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1 Italia e Africa, partner nel business 2012

2 Atti del convegno Italia e Africa, partner nel business 24 novembre 2012, Villa Greppi - Monza Brianza

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5 Indice 01. Introduzione 1. Quadro macroeconomico 2. Caratteristiche economiche generali dell Africa Sub-Sahariana 3. I possibili settori di interesse per l Italia 3.1) Rapporti economici 3.2) Settori di potenziale interesse Dibattito Considerazioni finali Profilo relatori Profilo aziende e enti 110

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9 01. Introduzione 9

10 Fiducia e disponibilità ad investire nella vasta area dell Africa centrale, come piattaforma mondiale dei commerci esteri. Sono numerosi gli imprenditori, in particolare ne abbiamo avuto riscontro da quelli associati alla Fondazione Costruiamo il futuro, che decidono di affacciarsi per la prima volta al mercato produttivo della vasta area del continente africano, che racchiude diciotto Paesi tutti democraticamente eletti, ospitali e pieni di risorse. Il territorio ha bisogno di infrastrutture e di occupazione, mentre, parallelamente, il sistema produttivo italiano ha bisogno di ricostruire quella fitta rete di rapporti commerciali con le aree strategiche del pianeta, per tornare ad essere quella forza economica che è stata in passato. I nostri imprenditori hanno dimostrato un grande interesse ad intraprendere un business con il continente africano, le difficoltà che spesso vengono riscontrate è la mancanza di un incontro tra la domanda e l offerta e le strutture istituzionali che possono sostenere e agevolare questa nuova avventura. Una mattinata di lavori con esperti conoscitori degli strumenti e delle dinamiche operative potrebbe essere un punto di partenza per nuove e proficue collaborazioni. I dati relativi a crescita demografica, quelli sui dati macroeconomici e sugli investimenti mostrano chiaramente come il Continente sia in ascesa. Permangono certo forti disparità tra i Paesi e la strada verso uno sviluppo equo e sostenibile è ancora lunga. Cionondimeno alcune realtà, come quelle del Mozambico, dell Angola e del Sud Africa ben rappresentano le opportunità e le sfide che caratterizzano questa parte del pianeta. 10

11 1. Quadro macroeconomico La regione dell Africa Sub-Sahariana 1 (SSA) conta una popolazione di circa 820 milioni di abitanti nell anno La Nigeria è lo Stato più popoloso dell Africa Sub Sahariana con una popolazione stimata intorno a 160 milioni di persone che rappresentano circa il 20% della popolosità dell area. Figura 1.1 Popolazione 2012 dei Paesi SSA (peso %) 19,6% Nigeria 31,9% Altri 10,6% Ethiopia 2,7% Mozambique 2,8% Côte d Ivoire 3,0% Ghana 4,3% Uganda 5,0% Kenya 5,1% Tanzania 6,1% South Africa 8,9% Democratic Republic of Congo Fonte: elaborazioni DGSP-I-Sezione Analisi e Studi su dati e stime IMF-WEO April L Africa Sub Sahariana comprende i seguenti paesi: Angola, Benin, Botswana, Burkina Faso, Burundi, Camerun, Capo Verde, Repubblica Centrafricana, Ceuta, Ciad, Comore, Congo, Costa D avorio, Eritrea, Etiopia, Gabon, Gambia, Ghana, Gibuti, Guinea, Guinea Equatoriale, Guinea- Bissau, Kenia, Lesotho, Liberia, Madagascar, Malawi, Mali, Mauritania, Maurizio, Melilla, Mozambico, Namibia, Niger, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Ruanda, Sao Tomé e Principe, Seicelle, Senegal, Sierra Leone, Sud Africa, Swaziland, Tanzania, Togo, Uganda, Zambia, Zimbabwe. 11

12 Figura 1.2 Andamento popolazione SSA Popolazione (mln) Fonte: elaborazioni DGSP-I-Sezione Analisi e Studi su dati e stime IMF-WEO April Tra gli Stati maggiormente popolosi (Fig. 1.1), segue l Etiopia (11% circa, con quasi 85 milioni di abitanti) e dalla Repubblica Democratica del Congo (9%, con 72 milioni). Le stime del Fondo Monetario Internazionale riportano un tasso di crescita medio della popolazione sub-sahariana del 2,5% tra il 2011 e il 2017 che consentirà di raggiungere i 950 milioni di abitanti nel 2017 (Fig. 1.2). 12

13 Figura 2 Volumi di importazioni di beni e servizi della SSA e principali Paesi* (var %) South Africa Nigeria Angola Kenya Ghana SSA * I Paesi nel grafico sono quelli con il maggior PIL a prezzi correnti ($) nel Fonte: elaborazioni DGSP-I-Sezione Analisi e Studi su dati e stime IMF-WEO April Tale crescita mostra la fase ascendente del ciclo di sviluppo di quest area che tuttavia necessità di una serie di interventi affinché possa interamente esprimersi. 2 La crescita della popolazione si traduce in un aumento della domanda, come mostrato in Fig. 2 in relazione alla componente estera: si stimano tassi reali di crescita della domanda di importazioni pari o superiori al 5% annuo per il prossimo quinquennio. I Paesi che registrano una variazione positiva del volume di importazioni superiore alla media nel periodo sono soprattutto Ghana, Kenya e Nigeria. *L autore ringrazia Adelina Carnevale e Emanuele Galantino per la preziosa assistenza nell elaborazione dati. 2 Tra i paesi dell area, il Sud Africa meriterebbe una trattazione separata. Questo, infatti, è considerato tra i Paesi di maggior potenziale nel traino della crescita globale, non solo dell Africa Sub Sahariana, nei prossimi anni. Il Sud Africa è incluso nel gruppo dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa), paesi che condividono una popolazione numerosa, un ampio territorio, abbondanti risorse naturali strategiche e, cosa più importante, sono stati caratterizzati da una forte crescita del Pil e della quota nel commercio mondiale, soprattutto agli inizi del XXI secolo. Il paese è inoltre incluso nei CIVETS (Colombia, Indonesia, Vietnam, Egitto, Turchia e Sud Africa), acronimo coniato nel 2009 dall Economist Intelligence Unit e che raggruppa economie considerate diversificate, dinamiche e con una popolazione giovane e crescente. 13

14 Figura 3.1 PIL a prezzi costanti della SSa e dei principali Paesi* (var %) South Africa Nigeria Angola Kenya Ghana SSA Il dinamismo dell economia sub-sahariana è chiaramente riflesso nell andamento del PIL la cui crescita reale media è stimata superiore al 5% nei prossimi cinque anni (Fig. 3.1). I paesi con variazioni del PIL superiori alla media sono Ghana, Nigeria e Angola, tra quelli con il maggior PIL corrente. In relazione a quest ultimo, il Sud Africa risulta il primo paese dell area, con 420 miliardi di dollari (Fig. 3.2), seguito dalla Nigeria con 273 miliardi di dollari e dall Angola con 121,5 miliardi di dollari. 14

15 Figura 3.2 PIL prezzi corretti dei Paesi SSA (mld $) South Africa Nigeria Angola Kenya Ghana Ethiopia Cameroon Côte d Ivoire Tanzania Equatorial Guinea Zambia Uganda Gabon Dem. Rep. Congo Botswana Rep. Congo Mozambique Senegal Namibia * I Paesi mostrati nel grafico sono quelli con il maggior PIL a prezzi correnti ($) nel Fonte: elaborazioni DGSP-I-Sezione Analisi e Studi su dati e stime IMF-WEO April

16 2. Caratteristiche economiche generali dell Africa Sub-Sahariana Seguendo l andamento del commercio mondiale, il commercio dell area sub sahariana è cresciuto nel tempo, in modo particolare negli anni Figura 4.1 Export e Import dell Africa Sub Sahariana (mld $) Esportazioni Importazioni Fonte: elaborazioni DGSP-I-Sezione Analisi e Studi su dati UNCTAD. 16

17 Figura 4.2 Peso dell export e dell import dell Africa Sub Sahariana sui corrispondenti flussi mondiali (%) 6,0 5,0 4,0 3,0 2,0 1,0 0, Peso delle sportazioni dell Africa Sub Sahariana sulle esportazioni mondiali Peso delle importazioni dell Africa Sub Sahariana sulle importazioni mondiali Fonte: elaborazioni DGSP-I-Sezione Analisi e Studi su dati UNCTAD. Le esportazioni dell area nel 2011 sono circa 430 miliardi di dollari mentre le importazioni sono circa 370 (Fig. 4.1). Tuttavia, la crescita dei flussi commerciali in entrata e in uscita è stata più lenta di quella mondiale ed infatti il peso dell export e dell import sub sahariani sui corrispondenti flussi mondiali è diminuito nel tempo, recuperando qualcosa solo negli ultimi dieci anni (Fig. 4.2). L area attrae investimenti dall estero, data la disponibilità di materie prime, più di quanto non investa all estero. Lo stock di investimenti detenuti nell area ha superato i 350 miliardi di dollari mentre lo stock detenuto all estero è intorno ai 100 miliardi (Fig. 4.3). Dopo l arresto degli anni peggiori della crisi, nel 2011 l area ha nuovamente accolto flussi di investimento intorno ai 35 miliardi di dollari mentre i flussi in uscita rimangono abbondantemente sotto i livelli pre-crisi (Fig. 4.4). 17

18 Figura 4.3 Stock di investimenti (mld $) Stock di investimenti esteri detenuti in Africa Sub Sahariana Stock di investimenti dell Africa Sub Sahariana Fonte: elaborazioni DGSP-I-Sezione Analisi e Studi su dati UNCTAD. Figura 4.4 Flussi di investimenti (mld $) Stock di investimenti esteri detenuti in Africa Sub Sahariana Stock di investimenti dell Africa Sub Sahariana Fonte: elaborazioni DGSP-I-Sezione Analisi e Studi su dati UNCTAD. 18

19 Nei paragrafi che seguono, si presentano alcune caratteristiche economiche dei principali paesi dell area sub sahariana, selezionati sulla base del PIL. 3. I possibili settori di interesse per l Italia L Africa Sub Sahariana riveste per l Italia un importanza crescente sia come mercato di sbocco delle nostre esportazioni (oltre 5 miliardi di euro nel 2011) che, soprattutto, come mercato di approvvigionamento (9,8 miliardi di euro, Fig. 10.1). Le nostre imprese, inoltre, detengono nell area attività per oltre 1,5 miliardi di euro (Fig. 10.2). Figura 10.1 Scambi italiani con l Africa Sub Sahariana (mld ) Esportazioni italiane Importazioni italiane Fonte: elaborazioni DGSP-I-Sezione Analisi e Studi su dati ISTAT. 19

20 Figura 10.2 Stock di investimenti italiani in Africa Sub Sahariana (mld ) Fonte: elaborazioni DGSP-I-Sezione Analisi e Studi su dati Eurostat. Quasi il 90% del valore degli investimenti realizzati da aziende italiane nell area sul periodo Gennaio Giugno 2012 è destinato al settore energetico (Fonte: fdimarket). Di seguito si presenta una breve analisi sui possibili settori di interesse per le imprese italiane nell area nel suo complesso e nei principali paesi. 3.1) Rapporti economici L Africa Sub Sahariana ha sempre rappresentato per il nostro paese un area più rilevante come fornitore che non come destinatario dei nostri flussi commerciali e fintantoché non si diffonderà nel sub continente un livello di benessere tale da stimolare la domanda (anche) di prodotti di qualità quali quelli italiani, il quadro non dovrebbe subire sostanziali modifiche (Fig. 10.3). Esportiamo verso l area soprattutto nella meccanica (20% delle nostre esportazioni verso l Africa Sub Sahariana) e riesportiamo prodotti energetici (6%) mentre importiamo in larga misura questi ultimi, in forma non lavorata, (62%) insieme ai prodotti della metallurgia (18%, Figg e 10.5). 20

21 Figura 10.3 Rilevanze dell Africa Sub Sahariana per il commercio italiano 3,0 2,5 2,0 1,5 1,0 0,5 0, Peso dell Africa Sub Sahariana sulle esportazioni mondiali italiane (%) Peso dell Africa Sub Sahariana sulle importazioni mondiali italiane (%) Fonte: elaborazioni DGSP-I-Sezione Analisi e Studi su dati ISTAT. Figura 10.4 Composizione settoriale delle esportazioni italiane in Africa Sub Sahariana (% ) 61,4% Altro 20,1% Macchinari e apparecchiature 6,2% Coke e prodotti derivati dalla raffinazione del petrolio 4,4% Apparecchiature elettriche e apparecchiature ad uso domestico elettriche 4,1% Prodo... 3,8% Prodotti in metallo, esclusi macchinari e attrezzature Fonte: elaborazioni DGSP-I-Sezione Analisi e Studi su dati ISTAT. 21

22 Figura 10.5 Composizione settoriale delle importazioni italiane in Africa Sub Sahariana (% ) 2,7% Articoli in pelle (escluso abbigliamento) e simili 6,0% Prodotti alimentari 6,3% Prodotti dell agricoltura, pesca e silvicoltura 5,0% Altro 18,3% Prodotti della metallurgia 61,7% Prodotti delle miniere e delle cave Fonte: elaborazioni DGSP-I-Sezione Analisi e Studi su dati ISTAT. 3.2) Settori di potenziale interesse Dalla comparazione tra la nostra quota di mercato mondiale e quella in Africa Sub Sahariana (Fig. 10.6), è possibile identificare alcuni settori nei quali sembra possibile migliorare la nostra posizione: tali sono quei settori nei quali la nostra quota nell area è inferiore non solo alla nostra quota media mondiale ma anche alla quota media nell area stessa (riquadro rosso). 22

23 Figura 10.6 Le nostre quote di mercato in Africa Sub Sahariana e nel Mondo (2011) 12,0 10,0 Prodotti in pelle (incluse calzature) Mobili Quota italiana nel Mondo ,0 6,0 4,0 2,0 Vetro, ceramica e materiali Articoli non metallici per l edilizia di abbigliamento Prodotti della metallurgia Prodotti chimici Apparecchi elettrici Prodotti in metallo (esclusi macchinari e attrezzature) Carta e prodotti in carta Macchinari ed apparecchi meccanici 0,0 Autoveicoli, rimorchi e semirimorchi Coke e prodotti petroliferi raffinati -1,0 0 1,0 2,0 3,0 4,0 5,0 6,0 7,0-2,0 Computer, apparecchi elettronici ed ottici Altri mezzi di trasporto Quota italiana in Africa Sub Sahariana Fonte: elaborazioni DGSP-I-Sezione Analisi e Studi su dati UNCOMTRADE. La dimensione delle bolle è proporzionale al peso delle importazioni di ogni settore in Africa Sub Sahariana. Si evidenzia che, a causa dei dati disponibili, la presente figura è costruita su una classificazione merceologica diversa da quella delle figure successive dello stesso tipo. 23

24 Sicuramente, data la dimensione relativamente grande del mercato, è di interesse il settore dei prodotti della metallurgia (che includono i prodotti della siderurgia, tubi, condotti e profilati cavi), i mezzi di trasporto (sia su strada che di altra tipologia) e infine l abbigliamento, ma entrambi gli ultimi due settori, e in particolare l ultimo, richiedono che si diffonda prima un certo livello di benessere e quindi un certo livello di consumo (e di qualità nel consumo). Guardando agli investimenti, dei progetti registrati in Africa da fdimarket sul periodo 2003-giugno 2012 (Figura 10.7), questi si concentrano nell estrattivo ma, in considerazione della domanda di prodotti della metallurgia, è quest ultimo che potrebbe rappresentare un settore di forte interesse per gli investimenti, accompagnato naturalmente dalla lavorazione del prodotto per soddisfare la domanda finale. Il settore energetico resta chiaramente di interesse e acquistano peso il Real Estate e le Costruzioni in senso ampio (infrastrutture ma anche turismo). 24

25 Figura 10.7 Investimenti in Africa tra Gennaio 2003 e Giugno 2012 Industry Sector Projects Capex (min ) AVg Capex (min ) Jobs Created Avg Jobs Companies Coal, Oil and Natural Gas ,2 664, Real Estate ,4 906, Communications ,2 226, Chemicals ,8 102, Hotels & Tourism ,6 169, Alternative/ Renewable energy Building & Construction ,3 101, ,0 228, Matrials ,5 130, Food & Tobacco ,7 56, Automotive OEM ,6 61, Transportation ,6 53, Financial Services ,0 9, Business Services ,2 11, Software & IT Services ,5 12, Minerals ,4 35, Beverages ,2 35, Industrial Machinery, Equipment & Tools Automotive Components ,5 17, ,0 23, Textiles ,7 24, Electronic Components ,4 9, Others ,9 43, Total ,9 140, Fonte: fdimarket. 25

26 Rodolfo Casadei (moderatore) giornalista del settimanale Tempi 26

27 Grazie buongiorno a tutti grazie per aver accettato l invito di Costruiamo il Futuro, a questo convegno che propone un tema di assoluta attualità Italia Africa partner nel business. Ad illustrare l argomento sono stati chiamati dei relatori di assoluto valore competenti di Africa, competenti di internazionalizzazione delle imprese. Presento rapidamente i relatori nell ordine in cui interverranno: Marinella Loddo Dirigente area Collaborazione industriale e rapporti con gli Organismi internazionali del ICE, agenzia per la promozione all estero dell internazionalizzazione delle imprese italiane, da anni si occupa di rapporti con l Africa, seguirà l Ambasciatore Umberto Vattani, che non ha bisogno di presentazioni essendo stato per ben due volte Segretario Generale della Farnesina, Presidente dell ICE (prima della riforma), una carriera diplomatica lunga cinquant anni che lo ha portato ad essere rappresentante dell Italia presso l Unione europea. Dopo di lui interverrà Gloria Targetti direttrice dell ufficio milanese e lombardo della Simest, finanziaria di sviluppo e promozione delle imprese italiane all estero. Seguirà Giuseppe Tripoli da sette mesi Garante per le Piccole e Medie Imprese, una figura prevista dallo Statuto delle Imprese per tutelare gli interessi delle piccole e medie imprese, organico del Ministero dello Sviluppo Economico, ed è anche capo di dipartimento di imprese di internazionalizzazione dello stesso ministero. Dopo di lui passiamo la parola a Dario Speranza Vice Presidente del dipartimento per gli Affari pubblici di Eni. Quest anno come sapete tutti è il cinquantesimo anniversario della morte di Enrico Mattei, colui che fece dell Eni un attore internazionale dell industria dell energia e che letteralmente inventò un concetto di partenariato fra Paesi produttori e Paesi consumatori di idrocarburi, di petrolio. Quindi la parola all Onorevole Raffaello Vignali del Popolo della Libertà Vice Presidente della Commissione Attività Produttive della Camera, padre dello Statuto delle imprese che è diventato legge proprio un anno fa. Io che coordino e modero sono Rodolfo Casadei, l inviato internazionale del settimanale Tempi. Mi sono occupato molte volte di Africa nei miei reportage, di miei libri ce ne sono almeno tre che trattano di temi africani. Introdurrò l argomento molto rapidamente, molto succintamente per poi passare la parola ai relatori. Perché è opportuna una conferenza Italia e Africa, partner nel business? Prima di tutto precisiamo che parleremo principalmente dell Africa Sud Sahariana, l Africa a sud del Sahara, detta Africa nera. Quando parliamo dei Paesi dell Africa sud Sahariana parliamo di 48 stati che hanno una popolazione di oltre 850 milioni di persone, questa parte dell Africa 27

28 cresce a un tasso medio annuo del 5% già da dodici anni. L anno scorso la crescita è stata del 5,3%, quest anno si prevede una crescita attorno al 5%, l anno prossimo attorno al 5,7%. In questi ultimi 12 anni c è stato soltanto un anno di flessione, il 2009, in corrispondenza degli effetti della crisi finanziaria internazionale e in quell anno il Pil crebbe dell 1,7%, comunque molto più di quello che possiamo augurarci qui in Europa. La crescita costante del Pil africano ha già attirato capitali, ha già attirato investimenti. In questi anni le Nazioni Unite hanno calcolato che gli investimenti diretti esteri in Africa sono stati pari a 42,7 miliardi di dollari. Per farsi un idea della portata di questi investimenti si possono paragonare con quelli verso la celebratissima Cina, che nello stesso periodo ha ricevuto 110 miliardi di dollari di investimenti diretti dall estero, quindi due volte e mezzo in più se vogliamo. Tenete però conto che la Cina ha molta più popolazione dell Africa nera, 1350 milioni di abitanti contro 850. A cosa è dovuto il boom economico dell Africa nera? Dal mio punto di vista è dovuto soprattutto al boom del prezzo delle materie prime, accompagnato da alcuni sviluppi politici locali che hanno permesso all Africa di sfruttare economicamente questo boom del prezzo delle materie prime. L Africa è ricca di minerali, di fonti energetiche, di petrolio, di gas. Molte di queste materie sono entrate in produzione negli ultimissimi anni, soprattutto in alcuni paesi, come le materie prime agricole per l esportazione, come ad esempio il cotone. Il boom del prezzo delle materie è dovuto al boom economico dei giganti dell Asia, la Cina, l India e ad altri paesi più piccoli dell Asia. L industrializzazione, l urbanizzazione, la motorizzazione, della Cina e dell India stanno trascinando all insù i prezzi delle materie prime, nonostante la stagnazione dell economia europea e quindi questo determina anche un boom economico dell Africa nera, che è figlio in qualche modo di questo boom d industrializzazione dell Asia. Si sta ripetendo lo schema degli anni 60 e 70 quando i paesi africani che erano appena diventati indipendenti, ebbero due decenni di sviluppo trainato dall alto prezzo delle materie prime, sfruttando l onda lunga della ricostruzione post bellica, della reindustrializzazione dell Europa. Negli anni 80 e 90 si ebbe un crollo delle economie africane che ebbe anche delle conseguenze gravi dal punto di vista della politica di questi stati, all indomani degli shock petroliferi che fecero si che l Europa e l occidente concepissero un economia meno legata alle materie prime. Il minor utilizzo di materie prime e di energia ebbe una forte ricaduta sull Africa (che viveva di esportazioni). Gli anni 80 e 90, purtroppo per l Africa, sono 28

29 stati anni di guerre, di carestie e della pandemia dell AIDS. A partire dal 2003, fortunatamente, molti dei conflitti africani sono stati chiusi o si sono attenuati. Questo processo è stato accompagnato da riforme macro e micro economiche che hanno reso possibile uno sviluppo essenzialmente basato sull export di materie prime. Da questo punto di vista mi prendo la responsabilità di dire, io non sono diplomatico, che ancora non possiamo parlare di un autentico sviluppo e progresso economico sociale in Africa, non c è ancora un modello di sviluppo sano, non c è una vera modernizzazione dell economia e della società. C è però un boom economico, dovuto a questo meccanismo di aumento dei prezzi delle materie prime i cui corsi sono stati sono stati risollevati dall industrializzazione dell Asia. Faccio un esempio. C è un paese, il Ghana, che ha 25 milioni di abitanti, quest anno improvvisamente il suo prodotto interno lordo è aumentato del 14%, in un anno solo, perché? Perché finalmente sono entrati in produzione i suoi pozzi petroliferi, pozzi petroliferi che però non è che diano chissà quanto petrolio, circa 100 mila barili al giorno (pensate che l Italia ne produce 146 mila al giorno di equivalenti di idrocarburi). Eppure basta questa quota di petrolio, che prima non esisteva, per fare sì che un paese di 25 milioni di abitanti improvvisamente aumenti il suo Pil del 14%. Detto questo 29

30 le opportunità per gli imprenditori e per gli investitori esteri ci sono e sono notevoli. Gli ambiti del business sono sostanzialmente, a mio modo di vedere, due: la spesa pubblica per le infrastrutture e per i servizi e la spesa del consumo privato della nascente classe media urbana. L Africa nera è drammaticamente sotto infrastrutturata, mancano le strade, le ferrovie, le centrali elettriche, le raffinerie (quando ci sono non funzionano), gli acquedotti, le fogne, le reti. C è tantissimo da fare e in questo momento ci sono soldi pubblici per intervenire in quasi tutti i paesi. In secondo luogo c è una classe media urbana di colletti bianchi dipendenti del settore pubblico e delle grandi imprese multinazionali con un potere d acquisto crescente. La spesa per consumo nell Africa nera è arrivata a 900 miliardi di dollari e secondo le proiezioni arriverà a 1400 miliardi di dollari nel Nei primi dieci anni del XXI secolo, solo per fare un esempio, in Africa sono stati venduti 316 milioni di telefoni cellulari, in un continente dove i telefoni fissi praticamente non funzionano mai. Secondo le proiezioni del Mc Keene Global Institute nel 2020, 128 milioni di famiglie africane avranno a disposizione reddito per spese voluttuarie e tenete presente che una famiglia africana, anche in città, non ha mai meno di sei componenti, i due genitori e quattro figli. Naturalmente l Africa presenta anche molti ostacoli per gli imprenditori e per gli investitori stranieri, una burocrazia quasi sempre inefficiente e corrotta, alti tassi di criminalità, problemi di mancanza di infrastrutture per la produzione e la presenza di competitori che hanno pochi scrupoli. 30

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32 Marinella Loddo dirigente area Collaborazione industriale Rapporti con gli Organismi internazionali ICE Grazie, ringrazio gli organizzatori, mi fa molto piacere poter essere qui questa mattina, per presentare sia le opportunità che emergono da questo rapido sviluppo dei paesi dell Africa sud Sahariana, ma soprattutto per farmi conoscere e anche per presentare le attività dell ICE a favore di una sempre maggiore collaborazione con le imprese in questi mercati non ampiamente conosciuti. Volevo anticipare che anche noi stiamo pubblicizzando molto questo tema dell Africa sud Sahariana. Proprio la settimana scorsa abbiamo realizzato a Roma un seminario di presentazione e di formazione e per questo 32

33 abbiamo a disposizione un esaustiva presentazione predisposta dall ufficio studi dell ICE, più di cento slide. La mia presentazione di oggi sarà di cinquanta slide, ne taglierò la metà perché molti dei concetti sono già stati detti dal dott. Casadei, ma la versione intera è comunque a disposizione. Come voi sapete l anno scorso l Istituto Nazionale per il Commercio Estero è stato soppresso ed è stato costituito l ICE agenzia per la promozione all estero e l internazionalizzazione delle imprese che è oggi l ente pubblico che, a livello nazionale, ha proprio il compito di promuovere ed accompagnare le imprese all estero. Penso che sia importante da un punto di vista nazionale che ci sia questa istituzione pubblica, in linea con gli altri paesi non soltanto industrializzati ma a livello internazionale. Non mi soffermerò su quello che è la mission dell istituto, però voglio evidenziare il ruolo che svolge nei confronti soprattutto delle Piccole e Medie Imprese. Esse oltre ad essere il nostro tessuto produttivo economico, dato che più del 98% delle nostre esportazioni sono fatte da piccole e medie imprese, sono anche quelle imprese che con grande flessibilità riescono ad adattarsi nelle situazioni di crisi. A volte però mancano di quelle capacità e di quelle conoscenze manageriali che, nei momenti di cambiamento come quelli che stiamo vivendo, sono necessari per capire certi fenomeni e poter attrezzarsi, o addirittura prevenirli. Dobbiamo iniziare a pensare a come sarà il mondo nel 2050, avere già una proprio ottica in merito, perchè anche se noi non ci saremo ci saranno i nostri nipoti e se qui si parla di fare futuro, dobbiamo provare ad immaginare come sarà la vita nel 2050, o nel 2030 se vogliamo rimanere più vicini, altrimenti non riusciremo a costruire quello che sarà. Queste piccole e medie imprese hanno oggi difficoltà ad affermarsi, si parla infatti anche a livello europeo di una crisi dell imprenditorialità, soffocate forse da quello che viene definito come il problema della grande burocrazia. Questi seminari servono anche per facilitare incontri ed eliminare ostacoli. Sviluppare tutte le forme di relazioni, sia tra le imprese sia a livello istituzionale, è importante al fine di riaffermare e riconfermare che l Italia, nell ambito del commercio internazionale e non solo, ha ancora qualcosa da dire. In tutti i settori noi lavoriamo in collaborazione con le altre istituzioni a livello territoriale organizzando attività in comune e questo è molto importante perchè noi siamo l ente che promuove, ma non basta la promozione bisogna anche poi accompagnare con degli strumenti adeguati. Collaboriamo con istituzioni come la Simest (vedo qua vicino la dott.ssa Targetti) che accompagna dal punto di vista dei finanziamenti oppure come la SACE (che non c è) e che si occupa di assicurare le imprese. La nostra attività si esercita essenzialmente su quattro filoni d intervento. 33

34 Attività Informaione: Promozione: seminari, missioni, fiere,... Formazione: corsi per italiani e stranieri L Informazione che è basilare, perché senza conoscere non si può agire oppure se si agisce poi ci possono essere delle ripercussioni. L Assistenza, grazie anche alla rete di uffici che abbiamo all estero e che possono essere considerate le nostre antenne a vostra disposizione per qualsiasi attività. La Promozione che è la nostra attività più conosciuta: noi ci esplichiamo attraverso iniziative che vanno da quelle più tradizionali, come la partecipazione alle fiere, ma anche ad iniziative più innovative. E penso a tutto il lavoro che stiamo facendo con le start-up non soltanto tecnologiche, ma anche startup da un punto di vista tradizionale riportandole sul mercato con metodi innovativi. Infine la Formazione di giovani, con dei corsi di specializzazione in commercio estero, delle imprese ed anche degli stranieri. Perché la formazione agli stranieri, non solo di funzionari ma anche di imprese straniere, è quell investimento a lungo periodo che poi porta grandi ritorni, dato che la classe dirigente sarà così formata su un modello italiano. Noi parliamo sempre di commercio estero però ci piace di più usare la 34

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