Le politiche economiche per la new economy in alcuni Paesi dell Europa occidentale

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1 3 Giuseppe De Filippi, Giuseppe Pennisi Le politiche economiche per la new economy in alcuni Paesi dell Europa occidentale 1 Premessa Nel marzo 2000, a Lisbona i Capi di Stato e di Governo dell Unione Europea (Ue) hanno delineato una strategia comune per facilitare la diffusione della new economy in Europa ed utilizzarne il potenziale a fini di sviluppo del reddito e dell occupazione. La dichiarazione di Lisbona pone, come obiettivo di lungo periodo per l Ue, il sorpasso degli Stati Uniti in termini di diffusione dell'information Technology (It) e nel contempo il raggiungimento, nel breve e medio termine, di tassi di crescita del 3% l anno per l insieme dei 15 dell Unione. Un documento commissionato dai Governi di Gran Bretagna ed Italia a tre economisti indipendenti sottolinea che questi traguardi sono possibili solamente se verranno modificate drasticamente le politiche del lavoro e le tutele sociali per liberalizzare le prime e ridurre i costi delle seconde, innescando così un ciclo virtuoso. Il Consiglio Europeo straordinario di Stoccolma ha fatto il punto sui progressi effettuati nell applicazioni delle proposte e raccomandazioni varate a Lisbona; alla vigilia della riunione ci sono interventi del Presidente della Commissione Europea Romano Prodi e di Presidenti del Consiglio di numerosi Stati membri. Nonostante tra il marzo 2000 e il febbraio 2001, il numero di occupati nella new economy sia cresciuto di 2,5 milioni nell Ue, i risultati complessivi non sono incoraggianti; da un lato, la Commissione Europea sottolinea come il divario tra Ue e Stati Uniti si sta ampliando a ragione dei ritardi nella liberalizzazione dei mercati delle telecomunicazioni e nei programmi di alfabetizzazione informatica; da un altro, proprio nel campo della normativa in materia di telecomunicazioni, ed ancora di più nei campi della liberalizzazione del mercato dell energia e nella definizione di regole comune per le offerte pubbliche d acquisto, i Governi ed i Parlamenti degli Stati membri sono stati più restii a fare innovazioni 1. 1 Alla metà del decennio in corso, l Ue, allargata a 27 Paesi membri, avrà 75 milioni di giovani; un documento pubblicato dalla Commissione a fine dicembre 2001 sostiene che solo una minoranza sarà alfabetizzata sotto

2 66 GIUSEPPE DE FILIPPI, GIUSEPPE PENNISI In questo capitolo, ci soffermiamo sulle esperienze di Francia, Germania, e Penisola Iberica con un obiettivo preciso: la stampa d informazione e la pubblicistica in generale trattano quasi esclusivamente la new economy nei Paesi anglosassoni mentre si possono ottenere idee utili da Paesi che per tradizione socio-culturale sono più vicini a noi. L analisi è stata in gran parte condotta nel ; serve tuttavia ad indicare i percorsi tracciati. 2 Il caso Francia Uno degli ultimi rapporti su L état de l industrie française ( Lo stato dell industria francese ) della Commissione permanente per la concertazione per l industria lancia un grido d allarme 2 : l Europa, e, quindi, anche la Francia stanno perdendo terreno, nell arena internazionale, nel campo dell informatica e delle telecomunicazioni, il nerbo della new economy. Ancora più specifico lo studio approntato tra tre economisti, Hervé Passeron, Christian de Perthuis e Robert Marti, del Bipe, l ufficio di informazioni e previsioni economiche del Ministero delle Telecomunicazioni 3 : le statistiche disponibili mostrano che, in materia di new economy, la Francia ha un ritardo significativo rispetto non solo agli Usa ed alla Scandinavia ma anche nei riguardi dei suoi principali partner europei, come la Germania, la Gran Bretagna e l Olanda. Una simulazione effettuata dal Bipe tramite un modello a 36 settori suggerisce che una politica di promozione della tecnologia dell informazione e della comunicazione può comportare un aumento del Pil del 10% rispetto allo scenario tendenziale. La metà circa dell aumento deriverebbe da una maggiore competitività delle imprese, non solo nei comparti della tecnologia dell informazione e della comunicazione in senso stretto, ma anche nell elettronica di base, nella chimica, nella siderurgia e nell aeronautica. Con grande pazienza, tre esperti di contabilità economica nazionale, Régis Khaber, Christian Parisot e Jean-Louis Mourier 4, hanno calcolato il ruolo del valore aggiunto direttamente imputabile alla tecnologia dell informazione e della comunicazione nel Pil francese: nel 1997, era pari al 4,8% del Pil, ossia poco meno di quanto stimato per gli Usa (5,4%), ma aggiungendo, però, la componente di vendite dei servizi dell informazione e comunicazione, si arriva all 8%, una proporzione quasi il profilo informatico. La Commissione propone una dotazione di bilancio di 520 milioni di euro ed invita gli Stati membri a politiche più incisive (Commissione Europea, 2001). 2 Commission Permanente pour l Industrie (1999). 3 Passeron, de Perthuis, Marti (1999). 4 Khaber, Parisot, Mourier (1999).

3 LE POLITICHE ECONOMICHE PER LA NEW ECONOMY 67 identica a quella calcolata per gli Stati Uniti. In aggiunta, secondo i calcoli di Khaber, Parisot e Mourier, dal 1980 il contributo della tecnologia dell informazione e della comunicazione alla crescita del Pil è in media del 17%, molto più elevato, quindi, del suo peso specifico in senso statico. Dal 1990, inoltre, i prezzi al consumo nel comparto dell informazione e della comunicazione sono diminuiti del 2% l anno, contribuendo così a rallentare in misura significativa le tensioni sui prezzi del valore aggiunto dell insieme di beni e di servizi. Le politiche pubbliche francese mettono da anni l accento sulla creazione di un infrastruttura organizzativa, manageriale e professionale per il comparto dell informazione e della comunicazione 5. Tra gli strumenti messi in atto per convogliare finanza privata verso il settore, particolarmente interessanti i Fonds communs de placement dans l innovation (Fcpi, fondi comuni d investimento nell innovazione), in funzione da circa un paio d anni e caratterizzati da forti sgravi tributari 6 : si può dedurre dall Irpef sino al 25% dell investimento (entro un limite di franchi per un celibe e di franchi per una coppia) impegnandosi a conservare le quote nel Pcpi per almeno cinque anni e si è, inoltre, esonerati da imposte sulle plusvalenze. La contropartita degli sgravi è la destinazione del 60% delle attività finanziarie in investimenti in imprese giovani, innovative e non quotate in borsa. 3 Il caso Germania Nel mese di febbraio 2000, T-Online, il wunderkind (ossia figlio prodigio) della Deutsches Telekom, ha annunciato l acquisto del più piccolo ma ugualmente dinamico omologo francese, Club-Internet, la società fornitrice di servizi telematici uscita dalla costola del Lagardère Sca, a sua volta filiazione, privatizzata, della tentacolare ragnatela delle partecipazioni statali d Oltralpe. È questa la new economy all europea? Sembra suggerirlo Michel Albert, approdato nel direttorio della Banque de France dopo una lunga carriera di grand commis e finanziere; in una pletora di interviste su quotidiani e televisioni anche italiane, l autore di Capitalismo contro capitalismo 7 sostiene che il futuro dell Europa consiste nel coniugare il capitalismo renano tedesco con la high tech della Silicon Valley e di Seattle. 5 Petit (1999a e 1999b). 6 Aggoun, Jacquot, Verduzier (1999). 7 Albert (1989).

4 68 GIUSEPPE DE FILIPPI, GIUSEPPE PENNISI Cerchiamo di rispondere alla domanda, dando un occhiata alle trasformazioni in atto in Germania, un Paese vecchio, ha scritto uno degli economisti tedeschi più noti a livello internazionale, Horst Siebert, Presidente dell Istituto d Economia Mondiale di Kiel 8, precisandone I punti deboli : basso tasso di formazione del capitale, livelli d occupazione insoddisfacenti, un sistema di tutela sociale costantemente in bilico. Tra i rimedi, due particolarmente importanti: scatenare la concorrenza tra i Länder e rimettere in questione il modello renano concertativo. Gli fa eco Hans Brodesen il quale si chiede se l economia sociale di mercato non sia definitivamente superata e tratteggia un cammino lungo ed accidentato verso un nuovo modello 9. Nell ultimo lustro, la Germania è parsa arrancare a tassi di crescita del Pil attorno appena all 1,5% l anno; nel 2000 l economia, però, ha registrato una netta accelerazione (un tasso di crescita sul 3%). È un rilancio trainato dalle esportazioni, come suggeriva pochi mese fa l ultimo studio Paese dell Ocse sulla Repubblica Federale 10? Oppure è la new economy della tecnologia dell informazione e della telecomunicazione la leva che sta facendo cambiare marcia alla Germania, dopo avere contribuito, negli anni scorsi al rallentamento, seguendo l ipotesi tracciata in precedenza 11 e collegata, quindi, con la sperimentazione del nuovo. Nell economia sociale di mercato del modello renano, la new economy all insegna della flessibilità è chiaramente d importazione, in linguaggio tecnico una perturbazione nell assetto istituzionale esistente. Una volta assorbiti costi d adattamento, il ritmo di crescita diventa di nuovo rapido, quello degli ultimi mesi è molto più celere del decollo lento, che fornisce il titolo ad uno dei capitoli centrali dello studio Paese dell Ocse. Per toccare con mano quanto strutturale sia il cambiamento e quale l impatto della new economy, prendiamo quanto sta avvenendo in due Länder altamente industrializzati: la Renania del Nord-Westfalia ed il Baden Wuttenberg. Il primo è caratterizzato da grandi imprese manifatturiere di base (chimica, siderurgia, metalmeccanica): un terzo dello 100 imprese tedesche di maggiori dimensioni hanno là la sede centrale e gli impianti. Alla metà degli Anni Novanta molte erano in crisi. Uno studio recente 12 traccia il percorso del cambiamento: dalle ciminiere si è andati all elettronica, al multimediale, ai servizi finanziari. Colonia, Dortmund e Düsserdolf stanno diventando il cuore del mondo delle assicurazioni anche per il resto 8 Siebert (1999). 9 Brodesen (1999). 10 Ocde (1999) Etudes Economiques de l Ocde: Allemagne Parigi, Aghion, Caroli e Garcìa-Peñalosa (1999). 12 Gescaud (1999).

5 LE POLITICHE ECONOMICHE PER LA NEW ECONOMY 69 dell Europa, del bancassurance. Aquisgrana e Münster possono vantare le migliori facoltà d ingegneria informatica del Paese in rete con 60 centri di sviluppo di tecnologico e 21 istituti di ricerca nei confini del Land. Differente il percorso del Baden-Wurtemberg, il Musterländle (il Land superdinamico) degli Anni Ottanta, articolato su una rete di medie imprese ed un modello di specializzazione flessibile, analogo a quello dei distretti industriali dell Italia centrale: sono mancate le innovazioni radicali della new economy; le strutture sono rimaste renane, rigidamente concertative. Il Land, la sola regione dell Ue in cui l industria manifatturiera produce oltre il 40% del Pil, è ancora all avanguardia in termini di numeri di brevetti - quelli depositati a Stuttgart sono il triplo di quelli depositati a Colonia ma guardano al miglioramento del passato più che alle sfide del futuro. Il Land soffre d inerzia, ove non ostilità, rispetto a cambiamenti che mettano in causa il modello di produzione esistente 13. La new economy non avanza. E il superdinamismo è un ricordo degli Anni Ottanta. 4 Penisola iberica Non ce ne siamo accorti, nonostante che molti economisti lo avessero avvertito quando, nella marcia verso l euro, cercavamo di andare a braccetto con i Paesi della Penisola iberica: nel 1999 secondo le classifiche dell International Institute for Management Development, si è verificato il sorpasso, in quanto Spagna e Portogallo hanno superato l Italia in termini di competitività, classificandosi rispettivamente al 23simo ed al 29simo posto (il nostro Paese è al 30simo) su 47 economie prese in esame. I dati per il 2000 hanno confermato un sorpasso che minaccia di penalizzare in particolare il Mezzogiorno perché la specializzazione produttiva del Sud e delle Isole è molto simile a quella della Penisola Iberica ed è in concorrenza con merci e servizi di quest ultima sui mercati internazionali. Senza poter contare del vantaggio, molto importante soprattutto nel campo dei servizi, di possedere la seconda (lo spagnolo) o la terza (il portoghese) lingua mondiale in termine di popolazione che la parla 14. Inoltre, nella media dei 20 istituti econometrici dei sondaggi mensili dell Economist Intelligence Unit (Eiu), le previsioni di crescita di Spagna e Portogallo sono a tassi annui che superano del 50% l anno quelli previsti per l Italia un distacco, avvertono all Eiu che ha come sua determinante principale il divario di competitività. 13 Krauss (1999). 14 Il mandarino è utile ricordarlo nei confronti internazionali è lingua scritta conosciuta relativamente da pochi in quanto il cinese non è lingua parlata.

6 70 GIUSEPPE DE FILIPPI, GIUSEPPE PENNISI Dei due casi il più interessante è quello del Portogallo 15, Paese poco studiato, e la cui trasformazione economica è stata quasi snobbata dalla pubblicistica italiana pure nei mesi in cui Lisbona guidava gli organi di governo dell Unione Europea. Si guardi allo studio-paese dell Ocse, pubblicato nell autunno 1999: il Portogallo cresce dal 1994 al 3,5% l anno, è in regola con tutti i parametri del patto di stabilità, ha il tasso di disoccupazione più basso dell area dell euro e, soprattutto, ha in Europa la maglia d oro per il modo in cui ha seguito le raccomandazioni della conferenza Ocse del 1994 sull impiego (l Italia come è noto si è meritata la maglia nera in quanto ultimo in classifica in materia di adempimento alle raccomandazioni Ocse). Lisbona non ha raggiunto questi risultati sbattendo la porta alla concertazione : sia l Ocse sia soprattutto l Organizzazione Internazionale del Lavoro (Oil) sottolineano che il Patto Sociale del 1996 (portato come esempio, a livello internazionale, di concertazione attiva, mentre quelli italiani vengono classificati come concertazione difensiva ) incorpora tutte le raccomandazioni del vertice Ocse del Queste sono state le premesse per la new economy lusitana: lo dice il Sesto rapporto sulla situazione e lo sviluppo economico e sociale delle regioni dell Unione Europea pubblicato dalla Commissione Europea. Ancora più eloquente uno studio di Peter Wise, collaboratore di punta del Financial Times (spesso arcigno nei confronti delle politiche strutturali dei Paesi del Sud Europa in generale e dell Italia in particolare): l analisi, pubblicata a fine novembre 1999, sottolinea come nell arco di vent anni il Portogallo, visto come Paese più atlantico che mediterraneo, si è trasformato da un economia agricola-rurale ad una di servizi finanziari, seguendo essenzialmente, quale che fossero il Governo in carica ed i suoi colori politici, la strategia seguita in Gran Bretagna ed Irlanda flessibilità dei mercati, bassa pressione tributaria, enfasi sull economia dell informazione e della comunicazione (la privatizzata Telecom portoghese darebbe i punti a molti concorrenti europei). Un passo importante di una strategia aggressiva (poco notata all estero) la fusione tra la borsa di Lisbona ed il mercato dei derivati di Porto - testa di ponte verso il Brasile e, tramite la piazza di Macao, l Estremo Oriente. Meglio noto il caso della Spagna, anche a ragione della vera e propria pletora di analisi apparse in occasione dell alleanza, in materia di new economy e politica di sviluppo, tra Tony Blair e José Maria Aznar stesa al Consiglio Europeo di Lisbona. Grazie alla lingua, così come i portali portoghesi guardano oltre-atlantico 15 Ancora più interessante della Spagna, che già nella seconda metà degli Anni Novanta superava l Italia in termini di diffusione della tecnologia dell informazione e della comunicazione (anche grazie alle riforme del mercato del lavoro e delle tutele sociali introdotte nell autunno 1996), è quello del Portogallo, trasformatosi da economia agraria a bassa tecnologia a piazza finanziaria e tecnologica; per approfondimenti, cfr. Ocde (1999b) e Wise (1999).

7 LE POLITICHE ECONOMICHE PER LA NEW ECONOMY 71 ed al mar della Cina (lo scrive, con una punta d invidia, l economista francese Gérard Vindt) per tornare al centro della mondializzazione), la Spagna ha già il maggior provider europeo (Terra.com) di servizi telematici, secondo a livello internazionale solo a Yahoo. A fine 1999, secondo le statistiche dell International Software Consortium, la proporzione di famiglie spagnole collegate a Internet superava del 30% quella delle famiglie italiane; non solo oltre il 50% degli spagnoli è già abbonato ad un servizio di telefonia portatile ma è molto rapido il ritmo di trasformazione degli abbonamenti in essere a quelli che forniscono anche telematica. Si sono raggiunti questi traguardi, ed altri più ambiziosi (ed ancora più pericolosi per i concorrenti italiani), liberalizzando il mercato del lavoro (contribuendo, negli ultimi quattro anni, a ridurre di cinque punti percentuali il saggio di disoccupazione) e abbattendo la pressione tributaria (l aliquota massima Irpef è passata dal 56% al 48% e tagli ancora più forti sono stati fatti all Irpeg). E l intervento pubblico? Le spese per la ricerca sono, in percentuale del Pil, leggermente più basse di quelle dell Italia, ma orientate marcatamente verso la tecnologia dell informazione e della comunicazione. Se ne ha già un riscontro: all Ufficio Europeo dei Brevetti, quelli presentati dalla Spagna sono cresciuto dell 8% l anno tra il 1990 ed il 1998, mentre quelli proposti dall Italia appena del 5% l anno. I primi, poi, hanno un contenuto It più forte dei secondi. Anche in quanto guardano a tutto il mondo in cui si parla castigliano. 5 Altri Paesi dell Unione Europea. Considerazioni di sintesi L analisi potrebbe continuare e citare il caso della Scandinavia (in particolare della Finlandia passata da economia in ritardo tributaria della Russia a fucina di innovazione delle tecnologie della comunicazione e dell informazione). Il senso di fondo è il cambiamento innescato dalla new economy in Europa continentale, pur se in ritardo rispetto a quanto avvenuto negli Stati Uniti, nelle Isole britanniche ed in alcune regioni dell Estremo Oriente. È un cambiamento a cui il sistema di produzione fordista-taylorista può contrapporsi, irrigidendosi, seguendo i paradigmi del Premio Nobel Douglas C. North 16 od al quale può, invece, adattarsi, ponendo le proprie capacità manageriali, organizzative e finanziarie al servizio di una new economy, spesso caratterizzata dalla rapida nascita, ed anche morte, di im- 16 North (1990).

8 72 GIUSEPPE DE FILIPPI, GIUSEPPE PENNISI prese piccole e medie, all insegna del venture capital ma sovente prive delle determinanti con cui crescere ed affermarsi. La tentazione della old economy di resistere è forte, nonostante nutrite correnti di pensiero, all interno del settore, a coniugarsi con la new economy per ottenerne sinergie e miglioramenti di produttività: si possono leggere in questo senso le riorganizzazioni della metalmeccanica a livello non solo europeo ma anche mondiale.

9 Bibliografia AGGOUN A., JACQUOT B., VERDUZIER F., Les Fcpi: un moyen d investir dans les start-ups, in Le Revenu, 26 novembre ALBERT M., Capitalisme contre capitalisme, Parigi, Ed. du Seuil, BRODESEN A., L économie sociale de marché: un modèle dépassé?, in La Revue Internationale et Stratégique, autunno COMMISSIONE EUROPEA, Libro bianco sulla gioventù, Bruxelles, COMMISSION PERMANENTE POUR L INDUSTRIE, L état de l industrie française 1999 vol. 3, Parigi, Ministère de l Industrie, GESCAUD F., Rhénanie du Nord-Wesphalie: de la chimie au multimédia, in Le Moci del settembre KHABER R., PARISOT CH., MOURIER J.L., Le point mensuel, Aurel-Leven, maggio KRAUSS G., Les problèmes d adaptation d une économie régionale forte: changement est inertie en Bade-Wurtemberg, in Revue d Economie Régionale et Urbaine, n. 2, NORTH, D.C., Institutions, institutional change and economic performance, Cambridge (Mass.), Cambridge University Press, OCDE, Etudes économiques de l Ocde: Allemagne, Parigi, 1999a. OCDE, Etudes économiques de l Ocde: Portugal, Parigi, 1999b. PASSERON H., PERTHUIS CH., MARTI R., Technologies de l information et croissance - Les enseignements d une simulation, in Le 4 pages de statistique industrielle - Sessi n. 116 agosto PETIT P., L informatique: choc culturel et générationnel, in Insee Premières, n. 629, 1999a. PETIT P., Les aléas de la croissance dans une économie fondée sur le savoir, in Revue d économie industrielle, n. 88 secondo trimestre, 1999b. SIEBERT H., Deutschlands Problemklötze auf dem Weg ins neue Jahrhundet, in Neue Zürcher Zeitung, 4-5 settembre WISE P., Growing against the Odds e Merger aims for greater efficiency, in Financial Times Survey - Portugal, 20 novembre 1999.

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