo insiste in un area priva di vincoli naturalistici, tutta via si evidenzia che: - il colore azzurrino a sud dell allevamento individua le fasce fluviali e lacustri sottoposte a vincolo paesistico; - le strisce diagonali azzurre a nord dell allevamento identificano le fasce A e B del Piano Stralcio delle Fasce Fluviali; - le macchie di colore verde indicano invece il grado di naturalità, che nel caso in esame corrisponde a 1, ovvero naturalità alta. 13

14 Carta litologica Azienda in oggetto L impianto in oggetto è sito in un area che sulla cartografia è contraddistinta da due colori aventi il seguente significato: - verde: marne sabbiose-siltose; - giallo: alluvioni ghiaiose recenti ed attuali degli alvei fluviali. Come si evince dal titolo stesso della mappa in oggetto, la stessa evidenzia le caratteristiche litologiche del territorio che nel caso in oggetto viene identificato come appena descritto. Si sottolinea che gli interventi in progetto non comportino alcun ampiamento strutturale, pertanto non risultano esser vincolati da nessuna restrizione di natura litologica. 14

15 Carta della naturalità della vegetazione Azienda in oggetto L allevamento in esame insiste in una zona caratterizzata dal colore giallo: grado 3 artificializzazione alta. Le macchie di colore verde identificano invece il grado 1: naturalità alta. I vari gradi di naturalità indicano l incidenza della mano dell uomo sulla vegetazione autoctona locale, pertanto minore sarà il grado di naturalità, minore è l incidenza dell uomo sulla vegetazione e viceversa. Nel caso in esame si è sul confine fra due gradi molto diversi, ossia artificializzazione alta e naturalità alta, perché l allevamento in questione insiste su un altopiano in prossimità del torrente Corsaglia, pertanto nella parte pianeggiante la mano dell uomo è più incisiva in quanto ha sfruttato le condizioni favorevoli per la coltivazione e l allevamento, mentre nella zona ripariale, a causa dell eccessiva pendenza, ma soprattutto a causa dell eccessiva vicinanza del torrente, la vegetazione spontanea ha potuto svilupparsi liberamente. 15

16 Considerando che gli interventi in progetto non comporteranno alcun incremento dell antropizzazione dell area si ritiene che anche in questo caso non insistano particolari vincoli che impediscano la realizzazione degli interventi proposti. Carta dei paesaggi insediativi Azienda in oggetto L areale in oggetto è contraddistinto dal colore giallo che individua gli ambienti rurali dei seminativi di pianura. L allevamento in esame risulta pertanto inserirsi perfettamente in un areale contraddistinto da un attività agricola come quella dei seminativi, infatti questi ultimi sono spesso destinati all alimentazione animale. La carta dei paesaggi insediativi sottolinea che l impianto in oggetto insiste in un areale caratterizzato dall attività agricola. 16

17 Carta degli elementi per la definizione del rischio ambientale Azienda in oggetto La colorazione beige chiaro, che contraddistingue l area in oggetto, identifica le zone sottoposte a vincolo idrogeologico (ex R.D. 3267/23). Si precisa che l intervento in esame non comporterà alcuna mutazione per quanto riguarda la stabilità delle strutture esistenti in quanto riguardanti esclusivamente la disposizione interna dei box e delle attrezzature di allevamento. Ogni intervento sarà effettuato in un ottica di miglioramento delle strutture aziendali, come ad esempio la sostituzione di grigliati logorati e/o la realizzazione di sistemi per la rimozione frequente dei reflui. Si ritiene pertanto che gli interventi proposti possano essere valutati positivamente in quanto migliorano le attuali condizioni delle strutture di allevamento. 17

18 Carta delle tutele paesistiche Azienda in oggetto Osservando al carta delle tutele paesistiche saltano all occhio le linee trasversali di colore rosso che definiscono le aree di elevata qualità paesistico ambientale interessate dal Piano di competenza regionale da definire. Si rimanda ai paragrafi successivi in cui tratterà nel dettaglio la cartografia del Piano Paesaggistico Regionale (PPR). 18

19 Carta dei valori culturali Azienda in oggetto L allevamento oggetto d interventi è sito in un area di colore giallo che contraddistingue gli ambienti rurali dei seminativi, pertanto anche questa carta ribadisce quanto già emerso dalla cartografia analizzata in precedenza. Saltano all occhio inoltre: - F12: rappresenta l identificativo della sovraunità dei paesaggio agrari e forestali; - Simbolo nero di forma triangolare su sfondo giallo: indica la presenza di beni civili, infatti è posto in corrispondenza del centro abitato di lesegno; - Simbolo rosso di forma rettangolare, parzialmente coperto dal precedente simbolo: identifica il centro storico di lesegno; - Simbolo nero di forma rettangolare su sfondo giallo: indica la presenza di beni militari. Come si evince dalla cartografia l allevamento in oggetto è molto distante dai centri abitati aventi particolari beni di natura civile o militare, pertanto si ritiene che gli interventi in progetto, anche in 19

20 considerazione del fatto che riguarderanno esclusivamente gli interni delle strutture, non compromettano il valore culturale dell areale PPR Si procede di seguito ad esaminare la cartografia allegata al PPR della Regione Piemonte al fine di evidenziare eventuali vincoli di natura paesaggistico-ambientale. Tavola p1 quadro strutturale Azienda in oggetto Nel quadro strutturale sono riconosciuti i fattori costitutivi della struttura paesaggistica articolati in relazione agli aspetti naturalistici-ambientali, idro-geomorfologici, storico-culturali e percettiviidentitari. Dal punto di vista naturalistico ambientale l impianto in oggetto confina con aree caratterizzate da boschi seminaturali e con variabile antropizzazione storicamente stabili e permanenti, connotanti il territorio nelle diverse fasce altimetriche. La presenza dei boschi è legata alla presenza del 20

21 Torrente Corsaglia, infatti l insediamento produttivo insiste su un altopiano antropizzato circondato da aree ripariali caratterizzate dalla presenza di boschi, in quanto, a causa dell eccesiva pendenza della superficie, l intervento dell uomo è stato molto limitato. Per quanto riguarda l idrogeomorfologia dell area, l allevamento è sito all interno delle fasce fluviali della rete principale in quanto, come già citato in precedenza è sito sull altopiano adiacente al Torrente Corsaglia. L area in esame rientra inoltre nella seconda classe di capacità d uso del suolo. I fattori storico-culturali che interessano l area sono rappresentati dalle direttrici romane e medievali (linea tratteggiata rosa e rosa intenso) e da una strada risalente al 1860 (linea continua di colore marrone). Tali fattori risultano essere ininfluenti per l areale in oggetto in quanto non tangibili dal punto di vista visivo. Di notevole importanza è l autostrada A6 che costituisce un percettore identificativo dell areale e dell allevamento in particolare, infatti la strada di accesso transita al di sotto del ponte costituente l autostrada stessa e le strutture aziendali distano a circa 100 m dalla carreggiata. Tavola p2 beni paesaggistici Azienda in oggetto La Tavola p2 evidenzia l assenza di particolari vincoli paesaggistici, infatti sull area in oggetto si ha il colore verde che indica semplicemente la presenza di aree boscate. Tale caratterizzazione è stata rimarcata più volte anche dalle carte considerate in precedenza. 21

22 Salta tuttavia all occhio la sigla A046, la quale indentifica l area sottoposta a vincoli individuati ex art del D.Lgs 22/01/2004 n. 42 e s.m.i. del Castello e Parco Pallavicini, la cui localizzazione risulta essere ininfluente ai fini della presente relazione. Tavola p3 ambiti ed unità di paesaggio Azienda in oggetto L unità di paesaggio in cui rientra l azienda in oggetto è la n. 62, ossia Alta Valle Tanaro e Cebano, in particolare nell unità n. 6205: Rilievi di Castelnuovo Calcea. Tale unità di paesaggio è caratterizzata dal colore rosa che individua le aree rurali/insediate non rilevanti. Anche in questo caso la cartografia conferma che l allevamento in questione è sito in un area rurale, pertanto considerando che gli interventi in progetto non altereranno la natura dell allevamento, ma ne cambieranno, parzialmente, la tipologia di capi allevati si ritiene che gli stessi possano essere approvati in quanto conformi alla destinazione d uso dell areale, che si ribadisce è di natura rurale. 22

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