Capitolo 3 Organizzazione amministrativa ed inquadramento del personale

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1 Capitolo 3 Organizzazione amministrativa ed inquadramento del personale Sommario: 1. Rapporto organico e rapporto di servizio Piante organiche, dotazioni e ruoli Gli uffici e le dotazioni organiche L organizzazione burocratica negli enti locali Gli uffici di staff La dirigenza pubblica La dirigenza locale: art. 107 D.Lgs. 267/ Il Segretario comunale e provinciale Il Direttore generale I Comuni privi di personale di qualifica dirigenziale La vicedirigenza. 1. Rapporto organico e rapporto di servizio A) Uffici ed organi L organizzazione dello Stato e degli enti pubblici, in genere, si articola secondo strutture e funzioni complesse, attraverso le quali si realizza la specializzazione o divisione del lavoro. In particolare, vi sono: gli uffici, cioè le unità organizzative elementari su cui poggia la persona giuridica pubblica, i quali si compongono di uomini e mezzi fra loro coordinati e collegati per assolvere compiti e funzioni proprie dell ente di appartenenza; gli organi, che sono uffici particolarmente qualificati, in grado di manifestare la volontà dell ente sia nell ordinamento giuridico generale (organi esterni) che in quello interno dell ente (organi interni). Più precisamente, l organo è deputato ad imputare all ente cui appartiene non solo gli effetti di una determinata attività giuridica da esso espletata, ma anche l intera fattispecie: in questo senso si può dire che la persona giuridica agisce attraverso i suoi organi. B) Rapporti tra la P.A. e le persone ad essa legate Tra la P.A. e le persone fisiche ad essa legate si possono instaurare due diversi tipi di rapporto: un rapporto organico, rapporto di rilievo non giuridico ma organizzativo, in quanto le persone fisiche preposte ad un organo (e in un accezione più estesa tutti gli addetti agli uffici) sono considerati non come soggetti a sé stanti, ma come elementi strutturali dell organizzazione dell ente cui appartengono (immedesimazione); un rapporto di servizio, rapporto giuridico intersoggettivo che legittima l inserimento di una persona fisica all interno di un ente pubblico nonché al servizio di quest ultimo. A differenza del rapporto organico, si tratta di un vero e proprio rapporto giuridico, avente carattere strettamente personale, che intercorre tra due soggetti distinti, l ente e il dipendente. Il rapporto organico sorge, in via generale, con un atto di incardinazione del soggetto all ufficio o all organo (rapporto organico di diritto). Può instaurarsi, tuttavia, anche di fatto, quando tale atto di assegnazione manchi. Il rapporto di servizio viene definito: di diritto, quando si costituisce mediante un atto di assunzione dell autorità amministrativa o a seguito di sottoscrizione di un contratto individuale di lavoro; di fatto, in assenza di tale atto; coattivo, attivabile solo nei casi tassativamente previsti dalla legge, così come disposto dall art. 23 Cost. (es.: servizio militare di leva); volontario, quando sia necessario il consenso dell interessato. Quest ultimo a sua volta, può essere: professionale, quando è svolto in modo continuativo, permanente ed esclusivo in cambio di una retribuzione; onorario, quando manca di tali elementi, perché svolto temporaneamente, non a titolo di professione e senza retribuzione (al più è previsto un indennizzo), sulla base di un incarico fiduciario, elettivo o rappresentativo.

2 174 Libro II: Il lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni 2. Piante organiche, dotazioni e ruoli Il personale che dipende da una pubblica amministrazione è inserito nel relativo ruolo organico, che indica il numero complessivo dei posti caratterizzati da stabilità di cui essa dispone. L insieme dei posti assegnati a ciascun ruolo è definito come dotazione organica, mentre si parla di pianta organica per indicare il numero dei dipendenti che, visti nella loro articolata suddivisione gerarchica, effettivamente ricoprono, stabilmente e a tempo indeterminato, i posti previsti in dotazione. Il personale che non è titolare di un posto nella pianta organica è definito non di ruolo, ed è in genere assunto per esigenze temporanee o per compiti contingenti. 3. Gli uffici e le dotazioni organiche Il D.Lgs. 165/2001 precisa, in ossequio alla riserva di legge di cui all art. 97 Cost., che le amministrazioni pubbliche definiscono, secondo principi generali fissati da disposizioni di legge e mediante atti organizzativi in base ai rispettivi ordinamenti, le linee fondamentali di organizzazione degli uffici, individuano gli uffici di maggiore rilevanza e i modi di conferimento della titolarità degli stessi e determinano le dotazioni organiche complessive (art. 2, comma 1; cd. macro-organizzazione). Nell ambito delle leggi e degli atti organizzativi, le determinazioni per l organizzazione degli uffici e le misure inerenti alla gestione dei rapporti di lavoro (cd. micro-organizzazione) sono assunte in via esclusiva dagli organi preposti alla gestione con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro, fatta salva la sola informazione ai sindacati, ove prevista nei contratti di cui all art. 9 (concernente la partecipazione sindacale). Rientrano, in particolare, nell esercizio dei poteri dirigenziali le misure inerenti la gestione delle risorse umane nel rispetto del principio di pari opportunità nonché la direzione, l organizzazione del lavoro nell ambito degli uffici (art. 5, comma 2, D.Lgs. 165/2001, come novellato dal D.Lgs. 150/2009). In definitiva, mentre la macro-organizzazione, a valle delle scelte effettuate dal legislatore, è commessa agli organi di governo degli enti (attraverso regolamenti e decreti atti di natura pubblicistica che disegnano la complessiva struttura degli uffici dirigenziali), la microorganizzazione rientra, invece, nei compiti della dirigenza, attraverso atti di natura privatistica. La banca dati sul personale enti locali L art. 95 del D.Lgs. 267/2000 prevede la raccolta dati del personale in servizio; tali dati sono immagazzinati in una banca dati gestita dall ente stesso. In particolare con tale strumento si documenta: la consistenza numerica dei dipendenti di ruolo e non di ruolo, la loro qualifica e profilo o figura professionale, le loro funzioni e l ammontare complessivo delle retribuzioni per ciascuna qualifica, profilo o figura professionale; la consistenza, suddivisa per qualifiche e profili o figure professionali, delle carenze, degli esuberi e delle eventuali posizioni in soprannumero; gli estremi di eventuali contratti collettivi stipulati a livello decentrato nell ente. 4. L organizzazione burocratica negli Enti locali Comuni e Province provvedono a definire l ordinamento generale degli uffici e dei servizi, ovvero a disciplinare il proprio assetto organizzativo e funzionale a mezzo di regolamenti emanati nel rispetto delle previsioni statutarie in materia (art. 89 del D.Lgs. 267/2000). Nell esercizio della potestà regolamentare loro spettante, gli enti locali si attengono a precisi criteri guida in modo che l intera gestione burocratica risulti caratterizzata da autonomia, funzionalità, economicità, professionalità e responsabilità rispettando un preciso ambito di operatività definito dal comma 2 dell art. 89 T.U.E.L.

3 Capitolo 3: Organizzazione amministrativa ed inquadramento del personale 175 L art. 89 del D.Lgs. 267/2000, giusta il rinvio a quanto demandato alla contrattazione collettiva nazionale, individua nelle seguenti materie l oggetto su cui l ente locale esercita la potestà regolamentare: a) responsabilità giuridiche attinenti ai singoli operatori nell espletamento delle procedure amministrative; b) organi, uffici, modi di conferimenti della titolarità dei medesimi; c) principi fondamentali di organizzazione degli uffici; d) procedimenti di selezione per l accesso al lavoro e di avviamento al lavoro; e) ruoli, dotazioni organiche e loro consistenza complessiva; f) garanzia della libertà di insegnamento ed autonomia professionale nello svolgimento dell attività didattica, scientifica e di ricerca; g) disciplina della responsabilità e delle incompatibilità tra impiego nelle pubbliche amministrazioni ed altre attività e casi di divieto di cumulo di impieghi e incarichi pubblici. L art. 3, comma 56 della L , n. 244 (da ultimo sostituito dall art. 46, comma 3 del D.L , n. 112, conv. con modif. nella L , n. 133), inoltre, ha previsto che con i regolamenti di cui all art. 89 siano fissati, in conformità a quanto stabilito dalle disposizioni vigenti, i limiti, i criteri e le modalità per l affidamento di incarichi di collaborazione autonoma, che si applicano a tutte le tipologie di prestazioni. La violazione delle disposizioni regolamentari richiamate costituisce illecito disciplinare e determina responsabilità erariale, con obbligo per la P.A. di recuperare le somme spese dal dirigente responsabile. 5. Gli uffici di staff Ai sensi dell art. 90 del D.Lgs. 267/2000 il regolamento sull ordinamento degli uffici e dei servizi può prevedere la costituzione di uffici (cd. uffici di staff) alle dirette dipendenze del Sindaco, del Presidente della Provincia, della Giunta o degli assessori, per l esercizio delle funzioni di indirizzo e di controllo loro attribuite dalla legge, costituiti da dipendenti dell ente ovvero, purché l ente non sia dissestato o versi in situazioni strutturalmente deficitarie, da collaboratori assunti con contratto a tempo determinato i quali, se dipendenti da una pubblica amministrazione, sono collocati in aspettativa senza assegni. Trattasi, dunque, di strutture non necessarie ma solo eventuali nonché collocate in posizione servente e subalterna rispetto agli organi di direzione politica. 6. La dirigenza pubblica A) Profili generali La dirigenza pubblica ha trovato la sua prima organica e autonoma regolamentazione nel D.P.R , n. 748, che scorporò la carriera dirigenziale da quella direttiva. La L. 59/1997, nel premere l acceleratore della privatizzazione avviata col D.Lgs. 29/1993, ha ribadito la necessità di rendere più netta la distinzione tra compiti di direzione politica e compiti gestionali e ha optato per l eliminazione di ogni differenza di regime giuridico fra dirigenti generali e dirigenti, privatizzando anche la prima categoria. Sulla base della delega contenuta in tale legge, è stato emanato il D.Lgs. 80/1998, che ha riscritto la disciplina della dirigenza pubblica. Il citato dettato normativo ha previsto: una più chiara distinzione fra la funzione d indirizzo politico-amministrativo del Ministro e i compiti gestionali dei dirigenti; la costituzione di un ruolo unico (poi frazionato dalla L. 145/2002) articolato in due fasce agli effetti del trattamento economico e ai fini del conferimento degli incarichi di dirigenza generale; la durata determinata degli incarichi dirigenziali; la nuova disciplina della responsabilità, che giunge a prevedere anche l esclusione da ulteriori incarichi e la risoluzione del rapporto nei casi di maggior gravità; un trattamento economico che sia in grado di remunerare le funzioni effettivamente svolte e le connesse responsabilità; un accesso alla dirigenza improntato sul concorso per esami e articolato differentemente a seconda che si tratti di dipendenti di pubbliche amministrazioni oppure di soggetti estranei;

4 176 Libro II: Il lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni una maggiore attenzione alla formazione del ceto dirigente, attraverso la predisposizione di un ciclo di attività formative per i vincitori di concorsi, comprensivo anche di un periodo di stage presso amministrazioni italiane o straniere. Sull argomento occorre, inoltre, segnalare la legge di riordino della dirigenza n. 145/2002; questa, intervenendo sulle disposizioni del D.Lgs. 165/2001 e dettando anche norme nuove, soprattutto in tema di spoil system, si caratterizza per la previsione di disposizioni ad hoc atte a favorire lo scambio di manager fra pubblico e privato. In ogni amministrazione è istituito un ruolo dei dirigenti, organizzato e gestito secondo le disposizioni del D.P.R. 108/2004. Ai sensi dell art. 2 del D.P.R. 272/2004, le amministrazioni devono comunicare alla Presidenza del Consiglio Dipartimento della Funzione pubblica, in coerenza con la programmazione del fabbisogno del personale, entro il 30 giugno di ogni anno, il numero dei posti che si renderanno vacanti entro l anno. L accesso alla dirigenza può, altresì, avvenire mediante incarichi diretti esterni. Con il provvedimento di conferimento dell incarico ne sono individuati l oggetto e gli obiettivi da conseguire, con riferimento alle priorità, ai piani e ai programmi definiti dall organo di vertice nei propri atti di indirizzo e alle eventuali modifiche degli stessi che intervengano nel corso del rapporto, nonché la durata dell incarico, che deve essere correlata agli obiettivi prefissati e che, comunque, non può essere inferiore a tre anni né eccedere il termine di cinque anni. Tali incarichi sono rinnovabili (art. 19 D.Lgs. 165/2001, come in seguito novellato; v. amplius infra). La definizione del trattamento economico spetta al contratto individuale che accede al provvedimento medesimo. Come accade per tutti gli altri pubblici dipendenti, anche i dirigenti possono incorrere, ai sensi dell art. 28 Cost., nella responsabilità extracontrattuale o aquiliana per i danni cagionati a terzi. Particolare è, invece, il regime della responsabilità dirigenziale previsto dall art. 21 del D.Lgs. 165/2001, come modificato dalla L. 145/2002 (e in seguito novellato nel 2009: v. infra); tale disposizione, infatti, prevede che il mancato raggiungimento degli obiettivi, ovvero l inosservanza delle direttive imputabili al dirigente, comportano, ferma restando la possibilità di configurare responsabilità disciplinare, anche la impossibilità di rinnovo dello stesso incarico dirigenziale. Una più recente ipotesi di responsabilità dirigenziale è stata delineata anche dall art. 49 del D.L. 112/2008, conv. in L. 133/2008, che sostituisce il previgente art. 36 del T.U. pubblico impiego, in relazione al lavoro flessibile nelle amministrazioni pubbliche. Infatti, il nuovo art. 36 prevede che, per esigenze connesse ai propri fabbisogni ordinari, le pubbliche amministrazioni assumono esclusivamente con contratti di lavoro subordinato e a tempo indeterminato. Tuttavia, le P.A., in presenza di esigenze temporanee ed eccezionali, cui non possano fare fronte con il personale in servizio, potranno avvalersi anche delle forme contrattuali flessibili di assunzione previste dal codice civile. I punti qualificanti di tale disposizione sono, da un lato, il divieto di abuso nell utilizzo del lavoro flessibile, dall altro il divieto di trasformazione del lavoro flessibile in lavoro a tempo indeterminato. I dirigenti che operano in violazione di tali previsioni sono responsabili anche ai sensi dell art. 21 del D.Lgs. 165/2001. Quanto al meccanismo dello spoil system, che indica la facoltà riconosciuta alla parte politica vincitrice nella competizione elettorale di collocare persone di fiducia nei posti chiave dell apparato burocratico e che sintetizza il complesso dei poteri che consentono agli organi politici (Ministro, Consiglio dei Ministri, Presidente della Regione, Presidente della Provincia e Sindaco) di scegliere, di norma fra soggetti già dipendenti dell amministrazione, le figure di vertice (segretari generali, capi dipartimento, direttori generali, segretari comunali ecc.) nell ordinamento nazionale esso originariamente previsto per i segretari comunali e provinciali è stato prima esteso a tutti i dirigenti di vertice delle amministrazioni pubbliche (in particolare ai dirigenti generali dei ministeri) e poi notevolmente potenziato per effetto della L. 145/2002, laddove all art. 6 prevede la possibilità per il primo Governo di una nuova legislatura di confermare o revocare le nomine degli organi di vertice conferite dal Governo precedente nei sei mesi antecedenti la scadenza naturale della legislatura. Per i dirigenti ministeriali di «vertice» (segretario generale del ministero, capo del dipartimento e dirigenti di livello equivalente) è ora previsto che l incarico cessi decorsi novanta giorni dal voto di fiducia al nuovo. In merito il D.L n. 262, conv. con L. 286/2006, è intervenuto estendendo la disciplina della conferma degli incarichi di Segretario generale e Capo dipartimento anche agli altri incarichi di livello dirigenziale ugualmente connotati da una specifica caratterizzazione fiduciaria. Il meccanismo è poi ulteriormente esteso ai Direttori delle Agenzie, incluse le Agenzie fiscali e agli organi dell Agenzia per i servizi sanitari.

5 Lo spoil system Capitolo 3: Organizzazione amministrativa ed inquadramento del personale 177 In relazione allo spoil system, la Corte costituzionale è intervenuta con varie pronunce chiarendo la portata delle relative disposizioni. In particolare, con la sentenza n. 103 del , la Corte ha dichiarato l illegittimità costituzionale dell art. 3, comma 7, della L. 145/2002, il quale prevedeva la cessazione automatica, ex lege e generalizzata, degli incarichi dirigenziali interni di livello generale allo scadere del termine di 60 gg. dalla data di entrata in vigore della normativa stessa. La Corte ha in tale sede specificato che è sempre necessario un momento procedimentale di confronto dialettico tra il dirigente e l amministrazione, al fine di consentire al lavoratore di comprendere le ragioni per cui l amministrazione ritiene di dover interrompere il rapporto di lavoro anticipatamente rispetto alla scadenza prevista dal contratto. Con successiva sentenza, la n. 161 del 20 maggio 2008, la Corte costituzionale ha dichiarato l illegittimità costituzionale dell art. 2, comma 161, del D.L. 262/2006, convertito con modificazioni dall art. 1, comma 1, della L. 286/2006, nella parte in cui dispone che gli incarichi conferiti al personale non appartenente ai ruoli di cui all art. 23 del D.Lgs. 165/2001 «conferiti prima del 17 maggio 2006, cessano ove non confermati entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto». La Corte, quindi, riprendendo i principi affermati con la sentenza 103/2007, li estende all ipotesi di cessazione anticipata dall incarico di dirigenti esterni dipendenti da «altre» a mministrazioni, ritenendo che la normativa de qua, la quale realizza un meccanismo di spoil system automatico e una tantum, non superi il vaglio di legittimità costituzionale per violazione degli artt. 97 e 98 della Costituzione. Sulla problematica de qua è intervenuta una ulteriore più recente pronuncia della Consulta, la n. 161 del 20 maggio 2008, con la quale è stata dichiarata l illegittimità costituzionale dell art. 2, comma 161, del D.L. 262/2006, convertito con modificazioni dall art. 1, comma 1, della L. 286/2006, nella parte in cui si dispone che gli incarichi conferiti al personale non appartenente ai ruoli di cui all art. 23 del D.Lgs. 165/2001 «conferiti prima del 17 maggio 2006, cessano ove non confermati entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto». La Corte, quindi, riprendendo i principi affermati con la sentenza 103/2007, li ha estesi all ipotesi di cessazione anticipata dall incarico di dirigenti esterni dipendenti da «altre» amministrazioni, ritenendo che la normativa de qua, la quale realizza un meccanismo di spoil system automatico e una tantum per incarichi non apicali, non superi il vaglio di legittimità costituzionale per violazione degli artt. 97 e 98 della Costituzione. B) La «Riforma Brunetta» e la nuova dirigenza Il D.Lgs. 150/2009, sulla scorta di quanto previsto dalla legge delega n. 15 del 2009, incide profondamente sulla disciplina della dirigenza pubblica. La riforma, in particolare: delinea il dirigente come vero e proprio datore di lavoro pubblico. Tale figura è destinata ad assumere le vesti di rappresentante del datore di lavoro pubblico, in quanto responsabile della gestione delle risorse umane e della qualità e quantità delle prestazioni poste in essere dai dipendenti. Ai dirigenti compete, pertanto, individuare le risorse e i profili professionali necessari allo svolgimento dei compiti dell ufficio cui sono preposti; ciò anche al fine della compilazione del documento di programmazione triennale del fabbisogno di personale; prevede che i dirigenti saranno tenuti anche ad effettuare la valutazione del personale assegnato ai loro uffici, ai fini non solo della progressione economica tra le aree, ma anche della corresponsione di indennità e premi incentivanti. A tali maggiori poteri corrisponderà anche una responsabilità più accentuata: infatti, i dirigenti risponderanno del mancato esercizio dei poteri datoriali, se l omissione de qua cagioni lo scarso rendimento dei propri dipendenti. Non a caso sono apportate modifiche all art. 21 D.Lgs. 165/2001, in tema di responsabilità dirigenziale: al comma 1 è previsto che il mancato raggiungimento degli obiettivi, accertato attraverso le risultanze del sistema di valutazione di cui al ciclo di gestione della performance previsto dal Titolo II del D.Lgs. 150/2009, ovvero l inosservanza delle direttive imputabili al dirigente comportano, previa contestazione e ferma restando l eventuale responsabilità disciplinare secondo la disciplina contenuta nel contratto collettivo, l impossibilità di rinnovo dello stesso incarico dirigenziale. In relazione alla gravità dei casi, l amministrazione può inoltre, previa contestazione e nel rispetto del principio del contraddittorio, revocare l incarico collocando il dirigente a disposizione dei ruoli unici dei dirigenti ex art. 23, ovvero recedere dal rapporto di lavoro secondo le disposizioni del contratto collettivo; sono previste innovazioni anche in materia di conferimento e revoca degli incarichi dirigenziali, disciplinati dall art. 19 D.Lgs. 165/2001.

6 178 Libro II: Il lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni In particolare, viene stabilito che, per conferire un incarico dirigenziale, si deve tenere conto, in relazione alla natura e alle caratteristiche degli obiettivi prefissati ed alla complessità della struttura interessata, delle attitudini e delle capacità professionali del singolo dirigente, dei risultati conseguiti in precedenza nell amministrazione di appartenenza e della relativa valutazione, delle specifiche competenze organizzative possedute nonché delle esperienze di direzione eventualmente maturate all estero, presso il settore privato o presso altre amministrazioni pubbliche, purché attinenti al conferimento dell incarico. 7. La dirigenza locale: art. 107 D.Lgs. 267/2000 Il D.Lgs. 267/2000, all art. 107, prevede l elencazione, esemplificativa e non tassativa, di una serie di compiti specifici di pertinenza dirigenziale, come elemento complementare ad una clausola generale di attribuzione di tutti i compiti gestionali (di natura perentoria e comprensiva degli atti che impegnano l amministrazione verso l esterno); per altro verso, dispone che le modalità attuative dell attribuzione delle funzioni sono enucleabili anche in sede regolamentare oltre che in ambito statutario. L elencazione di compiti specifici di cui al comma 3 dell art. 107 T.U. è la seguente: a) la presidenza delle commissioni di gara e di concorso; b) la responsabilità delle procedure d appalto e di concorso; c) la stipulazione dei contratti; d) gli atti di gestione finanziaria, ivi compresa l assunzione di impegni di spesa; e) gli atti di amministrazione e gestione del personale; f) i provvedimenti di autorizzazione, concessione o analoghi, il cui rilascio presuppone accertamenti e valutazioni, anche di carattere discrezionale, comprese le autorizzazioni e le concessioni edilizie; g) tutti i provvedimenti di sospensione dei lavori, abbattimento e riduzione in pristino nonché i poteri di vigilanza edilizia e irrogazione delle sanzioni amministrative; h) attestazioni, certificazioni, comunicazioni, diffide, verbali, autenticazioni, legalizzazioni ed ogni altro atto costituente manifestazione di giudizio e di conoscenza; i) altri atti attribuiti ai dirigenti dallo statuto e dai regolamenti o, in base a questi, delegati dal Sindaco. Si tenga presente che per l area dirigenziale del Comparto Regioni e Autonomie locali è stato sottoscritto in data 22 febbraio 2010 il nuovo contratto collettivo (quadriennio normativo e biennio economico ) e in data 3 agosto 2010 si è proceduto al rinnovo del biennio economico 1 gennaio dicembre Il Segretario comunale e provinciale A) Excursus storico e inquadramento giuridico La figura del Segretario comunale e provinciale ha origini piuttosto risalenti, essendo presenti simili funzionari già nella legislazione preunitaria e successivamente nella legislazione unitaria. La normativa che, nel corso di tanti anni, ha interessato tale figura ha raggiunto una prima risistemazione organica con la L. 142/1990 che, infatti, delineò con chiarezza le funzioni e il ruolo del Segretario. In particolare, tale legge confermava lo status di funzionario statale del Segretario e demandava ad una successiva legge dello Stato l istituzione dell Albo dei Segretari comunali e provinciali. La sostanziale riforma in materia, tuttavia, è stata apportata dalla L. 127/1997 (cd. Bassanini bis), che ha riguardato l inquadramento giuridico del Segretario, sganciato dal rapporto organico che lo legava al Ministero dell Interno e dipendente invece dall Agenzia autonoma per la gestione dell albo, ma soprattutto partecipe di un rapporto fiduciario con il Sindaco e il Presidente della Provincia. Le disposizioni della L. 127/1997, che hanno abrogato i relativi articoli della L. 142/1990, sono confluite nel D.Lgs. 267/2000, agli artt , all interno del Titolo IV concernente l organizzazione ed il personale.

7 Capitolo 3: Organizzazione amministrativa ed inquadramento del personale 179 Secondo le disposizioni di cui all art. 97 del TU. il Segretario comunale e provinciale è un funzionario pubblico, non più statale, ma dipendente dall Agenzia autonoma per la gestione dell Albo dei Segretari comunali e provinciali (AGES), ed iscritto all Albo nazionale di cui all art. 98 del T.U. Sull impianto normativo vigente, come sopra delineato, è intervenuto il legislatore con la manovra correttiva dei conti pubblici (D.L. 31 maggio 2010, n. 78, conv. con modif. nella L. 30 luglio 2010, n. 122) che, all articolo 7, ha provveduto (ex comma 31 ter) alla soppressione dell Agenzia autonoma per la gestione dell albo dei Segretari comunali e provinciali ed altresì (ex comma 31septies) all abrogazione degli articoli 102 e 103 del Testo unico degli enti locali disciplinanti tale ente. Lo stesso articolo 7 del D.L. 78/2010 precisa che, in virtù di tale soppressione: a) il Ministero dell Interno succede a titolo universale all Agenzia e le risorse strumentali e di personale ivi in servizio, comprensive del fondo di cassa, sono trasferite al Ministero medesimo (comma 31ter); b) tutti i richiami alla soppressa Agenzia di cui all art. 102 del T.U. sono da intendere riferiti al Ministero dell Interno (comma 31septies). Il D.L. 78/2010 all articolo 7 comma 31quater rinvia ad un decreto del Ministro dell Interno il compito di stabilire le date di effettivo esercizio delle funzioni trasferite nonché l individuazione delle risorse umane, strumentali e finanziarie riallocate presso il Ministero dell Interno. Quale disposizione transitoria, il comma 31quinquies, sempre all art. 7, prevede, inoltre, che fino al perfezionamento del processo di rioganizzazione, l attività già svolta dall AGES continua a essere esercitata presso la sede e gli uffici a tal fine utilizzati. B) Funzioni Ai sensi dell art. 97 del D.Lgs. 267/2000 il Comune e la Provincia hanno un Segretario titolare, che dipende dall Agenzia autonoma per la gestione dell Albo dei Segretari comunali e provinciali, disciplinata dall art. 102 del T.U., ed iscritto all Albo nazionale di cui all art. 98 del T.U. L accesso alla carriera di Segretario avviene a seguito di un corso-concorso bandito dall Agenzia per la gestione dell Albo. Per quanto concerne le funzioni, il Segretario comunale e provinciale svolge compiti di collaborazione e di assistenza giuridico-amministrativa nei confronti degli organi dell ente in relazione alla conformità dell azione amministrativa alle leggi, allo Statuto ed ai regolamenti. Egli inoltre: partecipa con funzioni consultive, referenti e di assistenza alle riunioni del Consiglio e della Giunta e ne cura la verbalizzazione; esprime il parere di regolarità tecnica sugli schemi di deliberazione sottoposti alla Giunta e al Consiglio che non siano meri atti di indirizzo ed il parere di regolarità contabile qualora gli schemi suddetti comportino impegni di spesa o diminuzioni di entrata, nel caso in cui manchino i responsabili dei servizi; può rogare tutti i contratti nei quali l ente è parte ed autenticare scritture private ed atti unilaterali nell interesse dell ente; esercita ogni altra funzione attribuitagli dallo Statuto o dai regolamenti, o conferitagli dal Sindaco o dal Presidente della Provincia; esercita le funzioni di Direttore generale, che gli siano conferite dal Sindaco o dal Presidente della Provincia, in tutti i casi in cui questi non sia stato nominato. Il Segretario sovrintende allo svolgimento delle funzioni dei dirigenti e ne coordina l attività, salvo il caso in cui il capo dell ente locale abbia nominato un Direttore generale ex art. 108 del T.U. Sulla possibilità di nomina del Direttore generale si tenga presente che (in virtù delle innovazioni introdotte dalla finanziaria 2010 per le quali vedi il 9) si tratta di un ipotesi riferibile (oltre alle Province) solo ai Comuni «con popolazione superiore a abitanti». Il rapporto di lavoro dei Segretari comunali e provinciali è disciplinato dalla contrattazione collettiva (CCNL del 16 maggio 2001; CCNL del 7 marzo 2008 e da ultimo CCNL del 14 dicembre 2010).

8 180 C) Nomina e revoca Libro II: Il lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni L art. 99 del D.Lgs. 267/2000 prevede che il Sindaco e il Presidente della Provincia nominino rispettivamente il Segretario, che dipende funzionalmente dal capo dell amministrazione, scegliendolo fra gli iscritti all Albo. Una volta nominato egli rimane in carica per un periodo di tempo corrispondente a quello della durata del mandato del capo dell amministrazione. La durata della carica, dunque, è di cinque anni, ma potrebbe anche essere inferiore nell ipotesi di revoca del Segretario prima del termine per uno dei casi previsti dalla legge, oppure nel caso di durata del mandato del Sindaco e del Presidente inferiore al quinquennio (per dimissioni, morte o perché il Segretario non è stato scelto all inizio del mandato). Cessato il mandato del capo dell amministrazione cessa automaticamente anche l incarico del Segretario. Egli, tuttavia, continua ad esercitare le funzioni sino alla nomina del nuovo Segretario, evidentemente in regime di prorogatio. Ai sensi dell art. 100 del T.U. il Segretario può essere revocato con provvedimento motivato del Sindaco o del Presidente della Provincia, previa deliberazione della Giunta, per violazione dei doveri d ufficio. La revoca, dunque, può intervenire soltanto come provvedimento sanzionatorio, connesso al venir meno ai propri doveri d ufficio da parte del Segretario. Il procedimento richiede la previa, apposita deliberazione della Giunta, a garanzia del pubblico interesse e della posizione del Segretario; tale intervento della Giunta, nel silenzio della legge, deve intendersi come un parere obbligatorio, ma non vincolante. Diverse sono, invece, le ipotesi in cui il Segretario può trovarsi privo di incarico: 1) mancata riconferma al termine del mandato; 2) revoca per violazione dei doveri d ufficio; 3) mancata chiamata di un Segretario appena iscritto all Albo. In tutti i casi predetti il Segretario viene collocato in posizione di disponibilità per la durata massima di due anni. Durante questo periodo egli rimane iscritto all Albo ed è posto a disposizione dell Agenzia autonoma per la gestione dell Albo. Trascorsi due anni a disposizione dell Agenzia autonoma per la gestione dell Albo senza che il Segretario sia stato chiamato da alcun Sindaco a ricoprire sedi vacanti in qualità di titolare, egli è collocato d ufficio in mobilità presso altre pubbliche amministrazioni (art. 101, comma 4, T.U.). Ai sensi del comma 2bis dell art. 101 T.U., inserito dal D.L , n. 136, convertito in L , n. 186, il termine di collocamento in disponibilità resta sospeso durante il periodo in cui il Segretario è utilizzato in posizione di distacco, comando, aspettativa, fuori ruolo o altra analoga posizione presso altre amministrazioni pubbliche, oltre che in ogni altro caso previsto dalla legge. 9. Il direttore generale Ai sensi dell art. 108 del D.Lgs. 267/2000 il Sindaco, nei Comuni con popolazione superiore a abitanti, e il Presidente della Provincia possono nominare previa deliberazione della Giunta, un Direttore generale (cd. city manager) che provvede ad attuare gli indirizzi e gli obiettivi stabiliti dagli organi di governo dell ente, secondo le direttive impartite dal Sindaco o dal Presidente della Provincia. Le sue competenze, tese ad assicurare efficacia ed efficienza alla gestione dell ente, riguardano: la predisposizione del piano dettagliato di obiettivi previsto dall art. 197, comma 2, lett. a), T.U.; la proposta del Piano Esecutivo di Gestione (PEG), che deve essere definito dalla Giunta sulla base del bilancio di previsione annuale deliberato dal Consiglio (art. 169, T.U.). Nella sua attività di supervisione della gestione dell ente il Direttore generale sovrintende e coordina l attività di tutti i dirigenti dell ente che a lui rispondono nell esercizio delle funzioni loro assegnate. A tale rapporto di subalternità fa eccezione il Segretario comunale o provinciale: i rapporti fra quest ultimo ed il Direttore generale sono disciplinati contestualmente al provvedimento di nomina del city manager. La nomina avviene ad opera del Sindaco o del Presidente della Provincia al di fuori della dotazione organica e con contratto a tempo determinato (la cui durata non può comunque eccedere quella del mandato) e l incarico può essere revocato dal Sindaco o dal Presidente della Provincia, previa deliberazione della Giunta comunale.

9 Capitolo 3: Organizzazione amministrativa ed inquadramento del personale 181 I Comuni con popolazione inferiore a abitanti possono stipulare fra loro convenzioni (purché la popolazione complessiva raggiunga i abitanti) per la nomina di un Direttore generale «consortile»: in tal caso il city manager dovrà provvedere anche alla gestione coordinata o unitaria dei servizi fra i Comuni interessati. Quando non risultino stipulate le suddette convenzioni (o quando il Direttore generale non sia stato nominato), il compito di sovrintendere allo svolgimento delle funzioni dei dirigenti e di coordinarne l attività spetta comunque al Segretario comunale, mentre le ulteriori funzioni proprie del Direttore generale possono essere conferite dal Sindaco al Segretario. Sulla figura del Direttore generale è, tuttavia, indispensabile riferire quanto disposto dalla finanziaria 2010 nell ottica di adottare misure specifiche volte al coordinamento della finanza pubblica ed al contenimento della spesa pubblica. Infatti, in virtù di quanto disposto dall articolo 2, comma 186, lettera d) della L. 23 dicembre 2009, n. 191, (modificato dal D.L. 25 gennaio 2010, n. 2, conv. con modif. nella L. 26 marzo 2010, n. 42) tale figura di vertice è stata soppressa nell organizzazione amministrativa comunale ad eccezione dei «Comuni con popolazione superiore ai abitanti». La disposizione di cui all articolo 2, comma 186, lettera d), si applica, in ogni Comune interessato, dalla data di scadenza dei singoli incarichi dei Direttori generali in essere alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto 2/2010 (art. 1, comma 2 del D.L. 2/2010, conv. con modif. nella L. 42/2010). 10. I Comuni privi di personale di qualifica dirigenziale A) L attribuzione di funzioni dirigenziali ai responsabili degli uffici o dei servizi L articolo 109, comma 2 del D.Lgs. 267/2000 prevede che nei Comuni privi di personale di qualifica dirigenziale le funzioni di cui all articolo 107, commi 2 e 3 dello stesso T.U., possano essere attribuite ai responsabili degli uffici o dei servizi, con provvedimento motivato del Sindaco e indipendentemente dalla loro qualifica funzionale, anche in deroga a ogni diversa disposizione, fatta comunque salva l opzione dell attribuzione delle suddette funzioni al Segretario comunale ex articolo 97, comma 4, lett. d), che prevede per il Segretario comunale e provinciale una clausola generale quanto all esercizio di ogni altra funzione attribuitagli dallo Statuto o dai regolamenti, o conferitagli dal Sindaco o dal Presidente della Provincia. B) Gli assessori-dirigenti nei Comuni con meno di abitanti Per gli enti locali con meno di abitanti è prevista la possibilità, anche al fine di operare un contenimento della spesa, di attribuire ai componenti dell organo esecutivo la responsabilità degli uffici e dei servizi, nonché il potere di adottare atti anche di natura tecnica gestionale (art. 53, comma 23 della L. 388/2000 come modificato dall art. 29, comma 4 della L. 448/2001; prima di subire tale modifica, l art. 53 citato faceva riferimento agli enti locali con popolazione non superiore a abitanti). In tali Comuni, dunque, vi può essere coincidenza tra politico e gestore. Gli incarichi a contratto: l art. 110 T.U. enti locali L art. 110, comma 1, T.U. prevede la facoltà, sulla base di norma statutaria, di coprire i posti di responsabile di uffici o servizi, di qualifiche dirigenziali o di alta specializzazione, con contratto a tempo determinato di diritto pubblico o, eccezionalmente e con deliberazione motivata, con contratti di diritto privato, fermi restando i requisiti della qualifica da coprire (cd. incarichi a contratto). Il comma 2 dell art. 110 del T.U. distingue due ipotesi: la prima in cui è possibile stipulare contratti al di fuori della dotazione organica laddove la dirigenza è prevista; la seconda riguarda i casi in cui la dirigenza non è prevista e quindi la ricerca di nuove professionalità deve avvenire necessariamente all esterno. In entrambi i casi il reclutamento deve rispettare il limite del 5% della dotazione organica dell ente. L ultimo comma dell art. 110 prevede, inoltre, che, per obiettivi determinati e con convenzioni a termine, il regolamento può prevedere collaborazioni esterne ad alto contenuto di professionalità. La L , n. 244 (finanziaria per il 2008) ha previsto una disciplina specifica per gli incarichi esterni negli enti locali. Infatti, l art. 3, comma 55 della L. 244 citata (come sostituito dall art. 46, comma

10 182 Libro II: Il lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni 2 del D.L. 112/2008, conv. con modif. nella L. 133/2008), stabilisce che gli enti locali possano stipulare contratti di collaborazione autonoma, indipendentemente dall oggetto della prestazione, solo con riferimento alle attività istituzionali stabilite o previste nell ambito di un programma approvato dal Consiglio ai sensi dell articolo 42, comma 2, lettera b), del T.U. enti locali (D.Lgs. 267/2000). La stessa legge finanziaria (L. 244/2007) affida alla fonte regolamentare (regolamento sull ordinamento degli uffici e dei servizi) la disciplina di dettaglio degli «incarichi esterni». L affidamento di incarichi o consulenze effettuato in violazione delle disposizioni regolamentari costituisce illecito disciplinare e determina responsabilità erariale (art. 3, comma 56, L. 244/2007, da ultimo sostituito dal D.L. 112/2008, conv. con modif. nella L. 133/2008). In materia deve essere segnalato che il legislatore (attraverso l art. 40 del D.Lgs. 150/2009) estendendo alle Regioni e agli enti locali i limiti generali imposti dall art. 19 del D.Lgs. 165/2001 (come novellato dallo stesso articolo 40) ha sollevato numerose criticità sull applicazione dell art. 110 del Testo Unico degli enti locali. 11. La vicedirigenza L istituto della vicedirigenza si configura come uno dei punti salienti della L , n. 145 sulla riforma della dirigenza. Una spinta all effettiva realizzazione del disegno tracciato dalla L. 145/2002 è venuta anche dalla L , n In base alla prima delle due leggi citate, grazie all introduzione di un art. 17bis nel D.Lgs. 165/2001, i dirigenti degli uffici pubblici possono delegare funzioni proprie a personale con posizione economica C2, C3, o equivalenti per comparti diversi da quello Ministeri (comma 2), e in genere a dipendenti «che ricoprono le posizioni funzionali più elevate nell ambito degli uffici ad essi affidati» (comma 1bis art. 17, D.Lgs. 165/2001); costoro, con la delega delle funzioni, finiscono col ricevere anche la diretta responsabilità della gestione della materia affidata. Si ricalca, in tal modo, il rapporto già esistente tra dirigenti preposti ad uffici dirigenziali generali (cd. di prima fascia) e gli altri dirigenti, preposti ai vari uffici (cd. di seconda fascia). La riforma introduttiva della vicedirigenza si applica alle amministrazioni pubbliche tanto dello Stato quanto degli enti territoriali; tuttavia, è data facoltà a Regioni ed enti locali di applicarla, valutandone la compatibilità con il proprio ordinamento (comma 2, art. 17bis cit.). La L. 15/2009 ha statuito (art. 8), con una norma interpretativa, che la vicedirigenza di cui all art. 17bis D.Lgs. 165/2001 sia istituita e disciplinata esclusivamente dalla contrattazione collettiva nazionale del comparto di riferimento, che ha facoltà di introdurre una specifica previsione al riguardo e, pertanto, il personale in possesso dei requisiti previsti dalla normativa vigente può essere destinatario della disciplina della vicedirigenza soltanto a seguito della sua avvenuta istituzione da parte della contrattazione collettiva nazionale del comparto di riferimento.

11 Capitolo 6 Edilizia residenziale Sommario: - 1. Concetti generali Normativa tecnica di riferimento Requisiti minimi di altezza e requisiti igienico-sanitari principali Eliminazione delle barriere architettoniche Norme antincendio (D.M. 16 maggio 1987) Deroghe Requisiti acustici. 1. CONCETTI GENERALI Si fa riferimento nella presente trattazione al concetto di alloggio, inteso come spazio destinato all abitazione di nuclei familiari (caratterizzati non solamente dal numero di componenti ma anche dalla presenza di anziani, handicappati, attività lavorative, oppure dimensionati su specifiche esigenze). Gli alloggi sono costituiti dall aggregazione di più ambiti spaziali destinati a un utente o a un gruppo di utenti: ambiti spaziali comuni a tutto il nucleo familiare (spazi collettivi, quali: pranzo, soggiorno, giardino ecc.), ambiti spaziali individuali, comuni a una parte specifica del nucleo familiare (camera da letto singola, camera da letto doppia, camera da letto matrimoniale, camera da letto con bagno, studio ecc.), ambiti spaziali di servizio comuni a tutto il nucleo familiare (cucina, bagno, lavanderia, ripostiglio ecc.). La struttura tecnologica è costituita dall insieme delle scelte materiche e tecnologiche, dall insieme del sistema portante (per delimitare e/o sostenere gli spazi progettati), dal sistema delle protezioni (per garantire comfort ambientale, sicurezza, privacy ecc.), dal sistema degli impianti (per garantire livelli di comfort ambientale, l adduzione e la distribuzione di servizi, l allontanamento di materiali reflui). La progettazione spaziale, basata sul dimensionamento degli spazi necessari al soddisfacimento delle esigenze funzionali dell utenza, deve essere sviluppata in relazione alle prescrizioni di norme nazionali e locali che regolano lo sviluppo degli insediamenti sul territorio. L edilizia residenziale nelle sue varie forme tipologiche caratterizza da sempre per estensione la maggioranza degli insediamenti umani. La prevalenza di residenze estensive (case unifamiliari...) denota zone urbane con bassa densità insediativa, contrariamente alla presenza di residenze intensive (case in linea, a torre ecc.). L attività edilizia residenziale può essere di iniziativa privata o pubblica. In quest ultimo caso di distingue tra: edilizia sovvenzionata, a totale carico dello Stato, destinata a utenti con basso livello di reddito; edilizia convenzionata agevolata, in cui lo Stato aiuta i privati non abbienti pagando in parte gli interessi sui mutui ipotecari contratti con istituti bancari; edilizia convenzionata, in cui lo Stato concede il diritto di superficie (diritto di godere del suolo per un numero di anni elevato da 60 a 100, con possibilità di acquisizione finale); edilizia agevolata, trattasi di contributi sugli interessi per interventi di edilizia privata fatti al di fuori delle zone destinate a edilizia economico-popolare. 2. NORMATIVA TECNICA DI RIFERIMENTO Per prescrizioni in termini di superfici, altezze ed igienico-sanitarie la norma di riferimento, le cui prescrizioni sono riportate al punto A), è costituita dal Decreto Ministero della Sanità 5 luglio 1975 recante «Modificazioni alle istruzioni ministeriali 20 giugno 1896, relativamente all altezza minima ed ai requisiti igienico-sanitari principali dei locali di abitazione». Occorre fare riferimento, inoltre, ai regolamenti comunali. Di seguito si riportano le prescrizioni contenute nel vigente Regolamento generale edilizio del Comune di Roma il quale riprende molte delle prescrizioni del decreto suddetto aggiungendone altre.

12 744 Libro VIII: Normativa tecnica per opere pubbliche - Parte I Per la prevenzione incendi, oltre alla normativa trattata al Cap. 2 (D.M. 16 febbraio 2007, D.M. 9 marzo 2007, D.M. 30 novembre 1983) la principale norma di riferimento specifica per civili abitazioni è costituita dal Decreto Ministeriale - Ministero dell Interno 16 maggio 1987, n. 246 recante «Norme di sicurezza antincendi per gli edifici di civile abitazione». Al riguardo si ribadisce che, in base al D.M. 16 febbraio 1982 (punto 94), non sono soggette ai controlli dei Vigili del Fuoco gli edifici destinati a civile abitazione con altezza in gronda superiore a 24 metri. Pertanto, per i suddetti edifici non c è l obbligo di richiedere il certificato di prevenzione incendi al Comando provinciale dei Vigili del fuoco competente per territorio. In tal caso quindi, il professionista, nel corso della progettazione e della realizzazione dell edificio dovranno seguire autonomamente le disposizioni ed i criteri di prevenzione incendi previsti nel suddetto D.M. 246/1987. Per il superamento delle barriere architettoniche (cfr. cap. 3), la principale normativa di riferimento è costituita dal Decreto Ministeriale - Ministero dei Lavori Pubblici 14 giugno 1989, n. 236 recante «Prescrizioni tecniche necessarie a garantire l accessibilità, l adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata, ai fini del superamento e dell eliminazione delle barriere architettoniche»; Per i requisiti acustici, come meglio specificato al successivo 7, si può fare riferimento al D.P.C.M. 5 dicembre Per i requisiti energetici, invece, si rinvia al capitolo REQUISITI MINIMI DI ALTEZZA E REQUISITI IGIENICO-SANITARI PRINCIPALI A) Prescrizioni di cui al D.M. Ministero della sanità 5 luglio 1975 Altezze minime L altezza minima interna utile dei locali adibiti ad abitazione è fissata in m 2,70 riducibili a m 2,40 per i corridoi, i disimpegni in genere, i bagni, i gabinetti ed i ripostigli. Nei comuni montani al di sopra dei m 1000 sul livello del mare può essere consentita, tenuto conto delle condizioni climatiche locali e della locale tipologia edilizia, una riduzione dell altezza minima dei locali abitabili a m 2,55. Le altezze minime previste nel primo e secondo comma possono essere derogate entro i limiti già esistenti e documentati per i locali di abitazione di edifici situati in ambito di comunità montane sottoposti ad interventi di recupero edilizio e di miglioramento delle caratteristiche igienico sanitarie quando l edificio presenti caratteristiche tipologiche specifiche del luogo meritevoli di conservazione ed a condizione che la richiesta di deroga sia accompagnata da un progetto di ristrutturazione con soluzioni alternative atte a garantire, comunque, in relazione al numero degli occupanti, idonee condizioni igienico-sanitarie dell alloggio, ottenibili prevedendo una maggiore superficie dell alloggio e dei vani abitabili ovvero la possibilità di una adeguata ventilazione naturale favorita dalla dimensione e tipologia delle finestre, dai riscontri d aria trasversali e dall impiego di mezzi di ventilazione naturale ausiliaria. Superfici abitabili e dotazioni Per ogni abitante deve essere assicurata una superficie abitabile non inferiore a mq 14, per i primi 4 abitanti, ed a mq 10, per ciascuno dei successivi. Le stanze da letto debbono avere una superficie minima di mq 9, se per una persona, e di mq 14, se per due persone. Ogni alloggio deve essere dotato di una stanza di soggiorno di almeno mq 14. Per ciascun alloggio, almeno una stanza da bagno deve essere dotata dei seguenti impianti igienici: vaso, bidet, vasca da bagno o doccia, lavabo. L alloggio monostanza, per una persona, deve avere una superficie minima, comprensiva dei servizi, non inferiore a mq 28, e non inferiore a mq 38, se per due persone. Riscaldamento Gli alloggi debbono essere dotati di impianti di riscaldamento ove le condizioni climatiche lo richiedano.

13 Capitolo 6: Edilizia residenziale 745 La temperatura di progetto dell aria interna deve essere compresa tra i 18 C ed i 20 C; deve essere, in effetti, rispondente a tali valori e deve essere uguale in tutti gli ambienti abitati e nei servizi, esclusi i ripostigli. Nelle condizioni di occupazione e di uso degli alloggi, le superfici interne delle parti opache delle pareti non debbono presentare tracce di condensazione permanente. Illuminazione Tutti i locali degli alloggi, eccettuati quelli destinati a servizi igienici, disimpegni, corridoi, vani-scala e ripostigli debbono fruire di illuminazione naturale diretta, adeguata alla destinazione d uso. Per ciascun locale d abitazione, l ampiezza della finestra deve essere proporzionata in modo da assicurare un valore di fattore luce diurna medio non inferiore al 2%, e comunque la superficie finestrata apribile non dovrà essere inferiore a 1/8 della superficie del pavimento. Per gli edifici compresi nell edilizia pubblica residenziale occorre assicurare, sulla base di quanto sopra disposto e dei risultati e sperimentazioni razionali, l adozione di dimensioni unificate di finestre e, quindi, dei relativi infissi. Ventilazione Le stanze da letto, il soggiorno e la cucina debbono essere provvisti di finestra apribile. Quando le caratteristiche tipologiche degli alloggi diano luogo a condizioni che non consentano di fruire di ventilazione naturale, si dovrà ricorrere alla ventilazione meccanica centralizzata immettendo aria opportunamente captata e con requisiti igienici confacenti. È comunque da assicurare, in ogni caso, l aspirazione di fumi, vapori ed esalazioni nei punti di produzione (cucine, gabinetti, ecc.) prima che si diffondano. Il «posto di cottura», eventualmente annesso al locale di soggiorno, deve comunicare ampiamente con quest ultimo e deve essere adeguatamente munito di impianto di aspirazione forzata sui fornelli. La stanza da bagno deve essere fornita di apertura all esterno per il ricambio dell aria o dotata di impianto di aspirazione meccanica. Nelle stanze da bagno sprovviste di apertura all esterno è proibita l installazione di apparecchi a fiamma libera. B) Prescrizioni del vigente Regolamento generale edilizio del Comune di Roma Abitazioni (Art. 40) Nei piani destinati ad uso di abitazione debbono essere rispettati i seguenti requisiti: a) per ogni abitante deve essere assicurata una superficie abitabile non inferiore a 14 m 2 per i primi 4 abitanti ed a 10 m 2 per ciascuno dei successivi; b) le stanze delle abitazioni non debbono avere superficie inferiore a 9 m 2 ; se esse sono destinate a stanze da letto per due persone la loro superficie non può invece essere inferiore 14 m 2 ; c) ogni alloggio deve essere dotato di una stanza di soggiorno di almeno 14 m 2 ; il «posto di cottura», eventualmente annesso al locale di soggiorno, deve comunicare ampiamente con quest ultimo e deve essere adeguatamente munito di impianto di aspirazione forzata sui fornelli; d) l alloggio monostanza deve avere una superficie minima, comprensiva dei servizi, non inferiore a 28 m 2 se per una persona e non inferiore a 38 m 2 se per due persone; e) tutti i locali degli alloggi, eccettuati quelli destinati a servizi igienici, disimpegni, corridoi, vani scale e ripostigli debbono fruire di illuminazione naturale diretta, adeguata alla destinazione d uso; f) per ciascun locale di abitazione, l ampiezza della finestra deve essere proporzionata in modo da assicurare un valore di fattore luce diurna medio non inferiore al 2% e comunque la superficie finestrata apribile non dovrà essere inferiore a 1/8 della superficie del pavimento; g) l altezza minima interna utile dei locali adibiti ad abitazione è fissata in 2,70 m; h) le stanze da letto e quelle di soggiorno debbono essere dotate di finestra apribile all aria aperta. Nel caso di altezze interpiano inferiori a 3,20 m dovrà essere apportata una proporzionale riduzione anche alla volumetria edificabile nelle varie zone di P.R.G. quando queste siano state stabilite tenendo conto di tale valore. Parte Prima - Teoria

14 746 Libro VIII: Normativa tecnica per opere pubbliche - Parte I Cucine, bagni e gabinetti (Art. 41) a) le cucine debbono avere un altezza non inferiore a quella degli altri ambienti, cubatura non inferiore a 15 m 3 ed almeno una finestra apribile all aria aperta della superficie minima di 1,50 m 2 ; b) l altezza utile minima interna dei locali adibiti a bagni e gabinetti è fissata in 2,40 m. La stanza da bagno deve essere fornita di apertura all esterno per il ricambio dell aria o dotata di aspirazione meccanica. Nelle stanze da bagno sprovviste di apertura all esterno è proibita l installazione di apparecchi a fiamma libera; c) per ciascun alloggio, almeno una stanza da bagno deve essere dotata dei seguenti impianti igienici: vaso, bidet, vasca da bagno o doccia, lavabo. Corridoi, disimpegni e ripostigli (Art. 42) a) l altezza minima interna di corridoi, disimpegni in genere e ripostigli è fissata in 2,40 m; b) non possono essere considerati quali ripostigli o simili gli ambienti, muniti di finestra apribile, che abbiano una superficie superiore a 4 m 2. Sottotetti abitabili (Art. 43) I sottotetti abitabili debbono avere una cubatura di 25 m 3 essere muniti di controsoffitto con una camera d aria d altezza non minore di 25 cm ventilata a mezzo di aperture verso l esterno munite di griglie e avere tra il piano del pavimento ed il soffitto un altezza non minore di 2 m misurata alla parete verso l imposta del tetto, purché l altezza media non sia inferiore a 2,50 m. 4. ELIMINAZIONE DELLE BARRIERE ARCHITETTONICHE Come sopra descritto occorre fare riferimento al Decreto del Ministero dei Lavori Pubblici 14 giugno 1989, n. 236 di attuazione dell art.1 della legge 9 gennaio 1989, n. 13, recante «Prescrizioni tecniche necessarie a garantire l accessibilità, l adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata, ai fini del superamento e dell eliminazione delle barriere architettoniche.» Si rimanda al Capitolo NORME ANTINCENDIO (D.M. 16 MAGGIO 1987) A) Scopo e campo di applicazione (Punto 1 allegato D.M. 16 maggio 1987, n. 246) La norma ha per oggetto i criteri di sicurezza antincendi da applicare agli edifici destinati a civile abitazione, con altezza antincendi uguale o superiore a 12 m. Si fa riferimento ai termini e definizioni generali di cui al D.M. 30 novembre 1983 (e al D.M. 6 marzo 2007). Si applica agli edifici suddetti di nuova costruzione o agli edifici esistenti in caso di ristrutturazione che comportino modifiche sostanziali i cui progetti siano presentati agli organi competenti per le approvazioni previste dalle vigenti disposizioni. Si intendono per modifiche sostanziali lavori che comportino il rifacimento di oltre il 50% dei solai o il rifacimento strutturale delle scale o l aumento di altezza. Per gli edifici esistenti si applicano le disposizioni contenute nel successivo punto 8 del decreto. B) Caratteristiche costruttive (Punto 2 allegato D.M. 16 maggio 1987, n. 246) Classificazione Gli edifici in oggetto vengono classificati in funzione della loro altezza antincendi secondo quanto indicato nella tabella A.

15 TABELLA A Tipo di edificio a b c d e Altezza antincendi da 12 m a 24 m da oltre 24 m a 32 m da oltre 32 m a 54 m da oltre 54 m a 80 m oltre 80 m Capitolo 6: Edilizia residenziale 747 Massima superficie del compartimento (m 2 ) Massima superficie (m 2 ) di competenza di ogni scala per piano (*) Tipo di vani scala e di almeno un vano ascensore Nessuna prescrizione Almeno protetto se non sono osservati i requisiti del punto Almeno a prova di fumo interno A prova di fumo Nessuna prescrizione Almeno a prova di fumo interno se non sono osservati i requisiti del punto Almeno a prova di fumo interno A prova di fumo Almeno a prova di fumo interno Almeno a prova di fumo interno con filtro avente camino di ventilazione di sezione non inferiore 0,36 m 2 Almeno a prova di fumo interno con filtro avente camino di ventilazione di sezione non inferiore a 0,36 m 2 Caratteristiche REI dei vani scala e ascensore, filtri, porte, elementi di suddivisione tra i compartimenti 60 (**) (**) (*) Con un minimo di 2 scale per ogni edificio. Sulla copertura dell edificio deve essere prevista una area per l atterraggio ed il decollo degli elicotteri di soccorso raggiungibile da ogni scala. (**) Solo per gli elementi di suddivisione tra i compartimenti. C) Comportamento al fuoco Resistenza al fuoco delle strutture I requisiti di resistenza al fuoco degli elementi strutturali vanno valutati secondo le prescrizioni e le modalità di prova stabilite nella circolare del Ministero dell interno n. 91 del 14 settembre 1961, (abrogata dal D.M. 9 marzo 2007 (cfr. Cap. 2). (Per la classificazione di resistenza al Parte Prima - Teoria

16 748 Libro VIII: Normativa tecnica per opere pubbliche - Parte I fuoco di prodotti ed elementi costruttivi di opere da costruzione vedi il D.M. Ministero dell interno 16 febbraio 2007), prescindendo dal tipo di materiale impiegato nella realizzazione degli elementi medesimi (calcestruzzo, laterizi, acciaio, legno massiccio, legno lamellare, elementi compositi). Il dimensionamento degli spessori e delle protezioni da adottare per i vari tipi di materiali suddetti nonché la classificazione degli edifici in funzione del carico di incendio, vanno determinati con le tabelle e con le modalità specificate nella circolare n. 91 citata, tenendo conto delle disposizioni contenute nel D.M. 6 marzo 1986 recante «Calcolo del carico di incendio per i locali aventi strutture portanti in legno», (anch esso abrogato dallo stesso D.M. 9 marzo 2007). Per le strutture di pertinenza delle aree a rischio specifico devono applicarsi le disposizioni emanate nelle relative normative. Reazione al fuoco dei materiali Per la reazione al fuoco dei materiali, si fa riferimento al D.M. 26 giugno 1984 (vedi anche il D.M. 16 febbraio 2007 recante «Classificazione di resistenza al fuoco di prodotti ed elementi costruttivi di opere da costruzione»). Scelta dell area ed accessi Gli accessi all area ove sorgono gli edifici oggetto delle presenti norme devono avere i seguenti requisiti minimi: larghezza: 3,50 m; altezza libera: 4,00 m; raggio di volta: 13,00 m; pendenza: non superiore al 10%; resistenza al carico: almeno 20 tonnellate (8 sull asse anteriore e 12 sull asse posteriore; passo 4,00 m). Accostamento autoscale Per gli edifici di tipo «a» e «b» deve essere assicurata la possibilità di accostamento delle autoscale dei vigili del fuoco, sviluppate come da schema allegato, almeno ad una qualsiasi finestra o balcone di ogni piano. Qualora tale requisito non sia soddisfatto gli edifici del tipo «a» devono essere dotati almeno di scale protette e gli edifici di tipo «b» almeno di scale a prova di fumo interna (vedi tabella A). Compartimentazione Gli edifici devono essere suddivisi in compartimenti anche costituiti da più piani, di superficie non eccedente quella indicata nella tabella A. Gli elementi costruttivi di suddivisione tra i compartimenti devono soddisfare i requisiti di resistenza al fuoco indicati in tabella A. Scale Le caratteristiche di resistenza al fuoco dei vani scala sono quelle previste nella tabella A. Negli edifici di tipo «a», di tipo «b», di tipo «c», la larghezza minima delle scale deve essere di 1.05 m, negli edifici di tipo «d» e di tipo «e» la larghezza minima delle scale deve essere di 1.20 m. Le rampe devono preferibilmente essere rettilinee; sono ammesse rampe non rettilinee a condizione che vi siano pianerottoli di riposo e che la pedata del gradino sia almeno 30 cm misurata a 40 cm dal montante centrale o dal parapetto interno. Il vano scala deve avere superficie netta di aerazione permanente in sommità non inferiore ad 1 m 2. Nel vano di aerazione è consentita l installazione di dispositivi per la protezione dagli agenti atmosferici. Il tipo e il numero delle scale sono stabilite in funzione della superficie lorda di ogni piano e del tipo di edificio (vedi tabella A).

17 Capitolo 6: Edilizia residenziale 749 Ascensori Il vano di corsa dell ascensore deve avere le stesse caratteristiche di resistenza al fuoco del vano scala (vedi tabella A) e deve essere conforme alle specifiche disposizioni vigenti. Comunicazioni Per le comunicazioni con le aree a rischio specifico devono applicarsi le disposizioni emanate con le relative normative. Sono consentite le comunicazioni tra scale, ascensori e locali cantinati pertinenti le abitazioni dell edificio secondo quanto indicato nella tabella B. TABELLA B Tipo di edificio a Tipo di comunicazione Diretta b Tramite disimpegno con pareti REI 60 e porte REI 60 c Tramite filtro a prova di fumo con pareti REI 60 e porte REI 60 d, e Accesso diretto esclusivamente da spazio scoperto Scale, androni e passaggi comuni - reazioni al fuoco dei materiali Le scale ed i gradini per gli androni e passaggi comuni devono essere realizzati con materiali di classe 0. Sono ammessi materiali di rivestimento di classe 1, per androni e passaggi comuni e, limitatamente agli edifici di tipo «a» e di tipo «b», anche per i rivestimenti delle scale e gradini. Non sono soggetti a tali prescrizioni le scale e i passaggi ubicati all interno della stessa unità immobiliare. D) Aree a rischio specifico (Punto 3 allegato D.M. 16 maggio 1987, n. 246) Per le aree a rischio specifico pertinenti gli edifici (autorimesse, locali di esposizione o vendita, depositi di materiali combustibili, ecc.) valgono le disposizioni in vigore. E) Impianti di produzione di calore (Punto 4 allegato D.M. 16 maggio 1987, n. 246) Per gli impianti per la produzione di calore devono essere osservate le norme vigenti oltre a quanto indicato nella tabella C. Parte Prima - Teoria

18 750 TABELLA C Libro VIII: Normativa tecnica per opere pubbliche - Parte I N.B. In corpi di fabbrica separati sono ammessi impianti alimentati da qualsiasi tipo di combustibile con la sola condizione, per quelli funzionanti a gas con densità all aria 0.8 che siano ubicati in locali fuori terra. F) Impianti elettrici (Punto 5 allegato D.M. 16 maggio 1987, n. 246) [...] G) Impiego gas combustibili (Punto 6 allegato D.M. 16 maggio 1987, n. 246) Le condutture principali dei gas combustibili devono essere esterne al fabbricato ed a vista. Sono ammessi attraversamenti di locali purché le tubazioni siano poste in guaina metallica aperta alle due estremità comunicante con l esterno e di diametro superiore di almeno 2 cm rispetto al diametro della tubazione interna. Vedi a proposito anche la Lettera circolare Ministero dell interno del 26 luglio 1988 n /4101. H) Impianti antincendi (Punto 7 allegato D.M. 16 maggio 1987, n. 246) Gli edifici di tipo «b», «c», «d», «e», devono essere dotati di reti idranti conformi a quanto di seguito riportato. La rete idranti deve essere costituita da almeno una colonna montante in ciascun vano scala dell edificio; da essa deve essere derivato ad ogni piano, sia fuori terra che interrato, almeno un idrante con attacco 45 UNI 804 a disposizione per eventuale collegamento di tubazione flessibile o attacco per naspo. Il naspo deve essere corredato di tubazione semirigida con diametro minimo di 25 mm e di lunghezza idonea ad assicurare l intervento in tutte le aree del piano medesimo. Tale naspo deve essere installato nel locale filtro, qualora la scala sia a prova di fumo interna. Al piede di ogni colonna montante deve essere installato un idoneo attacco di mandata per autopompa. L impianto deve essere dimensionato per garantire una portata minima di 360 l/min per ogni colonna montante e, nel caso di più colonne, il funzionamento contemporaneo di 2.

19 Capitolo 6: Edilizia residenziale 751 L alimentazione idrica deve essere in grado di assicurare l erogazione, ai 3 idranti idraulicamente più sforiti, di 120 l/min cad., con una pressione residua al bocchello di bar 1,5 per un tempo di almeno 60 min. Qualora l acquedotto non garantisca le condizioni di cui al punto precedente dovrà essere installata idonea riserva idrica; questa può essere ubicata a qualsiasi piano e deve essere alimentata da acquedotto pubblico e/o da altre fonti. Tale riserva deve essere mantenuta costantemente piena. Le elettropompe di alimentazione della rete antincendio devono essere collegate all alimentazione elettrica dell edificio tramite linea propria non utilizzata per altre utenze. Negli edifici di tipo «d», «e», i gruppi di pompaggio della rete antincendio devono essere costituiti da due pompe, una di riserva all altra, alimentate da fonti di energia indipendenti (ad es. elettropompa e motopompa). L avviamento dei gruppi di pompaggio deve essere automatico. Le tubazioni di alimentazione e quelle costituenti la rete devono essere protette dal gelo, da urti e dal fuoco. Le colonne montanti possono correre, a giorno o incassate, nei vani scale oppure in appositi alloggiamenti resistenti al fuoco REI 60. [...] 6. DEROGHE Qualora per particolari esigenze di carattere tecnico o di esercizio non fosse possibile attuare qualcuna delle prescrizioni contenute nelle presenti norme, potrà essere avanzata istanza di deroga con le procedure di cui all art. 21 del D.P.R. 577/ REQUISITI ACUSTICI Occorre fare riferimento al D.P.C.M. 5 dicembre 1997 (cfr. cap. 4) che riporta i seguenti valori limite per l edilizia residenziale o assimilabili (Cat. A): indice di potere fonoisolante apparente di partizioni fra ambienti R w = 55 db indice di isolamento acustico di facciata D 2m, nt = 40 db indice del livello di rumore di calpestio di solai, normalizzato L n,w = 63 db livello massimo di pressione sonora ponderata A con costante di tempo slow (rumore prodotto da impianti a servizio discontinuo) L ASmax = 35 db livello continuo di pressione sonora ponderata A (rumore prodotto da impianti a servizio continuo) L Aeq = 35 db. Parte Prima - Teoria

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