COME DIO EDUCA IL SUO POPOLO ATTRAVERSO IL DONO DELLA MANNA I TESTI

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1 Vicari Parrocchiali di Milano responsabili di Pastorale Giovanile Seveso, marzo 015 COME DIO EDUCA IL SUO POPOLO ATTRAVERSO IL DONO DELLA MANNA + Pierantonio Tremolada I TESTI Da Libro del Deuteronomio (Dt 8,-5) Ricòrdati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avresti osservato o no i suoi comandi. 3 Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l uomo non vive soltanto di pane, ma che l uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore. 4 Il tuo mantello non ti si è logorato addosso e il tuo piede non si è gonfiato durante questi quarant anni. 5 Riconosci dunque in cuor tuo che, come un uomo corregge il figlio, così il Signore, tuo Dio, corregge te. Da Libro dell Esodo (Es 16,-36) Nel deserto tutta la comunità degli Israeliti mormorò contro Mosè e contro Aronne. 3 Gli Israeliti dissero loro: «Fossimo morti per mano del Signore nella terra d Egitto, quando eravamo seduti presso la pentola della carne, mangiando pane a sazietà! Invece ci avete fatto uscire in questo deserto per far morire di fame tutta questa moltitudine». 4 Allora il Signore disse a Mosè: «Ecco, io sto per far piovere pane dal cielo per voi: il popolo uscirà a raccoglierne ogni giorno la razione di un giorno, perché io lo metta alla prova, per vedere se cammina o no secondo la mia legge. 5 Ma il sesto giorno, quando prepareranno quello che dovranno portare a casa, sarà il doppio di ciò che avranno raccolto ogni altro giorno». 6 Mosè e Aronne dissero a tutti gli Israeliti: «Questa sera saprete che il Signore vi ha fatto uscire dalla terra d Egitto 7 e domani mattina vedrete la gloria del Signore, poiché egli ha inteso le vostre mormorazioni contro di lui. Noi infatti che cosa siamo, perché mormoriate contro di noi?». 8 Mosè disse: «Quando il Signore vi darà alla sera la carne da mangiare e alla mattina il pane a sazietà, sarà perché il Signore ha inteso le mormorazioni con le quali mormorate contro di lui. Noi infatti che cosa siamo? Non contro di noi vanno le vostre mormorazioni, ma contro il Signore». 9 Mosè disse ad Aronne: «Da questo comando a tutta la comunità degli Israeliti: Avvicinatevi alla presenza del [ ]. 13 La sera le quaglie salirono e coprirono l accampamento; al mattino c era uno strato di rugiada intorno all accampamento. 14 Quando lo strato di rugiada svanì, ecco, sulla superficie del deserto c era una cosa fine e granulosa, minuta come è la brina sulla terra. 15 Gli Israeliti la videro e si dissero l un l altro: «Che cos è?», perché non sapevano che cosa fosse. Mosè disse loro: «È il pane che il Signore vi ha dato in cibo. 16 Ecco che cosa comanda il Signore: Raccoglietene quanto ciascuno può mangiarne, un omer a testa, secondo il numero delle persone che sono con voi. Ne prenderete ciascuno per quelli della propria tenda». [ ] Quando venne il sesto giorno essi raccolsero il doppio di quel pane, due omer a testa. Allora tutti i capi della comunità vennero a informare Mosè. 3 Egli disse loro: «È appunto ciò che ha detto il Signore: Domani è sabato, riposo assoluto consacrato al Signore. Ciò che avete da cuocere, cuocetelo; ciò che avete da bollire, bollitelo; quanto avanza, tenetelo in serbo fino a domani mattina». 4 Essi lo misero in serbo fino al mattino, come aveva ordinato Mosè, e non imputridì, né vi si trovarono vermi. 5 Disse Mosè: «Mangiatelo oggi, perché è sabato in onore del Signore: oggi non ne troverete nella campagna. 6 Sei giorni lo raccoglierete, ma il settimo giorno è sabato: non ve ne sarà». [ ]. 31 La casa d Israele lo chiamò manna. Era simile al seme del coriandolo e bianco; aveva il sapore di una focaccia con miele. 3 Mosè disse: «Questo ha ordinato il Signore: Riempitene un omer e conservatelo per i vostri discendenti, perché vedano il pane che vi ho dato da mangiare nel deserto, quando vi ho fatto uscire dalla terra d Egitto». 33 Mosè disse quindi ad Aronne: «Prendi un urna e mettici un omer completo di manna; deponila davanti al Signore e conservala per i vostri discendenti». 34 Secondo quanto il Signore aveva ordinato a Mosè, Aronne la depose per conservarla davanti alla Testimonianza. 1

2 35 Gli Israeliti mangiarono la manna per quarant anni, fino al loro arrivo in una terra abitata: mangiarono la manna finché non furono arrivati ai confini della terra di Canaan. 36 L omer è la decima parte dell efa.

3 LA RIFLESSIONE 1. IL CONTESTO DELLA MANNA 40 anni nel deserto. Il motivo di una così lunga dilazione: 1) evitare l attacco (Es 13,17); ) il peccato degli Israeliti (Nm 14,8ss); 3) la prova con il suo carattere educativo (Dt 8,-5): prepararsi a vivere la terra come dono di Dio. Approfondimento: Il tempo intermedio (tra due eventi), con la gamma di atteggiamenti fondamentali: attesa, speranza, impazienza, rassegnazione, disperazione, fiducia, costanza, tenacia. Il tempo del cammino: senso figurato del camminare ( Devi così camminare! ): crescere, progredire, imparare, maturare. L esperienza del camminare (dimensione antropologica): 1) muoversi; ) vedere scenari diversi; 3) vivere esperienze; 4) dar corpo a una memoria. Il cammino nel deserto: il deserto ambiente della carenza (fame e sete), del pericolo, della solitudine. Ambiente a rischio di vita. Lo stupore di esservi rimasti vivi per 40 anni (cf. Dt 8,4). La prova della fede: umiltà/umiliazione e fiducia in Dio. Emerge nel deserto ciò che è nascosto nel cuore, le intenzioni e i desideri (cf. Dt 8,). Ambivalenza del deserto: luogo di morte e luogo di intimità e di fidanzamento con Dio, cioè di vera vita. È questo che non dovrà mancare quando si entrerà nella terra. La ripresa profetica: nostalgia e bisogno di conversione (Os,14ss).. LE RAGIONI DELLA MANNA Dal punto di vista di Israele: la mormorazione (paura e incredulità) Tutta la comunità degli Israeliti mormorò contro Mosè e contro Aronne (Es 16,) Il senso del termine alla luce del contesto: non umile richiesta ma arrogante pretesa. La paura della morte e l incredulità. Il sospetto su Dio e il desiderio incontrollato (cf. Es 16,3). Analogia con Gen 3. La duplice tentazione del cibo: perdita della libertà e crisi della relazione. - La tentazione che viene dall esterno: il cibo strumento di dominio. La nostalgia della pentola della carne (cf. Es 16,3). Il cibo che in Egitto non mancava. Nutriti per produrre. Il prezzo della libertà perduta (dall esterno) e una relazione compromessa (non comunione ma sottomissione). - La tentazione che viene dall interno: il desiderio che prende il sopravvento. La pretesa, l accumulo e l ingordigia ( a sazietà! cf. Es 16,3; cf. Sal 78,17-9): perdita del gusto e nausea. Libertà nuovamente annullata (dall interno) e relazione compromessa (non comunione ma competizione). Dal punto di vista di Dio: educazione alla vita Ti ho messo alla prova (Dt 8,-3). I due passaggi della prova: 1) Ti ho fatto provare la fame (come reagirà il popolo all esperienza drammatica della fame nel deserto?); ) Ti ho nutrito di manna (come reagirà il popolo al dono della manna in risposta alla sua fame? Riuscirà il popolo a imparare la lezione di vita che il Signore gli dà rispondendo al suo bisogno di cibo con il dono di questo pane particolare?). Per farti capire che l uomo non vive soltanto di pane, ma che l uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore (Dt 8,3). Questo è il punto cruciale. Senso dell espressione: il cibo (ogni bene materiale) non è in grado di far vivere l uomo. Garantisce le condizioni indispensabili per vivere ma non dà la vita. L esperienza autentica del vivere si ha nella relazione viva con Dio che parla. La parola di Dio implica due aspetti: 1) la sua voce; ) le sue parole (ciò che egli dice con la sua voce). Facendo sentire la sua voce (intimità, fiducia, amorevolezza) e indicando come si deve 3

4 vivere (i suoi comandi) egli consente all uomo di vivere (cf. il testo fondamentale di Es 19-4). Anche qui analogia con Gen 3: presenza amica e comando riguardante il bene e il male. Primato della dimensione relazionale in ordine alla vita: Come un uomo corregge (= educa con la correzione) il figlio, così il Signore, tuo Dio, corregge te (Dt 8,5). La relazione di alleanza fondata sull amore misericordioso e fedele sta alla base della vita. La Parola di Dio genera libertà e comunione. 3. LA CARATTERISTICHE DELLA MANNA L azione educativa di Dio in ordine alla vita (libertà e comunione) si coglie bene nelle sue articolazioni considerando attentamente le caratteristiche della manna. Quattro sono le caratteristiche fondamentali emergenti dal racconto di Es 16: Un pane sconosciuto (man hu?) e che viene dal cielo ( la rugiada ): Es 16, Dio educa alla gratuità e alla gratitudine. Riconoscimento dell amore preveniente e fedele. La dimensione fondamentale del dono: accoglienza e riconoscenza. L uomo chiamato a riconoscersi creatura : colui che si riceve, che esiste non da se stesso. Dio educa all apertura al nuovo, allo stupore di cui lui è sempre capace. La fantasia dell amore di Dio. La sua capacità di pensare il nuovo in risposta alle circostanze. La perenne giovinezza dello Spirito di Dio in dialogo con la storia. Nulla è sempre uguale. Un pane che è dato ogni giorno e si raccoglie nella misura necessaria (il giorno che precede il sabato si raccoglie il doppio) Dio educa alla fiducia nel suo amore fedele, cioè alla sua provvidenza. Egli ha cura del suo popolo. Non lo abbandona. Contro la logica del devo io pensare a me stesso. Il senso di responsabilità che si innesta sulla fede nel Dio dell Alleanza. Dio educa alla sobrietà nell uso dei beni. La quantità di cibo. Il necessario, contro la tentazione dell accumulo. La paura del domani e la falsa garanzia dell abbondanza. Dio educa al valore della festa. Il sabato non si raccoglie il cibo. La dimensione relazionale (con Dio e con il prossimo) è primaria. Il senso biblico del riposo e della santificazione del sabato. L uomo chiamato a dedicarsi a ciò che lo appaga interiormente, lo consola, gli fa meglio percepire la sua grandezza. Il cibo è funzionale a tutto questo. La gioia di vivere non è data dal cibo, ma da come lo si riceve (da Dio) e lo si condivide (con gli altri). Un pane che è dato solo la prima volta insieme alla carne (le quaglie) (Es 16,13). Dio educa alla essenzialità nell uso dei beni. La qualità del cibo. Il pane semplice che ha il sapore di una focaccia di miele (Es 16,31). Che basta a sostentarci e non può essere confuso con il motivo del vivere. Da Israele più avanti verrà contestato perché sempre uguale (cf. Num 11,4-9). Governare il desiderio che porta a chiedere sempre qualcosa di diverso e di migliore. La pretesa e l ingordigia distruttiva. Il piacere che distrugge la gioia. La nausea dell eccesso che toglie valore alle cose che si ricevono. L illusione che il bene materiale valga per se stesso o proporzionalmente al suo costo e determini la qualità della vita o sia la ragione stessa del vivere. Un pane che viene posto nell Arca della Alleanza (Es 16,33-34) Dio educa il suo popolo a conservare la memoria della sua azione nella storia, del suo amore fedele, e a valorizzarne i segni che permettono a questa memoria di rimanere viva. Raccomanda di non dimenticare quel che si è visto e si è ricevuto e vieta di farsi immagini di lui. La sua parola si incontra nell esperienza viva di ciò che egli opera e lascia dietro di sé al suo passaggio (cf. Es.33,18-3). Per questo la memoria diviene testimonianza. 4

5 4. L INSEGNAMENTO PER NOI Il primato della parola in ordine all esperienza del vivere. La manna segno dell amore fedele di Dio. Il pane del Dio dell Alleanza, che in questo modo si rivela, si comunica, parla di sé. Ciò significa anzitutto che Il pane, se deve nutrire, deve sempre essere accompagnato dalla parola, cioè dalla comunicazione personale amorevole. Pane donato e ricevuto. La vita si alimenta a questa relazione di comunione. Il pane appare totalmente a servizio di questa esperienza vitale. Tutti i beni materiali sono appunto beni in quanto sono a servizio del bene che si comunica per mezzo loro nell atto del donare e del ricevere. E il bene è il manifestarsi stesso di Dio nel mondo umano, il suo rivelarsi come misericordia che salva. L uomo vive di questo rivelarsi di Dio che è insieme voce e comando, parola intima e autorevole, consolante e responsabilizzante. Ascolta Israele (Dt 6 ). Libertà e comunione. La duplice forma della tentazione attraverso i beni materiali: l accumulo e l eccesso/ingordigia. L accumulo: deriva dalla paura della morte ed è illusoria risposta all ansia per il futuro. La falsa garanzia dei molti beni. La vera risposta è la fede nella Provvidenza del Padre: come si declina? Nell impegno a dare concretezza al primato del Regno. C è un senso di responsabilità che non può mancare e che impegna a trovare vie evangeliche dell uso dei beni, sempre coniugando quest uso con quattro parole: giustizia, solidarietà, fraternità, condivisione. Questa è una strada maestra della pastorale: far percepire la Chiesa come luogo di relazioni solidali e fraterne in cui anche i beni tendono a questo fine, vincendo la paura del futuro. L eccesso/ingordigia è l assecondare un desiderio che poi diventa voracità. L ingordigia è facilmente causata dalla mentalità del consumo e genera tristezza. Il grande rischio del mondo attuale, con la sua molteplice ed opprimente offerta di consumo, è una tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro (Evangelii Gaudium, ). Il consumatore è per definizione esposto all insoddisfazione, condannato a rimanere sempre un passo indietro rispetto al processo della produzione. Il consumo riproduce la struttura del piacere: istantaneo e passeggero. Il piacere genera soddisfazione e non gioia. Quest ultima nasce in modo diverso. Alla successione vorticosa di sensazioni momentanee di godimento si contrappone la pacata serenità interiore che matura nel tempo attraverso l esperienza progressiva delle buone relazioni in Cristo. Libertà e comunione Il senso cristiano del digiuno. Liberi dalle passioni per i beni materiali (voracità del possesso e accumulo per ansia) per dare autenticità alle relazioni e profondità alla conoscenza. L esperienza della fame non subita ma scelta. Un cammino di liberazione per la comunione attraverso l uso dei beni con le sue tre tappe: 1) presa di coscienza del bisogno di libertà; ) volontà di reagire e libera decisione; 3) tenace costanza di proseguire. Nella prospettiva del discepolo, il digiuno è per il Signore : per conoscerlo e amarlo e per conoscere a amare in lui ogni persona e tutto il creato. La scelta della sobrietà e della essenzialità si fa affinché nulla prenda il posto di Cristo nel mio cuore ed io sia signore di me stesso per donarmi a lui. Una lotta decisa e costante contro la ricerca della soddisfazione passeggera e in vista della gioia autentica e duratura. Libertà e comunione Il senso cristiano della povertà. La beatitudine della povertà (Lc 6,0) e il suo senso teologico: la povertà rivela Dio prima di consentire di accoglierlo (Evangelii Gaudium, 198). Aiutare i poveri ma anche farsi istruire dai poveri: la gioia di non essere ricchi; la gioia di riconoscere nel Signore la propria ricchezza; la gioia di condividere e di amarsi anche attraverso l uso dei beni. La povertà dei discepoli non è subita ma scelta: è il farsi poveri. Uno stile di vita. Libertà e comunione. Il mistero dell Eucaristia. La manna è segno e preannuncio dell Eucaristia. Le formule che definiscono l Eucaristia nel NT e nella Tradizione della Chiesa risultano più eloquenti alla luce delle risonanze che vengono dai testi della manna: il pane disceso dal cielo (Gv 6); il pane del cammino (Mc 6,30-44; Lc 4,13-35 ); ii pane della vita (Gv 6); il pane che è il corpo del Signore donato per noi (Lc,19-0). Libertà e comunione. 5

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