Donne e lavoro: una marcia in più per l economia italiana

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1 Conferenza stampa Donne e lavoro: una marcia in più per l economia italiana Roma, 5 febbraio 2008

2 Gli obiettivi di Lisbona e il ritardo italiano Secondo la strategia di Lisbona, una maggiore e migliore occupazione femminile è essenziale per lo sviluppo dell economia e delle società europee. L Europa ci chiede un tasso di occupazione femminile del 60% entro il In Italia siamo fermi al 46,3% (dato 2006), siamo penultimi in Europa. In Italia 7 milioni di donne in età lavorativa sono fuori dal mercato del lavoro.

3 Il tasso di occupazione femminile in Europa (Eurostat, 2006) 73,4 70,7 67,7 67,3 65,8 65,3 63,5 62,4 62,2 62,0 61,8 61,0 60,3 59,3 57,7 57,2 56,8 54,6 54,6 54,0 53,2 53,0 51,9 51,1 48,2 47,4 46,3 34,9 Danimarca Svezia Olanda Finlandia Regno Unito Estonia Austria Lettonia Germania Portogallo Slovenia Lituania Cipro Irlanda Francia Media EU 27 Repubblica Ceca Bulgaria Lussemburgo Belgio Spagna Romania Slovacchiia Ungheria Polonia Grecia ITALIA Malta

4 Due Italie Il ritardo dell Italia è dovuto al grave dualismo territoriale che continua a compromettere lo sviluppo equilibrato e pieno del nostro Paese. Nel Mezzogiorno il tasso d occupazione delle donne di età tra i 25 e i 34 anni è del 34,7% contro il 74,3% del Nord. I fenomeni di scoraggiamento al Sud sono sempre più diffusi: inattive in più solo nel primo semestre del Le donne del Sud hanno rinunciato a cercare lavoro.

5 Il gap generazionale Le donne italiane, dopo una certa età, smettono di lavorare e di cercare lavoro. Nella fascia over 45 anni il tasso di occupazione femminile delle regioni più sviluppate d Italia crolla di quasi 20 punti percentuali rispetto alla media Ue. La fine della carriera coincide con esigenze di maternità.

6 Madri-lavoratrici o lavoratrici-madri? Per le donne italiane è ancora molto difficile conciliare il diritto all autonomia e alla realizzazione professionale con il diritto alla maternità e alla costruzione della famiglia. L art. 37 della Costituzione garantisce alla donna lavoratrice il diritto ad espletare la sua essenziale funzione di madre ma non viene riconosciuto il diritto speculare, ossia il diritto delle donnemadri a essere anche delle lavoratrici.

7 Se 5 ore vi sembran poche... In Italia il lavoro di cura dei figli e degli anziani pesa quasi esclusivamente sulle donne. È un loro affare privato. Le donne italiane lavorano in media 7 ore e 26 minuti al giorno, di cui 5 ore e 20 minuti sono di lavoro in famiglia. Gli uomini italiani dedicano alla cura domestica solo 1 ora e 35 minuti al giorno. In Svezia le donne lavorano complessivamente meno: 6 ore e 54 minuti, di cui 3 ore e 42 dedicate alla famiglia e il resto al lavoro retribuito.

8 Il soffitto di cristallo Le donne italiane, nonostante gli ottimi risultati scolastici, migliori di quelli dei maschi, hanno grandi difficoltà a raggiungere ruoli direttivi. Nel 63,1% delle aziende quotate, escluse banche e assicurazioni, non figura alcuna donna nel Consiglio di Amministrazione. Considerando il numero totale dei componenti dei CdA, su consiglieri, solo 110 sono donne, pari al 5%. Nel settore pubblico va un po meglio, ma i vertici politici restano maschili : ministre e sottosegretarie sono solo il 20%, le deputate sono solo il 17%.

9 Riconoscere i meriti, pagare il giusto L Italia ha bisogno urgente di valorizzare meriti e talenti. Le discriminazioni penalizzano l economia. Le donne italiane sono in media pagate il 9% in meno degli uomini, a parità di lavoro. La differenza di salario tra uomini e donne con ruoli dirigenziali sale al 26,3%. Anche quando arrivano in alto le donne sono discriminate. La povertà, in Italia, è soprattutto femminile. La vulnerabilità delle famiglie e dei bambini aumenta se il capofamiglia è donna.

10 Verso l Europa: un cambio di passo L Europa rappresenta una grande opportunità. La Strategia di Lisbona indica l orizzonte ideale da raggiungere. Ci vuole un cambio di passo. La questione femminile è il terreno su cui si giocano le opportunità di sviluppo e di modernizzazione dell Italia. Il cambio di passo deve avvenire su tre fronti: le politiche per il lavoro e l impresa femminile, il sistema di welfare e le politiche di conciliazione, iniziative per culturali per fare evolvere un contesto culturale che assegna ancora tutte le attività di cura alla donna ed ancora pesantemente influenzato da stereotipi di genere segreganti.

11 Abbiamo iniziato Con le due ultime leggi finanziarie sono state avviate alcune politiche importanti, in particolare gli sgravi fiscali e contributivi per l assunzione di donne nel Mezzogiorno. La Nota aggiuntiva prende atto dei passi compiuti, rilancia l impegno per gli anni successivi, propone nuove prospettive di iniziativa politica. È necessario ribadire, però, che il cambio di passo deve investire tutta la società italiana. La sfida riguarda anche i comportamenti di vita, gli atteggiamenti quotidiani delle donne e degli uomini del nostro Paese.

12 tanto resta da fare La situazione italiana è tanto più grave alla luce del ruolo determinante che il lavoro femminile assume nelle economie più sviluppate e competitive, non solo in Europa. Occorre allargare il dibattito sulle possibili soluzioni di carattere sociale ed economico e sulle implicazioni culturali che questo cambiamento radicale richiede A questi temi verranno dedicati due convegni: a Catania l 11 febbraio, dove parleremo di Welfare e Servizi e a Milano, il 3 marzo, discuteremo invece degli stereotipi femminili all interno dei media

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