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1 UFFICIO PRODOTTI La filiera foresta-legno-energia IN PROVINCIA DI TRENTO anno

2 Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Trento Redazione: Responsabile: A cura di: Autori: In redazione: Osservatorio del Legno - Ufficio Prodotti Area Promozione e Sviluppo Camera di Commercio I.A.A. di Trento Via SS. Trinità, TRENTO Tel , fax Marco Zanoni Mauro Leveghi Mirco Baldo, Federico Giuliani, Bruno Grisenti Maria Cristina Tomasi, Michela Rizzi, Adriano Zanotelli Copertina: Artimedia s.a.s di Trentini Valentina e c., Trento Foto Copertina: Francesco March, Boscaioli nella foresta di Paneveggjo, 1900 ca Torino, Museo Nazionale della Montagna Centro Documentazione Foto esposta alla mostra "Dal Garda alle Dolomiti. Incanti fotografici" di Palazzo Roccabruna, 25 marzo -15 maggio 2011 La pubblicazione è disponibile anche sul sito: Riproduzione, parziale o totale, e diffusione autorizzate con la citazione della fonte.

3 SOMMARIO SIGLE E ACRONIMI...5 INTRODUZIONE...7 BREVE INQUADRAMENTO DEL TRENTINO FORESTALE...8 LA PRODUZIONE DI ENERGIA DA BIOMASSA IN TRENTINO...10 OFFERTA DI BIOMASSA IN TRENTINO...15 Offerta di biomassa legnosa da imprese d utilizzazione...15 Offerta di biomassa raccolta dai titolari di uso civico...23 Offerta di biomassa derivante dagli scarti agronomici...30 Offerta di biomassa derivante dagli scarti dell industria di prima lavorazione...45 Offerta di biomassa derivante dagli scarti dell industria di seconda lavorazione...57 lavorazione...67 Offerta di biomassa derivante dalla raccolta nei CRM E CRZ...68 Offerta di biomassa da produttori di legna da ardere...72 Offerta di biomassa dei commercianti di legna da ardere, cippato, pellet e briquette...82 DOMANDA DI BIOMASSA IN TRENTINO...90 Uso di legna da ardere in ambito domestico...90 Uso di legna da ardere negli esercizi commerciali Impiego di cippato nelle centrali di teleriscaldamento Impianti a biomassa di piccola taglia a servizio di utenze domestiche o plurifamiliari Reimpiego dei sottoprodotti nelle aziende della filiera Prima lavorazione Seconda lavorazione ANALISI CONCLUSIVE SULLO STUDIO LA FILIERA FORESTA-LEGNO-ENERGIA IN PROVINCIA DI TRENTO Premessa Un bilancio sintetico domanda/offerta di biomasse in Trentino Analisi della domanda Analisi dell offerta Indicazioni relative alle principali tipologie di biomasse in Trentino Legna in ciocchi Cippato CONCLUSIONI Le caratteristiche della filiera foresta-legno-energia in Trentino Le utilizzazioni forestali e gli usi civici Le centrali di teleriscaldamento Le caratteristiche del mercato delle biomasse BIBLIOGRAFIA RIFERIMENTI LEGISLATIVI QUESTIONARI RELATIVI ALL INDAGINE CONDOTTA

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5 SIGLE E ACRONIMI APE: Agenzia provinciale per l energia. AEBIOM: Associazione Europea Industria della Biomassa. APPA.: Agenzia Provinciale Protezione Ambiente della Provincia autonoma di Trento. Art.: articolo. ASUC: Amministrazione Separata Uso Civico. CATI: indagine commissionata dell A.P.P.A al Servizio Statistica riguardante l utilizzo della biomassa a fini energetici in Provincia di Trento. CCIAA: Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura. CE: Conformité Européenne. CER: Catalogo Europeo dei Rifiuti. CNR: Consiglio Nazionale delle Ricerche CRM: Centro di Raccolta Materiale. CRZ: Centro di Raccolta Zonale. D.Lgs: Decreto Legislativo. DPCM: Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri. FA.: fascicolo aziendale. GIS: Geographic Information System. GUFOR: database del Servizio Foreste e Fauna della P.A.T. Gestione delle Utilizzazioni Forestali. IASMA: Istituto Agrario di San Michele all Adige. IVALSA: Istituto per la Valorizzazione del Legno e delle Specie Arboree. LP: Legge Provinciale. mc. e o m³: metro cubo. mst: metro stero. M.te: monte. MUD: Modello Unico di Dichiarazione ambientale. Mw: megawatt. n.d.: non disponibile. n.p.: non pervenuto. n.s.: non significativo. ONORM:. Österreichische Norm Norma austriaca. PAT: Provincia autonoma di Trento. PSR: Piano di Sviluppo Rurale. R.D.: Regio Decreto. SIAP: Sistema Informativo Agricolo Provinciale. t: tonnellate. t. eq: tonnellate equivalenti. q.: quintali. q. eq: quintali equivalenti. 5

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7 INTRODUZIONE L uso massiccio di combustibili fossili, principali responsabili del vertiginoso aumento della concentrazione di gas serra nell atmosfera, potrebbe drasticamente essere ridotto se i paesi industrializzati, per la produzione di energia termica ed elettrica, utilizzassero biomassa come combustibile ottenuto da materiale derivante dalle coltivazioni o dalle foreste. L AEBIOM (ASSOCIAZIONE EUROPEA INDUSTRIA DELLA BIOMASSA) afferma che le emissioni di anidride carbonica potrebbero essere ridotte ogni anno di circa milioni di tonnellate 1, se ciò avvenisse. Secondo tale rapporto inoltre la biomassa utilizzata come fonte di energia pulita potrebbe, entro il 2020, contribuire per il 15% dell energia richiesta dai paesi industrializzati; tale filiera produttiva darà origine come affermato dal rapporto sulle nuove opportunità lavorative a circa posti di lavoro entro il , distribuiti prevalentemente nelle zone rurali. L utilizzo di fonti energetiche di origine biologica sarà inoltre utile per il rispetto degli obiettivi nazionali fissati dal protocollo di Kyoto, in materia di energie rinnovabili. A titolo di esempio si cita la Svezia che, al fine di onorare l impegno assunto dal governo per abbandonare l energia nucleare, si sta convertendo alla biomassa. Questa nuova necessità evolutiva, oltre ad un elevata valenza ambientale, e, creerà pertanto nuove opportunità per il settore forestale e per quello agricolo marginale 3. In questo periodo storico si sta pertanto riconsiderando quella che è stata per troppo tempo una valutazione unidirezionale dei problemi del settore forestale, che vedeva l utilizzazione dei boschi italiani come un azione capace di pregiudicare gli equilibri ecologici del sistema. Questo tipo di approccio da un lato ha fatto sì che negli ultimi 50 anni la superficie forestale nazionale raddoppiasse passando da 5 a circa 10 milioni di ettari, ma dall altro ha ridotto le attività selvicolturali, con la conseguenza che poco meno della metà della superficie forestale risulta abbandonata o in libera evoluzione. 1 Quantitativo pari alla somma annua delle emissioni di Italia e Canada 2 Ad esempio solo nel nordest, nel sud-est e lungo la costa ovest degli Stati Uniti, l'industria della biomassa ha già fornito circa posti di lavoro. 3 marginale, che lascia scarso margine economico. 7

8 Una buona gestione forestale, ispirata ai principi della sostenibilità, può, per contro, offrire una rilevante quantità di legno da disporre per il comparto energetico e allo stesso tempo produrre notevoli benefici ambientali, sociali ed economici, senza intaccare l attuale patrimonio forestale. L abbandono della gestione attiva del bosco ha prodotto in passato uno squilibrio del sistema ambientale forestale con conseguenti effetti negativi rilevanti quali: - l aumento del pericolo di incendi; - la riduzione della fruibilità del territorio; - la perdita di valore paesaggistico; - l aumento dei rischi idrogeologici. BREVE INQUADRAMENTO DEL TRENTINO FORESTALE Il territorio Trentino è prevalentemente montano, oltre il 70% della superficie provinciale si trova infatti al di sopra dei 1000 m s.l.m.. La superficie provinciale è di ettari (PAT, 2006/b) e la sua popolazione conta abitanti (Servizio Statistica, PAT dato gennaio 2011). Le foreste occupano circa il 55% 4 del territorio e sono caratterizzate dalla prevalenza netta di formazioni ad alto fusto rispetto ai cedui. La superficie agricola occupa circa l 11% del territorio i pascoli il 17% e quella improduttiva ed urbanizzata il 16%. Circa il 76% del patrimonio forestale è di proprietà pubblica 5 ; questa realtà fondiaria consente un applicazione diffusa delle tecniche per la pianificazione delle risorse forestali nonché un controllo diffuso e continuativo delle condizioni del comparto. Negli ultimi 50 anni, accanto ad un aumento dell area a bosco si è assistito ad una forte espansione delle formazioni ad alto fusto. La biomassa media delle fustaie in termini di volume cormometrico è passata dai 148 mc/ha degli anni 50 ai 201 mc/ha del 1999 (D. Pettenella, F. Giuliani, 2002). I boschi ad alto fusto, in origine marcatamente coetanei, stanno gradualmente assumendo una maggiore stratificazione; il 50% delle fustaie presenta oggi i requisiti della struttura multiplana (fanno eccezione le aree ricadenti soprattutto nei distretti di Cavalese e Malè). 4 Pari all 11% della superficie a bosco nazionale. 5 Demanio provinciale, Comuni ed A.S.U.C. 8

9 La metà della superficie a fustaia presenta soprassuoli che per il 30% sono costituiti da piante di diametro superiore ai 50 cm (PAT, 2006 b). Imprese boschive e segherie Nel 2006 il complesso delle imprese di utilizzazione boschiva, comprendente sia quelle condotte in forma artigianale che quelle con sistema cooperativistico, erano 133. L occupazione complessiva prodotta da tale settore era pari a 309 addetti di cui 173 autonomi, 99 lavoratori dipendenti e 37 stagionali (CCIAA 2007). In termini di produttività del lavoro le rilevazioni condotte dal 1956 al 2003 mostrano un notevole aumento degli indici di produttività media giornaliera (R. Cavalli, R. Bonfioli e G. Giovannini, 2004). Anno di riferimento Quantità M³ m³/anno Addetto m³/giorno 1956 n.d , , ,7 Tabella 1: produttività medie generali (R. Cavalli, R. Bonfioli e G. Giovannini, 2004). L importante impegno da parte dell Amministrazione pubblica provinciale nel contribuire, attraverso finanziamenti specifici, all acquisto di macchinari forestali ha prodotto, negli ultimi 10 anni, un forte ammodernamento. A titolo esemplificativo si riporta un confronto sul parco macchine aziendale in due differenti periodi di riferimento. Nel 1983 la dotazione di gru a cavo riguardava il 38% delle ditte boschive, mentre nel 2003 l utilizzo di tale macchinario è salito al 66% (R. Cavalli, R. Bonfioli e G. Giovannini, 2004). Nel 2006 le aziende di 1 ª lavorazione del legname erano 143 ed occupavano 1085 addetti di cui 333 autonomi, 791 lavoratori dipendenti e 15 stagionali (CCIAA, 2007). Il numero di segherie nel 2000 risultava pari a 145, ma con solo 2 unità in grado di lavorare dai ai m³/anno, 16 unità dai ai m³/anno e 57 unità fino ai m³/anno (Servizio Foreste 2000). Si tratta quindi, per la stragrande maggioranza, di aziende di piccole-medie dimensioni (nel contesto italiano possono essere considerate segherie di medio-grandi dimensioni quelle che lavorano m³/anno M. Merlo, 1992). 9

10 LA PRODUZIONE DI ENERGIA DA BIOMASSA IN TRENTINO Fin dal 2000 in Trentino, grazie anche all azione di sostegno attuata dalla PAT, sono state indicate due azioni principali volte alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica in atmosfera: la prima si riferisce al miglioramento dell efficienza energetica degli impianti, la seconda alla sostituzione dei combustibili fossili con differenti fonti energetiche alternative. A tal proposito i principali step volti alla sostituzione dell attuale sistema energetico prevedono che entro il 2012 vengano installate circa caldaie a biomassa (nel 2003 erano censiti 197 impianti) e costruite 23 centrali di teleriscaldamento (sempre nel 2003 erano attive solo 2 centrali di teleriscaldamento). Tale previsione formulata nel 2003 consentirebbe di portare l energia termica prodotta da fonti rinnovabili al 45 % del totale 6. In virtù di tali affermazioni appare evidente la necessità di un approfondimento sulle dinamiche interne ai principali settori che compongono la domanda e l offerta di biomassa in Trentino. Metodologia di indagine e fonti informative Sia che si affronti l analisi sotto il profilo della domanda che, a contrario, sotto il profilo dell offerta di biomassa che si genera all intero del territorio trentino, il presente studio si pone l obiettivo di descrive i flussi quantitativi all interno dei molteplici segmenti che compongono e determinano il mercato locale di materia legnosa destinata ad usi energetici. Il lavoro ha quindi lo scopo di descrivere la filiera foresta-legno-energia in provincia di Trento, nella sua strutturazione nel periodo compreso tra il 2008 ed il L intera indagine per semplicità viene quindi distinta nelle seguenti due parti: i. analisi dell offerta di biomassa in Trentino; ii. analisi della domanda di biomassa in Trentino. 6 Il piano energetico provinciale e il sostegno alle energie rinnovabili ; Servizio energia, Trento, 22 Maggio

11 Metodologia di analisi dell offerta di biomassa in Trentino Nel dettaglio lo studio espone i risultati quantitativi dell analisi delle seguenti aree di attività: a) scarti di lavorazione delle utilizzazioni boschive: incontri con il Servizio Foreste e Fauna della provincia di Trento per l individuazione e selezione delle informazioni utili alla quantificazione della biomassa ottenibile da tagli di utilizzazione ordinari e da interventi colturali. Verifica dei dati di produzione di biomassa forestale su sei cantieri boschivi della provincia di Trento, di cui tre di aziende che già reimpiegano gli scarti di utilizzazione boschiva e gli altri tre scelti in base a criteri concordati con la CCIAA; analisi dei dati contenuti nell indagine sulla Filiera foresta-legno in provincia di Trento (CCIAA 2007); b) biomassa raccolta dai titolari di uso civico: raccolta dati relativi alla quantificazione della biomassa utilizzata dai titolari di uso civico per la produzione di energia termica; c) biomassa derivante dagli scarti agronomici: determinazione dei parametri utili alla quantificazione degli scarti agronomici; determinazione della biomassa prodotta sulle superfici coltivate a specie legnose e destinabile a fini energetici; d) scarti dell industria di 1ª lavorazione: analisi dei dati contenuti nell indagine sulla Filiera foresta-legno in provincia di Trento ; somministrazione di un questionario ai titolari delle aziende di prima lavorazione con intervista telefonica; e) scarti dell industria di 2ª lavorazione: analisi dei dati contenuti nell indagine redatta dalla CCIAA; somministrazione di un questionario ai titolari delle aziende di seconda lavorazione con intervista telefonica; f) biomassa raccolta nei CRM e CRZ: analisi delle modalità di trattamento del rifiuto verde urbano e del legno vergine in base alla normativa vigente, intervista alle aziende municipalizzate che gestiscono i CRM e CRZ; g) produttori di legna da ardere: questionario somministrato ad un campione di aziende produttrici di legna da ardere con intervista diretta o telefonica; h) commercianti di legna da ardere, cippato, pellet e briquette: analisi dell offerta di biomassa di esercizi commerciali di combustibili legnosi, tramite questionario sottoposto ai titolari degli esercizi stessi con intervista diretta o telefonica. 11

12 Metodologia di analisi della domanda di biomassa in Trentino Nel dettaglio lo studio della domanda riguarda: a) uso di legna da ardere in ambito domestico: tramite analisi bibliografica dei dati contenuti nell indagine CATI commissionata dall APPA e redatta dalla PAT - Servizio Statistica; b) uso di legna da ardere negli esercizi commerciali (pizzerie): mediante la redazione di questionari creati ad hoc, composti dai numerosi quesiti a risposta multipla/sintetica somministrati ai titolari di attività commerciali che utilizzano combustibili legnosi. La compilazione del test è stata svolta mediante intervista telefonica; c) impiego di cippato nelle centrali di teleriscaldamento: attraverso l analisi di questionari, creati ad hoc, contenenti più quesiti a risposta multipla/sintetica e sottoposti ai responsabili delle centrali a biomassa (intervista eseguita nelle sedi delle centrali di teleriscaldamento); d) impiego di cippato/pellets negli impianti di piccola taglia: tramite l analisi di questionari creati ad hoc, contenenti più quesiti a risposta multipla/sintetica e sottoposti ai proprietari dell impianto, con somministrazione tramite intervista telefonica; e) reimpiego dei sottoprodotti nelle aziende della filiera: approfondimento sui dati riguardanti il reimpiego aziendale dei sottoprodotti di lavorazione per la produzione di energia termica/elettrica da parte delle aziende appartenenti ai segmenti della prima e della seconda lavorazione; la base dei dati per l analisi in parola è costituita dalla più volte citata indagine camerale sulla filiera foresta legno. Modalità di reperimento dei dati ed elaborazioni Lo svolgimento delle ricerche nei vari ambiti si è sviluppata principalmente attraverso le seguenti fasi: a. ricerca bibliografica su lavori analoghi, cataloghi cartacei e informatici, richiesta di informazioni agli uffici di competenza dell Amministrazione provinciale o di altri Soggetti istituzionali; b. formulazione di questionari predisposti ad hoc per ciascuna area di indagine e somministrazione degli stessi ad un campione significativo della popolazione o alla popolazione dei soggetti interessati, quando l ampiezza della stessa lo consentiva; 12

13 c. le informazioni raccolte sono state sottoposte ad inferenza statistica secondo il sistema proporzionale semplice; d. selezione e rielaborazione dei dati raccolti al fine di descrivere al meglio la realtà per ciascuna area di indagine della filiera foresta-legno-energia nella provincia di Trento. Per ogni settore soggetto ad analisi sono stati predisposti degli schemi sommari finali indicanti, oltre ai principali punti di forza e/o di debolezza, specifici indicatori sintetici descrittivi (volumi, valore economico) della situazione attuale. Durante la realizzazione del lavoro, al raggiungimento di step significativi, i risultati parziali sono stati esposti ai componenti del gruppo di lavoro appositamente predisposto. Questa metodologia operativa, caratterizzata da un processo di confronto-informazione partecipata tra più stakeholder, con formazione ed ambito professionale differente, ha garantito il perseguimento di una migliore qualità del lavoro. I componenti del tavolo di lavoro avente funzione di indirizzo, confronto e monitoraggio sui documenti prodotti sono rispettivamente: Dott. Mauro Leveghi (CCIAA TN Dirigente Area 4 Promozione e Sviluppo); Dott. Mauro Colaone Dott. Enrico Tonezzer Dott. Francesco Dellagiacoma (Servizio Foreste e Fauna - PAT); Dott. Giovanni Giovannini (Servizio Foreste e Fauna - PAT); Dott. Adriano Zanotelli (CCIAA Direttore Ufficio Prodotti); Dott.ssa Maria Cristina Tomasi (CCIAA - Ufficio Prodotti); Dott.ssa Michela Rizzi (CCIAA - Ufficio Prodotti). Nelle fasi iniziali di indirizzo e in alcune fasi esecutive del lavoro hanno collaborato: Ing. Renzo Conotter (Agenzia Provinciale Energia PAT); Dott. Gianni Picchi (CNR IVALSA); Dott.ssa Silvia Silvestri (Area Sperimentazione agraria, ambientale e forestale della Fondazione Edmund Mach - IASMA). I componenti del gruppo operativo con funzione esecutiva nell ambito dell indagine sono: Dott. Federico Giuliani; Dott. Mirco Baldo; Dott. Bruno Grisenti; Dott. Damiano Fedel; Dott. Federico Salvagni; Dott. ssa Samantha Casagranda; P.a. Nicola Angeli. 13

14 Tabelle di conversione I dati raccolti sono stati uniformati utilizzando idonei rapporti di conversione specificatamente rappresentati nelle tabelle sottostanti. Tabella 2: rapporti di conversione legno legna cippato, la tabella riporta i fattori orientativi di conversione tra i più comuni assortimenti da energia riportati in allegato alle norme austriache ONORM M7 132 E M7133 [3] da Legna e cippato manuale pratico AIEL. Tabella 3: masse volumetriche e steriche di alcune specie forestali, da Legna e cippato manuale pratico AIEL. Unità di misura Per meglio confrontare i dati fra loro è stata introdotta la tonnellata equivalente, vale a dire la trasformazione di biomassa espressa in metri cubi (mc), metri steri (mst) o in tonnellate (t.) al 40% di contenuto idrico secondo le differenti essenze legnose e formati commercializzati ( ad esempio: 1 mst di cippato forestale di abete rosso con contenuto idrico al 40% equivale a 0,26 tonnellate). 14

15 OFFERTA DI BIOMASSA IN TRENTINO Come evidenziato in precedenza si procede di seguito alla descrizione dei vari filoni di indagine che riguardano lo stato dell offerta attuale di biomassa legnosa in provincia di Trento. Offerta di biomassa legnosa da imprese d utilizzazione Le imprese di utilizzazione boschiva presenti al 2006 in provincia di Trento sono 133. L occupazione complessiva prodotta da tale settore è pari a 309 addetti di cui: 173 autonomi; 99 lavoratori dipendenti; 37 stagionali (C.C.I.A.A. 2007). In termini di produttività del lavoro il potenziale espresso appare notevole e si attesta sui 6,7 mc/giorno 7 per addetto in virtù del fatto che negli ultimi anni i si è assistito ad un forte ammodernamento del settore; ma per contro poche aziende presentano un livello di dotazioni e di occupazione tale da garantire un adeguata capacità organizzativa. Durante le fasi di analisi della filiera e della potenziale offerta di biomassa è stato pertanto individuato un elenco di aziende del settore (tramite incontri con il Servizio Foreste e Fauna della PAT) che potevano presentare attività di produzione di biomassa, estrapolando 12 nominativi rappresentativi dell intera popolazione. A queste aziende è stato somministrato un questionario telefonico che ha avuto l esito sotto evidenziato. ESITO Totale INTERVISTATO 6 50% RIFIUTA INTERVISTA 1 8% NON TROVATO 3 25% NO AZ LEGNAME 1 8% APPUNTAMENTO 0 0% N. ERRATO O MANCANTE 1 8% Tabella 4: esito interviste eseguite 7 dato riferito a metri cubi netti di legname utilizzato per giornata di lavoro e per addetto (Tesi laurea G. Giovannini Il comparto delle imprese boschive in provincia autonoma di Trento, 2004) 15

16 Le aziende di utilizzazione forestale intervistate hanno dichiarato una potenzialità produttiva, riferita al 2008 e al territorio trentino, pari a mst di biomassa; applicando l inferenza statistica si arriva ad una stima di mst ( quintali potenziali equivalenti). La biomassa ha origine forestale per l 85% in volume, agricola e da ripulitura d alveo rispettivamente per il 7% e l 8%. AGRICOLA 7% RIPULITURA ALVEI/ CORSI D'ACQUA 8% FORESTALE (conto terzi) 40% FORESTALE (diretta) 45% Grafico 1: origine della biomassa. L impiego di risorse umane e di mezzi che assolvono a tale funzione produttiva appare discontinuo e non omogeneo nell ambito del settore considerato in quanto, ad aziende che si sono specializzate nel recupero degli scarti d utilizzazione o delle ramaglie (lavoro conto terzi), si contrappongono aziende che impegnano solo marginalmente le risorse a disposizione. La disponibilità di materiale in genere la seguente origine (in % rispetto al volume complessivo lavorato): a) azioni prescrittive nel 18% dei casi; b) contratti di subappalto nei confronti di altre imprese d utilizzazione o per la valorizzazione del materiale disponibile all imposto, per il 47% dei casi; c) stimoli diretti dalla filiera a valle e mai realizzati dalla filiera a monte, nel 19% dei casi. Tale condizione sottolinea come la filiera subisca un certo rallentamento del dinamismo commerciale già nei primissimi attori, che si attivano più per forme vincolistiche piuttosto che per reale convenienza alla valorizzazione del materiale. 16

17 9% 4% 14% OBBLIGO ASPORTAZIONE IMPARTITO DAL PROPRIETARIO FORESTALE 19% OBBLIGO ASPORTAZIONE IMPARTITO DALL'ASSEGNO FORESTALE CONTRATTO DI SUBAPPALTO CON IMPRESA DI UTILIZZAZIONE VALORIZZAZIONE MATERIALE DISPONIBILE ALL'IMPOSTO RICHIESTA MATERIALE LEGNOSO INOLTRATO DALL'ACQUIRENTE 21% 33% ALTRO Grafico 2: disponibilità di materiale. I cantieri preferiti dalle imprese d utilizzazione forestale, per le operazioni di valorizzazione degli scarti di lavorazione, sono quelli gestiti in condizioni operative ordinarie, su lotti che utilizzano la gru a cavo per l esbosco di piante intere consentendo una notevole concentrazione di materiale a valle del lotto boschivo e/o su piazzale. 13% 7% 11% 5% 5% 59% VERBALE D'ASSEGNO E DISPONIBILITA' PIANTE MORTE E DEPERIENTI ESBOSCO CON GRU A CAVO DI PIANTE INTERE ANALISI SULL' ACCESSIBILITA' DEL LOTTO VOLUME MINIMO DISPONIBILE ANALISI INDISTINTA DI TUTTI I LOTTI ALTRO Grafico 3: importanza attribuita prevalentemente sulle potenzialità del lotto. 17

18 Alcune aziende dichiarano di effettuare le operazioni di valorizzazione della biomassa su cantieri ad hoc (bonifiche, miglioramenti ambientali, ) in cui la scarsa qualità merceologica del popolamento arboreo impone la sola valorizzazione del materiale come biomassa. Si evidenzia, inoltre, come, tra le caratteristiche del lotto scelto per effettuare le operazioni in oggetto, si attribuisca un importanza discreta al fatto di avere potenzialmente a disposizione una buona quantità di legno puro e quindi di lotti con una bassa rilevanza ponderale della ramaglia. Per quanto concerne la valutazione sui costi di accantieramento, riferiti ai volumi totali lavorati, si nota come le aziende dichiarino di attribuire pari importanza alle caratteristiche della viabilità, al volume disponibile e alla distanza dal punto di conferimento. Le ditte non riconoscono una sola componente di costo come vincolante, ma piuttosto indicano indistintamente un elenco di voci che partecipano alla definizione delle problematiche economiche riscontrate a livello logistico. Elevata anche la quota di materiale legnoso che viene movimentato e lavorato senza un analisi sui costi d accantieramento (14% in volume). 13% 31% 28% 28% SVILUPPO E CARATTERISTICHE VIABILITA' VOLUME MATERIALE DISPONIBILE DISTANZA DAL PUNTO DI CONFERIMENTO NESSUNA VALUTAZIONE EFFETTUATA Grafico 4: importanza attribuita ai costi di accantieramento. Alla specifica domanda se il tondame di scarto venga separato dalla ramaglia, le imprese rispondono univocamente affermando che, laddove è possibile, viene condotta una selezione del materiale al fine di ridurre le problematiche di eccessiva fermentazione del cippato (se ricco in sostanza verde), con conseguente deprezzamento del materiale. 19

19 Le aziende evidenziano, inoltre, una convenienza alla ridistribuzione in bosco delle ramaglie (intere o cippate), qualora queste siano state scartate sotto il profilo qualitativo o si trovino in punti logisticamente difficili. Ciò perché, con questi presupposti, esse quantomeno partecipano al mantenimento del sistema ambientale. La logistica preferita per il trasporto e recupero della biomassa è data dalla cippatura effettuata direttamente su piazzale con successiva consegna diretta al cliente del cippato (62% in volume). Nella restante parte dei casi la biomassa viene caricata sfusa e concentrata per la successiva lavorazione (38% in volume). 20% 52% 16% 10% 2% Grafico 5: logistica applicata nel recupero della biomassa. SFUSO SU MEZZI DI TRASPORTO VERSO PIAZZALI FORESTALI PIU' ACCESSIBILI SFUSO SU MEZZI DI TRASPORTO VERSO PIAZZALI AZIENDALI SFUSO SU MEZZI DI TRASPORTO VERSO PIAZZALI PRESENTI PRESSO CLIENTI CIPPATO SUL POSTO E TRASPORTATO VERSO PIAZZALI AZIENDALI CIPPATO SUL POSTO E TRASPORTATO VERSO PIAZZALI CLIENTE Il dato rivela, da una parte, che le aziende ritengono opportuna una riduzione delle fasi di lavoro per contrarre i costi e, dall altra, che i cantieri in cui viene effettuata la scelta di valorizzazione della biomassa risultante dalle utilizzazioni forestali, sono di per sé sempre ben strutturati logisticamente. La location consente infatti la possibilità di effettuare lavorazioni suppletive (ad indicare una filiera corta ) e, laddove l accesso ai mezzi è sempre garantito, il sistema di recupero del materiale ha quindi effettiva applicazione solo in circostanze specifiche. La destinazione prevalente della biomassa ricavata ha scopi energetici, sia che si tratti di materiale cippato o che si tratti di materiale intero o di altro tipo, questo nello specifico fa riferimento alla fornitura di materiale per un termovalorizzatore per la produzione elettrica. 20

20 82% CIPPATO PER CENTRALI DI TELERISCALDAMENTO BIOMASSA INTERA PER CENTRALI DI TELERISCALDAMENTO INDUSTRIA PANNELLO ALTRO 3% 8% 7% Grafico 6: destinazione della biomassa. Gli intervistati evidenziano come nel prossimo futuro si attendano un incremento di richiesta di biomassa attorno al 20%, ad indicare una forte aspettativa della rivalutazione del rafforzamento della filiera. La natura contrattuale che lega l impresa d utilizzazione forestale al bene ha valenza sul singolo lotto e, solo in un caso, si è registrata la presenza di un contratto di fornitura annuale. Si evidenzia inoltre come la cessione della ramaglia e degli scarti d utilizzazione all impresa che procederà alla lavorazione della stessa è per la maggior parte dei casi gratuita. 20

21 CONTRATTO DI CESSIONE GRATUITA DEL BENE 74% ACQUISTO DELLA BIOMASSA 6% PERCEPISCE PREZZO PER L'ASPORTAZIONE DELLA BIOMASSA 20% Grafico 7: natura contrattuale della prestazione. La vendita del cippato spunta un prezzo medio posto attorno ai 12 /mst, con oscillazioni di +/-2 /mst; la legna intera viene invece venduta da 1 a 3,5 /qle; degno di nota l interesse di aziende alla creazione di un listino prezzi di riferimento. Si evidenzia inoltre come il materiale venduto non venga controllato qualitativamente, se non in ordine alla presenza di terra o di materiale verde; mancano verifiche circa il contenuto idrico o la potenziale produzione di ceneri. Sommario - offerta di biomassa legnosa da imprese di utilizzazione Punti di forza: I. filiera corta; II. aspettative di mercato: le aziende si attendono un incremento della domanda; III. esistenza di aziende specializzate nel recupero degli scarti d utilizzazione: IV. il 47% dei casi di riutilizzo degli scarti d utilizzazione è legato a contratti di subappalto; V. volontà di partecipazione al mantenimento del sistema ambientale. Punti di debolezza: I. l offerta di materiale deriva da vincoli di natura contrattuale (28 % dei casi) e solo nel 19 % dei casi da esigenze di mercato; II. la valorizzazione del materiale è legata a cantieri ad hoc (esempio bonifiche, cambi coltura..) o cantieri legati all utilizzo di gru a cavo; 21

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