Ricerca INDUSTRIA. e ancora ricerca VICENTINA 1/2004

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1 1/2004 MARZO 2004 sped. in abb. post. - trimestrale - 70% - P.T. Vicenza Ferrovia - tassa riscossa - taxe perçue - Italia Ricerca e ancora ricerca Viaggio nel mondo dell innovazione, in un Nordest che deve puntare sulla ricerca per guardare al futuro con più ottimismo. Plastica & Co. Le materie plastiche nel Vicentino, buone prospettive per chi si specializza e innova Nebbia a Nordest Come cambia la società vicentina e veneta secondo il rapporto di Ilvo Diamanti Pedemontana, oh cara Tutto quello che c è da sapere sulla superstrada che verrà English abstract inside

2 Corsivo Stefano Pernigotti 1 Fanalino di coda dell Europa Per riavviare un ciclo virtuoso, va messa l impresa al centro di un progetto di rilancio del sistema-paese. I l tasso di litigiosità interna ai due poli, e fra maggioranza e opposizione, nell ultimo periodo ha raggiunto livelli molto alti. Eppure mai come in questo momento l Italia avrebbe bisogno di politica. Soprattutto se guardiamo ai dati economici. I principali indici (esclusa l occupazione) registrano tutti un andamento negativo. Una tendenza che non lascia presagire un inversione di direzione. Questo mentre, grazie alla spinta della Cina e degli Stati Uniti (poco dell Europa) la crescita è tornata ad essere la parola d ordine dell economia globale. Stretta fra il timore di un declino irreversibile e di una congiuntura della quale non si vede la fine, l Italia s è fermata. Incapace di reagire, di trovare una nuova missione nella quale credere e investire le proprie energie morali. Avere una missione significa avere una visione, un idea di futuro, intorno alla quale coalizzare il consenso dell opinione pubblica. L esempio che è stato fatto è quello della ricostruzione post bellica. Qualsiasi visione perché sia coerente e seria, implica una chiara consapevolezza dei problemi da affrontare, il coraggio di volerli affrontare e di dire ai cittadini che per raggiungere gli obiettivi promessi bisognerà fare dei sacrifici. Niente di tutto questo ritroviamo sia nella maggioranza sia nell opposizione. Solo alcune singole forze politiche o alcuni singoli politici hanno preso coscienza della sfida in gioco. Una minoranza da entrambe le parti. Ma cosa bisognerebbe fare per riavviare un ciclo virtuoso? Occorre mettere l impresa al centro di un progetto di rilancio del sistema paese. Creare una struttura forte di medie imprese leader mondiali nelle loro nicchie. Realizzare una ampia strategia focalizzata su ricerca, innovazione, formazione, finanza, internazionalizzazione. E le risorse? L unico modo per reperirle e razionalizzare la spesa pubblica. La politica è l unica che può farlo. Ma per le ragioni dette non se ne assumerà mai la responsabilità, e quindi per questo continueremo ad essere il fanalino di coda dell Europa. Industria Vicentina cambia Cambia grafica, struttura, concezione. Lo fa per essere più aderente alla realtà dell economia vicentina che da oltre vent anni cerca di raccontare. Se le imprese non stanno mai ferme, nemmeno la rivista ufficiale della loro associazione può farlo. L ambizione è di riuscire a trasmettere l immagine di un territorio orgoglioso della sua tradizione industriale, capace di reagire alle sfide della globalizzazione. Lo faremo cercando di essere il meno ufficiali possibile. Siamo convinti che, in un epoca di sovrabbondanza di informazioni, valga la pena stampare una rivista affinché sia letta. Altrimenti si finirebbe solo per parlarsi addosso o per autocompiacersi. Noi abbiamo scelto di essere letti. Senza timori reverenziali. Come filo conduttore di questo primo numero della nuova serie, abbiamo scelto l innovazione, sia perché ci sembrava coerente con il progetto di cambiamento della rivista, sia perché l innovazione è diventata la parola chiave intorno alla quale si organizzano le strategie dell Associazione.

3 Direttore responsabile Stefano Pernigotti Caporedattore Stefano Tomasoni Hanno collaborato Fiorenza Conti, Claudio Pasqualetto, Paolo Possamai, Gianmaria Pitton Progetto grafico Patrizia Peruffo Stampa Tipografia Rumor S.p.A., Vicenza Pubblicità Oepi, Verona Editore Istituto Promozionale per l Industria srl Piazza Castello, 3 - Vicenza Anno ventitreesimo Numero 1. Marzo 2004 Una copia 4,00 Registrazione Tribunale di Vicenza n. 431 del Questo numero è stato stampato in copie. È vietata la riproduzione anche parziale di articoli e illustrazioni senza autorizzazione e senza citare la fonte. FOTOGRAFIE Archivio Associazione Industriali pag. 10 in basso, 13, 14, 15, 25 in basso, 54, 55; Archivio API Applicazioni Plastiche Industriali 21, 22, 24, 25, 27; Archivio Ares Line 49 in basso; Archivio Aristoncavi 23; Archivio CNR 11; Archivio Dettin 46; Archivio Distillerie Poli 48; Archivio E.E.I. 49 in alto; Archivio Inglesina Baby 44, 45; Archivio Sebastiano Zanolli 50; Archivio Stefanplast 28; Archivio VIMAR 5, 20, 21 in basso; Archivio Zambon Group 7, 9; Cesare Gerolimetto 33; Rodolfo Paolo Rossi 30, 31, 32, 36, 38, 39, 40, 42; Studio DCR & Associati 52, 53; ZEFA 6, 10 in alto, 12, 19, 26; Copertina: ZEFA Sommario corsivo 3. Fanalino di coda dell Europa di Stefano Pernigotti focus 5. Ricerca! Ricerca! Ricerca! di Claudio Pasqualetto 13. Mai stancarsi di innovare di Stefano Pernigotti 15. L impresa al centro dello sviluppo di Stefano Pernigotti l incontro 18. Ambasciator porta Cina di Stefano Tomasoni l inchiesta 20. Plastica & Co. di Gianmaria Pitton strada facendo 30. Pedemontana, oh cara di Paolo Possamai dentro la provincia 38. Nebbia a Nordest di Stefano Tomasoni imprese 44. A misura di bambino di Fiorenza Conti 46. Un gigante d acciaio di Stefano Tomasoni 48. Impresaflash il personaggio 50. Cuore di manager di Fiorenza Conti cultura 52. Quando il tessuto diventa arte associazione 54. Assoflash osservatorio 56. Dati e statistiche sull economia vicentina translation 58. Una selezione di articoli tratti dalla rivista e tradotti in inglese 1/2004 industria vicentina pubblicazione promossa dal Comitato provinciale per la piccola industria dell Associazione Industriali della provincia di Vicenza

4 focus 5 Ricerca! Ricerca! Ricerca! R icerca, ricerca, ricerca. Un Nordest di Claudio Pasqualetto in affanno da transizione sembra avere trovato questo nuovo Mantenere sul territorio motto per poter guardare con più ottimismo al futuro. Certo ci sono le delocalizzazioni competitive, c è la internaziona- le aziende, meglio se diventate i cervelli lizzazione delle aziende, ma l obiettivo prioritario è quello di mantenere sul territorio le di reti produttive aziende, meglio se diventate i cervelli o le o commerciali che cabine di regia di reti produttive e commerciali che si allungano sul mondo intero. si allungano nel mondo, Per farlo serve innovazione, tanta, di prodotto e di processo, ma a sostenerla ci deve è l obiettivo prioritario del sistema industriale. essere la ricerca. Per raggiungerlo Quale, fatta da chi, con quali obiettivi? Nessuno sembra ancora averlo ben capito, serve tanta o meglio la linea virtuosa si conosce con innovazione, sostenuta abbastanza precisione, peccato che poi a deviarla intervengano provincialismi ed dalla ricerca. individualismi, gelosie e voglie di protago-

5 6 focus Il Nordest in transizione ha trovato un nuovo motto per poter guardare con più ottimismo al futuro: ricerca, ricerca e ancora ricerca. nismo. Insomma i vizi di sempre di questo Nordest che proclama regolarmente di voler fare squadra ma poi continua rigorosamente a marciare in ordine assolutamente sparso. Il tutto aggravato da fatto che su questo scenario non ci sono solo gli imprenditori, con i loro vizi e le loro virtù; ci sono anche i politici e gli amministratori pubblici e c è quell Università che è sempre stata arroccata nel suo feudo ed oggi, per ragioni di bilanci da far quadrare, si vede costretta a scendere a patti, ma lo fa ponendo condizioni precise e rilanciando sulla necessità di far chiarezza, alimentando finanziariamente entrambi i filoni, sia la ricerca di base che quella applicata. A fare da avamposti in questa battaglia della ricerca sono i Parchi scientifici e tecnologici. Idea geniale ed efficiente supporto all economia del territorio negli Usa, ma anche in Francia piuttosto che in Germania. Occasione non colta, o a voler essere ottimisti colta in modo molto parziale dalle nostre parti. Colpa di quei peccati da provincialismo di cui s è detto, ma colpa anche della mancanza di una visione strategica di fondo. Eppure Mirano Sancin, uno dei maggiori esperti europei di Parchi, non è così pessimista. Lui ha fatto due esperienze completamente diverse ma guarda comunque avanti con fiducia. Per più di 17 anni è stato l anima di Area Science Park a Trieste, la più grande realtà scientifico-tecnologica italiana. Un Parco nato su basi e finanziamenti esclusivamente pubblici e su due grandi filoni di ricerca: uno dedicato alle biotecnologie e tutto quanto vi è connesso, l altro a ricadute ed applicazioni del Sincrotrone caparbiamente voluto da Carlo Rubbia. Un Parco che negli anni è riuscito a richiamare le imprese private ed a svolgere una intensa attività di sinergia e di interscambio di conoscenze e che oggi ha oltre 70 aziende insediate con 1700 addetti e sviluppa un giro d affari di oltre 130 milioni di euro. Poco meno di un anno fa, a metà 2003, Sancin ha accettato una nuova sfida, quella di inventare un parco scientifico tutto nuovo, e stavolta a capitale interamente privato, il Kilometro rosso che si sta consolidando lungo l autostrada Venezia-Milano all altezza di Bergamo. Una iniziativa che all inizio doveva sviluppare l attività di ricerca su tutto quanto può interessare il settore dell automotive ma che ben presto è diventata multidisciplinare, aperta agli apporti più diversi, perché proprio in questa varietà di contributi può trovare i suoi più solidi elementi di forza. Io credo dice Sancin che vi debbano essere alcuni punti fermi in queste esperienze. In primo luogo l attenzione al contenuto rispetto al contenitore. Poi la massima apertura al territorio con il quale va innescato un meccanismo di intenso interscambio, di necessità e di risorse, che vada oltre il risultato della nascita di spin off. Ma ancora più importanti sono altri quattro elementi : la qualità assolutamente di eccellenza delle attività di questi Parchi; l originalità delle scelte operative; la complementarietà nel Nel quadro, a livello regionale alquanto frammentato, di quanti si occupano di ricerca e di trasferire nuove tecnologie nel mondo produttivo, Veneto Innovazione tende a essere fattore coagulante. Una delle missioni affidate dalla Regione Veneto all agenzia presieduta da Sandro Sandri consiste appunto nel coordinare le iniziative nel campo della ricerca, dell innovazione e dei servizi avanzati alle imprese. Un secondo e complementare versante di attività attiene all aggregazione di piccole e medie aziende su progetti specifici di trasferimento di tecnologie, conoscenze e competenze. La realizzazione di questi obiettivi passa anche attraverso partecipazioni a società o progetti di terzi finalizzati alla diffusione dell innovazione. Lo specchio della missione è contenuto pure nell assetto azionario della società: accanto alla Regione Veneto figurano le espressioni regionali di Cna, Confartigianato, Confindustria, Api e poi Unioncamere, Università di Padova, Venezia e Verona, Iuav. A sua volta A fare da avamposti nella battaglia della ricerca sono i Parchi scientifici e tecnologici, strutture importanti se dotati di risorse, se integrati tra loro e se non sono frutto di logiche individualistiche o di provincialismi. quadro territoriale di riferimento; la capacità di far rete all interno di un sistema che abbia obiettivi condivisi. Con questa impostazione di fondo aggiunge Sancin non credo che si debba temere una proliferazione di Parchi, ben vengano purchè vi siano le risorse per sostenerli e purchè non siano frutto di logiche indivi- Veneto Innovazione, l unione fa la ricerca Veneto Innovazione partecipa al capitale e quindi condivide le iniziative dei Parchi scientifici e tecnologici di Venezia, Padova e Verona, nonché ai Centri di eccellenza diffusi sul territorio e focalizzati su servizi specialistici di informazione, progettazione, formazione, qualità, prove, certificazione e sviluppo prodotto (per esempio: Centro certificazione e test di Oderzo, Certottica di Longarone, Ritex di Cornedo Vicentino, Tecnologia e design di Montebelluna, Thetis di Venezia, Politecnico calzaturiero di Vigonza). Fra i progetti più rilevanti condotti da Veneto Innovazione andranno nominati almeno Misti (accordo con il Massachussets Institute of Technology), Start (programma europeo per lo start up di imprese innovative), Irene (l agenzia veneta è uno dei 68 Innovation relay centre istituiti dalla Commissione europea per favorire l innovazione e il trasferimento tecnologico alle Pmi), Utn (rete di città unite nello sviluppo di tecnologie urbane), Veropolis (l acronimo di Veneto/Romania/Polis indica l obiettivo di delocalizzare migliori servizi alle imprese venete nell area balcanica). (p.pos.)

6 Progetto Futura Technology: gli strumenti per l innovazione di Paolo Possamai il commento 9 È entrato nel vivo il progetto Futura Technology per l innovazione e il trasferimento tecnologico alle piccole e medie imprese della provincia, promosso dalla Camera di Commercio di Vicenza in collaborazione con l Amministrazione Provinciale e con le categorie economiche, con l obiettivo di coinvolgere anche il mondo dell Università, i Centri di ricerca, i Parchi Scientifici, il CNR e le aziende. La Giunta camerale ha approvato una serie di interventi mirati per i quali sono stati impegnati 1,5 milioni di euro, che si aggiungono alle altre iniziative già pianificate a sostegno dell innovazione. Molti gli strumenti attivati, con particolare attenzione per la promozione dell attività brevettuale: attraverso la Fondazione Giacomo Rumor - Centro Produttività Veneto (CPV), le imprese che lo richiederanno saranno informate gratuitamente, con cadenza periodica, sui nuovi brevetti registrati in tutto il mondo nei settori di loro interesse. Inoltre le aziende che intendono registrare un proprio brevetto potranno contare su contributi con risorse destinate per 50 mila euro Gli altri bandi di contributi già approvati, invece, toccano temi come l innovazione di prodotto (90 mila euro), la gestione d impresa (70 mila euro per sistemi di gestione tramite tecnologia Internet), l ottimizzazione dell approvvigionamento delle fonti energetiche (50 mila euro), la diffusione delle tecnologie informatiche (40 mila euro), le certificazioni (35 mila euro per quella di qualità, 50 mila per quella ambientale e di sicurezza, 50 mila per la certificazione ATEX e CE). Questo senza trascurare temi come la riduzione dell impatto ambientale (45 mila euro) e dei consumi energetici (40 mila euro), la realizzazione o manutenzione di impianti di riciclaggio o recupero rifiuti (25 mila euro), studi e progetti per il settore energetico (25 mila euro). Altri stanziamenti sono previsti per la messa a punto di piani di marketing territoriale (45 mila euro), per la diffusione dell innovazione in settori specifici (30 mila euro per l artigianato), per ricerche di mercato (60 mila euro per la mappatura del settore terziario in Veneto) e la formazione di tecnici di laboratorio (50 mila euro). Infine, le diverse iniziative a sostegno dell innovazione saranno coordinate in un ottica di filiera, grazie anche al potenziamento dell Ufficio Distretti Produttivi. dualistiche o di provincialismi, ma riescano ad integrarsi come si è detto. Sono opportunità da cogliere non da guardare con diffidenza. Ed in questo contesto è fondamentale che fra gli attori principali vi sia l Università, la cui competenza e base scientifica è indispensabile. In tale logica, pur non conoscendo molto del progetto, sono favorevole anche alla creazione del nuovo centro nazionale di ricerca di Genova conclude Sancin perché bisogna avere il coraggio di fare una innovazione radicale e l innovazione radicale comporta anche scelte di discontinuità rispetto al passato. Il vero problema, semmai, è garantire il livello di eccellenza scientifica e le risorse finanziarie necessarie perché questa, così come le altre iniziative in corso, purchè meritevoli, possano svilupparsi ed essere utili al sistema Paese. Non ci deve essere alcuna guerra fra poveri ma il coraggio di scegliere. Ma se quella indicata da Sancin è la linea virtuosa, la realtà sul territorio è ben diversa. Solo per stare a Nordest, in Friuli Venezia Giulia divampa la polemica sull apertura di un nuovo Parco ad Udine e sulla volontà di Pordenone di fare altrettanto svincolandosi in qualche modo dall esperienza e dalle attività della triestina Area Science Park. In Trentino Alto Adige, Trento continua in perfetta solitudine o quasi la sua strada con l Irst, cercando collaborazioni più a livello internazionale che interno, e comunque seguendo il percorso più di una ricerca di base, anche se indubbiamente di livello estremamente elevato, che di una ricerca applicata. Bolzano, dal canto suo, sta faticosamente cercando di aprirsi un varco autonomo nel panorama della ricerca creando un Parco che era previsto già nella precedente legislatura ed è riproposto ora in quella che s è da poco aperta. Nel Veneto, poi, è lo stesso presidente della Giunta regionale Giancarlo Galan ad ammettere che l esperienza fatta non può essere certo considerata positiva e ad indicare la svolta con il progetto del distretto sulle nanotecnologie verso il quale si è deciso di concentrare tutti i finanziamenti a disposizione. Nanotech, il Veneto in prima fila M ai prima il Veneto aveva saputo concentrare una simile massa di risorse, competenze, progetti su una sola linea di ricerca. Nel nome delle nanotecnologie, il 17 marzo scorso Regione Veneto e governo hanno sottoscritto un accordo di programmazione negoziata che mette a disposizione nel prossimo triennio complessivamente oltre 42 milioni di euro (26 stanziati dal ministero all Istruzione, il resto dal governo regionale). A tale somma andrebbe aggiunto il finanziamento di 4,6 milioni deliberato nell aprile 2002 dalla Regione per la costruzione di un laboratorio di nanotecnologia (Nanofabrication Facilities) all interno del Parco scientifico Vega a Marghera. Il Distretto veneto per le nanotecnologie è il secondo cluster hi-tech italiano, dopo quello costituito a Torino nel settore delle telecomunicazioni. Vale a dire che, nell ambito della pianificazione governativa, il progetto veneto ha prevalso su quelli presentati da altre regioni in tema di nanotech, come Torino ha ottenuto la supremazia per le tlc. Una posizione di leadership che già lo scorso anno era stato indicato da McKinsey. La società di consulenza ha realizzato uno studio di fattibilità ad hoc, rilevando che nelle università di Padova e di Venezia, nonché nelle sedi venete di enti di ricerca come Cnr e Infn sono poco meno di 600 i ricercatori che si occupano di nanotech e che il tessuto imprenditoriale nordestino è ideale per l applicazione delle nanotecnologie. Secondo McKinsey è amplissima la platea di aziende che, operanti nei più tradizionali e sperimentati settori industriali, potranno trarre nuovo slancio dalla implicita rivoluzione innescata dai cosiddetti materiali nanostrutturati. La creazione di nuovi materiali è infatti una delle caratteristiche principali del progetto Veneto Nanotech. L investimento complessivo, con intervento sia pubblico che privato, è atteso attorno a 60 milioni di euro. In questo contesto la Regione ha destinato 4,8 milioni alla ricerca e sperimentazione nelle nanotecnologie applicate ai materiali, con l obiettivo di produrre entro il 2006 risultati trasferibili all apparato produttivo. Sempre d intesa con il Consorzio interuniversitario veneto per le nanotecnologie (Civen), la Regione ha finanziato con 2,04 milioni un progetto di formazione di managers delle nanotecnologie che possano operare come direttori della ricerca in imprese industriali o come imprenditori hi-tech in proprio o come consulenti aziendali. Veneto Nanotech inizia a ricevere le prime richieste dal mondo economico. Le sollecitazioni spaziano da membrane per fuel cell negli impianti a idrogeno, a vernici piuttosto che film per packaging o polveri protettive. Molte delle più avanzate imprese venete sembrano cogliere le straordinarie potenzialità delle nanotecnologie, effetto di una scienza che combina un insieme di discipline e lavora su particelle inferiori al milionesimo di millimetro. Secondo attrezzati osservatori internazionali, il settore nanotech nell arco del prossimo decennio a livello globale può esprimere un valore superiore a mille miliardi di dollari poiché le ricadute sono attese nei campi più disparati: nuovi materiali, nuovi farmaci, applicazioni per l ambiente e l energia, difesa e aerospaziale. Il distretto veneto ha deciso di focalizzare ogni sforzo sul primo capitolo di questa lista, ossia sulla ricerca di nuovi materiali. Entro l anno è prevista l inaugurazione del laboratorio Nanofabrication Facilities presso il Parco scientifico Vega. La società consortile Veneto Nanotech, creata da 28 soggetti fra enti pubblici e associazioni di categoria, presieduta da Luigi Rossi Luciani, sta avviando il master finalizzato alla formazione di personale qualificato. Non mancano le imprese che manifestano concreta e forte attenzione. Gli indizi per passare dai programmi ai fatti stavolta ci sono.

7 10 focus De Maio: Trasferire i risultati della ricerca alle imprese Sono finiti i tempi della separazione netta fra scienza e impresa: vanno individuati obiettivi comuni Non è che i tre parchi veneti abbiamo creato danni o problemi, ma non hanno certamente colto, almeno fino ad ora, quelli che erano gli obiettivi prefissati. Il parco veneziano Vega è cresciuto come un esperienza più immobiliaristica che di ricerca. Ha un grande merito, quello di avere recuperato alla città ed al territorio un area, quella attigua alla prima zona industriale di Marghera, in grave stato di abbandono. Per il resto è riuscito a convogliare forse più imprese di terziario avanzato che vere e proprie società di ricerca e non ha creato o approfondito importanti filoni in collaborazione con l Università. La svolta potrebbe Viviamo in un paese che ha un tasso di innovazione ancora troppo basso. Non ha dubbi di sorta Luca Cordero di Montezemolo, nell indicare la strada che il sistema industriale dovrà battere in futuro: l innovazione e la ricerca sono e saranno la chiave del successo anche per le piccole e medie aziende. Montezemolo, intervenuto a fine marzo all assemblea del Raggruppamento di Schio dove ha parlato dello straordinario caso di successo della Ferrari, ha chiarito quale sarà la priorità che indicherà come presidente di Confindustria: venire nei prossimi mesi con l apertura proprio al Vega del primo laboratorio del progetto sulle nanotecnologie. Il Galileo di Padova aveva puntato tutto sulle reti ma ha partorito fino ad oggi risultati limitati. Ha attività in corso che spaziano dall utilizzo delle ecologiche pile al magnesio alla individuazione di nuovi materiali per far fronte alla concorrenza asiatica, non senza dimenticare questioni decisamente più locali come la certificazione degli impianti termali o il design nel settore del mobile. Una sorta di mix di servizi più che di ricerca di eccellenza, che però ha giocato una carta interessante anche se ancora tutta da verificare: il fondo Galileo sgr. Si tratta di un fondo chiuso autorizzato da pochi mesi da Bankitalia che punta ad una dotazione di 25 milioni di euro da investire in attività ad alta tecnologia. Interessante la compagine Montezemolo: L innovazione sarà il tormentone dei prossimi anni L innovazione sarà il tormentone dei prossimi quattro anni ha detto. In Italia dobbiamo fare più innovazione, dobbiamo avere la piena consapevolezza che non si tratta di un tema da università o da centri di ricerca, ma un tema che riguarda tutte le aziende molto in concreto. Se noi in Ferrari non avessimo fatto dell innovazione il nostro tema quotidiano, oggi non saremmo dove siamo. L innovazione, per Montezemolo, deve essere a 360 gradi. Innovazione nell organizzazione dell azienda, nella delega, verso i clienti, nel marketing, nella vendita, nel trattare con i fornitori. Ovunque. Ma non è una priorità che riguarda soltanto le aziende: riguardo tutto il paese. (s.tom.) che ha promosso il fondo: Università, Unindustria, Parco Galileo ed E-Venture, società padovana specializzata in questo mercato. Non molto diversa è la strada percorsa a Verona dal Parco Star. Anche qui non si ha notizia di livelli di eccellenza raggiunti ma dopo una partenza alquanto faticosa l attività si è concentrata su due filoni molto vicini alle necessità del territorio: la logistica e l agroindustria. Con una curiosità : un filone di ricerca si è concentrato sulle modalità per migliorare le fasi di appassimento dell uva e di produzione dell Amarone. Rispetto alle condizioni virtuose suggerite da Sancin appare evidente che vi sono pesanti carenze. Manca una strategia unitaria e coordinata, mancano delle scelte di fondo, manca probabilmente anche il coordinamento a rete e la complementarietà visto che su taluni argomenti è più facile reperire iniziative concorrenziali piuttosto che sinergiche. Non si può certo nascondere l evidenza osserva Stefano Micelli, docente di marketing e direttore di Tedis, il centro di ricerca della Venice International University manca un denominatore comune unico, manca un sistema regionale, un piano. Serve una scelta politica di fondo che abbia il coraggio di segnare una discontinuità pur non allontanandosi dalla tradizione produttiva locale, ma serve anche una cultura diversa da parte delle imprese che devono accettare ed inserirsi in questo tipo di logica. Quanto alle Università è evidente aggiunge Micelli che sono finiti i tempi della separazione netta fra scienza ed impresa, ma bisogna legittimare le forme di avvicinamento in corso, uscire dai sospetti e dalle diffidenze per individuare dei meccanismi di convergenza trasparente verso obiettivi comuni. Il prof. Adriano De Maio è il commissario straordinario del CNR, il Centro nazionale delle ricerche. - Prof. De Maio, pensa che i Parchi scientifici siano un modo efficace per far crescere la ricerca e lo sviluppo in Italia? Con molta franchezza, l esperienza del passato ha dato risultati che mi lasciano molto dubbioso sull efficacia di tale modello. Spesso le scelte sono state indotte da fattori che non tenevano conto né delle capacità di ricerca né del contesto produttivo, economico culturale e sociale, che il territorio era in grado di esprimere. Le motivazioni potevano essere molteplici: dalla necessità di riutilizzare aree industriali dismesse alla particolare attrazione che un campo di ricerca poteva esercitare in un dato momento. Esperienze quindi calate dall alto senza tener conto della situazione esistente. Meglio quindi pensare ad un modello in cui la partenza sia determinata dall esistenza di capacità effettive, per poi costruire le condizioni al contorno. - Come migliorare i rapporti tra ricerca, impresa e università? Il nostro obiettivo è quello di favorire la ricerca per l innovazione e di mettere in campo strutture e strumenti per il trasferimento dei risultati della ricerca alle imprese. Molto spesso infatti i ricercatori faticano a trovare realtà con le quali verificare l applicabilità dei risultati delle loro scoperte e d altra parte le aziende, soprattutto quelle piccole e medie che rappresentano la gran parte del tessuto produttivo del nostro paese, vedono il mondo della ricerca e dell università come molto distante, astratto e quindi non in grado di rispondere ai loro problemi di innovazione. Quando le aziende raggiungono consapevolezza della necessità di un rapporto con la ricerca per esaminare e risolvere i loro problemi faticano ad individuare a chi rivolgersi. Si verificano due tendenze apparentemente contraddittorie: chi cerca la risposta ai bisogni di innovazione nella struttura della porta accanto o chi compera la ricerca dall estero. - Tutto ciò a che conclusioni porta? Entrambe le situazioni sono emblematiche della assenza di una struttura di relazione con le imprese. Una struttura con persone capaci di comprendere i bisogni, di decodificarli, di stabilire una connessione affinché la ricerca possa avere input da parte delle imprese e affinché le imprese abbiano risposte ai loro bisogni. La ricchezza della ricerca è tale e diversificata in vari settori che è possibile rispondere ad uno spettro molto ampio di esigenze. È però necessario rompere il tabù della vicinanza fisica, utilizzare la ricerca che si produce a Trento a Trapani e viceversa. (s.tom.)

8 12 focus focusintervista 13 Ciò che serve è una mediazione culturale tra chi fa ricerca e chi dovrebbe beneficiare dei frutti di questo lavoro. Due mondi lontani che, per vincere la sfida della competizione internazionale, devono lavorare insieme. Sullo sfondo resta però, in bella evidenza, ancora un problema non certo di poco conto, quello dei fondi. Le esperienze totalmente pubbliche di Trieste e di Trento difficilmente potranno avere un seguito ma in quest area non è nemmeno facile avviare un iniziativa a base totalmente privata come quella di Kilometro rosso. È il tessuto imprenditoriale stesso a rendere difficile la situazione. Le imprese piccole e medie non hanno singolarmente la forza di attivare un sistema di ricerca che possa puntare all eccellenza, forse si potrebbe percorrere la strada di un Consorzio, ma l esperienza dei distretti ha dimostrato quanto sia difficile da imboccare perché alla fine emergono sempre gli individualismi. Questo tipo di problema si riflette anche nei rapporti con le Università. È vero che fino ad oggi c è stata una marcata diffidenza reciproca, unita a pesantissimi difetti di comunicazione, ma è altrettanto vero che la barriera va infranta ad ogni costo se si vogliono cogliere i risultati attesi. E per infrangere questa barriera bisognerà anche cominciare col trovare una mediazione fra la ricerca di base, che non può certo essere abbandonata, e quella applicata, certamente più vicina e più condivisibile e sostenibile da parte delle aziende. Mediazione può essere, in conclusione, la parola giusta per uscire dallo stato di impasse in cui versa la ricerca e per dare un futuro concreto anche a quei Parchi scientifici che non possono certo essere messi fra le strutture da buttare. Ciò che serve, oggi, è una sorta di mediazione culturale fra chi fa ricerca e chi dovrebbe beneficiare dei frutti di questo lavoro. Si tratta di due mondi lontani che non hanno saputo o voluto comunicare in passato e che oggi, se veramente si vuole vincere la sfida della competizione internazionale, devono cominciare a lavorare assieme. Probabilmente ci sarà bisogno di vere e proprie figure professionali che sappiano da un lato raccogliere gli stimoli della ricerca e dall altro individuare i possibili ambiti di trasferimento nelle imprese, ma che siano in grado anche di svolgere il percorso inverso, partendo cioè dalle necessità e dai bisogni quotidiani delle aziende per trovare a livello di ricerca le soluzioni migliori. Ancora un consulente? Certamente no, piuttosto una figura più complessa che non sia terza alle parti ma ne condivida pienamente lo spirito e gli obiettivi. Ma dovrà essere solo una soluzione transitoria, una mediazione appunto. Perché la vera soluzione del problema sta nel dialogo diretto fra scienziati disposti a scendere dal loro ideale podio per confrontarsi con le necessità del mondo della produzione ed imprenditori che superino i luoghi comuni ed il blocco del passato e siano in grado di entrare in sintonia piena con la ricerca, cogliendone tutte le opportunità. L esempio più classico è quello di Silicon Valley. Per arrivarci il Nordest e l Italia intera devono indubbiamente fare parecchia strada, con il conforto però della consapevolezza che le intelligenze, dall una e dall altra delle due parti in causa, non mancano. Il vero ostacolo, forse, era e rimane il pregiudizio oltre ad un provincialismo difficile da cancellare. Mai stancarsi di innovare di Stefano Pernigotti Gli ingredienti indispensabili in un azienda per innescare un reale processo innovativo dice Federico Fagin sono personale altamente preparato, conoscenza del mercato, accesso a capitali a rischio, capacità di gestire il processo innovativo, incentivi per promuovere l innovazione. F ederico Faggin è oggi uno degli scienziati italiani più famosi al mondo. Vicentino, nominato lo scorso anno da Massimo Calearo socio onorario dell Associazione Industriali di Vicenza, Faggin è ormai entrato nella storia come l inventore del microchip. È stato uno dei protagonisti dello sviluppo della Silicon Valley, dove tuttora vive e lavora. Prof. Faggin, quale significato ha per lei la parola innovazione? Innovazione vuol dire creare qualcosa di nuovo: un nuovo prodotto, un nuovo servizio, una nuova tecnologia, un nuovo processo di fabbricazione, un nuovo metodo di distribuzione o di prodotti o di servizi, un nuovo metodo di gestire una impresa e cosi via. L innovazione, come minimo, migliora Per innovare bisogna non avere paura di cambiare, non temere di prendere rischi e non contentarsi dello status quo. in qualche modo ciò che si faceva prima. Le innovazioni più importanti sono quelle che permettono di fare ciò che non si poteva fare prima, permettono un salto qualitativo anziché quantitativo. L aereoplano, il computer, il telefono, il satellite artificiale sono esempi di questo tipo di innovazione rivoluzionaria. Per innovare bisogna non aver paura di cambiare, non temere di prendere rischi; bisogna continuare ad immaginare come far meglio di quanto si faccia, non accontentarsi mai dello status quo. Innovazione rappresenta anche il solo percorso che permetta ad una piccola ditta di entrare in un mercato controllato da ditte più grosse. La tipica azienda di startup della Silicon Valley è fondata quasi esclusivamente sull innovazione. Quali sono gli ingredienti necessari per

9 14 focusintervista focusintervista 15 Non bisogna mai stancarsi di innovare. Senza innovazione non si può sopravvivere nel campo tecnologico. L impresa al centro Nella foto di pag. 13, Federico Faggin. Qui sopra, la giunta dell Associazione Industriali a Silicon Valley, dove si è recata in marzo per approfondire le dinamiche dell innovazione attualmente in corso nel cuore tecnologico più avanzato del mondo. Nella pagina accanto, Giordano Malfermo, vicepresidente dell Associazione Industriali con delega all Area innovazione. far si che si inneschi un reale processo innovativo? Gli ingredienti indispensabili sono: personale con altissima preparazione, in particolare preparazione tecnico-scientifica; conoscenza del mercato; accesso a capitali a rischio; capacità di gestire il processo innovativo; incentivi che favoriscano e promuovano l innovazione. Perché si inneschi il processo, tuttavia, non basta giustapporre gli ingredienti giusti e sperare che in qualche modo avvenga il miracolo. Bisogna entrare nella struttura fine del processo innovativo. Per questo uno degli ingredienti essenziali è l abilità di gestire il processo innovativo, che si ottiene solo dall esperienza diretta, dopo molti anni di lavoro nello sviluppo di prodotti innovativi. Per saper gestire l innovazione è necessario saper metabolizzare gli inevitabili errori di percorso, trasformandoli in saggezza. Quali sono gli elementi che contraddistinguono l esperienza statunitense rispetto a quella italiana? Negli USA esistono alcuni centri di eccellenza nell innovazione, come la Silicon Valley. Quasi tutte le ditte della Silicon Valley sono sorte dal nulla, sfruttando qualche nuova idea. In questa zona si sono accumulati più di quarant anni di esperienza nella creazione di ditte di startup. Di conseguenza, i venture capital, gli imprenditori e i servizi locali si sono man mano affinati e specializzati a gestire il processo innovativo. Questo insieme di esperienze permette alla Silicon Valley di continuare ad essere all avanguardia in quasi tutte le nuove tecnologie. Cercare di creare un altra Silicon Valley copiando le sue manifestazioni apparenti e esterne, come si cerca di fare in alcuni paesi, è impresa di quasi sicuro fallimento. L unico modo di far funzionare la cosa, a mio avviso, è di dare forti incentivi a creare ditte innovative a chi ha già dimostrato concretamente di saper innovare all estero. Partendo modestamente e ingrandendo e migliorando il programma man mano che esso dimostra di aver successo. È l unico modo per garantire che non si sprechino le risorse e per invertire il processo di fuga dei cervelli. È vero che le piccole imprese non possono fare vera innovazione, oppure dipende dal contesto in cui vivono? L innovazione negli USA è fatta soprattutto da ditte di start up, cioè da ditte che sorgono appositamente per sfruttare una nuova idea o una nuova tecnologia, partendo da zero. Sono ditte che per i primi due-tre anni di vita sviluppano soltanto il prodotto insieme ad una ricerca di mercato per identificare la strategia più idonea a portare tale innovazione nel mondo. Sono ditte che, pur partendo da zero, hanno l ambizione di diventare ditte grosse il più rapidamente possible, sfruttando il mercato mondiale. In altre parole, sono ditte che partono con l idea di essere multinazionali già dalla nascita, se non dal momento in cui cominciano a vendere il primo prodotto. Solo cosi possono diventare autonome rapidamente e difendersi dal contrattacco dei concorrenti. Quali consigli darebbe ad un piccolo imprenditore italiano? Di non stancarsi mai di innovare. Senza innovazione non si può sopravvivere nel campo tecnologico. Certo, essere innovativi è una condizione necessaria ma non sufficiente. Ci sono altre condizioni importanti, per esempio scegliere la tempistica giusta e la corretta strategia di mercato, avere accesso a personale specializzato in quantità e qualità sufficienti da poter rispondere ottimalmente al mercato, avere accesso ai capitali necessari sia per la fase di ricerca e sviluppo come per la fase di espansione di mercato. dello sviluppo di Stefano Pernigotti In fatto di innovazione dice Giordano Malfermo i cambiamenti tecnologici richiedono alle aziende uno sforzo ulteriore, in termini di risorse finanziarie, organizzazione e competenze. È dunque necessario stringere alleanze con i centri di ricerca, dalle Università ai parchi scientifici. Occorre rovesciare la piramide della ricerca: oggi le aziende sono in basso e le istituzioni al vertice. Dovrebbe essere il contrario. G iordano Malfermo è il vicepresidente dell Associazione Industriali che ha la delega per l area innovazione e ricerca. È proprio vero che le piccole e medie imprese sono poco innovative? Non è vero. Le PMI fanno innovazione, ovviamente con i mezzi e i budget a loro disposizione. È vero che i cambiamenti tecnologici ai quali siamo di fronte richiederanno uno sforzo ulteriore, in termini di risorse finanziarie, organizzazione, competenze, difficilmente sopportabile dalla singola azienda. In questo scenario è fondamentale stringere alleanze con i centri di ricerca, dalle Università ai parchi scientifici". A proposito di parchi scientifici, non le sembra che in Italia ne stiano sorgendo troppi? Non c è il rischio di disperdere le risorse? L Italia è il paese dei mille piccoli comuni, e questo non ci aiuta a fare sistema e a ottimizzare l uso delle risorse pubbliche. Proprio perché i soldi sono pochi, occorre definire delle priorità, decidere in quali aree tecnicoscientifiche possiamo e vogliamo essere dei leader mondiali. Occorre poi rovesciare la piramide della ricerca. Oggi al vertice ci sono le istituzioni e in basso le imprese, quasi che queste siano una componente secondaria, e non le utilizzatrici dei risultati che escono dai laboratori. Le aziende dovrebbero essere messe al centro del processo". Quanto pesa la piccola dimensione delle imprese? La media in Veneto è di 9,3 dipendenti per ogni azienda manifatturiera. Questo è il nodo da sciogliere. Una piccola impresa non ha le capacità per relazionarsi con le Università o i parchi scientifici, per partecipare a progetti e bandi di ricerca. Bisognerebbe studiare dei sistemi di incentivazione tali da premiare quelle che si aggregano, che si mettono insieme per fare massa critica". Torniamo agli incentivi. Lei ha introdotto l idea del premio. La regola dovrebbe valere anche per gli incentivi

10 16 focusintervista destinati più direttamente alla ricerca e all innovazione? Sì. Non nego che nel passato molte imprese italiane abbiano approfittato dei fondi per l innovazione. Per questo dico, basta con i fondi distribuiti a pioggia. L approccio da adottare dovrebbe essere legato ai risultati. Si potrebbe, ad esempio, prevedere un incentivo minimo per tutte le imprese che investono in ricerca e sviluppo, e poi premiare con degli incentivi maggiori quelle che rispettano quanto si erano impegnate a fare. Nel caso di sgravi fiscali potrebbe aumentare la percentuale del vantaggio consentito. Si dovrebbe studiare pure un meccanismo per spingere imprese e centri di ricerca pubblici a lavorare insieme, premiando anche in questo caso chi ottiene dei risultati concreti". Quali parametri si dovrebbero adottare? Per quanto riguarda le imprese, gli effetti che in termini di nuovi prodotti, crescita dell occupazione, crescita del fatturato, aumento della quota di mercato, gli incentivi ricevuti siano nella forma di fondi o di sgravi hanno prodotto. Noi siamo disposti a misuraci su questo approccio sia con la classe politica sia con il mondo della ricerca ufficiale". C è altrettanta disponibilità dall altra parte? A essere sinceri il giudizio sul rapporto con le istituzioni che fanno ricerca in Italia non è positivo. Molte aziende si lamentano del fatto che una volta avviato un progetto, questo finisce per arenarsi perché viene sottovalutato o perché c è una perdita di interesse da parte dell ente coinvolto, oppure perché non sono stati stimati correttamente i costi. Per migliorare questo rapporto stiamo mettendo a punto un protocollo standard nel quale dovranno essere ben definiti obiettivi, costi, stati di avanzamento e risultati attesi, Nessuno potrà dire di non aver capito". Poniamo che un azienda, piccola, abbia bisogno di realizzare un progetto di ricerca per sviluppare una nuova tecnologia. Come fa a sapere a chi rivolgersi, dove trovare il laboratorio più adatto, su quali incentivi contare? Quello dell informazione è un aspetto critico. L Associazione, insieme alla Camera di Commercio di Vicenza, sta creando uno sportello per la ricerca e l innovazione che avrà proprio il compito di far incontrare la domanda e l offerta. Di raccogliere le richieste delle imprese e poi di individuare il centro più adatto a soddisfarle. Stiamo realizzando un data base e abbiamo l intenzione di stipulare delle convenzioni con Università, dipartimenti, laboratori, parchi scientifici. Un altro modo per aiutare le imprese e quello di tenerle costantemente aggiornate on-line sui brevetti depositati a livello mondiale. È già partito il progetto per dare questo servizio alle nostre aziende, a breve riceveranno la visita di un nostro incaricato per individuare i settori di loro interesse e sui quali desiderano essere aggiornate". Sono sufficienti gli sforzi delle imprese per recuperare il gap tecnologico dell Italia rispetto agli altri paesi avanzati? Direi proprio di no. Le imprese non possono fare miracoli. Negli Stati Uniti la spinta all innovazione viene soprattutto dalla ricerca pubblica, nella quale la componente militare rappresenta una quota importante. In Italia i fondi per la ricerca sono, invece, esauriti. Ci troviamo in una situazione molto delicata, senza una politica seria a favore della ricerca e dell innovazione, l Italia continuerà a perdere posizioni competitive sui mercati mondiali. Compromettendo definitivamente il suo futuro".

11 18 l incontro di Stefano Tomasoni L ambasciatore cinese in Italia, Cheng Wandong, è stato a Vicenza, ospite dell Associazione, per conoscere il tessuto industriale locale. E per far conoscere meglio il gigante cinese. Ambasciator porta Cina V icenza guarda alla Cina, e la Cina guarda a Vicenza. Con reciproco interesse, con l intenzione di conoscersi e di cercare i punti d incontro possibile, più che quelli di scontro. Perché la Cina è un fenomeno economico mondiale con cui non si può fare a meno di confrontarsi. La logica del conosciamoci meglio è stata quella che ha portato in febbraio l ambasciatore cinese in Italia, Cheng Wandong, a Vicenza, per capire la realtà industriale vicentina, conoscerla appunto. E per farsi conoscere. L ambasciatore ha visitato alcune aziende attive nei settori più presenti nel Vicentino (meccanica, tessile, orafo, concia) e ha incontrato i vertici dell Associazione Industriali. Con il presidente Massimo Calearo, il vicepresidente Adamo Dalla Fontana (delegato per l area internazionalizzazione) e il direttore Lorenzo Maggio, l alto diplomatico cinese ha parlato delle possibilità di sviluppo della collaborazione tra Cina e Italia e in particolare tra il mondo economico e produttivo cinese e quello vicentino e veneto. È stata l occasione, da parte del presidente Calearo, di ribadire come la Cina vada vista come un partner con il quale collaborare, non come un nemico, per far sì che il Nordest possa diventare un punto di riferimento per lo sviluppo della piccola e media impresa nel paese asiatico. Ambasciatore Wandong, perché questa visita a Vicenza? Perché per noi è molto importante conoscere questa provincia, di cui si parla da anni per il grande sviluppo economico e industriale che ha avuto. Quella vicentina è un esperienza che merita di essere studiata, ma naturalmente a noi interessa anche far conoscere agli italiani la realtà cinese, promuovere accordi tra i nostri due paesi. L economia italiana e quella cinese sono per molti aspetti complementari. Dobbiamo conoscere i punti forti reciproci: in Italia c è tecnologia, esperienza di organizzazione aziendale, ci sono risorse e capitali, in Cina c è un grande mercato che si sta aprendo. Italia e Cina, dunque, possono sviluppare i loro rapporti commerciali in modo sostenuto? Certamente. Lo dimostra l impennata avuta negli ultimi anni dalle cifre dell interscambio tra Italia e Cina. Quando io sono arrivato in Italia come ambasciatore, nel 99, l interscambio tra i nostri due paesi era di 5 miliardi di dollari, ora siamo arrivati a quasi 12 miliardi di dollari. È importante, insomma approfondire le possibilità di collaborazione tra i due paesi. La ricerca condotta nei mesi scorsi dal- la nostra Associazione tra 500 imprenditori vicentini ha confermato che la grande maggioranza vede la Cina come un opportunità. Una parte la vede però anche come un rischio e un problema. Lei cosa si sente di dire agli imprenditori italiani e vicentini? Che non devono essere preoccupati per lo sviluppo del mio paese. Bisogna considerare che comunque la Cina è il futuro, bisogna investire in Cina. I mercati cinesi sono immensi e offrono grandi possibilità a tutti. Abbiamo un import di oltre 400 milioni di dollari l anno e nel 2003 il prodotto interno lordo del paese è cresciuto del 9,1%. Queste cifre da sole bastano per capire lo stupore di molti di fronte ad una crescita a ritmi così vertiginosi. Molti italiani non conoscono ancora il ritmo al quale si sta evolvendo la Cina. Sanno che siamo un paese di un miliardo e trecento milioni di persone, ma non hanno idea concreta di questo mercato. Per fare qualche esempio: in Cina ci sono oggi 530 milioni di telefoni tra fissi e mobili, di questi 260 milioni sono cellulari; ogni anno si vendono più di due milioni di automobili; la Cina consuma il 36% dell acciaio di tutto il mondo, e importa ogni anno più di 400 miliardi di dollari di merce e tecnologia. Insomma, il nostro è ormai un mercato reale, non è più soltanto un opportunità. In Cina ci sono condizioni favorevoli per gli investimenti stranieri. La prima cosa da fare, dunque, è quella di conoscersi, reciprocamente. Qual è, ambasciatore, l obiettivo di fondo del governo cinese, oggi, sotto il profilo economico? Seguire una politica di pace per favorire lo sviluppo economico del paese. Puntiamo a realizzare una società benestante. Oggi il reddito pro-capite in Cina è di poco superiore ai 1000 dollari l anno, ma nel 2020 dovrebbe arrivare a 3000 dollari. Già ora, del resto, nella fascia costiera, quella industrialmente più sviluppata, il reddito pro-capite arriva anche a 5000 dollari. La base favorevole per la crescita, Il fenomeno delle contraffazioni non favorisce nemmeno lo sviluppo del nostro paese ha detto Cheng Wandong. Abbiamo bisogno di creatività, se vogliamo puntare su uno sviluppo duraturo. dunque, esiste, c è una grande potenzialità, perché lo sviluppo nel nostro paese è molto veloce, il tenore di vita si eleva, aumentano i consumi. C è chi indica il sistema bancario come punto debole del vostro paese... Dobbiamo fare ancora tante riforme, questo è certo, ma un po alla volta ci stiamo incamminando su questa strada. Un tema spinoso che riguarda i rapporti tra la Cina e l Italia è quello della copiatura dei prodotti italiani e occidentali in genere da parte di molti produttori cinesi. Lei che ne pensa? Il governo cinese si oppone al fenomeno delle contraffazioni e ha elaborato leggi e misure severe per contrastarlo. Riteniamo anche noi che questo non favorisca lo sviluppo del paese: per puntare su uno sviluppo duraturo, abbiamo bisogno di creatività, di contare su istruzione e scienza. Stiamo investendo sempre più in questi campi, per avere più creatività anche nella tecnologia. Combattiamo il fenomeno delle contraffazioni perché siamo convinti che occorra elevare la qualità dello sviluppo del nostro paese.

12 20 l inchiesta di Gianmaria Pitton Quello delle materie plastiche, nell attuale periodo di difficoltà economica generale, è uno dei settori manifatturieri che offrono le migliori prospettive di sviluppo. Purché si punti su specializzazione e innovazione. Plastica & Co. F orse non è il settore manifatturiero più appariscente, in termini numerici, ma è senz altro tra quelli che offrono le migliori prospettive di sviluppo, ancora più interessanti considerato il periodo che l economia sta attraversando. Secondo i dati della Camera di Commercio di Vicenza, il settore delle materie plastiche e della gomma nel Vicentino (523 le entità produttive registrate nel 2003) è tra i settori che hanno conosciuto la maggiore crescita di domanda interna ed esterna. Non che le aziende vicentine del settore abbiano a disposizione qualche ricetta magica in grado di metterle al riparo dagli effetti negativi del periodo. Tutte, sia pure in misura diversificata, hanno subìto le conseguenze della crisi generale; numerose imprese stanno conoscendo una situazione per molti versi analoga a quella di altri comparti, vale a dire la concorrenza che arriva dai paesi dell Estremo Oriente, che riescono ad offrire sui mercati internazionali prodotti di qualità accettabile a prezzi notevolmente inferiori. Le vie da percorrere per non perdere il treno, determinato appunto dalla tendenza positiva della domanda interna ed esterna, sono sostanzialmente due: gli investimenti nell innovazione, e la partecipazione a un nuovo distretto (alla cui nascita si sta lavorando proprio nei primi mesi del 2004) dedicato alle materie plastiche e alla gomma. Innovazione, arma strategica Le imprese dice il presidente di sezione plastica e domma dell Associazione Industriali, Giuseppe Filippi sono chiamate a confrontarsi con nuove realtà che escono dai profili tradizionali e ad interpretare gli scenari economici attuali e futuri. Per arginare l avanzata di mercati produttivi più competitivi e più appetibili saremo costretti a ritarare i nostri obiettivi di sviluppo. Le industria del nostro settore saranno chiamate a specializzarsi su prodotti innovativi, sia per quanto riguarda le materie plastiche di utilizzo, come i polimeri, sia per quanto riguarda i prodotti finiti. Sarà sempre più importanza investire in ricerca e innovazione e avvalersi sempre più di capacità tecnologica, che permette processi automatizzati di produzione e trasformazione. La parola chiave, nel settore, è specializzarsi, investire a livello tecnologico e su materiali avanzati. Se la specializzazione è una delle strategie vincenti, la Aristoncavi di Brendola ha dimostrato di aver indovinato la strada giusta già da tempo: fondata nel 1958, rilevata nel 63 dagli attuali proprietari (la famiglia Destro), l azienda è uno dei principali produttori in- Il settore delle materie plastiche nel Vicentino conta oltre 520 aziende e dà lavoro a persone. Le industrie del nostro settore dice il presidente della sezione materie plastiche, Giuseppe Filippi saranno chiamate a specializzarsi su prodotti innovativi, a investire a livello tecnologico e su materiali avanzati, per far fronte alla crescita dei mercati produttivi più competitivi.

13 22 l inchiesta E a proposito di ambiente L innovazione fa scoprire anche nella plastica nicchie di mercato che diventono sbocchi produttivi interessanti. dipendenti di cavo elettrico con isolamento in gomma, ed è leader in alcuni segmenti di mercato nel settore dei cavi per applicazioni speciali. Ha chiuso il 2003 con un fatturato di 38 milioni di euro, il 40 per cento del quale realizzato nei mercati esteri. All inizio la produzione era soprattutto di cavi in plastica e Pvc, i più utilizzati nella civilistica spiega Leopoldo Destro, direttore generale dell azienda. Oggi l azienda si è specializzata nella produzione di cavi in gomma, che hanno caratteristiche di flessibilità, resistono meglio a stress meccanici, sono più adatti per applicazioni esterne e particolari. Questi cavi sono stati sviluppati dal nostro ufficio tecnico, che utilizza strumenti all avanguardia: si fa ricerca sia sulla materia prima, per rispondere alle esigenze del mercato, e sia sul prodotto finito. I nostri cavi devono avere le caratteristiche più disparate, da quello che va immerso in acqua potabile quindi non deve avere emissioni di alcun tipo, a quello con altissima resistenza meccanica, a quello che in caso di incendio non deve emettere fumo né sostanze nocive. Il fatto di operare principalmente in mercati di nicchia ci ha messo parzialmente al riparo dagli sbalzi dei mercati. Ci siamo comunque resi conto che la crisi generale ha avuto conseguenze anche per il nostro settore. In questi mesi peraltro stiamo notando segnali positivi di ripresa. Tra le aziende che hanno fatto da pionieri nel settore va inclusa sicuramente anche la Vimar di Marostica, creata nel 1945, una delle maggiori realtà italiane nella produzione di materiale elettrico per impieghi nel civile e nel terziario. Dalla ricostruzione postbellica fino alle più recenti soluzioni domotiche, la Vimar (che oggi impiega circa 800 dipendenti, con un fatturato annuo di 125 milioni di euro) ha investito molto nella ricerca, con una metodologia particolare: Si tratta spiega il presidente Walter Viaro di progettare in presa diretta tra noi ed il produttore di materie plastiche. La ricerca deve andare in parallelo, noi formuliamo richieste, i produttori offrono soluzioni: è una dialettica di partnership che trascende il puro fatto commerciale. Idee che avevo in testa da qualche decennio sono diventate realtà anni dopo, quando mi è stato proposto il tecnopolimero adatto. L innovazione, per Walter Viaro, significa anche capacità di lavorare insieme: Va distinta la creatività in ambiti come la moda e l abbigliamento, che ha una forte capacità di esprimersi da parte del genio italico, e la capacità di disegnare prodotti tecnologici curati e di pregio, che trova eccellenti com- petenze trasversali un po dovunque. Qui non c è il singolo, ma la squadra e l approccio interdisciplinare alla progettazione, nella quale il design è uno dei molteplici aspetti. Si tratta di scelte aziendali. Anche perché non si può progettare in funzione del solo mercato locale, ma bisogna sintonizzarsi a livello più ampio per intercettare il gusto di una utenza vasta e diversificata. D altra parte, fare innovazione non è sempre così semplice. Se la sua importanza è indiscutibile commenta Alessandro Zanetti, presidente di ABB Sace di Marostica anche in termini di miglioramento continuo del processo, di attrezzature e di metodi organizzativi, spesso ci scontriamo, per così dire, con tradizioni e mentalità consolidate, che peraltro rappresentano un patrimonio di conoscenze prezioso. E spesso non c è il tempo per dedicarsi a tali miglioramenti, se ci sono urgenze nei tempi di consegna del prodotto. ABB Sace è nata nel 1963 come Lume (produzione di cavi elettrici prima, di contenitori e canali in plastica e metallo poi), quindi nel 93 è diventata LucaSystem, e nel 95 è stata acquisita dal gruppo Abb. Nel 2000 quattro aziende si sono fuse nella Abb Sace (30,5 milioni di euro il fatturato complessivo nel 2003), di cui il sito di Marostica costituisce la divisione Prodotti per l installazione. L innovazione continua Zanetti è imposta dalla necessità stessa di rimanere nel mercato. Gli aspetti concorrenziali ci costringono a mettere sul mercato prodotti che non siano solo frutto di restyling, ma con un alto contenuto di innovazione, e quindi dobbiamo rivedere la nostra tecnologia per arrivare a proporre prodotti La diffusione dei prodotti in plastica e gomma nel mondo è in costante aumento, ma crescono in parallelo le preoccupazioni circa le ricadute ambientali di questo utilizzo massiccio. Bisogna distinguere dice Giuseppe Filippi (Pieffe Plast) il possibile inquinamento che deriva dai processi di produzione, e quello che invece può dipendere dallo smaltimento inadeguato dei prodotti. L azienda inquina se c è scarsa cultura di impresa, cosa che non accade nel nostro settore. La produzione oggi è molto più sicura di qualche anno fa, per cui non abbiamo particolari emissioni inquinanti. Piuttosto bisogna insistere sulla cultura dell utilizzatore dei prodotti in plastica, facendo azione di sensibilizzazione. Ci sono due strade possibili: prima di tutto, insistere sul riciclaggio, dove possibile; per il resto, ricorrere agli inceneritori, con i quali gli scarti della plastica possono diventare fonte di energia. Credo molto nel fatto che da tutto si possa ricavare qualcosa. L attenzione alle problematiche coincide con quella all innovazione è il parere di Carlo Brunetti (Api). Ad esempio, dato che uno dei maggiori problemi, nella produzione di pelli sintetiche, è l utilizzo di solventi, stiamo cercando di sviluppare prodotti che non utilizzino solventi, sviluppando quindi tecnologie più compatibili con l ambiente. E questa può essere anche una strada per contrastare la concorrenza orientale : mettere barriere normative a prodotti fatti con tecnologie non eco-compatibili. La prospettiva è acquisire un marchio ecologico europeo per tutti gli usi plastici per l abbigliamento, in modo che il materiale abbia il minimo impatto possibile con l ambiente. I materiali usati devono essere puliti all origine; non devono dare emissioni in lavorazione; a fine vita devono dare il minor impatto ambientale possibile.

14 24 l inchiesta Lo sviluppo di nuove tecnologie potrebbe essere favorito dalla nascita di un distretto regionale delle materie plastiche e della gomma, idea che potrebbe diventare realtà entro il 2004 Vicenza parteciperà al Patto regionale di distretto sulla plastica con almeno 25 aziende. a prezzi competitivi, ma con caratteristiche qualitative immutate, anzi, superiori rispetto a prima. Un esempio di questa tecnologia nuova è la coniazione, un metodo di stampaggio che consente l utilizzo di materiale non pregevole esteticamente, ma che garantisce la stessa qualità del prodotto finale. La sfida è dare un prodotto con caratteristiche superiori, senza alzare il costo. Alla ricerca delle nicchie La spinta all innovazione spesso porta alla scoperta di nicchie di mercato alle quali magari non si pensava, e che invece rappresentano sbocchi interessanti grazie ai quali le aziende riescono a contrastare andamenti generali non positivi. Per la Stefanplast di Castegnero, ad esempio, questa nicchia è stata la linea Peter Pet, oggetti in plastica dedicati agli animali domestici (ciotole, cucce, lettiere, lettini ecc.), che ci sta dando soddisfazione dice l amministratore delegato, Walter Stefani. Per noi l innovazione è soprattutto ricerca sul design, in modo da catturare l attenzione dei consumatori. È necessario essere sempre in grado di proporre articoli interessanti, accattivanti. Fondata nel 1964, la Stefanplast (120 dipendenti, 24 milioni di euro di fatturato, di cui il 50% all estero) è tra le maggiori aziende italiane nello stampaggio di articoli in plastica ad iniezione, per i settori casalingo e giardino. Si avvale per la fase produttiva di presse ad iniezione altamente tecnologiche, con potenze fino a tonnellate che permettono di stampare pezzi anche di dimensioni molto rilevanti. La capacità produttiva è di oltre tonnellate di prodotto finito, con un quantitativo di circa 20 milioni di pezzi anno. Essendo un produttore di articoli di largo consumo, la Stefanplast è tra quanti temono la concorrenza dell Estremo Oriente; ma preoccupa ancora di più, dice Stefani, il grosso senso di sfiducia che riscontriamo nei clienti della grande distribuzione. L inizio dell anno era stato più sereno, ora la situazione è peggiorata. E questa improvvisa sfiducia non è solo dei grossisti, ma anche dei consumatori finali. Probabilmente è dovuta al fatto che c era la convinzione che la ripresa fosse alle porte, ma poi si è visto che tanto alle porte non è. Per sperare di invertire la tendenza, bisogna dare più fiducia all economia, a partire dal consumatore finale. Un altra nicchia è la produzione di pelli sintetiche, comparto in cui si è affacciata, con ottimi risultati, la API (Applicazioni plastiche industriali) di Mussolente. Nata nel 1956 a Bassano del Grappa per produrre articoli in plastica per il settore edile, del freddo e degli imballaggi, negli anni successivi si è specializzata nei materiali termoplastici per il settore calzaturiero, in particolare per la produzione di scarponi da sci. In seguito ha sviluppato la realizzazione di compounds per molti ambiti di applicazione, oltre alle calzature; tra le recenti realizzazioni c è il nuovo impianto di produzione dei poliuretani termoplastici, risultato delle esperienze e del know-how impiantistico sviluppati dall azienda, che ha chiuso il 2003 con un fatturato di 33 milioni di euro, di cui il 41 per cento all estero. La nostra strategia è stata di fare selezione dei partner, con i quali facciamo progetti di sviluppo dice il presidente Carlo Brunetti Ci rivolgiamo solo a chi lavora per marchi affermati. Il nostro è un mercato di nicchia, ciò significa volumi inferiori di produzione, ma anche un valore aggiunto superiore. Lavoriamo per l edilizia, l arredamento, i giocattoli, l alimentare, il farmaceutico, quindi anche per settori critici per quanto riguarda le normative. Con il nostro tipo di offerta, ciò concentrandoci sulle nicchie, abbiamo ottimi risultati. La ricerca è un aspetto di rilevanza fondamentale nell Api, tanto che dei 105 dipendenti, ben 18 lavorano nel laboratorio di ricerca e sviluppo. Tra le linee che stiamo sviluppando prosegue Brunetti c è quella delle pelli sintetiche, un mercato parallelo Professione plastica Il settore materie plastiche e gomma non sfugge a quella che sembra essere diventata una costante del mondo della produzione: la difficoltà a trovare la manodopera specializzata. L Associazione industriali si sta impegnando su questo versante: il presidente Filippi (nella foto) cita il concorso per un corso di formazione per inoccupati, realizzato usufruendo del Fondo sociale europeo, e inoltre le alleanze con istituti scolastici. La creazione del distretto potrebbe diventare strategica anche in questo senso aggiunge Filippi (Pieffe Plast), promuovendo ad esempio stage e momenti formativi per studenti. Non è semplice trovare un ricambio in termini di tecnici specializzati nota Leopoldo Destro (Aristocavi), ma nemmeno per il personale addetto a mansioni più semplici, e non per questo meno importanti. Per quanto riguarda la progettazione, abbiamo stabilito un contatto diretto fra i nostri tecnici e una sessantina di progettisti ad alto livello, in tutta Italia, che possono dialogare con i nostri tecnici, via internet, porre quesiti, chiedere consigli. È difficile trovare una figura professionale intermedia, che diventi caporeparto, tecnologo dice Alessandro Zanetti (Abb Sace). I laureati di solito hanno altre prospettive. I diplomati vanno formati. C è bisogno di persone che agiscano direttamente sul prodotto, sono il cuore della nostra conoscenza. Probabilmente serve qualcosa tipo formazione post diploma in azienda, mediante stage.

15 26 l inchiesta Il settore in provincia è un mosaico di produzioni: per l dilizia, l arredo, i casalinghi, il packanging, l abbigliamento, le automobili... a quello delle pelli naturali. L Italia è stata a lungo un produttore leader in questo comparto, ma recentemente sta subendo la concorrenza da parte di aziende orientali. Ciò è accaduto, a mio avviso, proprio perché si era fermata la spinta all innovazione. In Italia la tecnologia, sia pure ad alto livello, è rimasta pressoché immutata per decenni; per di più, è stata venduta ad altri attori nel mercato, soprattutto orientali, che oggi sono assolutamente competitivi. Noi siamo riusciti a ricavarci un nostro spazio portando innovazione, in particolare utilizzando poliuretani che prima usavamo per altri scopi. Nasce il distretto regionale Lo sviluppo di nuove tecnologie potrebbe essere favorita dalla nascita di un distretto regionale delle materie plastiche e della gomma, idea alla quale si sta lavorando da tempo e che potrebbe essere concretizzata entro il Nel Veneto la realtà del settore materie plastiche e gomma può contare su numeri elevati conferma il presidente della sezione Giuseppe Filippi. Nel Vicentino poi c è la maggiore densità di aziende del comparto a livello regionale, ed è una consistenza forte anche a livello nazionale. Le aziende iscritte all Assindustria sono 106, per circa addetti. La produzione ha una gamma che copre qualsiasi ambito in cui la plastica viene impiegata: edilizia, arredamento, casalinghi, packaging, compounding, abbigliamento, automobili. L intera filiera è rappresentata, dai produttori di compound, cioè della materia prima, fino a chi realizza articoli sofisticati e dalle prestazioni particolari. L azienda di Giuseppe Filippi, la Pieffe Plast di Bolzano Vicentino, rientra tra le industrie che producono e commercializzano compounds di polimeri termoplastici utilizzati per estrusione e stampaggio ad iniezione nei seguenti settori: casalinghi, articoli tecnici, edilizia, auto ed arredamento. Nata a metà degli anni Novanta, successivamente rilevata dalla famiglia Filippi, ha conosciuto forte rinnovamento degli impianti per spostarsi su una fascia di produzione medio-alta. La Pieffe Plast dà lavoro a 60 dipendenti, con un fatturato annuo di 26 milioni di euro, il 35 % del quale realizzato con l export. In un contesto distrettuale, per progetti particolari continua Filippi a fronte di un finanziamento garantito per il 60% dalle aziende, la Regione eroga un finanziamento per il restante 40% a fondo perduto. Ciò significa la possibilità di dare vita a progetti Oltre cento aziende nella sezione dell associazione Centosei aziende che occupano in totale addetti. Questa è la forza della sezione materie plastiche e gomma dell Associazione Industriali. Una sezione che unisce aziende che operano in tutti i campi della plastica e della lavorazione della gomma. Presieduta da Giuseppe Filippi (Pieffe Plast, Bolzano Vicentino), la sezione ha come vicepresidente Fabio Bertotto di ricerca e sviluppo che forse le aziende, singolarmente, non potrebbero avviare perché richiedono risorse ingenti. Inoltre, i ragionamenti sul distretto della plastica si stanno facendo a livello regionale perché ciò consente la partecipazione a realtà come Veneto Innovazione e Veneto Sviluppo, quindi dà l accesso a laboratori di analisi. Le condizioni per chiedere il riconoscimento del distretto sono un minimo di 80 (Global Plast, Grisignano di Zocco) e come consiglieri Carlo Caoduro (Caoduro, Monticello Conte Otto), Riccardo Danieli (Indest, Bassano del Grappa), Leopoldo Destro (Aristoncavi, Brendola), Alessandro Mezzalira (Faraplan, Fara Vicentino), Silvano Spiller (C.M.P. Giochi, Vigodarzere), Walter Stefani (Stefanplast, Castegnero) e Alessandro Zanetti (ABB Sace, Marostica).

16 28 l inchiesta La prospettiva futura è la crescita tecnologica; dobbiamo diventare bravissimi in quello che si fa, cioè sviluppare cicli di produzione sempre più brevi, con scarti di lavorazione sempre più contenuti. aziende partecipanti, che occupino in totale almeno 250 dipendenti. I numeri sono stati raggiunti dice Filippi. Vicenza parteciperà al patto di distretto in maniera consistente, con 25 aziende. Ai progetti di distretto poi potranno aderire le aziende interessate. Contestualmente alla richiesta, sono stati presentati progetti di ricerca sulle tecnologie di produzione e di prodotto, e sono state avanzate proposte di siti dove realizzare i progetti. La creazione di un distretto è positiva aggiunge Leopoldo Destro. Si potrebbe dar vita a sinergie nella ricerca sui prodotti nuovi; si potrebbero istituire stage per far fare pratica ai neo-laureati, creando un bacino di risorse umane dal quale le aziende potrebbero attingere; le aziende avrebbero più forza contrattuale nell acquisto delle materie prime. Quindi ci sarebbero notevoli vantaggi per tutti. Il distretto nota Alessandro Zanetti può far superare ostacoli legati alla dimensione delle aziende. Ad esempio, una nuova tecnologia comporta costi elevati, che la singola azienda forse farebbe fatica a sostenere. Il distretto può essere efficace in questo senso, e può dare service, come laboratori comuni, maggiore conoscenza della materia prima. La prospettiva futura è la crescita tecnologica; dobbiamo diventare bravissimi in quello che si fa, cioè sviluppare cicli di produzione sempre più brevi, con scarti di lavorazione sempre più contenuti. Secondo Walter Stefani, ci potrebbero essere difficoltà nel funzionamento del distretto, dovute al fatto che molte aziende sono ancora a carattere familiare, e quindi ci sono remore personali che potrebbero ostacolare i rapporti tra le aziende. L idea del distretto è positiva in sé, ma può diventare un problema il farlo funzionare conclude Carlo Brunetti. perché nel settore delle materie plastiche c è un po di tutto. Serviranno progetti mirati per settore e per filiera. Inoltre, da parte mia auspicavo un distretto a livello di Triveneto. Ma questa potrebbe essere un evoluzione.

17 30 strada facendo di Paolo Possamai Pedemontana, oh cara I l 29 aprile 2004 è una data a suo modo Torino/Milano, fra l altre iniziative è in gara Tutto quello che volevate cruciale in vista della realizzazione della anche per la concessione relativa all asse superstrada pedemontana veneta (Spv). Venezia/Orte (che incorpora pure il segmento della cosiddetta Nuova Romea Venezia/ sapere sulla superstrada È il termine per il deposito di candidature alternative alla proposta presentata da Cesena). In questa partita Gefip duella con Pedemontana veneta. Pedemontana Veneta spa il 31 dicembre la newco Nuova Romea spa, a sua volta Con questo articolo In questo passaggio è senz altro identificabile una fase fra le più delicate dell innanziari fondatori di Pedemontana Veneta creata dagli stessi soggetti autostradali e fi- avviamo una rubrica che intende analizzare i tera procedura. È possibile, e fra gli addetti spa. Gefip e Caltagirone hanno esplicitato ai lavori è ritenuto addirittura probabile, la volontà di costituire un polo autostradale capace di competere con Autostrade principali punti critici della che allo scadere del termine gli uffici della Regione Veneto raccolgano almeno una spa (gruppo Benetton) e Autostrada Torino/ rete viaria veneta. candidatura ulteriore: alla competizione sarebbe interessato, in particolare, il nascente campo con un fitto dossier di candidature di Milano (gruppo Gavio). Di qui la scesa in Una rete con tante smagliature da ricucire. terzo polo autostradale coagulato attorno project financing, che vanno dalla ristrutturazione della A3 Salerno/Reggio Calabria a a Gefip Holding e al gruppo Caltagirone. Non va sottovalutato che Gefip, espressione nuove infrastrutture in Toscana e Sicilia. dell ex sottosegretario dc Vito Bonsignore e Se vi saranno proposte progettuali/ già socio di Marcellino Gavio in Autostrada finanziarie altre rispetto a quella firmata da Pedemontana Veneta spa, lo staff dei dirigenti della Regione Veneto guidato da Silvano Vernizzi richiederà per la valutazione dei dossier almeno un paio di mesi. Solo al termine dell esame comparato la Regione Veneto potrà esprimere una dichiarazione di pubblico interesse, identificare la figura del promoter e pertanto aprire formalmente la procedura accelerata scandita dalla cosiddetta legge obiettivo. Al promoter andrà l onere di redigere il progetto preliminare avanzato, sul quale dovrà esprimere il proprio parere il Comitato interministeriale per la programmazione economica. Alla luce di questo insieme di elementi trova ragione il cronoprogramma predisposto da Pedemontana Veneta spa. Il candidato ipotizza che l affidamento della concessione possa avvenire nel novembre 2005, che i lavori possa materialmente essere avviati nel gennaio 2007 e che l entrata in esercizio della superstrada Spresiano/Montecchio Maggiore sia conseguibile nel luglio La soluzione non è affatto dietro l angolo, tenendo conto del fatto che i tempi burocratici e di cantiere ben difficilmente potranno essere ridotti rispetto alle previsioni ufficiali di progetto. Conviene che la fascia pedemontana faccia i conti, dunque, con una emergenza trasportistica che durerà ancora a lungo. Siamo tutti consapevoli dell urgenza di questa infrastruttura commenta Vito Gamberale, amministratore delegato di Autostrade spa. Si tratta di un opera strategica anche perché attraverso la A28 Portogruaro/ Conegliano, l autostrada pedemontana veneta rappresenterà una valida alternativa alla A4. L osservazione di Gamberale puntualizza un aspetto di primario rilievo: Spv non sarà solo al servizio di una fascia territoriale fra le più dinamiche sul piano economico e fra le più congestionate in termini di mobilità. Il corridoio costituito da Spv e A28 dovrebbe avere un ruolo forte anche per gli spostamenti di lunga distanza, nelle relazioni fra area padana e Nuova Europa. Non è pensabile che la storica autostrada Serenis-

18 32 strada facendo Non è pensabile che la storica autostrada Serenissima possa reggere all incremento del carico veicolare che arriverà con l allargamento della Ue. sima possa reggere all incremento del carico veicolare che l allargamento dell Europa sicuramente comporterà rimarca Aleardo Merlin, presidente di Spv e di Autostrada Brescia/Padova. Tutti d accordo sulla necessità di attrezzare un asse alternativo alla A4. Ma non potrà essere disponibile prima del prossimo decennio. Se il traguardo appare lontano, tuttavia è finalmente individuabile. Un dato positivo della proposta avanzata da Pedemontana Veneta spa, in effetti, consiste nella capacità di superare una serie di forche caudine e quindi nella possibilità di determinare un iter non aleatorio. Occorre ricordare che Pedemontana Veneta spa il 27 giugno 2002 aveva presentato all ente concedente Regione Veneto una proposta ai sensi dell articolo 37 bis della legge 109/94, finalizzata alla progettazione, realizzazione e gestione dell omonima superstrada a pedaggio relativamente al tratto di collegamento fra A31 (Dueville) e A27 (Spresiano). Una proposta dunque limitata al solo segmento Est della direttrice pedemontana, fra l asse A27 Mestre/Belluno e l asse A31 Vicenza/Piovene Rocchette. Il 31 ottobre 2002 la Regione del Veneto ha riconosciuto il pubblico interesse di tale proposta e il 5 dicembre 2002 ha pubblicato il bando di gara per la selezione dei competitors. In gara hanno iniziato a misurarsi le cordate composte da Astaldi, Impregilo, Acs, Ferrovial/Condotte. Ma nel luglio 2003 il Tar Veneto, accogliendo i ricorsi presentati da varie amministrazioni comunali e comitati del territorio avversi al bando, ha invalidato la procedura di gara per effetto di uno specifico vizio procedurale (mancato invio del progetto al Cipe prima della pubblicazione del bando stesso). Tali vicende aiutano a spiegare come mai sia stato del tutto disatteso il cronoprogramma presentato da Pedemontana Veneta spa limitatamente al segmento Est Spresiano/ Dueville: l aggiudicazione della concessione era attesa a maggio 2003, l avvio dei cantieri nel luglio In parallelo è andata dipanandosi la non meno tormentata vicenda riguardante il segmento Ovest della direttrice pedemontana, fra A31 (Dueville) e A4 (Montecchio Maggiore). Nel 1999 tale opera era stata inserita nell atto aggiuntivo alla convenzione concessoria intestata a Autostrada Brescia/Padova (alias Serenissima). Sulla base di questo affidamento, che implicava la realizzazione dell opera in totale autofinanziamento a carico della concessionaria, Serenissima ha proceduto nella progettazione. Ma nell agosto 2003 il Commissario europeo al mercato interno, Frits Bolkestein, ha aperto una procedura di infrazione contro lo Stato italiano in merito all assegnazione diretta cioè senza alcuna gara della Pedemontana segmento Ovest alla società autostradale Brescia/Padova. Lo staff di Bolkestein contestava il mancato rispetto della normativa europea in materia (Direttiva 93/37/Cee). Il ministero alle Infrastrutture, l Anas e la società concessionaria erano di opposto parere, configurando il tronco Ovest della Pedemontana come un semplice raccordo fra due tratte in gestione alla medesima società autostradale. Il braccio di ferro, tuttavia, appariva dall esito quanto meno incerto. Come si vede, sia sul versante Est che sul tratto Ovest, la fattibilità della superstrada a pedaggio pedemontana fino alla presentazione della nuova proposta appariva quanto mai nebulosa. La nuova proposta consiste nella unificazione delle due tratte in un unico tracciato che collega A4 e A27, intersecando la A31 in un unico punto fra Dueville e Thiene. I vantaggi emergono con evidenza. Un primo effetto attiene alla chiusura della procedura di infrazione comunitaria, con evidenti riflessi positivi anche di carattere finanziario per ministero alle Infrastrutture e Anas. Nelle intenzioni del candidato promoter, secondo quanto si legge nel dossier Sintesi di progetto, la proposta è stata predisposta per apportare all originario progetto della Pedemontana Veneta Est i correttivi nel frattempo richiesti dagli enti locali in merito a tracciato e inserimento dell infrastruttura nel territorio e inoltre la nuova proposta consente di accelerare l iter procedurale di approvazione della intera infrastruttura. Fra gli altri aspetti che il candidato promoter tende a sbalzare, vi è anche la piena corrispondenza con l itinerario pedemontano veneto inserito nel Piano regionale dei trasporti della Regione Veneto, nell Intesa generale quadro siglata fra governo nazionale e Regione Veneto il 23 ottobre 2003, nonché nel primo Programma della infrastrutture strategiche (legge 443/2001 approvato con delibera Cipe del 21 dicembre 2001). Che vi sia piena corrispondenza fra la nuova ipotesi progettuale e le istanze delle amministrazioni locali interessate dal tracciato è materia sub judice. Gli aspetti di più spiccata problematicità insistono nel Bassanese e nell Alto Vicentino. I fattori di diatriba attengono essenzialmente all impatto ambientale che l infrastruttura determinerebbe in talune aree di particolare delicatezza ma anche, non di meno, vivaci contestazioni Attraverso la A28 Portogruaro - Conegliano, la Pedemontana Veneta rappresenterà una valida alternativa alla A4 fanno emergere il riuso di taluni segmenti viabilistici esistenti e le forme del pedaggiamento di Spv. Riguardo al primo ordine di questioni, ossia l impatto ambientale di un infrastruttura a due corsie più emergenza per senso di marcia, senz altro complesso appare l inserimento dell opera nell area di Marostica e nella fascia immediatamente a Sud di Thiene. Rispetto al secondo rango

19 34 strada facendo L identikit della Pedemontana Veneta Spa Pedemontana Veneta spa è stata costituita l 11 giugno 2002 da Autostrade spa (38%), Autostrada Brescia/Padova (37%), Autovie Venete (10%), Banca Antonveneta (5%), SanPaolo (5%), Unicredit (5%). Come si vede la società è essenzialmente espressione di due ambiti: da una parte i concessionari autostradali più direttamente implicati nella trama infrastrutturale coinvolta dal progetto Spv, dall altra la componente bancaria. La A27 Mestre/Belluno è in concessione a Autostrade spa, mentre di A31 e A4 è concessionaria Brescia/Padova. Come emerge nettamente anche dal peso specifico azionario dei due soggetti, i leaders sono appunto Autostrade e Brescia/ Padova, tant è che il primo esprime l amministratore delegato Galliano Di Marco e il secondo il presidente Aleardo Merlin. Quanto a Autovie Venete è concessionaria della realizzanda autostrada Portogruaro/Conegliano, che è pur essa un segmento dell itinerario pedemontano alternativo alla A4 Milano/Trieste. Relativamente alle banche coinvolte nel capitale di Pedemontana Veneta spa è agevole osservare che si tratta, in tutti e tre i casi, di istituti storicamente radicati nell area veneta. L assetto originario di Pedemontana Veneta spa potrebbe a breve essere ridefinito. Autovie Venete è ufficialmente orientata a cedere le proprie partecipazioni non strategiche: nell elenco rientrano le quote detenute in Pedemontana Veneta spa, in Nuova Romea spa (8%), in Autostrada Venezia/Padova (22%). Valutano invece con interesse la possibilità di aderire a Pedemontana Veneta spa la società autostradale Venezia/Padova, numerose primarie imprese di costruzioni e vari studi di ingegneria. Un modello simile ha adottato la newco Nuova Romea. (p.pos.) di criticità, emblematico appare il caso di Bassano del Grappa, la cui tangenziale Sud potrebbe essere parzialmente utilizzata quale sede di Spv. Chi governa quell area dichiara tutt intera la propria preoccupazione per i riflessi che tale scelta avrebbe rispetto alle dinamiche della mobilità a carattere locale. Le amministrazioni locali dell area bassanese, inoltre, obiettano sul fatto che nell arco di una decina di chilometri sono stati posizionati ben tre caselli (Cassola, Bassano Est, Bassano Ovest). A riprova della determinazione posta nel contenimento dell impatto ambientale, Pedemontana Veneta spa segnala in particolare la cura dedicata nella progettazione della galleria detta di Priabona. Fra i caselli di Castelgomberto e Malo, nella tratta Ovest, al fine di superare il dorso dei rilievi prealpini, il progetto prevede una galleria di 6,5 chilometri a doppia canna. Una soluzione che tende a minimizzare gli effetti dell inserimento della Spv nel contesto paesaggistico. Nello stesso senso, sempre secondo il candidato promoter, va interpretato lo schema progettuale e finanziario d assieme. Pedemontana Veneta spa ipotizza un sistema di esazione di tipo chiuso (con svincoli peraltro predisposti per il modello multilane-free flow traffic, su cui varrà la pena tornare). Ai residenti, per percorrenze inferiori a 15 chilometri, sarà garantita la totale esenzione dai pedaggi per i primi 10 anni, con applicazione graduale nei successivi 5 anni. I veicoli merci, limitatamente alla fascia compresa tra le 24 e le 6 di mattina, avrebbero identico trattamento. Il candidato promoter tende a enfatizzare tale orientamento, poiché a suo dire sarebbe indizio di una specifica attenzione alle esigenze della fascia pedemontana. In questa logica andrebbe letto pure il dispiegamento di ben 14 caselli, intesi quali evidente volontà di rendere permeabile l infrastruttura rispetto al territorio attraversato. Il tracciato dell opera si innesta sulla A4 all altezza di Montecchio e sulla A27 in corrispondenza di Spresiano. Un sia pur rapido focus a sè merita il modello multilane-free flow traffic. La proposta tiene conto della positiva esperienza realizzata da Autostrade spa in Austria: la società del gruppo Benetton ha infatti in gestione la rete autostradale d oltralpe dal primo gennaio L esazione dei pedaggi avviene con una tecnologia a micro-onde, evoluzione del brevetto italiano Telepass. I veicoli transitando al di sotto di una serie di portali informatizzati dislocati lungo la rete autostradale comunicano i propri dati e determinano il pagamento del pedaggio in base ai chilometri effettivamente percorsi. Il tutto senza caselli, senza barriere, senza interruzione del flusso veicolare. È da vedere se tale modello sarà applicabile in Italia, dato che l Autorità antitrust sinora ha eccepito

20 36 strada facendo I vertici del governo regionale hanno manifestato fortissima attenzione al capitolo pedemontana, mettendo a disposizione un rilevante stanziamento pubblico. su questa ipotesi. Se questo insieme di aspetti avrà senza dubbio un gran peso nella messa a fuoco della soluzione finale, non di meno risultano fondamentali i dati finanziari. Il candidato promoter stima costi di investimento per 1,45 miliardi di euro, corrispondenti a 1,651 miliardi in valuta corrente. Occorre tenere conto del fatto che la legge finanziaria del 1999 (n.448/98 articolo 50) ha stanziato un limite di impegno di 40 miliardi di lire per 15 anni al tronco Est della Spv (circa 470 miliardi di lire attualizzati). La legge finanziaria della Regione Veneto n.2/2002 ha autorizzato, per la realizzazione della superstrada a pedaggio pedemontana, un finanziamento di 61,975 milioni di euro. Una dotazione cospicua e tuttavia non sufficiente secondo i calcoli dell aspirante promoter. Pedemontana Veneta spa stima necessario un contributo di 487 milioni di euro, a fronte di una concessione a riscuotere i pedaggi lunga 40 anni. Va ricordato, quale parametro di riflessione, che nella proposta presentata nel giugno 2002 limitatamente al segmento Est di Spv, il candidato promoter richiedeva un contributo pubblico di 490 milioni. Il proponente riteneva allora che nel 2010, ossia nel primo anno di esercizio, i veicoli paganti mediamente sarebbero stati al giorno, mentre il traffico indotto dai residenti sarebbe ammontato a veicoli/giorno. Fino al 2020, inoltre, il proponente ipotizzava un incremento annuale dei flussi veicolari nella misura del 4,2%. Tutti numeri che vanno rivisti senza dubbio al rialzo, poiché nella nuova proposta la direttrice pedemontana è autenticamente concepita come un asse compiuto. Il delta fra risorse disponibili e attese è ampio, ma nel negoziato vi sono spazi di manovra. I costi di investimento indicati dal candidato, in particolare, sono impostati sull Elenco prezzi Anas-compartimento del Veneto. Secondo gli addetti ai lavori, non è irrealistico immaginare in sede di gara un ribasso d asta attorno al 10-15% e quindi un sensibile avvicinamento dei valori di domanda e disponibilità. I vertici del governo regionale, inoltre, hanno manifestato fortissima attenzione al capitolo Pedemontana, non negandosi dinanzi all eventualità di integrare la misura del contributo pubblico. Appunto la presenza di un rilevante stanziamento pubblico può attirare l interesse di altri aspiranti promoters. Vale ricordare che, per esempio, l autostrada Nuova Romea non gode affatto di fondi già stanziati e che, più in generale, sulla maggior parte delle grandi opere pende l estrema incertezza della finanza pubblica. In questo caso, invece, il promoter può contare su una dote iniziale senza dubbio attraente.

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