Autonomia tecnologica, innovazione e competitività delle regioni italiane

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1 Autonomia tecnologica, innovazione e competitività delle regioni italiane Luglio, 2004

2 INDICE Gli obiettivi dell Unione Europea... 3 La creazione di uno Spazio Europeo della Ricerca e dell Innovazione... 4 Il confronto con gli Stati Uniti... 7 Le condizioni necessarie alle PMI... 8 Il Sesto Programma Quadro... 9 Il modello della tripla elica L innovazione nelle regioni italiane La Bilancia dei Pagamenti della Tecnologia Autonomia tecnologica, innovazione e competitività delle regioni italiane Conclusioni Bibliografia Appendice: metodologia e fonti statistiche

3 Gli obiettivi dell Unione Europea A conclusione dei lavori del Consiglio Europeo di Lisbona (marzo 2000), i capi di Stato e di governo hanno fissato per l'unione l'obiettivo di diventare entro il 2010 l'economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale" 1. Il Consiglio Europeo di Barcellona (marzo 2002), visti i progressi realizzati per conseguire l'obiettivo di Lisbona, ha stabilito che gli investimenti dell'ue per le attività di ricerca e di sviluppo tecnologico (R&S) dovranno aumentare fino a raggiungere il 3% del PIL entro il 2010, rispetto all'1,9% del I capi di Stato e di governo hanno inoltre raccomandato l'aumento del livello di finanziamento da parte delle imprese, che dovrebbe passare dall'attuale 56% a due terzi degli investimenti complessivi per l'r&s, percentuale già raggiunta dagli Stati Uniti e da alcuni paesi europei. Al fine di conseguire l'obiettivo strategico di Lisbona è di fondamentale importanza il rafforzamento dei sistemi di R&S e di innovazione, nonostante il sempre maggiore divario esistente tra UE e USA in materia di investimenti in R&S. Tale divario ha superato i 120 miliardi di euro nel 2000, l'80% dei quali è dovuto ad un tasso d'investimento inferiore da parte delle imprese europee. Naturalmente l attività di R&S è un elemento trainante di un'economia basata sulla conoscenza competitiva e dinamica soltanto nel caso in cui essa sia in grado di trasformare tali conoscenze in innovazioni tecnologiche. In Europa, e ancor più in Italia, molte imprese investono solo nel caso in cui i risultati della singola ricerca o progetto garantiscano nel breve periodo rendimenti tali da controbilanciare il rischio sostenuto. Pertanto sono necessarie condizioni generali più interessanti che creino un clima di fiducia e stimolino gli imprenditori al network ed all investimento; la Commissione Europea ha individuato i seguenti punti: Sufficiente disponibilità di risorse umane altamente qualificate; Solida base di ricerca pubblica; Cultura imprenditoriale dinamica; Sistemi adeguati di tutela dei diritti di proprietà intellettuale; Ambiente concorrenziale in cui vigono regolamentazioni e norme in materia di concorrenza favorevoli alla ricerca e all'innovazione; Sostegno dei mercati finanziari; Stabilità macroeconomica e condizioni fiscali favorevoli. 1 Comunicazione della Commissione: più ricerca per l Europa, obiettivo 3% del PIL. Il documento è scaricabile al seguente indirizzo web: 3

4 La Commissione ha evidenziato come tutte quelle condizioni che vanno poste in essere per favorire imprenditorialità, ricerca ed innovazione vadano realizzate non solo a livello locale ma anche all interno di uno Spazio Europeo della Ricerca comune a tutti i paesi dell Unione, con il conseguente scambio e circolazione di conoscenza. Il presente lavoro si pone proprio in questa prospettiva, indagando non soltanto il livello di innovazione raggiunto da ogni singola regione italiana, ma mostrando anche quanto le nostre regioni dipendano dall attività di ricerca e di innovazione realizzata all estero, individuando quelle che più delle altre sono importatrici nette di conoscenza. La creazione di uno Spazio Europeo della Ricerca e dell Innovazione La creazione di uno Spazio Europeo della Ricerca e dell'innovazione, nell'ambito di un più ampio e generale Spazio Europeo della Conoscenza, è uno dei passi principali verso l obiettivo del 3%. L'evoluzione scientifica e tecnologica è infatti determinante per garantire una crescita in una economia basata sulla conoscenza, ma occorre prestare attenzione alla scarsità di investimenti in R&S in Europa, ed in particolare al crescente divario tra UE e i suoi principali concorrenti, primo fra tutti gli Stati Uniti: oltre 120 miliardi di euro nel 2000, anno in cui la Commissione Europea ha stabilito i primi obiettivi in tal senso. Naturalmente il raggiungimento della soglia del 3% del PIL per la spesa di R&S è un obiettivo per l'unione Europea nel suo complesso: è chiaramente difficile che tutti gli Stati membri (attuali e futuri) raggiungano questo traguardo singolarmente entro il 2010, ma tutti dovranno comunque contribuire, coordinandosi per creare quel dinamismo necessario a far aumentare gli investimenti in R&S in tutta l'unione, soprattutto nel settore privato. Infatti oltre l 80% del divario con gli Stati Uniti riguarda il settore delle imprese: per questo motivo il Consiglio europeo di Barcellona ha invitato il settore privato ad incrementare il livello di finanziamento, che dovrebbe passare dal 56% del 2000 a due terzi degli investimenti complessivi di R&S entro il 2010, percentuale già raggiunta negli Stati Uniti e in alcuni paesi europei. Per raggiungere gli obiettivi di Barcellona, la spesa per la ricerca in Europa dovrà crescere con un tasso medio annuo dell 8%, ripartito tra un tasso di crescita del 6% della spesa pubblica ed un tasso del 9% per gli investimenti del settore privato. Si calcola che una volta raggiunti questi obiettivi, dopo il 2010, si dovrebbe osservare un aumento del Pil del 5% all anno e, di conseguenza, la creazione di 400 mila posti di lavoro. Come detto nell introduzione, la sfida principale per favorire maggiori investimenti privati nell'r&s è quella di rendere più interessanti e redditizi tali investimenti tramite l'applicazione 4

5 coerente di varie politiche attraverso le quali i maggiori investimenti nelle conoscenze e nelle tecnologie si trasformino in nuovi prodotti e servizi, con il conseguente aumento della concorrenza, della crescita e dell'occupazione. Il duplice obiettivo fissato nel corso del Consiglio Europeo di Barcellona è ambizioso ma indispensabile ed anche realizzabile. La Svezia e la Finlandia, ad esempio, hanno già raggiunto il traguardo del 3% e la Germania ha superato la soglia del 2,5% del PIL (Tab. 1). Le imprese garantiscono almeno i due terzi degli investimenti di R&S in Belgio, Germania, Finlandia e Svezia, mentre l'irlanda si avvicina a questa soglia. Di contro, gli investimenti privati in R&S sono inferiori al 30% in Grecia e Portogallo (Tab. 2). Tabella 1 Spesa totale per R&S in percentuale del PIL Paese % Anno Paese % Anno UE (25 Paesi) 1, Ungheria 0, UE (15 Paesi) 1, Olanda 1, Area Euro (12 Paesi) 1, Austria 1, Belgio 2, Polonia 0, Repubblica Ceca 1, Portogallo 0, Danimarca 2, Slovenia 1, Germania 2, Slovacchia 0, Estonia 0, Finlandia 3, Grecia 0, Svezia 4, Spagna 0, Regno Unito 1, Francia 2, Bulgaria 0, Irlanda 1, Romania 0, Italia 1, Turchia 0, Cipro 0, Islanda 3, Lettonia 0, Norvegia 0, Lituania 0, Giappone 3, Lussemburgo 1, Stati Uniti 2, Fonte: Eurostat, OCSE L'intensità di R&S dei vari paesi e regioni dell'ue è molto diversa: si passa dall'1% circa del PIL o meno degli Stati Membri meridionali (1,11% per l Italia), al 3,4% della Finlandia e al 3,8% della Svezia. La Finlandia è riuscita a conseguire un mix bilanciato in termini di crescita della produttività (+2,8 per cento l anno) e dell occupazione (+1 per cento), grazie ad un "business environment" molto competitivo, uno Stato sociale solido ed un sistema di 5

6 istruzione capace di produrre lavoratori qualificati ed in grado di cambiare lavoro se necessario. Tabella 2 Spesa pubblica per R&S in percentuale della spesa per R&S totale Paese % Anno Paese % Anno UE (15 Paesi) 34, Olanda 36, Belgio 21, Austria 40, Repubblica Ceca 42, Polonia 64, Danimarca 27, Portogallo 60, Germania 31, Slovenia 37, Estonia 52, Slovacchia 44, Grecia 48, Finlandia 25, Spagna 39, Svezia 20, Francia 36, Regno Unito 30, Irlanda 22, Bulgaria 66, Italia 53, Romania 42, Cipro 65, Turchia 50, Lettonia 49, Islanda 34, Lituania 56, Norvegia 39, Lussemburgo 7, Giappone 18, Ungheria 58, Stati Uniti 30, Fonte: Eurostat, OCSE Le divergenze sono ancora più rilevanti tra le regioni all'interno dei vari paesi: le diverse situazioni esistenti in Europa richiedono politiche differenziate ma coordinate tra loro per raggiungere quello slancio comune necessario per conseguire l'obiettivo del 3%. Lo Spazio Europeo della Ricerca andrà proprio ad integrare i programmi di ricerca oltre i confini nazionali e le singole discipline: integrazione e mobilità delle conoscenze favoriscono il dialogo interculturale e migliorano la qualità e la competitività sia delle imprese private sia degli enti pubblici di ricerca, in particolare delle università. Tali iniziative costituiscono anche una parziale risposta al problema europeo della fuga di cervelli: l Europa produce più laureati nei settori scientifici e tecnologici rispetto a Stati Uniti e Giappone, ma ha meno ricercatori. Nel solo 2001, sono stati circa i ricercatori europei emigrati oltreoceano attratti da condizioni economiche e professionali più favorevoli. La capacità di attrarre talenti delle nostre università dipende soprattutto dall impegno in tal senso delle autorità pubbliche e del settore privato. 6

7 Il confronto con gli Stati Uniti Raffrontando la spesa per la R&S nell'ue e negli Stati Uniti degli ultimi anni, si rileva un crescente divario, sia in termini assoluti che come percentuale del PIL. Come detto, la gran parte di tale divario (oltre l'80%) e dell'aumento registrato negli ultimi anni è dovuta agli investimenti ridotti del settore delle imprese dell'ue. Inoltre, va ricordato che il governo statunitense stanzia almeno un terzo dei finanziamenti destinati all'r&s a sostegno delle attività di Ricerca e Sviluppo delle imprese; nell'ue i finanziamenti pubblici rappresentano soltanto la metà di queste cifre (16%). L'effetto di tale ingente e prolungato sostegno in atto negli Stati Uniti è uno dei fattori che ha contribuito ad aumentare le attività di R&S finanziate dalle imprese: conseguenza diretta di ciò è che, nella seconda metà degli anni '90, l'aumento della produttività della manodopera, attribuibile in parte all'innovazione tecnologica, è rallentato nell'ue mentre nello stesso periodo negli Stati Uniti ha subito un rialzo. L'industria statunitense è molto più specializzata nell'alta tecnologia e nei settori ad alta intensità di ricerca rispetto all'ue: buona parte delle diversità tra USA e UE è conseguenza di diversi investimenti nel settore della difesa e da diversi investimenti nel settore delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (le cosiddette TIC). Gli effetti di investimenti strutturali diversi non possono, tuttavia, spiegare interamente il divario tra USA e UE a livello di investimenti di R&S: in gran parte dei settori, compresi l'industria di prodotti a bassa e media intensità tecnologica ed il settore dei servizi, le imprese europee investono di meno, in proporzione alle vendite, rispetto alle omologhe imprese americane. Il rischio di tale specializzazione in prodotti e servizi a minor intensità tecnologica è di perdere competitività rispetto alle rivali più innovative, anche nei settori non altamente tecnologici che rappresentano il nucleo dell'economia dell'unione europea. A determinare il primato tecnologico americano sono soprattutto il quadro normativo e legale a livello nazionale e locale: leggi che proteggono i diritti di proprietà intellettuale, leggi di incentivazione fiscale per la spesa e le entrate della Ricerca & Sviluppo, leggi che aiutano lo sviluppo e accrescono il capitale di rischio nel mercato e nel sistema finanziario, leggi che rafforzano la competizione tra università e istituti di ricerca, insieme con le norme che migliorano lo status economico e sociale dei ricercatori impegnati nella ricerca applicata industriale, nella innovazione tecnologica e nelle iniziative imprenditoriali. In Europa, in alcuni paesi come l Italia, i diritti di proprietà intellettuali non sono adeguatamente protetti, le leggi fiscali non creano sufficienti incentivi per gli investimenti in Ricerca & Sviluppo, è ancora difficile da ottenere il capitale di rischio e le imprese di venture capital sono relativamente poche. 7

8 Il risultato finale è che negli Stati Uniti vi è una grande abilità a sfruttare la conoscenza scientifica a livello industriale, mentre in Europa si riscontra una incapacità a trasferire il ricco output scientifico al mondo industriale. Il sistema americano è dinamico ed evolutivo perché vi è un reale feedback selettivo dal mercato: il successo delle forme istituzionali di ricerca è deciso e selezionato dal mercato (capitali di rischio o la vendita di nuovi prodotti) ed i risultati aggregati di questa selezione hanno un effetto sull ambiente normativo e legislativo. Vi è un chiaro ed efficace processo di apprendimento bottom-up. Le condizioni necessarie alle PMI Quanto emerge dall analisi condotta finora è che maggiori investimenti in R&S da parte delle PMI richiedano condizioni generali più favorevoli: le imprese dovranno avere accesso a sufficienti risorse umane di qualità e ad una forte base di ricerca pubblica; altre condizioni essenziali sono una maggiore cultura imprenditoriale, adeguati sistemi di protezione dei diritti di proprietà intellettuale, un ambiente competitivo con regolamentazioni e norme in materia di concorrenza favorevoli alla ricerca e all'innovazione, il sostegno dei mercati finanziari, una fiscalità favorevole e una stabilità a livello macroeconomico. Naturalmente, un'impresa non decide di investire nel campo della R&S solo in base alle condizioni generali e alla disponibilità di un sostegno pubblico; altri fattori importanti che meritano maggiore attenzione sono, ad esempio, il posto che la R&S occupa nella strategia aziendale complessiva e l'efficienza della gestione della R&S da parte dell'impresa. La Commissione Europea ha presentato una strategia volta a creare un ambiente favorevole alla mobilità dei ricercatori ed ha fissato una serie di azioni per agevolare la nascita di nuove imprese, poli e di reti di eccellenza, tenendo sempre conto della situazione particolare delle Regioni che presentano ritardi. L'imprenditorialità è un fattore di fondamentale importanza per la costituzione di imprese ad alta crescita che creino valore dagli investimenti di R&S e che siano esse stesse nuovi soggetti che svolgano attività di R&S: lo spin-off è stato uno degli strumenti più importanti per valorizzare e approfondire la R&S, sia nel settore pubblico sia in quello privato. I programmi pubblici di R&S hanno un'importante influenza sul varo degli spin-off e sulla loro crescita nelle prime fasi, agevolando la creazione di collegamenti strategici: sempre più spesso si incentiva la creazione di spin-off dalla ricerca pubblica a livello regionale, nazionale e dell'ue attraverso il sostegno ad attività di formazione e con la creazione di parchi scientifici e tecnologici e di incubatori di aziende, anche se i tentativi riusciti da parte dell Europa di riprodurre i risultati conseguiti nella Silicon Valley sono ancora pochi. 8

9 I diritti di proprietà intellettuale (brevetti, copyright, segreti commerciali, progetti, ecc.) stanno diventando un elemento sempre più importante nella definizione delle regole del gioco nell'ambito delle collaborazioni nel settore della ricerca e del trasferimento di tecnologia tra imprese, tra industria ed organismi pubblici di ricerca, nell'ambito degli accordi di cooperazione scientifica e tecnologica tra paesi e negli accordi commerciali internazionali. Il Sesto Programma Quadro Sebbene l'ue possieda competenze riconosciute in molti settori della ricerca, ha meno successo nel trasformare questi risultati in tecnologie commerciali rispetto ai principali concorrenti: uno dei compiti del Sesto Programma Quadro (VI PQ) è proprio quello di colmare il vuoto tra il lavoro di ricerca e le sue applicazioni in ambito commerciale. Il VI PQ è lo strumento principale per costruire uno Spazio Europeo della Ricerca e dell Innovazione con un bilancio per il periodo di circa 20 miliardi di euro, pari al 6% dell'intero sostegno pubblico alla spesa per la ricerca civile nell'ue. Circa i tre quarti di questo stanziamento sono impiegati in sette aree prioritarie: Genomica e biotecnologie per la salute; Tecnologie per la società dell'informazione; Nanotecnologie, materiali intelligenti e nuovi processi di produzione; Aeronautica e spazio; Sicurezza alimentare e rischi per la salute; Sviluppo sostenibile; Scienze economiche e sociali. Sono previsti aiuti finanziari per la formazione e la mobilità dei ricercatori, l'aiuto allo sviluppo, l'istituzione di infrastrutture europee scientifiche e tecnologiche, l'individuazione delle priorità per le politiche future di scienza e tecnologia e le attività di particolare interesse per le PMI. Per poter accedere a tali stanziamenti è necessario partecipare a sorte di bandi, i cosiddetti inviti a presentare proposte (call for tender), pubblicati periodicamente sulla Gazzetta Ufficiale dell Unione Europea. Il precedente periodo di programmazione, , ha visto un ampia partecipazione delle piccole e medie imprese ai bandi per le azioni di ricerca cooperativa ed azioni di ricerca collettiva facendo registrare ottimi risultati. Per il quadriennio il programma europeo della ricerca ha individuato tre obiettivi strategici di fondamentale importanza: concentrare e integrare la ricerca della Comunità, strutturare lo Spazio Europeo della Ricerca e rafforzare lo Spazio Europeo della Ricerca. 9

10 Verranno quindi finanziati quei progetti che potranno migliorare almeno uno di tali aspetti, ad esempio promuovendo momenti di incontro e di scambio tra i cittadini e gli operatori scientifici, o sostenendo lo scambio tra università e mondo imprenditoriale per l individuazione delle possibili applicazioni industriali di scoperte scientifiche ecc. Per il perseguimento dei tre obiettivi prioritari, il VI PQ prevede una serie di strumenti (alcuni dei quali di nuova introduzione rispetto alle precedenti programmazioni), delineati al fine di aumentare la cooperazione nell ambito del singolo progetto e per affidare a tale cooperazione anche aspetti strategici della ricerca. In particolare, si tratta delle Reti di Eccellenza, che devono raggruppare almeno una dozzina di organizzazioni di ricerca di diversi Paesi (università e centri di ricerca, imprese R&S, istituzioni ecc.), e dei Progetti integrati, che coinvolgono almeno nove partecipanti e devono avere durata non inferiore ai tre anni. Si incoraggia in particolar modo la partecipazione a tali progetti da parte delle PMI, attori fondamentali per la creazione di competitività e posti di lavoro nella realtà europea: ad esse continueranno ad essere destinate le azioni di ricerca cooperativa (Craft) e le azioni di ricerca collettiva, con uno stanziamento complessivo per il quadriennio pari a 430 milioni di euro. Il modello della tripla elica È ormai chiaro quali siano gli attori in campo a giocare la partita dell innovazione sulla base dell equivalenza conoscenza tecnologia competitività: imprese, ricerca pubblica e governo. Si è visto finora come, sia in Europa sia in Italia, vi sia stata per anni una sottovalutazione dell importanza cruciale delle fonti di nuova conoscenza, quindi del rapporto con università e centri di ricerca per rafforzare la competitività dell impresa; d altra parte il mondo accademico e della ricerca pubblica ha mantenuto una certa distanza nei rapporti con il mondo industriale. Pertanto sembra essere mancata una vera integrazione tra le finalità dell impresa e le soluzioni messe a disposizione dalla ricerca pubblica. Al momento attuale le PMI stanno affrontando una sfida tecnologica sempre più difficile per il numero dei potenziali concorrenti nel mercato mondiale, per la maggiore complessità e rischiosità delle innovazioni da introdurre, per il costo crescente della R&S. L università e, più in generale, la ricerca pubblica, dal canto loro si trovano a competere per l assegnazione di finanziamenti pubblici sempre più esigui. Il terzo attore in gioco, cioè il governo centrale e periferico, è obbligato a selezionare, finalizzare e monitorare strettamente le risorse (assai scarse relativamente alle richieste) che ha a disposizione per sostenere la ricerca. 10

11 In tale contesto, l impresa riesce a soddisfare sempre di meno all interno dei suoi laboratori di R&S la richiesta di competenza scientifica e di interdisciplinarità dettata dal mercato: per trovare risposte ai suoi obiettivi tecnologici si rivolge sempre più all università e alla ricerca pubblica e cerca di condividere l onere finanziario con il governo centrale e periferico, soprattutto quando si tratta di programmi di ricerca ad alto rischio e di lungo periodo. Al tempo stesso, la ricerca pubblica ha a disposizione risorse relativamente scarse e ricorre del mondo dell impresa, finalizzando le sue attività verso obiettivi di natura industriale: l università diventa attore economico a tutti gli effetti sia promuovendo spin-off di nuove aziende hi-tech, sia avviando in prima persona imprese utilizzatrici di tecnologie e capitali universitari. Del resto, anche i finanziamenti pubblici alla ricerca accademica sono oggi sempre più vincolati al raggiungimento di obiettivi di carattere sociale ed economico. In particolare, i risultati della ricerca non sono più patrimonio comune della comunità accademica, ma diventano sempre più vincolati dai diritti di proprietà dei responsabili dei centri di ricerca e dei finanziatori della stessa: i risultati della ricerca vengono brevettati e commercializzati. Da questo punto di vista si può dire che è in atto il superamento del confine fra bene pubblico e privato per quanto riguarda la ricerca, che assorbe i valori utilitaristici dell impresa: è il caso dei principali Science and Technology Park, come quelli legati al MIT o all Università di Stanford, dove l intreccio con la finalizzazione industriale e politica locale è molto stringente. Emerge allora chiaramente la crescente interrelazione dei tre mondi in passato relativamente più distanti o associati in modo binario: è il cosiddetto modello della Tripla Elica (Etzkowitz, 1997), secondo il quale l interazione non è più a due attori (governo-università, impresagoverno, impresa-università), bensì li coinvolge tutti e tre contemporaneamente. Nascono così nuovi agenti ibridi dell innovazione (Viale, 2001), ad esempio: Università che attraverso i suoi uffici di brevettazione e commercializzazione trasferiscono le proprie tecnologie al mondo dell impresa; Università che avviano spin-off di imprese hi-tech amministrate da propri ricercatori; Università che creano società di venture capital capaci di dare vita ad aziende dotate di capitali e tecnologie di provenienza universitaria; Università e autorità regionali che creano parchi tecnologici per ospitare imprese e laboratori di ricerca che interagiscano nel processo innovativo; Laboratori di ricerca che nascono dall apporto di università, imprese e governi locali o nazionali con l obiettivo di produrre tecnologia; Imprese che inseriscono ricercatori pubblici all interno dei loro laboratori; Imprese che creano università e laboratori comuni di ricerca. 11

12 Al tempo stesso si formano coordinatori ibridi dell innovazione e interfacce dell innovazione, cioè istituzioni che tentano di rimediare alle imperfezioni del coordinamento spontaneo delle istituzioni di ricerca tradizionali: Agenzie regionali o nazionali di trasferimento tecnologico; Comitati nazionali e regionali di coordinamento della diffusione tecnologica; Comitati di coordinamento della politica tecnologica e industriale; Comitati di valutazione dei risultati o delle priorità della ricerca; Comitati dei programmi cooperativi di ricerca. Il compito assegnato a queste nuove figure istituzionali è quello di organizzare dall alto l interazione fra impresa e ricerca pubblica; promuovere la diffusione della conoscenza del patrimonio di know-how tecnologico disponibile nel territorio; indirizzare la ricerca pubblica verso obiettivi industriali; far collaborare fra loro le imprese o le università. Gli strumenti a disposizione delle autorità per orientare verso l innovazione tecnologica il sistema della ricerca e dell impresa sono molti. Ad esempio, Viale (2001) propone dal punto di vista della ricerca pubblica ed universitaria: Una mirata legislazione sui diritti di proprietà intellettuale nei brevetti che protegga l attività dei ricercatori e consenta loro di acquisire adeguati incentivi economici; Rendere sempre più autonome e autosufficienti le università e gli istituti di ricerca, spronandoli a reperire sufficienti risorse finanziarie. Dall altra parte si può intervenire sul mondo dell impresa con: Leggi di incentivazione fiscale diretta ed indiretta; Leggi sugli intermediari finanziari che facilitino la creazione di società di venture capital orientate alle imprese hi-tech; La creazione di una Borsa azionaria, sul modello del Nasdaq statunitense, rivolta a imprese hi-tech, capace di fornire il capitale di rischio a quelle aziende che intendano correre il rischio tecnologico. Naturalmente i fondi a disposizione degli organi decisionali dovranno essere anche parte attiva della politica di recupero delle disomogeneità esistenti tra le varie regioni e, al fine di un adeguata promozione dell attività di ricerca, sia pubblica sia privata, è di basilare importanza lo scambio sistematico di informazioni sulle varie esperienze in corso in ciascun Paese ed in ciascuna regione all interno dello stesso Paese, in particolare riguardo i sistemi di valutazione della ricerca e delle relative best practices. Va infatti rilevata la presenza in 12

13 vari Paesi europei di attività di ricerca identiche: la riduzione di tali duplicazioni porterebbe notevoli benefici per i budget di ricerca. L innovazione nelle regioni italiane Le regioni italiane hanno ancora parecchia strada da fare per diventare veri motori d'innovazione come auspicato dalla Commissione Europea: è la conclusione principale che si trae dall'european Innovation Scoreboard , uno studio sulle prestazioni di 173 regioni di 13 stati membri nel campo dell'innovazione 3. A parte le poche ma confortanti eccezioni di Lazio, Lombardia, Piemonte, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna che hanno saputo attivare meccanismi d'innovazione in alcuni settori, le prime regioni in questo campo sono tutte nel Nord Europa: in Svezia, Finlandia, Germania e Olanda. Come più volte ribadito, in Italia il livello d investimenti nella ricerca è inferiore alla media europea (1,11% contro il 2% circa dell UE) ed é all ultimo posto per quanto concerne la crescita annua della spesa in ricerca e sviluppo: a livello universitario, le spese per ricerca sono pari a 63 euro per abitante contro una media europea di 89 euro per abitante. Non deve stupire, quindi, se non troviamo nessuna regione italiana tra le prime 15 regioni europee in termini di intensità della ricerca. Agli stessi risultati si giunge attraverso il Secondo Quadro Regionale di Valutazione dell Innovazione Innovation Scoreboard Regione Lazio , in cui è stato monitorato il livello di innovazione delle venti regioni italiane utilizzando 20 indicatori 5. Il Lazio è la prima regione italiana in quanto a creazione e produzione di innovazione e capacità di adeguarsi ai mutamenti dell economia; le regioni precedentemente elencate riportano i valori più alti dell indice sintetico di innovazione e si contendono, di volta in volta, il podio degli indicatori analizzati. Nelle ultime posizioni del ranking si trovano Puglia, Calabria e Molise. I punti di forza del Lazio sono: Istruzione post-secondaria, indice del potenziale numero di ricercatori specializzati disponibili; Vendita di prodotti nuovi per l impresa ma non nuovi per il mercato, indicante la capacità delle imprese di adeguarsi alle nuove tendenze del mercato; 2 3 Tra i 13 indicatori considerati per il confronto tra regioni ci sono, per esempio, la popolazione con un grado d'istruzione universitario, la formazione permanente, i tassi d'impiego nel settore manifatturiero o nei servizi altamente tecnologici, la spesa per ricerca, le richieste di brevetti, i brevetti ottenuti, il numero di imprese altamente innovative e le spese aziendali in ricerca e sviluppo Si veda la nota metodologica. 13

14 Occupazione nel settore dei servizi ad alta tecnologia, indicante il ruolo di uno dei principali settori ad elevato contenuto innovativo e di strategica importanza; Spesa in R&S degli enti pubblici 6, indice del ruolo del settore pubblico nella ricerca, molto elevato nel Lazio data la presenza dei principali Atenei e centri pubblici di ricerca, nonché di alcuni distretti altamente tecnologici. Il Mezzogiorno è il fanalino di coda nella ricerca in Italia: nel Sud d Italia si svolge soltanto l 8% dell attività di ricerca totale, contro il 75,5% del Nord ed il restante 15,7% del Centro. Allo scopo di diffondere i servizi e gli strumenti della Società dell Informazione in modo capillare nel tessuto sociale del Paese, è di fondamentale importanza garantire a tutti i cittadini l opportuna preparazione ed alfabetizzazione informatica, la disponibilità di strumenti di accesso e la necessaria copertura da parte delle infrastrutture. Le nuove tecnologie di rete, internet in particolare, sono un formidabile strumento per la creazione di network perché riducono le distanze e creano prossimità, accelerano e amplificano gli scambi e le relazioni all interno delle comunità e, da queste, verso l esterno: è possibile creare connessioni che amplificano la portata, anche a livello internazionale, delle singole realtà imprenditoriali ed istituzionali. Tuttavia le imprese faticano a sviluppare la logica del networking: gli imprenditori di realtà medio piccole temono che in qualche modo la condivisione di obiettivi e strategie, piuttosto che rafforzare, facendo massa, la loro presenza nei mercati nazionali ed internazionali, possa indebolire la loro autonomia e competitività. È quanto emerge anche dalla Prima Indagine Congiunturale dell Osservatorio Fi.La.S. sulla capacità innovativa delle PMI del Lazio 7, in cui è evidente come in alcuni settori produttivi le collaborazioni tra imprese e tra imprese ed enti pubblici di ricerca siano sfruttate soltanto parzialmente. Analoghe considerazioni valgono per i soggetti istituzionali: di fatto, tutte le regioni, province e capoluoghi di provincia hanno un sito internet, ma sono pochi gli enti on line che promuovono iniziative comuni con gli altri soggetti territoriali. Chiaramente non mancano: Imprenditori capaci e dinamici; Imprese altamente innovative all avanguardia nel proprio settore, sia in Italia sia a livello internazionale; Università e centri di ricerca che danno il via ad ambiziosi progetti per la diffusione dell innovazione; 6 Nell European Innovation Scoreboard 2003 i valori di Lazio e Piemonte per questo indicatore sono ben al di sopra della media europea

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