Buona lettura. Valerio De Molli Managing Partner The European House - Ambrosetti

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2 Prefazione Quest anno The European House - Ambrosetti celebra i suoi 50 anni di storia. In occasione di questo importante traguardo, desideriamo mettere a disposizione le nostre competenze, attività e relazioni a supporto di un tema di cui l Italia, e in generale, l Europa hanno un disperato bisogno: l imprenditorialità. L imprenditorialità, di qualunque tipo e ad ogni livello, rappresenta il più potente propulsore della crescita economica. Senza imprenditori non c è crescita. Senza crescita non c è occupazione e senza lavoro non c è futuro. Per uscire da questa crisi l Italia ha bisogno di una rivoluzione culturale. Piuttosto che cercare un lavoro, le nuove generazioni devono entrare nella prospettiva di crearsi un lavoro. Purtroppo, ad oggi, in Italia solo il 5% degli imprenditori ha meno di 40 anni, mentre ben il 20% ha più di 70 anni. Il Paese ha bisogno, anche in questo campo, di uno scarto generazionale che faccia ripartire la propulsione che negli anni ha trasformato il nostro Paese in una potenza economica mondiale. The European House - Ambrosetti, che da cinquant anni lavora a fianco degli imprenditori per aiutarli a crescere, attraverso questo documento di ricerca ed una serie di altre attività, si fa dunque promotrice del rilancio della voglia di fare impresa con l obiettivo di stimolare le giovani generazioni ad assumere un atteggiamento più proattivo e di indurle a non avere il timore di tradurre le proprie idee in nuove imprese. Abbiamo realizzato, con la regia di Andrea Pezzi, un filmato emozionale che verrà diffuso in tutte le scuole d Italia, e stiamo portando avanti numerose iniziative concrete volte a favorire una cultura imprenditoriale diffusa tra i giovani. In particolare il programma Golden Gate: un progetto sviluppato ad hoc per creare un ponte di contatto tra oltre 25 mila start up innovative in tutta Europa e le aziende più consolidate a livello nazionale e internazionale, all interno del nostro Ambrosetti Club che riunisce quasi 400 dei più importanti Presidenti ed Amministratori Delegati del Paese.

3 Inoltre, gli effetti positivi della formazione all imprenditorialità sono sempre più evidenti e il ruolo dell istruzione nel promuovere atteggiamenti e comportamenti imprenditoriali virtuosi è oggi ampiamente riconosciuto. L imprenditorialità, infatti, non dipende solo da un atteggiamento mentale propositivo e aperto ma anche da un forte impegno delle istituzioni nella sfida educativa e nella creazione di un ecosistema adatto alla nascita, alla crescita e allo sviluppo di nuove imprese. A tale proposito, attraverso la nostra associazione no profit DOT - Do One Thing, abbiamo l orgoglio e il piacere di collaborare con il Ministero dell Istruzione, dell Università e della Ricerca Italiano - MIUR affinché questo messaggio per il futuro venga divulgato ai giovani maturandi di tutte le scuole superiori italiane. Durante l anno accademico , DOT e MIUR si faranno promotori di un progetto volto a stimolare e sostenere la collaborazione tra l istituzione scolastica, l Università, la Ricerca e il settore imprenditoriale italiano. Crediamo fortemente che solo attraverso iniziative sinergiche e di sistema si possano implementare una serie di azioni efficaci, volte a sbloccare le capacità imprenditoriali e innovative del nostro Paese. La mia stima e riconoscenza vanno a tutto il gruppo di The European House - Ambrosetti che oggi vede circa 200 persone la cui competenza, professionalità, passione e dedizione hanno reso grande la nostra impresa. Non è certo un caso se, per il secondo anno consecutivo, The European House - Ambrosetti è stato nominato tra i migliori Global Think Tanks privati del Global To Go Think Tanks Report dell Università della Pennsylvania. Più nello specifico siamo il primo Think Tank privato italiano riconosciuto, il quarto europeo e nella top 20 a livello mondiale. Certamente, anche per agli anni a venire The European House - Ambrosetti rimarrà al fianco degli uomini e della donne che vorranno costruire un idea di impresa sempre più grande. Buona lettura Valerio De Molli Managing Partner The European House - Ambrosetti

4 Indice 1. INTRODUZIONE L imprenditore come motore di sviluppo La situazione occupazionale dei giovani italiani Il gap di imprenditorialità in Italia IL VALORE DELL IMPRENDITORIALITÀ Cos è l imprenditorialità? I valori dell imprenditorialità a b c d e Visione sul futuro...13 Pianificazione strategica...14 Innovatività e creazione di valore...14 Rischio e responsabilità...15 Valore etico della concorrenza Imprenditorialità: casi di successo che hanno trasformato il mondo a b c d e f Innovazione come opportunità imprenditoriale: Thomas Edison...17 L imprenditore nella società del consumo di massa: Henry Ford...19 Dalla gomma agli pneumatici da corsa: Giovanni Battista Pirelli...20 Il pioniere dell informatica: Adriano Olivetti...21 La frontiera imprenditoriale di internet: Mark Zuckerberg...22 Tecnologia e design: Steve Jobs L ECOSISTEMA IMPRENDITORIALE La definizione di un ecosistema imprenditoriale Le componenti di un ecosistema imprenditoriale Casi di ecosistemi di successo a b c d e Austin: non (solo) più la Silicon Valley...31 Piccoli stati e grandi ecosistemi: il caso di Israele...32 Singapore: la crescita a doppia cifra di un ecosistema pro-business e PMI...33 Imprenditoria e apertura per uscire dalla crisi: il caso irlandese...34 Grandi governi per grandi progetti: l ecosistema cinese...35

5 4. IL DNA DELL IMPRENDITORE CASI DI IMPRENDITORI DI SUCCESSO Magatte Wade (Dakar, Senegal) Pietro Parisi (Palma Campania, Italia) Fabrizio Rigolio (Busto Arsizio, Italia) Daniele Ferrero (Cuneo, Italia) Hugh Evans (Melbourne, Australia) Christine Chua (Milano, Italia) L EDUCAZIONE ALL IMPRENDITORIALITÀ Educare all imprenditorialità: casi di successo a Junior Achievement, Young Enterprise (JA-YE)...49 b Northern Ireland Centre for Entrepreneurship (NICENT)...50 c Catapult LE NOSTRE PROPOSTE... 52

6 1. Introduzione 1.1. L IMPRENDITORE COME MOTORE DI SVILUPPO Gli imprenditori sono il più importante motore dell economia e rappresentano la principale forza propulsiva che produce crescita, innovazione e occupazione. Questa è la tesi che pervade il presente documento di ricerca, che ha l ambizione di sviluppare un analisi seria, fattuale e scientifica dell argomento, fornendo inoltre una serie di proposte concrete per rilanciare lo spirito imprenditoriale dell Italia e dell Europa. 1. Commissione Europea, Rapporto Annuale sulle PMI 2013/2014. In Europa la maggior parte della nuova occupazione è creata da imprese di nuova fondazione. Tra il 2002 e l inizio della crisi economica nel 2009, le PMI hanno creato ogni anno oltre 1,1 milioni di posti di lavoro in Europa (oltre l 85% dei nuovi posti di lavoro complessivi). Di questi, oltre tre quinti sono stati creati da imprese come meno di cinque anni di vita, e in particolare da imprese che operano nel campo dei servizi (27% sul totale). Anche tra il 2009 e il 2014, nonostante la crisi e un aumento della disoccupazione di tre punti percentuali in Europa, le PMI hanno creato quasi due milioni di nuovi posti di lavoro 1. Un panorama simile emerge anche volgendo lo sguardo fuori dall Europa. Il 40% del PIL statunitense è prodotto da imprese che non esistevano prima degli anni 80. Le imprese con meno di dodici mesi di vita creano circa tre milioni di posti di lavoro The European House - Ambrosetti 5

7 2. Dane Stangler e Jordan Bell-Masterson, The return to business creation, Kaufmann Foundation, Salim Furth, Research Review: Who Creates Jobs? Start up Firms and New Businesses, The Heritage Foundation, Issue Brief # Alexander S. Kritikos, Entrepreneurs and their impact on jobs and economic growth, IZA Policy Brief, l anno, mentre le imprese con più di cinque anni di vita perdono nel complesso circa un milione di occupati ogni anno 2. Viene poi così finalmente sfatato il mito che le start up non creano occupazione stabile: più del 60% dei posti di lavoro creati da nuove imprese negli Stati Uniti viene mantenuto oltre i cinque anni 3. Sfidando lo status quo i nuovi imprenditori obbligano tanto le neonate imprese quanto quelle già consolidate a trasformare i propri modelli produttivi e le proprie soluzioni tecnologiche, trasferendo risorse e capitale umano verso i settori più competitivi dell economia 4. Un recente studio dell OCSE condotto su 23 Paesi mostra una diretta correlazione positiva tra il grado di turbolenza del mercato (il tasso di ingresso e uscita di nuove imprese) e il livello di produttività complessivo dell economia. Una società dinamica ha quindi un assoluto bisogno di una forte cultura imprenditoriale e di un ecosistema di supporto strutturato ed efficiente che ne favorisca lo sviluppo LA SITUAZIONE OCCUPAZIONALE DEI GIOVANI ITALIANI Nonostante i primi segni di ripresa, l Italia soffre ancora un altissimo tasso di disoccupazione che è cresciuto dal 6,8% al 12,3% tra il 2008 e il 2014, con picchi oltre il 40% tra i giovani tra i 18 e i 24 anni. Basse qualificazioni professionali ed educative, limitate esperienze di lavoro e lunghi periodi di inattività stanno creando una spirale negativa da cui molti giovani trovano difficile uscire. Quello dei giovani senza lavoro è uno dei più grandi sprechi di capitale umano di questa epoca, e richiede risposte immediate da parte delle istituzioni e del mondo imprenditoriale. 6 The European House - Ambrosetti

8 2008 giugno ,5 4,7 5,6 5,6 22,5 3,4 6,0 6,4 9,5 7,0 9,6 7,4 10,2 6,8 12,7 11,3 Germania Regno Unito Danimarca Finlandia UE 28 Francia Italia Spagna Figura 1. Tasso di disoccupazione nei principali Paesi europei, Eurostat, The European House - Ambrosetti, Labour Scenario in Europe. Key facts and best labour market policies, L Employability Index è un indice proprietario sviluppato da The European House - Ambrosetti tenendo in considerazione tre fattori essenziali nella formazione del capitale umano e professionale: tasso di abbandono scolastico, durata del periodo di transizione tra scuola e lavoro, tasso di giovani NEET (Not in Education, Employment or Training) sotto 25 anni. Alla radice del problema della disoccupazione italiana ci sono complesse cause strutturali, a cui si aggiunge purtroppo un basso tasso di occupabilità di molti giovani. L Employability Index sviluppato da The European House - Ambrosetti, mostra con chiarezza il netto gap dell Italia rispetto agli altri Paesi europei 5. Il tasso di occupabilità dei giovani italiani è tra i più bassi d Europa, a causa soprattutto di alti tassi di abbandono scolastico e di lunghi periodi di inattività tra la conclusione del percorso formativo e l inizio della carriera lavorativa, con un conseguente rapido invecchiamento delle skill acquisite 6. Danimarca Germania 9,5 Finlandia 8,9 Francia 8,0 Regno Unito 7,8 UE- 28 6,7 9,7 Spagna 2,9 Italia 2,2 Figura 2. Tasso di Occupabilità nei principali Paesi europei (10=alto; 1= basso), The European House - Ambrosetti su Eurostat, The European House - Ambrosetti 7

9 7. Dati Istat, Per uscire da questa crisi l Italia ha bisogno di una rivoluzione culturale. Piuttosto che cercare un lavoro, le nuove generazioni devono entrare nella prospettiva di crearsi un lavoro. Purtroppo, ad oggi, in Italia solo il 5% degli imprenditori ha meno di 40 anni, mentre ben il 20% ha più di 70 anni. Il Paese ha bisogno, anche in questo campo, di uno scarto generazionale che faccia ripartire la propulsione imprenditoriale che negli anni ha trasformato l Italia in una potenza economica mondiale 7. 5 % 15 % 60 % 20 % anni anni anni 70 anni Figura 3. Imprenditori in Italia per classe d età, The European House - Ambrosetti su dati Istat, Rilanciare l imprenditorialità deve diventare quindi una priorità assoluta per l Italia e, più in generale per l Europa, per far ripartire crescita economica e dinamismo sociale IL GAP DI IMPRENDITORIALITÀ DELL ITALIA Soltanto una minoranza della popolazione svolge attività imprenditoriali. 8. Alexander S. Kritikos, Entrepreneurs and their impact on jobs and economic growth, IZA Policy Brief, Il Global Entrepreneurship Index è calcolato sulla base di 34 indicatori (sia di percezione che di dati oggettivi) che misurano le Nei Paesi OCSE le persone che iniziano un attività imprenditoriale ogni anno sono appena tra l 1 e il 2% della popolazione 8. L Italia, in particolare, soffre un netto gap di imprenditorialità rispetto alle altre economie sviluppate. Secondo l Entrepreneurship Index 2015, sviluppato dal Global Entrepreneurship and Development Institute di Washington D.C., l Italia è al 49 posto nel mondo per tasso di imprenditorialità 9. L indice di imprenditorialità dell Italia in termini assoluti è di 41,3 punti, circa la metà degli Stati Uniti (85,0) e al di sotto di Spagna (49,3), Germania (67,4), e Regno Unito (71,7). 8 The European House - Ambrosetti

10 aspirazioni imprenditoriali, le opportunità e le attitudini alla creazione di imprese, e l ecosistema di supporto. Il lavoro di ricerca è condotto dal Global Entrepreneurship Development Institute. Rank / Punteggio Paese # 1 (85,0) Stati Uniti # 2 (81,5) Canada # 3 (77,6) Australia # 4 (72,7) Regno Unito # 5 (71,8) Svezia # 6 (71,4) Danimarca Rank / Punteggio Paese # 7 (70,4) Islanda # 8 (69,1) Taiwan # 9 (68,6) Svizzera # 10 (68,1) Giappone # 11 (67,4) Germania # 49 (41,3) Italia Figura 4. Global Entrepreneurship Index, Eurobarometer, Entrepreneurship in Europe 2012, Flash Eurobarometer 354. La principale causa di questo gap dell Italia sta nella mancanza di attitudine imprenditoriale del nostro Paese, a dispetto di una storia di grande intraprendenza dal dopoguerra a qualche decennio fa. Secondo l ultima indagine sull imprenditorialità svolta da Eurobarometro nel 2012, solo l 11% degli italiani sta concretamente valutando di aprire un impresa, contro il 28% degli ungheresi, il 20% dei danesi, il 16% dei francesi, il 10% dei tedeschi, e l 8% degli spagnoli e dei britannici 10. Al contrario, il 68% degli italiani non ha mai neppure pensato alla possibilità di mettersi in proprio, la più alta percentuale in Europa (subito dopo Malta). Non ha mai pensato di aprire un impresa Ha l opportunità di prendere l azienda famiglia Non so Ha pensato o iniziato a aprire un impresa ma ha poi abbandonato l idea Figura 5. Indagine sull attitudine ad aprire un business, Eurobarometro The European House - Ambrosetti 9

11 Per quale ragioni gli italiani sono tra i più restii in Europa a iniziare una attività imprenditoriale? Le survey realizzate dal Global Entrepreneurship Monitor offrono una prima spiegazione. Gli italiani hanno una visione estremamente positiva della carriera imprenditoriale a cui fa però da contrappeso un diffuso senso di pessimismo sulle proprie opportunità di successo. Il 65% degli italiani trova desiderabile e appetibile la carriera imprenditoriale, ma l 83% non vede effettive opportunità imprenditoriali da poter cogliere. Figura 6. Attitudine e percezione della carriera imprenditoriale, GEM, GEM, Generation Entrepreneur? The state of global youth entrepreneurship, Anche tra chi dichiara di avere un idea imprenditoriale da sviluppare, quasi la metà dichiara di non volersi impegnare in prima persona per paura di fallire. Questa paura e questa percezione di stigma legata al fallimento rappresenta un pesante ostacolo culturale allo sviluppo dell imprenditorialità, specialmente in Italia e in Europa. Ad oggi soltanto il 17,3% dei giovani europei tra i 18 e i 34 anni crede che una nuova impresa possa avere buone opportunità di successo, contro il 60% dei giovani nell Africa Sub Sahariana, il 40% in America Latina, il 30% in Medio Oriente, e il 24% degli statunitensi 11. Tra le grandi economie sviluppate, solo i giovani giapponesi sono meno fiduciosi degli europei sulle possibilità di successo di nuove attività imprenditoriali (appena il 7,8% degli intervistati è fiducioso). L Europa e l Italia hanno bisogno di uno sforzo di sistema per promuovere la cultura dell imprenditorialità, specialmente tra le nuove generazioni. 10 The European House - Ambrosetti

12 2. Il valore dell imprenditorialità 2.1. COS È L IMPRENDITORIALITÀ? Il termine imprenditorialità, dal punto di vista etimologico, deriva dal verbo latino prahendere che vuol dire prendere sopra di se, scegliere, e farsi carico. 1. J. Say, A treatise on political economy, Neeley and Jones, Londra, Joseph Schumpeter, Teoria dello sviluppo economico, Harvard University Press, Non esiste però una definizione univoca di imprenditorialità. Anche dal punto di vista della dottrina economica, l imprenditorialità è un terreno su cui si confrontano diversi approcci che riflettono la natura multidimensionale di questa. La prima definizione di imprenditorialità la dobbiamo all economista e filosofo Jean-Baptiste Say ( ), che nel 1816 definiva imprenditorialità come la capacità di orientare risorse da un attività economica a basso profitto ad attività economiche ad alto profitto 1. In questo senso, il concetto di imprenditorialità era strettamente legato a due caratteristiche: l essere proprietari di un capitale, e l essere capaci di investirlo in modo produttivo, invece di trasformarlo - come era tipico nell Europa prima della Rivoluzione Industriale - in pura rendita latifondista. La scuola austriaca di inizio novecento, in particolare grazie al contributo di Joseph Schumpeter, pone al centro dello sviluppo economico l imprenditore e la sua azione creatrice. Per Schumpeter l abilità dell imprenditore sta nel creare innovazione e sviluppo economico trasformando processi di produzione e prodotti, e creando nuovi usi e mercati per prodotti già esistenti. In questo senso, l imprenditore non è tanto chi possiede l impresa ma chi la gestisce e trasforma il mercato in modo innovativo 2. The European House - Ambrosetti 11

13 3. L. V. Mises, Human Action, Yale University Press New Haven, CT, P. Drucker, Innovation and Entrepreneurship, Harper Perennial, New York, NY, L imprenditore veniva quindi identificato con il manager capace di gestire un impresa che soddisfi bisogni di mercato portando in equilibrio domanda e offerta 3. Gli ultimi trent anni del novecento, hanno profondamente trasformato il nostro modo di capire cosa sia l imprenditorialità e quale valore abbia per la società. Dall osservatorio privilegiato di The European House Ambrosetti, che da cinquant anni lavora a fianco degli imprenditori per aiutarli a crescere, emerge che l imprenditorialità è essenzialmente una attitudine mentale che non dipende deterministicamente né dalla posizione lavorativa dell individuo, né dalla proprietà di aziende o di capitali 4. L attitudine imprenditoriale è piuttosto una capacità di vedere e pianificare il futuro, e la voglia di prendersi in prima persona la responsabilità dei rischi necessari a realizzare la propria visione. Il senso di responsabilità, la voglia di farsi carico e realizzare un sogno, sono le motivazioni che mobilitano un imprenditore. L imprenditorialità è uno stato mentale e un processo volto a creare e sviluppare l attività economica combinando disponibilità a rischiare, creatività o innovazione con una gestione nell ambito di un organizzazione nuova o esistente. Commissione Europea, I VALORI DELL IMPRENDITORIALITÀ L essere individui imprenditoriali significa quindi avere una attitudine a farsi carico delle opportunità che si presentano nella vita professionale. Questa attitudine ha un valore che va al di là delle qualità specifiche dell imprenditore e dell attività di impresa. I valori dell imprenditorialità hanno un profondo significato come motore di sviluppo economico, etico e sociale per tutta la società. In altre parole, l imprenditore ha una funzione sociale chiave, come il medico, l insegnante, l avvocato, ecc. Il ruolo dell imprenditore è quello di chi, nel perseguire egoisticamente il suo disegno imprenditoriale per il benessere proprio e della propria impresa, contribuisce a realizzare il bene comune e 12 The European House - Ambrosetti

14 5. Tratto dalla prolusione di Valerio de Molli, 39 a edizione del forum The European House - Ambrosetti, Lo scenario di oggi e di domani per le strategie competitive, 6 settembre 2013 trasformare positivamente la società 5. Ma quali sono i valori dell imprenditorialità e in che modo influiscono sulla società? Una società ad alta attitudine imprenditoriale è caratterizzata innanzitutto da una forte prospettiva verso il futuro, è capace di pianificare strategicamente i propri obiettivi sul lungo periodo, è innovativa, dinamica, concorrenziale, e valorizza chi assume su di sé le responsabilità dei propri rischi. a. Visione sul futuro 6. Richard Norman, Ridisegnare l impresa, Etas, Milano, Una società ad alto tasso di imprenditorialità è una società orientata al futuro. Richard Normann ha dato una brillante definizione di come l imprenditore dovrebbe rapportarsi con il tempo in cui vive, essendo contemporaneamente nel presente e nel futuro 6. L imprenditore dovrebbe vivere qui e ora, essendo contemporaneamente visitatore del futuro ed esule del passato. Richard Normann L imprenditore è quindi chi imprende, cioè chi pone in essere una nuova iniziativa ed è disposto ad affrontarne le difficoltà e i rischi. Essere imprenditori è una duplice attitudine mentale: un forte senso di missione nel presente e uno slancio di visione sul futuro. Il senso di missione di un imprenditore è sempre guidato da una motivazione personale. Ciascun individuo è mosso da valori e motivazioni profonde che lo spingono ad impegnarsi della propria vita personale, sociale e professionale. La visione invece è l attitudine a costruire sulla missione, guardare al futuro con spirito creativo. L essenza dell attitudine imprenditoriale è infatti cercare di vedere e anticipare opportunità nel futuro. Questo continuo sforzo è mosso non dall obiettivo di prevedere il futuro, ma dal desiderio di proiettare nel futuro la propria missione, ovvero la voglia di esprimersi, i propri valori, gli ideali e le aspirazioni. The European House - Ambrosetti 13

15 La visione del futuro è la sintesi di tre concetti: primo, l orizzonte temporale di riferimento; secondo, l intento strategico; e terzo, le dimensioni numeriche, i parametri e l obbiettivo con i quali possiamo misurare il raggiungimento del sogno nel tempo. L attitudine a pensare con prospettiva, a capire e immaginarsi le esigenze del contesto in cui si opera è l essenza della visione imprenditoriale. Questo orientamento alla visione e al futuro è un valore fondamentale che gli imprenditori disseminano nella società, nelle imprese e nella vita politica. b. Pianificazione strategica 7. Valerio De Molli, I riferimenti fondamentali della gestione strategica, IPSOA, Una società ad alto tasso di imprenditorialità è una società dove si pensa strategicamente 7. Un mondo permeato da spirito imprenditoriale non è un mondo di sognatori. Non c è attitudine imprenditoriale senza una forte capacità di progettazione da parte dell imprenditore. Per trasformare in successo una visione imprenditoriale è infatti indispensabile combinare creatività o innovazione con una sana gestione e saper adattare un impresa per ottimizzarne lo sviluppo in tutte le fasi del suo ciclo di vita. È un processo che va ben oltre la gestione quotidiana e richiede un attitudine mentale alla pianificazione, alla strategia, e alla creazione di relazioni di lungo periodo. La capacità di progettare e pianificare è un valore essenziale per tutti gli ambiti della vita sociale, ed è un attitudine che va al di là dell attività di impresa in senso stretto. c. Innovatività e creazione di valore Una società ad alto tasso di imprenditorialità è una società dove si innova e si crea valore. Gli imprenditori sono gli agenti del cambiamento e hanno un ruolo cruciale nell accelerare la generazione, lo sviluppo e l applicazione di idee, innovazioni tecnologiche e sociali. Gli imprenditori sono i veri protagonisti dello sviluppo economico in quanto, creando vero valore aggiunto per la propria attività, producono attorno a se stessi un sistema economico più dinamico e creano network in cui l innovazione procede su scala esponenziale. Per esempio la commercializzazione e distribuzione dell energia 14 The European House - Ambrosetti

16 elettrica è stata uno degli sviluppi imprenditoriali di maggiore impatto sulla società: ha creato nuove domande di prodotti (per esempio gli elettrodomestici) e trasformato filiere di prodotti già esistenti (con gli elettrodomestici è nata l industria dei surgelati). L individuo con attitudine imprenditoriale è motore di cambiamento nel contesto in cui opera. Utilizzando l immagine di Schumpeter, l imprenditore-innovatore è seguito da uno sciame di imitatori attratti da quel valore aggiunto creato come le api dal nettare, i quali entrando nei settori nei quali si sono verificate le innovazioni fanno sì che presto il prezzo di mercato di quel dato prodotto diminuisca fino ad assorbire interamente il profitto generato dall innovazione. Il valore creato dall imprenditore è tipicamente di natura economica ma può egualmente essere non economico, come nel caso dell imprenditoria sociale e del no-profit. L attività dell imprenditore-innovatore produce un triplice beneficio per la società: 1. Aumenta la disponibilità di un ampia gamma di prodotti grazie ad un processo di continua innovazione dell offerta; 2. Riduce i costi dei prodotti come risultato di un costante processo di innovazione delle modalità di produzione; 3. Offre delle opportunità economiche per individui e imprese grazie all allargamento e creazione di nuovi mercati. Il mondo vive di innovazioni. Ma se il nostro solo strumento è un martello, ogni problema assomiglierà ad un chiodo da battere. Bill Gates d. Rischio e responsabilità Una società ad alto tasso d imprenditorialità è una società capace di rischiare con responsabilità. Gli imprenditori non sono scommettitori: non amano il rischio fine a se stesso ma sono disposti a farsene carico quando è necessario per portare avanti i propri progetti. The European House - Ambrosetti 15

17 L imprenditorialità è la capacità di prendere rischi calcolati per portare un idea sul mercato e creare valore aggiunto. Yongmin Kim - Presidente, POSTECH-Pohang University of Science and Technology (South Korea) Il processo imprenditoriale ha come componente fondamentale l assunzione del rischio d insuccesso in un ambiente caratterizzato da incertezza. La maggior parte delle attività imprenditoriali di successo nasce, infatti, da uno o più precedenti fallimenti. L esperienza di ogni imprenditore, anche di quelli che hanno ottenuto grandi successi, è invariabilmente segnata da alcuni insuccessi, dal loro superamento e dalla continuazione del percorso (mettendo a frutto l esperienza). Chi ha paura degli insuccessi limita le proprie attività. Per me l insuccesso è semplicemente un opportunità per iniziare di nuovo, questa volta in modo più intelligente. Henry Ford e. Valore etico della concorrenza Una società ad alto tasso di imprenditorialità è una società carica di spirito competitivo. La competizione e la concorrenza sono i motori dell economia: un mercato competitivo è la precondizione per garantire un efficiente allocazione delle risorse, prevenire l emergere di rendite di posizione, abusi e monopoli. La rimozione degli ostacoli al commercio e alla concorrenza permette ai beni e ai servizi di accedere a nuovi mercati, favorisce la creazione di nuovi prodotti e a mantenere prezzi competitivi a beneficio dei consumatori. La concorrenza è però non solo un valore economico ma anche un valore etico e sociale. In una società basata sui valori della concorrenza leale e fondata sul rispetto delle regole, tutti gli individui, a prescindere dalla provenienza sociale, hanno le stesse possibilità di affermarsi economicamente, di esprimersi e di contribuire al progresso sociale. 16 The European House - Ambrosetti

18 2.3. IMPRENDITORIALITÀ: CASI DI SUCCESSO CHE HANNO TRASFORMATO IL MONDO Negli ultimi centocinquant anni, dall inizio della seconda rivoluzione industriale, la società si è trasformata radicalmente e ha creato nuove opportunità imprenditoriali. Per mostrare questa trasformazione abbiamo scelto sei imprenditori che hanno colto le opportunità del loro tempo trasformandole in successo imprenditoriale: Thomas Edison, che tra i primi ha saputo commercializzare le innovazioni tecnologiche su scala industriale; Henry Ford, l uomo che ha saputo trasformare un idea commerciale in un prodotto di massa; Giovanni Battista Pirelli, un uomo che è stato punto di riferimento nell industrializzazione dell Italia a fine ottocento; Adriano Olivetti, che è stato tra i primi pionieri della rivoluzione dell elettronica informatica; Mark Zuckerberg, l imprenditore che più di ogni altro ha capito le potenzialità commerciali dei nuovi strumenti social ; Steve Jobs, l uomo che ha rivoluzionato il nostro modo di usare la tecnologia nella vita quotidiana unendola al design. a. Innovazione come opportunità imprenditoriale: Thomas Edison Thomas Edison è noto principalmente per l invenzione della lampadina, ma fu anche e soprattutto un grande imprenditore, tra i primi a essere in grado di trasformare un invenzione tecnologica in una straordinaria opportunità di successo imprenditoriale. Nato nel 1847 da una famiglia povera, è costretto ad abbandonare la scuola dopo pochi mesi di frequenza a causa di problemi finanziari; riceve una sommaria istruzione dalla madre e, a soli dodici anni, inizia a vendere giornali sui treni della Grand Trunk Railway, dedicando il tempo libero ai suoi The European House - Ambrosetti 17

19 primi esperimenti con apparecchiature elettriche e meccaniche. La vendita degli apparecchi telegrafici, via via perfezionati, gli procura ingenti somme che nel 1876 utilizza per aprire un piccolo laboratorio privato. Nell ambito delle trasmissioni telegrafiche, estremamente significativa fu l invenzione dei sistemi duplice e quadruplice che consentivano di trasmettere più messaggi contemporaneamente su una sola linea. Importante per lo sviluppo del telefono, inventato indipendentemente dall italiano Antonio Meucci e dallo statunitense Alexander Graham Bell, fu il suo progetto del microfono a carbone (1876). Nel 1877 annuncia l invenzione del fonografo, apparecchio mediante il quale il suono poteva essere registrato meccanicamente. Costituito da un semplice cilindro sul quale è avvolta della carta stagnola, che viene fatto girare manualmente mediante una manovella, l invenzione costituisce un fondamentale passo avanti nel settore. Due anni dopo, Edison presenta pubblicamente la prima lampada elettrica, che ottiene notevole successo. Concorrente di Edison è J.W. Swan, ma la concorrenza fra i due termina poco dopo, con la costituzione della società Edison & Swan United Light Company, alla quale arriverà un proficuo futuro. Nel periodo seguente si dedica invece al perfezionamento della dinamo per generare la corrente elettrica necessaria all alimentazione dei nuovi dispositivi progettando, fra l altro, la prima grande centrale elettrica della città di New York. Nel 1882 la Edison Electric Light Company produrrà oltre 100 mila lampadine l anno, trasformando in maniera radicale lo stile di vita di tutta la società. Nello stesso anno, prima a Londra e New York, e poi a Milano (Santa Radegonda) entreranno in funzione le prime centrali elettriche per la distribuzione dell elettricità nelle strade e nelle case. Nel 1887 Edison trasferisce il laboratorio da Menlo Park a West Orange (entrambi nel New Jersey), dove prosegue esperimenti e ricerche. L anno successivo inventa il cinetoscopio, il primo apparecchio con cui era possibile realizzare filmati per rapida successione di singole immagini. Edison non conquista tutti i mille e oltre brevetti da solo: 18 The European House - Ambrosetti

20 intelligentemente si avvale di molti validi collaboratori e delle loro idee per poi perfezionarle e trasformarle in oggetti utili e commerciabili, rivelandosi in ciò, oltre che un ottimo tecnologo, anche un lungimirante uomo d affari, precorrendo di molto i suoi tempi, cogliendo il nesso vincente tra innovazione tecnologica e opportunità imprenditoriale. b. L imprenditore nella società del consumo di massa: Henry Ford La storia di Henry Ford è la vicenda di un imprenditoreorganizzatore che ha saputo trasformare un idea commerciale in un fenomeno di consumo di massa, non tanto inventando nuovi prodotti ma trasformando il modo in cui i prodotti stessi venivano creati. Industriale, ingegnere e progettista, Henry Ford nasce negli Stati Uniti in Michigan il 30 luglio Figlio di agricoltori di origine irlandese, dopo aver ricevuto soltanto una formazione elementare, inizia a lavorare come macchinista tecnico in un industria di Detroit. Non appena i tedeschi Daimler e Benz cominciano a immettere sul mercato le prime automobili (verso il 1885), Ford s interessa all invenzione e incomincia a costruire i propri relativi prototipi. Tuttavia, i primi falliscono in fase di sperimentazione, a causa di un iniziale scarsa conoscenza della meccanica. Il suo successo arriva solo con il suo terzo progetto, introdotto nel 1903: la Ford Motor Company; l idea nuova è quella di costruire automobili semplici e poco costose destinate al consumo voluminoso della famiglia media americana; fino ad allora l automobile era considerata un oggetto di fabbricazione artigianale e dal costo proibitivo, destinato a un pubblico molto limitato. Con il relativo modello T, Ford rende l automobile un oggetto alla portata della classe media, introducendola nell era del consumo di massa; con essa contribuisce ad alterare drasticamente le abitudini di vita e a mutare l aspetto delle città, dando vita a quella che da molti è stata definita la civilizzazione dell automobile del secolo XX. Ford si ritira infine a vita privata nel 1945 e muore nella notte The European House - Ambrosetti 19

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