LA VALLE BOVA E IL SUO AMBIENTE

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1 LA VALLE BOVA E IL SUO AMBIENTE Comitato di Gestione Ufficio della Riserva Geom. Roberto Vignarca Dott. Biol. Antonella Anzani Dott. Sc. Amb. Alessandro Marieni

2 Fig.1. Parete del Buco del Piombo fotografata dal Prato di San Salvatore. Foto M.Bomman. Fig. 2. Forra del Torrente Bova. Foto archivio CSBA. Fig. 3. Ingresso del Buco del Piombo. Foto archivio CSBA.

3 Fig. 4. Androne d accesso del Buco del Piombo. Foto archivio CSBA.

4 Introduzione Il tessuto socioeconomico dell alta Brianza, zona nella quale si colloca l area di intervento, è caratterizzato da una spiccata connotazione urbana ed industriale spesso associata a forti pressioni ambientali che hanno prodotto gravi forme di alterazione degli ambienti naturali, con conseguente perdita di habitat e di specie. Questo processo ho portato, nel tempo, ad una grave compromissione del valore complessivo di biodiversità. Sebbene ciò costituisca un comune stato di fatto, nella zona non mancano comunque realtà ambientali che sono state solo marginalmente intaccate dal processo di trasformazione dell ambiente. L accresciuta consapevolezza della necessità di salvaguardia e di interconnessione di questi ambienti per garantire serbatoi naturali per la conservazione e l auspicabile ristrutturazione delle reti ecologiche, ha guidato il processo amministrativo che ha portato all istituzione della Riserva Naturale Regionale Valle Bova, primo passo verso un tentativo di integrazione tra necessità di salvaguardia ambientale, tutela della biodiversità, promozione di forme di sviluppo economico locale e fruizione ecosostenibile. Le indagini scientifiche fino ad oggi condotte nell ambito geografico della Valle Bova hanno messo in luce la presenza di habitat e specie di interesse comunitario e delineato un assetto geologico ed idrogeologico di particolare pregio ambientale. Tali emergenze devono essere particolarmente salvaguardate e data la realtà territoriale circostante, è fondamentale pensare ad un regime di tutela ulteriore e specifico. L area protetta deve rappresentare per la comunità locale non un insieme di limiti o divieti, ma un elemento di vanto ed orgoglio, un segnale di estrema sensibilità ambientale e paesaggistica, il bisogno della popolazione di salvaguardare quanto di ancora naturale è presente nella zona. Deve diventare un bene comune anche mediante una fruizione intelligente e sostenibile. Tale aspetto è sicuramente da sviluppare soprattutto in relazione alla presenza del Buco del Piombo, regolamentando opportunamente e valorizzando in quest ottica la fruizione turistica del sito. Fig. 5. Galleria d accesso del Buco del Piombo. Foto archivio CSBA.

5 Istituzione della Riserva Naturale Regionale Valle Bova La Riserva Naturale Regionale Valle Bova è stata istituita nel 2007 su proposta dell Amministrazione comunale di Erba: il Consiglio Regionale della Lombardia, con DCR del 25 settembre 2007 n. VIII/438, ne ha deliberata l istituzione. L area protetta è classificata come riserva naturale parziale geologica, idrogeologica e paesaggistica e comprende gran parte del bacino imbrifero della valle dell omonimo torrente. L Ente gestore è rappresentato dal Comune di Erba che mediante la nomina di un apposito Comitato di Gestione ed istituzione di un ufficio della Riserva, esercita i poteri amministrativi. L Ente gestore ha, inoltre, definito un staff di tecnici per approfondire le necessarie analisi e gli studi specifici al fine di dotarsi di un idoneo piano di gestione e relative norme tecniche di attuazione per il raggiungimento degli obiettivi conservazionistici e di fruizione che hanno ispirato l istituzione della Riserva. FIg. 6. Confini della riserva così come definiti dal DCR del 25 settembre 2007 n. VIII/438.

6 I principali dati tecnici della riserva sono riassunti di seguito: Anno di istituzione: 2007 Atto istitutivo: Denominazione: Classificazione: Area della Riserva: Perimetro della Riserva: D.C.R. del 25 settembre 2007 n. VIII/438 Riserva Naturale Regionale Valle Bova Riserva Naturale, parziale geologica, idrogeologica, paesistica 388 ha 11,4 km Inquadramento geografico e caratteristiche generali La Valle Bova si colloca nei primi contrafforti della fascia prealpina, a Nord della zona collinare compresa tra Como e Lecco, e nel settore Sud occidentale della penisola lariana. Allo sbocco della valle, verso Sud, si trova la fascia dei piccoli laghi prealpini. Il bacino imbrifero è prevalentemente di competenza amministrativa del Comune di Erba e solo in misura marginale interessa i confinanti Comuni di Albavilla e Ponte Lambro. Geograficamente il limite settentrionale della valle è rappresentato dal crinale del monte Bolettone (1318 m), dalla Bocchetta di Lemna (1169 m) e dal monte Puscio o Croce di Maiano (1141 m). Ad Ovest, invece, si trova la valle del Torrente Cosia, mentre verso Est l ambito geografico è delimitato dai contrafforti del monte Panigaa (901 m). Lago di Como AREA DI INTERVENTO LECCO COMO ERBA Fig. 7. Cartografia di inquadramento dell area di intervento.

7 L analisi fisiografica del territorio consente di suddividere l area in quattro ambiti distinti. Sono presenti, infatti una regione prettamente montuosa, rappresentata dai settori settentrionale ed orientale della Val Bova; il solco vallivo del torrente Bova, inizialmente costituito da una forra (Orrido di Caino) che si apre verso valle, fiancheggiato da falesie; un altipiano costituito dall Alpe del Vicerè o Alpe Bova, ed infine una regione di transizione con l ambito urbano vero e proprio, costituita dalle località periferiche del comune di Erba, come la parte alta della frazione di Buccinigo e la frazione di Crevenna. Dal punto di vista climatico l'area si colloca nella fascia delle Prealpi Lombarde, caratterizzata da precipitazioni medie annue superiori ai 1500 mm, distribuite durante tutto l'anno, con due massimi in primavera ed autunno, un minimo in inverno spostato verso i mesi di febbraio e marzo ed un periodo estivo contraddistinto da frequenti rovesci temporaleschi. Il regime della neve è condizionato dalla quota non eccessivamente elevata e dall esposizione Sud dei versanti, con una permanenza del manto non molto prolungata nel tempo in maniera continua, ad esclusione delle zone dei crinali più alti. Tuttavia se si considera la permanenza cumulativa, i giorni di copertura nevosa rappresentano una parte abbastanza significativa dell inverno. Non sono infrequenti, infatti, diversi cicli di permanenza e fusione della coltre nevosa anche nell'ambito di una stessa stagione fredda. Analizzando il regime termico, si evince come le temperature minime solo eccezionalmente scendono sotto i -10 C mentre le massime raramente raggiungono i +30 C. Le abbondanti precipitazioni primaverili ed autunnali, unitamente alla natura geologica della zona, permettono l'instaurarsi di una articolata idrografia sotterranea, mentre l unico corso d acqua perenne è costituito dal torrente Bova. Il fenomeno del carsirsmo rappresenta infatti una delle principali peculiarità dell area di cui il Buco del Piombo, scenografica cavità carsica di interesse paleontologico e archeologico, costituisce di sicuro un emblematica espressione. Fig.8. Ricostruzione tridimensionale dell area di intervento.

8 Aspetti geologici Come espresso nei paragrafi precedenti e come sancito dai connotati istituzionali dell area protetta, il particolare assetto geologico, idrogeologico e geomorfologico della Riserva rappresenta l elemento ambientale che connota maggiormente gli habitat ed in generale il paesaggio della Valle Bova, dominato dalla natura calcarea delle rocce, dal sistema carsico sotterraneo e dalla parete a strapiombo sulla valle. La presenza della grotta del Buco del Piombo è uno degli aspetti preponderanti sul piano della fruibilità del sito. La Provincia di Como appartiene dal punto di vista geologico strutturale al cosiddetto Dominio Sudalpino, o Alpi Meridionali, che si estende con un ampia fascia ad andamento Est-Ovest dal Piemonte Orientale al Friuli. All interno del Sudalpino sono presenti importanti lineamenti tettonici con andamento Est-Ovest, tra cui la Linea Orobica, che nell area comasca prende il nome di linea della Grona e separa il basamento metamorfico Ercinico, posto a Nord, dalla copertura sedimentaria posta a Sud di tale linea. Il settore della Valle Bova si trova al margine di un importante lineamento tettonico con andamento Est-Ovest sudvergente (sovrascorrimento Valle del Frassino-Val Ravella) che mette a contatto in serie rovesciata le formazioni sottostanti la Maiolica. Litologicamente nell area in questione compaiono formazioni comprese tra il Giurassico medioinferiore ed il Cretaceo. La zona dell altipiano dell Alpe del Vicerè è il settore geologicamente più interessante e si trova al tetto della serie giurassico-cretacea dell'alpe Turati, nota per l'importante giacimento fossilifero ad Ammonites. In particolare, però, essendo gli affioramenti della formazione del Rosso Ammonitico Lombardo relegati solo ad alcune zone del margine meridionale del pianoro, l area è caratterizzata quasi esclusivamente dalla formazione cretacea del Calcare Maiolica ascrivibile al piano del Titonico superiore e del Neocomiano inferiore (140 ma). L area del comparto montuoso, invece, è interamente occupata dalla formazione Giurassica del Calcare di Moltrasio, più antico della serie stratigrafica descritta, ma dislocata a quote maggiori a seguito delle deformazioni strutturali che hanno prodotto il sovrascorrimento di lembi sedimentari più antichi al di sopra delle formazioni più recenti. Nella parte meridionale della valle Bova, invece, affiora la serie giurassica costituita dal gruppo del Medolo con le formazioni del Calcare di Moltrasio e del Calcare di Domaro. Fig. 9. Parete del Buco del Piombo, costituita dalla formazione del Calcare Maiolica.

9 Le grotte L Alpe del Vicerè è caratterizzata da un esteso e diffuso carsismo. Infatti il litotipo principale affiorante è la formazione della Maiolica, che è la roccia più carsificabile della Provincia di Como. L area è caratterizzata da un intensa fratturazione e da un carsismo piuttosto spinto che ha dato origine a forme epigee ed ipogee molto varie e sviluppate. La Maiolica quindi, sia per l ampiezza degli affioramenti che per l alto grado di permeabilità complessivo, rappresenta la principale roccia serbatoio dell area. Area attualmente compresa nella Riserva. Area attualmente esterna alla Riserva. Fig. 10. Planimetria del sistema carsico dell Alpe del Vicerè. Per questo motivo la circolazione idrica superficiale è praticamente assente ed i vari corsi d acqua si presentano attivi solo dopo forti precipitazioni o comunque, in genere, con portate limitate. L acqua penetra in profondità attraverso le numerose grotte del massiccio per fuoriuscire dalle diverse sorgenti poste ai margini dell altopiano. La conoscenza diretta dei sistemi carsici in esame, almeno per quanto riguarda quello dell Alpe del Vicerè, è il risultato di decenni di attività di ricerca speleologica. Ad oggi sono conosciuti circa 7000 m di passaggi sotterranei, di cui 6500 m concentrati all interno del sistema Buco del Piombo-Grotta Lino-Grotta Stretta che fanno parte del sistema principale dell area. Le altre cavità della zona hanno sviluppi decisamente più contenuti, così come per quanto riguarda il carsismo del monte Panigaa, sul versante opposto della valle. Nell'area sono infatti conosciute decine di cavità, tra le quali quelle a maggiore sviluppo sono le grotte Lino, Stretta, Buco del Piombo e Presidente. Le prime tre, e probabilmente anche l'ultima, fanno parte di un unico complesso che si snoda per oltre 6 km all'interno della Maiolica. Il sistema di gallerie interessa il pacco calcareo per tutta la sua potenza essendo gli ingressi alti (Grotta Lino) posti sul piano di assorbimento, mentre l'ingresso basso (Buco del Piombo) si apre al

10 contatto con la formazione del Rosso ad Aptici e delle Radiolariti, pochissimo carsificabili, che fungono da limite di base impermeabile del sistema. La Grotta Lino si comporta da cavità assorbente e si sviluppa su almeno tre livelli raccordati tra loro da forre e da pozzi. I diversi corsi d'acqua che in essa si originano confluiscono in un unico collettore in comunicazione con i rami profondi del Buco del Piombo il quale si comporta da esutore di tali acque. In corrispondenza del collegamento Lino - Piombo, si inserisce l'affluente grotta Stretta. Per ciò che concerne il Buco Del Piombo, il suo tratto mediano appare complicato dalla presenza di due gallerie che si sviluppano su due piani differenti: l'una con direzione dapprima parallela alla condotta principale e quindi con direzione Sud, mentre l'altra con direzione Sud-Ovest. Questa dopo un dislivello positivo di 75 m rispetto all ingresso, sbocca all esterno (ingresso LoMaCa). Fig.11. A sinistra. Grotta La Stretta nei pressi della giunzione con il Buco del Piombo. Foto M.Bomman. Fig. 12 Sotto. Sala riccamente concrezionata nella grotta Lino. Foto archivio CSBA.

11 Aspetti vegetazionali Fig.13. Tipiche associazioni vegetali da stillicidio presso le rupi e le sorgenti. Foto archivio CSBA. La Valle Bova comprende essenzialmente l'ambiente naturale delle zone montane di media e bassa quota identificato con il dominio dei boschi di latifoglie decidue. Nell area è possibile individuare principalmente quattro zone, con vegetazione diversa in funzione delle differenti condizioni microclimatiche, collegate ai fattori di esposizione e umidità. La prima zona è riconducibile all impluvio vallivo e alla forra dove è possibile individuare boschi umidi ad acero (Acer pseudoplatanus) e frassino (Faxinus excelsior) con presenza di tiglio (Tilia cordata). Il sottobosco è ricco di numerose specie floristiche quali ciclamino (Cyclamen purpurascens), mughetto (Convallaria majalis), diverse specie di anemone, aglio selvatico (Allium ursinum), fior di stecco (Daphne mezereum), erica (Erica herbacea), elleboro nero ed elleboro verde (Elleboro niger e E. viridis), aquilegia (Acquilegia vulgaris), latte di gallina (Ornithogalum umbellatum) e dente di cane (Erythronium dens canis). Lungo il torrente Bova ed i vari impluvi nei pressi della forra è possibile inoltre osservare una vegetazione legata allo stillicidio dell acqua dalle rocce e dalle sorgenti come il capel venere (Adiantum capillus-veneris) e la lingua cervina (Phyllitis scolopendrium). Il secondo ambiente tipico, diametralmente opposto per condizioni ambientali, sono le rupi calcaree caratterizzate da forte irraggiamento, scarsa disponibilità d acqua e suoli molto limitati in spessore. Qui la vegetazione xerofila è rappresentata dall orno-ostrieto (Fraxinus ornus,ostrya carpinifolia), formazione alla quale si unisce una quercia altrettanto caratteristica: la roverella (Quercus pubescens). Il sottobosco è costituito da diverse specie erbacee ed arbustive tra cui spiccano il maggiociondolo (Laburnum alpinum), la rosa canina (Rosa canina), diverse specie di ginestre, biancospino selvatico (Crataegus laevigata), pero corvino (Amelanchier ovalis), il dente di cane (Erythronium dens canis),narcisi (Narcissus radiifloris e N. poeticus), cipollaccio (Muscari botryoides) ed il semprevivo (Sempervivum tectorum). Oltre questi due ambienti estremi, i versanti boscati hanno una vegetazione diversa in funzione dell umidità e del tipo di terreno, passando dal castagneto all orno-ostrieto. Al limite altitudinale dei crinali è infine possibile individuare praterie aride un tempo adibite al pascono e attualmente destinate alla scomparsa per l avanzata del bosco. In queste zone è certa la presenza di specie di interesse quali, ad esempio, l asfodelo (Asphodelus albus) ed il veratro comune (Veratrum lobellianum). Nell ambito di questi esempi di associazioni vegetali naturali, è comunque importante segnalare la presenza di specie alloctone dovute a rimboschimenti artificiali di conifere.

12 Fig. 14 Asfodelo (Asphodelus albus). Foto archivio CSBA. Fig. 15 Elleboro (Elleboro niger) Foto archivio CSBA. Fig. 14 Erica (Erica herbacea). Foto archivio CSBA.

13 La Fauna Fig.15. Fig.16. Esemplare di colubro di Esculapio fotografato nei pressi della parete del Buco del Piombo. Foto M.Bomman. Salamandra pezzata, anfibio molto comune nei pressi delle sorgenti della valle. La componente faunistica invertebrata del bosco submontano è dominata generalmente da coleotteri caratterizzati da larve che si sviluppano nel legno delle latifoglie, favoriti in ciò anche dalla temperatura ambientale piuttosto elevata. Solo per citarne alcuni, ricordiamo i buprestidi ed i cerambicidi. La vegetazione erbacea ed arbustiva costituisce il foraggio principale delle larve di lepidotteri. All interno degli habitat con caratteristiche più spiccatamente termofile come le radure assolate e le pareti calcaree, sono praticamente presenti tutti i rettili tipici dei prati aridi. In questo ambiente fa spesso la sua comparsa la vipera comune (Vipera aspis) che è facilmente visibile in aprile-maggio, stagione degli amori, oppure in agostosettembre, quando le femmine gravide si espongono al sole per agevolare lo sviluppo degli embrioni. L'altro grosso rettile presente in questi ambienti è il colubro di Esculapio, detto anche saettone (Elaphe longissima), un grosso serpente perfettamente in grado di arrampicarsi sulle piante, ove talvolta preda anche giovani nidiacei. L habitat di questi rettili è inoltre condiviso anche dalla lucertola muraiola (Podarcis muralis) e del Ramarro (Lacerta bilineata) Gli ambienti più umidi, invece, caratterizzati dagli ambiti torrentizi e dalle sorgenti, offrono un habitat ideale alla colonizzazione da parte della salamandra pezzata (Salamandra salamandra) che rappresenta l anfibio più frequente, unitamente al rospo comune (Bufo bufo). Molto spesso la Salamandra utilizza le raccolte d acqua in penombra in prossimità delle numerose sorgenti carsiche della zona per la deposizione delle uova e lo sviluppo delle larve. I numerosi roditori presenti, tra cui si segnala il ghiro (Glis glis) e il moscardino (Moscordanius avellanarius), unitamente a rettili ed anfibi, costituiscono le prede d elezione per gli uccelli rapaci. Quelli diurni più diffusi sono rappresentati dalla poiana (Buteo buteo), dal nibbio bruno (Milvus migrans) che predilige gli habitat rupestri per nidificare, condivisi

14 anche con il Falco pellegrino (Falco peregrinus), specie inclusa nell elenco dell avifauna di interesse comunitario la cui protezione richiede una particolare e specifica attenzione. Questo rapace frequenta da alcuni anni la Valle Bova e nidifica regolarmente nei pressi della parete del Buco del Piombo spingendosi a caccia delle prede anche nelle vicine aree urbane dell erbese. Tra i rapaci notturni, invece, si segnala la presenza dell allocco (Stix aluco) della civetta (Athene noctua) e del gufo reale (Bubo bubo), che trova riparo nei numerosi anfratti dell area carsica. Fig. 17. Rilascio di un giovane di Falco pellegrino al termine delle operazioni di inanellamento. L'ampia disponibilità sia di ghiande che di castagne, invece, ha favorito l'insediamento del cinghiale (Sus scrofa), ungulato che si estinse nell'italia settentrionale fin dal secolo scorso e da più tempo ancora in Lombardia, ma frequenti e diffuse immissioni abusive ne hanno ricostituito negli ultimi anni ampi contingenti in diverse località sia di montagna sia di pianura. L'ampia disponibilità alimentare e l'assenza di predatori, associate a uno scarso prelievo venatorio, ne hanno favorito un po' ovunque il rapido accrescimento numerico. La Valle Bova è da tempo interessata dal fenomeno. Diversi problemi sono legati all'espansione di questo ungulato, primo fra tutti l'immissione di individui ibridi (provenienti da allevamento abusivi) caratterizzati da un potenziale riproduttivo assai elevato. Il secondo problema, collegato al precedente, è rappresentato dai danni che i gruppi di cinghiali sono in grado di provocare a carico degli ecosistemi forestali, delle colture e delle popolazioni di altri animali. La specie arreca inoltre gravi danni anche ai nidi di Formica rufa che distrugge rivoltandoli con il muso per predarne le uova. Un altro tipico abitante della valle è il capriolo (Capreolus capreolus), che assieme alla volpe (Vulpes vulpes), alla faina (Martes foina) e al tasso (Meles meles) completano il panorama della macrofauna della zona. La fauna delle grotte Il fenomeno carsico, come detto, connota profondamente tutta l area e definisce tipologie di habitat unici e caratteristici all interno delle grotte. Gli ambienti sotterranei, in particolare gli habitat cavernicoli, ospitano interessanti ecosistemi talvolta molto ricchi dal punto di vista faunistico anche se con forme di vita spesso di difficile osservazione.

15 Nelle moderne teorie sulle dinamiche ecologiche degli ambienti sotterranei, la grotta assume il ruolo di ambiente estremo profondo, in contrapposizione all ambiente superficiale costituito dal Fig. 18. Invertebrati vacernicoli più frequenti nel sistema carsico dell Alpe del Vicerè: 1 Androniscus subterraneus, 2 Polydesmus longicornis, 3 Niphargus stygius. sovrasuolo e dai primi orizzonti pedologici. Questa distinzione rientra in una zonazione verticale che comprende anche il sottosuolo, l orizzonte della roccia alterata (MSS) e l orizzonte della roccia fratturata. La centralità dell ambiente sotterraneo è stata attribuita all orizzonte intermedio e non più, come accadeva in passato, alla grotta. Tuttavia il sistema tradizionale utilizzato per classificare la fauna rinvenibile in grotta si basa sul criterio dell adattamento alla vita in ambiente strettamente cavernicolo (Racovitza 1907). Vengono così distinte tre classi di organismi: troglosseni, troglofili e troglobi, con affinità crescente alla vita negli habitat ipogei. L ecosistema cavernicolo, sebbene supportato da una rete trofica molto meno articolata rispetto a quanto si possa osservare in superficie, è tutt altro che banale e costituito da frequenti endemismi che a causa dell isolamento geografico subito dalle grotte durante le vicende geologiche quaternarie, hanno dato origine a forme evolutive spesso uniche e legate a ristretti ambiti geografici. È il caso, ad esempio del miriapode Polydesmus longicornis che si ritrova esclusivamente in questa fascia delle Prealpi lombarde, così come il crostaceo isopode Monolistra pavani descritto per la prima volta nel secolo scorso proprio presso il Buco del Piombo. Sebbene siano molte le grotte all interno delle quali effettuare indagini specifiche per la definizione della componente ambientale biospeleologica, il Buco del Piombo rappresenta un sito in cui tali ricerche sono facilitate a causa dell accessibilità del sito che non presenta difficoltà di sorta per quasi tutto l anno. Infine le grotte rappresentano un ambiente particolarmente adatto come riparo per molti animali. Tra questi quelli di maggior interesse sono i chirotteri che comprendono in questa zona alcuni rari pipistrelli inclusi tra le specie di interesse comunitario. Sempre nel Buco del Piombo si segnala la presenza del vespertilio di Daubenton (Myotis daubentoni), del vespertilio di Capaccini (Myotis capaccini), del pipistrello ferro di cavallo (Rhinolophus ferrumequinum)e del raro pipistrello orecchione (Plecotus auritus).

16 Aspetti paleontologici L area della Valle Bova riveste un importanza particolare anche dal punto di vista paleontologico. Queste peculiarità sono essenzialmente costituite dai giacimenti fossiliferi ascrivibili alla formazione del Rosso Ammonitico Lombardo e ai reperti paleontologici che si trovano all interno delle grotte. I fossili più comuni sono rappresentati dai resti di molluschi cefalopodi estinti: le ammoniti. Questi animali vivevano in ambiente marino ed erano dotati di tentacoli e molto simili nell aspetto agli appartenti al genere Nautilus ancora viventi. Le ammoiniti erano corredate di conchiglia spiraliforme appiattita, variamente ornata, che svolgeva funzioni protettive ed idrostatiche. L Università degli studi di Milano ha svolto a partire dagli anni 70 diverse campagne di ricerca presso il giacimento principale noto come Alpe Turati, nei pressi dell Alpe del Vicerè. I reperti sono raccolti in una mostra permanente presso una delle sale paleontologiche del Museo Civico Archeologico di Erba. Durante alcune ricerche svolte presso il Buco del Piombo tra il 1894 ed il 1897, invece, venne fatta l eccezionale scoperta di un giacimento di particolare interesse paleontologico costituito da ossa di Ursus spelaeus, un plantigrade vissuto nel Quaternario, a partire da anni fa ed estinto intorno a anni fa. Si trattava di un grosso orso, dalle Fig.19. Fig.20. Teschio fossile di orso delle caverne. Molti reperti provenienti dal giacimento del Buco del Piombo sono conservati presso il Civico Museo Archeologico di Erba. Fossile di Ammonite, tipico reperto paleontologico che caratterizza alcune formazioni fossilifere presenti nella Riserva Naturale. abitudini alimentari onnivore, orientate però verso una dieta a base di vegetali, che sfruttava l ambiente delle grotte come riparo per i lunghi e rigidi inverni delle epoche glaciali. Da questo punto di vista, il Buco del Piombo costituiva un comodo rifugio, trattandosi di grotta ampia e ad andamento sub-orizzonale. Le peculiarità del microclima cavernicolo, poi, hanno consentito una particolare fossilizzazione e conservazione delle ossa e dei denti che sono giunti numerosi, spesso in ottimo stato di conservazione, fino ai nostri giorni. I fossili di orso delle caverne si aggiungono a sporadici ritrovamenti di resti di bovini e cervi che un tempo colonizzavano la zona dell Alpe del Vicerè. Alcuni di questi animali cadevano accidentalmente all interno degli inghiottitoi carsici, trappole mortali che hanno permesso la conservazione dei loro reperti.

17 Aspetti storici e archeologici Fig.21. Stampa ottocentesca dei coniugi Lose in cui sono ben evidenti i resti della fortificazione presente nell androne del Buco del Piombo. L aspetto storico e archeologico di maggior pregio e rilevanza di questo territorio è sicuramente legato alle vicende che hanno riguardato il Buco del Piombo. La sua particolare conformazione, infatti, in relazione alla maestosità dell ampio ingresso che costituisce un riparo naturale, frequentato fin dall epoca preistorica come testimoniato dai numerosi studi archeologici condotti. La presenza di vestigia del passato rappresentate da resti di mura e fortificazioni, inoltre, indica come la grotta abbia avuto un ruolo anche nelle vicende storiche successive. La particolare suggestione offerta da questi luoghi è stata fonte di spirazione anche di numerosi artisti, tra i quali citiamo i coniugi Lose che nel 1823 pubblicarono alcune stampe della grotta che divennero famose in breve tempo e costituiscono attualmente l immagine iconografica più famosa della grotta. Le prime ricerche archeologiche vennero intraprese nei primi anni dell 800 da parte del sacerdote Carlo Annoni. Successivamente gli scavi furono condotti dall archeologo Pompeo Castelfranco e queste indagini, come quelle precedenti, fornirono numerosi reperti di epoca romana e medievale. Bisogna però attendere il 1909 per avere i rapporti di uno studio condotto secondo metodo e rigore scientifico. Antonio Magni, infatti, effettuò una serie di sondaggi per verificare l effettiva presenza di un insediamento preistorico all interno della grotta, senza tuttavia trascurare l evidenza, storicamente più recente, rappresentata dalle mura. Questo studio consentì di disporre di evidenze oggettive che consentono di definire il Buco del Piombo come un sito archeologico pluristratificato di enorme interesse. Nello specifico gli studi effettuati nel triennio da parte del Malaviglia si concentrarono sull indagine della frequentazione preistorica e furono riprese da diversi approfondimenti condotti fino alla fine degli anni settanta da parte di diversi studiosi ed istituti universitari. A partire dal 1998, il Museo Archeologico di Como ha avviato una serie di campagne archeologiche con l obiettivo di indagare approfonditamente gli aspetti legati alle mura per ricostruire la storia della fortificazione e le vicende storiche ad essa correlate. L attenzione degli speleologi fu invece indirizzata verso l esplorazione del sistema carsico. Le spedizioni organizzate sanciscono alcuni episodi salienti della speleologia lombarda, soprattutto negli anni 50 e 60 quando vengono prodotte le prime carte topografiche dell ambiente ipogeo. Tra tutte citiamo le esplorazioni del 1953 quando gli speleologi Volontè, Cantaluppi e Carcano

18 raggiunsero i nuovi ambienti, fino ad allora inesplorati, che oggi costituiscono la galleria di Sud Ovest. Tocca agli esploratori di Erba però trovare il passaggio che nel 1978 consentì di raggiungere la parte più interna della grotta, delineando con chiarezza l assetto idrogeologico del sistema attraverso anche le successive esplorazioni ed indagini condotte con assiduità fino ad oggi. Aspetti socioeconomici Fig.22. Scala di Legno: particolare via ferrata di interesse storico ed etnografico, ripristinata negli anni 80 da parte di un gruppo di volontari locali che tutt oggi ne curano la manutenzione. La valle Bova, come gran parte della montagna lariana, è stata in passato sede di un economia montana che, seppur povera, garantiva alle genti del luogo il proprio sostentamento. Le attività che fino alla prima metà del 1900 erano ampiamente diffuse e radicate, si basavano essenzialmente sulla pastorizia di ovini e caprini che venivano condotti al pascolo soprattutto nella zona dei crinali che del monte Bolettone conducono al monte Puscio. Nelle zone più basse, invece, era molto diffusa l economia della castagna che ruotava attorno alla coltivazione dei castagneti da frutto. Con l abbandono della montagna avvenuto nella seconda metà del 900, queste zone hanno perso il loro interesse commerciale da questo punto di vista. Attualmente il bosco è solo in parte utilizzato per la produzione di legna da ardere, principalmente da parte di piccoli proprietari che spesso, autonomamente, provvedono al taglio e all esbosco. L istituzione della riserva solleva quindi la necessità di conciliare l utilizzo delle risorse legate al bosco con l esigenza di conservazione delle funzionalità dell ecosistema. Uno degli aspetti preponderanti sul piano socioeconomico, invece, è rappresentato dall afflusso turistico che soprattutto in estate interessa la zona dell Alpe del Vicerè. Qui sorgono una serie di strutture ricettive, essenzialmente aree pic-nic, bar e ristoranti, sostenute proprio dall indotto turistico. Strutture di questo tipo sono presenti anche nella parte meridionale della Valle Bova. Lungo gli itinerari escursionistici più frequentati, poi, si trova una serie di rifugi alpini, che offrono possibilità di ristoro e, in alcuni casi, anche di alloggio. La rete di sentieri escursionistici è molto fitta e consente ai visitatori di raggiungere tutti i siti di maggior interesse paesaggistico e naturalistico. Tra questi citiamo l itinerario che risale il torrente Bova fino alla Forra di Caino per poi compiere un percorso ad anello, superando alcune scenografiche balze rocciose attraverso l ausilio di due scale, una di legno ed una di ferro.

19 Attualmente la manutenzione e la gestione per quanto riguarda la messa in sicurezza di questo sentiero viene svolta da gruppi di volontariato locale, molto legati al territorio. Oltre alle bellezze della vallata, il maggior elemento di richiamo turistico è senza dubbio rappresentato dal Buco del Piombo. La grotta è meta di numerosi visitatori ogni anno, costituiti da gruppi organizzati e semplici turisti o escursionisti, che ad oggi sono accompagnati nella visita da un servizio di guide coordinato dal Museo Buco del Piombo, Gestore del sito archeologico. Inoltre, si sottolinea che l intera area carsica costituisce il campo di ricerca speleologica per molti gruppi della Lombardia. Infine, le numerose vie per l arrampicata sportiva presso la parete del Buco del Piombo nonché presso alcune palestre di roccia sulle pendici del Monte Panigaa, fungono da richiamo per gli alpinisti e sono frequentate per i corsi da parte dei gruppi C.A.I. della zona.

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