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2 «Le città, come le persone, cambiano con il tempo. Ogni sistema a rete oggi necessita del supporto dell Ict», ammonisce l assessore regionale Gian Carlo Muz zarelli. «Reti d impresa, ma anche reti dei servizi pubblici e privati, dei sistemi di governance e delle comunicazioni. Per questo i poli Ict sono per noi un progetto strategico» «I progetti condivisi con le aziende du ran te lo scorso anno valgono euro», ricorda Rita Cucchiara, vicepreside della facoltà di In ge gne ria dell Ateneo modenese. «È però necessario conoscersi meglio e comprendere più a fondo le reciproche esigenze» «La sfida inizia adesso. Il mercato Ict, cresciuto a dismisura negli an ni Novanta e nei primi anni Duemila, è cambiato in modo definitivo», ammette Massimo Bruni, presidente di Ats. «Non c è più spazio per tutti. Bisogna puntare alla crescita dimen sionale» «A Modena siamo tra i pochi a offrire un servizio in cloud, cioè pay-per-use, dedicato alla piccola im presa», spiega Marco Chan, responsabile commerciale di Tel&Co. «Il futuro è questo» «Il nostro settore è fatto anche di piccole realtà all avanguardia», dichiara Cristiano Benassati, responsabile di Qonsult. «Una soluzione per rimanere competitivi è mettersi in rete con altre imprese com pensando il calo della richiesta di prodotti tradizionali con l aumento di nuovi progetti» «Le piccole e medie imprese devono poter usufruire dei servizi seguendo quelle che sono le loro esigenze», com menta Emilio Galavotti, direttore comunicazione, strategie e qualità di Acantho I numeri Emilia-Romagna: nelle imprese investimenti It ancora contenuti Da un punto di vista infrastrutturale, le 403 imprese dell Emilia- Romagna prese a campione nel 2010 dall indagine a più mani firmata da Microsoft e NetConsulting (in collaborazione con Regione, Unioncamere e le associazioni regionali di Confindustria e Cna) pre - sentano un livello di informatizzazione che aumenta in proporzione alle dimensioni. La dotazione applicativa delle aziende in questione appare polarizzata sui sistemi gestionali di produttività individuale (office automation e posta elettronica), spesso oggetto di modesti progetti di manutenzione correttiva ed evolutiva. Nel corso del 2010 infatti l 86 per cento del panel ha dichiarato di avere avviato interventi in merito alle proprie applicazioni. Interventi che possono riguardare anche la modalità di fruizione. L utilizzo delle soluzioni informatiche a servizio, che prevede cioè un canone fisso, può rappresentare infatti una valida alternativa alla realizzazione di sistemi informativi integrati all interno dell impresa stessa. E questo perché consente anche a realtà con risorse limitate di accedere a strumenti di gestione evoluti. Nonostante ciò la risposta risulta ancora al di sotto delle aspettative: solo l 8,5 per cento delle aziende ha mostrato interesse nei confronti del cloud computing. Inoltre di queste realtà la maggioranza, ossia il 6 per cento, non ne prevede l adozione nei prossimi due anni. E soltanto il 2,5 per cento ha rivelato di avere già usufruito di soluzioni retribuite per mezzo di un canone mensile. Sul piano dimensionale, sono le aziende con almeno 50 dipendenti (e soprattutto quelle che ne contano almeno 100) a mostrare la maggiore propensione verso il paradigma del cloud computing. Il 61,2 per cento del panel ha dichiarato che le attività di implementazione e gestione It vengono svolte prevalentemente da risorse interne, sia in modo esclusivo (38,1 per cento), sia in collaborazione con consulenti esterni (23,1 per cento). Il ricorso all esternalizzazione riguarda il restante 38,8 per cento delle aziende che perlopiù si avvalgono di team di lavoro misti. In prima battuta, non sembra che in Emilia-Romagna l industria presenti situazioni It complesse. Tanto che le risorse investite in Infor ma - tion technology risultano piuttosto contenute. Il 53 per cento del panel ammette di avere impiegato in tal senso una cifra inferiore a euro. Per le imprese con più di 100 dipendenti il discorso è però diverso. Circa il 36 per cento di tali aziende ha infatti dichiarato per il 2009 e il 2010 spese It superiori a euro. Solo il 9 per cento può però vantare investimenti che scavalcano il milione di euro. Poco significativa si rivela la partecipazione a una puntuale formazione da parte dei dipendenti. Nel 2010, il 41,7 per cento delle persone impiegate in azienda (percentuale in crescita rispetto all anno precedente) sembra non abbia seguito alcun corso di preparazione. I corsi di formazione risultano infatti appannaggio pressoché esclusivo delle realtà industriali di maggiori dimensioni. re ti di impresa». Reti gestite da Democenter Sipe (so - cietà consortile che ha l obiettivo di trasferire la ricerca sviluppata all interno dell Università a favore delle im - prese). e pensate ad hoc anche per i distretti Ict e multimedia. In questa tela quasi perfetta non manca però qualche pennellata grigia. «In realtà le nostre aziende sono rimaste alla meccanizzazione degli anni 90», smor - za l entusiasmo Roberto Vecchione, presidente di U nin - dustria Bologna nel già citato articolo, «e i nostri im - pren ditori tendono a fuggire dai nuovi ritrovati della te cnologia. In più scontiamo il deficit dimensionale ti - pico del nostro modello produttivo. Così è complicato accedere ai finanziamenti, fagocitati dal cosiddetto sistema dei tecnopoli, che finisce per creare un divario tra le esigenze delle imprese e di chi fa ricerca». Gap ridimensionato da Muzzarelli con le cifre di «una fattiva sintonia tra industria e sapere»: «Attraverso il Pro - gramma operativo Fesr , che prevede tra l al tro la collaborazione delle imprese con la Rete del - l Alta tecnologia, sono stati ammessi a contributo 248 progetti del valore di oltre 87,6 milioni di euro. Il che ha permesso l attivazione di 233 contratti con i laboratori di ricerca e l acquisizione di 392 nuovi ricercatori per un importo totale di quasi 15,2 milioni di euro». Ma l Emilia-Romagna in anni recenti ci ha messo molto del suo. A cominciare dall università, come spiega Rita Cucchiara, vicepreside della facoltà di In ge gne - Fino al 2% di impatto diretto sul Pil nazionale 14% di contributo alla crescita del Pil negli ultimi 4 anni Ulteriori 20miliardi di euro di impatto indiretto nuovi posti di lavoro in Italia creati da Internet 1,8 L ECONOMIA DIGITALE IN ITALIA posti di lavoro creati per ogni posto perso, con un contributo netto di posti 7miliardidi euro in surplus di valore per i consumatori italiani Fonte: International Telecommunications Union, The World in 2010: ICT facts and figures, dicembre 2010 L IMPATTO SULLE PERFORMANCE DELLE PMI Fino al 10% di crescita media annua per le aziende attive sul Web, rispetto alla stagnazione delle non attive Espansione internazionale superiore al grazie a esportazioni Web enabled 200% 50% in più di margine operativo grazie al Web 78% dell impatto economico di Internet proveniente dai settori manifatturieri tradizionali Fonte: International Telecommunications Union, The World in 2010: ICT facts and figures, dicembre OUTLOOK OUTLOOK 59

3 Settori ria dell Università di Modena e Reggio Emilia: «Se è ve - ro che rispetto alla meccanica abbiamo ricevuto fondi minori (il rapporto è infatti di 5 a 1), è altrettanto vero che, grazie agli investimenti del 2011, è stato creato Ict de sign, laboratorio di software a cui è stato concesso di recente l accreditamento regionale. Modena è da vent anni in prima fila, anche per il lavoro della fa coltà di ingegneria informatica, che nell ambito dell Ict può ga - rantire un impegno costante e ad ampio spettro. Con - tiamo infatti nove unità operative in grado di spaziare dall informatica pura alle telecomunicazioni. La nostra è una ricerca ad altissima tecnologia». Non solo formazione e ricerca continua, ma anche e soprattutto trasferimento tecnologico di competenze sul territorio, «aspetto che non può più essere considerato residuale rispetto alle altre attività». È l obiettivo dichiarato di Rita Cucchiara, che ha lavorato molto per sradicare la diffidenza dell Ateneo per l Ict, sino a qualche anno fa considerato meno importante di altri campi. La docente rivendica l importanza del rapporto con il mondo im - prenditoriale: «I progetti condivisi con le aziende du - ran te lo scorso anno valgono euro. È però indi- Il progetto Maurizio Torreggiani: «A Modena serve il polo Ict di Cittanova» Occorre dare una mano alle imprese di recente generazione che operano nel settore Ict. Che siano pubbliche o private le istituzioni hanno il compito di agevolare le start up di nuova cultura imprenditoriale: a dirlo è Maurizio Torreggiani presidente della Camera di Com - mercio di Modena, che per la realizzazione del polo Ict nell ambito del progetto Cittanova 2000 è pronta a investire circa un milione e mezzo di euro. «Conosco le perplessità che circondano l iniziativa. L in ter - vento immobiliare, che peraltro prevede anche l insediamento di laboratori universitari, ritengo sia interessante. Muri e contenuti di fatto sono facce della stessa medaglia». E continua: «I confini dell Ict sono virtuali, perimetrati nel web, avvicinare un azienda all altra non può che portare a una compenetrazione di idee e conoscenze con indubbi vantaggi in termini di competitività». Con data di scadenza al 2014, Cit - tanova 2000 (direttore dei lavori è Giovanni Margini) è anche e soprattutto un progetto di marketing territoriale volto a destare l interesse di società estere che ci si aspetta possano essere interessate a venire a investire in città. «Lo scopo è di agevolare il collegamento con il mon - do generando flussi di conoscenza. In tal senso i convegni, e mi riferisco anche a quello organizzato da noi lo scorso anno sulla sicurezza informatica, rappresentano un valore aggiunto. Perché si tratta di impegnarsi nella ricerca informatica, magari insieme a Microsoft e «Il vero patrimonio di un azienda informatica non è una bella sede», afferma An drea Me legari, vicepresidente di Expert System. «L obiettivo del polo Ict non deve essere quello di riunire in unico spazio tutte le aziende Ict del la provincia, quanto piuttosto di catalizzare e attirare cer vel li, anche e soprattutto dall estero» Goo gle». «È ovvio che per realizzare tutto ciò occorre una fattiva collaborazione da parte di tutti. Come Camera di Commercio», precisa il presidente Torreggiani, «agiremo nel momento in cui si insedieranno le aziende. Avere a disposizione ambienti che contemplano server comuni consentirà di abbattere i costi e la presenza gratuita della polizia postale garantirà la sicurezza informatica». Torreggiani fa un passo ulteriore: «Gli spazi dovranno essere disponibili a prezzi bassissimi così da favorire le nuove imprese». Cittanova 2000, intanto ha già uno skyline: un primo investimento di 60 milioni di euro per metri quadrati di verde e cemento; due torri di soli uffici da 24 piani ciascuna e alte 80 metri. Sono questi i numeri di uno dei progetti più rilevanti per la Modena del futuro che tra viale Virgilio, viale Ovidio e via Viazza di Ramo donerà un volto inedito al comparto industriale. Un futuribile polo tecnologico progettato da Tiziano Lugli e presentato in Camera di Commercio lo scorso novembre. E reso possibile da un pool di imprese edili associate ad hoc (Consorzio cooperative costruzioni, Coo pe ra - tiva di Costruzioni, Cmb di Carpi, Cesa costruzioni, Consorzio imprenditori edili) con il contributo di soggetti privati. In vetro e con ombreggiamento integrato, ogni torre potrà vantare due piani interrati dotati di 400 posti auto (all esterno ve ne saranno altrettanti 400) e al piano terra troveranno posto una sala conferenze di 200 metri quadri e uffici a «Dopo l acquisizione di Nps, abbiamo un fortissimo legame con il territorio», spiega Stefano Bossi, direttore generale di Vem Sistemi. «Modena oggi è una nostra priorità e saranno i prossimi investimenti a dimostrarlo. Nel frattempo stiamo pensando a crescere ancora» tempo di circa metri quadri l uno, oltre a un bar, un ristorante, un centro fitness e altri servizi. I piani superiori, da destinare alle aziende e dotati di ogni confort tecnologico, partono da metri quadri fino a 400 nei piani più alti. Circonderà gli edifici un enorme par co di ben metri quadrati, le cui attrazioni principali saranno rappresentate da un asilo e da una scuola materna. Fa vorevole il presidente di Confindustria Modena Pietro Ferrari: «Il pro - getto oggi può suscitare perplessità, ma il mondo va avanti e Mo dena per quanto concerne le esportazioni a livello europeo, ancora primeggia. Occorre anticipare le tendenze e trovare nuove eccellenze in cui competere». E per il progetto Confindustria Modena ha messo a disposizione euro. Tecnologia Il futuro delle imprese è sulla «nuvola» Si stima che entro il 2012 l It sarà annoverata tra i primi tre fattori di successo delle migliori aziende: parola di Paolo Valcher, direttore Innovazione e sviluppo territoriale Microsoft Italia, che nel report 2010 dato titolo «Tecnologie dell informazione per le imprese e il territorio. L innovazione in Emilia-Romagna» svela il vero volto del cloud computing. «Le tecnologie informatiche hanno conosciuto diverse epoche. Oggi si annuncia un nuovo cambio di paradigma che va sotto il nome di cloud computing. Significa gestire le proprie attività esternamente, ossia online, invece che in loco attraverso una propria infrastruttura. Anni fa, la rete veniva molto spesso rap presentata come una nu - vola (cloud), una sorta di gigantesco etere nel cielo. Una buo na metafora: attualmente i dati e i programmi non devono necessariamente risiedere su un server presso la sede di un impresa; possono infatti essere memorizzati su Internet o, come si suol dire, in the cloud. I vantaggi non sono pochi. Per prima cosa, tali servizi online vengono erogati da operatori esperti in grado di gestire tutta l architettura informatica. Consentono inoltre di beneficiare di servizi It di solito riservati alle grandi or - ganizzazioni. Esistono già versioni online delle più diffuse applicazioni: posta elettronica, sistemi per la gestione e condivisione dei documenti, archiviazione, portali e soluzioni per la gestione delle relazioni con i clienti (Crm) e con i cittadini. Questo approccio permette di ri - durre i costi, soprattutto iniziali, ma anche quelli di supporto e manutenzione». L azienda o ente pubblico che sceglie una soluzione di tipo cloud dispone delle versioni più aggiornate del software e non necessita di supporto It per l aggiornamento. È inoltre possibile gestire dati sensibili in completa sicurezza senza doversi dotare di costose dotazioni hardware. Il tutto viene infatti gestito dal provider che offre il servizio. Il personale interno può lavorare su documenti e applicazioni da qualsiasi postazione connessa a Internet, in ufficio, in viaggio oppure anche da casa. «È un trend che si sta imponendo», conclude Valcher, «perché permette di tradurre in costi operativi correnti in gen ti somme in precedenza allocate in conto capitale. Non è un opportunità che si annuncia per domani: il cloud computing è disponibile già oggi per aziende e organizzazioni di ogni dimensione». 60 OUTLOOK OUTLOOK 61

4 Settori «Il polo Ict è un progetto importante, anche per fornire visibilità e creare le migliori con dizioni alle imprese dell Ict», spiegano Paolo Cavicchioli e Sergio Muratori Casali, fondatori di Ebilling. «Occorre però una verifica della do manda effettiva di spazi che le imprese possono assorbire» Il mercato Ict in Italia vale 60 miliardi di euro di cui 18 spesi in soluzioni e servizi It. Una cifra in gran parte spartita tra le multinazionali estere. «Occorre una nuova politica industriale nazionale, che è stata del tutto latitante negli ultimi 40 anni», ricorda Massimo Bruni, caposezione Telecomunicazioni e Informatica di Confindu stria Modena spensabile conoscersi meglio e comprendere più a fondo le reciproche esigenze». Sebbene infatti i corsi di laurea si stiano evolvendo in relazione alle necessità imprenditoriali, dare per scontata un efficace sinergia tra ateneo e industria appare prematuro. «Sino a oggi ab biamo lavorato soprattutto con realtà estranee al - l ambito Ict», ammette la referente scientifica delle piat - taforme Ict dell Emilia-Romagna. Ma quante sono le imprese a Modena che seppur or - bitanti in un campo «fortemente immateriale» sono in grado di rivendicare il ruolo di artigiane della conoscenza? aziende, addetti, 200 milioni di fatturato all anno: questi i numeri relativi al settore dell information and communication technology in provincia di Modena. «Credo che nel conteggio siano comprese an che un numero consistente di partite Iva. Su un mi gliaio di società infatti solo una decina vantano un giro d affari superiore a dieci milioni di euro», puntualizza Massimo Bruni, numero uno di Ats, gruppo specializzato tanto nella realizzazione di infrastrutture di rete e di sistemi network security quanto nella fornitura di piattaforme network management, e caposezione del set tore Telecomunicazioni-Informatica di Confindu - stria Modena. «Ats nasce come secondo progetto di stam po familiare in ambito Ict. Mio padre Giordano fon dò infatti una prima società nel 1976 poi venduta nel 1993 a una multinazionale svizzera». Forte di un fat turato 2010 pari a 27 milioni di euro, in crescita del 50 per cento rispetto all anno precedente, da oltre un decennio Ats soddisfa le richieste dei colossi della telefonia e le esigenza delle pubbliche amministrazioni. Recentissimo lo sbarco a New York grazie alla controllata Ats Inc. «La sfida inizia adesso. Il mercato Ict, cresciuto a dismisura negli an ni Novanta e nei primi anni Duemila, è infatti cambiato in modo definitivo. Troppi attori sulla scena han - no portato dal 2005 in poi a una sorta di gelo. La con - correnza si rivela ogni giorno più serrata e questo au - menta la pressione sulla redditività. È evidente che non c è più spazio per tutti. La selezione da parte dei clien ti che pretendono standard di qualità e di organizzazione sempre più elevati non fa sconti. Il mercato Ict in Italia vale 60 miliardi di euro di cui 18 spesi in soluzioni e servizi It. Purtroppo sono le multinazionali estere, in primis Ibm e Hp, a spartirselo. Occorre una nuova politica industriale nazionale, del tutto latitante negli ultimi 40 anni. Bisogna puntare alla crescita dimen sionale». Opinione condivisa da Stefano Bossi, direttore generale di Vem Sistemi, azienda forlivese leader nelle fornitura e progettazione di soluzioni di infrastruttura di rete e data center, convinto che nessuno possa restare immune a una sorta di selezione darwiniana, che porterà a un ulteriore consolidamento del settore dove «il grande e il medio mangeranno il piccolo». Dopo l acquisizione nel luglio del 2010 della modenese Nps, Vem Si - stemi ha stretto un fortissimo legame con il territorio. «Modena è oggi una nostra priorità e saranno i prossimi investimenti a dimostrarlo. Nel frattempo stiamo valutando ulteriori dossier di acquisizione». Crescere in modo sostenibile in un momento di crisi per non perdere terreno. Ecco dunque la strategia di Vem Sistemi che, nata a Forlì a metà degli anni Ottanta, oggi vanta quattro sedi in Italia, 120 dipendenti, un fatturato di quasi 25 milioni di euro e una solidità patrimoniale di tutto rispetto rappresentata anche dall assenza di in - de bitamento finanziario. Chi invece sembra pronto a difendere a spada tratta il valore aggiunto delle imprese di minori dimensioni è Cristiano Benassati, anima e cuore di Qonsult, azienda di Formigine che, con un giro d affari pari a cinque mi - lioni di euro, sin dagli esordi è scesa in campo allo scopo di diffondere l innovazione tecnologica nell ambito del - le pmi. «Il nostro è un settore fatto anche e soprattutto di piccole realtà imprenditoriali all avanguardia, forti di competenze specifiche. E che tali devono rimanere. Il rischio è infatti di perdere la propria peculiarità. I nol - tre, per sostenere dimensioni ragguardevoli, occorre una cultura adeguata che coinvolga istituti bancari e in vestitori privati. E che, in una provincia tut ta votata alla manifattura, è senza dubbio venuta meno. So prat - tutto negli anni Novanta, momento d oro per l Ict, ma occasione persa per l amministrazione pubblica che nep - pure ha finto di crederci e si è dimostrata inabile nel ge - nerare cultura d impresa». «Per parare i colpi del la re - cente crisi e incrementare l attività», puntualizza Be - nassati, «ci siamo messi in rete con altre imprese com - pensando il calo della richiesta di prodotti tradizionali con l aumento di nuovi progetti. Già presenti in Bul - garia e Romania, contiamo infatti di espanderci ulteriormente all estero, obiettivo al momento impraticabile senza il supporto del contratto di rete». Nata nei pri - mi anni 90, figlia di un intuito universitario che nel la digitalizzazione della gestione dei sistemi di qualità ha individuato la propria concreta attuazione, oggi Qon sult vanta un invidiabile competenza nell ambito del Bu si - ness Process Management. Una competenza ri ver sata nel software MyQuipu Bpm, soluzione proprietaria a - dot tata tanto in Italia quanto all estero. «L aspetto pa - radossale è che più di una volta ci è capitato di vendere ad aziende modenesi tramite partner milanesi. Questo significa essere sottovalutati in casa propria». Ma il seme della consapevolezza istituzionale, seppure forse in ritardo, sembra sia stato piantato. «L Ict rappresenta l elemento chiave per la crescita della produttività in molti Paesi e in molti settori dell economia». L Ict rappresenta un elemento strategico per l'industria, grazie alla sua capacità di incrementare l innovazione organizzativa. Innovazione non so lo interna, ma anche nel rapporto tra imprese lungo la filiera, favorendo i processi di integrazione e di gestione a monte e a val le Così si esprimeva nel 2010 l allora presidente di Con - findustria Emilia-Romagna Anna Maria Artoni. «L im - portanza dell Ict nelle dinamiche di evoluzione dell industria assume particolare rilevanza in rapporto al te - ma dell innovazione organizzativa. Innovazione non so - lo interna, ma anche relativa al rapporto tra imprese lun go la filiera di cui l Ict è in grado di favorire i processi di integrazione e di gestione efficiente a monte e a val - le. Come? Connettendo i committenti (subfornitori) con il mercato e favorendo un corretto flusso di informazioni in entrambe le direzioni». Si auspica quindi la «de - mocratizzazione della tecnologia», non più esclusivo ap - pannaggio di grandi gruppi ma a disposizione di enti lo - cali e pmi. «Le piccole e medie imprese devono poter usufruire dei servizi seguendo quelle che sono le loro esigenze», com menta Emilio Galavotti, direttore comunicazione, strategie e qualità di Acantho, società di telecomunicazioni controllata per l'80 per cento da Hera. Grazie a una propria rete in fibra ottica lunga tremila chilometri e diffusa in modo capillare in tutta la regione, A - cantho offre servizi integrati a banda larga e soluzioni ad hoc nell'ambito della sicurezza, trasmissioni di dati, voce e video. «Abbiamo diversificato le modalità di ac - cesso alla rete e con i servizi a valore aggiunto erogati dalla server farm occupiamo un mercato a tutto tondo. Rete proprietaria in fibra ottica e Hiperlan con le due 62 OUTLOOK OUTLOOK 63

5 Settori Information and communication technology server farm rappresentano gli asset principali della so - cietà. Ci consentono infatti di tenere testa alla concorrenza. Inoltre la volontà di focalizzare la nostra attenzione sulle esigenze delle piccole e medie imprese si è rivelata vincente». Pmi che di contro, vuoi per una questione culturale o vuoi per una scarsità di risorse quasi endemica, appaiono ancora poco reattive. Secondo l ultimo rapporto dell Associazione nazionale informatica (Anitec), negli ultimi 15 anni l economia digitale ha pro - dotto in Italia posti di lavoro e ha contribuito al 2 per cento del Pil. Cifre che a fronte dei risultati ot - tenuti dai maggiori Paesi europei (in Francia più del 3 per cento, per Regno Unito e Svezia oltre il 5 per cento) risultano un tantino deludenti. Così come non conforta sapere che per ogni posto di lavoro cancellato sono stati creati 1,8 nuovi impieghi, di fatto ben poca cosa rispetto alla media di 2,6 realizzata dai Paesi più industrializzati. A determinare in negativo la differenza sembra sia la minore capacità di creare occupazione digitale da parte delle piccole e medie imprese italiane. Inoltre in Emilia- Romagna la percentuale di aziende propense a migliorare il proprio business attraverso l uso di strumenti It ancora non supera il 3 per cento. «Le città, proprio come le persone, cambiano con il pas sare degli anni. Ogni sistema a rete necessita oggi del supporto dell Ict», ammonisce l assessore regionale Muz zarelli. «Reti d impresa certo, ma anche le reti dei servizi pubblici e privati, dei sistemi di governance e, co - me è ovvio, delle comunicazioni. Motivo per cui la co stru - zione di poli Ict per noi rappresenta un progetto strategico. Al di là delle economie di scala, per Modena avere un polo di questo genere significa potere contare su un cuore pulsante capace di irradiare i propri effetti su tutto il territorio limitrofo». E forse significa anche riappropriarsi dell occasione mancata negli anni No vanta. Prevista per l estate 2014, l area Ict di Cittanova 2000 sorgerà a due passi dal casello autostradale di Modena Nord, a un tiro di schioppo dai padiglioni fieristici di via Virgilio, con metri quadri per ospitare aziende. E se l amministrazione pubblica, già proiettata con il pensiero alle probabili ricadute positive sulla provata economia del territorio, sostiene il progetto, gli imprenditori protagonisti del digitale non na scondo lo scetticismo di chi teme l ennesima cattedrale nel deserto. «Non creiamoci degli alibi», è però il monito di Bruni. «Sta a noi abbandonare la diffidenza e presentare le nostre proposte. È una grande opportunità ma se l abbandoniamo nelle mani del pubblico e non par tecipiamo in prima persona, può risolversi in una delusione». «Il polo Ict rischia seriamente di essere ridotto a un progetto immobiliare. Il vero patrimonio industriale di Rispetto ai principali Paesi europei, l Italia fatica a sfruttare le opportunità di crescita dell Ict. È ancora scarsa la capacità di creare occupazione digitale da parte delle pmi. Ad esempio, in Emilia-Romagna la percentuale di aziende propense a migliorare il proprio business attraverso l uso di strumenti It non supera il 3 per cento un azienda informatica, immateriale per natura, non è una bella sede. D altra parte, la politica (locale e na - zion ale) non ha mai considerato il nostro settore come trainante e dunque, talvolta, ne ignora le caratteristiche e i meccanismi. L obiettivo non deve essere quello di riunire in unico spazio tutte le aziende Ict del la provincia, quanto piuttosto di catalizzare e attirare cer vel li, anche e soprattutto dall estero», afferma An drea Me - legari, vicepresidente di Expert System. «Im pol lina zio - ne incrociata (il polline di una pianta è trasportato sul lo stigma di un fiore di un altro individuo della stessa spe cie): ecco la parola d ordine. Ossia mettere in campo le esperienze e puntare a creare le migliori condizioni per realizzare un ecosistema fortemente caratterizzato da un mix di competenze e prospettive diverse. Così na - sco no tutte quelle applicazioni che spostano i confini del lo sviluppo. Non è qualcosa di nuovo, anzi si verifica in molte imprese del nostro settore». Il commento è au - torevole: Expert System ha sviluppato sulla base di una vera tecnologia semantica soluzioni per ogni ambito pro duttivo, e con i suoi 110 collaboratori non ha eguali al mondo per qualità di software se mantici. «Per noi l in - novazione è uno stato mentale. Ne gli ultimi quattro an - ni», rivela Melegari, abbiamo investito oltre dieci milioni di euro in ricerca, ovvero il 20 per cento del nostro fat - turato». Ne hanno macinata di strada gli ex «ragazzini» impudenti appassionati di informatica che nel 1994, in un anonimo garage di via Nobili, grazie al controllo ortografico e grammaticale della lingua italiana, si aggiudicarono come cliente il magnate Bill Gates di Mi - crosoft. Dicasi lo stesso per Ebilling, nata nel 2001 come provider di servizi e diventata uno dei principali operatori na zionali nella creazione, distribuzione multicanale e conservazione sostituitiva dei documenti. «Il polo Ict? Si tratta di una operazione importante di cui auspichiamo il compimento anche per fornire visibilità e creare migliori con dizioni alle imprese dell Ict. Le facility previste a sup porto delle imprese sono fondamentali, in particolar modo l asilo. Ciò premesso ritengo si tratti di una operazione industriale che, anche per le dimensioni che presenta, necessita di una verifica puntuale circa la do manda effettiva di spazi che le imprese possono assorbire in relazione ovviamente alle condizioni economiche di accesso». Un commento dai toni misurati quello di Paolo Cavicchioli, che in tandem con Sergio Muratori Casali regge le sorti di un azienda il cui fatturato è cresciuto del 150 per cento in soli sei anni, fino a raggiungere i 15 milioni di euro, il cui 15 per cento viene stabilmente investito in ricerca, sviluppo e formazione, tanto da rivendicare in tal senso una collaborazione di lunga data con l ateneo modenese. «Operando in un ottica di servizio, abbiamo risentito della crisi prevalentemente di riflesso. Però i nostri clienti, principalmente operatori bancari e leader di mercato nel settore delle telecomunicazionie delle utility, mostrano grande attenzione alla qualità ma altrettanto alla riduzione progressiva dei co sti». «Quali sono le nostre strategie per restare com petitivi? Un apertura sempre maggiore verso i mer cati esteri, in primis Eu ropa e Stati Uniti. Inol tre l offerta di innovazione continua nella business com - mu nication», aggiunge il cofondatore di Ebilling Ser gio Mu ratori Casali. «E questo a vantaggio del cliente che po trà ri durre i costi, beneficiare di un time to market sem pre più efficace e in più migliorare la propria im - magine a zien dale». Una proposta quella firmata Ebil - ling che sod di sfa l intero ciclo di vita dei documenti. «Negli ultimi tre anni abbiamo rivisto tutte le regole e ci siamo buttati sull open source. Questo, se da un lato ha permesso ai clienti di risparmiare senza dovere bloccare gli investimenti, dall altro ha fatto crescere l azienda al ritmo di due cifre. Oggi sfioriamo i due milioni e mez zo di fatturato»: parole di Marco Chan, responsabile commerciale di Tel&Co, società di consulenza informatica nata nel 1998 e che oggi nell outsourcing dei servizi Ict individua la propria ragione d essere, sempre al l insegna della competitività. «A Le at tività legate al cloud computing in tutto il mondo ag giun geranno otto miliardi di dollari di ricavi alle economie locali entro il In Europa grazie a questi servizi si otterrà un incremento del Pil e la creazione di oltre nuove aziende e un milione di nuovi posti di lavoro in tut ti i settori che usano l It Modena siamo una del le poche realtà, forse l unica, ad avere sviluppato un servizio in cloud, cioè pay-peruse, dedicato alla piccola im presa. Il cliente paga solo ciò che utilizza senza investire sull infrastruttura». È la ricetta di Chan, cinese di Hong Kong e modenese da una vita, per anticipare non soltanto la crisi, ma anche e soprattutto i tempi. «Le at tività legate al cloud computing in tutto il mondo ag giun geranno otto miliardi di dollari di ricavi alle economie locali entro il In Europa, oltre a un incremento di prodotto interno lordo pari allo 0,3 per cento», sti ma Pietro Scott Jovane, amministratore delegato di Mi crosoft Italia, «il cloud potrà creare più di nuove aziende e oltre un milione di nuovi posti di lavoro in tut ti i settori che usano l It». «Nel nostro am biente bisogna es sere sempre avanti di un quinquennio. È indispensabile attirare i giovani con strumenti opportuni di assunzione o collaborazione, farli vivere bene, costruire l ambiente, insomma. In questo purtroppo il nostro territorio, che per competenza manifatturiera non è secondo a nessuno, non ci aiuta. Non esiste infatti una vera politica di It», insiste Chan, dando conto di una difficoltà a ve dere ascoltate le esigenze del settore. «Non esiste movimento, le start-up stentano a prendere piede. E la stessa Università, con cui non ne go che vi siano ottimi rapporti, fatica a essere pronta per questo tipo di modello». 64 OUTLOOK OUTLOOK 65

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