italia: Fondato nel 1876 di Edoardo Segantini a pagina 39 La perizia dei giudici

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1 MARTEDÌ 23 SETTEMBRE 2014 ANNO N In Italia EURO 1,40 italia: Milano, Via Solferino 28 - Tel Roma, Via Campania 59/C - Tel Fondato nel 1876 Servizio Clienti - Tel mail: SETTEMBRE 2014 Incidenti aerei Cinque vittime in 72 ore: gli ultraleggeri sono sicuri? Cultura tassata Ebook con Iva al 22% come per i videogame Con il Corriere Tornano in campo Mila & Shiro SETTEMBRE di Alessio Ribaudo a pagina 26 di Edoardo Segantini a pagina 39 Il primo dvd a 1,99 euro più il prezzo del quotidiano > Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano LE DISCRIMINAZIONI PER ETÀ L ANAGRAFE CHE DIVIDE di MICHELE AINIS L Italia è unita, gli italiani no. Si dividono per tifoserie politiche, per sigle sindacali, per corporazioni. Li separa la geografia economica, dato che il Pil del Mezzogiorno vale la metà rispetto al Settentrione. Sui temi etici restano in campo guelfi e ghibellini. Ma adesso s alza un altro muro, il più invalicabile: l anagrafe. Quella delle idee, con la crociata indetta dal premier contro ogni concezione ereditata dal passato. Dimenticando la massima di Giordano Bruno: «Non è cosa nova che non possa esser vecchia, e non è cosa vecchia che non sii stata nova». E quella, ahimè, delle persone. Distinte per i capelli bianchi, anche nel loro patrimonio di diritti. Da qui la trovata che illumina il Jobs act: via la tutela dell art. 18, ma solo per i nuovi assunti. Per i vecchi (6 milioni e mezzo di lavoratori) non si può: diritti quesiti, come ha precisato il leader della Uil. Curiosa, questa riforma che taglia in due il popolo della stessa azienda, mezzo di qua, mezzo di là. Riforma parziale, un po come una donna parzialmente incinta. Doppiamente curioso, l appello ai diritti quesiti. A prenderlo sul serio, quando entrò in vigore la Carta repubblicana avremmo dovuto mantenere lo Statuto albertino per tutti i maggiorenni. E a proposito della Costituzione. Nel 1970 lo Statuto dei lavoratori di cui l art. 18 rappresenta un caposaldo fu salutato come il figlio legittimo dei principi costituzionali. Così, d altronde, viene ancora definito nella letteratura giuridica corrente. Poi, certo, non ha senso discutere di garanzie quando manca il garantito: il diritto al lavoro esiste soltanto se c è il lavoro. E a sua volta ogni Costituzione può essere applicata in varia guisa. Anche riconoscendo ai lavoratori licenziati un indennizzo, anziché il reintegro nel posto di lavoro. Ciò che tuttavia non si può fare è d applicare contemporaneamente la stessa norma costituzionale in due direzioni opposte. Lo vieta la logica, prima ancora del diritto. Tanto più se il criterio distintivo deriva dall età, di cui nessuno ha colpe, però neppure meriti. Ma il Jobs act non è che l ultimo episodio della serie. Le discriminazioni anagrafiche condiscono sempre più frequentemente la pietanza delle nostre leggi, ora a danno dei più giovani, ora degli anziani. Così, nel giugno 2013 il governo Letta decise incentivi per l assunzione degli under 30. E i cinquantenni che perdono il lavoro? Perdono anche il voto, o quantomeno lo dimezzano, secondo la proposta di legge depositata da Tremonti nel 2012: voto doppio per chi è sotto i quarant anni. Invece nella primavera scorsa la ministra Madia ha tirato fuori la staffetta generazionale nella Pubblica amministrazione: tre dirigenti in pensione anticipata, un giovanotto assunto. Dagli esodati agli staffettati. Tanto peggio per i vegliardi, cui si rivolgono però in altre circostanze i favori della legge, dalle promozioni automatiche all assegnazione degli alloggi popolari, dalle pensioni sociali al ruolo di coordinatore nell ufficio del giudice di pace (spetta al «più anziano di età»: legge n. 374 del 1991). No, non è con queste medicine che possiamo curare i nostri mali. Occorrerebbe semmai una medicina contro ogni discriminazione basata sul certificato di nascita. Gli americani ne sono provvisti dal 1967 (con l Employment act), gli inglesi dal Mentre dal 2000 una direttiva europea vieta le discriminazioni anagrafiche nel mercato del lavoro. In attesa d adeguarci, non resta che il soccorso d una (vecchia) massima: i diritti sono di tutti o di nessuno, perché in caso contrario diventano altrettanti privilegi. Giannelli Le case disponibili in 190 Paesi. Protestano gli albergatori: non pagano le tasse Gli affitti brevi (ai turisti) fanno litigare di ELVIRA SERRA l successo è sicuro. Ma gli affitti I brevi fanno discutere (e litigare). Fenomeno Airbnb. Le case per turisti, diffuse in 190 Paesi, uniscono «social e business», permettono di godersi i viaggi a prezzi ragionevoli, ma attirano l ostilità degli albergatori per i quali si tratta di concorrenza sleale, con l accusa, neanche velata, di evasione fiscale. Il diretto interessato spiega che non è suo compito fare controlli erariali, ma solo di mettere in contatto domanda e offerta. A PAGINA 29 La perizia dei giudici «Stasi non calpestò il sangue? Una possibilità su 10 milioni» di GIUSI FASANO A PAGINA 23 Il Quirinale Nuova guida allo Ieo Veronesi lascia la direzione del suo ospedale dopo 23 anni di MARIO PAPPAGALLO L appello del capo dello Stato: servono politiche coraggiose Napolitano: basta conservatorismi Renzi: ora cambiamento violento Draghi «La ripresa in Europa perde slancio» di IVO CAIZZI con l analisi di Danilo Taino A PAGINA 5 «Non possiamo più restare prigionieri di conservatorismi, corporativismi e ingiustizie». Il presidente Napolitano dà una spinta al Jobs act sostenendo la necessità di «politiche nuove e coraggiose per l occupazione, soprattutto per i giovani». E Renzi da San Francisco insiste: «Alcune cose in Italia vanno cambiate in modo quasi violento». A PAGINA 27 ALLE PAGINE 8 E 9 Caso Ucraina Il governo applica a Rotenberg le misure decise dalla Ue contro la Russia Sanzioni all amico di Putin L Italia sequestra le ville in Sardegna e un albergo in via Veneto Dalla Siria «Scappiamo dallo Stato Islamico» In Turchia 130 mila curdi di LORENZO CREMONESI L esodo è cominciato venerdì scorso. I curdi siriani diventano la prima linea della battaglia contro le brigate jihadiste dello Stato Islamico. Circa 130 mila civili residenti nella zona della cittadina di Kobane sono fuggiti in Turchia. (Nella foto, una bambina al posto di polizia di Suruc, tra Turchia e Siria). A PAGINA 17 con l analisi di Antonio Ferrari AFP / BULENT KILIC di FIORENZA SARZANINI re ville e un appartamento in Sardegna, un T albergo a Roma: beni da 30 milioni sequestrati ad Arkadij Rotenberg, 63 anni, amico di Putin, colpito dalle sanzioni Ue alla Russia dopo il conflitto in Ucraina. ALLE PAGINE 2 E 3 Bocconi, Dragosei Adria, due soffocati per aiutare un camionista Quattro operai morti per una nube tossica Una nube tossica si è presa la vita di quattro uomini: l autista di un camion e tre operai di un azienda di trattamento rifiuti di Adria (Rovigo). La nube si è formata al contatto tra l acido solforico dei rifiuti sul camion e l ammoniaca nella vasca di stoccaggio. I quattro sono soffocati cercando di salvarsi l un l altro. A PAGINA 22 Pasqualetto MESSAGGIO DAGLI USA AI NEMICI INTERNI di MASSIMO GAGGI San Francisco Renzi non solo parla A con 150 giovani imprenditori italiani, ma soprattutto a chi in Italia si oppone alle riforme: «Dobbiamo far arrabbiare qualcuno per far andare avanti tutti». Note stonate NON DATE PIÙ SOLDI ALL OPERA DI ROMA A PAGINA 8 di PAOLO CONTI I pm: fondi illeciti l Teatro dell Opera di I Roma, cioè l antico Costanzi. Ovvero il luogo Verdini in cui il sindacalismo capovolge con arroganza, e a processo spesso con violenza, qualsiasi elementare per un palazzo regola: una minoranza che impone il proprio diritto di FULVIO FIANO di sciopero e nega alla A PAGINA 25 maggioranza il proprio, di diritto: voler lavorare. II Teatro Costanzi, l unica realtà musicale al mondo capace di disgustare un protagonista della scena internazionale come Riccardo Muti, prima nominato direttore artistico a vita e poi costretto a subire rabbiose rivendicazioni, autentici assalti personali tanto umilianti quanto IL DOVERE impensabili in qualsiasi altro teatro d opera al DEI CONTROLLI mondo. Scena iniziale, siamo a febbraio nelle di GOFFREDO BUCCINI convulse ore della prima di Manon Lescaut, poi e morti di Adria ci fortunosamente L dicono che alla riforma rappresentata. del lavoro va legata quella della sicurezza sul lavoro. A PAGINA 42 CONTINUA A PAGINA 42 A PAGINA 45 Cappelli, Martellini, Torno IL NUOVO ROMANZO DI ANDREA DECARLO CUORE PRIMITIVO IN LIBRERIA

2 italia: Martedì 23 Settembre 2014 Corriere della Sera 2 Primo Piano Italia-Russia Il provvedimento Congelati i beni italiani dell oligarca russo amico di judo di Putin Rotenberg colpito dalle sanzioni contro il Cremlino Le misure Dopo l invasione della Crimea Usa e Ue hanno varato diverse tornate di sanzioni dopo l invasione russa della Crimea. Nel primo pacchetto di marzo vengono decisi il bando del visto e il congelamento dei beni a 21 funzionari russi e crimeani Accordi non rispettati Nuovo round ad aprile Il 28 aprile varate «nuove sanzioni mirate» a personalità e aziende russe e restrizioni ad alcune esportazioni Usa in Russia. La decisione presa perché la Russia non rispetta gli impegni dell accordo di Ginevra sulla pacificazione dell Ucraina Aereo abbattuto, estesa la lista nera Dopo l abbattimento del volo di Malaysia Airlines in Ucraina a luglio, Washington prima e Bruxelles poi decidono un inasprimento delle sanzioni: ampliata la «lista nera» con oligarchi e società vicini al leader del Cremlino ROMA Nella «black list» compilata dalle autorità degli Stati Uniti sui soggetti da sanzionare è al quinto posto. Perché Arkadij Romanovich Rotenberg, 63 anni, è il compagno di judo di Vladimir Putin, ma soprattutto è l imprenditore che si è aggiudicato numerosi appalti per le Olimpiadi invernali di Sochi dello scorso febbraio. E dunque nei suoi confronti è scattato il «congelamento dei beni», misura prevista dall Unione Europea contro i «fedelissimi» del presidente russo dopo la guerra scatenata in Ucraina. In Italia è la prima volta che accade. Sigilli sono stati messi a ville e appartamenti in Sardegna, altri immobili nel Lazio, quote societarie, conti correnti bancari e un lussuoso albergo a Roma, a due passi da via Veneto. L operazione del Nucleo valutario della Guardia di Finanza è scattata ieri mattina. Gli specialisti guidati dal generale Giuseppe Bottillo hanno eseguito il provvedimento così come stabilito dalla procedura prevista in caso di «misure previste per prevenire, contrastare e reprimere il finanziamento del terrorismo e l attività dei Paesi che minacciano la pace e la sicurezza internazionale» notificandolo allo stesso Rotenberg anche per quanto riguarda le sue società: la «Olpon Investment Limited» che ha sede a Cipro e la «Aurora 31» che possiede l hotel Berg Luxury nella capitale. L elenco degli immobili «sigillati» comprende un appartamento a Cagliari, una villa a Villasimius, una villa a Tarquinia, due ville ad Arzachena, l albergo in pieno centro di Roma. In tutto fanno 30 milioni di euro di beni che l imprenditore russo risulta aver acquistato attraverso le aziende che possiede all estero. È un colpo durissimo che certamente non mancherà di sollevare polemiche visto che alla fine di agosto, pochi giorni prima che i presidenti della Commissione europea, José Manuel Barroso, e del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy rendessero nota la decisione di nuove sanzioni, lo stesso Putin aveva dichiarato: «Se Usa e Ue insisteranno con le sanzioni in relazione alla crisi ucraina, la Russia dovrà rivedere la presenza delle aziende americane ed europee nei settori strategici» della sua economia e in particolare dell energia. La minaccia non ha fermato la Ue visto che il 6 settembre scorso proprio Barroso ha annunciato la scelta di «estendere la lista dei cittadini russi che andranno incontro al congelamento dei beni in Europa e al divieto di viaggio, tra cui la nuova leadership a Donbass, il governo di Crimea, oligarchi e altre figure di rilievo». E proprio tra queste figure di rilievo c è Rotenberg, ma non solo. Nell aprile scorso analoga di euro: il valore dei beni italiani acquistati da Arkadij Rotenberg attraverso le 30milioni aziende possedute all estero. Tra questi ville in Sardegna e un lussuoso albergo a Roma Ultimo «pacchetto» a settembre A settembre nuove sanzioni Usa colpiscono colossi dell economia russa come Sberbank (finanza), Gazprom (energia) e Rostec (difesa). E la Ue fa crescere il numero di aziende russe che non possono accedere ai mercati finanziari europei misura era stata infatti presa nei confronti di Oleksii Mykolayovych Azarov, figlio dell ex primo ministro ucraino, risultato titolare di una società con sede a Milano che gestisce una villa con annessi terreni sempre in Sardegna, esattamente nel golfo di Marinella a Olbia, altri immobili nella zona, oltre a numerosi conti correnti bancari, azioni, titoli e partecipazioni societarie. I provvedimenti hanno valore retroattivo e, come viene specificato nel decreto notificato dagli investigatori del Nucleo valutario, sono efficaci a partire dal 30 luglio scorso, come prevede il Regolamento sul congelamento dei beni e «comporta la indisponibilità da parte del titolare». L obiettivo è chiaro, indicato nello stesso accordo stipulato in sede di Unione che fa proprie le linee imposte prima dagli Stati Uniti: impedire qualsiasi genere di affari con gli uomini vicini a Putin individuati anche come i suoi principali finanziatori, ma anche bloccare l accesso delle banche russe ai capitali europei e vietare l import ed export di tecnologie ritenute strategiche. Nella lista trasmessa al Valutario, oltre a Rotenberg figurano le persone che gravitano intorno a lui, parenti o semplici prestanome sui quali sono ancora in corso verifiche e che potrebbero diventare destinatari di analoghe misure proprio per evitare che attraverso una «rete» occulta le persone ritenute più vicine al presidente Putin possano continuare ad operare finanziariamente fuori dai confini russi. Fiorenza Sarzanini La rete di Mosca Arkadij Rotenberg Andrey Kostin Presidente di Vtb bank, controllato al 60% dal Cremlino. Entrato di nel cda di Pirelli, con il braccio di private equity guidato da Tim Demchenco sta per rilevare il 60% di Roberto Cavalli ed è tra i candidati all acquisto della catena di gioiellerie Stroili Oro Torino Milano Canelli (Asti) Roustam Tariko L ex importatore della Martini & Rossi diventato «re della vodka» guida la Russian, uno dei più grandi gruppi produttori di liquori e vini. Ha portato al 94,1% la sua quota di partecipazione in Gancia Sarroch (Cagliari) Igor Sechin È presidente di Rosneft, la più grande compagnia petrolifera russa. Rosneft è entrata di recente nel capitale della Saras dei Moratti e a luglio anche in quello di Pirelli Con il fratello Boris è proprietario della Smp Bank e dell'sgm Group, uno dei principali fornitori di Gazprom. Il loro giro di affari va dall'energia alle costruzioni allo sport. In Italia ha proprietà in Sardegna e nel Lazio San Donato Milanese Piombino Alexander Knaster Nato a Mosca, emigrato negli Usa, è tornato poi in Russia. Nel 2004 ha creato la società di fondi Pamplona, con sede a Londra, diventata il secondo azionista di Unicredit con il 5% Roma Tarvisio Mikhail Fridman Magnate delle tlc e oligarca tra i più amati dal Cremlino è alla guida di Vimpelcom, 2 operatore sul mercato di Mosca che nel 2011 ha rilevato Wind Aleksej Mordashov Il re dell'acciaio a capo della Severstal, uno dei primi gruppi industriali russi a fare acquisizioni all estero: nel 2005 ha acquistato l azienda siderurgica Lucchini di Piombino Priolo (Siracusa) Vagit Alekperov Magnate del petrolio, è presidente dell'azienda petrolifera russa Lukoil, dal 2008 in joint venture con la Erg dei Garrone: di recente ha assunto il controllo totale della raffineria di Priolo, in Sicilia Nella black list delle sanzioni Viktor Vekselberg e Igor Akhmerov Viktor Vekselberg (sin.), proprietario di Renova (materie prime, energia e tlc), in Italia si muove con la Avelar guidata dal suo ex direttore finanziario Igor Akhmerov (des.) Alexei Miller Ad di Gazprom, monopolista russo del gas. Grazie agli accordi con l'eni fornisce ogni anno circa 19 miliardi di metri cubi di gas all'italia, poco meno di un terzo dell'import totale Gennadij Timchenko Ha creato Gunvor, uno dei maggiori trader di petrolio russo nel mondo. E' socio rilevante di Novatek, già socio di Eni e Enel nella società mista Severenergia, titolare di un maxi-giacimento in Siberia 91 le società italiane possedute a vario titolo dagli oligarchi russi CORRIERE DELLA SERA Presidenza Italiana del Consiglio dell Unione Europea italia2014.eu

3 Corriere della Sera Martedì 23 Settembre 2014 italia: Primo Piano 3 Insieme Il presidente russo Vladimir Putin con Arkadij Rotenberg Il personaggio Come è nata l amicizia tra il businessman e il nuovo «zar di tutte le Russie» Arti marziali, dacie e tanti appalti Chi è l uomo d affari nel mirino Biografia Origini Arkadij Rotenberg, 63 anni, è cresciuto nella città che ai tempi dell Unione Sovietica si chiamava Leningrado e ora è tornata San Pietroburgo Con il fratello Boris, ha frequentato Putin e condiviso la passione per il judo Patrimonio Arkadij Rotenberg, magnate del settore dei gasdotti, con un patrimonio netto di 3,4 miliardi di dollari (secondo la rivista americana Forbes), è uno degli uomini più ricchi della Russia. È proprietario di una magionecastello alle porte di Mosca MOSCA In un momento di ispirazione, o forse di sincerità, Arkadij Rotenberg ha detto di Putin: «È una persona mandata al nostro Paese da Dio». Non sappiamo se tutti saranno d accordo sul bene che Vladimir Vladimirovich ha fatto alla Russia da quando è presidente. Certamente per Arkadij e per il fratello Boris i 14 anni di Putin sono stati anni di splendore, di crescita e di ricchezza. Naturalmente non grazie al loro vecchio amico, col quale iniziarono a praticare judo quando San Pietroburgo si chiamava ancora Leningrado. «Non puoi certo andare da lui e chiedergli qualche cosa», ha confessato Rotenberg al Financial Times. «Intanto questo non è il mio stile; e poi lui non mi farebbe nemmeno superare la porta». In vena di sincerità, l imprenditore ammette comunque che l amicizia «non fa male». Se la gente non continuasse a definirlo amico di Putin, «allora il business certamente andrebbe peggio». E in tutti questi anni il biznes, come lo chiamano i russi, ai Rotenberg è andato proprio bene. Soprattutto grazie a contratti munifici con aziende ed enti controllati dallo Stato. Ma anche in questo caso si tratta di pura combinazione. A San Pietroburgo i due fratelli, Putin e Gennadij Timchenko, anche lui oggi ricco imprenditore e banchiere finito nella lista delle persone sottoposte a sanzioni, si frequentavano parecchio. Nel 1998 fondarono un club di judo, Yavara-Neva, di cui Putin divenne presidente onorario. Il presidente russo era già in fase di decollo dal Comune della città baltica al governo nazionale e poi, due anni dopo, alla presidenza. Arkadij e Boris si aggiudicavano tutte le commesse per fornire tubi a Gazprom, il colosso del gas. Grazie ad alcune acquisizioni mirate, i due riuscirono poco dopo a ottenere la quadratura del cerchio: Boris, il fratello più giovane, forniva i tubi e Arkadij costruiva i gasdotti. Alle società di costruzione, come Stroygazmontazh, si univano le banche, Smp e InvestKapitalBank. In tutti gli affari più importanti i Rotenberg sono stati presenti. Da North Stream, il gasdotto che raggiunge la Germania bypassando Bielorussia e Polonia, a South Stream, il gemello che a sud dovrà saltare la riottosa Ucraina. Poi le olimpiadi di Sochi; la nuova autostrada Mosca-San Pietroburgo. Il gruppo che si occupa delle costruzioni ha visto aumentare i suoi introiti di 50 volte dal 2008, secondo la rivista Forbes. La banca Spm è solo la 35ª del Paese, ma cresce del 52% l anno e si prevede che farà molta strada. Vladimir Putin non ha molti amici e quasi tutti vengono da lontano, soprattutto dal Kgb e da San Pietroburgo. C è il gruppo del judo; quello degli amici di dacia fuori città; coloro che lavoravano al Comune assieme a lui e gli ex colleghi dei servizi segreti che spesso avevano la dacia nella cooperativa di Putin e amavano le arti marziali. Tutti, tranne forse qualche rara eccezione, sono diventati ministri, grandi manager e/o hanno fatto quattrini a palate. Evidentemente erano particolarmente dotati dall inizio. Ai Rotenberg oggi viene attribuita una fortuna di 5,5 miliardi di dollari. Entrambi hanno legami con la Dynamo di Mosca (calcio e hockey), da sempre assai vicina ai servizi segreti. Secondo il leader dell opposizione Aleksej Navalny, si sono fatti costruire due castelli gemelli alle porte di Mosca in un parco recintato. Le magioni occupano più di settemila metri quadri ciascuna, dieci volte quella del fondatore di Facebook Marc Zuckerberg in California. Fabrizio Gli investimenti Dal gas alla moda Così restiamo partner di Mosca Q uando Vladimir Putin ha descritto l Italia come «un partner privilegiato della Russia», ha anche aggiunto «malgrado qualche temporanea difficoltà». Ecco, il congelamento di beni e conti al suo «compagno di judo», potrebbe allungare la lista dei problemi e inasprire i rapporti. Tuttavia se è probabile che entro breve tempo scattino altri provvedimenti nei confronti dell «inner circle» del Presidente incluso nelle black list americana ed europea, in grado di avere conseguenze anche nel nostro Paese, è anche vero che i link economici e i traffici vecchi e nuovi fra Russia e Italia rappresentano un network molto solido. Che non si basa solo sul gas ed è difficilmente scardinabile. Per ora. Certo, dopo la primizia di ieri, il nome che subito viene in mente tra i fedelissimi di Putin con un ruolo importante in Italia è quello di Igor Sechin, il potente oligarga patron del colosso petrolifero russo Rosneft, socio di Pirelli e Saras. Lui, inserito nella lista nera Usa, è anche nei consigli delle due società e alle riunioni partecipa senza alcun impedimento, visto che è solo la frontiera statunitense che, al momento, non può varcare. La multinazionale Rosneft è invece anche nel mirino europeo, ma con restrizioni che non le vietano di detenere partecipazioni in società come quelle italiane. Semmai il blocco va nel senso opposto, perché sono i soggetti Usa e Ue a non poter erogare finanziamenti e trattare titoli delle società russe in «black list». E ciò può spiegare un fenomeno per certi versi un po paradossale. Proprio mentre la crisi Ucraina sovverte relazioni internazionali e alimenta sanzioni con relativi inasprimenti e ritorsioni, lo stilista Roberto Cavalli ha confermato nei giorni scorsi la volontà di vendere il 60% al fondo russo Vtb Capital. E sempre lo stesso fondo di private equity, che Timothy Demchenko ha costituito sei anni fa con Vtb, colosso finanziario russo guidato dall influente Andrey Kostin (di cui Generali, quando alla guida c era Giovanni Perissinotto, ha rilevato l 1%) si è diretto in cordata con Clessidra verso l acquisto dei negozi di oreficeria Stroili Oro. Paradossi Proprio nel pieno della crisi, Cavalli vende il 60% al fondo Vtb Capital Divieti Sono i soggetti Usa e Ue a non poter trattare titoli delle società in lista nera Non solo, sempre negli ultimi mesi sul cachemire di Malo si è indirizzata la «squadra» del miliardario russo Sergei Lomakin e si sono moltiplicate le voci di interessi di Mosca per altre griffe del made in Italy. E si è parlato, visto anche il crescente flusso di turismo che da Mosca porta charter e yacht di lusso nel nostro Paese in quasi tutte le stagioni, di un progetto riguardante l aeroporto di Rimini, il Federico Fellini, da parte dell oligarga Roman Trotsenko. Del resto, se è facile immaginare un lungo elenco di investimenti immobiliari e di «tesoretti» collocati anche in Italia e che fanno capo agli amici di Putin colpiti dai provvedimenti di Usa e Ue, capitali russi di grandi dimensioni sono entrati nel nostro Paese, qualche volta riempiendo «vuoti» lasciati dalla tutt altro che occasionale carenza di investimenti domestici. Interventi accolti con clamore, considerata la provenienza delle risorse, come il blitz con il quale nel 2013 la Russian Standard di Roustam Tariko si è aggiudicata il gruppo Gancia, ma che talvolta si sono conclusi con esiti assai discutibili. Come l acquisto della Lucchini siderurgica da parte della Severstal di Aleksej Mordashov. I piani mirabolanti annunciati nel 2005 per il rilancio si sono smontati in breve tempo e al magnate russo alla fine sono subentrate le banche con un procedimento di amministrazione straordinaria. Ha forse fatto «meno colpo» sotto il profilo mediatico, ma con risultati ben diversi, il passaggio dell operatore telefonico Wind a Mikhail Fridman, oltre 13 miliardi di dollari di patrimonio: l ha rilevata dall egiziano Naguib Sawiris con il suo Weather investments. Putin, però, quando indicava l Italia come partner privilegiato, non si riferiva solo agli investimenti dei suoi amici o dei grandi gruppi industriali russi (elenchi che talvolta coincidono). Se in Italia si calcola che i vari conglomerati russi possiedano a vario titolo un centinaio di società operative in svariati settori per lo più della manifattura, le nostre aziende presenti in Russia sono diverse centinaia. Non poche delle quali, peraltro, domiciliate con sedi di rappresentanza proprio in Ucraina. Ma partnership e investimenti a Mosca sono un fatto «storico»: per citarne solo alcuni oltre a Eni: Enel, Fiat, Pirelli, Finmeccanica, Ferrero, Indesit, Candy e il gruppo Merloni. Legami importanti, che però potrebbero ora subire danni tutt altro che «temporanei». Sergio Bocconi

4 italia: Martedì 23 Settembre 2014 Corriere della Sera 4

5 Corriere della Sera Martedì 23 Settembre 2014 italia: Primo Piano 5 Banca centrale La crescita Draghi: la ripresa europea si indebolisce «Bce pronta a misure non convenzionali». Borse giù, ma l euro scende fino a 1,28 dollari DAL NOSTRO INVIATO La nuova banconota da 10 euro È la seconda nuova banconota in circolazione, dopo quella da 5 euro Fronte LA NUOVA, ENTRA OGGI IN CIRCOLAZIONE La banconota è dotata di un «numero verde smeraldo» Muovendo la nuova banconota, la cifra brillante produce l'effetto di una luce che si sposta in senso verticale e inoltre cambia colore passando dal verde smeraldo al blu scuro LA «VECCHIA» Piazza Affari Ieri Milano ha chiuso a -1,4%, il dato peggiore d Europa Retro BRUXELLES La crisi non è superata e rischia di peggiorare. È questo l allarme lanciato nell Europarlamento di Bruxelles dal presidente della Bce Mario Draghi, che ha indicato la necessità di reagire intervenendo contro la dilagante disoccupazione e la scarsità di credito per le imprese. «I rischi che circondano l espansione attesa sono chiaramente al ribasso», ha avvertito Draghi, dopo aver spiegato che «la ripresa nella zona euro sta perdendo impulso, la crescita del Pil si è fermata nel secondo trimestre, le informazioni sulle condizioni economiche ricevute durante l estate sono state più deboli del previsto». La disoccupazione e il limitato aumento del credito alle attività produttive «toglieranno forza alla ripresa», insieme alle «tensioni geopolitiche» e alle «riforme strutturali insufficienti», riducendo la «fiducia» degli investitori e dei consumatori. Draghi ha confermato l impegno per far ripartire il credito verso l economia reale, incentrato sui prestiti Tltro alle banche con obbligo di riversarli alle imprese produttive. Ha definito nei limiti «che ci aspettavamo» gli oltre 80 miliardi elargiti questo mese dalla Bce nella prima operazione, nonostante aspettative di analisti intorno ai 130 miliardi. Ha ostentato fiducia per i prossimi Tltro a fine anno, spiegando che «le operazioni di settembre e dicembre dovrebbero essere valutate in maniera congiunta» e che «mentre è troppo presto per valutare l impatto sull economia nel suo complesso, l annuncio delle Tltro ha già avuto un notevole impatto positivo sulla fiducia dei mercati finanziari». A ottobre la Bce prevede di lanciare un altro intervento di stimolo con l acquisto di titoli Abs garantiti da prestiti all economia reale. Draghi ha promesso ulteriori «misure non convenzionali», se necessarie. E ha escluso che l enorme liquidità a bassissimo costo concessa (anche con i prestiti Ltro) possa aver provocato «aumenti dell effetto leva» in grado di provocare «l inizio di una bolla in diversi settori». Le Authority di controllo Ue Nell'ologramma e nella filigrana compare un ritratto di Europa, figura della mitologia greca hanno confermato che nel sistema bancario-finanziario in difficoltà non si prevedono «miglioramenti dei profitti» nel Ma Draghi ha respinto le critiche dell eurodeputato del M5S Marco Valli, che ha rilanciato i dubbi su interventi orientati dai rapporti con i banchieri e gli speculatori di Londra e New York: «quando prendo le decisioni di politica monetaria non penso ai miei amici della City o di Wall Street ha affermato, ma ai cittadini europei, all inflazione, alla crescita, alla disoccupazione». L inflazione «resterà bassa nei prossimi mesi» e aumenterà «gradualmente nel 2015 e nel 2016» per rispettare il compito della Bce di stabilizzarla intorno al 2%. Per Draghi I SOLDI IN CIRCOLAZIONE Il valore di tutte le banconote in miliardi di euro l errata stima dell aumento dei prezzi sarebbe stata condizionata dall esplosione della «disoccupazione». Rivendica però di aver contribuito alla forte riduzione del costo del denaro generando «incredibili risparmi» sugli interessi pagati dai governi sul debito pubblico, anche se ha chiesto polemicamente «dove siano finiti» nei Paesi che li hanno utilizzati per «finanziare la spesa» invece che per «abbattere il debito». Ha così richiamato ancora una volta i leader politici ad attuare riforme strutturali «coraggiose» e a «ridistribuire le priorità» quando non esistono margini di bilancio per applicare la «flessibilità» prevista dal Patto di stabilità. Ivo Caizzi CORRIERE DELLA SERA Diplomazie economiche E il nuovo premier francese incassa un incoraggiamento sul piano di riforme: «È impressionante» Merkel riceve Valls: la crescita? Si può fare senza altri aiuti pubblici DAL NOSTRO CORRISPONDENTE I prestiti Draghi ha definito «nei limiti attesi» gli 80 miliardi appena elargiti dalla Bce Berlino-Parigi Angela Merkel e Manuel Valls La missione Il governo di Parigi ha assicurato che la sua «missione è cambiare la Francia». Riforma del lavoro, tagli alla spesa pubblica e semplificazione normativa si stanno facendo «nell interesse di tutti» BERLINO La Francia non è «malata». Manuel Valls vuole convincere tutti i tedeschi, non solo la potentissima donna che ha chiamato con rispetto formale «signora cancelliera». È una missione difficile in un Paese che non sembra credere nella possibilità del governo di Parigi di raddrizzare un economia boccheggiante quella che il giovane premier socialista ha iniziato ieri a Berlino. Per il momento ha incassato gli elogi per un piano di riforme «impressionante», ha spiegato di essere molto determinato a realizzarlo, ma non ha ottenuto niente sul versante della crescita. Gli è stato infatti detto che gli investimenti si possono fare «senza denaro supplementare». La linea tedesca non cambia. Bisogna riacquistare competitività in Europa per affrontare le sfide mondiali e la Francia deve fare quanto è necessario. «Sarà la Commissione europea a valutare questi sforzi», ha detto Angela Merkel, evitando di fare promesse. Il presidente François Hollande e il suo premier, insomma, non possono perdere altro tempo. Camicia bianca, come alla Festa dell Unità di Bologna insieme a Matteo Renzi e Pedro Sánchez, ma questa volta con un abito scuro e cravatta molto seria, Valls si è rivolto nella conferenza stampa in cancelleria direttamente all opinione pubblica di una Germania dove incontrerà domani anche gli industriali. «La mia missione è cambiare la Francia», ha assicurato, aggiungendo che le riforme del lavoro, i tagli della spesa pubblica, le semplificazione normative sono tutte cose che si stanno facendo «nell interesse di tutti». «Capisco i dubbi e gli interrogativi del popolo tedesco e dei suoi rappresentanti. Comprendo anche le preoccupazioni della stampa. Voglio dire a tutti che le riforme saranno realizzate». Si può e si deve avere fiducia in questa svolta, «perché siamo pienamente coscienti delle nostre responsabilità». Ma l impegno, è stato il suo ragionamento, non può venire da una parte sola. «Alla Francia ha detto piace che la Germania sostenga la crescita in Europa». Parole chiare, a cui la cancelliera ha risposto senza fare aperture sull invito (che non viene certamente solo dalla Francia) a utilizzare finanziamenti pubblici per creare nuovi investimenti in grado di rilanciare l economia europea. Nell ottica tedesca l obiettivo del pareggio di bilancio rimane essenziale. Gli investimenti sono indispensabili, ma si possono realizzare respingendo l idea di «iniettare nuovo denaro nel sistema», per esempio grazie al contributo dei privati, ha detto Angela Merkel, che ha citato anche l importanza di ridurre la burocrazia, e la possibilità di nuove collaborazioni nel settore dell energia e nell economia digitale. Il «no» tedesco a spendere di più per promuovere l occupazione si è comunque inserito in un contesto dominato dall apprezzamento per il programma «ambizioso» illustrato dal premier francese. «Gli auguro molto successo per la realizzazione di riforme che vanno nella direzione giusta». Da Berlino viene quindi un incoraggiamento, peraltro prevedibile e abbastanza generico nei toni, al nuovo corso promesso da Valls nel discorso programmatico che ha ricevuto recentemente un tormentato voto di fiducia da parte dell Assemblea Nazionale. In uno scenario che è stato dominato, in questi ultimi mesi, dagli attacchi alla Germania di una parte della sinistra di governo francese e dal calo di consensi per il presidente Hollande, Angela Merkel è stata comunque abbastanza attenta a non far credere che in Cancelleria si rimpiangano gli anni dell intesa con un Nicolas Sarkozy che ha appena annunciato il suo ritorno in campo. «Ho preso nota della sua candidatura», ha detto. Valls, invece, è stato naturalmente molto meno diplomatico. «Io sono un patriota, non direi mai che mi vergogno del mio Paese». Se Sarkozy sarà un avversario pericoloso, lo si vedrà in futuro. Intanto, però, va recuperato il rapporto con la Germania. Non sarà facile. Paolo Lepri Crisi finita soltanto se torna la fiducia di DANILO TAINO ario Draghi non cambia M linea da una settimana all altra: regolarmente, ribadisce la politica monetaria della Banca centrale europea. Ogni volta, però, aggiunge qualcosa di interessante. Lo ha fatto anche ieri davanti al comitato per gli Affari economici e monetari del Parlamento europeo. Due passaggi, in particolare, sono risultati forti. Il primo: «La crisi finirà solo quando sarà tornata la fiducia». Dove, per fiducia, il presidente della Bce intende le imprese e le famiglie che credono di nuovo nel futuro dell economia e quindi chiedono denaro alle banche per investire e consumare. Per quanto la politica monetaria sia «accomodante», cioè metta liquidità a disposizione delle banche, il «primo fattore per la mancata crescita» dei prestiti «è la carenza di domanda» di credito. «La fiducia ha aggiunto la crea la politica monetaria ma soprattutto la creano le riforme strutturali messe in pratica». Per quel che riguarda la politica di bilancio (entrate e spese), «si mina la fiducia» se non si rispettano gli impegni presi a Bruxelles. Ci sono flessibilità nei patti europei, ma non sono le stesse per tutti. Chi non ha spazi di manovra a causa di deficit e debito (come l Italia) «deve rivedere le priorità» del bilancio stesso in direzione di politiche favorevoli alla crescita: diminuire le spese correnti, aumentare quelle produttive e ridurre le tasse. Chi invece ha finanze più solide deve seguire le indicazioni già tracciate a Bruxelles. Il secondo passaggio esposto con carica retorica non usuale per Draghi è questo: «dove sono andati i risparmi» che i governi hanno potuto fare grazie alla politica monetaria che nei mesi passati ha fatto crollare i tassi d interesse sul debito in molti Paesi? Qualcuno li ha usati bene, altri «li hanno usati solo per finanziare la crescita della spesa pubblica». Lettura che è un po la base dei ragionamenti sostenuti dal governo di Berlino, secondo i quali ogni volta che abbassi la pressione certi Paesi non fanno più le riforme e smettono di tenere sotto controllo i conti. Dinamica che a sua volta abbatte la #

6 italia: Martedì 23 Settembre 2014 Corriere della Sera 6 Primo Piano Il governo I conti Deficit sotto il 3% con il Pil allargato Entra l economia «illegale», il reddito sale di 58 miliardi: gli effetti della revisione Istat Il nuovo Pil Vale per tutti i Paesi Ue Le nuove regole europee per il calcolo del Pil, il Prodotto interno lordo, dicono che si deve tener conto anche del giro d affari di alcune attività illegali, come la prostituzione, il traffico di droga e il contrabbando di sigarette. Anche gli altri Paesi Ue hanno rivalutato o stanno rivalutando il Pil secondo queste regole. Spese per investimento Cambia anche il modo in cui sono registrate le spese in ricerca e sviluppo e quelle per armamenti: non sono più uscite pure ma investimenti fissi, cioè spese per accumulazione di capitale. Gli interessi Non vanno più conteggiati come passività gli interessi pagati dal Tesoro sugli strumenti derivati utilizzati per coprirsi dai rischi legati all oscillazione del cambio e dei tassi di interesse. Il mercato dell auto Per la prima volta è stata stimata anche la spesa relativa agli scambi di autovetture usate. Per le auto nuove, invece, non sono stati più utilizzati i prezzi di listino ma quelli di fatturazione. I nuovi calcoli Il Pil Stime settembre 2014 Il deficit variazioni % 2 1,7 1, Fonte: Istat ,6 0, ROMA Non siamo più ricchi ma una piccola buona notizia c è. L Istat ha ricalcolato anche per il 2013 il Pil, il Prodotto interno lordo, secondo le nuove regole europee che fanno entrare nel conteggio anche un pezzo dell economia illegale come la droga e la prostituzione. Rispetto al vecchio metodo di calcolo, il Pil italiano guadagna in un colpo solo 59 miliardi di euro, il 3,8%, arrivando a 1.618,9 miliardi di euro. Non si tratta di una crescita vera e propria ma di una semplice illusione statistica. Il giro d affari dell economia illegale va aggiunto anche al Pil degli anni precedenti e alla fine viene fuori che la recessione è sempre la stessa: Pil nuovo o Pil vecchio, il calo resta dell 1,9% rispetto al Il ricalcolo dell Istat, però, ha un effetto positivo su due indicatori tenuti sotto stretta osservazione da Bruxelles. Il primo è il debito pubblico, che in termini reali continua a volare sopra la soglia dei 2 mila miliardi di euro. Ma che in rapporto al nuovo Pil scende dal 132,6% al 127,9%. Una diminuzione virtuale che però renderebbe meno pesante un eventuale percorso di riduzione. Il secondo indicatore è il rapporto fra deficit e Pil, che scende al 2,8% dal 3%, il limite massimo consentito dall Unione Europea. Se la tendenza fosse confermata anche per l anno in corso, l Italia potrebbe spendere uno 0,2% aggiuntivo del Pil (3 miliardi di euro) senza subire una nuova procedura d infrazione. Una piccola flessibilità regalata dalle nuove regole sugli swap, gli strumenti derivati, che dicono di non conteggiare come passività gli interessi che il Tesoro paga per coprirsi dai rischi sui cambi o sui tassi di interesse. Per effetto del ricalcolo cambiano anche un altra serie di indicatori: la pressione fiscale scende dal 43,8 al 43,3% del Pil. Mentre aumenta dello 0,6% il peso economico dell agricoltura, per effetto di modifiche attese da tempo, come il conteggio in questo comparto di Stime marzo 2014 Stime settembre 2014 Stime aprile 2014 in % sul Pil ,3-2,4-1,9-1,9 alcune attività legate alle energie rinnovabili e un monitoraggio più attento dell Iva. Un altra illusione statistica, insomma. Purtroppo ieri l Istat ha diffuso anche altri numeri. Qui non c entra il ricalcolo del Pil ma l andamento reale del nostro settore industriale. E in quelle tabelle ci sono soltanto segni meno. A luglio il fatturato è sceso dell 1% rispetto al mese precedente e il dato in arrivo dal mercato estero, finora ancora di salvezza delle nostre aziende, è andato peggio di quello nazionale. In calo anche gli ordinativi totali, meno 1,5%. Lorenzo ,0-3,0-2,8-3,0-3,5-3,7-4,2-4,5 ROMA Una buona notizia per il piano di rientro del debito pubblico, e appena qualche preoccupazione in meno per la tenuta dei conti di quest anno. In attesa del ritorno del ministro Pier Carlo Padoan dal G20 in Australia, i tecnici dell Economia soppesano la rivalutazione del prodotto interno lordo effettuata dall Istat. La riduzione del rapporto tra il debito e il pil di quasi cinque punti percentuali agevola in prospettiva il percorso della sua graduale riduzione verso il 60%, anche se la revisione contabile avrebbe effetti molto marginali, ma non del tutto trascurabili, sul disavanzo. Per il 2014 dovrebbe essere appena un po più facile mantenere l indebitamento netto sotto il tetto del 3% del pil. I nuovi criteri contabili escludono dalla spesa gli interessi sui prodotti derivati, mentre sono un po più rigidi nel considerare i crediti di imposta, che in alcuni casi dovranno esser registrati come spesa indipendentemente dal loro effettivo utilizzo. Una cosa riduce, l altra spinge il deficit: negli anni passati hanno avuto effetti alterni sul bilancio, ma l aumento del pil, a prescindere, giova al rapporto con il deficit. E fa crollare quello con il debito. L aumento del prodotto interno lordo di una sessantina di miliardi di euro l anno fa diminuire il rapporto con il debito di quasi cinque punti percentuali. Da 132,6%, nel 2013, si scende a 127,9%: sarà un po più facile arrivare al 60% con la riduzione di un ventesimo l anno della differenza pretesa dalla Ue, e che dobbiamo attuare già a partire dal prossimo anno. I tecnici dell esecutivo, in ogni caso, sono ancor più convinti di poter chiudere il 2014 con un disavanzo al 2,9% del pil, quindi a distanza di sicurezza dal tet- Gli aumenti Gli incrementi del Pil ai prezzi di mercato con le nuove stime Valori in milioni di euro D ARCO Finanza pubblica La manovra resta di 4-5 miliardi Il Tesoro rifà i conti per il 2014 Obiettivi (quasi) in sicurezza 127,9 per cento. Il rapporto tra debito e Pil nel 2013, dopo il ricalcolo del prodotto interno lordo. Prima del ricalcolo era del 132,6% to limite di Maastricht. Aiutati, in questo, anche dal mancato pagamento di un paio di miliardi di debiti arretrati della pubblica amministrazione, quelli in conto capitale, che avrebbero impatto sul deficit. La legge di Stabilità del 2015, per ora, resta tarata su una manovra lorda da 20 miliardi di euro, ma potrebbe arrivare anche a 25. La correzione netta del disavanzo, però, sarebbe limitata ai 4-5 miliardi di euro, 0,2-0,3 punti di prodotto interno lordo. Gran parte delle risorse 60 per cento. Il rapporto debito/ Pil previsto dai Trattati Ue. In caso di superamento, l eccesso va ridotto di un ventesimo l anno che bisognerà comunque trovare con tagli di spesa, sarà assorbita dalla stabilizzazione del bonus di 80 euro (10 miliardi) e degli sgravi Irap, con un altra sforbiciata del 10%, oppure lavorando sulla sua deducibilità. Le reali dimensioni della manovra del prossimo anno saranno chiare, però, solo dopo il primo ottobre, quando l Economia diffonderà la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza di aprile, che ovviamente terrà conto della revisione della contabilità pubblica sia per il 2014 che per gli anni successivi e delle nuove previsioni macroeconomiche, con la crescita dell economia che per quest anno sarà rivista al meno 0,1-0,2%. Un paio di settimane dopo, invece, è prevista l approvazione in Consiglio dei ministri della legge di Stabilità, che subito dopo sarà trasmessa a Bruxelles per le valutazioni della Ue. Mario Sensini La richiesta del pm di Trani L Italia declassata «A giudizio analisti S&P» ROMA La difesa l ha paragonata al «grillo parlante», ma per la procura di Trani Standard and Poor s si comportò come Pinocchio: declassando l Italia sulla base di informazioni tendenziose e distorte. Per questo ieri il pm Michele Ruggiero ha chiesto il rinvio a giudizio per la società di rating, come persona giuridica, e per 5 manager: Eileen Zhang, Frank Gill, Moritz Kraemer, il responsabile di S&P per l Europa, Yeann Le Pallec, e l ex presidente mondiale, Deven Sharma. Accuse «prive di fondamento», hanno ribadito anche ieri. Ma per il pm «ci fu accanimento contro l Italia» quel 13 gennaio del 2012, quando la notizia del downgrade venne data a mercati ancora aperti. A riprova dell accusa una mail in cui il responsabile S&P per i rapporti con le banche, Renato Pachini, avvertiva due analisti: «Non è giusto scrivere che c è un elevato livello di vulnerabilità ai rischi di finanziamenti esterni. E proprio il contrario». Per l Adusbef che ha dato origine all inchiesta è «la pistola fumante». La decisione del gup si saprà il 28 ottobre, giorno chiave per l altro troncone di indagine, su Fitch. V.Pic.

7 Corriere della Sera Martedì 23 Settembre 2014 italia:

8 italia: Martedì 23 Settembre 2014 Corriere della Sera 8 Primo Piano Lavoro Il governo Selfie L autoscatto «di gruppo», con il premier Matteo Renzi, dei partecipanti all incontro di San Francisco con le start up, sullo sfondo del Golden Gate (foto Palazzo Chigi) Chi c era Luca Maestri Direttore finanziario di Apple, romano, 50 anni. Studi compiuti tra la Luiss e Boston. Ha lavorato per General Motors e Xerox. A Cupertino è stato chiamato da Tim Cook Renzi e il «cambiamento quasi violento»: far arrabbiare qualcuno per far bene a tutti A San Francisco, tra Google, Twitter e gli italiani: yes we can? Da noi è «No, non si può» Diego Piacentini Numero due di Amazon, braccio destro dell amministratore delegato Jeff Bezos, ha 53 anni. Lavora per il colosso dell e-commerce dal 2000, ricoprendo diversi incarichi DAL NOSTRO INVIATO SAN FRANCISCO Matteo Renzi parla con Fabrizio Capobianco, un mago del software della Valtellina che in Silicon Valley ha creato varie «start up» compresa una applicazione televisiva per la Juventus. E che al premier che lo guarda contrariato promette: «Le faccio una app viola-live con dentro integrati anche gli insulti ai gobbi». Il premier ascolta e, nell incontro organizzato dal console Mauro Battocchi alla Yacht Club, nella Baia di San Francisco, conversa con 150 giovani imprenditori italiani dell hi-tech come Vittorio Viarengo che ha creato varie imprese ma che, essendo cresciuto in un panificio, si era divertito a insegnare a fare il pane agli amici in un video su YouTube. Decine di migliaia di persone che l hanno visto, poi un blog con migliaia di contatti al giorno. Alla fine anche Vivalafocaccia.com è diventato un business, ma quando Viarengo ha pensato di assumere qualcuno in Italia per gestire il sito, è sprofondato negli ostacoli burocratici: «Possibile non si possa fare come qui dove con 200 dollari crei la partita Iva online e puoi anche pagare le tasse via Internet»? Renzi parlava a loro e agli altri espatriati italiani, ma anche a chi in Italia si oppone a riforme radicali quando ha spiegato il suo sforzo di cambiare in profondità l Italia: «Arriva il momento in cui bisogna far arrabbiare qualcuno per cambiare le cose che non vanno, quelle che bloccano un Paese per altri versi vitale, in grado di cogliere le opportunità. Dobbiamo far arrabbiare qualcuno per far andare avanti tutti». Il presidente del Consiglio, nella prima tappa di una giornata che lo ha poi portato a Google, a Twitter e a Yahoo! oltre che alla nuova scuola elementare italiana di San Francisco ha spiegato di essere «venuto qui perché questa è la capitale del futuro. In Italia abbiamo città straordinariamente belle, ma il rischio è quello di essere gelosi del passato anziché innamorati del futuro. Basta piangersi addosso: è il momento di cambiare le cose con decisione, in modo quasi violento. Parlo del metodo, ovviamente. Ma basta piangerci addosso e raccontarci cosa non va e spiegare che le cose non si possono cambiare per non scontentare questo o quello. Qui c è Yes we can. Da noi è di moda: no, non si può». Ai giovani imprenditori italiani il premier ha detto: «Non vi faccio il solito discorso sulla fuga dei cervelli, non vi chiedo di tornare in Italia. Vi Al tavolo Il premier Matteo Renzi alla cena offerta da John Hennessy, presidente della Stanford University, con, da sinistra, Condoleezza Rice, ex sottosegretario di Stato, Ronald Spogli, ex ambasciatore Usa in Italia, e la moglie del presidente del Consiglio Agnese Landini La pugliese Anna Santeramo, da dieci anni negli Usa L avvocato d affari che ha sfondato con un app: «Donna e senza agganci, solo qui trovi capitali» «Scusa ci sentiamo dopo, sto correndo da Renzi, sennò rischio di perdermelo». Anna Santeramo risponde trafelata alle 8 del mattino da San Francisco. È tra gli imprenditori invitati all incontro del premier con i cervelli italiani della Silicon Valley. Santeramo ha 37 anni, è di Barletta ma da dieci vive negli Usa, dove ha preso un master alla Harvard Law School nel 2005 e fino a poco tempo fa faceva l avvocato d affari, prima a New York, poi a Los Angeles. Da pochi mesi si è trasferita a San Francisco: «Qui è più facile trovare finanziamenti, l ambiente innovativo lo respiri davvero». Santeramo s è inventata l Uber dei parrucchieri: si chiama Stylebee, è una app che consente di prenotare a domicilio, a casa o in ufficio («o dovunque ci sia una presa elettrica per il phon») un servizio di acconciatura, taglio, manicure o massaggi. Il riferimento a Uber non è casuale: tra i finanziatori di Stylebee, partito a inizio 2014, ci sono alcuni investitori di Uber (la app per prenotare i taxi con conducente), alcuni angel investors, un colosso come Live Nation, la multinazionale dei biglietti dei concerti. La sua storia è emblematica di come si possa creare un business dal niente: «Qui senza conoscere nessuno ho raccolto 1 milione di dollari, pur non avendo un network di compagni di università o di high school. Si sono fidati di me, credo non sia possibile in altri Paesi, specialmente se sei donna». L idea le è venuta riflettendo sulla sua vita quotidiana: «Guadagnavo bene ma il lavoro di avvocato mi impegnava tantissime ore ed era diventato ripetitivo, non mi soddisfaceva più. Così ho cominciato a guardarmi in giro. Sono partita da me: quando dovevo andare a un incontro, a una cena, un party non avevo mai tempo per andare dal parrucchiere per una piega. Mi sono ispirata a Uber e ad altre app simili: ce n è una che ti mostra i medici disponibili in una certa area a una certa ora. Ho pensato: se posso scegliere così un medico, potrò farlo con il parrucchiere. Così abbiamo iniziato due anni fa, ora abbiamo assunto sette persone». Stylebee per ora è attivo a Los Angeles e San Francisco, ma Anna sta concludendo un secondo fund raising per espandersi ancora. «Come si fa a convincere i finanziatori? Quando li trovi, li tartassi finché non ti danno i soldi pur di non vederti più», scherza. Fabrizio Massaro Chi è Anna Santeramo, di Barletta, 37 anni, da dieci vive negli Usa. Ex avvocato d affari, da pochi mesi ha lanciato «Stylebee», app per parrucchieri a domicilio. In California ha raccolto 1 milione di dollari di capitali Il luogo del futuro «Noi speriamo di cambiare l Italia per farne un Paese bello e coraggioso, un luogo del futuro e non solo del passato» chiedo di credere nel nostro progetto e darci una mano da fuori. Realizzate pure qui i vostri progetti. Noi speriamo di cambiare l Italia per farne un Paese bello e coraggioso. Un Paese che vi faccia sentire il bisogno di tornare a casa. E non solo per le pappardelle e il vino: un luogo del futuro, non solo del passato». L abilità dialettica e la disinvoltura del premier hanno alla fine trasformato l incontro formale, alla presenza dell ambasciatore italiano a Washington Claudio Bisognero e del sindaco della città Edwin Lee che gli ha anche consegnato delle gigantesche chiavi della città, in una specie di rimpatriata con la foto di gruppo sul lungomare che si è trasformato in una girandola di «selfie» con Renzi individuali e a grappolo con sullo sfondo il Golden Gate, che, alla fine ha travolto anche il primo sindaco asiatico della città e la moglie. Agli imprenditori Renzi ha presentato la squadra di Palazzo Chigi per l innovazione: dal suo consigliere Paolo Barberis al neonominato «digital champion» Riccardo Luna, una specie di ambasciatore dell hi-tech italiano alla Commissione europea di Bruxelles, e ha promesso di tornare ogni anno, prima dell assemblea delle Nazioni Unite, per fare il punto sui progressi compiuti dall Italia. Al capo del governo sono state presentate molte realtà produttive italiane di successo, alcune tutte create sulla West Coast, altre gestite da qui, ma con decine o centinaia di dipendenti della ricerca e sviluppo in Italia perché da noi, hanno spiegato molti degli imprenditori che hanno preso la parola, gli ingegneri di qualità non mancano. Spesso sono migliori di quelli americani e possono anche costare meno. Ma manca il sistema, la cultura manageriale, i canali di finanziamento, l abitudine a promuovere chi accetta le sfide, a incoraggiare l assunzione di rischi. È quello che fa il programma di borse di studio Fullbright Best: alcuni di quelli che sono venuti a studiare imprenditorialità in America con queste borse sono tornati in Italia e hanno creato imprese di successo. Come Massimo Palmisano, un ragazzo di Taranto che lavorava a Torino, alla Fiat. Nel 2009 ha vinto una borsa Best e ha mollato tutto: oggi la sua impresa, Decision, ha 100 dipendenti in Italia, 20 negli Usa e ha appena ottenuto un finanziamento di 40 milioni da un fondo d investimenti Usa pronto a finanziare il suo sviluppo. Renzi ha usato queste storie come acqua per il suo mulino («Quando dicevo che Jeffrey Immelt di General Electric, che è il più grosso datore di lavoro di Firenze, mi diceva che all Italia invidiava soprattutto i suoi ingegneri, da noi mi ridevano in faccia») e poi ha promesso di continuare a puntare senza sosta sul cambiamento: Parlamento, mercato del lavoro, giustizia civile, scuola. E qui vari imprenditori come Marinucci lo hanno sollecitato a introdurre l insegnamento dell imprenditorialità non solo negli anni dell università, ma anche nelle scuole medie e addirittura elementari. Massimo Gaggi Mario Mazzola Cresciuto nella Olivetti, ha poi fatto carriera alla Cisco (dove nel 2001 è divenuto il numero due). Si è trasferito nella Silicon Valley nel 1982, partecipando alla fondazione di una società, la David system Fabrizio Capobianco Ha fondato e guida TOK.tv, piattaforma per rendere social la tv (permette di comunicare tra spettatori a distanza durante gli eventi sportivi). Nel 2003 ha creato Funambol Doug Leone Origini genovesi, negli Stati Uniti da quando aveva 11 anni, è senior partner del fondo Sequoia, nome di peso nel mercato di venture capital, che ha contribuito a finanziare Apple, Google, Yahoo! Marco Marinucci Dodici anni dopo la laurea, in Ingegneria elettronica a Genova, nel 2005 ha cominciato a lavorare per Google (fino al 2012). Ha fondato Mind the Bridge, incubatore di startup

9 Corriere della Sera Martedì 23 Settembre 2014 italia: Primo Piano 9 Lavoro Il Quirinale Napolitano chiede coraggio «Basta conservatorismi L Italia deve rinnovarsi» Il Colle: politiche nuove su crescita e occupazione Il no ai corporativismi e a chi «sbraita» contro la Ue I passaggi Il Paese Per farcela dobbiamo stringerci ancora di più in uno sforzo comune con spirito di solidarietà Il governo Confidiamo nella chiarificazione e concretizzazione degli impegni annunciati dal governo La scuola Non c è nulla di più gratificante e importante del dedicarsi a rendere migliore la nostra scuola Il terrorismo L Europa è decisa a difendere il suo patrimonio di civiltà da una nuova ondata di fanatismo e barbarie ROMA Giorgio Napolitano pronuncia pure lui la parola «coraggio», come ha appena fatto Matteo Renzi dalla Silicon Valley. La evoca perché spiega è proprio di un mix tra idee audaci e risolutezza senza esitazioni che hanno bisogno l Italia e l Europa, «alle prese con una profonda crisi finanziaria, economica e sociale». Infatti, per superare la «difficoltà del vivere e le angosce per il futuro» dalle quali «facciamo fatica a uscire», serve subito un cambio di rotta. Da noi come a Bruxelles. Servono cioè «politiche nuove e coraggiose per la crescita e l occupazione, dirette soprattutto e più efficacemente ai giovani». Ma non basta. «Per farcela ci si deve non già chiudere in vecchi recinti nazionali, e sbraitare contro l Europa, ma stringerci ancor più in uno sforzo comune, integrare ancor più le nostre energie in spirito di solidarietà» e, insomma, «rinnovarci, metterci al passo con i tempi e con le sfide della competizione mondiale». E aggiunge che, «specialmente in Italia», dobbiamo «rinnovare decisamente le nostre istituzioni, le nostre strutture sociali, i nostri comportamenti collettivi: in questo Paese che amiamo, non possiamo più restare prigionieri di conservatorismi, corporativismi e ingiustizie». È esplicito (e, su diversi fronti, duro) l avvertimento a superare lo stallo che il presidente della Repubblica lancia inaugurando davanti a tremila studenti al Quirinale, e in diretta tv, l anno scolastico. Ha dunque in mente le riforme. Compresa quella del lavoro, evidentemente, sulla quale è in corso un aspro dibattito che lacera il Pd e gli stessi sindacati, divisi tra passatisti e innovatori e incalzati da un Renzi con i bioritmi alle stelle e lontanissimo dal rassegnarsi al gioco dei veti incrociati. Un soccorso al premier, quello del capo dello Stato? Oggettivamente sì. Anzi, di più: la conferma di un asse per offrire sostegno alle sfide dell esecutivo. Un endorsement che sembra maturato sulle stesse ragioni per le quali il governatore della Bce, Mario Draghi, quasi nel medesimo momento denuncia che la ripresa «sta perdendo impulso» nell intera eurozona e assegna all Italia i rischi maggiori, proprio a causa dell eterna lentezza nell affrontare le sempre attese, e sempre promesse, riforme strutturali. Un pericolo che, per esempio nel contrastato caso del Jobs Act, dovrebbe spingere tutti a superare le contrapposizioni tra una rigida difesa dell esistente (la fanno la minoranza del Pd e la Cgil) e l ansia renziana di imprimere un deciso balzo in avanti al processo riformatore. Per trovare una sintesi in questo spera il presidente, con un messaggio rivolto in particolare a sinistra in grado di sbloccare il Paese. Magari a partire da una riconsiderazione senza pregiudiziali dell articolo 18, che per cinquant anni ha rappresentato un autentica linea Il discorso Cerimonia inaugurale dell anno scolastico al Quirinale. Il capo dello Stato Giorgio Napolitano (foto Ansa) ha parlato a circa tremila studenti riuniti con i loro insegnanti nel cortile del palazzo «L incontro a cui presiedo per la nona volta ha detto Napolitano è tra i più belli e significativi che la presidenza della Repubblica ospiti» L undicenne ricevuto dal Presidente. La madre: mi ha commosso Quell incontro a sorpresa con il bimbo in carrozzina ROMA Alla fine ce l hanno fatta a salutare il presidente. Erano lì, al Quirinale a seguire l inaugurazione del nuovo anno scolastico e quasi non respiravano per l emozione. Matteo Tovani, 11 anni, in carrozzina, con lui Diego, 7 anni, mamma Giovanna e papà Mirco, serissimi. Poi, qualcuno li ha chiamati, «venite». Arrivati da Fabbriche di Vergemoli (Lucca), avevano chiesto «a un signore se potevamo essere ricevuti, ma ci sembrava impossibile». Invece Giorgio Napolitano li ha accolti. Pochi minuti, un saluto affettuoso e soprattutto un «in bocca al lupo» per Matteo, che fino a 6 anni correva e saltava, poi una malattia neurodegenerativa lo ha spinto su una carrozzina. «È stata una tale emozione che ho pianto», dice la mamma. E gli occhi le tornano lucidi. Claudia Voltattorni 43 il tasso nazionale di disoccupazione a luglio, nella fascia anni. Il dato generale è al 12,6% del Piave per la sinistra. Chiaro che per «rinnovare l Italia» sul serio è necessaria una «rivoluzione sistematica», come adesso sostiene anche Renzi. Una rivoluzione del tipo di quella annunciata per «la buona scuola», e che può concretizzarsi insiste Napolitano, con una vena di pedagogia istituzionale attraverso «una mobilitazione di esperienze e di idee» nella quale coinvolgere «il più gran numero di voci rappresentative del mondo dell istruzione e dell intera società». Ora, poiché i cittadini di domani si formeranno sempre più in rapporto con i loro coetanei dell Unione (e un nuovo programma di scambi è già alle viste), è fondamentale che si esca «dai vecchi recinti nazionali» e si smetta di Gli impegni Il sostegno alle sfide del governo al quale chiede, parlando di scuola, di concretizzare gli impegni «sbraitare contro l Europa». Non a caso è da atteggiamenti come questi, alimentati da chi teorizza una Unione Europea come un autobus sul quale si sale e si scende a seconda delle convenienze, che maturano certe pericolose derive populiste e qualunquiste di oggi. Possono essere sconfitte, dice ancora il capo dello Stato, facendo ciascuno la propria parte. Il che significa, alludendo al governo e con un focus particolare sulla scuola, attraverso la «chiarificazione e concretizzazione degli impegni annunciati per il superamento di situazioni ormai insostenibili, che le politiche del passato non hanno mai risolto». Su questo, lascia capire, vigilerà anche lui. Marzio Breda La Chiesa Il presidente della Cei elenca i fattori che concorrono a non creare lavoro. Dal pontefice la conferma nell incarico fino al 2017 Bagnasco accusa: fisco predatorio e burocrazia asfissiante I vescovi: la gente è stremata serve una rete super partes ROMA Dice che «la gente è stremata» ed elenca: «L occupazione difficile e il fisco predatorio, la burocrazia asfissiante e la paura diffusa di fare passi sbagliati, tutto concorre a non creare lavoro nei vari settori del pubblico e del privato, non stimola l inventiva, non trattiene i giovani nel Paese». Il cardinale Angelo Bagnasco non la manda a dire e parla con l autorevolezza di chi, nel Consiglio permanente di ieri, ha potuto annunciare ufficialmente che papa Francesco lo ha confermato alla presidenza della Cei fino al 2017 («ringrazio per la confermata fiducia il vescovo di Roma»), quando scadrà il suo mandato e i vescovi applicheranno il nuovo sistema di votazione approvato nell assemblea di maggio. Così, a proposito del «nostro amato Paese», Bagnasco ricorda che «le notizie parlano ancora di recessione, della necessità di tempo, di riforme strutturali, di più ampie partecipazioni imprenditoriali, di investimenti, di visione industriale, di reti solide affinché i piccoli possano trattare con i grandi, di ricerca e continua innovazione per non essere imitati e penetrare mercati nuovi». E osserva una «depressione spirituale» che «non solo fa soffrire chi ha perso il lavoro o i giovani che non l hanno ancora trovato, ma debilita le forze interiori e oscura il futuro». I giovani, «come emigranti forzati, forti della loro intelligenza e preparazione, tentano la fortuna altrove». Domanda: «Fino a quando?». Il presidente della Cei alza lo sguardo e scandisce: «Chiediamo a tutti i responsabili della cosa pubblica, a coloro che hanno risorse finanziarie o capacità imprenditoriali, di fare rete super partes poiché la gente è stremata e non può attendere oltre. Il disagio, lo si sa, più perdura e più lascia il segno negli animi, fissa abitudini non sempre positive, è brodo di coltura non del meglio». Il cardinale, come sempre alla vigilia dei lavori della Cei, è stato ricevuto in udienza sabato dal Papa. La scelta di confermarlo fino al termine del suo mandato, Oltretevere, era già trapelata in luglio, dopo che la Santa Sede aveva compiuto la recognitio e approvato le modifiche allo statuto e al regolamento. Il via libera ha ratificato la nuova procedura di elezione del presidente: dalla prossima volta sarà ancora nominato dal Papa, ma in base ad una terna di candidati scelta dall assemblea dei vescovi. Una soluzione di compromesso tra chi voleva si passasse all elezione diretta e chi invece preferiva che Il ruolo Angelo Bagnasco è stato confermato presidente Cei (Ansa) la nomina caso unico al mondo restasse una prerogativa del vescovo di Roma in quanto «primate d Italia». Nominato da Benedetto XVI nel 2007, Bagnasco era stato confermato dallo stesso Ratzinger il 7 marzo 2012 per altri cinque anni, scadenza ora assicurata da Francesco: «Per espressa volontà del Sommo pontefice», ha spiegato il cardinale, le modifiche si applicheranno alla scadenza del mandato. Nella sua ampia prolusione, tra le altre cose, Bagnasco è tornato ad attaccare il «totalitarismo culturale» del «pensiero unico che decide cosa esiste e cosa no», un «vuoto» che spiega anche «il rifiuto dell origine cristiana della cultura europea». Sulle stragi dei migranti, quest anno morti, chiede: «Dov è l Europa?». Un continente invecchiato, «ricco di cose ma povero di significati». Di qui pure l «oscura seduzione» che il «fanatismo terroristico» rischia di avere su alcuni, quando gli «ideali nobili» sono «negletti e derisi». L «apprezzamento per la scuola a tutti i livelli» si accompagna a una «particolare vicinanza alle scuole pubbliche cattoliche» perché «a causa dell inadempienza legislativa, insieme alle famiglie e ai docenti, fanno enormi sacrifici per resistere». E ancora la famiglia, «che non è una questione privata ma pubblica», un «presidio» che in tempi di crisi garantisce anche «la tenuta sociale ed economica». Il cardinale accenna pure al Sinodo di ottobre: «Sarebbe gravemente fuorviante ridurre i lavori alla prassi sacramentale dei divorziati risposati». Gian Guido Vecchi

10 italia: Martedì 23 Settembre 2014 Corriere della Sera 10 Primo Piano Lavoro L iter Ingorgo di emendamenti, il Jobs act rischia di rallentare La Cgil: in piazza anche soli Oltre alla sinistra pd, Sel e M5S pronti alle barricate ROMA L iter di approvazione del Jobs act rallenta per aspettare che il Pd risolva i problemi interni sull articolo 18. Il disegno di legge delega sulla riforma del lavoro è atteso domani in aula al Senato per la discussione in vista del voto. Che però comincerà la prossima settimana. Il punto è che sulla riforma, che spedisce in soffitta il diritto al reintegro per i licenziamenti senza giusta causa, la tensione è salita. Tanto che questa mattina a Palazzo Madama è in agenda una riunione dei senatori del Pd con il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, sul Jobs act nel suo I tempi Il testo arriva in Senato domani: il voto decisivo solo dopo la direzione pd del 29 settembre Le divergenze Cgil lontana da Cisl e Uil Bonanni: per combattere il precariato io tratto anche sull articolo 18 complesso. Ma il cuore della discussione è l emendamento che porta al superamento dell articolo 18, introducendo i nuovi contratti a tutela crescente (via libera ai licenziamenti a fronte di un indennità economica, correlata all anzianità di servizio). La minoranza del Pd, contraria all emendamento concordato tra Poletti e il relatore Maurizio Sacconi (Ncd), è intenzionata a presentare propri emendamenti alla scadenza dei termini fissati per le 13 di oggi. L intento sarebbe correggere il nuovo contratto di lavoro a due fasi, ripristinando la tutela dell articolo 18 nella seconda, cioè dopo tre anni dall assunzione. Un eventualità osteggiata da Sacconi. Critico anche sull emendamento già annunciato dal senatore del Pd Miguel Gotor: estensione degli ammortizzatori sociali, sfoltimento dei contratti precari, limiti all uso dei voucher. La preoccupazione del governo è che Sel e Movimento 5 Stelle possano presentare una moltitudine di emendamenti, giocando la carta dell ostruzionismo. All interno del Pd l orientamento è che la discussione di oggi e l avvio dei lavori in aula consentano di collocare Lo scontro L art.18 L annuncio del premier Renzi di voler mettere mano all art.18 dello Statuto dei lavoratori ha suscitato veementi reazioni nel sindacato, in particolare da parte della Cgil, il cui segretario Susanna Camusso ha anche ventilato l ipotesi di uno sciopero generale Botta e risposta La leader Cgil ha indicato nella ex premier britannica Margaret Thatcher (nota anche per un durissimo braccio di ferro con i minatori) come il modello di Renzi. Che ha risposto attraverso un video diffuso su Youtube: «A quei sindacati che vogliono contestarci chiedo: dove eravate in questi anni quando si è prodotta la più grande ingiustizia, tra chi il lavoro ce l ha e chi no?» il voto sui contratti a tutela crescente all indomani della direzione, fissata per lunedì. L esecutivo, del resto, vuole vedere approvata la delega in tempi stretti. A ricordarlo sono le parole pronunciate ieri dagli Stati 3 Uniti dal premier Matteo Renzi. «Faremo di tutto per cambiare l Italia. Alcune anni cose vanno cambiate in modo quasi violento», va da sé che una delle priorità è proprio la riforma del lavoro. Le difficoltà sono quelle ripetute dallo stesso Poletti sottolineando che, «il governo sta affrontando un tema radicale. Ma l Italia è il paese del sì, però e il però è dieci giri di filo spinato attorno al sì e finisce che non ti ricordi più se il sì era un sì, un no o un forse». Ciò che l esecutivo non dimentica è l atteggiamento della Cgil. L intransigenza del sindacato, guidato da Susanna Camusso, cresce di pari passo con la presa di distanza dei leader di Uil, Luigi Angeletti e Cisl, Raffaele Bonanni dalla linea dura. Ieri, mentre quest ultimo spiegava che, pur di combattere il precariato, è pronto «a è il periodo in cui le tutele dell articolo 18 sarebbero attenuate di indennizzo massimo sono previste 24mensilità dalla legge Fornero trattare su tutto, anche sull articolo 18», la segretaria generale della Cgil ha agitato lo spettro dello sciopero generale specificando: «La Cgil ha già detto e continuerà a ribadire che inizierà la mobilitazione. Sarebbe utile per tutti che fosse unitaria ma comunque non ci tireremo indietro». Il sindacato di sinistra pare, dunque, pronto a battere la strada dello sciopero anche in solitudine. Attaccando su tutta la linea. Confindustria compresa. Colpevole agli occhi della Cgil di avallare la riforma di Renzi. Ieri il numero uno di Viale dell Astronomia, Giorgio Squinzi, è tornato a ripetere: «Come fai a investire in un Paese dove se assumi è per la vita?». Andrea Ducci TEL L intervista Il deputato della minoranza Cuperlo avvisa: «Gli appelli alla disciplina? Non siamo in caserma» Il partito Non voglio pensare che ci sia chi lavora per mandarci via ROMA «Non vale la logica del prendere o lasciare. Chi vince il Congresso ha il diritto e il dovere di dirigere un partito, non di comandare. Però, per citare una persona molto amata da Renzi, Don Milani, siamo in grado di sortirne insieme». Gianni Cuperlo, anima di sinistra del Partito democratico, tra i protagonisti della ribellione al nuovo corso sul lavoro impresso da Matteo Renzi, fa una premessa, prima di cominciare: «Non dirò neanche mezza parola in polemica con Renzi, che è negli Stati Uniti, perché non si polemizza con il premier mentre all estero rappresenta gli interessi del Paese».

11 Corriere della Sera Martedì 23 Settembre 2014 italia: Primo Piano 11 La contesa Il segretario della Cgil, Susanna Camusso La curiosità A Palazzo Chigi è gufo-mania E Manzione già li collezionava Nelle stanze di comando di Palazzo Chigi ognuno ha il suo gufo. Il ponte di comando renziano esorcizza così tutti i «frenatori, quelli che remano contro il cambiamento» evocati dal premier. Nella comunicazione politica di Matteo Renzi non è mai mancata la figura dell antagonista, il «cattivo» delle favole, perché sin da quando era sindaco di Firenze era lo schema che meglio ha funzionato per incassare l appoggio dell opinione pubblica. Così, contro le gufate (e i rosiconi), sulla lavagnetta nell ufficio di Filippo Sensi, portavoce del premier, qualcuno ha vergato un curioso ritratto del volatile notturno, subito postato su Twitter. Sulla scrivania del sottosegretario Luca Lotti, braccio destro di Renzi, di gufi ce ne sono ben due: uno turchese e l altro rosso e giallo (nella foto), regalati da una dipendente del Pd. Mentre Antonella Manzione può addirittura contare su un esercito di gufi. A casa ne ha addirittura trecento: li colleziona da quando si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza a Pisa. «Si vede era destino che me li ritrovassi contro da grande E pensare che a me i gufi stanno anche simpatici», sorride oggi l ex comandante dei vigili di Firenze chiamata a guidare il Dipartimento affari giuridico-legislativi del governo. Le decine di gufetti della Manzione sono però al sicuro in una vetrina nella sua casa in Versilia. In ufficio ha portato un solo piccolo gufo-pupazzo, come per avvertire i «rosiconi» che a Palazzo Chigi non è aria. Claudio Bozza C è chi, come Pippo Civati, agita l ipotesi di un referendum con la base del Pd nel caso in cui non troviate l accordo. «È uno strumento previsto, ma io sono per discutere nelle sedi giuste. I tempi stringono, faccio un appello a tutti al dialogo». Lei si sente un conservatore? «Per nulla, io sono per una discontinuità coraggiosa. I panni del conservatore li lascio alla destra che teorizza la flessibilità spinta fino alla precarietà. Li lascio a chi usa gli incentivi pubblici per abbassare il costo del lavoro senza innovazione. A chi non dice una parola sul fatto che le nostre imprese hanno un patrimonio inferiore al risparmio delle famiglie». Eppure l immagine che rischia di dare la sinistra del Pd è proprio quella, di non voler cambiare. «Io non so che farmene di una sinistra rivolta al passato. Non leggo Marx, anche se lo trovo molto più attuale di Davide Serra, ma Piketty. La diseguaglianza è la radice di questa crisi». L articolo 18 è lo scoglio su cui rischia di infrangersi la riforma. «L ex articolo 18, vorrà dire, visto che è già stato cambiato e in modo non banale. Sono io che chiedo: per risvegliare l Italia sono più importanti 5 mila cause all anno sull articolo 18 o il recupero anche solo di metà dei 120 miliardi di evasione? È più importante l articolo 18 o ricordare che siamo il fanalino di coda Oltre Marx Non leggo Marx, anche se lo trovo più attuale di Davide Serra: la vera crisi è la disuguaglianza nell occupazione femminile?». Se è così marginale, perché ne fate una battaglia? «Rovescio la domanda. Se è così marginale, perché farne il fulcro? È un depistaggio dopo che abbiamo perso il 25 per cento della produzione industriale? Perché non si parte dal fatto che la Germania per l inserimento al lavoro spende 9 miliardi e noi 500 milioni? Perché non si mette al centro il fatto che l accesso ai servizi per il lavoro oggi è un diritto di cittadinanza?». Ma siete disponibili a parlarne? «Non c è nessun tabù, io voglio trovare una soluzione. Lo scriviamo che il reintegro non si discute in caso di discriminazione per motivi religiosi, politici e sindacali, di etnica, genere e orientamento sessuale? Sono numeri piccoli, i reintegri, ma questo anche perché la norma ha avuto un effetto deterrente. Anche lì c è un pezzo della dignità del lavoro da difendere. Per il resto possiamo discutere della durata in cui si arrivi Il retroscena Bindi: «Una scissione? Sicuramente no, se non la provoca chi richiama all obbedienza» Alta tensione tra renziani e sinistra Ma i dissidenti faticano a unirsi La minoranza verso la conta: o noi o FI. Divisi sul referendum ROMA «I renziani? Attaccano perché sono preoccupati, hanno paura che passi il referendum... È previsto dallo statuto, possiamo farlo e possiamo anche vincerlo». Stefano Fassina ha indossato l elmetto e non intende uscire dalla trincea dei «duri», sui quali ieri si è scatenata la controffensiva del Nazareno. Un attacco che sembra aver indebolito la «resistenza» bersaniana dei riformistisenza-elmetto. Uno dopo l altro, i colonnelli renziani hanno sparato metaforiche pallottole sull opposizione interna e il resto lo ha fatto il severo monito del capo dello Stato. Tanto che Cesare Damiano vede sfumare il sogno di appellarsi alla base: «La possibilità reale di un referendum interno la vedo abbastanza remota». Non è una resa, però. Lo stesso presidente della commissione Lavoro della Camera lancia infatti a Renzi un brusco avvertimento: «Sulle questioni economiche dovrebbe essere rifiutato il soccorso azzurro. Se fossero determinanti i voti di Forza Italia per tenere in piedi il governo ci sarebbe una conseguenza politica...». Prima di volare negli Usa il premier ha chiesto ai suoi di picchiare duro sull ala sinistra, che contesta il cuore della riforma del lavoro. E così dal Nazareno (come da Palazzo Chigi) sono partiti i razzi. Lorenzo Lotti, per chiarire la determinazione del leader, ha preso di mira Alfredo D Attorre: «Chi ha perso le primarie non detta la linea. No ai retaggi ideologici». E il deputato bersaniano: «Argomento fuori luogo, non mi pare che Renzi alle primarie abbia proposto l abolizione dell articolo 18». A sera in soccorso del collega è arrivata la replica di Fassina a Lotti: «Con gli insulti e le caricature non facciamo passi avanti. Il principio democratico con cui il Pd procede è davvero singolare. Il capo decide, il Senato approva e poi facciamo la direzione per discutere». Toni che oscurano il lavoro dei mediatori, intenti a cercare un accordo da portare lunedì 29 al «parlamentino» del Pd, dove la riforma sarà messa ai voti. I renziani fanno la voce grossa, mostrando di non temere una conta dolorosa. «Ci sono tutte le condizioni per arrivare a un punto di equilibrio spera Debora Serracchiani La scissione? Ipotesi fantascientifica». Il clima però è pessimo. «Le minacce di non rispettare le indicazioni di voto alla tutela, dopo il periodo di prova. Discutiamo di tutto, ma rispettando quei principi». Che emendamenti presenterete? «Bisogna sfoltire la giungla dei contratti. Bisogna mettere sul tavolo le risorse per estendere tutele e formazione. E poi entrare nel merito del salario minimo per chi non ha un contratto e dei nuovi ammortizzatori». C è chi dice che lo scontro sull articolo 18 è uno strumento di Il referendum L articolo 27 Nello statuto del Partito democratico, l articolo 27 disciplina la possibilità di indire un referendum interno al partito stesso «su qualsiasi tematica relativa alla politica e all organizzazione del Partito Democratico» L opposizione La minoranza interna del Pd, contraria alla linea di Matteo Renzi sul lavoro, ha ventilato l ipotesi di dare vita al referendum interno in relazione ad alcune parti del Jobs act, in particolare quelle relative alla modifica dell attuale articolo 18 dello Statuto dei lavoratori L avvertimento Ad avvertire il capo del governo, l ex ministro Cesare Damiano. Che ha annunciato che in caso di una fiducia sul Jobs act votata anche grazie all apporto dei parlamentari di Forza Italia, ci sarebbero delle «conseguenze». Tra cui anche il referendum interno Chi è L ex presidente del Pd, Gianni Cuperlo, alla festa provinciale dell Unità a Modena sabato scorso. Cuperlo, 53 anni, ha dato le dimissioni da presidente del partito il 21 gennaio: alle primarie per la segreteria era arrivato secondo (18,2%) dietro Matteo Renzi (67,6%) e davanti a Pippo Civati (14,2%) non aiutano avverte Lorenzo Guerini, rivolto a Bersani In un partito si discute, poi si decide e quella decisione impegna tutti». Come ci si arriva? Con sanzioni ed espulsioni? «Sono convinto che ci si arriverà non per via disciplinare, ma attraverso il dibattito». Se Guerini media, Rosy Bindi attacca. Per la presidente dell Antimafia il premier «ama rilanciare per impedire che si facciano i bilanci» e l idea di una rottura insanabile non è affatto lunare: «Una scissione? Sicuramente no, se non la provoca chi continua a richiamare all obbedienza...». Dove quel qualcuno, per la Bindi, è ovviamente Renzi: «Se lui sbaglia le alternative ci sono, basta costruirle». Pippo Civati avverte il segretario: «Rischia di compromettere definitivamente i rapporti con la minoranza», che per lui non sono pochi giapponesi, ma un area molto più larga: «Se cinque democratici non votano il decreto si va in commissione di garanzia, se non lo votano in cento si va dal presidente della Repubblica». Tifa per la caduta del governo? «No, dico che a qualcuno piace giocare pesante... La legge di stabilità dovrà prendere decisioni difficili, se il clima è questo auguri!». Per Civati, che nutre «dubbi di costituzionalità», il referendum non è affatto uscito dai radar. Serve il 5 per cento degli iscritti e lui è sicuro di averlo in tasca: «Se i renziani sono così convinti della loro forza, perché non convocano il popolo del Pd?». Lo scontro si sposta a Palazzo Madama, dove tutte le correnti di minoranza del Pd stanno cercando di riunire le forze in un fronte unico. I capibastone, da Cuperlo alla Bindi, fanno pressing su Roberto Speranza (che stasera riunirà i suoi cento parlamentari) perché accetti di dare battaglia insieme a loro. Nella riunione di Area Riformista Fassina e D Attorre si faranno sentire, ma la gran parte della corrente non sembra disposta a seguirli sul terreno di quel referendum interno la cui sola ipotesi ha fatto infuriare il Nazareno. «Se proprio volete un referendum facciamolo con gli elettori minaccia il renziano Giachetti Mattarellum e al voto.#cestate?». Sempre via Twitter era arrivata la provocazione di Fassina: «Sacconi e Forza Italia cheerleaders del Jobs Act. Sono diventati di sinistra o il Pd segue la destra?». Monica Guerzoni lotta interna nel partito. «Spero che nessuno pensi a regolamenti di conti. Non mi sento un gufo, né un guastatore. Ma non accetto nemmeno toni ultimativi. Credo di essere stato il primo a riconoscere la legittimità del successo di Renzi alle primarie. Il nemico non è mai in casa e io mi sento parte della scommessa per il cambiamento». Se non si trovasse un accordo, accetterebbe la disciplina di partito? «Un partito non è una ditta né una caserma. È una comunità. E non apprezzo gli appelli alla disciplina a stagioni alterne: alcuni di quelli che ora la invocano, sul capo dello Stato hanno votato come gli garbava». Come se ne esce? «Con meno battute, meno offese e più rispetto. Io mica dico che la riforma Poletti è la traduzione italiana del liberismo thatcheriano. Non lo penso. La responsabilità di tutti è di trovare una soluzione. Lo so, sono un uomo fuori contesto, ma sarei per adottare uno sciopero dei tweet per 15 giorni, come elemento di salute pubblica». La scissione è fantascienza? «Non voglio nemmeno evocare il termine. E non voglio neanche pensare che ci sia chi lavora, magari implicitamente, perché qualcuno se ne vada. Hic manebimus optime». Alessandro Trocino Processo Mediaset Strasburgo gela Berlusconi: nessun ricorso è stato esaminato ROMA A togliergli un po di serenità è il comunicato ufficiale arrivato dalla Corte dei diritti dell Uomo di Strasburgo: a differenza di quanto era stato fatto trapelare dai suoi legali, nessuno dei tre ricorsi presentati da Silvio Berlusconi (contro la legge Severino e sullo svolgimento del processo Mediaset) è stato ancora dichiarato ammissibile. Lo precisa la stessa Corte, annunciando comunque che, prossimamente, i ricorsi verranno esaminati per verificarne o meno l accoglibilità. Insomma, niente di nuovo sotto il sole: è vero che non c è decisione di rigetto, ma nemmeno si è ancora aperto quel percorso verso una riabilitazione piena e totale, anche sul piano giuridico, nella quale Berlusconi sperava, e anche in tempi brevi. La centralità politica e il ruolo ritrovato di un partito che «si è ripreso le prime pagine dei giornali» dovranno continuare a passare per il rapporto privilegiato con Matteo Renzi, al quale il Cavaliere non rinuncia. Anzi. Giurano i suoi che quella pronunciata a Sirmione domenica («Oggi c è una bandiera che sventola forte nel vento, Renzi, e una a mezz asta, Berlusconi...») era «solo una battuta», che il suo atteggiamento è da Ammissibilità La Corte non ha deciso per l ammissibilità come invece avevano fatto trapelare i legali di Berlusconi uomo «pragmatico, che tiene aperte tutte le porte». Ma non c è dubbio che Berlusconi sia sincero quando offre il suo sostegno a Renzi e si augura che in qualche modo ce la faccia. «Se non riesce lui, in questo momento di grande difficoltà in cui tutti i nodi dalle riforme alla legge elettorale al Jobs act stanno venendo al pettine, rischiamo che a imporci cosa fare a gennaio arrivi la Trojka. E per il Paese e per noi tutti sarebbe un grande male», ripete il leader azzurro ai suoi interlocutori. Dunque, una mano a Renzi ad affrontare «questa fase» bisogna darla sul serio, anche «per senso di responsabilità». Poi, su quello che potrà accadere, Berlusconi è realista: «Sul lavoro il Pd potrebbe ricompattarsi e la riforma non sarebbe più quella che noi potremmo votare. Ma Renzi potrebbe anche tenere duro, e allora si aprirebbero scenari del tutto nuovi...». Quali è facile immaginare: Berlusconi e i suoi pensano che una scissione sia difficile ma non impossibile, che una svolta blairiana sia un ipotesi, e che Forza Italia non possa farsi trovare impreparata, nell evenienza. Nel partito le posizioni sono variegate: per un Paolo Romani e un Renato Brunetta che quasi chiamano alle larghe intese, c è Giovanni Toti che frena: «Noi sosterremo la riforma del lavoro, proponendo miglioramenti, se l impianto ci convincerà. Il resto se la vedano loro». Ma è chiaro che oggi FI agisce di rimessa, in attesa di capire come si muoverà il quadro politico e cosa accadrà nel Pd. Male che vada, dicono gli azzurri, si sarà provocata una spaccatura nel Pd difficile da sanare. Che potrebbe avere effetti anche sulla legge elettorale. Anche per questo non c è fretta di stringere sull Italicum, sistema considerato il male minore visto che il sogno proibito del Cavaliere resta quello di tenersi il Consultellum. Paola Di Caro

12 italia: Martedì 23 Settembre 2014 Corriere della Sera 12 Offerta valida per immatricolazioni fino al 30/09/2014 per Ford EcoSport CV a fronte di rottamazione o permuta di una vettura immatricolata entro il 31/12/2008 e posseduta da almeno 6 mesi. Solo per vetture in stock presso i FordPartner aderenti all iniziativa. Prezzo raccomandato dalla Ford Italia S.p.A. IPT e contributo per lo smaltimento pneumatici esclusi. Ford EcoSport: consumi da 4,6 a 6,3 litri/100 km (ciclo misto); emissioni CO 2 da 120 a 149 g/km. Esempio di finanziamento per Ford EcoSport a Anticipo zero (grazie al contributo dei FordPartner), 36 quote da 274,58, escluse spese incasso Rid 3, più quota finale denominata VFG pari a Importo totale del credito di ,52 comprensivo dei servizi facoltativi Guida Protetta, Assicurazione vita, Invalidità e disoccupazione. Totale da rimborsare ,88. Spese gestione pratica 300. Imposta di bollo in misura di legge all interno della prima quota mensile. TAN 2,95%, TAEG 4,24%. Solo per i concessionari aderenti all iniziativa. Salvo approvazione FCE Bank plc. Documentazione precontrattuale in concessionaria. Per condizioni e termini dell offerta finanziaria e delle coperture assicurative fare riferimento alla brochure informativa disponibile presso il FordPartner o sul sito Le immagini presentate sono a titolo puramente illustrativo e possono contenere accessori a pagamento. Messaggio pubblicitario con finalità promozionale. ÈarrivatoilSUVcompatto sempre connesso. SYNC with AppLink LatecnologiachetipermettedicontrollareleApp del tuo smartphone con semplici comandi vocali. InpiùconSpotifypuoiriprodurrebranieselezionare letueplaylistsenzatoglierelemanidalvolante. FORD ECOSPORT Clima automatico, SYNC with AppLink, Power Start, KeyFree System, Cerchi in lega. Einpiùanticipo zero, TAN 2,95%,TAEG4,24% Anche sabato 27 e domenica 28 ford.it

13 Corriere della Sera Martedì 23 Settembre 2014 italia: Primo Piano 13 Il Parlamento Le nomine bloccate Cresce la fronda su Bruno E per i dem è difficile rinunciare a Violante Consulta, verso una nuova fumata nera Il candidato di FI: via solo se mi processano La vicenda Le regole Il Parlamento in seduta comune è chiamato a eleggere 2 giudici della Corte costituzionale e 8 membri laici del Consiglio superiore della magistratura Gli eletti Il 10 settembre scorso le prime nomine per il Csm dopo quattro tentativi a vuoto. Sono stati eletti Legnini e Fanfani (Pd) seguiti da Leone (Ncd), Balduzzi (Sc), Casellati (FI) e Bene (Pd): ne mancano due. Per la Consulta i nomi indicati dai partiti ma non ancora passati sono Donato Bruno e Luciano Violante ROMA Oggi il Parlamento torna a votare nel tentativo di eleggere i due giudici costituzionali che mancano da giugno, nonostante fino all ultimo si sia tentato di scongiurare con un rinvio in extremis una nuova, possibile doppia bocciatura per il ticket di candidati Luciano Violante-Donato Bruno. Impantanato per via del probabile arretramento dei consensi per Bruno, 570 i dopo le notizie (non smentite) del suo coinvolgimento nell indagine della Procura di Isernia nell inchiesta sul fallimento della società Ittierre. Lui e il suo partito al momento rifiutano il passo indietro per una notizia pubblicata dal Fatto quotidiano, ma nel Partito democratico sono sempre più i parlamentari indisponibili a votarlo. Ma il suo destino porta con sé quello di Violante, giacché senza garanzie per Bruno il centro-destra non lo vota; ecco perché ieri sera Bruno ha partorito una dichiarazione nella quale promette di farsi da voti necessari per l elezione alla Consulta: 3/5 di deputati e senatori parte qualora, una volta eletto alla Consulta, da Isernia arrivasse un rinvio a giudizio. Non da «semplice» inquisito, quindi. «Escludo qualsiasi tipo di condotta illecita posta in essere da me nella vicenda Ittierre afferma il senatore di Forza Italia. Ad oggi ribadisco che non ho ricevuto alcun avviso di garanzia. È evidente che qualora ci fosse un provvedimento di rinvio a giudizio non avrei nessuna remora a prendere le Il leader dei 5 Stelle Grillo: la Bce vuole distruggere il welfare «Il ricatto sull articolo 18 è fatto dalla Bce»: a dirlo, in una intervista a Piazza Pulita (nella foto) è Beppe Grillo. Per il leader del Movimento, «Draghi e la Bce ricompensano il crack finanziario azzerando il welfare dei Paesi». Grillo invoca anche il ritorno alle urne, con un governo a guida Cinque Stelle. «Non io, io non ho mire di avere chissà quale incarico precisa. Io non ho incarichi. Voglio andare in pensione». opportune decisioni». Un annuncio fatto nel tentativo di salvare la propria posizione e quella del candidato indicato dal Pd, senza il quale Bruno non avrebbe nessuna possibilità di passare. Basterà? Difficile. Ieri sera molti prevedevano l ennesimo nulla di fatto per la Consulta e semmai la remota eventualità di nominare i due componenti «laici» mancanti del nuovo Consiglio superiore della magistratura. Se ciò avvenisse (i «papabili» restano l avvocato Paola Balducci indicata da Sel e il senatore di Fi Zanettin), il Csm potrebbe insediarsi e cominciare a lavorare. In caso contrario, è probabile che si decida uno spacchettamento delle votazioni per i due organismi, in modo da risolvere al più presto la questione Csm e dare il tempo ai partiti di sbrigliare la matassa della Corte costituzionale. Tutt altro che semplice. La possibilità che la candidatura di Violante decada a seguito alla bocciatura di Bruno, infatti, porta con sé un rischio di vera e propria paralisi. Nessuno è in grado di garantire un voto compatto del Pd su un altro nome. Anzi, all interno del partito c è la quasi certezza che una quota consistente del gruppo parlamentare faccia muro per ostacolare scelte diverse. Del resto l ex magistrato ed ex presidente della Camera ha toccato quota 542 voti (una maggioranza con la quale, secondo la Costituzione, si può eleggere il presidente della Repubblica ma non un giudice della Consulta, poiché per questa carica il quorum resta fissato a tre quinti degli aventi diritto), e dovrebbe uscire dalla corsa per problemi non suoi bensì dell altro candidato del ticket. Una situazione paradossale, che al momento porta a escludere, in casa democratica, altre designazioni. Nello stesso Pd, ancora ieri c era chi segnalava un altro paradosso: il fatto che un istituzione come il Parlamento in seduta comune sia chiamato a scegliere un importante carica senza poter avere informazioni ufficiali su un candidato (Bruno) da un altra istituzione, la magistratura inquirente. Tuttavia questo prevedono le leggi. Una via d uscita ci sarebbe, ma può aprirla solo l interessato. Codici alla mano, l unica possibilità che la Procura di Isernia ufficializzi l eventuale status di indagato di Bruno (o lo smentisca) risiede in una richiesta dell interessato alla Procura; altre comunicazioni da parte degli inquirenti non sono previste. Il senatore di Forza Italia non pare al momento intenzionato a compiere questo passo, forse nel timore di una conferma delle indiscrezioni giornalistiche, e si limita alla promessa di dimissioni in caso di rinvio a giudizio. Probabilmente sollecitata da chi vorrebbe sbrigare la questione, dentro e fuori il suo partito. Senza troppe speranze, però. Anche a causa dei tentennamenti di chi, nel Pd, ritiene ingiusto che l eventuale ritiro di Violante dalla corsa debba dipendere dalla posizione giudiziaria del nome abbinato dal centro-destra al suo. Per affermare questo principio sono stati lanciati segnali abbastanza chiara di indisponibilità a votare altri nomi proposti dal vertice del partito. Da tempo circolano voci sulle candidature alternative di Augusto Barbera e del più giovane Stefano Ceccanti, considerati più vicini a Renzi; ma dopo quanto è accaduto la loro eventuale investitura sarebbe tutt altro che scontata. Forse anche per questo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Luca Lotti nei giorni scorsi ha tenuto a rassicurare i parlamentari sul fatto che Violante era e sarebbe rimasto il candidato prescelto da Renzi. Ammesso che invece il segretario-premier abbia davvero altre preferenze, dovrebbe comunque fare i conti con l orientamento dei gruppi parlamentari che per composizione risalgono a quando non era lui a governare il partito e la definizione delle liste elettorali. Un motivo in più, se oggi la situazione non si sbloccasse, per prendere tempo e provare a studiare altre soluzioni. Giovanni Bianconi

14 corriere.it milano.corriere.it Via Solferino 28, Milano Tel Fax mail: corriere.it roma.corriere.it Via Campania 59/C, Roma Tel Fax mail: corriere.it bergamo.corriere.it Piazza della Libertà,10 Bergamo Tel Fax mail: corriere.it brescia.corriere.it Via Crispi 3, Brescia Tel Fax mail: italia: Martedì 23 Settembre 2014 Corriere della Sera 14 Primo Piano Da domani in edicola Alla scoperta del nuovo Corriere Così cambiamo restando noi stessi L evoluzione di un quotidiano moderno al centro di un sistema multimediale aperto l futuro e le radici. Il Corriere della Sera che troverete Domani domani in edicola è un I giornale nuovo, che resta intimamente legato alla sua storia e ai suoi valori editoriali: primato delle notizie, qualità e pluralità dei commenti, una visione liberale globale e, naturalmente, l indipendenza sempre e comunque. Troverete un impaginazione più moderna, un taglio degli articoli più chiaro e semplice, più notizie in esclusiva, più approfondimenti: una chiave per aiutare a capire meglio che cosa accade nel mondo e il perché degli avvenimenti. Un lettore ci ha espresso, recentemente, un suo sogno: quello di un giornale ancora più accessibile, che non desse nulla per scontato. Quello che chiedeva era un rinnovato impegno per presentare informazioni complesse come irriducibilmente complesso è il mondo che ci circonda in modo comprensibile; quello a cui aspirava era uno strumento che permettesse di capire che cosa conta davvero, che cosa è meno importante, e che cosa infine può essere trascurato. Questo vuole fare il nuovo Corriere: parlare ancora più chiaro al proprio pubblico. Queste esigenze hanno guidato ogni passaggio del rinnovamento del quotidiano. Il formato è ancora più comodo e vicino alle richieste dei lettori. Il progetto grafico, elaborato dalla redazione del Corriere, ha puntato a una maggiore immediatezza di lettura: ad una ordinata eleganza. La cura per la qualità giornalistica delle componenti visuali dalla fotografia ai grafici si accompagnerà a quella per la precisione e il rigore dei contenuti, frutto dell impegno delle firme che i lettori hanno imparato ad Dieci storie nello speciale Generazioni Domani, insieme al Corriere rinnovato, in edicola ci sarà anche un inserto gratuito di sedici pagine, dal titolo Generazioni, con interventi di Antonio Pascale e Gabriele Salvatores oltre a dieci storie raccolte in tutto il Paese. Storie di padri e madri, figli e figlie, maestri e allievi. Nello spirito del «cambiare per restare se stessi», dieci esempi di un Italia che affronta il presente e il futuro con fiducia. Senza perdere di vista il filo che scorre lungo le età e che trasmette conoscenze e valori necessari per far crescere il nostro Paese. apprezzare e a conoscere. Intere sezioni sono state ripensate e ampliate: una doppia pagina di commenti ospiterà non solo gli interventi degli editorialisti del Corriere, ma anche il meglio di quanto è stato pubblicato dalla stampa internazionale. Alla nota quotidiana sulla politica italiana se ne aggiungerà una sugli esteri, per fornire sempre una chiave interpretativa in grado di portare al di là della cronaca. Il nuovo quotidiano continuerà a posizionarsi al vertice di un sistema informativo che si è fatto negli anni sempre più ricco, per rispondere alla domanda di notizie affidabili e analisi di qualità su diverse piattaforme. Il sito Corriere.it, grazie anche ai suoi canali tematici, fornisce non solo notizie, ma anche approfondimenti tra i più autorevoli e ricercati in Italia. I blog multiautore hanno aperto inediti e sorprendenti spazi di confronto con i lettori spazi ampliati anche dalla presenza sui social network, dove oltre 2,3 milioni di utenti possono dialogare con il Corriere. Le edizioni digitali, per tablet e smartphone, permettono poi di accedere ai contenuti del quotidiano e del sito in qualunque momento dai propri dispositivi portatili. E se CorriereTv, con le sue web-series esclusive, ha ormai acquisito lo status di canale tv on demand di qualità, la quantità e il prestigio dei titoli pubblicati da Corriere lo hanno reso, di fatto, anche una vera e propria casa editrice. Questo slancio non sarebbe mai stato possibile senza l autorevolezza e la libertà che i lettori hanno riconosciuto al Corriere della Sera. Ed è proprio per continuare a proiettarsi nel futuro, che da domani troverete un quotidiano nuovo, ancor più forte sulle sue radici. Davide Casati Il quotidiano e il sistema Corriere Il nuovo formato 31 cm Più agile e comodo: il corpo dei caratteri garantirà maggiore facilità di lettura Le cronache locali MILANO ROMA BERGAMO BRESCIA Il sito Corriere.it fornisce ai lettori notizie in tempo reale, (internazionali, nazionali e locali, con 21 città coperte) grafici interattivi, sezioni tematiche, video esclusivi e web-series su CorriereTv, un vero canale televisivo on demand I social network la pagina del Corriere della Sera è seguita da persone 45 cm Più sezioni Le edizioni regionali l account del ha followers I blog multiautore da La 27esima ora a La nuvola del lavoro, da Solferino28 a Gli Invisibili hanno dato vita a un dialogo aperto e continuo tra i giornalisti del Corriere e i suoi lettori I canali dedicati a temi specifici (dalla Salute alla Scuola, dalla Cucina alla Moda) sono tra i più autorevoli e seguiti in Italia Titoli e articoli sempre più chiari e rigorosi, per fornirvi tutte le notizie più importanti in modo ancora più leggibile Didascalie affidate a firme del Corriere accompagneranno immagini di grande qualità e valore giornalistico Dietro le quinte della politica italiana e internazionale, con approfondimenti concisi e spunti d autore Un dialogo continuo con la Rete: i link per seguire le notizie più importanti anche attraverso sito web ed edizioni digitali Le quindici edizioni locali e regionali (le edizioni del Veneto hanno anche le cronache cittadine di Vicenza, Venezia-Mestre, Padova e Rovigo, mentre quelle del Mezzogiorno hanno anche le edizioni relative a Napoli e Bari), continuano la copertura del Corriere della Sera sulle notizie che riguardano le vostre città seguono il Corriere della Sera utenti

15 Corriere della Sera Martedì 23 Settembre 2014 italia: Primo Piano 15 Le idee e le opinioni Un nuovo spazio per chiavi di lettura approfondite ed originali sui fatti più rilevanti Le inchieste e i reportage Ancora più spazio per notizie in esclusiva Le analisi e il data journalism Il meglio dei commenti tratti dalla stampa internazionale Una grafica più elegante e ordinata In ogni pagina opinioni e spunti delle nostre firme Grafici ricchi e precisi per presentare informazioni complesse in modo semplice e chiaro La spiegazione del contesto delle notizie più importanti della giornata, in Italia e nel mondo I supplementi la Lettura offre, ogni domenica, una visione sorprendente del panorama culturale italiano e mondiale CorrierEconomia approfondisce tutti i lunedì temi legati a impresa, fisco, finanza, risparmio, lavoro e pensioni ViviMilano racconta, ogni mercoledì, tutti gli eventi del capoluogo lombardo Gli allegati Sette ogni venerdì Io Donna ogni sabato Living mensile Style mensile Corriere Innovazione bimestrale Le edizioni digitali Tutte le notizie del Corriere, delle sue 15 edizioni locali e dei suoi inserti sono anche in formato digitale Tablet L edizione del giorno del quotidiano con foto, video e grafici interattivi è disponibile ogni mattina dalle 5 su tablet Smartphone Un applicazione permette di leggere il quotidiano in un formato adatto al vostro smartphone I libri Dalla grande narrativa italiana e straniera alla saggistica più autorevole Nel solo 2013 il Corriere ha pubblicato oltre 300 titoli in nuove edizioni con testi, prefazioni e curatele realizzate spesso dalle grandi firme del giornale

16 italia: Martedì 23 Settembre 2014 Corriere della Sera 16

17 Corriere della Sera Martedì 23 Settembre 2014 italia: Esteri L attesa Una famiglia di etnia curda attende, sul lato siriano del confine, di entrare in Turchia # Il caso La sanguinosa offensiva dello Stato Islamico provoca un esodo di massa La situazione Alleanza Gli Stati Uniti hanno messo in piedi una alleanza di 40 Paesi, tra cui l Italia, pronti a colpire lo Stato Islamico con raid e incursioni e ad armare e equipaggiare i gruppi che combattono i jihadisti sul terreno I curdi siriani diventano la prima linea della battaglia contro le brigate jihadiste dello Stato Islamico. Circa 130 mila tra i loro civili residenti nella zona della cittadina di Kobane sono fuggiti in Turchia. L esodo è cominciato venerdì scorso. Sino ad allora le loro milizie di autodifesa, note come Unità di Protezione Popolare (chiamate anche Ypg dall acronimo curdo), erano riuscite a contenere l offensiva jihadista e convinto la loro gente a non scappare oltre confine, visto che la Turchia è considerata un Paese nemico. Ma dalla scorsa settimana lo Stato Islamico ha lanciato un offensiva su larga scala. Una ventina di villaggi curdi nell enclave di Kobane sono caduti nelle loro mani. «Gli estremisti islamici ammazzano gli uomini in massa, prendono le donne schiave, rapiscono i bambini. I curdi rischiano di fare la fine degli yazidi», ci hanno detto per telefono ieri i loro militanti dalle zone dei combattimenti, facendo riferimento alla minoranza perseguitata in Iraq durante le offensive dei primi di agosto. In serata pareva che I curdi siriani in fuga dal Califfato In 130 mila si rifugiano in Turchia E l Isis minaccia: «Uccidete gli infedeli. Prenderemo pure Roma» L enclave conquistata Una ventina di villaggi curdi nell enclave di Kobane sono caduti nelle mani dei terroristi tivo con rabbia. I suoi leader chiedono pubblicamente di uccidere «i cittadini» della quarantina di Paesi (tra cui l Italia) che hanno risposto all invito del presidente Barack Obama per la creazione di una coalizione internazionale finalizzata a combattere lo Stato Islamico. «Uccideteli ovunque nel mondo», sostiene in un video di 42 minuti Abu Mohammed al-adnani, il suo portavoce più noto. E ancora: «Conquisteremo la vostra Roma, frantumeremo le vostre croci fossero riusciti ad impedire la caduta di Kobane ed evitare così che almeno altre 200 mila persone fuggissero verso nord. Tuttavia, nuovi scontri sono inevitabili. Lo Stato Islamico passa all attacco prevene renderemo schiave le vostre donne, con l aiuto di Allah». In Siria lo Stato Islamico non nasconde l intenzione di far piazza pulita di ogni milizia nemica sul terreno che possa direttamente o indirettamente approfittare degli attesi raid americani e dei loro alleati previsti nei prossimi giorni. I territori dei curdi circondano Raqqa, considerata la capitale dei jihadisti. Una situazione incerta. Per comprenderla occorre ricordare la storia complessa di questa minoranza. Sono poco più di due milioni, circa il 13 per cento della popolazione siriana. Nel passato i loro rapporti con Damasco sono stati difficili. La dittatura degli Assad ha sempre represso qualsiasi movimento autonomista. E con la Turchia è scontro aperto, visto che i curdi siriani sono legati a filo doppio al Pkk, il Partito dei lavoratori curdi in Turchia accusato di «terrorismo» da Ankara e da una parte della comunità internazionale. Negli ultimi due giorni giovani del Pkk accorsi per combattere da volontari alla difesa di Kobane sono stati bloccati con violenza dalle unità militari turche dispiegate rapidamente lungo la frontiera. All inizio del movimento di opposizione armata alla dittatura siriana, nell estate del 2011, i curdi mantennero un atteggiamento di equidistanza. Ma in seguito sono state le violenze delle milizie fondamentaliste e dello stesso Stato Islamico a spingerli a collaborare con Bashar Assad. Oggi le loro roccaforti Crudeltà La decisione è stata presa dopo le efferatezze di cui si sono macchiati i miliziani dello Stato Islamico (Isis): stragi di civili solo perché appartenenti a minoranze (cristiani, yazidi), riduzione in schiavitù delle donne considerate «infedeli» La questione curda I curdi hanno combattuto i terroristi dell Isis, supportati dagli Occidentali. Ma negli ultimi giorni, i jihadisti hanno catturato diversi villaggi della minoranza nel nordest della Siria, costringendo alla fuga migliaia di civili sono tre, tutte nel nordest del Paese: Kobane, Efrine e soprattutto la zona di Qamishli a ridosso del confine con l Iraq, dove sono situati anche i campi petroliferi di Remilan, che producono 90 mila barili di greggio al giorno. L evoluzione dei combattimenti, specie da agosto, ha anche mutato i loro rapporti con l enclave curda irachena: in passato erano di quasi ostilità, adesso di aperta cooperazione. Lorenzo Cremonesi Algeria Nelle mani di un gruppo jihadista L ostaggio francese «Fermate i raid» DAL NOSTRO CORRISPONDENTE Video Un immagine del filmato diffuso dal gruppo «Jund Al Khilifah». Vi appare Hervé Gourdel, 55 anni, originario di Nizza, che dice di essere stato preso in ostaggio da miliziani alleati dell Isis PARIGI Hervé Gourdel, 55 anni, guida di montagna, originario di Nizza, appare seduto tra due uomini armati e dal volto coperto. «Sono stato rapito dai Soldati del califfo, un gruppo armato guidato da Jund Al Khilifah dice l ostaggio. Mi chiedono di dirvi di non intervenire in Iraq. Vi scongiuro, signor presidente, fate tutto il possibile per tirarmi fuori dai guai». Il video è arrivato a tarda sera e il governo francese, con una dichiarazione del ministro degli Esteri Laurent Fabius, ne ha «purtroppo» confermato «l autenticità». I rapitori chiedono la fine dell intervento aereo della Francia in Iraq, entro 24 ore. Se la richiesta non verrà esaudita, promettono di giustiziare il turista francese. È la prima risposta all appello lanciato poche ore prima dal portavoce dello Stato islamico, Abu Mohammed al-adnani, che invita tutti i musulmani a uccidere «gli infedeli americani o europei, specialmente i cattivi e sporchi francesi». La Francia è per adesso l unico Paese a essersi unito agli Stati Uniti nei raid aerei contro le postazioni dello Stato Islamico in Iraq, seppure con un intensità e una potenza di fuoco non comparabile a quella dell aviazione americana. Anche in Mali il presidente François Hollande ha già dimostrato di volere essere in prima linea contro i gruppi jihadisti, e per questo nella retorica dei terroristi islamici la Francia occupa un ruolo particolare. Prima che il video apparisse su Internet, il ministro dell Interno francese Bernard Cazeneuve aveva risposto al proclama di al Adnani: «Non è la prima volta che i terroristi ci minacciano, la Francia non ha paura». Il livello di allerta delle forze dell ordine è più alto da alcuni giorni, i servizi segreti temono l attentato di un lupo solitario come Mohammed Merah (autore dei massacri di Tolosa del 2012) o Mehdi Nemmouche (l uomo della strage del maggio scorso al museo ebraico di Bruxelles). Ma la prima azione, più facile da condurre, colpisce un turista in Cabilia, la regione montagnosa a 100 chilometri da Algeri. Stefano L'analisi LE AMBIGUITÀ DI ERDOGAN E I LEGAMI CON I FANATICI di ANTONIO FERRARI logico e comprensibile l entusiasmo per la liberazione di 49 cittadini turchi, tra diplomatici, personale della sicurezza, È impiegati e i loro famigliari, che erano stati catturati a Mosul dai criminali dello Stato Islamico nello scorso giugno. Gioia, d accordo, ma anche un nugolo di domande: alcune decisamente imbarazzanti. Perché, se è doveroso aver riportato a casa decine di innocenti, è altrettanto imperativo chiedersi che cosa sia accaduto e quale sia stato il prezzo di quello che tutti ormai chiamano «swap», che significa scambio. C è stato uno scambio, allora? Sì, anche se probabilmente nessuno ha pagato (con denaro sonante) il riscatto. La verità è probabilmente più complessa e per certi aspetti inquietante. Occorre quindi fare un passo indietro, e tornare ai momenti più drammatici della guerra civile siriana, quando Recep Tayyip Erdogan, allora primo ministro e oggi presidente della Repubblica, dopo aver sostenuto Bashar al Assad, cambiò strategia e abbracciò l opposizione. Ma quale opposizione? Si riteneva che l astuto leader islamico moderato turco volesse distinguere tra le forze ribelli ma riformiste, quindi degne di sostegno, e le avanguardie dell islamismo più feroce e assassino. Non è stato così. In pochi mesi Erdogan ha guardato ai fanatici, e pur di colpire Assad è stato pronto a compiere passi avventati. Quei passi che furono denunciati dalla magistratura, dalle forze di sicurezza e dai politici interni al partito di maggioranza Akp, preoccupati dalla disinvoltura dell uomo forte del Paese. Dalla porosa frontiera turco-siriana in quel periodo entrava di tutto, dalle armi ai sostenitori stranieri. Non solo. Ospedali e cliniche della Turchia furono aperti ai massimi dirigenti dell Isis, cioè dello Strato Islamico di Al Baghdadi, rimasti feriti negli scontri, sia in Iraq sia in Siria. È chiaro che il sequestro collettivo di tutto il personale del consolato turco a Mosul, conquistata dall autoproclamato Stato Islamico, era sconcertante. Anche perché, nonostante i pressanti avvertimenti del ministero degli Esteri di Ankara, che invitava i dipendenti, a cominciare dal console generale, ad abbandonare la città, il capo della diplomazia aveva deciso diversamente, sostenendo che non vi erano rischi per la comunità turca. Vi è stata molta comprensione, fra i Paesi della Nato, per la decisione della Turchia di non concedere le basi del Paese per gli attacchi aerei allo Stato Islamico. Tuttavia, le polemiche che stanno infiammando il dibattito politico nazionale stanno confermando che vi è stato un patto segreto, che non si vuole ammettere ma che nessuno è in grado di negare. Ostaggi in cambio dei ribelli islamici feriti e curati. Erdogan dice che è stato un grande successo riportare a casa i suoi 49 connazionali. Ma non risponde a chi gli contesta non soltanto lo scambio, ma il fatto che la Turchia si sia seduta al tavolo per trattare con lo Stato Islamico. Di fatto, riconoscendolo.

18 italia: Martedì 23 Settembre 2014 Corriere della Sera 18

19 Corriere della Sera Martedì 23 Settembre 2014 italia: Esteri 19 Stati Uniti L annuncio alla vigilia del summit sul clima all Onu Gli eredi di Rockefeller rinunciano al petrolio «Un dovere morale» La svolta verde della dinastia dell oro nero Album di famiglia Con il figlio John D. Rockefeller Sr in una foto dei primi del 900: investì nel petrolio, ma fu anche filantropo amante della natura Colosso John D. Rockefeller Sr fondò nel 1870 Standard Oil, da cui derivano le moderne compagnie Exxon Mobil, Amoco e Chevron Eredi Valerie Rockefeller Wayne insieme al padre Jay, senatore della West Virginia. È stata lei ad annunciare l addio al petrolio NEW YORK Petrolio addio. A dirlo non è un qualsiasi attivista «verde». Ma la famiglia americana più famosa per essersi arricchita con l oro nero: i Rockefeller. L annuncio l hanno dato ieri, il giorno dopo la grande marcia «per difendere il pianeta» e prima del summit convocato alle Nazioni unite per discutere sul controllo dei cambiamenti climatici. Alla manifestazione ambientalista newyorkese aveva partecipato, con i suoi tre figli, anche Valerie Rockefeller Wayne, una dei discendenti del magnate petrolifero John D. Rockefeller Sr ancora attivi nella fondazione filantropica Rockefeller Brothers Fund. La fondazione, creata nel 1940 dai figli del capostipite della dinastia Rockefeller, ha un patrimonio di 860 milioni di dollari e ha deciso di unirsi al movimento Global Divest- Invest. Comincerà a vendere le azioni di aziende che fanno profitti con il carbone e con le sabbie bituminose, due delle fonti più intense di emissioni inquinanti. Poi disinvestirà gradualmente da tutto il settore dei combustibili fossili comprese le compagnie petrolifere. «Abbiamo l imperativo morale di preservare un pianeta in buona salute», ha spiegato Valerie Rockefeller Wayne, aggiungendo di essere sicura che il suo antenato, se fosse vivo, approverebbe la sensazionale decisione. John D. Rockefeller Sr, infatti, aveva creato la sua fortuna fondando nel 1870 il colosso petrolifero Standard Oil, da cui derivano le moderne compagnie Exxon Mobil, Amoco e Chevron. Ma era stato anche il primo filantropo amante della natura, capace di donare enormi somme per creare oasi naturali: insieme al figlio Rockefeller Jr ha comprato e regalato all amministrazione pubblica la terra per alcuni dei più grandi parchi americani, come il Grand Teton in Wyoming, l Acadia nel Maine e il Yosemite in California. Ora i suoi discendenti sostengono di portare avanti la sua filosofia, senza tradire il Quell arsenale dell intruso alla Casa Bianca di GUIDO OLIMPIO ASHINGTON Barack Obama ha W ringraziato i suoi angeli custodi: «Hanno fatto un grande lavoro». Un riferimento all azione per bloccare il veterano di guerra che è penetrato nel parco della Casa Bianca fino ad arrivare ad una delle porte di ingresso. In realtà non tutti la pensano così. Il Secret Service è finito sotto accusa, sono state ordinate nuove misure di sicurezza, è stata aperta un indagine interna. Reazioni inevitabili, anche perché il protagonista del gesto, Omar Gonzalez, non è parso essere soltanto una persona in cerca di notorietà. Afflitto da seri disturbi mentali, per tre volte in missione in Iraq dove ha riportato una grave mutilazione, l uomo è ritenuto pericoloso, anche per il presidente. Dalle carte giudiziarie sono emersi particolari inquietanti. Nella sua auto sono stati trovati 800 proiettili, un machete e due piccole asce. Nel mese di luglio era stato fermato per un controllo e la polizia aveva rinvenuto nel bagagliaio del suo Suv: un fucile a canne mozze, uno di precisione, due pistole, munizioni e una mappa di Washington dove erano state cerchiate di rosso la Casa Bianca e un tempio massonico. Dettagli che collocano l incidente in una dimensione inquietante. E che danno ragione a quanti sostengono che la difesa deve essere migliorata. Il ripetersi di episodi dove sono emerse falle o comportamenti poco professionali nelle procedure del Secret Service ha accentuato i timori. Anche perché l agenzia che veglia sul presidente è da oltre un anno sotto esame, e dunque si pensava che avesse rimediato. Invece Gonzalez ha scavalcato la recinzione e, malgrado sia claudicante per via della vecchia ferita, ha raggiunto in 20 secondi l ingresso sotto il patio. In tasca aveva un coltello. La sintesi è che in questa storia non tutti hanno fatto il loro dovere. Gonzalez doveva essere tenuto d occhio fin dall estate e le sentinelle della Casa Bianca non possono permettersi passi falsi. Marcia Una manifestante alla Marcia globale sul clima dell altro ieri a Vancouver, in Canada. La gente è scesa in piazza in più di 130 Paesi. Tra le città che hanno aderito all iniziativa c erano anche New York (400 mila manifestanti), Londra, Parigi, Roma (Foto Xinhua) suo spirito imprenditoriale. «Siamo convinti che se Rockefeller Sr fosse qui oggi, da astuto uomo d affari orientato al futuro, si starebbe muovendo fuori dal business petrolifero per investire nell energia rinnovabile e pulita», ha dichiarato Stephen Heintz, il presidente del Rockefeller Brothers Fund. Il movimento Global Divest-Invest era cominciato nei campus universitari americani e ora comprende 180 istituzioni e quasi 700 individui, che in tutto valgono 50 miliardi di dollari di patrimonio. Energia pulita «Siamo convinti che se Rockefeller Sr fosse qui oggi, investirebbe nell energia rinnovabile» Solo dall inizio del 2014 è raddoppiato il numero di fondi pensione, gruppi religiosi e grandi università che hanno aderito alla campagna. Gran parte del loro patrimonio è investito in Borsa e i guadagni realizzati servono a finanziare le proprie attività. La vendita delle azioni difficilmente avrà un impatto diretto sui gruppi petroliferi, viste le loro dimensioni. Ma è un segnale: alcuni attivisti lo paragonano al boicottaggio anti-apartheid delle aziende che facevano affari in Sudafrica negli Anni Ottanta. Lo scopo quindi è come minimo accendere una discussione internazionale. Fra chi ha aderito al Global Divest-Invest c è Stanford, l università nella californiana Silicon Valley, che ha deciso di vendere le azioni delle miniere di carbone; mentre Yale ha chiesto ai gestori del suo patrimonio di non investire in aziende che «non prendono misure ragionevoli per ridurre le emissioni di gas serra». A livello individuale alcuni membri della famiglia Rockefeller resteranno azionisti di Exxon Mobil ha precisato Heintz e altri useranno le azioni possedute per far pressione sulla compagnia petrolifera perché adotti politiche più rispettose dell ambiente. Maria Teresa

20 italia: Martedì 23 Settembre 2014 Corriere della Sera 20

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