INTERESSE ASSOCIAZIONE ESTERI

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1 RASSEGNA STAMPA lunedì 26 gennaio 2015 L ARCI SUI MEDIA INTERESSE ASSOCIAZIONE ESTERI INTERNI LEGALITA DEMOCRATICA RAZZISMO E IMMIGRAZIONE SOCIETA BENI COMUNI/AMBIENTE INFORMAZIONE CULTURA E SCUOLA ECONOMIA E LAVORO CORRIERE DELLA SERA LA REPUBBLICA LA STAMPA IL SOLE 24 ORE IL MESSAGGERO IL MANIFESTO AVVENIRE IL FATTO PANORAMA L ESPRESSO VITA LEFT IL SALVAGENTE INTERNAZIONALE

2 L ARCI SUI MEDIA Del 26/01/2015, pag. 1-2 Vince Syriza e Atene festeggia la fine di un incubo Elezioni greche. I primi risultati danno Syriza vicina alla maggioranza assoluta. Una vittoria storica per la sinistra di tradizione comunista Luciana Castellina, ATENE È ormai notte e il risultato definitivo non è ancora stato diffuso come inizialmente avevamo sperato. L agognata maggioranza assoluta si sta giocando su una forchetta ridottissima: tra 148 e 151. Dipende da un calcolo difficile dettato da un complicatissimo sistema elettorale. In attesa che Alexis arrivi e salga sul grande palco che è stato allestito davanti all Università, proprio contigua allo slargo dove è stato montato il tendone allestito da Siriza, la piazza continua a cantare e a ballare. Il primo urlo di gioia dentro il tendone c era stato alle 18.55, per l exit poll registrata appena chiusi i seggi: una forchetta del 39 35% per Syriza, vale a dire tra i 157 e 147 seggi: una bella differenza fra un dato è l altro, perché quella assoluta necessaria è di 151. Ma una vittoria straordinaria comunque. Il chiasso rende impossibile capire cosa succede davvero e acciuffare i dati che la televisione sputa in greco come una mitragliatrice. Il chiasso è prodotto soprattutto dagli italiani, ormai quasi il doppio di quelli dei primi giorni, invadenti come mai, difficile rintracciare un greco, i più giovani stanno ancora ai seggi dove si scrutina, i vecchi attaccati ai televisori. Riempiranno tutti le strade di Atene solo a notte. Per fortuna a riempire la piazza prospicente il tendone ci pensano già prima del momento epico una quantità di bancarelle con salsiccie, suvlaki e mais abbrustolito. Segno che anche i greci stanno finalmente per arrivare. E infatti finalmente tuona anche la musica di qui che, siccome si balla bene, anima danze infuocate di giovani e vecchi, nel fumo degli spiedini. Son canzoni storiche, quelle di Teodorakis ma anche quelle più antiche della Resistenza. Bella ciao non ha più il monopolio. Sovrastata da una musica che rompe i timpani e dal rumore di un eccitazione ormai incontenibile dal televisore arriva finalmente una dichiarazione ragionevole di un dirigente del Kke, il partito comunista. Dice due cose che il partito ancora filosovietico non aveva mai detto: che il popolo valuterà il programma del futuro governo e dunque non c è più un rifiuto a priori di Syriza; e poi ammette che di Nuova democrazia non se ne poteva più, il che vuol dire riconoscere implicitamente che la spallata data da Syriza è stata una buona cosa. Nonostante la folle posizione di rifiuto ad appoggiare Syriza che ha animato la sua campagna elettorale il Kke sta comunque fra il 5 e il 6%, più forte del povero vecchio Pasok: incredibile resistenza del comunismo irragionevole. Alle 18,43, venti minuti circa prima della chiusura dei seggi, erano arrivati gli ultimi exit poll naturalmente non ufficiali: la vittoria di Siriza veniva già data in proporzioni al di là di ogni previsione: tra i sei e i dieci punti di distacco da «nuova democrazia». Da internet per tutta la serata sono piovuti comunicati contrastanti. Alle 18,25, una fonte non meglio identificata annunciava che «una parte della Germania tifava per Tsipras». Una sua sostanziosa parte del resto è qui, i tedeschi della Linke, assenti nei giorni scorsi, oggi sono massicciamente presenti. Alle ci hanno avvertito che tre sono le incognite fondamentali : 2

3 1. se Syriza riuscirà a raggiungere 37 38% per avere la maggioranza che le serve a governare; 2. chi potrebbe essere interessato a sostenete un governo a guida Tsipras? si fa l identikit di Potami, il centro, o del piccolo partito appena creato da George Papandreu, ancora in dubbio, però, se in grado di superare il 3%; 3. chi sarà il terzo partito: Alba dorata o Potami? «Perchè hai votato Tsipras?» «Perché è giovane bello e buono». A rispondere in questo modo un po semplificato a una Tv lussemburghese era stata in mattinata un vecchietta appena uscita dal seggio, che è quello dove poco prima aveva deposto la sua scheda assediato da un turba di fotocamere e da un discreto numero di simpatizzanti del quartiere Alexis Tsipras. Un altro vecchietto quando capisce che sono straniera cava dalla tasca un foglietto sgualcito che mi consegna con orgoglio: è la fotocopia di tutte le prime pagine di quotidiani stranieri in cui compare il leader di Syriza. Nella foto pubblicata da «Die Welt» c è anche lui che lo abbraccia dopo un comizio, il titolo: «Così in Grecia ci sarà un vincitore radicale». A votare Syriza ci sono stati naturalmente tanti giovani, ma sono questi vecchietti provati da storiche tragiche esperienze che mi hanno commosso in questa campagna elettorale. Fieri e felici per un evento in cui forse ormai non speravano più: una vittoria della sinistra di tradizione comunista. Non posso non andare col pensiero ai vecchi compagni dell epoca della guerra civile, poi della dittatura, quasi tutti ormai morti. Ne ho conosciuti bene tanti perché qui in Grecia sono venuta così spesso già dall inizio degli anni 60 per «Paese sera» e come sapete qui sono stata anche arrestata pochi giorni dopo il colpo di stato dei colonnelli. Ne incontro qualcuno ora su questa piazza e ci viene quasi da piangere pensando a quelli che non hanno potuto godere questo momento. Ma ci consola la canzone di Loisos, cantata a ripetizione e diffusa altissima alla piazza in attesa. Si chiama «Niente si perde nella nostra vita perduta», e vuol dire proprio questo: che dentro la vittoria di oggi c è anche il contributo di quella loro storia, di quel loro sacrificio. Gli italiani nella piazza sono emozionati per la vittoria dei «fratelli greci», ma continuano a chiedersi l un l altro: e da noi, perché no? Questa vittoria forse aiuterà a pensare che mai dire mai. Del 26/01/2015, pag. 4 Esplode la gioia dell altra Europa Gli altri. Per le delegazioni straniere giunte ad Atene il risultato delle elezioni rappresenta una speranza da importare nei propri Paesi. «E la prova che anche i piccoli possono fare la storia e cambiare il mondo» Jacopo Rosatelli, ATENE L Unione europea è quella del tendone di piazza Klafthmonos, dove Syriza ha chiamato a raccolta i suoi sostenitori. Pieno all inverosimile, caldo quasi insopportabile, pochi istanti prima delle 7 ore locale la tensione si taglia con il coltello: facce concentrate, cenni di incoraggiamento reciproco. Poi l annuncio degli exit polls, e ci si scioglie in un abbraccio collettivo. Greci, tedeschi, spagnoli, francesi, inglesi, italiani, e chissà da quante altre parti del Vecchio continente: un enorme, corale urlo di gioia cancella l ansia e la fatica. Ora si può festeggiare. Esiste un altra Europa, è quella che si è data appuntamento qui, nel centro di Atene. «Questo è uno di quei momenti in cui si dimostra che anche i piccoli possono fare la storia, possono cambiare il mondo» ci dice subito, tra lacrime di gioia, Raffaella Bolini, l infaticabile organizzatrice della Brigata Kalimera e di mille altre avventure politiche internazionali. «C è chi ha ironizzato sul nostro viaggio per criticarci, ma noi siamo venuti 3

4 a immergerci nella realtà greca: non torneremo in Italia uguali a come eravamo alla partenza, perché questa esperienza ci ha davvero arricchiti», afferma una raggiante Rosa Rinaldi, tra le principali artefici del «miracolo» della fondamentale raccolta firme in Valle d Aosta per la lista delle europee. «Ora la speranza si materializza: vale per i greci, ma vale anche per noi, perché Syriza al governo ad Atene significa una rivoluzione democratica per l intera Europa. Persino il nostro pusillanime premier Matteo Renzi potrà ora avere più margini di manovra nei confronti dei partner continentali, e a noi a sinistra spetta il compito di costruire una vera alternativa di società: senza copiare modelli di altri Paesi, ma cogliendo la straordinaria occasione di questo momento», conclude Rinaldi. «Il messaggio di domenica sera riflette Maso Notarianni, anima dell Altra Europa a Milano è che nella sinistra italiana dobbiamo finalmente abbandonare un atteggiamento minoritario ancora troppo diffuso: qui in Grecia ci dimostrano che si può fare. Bisogna essere convinti che un utopia può diventare realtà». La soddisfazione in piazza Klafthmonos è ovviamente di tutti, indipendentemente dalla nazionalità. Ciascuno ha però un compito diverso nel proprio Paese. In Spagna lo scenario politico più simile a quello greco: «La svolta nella politica europea è possibile. La sfida per noi è prendere ad esempio Syriza e mettere da parte personalismi o divisioni infondate, concentrandoci nella cosa più importante, che è unire le forze», ragiona Alberto Garzón, il nuovo (e giovane) leader di Izquierda unida. Il messaggio che invia dal tendone ateniese è diretto a Podemos, che finora nicchia sulla possibilità di costruire un cartello unitario alle elezioni di autunno. Parole simili da Enest Urtasun, brillante eurodeputato della sinistra ecologista catalana, «pontiere» fra i Verdi e il gruppo del Gue (Sinistra unitaria europea) nel parlamento di Strasburgo: «La scelta giusta è quella fatta a Barcellona per le prossime municipali: lista unitaria di tutti quelli che si battono contro l austerità». Di diverso avviso è l attivista di Podemos Ramón Arana: «non voglio alleanze con i partiti del vecchio sistema, ma parlo a titolo personale». Pensionato 64enne, Ramón è venuto ad Atene da Madrid «per assistere alla presa della Bastiglia del ventunesimo secolo». I tedeschi della Linke muniti di cartelli inequivocabili: «La nuova Europa comincia in Grecia» usano toni meno enfatici, ma la sostanza è la stessa: niente potrà essere più come prima. «La cancelliera Angela Merkel dice sempre che non ci sono alternative alle attuali politiche, ma la vittoria di Syriza mostra che è falso» ci dice Katharina Dahme della direzione nazionale del partito. «Il nostro compito sarà mostrare ai cittadini del nostro Paese che la politica del nuovo governo di Atene non sarà solo nell interesse dei greci, ma anche dei lavoratori in Germania, che hanno bisogno di salari più alti e di una politica sociale differente», conclude la dirigente del principale partito dell opposizione tedesca. Del 26/01/2015, pag. 9 Spiazzati i tifosi italiani di Syriza Il loro idolo guarda al rottamatore Il leader greco: sintonia naturale con Palazzo Chigi. Fratoianni (Sel): tocca a Renzi accettare la sfida MILANO La battuta migliore, di sicuro, è di Pippo Civati: «Ma guardate che sarà Matteo Renzi, da domani mattina, a farsi chiamare con la ts: Rentsi». La domenica del trionfo di Alexis Tsipras, nella sinistra nazionale si era aperta con una piccola fibrillazione. Il leader di Syriza, in una chiacchierata con Il Messaggero, aveva raccontato che, pur non conoscendo direttamente Matteo Renzi, i rispettivi staff hanno già preso contatti. E, 4

5 soprattutto, che la loro «sintonia è naturale» visto che l obiettivo è quello di «cambiare verso all Europa, perché l austerità sta strangolando tutti». Inoltre, il vincitore delle elezioni di Atene nel colloquio annuncia che conoscerà Renzi «molto presto e avremo tanto di cui parlare». Perché «la pensiamo alla stessa maniera sulla necessità dello sviluppo e sull uscita dal rigore alla tedesca che sta danneggiando tutti». Insomma, come minimo un ampia apertura di credito al premier italiano. Ma, forse, una piccola stretta al cuore per i molti fan italiani del leader greco, che raramente coincidono con i sostenitori del premier. E così, dopo la battuta, è lo stesso Civati a commentare l uscita di Tsipras. Senza scomporsi granché: perché sarebbe lo stesso capo di Syriza, «che nel libro intervista di Teodoro Andreadis Synghellakis parla di Renzi come di una personalità scissa tra una politica a livello europeo, che lui condivide, e una politica interna assolutamente legata agli schemi della troika». Per quanto lo riguarda, Civati non si scandalizza: «Se Renzi e Tsipras collaborano, sono contento, mica sono matto. Se poi Renzi volesse collaborare anche con noi...». Luciana Castellina, storica firma del Manifesto, è addirittura andata ad Atene per attendere il responso delle urne elleniche. E di sintonie tra Tsipras e Renzi ne vede «pochissime, quasi su niente. Direi nessuna». Semplicemente, il leader greco «ha bisogno di dire che in Europa non è isolato, e che esiste un problema comune di Paesi come Spagna, Portogallo, Italia e Grecia. Non c è nulla più di questo». Per molti, in Italia, la vittoria di Syriza alle elezioni greche sarà, al contrario, una sfida internazionale più severa proprio per Renzi. Così è, per esempio, per il segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero. Che non trova nulla da eccepire nell apertura a Renzi: «Tsipras ha vinto con un programma di cambio radicale e anti liberista. E oggi lui e la sua vittoria sfidano tutti coloro che hanno criticato l austerity a fare qualcosa di concreto». Insomma, il problema sarà del premier italiano: «È stata smentita la grande menzogna di questi anni secondo cui non si può fare niente contro certe politiche. E invece, ci sono Paesi che credono che certe scelte non sono affatto obbligate. Un paio d anni fa il voto per Syriza era ancora di protesta. Ora è un altra cosa: è la consapevolezza che se andiamo avanti così, si distrugge tutto. E le risorse è meglio metterle in basso, tra le persone, anziché in alto». Il tema della sfida per Renzi è ripreso anche da Massimiliano Smeriglio, vicepresidente del Lazio (Sel): «Renzi e Tsipras? La verità è che questa vittoria cambia completamente gli equilibri in Europa. E che Tsipras cerchi di costruire un fronte dell Europa mediterranea contro quella carolingia mi sembra naturale». E dunque, la palla torna a Renzi: «Il tempo dei giochi di prestigio tra dichiarazioni anti austerità e ossequio alla troika è scaduto». Nicola Fratoianni è il coordinatore nazionale di Sel. E scoppia a ridere: «La posizione di Tsipras? Mi pare ovvia. E la dimostrazione del fatto che sia un leader di grande lucidità che si pone il tema delle relazioni internazionali». Detto questo, l esponente di Sinistra, ecologia e libertà ricorda che «Tsipras ha detto che non rispetterà i memorandum che hanno devastato la Grecia. Del resto, che certe politiche producano il disastro ormai è dimostrato, non è più un ipotesi». Fratoianni, comunque, apre a sua volta: «Se Renzi accetterà questa sfida, sarò il primo ad essere felice. L essere all opposizione non mi trasforma in ottuso, vogliamo vincere e non solo avere ragione». In Grecia, c è ovviamente Raffaella Bolini, organizzatrice delle brigate Kalimera, i sostenitori italiani di Tsipras: «Quello che Alexis sa fare è sparigliare e lo ha fatto anche in questo caso. Ha trasformato l umiliazione della Grecia in partecipazione con parole diversissime da quelle di Renzi. Ma il problema, ora, è proprio del premier». Marco Cremonesi 5

6 del 26/01/15, pag. 4 Dalle proteste studentesche alla battaglia di Atene fino ai duelli con la Merkel: l ascesa di un politico atipico che ha fatto rinascere la sinistra in Grecia. Che ora intona Bella Ciao Alexis, senza cravatta contro i poteri forti Basta con gli oligarchi diamo dignità al popolo ETTORE LIVINI DAL NOSTRO INVIATO ATENE. Una cravatta per salvare la Grecia. In politica, a volte, bisogna saper far violenza a se stessi. E Alexis Tsipras, asso pigliatutto della notte elettorale di Atene, è pronto al sommo sacrificio. «Non l ho mai messa, nemmeno per incontrare il Papa», scherzava la scorsa settimana con chi lo accusava di non averla mai indossata. Ora, per la salvezza di Atene, è pronto a tutto. «La speranza scrive la storia. È stata sconfitta la Grecia dell élite e degli oligarchi. Ridiamo dignità al popolo», urla oggi dal palco del grande vincitore. I cambiamenti saranno tanti promette il leader di Syriza. Che dopo 20 anni in politica vissuti con l ultimo bottone della camicia slacciato ha annunciato un altro grande passo. «Lo giuro ha promesso solennemente se la Troika mi taglia il debito, mi metterò la cravatta». Senza cravatta, del resto, e con un bel girocollo bordeaux, è iniziato tutto: ottobre 1990, tv di stato greca Et1. Anna Panagioteria, la Bruno Vespa del Partenone, pianta gli occhi sull imberbe 16enne seduto davanti a lei. «Cosa hai detto?». «Glielo ripeto: difenderemo i nostri diritti. E contro la folle riforma della scuola di Vassilis Kontogiannopoulos abbiamo il diritto di bigiare. Anche senza dirlo ai genitori». I tempi sono cambiati. La tv pubblica è stata chiusa, causa austerity. Alexis Tsipras non ha più il ciuffo alla Elvis Presley di allora. Il ragazzo del 90 però ha fatto parecchia strada. E archiviato il dossier Kontogiannopoulos costretto a ritirare la sua legge, la Troika prenda nota affronta da oggi il braccio di ferro, uno contro tutti, con i falchi del rigore che hanno messo in ginocchio la Grecia. «È l uomo forte di cui il paese ha bisogno per trattare il taglio del debito», assicura Luciana Castellina, che lo conosce da anni. «È il primo leader della sinistra di una generazione che non ha paura del colpo di Stato». Le date, in certi casi, sono simboli. Tsipras è nato quattro giorni dopo la fine della giunta dei Colonnelli. E ha percorso un gradino alla volta con una determinazione che talvolta (dicono i detrattori) è sconfinato nel cinismo il cursus honorum della carriera di partito. Dalle aule del liceo fino alla sfida con Angela Merkel. I militanti del Kke, il vecchio partito comunista greco, l hanno notato per la prima volta nell 89 quando quindicenne arringava i compagni di liceo. «I greci quando discutono di politica urlano», ricorda Panos Papadopoulos, uno dei talent scout di allora. «Lui era calmo, articolato nell argomentare le ragioni senza essere esibizionista». Affare fatto. Due anni dopo Tsipras è nel comitato dei 10 leader della rivolta al Politecnico (è laureato in ingegneria civile) dove conosce la moglie Betty Baziana, sposata in Comune. Due anime gemelle, al punto che lei non batte ciglio quando Alexis le propone di mettere come secondo nome al secondo figlio Ernesto, in onore del Che. Tutti nascono incendiari. Il giovane Tsipras non fa eccezione. Nel 2001 si imbarca su un traghetto per Ancona, direzione G8 di Genova, in un viaggio pagato dall Arci («allora i compagni di Atene erano senza soldi» ricorda Raffaella Bolini). Peccato il suo nome sia in 6

7 bella evidenza in cima alla lista di 135 nomi segnalati come facinorosi dai servizi ellenici. Messaggio ricevuto. Allo sbarco Tsipras viene fermato a manganellate sul portellone della nave. E dopo un breve sit-in di protesta è rispedito a casa. Il vero salto di qualità della sua carriera politica scatta nel La sinistra greca si è già scissa enne-volte. E Alekos Alevanos, storico numero uno di Synapsismos, gioca la carta del 32enne Tsipras come sindaco di Atene. «È un modo per muovere la terra attorno alle nostre radici e farne crescere di nuove», spiega. Il neo-candidato batte i quartier con lo slogan «Ribaltiamo la città». E conquista il 10,5%, percentuale da sogno per un uomo della sinistra radicale. La stella Tsipras inizia così a splendere. Lui si circonda di un gruppo di fedelissimi con cui inizia un lavoro certosino per mettere assieme le diverse anime della sua area politica. E nel 2009 chi lo ritiene un raffinato e carismatico calcolatore non glielo ha mai perdonato manda in onda il parricidio: c è da nominare il numero uno di Syriza, il grande contenitore dove stanno confluendo le decine di partiti (Kke escluso) con falce e martello nel simbolo. Il grande favorito è Alevanos. Ma Alexis intuisce che è il suo momento. E ribaltando i pronostici grazie a un abile lavoro dietro le quinte riesce a prendere il controllo del partito. Il resto è storia dei nostri giorni. In Grecia arriva la Troika. Syriza (4,9% di consensi nel 2009) fa da catalizzatore alla rabbia anti-austerity grazie all energia del suo leader. Lui alza l asticella degli obiettivi. Inizia a seguire corsi accelerati di inglese, toglie dall anticamera del suo ufficio l immagine un po sbiadita della Giornata della Gioventù cubana del 1997 sostituendola con un maxi quadro con due tori faccia a faccia («è il simbolo dello scontro in Europa di questi anni»). E i consensi salgono: sfiora la vittoria alle elezioni del E ora, oratoria di velluto in guanto di ferro, si prepara alla sfida finale. Contro la Merkel e la Troika sul fronte esterno. E contro le turbolenze endemiche di Syriza su quello interno. Ai suoi candidati ha fatto firmare un codice preciso: si dibatte in comitato centrale, ma in Parlamento si segue la linea della maggioranza. Chi non accetta deve mollare il seggio. «È solo un obbligo morale», minimizza l anima più massimalista di Syriza. La storia insegna però che fermare il Caterpillar Tsipras non è facile. E i milioni di greci che l hanno votato, dopo cinque anni lacrime e sangue, hanno solo un sogno: vederlo prima possibile con al collo una bella cravatta. Da il Sole 24 ore.com del 26/01/15 Tsipras ha già un governo: patto anti-troika con la destra. Esulta la Le Pen dal nostro inviato Vittorio Da Rold ATENE - «Il partito dei Greci Indipendenti sosterrà il governo che sarà formato dal presidente incaricato Tsipras. Da questo momento il Paese ha un nuovo governo». E' quanto ha dichiarato Panos Kammenos, il leader del partito Greci Indipendenti (Anel, di destra) uscendo dall'incontro di un'ora avuto con Alexis Tsipras. La presidente del Front National, l'estrema destra francese, Marine Le Pen, si «rallegra per lo schiaffo democratico mostruoso che il popolo greco ha dato all'unione europea». La Le Pen, alla radio RTL, vede nella vittoria di Syriza un colpo alla Ue e una sanzione nei confronti della politica di austerity imposta alla Grecia. Dopo le celebrazioni dei militanti di Syriza e dei sostenitori internazionali, tra cui un migliaio di italiani della Brigata Kalimera composta tra gli altri da Luciana Castellina del Manifesto, è dunque arrivato il momento della politica e delle strategie. Alexis Tsipras, 41 7

8 anni, si muove in fretta per creare il governo, che secondo fonti di Syriza potrebbe essere formato già mercoledì. Avendo ottenuto 149 seggi, due in meno della maggioranza assoluta, Tsipras ha visto stamattina Panos Kammenos, leader della formazione di destra anti-memorandum Greci Indipendenti (13 seggi), che dunque sarà il partner di coalizione. Kammenos aveva dato nel corso di una conferenza stampa ai giornalisti internazionali tenuta a Zappeio, subito dopo i risultati, la sua disponibilità a sostenere, anche dall'esterno, l'esecutivo di Tsipras in funzione anti-memorandum, cioè contro le richieste di rigore della troika in rappresentanza dei creditori internazionali. L'ultima volta la troika aveva richiesto ad Atene 19 misure di austerity che l'ex premier Antonis Samaras si era rifiutato di accettare in toto, portando all'aggiunta di due mesi di trattative in attesa del nuovo esecutivo. Una trattativa che ora si mostra molto complessa per the men in black, gli uomini in nero, come vengono chiamati popolarmente gli uomini della troika. Kammenos è un uomo di destra e potrebbe chiedere una stretta sull'immigrazione clandestina. Il partito dei Greci indipendenti è una costola di Nea Dimokratia che si era staccata proprio sul tema dell'austerity che questa frangia non voleva accettare per dignità nazionale. Scartata a questo punto la possibilità di un'intesa con To Potami, formazione ideologicamente più affine con Syriza ma contraria a rinegoziare il Memorandum d intesa con la troika. Da GoNews del 25/01/15 La presidente nazionale Arci Francesca Chiavacci ospite a Torre Giulia LUNEDI 26 GENNAIO al Circolo Arci Torregiulia di San Romano-Montopoli la presidente nazionale ARCI Francesca Chiavacci sarà nella Zona del Cuoio per partecipare alla presentazione del libro A casa del popolo, di ANTONIO FANELLI. Sarà presente anche il Presidente Regionale GIANLUCA MENGOZZI. L incontro avrà un primo momento conviviale a cena (inizio ore 20,00-15 euro a persona, prenotazioni allo ). Partendo dalla presentazione del libro sarà possibile dialogare con i due massimi dirigenti della nostra associazione (regionale e nazionale) riguardo all nostra realtà attuale e sopratutto al futuro del nostro movimento. A seguire verrà proiettato Berlinguer ti voglio bene, il film di Bertolucci con Benigni ampiamente girato nelle Case del Popolo, insieme ad alcuni rarissimi estratti del dietro le quinte della lavorazione. Un occasione da non perdere. L antropologo Antonio Fanelli ha appena pubblicato un libro dove indaga scientificamente la storia e il corpo sociale dell Arci, partendo dalla sua costituzione nel 1957 e attraversandone i diversi periodi storici, dalla fase di crescita e consolidamento degli anni sessanta alla forte caratterizzazione politica del decennio seguente, fino alla crisi degli anni ottanta e ai successivi tentativi di rinascita. Lo fa studiando principalemte i circoli fiorentini ma senza mai perdere di vista un costante raffronto con la situazione politica e sociale dell intero paese, comparando l esperienza toscana con quella di altre realtà geografiche. Uno studio meditato e approfondito che si è avvalso delle testimonianze dirette degli attori principali di questa lunga avventura: i dirigenti, i soci e i frequentatori delle Case del Popolo. Il volume è un ottima base di partenza per verifiche e confronti, e uno stimolo importante per discutere del senso e della funzione dei circoli Arci nel ventunesimo secolo. 8

9 Leggi questo articolo su: Da Redattore Sociale del 26/01/15 Rom, le associazioni lanciano la raccolta firme per il riconoscimento della minoranza Domani la conferenza stampa a a palazzo Montecitorio, nella ricorrenza della Giornata della memoria. Servono 50 mila firme per presentare al parlamento italiano una proposta di legge di iniziativa popolare Roma - Martedi' 27 gennaio, alle 11.30, nella sala delle conferenze stampa di Palazzo Montecitorio, via della Missione 4, nella ricorrenza della Giornata della memoria, le associazioni rom e sinte italiane lanciano la campagna per la raccolta di 50 mila firme per presentare al Parlamento italiano una proposta di legge di iniziativa popolare per il riconoscimento della minoranza rom e sinta. Obiettivo di questa campagna, spiega una nota, e' realizzare gli articoli 3 e 6 della Costituzione che prevedono l'eguaglianza davanti alla legge e la tutela di tutte le minoranze linguistiche con apposite norme; contrastare discriminazione e pregiudizio che sono causa della scarsa integrazione nella societa' e della marginalizzazione sociale ed economica anche per il mancato riconoscimento dello status di minoranza; infine tutelare il patrimonio linguistico-culturale con istituti analoghi a quelli previsti dalla legge n. 482/1999 per tutte le altre minoranze (diritto allo studio e all'insegnamento della lingua, diffusione della cultura e delle tradizioni storico-letterarie). La Conferenza stampa, introdotta da Davide Casadio e Dijana Pavlovic, presidente e portavoce del Comitato promotore, vede la partecipazione di rappresentanti della politica e dell'associazionismo. Interverranno tra gli altri il senatore Luigi Manconi, presidente della commissione diritti umani, il senatore Francesco Palermo presentatore di un ddl per il riconoscimento della minoranza rom e sinta, Rita Bernardini, segretaria di Radicali italiani, l'onorevole Pippo Civati, Giovanni Russo Spena della segreteria PRC, Piero Soldini e Kurosh Danesh della CGIL nazionale, Angela Scalzo e Giuseppe Casucci, della UIL nazionale, Filippo Miraglia per l'arci, Miriam Anati, OSF, Carlo Stassolla, Associazione 21 Luglio, Alberto Buttaglieri, SOS razzismo Italia. (DIRE) 9

10 INTERESSE ASSOCIAZIONE del 26/01/15, pag. 16 Terzo settore. Cresce l interesse delle organizzazioni per la presenza al Padiglione della società civile Expo «attrae» il non profit A Cascina Triulza 370 eventi con 77 accordi di partecipazione diretta A poco più di tre mesi dal taglio del nastro, l Expo di Milano sta diventando un tema prioritario anche per il settore non profit, che ha mobilitato le proprie energie intorno a Cascina Triulza, sede identificata come «Padiglione della società civile». I vertici della Fondazione, partecipata da 63 fra le principali organizzazioni del Terzo settore, non nascondono la soddisfazione per le risposte fin qui ottenute dal mondo associativo: 77 enti hanno già firmato accordi di partecipazione diretta e in calendario sono stati fissati 370 eventi, dei quali 206 workshop e laboratori, 98 incontri o convegni, 66 spettacoli. «Quando abbiamo iniziato l attività non pensavamo di raggiungere così presto questi risultati», afferma Sergio Silvotti, presidente della Fondazione Triulza. Dopo aver sottolineato come sia la prima volta che la società civile riesce a organizzare un proprio padiglione all interno di un esposizione universale, Silvotti si dice ottimista «non solo perché il progetto di base coinvolge le principali reti italiane, ma soprattutto perché oltre 170 organizzazioni hanno partecipato alle nostre call, lo strumento di coinvolgimento e trasparenza che abbiamo scelto per costruire il programma culturale». Al riguardo scade a fine gennaio il bando per la partecipazione dei Comuni, mentre resterà aperta fino a esaurimento dei posti (la superficie prevista è di 700 metri quadri) la call relativa al mercato, area dedicata ai prodotti sostenibili, sia italiani che del resto del mondo. Quanto al palinsesto delle iniziative culturali, sono stati individuati sette assi tematici: produzione e stili di vita per uno sviluppo di qualità; cooperazione internazionale per dare voce a chi non ha voce; responsabilità sociale dell arte; creatività dei giovani; ruolo dei cittadini come custodi dei beni comuni; comunità locali e globali; partnership fra profit, non profit e istituzioni. «Uno degli aspetti più importanti del nostro padiglione - sottolinea ancora Silvotti - è il fatto che, insieme alla società civile, saranno presenti i territori e le imprese socialmente responsabili, con un obiettivo comune: creare alleanze e collaborazioni per costruire nuovi modelli di sviluppo». Ma come riuscire ad attirare e mantenere l attenzione dei visitatori in un contesto che offrirà molte sollecitazioni di analogo tenore nel contesto di Expo, manifestazione interamente dedicata a «nutrire il pianeta»? «Abbiamo scelto - osserva Massimo Minelli, consigliere della Fondazione e presidente di Federsolidarietà Confcooperative Lombardia - di privilegiare la presentazione di esperienze concrete, che abbiano una ricaduta pratica sulla vita degli stessi visitatori. I partecipanti saranno coinvolti nel racconto di temi e progetti attraverso format specifici e testimonianze dirette. Vogliamo che il pubblico sia protagonista di queste esperienze per promuovere la cittadinanza attiva anche dopo l Expo». Un ruolo centrale sarà riservato al non profit produttivo e, in particolare, alla cooperazione. «Le imprese sociali e cooperative - ricorda Minelli - saranno tra i protagonisti a Cascina Triulza grazie alla presenza di alcune delle principali reti e consorzi, oltre alle singole realtà. Queste organizzazioni contribuiranno al dibattito sul futuro dell economia e sul ruolo 10

11 che l impresa sociale e la cooperazione possono avere nello sviluppo delle comunità, tanto nei Paesi industrializzati, quanto in quelli in via di sviluppo. Pochi sanno, del resto, che la cooperativa è la tipologia d impresa più diffusa nel mondo, con un miliardo di soci, tre volte gli azionisti delle società di capitali, e cento milioni di persone occupate, di cui 5,4 milioni in Europa». Una ragione in più per puntare alla valorizzazione di queste esperienze, molte delle quali esplicitamente finalizzate allo sviluppo sostenibile. del 26/01/15, pag. 16 Volontariato. L autoriforma resa urgente dal taglio dei fondi a disposizione Per i Centri di servizio restyling e più utenti Conclusa la fase di rinnovo degli organi sociali, per Csvnet, il coordinamento dei Centri di servizio per il volontariato, si apre una stagione segnata dall autoriforma del sistema. Il primo problema da affrontare è il forte calo di risorse (da 85 milioni complessivi nel 2010 a 35 nel 2015), che ha costretto alcuni Centri - e li costringerà in futuro, se qualcosa non cambierà - a scelte anche dolorose, come quella fatta da Cesvot (Toscana), che ha deciso di licenziare 15 dipendenti. Altri hanno messo gli operatori a part time, qualcuno ha dovuto ridurre i servizi. Da tempo si discute dell ipotesi di regionalizzare i centri, laddove hanno base provinciale, per ottimizzare le risorse. Qualcuno si è messo su questa strada: due Csv di Torino dal primo gennaio si sono unificati e altri in Piemonte hanno iniziato il processo, mentre in Molise è in dirittura d arrivo l unificazione dei tre Centri fin qui esistenti. Ma l ipotesi della regionalizzazione in generale non è da tutti condivisa. Nell ultima assemblea di Csvnet, che si è tenuta a novembre, è stato deliberato all unanimità di adottare un modello non di unificazione, ma di confederazione regionale, con funzioni di pianificazione e rappresentanza unitaria. «Stiamo elaborando un piano di attuazione di questo processo - spiega Stefano Tabò, riconfermato alla guida del coordinamento -. Entro i tre anni che abbiamo davanti dobbiamo concluderlo, anche se naturalmente rimane la preoccupazione di mantenere vivo il valore della territorialità». Sul tavolo c è anche il problema dei CoGe, i Comitati di gestione che hanno il compito di controllare i Csv ma che, in alcuni casi, si sono attribuiti anche altre funzioni. Costano al sistema un paio di milioni l anno e c è chi ha proposto di abolirli. Tabò però puntualizza: «Noi parliamo di rivisitazione e semplificazione dei sistemi di controllo. È possibile e doveroso rendere più snello e meno burocratizzato il sistema. L epoca della sperimentazione è abbondantemente finita e non è più possibile che nelle venti regioni ci siano regole diverse. Inoltre, un organo di controllo deve svolgere la sua funzione, ma niente di più. Va affermato il principio che i Csv sono affidati al volontariato». Il tema della governance resta centrale. Nello spirito della legge 266/91 essa fa capo, appunto, alle associazioni, che hanno costituito i Centri. Il tema è diventato sensibile in particolare per due ragioni. La prima è che molti Csv stanno cercando risorse aggiuntive, e questa, secondo Tabò, «è la strada da percorrere, ma stando attenti a evitare alcuni rischi, come quello di mettere in secondo piano la missione (che è quella di rimanere al servizio della crescita del volontariato), oppure di porre i Csv in competizione con le stesse organizzazioni di volontariato per accaparrarsi le risorse. Occorre, quindi, una programmazione condivisa su base territoriale: è uno dei motivi per cui la governance deve rimanere al volontariato». 11

12 La seconda ragione è che c è chi propone che i Csv allarghino la platea dei soggetti a cui prestano i servizi. Il che appare contraddittorio con il calo delle risorse disponibili, ma - osserva Tabò - «se nel disegno di riforma del Terzo settore lo Stato decide di investire in queste infrastrutture e ci mette risorse integrative, allora gli spazi ci sono. Non possiamo accettare che le risorse destinate al volontariato vengano drenate da altri, ma ci sembrerebbe intelligente valorizzare il know how dei Csv per metterlo a disposizione di più soggetti». Insomma, i Centri devono restare del volontariato, anche se dovessero allargare i servizi. Riforma del sistema significa anche riforma del Coordinamento, che dovrebbe trasformarsi in una confederazione. Che vuol dire nuove forme di collaborazione, un nuovo statuto e, di conseguenza, «arrivare a una programmazione nazionale, non solo regionale: Csvnet come luogo di elaborazione comune e corresponsabilità. La riforma del Terzo settore cui si sta lavorando dovrebbe aiutarci». Dal testo legislativo ci si aspetta anche un apertura a nuove forme di collaborazione con gli enti locali. Si potrebbe partire dalla costruzione di una banca dati delle organizzazioni di volontariato. Attualmente, ogni Csv ne ha una, ma non si parlano tra loro. Per unificarle è già in atto una collaborazione con l Istat e con la Fondazione Ibm. Una banca dati unificata potrebbe essere la base per il passo successivo, che riguarda i registri che gli enti pubblici devono tenere: oggi ci sono duplicazioni che si risolvono in appesantimenti burocratici e perdite di tempo per i volontari. «Potremmo gestirli noi, avendo strumenti e cognizione di causa per dare fluidità e razionalità al tutto». Il volontariato apprezzerebbe. 12

13 ESTERI del 26/01/15, pag. 1/21 La caduta del fattore S ANDREA BONANNI NESSUNO, né ad Atene né a Bruxelles, sa come affrontare una situazione che era largamente prevedibile ma che resta concettualmente inesprimibile, se si ragiona con le categorie del pensiero comunitario. Dopo aver vinto a carissimo prezzo la battaglia per la propria sopravvivenza sui mercati, l euro potrebbe perdere quella che si combatte, e si combatterà, nelle urne elettorali. L Europa divisa dal muro della guerra fredda era sottomessa al «fattore K», da Kommunizm: la regola non scritta secondo cui un partito comunista non avrebbe avuto la legittimità per governare un Paese occidentale. L Europa unita dall euro è stata finora sottoposta al «fattore S», da «Stabilitätspakt»: la tacita intesa che nessun partito contrario al patto fondatore della moneta unica avrebbe potuto prendere la guida di un Paese dell euro. Ieri gli elettori greci, votando a larghissima maggioranza per Syriza, hanno sfidato questa regola che da quasi vent anni condiziona la vita politica dell Unione. E non basta. Dietro questa avanguardia vittoriosa marciano compatti partiti e movimenti che in mezza Europa contestano in modo radicale la filosofia stessa della moneta unica e del rigore che essa impone: dai Podemos spagnoli ai grillini italiani, dai leghisti di Salvini ai lepenisti francesi. Il peccato originale, nella catena di eventi che ha portato alla vittoria di Syriza, si può verosimilmente collocare al vertice G20 di Cannes del novembre 2011, lo stesso che segnò la delegittimazione di Berlusconi. Il premier greco Papandreou, a capo di un Paese nel pieno della bufera finanziaria, si presentò all appuntamento con la proposta di tenere un referendum per decidere se accettare le durissime condizioni imposte dalla Merkel per salvare la Grecia o se uscire dall euro. I leader europei, terrorizzati dalla prospettiva di una bancarotta greca, lo costrinsero a rimangiarsi la proposta. Papandreou si dimise. Da allora, il momento della verità è stato continuamente rinviato tra crisi di governo, elezioni fatte e ripetute, diktat della troika sempre più insostenibili e crescente malcontento popolare. Ieri, finalmente, il responso dei greci è arrivato. Ma è una risposta meno chiara di quella che sarebbe venuta dal referendum proposto da Papandreou. Tsipras dice di non volere uscire dalla moneta unica, ma chiede di rinegoziare il debito di Atene, che è detenuto quasi totalmente dai contribuenti europei (e, per 40 miliardi, da quelli italiani). Rifiuta di riconoscere gli accordi firmati dai governi che lo hanno preceduto, ma è convinto che gli altri governi europei terranno fede ai loro, di impegni, evitando la bancarotta greca e l uscita del Paese dall euro. Respinge la troika, rifiuta l austerità imposta da Bruxelles e da Berlino, ma non spiega con quali soldi, e di chi, intende risollevare il tenore di vita dei suoi connazionali. Se il segnale politico del voto greco è inequivocabile, e costituisce un nuovo schiaffo al rigore imposto dalla Germania, il messaggio che lo accompagna è a dir poco contraddittorio e mette in difficoltà l Europa nel cercare di trovare una risposta. Paradossalmente, i primi ad essere messi in crisi sono proprio quelli che, come il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker e della Bce Mario Draghi, stanno cercando con ogni mezzo, e finora con successo, di forzare le maglie della camicia di forza che il rigore tedesco aveva imposto all economia europea. La nuova flessibilità della Commissione sui conti pubblici si giustifica solo con una rinnovata fiducia nella buona fede e nella volontà dei governi che ne beneficiano di 13

14 proseguire sulla strada del risanamento e delle riforme. Così come la massiccia iniezione di liquidità decisa dalla Bce, e il sostegno ai debiti pubblici dei Paesi dell euro, si basano sul postulato che nessuno farà bancarotta e nessuno abbandonerà la barca della moneta unica. La vittoria di Tsipras in Grecia, pur essendo dettata da un rifiuto dell austerità alla tedesca, rischia di dare fiato proprio a quei teorici della diffidenza e del sospetto che sono i falchi appollaiati nella Bundesbank e nel Bundestag. Adesso, naturalmente, si apre il tavolo per un lungo negoziato. Quanto potrà concedere l Europa alle richieste di Tsipras? E quante promesse pre-elettorali lo stesso Tsipras sarà disposto a rimangiarsi? Le posizioni di partenza sono molto distanti. Un compromesso è difficile, ma appare al momento come l unica soluzione possibile, se non si vuole che lo spettro di una uscita di Atene dall euro precipiti l Unione in una nuova tempesta finanziaria e sprofondi la Grecia in un incubo da repubblica di Weimar. Alla fine è probabile, e sperabile, che l Europa riesca a mettere l ennesima pezza per rattoppare l ennesima crisi. Ma anche la vicenda greca, come già il «quantitative easing» deciso l altro ieri dalla Bce, dimostra che l idea di una Unione con una moneta unica e bilanci separati non può reggere all infinito. Il «fattore S», che finora ha tenuto insieme il progetto europeo elidendone le contraddizioni, non è più un dogma incontrovertibile. I governi ne devono prendere atto. E arrivato il momento in cui o si fa un passo avanti, o se ne dovranno fare molti indietro, e dolorosi per tutti. del 26/01/15, pag. 1/2 Grecia, il trionfo di Tsipras È un nuovo inizio per l Europa Syriza sfiora la maggioranza assoluta: La Troika è finita, cancellata la parola austerity Facciamo sorgere il sole ETTORE LIVINI MATTEO PUCCIARELLI DAI NOSTRI INVIATI ATENE. «La Troika è storia. Il memorandum non esiste più. Il voto dei greci ha cancellato dal vocabolario dell Europa la parola austerity». Mezzanotte ad Atene. Uno spicchio di luna sta sparendo dietro il Partenone. Alexis Tsipras dopo un mese ad alta tensione, può finalmente esultare. Syriza ha fatto saltare il banco. A metà dei seggi scrutinati viaggia al 36%, sette punti davanti al centrodestra del premier Antonis Samaras, a un soffio dalla maggioranza assoluta. «Stasera festeggiamo il nuovo inizio per il Vecchio continente dice dal palco improvvisato davanti ai Propilei, di fronte a una folla in trance e sterminata è la vittoria dei cittadini contro i sacrifici che hanno ucciso il nostro futuro. Oggi torna il sorriso sul viso dei greci, il sole della giustizia, della dignità, della democrazia». Sventolano le bandiere, tanta gente è in lacrime. Dopo quarant anni di governi di Nea Demokratia e Pasok «è l ora della sinistra», ruggisce con uno slogan ripetuto mille volte la piazza. Bruxelles e Francoforte, è il ramoscello d ulivo del 40enne vincitore, non devono preoccuparsi. «Da domani inizieremo a lavorare assieme promette - smentiremo le Cassandre. Recupereremo la nostra dignità senza rompere con i partner. Negozieremo e troveremo una soluzione che va bene a tutti». Ovazione, nell aria le note di The Wall dei Pink Floyd. «Ora conclude Tsipras mentre partono i fuochi d artificio - possiamo festeggiare». 14

15 L Euro-schreck come da sobria definizione di ieri del settimanale tedesco Bild ha sbaragliato gli avversari e oggi potrebbe risvegliarsi con in tasca la maggioranza assoluta del Parlamento. La campagna di terrorismo mediatico di Antonis Samaras «Dovete scegliere tra Europa e caos» non ha funzionato. Nea Demokratia si è fermata al 28%. «Io ho la coscienza a posto, il Paese è pronto a uscire dalla crisi», dice battagliero il numero uno del centrodestra. Il canto del cigno, dicono qui, dove tutti danno per certo un imminente cambio della guardia al vertice del centrodestra. Terza, a sorpresa, potrebbe arrivare Alba Dorata. Malgrado sette dei suoi massimi dirigenti siano in carcere con accuse pesantissime, l ultra- destra balla tra il 6 e il 7%. «Ho aspettato per vent anni questo momento», piange commossa Anna Sordeli, appoggiata al tendone elettorale del partito, asciugandosi le lacrime con una bandiera rossa. L austerity targata Troika («un organismo che non riconosco», ripete Tsipras) ha bruciato un quarto del Pil spingendo sull orlo della povertà un milione di persone. A pagare il conto sono stati i partiti che hanno governato il Paese fino a ieri. «Gli stessi che hanno buttato nella miseria migliaia di famiglie», ricorda soffiandosi il naso Anna. Giorgos Boutaris, 50 anni di appassionata militanza socialista, scuote la testa nel gazebo verde del Pasok al Panapistemiou, circondato dai militanti in festa di Syriza. «Che tristezza, cinque anni fa a festeggiare ero io con il nostro 44%. Ora siamo al 4%». Una debacle. Facile da capire: «Io ho votato Papandreou nel 2009 e ora mi trovo con 500 euro di stipendio in meno», racconta pragmatica Efthimia Yannakis, infermiera all ospedale Evangelismos. Inutile dire dove ha messo la croce questa volta: «Che domande! Tsipras». Questo ragionamento l hanno fatto in molti. Solo nell ultima settimana raccontano gli esperti di flussi elettorali - un 4-5% di elettori storici di Nea Demokratia ha traslocato armi e bagagli nel campo del vincitore. «So che molti dei voti che abbiamo preso non sono ideologici, ma figli di gente mandata in rovina dall austerity dice Tsipras - il nostro compito è non deluderli da domani». Da domani, ma intanto si fa festa. «Oggi tocca ad Atene, in autunno vedrete cosa succederà a Madrid», promette davanti alla sede di Syriza Lola Sanchez, eurodeputata di Podemos, in testa a tutti i sondaggi in Spagna. Syriza- Podemos, venceremos urla la piazza dove non entra più uno spillo. Passa un 131 Mirafiori blu che ha visto tempi decisamente migliori a clacson spiegato. I primi dati ufficiali sono meno brillanti degli exitpoll ma ormai i tappi di champagne sono saltati. «Nessun partito può fare da solo», prova a gettare acqua sul fuoco l ex premier Giorgos Papandreou. «Sarà, ma lui intanto non entra nemmeno in Parlamento», scherza sotto i Propilei Giorgos, barbone monumentale e bombetta tutta ottimismo: Syriza 45%, top party, ha scritto lui sul cappello. Il problema però, inutile negarlo, c è: «Spero non ci costringano a fare un governo di coalizione. Se annacquiamo le pretese il partito rischia di dividersi subito», dice preoccupato Manoulis, militante dello Zoografo. «L unica certezza è che non faremo accordi con chi ha firmato accordi con la Troika», è il mantra di Tsipras. Restano quindi il neonato To Potami, un centro figlio della società civile, i comunisti del Kke o gli indipendenti greci. «Mandiamo via assieme gli uomini della Merkel si candida Panos Kamennos, leader della destra nazionalista poi riprenderemo a litigare tra di noi». Di questo si inizierà a parlare nelle prossime ore. Già da oggi quando il dossier della Grecia sarà anche sul tavolo del primo Eurogruppo dell era-syriza. «Non preoccupatevi tranquillizza tutti anche Yannis Milios, pragmatico consigliere economico di Tsipras e inviato di Syuriza alla City - le diplomazie sono già al lavoro. Taglieremo il debito greco e sarà una vittoria per chi combatte le disuguaglianze». «Buona lotta a tutti», saluta Tsipras dal palco. E nella notte ateniese parte, un altra volta, la musica di Bella Ciao. 15

16 Del 26/01/2015, pag. 1-7 Missione possibile Norma Rangeri Per cambiare il vocabolario politico dell Europa dell era neoliberista, per tagliare il ramo secco dell austerity e tornare alle radici europee originarie, fonte della democrazia, dobbiamo tornare alla scuola di Atene che oggi vive la storica vittoria della sinistra nuova di Syriza e del suo giovane leader Alexis Tsipras. Le cronache raccontano che nella piazza Omonia di Atene, dove Tsipras ha tenuto l ultimo grande comizio della vigilia, c era tanta gente comune, lontana dalla politica attiva, senza bandiere né slogan. Era il segnale tangibile che qualcosa si era mosso nelle profondità della società greca. Del resto i sondaggi delle ultime ore indicavano che la vittoria di Tsipras sarebbe stata alimentata da un voto che arrivava a Syriza da tutta la popolazione, anche da quei greci che alle ultime elezioni del 2012 avevano votato per la destra sperando di trovare così una via d uscita alle loro sofferenze. C era chi prevedeva che un 10 per cento dei consensi sarebbero venuti da quella parte di Nuova Democrazia ostile all estremismo liberista del premier uscente Samaras. Gente per nulla di sinistra, ma che, questa volta, voleva punire un governo colpevole di avere decurtato pensioni e stipendi portandoli a livelli di sussidi. D altra parte quando superi il 35 per cento dei consensi vuol dire che i voti ti arrivano un po da tutti i ceti sociali, almeno da tutti quelli che la crisi ha messo con le spalle al muro, da quel 30 per cento di famiglie ridotte in povertà, da quei cittadini che in massa fanno la fila per rimediare medicinali e cibo. Se la nostra media della disoccupazione è al 12 per cento e ci fa paura, quella greca ha sfondato il 26 per cento, più del doppio, e si calcola che un milione e mezzo di occupati abbia sulle spalle otto milioni e mezzo di connazionali ridotti alla sussistenza. Ormai si organizzano viaggi di studio per vedere e capire come Syriza sia riuscita a organizzare 400 centri di erogazione di servizi sociali in tutto il paese. Si resta increduli a sentire che si può comprare un appartamento per 5000 euro, che il catasto è inservibile, ma che gli armatori sono ancora i potentissimi padroni di Atene. Questo paese distrutto dalla guerra economica e governato dalla Troika oggi trova la forza di riacciuffare la speranza. Dando fiducia a una forza di sinistra nuova, impegnata in tutto il territorio nazionale a fianco dei più deboli, con un programma politico che fa della rinegoziazione del debito e la cancellazione dei Memorandun la leva a cui agganciare un agenda di provvedimenti molto precisi: tetto minimo di 700 euro agli stipendi, tredicesima per le pensioni minime, cancellazione di tasse sulla casa e blocco delle aste giudiziarie, banche controllate dallo stato, patrimoniale sulle grandi ricchezze cresciute all ombra della crisi. Una proposta di governo ormai conosciuta come il programma di Salonicco che Tsipras ha promesso di perseguire a prescindere da come andrà la trattativa con le istituzioni europee. Di fronte allo sfascio di un paese che nella sua storia recente ha conosciuto pagine drammatiche fino al colpo di stato dei colonnelli negli anni 70, il fatto che Syriza abbia sbarrato la strada alla destra eversiva è un risultato che sarebbe imperdonabile sottovalutare anche solo semplicemente sotto il profilo della difesa democratica. Una destra sempre presente (con i neonazisti di Alba Dorata che contendono il terzo posto al raggruppamento di centrosinistra To Potami), perché se Tsipras dovesse fallire, in Grecia arriverà l estrema destra. Lo sanno bene le cancellerie internazionali che si spingono a pur caute aperture verso una trattativa, come dimostra la linea aperturista del Financial Times. Perché quello che sta vivendo oggi l Europa, dalla Francia all Ucraina, con la natura violenta, isolazionista, xenofoba, nazionalista delle destre che si stanno riorganiz- 16

17 zando, potrà essere fermato solo da un rapido, benefico contagio del vento greco, da una cosmopolita sinistra europea di nuova generazione (fissata nell immagine, a piazza Omonia, dell abbraccio tra Tsipras e Iglesias, leader di Podemos). Una sinistra che cita molto Gramsci, che ha solide radici a sinistra ma che intende lasciarsi alle spalle le zavorre novecentesche, capace di rinnovare radicalmente modelli partitici, leadership e culture politiche. La vittoria di Syriza è solo l inizio di un percorso pieno di trappole, ostacoli, contraddizioni. Prendersi la responsabilità di governare un paese distrutto sembra quasi una missione impossibile. Nel libro di Teodoro Andreadis Synghellakis, Alexis Tsipras, la mia sinistra, il leader di Syriza spiega molto bene che si tratta «di una scommessa enorme, simile a quella del Brasile di Lula» e avverte che «non possiamo permetterci il lusso di ignorare che gran parte della società greca, e anche una percentuale dei nostri sostenitori, abbia assorbito idee conservatrici». Dunque consapevolezza della prova che l attende e determinazione nel perseguire l obiettivo «che oggi non è il socialismo ma la fine dell austerità». Ma questi sono i momenti della festa, della svolta, della vittoria contromano, della bellissima rivincita che la Grecia si prende dopo sei anni vissuti come una piccola cavia nel grande laboratorio tedesco. Un paese da punire in modo esemplare per educare tutti gli altri: se non volete finire come la Grecia ingoiate l amara medicina dei tagli a salari e pensioni (anche noi abbiamo assaggiato questa frusta e ingoiato questa pillola). Il debito vissuto come colpa (avete voluto vivere al di sopra delle vostre possibilità) con tutto l armamentario dei luoghi comuni che ancora oggi sentiamo ripetere in tv e leggiamo sui giornali. Ora dobbiamo attenderci un ampio fuoco di sbarramento contro la svolta sociale di Syriza che appunto ribalta la prospettiva e rimette la realtà con i piedi per terra. Quando nel febbraio dello scorso anno Tsipras venne in Italia in vista delle elezioni europee, come prima tappa fece visita alla redazione del manifesto (Renzi non trovò il tempo di riceverlo). Ci parlò a lungo del cammino verso una sinistra unita e di quello che poi sarebbe diventato il programma di governo. Ci regalò una piccola barca di porcellana della collezione del museo Benaki, quasi un auspicio, un pronostico. Due coloratissime vele gonfie. Un anno fa il vento in poppa era un auspicio e forse un pronostico. Ora è una realtà sulla quale la sinistra italiana dovrebbe riflettere molto. E anche in fretta. del 26/01/15, pag. 1/22 Dopo la strage di Marjupol la guerra si respira ovunque a Kiev: mentre l esercito riprende a bombardare il Donbass, i negozi sono pieni di merce, ma senza clienti e nei mercatini ricompaiono i gadget nazisti. E nessuno parla più di rivoluzione L inverno dell Ucraina NICOLA LOMBARDOZZI DAL NOSTRO INVIATO KIEV ISIGNORI della guerra sono tra noi. E non sono quei soldati inviati da ieri mattina a perlustrare spettacolarmente ogni strada del centro per «scongiurare attentati da parte dei russi». E nemmeno quei giovani che fanno la coda al centro di arruolamento volontari fuori città per «andare a ripulire l est ucraino dai terroristi». La voglia di guerra sembra quasi arrivare dall alto, fomentata ad ogni occasione. E tra la gente di Kiev, nei mercati, nelle scuole, nei caffè del grande viale Kreshatik che ancora un anno fa ospitava le tende 17

18 e le bandiere della rivoluzione, si parla e si ragiona di guerra come di un qualcosa di ineluttabile, destinata a diventare sempre più grande, ancora più sanguinosa. Le immagini dei morti di sabato mattina a Marjupol in un attacco rivendicato dai separatisti filorussi si fondono nei notiziari televisivi con il volto sorprendentemente truce del presidente Poroshenko che riunisce il suo consiglio d emergenza ostentando un nastrino nero per il lutto e dichiarazioni che non danno speranza: «Nessuna alternativa agli accordi già stipulati». Così, mentre giunge la notizia della convocazione di un consiglio straordinario dei ministri degli Esteri della Ue convocato dall alta rappresentante Federica Mogherini per giovedì prossimo, l esercito concentra le sue forze attorno al Donbass ribelle. E riprende a bombardare i villaggi di minatori attorno a Donetsk legittimato dall attacco appena subito. La logica di entrambe le parti che spiega la cifra fornita dall Onu: oltre cinquemila vittime civili dalla fine di aprile. Il reclutamento dei riservisti è già arrivato alla quarta ondata. L altro ieri sono stati convocati in cinquemila scelti tra tutti gli ex militari che non abbiano compiuto i sessant anni (per le donne, cinquanta). Altri cinquemila hanno già ricevuto il preavviso per l ondata di aprile. E si preparano le liste di quelli che partiranno a giugno. Ma finora si sono presentati solo in duemila. La ricerca è affidata alle milizie volontarie. Qualcuno al governo sta studiando una sorta di tassa per l esenzione dal servizio che dovrebbe essere di 50 mila grivne (2500 dollari). E la guerra fa paura alla signora Marianna che fa la spesa tra i banconi del mercato Bessarabsky: «Siamo tutti terrorizzati. Sento solo odio e violenza. Nessuno che parli di pace». Quasi si diverte invece il vecchio Andryi che ha un bancone del pesce e che ha anticipato personalmente un embargo che ancora non c è: «Il caviale che viene da quelli là, io non lo vendo più». I banchi sono pieni, dalla fuga del presidente Yanukovich che segnò il 23 febbraio la svolta occidentale dell Ucraina, la merce arriva in quantità. Nei mercati, nei negozi di elettronica, nelle boutique delle grandi firme italiane che circondano la mitica Majdan. Ma non ci sono clienti, il vuoto assoluto. Dai giorni della speranza si sta passando a quelli della disperazione. I famosi aiuti americani ed europei che avrebbero dovuto rilanciare il Paese sono pochi, lenti e inadeguati. La contrazione dell economia ha già superato il record negativo della Seconda guerra mondiale. E si è visto negli ultimi giorni. Dopo mesi di razionamento del riscaldamento, legato alla ricerca disperata di gas in arrivo da mercati alternativi a quello russo, finalmente tutto sembra funzionare, ma il comune ha preteso il pagamento anticipato anziché quello rateizzato. Ne è nata la rivolta delle vecchine, con folle di pensionati esacerbati che hanno tentato varie proteste nelle stazioni della metropolitana. Piccolo segno di dissenso, replicato in grande stile poco dopo dallo sciopero dei conduttori di tram che hanno paralizzato la città rivendicando ben quattro mesi di stipendi arretrati. Per accontentarli, il sindaco Vitalj Klitschko, ex campione mondiale di pugilato e figlio della Majdan, ha dovuto fare tagli a sorpresa nel personale degli ospedali, scatenando la protesta di medici e infermieri. Per non parlare dei comitati nascenti delle vittime del mutuo, quei cittadini che avevano contratto in banche straniere prestiti in dollari e che adesso si trovano strangolati dalla svalutazione della moneta locale: prima della Majdan bastavano 8 grivne per fare un dollaro, adesso ne servono almeno 20. «Tutta colpa della Russia spiega Mykola Sungurovsky, direttore del centro di ricerche militari Razumkov che ha il solo obiettivo di destabilizzare l Ucraina, sollevare il malcontento. Putin non vuole che entriamo nell Unione europea, tanto meno nella Nato. Per questo arma i ribelli a Est e li spinge sempre più sull orlo di una guerra su vasta scala». Inquietante l assonanza con le versioni di Putin stesso e del suo ministro degli Esteri Lavrov: «Europa e Usa stanno tentando, attraverso la crisi Ucraina, di destabilizzare il nostro governo, il nostro ordine sociale». Ma, ammesso che si tratti di tesi corrette, la sensazione che viene fuori è che il clima di guerra serva a tanti. Certamente giustifica 18

19 ritardi, inadeguatezze, misteriose scomparse di fondi. E ha lasciato passare, senza una sola reazione, perfino la formazione di un governo che Mosca ha ovviamente subito bollato come coloniale. Formato dal premier Arsenij Jatsenjuk, vincitore delle elezioni e sponsorizzato pubblicamente dall ambasciatore americano e da Obama in persona. C è un ministro delle Finanze, la signora Natalia Jaresko, che è cittadina americana. All Economia il banchiere di investimento lituano Aivaras Abromavicius, che ha già ricoperto diversi incarichi per il Dipartimento di Stato Usa. Alla salute, invece, il georgiano Aleksander Kvtashvili. Tutti selezionati da una fondazione che fa capo al miliardario George Soros. Legittimo visto che, per nominare gli stranieri si è prima fatto una variazione della Costituzione. Ma certamente dissonante in un clima dove il nazionalismo esasperato sembra crescere sempre di più. Lo puoi vedere al mercatino dell usato del centro storico, vicino alla cattedrale di Santa Sofia, dove si tocca con mano la voce che il reato di apologia del nazismo sia stato tacitamente derubricato: svastiche d epoca, simboli vecchi e nuovi del collaborazionismo ucraino come i gagliardetti dei famigerati corpi di volontari ucraini nelle fila delle Ss, fino alle immagini e di Stepan Bandera, icona di tutti i neonazisti dell Europa dell Est. Jurij Chizmar, imprenditore quarantenne di Leopoli, trasformatosi dopo la Majdan in capo del centro per i volontari combattenti, ammette che non tutto va per il verso sognato: «Non è il miglior governo possibile. Temo che presto possano tornare a rubare e fare solo i loro interessi. Ma noi vigiliamo. Siamo pronti a tornare sulla Majdan». E cosa deve fare il governo per mantenere questa risicata fiducia dell ala combattente? «Non tentennare, continuare la guerra fino alla vittoria contro i traditori e contro l imperialismo di Vladimir Putin». Del 26/01/2015, pag. 10 Egitto, attivista uccisa mentre porta una rosa a Tahrir Egitto. La polizia ha sparato a Shaimaa El-Sabbagh, dell Alleanza socialista, che muore tra le braccia del marito. Oltre 16 morti per il quarto anniversario dalle rivolte Giuseppe Acconcia Per le strade delle città egiziane la disillusione e lo sconforto hanno lasciato spazio alle più cruente proteste da un anno a questa parte. Nel 2014, per ricordare i giorni della rivoluzione, vennero uccise sessanta persone. Questa volta sono 16 i morti e trenta i feriti negli scontri per il quarto anniversario dalle proteste di piazza Tahrir del 25 gennaio 2015: un bilancio destinato a crescere. Scontri tra manifestanti e polizia si sono svolti al Cairo, Alessandria d Egitto, nel governatorato di Beheira e nel quartiere popolare di Mataryya. Ma per sdegno e dolore, la morte di Shaimaa El-Sabbagh è senz altro la vicenda che segnerà non solo queste nuove contestazioni ma l intero impegno politico anti-regime della frammentata e divisa sinistra egiziana. Shaimaa, 32 anni, è una vera martire degli operai e dei lavoratori egiziani. È stata uccisa da un poliziotto nel pomeriggio di sabato. L attivista del partito dell Alleanza socialista stava partecipando a una manifestazione organizzata dal movimento di sinistra in piazza Talaat Harb, a due passi da piazza Tahrir. La giovane, madre di un bambino di cinque anni, Bilal, stava portando fiori e rose a Tahrir per commemorare i morti delle rivolte del 2011 quando è stata raggiunta da un proiettile di gomma, sparato da un poliziotto che si trovava a pochi metri di distanza da lei. Secondo l autopsia, il colpo ha perforato cuore e polmoni di Shaimaa. «Il marito, Osama, traspor- 19

20 tava in braccio il suo corpo insanguinato, l ha condotta dietro al caffè Bustan mentre suo figlio Bilal piangeva», ci racconta l amica e attivista Reem Gamal che ha assistito alla scena. «In ospedale, per dare l autorizzazione per la sepoltura, hanno chiesto ai familiari di dire che si è trattato di suicidio», ha aggiunto la giovane attivista. In realtà dal momento della morte di Shaimaa, i media egiziani hanno iniziato a dare una versione completamente insensata sulle circostanze della sua fine, puntando il dito addirittura contro i suoi compagni di partito. «È assurdo. Le autorità egiziane tentano costantemente di discolpare la polizia», ha commentato Reem. Anche il Segretario del partito socialista, Talaat Fahmy è stato picchiato dalla polizia durante la sparatoria. Sei sono i feriti in seguito agli scontri, costati la vita a Shaimaa. «Sempre dalla parte dei lavoratori delle fabbriche di Alessandria», è il ricordo al manifesto di Shaimaa dell attivista per i diritti dei lavoratori, Mahiennur el-masry, più volte in prigione per il suo attivismo al fianco degli operai e in attesa di un nuovo verdetto il prossimo 9 febbraio per un attacco alla stazione di polizia di Alessandria, durante la presidenza Morsi. «Prima delle rivolte del 2011, Shaimaa era un attivista di sinistra senza un affiliazione precisa. Durante le contestazioni di piazza Tahrir ha iniziato a fare politica con l Alleanza socialista. Era una delle donne più sincere e impegnate per la difesa dei diritti dei lavoratori, partecipava a scioperi e sit-in nelle fabbriche di Alessandria ed era un membro dell ufficio permanente dei lavoratori che raggruppa sindacalisti, attivisti e operai», ci racconta commossa Mahiennur. Per Moataz Elshennawy, portavoce del partito dell Alleanza socialista, si è trattato di un «assassinio premeditato» a opera della polizia. Moataz ha anche aggiunto che la manifestazione non era stata autorizzata (in base alla legge anti-proteste è impossibile ottenere autorizzazioni in tempi utili per manifestare) ma era stata annunciata in anticipo. Il procuratore del Cairo ha aperto un inchiesta sulla morte di Shaimaa. Il ministro dell Interno ha negato invece la responsabilità della polizia negli attacchi, mentre il premier Ibrahim Mahleb ha assicurato che chiunque si sia reso responsabile della sua morte sarà giudicato in un giusto processo. Per le strade del Cairo è subito apparso un graffite in memoria della grande rivoluzionaria operaia che era Shaimaa. Si vede la giovane che stringe tra le mani un manifesto a sostegno di poveri ed indifesi, come era solito vederla alle porte di fabbriche o durante gli scioperi a cui prendeva parte. I funerali di Shaimaa ad Alessandria si sono trasformati in una grande manifestazione degli attivisti socialisti e di sinistra contro il regime di al-sisi. Centinaia di compagni gridavano canti contro la polizia e innalzavano cartelli con la sua foto. Il candidato alle presidenziali della Corrente popolare, Hamdin Sabbahi ha reagito duramente alla notizia della morte della giovane attivista: «È inaccettabile che venga versato il sangue di egiziani che protestano pacificamente». In un affollata conferenza stampa, politici egiziani liberali e di sinistra tra cui Medhat el-zahed e Hala Shukrallah, hanno duramente condannato le «tattiche oppressive» del governo. Le proteste di ieri, nonostante il lutto nazionale dichiarato per la morte del re saudita Abdullah, sono state organizzate dai Fratelli musulmani, dal movimento 6 Aprile, che ha chiesto ai suoi affiliati di raggrupparsi in alcuni quartieri circostanti piazza Tahrir: Abdel- Moneim Riyad, Abdeen, Opera e Bab Al-Louk; e da vari gruppi socialisti. Decine di attivisti islamisti che mostravano le foto dell ex presidente Mohammed Morsi, secondo loro, l unica e legittima guida del paese, sono stati immediatamente arrestati dalla polizia. La morte di Shaimaa conferma una volta di più quanto la repressione non colpisca solo i movimenti islamisti ma anche i partiti laici, di sinistra e i movimenti giovanili. Non solo, chiarisce che la disillusione per il fallimento delle rivolte non si è ancora trasformata in disimpegno. Per questo al-sisi non può dormire sonni tranquilli. L aggressività di polizia e del ministero dell Interno, insieme al ritorno degli uomini di Mubarak, se uniti a nuove manifestazioni di piazza, possono mettere a dura prova la tenuta del regime dell ex mili- 20

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