Osservatorio Netics. White Paper. L infrastruttura IT della PA italiana. Stato dell arte, prospettive, scenari evolutivi.

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1 White Paper Osservatorio Netics L infrastruttura IT della PA italiana Stato dell arte, prospettive, scenari evolutivi. Osservatorio Netics maggio 2014

2 Sommario Sommario L infrastruttura IT della PA italiana: stato dell arte... 3 Il piano di razionalizzazione dei data center pubblici... 6 I modelli di intervento nel piano di razionalizzazione... 8 Le caratteristiche dei data center razionalizzati... 9 Il ruolo delle Regioni e delle ICT in-house Scenario: gli Shared Service Centre L approccio Oracle al Government Cloud Il G-Cloud I benefici del G-Cloud Quali sono i requisiti di un Cloud di successo? Progettare Valutare Design Costruire

3 L infrastruttura IT della PA italiana: stato dell arte L infrastruttura IT della pubblica amministrazione italiana (comprendendo anche il perimetro relativo alla Sanità pubblica e le entità territoriali della PA centrale) è caratterizzata da un livello sicuramente eccessivo di frammentazione. Secondo i dati Netics (aggiornati a tutto il 2013), risultano attivi oltre data center con un numero complessivo di server vicinissimo alle unità. Figura 1: l'infrastruttura IT della PA italiana La conduzione di questa complessa e sovrabbondante infrastruttura genera costi interni (personale addetto alla conduzione/gestione dei data center e del parco /software) pari a 2,2 miliardi di Euro all anno. Figura 2: i costi interni di conduzione 3

4 La somma dei costi esterni (approvvigionamento di beni e servizi, al netto dell IVA) e di quelli interni (personale addetto alla conduzione dei data center e alla gestione del parco PC) genera una spesa complessiva pari a 8,1 miliardi di Euro all anno (quasi 10 miliardi considerando il costo non deducibile riferito all IVA). Figura 3: la spesa IT della PA italiana (2013) In assenza di dati statisticamente significativi sul livello di maturità del parco hardware lato server, e accontentandosi di una stima effettuata su un campione ridotto di enti rilevati, si rileva una situazione di prossimità all obsolescenza soprattutto per quanto riguarda un numero considerevole di amministrazioni di medie dimensioni e qualche grande ente anche della PA centrale. Anche lato client la situazione non è tra le più confortanti: l età media del parco PC rilevata dall Osservatorio Netics è vicina ai 5,5 anni. Anche il software che gira in questa variegata infrastruttura non è distante dal potersi dire vicino all obsolescenza : la situazione rilevata qualche anno fa dall allora DigitPA (oggi AgID) relativamente alla PA centrale e quella rilevata da Netics nel 2013 in PA locale e sanità evidenziano un parco software la cui consistenza complessiva si avvicina ai 2 miliardi di righe di codice. Poco meno della metà di questo codice è scritto in linguaggi ormai obsoleti. Sovente, secondo le dichiarazioni di molti CIO intervistati, è proprio l obsolescenza del software a ritardare l aggiornamento dell hardware. 4

5 Figura 4: il parco software Siamo quindi in presenza di una piuttosto considerevole criticità relativa a gran parte dell infrastruttura IT della pubblica amministrazione, con punte di elevata criticità riscontrabili soprattutto tra gli enti locali e buona parte delle aziende sanitarie e ospedaliere. Risultano anche sovrabbondanti i data center della PA centrale: il fenomeno è dovuto alla presenza di CED territoriali riferiti a enti centrali quali INPS, Trasporti, Giustizia, Lavoro, eccetera. In qualche sporadico caso, risultano addirittura data center differenti all interno di amministrazioni fisicamente collocate in un'unica sede o in sedi comunque non eccessivamente distanti fra loro: è il caso di un paio di Regioni, di alcuni grandi Comuni e di una decina di ASL. Risulta fortemente critica anche la situazione relativa alla sicurezza fisica: secondo AgID ( Linee guida per la razionalizzazione dell infrastruttura digitale della PA, 2014) il 15% dei CED della PA Centrale e il 50% di quelli della PA locale non dispongono di un sistema per il controllo degli accessi. 5

6 Il piano di razionalizzazione dei data center pubblici L AgID ha dato vita, su spinta del governo Monti (2012), a un piano di razionalizzazione dei data center pubblici. Nel già citato documento di linee guida (pubblicato a inizio 2014) essa si identifica come necessaria e urgente, e vengono fissate le milestone per un piano triennale ( ) di attività. Per quanto riguarda la PAC, il piano prevede una soluzione operativa che ridisegni il nuovo scenario di riferimento, promuovendo aggregazioni dei CED secondo le medesime logiche previste nelle presenti linee guida ovvero incentivando i processi di razionalizzazione in atto. Il relativo fabbisogno finanziario per la realizzazione del processo di razionalizzazione sarà reperito nell ambito delle previsioni di spesa IT delle Amministrazioni. Per quanto riguarda PA locale e Sanità, AgID affida alle Regioni un ruolo di coordinamento dei data center pubblici del territorio. Ciascuna Regione, in collaborazione con AgID, predisporrà un piano regionale specifico. I piani regionali triennali dovranno prevedere: una sezione dedicata alla descrizione ed analisi dello scenario attuale di infrastrutture e servizi sul territorio regionale; una sezione con la descrizione dello scenario di collaborazione tra Amministrazioni diverse che verrà a instaurarsi a fine progetto (fine 2016) con evidenza delle eventuali costituzioni/aggregazioni di soggetti economici; una sezione con la descrizione dello scenario di infrastrutture e servizi a fine progetto (tre anni) con eventuali passaggi intermedi; una sezione dedicata all organizzazione e alla specializzazione delle risorse umane coinvolte, anche in considerazione delle future e nuove necessità di dotarsi di expertise per la manutenzione e assistenza; una sezione dedicata ai piani finanziari ed alla copertura, finalizzata ad un risparmio complessivo sulle infrastrutture IT almeno del 20% rispetto alla spesa dichiarata per dicembre 2014,anche ai sensi dell articolo 20, Legge 7 agosto 2012, n. 134, che dispone l Agenzia svolge le funzioni assegnate attenendosi al principio dell ottimizzazione e razionalizzazione della spesa in materia informatica, al fine di ottenere significativi risparmi, comunque garantendo, a decorrere dal 2013, un risparmio di spesa non inferiore a 12 Milioni di Euro all anno, rispetto alla spesa complessiva affrontata dalle Amministrazioni pubbliche nel settore informatico nell anno 2012 ; 6

7 una sezione dedicata al cronoprogramma con evidenza dei passaggi formali ed iter amministrativi e degli interventi tecnici previsti. Secondo dati Netics, un piano di razionalizzazione dell infrastruttura IT della PA e Sanità esaustivo e portato a totale compimento è in grado di generare (al netto degli ammortamenti relativi all investimento iniziale) risparmi complessivi stimabili intorno agli 1,5 miliardi di Euro. Figura 5: stima dei risparmi conseguibili attraverso la razionalizzazione dell'infrastruttura AgID evidenzia, oltre a quelli economici, i benefici derivanti dall incremento della disponibilità, della ripristinabilità e della gestione dei dati, una maggiore affidabilità dei sistemi di storage e una gestione notevolmente ottimizzata della sicurezza fisica e logica dei sistemi. 7

8 I modelli di intervento nel piano di razionalizzazione Secondo le linee guida AgID, sono tre i possibili modelli di intervento per la realizzazione del piano di razionalizzazione: MODELLO A Diretto - Pubblico In questo modello l intervento è completamente realizzato con finanziamenti pubblici volti all acquisto di hardware o software necessari per l upgrading dei CED o per la costruzione di nuovi Data Center. L Amministrazione deve individuare una stazione appaltante che dovrà gestire le procedure di acquisto. Tali infrastrutture rimarranno di proprietà pubblica e, contestualmente o separatamente alla procedura di cui sopra, potranno essere affidate in concessione a un soggetto privato che si obbliga a fornire l accesso e a conservare i dati secondo modalità definite nei bandi di gara. MODELLO B Misto Partnership Pubblico Privata Questo modello prevede un rapporto di partnership tra il soggetto pubblico e uno o più soggetti privati individuati mediante una gara a evidenza pubblica, che coinvestono, anche sotto forma di conferimento di beni immobili o facility già esistenti, per la costruzione (e la gestione/manutenzione/ ) di CED. La proprietà dell infrastruttura realizzata potrà essere conferita a un entità giuridica separata, società (mista) o consorzio, ma al soggetto privato è garantita la possibilità di sfruttarne spazi e capacità nei modi e nei tempi definiti negli appositi bandi di gara. Nei predetti bandi di gara verranno anche individuati tipologia di servizi e attività, obblighi e responsabilità facenti capo rispettivamente alla parte pubblica e a quella privata. MODELLO C Indiretto - Chiavi in mano Il modello chiavi in mano prevede il ricorso a CED di esclusiva proprietà di soggetti privati, individuati attraverso procedure competitive ad evidenza pubblica, che assumono la responsabilità della gestione e della connessa organizzazione della attività necessaria ad assicurare le esigenze della Amministrazione relative al CED. 8

9 Le caratteristiche dei data center razionalizzati AgID stabilisce un set minimo di caratteristiche per questi nuovi data center pubblici: - CED avviato o ristrutturato dopo il 2008; - garanzia di conformità a tutti i permessi necessari (agibilità, VVFF, ecc.) e a tutte le norme cogenti previste (legge 81/2008, legge 388/2003); - garanzia di corretta localizzazione sotto il profilo: della anti-sismicità, che deve essere coerente col livello sismico del luogo; della immunità da fenomeni naturali (allagamenti, alluvioni, frane, ecc.) e meteorologici; - presenza di procedura di accesso alle aree per limitare l accesso alle persone autorizzate dal responsabile, con almeno le seguenti classi di accesso: personale dell Amministrazione; personale delegato dal prestatore (ad esempio personale che esegue manutenzione/riparazione, visitatori, ecc.); - superficie totale adeguata per accogliere i sistemi da migrare, e con occupazione percentuale non superiore al 80% (residuo riservato a sviluppi futuri); - presenza di sistema di sorveglianza e/o reception; - protezione esterna dell edificio con sistema anti-scavalcamento e illuminazione; - sistema di raffreddamento e condizionamento; - infrastruttura elettrica protetta con UPS (o altri sistemi di continuità) e gruppo elettrogeno per tutti gli impianti; - esistenza della pavimentazione flottante; - alloggiamenti TLC dedicati; - infrastruttura elettrica ridondata; - valore di PUE non superiore a

10 Nell arco di un periodo massimo di 2 anni dovranno poi essere effettuati i seguenti interventi di miglioramento: - presenza impianto luci emergenza ; - sistema di rilevazione antiallagamento; - presenza di punti manuali di attivazione allarmi; - presenza di segnalatori acustici per gestione emergenze; - doppia sorgente alimentazione per server e/o rack; - sistema di condizionamento centralizzato con diffusori nelle sale CED; - sistema di monitoraggio continuo e relativi allarmi per la temperatura nell intero CED.; - sistemi di videosorveglianza h24; - definizione formalizzata delle aree del CED (accesso primario, accesso forniture, uffici e sale riunioni, sale impianti e controlli, sale macchine con relativi sistemi di controllo accessi anche biometrico e sbarramento). Entro i 3 anni dall adozione del piano, AgID prevede che i CED ospitanti debbano garantire: - livelli di servizio end-to-end non inferiori a quelli garantiti dai CED prima della razionalizzazione; - occupazione dei rack non superiore al 50% dello spazio totale del CED; - percentuale di virtualizzazione non inferiore al 60%; - SO in versioni posteriori al 2012; - rapporto FTE/Server gestiti inferiore a 1/30 per i server fisici e 1/100 per i server virtuali; - massimo valore di PUE non superiore a

11 Il ruolo delle Regioni e delle ICT in-house Come ben evidenziato dal documento di linee guida AgID, le Regioni (e le loro rispettive società in-house laddove presenti e dotate di infrastrutture proprie di data center) avranno un ruolo centrale rispetto alla razionalizzazione delle infrastrutture IT delle PA locali e degli enti sanitari attuata configurandosi come cloud service provider nei confronti degli enti territoriali (comuni e aziende sanitarie). Netics ha identificato tre possibili modelli di provisioning, schematizzati nella figura seguente. Figura 6: i possibili modelli per un "G-Cloud" (Scenario Netics, 2012) Si passa da un ruolo light di pura catalizzazione del mercato, dove la in-house (o direttamente l amministrazione regionale) si limita a orchestrare una pluralità di offerta fornita da soggetti di mercato a un modello più evoluto di provisioning che vede la in-house erogare un mix di servizi propri e di mercato. 11

12 Un terzo possibile modello (che sarà trattato nel capitolo seguente) è quello dello shared service centre : la in-house si configura come erogatrice di servizi (IT, ma anche di business process) secondo una logica di sourcing ibrida : viene messa a fattor comune l infrastruttura fisica (server, storage, connettività, sicurezza) e contemporaneamente si costruisce un catalogo servizi realizzato anche attraverso robuste iniziative di partenariato con ISV e system integrator di mercato. 12

13 GENERAZIONE DEL VALORE L infrastruttura IT della Pubblica Amministrazione italiana WP Netics 2014 Scenario: gli Shared Service Centre Lo scenario shared service centre è quello che con ogni probabilità risulta maggiormente adeguato e confacente ai bisogni della PA locale e della Sanità, soprattutto se lo si vede anche in una logica di esternalizzazione di processi di business (servizi contabili, gestione del personale, ecc.). E ragionevole presupporre che la realizzazione di questi shared service centre passi attraverso un percorso graduale, raffigurato qui di seguito. Shared Service in 4 mosse TRASFERIMENTO DELLA COMPLESSITA STANDARD DEFINITI E CONDIVISI FOCUS SULLE ECONOMIE DI SCALA CREAZIONE DI UN CATALOGO SERVIZI A VALORE AGGIUNTO E BPO «TRASLOCO» STANDARDIZZAZIONE CONSOLIDAMENTO VAS E BPO Figura 7: RoadMap per gli Shared Service Centre (Scenario Netics, 2014) In una prima fase, definita di trasloco o di consolidamento degli spazi, le eventuali infrastrutture di enti locali e sanitari vengono trasferite nel data center regionale così come sono. Di fatto, si risolve un primo problema di sicurezza mantenendo immutata (provvisoriamente) la complessità fisica e applicativa. Nel frattempo si avvia un processo di standardizzazione: vengono eliminate le macchine obsolete, possibilmente facendo coincidere questa migrazione con quella relativa al software. 13

14 La terza fase è quella del consolidamento e della virtualizzazione dei server e dello storage. In questa fase si cominciano a manifestare i più rilevanti benefici in termini di economia di scala: riducendo i sistemi hardware si riducono i costi ricorrenti ad essi correlati ma anche il numero di istanze di sistemi operativi, database, altro middleware e (in molti casi) software operativo, con conseguente diminuzione dei costi di licenza e manutenzione. Si rende possibile a questo punto anche il consolidamento dei servizi di assistenza e gestione dei sistemi, con ulteriori risparmi diretti. La fase di consolidamento si conclude con la predisposizione dei siti alternativi destinati al disaster recovery. Risulta ragionevole ipotizzare uno scenario che veda i singoli data center regionali federarsi tra loro in modo da garantire la realizzazione una rete di infrastrutture mutuamente intercambiabili in caso di malfunzionamenti o crash. L ultima è la fase che vede la realizzazione di un vero shared service centre, attraverso la creazione di un catalogo di servizi IT ma anche di gestione di processi aziendali caratterizzati da un elevato livello di standardizzazione, quali ad esempio la contabilità, la gestione delle risorse umane, eccetera. In questo modo si realizza il massimo beneficio (anche in termini di economicità gestionale) per tutti gli enti riferiti a ciascun data center regionale e di riflesso - per i cittadini e le imprese utenti dei servizi della PA e della Sanità. 14

15 L approccio Oracle al Government Cloud Il G-Cloud I tagli del governo alla spesa pubblica hanno limitato i budget a tutti i livelli. Questa situazione non può essere affrontata intervenendo su piccole inefficienze ma è necessario rivedere il modo di operare mantenendo inalterati i servizi offerti e, dove possibile, incrementarli agendo su leve diverse da quelle usate sin qui. È in questo contesto che le risorse IT del settore pubblico devono essere utilizzate applicando nuovi paradigmi che garantiscano infrastrutture sempre più efficienti. Alla luce di questo scenario, la domanda è: come fare di più spendendo meno? È possibile identificare 3 macro-aree su cui agire: Evoluzione verso architetture orientate alla condivisione delle risorse in modalità sempre più flessibile Contratti che garantiscano flessibilità e mettano al riparo da spese non pianificate Standardizzazione delle componenti infrastrutturali come leva per il riuso delle migliori pratiche applicative. In questo contesto si colloca la strategia Oracle per supportare la pubblica amministrazione in modo sempre più efficace a fronte di una continua riduzione dei costi. I benefici del G-Cloud Governance: forte controllo sulla sicurezza, sull applicazioni di policy, normative e continuità operativa (privacy sui dati sensibili, protocollazione, gestione dei ruoli e delle utenze, alta disponibilità). Facilità di integrazione e riuso: grazie alla standardizzazione delle piattaforme software (PaaS) viene facilitata l interoperabilità tra le applicazioni garantendo nello stesso tempo il processo di riuso delle stesse tra le diverse organizzazioni. Abbattimento dei costi totali: riduzione a lungo termine per il gestore del private (break-even in due anni), mentre i fruitori che affittano le risorse ottengono immediati benefici economici. Migliore distribuzione dei costi di capitale e operativi. Utilizzo di contratti che permettono un abbattimento degli investimenti. 15

16 Grazie alla flessibilità fornita dalla tecnologia l ottimizzazione e la condivisione dell uso delle risorse informatiche portano notevoli risparmi in acquisti di hardware e software. Do More With Less and Get It Done Right Away Il Cloud Computing ha al suo interno diverse connotazioni che coinvolgono concetti che vanno dal pagamento per la fruizione di un servizio alla semplificazione dell accesso alla tecnologia. Nonostante le molte definizioni - a volte ambigue e imprecise - il Cloud è unanimemente riconosciuto come rivoluzionario nell Information Technology. Le promesse di costi ridotti, tempi di risposta più rapidi e maggiore flessibilità hanno fatto del Cloud un tema attuale e di grande interesse. Quali sono i requisiti di un Cloud di successo? Le realtà che desiderano trasformare il proprio IT ed evitare di incappare in problemi lungo il processo devono prendere in considerazione un approccio strutturato e pragmatico; l approccio al Cloud di Oracle è per questo strutturato in fasi: 16

17 Progettare - Identificare le motivazioni e le forze che guidano la strategia Cloud. Definire i principali modelli di utilizzo che dovranno essere supportati e i principali workload da sviluppare secondo i modelli definiti. Valutare Valutare la maturità e i livelli di adozione degli elementi esistenti e necessari all implementazione del Cloud. Scomporre e valutare i workload necessari allo sviluppo del Cloud. Valutare i modelli di servizio possibili per i modelli e i workload di riferimento. Stimare e confrontare i costi e i benefici dei possibili modelli di implementazione. Validare l utilizzo dei modelli di riferimento e dei workload con gli utenti attuali e potenziali. Definire un budget preliminare e le competenze necessarie. Design - Espandere e perfezionare i modelli di utilizzo. Scegliere il modello di servizio/i. Attribuire priorità ai workload e alle funzionalità desiderate. Definire building block architetturali e modelli di sviluppo dettagliati. Definire l interdipendenza dei diversi progetti. Identificare le aree maggiormente interessate dalle trasformazioni operative e organizzative. Validare il progetto con i fornitori e prestatori di servizi. Creare la roadmap. Costruire Implementare il progetto. Monitorare i progressi rispetto alla roadmap dello sviluppo delle funzionalità, delle scadenze e del budget necessario. Costruire - Transizione verso l implementazione e la messa in produzione. Monitorare i progressi rispetto agli obiettivi - impatto sugli utenti e sul budget. Nell approccio al Cloud di Oracle una particolare attenzione è riservata alle prime fasi della pianificazione, il cui successo garantisce che l'iniziativa Cloud abbia basi solide. Progettare Prima di definire un architettura o di proporre una soluzione per un iniziativa Cloud è importante chiarire quali sono le aspettative, se sono di natura tattica o piuttosto strategica. Oltre a chiarire se l approccio è tattico o strategico, la visione di Oracle incorpora anche ulteriori elementi che devono essere considerati: Motivazione: riduzione dei costi vs maggiore agilità del business Controllo del progetto: controllato dall IT vs controllato dal business Modello del business per l IT: IT come funzione di supporto vs IT come business Adozione della tecnologia: adozione precoce vs adozione tardiva Modello operativo aziendale: valutazione dei livelli di standardizzazione dei processi di business e integrazione degli stessi. 17

18 Valutare L approccio al Cloud di Oracle comprende anche l Oracle Cloud Maturity Model che descrive nel dettaglio più di 60 caratteristiche per adottare con successo il Cloud. Applicare il Modello di Maturità Cloud per verificare le capacità di una organizzazione consente di identificare la aree in cui è necessario un miglioramento. Le azioni correttive diventano così parte della Cloud Roadmap Design L architettura adatta a un progetto Cloud deve riflettere i fattori identificati nella fase di progettazione. L approccio Oracle include una Cloud Reference Architecture completamente definita per accelerare la definizione dell'architettura Cloud. La preparazione di una architettura Cloud richiede molte decisioni archietetturali tra cui: Modello di servizio: Software-as-a-Service (SaaS), Platform-as-a-Service (PaaS), Infrastructureasa-Service (Iaas) o una combinazione di essi. Pattern di utilizzo: modalità in cui il Cloud sarà utilizzato Modello di distribuzione: Cloud pubblico, privato, community Cloud o ibrido. Modello Multi-Tenancy: come garantire l isolamento tra gli utilizzatori del Cloud Cross-Cloud Security: garantire sicurezza negli scambi tra due o più Cloud. 18

19 L approccio al Cloud di Oracle prevede anche l utilizzo di un Cloud Candidate Selection Tool (CCST) per determinare quale assetto IT (workloads) dovrebbe essere passato in Cloud e se è meglio un Cloud privato o pubblico. Prima di passare alla fase di costruzione è necessario definire una roadmap dettagliata che organizzi le attività di alto livello (per esempio la definizione della Cloud Reference Architecture, le principali trasformazioni ecc.) e che coordini i piani di implementazione che determineranno nel tempo di benefici promessi dal Cloud. Costruire Un Cloud di successo richiede la trasformazione dell organizzazione IT e dei processi. Alcune delle principali trasformazioni necessarie sono: Cambio di ruoli e automatizzazione per supportare il self service, il provisioning e deprovisioning automatico, l elasticità. Metodologia DevOps che integri sviluppo e operations per supportare i cambiamenti. Deployable Entities : astrazioni logiche che semplificano il deployment dei servizi cloud Il Late Binding consente che alcuni servizi Cloud vengano implementati in fase di lancio e non in fase di progettazione. Governance della struttura e dei processi per fare in modo che la strategia Cloud segua le previsioni. 19

20 White Paper L infrastruttura IT della Pubblica Amministrazione italiana. Stato dell arte, prospettive, scenari evolutivi 14 maggio 2014 Osservatorio Netics 2014 in collaborazione con: Disclaimer I contenuti di questo documento sono di proprietà NetSquare / Osservatorio Netics. E vietata la riproduzione totale o parziale di questo documento in assenza di un autorizzazione preventiva da richiedere a NetSquare. Autori Paolo Colli Franzone Cofondatore e Direttore dell Osservatorio Netics, coordinatore del Centro Studi Catalis (Federsanità ANCI), autore di numerose ricerche sui modelli di governance dei sistemi informativi sanitari nei principali Paesi OCSE e di rapporti di ricerca sul mercato IT della PA e Sanità italiana. Strategic Advisor di alcune tra le principali aziende ICT operanti sul mercato del Public Sector e dell Healthcare. 20

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