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1 pag. SOMMARIO ISSN SLOV IT Anno XIV N 2 (172) 29 febbraio 2012 Quindicinale di informazione - Spedizione in abbonamento postale 45% - art. 2, comma 20, lettera b - L. n. 662 del 23/12/ Filiale di Udine - Direttore responsabile Giorgio Banchig - Traduzioni di Luciano Lister e Ilaria Banchig - Direzione, redazione, amministrazione: Borgo San Domenico, n C.P Cividale del Friuli (UD) - Tel e fax internet: Stampa Gori Pierpaolo - sede: via D. Failutti, 4/ Zugliano - Registrazione Tribunale di Udine n. 3/99 del 28 gennaio Una copia euro 1,00 Sloveni in Italia Bollettino di informazione/informacijski bilten Slovencev v Italiji ROMA - RIM «Tutela delle minoranze, medicina contro i nazionalismi» Il presidente della Repubblica nella Giornata del ricordo PORZUS - POR#INJ Il presidente Napolitano incontri gli sloveni IL COMMENTO Bruno Vespa e le foibe La foto dell esecuzione degli sloveni non è un semplice errore giornalistico LETTERATURA Vocazione di un servo inutile L approfondita analisi del card. Ravasi del romanzo di A. Rebula «Notturno sull Isonzo» tradotto in italiano CIVIDALE - #EDAD Radicati nel luogo d origine, con sguardo verso il futuro La celebrazione centrale della Giornata della cultura slovena GORIZIA - GORICA Celebrati i 50 anni del Centro culturale Lojze Bratu SAN PIETRO AL NAT. - ŒPIETAR Alla bilingue iscritti 229 bambini e ragazzi SAN PIETRO AL NAT. - ŒPIETAR L assessore regionale De Anna: bilinguismo straordinaria opportunità VALLI DEL NATISONE - NEDIŒKE DOLINE Fa breccia l idea della zona franca lungo l intera fascia confinaria VALLI DEL NATISONE - NEDIŒKE DOLINE Un manipolo di sindaci non vuole l Unione dei comuni della Slavia KOBARID - CAPORETTO Perché Kavs non ha portato a termine l attentato contro Mussolini?

2 Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nella Giornata del ricordo ROMA RIM «Tutela delle minoranze, medicina contro i nazionalismi» «Guardiamo sia a quanti in passato hanno sofferto, sia ai giovani, che aspettano nuovi gesti di riconciliazione» U na visione comune europea è un mezzo efficace nella lotta contro il nazionalismo, una medicina contro le tendenze nazionaliste, ma anche una tutela delle minoranze nazionali. Durante la cerimonia ufficiale di ieri ( ), vigilia della Giornata del ricordo delle foibe e dell'esodo degli italiani dall'istria, il presidente Giorgio Napolitano ha posto l'accento sul futuro, sebbene abbia sottolineato che non si debba dimenticare il tragico passato, affinché non si ripeta mai più. Il presidente, nel suo discorso al Quirinale, ha dedicato grande attenzione ai rapporti tra Slovenia e Croazia, ha annunciato la sua visita in Friuli- Venezia Giulia, durante la quale renderà omaggio al monumento delle vittime dell'eccidio di nella Slavia friulana. Napolitano, nonostante tutti i problemi economici, crede fermamente nell'europa e nella sua forza di unione ed anche nella lotta contro il nazionalismo. Ha ricordato, in particolar modo, il suo incontro dell'anno scorso, a Pola, con il presidente croato Ivo Josipoviæ e con la comunità italiana del luogo. Gli è rimasto molto impresso nella memoria anche l'incontro fra i tre presidenti, avvenuto a Trieste nel luglio del Secondo Napolitano, l'italia, la Slovenia e la Croazia devono guardare sia a quelli che in passato hanno sofferto, ma allo stesso tempo anche ai giovani, che aspettano nuovi gesti di riconciliazione. Il presidente ha espressamente citato le tragiche divisioni tra le persone, che hanno lottato contro il nazifascismo, riferendosi agli avvenimenti di Porzûs. Visiterà questo luogo su invito del presidente Renzo Tondo e degli altri organi regionali. Il ministro per la Collaborazione internazionale, Andrea Riccardi, ha detto che le vittime delle foibe e la sofferenza, che hanno dovuto subire gli abitanti di Istria, Dalmazia e Friuli-Venezia Giulia, non devono essere dimenticati. Quei fatti, però, oggi, li abbiamo alle spalle, ha sottolineato Riccardi, secondo cui le idee nazionaliste sono molto pericolose. Quest anno la presidenza della Repubblica ha invitato lo storico triestino Raoul Pupo a tenere la lezione sui tragici avvenimenti che, nel secolo scorso, hanno segnato il confine orientale. (Primorski dnevnik, ) Dal discorso del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano «Dopo aver ricordato che si tratta della sesta celebrazione del giorno del ricordo il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha proseguito: «credo di poter dire che di anno in anno abbiamo sempre arricchito di nuovi punti di vista e di nuovi accenti la scelta della memoria e dell'omaggio che il Parlamento ha voluto sancire per legge. Ci siamo riusciti grazie a molti contributi di qualità, e per tutti vorrei ricordare quello che per primo ci diede una splendida persona, il caro amico scomparso Senatore Paolo Barbi. Ora, prima di svolgere qualche breve considerazione, desidero anzitutto rinnovare il profondo sentimento di vicinanza e di solidarietà mio personale e delle Istituzioni repubblicane ai famigliari che sono con noi oggi delle vittime delle orrende stragi delle foibe e ai rappresentanti delle Associazioni che coltivano la memoria di quella tragedia e dell'esodo di intere popolazioni. Impegnarsi a coltivare la memoria e a ristabilire la verità storica è stato giusto e importante. Si è posto fine a "ogni residua congiura del silenzio come già dissi lo scorso anno a ogni forma di rimozione diplomatica o di ingiustificabile dimenticanza rispetto a così tragiche esperienze". Dopo l'evento di Trieste del luglio 2010 il concerto della riconciliazione insieme ai Presidenti sloveno e croato lo scorso anno ho incontrato a Zagabria e poi a Pola il Presidente croato. L'incontro si è concluso con una dichiarazione congiunta che, richiamando i valori comuni, afferma: "In ciascuno dei nostri Paesi coltiviamo come è giusto la memoria delle sofferenze vissute e delle vittime e siamo vicini al dolore dei sopravvissuti a quelle sanguinose vicende del passato. Nel perdonarci reciprocamente il male commesso, volgiamo il nostro sguardo all'avvenire che con il decisivo apporto delle generazioni più giovani vogliamo e possiamo edificare in un'europa sempre più rappresentativa delle sue molteplici tradizioni e sempre più saldamente integrata dinanzi alle nuove sfide della globalizzazione". Ora come ha sostenuto il Prof. Pupo nella sua bella e approfondita relazione "le diverse memorie di frontiera cominciano a conoscersi e a rispettarsi, nella loro insopprimibile soggettività". Anche così si salda una frattura storica, ci si incontra nel comune destino europeo. Va dunque colta la suggestione del Prof. Pupo che ci invita ad affrontare quella che ha definito la "parabola drammatica dell'italianità adriatica" all'interno di una visione storica più larga, che ci consenta di penetrare in tutta la loro complessità le contrapposizioni e lacerazioni che le nostre aree di confine hanno vissuto nella fase conclusiva della II Guerra mondiale e subito dopo. E tra i drammi di quel tormento storico ci furono perfino conflitti, che ebbero un costo atroce di vite umane, tra le formazioni partigiane che combatterono dalla stessa parte contro il nazifascismo. Sì, serve ricordare anche per ripensare a tutti i fatali errori al fine di non ripeterli mai più. In questa prospettiva e con questi sentimenti è mia intenzione, in una prossima già programmata visita in Friuli, rendere omaggio alle vittime dell'eccidio di Porzûs. Ci avviamo, come sapete, alla conclusione delle celebrazioni del Centocinquantenario dell'unità d'italia, e voglio in questa sede ringraziare per la loro presenza a Roma in quella occasione i Presidenti della Slovenia e della Croazia che hanno voluto così testimoniare la loro amicizia per il nostro Paese e la loro adesione ai princîpi e valori democratici su cui poggia la costruzione europea. È la visione europea che ci permette di superare ogni tentazione di derive nazionalistiche, di far convivere etnie, lingue, culture e di guardare insieme con fiducia al futuro. È in Europa che dobbiamo trovare nuovi stimoli, facendo leva anche sulle minoranze che risiedono all'interno dei nostri Paesi e che costituiscono nello stesso tempo una ricchezza SLOVIT N 2 del 29/2/12 pag. 1

3 da tutelare, un'opportunità da comprendere e cogliere fino in fondo. Lo dobbiamo tanto alle generazioni che hanno sofferto nel passato quanto alle nuove, cui siamo in grado di prospettare società più giuste e più solidali, capaci di autentica coesione perché nutrite di senso della storia, ricche di una travagliata e intensa esperienza di riconciliazione e di un nuovo impegno di reciproco riconoscimento». (www.quirinale.it) Il presidente Napolitano incontri gli sloveni PORZÛS POR#INJ La prossima visita del capo dello Stato alle malghe di Topli uorh è un ottima occasione Topli uorh (cima calda) è il vero nome della località in comune di Faedis passata tristemente alla storia sotto il nome di Malghe di Porzûs dopo l'eccidio dei partigiani «bianchi» della brigata Osoppo da parte dei commilitoni «rossi», avvenuto il 7 febbraio È una delle pagine più nere della resistenza italiana. Giorgio Napolitano ha annunciato una sua prossima visita ufficiale (si è parlato di domenica 6 maggio, ma per quel giorno sono state fissate le elezioni amministrative) per rendere omaggio a quelle vittime. Il presidente della Repubblica sarà, dunque, nella Slavia per un gesto che va inserito nel lugimirante processo di «purificazione della memoria» al fine di consolidare le prospettive di pace, convivenza e collaborazione tra popolazioni vittime delle tre nefaste ideologie: nazionalismo, fascismo e comunismo, che hanno insanguinato questo crocevia d'europa nella prima metà del ventesimo secolo. L'occasione è, di conseguenza, quella giusta perché il capo dello Stato incontri la comunità slovena della provincia di Udine sul suo territorio di insediamento storico e le renda omaggio. Infatti proprio essa ha vissuto ingiustamente sulla propria pelle le conseguenze politiche dei fatti di 67 anni fa, dato che l'eccidio di Topli uorh è stato spesso strumentalizzato per non riconoscere i diritti degli sloveni delle valli del Torre e del Natisone. Il faccia a faccia con Napolitano è stato caldeggiato anche dal consiglio direttivo della Confederazione delle organizzazioni slovene (Sso). Ora sarebbe opportuna una richiesta ufficiale di entrambe le associazioni più rapprensentative della minoranza, la stessa Sso e la Skgz. L'incontro rappresenterebbe, tra l'altro, la logica conseguenza di quanto detto dal presidente nello stesso discorso in cui ha annunciato la visita alle malghe. «È la visione europea ha affermato lo scorso 9 febbraio che ci permette di superare ogni tentazione di derive nazionalistiche, di far convivere etnie, lingue, culture e di guardare insieme con fiducia al futuro. È in Europa che dobbiamo trovare nuovi stimoli, facendo leva anche sulle minoranze che risiedono all'interno dei nostri Paesi e che costituiscono nello stesso tempo una ricchezza da tutelare, un'opportunità da comprendere e cogliere fino in fondo». SLOVIT N 2 del 29/2/12 pag. 2 J. H. (Dom, ) Ci vuole uno scossone alla coscienza sporca L OPINIONE Il sindaco di Tarvisio, Renato Carlantoni, ha chiesto al presidente Napolitano, che in primavera salirà alle malghe di Porzus, di fare una puntata a Tarvisio per omaggiare i morti di Malga Bala nelle vicinanze di Bovec, cioè in Slovenia dove, il 25 marzo del 1944, furono trucidati dai partigiani titini 12 carabinieri della Repubblica di Salò che, per volontà dei tedeschi, erano stati messi a custodia della centrale elettrica sottostante la miniera di Rajbl. Negli stessi luoghi, qualche mese prima, per vendicare la morte di un soldato, le SS avevano ammazzato tutti gli uomini che erano riusciti a scovare (16 in tutto) e avevano bruciato coi lanciafiamme quanto stava attorno: paesi e case, anche con gente dentro. Cosa sia accaduto realmente a Malga Bala non è affatto definito perché vi sono versioni opposte. Quella accreditata da parte italiana evoca fatti di un'atrocità incredibile da parte dei partigiani titini, che, comunque, non facevano distinzioni tra fascisti e nazisti ugualmente occupatori, spietati anche coi civili. Il problema è che in questi come in altri eccidi le parti contrapposte non tentano nemmeno di ammettere le proprie responsabilità, quando non travisano deliberatamente fatti e documenti (come è avvenuto a «Porta a porta» di recente, quando una foto che ritraeva militari italiani che sparavano su civili sloveni è stata usata per affermare il contrario). Inutile parlare di superamento di tensioni e conflittualità quando si travisa la verità e si dimenticano le ragioni della controparte. Tanto più che in guerra è impossibile distinguere tra buoni e cattivi, perché è pura cattiveria la guerra stessa. Si può solo dire che non furono i croati o gli sloveni ad invadere l'italia. Comunque le due ricorrenze che si vorrebbe affiancare alla visita presidenziale, atroci di per sé, a mio parere han ben poco in comune, se non l'intenzione neppure tanto celata di mettere sullo stesso piano tutte le vittime italiane morte ammazzate a ragione o a torto. Porzus, rappresenta un «tradimento» tra partigiani italiani, Garibaldini e Osovani, che combattevano il comune nemico nazifascista, seppure con finalità diverse. Per quanto riguarda Malga Bala, se a qualcuno, che volesse ricercare un minimo di verità, venisse in mente di consultare in internet «Santa messa per i miei fucilati», diario di guerra di don Pietro Brignoli, cappellano militare al seguito delle truppe italiane alla «conquista dell'est», si farebbe un'idea meno idilliaca dell'efferatezza sistematica perpetrata sul territorio di conquista. La serie di fucilazioni sommarie e di incendi di villaggi è raccontata, per la loro inesorabile sequenza, quasi senza raccapriccio, quando il prete stesso doveva raccomandare ai plotoni d'esecuzione nel loro inumano mestiere: «Vi prego, sparate per uccidere!». Don Pietro era «uno» dei cappellani e seguiva il «suo» reparto, scriveva il «suo» diario. Proviamo ad allargare su tutto l'esercito, sapendo che i comandanti inviavano ordini come: «Si ammazza troppo poco!». Giustamente don Brignoli scriveva del «perverso sistema di mandare all'altro mondo i cristiani come se, anziché di uomini, si trattasse di ragni». Chi legge e ne cita le parole d'implicita accusa? Non ci fu Norimberga per i comandi militari italiani e passò nel silenzio questo e altro, ed ora si tende a «ricordare»

4 solo ciò che non rimorde. Napolitano faccia ciò che ritiene opportuno, ma sarebbe giusto che desse uno scossone alla coscienza sporca di molti e una spinta a che venissero rese pubbliche anche le pagine atroci riferite da chi stava dall'altra parte. Riccardo Ruttar (Dom, ) Foibe ed esodo, a ognuno le proprie responsabilità L OPINIONE Il «Giorno del ricordo» in memoria delle vittime delle foibe e dell'esodo giuliano-dalmata si è regolarmente celebrato il 10 febbraio. «Fu una barbarie basata su un disegno annessionistico slavo che assunse i sinistri connotati di una pulizia etnica», disse Giorgio Napolitano nella celebrazione del Non oso contraddire il Presidente, tuttavia non si può esaurire il problema del confine orientale del periodo bellico e post bellico di allora in una frase. Ho seguito con attenzione diverse trasmissioni televisive e radiofoniche che avevano per tema il Giorno del ricordo ed ho avuto la netta sensazione che, nella scelta degli argomenti e delle persone intervistate, il mondo giornalistico tralasciasse come pleonastici gli argomenti che avrebbero potuto gettare uno sguardo sulle vere, complessissime ragioni che hanno portato alle atrocità denunciate. Ho avuto l'impressione che il «Giorno del ricordo» così come l'ho visto e sentito presentare, dibattere, rievocare, dimenticasse il contesto storico dei fatti, come se i carnefici fossero ancora vivi (qualcuno lo è) e identificabili al presente; come se il «reo» esistesse ancora. Non mi pare il modo giusto per creare quello che tutti han ripetuto come necessità, vale a dire il superamento della colpevolizzazione e l'avvio di un reale affratellamento nell'unione europea del Tra le altre fonti informative di cui dispongo, sono andato a rileggermi le 28 pagine di un documento purtroppo sconosciuto che avrei voluto che qualcuno dei conduttori radiotelevisivi avesse almeno citato. Si tratta della «Relazione della commissione storico-culturale italo-slovena sui rapporti tra Italiani e Sloveni dal 1880 al 1956, pubblicata da «Slovit» nel maggio del 2001, dopo che era stata resa pubblica da parte slovena e ignorata in Italia. Una commissione di sette storici ed esperti di parte italiana si era confrontata, con spirito di onestà intellettuale, con una equipollente di parte slovena a partire dal lontano Vero è che non si possono riassumere 75 anni di storia in 28 pagine, ma altrettanto vero è il fatto che quelle affermazioni di fondo concordate vanno prese come schema interpretativo dei fatti nel loro susseguirsi di azioni e reazioni. È fuorviante soffermarsi alla visione ed all interpretazione dei fatti solo dal proprio punto di vista, senza dare la giusta importanza anche alle ragioni dell'altro. Tanto per dire, se il maresciallo Tito (nella foto in alto) venisse posto nella sua vera luce di dittatore spietato, si vedrebbero, tra l'altro, le decine e decine di migliaia di trucidati tra i suoi cittadini sloveni, i quali durante il conflitto non furono dalla sua parte: non pare che facesse distinzione tra le nazionalità per annientare gli avversari. Dai fatti si evince che più che pulizia etnica si sia trattato di pulizia politico-ideologica, perché nelle centinaia di «foibe» in tutto il territorio sloveno finì un numero impressionante di avversari. E che tra essi vi fossero molti italiani come ritorsione per le atrocità commesse dall'esercito fascista non viene certo ad onore del celebrato «maresciallo», cui tutto fu permesso dall'occidente, Italia compresa. Semplificando: il merito d'aver tenuto lontano dall Adriatico la flotta sovietica, per aver staccato la Jugoslavia dall'urss, coprì, il demerito del suo regime spietato. Certo, sarebbe auspicabile che l'italia, per coerenza, si prendesse le responsabilità che le competono così come le attribuisce agli altri; anche perché si è dimostrata troppo consolatoria e irreale la favola degli «Italiani, brava gente». Ce n'è stata di molto, molto cattiva, soprattutto nei territori di conquista. Riccardo Ruttar (Dom, ) Bruno Vespa e le foibe La foto dell esecuzione degli sloveni non è un semplice errore giornalistico IL COMMENTO Ha ragione Ilaria Rocchi che sul quotidiano «La voce del popolo» (quotidiano della minoranza italiana in Slovenia e Croazia, ndt) ha scritto che la trasmissione televisiva Porta a Porta di Bruno Vespa con l'errore (si tratta davvero di un errore?) sulla fotografia (della fucilazione di civili sloveni da parte di militari italiani, spacciata per fucilazione di civili italiani da prte di militari jugoslavi, ndr.) è stata una grande occasione mancata. Il Giorno del ricordo esigeva una trasmissione più credibile, che rispettasse l'intricata realtà storica, sociale, culturale e geografica del nostro territorio. Ho avuto l'impressione che questo programma, dedicato alle tragedie umane degli italiani nell'ex Jugoslavia nel dopoguerra, volesse fare un paragone tra il ricordo delle foibe e quello della shoah e dell'olocausto. Di fatto, si è cercato di dare l'impressione che l'italia non solo ha «pagato» per il ventennio fascista e per l'occupazione militare da parte del regime di Mussolini, ma che sia stata, in qualche modo, anche vittima della seconda guerra mondiale. Si è trattato di un'abile mossa che non fa onore a quelli che, usando i perseguitati (e le persecuzioni ci sono state eccome in Istria, a Fiume e in Dalmazia), volevano che si focalizzasse tutto sugli avvenimenti dopo il Mi trovo d'accordo con quelli che dicono che la violenza avvenuta prima non giustifica in nessun modo la violenza che è seguita. Ogni tortura è contraria ai diritti umani ed è dannosa qualunque manipolazione o falsificazione storica. Se il presidente Giorgio Napolitano, qualche anno fa, ha avuto l onestà e il coraggio di fare un passo indietro rispetto ad alcune frasi infuocate sull'espansionismo slavo, a cui ha risposto a tono l allora presidente croato, Stipe Mesiç, dall'istituzione Rai e dai cosiddetti costruttori del ricordo storico ci saremmo aspettati un po' più di dignità. Peccato per l'occasione persa. L'uso della famosa fotografia, simbolo dell'oppressione fascista non è, come alcuni affermano, una questione di secondo piano; del resto non è la prima volta (e ho paura che non sia nemmeno l'ultima) che si arriva a questa manipolazione mediatica. Sono convinto che il serio Mario Monti non abbia bisogno di miti nazionalisti e di questi punti di vista sugli avvenimenti storici. Che «l'intoccabile» Bruno Vespa si sia permesso un tale errore (soldati SLOVIT N 2 del 29/2/12 pag. 3

5 italiani che fucilano civili sloveni, sono mostrati come prova dell'oppressione italiana in Jugoslavia ) denota la sua disinformazione e la sua impreparazione professionale. E' anche segno di arroganza e autocompacimento di chi non ha mai dovuto rispondere seriamente per il male che ha fatto il fascismo. Di qualcuno che a Norimberga non è mai stato e che crede nell'intoccabilità del mito degli «italiani brava gente» e che non può immaginare che la guerra sia stata qualcosa di diverso, anche nei Balcani, dalla Grecia alla Slovenia. Come possiamo allora commemorare in maniera adeguata le vittime delle foibe e l'esodo degli italiani dall'istria? Sicuramente, non con un confronto così superficiale dei due fenomeni storici. Se l'esodo, che non si può confondere con gli esili e i pogrom, è stato una sofisticata forma di pulizia etnica fomentata non solo dalla parte che ha la responsabilità maggiore, le foibe sono state una tragedia trasversale, più ideologica che etnica. La Slovenia è piena di foibe con i resti di vittime di uccisioni extragiudiziarie. Le vittime erano di nazionalità diverse, ma è dimostrato che la maggior parte era slovena. Le violenze, le torture, le uccisioni extragiudiziarie, che hanno seguito la liberazione, hanno lasciato dietro di sé molto sangue, spesso di persone innocenti, e questo sia in Slovenia, sia in altrove. Due anni fa, in qualità di deputato al parlamento sloveno, ho proposto la continuazione dei lavori della commissione storica italo-slovena, pubblicata solo da una parte (quella slovena, ndr.), mentre l'altra l'ha lasciata nel cassetto. Ho proposto che la commissione andasse fino in fondo con coraggio e rispetto, che confermasse o distruggesse le rappresentazioni mitologiche che si sono radicate nel nostro territorio e che hanno più volte fomentato l'odio interetnico. Non ci sarebbe il tempo (oggi abbiamo una tecnologia che quasi non lascia spazio agli errori) di sollevare qualche lastra di marmo e dare la possibilità agli esperti, anche giuridici, di dissotterrare e verificare? A Basovizza e da altre parti. So che queste proposte si scontrano sempre con forti e ostili risposte e accuse, cosa che ricorda un certo fondamentalismo nella difesa di tabù santi e intoccabili. Cosa facciamo allora della verità storica? La vogliamo davvero o desideriamo che rimanga sotterrata e materia di inni e miti? Franco Juri (Primorski dnevnik, ) Esecuzione di ostaggi sloveni nel manifesto sulle foibe FANO Il comune di Fano (regione Marche, provincia di Pesaro- Urbino) il 10 febbraio, Giorno del ricordo delle foibe e dell'esodo degli italiani dall'istria, ha pubblicato su un poster una fotografia con i soldati italiani che, durante la seconda guerra mondiale, sparano a ostaggi sloveni. La distorsione degli avvenimenti storici ha causato una dura e giustificata protesta da parte dei partiti di sinistra (Fano è amministrata dal centrodestra) e dell'associazione nazionale dei partigiani italiani Anpi. La fotografia (fatta evidentemente dal fotografo dell'esercito italiano) è stata scattata il 31 luglio 1942 a Dana nella valle di LoÏ. Gli ostaggi uccisi sono Franc e Feliks Znidar Janez Kranjc e Franc ed Edvard kerbec. Lo scorso anno hanno pubblicato questa stessa foto su un poster nel comune di Bastia Umbra e non si sono SLOVIT N 2 del 29/2/12 pag. 4 affatto scusati per l'errore grossolano, se di errore si può parlare. Sul poster di Fano c'è anche una fotografia della ricerca nelle voragini del Carso, ovvero nelle foibe. L'attenzione sul poster, che falsifica grossolanamente la storia, è stata richiamata dal consigliere comunale di Sel- Alleanza della sinistra, Samuele Mascarin, che a Fano è all opposizione, mentre il sindaco è l'ex comunista Stefano Aguzzi, poi passato al centrodestra. L'opposizione di sinistra non ha contestato il fatto che l'amministrazione comunale abbia ricordato le foibe e l'esodo degli italiani dall'istria e dalla Dalmazia, ma è stata infastidita dalla fotografia sul poster, il cui originale è conservato nel Museo di storia contemporanea di Lubiana. «È giusto che i nostri compaesani conoscano le foibe, ma sarebbe bene che venissero a conoscenza anche della crudele occupazione italiana della Slovenia e dei campi di sterminio, in cui hanno sofferto e sono morti sloveni e persone di altri popoli dell'ex Jugoslavia», ha detto Mascarin. Per la fotografia degli ostaggi sloveni, che è rimbalzata nei mezzi di comunicazione locali, ha protestato anche il presidente provinciale di Anpi di Fano, Paolo Pagnoni. Anche lui è rimasto scandalizzato dall'«errore» della fotografia ed ha invitato il sindaco e la sua amministrazione comunale a scusarsi per il poster del 10 febbraio. (Primorski dnevnik, ) Gli italiani e il «Confine orientale» L OPINIONE Lunedì 30 gennaio avrei dovuto tenere a Pescara, dove ero stato invitato dall'anpi, una lezione che si sarebbe dovuta inserire nel filo della riflessione sulle radici storiche dei valori fondanti tra i due ricordi dell'olocausto e delle foibe. Nella sala dell'istituto Pescarabruzzo avrei parlato proprio di questa tematica. Era già tutto predisposto: il biglietto del treno, l'hotel. All'improvviso, sabato pomeriggio, mi chiama uno degli organizzatori, con cui ero in contatto, che mi dice con imbarazzo di non andare, perché non avrebbero potuto garantire per la mia incolumità. Tra i numerosi esuli che vivono a Pescara, c'era un agguerrito gruppo di estremisti che mi avrebbe impedito in tutti i modi di parlare. Ho detto che mi dispiaceva, non tanto per me, che avevo già abbastanza impegni, quanto per la cultura del dialogo in Italia. Evidentemente le condizioni sono tali che in alcuni ambienti non hai diritto di esprimere un pensiero che non sia allineato con quello della maggioranza. Questo pensiero amaro è stato un po' alleviato dall'esperienza che ho avuto il venerdì successivo a Portogruaro, dove mi ha invitato l'amministrazione comunale in collaborazione con la biblioteca locale per parlare del giorno del ricordo. Nonostante la serata gelida, in una bella sala medioevale s'era riunito un bel numero di persone, per la maggior parte anziane. Tra di loro, una signora che aveva letto «tutti» i miei libri, qualche ufficiale del presidio locale e i carabinieri. Dopo le parole d'introduzione del sindaco, che sembravano un po' convenzionali, per la serie dobbiamo conoscere il passato affinché non si possa ripetere, e dopo il saluto del simpatico assessore alla Cultura, toccava a me. Visto che avevo dietro di me il power point, che avevo preparato per gli studenti americani, ho iniziato da lontano, dall'arrivo dei romani nelle nostre terre e, a tal proposito, ho mostrato una cartina dell'allora Italia, che prendeva buona parte dell'istria, l'attuale Slovenia fino al confine di Rapallo

6 e la costa dalmata. Ho trovato questa cartina nel Lexicon di Meyer, pubblicato nel La cartina è ben più vecchia, risale all'inizio del XIX secolo. Mi è sembrata fondamentale, poiché è stata il supporto scolastico di intere generazioni di patrioti del Risorgimento, convinti che la nuova Italia dovesse avere gli stessi confini che aveva Roma. Non avevano pensato, però, che nei secoli le caratteristiche etniche sul «confine orientale» erano cambiate radicalmente. Ho continuato su questo tono e ho inserito la problematica delle foibe nel contesto di conflitto nazionale, di classe e politico tra l'italia da una parte e gli sloveni e croati dall'altra. Il pubblico mi ha ascoltato per due buone ore senza chiacchiere o segni di insofferenza. Solo un signore anziano si è alzato e andato via. Non so se fosse una protesta. Sebbene fosse già tardi, si è acceso un breve, ma intenso dibattito che non aveva nessuna risonanza d inimicizia. Nonostante questa eperienza positiva, il giorno dopo sul Corriere della sera ho trovato conferma di come pochi italiani conoscano la struttura etnica del «confine orientale». Ho trovato una critica del libro intitolato «Porzûs», scritto da Tommaso Piffer ed edito da «Il Mulino». Ovviamente si tratta di un altro racconto sulla carneficina della brigata Osoppo, dei partigiani bianchi, che nel febbraio del 1945 sono stati uccisi dai partigiani friulani «rossi». Perché? Secondo il parere dell'autore, perché erano dipendenti dai partigiani sloveni che volevano cambiare il confine dell'italia. Proprio quelli dei tempi di Roma. Ma la brigata Osoppo si oppose a questo progetto. Il momento cruciale di questa storia sarebbe stato nell'ottobre del 1944, quando Togliatti avrebbe incontrato a Roma i rappresentanti della resistenza jugoslava e avrebbe acconsentito alla richiesta che si aggiustasse il «confine occidentale» a vantaggio della Jugoslavia. All'incontro tra Togliatti e Kardelj si arrivò, in verità, non a Roma, bensì ad Ancona. Direte che si tratta di una svista di poco conto. A me sembra invece caratteristica l'approssimazione geografica in cui ancora oggi inseriscono questo avvenimento storico a cui si arrivò alla fine della seconda guerra mondiale, quando bisognava di nuovo tracciare un confine tra sloveni e italiani. Scommetto che Tommaso Piffer di Topli uorh nei pressi di Porzûs, dove i garibaldini fecero un agguato alla brigata Osoppo, non abbia mai sentito parlare. Jo e Pirjevec (Primorski dnevnik, ) GORIZIA GORICA «Giusto mantenere il ricordo dell'esodo, ma le foibe non ne fanno parte» Il comitato provinciale dell Anpi, di cui è presidente Paolo Padovan, si è riunito il 27 gennaio e, in occasione della Giornata della memoria, ha reso omaggio ai milioni di vittime dei campi di sterminio. «L'Italia fascista ha contribuito all'olocausto, infatti, prima ha approvato le leggi razziali, poi ha collaborato con i nazisti per usare la risiera di Trieste per la deportazione e l'uccisione di migliaia di ebrei, sloveni, croati, serbi, albanesi e dissidenti politici». Nella giornata della memoria è stato firmato un documento, approvato anche dal comitato provinciale dell Anpi. In esso si scrive che la decisione di commemorare il 10 febbraio, anniversario del trattato di pace di Parigi, l'esodo e le foibe è rischiosa. «Concordiamo col ricordare l'esodo dall'istria, Fiume e Zara, ma secondo noi non era opportuno aggiungere anche le foibe, cosa che pretende soprattutto la destra» dicono al comitato provinciale dell Anpi, dicendosi convinti che non ci sia una relazione diretta tra l'esodo, durato più di dieci anni, e le foibe, e che abbiano motivazioni diverse. «Per associare esodo e foibe hanno manipolato la storia, cosa che non conduce mai all'assunzione delle responsabilità per i fatti avvenuti. Il nazifascismo, con la sua politica aggressiva e di snazionalizzazione nei confronti degli altri popoli e, in particolare, degli sloveni, ha posto le basi per una guerra, in cui sono morte cinquanta milioni di persone e che ha avuto tra le conseguenze la deportazione di civili e le foibe» dicono alla direzione dell organizzazione combattentistica, convinti che per il rafforzamento della convivenza sia fondamentale il riconoscimento dei torti fatti, che condizionano ancora i rapporti tra i popoli sul confine orientale italiano. Per superare gli antichi rancori, all Anpi dicono che si dovrebbe seguire la via che nel luglio del 2010 hanno indicato gli storici italiani e sloveni con un documento comune. ( ) (Primorski dnevnik, ) L OPINIONE Le giornate della memoria selettiva 25 aprile e 10 febbraio. Liberazione e foibe. Ricorrenze che ogni anno, puntualmente, portano a polemiche e distinguo e finiscono col diventare più strumenti per la diatriba politica che momenti di riflessione sul sanguinoso passato su cui è nata la Repubblica Italiana. La decisione del sindaco di Cividale Stefano Balloch e del collega di partito e sindaco di Tolmezzo, Dario Zearo, di organizzare un 25 aprile del centro-destra a Cividale, alternativo alla manifestazione di Udine, è solo un esempio della strumentalizzazione per fini politici contingenti (il prossimo anno ci sono le elezioni regionali) di un'occasione che, solo nelle intenzioni, dovrebbe invece unire. Fatti analoghi comunque non avvengono solo qui in regione. Basti pensare ad una delle ultime proposte del governo Berlusconi che voleva, di fatto, togliere il rango di festività nazionale alla Liberazione con la poco credibile scusa della crisi economica. La differenza forse è che a noi che viviamo a ridosso dell'ex-cortina di ferro, tutto ciò non sorprende affatto. Come in fondo non ci sorprende neanche un certo tipo di retorica pseudo-storiografica che negli ultimi vent'anni è piuttosto di moda. Quella che vorrebbe equiparare partigiani e repubblichini. Meglio: che vorrebbe criminalizzare in toto i partigiani rossi (che lottarono contro l'italia) e rivalutare i fascisti post-armistizio che invece la patria la volevano difendere ma che si schierarono, per una serie di sfortunati eventi, dalla parte sbagliata. E come potremmo essere spiazzati noi da queste tendenze recenti se alla sfilata per la liberazione di Cividale - il primo maggio parteciparono anche i repubblichini (qualcuno molto più coerentemente si rifiutò) che fino alla sera prima erano di stanza a San Pietro, agghindati in fretta e furia con i fazzoletti verdi della Osoppo al collo? Allo stesso modo non ci sorprende la selezione chirurgica dei fatti storici che troppo spesso caratterizza la gior- SLOVIT N 2 del 29/2/12 pag. 5

7 nata della memoria del 10 febbraio. Quando si ricordano le decine di migliaia di infoibati e la pulizia etnica dei titini nei confronti degli italiani dalmati e istriani, ma si dimenticano la precedente occupazione italiana, i campi di concentramento (Visco, Gonars, Arbe) per sloveni e croati, i villaggi dati a fuoco e le esecuzioni sommarie del regime fascista nell'allora provincia di Lubiana. Queste sì dettate dallo sprezzo razzista, parte integrante dell'ideologia del regime, che vedeva nei Balcani e nella Slovenia il naturale bacino di espansione per la superiore stirpe italica. Noi che viviamo da queste parti, infatti, sappiamo bene che è stato proprio l'immediato dopoguerra ad aprire quella frattura che purtroppo ancora caratterizza la nostra società politica, o quel poco che ne resta. Dove non erano riusciti del tutto né l'assimilazione nazionalista del Regno di Italia, né il fascismo, è riuscita la contrapposizione fra blocchi ideologici, politici ma anche e soprattutto economici. Gli anni bui della Slavia, come li aveva efficacemente definiti una pubblicazione di qualche anno fa. Gli anni in cui si mescolarono le contrapposizioni ideologiche con quelle etniche e nazionaliste, ragioni di politica internazionale e interessi di gruppi locali, creando un'intersezione di piani su cui è difficile ancora oggi fare chiarezza. Ed è difficile perché quei motivi di frattura sono ancora attuali. Non fraintendiamoci: ben vengano gli appelli delle istituzioni all'unità. Mai come oggi, in tempi di crisi economica e con i ricordi della guerra sempre più sbiaditi, sarebbe anzi necessario salvaguardare la memoria storica di quei giorni. Una storia però che sia il risultato di un confronto democratico sui fatti, un processo dal quale si chiarisca la differenza tra interpretazioni legittime di due parti che sono state in conflitto, dalle basse speculazioni propagandistiche. A. B. (Novi Matajur, ) Vocazione di un servo inutile SLOVIT N 2 del 29/2/12 pag. 6 LETTERATURA Il romanzo tradotto in italiano dello scrittore sloveno di Trieste Alojz Rebula «Notturno sull Isonzo» Pubblichiamo l approfondita analisi che il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio della cultura, della Pontificia commissione per i beni culturali della Chiesa e presidente della Pontificia commissione di archeologia sacra, ha scritto per il quotidiano vaticano «L Osservatore romano» «Ci sono preti che si sono comportati e si comportano da altoparlanti di Gesù Cristo, non solo con le parole, ma anche con i fatti. Altri hanno scelto la vita quieta, il tran tran: nessun nemico. Io dico: se un prete non ha nemici, non è un prete. Gesù crea una rottura tale che lo chiamano segno di contraddizione». Così parlava il sacerdote, realmente esistito (don Raimondo Viale), protagonista del libro di uno scrittore italiano certamente laico come il piemontese Nuto Revelli. Fu lui, poco tempo prima della sua morte, avvenuta nel 2004, a inviarmi questa sua opera emblematicamente intitolata Il prete giusto e pubblicata nel Lo sfondo era quello della Resistenza al fascismo e all esercito tedesco di occupazione, con la tormentata esperienza vissuta da non pochi sacerdoti impegnati a contatto diretto con il dramma della loro gente. Il pensiero mi è corso a quest opera quando ho letto, su sollecitazione di amici sloveni, il romanzo storico Notturno sull Isonzo, composto da uno dei maggiori scrittori e intellettuali di quella lingua, Alojz Rebula, classe 1924, e appena tradotto da Martina Clerici (Cinisello Balsamo, San Paolo, 2011, pagine 304, euro 17) con una nota finale molto suggestiva di un sacerdote giornalista di Capodistria, BoÏo Rustja. Infatti, anche in questo libro protagonista è un sacerdote realmente esistito, don Filip Tercelj ( ) che nella finzione letteraria prende il nome di Florijan Burnik. I luoghi geografici cari all autore, che è cittadino italiano della minoranza slovena, fanno da sfondo a una vicenda striata di sangue e di violenza ma, nello stesso tempo, intrisa di eroismo e di carità. Si attraversa idealmente l incrocio convulso di tre dittature, in cui si incontrano e si scontrano gli aneliti e le invocazioni di un popolo con i tradimenti, le meschinità e l arroganza di chi pretende di cambiare con la prevaricazione, la violenza e l ingiustizia il destino dell umanità. Così, il desiderio di redenzione, le preghiere e le aspirazioni, sussurrate o gridate lungo i pendii delle montagne, nelle valli, nelle chiese e nelle case, diventano i luoghi dell anima, una sorta di geografia dello spirito alla ricerca della pace, della libertà, della giustizia. Entro queste coordinate storico-geografiche la parabola di Florijan affronta il tema della libertà di coscienza dinnanzi alla violenza dei regimi totalitari «senza prestare orecchio ad altro che non fosse l esistenza delle cose, silenziosa e solenne (...) egli voleva prestare ascolto all anfiteatro del bosco, al suo verde: Sono solo di passaggio» (p. 278). Tra tutti i libri di Alojz Rebula che hanno per protagonista un uomo di Chiesa, Notturno sull Isonzo assume, allora, una funzione quasi emblematica perché descrive il tragico destino che investì tanti preti sloveni, vittime dei totalitarismi del secolo scorso. Infatti, il protagonista del romanzo è dapprima incalzato dai fascisti in casa propria, ai quali si oppone con coraggio, è poi confinato ed esiliato in Italia (a Campobasso), viene rinchiuso in un campo di concentramento dai nazisti (a Dachau) e infine, nel dopoguerra è assassinato brutalmente dai comunisti. Il romanzo si trasforma, allora, in una testimonianza in memoria di tutti i sacerdoti sloveni della cosiddetta Primorska ( Litorale ), la loro terra d origine, che, accettando la persecuzione e mettendo a repentaglio la loro vita, furono sempre pronti a difendere la dignità umana e il diritto fondamentale di ciascun uomo di onorare Dio nella sua lingua madre e di conservare la propria identità nazionale, e la fede professata. Le pagine tracciano, dunque, l avventura di questo ardito missionario che interroga se stesso, gli altri ed anche Dio sul senso del vivere e del morire, sulla libertà e sull eternità, sul presente, sul passato e, soprattutto, sul futuro, fino a pagare con la propria vita l impegno per dare dignità e significato al vivere umano sulla terra. Sempre sulla scia delle evocazioni parallele, ritornano alla mente alcune righe del Quinto evangelio di Mario Pomilio: «Un prete (...) è sempre un sospetto: ciascuno pretende di trovarlo conforme a un ruolo; ciascuno lo vuole coerente con l idea che se n è fatta; ciascuno si stupisce pel coraggio di una scelta che per la sua irreversibilità s è cambiata in destino». È quasi la ripresa ideale dell esperienza interiore del prete di Revelli e di quello di Rebula. Infatti, quando si incarnano nell umana debolezza di un individuo gli insegnamenti evangelici relativi alla missione del consacrato così totali, radicali e assoluti incontrano a volte una resistenza spontanea e intima tale da scatenare una vera reazione contro Dio. Al «siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei

8 cieli» (Matteo, 5, 48) si contrappone la crisi dell uomo impigliato nelle maglie del peccato o del dubbio; i ritmi della vita di un pastore d anime si snodano nella soffusa spiritualità dei trattati di mistica ma anche nel drammatico realismo della quotidiana avventura, che fa dire al protagonista: «Immaginiamo di guardare il mare nel punto lontano dove confluisce nel cielo. Ebbene, l eternità è un simile confluire della nostra vita nel cielo. È l orizzonte che va oltre i nostri anni e i nostri mesi, oltre i nostri calcoli e le nostre inquietudini, oltre le nostre sofferenze» (p. 90). Si intrecciano, così, desolazione e fede, paura e speranza, dubbio umano e grazia divina. Il prete si sente, perciò, anche in se stesso segno di contraddizione. Un altro sacerdote che è stato un importante testimone della nostra contemporaneità, don Lorenzo Milani, affermava: «Il prete è uomo diverso dagli altri, uomo che valuta con un metro con cui nessuno valuta, che stima ciò che gli altri disprezzano e disprezza ciò che ognuno stima. Qualcosa di radicalmente diverso dall uomo del mondo». Perciò il romanzo, pur trattando tematiche cruciali e fortemente problematiche appartenenti a una società e a un epoca storica, non lascia mai il suo protagonista in ostaggio a un senso di precarietà e di inquietudine o di disperazione. Anzi, la tensione si scioglie, anche se resta tutta l amarezza delle esperienze vissute e il senso della propria piccolezza di fronte alle tragedie collettive. Il sacerdote è, quindi, diverso, ma profondamente incarnato nella sua terra e nelle vicende drammatiche di un popolo ove si colloca come un seme di libertà e di speranza. Il campo di questa lotta è, quindi, la vita comune della gente alle prese con il dolore, la malattia, la paura e il tradimento. Con un percorso di sofferenza interiore, Florijan capisce che la vera vocazione sacerdotale si realizza in questa oblazione per il suo popolo. Sempre per continuare il filo delle comparazioni letterarie si affaccia alla memoria il romanzo di Rodolfo Doni, uno scrittore da poco scomparso, Servo inutile, in cui si trova questa confessione del protagonista: «Era la vocazione comunitaria, il carico dell universo, il cristificarsi che mi pareva sempre più essere la sola vera identità del prete (...) Allora io avevo ripercorso un lungo cammino per ritrovarmi a quello che è il punto di partenza: Cristo? Esso resta un nome vuoto spesso, ora era carne e sangue di me? Farmi disponibile agli altri». Così, nelle pagine di Notturno sull Isonzo, il ministero sacerdotale emerge, pur sullo sfondo di scelte talvolta discutibili delle istituzioni ecclesiastiche, come il segno della gratuità evangelica. L apparente inutilità del servo è in realtà la sua vocazione a portare il Cristo agli altri, a esserne il segno nel deserto della storia. Gianfranco Ravasi (L Osservatore romano, ) Radicati nel luogo d origine, con lo sguardo verso il futuro CIVIDALE - #EDAD La celebrazione centrale della Giornata della cultura slovena In una fredda serata di sabato, l 11 febbraio 2012, la bora soffiava sul Ponte del Diavolo e fra gli angoli delle strette vie graziosamente lastricate della pittoresca Cividale-#edad. Nel teatro Ristori, sul palcoscenico decorato con primule di diversi colori, c era invece profumo di primavera, di futuro, di quello per cui dobbiamo coltivare rispetto. «Teniamolo sempre presente: dobbiamo adempiere al debito morale verso le future generazioni e soprattutto verso noi stessi». Queste sono state le parole conclusive dell oratore Dimitrij Waltritsch alla comune celebrazione della Giornata della cultura slovena, che stavolta si è tenuta nel teatro Ristori di Cividale, tra gli sloveni della Benecia, la cui storia, nel secolo scorso ed ancora prima, parla di tempi bui ma ancora adesso per loro non è tutto rose e fiori. La celebrazione, dal significativo titolo «Naœ jezik je glas naœe duœe» (La nostra lingua è la voce della nostra anima), è stata organizzata dall Unione culturale economica slovena-skgz e dalla Confederazione delle organizzazioni slovene-sso col patrocinio del Comune di Cividale ed in collaborazione con l Istituto per la cultura slovena-isk, l Unione dei circoli culturali slovene-zskd, il Centro culturale sloveno-sp di Trieste-Trst, l Unione culturale cattolica slovena-zskp di Gorizia-Gorica, la scuola di musica Glasbena matica, il Centro sloveno di educazione musicale- Scgv «Emil Komel» di Gorizia, il Kulturni dom di Gorizia, il Centro culturale-kc «Lojze Bratu» di Gorizia, il Teatro stabile sloveno-ssg di Trieste ed il Circolo culturale-kd «Ivan Trinko». Ovviamente Dimitrij Waltritsch nella sua riflessione ha tirato in ballo anche la cultura, che per noi sloveni in particolare è ancora più importante. Ma quale sarà il futuro della nostra cultura, dipende dalla nostra saggezza. Rispetto a ciò, ha detto che la letteratura manterrà la propria forza se manterrà un proprio ambito di comunicazione ed ha richiamato l attenzione sul fatto che, come minoranza legata ad un piccolo Paese, non possiamo concentrarci solo sulla nostra realtà, ma accettare le sfide del mondo più ampio, farle nostre ed adattarle ai nostri bisogni. Gli organizzatori hanno affidato la regia della manifestazione a Marjan Bevk, che già da anni è direttore artistico del Beneœko ed è impegnato nei contatti tra le valli del Natisone e dell Isonzo, dal momento che questi luoghi e la loro storia gli stanno molto a cuore. Alle quattro attrici della conpagnia amatoriale Beneœko si sono uniti con poesie, collegate per tema alla Benecia, gli attori del Teatro stabile sloveno-ssg Nikla Petruœka Panizon e Primo Forte, che hanno interpretato una serie di poesie di Miroslav Koœuta, poeta di Santa Croce-Kri, così che l amore per le valli della Benecia, raccontato dalle giovani ragazze, si è intrecciato con l odore della terra carsica, del mare, del sole, che Koœuta sa così bene inserire nei propri versi. All inizio dello spettacolo l ultima strofa dell inno nazionale sloveno è stato eseguito dalla giovane soprano Elisa Iovele, che poi ha cantato altre canzoni col Beneœki oktet sotto la direzione di Davide Clodig. Le sfumature dialettali hanno ovviamente vissuto anche nelle poesie, lette dallo stesso autore Renato Quaglia. Sotto la direzione di Fulvio l orchestra di fisarmoniche della Glasbena matica Synthesis 4 ha offerto alcune composizioni dalla letteratura mondiale. Un atmosfera musicale veramente eccezionale è stata creata da due giovanissimi e talentuosi allievi del Scuola di musica «Emil Komel», il violinista Aleœ (accompagnato al pianoforte dal padre Hilarij) ed il pianista Alexander Gadijev, che hanno alle spalle diversi riconoscimenti ottenuti in varie importanti competizioni. Gli organizzatori della manifestazione. lo Sso e la Skgz, hanno, come nei due anni passati, consegnato i riconoscimenti ai membri meritevoli della nostra comunità. Sul SLOVIT N 2 del 29/2/12 pag. 7

9 palco è salito Miha Obit, che ha spiegato come i riconoscimenti siano diretti a singoli ed a gruppi, che con raggiungimenti artistici di spicco e col proprio lavoro hanno arricchito il patrimonio culturale e contribuito in altri campi all affermazione dell identità slovena e della lingua. La commissione, composta da Daria Betocchi, Jelka Cvelbar, Igor Komel, Janez Povœe, Riccardo Ruttar e Miha Obit, ha assegnato cinque premi, che sono andati allo scrittore Alojz Rebula, alla slovenista Nadja e alla figlia Anja Medved, regista, a mons. Marino Qualizza, direttore responsabile del Dom, e alla direttrice della scuola bilingue di San Pietro-Œpietar, iva Gruden. I premi sono stati consegnati dal presidente dell Skgz Rudi e dal presidente dell Sso per la Provincia di Udine, Giorgio Banchig. ( ) Iva (Novi glas, ) È necessario il rispetto per il futuro L INTERVENTO Dal discorso di Dimitrij Waltritsch alla Giornata della cultura slovena Vorrei condividere con voi alcune riflessioni sul significato della parola cultura. Oggi siamo testimoni di una crisi profonda e capillarmente diffusasi nella nostra società, che colpisce in maniera particolarmente sensibile la nostra comunità, privata di parte dei fondi necessari per la sopravvivenza di molti enti. La storia però ci insegna che i momenti di difficoltà vanno interpretati come occasione per una necessaria riforma di approcci ed obiettivi a medio e lungo termine. In assenza di una forza politica e di una condizione di libertà reale, attraverso i secoli l'identità del popolo sloveno si è affermata tramite la cultura. Lo stato sloveno le ha poi dato il massimo riconoscimento, fissando per legge la giornata della cultura come festa nazionale, ed una poesia del suo massimo poeta è diventata il suo inno. E oggi? Negli ultimi quindici e più anni siamo stati testimoni di una generale estetizzazione della vita e degli eventi nella nostra società, in ambito tecnologico, economico, politico e addirittura militare. L'estetizzazione è un processo che tende a separare un fatto o un oggetto dal suo contenuto e dal suo significato, trasformandoli in puro consumo. Basti pensare a come abbiamo vissuto anni fa la guerra in Iraq o in tempi più recenti in Libia: un po' cinicamente e per così dire dal vivo. Oppure a come siamo esposti a qualsiasi elezione o fatto politico. Non sono più in gioco i valori o i contenuti, bensì unicamente l'immagine di essi... All'opposto dell'estetizzazione c'è la sobrietà, che non significa rinunciare alla bellezza, non significa apporre il segno meno. Al contrario, la sobrietà indica cose migliori, più concrete e soprattutto con una stretta relazione con il contenuto. Non più discussioni soggettive e parziali, ma maggiore concretezza di risultati. Sobrietà significa, in ogni caso, apporre il segno più. La nostra società critica, ma allo stesso tempo accetta in maniera sempre più capillare, il sistema capitalistico, la cui maggior forza consiste nel potere di corruzione dei nostri desideri e delle nostre passioni, indebolendo in tal modo la capacità critica di ogni attività artistica e culturale. Che futuro può avere la cultura in questo contesto? Prendiamo il libro, sempre più in difficoltà rispetto ad altri media e forme di comunicazione più veloci ed efficaci, e forse anche più divertenti. Si continua a sostenere che nell'anno duemila e qualcosa non ci saranno più libri. Io ritengo che la letteratura conserverà la sua forza se conserverà il proprio specifico campo di comunicazione. Lo stesso vale per l'architettura. Se continuerà ad approfondire la relazione uomo: spazio, o meglio, dell'uomo nello spazio, manterrà il suo significato indipendentemente dai mutamenti sociali e dalla concorrenza di altri settori. Proprio perchè l'architettura è il sistema più efficace per esprimere il rapporto dell'uomo nello spazio. Ed allo stesso modo dobbiamo considerare il potenziale specifico ed insostituibile del teatro, della musica, del cinema etc. Aggiungo che sono fermamente contrario all'impostazione secondo cui, essendo una comunità minoritaria che vive al di fuori dei confini dello stato sloveno, cioè la minoranza di un popolo già di per sé non molto numeroso, dobbiamo concentrare le nostre energie unicamente sulla nostra realtà locale. Il mondo è pieno di sfide positive. Sono interessanti, belle, invitanti. Oggi sono anche più numerose di quanto non lo fossero in passato. Noi soli possiamo decidere se si tratti di sirene o di nuovi campi fertili dove gettare i nostri semi... Le nuove sfide e i nuovi stimoli rappresentano un'attrazione fondamentale per la persona curiosa. Ed è un dovere cercare di comprenderli a tal punto da poter riorientare la loro sintesi o meglio tradurli nella realtà di ogni giorno. Rimanendo nel campo dell'architettura ricordo che l'opera di non avrebbe raggiunto quel livello se non avesse lavorato anche a Praga, mentre su Fabiani ha influito anche l'esperienza viennese... Per me, architetto, occuparmi della progettazione è un modo per interpretare il mondo e la società e per esprimere la mia visione. L'architettura mi consente di guardare il mondo con i miei occhi. Il mio lavoro me lo consente e lo ritengo un privilegio. In generale il tempo che oggi si dedica alla cultura è il momento in cui ci si concede lo spazio per riflettere sul mondo. È il momento in cui si creano visioni nuove e si identificano nuovi obiettivi. Il libro o il quadro di un autore contemporaneo mi aiutano a comprendere dove va la nostra società e mi pongo questi interrogativi in modo molto pratico, spesso provocatorio. La cultura non è solo svago, deve anche procurarci disturbo in modo costruttivo. Chi si occupa di cultura deve agire all'interno della società, la cultura non è separata dall'ambiente nel quale viviamo. Gli artisti, gli operatori a livello professionale e amatoriale sono collegati con tutti i segmenti della società. Con la propria creatività, con il contenuto etico, estetico ed ideale delle loro opere impregnano tutta la vita sociale e mettono in luce valori che travalicano il pragmatismo ed il contesto quotidiano. Il loro lavoro sarà tanto più interessante se non si limiterà a ripetere valori stereotipati, ma indagherà i meccanismi che fanno muovere le persone e le cose affermando nel contempo quali sono i confini e la dimensione del nostro quotidiano. ( ) (Novi Matajur, ) SLOVIT N 2 del 29/2/12 pag. 8

10 Questi nostri cinquant anni GORIZIA GORICA Il centro culturale Lojze Bratu ha celebrato mezzo secolo di attività per la crescita della cultura slovena «Mentre siam qui piacevolmente trattenuti, / liberamente divisi tra festa ed orgoglio, / tra giorni passati e futuri» Suonano così i versi introduttivi che, sabato 25 febbraio, sono stati armonizzati nella cantata di giovani e gioiose voci durante la celebrazione del 50 anniversario del Centro culturale Lojze Bratu di Gorizia-Gorica. Il loro autore è il direttore responsabile del Novi glas, Jurij Paljk, che mi ha esortato a scrivere alcune note su questo lungo periodo, dal momento che, seppur come ragazzina, nel ristretto gruppo redazionale sono l unica ad aver vissuto la solenne e a lungo attesa apertura del Katoliœki dom. A casa nostra, questa inaugurazione è stata al centro di discorsi e riflessioni, dal momento che nostro padre si è dedicato con costanza e col cuore alla costruzione del Katoliœki dom e che ha accompagnato la sua realizzazione con la precisione puntigliosa a lui propria, ovviamente a gratis, per il «bene della comunità». La costruzione, nei complicati anni del dopoguerra, è stata resa possibile solo grazie ai generosi contributi degli sloveni del Goriziano e d America, cui noi, generazione presente e generazioni future, dobbiamo essere estremamente riconoscenti. In quel lontano giorno di febbraio si è realizzato un sogno: gli sloveni legati ai valori cristiani hanno finalmente ottenuto a Gorizia una sala bella e per i tempi molto funzionale, della quale andavano a diritto orgogliosi. Da quella stretta ma graziosa a Piazzutta-Placuta, tutta l attività culturale si è allora trasferita nella grande e aerata sala in cui era in programma sempre qualcosa: concerti, conferenze, esibizioni corali e le molto amate serate culturali con la proiezione di diapositive. In essa sono stati ospiti importanti letterati ed artisti; vi hanno recitato teatri della Slovenia e chiaramente il nostro Teatro Stabile di Trieste-Trst, che anche a Gorizia ha potuto presentare le proprie opere teatrali su un palcoscenico più ampio. Noi bambini eravamo in ogni caso molto felici di ospitarli, dal momento che all epoca proprio a noi riservavano meravigliosi pezzi fiabeschi; noi stessi siamo stati attori con diversi registi, anche coll entusiasta monsignor Kazimir Humar. C era vita, comunque, anche nella sala piccola con, tra gli altri i membri del circolo Skad (Slovensko katoliœko akademsko drutœtvo), che aveva, assieme ad altre istituzioni, la propria sede al Katoliœki dom e che preparava incontri di alto livello con famose personalità slovene della vita culturale slovena, le quali spesso hanno avuto seccature al confine, proprio per le visite da noi. Noi giovani ci eravamo in qualche modo appropriati della sala piccola; in essa si tenevano le esercitazioni di canto, che erano anche occasione per contrarre rapporti d amicizia e far scattare scintille amorose. Lì organizzavamo corsi di ballo, rinfreschi per i gruppi ospitati, semplici ma calorose feste per il carnevale, l anno nuovo Lì nei primi anni si sono tenute le feste da tè della Marjina dru ba in occasione della festa dell Epifania. In breve, il Katoliœki dom non è stato solo un serio centro culturale, ma la nostra seconda casa, dove ci sentivamo come in famiglia, sicuri, protetti da ogni influsso esterno, che ci avrebbe indotto su strade sbagliate. I genitori erano tranquilli e soddisfatti quando sapevano che una festa si sarebbe tenuta al Katoliœki dom. Perché esso era un oasi luminosa, un rifugio, dove ci incontravamo, pianificavamo attività, scambiavamo idee, soprattutto stavamo bene in compagnia dei coetanei. Eravamo felici di avere un luogo comune del genere, in cui chiunque veniva accolto bene ed in amicizia. I tempi da allora sono radicalmente cambiati. Il Katoliœki dom ha, nella sua nuova forma attuale, secondo il progetto dell architetto David Faganel e con l instancabile don Marijan Marke cambiato volto nel profondo, ma la sua missione è restata immutata. Non so, tuttavia, quale rapporto abbiano oggi i nostri giovani rispetto a questa istituzione a noi cara, però come una volta in molti vengono qui per le prove di canto, incontri scoutistici, allenamenti, palestra e scuola di musica, in esso si incontrano comunque un po di meno; un po più spontaneamente sul campo da calcio, dove in un ambiente sano scaricano le energie vitali, e spero che almeno ogni tanto riflettano sulla ricchezza smisurata ci hanno lasciato tutti coloro che hanno il merito di avere aperto cinquant anni or sono il Katoliœki dom, l attuale centro culturale Lojze Bratu, e che stiano anche loro attenti a che il tempo non cancelli mai dal ricordo i volti ed i nomi e che sapranno mantenere questo spazio culturale e consegnarlo con amore ai propri discendenti. Iva (Novi glas, ) ROMA - RIM Per un sistematico del finanziamento della minoranza slovena L ambasciatore sloveno Iztok a colloquio con il sottosegretario agli Esteri, Marta Dassù L'ambasciatore sloveno in Italia, Iztok ha incontrato Marta Dassù, sottosegretario al ministero degli Affari esteri e competente per i rapporti bilaterali coi paesi membri dell'ue e per le questioni europee. L'incontro, avvenuto in un'atmosfera amichevole, ha riguardato il rafforzamento della collaborazione bilaterale e della tutela dei diritti della minoranza, che è una ricchezza nei rapporti internazionali e rappresenta un ponte per il consolidamento della collaborazione tra Italia e Slovenia. Il colloquio ha riguardato anche l'allargamento dell'integrazione europea agli stati dell'europa sudorientale. Marta Dassù, prima di assumere la funzione di sottosegretario era direttrice dell'aspen Institute Italia. L'ambasciatore durante l'incontro con la rappresentante del ministero degli Esteri italiano, ha affermato che, negli ultimi due anni, è stato fatto un grande passo in avanti nei rapporti tra Italia e Slovenia. Il concerto dell'amicizia a Trieste nel luglio 2010 ha contributo in maniera significativa al rafforzamento dei legami di amicizia che sono stati portati avanti con la visita di stato del presidente della Repubblica di Slovenia in Italia nel febbraio È necessario coltivare questi rapporti bilaterali nello spirito di Trieste. La minoranza slovena in Italia e quella italiana in Slovenia rappresentanto un legame importante SLOVIT N 2 del 29/2/12 pag. 9

11 tra i due Paesi; è necessario custodirlo e proteggerlo affinché prosegua nel tempo, come è stato affermato anche dal presidente italiano in più occasioni. Le minoranze rappresentano un vantaggio per il rinvigorimento della collaborazione transfrontaliera e per l'ottenimento di finanziamenti europei. L'ambasciatore ha affermato che in futuro sarà necessario stanziare un sostegno finanziario sistematico alle attività della minoranza slovena ed ha sottolineato l'importanza della convocazione del tavolo di lavoro governo- minoranza, che permetta a quest ultima di rivolgere le proprie richieste direttamente al governo centrale a Roma. L'ambasciatore ha presentato al suo interlocutore la difficile situazione finanziaria dei media della minoranza slovena e ha fatto un appello per arrivare ad una soluzione. ha sottolineato che è necessario iniziare il prima possibile a lavorare per l'incontro del comitato di coordinamento dei ministri italiani e sloveni, che quest'anno si terrà in Slovenia. Il comitato di coordinamento dei ministri rappresenta un importante meccanismo di rafforzamento della collaborazione bilaterale e regionale, nonché di tutela dei diritti della minoranza. L'ambasciatore ha presentato il problema della realizzazione dei terminali del gasdotto nel golfo di Trieste che avrebbero un impatto negativo sull'ambiente e la preoccupazione della Slovenia per le conseguenze ambientali. Ha inoltre esposto il problema dell'interferenza delle frequenze televisive da parte dell'italia che deve essere risolto. I due interlocutori hanno parlato anche della situazione nell'europa sudorientale e delle prospettive europee. L'Italia e la Slovenia sostengono con convinzione un ulteriore allargamento dell'integrazione ai Paesi dell'area e alla Turchia, che rappresenterebbe l'allargamento degli standard democratici e dei valori europei. (Primorski dnevnik, ) La pagina web della regione ancora senza sloveno SLOVIT N 2 del 29/2/12 pag. 10 TRIESTE TRST Il sito ufficiale internet della Regione Friuli-Venezia Giulia da più di un anno non pubblica notizie in lingua slovena. Lo sloveno è sparito dalla rete da quando l'amministrazione regionale non ha rinnovato il contratto al giornalista che conosceva sloveno e tedesco. Dalla rete, quindi, sono sparite allo stesso tempo anche le notizie in lingua tedesca, ma non quelle in friulano che sono regolarmente presenti. Nel gennaio dello scorso anno, la Regione non ha rinnovato il contratto nemmeno ai due giornalisti dell'ufficio stampa del Consiglio regionale che sanno lo sloveno. Il tanto decantato plurilinguismo (recentemente il presidente Tondo ha mandato le sue congratulazioni a Janez Janœa) per quanto riguarda le pagine internet e gli impieghi degli uffici stampa rimane soltanto sulla carta. La Giunta regionale ha, fino a questo momento, ignorato tutte le richieste di ripristinare il sito in lingua slovena e di rispettare il plurilinguismo nell'impiego dei servizi stampa della Giunta e del Consiglio. Il presidente Tondo non ha mai voluto commentare la questione, l'assessore al personale, Andrea Garlatti, ha più volte promesso ai consiglieri regionali Igor Gabrovec e Igor un bando di concorso per l'assunzione di giornalisti con la conoscenza delle lingue di minoranza, ma alle promesse non sono seguiti i fatti. Nemmeno Garlatti ha mai spiegato precisamente le ragioni per cui non sono stati rinnovati i contratti ai giornalisti plurilingui. Una volta l'assessore si è «nascosto» dietro le difficoltà finanziarie, un'altra volta, invece, ha annoverato tra le cause del mancato rinnovo del contratto ai giornalisti alcune poco chiare difficoltà giudiziarie che la Regione non ha mai svelato, sempre che esistano. Per il rispetto del violato plurilinguismo, sul sito della Regione e nell'impiego negli uffici stampa, si sono battuti anche il presidente del Comitato paritetico per la minoranza slovena, Bojan Brezigar, e i presidenti di Skgz e Sso, Rudi Pav e Drago toka. Anche le loro richieste sono finora cadute nel vuoto. Come abbiamo già detto, insieme al giornalista che sapeva lo sloveno, dal sito del Fvg se ne sono andate, dalla fine di gennaio dell'anno scorso, anche le notizie in tedesco. Continuano però ad essere pubblicate regolarmente le notizie in lingua friulana, il che vuol dire che la regione ha soldi per il friulano, ma non ne ha, almeno così dice, per lo sloveno e il tedesco. (Primorski dnevnik, ) ROMA - RIM Risolti i problemi con i numeri di serie delle carte d identità bilingui All'inizio di febbraio la Gazzetta ufficiale ha pubblicato il decreto del ministro dell'interno, Annamaria Cancellieri, relativo alla questione delle carte d'identità nei territori in cui vivono le comunità linguistiche. La notizia del decreto è stata comunicata all'opinione pubblica dal partito della Slovenska skupnost; per questo decreto si sono, invece, battuti a Roma i parlamentari dela Südtiroler volkspartei. Il provvedimento risolve il problema della ripetizione dei numeri di serie delle carte d'identità, a causa dei quali alcuni possessori del documento di identificazione italo-sloveno della nostra regione si erano trovati con gli stessi numeri delle carte d'identità dei possessori di documenti italo-francesi ad Aosta. A suo tempo, avevano reso noto questo problema, che ha causato più di un disappunto, anche la senatrice slovena Tamara BlaÏina e il consigliere regionale della Slovenska skupnost Igor Gabrovec. Il ministro dell'interno al decreto che la Corte dei conti ha registrato formalmente a metà febbraio, ha allegato le carte d'identità che vengono distribuite nei territori ufficialmente considerati misti. Il bilinguismo totale (uguale grandezza di tutte le lettere) viene attuato solo in Sudtirolo dove tutti gli abitanti del luogo ricevono d'obbligo la carta d'identità bilingue (italiano-tedesco). Esattamente come, prima del cosiddetto decreto Scajola, conformemente ai trattati internazionali, accadeva nella provincia di Trieste, nei comuni di Duino-Aurisina, Sgonico, Monrupino e San Dorligo della Valle. Nei trentadue comuni misti del Friuli-Venezia Giulia, che godono della legge di tutela per gli sloveni, i cittadini possono scegliere la carta d'identità bilingue (italo-slovena) o monolingue (italiana). Lo sloveno ha la stessa posizione d inferiorità che ha il francese in Val d'aosta o il ladino nella provincia di Trento, le parole in italiano sono più grandi delle parole nelle lingue delle tre minoranze. Il ministro dell'interno, nel suo decreto, per quanto riguarda la minoranza slovena, si appella alla legge di tutela del 2001, la base del suo decreto, invece, si fonda sulla legislazione per la sicurezza pubblica, che

12 nel lontano 1931 approvò l'allora Regno d'italia. (Primorski dnevnik, ) LA REAZIONE Slovenska skupnost: soddisfazione, ma i caratteri siano uguali Il partito Slovenska skupnost (Unione slovena) esprime la sua soddisfazione perché il ministero dell'interno ha emanato un decreto che regola l'emissione delle carte d'identità bilingui. La notizia è stata data al segretario regionale, Damijan Terpin, dall'ufficio parlamentare delle comunità nazionali (Südtiroler Volkspartei e Union valdôtaine), presso il parlamento italiano, si legge nel comunicato stampa della segreteria regionale della Slovenska skupnost. Il decreto del governo è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale della Repubblica Italiana giovedì (2 febbraio, ndt). Sulla base delle norme del decreto del governo, in cui vengono rispettate anche le leggi 482/99 e 38/01, si regolamenta il sistema di emissione delle carte d'identità bilingui, che porrà fine ai problemi dovuti all'emissione di doppioni, che ad alcuni cittadini ha causato non pochi grattacapi. Sono stati utili, quindi, i numerosi interventi di diversi rappresentanti, tra i quali il consigliere regionale della Ssk, Igor Gabrovec, e il presidente del consiglio rionale di Piedimonte-Podgora (Go), Walter Brandelj, i quali avevano messo al corrente di questo problema, tra gli altri, anche la prefettura di Gorizia. La Ssk, nel suo comunicato stampa, esprime, invece, disappunto per la differenza, sulle carte d identità, tra le dimensioni del testo italiano e di quello sloveno. Quest'ultimo, infatti, è scritto con lettere più piccole. Esattamente come sulle carte d'identità dei cittadini di origine francese della Valle d Aosta e ladina della provincia di Trento. La situazione è del tutto diversa per quanto riguarda le carte d'identità dei cittadini parlanti tedesco del Sudtirolo, dove i caratteri tedeschi sono uguali a quelli italiani. La Ssk afferma che dovrebbero valere gli stessi criteri per tutte le comunità riconosciute. Soprattutto, il testo in italiano e nella lingua della comunità minoritaria dovrebbe essere di uguale grandezza. I rappresentanti della Ssk informeranno a tal proposito gli uffici competenti, tra cui anche il gruppo parlamentare delle comunità nazionali. (Primorski dnevnik, ) ROMA RIM In Senato i problemi della scuola slovena L intervento in commissione della sen. Bla ina, presente il ministro Profumo Ieri (9 febbraio, ndt), durante la prosecuzione dell'audizione del nuovo ministro dell'istruzione, università e ricerca, Francesco Profumo, nella commissione Cultura e istruzione del Senato, s'è parlato anche delle scuole slovene in Italia. La problematica è stata esposta dalla senatrice Tamara BlaÏina (Partito democratico), che ha fatto notare al ministro Profumo alcuni aspetti specifici del sistema scolastico sloveno in Italia e soprattutto alcuni problemi, che devono essere risolti. Come si legge in un comunicato stampa, nel suo intervento la sen. Bla ina ha sottolineato l'importanza di garantire agli appartenenti alla minoranza un sistema scolastico completo nella loro lingua, cosa che fa parte dei diritti base dei cittadini. In seguito, ha evidenziato il fatto che, negli ultimi anni, è costantemente salito il numero di iscrizioni nelle scuole slovene di Trieste, Gorizia e nella scuola bilingue di San Pietro al Natisone, anche grazie a famiglie non slovene, cosa che, per la scuola della minoranza, rappresenta una grande opportunità, ma anche una grande responsabilità. La senatrice ha posto l'attenzione sulla proposta di creare due nuove scuole bilingui (a Taipana e Lusevera, ndt) e una trilingue (a tarvisio e Malborghetto, ndt) nella provincia di Udine, che, a suo parere, non fa altro che confermare come la nostra scuola stia diventando sempre di più un mezzo di integrazione tra i cittadini del Friuli-Venezia Giulia. Bla ina ha anche presentato le conseguenze negative che hanno causato i provvedimenti del governo degli ultimi anni, dovuti a difficoltà finanziarie e al non rispetto delle misure speciali, che si sarebbe dovuto mantenere nei confronti dell'istruzione della minoranza. Tra i problemi rimasti ancora irrisolti ci sono gli articoli della legge di tutela in ambito scolastico non ancora diventati effettivi come, ad esempio, l'istituzione di sezioni autonome slovene al conservatorio di Trieste, oppure la definizione della posizione dell'ufficio regionale per la scuola slovena. La senatrice ha esposto, inoltre, anche problemi più attuali quali la formazione del corpo docente e la definizione della graduatoria del personale per le scuole bilingui. A questo proposito, ha espresso il desiderio affinché, soprattutto per quanto riguarda l'autonomia scolastica e il personale, nell'ambito delle novità previste si arrivi ad una risoluzione dei problemi, di cui gli uffici competenti del ministero sono già messi al corrente. Bla ina ha anche proposto al ministro un confronto diretto con i rappresentanti della minoranza per poter approfondire i punti più importanti della bozza di legge per la scuola slovena, che la senatrice ha presentato quasi un anno fa. Profumo, che risponderà a tutti gli interventi durante la prossima seduta della commissione, in un breve colloquio ha accolto la proposta di incontrare al più presto i rappresentanti della minoranza, incontro che dovrà essere il più tecnico possibile, cosa che permetterebbe anche agli uffici competenti di risolvere i problemi. (Primorski dnevnik, ) SAN PIETRO AL NAT. ŒPIETAR Alla bilingue iscritti 229 bambini e ragazzi Saranno 229 i bambini e ragazzi che nel prossimo anno scolastico frequenteranno la scuola bilingue di San Pietro al Natisone: 61 gli iscritti alla scuola d'infanzia (23 i nuovi), 120 alla primaria (24 gli alunni in prima elementare) e 48 quella secondaria di primo grado (16 gli studenti in prima media). Alla scadenza delle iscrizioni sono arrivati dunque dati più che positivi per l'istituto bilingue dove la popolazione scolastica aumenterà con settembre di ulteriori dieci unità. La paura che i problemi di spazio (soprattutto per quanto riguarda l'asilo) potessero comportare un calo delle iscrizioni si è dimostrata quindi infondata, a dimostrazione del fatto che la qualità della scuola bilingue e la sua offer- SLOVIT N 2 del 29/2/12 pag. 11

13 ta didattica sono tali da sopperire all'inadeguatezza degli spazi a disposizione. Una grossa soddisfazione dunque per la preside Îiva Gruden che ha potuto inoltre constatare come il passaggio dalla scuola elementare alla media bilingue, istituita appena nel 2007, stia diventando sempre più automatico. Degli attuali alunni di quinta elementare infatti quasi tutti (16 su 19) hanno scelto di proseguire con lo studio bilingue. Nell'anno scolastico 2011/ 2012 le attività didattiche della scuola bilingue verranno ancora svolte in sedi distinte, negli spazi provvisori messi a disposizione a seguito della delibera di sgombero per motivi di sicurezza firmata dal sindaco di San Pietro Manzini a marzo Per quanto riguarda la vecchia sede di viale Azzida, in attesa di ristrutturazione, qualcosa finalmente sembra muoversi. Un gruppo di architetti sta preparando il progetto di ristrutturazione. Quando questo sarà definitivo potrà essere indetto il bando per l'assegnazione dei lavori, ma è difficile dire con certezza quando finirà l'odissea della scuola bilingue. Anche secondo le previsioni più ottimistiche i lavori certamente non potranno essere conclusi prima dell'anno scolastico 2013/2014. Inoltre, a quanto sembra, ci sarebbero dei ritardi anche per quanto riguarda i lavori che dovrebbero essere effettuati alla media Dante Alighieri per poter accogliere anche i pari età della bilingue che, quindi, dovranno stringere ancora i denti e rimanere nelle aule-uffici della Comunità montana. Nell'anno scolastico 2012/ 2013 nelle Valli del Natisone potrebbe però arrivare un'importante novità, l'apertura di un asilo nido a Pulfero. L'iniziativa, promossa dall'istituto per l'istruzione slovena, ha già raccolto una ventina di adesioni. A breve è previsto un incontro tra i promotori, il sindaco di Pulfero ed i genitori interessati. (Novi Matajur, ) SAN PIETRO AL NAT. - ŒPIETAR L assessore regionale De Anna: bilinguismo straordinaria opportunità I bambini e i ragazzi della Slavia «hanno la straordinaria opportunità non di imparare una lingua, ma di averne due dalla nascita». Lo ha affermato l'assessore regionale alla Cultura, Elio De Anna, intervenendo venerdì 3 febbraio, nella sala polifunzionale di San Pietro al Natisone, alla presentazione del Cd «Naœe usakdanje besiede / Le parole di ogni giorno» realizzato dalla società cooperativa Most, per diffondere tra i bambini la conoscenza della dialetto sloveno locale, insieme con la lingua slovena standard e l'italiano. La sala polifunzionale era gremita dagli alunni dell'istituto comprensivo «Dante Alighieri» e della scuola bilingue di San Pietro. Una classe di quest'ultimo istituto in sloveno ha eseguito una canzone e presentato alcuni indovinelli legati ad antichi attrezzi. La Cooperativa Most pubblica anche il quindicinale bilingue Dom. Copie omaggio sono disponibili allo SLOVIT N 2 del 29/2/12 pag. 12 Nel suo intervento conclusivo, l'assessore De Anna, si è complimentato con i curatori del Cd. Poi ha rivolto a insegnati e amministratori locali parole chiare e inequivocabili: «Sbaglia chi dice che invece di imparare il friulano, lo sloveno e le parlate tedesche bisogna imparare l'inglese. L'inglese è, infatti, una lingua straniera, mentre le lingue locali sono naturali. E il Friuli Venezia Giulia è una regione che basa la propria autonomia e specialità sul multilinguismo. Allora, quel confine che non c'era una volta, poi ci è stato messo e oggi non c'è più, dà una straordinaria opportunità a questi ragazzi. Il futuro non sarà più in lingue separate, ma almeno qui, nelle aree limitrofe alla Slovenia, all'austria e nel resto del Friuli nell'opportunità, per chi lo vuole, di avere due lingue. Che non sono più una lingua straniera rispetto all'altra, ma due lingue che sono patrimonio di base di ogni cittadino. Poi la vita farà imparare a tutti moltissime altre lingue». «Questo Cd è un modo ha detto l'assessore per legare il presente al passato, per non dimenticare le tradizioni, ma soprattutto per capire la nostra epoca attraverso ciò che c'è stato prima di noi. Il mantenimento in vita di un dialetto, che è possibile solo se lo si parla nella quotidianità della famiglia, permette di aumentare l'elasticità mentale dei nostri giovani, che hanno la fortuna già di conoscere due idiomi parlati in modo fluente, l'italiano e lo sloveno, al quale si accosta un dialetto che rappresenta per loro un ulteriore arricchimento. Il plurilinguismo ha concluso De Anna permette di gettare ponti per ampliare le conoscenze ed aumentare la possibilità di interagire tra persone appartenenti a nazioni e a posti diversi del mondo. Ben vengano quindi iniziative come queste che, in modo semplice e intuitivo, facendo uso del gioco, permettono di mantenere le relazioni e aprirsi al mondo». E. G. (Dom, ) VALLI DEL NATISONE NEDIŒKE DOLINE Imparare il dialetto sloveno in modo dinamico e moderno Le Valli del Natisone «sono un contenitore ricco di cultura e di tradizioni. Vanno divulgate. E il nostro strumento multimediale lo fa in maniera dinamica, moderna e alla portata di tutti». Lo ha detto Giuseppe Qualizza nella doppia veste di presidente della cooperativa Most e di presidente del consiglio provinciale della Confederazione delle organizzazioni slovene (Sso) alla presentazione del Cd «Naœe usakdanje besiede/le parole do ogni giorno» il 3 febbraio scorso. La sala polifunzionale era gremita dagli alunni degli istituti comprensivi con lingua d'insegnamento italiana e bilingue italiano-sloveno. Una classe della scuola primaria di quest'ultimo istituto ha eseguito la canzone «Dekle je po vodo œlo» e posto alcuni indovinelli legati ad attrezzi un tempo d uso comune. Il curatore del Cd, Riccardo Ruttar, ha sottolineato, tra l'altro, come l'iniziativa abbia evidenziato quanto sia breve la distanza tra la parlata locale e lo sloveno standard. «Dice una stupidaggine chi afferma che tra dialetto delle Valli e lingua slovena standard non c'è parentela. Eccome se c'è. Il nostro è uno dei 53 dialetti della lingua slovena».

14 Moreno Tomasetig, che ha realizzato le immagini, ha spiegato che il Cd ha per protagonista una piccola bambina, i suoi nonni e alcuni animali domestici. Fabio Petris, titolare dell'agenzia «Zero.net», che ha curato la parte tecnica, ha spiegato il funzionamento del supporto informatico, evidenziando che ogni illustrazione e tutti gli oggetti in essa contenuti sono linkati al corrispondente significato in dialetto sloveno delle Valli, in lingua slovena standard e in italiano. Alla presentazione erano presenti anche le dirigenti scolastiche, Margherita Cencig e iva Gruden. Nel suo saluto, il sindaco di San Pietro, Tiziano Manzini, si è detto contento per il fatto che la sala fosse «piena di bambini dei due istituti comprensivi di San Pietro: questa iniziativa va nella direzione che tutti ci dobbiamo porre per il futuro delle nostre scuole. Queste parole ha aggiunto ci appartengono ed è giusto che siano riattualizzate e rivalorizzate». Il Cd è stato cofinanziato dalla Comunità montana del Torre, Natisone e Collio. Nel suo intervento, l'amministratore temporaneo, Giuseppe Sibau, ha stigmatizzato il fatto che il dialetto sloveno delle Valli stia andando in disuso. «Sono pochi i bambini che lo parlano e questo non è un buon segnale per il suo futuro ha constatato. Plaudo a questa e altre iniziative che servono a tenere in vita un dialetto a me molto caro, perché mi ricorda la mia infanzia. Ahimé oggi lo parlo solo con i miei coetanei, qualche familiare e alcuni compaesani». Alla presentazione sono intervenute numerosi esponenti del mondo politico e culturale. Oltre a quelli già citati, vanno segnalati il vicesindaco di Drenchia, Michele Coren, la presidente provinciale della Skgz, Luigia Negro, e la presidente dell'istituto per la cultura slovena, Bruna Dorbolò. E. G. (Dom, ) ROMA RIM Una farsa le risorse della legge 482 Il totale delle risorse attribuite alle dodici minoranze ammonta appena a un milione 768 mila euro. La protesta del Comitato 482 Il dipartimento per gli affari regionali della Presidenza del Consiglio dei ministri ha da poco diffuso la circolare relativa al riparto dei fondi previsti dalla legge statale 482/99 per il 2012 (anche se formalmente risultano assegnati all annualità 2011) e il quadro che ne emerge commenta in una nota il Comitât - Odbor - Komitaat - Comitato 482 di Udine è davvero desolante. Il totale delle risorse attribuite alle dodici comunità di minoranza riconosciute dallo Stato italiano attraverso la 482, infatti, è di appena euro. Di questi fondi alla Regione autonoma Friuli Venezia Giulia arriveranno euro: per la lingua friulana, per lo sloveno e per il tedesco. Il governo Monti, nel silenzio generale, è riuscito a fare perfino peggio di quanto aveva fatto il governo Berlusconi nel 2010 quando, per garantire i diritti linguistici delle dodici minoranze riconosciute, erano stati assegnati poco più di 2 milioni di euro e al Friuli Venezia Giulia erano giunti circa 465mila euro. Siamo ormai a meno di un sesto delle risorse erogate pochi anni fa commenta il Comitato 482, che prosegue: perché ad uno dei principi fondamentali della Costituzione repubblicana (art. 6) fosse data attuazione attraverso la legge statale 482 abbiamo dovuto aspettare oltre cinquant anni. Ad oltre un decennio dall approvazione di tale legge, gran parte dei suoi contenuti attendono ancora una reale attuazione. Ora, le già misere risorse stanziate dai vari governi italiani per dare applicazione alla 482 vengono ridotte ad una cifra ridicola. Si dirà che, in tempi di crisi, tutti devono fare la loro parte. Noi, invece, ci chiediamo perché a pagare debbano essere sempre i soliti. Il governo, infatti, spende più per tenere in volo dieci ore un cacciabombardiere Tornado di quanto non faccia in un anno per garantire i diritti linguistici di friulani, sloveni e tedeschi del Friuli - Venezia Giulia. Se è vero che ormai l unica ragione per difendere la specialità del Friuli - Venezia Giulia risiede nella presenza maggioritaria di comunità la cui lingua propria è diversa da quella statale, anche alla luce di questo ultimo colpo infertoci, diventa allora ancora più necessario che i rappresentanti della nostra Regione trattino con Roma il trasferimento completo delle competenze e delle relative risorse per alcuni settori, a cominciare dalla tutela e dalla promozione delle lingue minorizzate e dall organizzazione scolastica. Quale migliore occasione per farlo del tavolo di lavoro Stato- Regione che dovrebbe partire dopo il recente incontro tra il presidente del governo italiano Mario Monti e quello regionale Renzo Tondo? È in gioco l interesse collettivo delle nostre comunità. Per questo ci auguriamo che giunta e consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, unitamente ai parlamentari eletti nella nostra regione, mettano da parte i pregiudizi ideologici e comincino a fare valere i nostri diritti nei confronti del governo centrale. (Novi Matajur, ) PULFERO - PODBUNIESAC La Grotta d'antro inserita nel progetto «Meraviglie d Italia» Il sindaco Domenis: «È un riconoscimento importante e più che meritato» La grotta di Antro è forse il sito che simbolicamente rappresenta meglio di ogni altro le Valli del Natisone. Un luogo unico che deve il suo fascino alla commistione dell'elemento naturale con l'azione millenaria dell'uomo che nei secoli l'ha utilizzata per scopi militari e, soprattutto, religiosi modificandone l'aspetto in armonia con la struttura naturale del paesaggio. La scorsa settimana, su segnalazione della giunta comunale di Pulfero, la grotta è stata inserita nella prima fase del progetto Meraviglie di Italia del Forum Nazionale dei Giovani. Con il patrocinio - fra gli altri - di Governo, Camera dei Deputati e Senato il progetto si propone di organizzare un percorso fra i siti più rappresentativi della penisola. L'intento è quello di creare un itinerario fra mille meraviglie che, in occasione del 150esimo anniversario dell'unità d Italia, avvicinino i cittadini (in particolare le giovani generazioni) all'im- SLOVIT N 2 del 29/2/12 pag. 13

15 menso patrimonio naturale, artistico e culturale del Paese. Fino alla prossima primavera dunque sul sito si potrà, previa registrazione, votare fra i siti individuati sinora (il link specifico per la grotta di Antro è action=index&p=14&meraviglia=555). Dopo questa fase lo stesso Forum dei giovani (cui partecipano tutte le principali associazioni culturali e politiche giovanili d Italia) procederà ad un'ulteriore selezione prima della definitiva assegnazione dei bollini meraviglia d Italia. «È un riconoscimento importante e più che meritato», commenta il sindaco Domenis. «Un luogo così ricco dal punto di vista storico, religioso, ma anche naturalistico prosegue credo sia difficile da trovare altrove. Il mio auspicio è che la grotta faccia poi parte dell'itinerario finale, per questo invito quanti non l'abbiano già fatto, a votarla sul sito del forum dei giovani. Sarebbe un ulteriore impulso al turismo di questo territorio che proprio in questo settore, ritengo, offra le migliori possibilità di sviluppo economico ed occupazionale soprattutto per le giovani generazioni. Questo le parole del sindaco di Pulfero - è l'impegno che come amministrazione ci siamo presi e sul quale, pur con tutte le difficoltà economiche del periodo, stiamo concentrando gli sforzi. Proprio per la grotta di Antro, ad esempio, oltre a questa iniziativa abbiamo anche in programma di realizzare a breve un dvd, in collaborazione con il maestro Aleksander Ipavec, sulla leggenda della regina Vida (Teodolinda)». «Il mio unico rammarico a due anni dalla fine del mandato conclude Domenis è che sia un po mancato lo spirito di iniziativa imprenditoriale, in particolare dei giovani, che forse non credono ancora nello sviluppo turistico di questo territorio, anche se negli ultimi tempi stanno arrivando risposte positive dai ristoratori». SLOVIT N 2 del 29/2/12 pag. 14 A. B. (Novi Matajur, ) EDITORIA In tre lingue per i più piccini «Un doi, tre, en, dva, tri, eins, zwei, drei» Questo il titolo di un grazioso libretto edito dalla Società filologica friulana, realizzato da Lia Bront ed illustrato da Sandra Manzini, destinato ai più piccoli. Sulla base di alcune semplici filastrocche popolari, due per ogni lingua (tutte tradotte anche in italiano), è stato realizzato un quaderno, dal quale i bambini devono ritagliare le diverse immagini che successivamente vanno montate e poi utilizzate per raccontare. Si arricchisce dunque ulteriormente la bibliografia di Lia Bront, specializzata in alfabetizzazione ed educazione musicale dei più piccoli e particolarmente attenta alle tradizioni culturali delle minoranze linguistiche presenti in Friuli, vale a dire quella friulana, slovena e tedesca. Con il materiale realizzato (spesso con Cd allegati) da anni lavora come esperto in diverse realtà scolastiche del nostro territorio, ma è stata protagonista anche di altri interessanti progetti per i bambini, tra questi alcuni anche tra le nostre comunità all estero. Va da sé che un, doi, tre... può essere utilizzato da qualunque educatore. Collaudata anche la collaborazione con l illustratrice Sandra Manzini con cui ha realizzato diversi lavori per bambini. Le istruzioni per realizzare il lavoro sono state tradotte anche in sloveno e tedesco (da Daria Costantini) nonchè in friulano (dalla Società filologica friulana). (Novi Matajur, ) VALCANALE KANALSKA DOLINA I bambini ed i ragazzi evocano la festa della cultura slovena Organizzatori il Centro culturale sloveno Planika e la Glasbena matica La serata della cultura slovena, organizzata dalla filiale locale della Glasbena matica e dal Centro culturale sloveno- Sks Planika in collaborazione con la scuola di Ugovizza- Ukve e con l Istituto Omnicomprensivo «Ingeborg Bachmann», ha rimepito la sala polifunzionale dell ex-latteria fino all ultimo posto. Tra gli ospiti ricordiamo il presidente onorario della kulturna zveza-christlicher Kulturverband (Unione culturale cristiana) di Klagenfurt- Celovec, Janko Zerzer, il direttore della Glasbena matica Bogdan Kralj, la moglie e la figlia del defunto poeta sloveno Tone che i ragazzi hanno ricordato con alcune sue poesie. Il discorso d onore è stato tenuto da Elisa Kandutsch, che ha nel dettaglio presentato il funzionamento del circolo culturale Planika e della filiale della Glasbena matica, che in Valcanale è attiva già da trentaquattro anni. Anche il circolo culturale sloveno si occupa già da molto del mantenimento della lingua e della cultura slovena nella zona e collabora molto bene col sistema scolastico della Valcanale. Così offre una volta la settimana un insegnante aggiuntiva di sloveno ai bambini della scuola primaria di Ugovizza e promuove regolarmente corsi facoltativi di sloveno, che Kandutsch stessa ha frequentato. Kandutsch ha anche affermato che quest anno lo sloveno è per la prima volta presente come materia curricolare alla scuola secondaria di primo grado di Tarvisio-Trbi e nelle prime due classi del liceo di Tarvisio, il che significa che circa 160 alunni studiano regolarmente lo sloveno. Il merito per l iniziativa degna di lode va soprattutto alle autorità slovene, ha aggiunto l oratrice d onore, che quest anno conclude gli studi alla scuola superiore e dopo la maturità dovrà, almeno per alcuni anni, lasciare la Valcanale. Perciò nel suo discorso ha ringraziato tutti coloro che negli ultimi anni l hanno accompagnata nel suo divenire adulta ed aiutata a conoscere meglio la lingua e la cultura slovena ed a perfezionarsi in ambito musicale. Kandutsch ha concluso il proprio intervento con l augurio che sempre più persone seguano il modello di Preœeren, soprattutto circa la sua sensibilità per la giustizia, per il rispetto e l accoglienza del diverso. I protagonisti della manifestazione di Ugovizza, presentata da Manuel Figheli, sono stati i bambini ed i ragazzi, che si sono esibiti ed hanno dimostrato come anche in Valcanale la lingua e la cultura slovena siano ancora vive. Davanti al pubblico si sono dapprima esibiti i bambini della scuola primaria di Ugovizza, che sotto la direzione delle maestre Alma Hlede e Lea Jesterle hanno eseguito l inno sloveno, altre canzoni e recitato alcune poesie.

16 Particolarmente riuscita è stata l intepretazione del Povodni mo di Preœeren, dal momento che tra i protagonisti c erano ben due Urœke e due geni dell acqua (povodni mo je). A esibire le proprie conoscenze musicali sono stati i pianisti Elisa Kandutsch, Rossella Lupieri e Simone Vuerich ed i suonatori di fisarmonica Kristian Lupieri e Nicola Melcher, che alla Glasbena matica della Valcanale sono allievi di Manuel Figheli. Hanno divertito particolarmente il folto pubblico anche gli alunni dei corsi facoltativi di sloveno, organizzati dal Circolo culturale sloveno-sks Planika e condotti da Katarina Kej ar. Martina, Matteo, Giorgia, Mojca e Janko hanno presentato in modo colorito agli ospiti le caratteristiche di Italia e Slovenia; Elisa e Francesca hanno invece parlato dei più importanti libri sloveni. Il proramma culturale è stato concluso dai membri del gruppo teatrale giovanile del circolo Kulturno prosvetno druœtvo Jelovica Lancovo, sotto la direzione dell educatrice Monika Me ik, che hanno recitato «Muca copatarica» di Ela Peroci. T.G. (Novi Matajur, ) SLAVIA FRIULANA BENE#IJA A Gorizia vanno in Gect. E noi siamo fermi... La nascita delle unioni dei comuni montani dà nuove prospettive anche alla Slavia Lo scorso 3 febbraio l'ex ministro degli Esteri, Franco Frattini, è stato eletto alla presidenza del Gruppo europeo di cooperazione territoriale (Gect) costituito tra i comuni di Gorizia, Nova Gorica e Œempeter-Vrtojba. Il Gect è un ente transfrontaliero dotato di assemblea, presidente e giunta che si rapporta direttamente con l'unione Europea bypassando i livelli regionali e statali. «Il Gect amplia il concetto di cittadinanza europea, avvicinandosi alle popolazioni e rendendo l'europa non soltanto un sogno, ma una concreta occasione per migliorare la vita nei territori», ha detto Frattini, presiedendo la prima assemblea dell'organismo di cooperazione. La collaborazione transfrontaliera ha bisogno di risultati reali, concreti, palpabili, dopo tanti, troppi, anni di feste, strette di mano, pacche sulle spalle. A Gorizia se ne sono resi conto e hanno fatto decollare il loro Gect. E da noi, nelle valli della Benecia? Nella primavera del 2010 i sindaci dell'alta valle dell'isonzo avevano lanciato l'idea di un Gect. Sul versante italiano avevano incontrato l'interesse dei comuni di San Pietro al Natisone, Pulfero, Drenchia, Lusevera e Taipana. Poi il progetto è finito nel dimenticatoio. Pare che le tre municipalità slovene si siano spaventate dalle ridotte dimensioni e capacità operative dei nostri comuni. La prossima nascita delle Unioni dei comuni montani apre, tuttavia, nuove prospettive. Bovec, Kobarid e Tolmin potrebbero trovare nelle unioni del Natisone e del Torre (ancora meglio in un'unica unione della Slavia) il partner ideale per dare all'area transfrontaliera nuove prospettive di sviluppo. M. K. (Dom, ) VALCANALE KANALSKA DOLINA Scoppia la guerra per la zona franca, Tarvisio la vuole in esclusiva per sé Replica il sindaco di Pulfero, Domenis: «Non ci sono paragoni. Noi siamo stati e siamo molto più svantaggiati» Istituire una zona franca lungo l'intera fascia confinaria con la Slovenia della Provincia di Udine al fine di risollevare la condizione sociale ed economica di un territorio sempre più impoverito? Il sindaco di Tarvisio, Renato Carlantoni, che da tempo batte la grancassa dei benefici fiscali per il proprio comune non ci sta. «Non ho il diritto di intromettermi nelle vicende degli altri, ma seguire un percorso che estenda troppo le fasce di vantaggio non è utile a nessuno», replica, interpellato dal «Dom», alla proposta avanzata il 21 gennaio a Tolmin. Secondo l'esponente del Pdl «l'apertura dei confini a Tarvisio ha creato maggiori disagi rispetto ad altre parti. Dal nostro territorio si accede direttamente in pochi chilometri sia ai distributori sloveni sia a tutti i negozi e attività austriache. Poi c'è chi decide di andare a vivere in Austria: fa 5 km e paga le tasse in un altro Stato, ma continua a lavorare in Italia. Quindi ritengo sia interesse anche dell'italia stessa mantenere i propri cittadini sul territorio nazionale. Il disagio c'è in tutte le località di confine. È anche vero che altre zone di confine, per quanto abbiano sentito anche loro questo disagio, hanno una capacità di riconversione lavorativa sicuramente più forte rispetto a quella di Tarvisio». Evidentemente Carlantoni, che è anche consigliere provinciale, non conosce la realtà delle valli del Natisone e del Torre quando afferma che «i dati dimostrano che la Valcanale e il Canal del Ferro hanno il tasso di spopolamento più alto rispetto ad altre vallate, più alto anche rispetto a quello di Drenchia e Stregna» Certo, «non bisogna fare la guerra dei poveri, perché tutti quanti siamo in stato difficile nell'area di confine. Fare una battaglia congiunta? Ritengo che estendere troppo l'area per la zona franca renda inutile l'obiettivo. Dunque, a Tarvisio va creato un precedente, con una motivazione socio economica evidente. Poi, in una fase successiva si potrà estendere questa cosa», conclude Carlantoni. Di certo questa logica proprio non può essere accettata nelle valli del Natisone e del Torre. «Tutta la fascia confinaria della provincia di Udine deve diventare zona franca», taglia corto il sindaco di Pulfero, Piergiorgio Domenis. I motivi? «Ce ne sono a migliaia risponde. Dobbiamo essere risarciti. La zona franca rivitalizzerebbe il nostro territorio. Se c'è da fare un paragone tra Tarvisio, Valcanale e Valli del Natisone sotto il profilo demografico, sociale ed economico noi siamo molto più svantaggiati. Tarvisio confina per una buona parte con l'austria, e ciò gli ha permesso di fiorire, mentre il confine con l'ex Jugoslavia era una barriera. E non dimentichiamo che nel Tarvisiano sono stati fatti e continuano ad essere fatti investimenti pubblici notevoli. Pensiamo solo alle strutture turistiche invernali ed estive». L. L. / E. G. (Dom, ) SLOVIT N 2 del 29/2/12 pag. 15

17 SLOVIT N 2 del 29/2/12 pag. 16 VALLI DEL NATISONE NEDIŒKE DOLINE Fa breccia l idea della zona franca lungo l intera fascia confinaria E il sindaco di Tarvisio, Carlantoni, si corregge: le richieste della Slavia hanno logica; conosco il deserto di quei paesi La richiesta di allargare la zona franca, che il Comune di Tarvisio persegue da anni solo per sé, all'intera fascia confinaria della provincia di Udine fa breccia. Dopo l'intervento del vicesindaco di Drenchia, Michele Coren, all'incontro di amministratori e operatori culturali della fascia confinaria tenutosi lo scorso 21 gennaio a Tolmin, il dibattito è partito ad ampio raggio. «Sono felice di aver sollevato la questione e colto nel segno», commenta Coren, dopo avere appreso che la Regione intende proporre al Comitato interministeriale per la programmazione economica una revisione dei criteri per individuare e selezionare le «Zone franche urbane» sulla base di «parametri socio economici rappresentativi dei fenomeni di degrado urbano e sociale», in modo che esse possano essere estese anche a territori di confine come quelli del Friuli Venezia Giulia. La decisione è arrivata al termine della riunione promossa il 20 febbraio a Trieste dall'assessore regionale alle Finanze, Sandra Savino, alla quale sono stati invitati i rappresentanti dei Comuni potenzialmente interessati: Tarvisio, Cividale del Friuli, Trieste, Gorizia e Monfalcone. Ma la composizione dell'elenco degli invitati ha acceso nuove polemiche. «Sono restato sorpreso del fatto che la Slavia non sia stata presente al tavolo della Regione. Si è detto che noi eravamo rappresentati da Cividale, ma io non accetto quella impostazione. Avrebbero potuto chiamare almeno l'amministratore della Comunità montana», ha tuonato il sindaco di Pulfero, Piergiorgio Domenis. «Le nostre valli sono state emarginate nel tempo anche per colpa degli amministratori locali, anche se la defiscalizzazione è da tempo che la chiediamo. È arrivata l'ora di porre rimedio a questa situazione incresciosa. Altrimenti siamo condannati a morte. Non dico che la zona franca risolverebbe i nostri problemi, ma può darci una bella mano. Il nostro problema è lo spopolamento. Si può mantenere la gente sul territorio o attrarne altra soltanto dandole dei benefici, affinché possa trovare conveniente vivere da noi, rispetto alla città», ha spiegato Domenis nella trasmissione «Gjal e copasse» di Radio Spazio 103 lo scorso 24 febbraio. Così anche il sindaco di Tarvisio, Renato Carlantoni, messo a confronto con il primo cittadino di Pulfero, ha dovuto riconoscere le ragioni della Slavia. «Le richieste delle valli del Natisone e del Torre hanno logica e senso. La protesta di Domenis è giustificata. Ho fatto l'assessore provinciale e conosco il deserto di quei paesi», ha affermato. «All'assessore Savino abbiamo sottolineato che la nostra situazione economica è sociale è peggiore rispetto a Trieste, Gorizia e Cividale ha proseguito Carlantoni. Ci sono interi nuclei familiari che abbandonano la valle. Perché la zona franca a noi e non ad altri? Livigno l'ha ottenuta tanti anni fa perché è all'interno del bacino imbrifero del Danubio. Nella stessa condizione in Italia ci siamo anche noi e San Candido in Alto Adige. La zona franca interclusa, che noi chiediamo, permetterebbe al centro storico e alla parte commerciale di avere degli sgravi fiscali, poi c'è per l'intera fascia confinaria la zona con gli sgravi fiscali alle imprese che potrebbe essere istituita per il nostro comune e per gli altri». Nella stessa trasmissione, il senatore Ferruccio Saro ha spiegato che «le cosiddette zone franche urbane sono strumenti consentiti dalla Ue. Permettono agevolazioni fiscali, incentivi economici e burocrazia a costo zero per piccoli insediamenti produttivi, dunque servono ad attrarre investimenti. In Italia ne sono state create alcune in Liguria e nel Meridione. Non so, però, se sono lo strumento giusto per salvare gli interessi della nostra Regione. Non sono contrario alla zona franca, ma penso che si debba puntare proprio sulla fiscalità di sviluppo. Nelle Valli negli anni Settanta e Ottanta si era fatto un grande sforzo di cooperazione economica internazionale. Ma quello era un altro mondo. Ora bisogna puntare su microiniziative che valorizzino in primo luogo le risorse imprenditoriali e il capitale umano locali». E. G. (Dom ) Una zona franca anche per i comuni montani VALLI DEL TORRE TERSKE DOLINE Dopo il sindaco di Pulfero Domenis anche i primi cittadini di Bardo e Tipana fanno sentire la propria voce in merito alla possibile istituzione di zone franche per i Comuni di confine. Com è noto la Regione ha istituito un tavolo tecnico sulla crisi delle aree di confine, con l obiettivo di proporre una serie di aggiornamenti alla legislazione nazionale sulle Zone franche urbane, uno strumento che potrebbe fornire una risposta ai problemi dei Comuni più grandi della fascia confinaria regionale che subiscono la concorrenza di sistemi fiscali più vantaggiosi come quelli di Austria e Slovenia. I Comuni coinvolti all iniziativa sono stati Tarvisio, Cividale del Friuli, Trieste, Gorizia e Monfalcone perché, secondo l assessore regionale Sandra Savino, in questi territori si riscontrano fenomeni di disagio sociale ed economico a causa della concorrenza di sistemi fiscali più vantaggiosi degli Stati confinanti. Un progetto, dunque, che non sfiora i piccoli Comuni del Natisone o del Torre: da qui la protesta ufficiale di alcuni sindaci che chiedono di poter partecipare al tavolo tecnico per verificare la possibilità di istituire zone franche anche nei propri territori. I sindaci dei Comuni di Bardo e Tipana, in particolare, hanno sottoscritto ed inviato una missiva agli assessori Savino e Seganti con la quale sottolineano che i territori dei propri Comuni in maniera esponenzialmente superiore rispetto a Cividale, Tarvisio, Gorizia, Trieste e Monfalcone riscontrano fenomeni di disagio sociale ed economico, dapprima causati dalla presenza dell ex confine e dalle servitù militari ed, ora, dalla maggiore attrattività dei sistemi fiscali dei Paesi confinanti con l Italia. «È vero sottolinea il sindaco di Bardo Marchiol che al

18 momento la legislazione nazionale prevede la sola istituzione di zone franche urbane, ma nulla vieta che si possa presentare un disegno di legge per istituire, nel rispetto delle regole comunitarie, delle zone franche anche nei Comuni montani posti sull ex confine che presentano ben più gravi situazioni di disagio sociale, economico ed occupazionale dei centri urbani presi ora in considerazione dalla Regione». I sindaci sottolineano che tale strumento potrebbe finalmente promuovere il rilancio di questi territori, invertendo nello stesso tempo la tendenza all emigrazione, sia dei residenti che delle imprese. «Non è possibile chiosa il sindaco Marchiol che la Regione prenda in considerazione i nostri Comuni montani solo per applicare tagli, ridimensionamenti e chiedere sacrifici, mentre non li consideri degni di attenzione per estender loro strumenti di sviluppo come quello della zona franca. Ritengo, invece, che nei nostri territori lo strumento di esenzione dalle imposte, dovrebbe essere applicato non solo alle imprese, ma anche alla popolazione residente che, oltre a sopportare tutti i disagi del vivere in montagna, paga le stesse tasse di chi vive comodamente in città pur non potendo usufruire degli stessi servizi». I. C. (Novi Matajur, ) VALLI DEL NATISONE NEDIŒKE DOLINE Un manipolo di sindaci non vuole l Unione dei comuni della Slavia Una sola Unione dei comuni montani per le valli del Natisone e del Torre? Per l'assessore regionale alle autonomie locali, Andrea Garlatti, si può fare. Ma sono alcuni sindaci a preferire ancora due aggregazioni, nonostante la defezione di diverse e importanti municipalità. Dopo Cividale, anche Torreano e Prepotto hanno detto no all'unione del Natisone, non curandosi delle catastrofiche conseguenze che la loro decisione se accolta dalla Regione avrebbe sulla parte montana del loro territorio. Fuori dall'unione del Torre hanno chiesto di restare Tarcento e Povoletto, costringendo Magnano in Riviera a prendere la strada del Gemonese per mancanza di contiguità territoriale con il Torre. Così in sede di cabina di regia della morente Comunità montana del Torre, Natisone e Collio è stata avanzata l'idea di chiedere una sola Unione. «Ho contattato l'assessore Garlatti, il quale mi ha detto che sarebbe disposto a modificare la legge in presenza di una volontà unanime o pressoché unanime dei sindaci fa sapere l'amministratore temporaneo, Giuseppe Sibau. Ma quattro o cinque comuni delle Valli del Natisone sono contrari. Per cui andremo verso le due Unioni previste». Non si è dato peso all articolata posizione del comune di Drenchia che chiedeva una profonda riflessione, anche sulla perdita dell area del Collio. «Solo un ente strutturato adeguatamente con popolazione e territorio ha detto il sindaco, Mario Zufferli, nella riunione della cabina di regia il 23 febbraio può dare risposte concrete per sviluppo economico e programmazione. Non ultimo richiamandoci al Gect». I contrari a un Unione ampia sostengono che un'unione piccola sarebbe in grado di dare risposte migliori in un'area demograficamente ridotta, ma territorialmente vasta. Scelta legittima. Tuttavia il principio, se valido per l'ordinaria amministrazione, è per niente lungimirante, in quanto tarpa le ali a ogni programma di sviluppo e rinascita a lungo termine. I sette comuni del Natisone, infatti, mettendo insieme a malapena seimila residenti, produrranno un'unione dal peso politico pari a zero, condannata alla sudditanza nei confronti di Cividale e incapace di un efficace dialogo con le municipalità slovene dell'alto Isonzo. Stesso discorso per i resti dell'unione del Torre, con circa ottomila abitanti. Questa si troverebbe addirittura nella paradossale situazione di avere la propria sede a villa Pontoni a Tarcento, fuori dal territorio di pertinenza. Criteri di efficienza, efficacia e anche di risparmio vorrebbero, dunque, una sola Unione Natisone-Torre. Al momento, però, almeno a sentire alcuni addetti ai lavori, prevalgono piccole logiche partitiche in quanto nell'unione del Natisone governerebbe il centrodestra, mentre in un'aggregazione comprendente anche il Torre sarebbe avanti il centrosinistra. In ogni caso la parola finale sulla composizione delle Unioni spetta alla Regione, che si pronuncerà entro il 15 marzo. La Giunta è libera di accogliere e respingere le istanze avanzate dai comuni. Difficile, per ovvie ragioni di opportunità politica, che non accolga le richieste di Cividale, Tarcento e probabilmente Povoletto. Secondo alcuni, potrebbe, invece, dire no a Prepotto e Torreano. «Il rifiuto di alcune astensioni provocherebbe di certo, però, dei ricorsi e il conseguente allungamento dei tempi per la nascita delle Unioni», sottolinea Sibau. Intanto prosegue il traghettamento dall'attuale Comunità montana alle Unioni. Sibau ha composto la cabina di regia. Ne fanno parte i sindaci Cristiano Shaurli di Faedis ed Elio Berra di Taipana per il Torre; Mario Zufferli di Drenchia, Piergiorgio Domenis di Pulfero e Tiziano Manzini di San Pietro al Natisone per il Natisone; l'assessore Guido Pettarin di Gorizia, il vicesindaco di Dolegna, Enzo Giardini, e il vicesindaco di San Floriano, Robert Poi ci sono i tecnici interni della Comunità montana: Claudio Campestrini, Fabiana Prapotnich, Roberto Geretto, Teresa Fiscelli e Michele Coren. Quest'ultimo, che è anche vicesindaco di Drenchia, in qualità di esperto della problematica della minoranza slovena. «La segretaria generale, Mila Mecchia, ha già chiesto una proiezione dei beni della Comunità, per cominciare a ragionare su un'ipotesi di suddivisione, e una pianta organica relativa al personale di tutti i Comuni con riferimento particolare al personale addetto ai servizi che poi faranno capo all'unione», fa sapere l'amministratore temporaneo. Quanto alla realizzazione di opere per milioni di euro, di cui aveva parlato in un'intervista al nostro giornale, Sibau riconosce di essere stato troppo precipitoso sui tempi, prima di aver avuto completamente chiaro il quadro in cui si sarebbe trovato a operare. «Mi sono fatto dare dai responsabili dice lo stato di avanzamento dei lavori pubblici, con particolare riferimento a quelli già cantierabili. Avremo i primi appalti già nei prossimi mesi. Ci sono tempi tecnico-burocratici da rispettare. Anche se non so quanto tempo sarò amministratore, resto comunque ottimista». Ezio Gosgnach (Dom, ) SLOVIT N 2 del 29/2/12 pag. 17

19 VALCANALE KANALSKA DOLINA La Valcanale attende le decisioni dei comuni Anche in Valcanale e nel Canal del Ferro restano in attesa delle decisioni della Giunta regionale, dopo che le amministrazioni comunali di Moggio Udinese e Resiutta hanno chiesto di staccarsi dall'unione montana che fa capo a Tarvisio e di aderire a quella che ha per capofila Gemona. La stessa operazione aveva in animo il sindaco di Resia, Sergio Chinese, ma è stato clamorosamente stoppato dal suo Consiglio comunale. Ai cinque dell'opposizione si sono aggiunti tre consiglieri della maggioranza. Resia, dunque, resta nell'unione montana del Canal del Ferro e della Valcanale assieme a Chiusaforte, Dogna, Malborghetto-Valbruna, Pontebba e Tarvisio. Ma le richieste di Moggio e Resiutta frenano la nascita del nuovo ente sovracomunale. «Il Consiglio regionale non avrebbe dovuto dare l'opzione di scegliere se andare di qua o di là, perché è chiaro che poi ognuno decide in base ai propri interessi, a ciò che ririene opportuno per la propria comunità, senza tener presente un quadro d'insieme. Certo, secondo la legge l'ultima parola spetta alla Giunta regionale, ma son curioso di vedere cosa succederebbe se dicesse no a Moggio Udinese e Resiutta. Probabilmente quei comuni impugnerebbero la delibera, innescando un meccanismo che allungherebbe ancora di più i tempi di nascita delle Unioni montane. Finché non è stabilita la composizione non si può passare alla suddivisione del patrimonio e del personale», dice il sindaco di Malborghetto- Valbruna, Alessandro Oman. Quanto ai nuovi equilibri che si instaureranno nell'unione, secondo Oman «Tarvisio, essendo il comune più grosso, dovrebbe dare un po' lo stimolo e la struttura alla nostra Unione. Anche se c'è da tenere presente che c'è anche il personale della vecchia Comunità montana che già fornisce alcuni servizi a tutti. In ogni caso bisogna attendere le decisioni di Trieste». (Dom, ) RESIA - REZIJA Resia perde la presidenza del Parco Per il nuovo presidente il punto di forza sta nella posizione strategica accanto al parco del Triglav Dopo appena due anni di presidenza, il sindaco di Resia, Sergio Chinese, non è stato riconfermato alla guida del Parco delle Prealpi Giulie. Il consiglio di amministrazione ha voluto, infatti, una ventata di aria fresca ed ha nominato Stefano Di Bernardo, vicesindaco di Venzone. In questo modo si è interrotta la consuetudine che affidava ai sindaci del comune all'ombra del Canin il timone dell'ente parco che ha la sua sede proprio a Prato di Resia. Decisive per l'istituzione del parco anche nel comune di Resia, più di dieci anni fà, furono la capacità, la determinazione e la caparbietà dell'amministrazione comunale guidata da Luigi Paletti, il primo presidente al quale nel 1998 SLOVIT N 2 del 29/2/12 pag. 18 è seguita la nomina di Sergio Barbarino che all'insegna della continuità terminò i progetti impostati dal suo predecessore. Notevoli, in questi anni, per il parco e soprattutto per la comunità della Val Resia sono stati i progetti transfrontalieri Italia/Slovenia di cui il territorio, nel tempo, ha potuto beneficiare. In questi ultimi due anni alcune affermazioni di Chinese, inerenti la distanza etnica tra i resiani e gli sloveni, non hanno agevolato la collaborazione necessaria al buon esito di questi progetti che, oltre a sostenere l'economia dei territori transfrontalieri, hanno lo scopo di promuovere la cooperazione con i vicini sloveni con i quali i resiani condividono non solo il massiccio del Canin, ma un territorio dalle simili condizioni geografiche ed opportunità turistiche e dalle medesime problematiche che vanno risolte in armonia ed in sinergia. Le prime dichiarazioni del nuovo presidente vanno proprio in questa direzione. Di Bernardo ha sottolineato, infatti, che il punto di forza del parco è la quanto mai strategica posizione geografica, una posizione transfrontaliera che crea quasi un unico territorio protetto con il Parco del Triglav in Slovenia, con cui da tempo si collabora in maniera sinergica; collaborazione che per il futuro oltre che mantenere si intende accrescere. «L'opportunità che ho ricevuto è un grande onore, considerato che sono diversi anni che lavoriamo per un assetto ecosostenibile e di sviluppo territoriale ha detto Di Bernardo, subito dopo l elezione. Sicuramente, presiedere un ente di questi tempi non sarà facile viste le ristrettezze economiche, ma se riusciremo a creare delle progettualità important e condivise da tutti, (comuni, popolazione e Regione) le difficoltà dovrebbero diminuire considerevolmente». Sandro Quaglia (Dom, ) Chiedo di poter fornire alcune precisazioni a proposito dell'articolo «Resia perde la presidenza del Parco» comparso sul quindicinale «Dom» n 3 del 14 februarja L'articolista, già socio di una cooperativa collaboratore esterno del Parco fino al 2009, addetto alla gestione e manutenzione ordinaria dei centri visita e degli uffici informativi dell'ente, ironizza sul breve lasso di tempo di presidenza mantenuto dal sottoscritto alla guida dell'ente Parco Prealpi Giulie. Vorrei unire a questa noticina alcuni passaggi delle delibere di Consiglio del 2006 e 2009 in cui viene ufficializzata la rotazione del Presidente a beneficio di tutti i Comuni del Parco. Inoltre vorrei evidenziare gli ottimi rapporti esistenti tra il sottoscritto e il direttore del Parco del Triglav Martin Œolar concretizzatisi con la realizzazioni di interessanti progetti internazionali transfrontalieri. Puntualizzo altresì che artatamente non ho mai voluto rintuzzare alle provocazioni ma che nella veste di sindaco di Resia, mi corre l'obbligo di salvaguardare l'istituzione del Comune. Il sindaco/œindik Sergio Chinese Il fatto che l articolista sia stato collaboratore del Parco, quindi ottimo conoscitore delle dinamiche interne all Ente, conferisce ulteriore autorevolezza alle informazioni riportate. In ogni caso, è inconfutabile il fatto che, per la prima

20 volta nella storia del Parco, la presidenza non sia stata affidata al sindaco di Resia. (Dom, ) KOBARID CAPORETTO Perché Kavs non ha eseguito l attentato a Mussolini? Probabilmente, la storia del mondo sarebbe stata scritta diversamente, se il ventunenne di (comune di Bovec/Plezzo, nell'alta Valle dell'isonzo, ndt), Franc Kavs, appartenente al Tigr (organizzazione segreta antifascista, l cui sigla è composta dalle iniziati di Trst/Trieste, Istra/Istria, Gorica/Gorizia e Rijeka/Fiume, ndt), nel lontano 20 settempre del 1938, avesse messo in atto l'attentato a Mussolini a Caporetto. È stata un'idea del giovane patriota e il piano gli è stato rovinato dalla matrigna o sono stati i britannici a sospendere l attentato? Si chiede nel giornale «Delo» (quotidiano di Lubiana, ndt) il giornalista Bla in occasione della presentazione del libro di Borut Rutar «Krik (L'urlo della matrigna). Kavs, come veniva chiamato, dopo la guerra trovò impiego come giornalista al Primorski dnevnik. Era un uomo molto colto, ma anche riservato. Il contenuto del libro, come scrive comprende tutte le interpretazioni, sul perché Kavs non abbia attuato l'attentato al dittatore fascista. Gli appartenenti al Tigr seppero della visita di Mussolini a Caporetto già un anno prima e iniziarono a progettare un attentato contro una delle personalità più importanti dell'epoca. All'inizio, volevano uccidere il dittatore sul Carso, ma non trovarono un attentatore adatto, per cui prese l'iniziativa il Tigr dell alta valle dell'isonzo. Kavs era fermamente convinto di portare a termine l'attentato. L'organizazzione gli procurò una cintura di sei chilogrammi, un tubo ricurvo carico di esplosivo e inneschi. I documenti d'archivio riportano due descrizioni diverse delle bombe; la prima, dettagliata, non si accorda con quella dell'attentatore, durante l'interrogatorio: «Il dilemma è se per l'attentato fossero state preparate due bombe. La differenza tra le due descrizioni è enorme», ha detto Rutar. Kavs, vestito con la camicia nera degli avanguardisti, simbolo fascista, sulla piazza di Caporetto, sarebbe dovuto uscire di qualche passo dalla fila, arrampicarsi sull'auto del duce e premere l'innesco. Ma l'attentato non ci fu. Dopo la guerra comunemente si pensava che Kavs fosse stato preso dalla paura di fare vittime tra i civili, tra loro ci sarebbero stati molti bambini, forse troppi. Durante l'interrogatorio fatto dagli italiani, raccontò un'altra storia. Disse che lo aveva distolto dalla sua decisione, sulla porta di casa, la sua matrigna e lo aveva perquisito dalla testa ai piedi. «Secondo questa spiegazione data alla polizia, fu la matrigna a ostacolare l'attentato. Si era spaventata per sé e per la sua libertà. Kavs era condannato a morte, ma il governo fascista lo 'graziò' con l'ergastolo». La terza spiegazione data da Rutar, sul perché non ci fu l'attentato a Mussolini, è questa, e cioè che a chiedere di annullare l'azione all'ultimo minuto fu il servizio di informazione britannico che aveva appoggiato, o addirittura organizzato, l'attentato. Per questo, nell'archivio di stato di Londra non ci sono documenti a riguardo, scrive in «Delo» Bla (Primorski dnevnik, ) SLOVENIJA SLOVENIA Turisti dalla Slovenia in Slavia, Resia e Valcanale Le organizzazioni slovene hanno promosso il territorio alla fiera «Alpe Adria turismo e tempo libero» a Lubiana TPer il secondo anno con lo slogan «Mi smo tu(rizem)» alcune associazioni culturali della minoranza slovena della provincia di Udine, coordinate dall'istituto per la cultura slovena di San Pietro al Natisone, hanno partecipato alla fiera «Alpe Adria: Turismo e tempo libero» tenutasi a Lubiana dal 26 al 29 gennaio. L'appuntamento fieristico internazionale di Lubiana ha visto la presenza di numerosi stand espositivi tra i quali anche quello del Parco naturale delle Prealpi Giulie che ha promosso tutto il territorio dei sei comuni coinvolti nell'area protetta ed in particolare della Val Resia con molto materiale divulgativo stampato in lingua slovena che conferma l'attenzione che l'ente dimostra per il l'importante bacino di utenza rappresentato dai turisti sloveni. Il ruolo ponte che il territorio in cui è storicamente insediata la minoranza slovena in Italia, ma anche in Austria ed Ungheria, puo svolgere in questa nuova strategia turistica ha indotto alcuni enti, tra cui l'unione regionale economica elovena, con il progetto transfrontaliero Italia/Austria «Tu smo doma», a presentare alla fiera le proprie proposte turistiche. La partecipazione di alcune associazioni culturali slovene della provincia di Udine, ha lo scopo di far conoscere al grande pubblico le attrattive turistico-culturali dei diciotto comuni distribuiti in Val Canale, in Val Resia, nelle valli del Torre e Natisone ed è stata resa possibile dalla partecipazione di due operatori messi a disposizione dall'associazione culturale «Museo della Gente della Val Resia» e con il sostegno finanziario della Comunità montana del Gemonese Canal del Ferro e Val Canale con i fondi dell'articolo 21 della legge 38/2001 che prevede aiuti allo sviluppo economico. Nell'ambito degli eventi collaterali, apprezzata è stata la visita agli spazi espositivi, dedicati alla minoranza slovena, della delegazione governativa slovena guidata dell ex sottosegratario Boris Jesih, mentre molto partecipata è stata la consegna di un premio per l'impegno culturale a Viljem #erno di Lusevera da parte dell'associazione slovena «Kultura - Natura.si» - Movimento per la difesa e valorizzazione del patrimonio culturale e materiale sloveno. Le varie associazioni slovene della Provincia di Udine, che si impegnano anche per lo sviluppo del turismo culturale, in un prossimo futuro dovranno necessariamente confrontarsi anche con gli operatori turistici locali, quali i ristoratori, gli esercenti e le organizzazioni economiche della minoranza in modo da creare quella sinergia che permetterà di incrementare maggiormente le presenze turistiche nel nostro territorio. Una forma di turismo culturale o etno turismo proveniente perlopiù dalla Slovenia ma anche la positiva esperienza dell'albergo diffuso sono già realtà consolidate nelle nostre vallate e questa importante collaborazione con l'ente fieristico lubianese rappresenta, sempre più, una valida opportunità di ulteriore sviluppo turistico e di conseguenza economico per il territorio. Sandro Quaglia (Dom, ) SLOVIT N 2 del 29/2/12 pag. 19

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