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1 Atti del Convegno Aisvec del

2 INDICE Introduce i lavori la Presidente AISVEC Patrizia Marte. Modera l On. Dario Antoniozzi, Presidente del Comitato Scientifico AISVEC. 1- FILIPPO CALCIANO: Strumenti finanziari per le PMI ; 2- LUCIANO ROTONDI: Le risorse europee a beneficio di investimenti pubblici e privati ; 3- LUCIA UMILE: L internazionalizzazione delle PMI. Agevolazioni per il MADE IN ITALY ; 4- ALBERTO ZILIO: La Digital Agenda e le opportunità per le PMI ; 5- TOMASO MARZOTTO CAOTORTA: Opportunità per i nuovi progetti d impresa: il capitale di rischio informale dei Business Angels ; 6- PETER JUNGEN: Getting out of the crisis. More Entrepreneurschip and Innovation ; 7- MATTEO FORNARA: La Politica Industriale dell UE e le PMI.

3 Con gli interventi dell ASSESSORE al Comune di Treviso Dr. ZUGNO e del PRESIDENTE della Provincia di Treviso Dr. MURARO. INTRODUZ IONE Patrizia Marte: Presidente A ISV E C Intendiamo fornire una panoramica, la più ampia possibile, agli enti delle possibilità per lo sviluppo dell attività imprenditoriale. Ringraziamenti istituzionali il governatore ha mandato una lettera di augurio scusandosi per essere impossibilitato a partecipare. Il convegno è suddiviso in due sessioni: mattina interventi, lunch, pomeriggio possibilità di relazionarsi direttamente con i relatori. Lascio ora la parola al moderatore di questa giornata, l On. Dario Antoniozzi. On. Dario Antoniozzi: Ringrazio anzitutto chi ha preso l iniziativa: Patrizia Marte. Anche perché è un incontro ricco di spunti e prospettive.i soggetti invitati sul piano formale e sul piano sostanziale a sviluppare prospettive di questo tipo si fa qualcosa di importante e innovativo tanto per l Italia quanto per l Europa. Si fa qualcosa che è congeniale con la realtà socio economica. Anche perché le pmi hanno punti di partenza in comune che vanno oltre il lato speculativo. Non sono gigantesche e quindi hanno un autocontrollo che non creano problemi e creano per il futuro una situazione migliore di quelle che creano altre iniziative di natura economica che non siano pmi. Complimenti per questa impostazione congressuale e grazie a quanti daranno il loro contributo a questo importante convegno.

4 ASSESSORE AL CO MUNE DI TREVISO Dr ZUGNO: Buongiorno a tutti. Grazie da parte del comune di Treviso. Purtroppo il sindaco aveva impegni inderogabili. Mi ha delegato per portare i suoi saluti e porto unitamente quelli della giunta e di tutta l amministrazione. Sono sicuro che in considerazione degli argomenti trattati dai relatori che interverranno nella mattinata e anche nel pomeriggio ci saranno importanti spunti di riflessione sia di mercato che di finanziamento. Ringrazio Patrizia Marte e buon lavoro.

5 Filippo Calciano: Strumenti finanziari per le P M I Buongiorno a tutti e grazie. Credo che la nostra audience sia composta da enti, imprese ed è importante perché sono tutti soggetti che in questo momento condividono gli stessi problemi. Non è sempre stato così, perché gli enti fino a non molto tempo fa ricevevano importanti sovvenzioni dallo stato e le stesse imprese non si trovavano di fronte a un sistema bancario tanto ostile quanto quello di oggi. Infatti, è abbastanza usuale incontrare soggetti privati non indebitati con le banche perché le restrizioni finanziarie sono arrivate ad una regolamentazione che penalizzano quelle che si sono esposte. Lo stesso vale per quelle grandi imprese che fanno buoni prodotti: vale a dire che è importante che gli imprenditori diventino bravi a gestire la parte finanziaria della loro impresa oltre che produrre articoli di buona/alta qualità. Mostrerò un elenco di quegli strumenti finanziari europei che possono venire in aiuto di enti PMI e singoli soggetti. Gli enti pubblici sono divisi in 2 rispetto ai finanziamenti: 1- quelli che si possono indebitare e quelli che non si possono indebitare; 2- quelli che hanno sforato i limiti di indebitamento previsti dal duel e dai patti di stabilità. Quando un ente locale ha margini di indebitamento, può accedere a mutui a tassi molto bassi da parte della banca degli investimenti.

6 Il problema è cosa fare per quegli enti che non si possono indebitare più e sono molti. Per esempio, possono operare quella che si chiama una gestione attiva del debito, senza contrarne uno nuovo. Si tratta di sfruttare le possibilità che offre il mercato e tentare di sostituire i debiti che sono in bilancio con nuovi debiti più efficienti che costano meno. Tentando di utilizzare anche la possibilità di avere un entrata in cassa in parte corrente al momento della sostituzione. Come si sostituisce un debito non efficiente con un debito efficiente? La cosa più immediata è la rinegoziazione dei mutui che gli enti possono operare in un momento come quello attuale, per cui la cosiddetta curva dei tassi d interesse di lungo periodo è fortemente decrescente. Poiché ci sono enti che si sono indebitati prima della crisi finanziaria e che possono rinegoziare questo mutuo a tassi fissi correnti e ottenere attraverso un approccio pro attivo con la banca anche un pagamento a tasso immediato per l operazione di rinegoziazione. Naturalmente, l ente deve porsi in modo paritetico nei confronti della banca, cioè, deve essere in grado di fare proposte adeguate, di usare la stessa strumentazione tecnica che usa la banca per poter dialogare con essa e non ricevere passivamente solo proposte cui rispondere affermativamente o negativamente. Gli enti possono fare cose un po più sofisticate, come l emissione di prestiti obbligazionari: il prestito obbligazionario è consentito quando ( norma del DUEL ) si vuol ristrutturare un debito esistente. L ente o il consorzio di enti, se si tratta di enti piccoli, mettono insieme un pool di loro mutui passivi ed emettono obbligazioni naturalmente, attraverso la scelta di un intermediario finanziario che colloca il debito obbligazionario e si impegna a comprarli. Il prestito obblig. Consente di estinguere i mutui e generare entrata di cassa e sostituire i tassi d interesse negoziabili con tassi decisamente più vantaggiosi che sono quelli passivi dell ente associati al prestito obbligazionari.

7 Questa tecnica è trattata fiscalmente molto bene perché parte della tassazione che pagano i sottoscrittori viene retrocessa all ente emittente o al consorzio. Dunque, il tasso effettivo che l ente paga si abbassa notevolmente ed è possibile ritrovarsi con un debito in termini di tassi passivi che ha generato un entrata in parte corrente. E possibile utilizzare strumenti di copertura dei rischi in termini di tassi d interesse: infatti, c è un regolamento in fase di emanazione da parte del ministero dell economia che elenca dettagliatamente alcuni prodotti finanziari che gli enti possono utilizzare per compiere alcune azioni di copertura sui tassi d interesse. Ora che i tassi d interesse sono al minimo storico possono e anzi devono essere utilizzati, in modo semplice ed efficace. Intanto gli enti territoriali potrebbero iniziare a prepararsi e capire quali rischi presto incontreranno in termini finanziari e come proteggersi. Queste quindi sono tre cose che gli enti che non si possono indebitare possono invece prendere in considerazione: 1- ristrutturare mutui; 2- reperire risorse; 3- coprirsi dai rischi dei tassi d interesse. L ente oltre che gestire attivamente il passivo, può gestire anche l attivo: ovvero può, tramite crediti tributari o extra tributari, cartolarizzare questi debiti tipici della cultura corporate cioè della finanza aziendale, accessibili anche agli enti. Le operazioni di cartolarizzazione specialmente per i piccoli comuni consorziati sono interessanti perché consentono di trasformare il fondo poste poco liquide dell attivo in capitale circolante e generare possibilità di spesa corrente. Come si cartolarizza un credito?

8 Un credito tributario si trasferisce a una società gestita da un intermediario finanziario o una banca selezionata secondo una pubblica gara: l intermediario trasferisce immediatamente il corrispettivo all ente, cioè la somma corrispettiva di questi crediti. L ente deve comunque poter essere in grado di dire quanto valgono questi crediti sul mercato per poter dialogare con l ente cartolarizzatore. Questo ente emette dei titoli che sono garantiti da questi crediti e si ripaga attraverso i flussi che i crediti generano. L ente esce dalla partita nel momento stesso in cui li trasferisce. Può anche rinunciare a un eventuale responsabilità su un possibile default. Gli enti che vengono fuori da questi meccanismi finanziari acquisiranno una mentalità più dinamica e saranno in grado di parlare con le banche di strumenti finanziari, dalle operazioni più semplici a quelle più complesse. E molto importante considerare i prestiti obbligazionari come opportunità concrete per questi enti. La finanza di progetto per molti di loro potrebbe essere fare opere pubbliche attraverso gare di costruzione e gestione che sono cose diverse rispetto alle concessioni. Per contestualizzare l argomento della costruzione della gestione poniamo che si voglia costruire una piscina. Indirò una gara per trovare chi la costruisca per me e l ente non pagherà direttamente, oltre a costruire e gestire, consento di costruire un bar ristorante, in modo che il concessionario possa reperire sul mercato i capitali di rischio necessario a proprio carico basandosi sulla redditività attesa di progetto. Dunque, la funzione dell ente è quella di rendere appetibile un progetto per il privato al di fuori del rapporto di concessione e del pagamento di un canone dall ente al gestore. L ente non paga più nulla. Riceve l opera dopo un periodo di tempo necessario al gestore/costruttore per remunerare in termini privatistici il proprio investimento. Anche gli enti che hanno ancora margine di indebitamento, oltre che indebitarsi a tassi agevolati, potrebbero iniziare a pensare a una

9 ristrutturazione dei mutui esistenti, pensare a consorzi e prestiti obbligazionari e a cartolarizzare il loro credito. Tutti questi strumenti sono a disposizione delle imprese e non solo degli enti. Le imprese inoltre non hanno vincoli restrittivi come gli enti, per esempio nel bilancio, non sono obbligate al pareggio della parte corrente. Non sono soggette a limiti d indebitamento, al patto di stabilità. Le imprese che rientrano nei finanziamenti agevolati da parte della BEI (Banca Europei degli Investimenti) vivono in mercati turbolenti, che pagano costi molto alti dovuti alla variazioni di prezzo delle materie prime dei loro prodotti, come alla poca prevedibilità dei tassi di cambio alla rivalutazione continua dell euro. Queste imprese possono garantirsi da questi rischi con forte impatto sulla loro redditività con strumenti finanziari che si chiamano features e danno la possibilità di fissare il prezzo delle materie prime con un anno o due di anticipo, come pure fissare i tassi di cambio. Per le PM è arrivato il momento di valutare l ingresso di nuovi soci nel capitale di rischio, attraverso fondi che si chiamano the private equity. I Private Equity consentono all impresa di avere un partner finanziario a tempo determinato e con quote di minoranza nel capitale di rischio, che hanno un obiettivo comune ed è quello di generare valore a anni al massimo. In questo periodo, è possibile contrattualizzare una relazione di partenariato prima che inizi a essere operativa. Nel decidere che quote di fondo entreranno nel capitale di rischio, in che condizioni ne uscirebbe l impresa, cosa si potrebbe fare insieme all imprenditore e con quali quote? Ci si scontra or ora con una grande diffidenza da parte degli imprenditori nei confronti di questo strumento. L imprenditore che vive difficoltà finanziaria e di espansione nella crescita della sua azienda può ragionevolmente pensare a far entrare un socio per

10 un periodo di tempo limitato e sulla base di un obiettivo di progetto d investimento ben definito. Quest ultimo a seconda del contratto iniziale spesso rivende le sue quote all imprenditore stesso o si impegna a cercare un socio insieme all imprenditore. Ci sono diversi modi di gestire questa parte contrattuale. In conclusione, anche quando enti e imprese sono ai limiti d indebitamento, è possibile intervenire iniziando a pensare alla propria struttura finanziaria in modo pro attivo, ottimizzando così la propria gestione. Grazie. Luciano Rotondi: Le risorse europee a beneficio di investimenti pubblici e privati Da operatore finanziario altamente specializzato il mio linguaggio sarà tecnico e tuttavia comprensibile. L intervento è diviso in 3 parti: il primo dedicato al nuovo programma 2008/2013 sui fondi europei, quelli di Bruxelles. Il secondo precisa il ruolo delle banche che merita delle precisazioni come paventato dal Prof. Calciano e da ultimo la parte relativa alla finanzi abilità soprattutto da parte dei fondi d investimento della BEI. 1- Secondo il programma 2008/2013, le risorse sfruttate dagli enti locali in Italia sono nettamente inferiori a quelle messe a disposizione. La totalità dei fondi erogati da Bruxelles ammonta a 40miliardi di euro, tutti a fondo perduto. Impegnato e non erogato per il solo 10%. In questo contesto, si possono innocentare quasi completamente le regioni del centro e soprattutto quelle del nord che non sono a obiettivo 1. L obiettivo 1 è l obiettivo di sviluppo per quei Paesi che secondo l UE hanno meno soldi.

11 Per esempio, la regione Veneto fino al 2013 ha a disposizione fino a 400 milioni di euro. La Regione Veneto ha indirizzato questa cifra quasi interamente per infrastrutture stradali. Invece, per quelle zone considerate non obiettivo 1 è interdetto l intervento a fondo perduto di questo finanziamento nei confronti di quelle imprese che invece possono contare su un sistema di fondi regionali che si chiama de minimis. Così, mentre il mezzogiorno e le isole possono avvalersi di questo fondo, le regioni del centro nord no. Il problema è che l Italia, rispetto agli altri paesi dell UE, ha una velocità di crociera di 9miliardi all anno per i finanziamenti a tasso agevolato, finanziamenti che in parte dunque vanno restituiti, invece è scarsamente informata e ancor più ausiliatrice di quelli non rimborsabili. Per esempio la Calabria ha a disposizione fino al 2013 più di 2 miliardi di euro di finanziamenti europei a fondo perduto, così pure la Campania. Fondi che ad oggi non sono stati reperiti e che se non venissero richiesti resterebbero a Bruxelles. Per quanto riguarda le banche, pur avendo la critica del Prof Calciano la sua ragion d essere, la situazione è un po diversa: per esempio UniCredit, San Paolo rilanciano su questi soldi che vi sono e vi sono sempre stati, solo, per avere l accesso al credito, occorre essere conformi ai parametri di Basilea 2. Le imprese relativamente piccole tutt oggi ignorano o poco sanno di Basilea 2. Le banche, rispetto alle imprese, aiutano esclusivamente quei clienti il cui rapporto con loro è consolidato da tempo. Tuttavia, se io sono cliente di una certa banca e ho un idea buona che desidero voler far finanziare, la banca non potrà darmi i soldi della BEI, allora dovrà rilasciarmi un certificato che mi assegni un rating Basilea, in modo che io possa rivolgermi a un altra banca per avere i soldi della BEI. Questo almeno in teoria!

12 La banca di cui si è clienti rilascia difficilmente questo certificato, avendo l impresa verso di lei il rating intero di conformità. E a questo punto che assistiamo a una forte speculazione. Sono nati infatti i grandi certificatori come PWC che studiano come rilasciare questi certificati. Si chiama rating esterno Basilea 2. Questo è il primo ostacolo da superare anche per quelle imprese che devono accedere ad un leasing, un mutuo, un factoring o un fido su un altra banca. 2- Le imprese non hanno solo necessità di una banca che eroghi soldi ma anche necessità di garanzie per l accesso al credito e qui c è poca informazione da parte delle imprese e incuria delle banche. Le banche non riferiscono che esiste una realtà vantaggiosa economicamente che consente alle imprese i confidi per garantire le operazioni finanziarie. Questi meccanismi possono garantire anche fino all 80% delle richieste delle imprese sia per la loro liquidità che per la loro progettualità. Il fondo più importante esistente in Italia è quello dello stato presso il medio credito centrale. Un fondo purtroppo di difficile accesso, perché loro parlano esclusivamente col sistema bancario e non anche con le imprese. E poiché sarebbe anche in questo caso la banca a dover fornire i mezzi e le garanzie suddette, diventa un cane che si morde la coda, non fornendo le banche il supporto descritto. Un handicap delle banche infatti è quello di non essere consulenti delle imprese e riferire la possibilità di accesso anche a questi fondi. Esistono poi le agenzie delle banche alle quali si rivolgono spesso gli imprenditori che non parlano sempre con i direttori generali delle banche. Queste agenzie spesso non sanno nemmeno che esiste un istituto come la BEI pur rientrando nelle sue linee di credito. E perciò necessario che gli istituti di credito italiani vengano educati e qualora lo fossero già, istruiti su tutti i sistemi finanziari che possono offrire alle imprese, di matrice diretta BEI.

13 Uno strumento importantissimo è pure il leasing. Vitale per la finanziabilità dei progetti legati all energia. 3- terzo aspetto: i progetti. Premesso che i finanziamenti della BEI sono compatibili con tutti gli altri strumenti di intervento, compresi gli equity e quelli a fondo a perduto, non è assolutamente vero che eroghi finanziamenti agevolati. Piuttosto, eroga finanziamenti a tasso moderato. Infatti, la Bei, capitalizzata per 100 miliardi di euro, va sul mercato internazionale raccoglie il denaro dei capitali e non essendo una banca a fini di lucro ripercuote questi tassi d interesse bassi sulle banche sue intermediarie e interviene sui contraenti finali del finanziamento. Dunque, fondamentale è il principio di compatibilità della BEI con tutti gli altri strumenti d intervento. La BEI interviene sia per i finanziamenti pubblici che per quelli privati. Per i finanziamenti pubblici, noi distinguiamo due categorie: a) progettualità infrastrutturali fino a 25 milioni di euro. Su questi costi la BEI interviene attraverso il sistema bancario corrispondente che ha le linee di credito BEI. La banca che ha le linee di credito BEI le ha tanto per i privati che il pubblico. Per cui l ente pubblico locale che ha necessità di accesso al credito si rivolge alla banca che ha fondi Bei e nello stesso tempo deve far parte del patto di stabilità. Che significa far rientrare nel patto di stabilità? avere le delegazioni di pagamento nei primi tre capitoli di spesa del bilancio che sono calcolate e lo fanno accedere al mutuo. Rispetto al privato, l ente pubblico non è soggetto a finanziamento parziale, allora su un progetto la BEI darà il 100% rispetto al 50% che darebbe al privato.

14 Il fondo BEI può riguardare dal singolo progetto ai pacchetti di progetti che l ente vuole presentare. Il fondo della BEI tuttavia per gli enti pubblici non supera i 12 anni e il suo tasso è estremamente moderato (intorno a 1.50/60%). Sopra i 25 milioni di euro interviene direttamente, tranne per gli enti pubblici che non hanno accesso diretto alla BEI. In questo caso, non è applicabile la cosiddetta procedura semplificata, che transita attraverso il sistema bancario, si passa invece per il consiglio d amministrazione della BEI e si arriva ai sensi dell art 21 dello statuto BEI e all opinione espressa dal Dg 2 della commissione generale affari economici e monetari di Bruxelles: gli enti che hanno accesso alla Bei per pacchetti di milioni di euro beneficiano da una parte del tasso moderato del mutuo della bei stessa e dall altra di una durata di credito che può arrivare fino a 20/25 anni. Se la provincia di Treviso per esempio, pianificasse un pacchetto di iniziative infrastrutturali in settori ritenuti dall UE e dalla BEI settori primari, come l energia l ambiente la sanità o la scuola, potrebbe avere accesso ai fondi Bei per una durata di 25 anni, quindi per un ammontare di 100/150 milioni di euro. Questo naturalmente può essere possibile sono per determinati comuni come i capoluoghi di provincia o regione, non per comuni più piccoli. Per i privati, salvo casi di enormi aziende come Benetton FIAT ecc per esempio, le imprese transitano per il sistema bancario. Nell ambito della progettualità, se il privato ha un progetto nel settore dell energia e ha interesse a ottenere un finanziamento sul comparto leasing, non è più limitato al 50%, bensì può chiedere l intervento dei fondi BEI attraverso gli istituti di credito che hanno il suo comparto, fino al limite costituito dalla maxi rata iniziale. Per i progetti normali, la regola prevede l accesso fino al 50% per una durata non superiore ai 12 anni. La società più è solida e offre garanzie come i confidi, maggiore è il rating di Basilea 2000, più merita uno spread ridotto. Comunque inferiore rispetto al tasso soprattutto variabile delle banche che speculano maggiormente.

15 Relativamente alla finanziabilità delle iniziative, gli unici settori che la BEI non finanzia sono i mutui edilizi per l acquisto di case private e il tabacco. Per tutto il resto, dall industria al bar, assicura finanziabilità. Per quanto concerne le collateralità, sono disponibili gli equity che subiscono moltiplicatori come quello denunciato sui media e istituito tra banche su iniziativa del ministero dell economia. E sempre vantaggioso accedere agli Equity. L azienda dovrà avere persone esperte per preparare una documentazione completa da Basilea 2 al business plan. Importante è osservare che ci si può rivolgere contemporaneamente alla BEI e alle strutture che danno accesso agli equity. Nel Veneto per esempio esiste Veneto Sviluppo. Naturalmente, questa realtà, come tutte quelle simili ad essa sono soggette a determinati vincoli. Un altro sistema a supporto delle imprese è il sistema dei confidi, conosciuto nell ambito dei confidi di medie dimensioni, tuttavia esistono alcune alleanze che fanno da garanzia sempre in ambito pubblico locale. Attraverso la FEI fondo europeo degli investimenti- figlio della bei che ha la caratteristica di mettere a disposizione fondi per garantire le imprese. Queste strutture agiscono tanto in Piemonte quanto in Lombardia in Toscana in Veneto e in Emilia Romagna. Tutto questo, insieme al sistema dei confidi può arrivare a garantire anche fino all 80% dei fondi BEI. E necessario inoltre fare riferimento a un programma comunitario che si chiama Geremy: un programma varato nel Bruxelles nel passato ha sempre ragionato a livello di contribuzione a fondo perduto, cioè i contributi in conto capitale. Ora si è creato un sistema di cosiddetti fondi a perdere. Geremy appunto, abbinato alla BEI, fornisce capitale equity attraverso sistemi di intermediazione per le imprese che desiderano avere una parte di capitale. L attivazione di Geremy è senza interessi senza pretese di dividendi e senza garanzie.

16 Insomma, si tratta di un capitale nudo che deve essere restituito nudo, nell arco di 7 anni. Se ciò non accade, non essendovi garanzie, il tempo potrà anche superare la data di scadenza fissata. La Regione Veneto, per esempio, ha deciso di usare Jeremy per rifinanziare i confidi, non comprendendo che possono essere usati per fornire capitale alle imprese. Delle 20 regioni cui era destinato Jeremy, solo 3 lo hanno attivato- Lombardia Veneto e Campania - le altre 17 no. In definitiva sarebbe auspicabile sensibilizzare e formare gli enti e soprattutto le regioni delle enormi potenzialità che hanno a disposizioni se non di quelle di cui già dispongono senza saperlo. Grazie. Lucia Umile: L Internazionalizzazione delle PMI. Agevolazioni per il Made in Italy Si è fatto riferimento al fatto che è possibile recuperare dei fondi perduti recandoci a lavorare ad esempio in Romania. Vero sotto il profilo tecnico, ma quale sarebbe la ricaduta sul nostro PIL? perché la ricaduta c è A ben guardare la geografia del cosiddetto MADE IN ITALY, capiremo che oggi di fondamentale importanza è che al di là del marchio che deve connotare una provenienza imprenditoriale, una qualità di prodotto e anche una successione pubblicitaria, genericamente inteso, noi siamo portatori di un altro marchio che è quello nazionale.

17 Portatori del MADE IN ITALY. Per cui la nostra spendibilità e ricaduta sul PIL nazionale si gioca nella difesa equa e non a boomerang di questo concetto. Allora, se si parla direttamente e obiettivamente di finanziamento alle piccole imprese, indipendentemente dai fondi comunitari che comunque passano per le regioni e per altre strutture che prescindono dalle piccole imprese, la piccola impresa può accedere a fondi de minimis (fino a 500mila euro) con un credito d imposta qualora dimostri di lavorare fattivamente per la crescita del brand Made in Italy all interno della sua produzione. I finanziamenti nel processo di internazionalizzazione delle piccole imprese passano attraverso i cosiddetti concetti SIMEST: le categorie finanziabili. Una normativa di cui disponiamo risale al 13 maggio 1998, riguardante contributi e finanziamenti per lo sviluppo e le esportazioni. Facendo più attenzione, ci si accorge che riguardano quelle esportazioni che rechino validamente made in Italy. Un altra recentissima del 24 agosto 2010 riporta che dal 1 dicembre c.m. ci si può catalogare nel sistema dell agenzia delle entrate e prenotare le quote sul credito d imposta qualora si dimostri: 1- di entrare nel sistema Simest, 2- di fare progettualità e creare proposte sul mercato internazionale che individuino una produzione Made in Italy. Per quali motivazioni è veramente complessa l individuazione del MADE IN ITALY? Se il concetto di marchio riguarda l origine e la provenienza di una merce, questo in termini comunitari viene definito secondo determinati parametri. Domande: che cos è la provenienza? E che cos è l origine? La provenienza sta per il luogo o il traffico internazionale dal quale la merce mi giunge.

18 L origine sta nell insieme di prodotti che qualificano quella merce, cioè la filiera che l ha portata a costruirsi in un certo modo. Per esempio, il tessile è composto di tessuti e materie prime, tessuti e materie secondarie, di apporti. All interno della comunità la merce viene definita secondo criteri tarig: una nomenclatura numerica che ne individua la voce merceologica. Passare da una voce merceologica all altra dimostra quale sia stato l apporto in termini di originarietà della lavorazione. Questo è importante, perché il concetto di nazionalità nel mondo globalizzato che viviamo è un concetto relativo. Cioè, viviamo al contempo nel globale e nel glocale. Infatti, come faccio a dire che qualcosa che è stato prodotto a Firenze è assolutamente MADE IN ITALY? Un cinese che vive a Firenze da anni e produce secondo metodologie orientali non produce forse un prodotto italiano? Se ho acquistato materie prime altrove e le ho assemblate compiutamente in Europa questo prodotto è o non è Made in Italy? Siamo di fronte ad una contraddizione rispetto cui il legislatore non è stato generoso di indicazioni. Infatti, se da una parte l articolo 517 del codice penale punisce chiunque introduca beni con marchi fallaci all interno della comunità e li fa circolare, interviene allora introducendo il concetto punibile di contraffazione del MADE IN ITALY che individuo con il marchio, tuttavia crea anche una situazione di disparità. Perché, se possiedo un azienda italiana e produco in Cina, importo in Olanda e vendo in Francia, non soggiaccio ai limiti dell art. 517 pur facendo i miei affari all interno della comunità vendendo il prodotto per potenziale MADE IN ITALY?

19 Guai penali e amministrativi intervengono e ancora una volta il legislatore nell agosto e nel settembre 2009, commina una sanzione amministrativa che arriva fino a 250 mila euro per ogni operazione doganale. Ancora una volta si crea disparità di comportamento rispetto a quello che avviene in Italia, dove è vietato vendere pseudo-made in italy e solo in Italia. Ciò posto, è necessario tutelarci perché siamo portatori di qualcosa di diverso che rappresenta più un come fare, che prescinde da chi come e dove lo fa, in cui del resto è deposta tutta la nostra creatività. E facile immaginare che i limiti di tutela esistenti sul concetto di creatività sono molto ampli. Se mal strutturati, possono stridere anche con i principi comunitari di libera circolazione delle merci e con l art 3 della costituzione che dice- non occorre disparità di trattamento rispetto a beni ugualmente tutelabili. In ogni caso, il concetto di origine e provenienza è nato in termini di gabella in Europa per dare o no delle garanzie preferenziali di detassazione sui dazi e aprire il volano virtuale, cui accennava l on. Antoniozzi, indicandolo come volano virtuale più importante all interno dell Europa. Rilevante è anche individuare la sommatoria delle attività economicamente rilevanti sul territorio italiano, riguardo al come fare dell azienda italiana. A questo proposito porto l esempio di una legge molto criticata legge Reguzzoni-Versace(4 aprile 2010 al numero 55) e non a caso in sede comunitaria non le è stato ancora consentito di entrare in vigore. Questa legge infelice introduce nell individuazione del MADE IN ITALY non solo il cambiamento di voce nella tarig : che vi siano cioè operazioni sensibili a cambiarne la sua definizione doganale, bensì introduce in modo determinato il concetto di filiera e mutua questo concetto dalla parallela e non distinta applicazione del marchietto CE, il marchietto di conformità europea sulla sicurezza dei prodotti. Esso viene conferito solo con la filiera.

20 Mutuando da quest ultima, si può chiamare un prodotto made in italy solo se determinate trasformazioni di filiera e la ricostruibilità totale della filiera consente di ricondurla a un prodotto italiano. Questa normativa sulla carta è entrata in vigore il 1 ottobre, di fatto l agenzia delle dogane ha diramato la sua inapplicabilità nei punti di controllo: le dogane. Perché veniva demandata la sua diretta applicazione a un regolamento sub iudice in sede comunitaria che ancora non c è. In conclusione, occorre sensibilizzare tanto le istituzioni italiane quanto quelle comunitarie perché presto diverrà inapplicabile anche poter accedere ai fondi che per le PMI e il credito d imposta sono previsti. Grazie. Alberto Zilio: La Digital Agenda e le opportunità per le PMI Digital Europe rappresenta la lobby europea delle industrie per l Information&Communication Technology, io rappresento gli interessi politici ed economici di più di 60 multinazionali europee come microsoft, Siemens, nokia, IBM, Alcatel ecc

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