La Politica dei Prestiti

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1 Corso di Laurea in Amministrazione e Controllo Anno accademico 2009/2010 Tecnica Bancaria La Politica dei Prestiti Gruppo 5 Cognome Nome Matricola Grasso Marialuisa 632/ Naceto Vincenzo 632/ Scavuzzo Alessio 632/001126

2 SOMMARIO INTRODUZIONE... 3 A cura di Alessio Scavuzzo POLITICA DEI PRESTITI... 3 VOLUME DEI PRESTITI... 4 FATTORI CHE INCIDONO SUL VOLUME PRESTITI... 4 A cura di Marialuisa Grasso COMPOSIZIONE DEI PRESTITI... 7 IL CONCETTO Dl RISCHIO NELL ATTIVITA BANCARIA... 8 IL PROBLEMA DEI FIDI IN UTILIZZATI...11 A cura di Vincenzo Naceto I MUTAMENTI NEL SISTEMA BANCARIO ALLA LUCE DEGLI ACCORDI DI BASILEA I NUOVI REQUISITI PATRIMONIALI PER L ESPOSIZIONE AL RISCHIO DI CREDITO VERSO LE PMI...15 EFFETTI DEL RATING NELLA REALTA INDUSTRIALE ITALIANA...16 Bibliografia

3 INTRODUZIONE Fin dalle origini del sistema bancario, il prestito ha costituito la principale forma di impiego per le banche. Si tratta dell attività che ha permesso lo sviluppo del sistema bancario e allo stesso tempo di realizzare le attuali economie avanzate, in quanto mezzo attraverso cui è stato possibile conciliare domanda e offerta di capitale nei mercati nazionali e internazionali. Senza l attività di prestito realizzata dalle banche, infatti, l incontro tra domanda e offerta di capitali potrebbe realizzarsi solo nei mercati ristretti (locali), ossia quei mercati in cui il risparmiatore conosce perfettamente l imprenditore e quindi il rischio a cui è soggetto il proprio capitale. Nei mercati allargati(nazionali ed internazionali) l incontro tra domanda e offerta di capitali avviene necessariamente mediante l attività di prestito bancaria poiché il risparmiatore non conosce l impresa che necessita di capitali. Il prestito bancario ha quindi permesso, insieme ad altri fattori, il passaggio dalle economie rurali alle moderne economie avanzate. POLITICA DEI PRESTITI Per politica dei prestiti s intende il complesso di scelte relative al volume e composizione qualitativa del portafoglio prestiti e ai criteri in base ai quali si realizza la selezione dei crediti ad essi connessi. Obiettivo della politica dei prestiti è la massimizzazione del profitto con minore rischio economico e finanziario possibile. Infatti tale politica ha lo scopo di determinare il volume di impieghi in prestiti che permetta alla banca di avere un grado di liquidità tale da permettergli di potere soddisfare eventuali richieste di capitale da parte dei depositanti, e allo stesso tempo, individuare le regioni geografiche, i settori e le imprese che a parità di prestiti permettono di massimizzare i profitti e di non avere perdite per insolvenza. Una sana politica dei prestiti si pone come garanzia della tutela del risparmiatore e quindi del funzionamento del sistema produttivo ed economico. L attuazione di una politica dei prestiti che mira soltanto alla massimizzazione del profitto, ossia ad aumentare i prestiti a discapito della liquidità e senza fare una selezione delle imprese affidate, porta in crisi il sistema bancario. La crisi del sistema bancario si trasmette in tutto il sistema economico, poiché le imprese a causa di essa non posso ottenere prestiti necessari alla propria attività, pertanto sono costretti a diminuire il livello di produzione con conseguenti licenziamenti del personale, che in tal modo, non può più realizzare risparmi da destinare a depositi. L attuale crisi economica, quindi, è frutto anche di una malsana politica dei prestiti. 3

4 VOLUME DEI PRESTITI Per volume dei prestiti s intende l ammontare assoluto e relativo dei mezzi finanziari disponibili da impiegare in prestiti. Le decisioni relative al volume di prestiti da realizzare dipendono da alcuni fattori che possono essere raggruppati in due distinte categorie: Fattori esterni (attinenti all ambiente esterno alla banca) Fattori interni (attinenti alla gestione interna della banca) FATTORI CHE INCIDONO SUL VOLUME PRESTITI Fattori esterni I fattori esterni che incidono sul volume dei prestiti sono: Andamento generale dell economia Processo di formazione e distribuzione del PIL Grado di sviluppo economico della regione geografica in cui opera la banca Fabbisogno finanziario delle imprese Fabbisogno finanziario della pubblica amministrazione Fabbisogno finanziario delle famiglie Politica monetarie attuata dalla banca centrale L andamento generale dell economia incide sul volume dei prestiti poiché vi è una stretta correlazione tra possibilità di risparmio delle famiglie, fabbisogno finanziario delle imprese e prestiti. Se l andamento generale dell economia è positivo, le famiglie potranno destinare una parte dei loro risparmi a depositi, mentre le imprese aumenteranno la produzione e quindi il loro fabbisogno finanziario. Pertanto in presenza di una congiuntura economica favorevole vi è un elevata offerta e domanda di capitali che permette alle 4

5 banche di realizzare elevati impieghi in prestiti. Se la l andamento generale dell economia è negativo, le famiglie non possono destinare o destinano meno reddito ai risparmi, le imprese diminuiscono la produzione e quindi il loro fabbisogno finanziario, e di conseguenze le banche realizzano bassi impieghi in prestiti. Il processo di formazione e distribuzione del PIL incide sul volume dei prestiti poiché da esso dipendono le decisioni di spese corrente e di investimento delle imprese, famiglie e amministrazioni pubbliche. Da tali decisioni, infatti, dipendono il fabbisogno finanziario delle imprese e i risparmi delle famiglie che, come abbiamo visto in precedenza,incidono sul volume dei prestiti. Anche il grado di sviluppo economico della regione geografica in cui opera la banca incide sul volume dei prestiti. Infatti nelle regioni meno sviluppate economicamente il fabbisogno finanziario delle imprese è relativamente basso, quindi, il volume dei prestiti sarà relativamente basso. In tali regione le banche hanno una disponibilità di depositi tale da potere soddisfare un fabbisogno di capitali superiore a quello delle imprese del posto. Nelle regioni più sviluppate economicamente, il fabbisogno finanziario delle imprese è molto elevato, quindi, il volume dei prestiti sarà molto elevato. In tali regioni le banche hanno un ammontare di depositi inferiore al fabbisogno finanziario delle imprese. Pertanto per potere soddisfare il fabbisogno locale, le banche ricorrono alle risorse finanziare eccedenti raccolte nelle regioni meno sviluppate grazie a sportelli bancari diffusi in tutto il territorio. Tale meccanismo permette di potere equilibrare domanda e offerta di capitali sull intero territorio in cui opera la banca. In Italia ad esempio le banche realizzano volumi di prestiti relativamente bassi al Sud ed elevati al Nord, dove riescono a soddisfare il fabbisogno finanziario delle imprese con la raccolta di capitale realizzata al Sud. Il fabbisogno finanziario delle imprese incide sul volume dei prestiti in quanto da esso dipende la domanda di capitali alle banche. Il fabbisogno finanziario delle imprese e quindi il volume degli investimenti dipende dalla: 1. Forma giuridica e dimensione dell Impresa: il fabbisogno finanziario è tanto maggiore quando maggiori sono le dimensioni dell impresa 2. Tipo di attività esercitata: l entità del fabbisogno è correlata alla durata del ciclo tecnico, economico e finanziario (tempo per ottenere i prodotti, per avere ritorni sul capitale investito e dilazioni al cliente). Tanto maggiore è la durata del ciclo economico, finanziario e tecnico maggiore è il fabbisogno finanziario dell impresa 5

6 3. Elementi extra economici: il fabbisogno finanziario è correlato alla propensione al rischio da parte dell impresa. Maggiore è la propensione al rischio da parte dell impresa, maggiore è il suo fabbisogno finanziario. Il fabbisogno finanziario delle amministrazioni pubbliche incide sul volume degli investimenti poiché tale fabbisogno viene soddisfatto mediante l emissioni di titoli del debito pubblico che vengono acquisiti anche dalle banche. Il fabbisogno finanziario delle famiglie incide sul volume dei prestiti poiché da esso dipende la domanda di capitali delle famiglie e quindi i prestiti erogati. Il fabbisogno finanziario delle famiglie dipende dalla loro propensione ad acquisire attività reali, come ad esempio gli immobili, che a sua volta dipende dall andamento dell economia. Quando l andamento dell economia è positivo, le famiglie hanno un elevata propensione ad acquisire immobili, pertanto il loro fabbisogno finanziario è molto elevato e le banche accrescono il volume dei prestiti. Quando l andamento dell economia è negativo, le famiglie non hanno un elevata propensione ad acquisire immobili, pertanto il loro fabbisogno finanziario è basso e le banche diminuiscono il volume dei prestiti. Il volume dei prestiti dipende anche dalla politica monetaria attuata dalla banca centrale. Infatti, quando la banca centrale attua una politica espansiva, le banche aumentano il volume dei prestiti poichè diminuisce la percentuale di depositi che devono porre presso la banca centrale a titolo di riserve obbligatorie di liquidità. Al contrario, quando la banca attua una politica monetaria restrittiva, le banche riducono il volume dei prestiti poiché aumenta la percentuale di depositi che devono porre presso la banca centrale a titolo di riserve obbligatorie di liquidità. Fattori interni I principali fattori interni che incidono sul volume dei prestiti sono: Obiettivi perseguiti dalla banca Caratteristiche qualitative e quantitative dei mezzi amministrati Caratteristiche strutturali e organizzative dell attività bancaria Gli obiettivi perseguiti dalla banca possono essere di tre tipologie, ognuna delle quali incide in diverso modo sul volume dei prestiti: 6

7 1. Massimo profitto in condizioni di neutralità al rischio: in tal caso le riserve di liquidità sono portate ai livelli minimi, il volume dei prestiti è massimo ed è soddisfatta integralmente la domanda di credito. 2. Massimo profitto in condizioni di avversione al rischio: in tal caso la banca realizza un volume di prestiti tale da avere un livello di liquidità che possa permettergli di soddisfare eventuali richieste di capitale da parte dei depositanti. Quando si persegue tale obiettivo il volume dei prestiti erogato è inferiore a quello erogato quando l obiettivo è il massimo profitto in condizioni di neutralità al rischio. 3. Massimo profitto attribuendo importanza ai rapporti con la clientela: in tal caso la banca realizza principalmente impieghi in prestiti,e poco in titoli, poiché i prestiti permettono di potere creare e mantenere rapporti con la clientela. Le caratteristiche qualitative e quantitative dei mezzi amministrati (depositi e mezzi patrimoniali) incidono sul volume dei prestiti. La quantità dei depositi incide sul volume dei prestiti poiché il volume dei prestiti varia al variare della quantità di depositi. Le caratteristiche qualitative dei depositi quali scadenze e ammontare medio per cliente incidono sul volume dei prestiti perché da essi dipende la quantità di depositi che, tra prelievi e versamenti, rimane in banca, cioè la quantità di depositi che viene impiegata in prestiti. Le caratteristiche strutturali e organizzative dell attività bancaria incidono sul volume dei prestiti. Infatti una struttura organizzativa articolata in tutto il territorio permette impieghi in prestiti più elevati rispetto ad una struttura incentrata in poche zone, poiché permette di raccogliere depositi nelle zone meno sviluppate e di impiegarli nelle zone più sviluppate economicamente. COMPOSIZIONE DEI PRESTITI Una volta determinato il volume ottimo di prestiti che si intende concedere alla clientela, si passa alla determinazione della composizione qualitativa del portafoglio prestiti. Per composizione qualitativa dei prestiti s intendono le imprese a cui concedere prestiti e le condizioni tecniche e giuridiche che li caratterizzano. 7

8 In genere il portafoglio investimenti viene composto in modo tale da minimizzare il rischio economico e finanziario connesso al prestito. Per minimizzare tali rischi le banche ripartiscono il volume dei prestiti stabilito, tra più aree geografiche, settori e imprese. La diversificazione settoriale e territoriale dei prestiti viene realizzata poiché gli andamenti economici di un determinato settore o regione geografica si ripercuotono sulle imprese di quel settore o di quella regione. Pertanto se la banca eroga prestiti alle imprese di un solo settore o regione e si verifica una crisi del settore o della regione, la banca incorrerà a enormi perdite su crediti e/o ritardi nell incasso del capitale dato in prestito. La diversificazione geografica e settoriale permette, quindi, di evitare che la crisi di un settore o di una regione geografica generi una crisi nel sistema bancario, poiché quando viene realizzata, la banca eroga prestiti a imprese di settori o regioni diverse che non hanno alcun collegamento economico-commerciale. I rischi economici e finanziari connessi a prestiti possono ulteriormente essere ridotti mediante la ripartizione dei fidi, associata con tecniche di frazionamento dei rischi. Queste ultime consistono nella fissazione di limiti all importo da concedere alle singole aziende affidate. Il frazionamento dei fidi comporta, quindi, a parità di volume di prestiti, un aumento del numero delle imprese affidate. Le condizioni tecniche e giuridiche che caratterizzano i prestiti vengono stabilite in modo da ridurre ulteriormente il rischio finanziario ed economico connessi ai prestiti. Tali condizioni riguardano i diritti e doveri delle parti, le garanzie reali e personali, le modalità di utilizzo del credito, le scadenze, il tasso d interesse e gli oneri accessori. IL CONCETTO Dl RISCHIO NELL ATTIVITA BANCARIA Prima di affrontare il concetto di rischio è utile fare una breve premessa sulle condizioni essenziali per lo svolgimento di una sana e prudente attività d impresa bancaria. La gestione della banca deve essere sempre rivolta al conseguimento dei seguenti obiettivi: Operare in condizioni di liquidità: concerne l èquilibrio finanziario della banca e discende dal fatto che la banca opera prevalentemente con fondi ricevuti in deposito dai risparmiatori e quindi deve sempre essere in grado di fronteggiare regolarmente e con tempestività le richieste di rimborso e gli altri pagamenti; 8

9 Mantenersi in stato di solvibilità: tale aspetto riguarda l equilibrio patrimoniale e consiste nel fare in modo che il valore delle attività sia sempre superiore a quello delle passività, garantendo in tal modo la capacità di assolvere le obbligazioni assunte in caso di liquidazione; Conseguire un reddito soddisfacente: tale obiettivo riguarda l equilibrio economico della banca; infatti il risultato economico conseguito deve essere positivo per poter remunerare il capitale e potenziare l attività attraverso l autofinanziamento. Con il termine rischio di credito ci si riferisce alla condizione in cui l ipotesi che una variazione inattesa del merito creditizio di una controparte, nei confronti della quale esiste una esposizione (anche solo potenziale), possa provocare una variazione non prevedibile del valore di mercato della posizione creditizia. La definizione chiarisce immediatamente che per rischio di credito non si intende solo la possibilità di insolvenza della controparte, ma ad esso si fa riferimento anche nel caso di deterioramento del merito creditizio. A titolo esemplificativo si consideri un prestito a tasso fisso: è evidente che, in presenza di sopraggiunte difficoltà economiche-finanziarie del debitore o del contesto operativo in cui si trova ad agire, il valore di mercato del credito (ammesso che esista) subisce una diminuzione. Una seconda caratteristica da rilevare nella definizione inizialmente esposta è che il rischio creditizio nasce qualora l origine causale è non prevedibile. Infatti, se una banca si trovasse nella situazione di dover affidare una controparte con scarse prospettive reddituali future, suddetta previsione sarà tenuta in considerazione nel momento della determinazione del tasso attivo, qualora il prestito fosse concesso. Se quanto previsto si manifestasse, l istituto non dovrebbe soffrire alcun rischio in quanto le previsioni di eventuali perdite verrebbero caricate a livello di pricing. Tale incertezza è dovuta al fattore tempo ossia all intervallo che intercorre tra il momento in cui viene effettuata la prestazione (concessione del prestito), e quello in cui avviene la controprestazione (rimborso del prestito). In questo lasso di tempo infatti le condizioni di affidabilità del cliente che stavano alla base della concessione potrebbero deteriorare impedendone la regolare conclusione. 9

10 RISCHI DERIVANTI DALL INTERMEDIAZIONE CREDITIZIA FINANZIARI ECONOMICI IMMOBILIZZO ANELASTICITA FINANZIARIA INSOLVENZA ANELASTICITA ECONOMICA Come si può osservare dallo schema riportato sopra i rischi derivanti dalla intermediazione creditizia si suddividono in due macro-categorie:rischi finanziari e rischi economici. I rischi finanziari sono quelli che gravano sull andamento delle entrate e delle uscite, si tratta principalmente di rischi di immobilizzo dovuti al mancato rispetto delle scadenze da parte dei clienti e rischi di anelasticità finanziaria dovuti all impossibilità di smobilizzare operazioni prima della scadenza (si pensi, ad esempio, all impossibilità sopravvenuta di riscontare effetti già scontati ai propri clienti). I rischi economici, invece, gravano sulla redditività della banca; si tratta di rischi di insolvenza legati ad inadempienze da parte dei clienti ai quali la banca ha accordato dei finanziamenti o, ancora, di rischi di anelasticità economica che si verificano quando variano le condizioni di mercato senza che la banca possa variare le condizioni pattuite (ad esempio in caso di rialzo dei tassi dopo che la banca ha scontato delle cambiali). Nel campo degli investimenti ha assunto notevole rilievo una categoria di rischi legata al mercato dei capitali che può riguardare i tassi di interesse, le oscillazioni della quotazione dei titoli o delle valute estere, ecc. I suddetti rischi economici e finanziari possono essere fronteggiati dalle banche in vari modi: operando con imprese che appartengono a diversi rami produttivi, infatti è ragionevole pensare che le imprese operanti in un determinato settore risentano allo stesso modo, seppur con intensità diversa, degli effetti derivanti dall andamento del settore o del ciclo congiunturale dell economia, quindi la 10

11 concentrazione degli impieghi in un unico settore produttivo comporterebbe per le banche l assunzione del massimo rischio sia dal punto di vista economico che finanziario. Sotto il profilo reddituale infatti eventuali crisi del settore si trasmetterebbero all equilibrio reddituale della banca, mentre sotto il profilo finanziario potrebbe verificarsi che le dinamiche di utilizzo degli affidamenti siano asimmetriche rispetto ai flussi di raccolta, con la grave conseguenza che la banca sarebbe soggetta all alternarsi di periodi con eccesso di liquidità, e periodi in cui questa manchi del tutto; estendendo l attività su un territorio più vasto possibile con un numero elevato di sportelli in modo da contemperare alle varie situazioni congiunturali di carattere locale; contenendo i fidi da realizzarsi concedendo prestiti di importo limitato (ovviamente in misura inferiore alla capacità di reddito ed alla consistenza patrimoniale dell affidato) ad un ampio numero di soggetti operando così una opportuna politica di frazionamento dei rischi. ampliando la composizione del portafoglio prestiti offrendo al cliente varie modalità di utilizzo dei fidi accordati. Quanto al contenimento dei fidi c è da dire che, la banca per attuare una opportuna politica di contenimento dei rischi debba vigilare sul modo in cui questi vengono utilizzati (v. Il problema dei fidi inutilizzati). IL PROBLEMA DEI FIDI IN UTILIZZATI Le caratteristiche di elasticità, proprie delle aperture di credito in c/c e di altre analoghe forme di fido, per cui il cliente può utilizzare in modo variabile il credito ottenuto e pagare gli interessi in via posticipata sulle somme effettivamente utilizzate, possono portare a concessioni creditizie assai superiori rispetto alle effettive esigenze della clientela, con la conseguenza- per la banca - di una redditività insoddisfacente. 11

12 Infatti, la necessità di mantenere dei margini di liquidità, che le consentano di soddisfare eventuali improvvisi utilizzi di fidi in precedenza accordati, porta la banca a non impiegare o comunque a impiegare in modo meno redditizio una parte dei fondi raccolti. Il divario tra i fidi concessi e i fidi utilizzati ha almeno un duplice ordine di cause: da un lato, la tendenza della clientela ad assicurarsi elevati volumi di credito onde cautelarsi contro l incertezza delle previsioni del fabbisogno finanziario; dall altro, la vivace concorrenza tra le banche, le quali - per acquisire nuova clientela - spesso offrono credito con eccessiva generosità. Da un inchiesta promossa dall ABI, è risultato che i fidi concessi sono mediamente utilizzati in misura inferiore al 50%, il che è come dire che il cliente ottiene 1 euro di fido, ma ne utilizza meno di 50 centesimi, mentre per il resto si costituisce un serbatoio di liquidità per il quale non sostiene alcun costo. La banca, invece, percepisce un compenso su circa 50 centesimi, ma deve praticamente tenerne a disposizione altri 50 senza che le sia dovuto alcun compenso aggiuntivo. Il problema dei margini di fido inutilizzati, già sollevato in precedenza dalla Banca d Italia sulla base dei dati rilevati dalla Centrale dei rischi, è stato posto anche dall ABI, che con una circolare ha richiesto alle banche aderenti di segnalare mensilmente l entità del divario fra fidi concessi e fidi utilizzati, in modo da costituire un osservatorio permanente che consenta di cogliere con precisione il suddetto fenomeno. Inoltre, per ridurre tale divario, l ABI raccomanda alle banche associate: di accordare fidi solo su richiesta dei clienti (e non come forma promozionale ); di considerare la possibilità di introdurre delle commissioni di impegno, rapportate all entità del fido, indipendentemente dall utilizzo; di operare frequenti revisioni dei fidi concessi, provvedendo a ridimensionare o a revocare quelli scarsamente utilizzati. 12

13 I MUTAMENTI NEL SISTEMA BANCARIO ALLA LUCE DEGLI ACCORDI DI BASILEA 2 Uno degli scopi del Nuovo Accordo di Basilea 2 è legare più strettamente il capitale delle banche alla rischiosità dei finanziamenti attraverso l uso di rating interni ed esterni. Esso offre una maggiore flessibilità nella misurazione del rischio di credito rispetto ai criteri più meccanicistici previsti nell originario Accordo del Questa data segna l inizio della rinnovata sfida di definire regole comuni internazionali per la competizione bancaria, con I obiettivo di conciliare l efficienza con la sana e prudente gestione. Uno dei principi dell Accordo di Basilea si basava sulla corretta assunzione del rischio, che andava perseguita non limitando l autonomia di scelta delle banche nel definire prezzi e quantità dei servizi, bensì fissando caratteri oggettivi della fisionomia degli intermediari stessi basati sulla loro dotazione minima di capitale. Le nuove disposizioni hanno lo scopo di modificare in maniera significativa l approccio delle banche nella gestione del rischio creditizio con indiscutibili ricadute sulla misura del loro capitale regolamentare, nonché sull intero sistema economico formato prevalentemente da PMI. L adozione di procedure impersonali e standardizzate va quindi a discriminare quelle imprese che non offrono condizioni adeguate di trasparenza e che non dimostrano di saper mettere le banche nelle condizioni di conoscerle effettivamente. Prima che entrasse in vigore Basilea 2 vi è stato un lungo dibattito che poneva l attenzione sul possibile impatto negativo che avrebbe potuto investire le PMI a seguito della sua applicazione. Si temeva in particolare che l applicazione del Nuovo Accordo sul capitale avrebbe implicato particolari penalizzazioni, sotto forma di una minore disponibilità di credito, di un aumento dei tassi di interesse praticati o di entrambe le cose nei confronti delle PMI. In realtà, seppur anche le piccole imprese siano sottoposte a valutazione per l assegnazione dei rating, Basilea 2 tiene conto delle diversità tra queste e le grandi imprese e tra piccoli e grandi prestiti. Nella fattispecie, le imprese minori che richiedono prestiti inferiori a un milione di euro rientrano nel segmento retail che gode di condizioni migliori sia rispetto al segmento corporate, sia rispetto al segmento SME corporate in cui rientrano le PMI con prestiti di entità maggiore. La valutazione del prenditore tiene conto di tre categorie di informazioni: quantitative; 13

14 qualitative; andamentali. Le informazioni quantitative sono informazioni di carattere economico-finanziario reperibili nei bilanci e negli altri documenti contabili delle imprese. Le informazioni reperibili nel bilancio avranno un peso determinante nella valutazione dell impresa. Le banche dovranno comunque tener conto anche degli aspetti qualitativi e andamentali. Gli aspetti qualitativi più importanti sono sicuramente l esistenza di un processo di controllo di gestione, la presenza di una pianificazione pluriennale dell operatività, la struttura dell organizzazione aziendale ed il tipo di governance (amministratore unico, gestione familiare, consiglio di amministrazione, etc.). Molto importanti sono anche i risultati ottenuti dall azienda rispetto alle previsioni e all andamento del settore di appartenenza. Per aspetti andamentali si intendono i rapporti che il cliente ha avuto in precedenza con le banche. In questo caso, la valutazione si baserà su due fonti di informazione: dati desumibili dalla Centrale dei Rischi; rapporti precedenti con le banche di riferimento. I dati della Centrale dei Rischi contribuiranno a formulare il giudizio sul merito del credito delle imprese. Sulla base di questi dati, infatti, si può valutare l andamento dei prestiti delle imprese nel corso del tempo, l eventuale tendenza a sforare rispetto al credito concesso e i tempi di rientro. Si tratta di elementi che concorrono a valutare la rischiosità dell impresa e incidono quindi sul tasso di interesse imposto sui prestiti concessi all impresa. I rapporti precedenti con la banca, insieme ai dati forniti dalla Centrale dei Rischi, contribuiranno, quindi, a determinare il giudizio sul rating dell impresa. Eventuali problemi insorti in passato con la banca potrebbero influire negativamente sulla valutazione dell impresa. D altra parte, un opportuna strategia, eventualmente condivisa con la banca di riferimento, che consenta di correggere le precedenti criticità, potrà senz altro incidere sugli esiti dell analisi qualitativa e quindi influire positivamente sul giudizio complessivo dato dalla banca. 14

15 I NUOVI REQUISITI PATRIMONIALI PER L ESPOSIZIONE AL RISCHIO DI CREDITO VERSO LE PMI Tra i limiti del precedente sistema di adeguatezza patrimoniale vi era certamente il numero assai ridotto di ponderazioni del rischio basate sulla natura della controparte; prevedendo ad esempio la medesima ponderazione nei confronti di tutte le imprese, anziché una valutazione più puntuale in base al rating e alla dimensione del prenditore così come previsto da Basilea 2. In questo contesto le banche sono state indotte a privilegiare gli affidamenti più rischiosi e dunque più redditizi. Il Nuovo Accordo sul capitale tenta di sopperire l esigenza di risolvere l inadeguatezza testé segnalata, nonché, di adeguare il coefficiente patrimoniale all innovazione tecnologica, alla diversificazione dei prodotti e dei canali distributivi, ai progressi nelle tecniche di misurazione e controllo dei rischi ed alla maggiore complessità dei rischi che le banche sono chiamate a fronteggiare. Il documento prevede uno spettro più articolato di coefficienti di ponderazione, maggiormente idoneo a differenziare i diversi profili di solvibilità dei debitori. La differenziazione delle categorie di rischio può discendere dall applicazione di un approccio standardizzato (S.A.), basato sulle valutazioni del mercato creditizio espresse in forma di rating da organismi specializzati (rating esterni), oppure dall utilizzo di stime interne di valutazione della clientela realizzate dalle banche stesse (rating interni di base IRE). Determinato il coefficiente di ponderazione, questo va applicato all esposizione al fine di ottenere l attivo ponderato per il rischio (APR). Le banche che decidono di applicare l approccio standardizzato assegneranno alle imprese le ponderazioni a seconda della classe di rating attribuita secondo il seguente schema: VALUTAZIONE Da AAA a AA- Da A+ a A- Da BBB+ a BB- Inferiore a BB- Senza Rating COEFFICIENTI DI PONDERAZIONE 20% 50% 100% 150% 100% L approccio alternativo (IRE) rappresenta la vera novità del Nuovo Accordo sul capitale rispetto all accordo del 1988, ammettendo stime di rischio di credito sviluppate autonomamente dalle banche (rating interno) si introduce a livello di principio un elemento di flessibilità nella regolamentazione, volendo con ciò designare un modello di regolamentazione fondato su una logica cooperativistica tra vigilanti e vigilati. 15

16 La corretta individuazione dei fattori di rischio costituisce l elemento cruciale per la misurazione del requisito di capitale a fronte del rischio di credito. La definizione dell evento insolvenza necessaria per la determinazione dei fattori di rischio secondo l approccio IRE rappresenta il punto di partenza ed una delle principali innovazioni del Nuovo Accordo sul capitale. Tali innovazioni hanno contribuito a dare maggiore raffinatezza alle misurazioni, a tal punto che le ponderazioni riflettono a pieno il range della qualità dei crediti: viene infatti previsto il ricorso ad una funzione continua di ponderazioni, che per meglio tenere conto delle peculiarità delle PMI varia in funzione delle caratteristiche proprie di ciascuna di esse. EFFETTI DEL RATING NELLA REALTA INDUSTRIALE ITALIANA Questo nuovo sistema di valutazione dell impresa richiedente credito comporta però dei rischi significativi che bisogna tenere in considerazione in una realtà industriale come quella italiana. Il rischio fondamentale è quello di ridurre al minimo le relazioni personali e soggettive facendo riferimento unicamente a sistemi oggettivi e matematici. Questa spersonalizzazione del rapporto banca-impresa impone a quest ultima l adozione di contromisure che hanno sempre assunto carattere di opportunità ma che in Basilea 2 diventano una necessità: capitalizzare l impresa; trasparenza ed, affidabilità del bilancio. E assai frequente che le PMI italiane, al contrario delle consorelle americane, siano sotto capitalizzate (eccessivo peso del rapporto dei debiti finanziari sui mezzi propri) e hanno un altrettanto tendenza a sotto stimare i redditi d esercizio al fine di ridurne l imposizione fiscale, comportando inevitabilmente la sottostima del merito di credito. Nonostante il suo apparente rigorismo e le iniziali polemiche, i nuovi accordi non sono applicati indistintamente a tutto il mondo del credito, ma i metodi di calcolo più avanzati sono prevalentemente utilizzati dalle grandi banche attive anche sui mercati internazionali, mentre le banche di minori dimensioni possono ancora utilizzare un metodo di calcolo semplificato. 16

17 Bibliografia Roncaglia A. (2005). Lineamenti di economia politica. Ed. Laterza. Ruozi, R. (2006). Economia e gestione della banca. Ed. EGEA. Pescaglini, A.; Pescaglini R. (2007). Tecnica bancaria. Economia e gestione delle imprese bancarie. Ed. SIMONE. Cirillo A. (1998). Manuale di tecnica bancaria. Ed. CEDAM. 17

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