UNIVERSITA DEGLI STUDI DI ROMA SAPIENZA

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1 UNIVERSITA DEGLI STUDI DI ROMA SAPIENZA DOTTORATO DI RICERCA IN PSICOLOGIA DINAMICA, CLINICA E DELLO SVILUPPO Benessere psicologico, vita universitaria e disabilità: un indagine sugli studenti universitari della Sapienza TUTOR: Prof.ssa Rosa Ferri CO-TUTOR: Prof.ssa Viviana Langher DOTTORANDA: Valentina Di Sarno A/A

2 Indice INDICE PREMESSA INTRODUZIONE 1 Parte Prima 1.BENESSERE PSICOLOGICO E DISABILITA 1.1 Benessere e suoi costrutti teorici Benessere oggettivo e soggettivo Influenza della cultura sul benessere soggettivo Il processo cognitivo e di giudizio sociale I ruoli e le relazioni sociali Benessere edonico ed eudaimonia Campi di applicazione dell eudaimonia Benessere, salute e malattia Disabilità e integrazione sociale in Italia VITA UNIVERSITARIA E DISABILITA 2.1 Vivere l Università: ricerche sulla condizione di studente universitario 2.2 Aspetti di partecipazione alla vita universitaria Assetto normativo Panoramica nazionale sulle Università in Italia Il contesto universitario di Roma Sapienza Lo sportello per i rapporti con gli studenti disabili Come si accede ai servizi Risorse per lo studente Dalla prevenzione dell insuccesso accademico dello studente disabile alla nascita del Centro Polivalente Pop s & Gias Parte Seconda 3. LA RICERCA: BENESSERE PSICOLOGICO, VITA UNIVERSITARIA E DISABILITA 3.1 Ipotesi e obiettivi Metodologia Procedure Strumenti Descrizione dei gruppi di ricerca Analisi dei dati Risultati Correlazione tra PWB e ASP Effetto delle variabili individuali socio-anagrafiche: 50 Aa) Genere 51 Ab) Età 52 Ac) Città di provenienza 52 Ad) Condizione abitativa Effetto delle variabili individuali accademiche nei gruppi 53 Ba) Settore accademico 54 Bb) Soddisfazione 54 Bc) Media degli esami 55 Bd) Corso degli studi 56 Be) Triennale/specialistica

3 Indice Effetto delle variabili contestuali di partecipazione alla vita universitaria nei gruppi 57 Ca) Frequenza ai corsi 58 Cb) Rapporto con i docenti 58 Cc) Studio con altri studenti 59 Cd) Partecipazione ad attività ricreative programmate dalla Sapienza 60 Ce) Partecipazione ad attività politiche e collettive all interno dell Università 61 RISULTATI E CONCLUSIONI 63 RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI I RIFERIMENTI LEGISLATIVI SITOGRAFIA APPENDICI VII VII

4 Premessa Premessa L interesse per il tema di questa ricerca nasce da molti anni di esperienze professionali nel campo della disabilità. In particolare, nell Anno Accademico 2007/08, in seguito ad una convenzione stipulata tra Sapienza e Laziodisu, mi è stata offerta l opportunità di partecipare alla realizzazione di un Centro Polivalente che si occupasse di svolgere un servizio di promozione ed orientamento psicosociale rivolto a studenti universitari con disabilità. Dai primi incontri con colleghi e supervisore è nata la considerazione che la condizione di studente universitario con disabilità dovesse essere analizzata all interno stesso del contesto accademico. Il passaggio dall adolescenza all età adulta, implica diverse transizioni di ruolo importanti, prima fra tutte il doversi confrontare con un contesto che fa tante nuove richieste di responsabilità, di autonomia e di maturità. In questa fase i fattori personali entrano in gioco nell interazione con le condizioni sociale e culturali della società più ampia. Durante questo importante momento di cambiamento, gli effetti interattivi delle determinanti personali e contestuali contribuiscono profondamente all organizzazione del corso della vita personale. I rapporti con i coetanei e, parallelamente quelli con i genitori, vanno incontro ad una progressiva trasformazione e ridefinizione. Le relazioni fra pari acquisiscono una sempre maggiore centralità e si configurano come un ambito privilegiato per fare esperienza di nuovi valori, idee, condotte, ruoli ed aspetti di sé. Come per le sfide precedenti, un saldo senso di efficacia personale e di benessere psicologico adeguato, hanno un effetto importante sul tipo di realtà sociale che l individuo costruisce intorno a sé. Tutto ciò viene vissuto anche dal giovane adulto disabile che in più deve confrontarsi con la perdita di quei contesti protetti, ricchi di occasioni socializzanti e di sostegno da parte degli adulti in un mondo di adulti e coetanei, che hanno caratterizzato la sua vita fino a quel momento. Nell affacciarsi ad una scelta lavorativa od una scelta di proseguire gli studi può vivere da una parte un senso di insicurezza verso l ignoto, dall altra un nuovo bisogno di autonomia e d indipendenza che nascono dal desiderio del farcela da solo.

5 Premessa Mi sono così interrogata su cosa offrisse la ricerca nell ambito dei vissuti di benessere ed autoefficacia percepiti da giovani adulti disabili che, come i colleghi normodotati, si trovano a vivere la realtà universitaria e mi sono resa conto che, pur essendo presenti nella vita quotidiana moltissime offerte e possibilità per il giovane-adulto disabile che vuole frequentare l Università, il panorama delle ricerche era scarno di indagini in questo senso. È nata così l idea di verificare, nel contesto universitario Sapienza di Roma, come fosse la situazione per gli studenti disabili. Convinta dell idea che lo studente universitario abbia caratteristiche peculiari indipendentemente dall essere portatore di una disabilità, proprio perché vivere in una realtà complessa, e spesso disorientante come quella di Roma come città, e della Sapienza come uno dei più grandi Poli Universitari d Europa, mi è sembrato importante verificarne il livello di benessere e di autoefficacia confrontandoli con un gruppo di studenti senza disabilità.

6 Introduzione INTRODUZIONE Il concetto di benessere rappresenta uno degli argomenti più attuali di discussione fra diverse discipline ed è strettamente collegato al tema della salute intesa non tanto come assenza di malattia, ma come uno stato complessivo di equilibrio tra aspetti fisici, psichici e mentali. Nel modello bio-psico-sociale (Engel, 1977), infatti, il concetto di salute non è più interpretato in termini dicotomici benessere/malessere ma in un contesto più ampio in cui la salute non è un sertirsi, ma un esserci, un essere nel mondo, un essere insieme ad altri uomini ed essere occupati attivamente e positivamente dai compiti particolari della vita (Gadamer, 1994). L assenza di malattia somatica, quindi, non coincide necessariamente con la presenza di benessere psicologico, così come la presenza di malattia somatica non significa necessariamente malessere: un individuo può trarre da un suo modo particolare di vivere la malattia anche motivi di sviluppo personale e quindi di benessere complessivo (Braibanti, 2004). Il problema di dare adeguate definizioni alla variegata costellazione di condizioni di salute, con le loro conseguenze a livello di rappresentazioni individuali e sociali, si pone in particolare nel caso delle patologie croniche e delle disabilità che sono condizioni piene di conseguenze a lungo termine sul benessere fisico, psicologico e sull integrazione sociale degli individui che con esse convivono (Delle Fave, 2005). Il poter intervenire non solo sugli aspetti fisici ma anche in tutti gli aspetti di vita della persona, pone l accento su interventi più ad ampio raggio che consentono di coinvolgere tutti i contesti che ruotano intorno all individuo e favorirne così l integrazione. Le discipline psicologiche, sociali e biomediche, dopo essersi occupate solo di come correggere e compensare i deficit individuali, prestano ora attenzione alle risorse dell individuo, ai suoi lati forti, alle sue potenzialità, come punti di leva per supportare il benessere, la crescita personale e l inserimento nella società (Bronstein et al., 2003). Nel 2001, la Commissione Salute dell'osservatorio Europeo su sistemi e politiche per la salute, stila un Rapporto in cui si legge che il benessere viene definito come "lo stato emotivo, mentale, fisico, sociale e spirituale che consente alle persone di raggiungere e mantenere il loro potenziale personale nella società". Da tale Rapporto si evince che tutti e cinque gli aspetti sono 1

7 Introduzione importanti ma ancora più importante è che questi siano tra loro in equilibrio per consentire agli individui di migliorare il loro benessere. La promozione della salute e del benessere passa così attraverso mutamenti nell'organizzazione sociale e ambientale, e sottolinea l importanza di adottare politiche pubbliche coordinate e tese a favorire e sviluppare beni e servizi più sani attraverso cambiamenti legislativi coerenti. Alla luce di quanto detto, la salute deve essere considerata una condizione di benessere fisico e psicologico, e per di più valutata a partire dal contesto socio-culturale di appartenenza dell individuo (Bickenbach et al., 1999). Il benessere va inteso, pertanto, come una condizione di armonia tra uomo e ambiente, risultato di un processo di adattamento a molteplici fattori che incidono sullo stile di vita. L esperienza universitaria pone il giovane, in un periodo della vita ancora ricco di incognite in cui non si è ancora raggiunta la piena maturità, di fronte a nuove sfide. Lo studente, infatti, si trova ad affrontare un ambiente non più protetto come quello familiare e scolastico, ma un nuovo contesto, che lascia responsabilità di gestione dei tempi e delle modalità di studio, dei rapporti con i coetanei e con i docenti, dell'organizzazione della propria giornata, sia riguardo il tempo libero che la frequenza delle lezioni. L opportunità di crescita che nasce dalla richiesta di cambiamento di questo periodo, si sviluppa attraverso la messa in pratica di comportamenti autonomi e capacità di auto-organizzazione. La vita universitaria richiede anche allo studente disabile, che non usufruisce più del sistema di sostegno previsto dalle scuole superiori, nuove responsabilità sul proprio percorso formativo. Infatti, a differenza dell organizzazione dell istruzione superiore, l Università non fornisce un sistema di tutela che garantisca il successo dell apprendimento e che abbia, anche un valore di mediazione sugli aspetti relazionali. Alle scuole superiori, infatti, è prevista la figura dell insegnante di sostegno che ha un ruolo di raccordo tra lo studente disabile, gli studenti e gli altri docenti, coinvolti nell integrazione del giovane con disabilità anche attraverso i GLH (Gruppi di Lavoro Handicap). All Università, invece, la segmentazione delle facoltà in dipartimenti ed in percorsi didattici, non prevede figure istituzionali di sostegno all integrazione né momenti 2

8 Introduzione d incontro tra docenti per analizzare il percorso accademico del singolo studente. Pertanto, il rapporto con il docente, spesso si traduce in momenti di valutazione legati all esame o al massimo in momenti di scambio durante le lezioni. I sistemi di tutela garantiti allo studente disabile da parte della struttura universitaria, sono per lo più legati ad aspetti di accessibilità e facilitazioni amministrativo-burocratiche mentre, viene lasciata allo studente, l organizzazione del proprio percorso formativo, non solo in termini di scelta d indirizzo di studi ma anche in termini di gestione delle strategie di studio. Il rapporto con i coetanei, poi, non essendo più mediato dall adulto, spinge lo studente disabile a dover attivare nuove capacità personali per instaurare relazioni significative. Il non avere più un gruppo classe di riferimento inoltre rappresenta il doversi confrontare con coetanei sconosciuti che non necessariamente sono sensibili alla condizione di disabilità. Lo studiare con altri studenti non è più un opportunità didattica dettata dall Istituzione, ma diventa una scelta del ragazzo che può decidere se gli sia utile confrontare con gli altri i contenuti appresi. L'attenzione del mondo universitario, poi, viene posta soprattutto sul successo accademico dello studente in termini di perseveranza, ovvero anni di iscrizione, continuità agli studi e prestazione, ovvero riuscita ai corsi in termini di medie dei voti accademici (Gore, 2008). Il buon esito di tale percorso accademico e di crescita, è legato però anche a fattori emotivo-affettivi quali il senso di autoefficacia e di benessere che si esplicano in termini di riconoscimento delle proprie risorse e integrazione all interno del proprio contesto di riferimento. La possibilità di partecipare attivamente alla vita sociale, diventa uno strumento privilegiato per il raggiungimento dei propri obiettivi, non solo in termini di successo accademico ma anche in termini di migliori livelli di autogestione e di benessere. L inserire, inoltre, il concetto di partecipazione sociale, rende la stessa persona disabile, soggetto attivo all interno di un concetto di condivisione che implica la responsabilità di tutti gli attori in campo. Partendo da queste premesse la tesi di seguito esposta mira ad indagare la condizione degli studenti disabili, confrontati con un gruppo di studenti non disabili, iscritti all Università Sapienza di Roma ed in particolare a verificare 3

9 Introduzione se e quali fattori individuali e sociali possano influire sul livello di benessere percepito e su un senso di autoefficacia sociale soddisfacente. Nel primo capitolo, verranno analizzati i vari costrutti teorici che fanno da cornice al concetto di benessere ed al suo legame con la disabilità. Si indagherà il capovolgimento teorico che sta alla base della ormai riconosciuta importanza di considerare, come fattore principale di integrazione sociale, il benessere della persona con disabilità nel suo contesto di riferimento. Nel secondo capitolo, si indagheranno la letteratura esistente sugli aspetti di partecipazione sociale alla vita universitaria degli studenti disabili, gli aspetti legislativi che hanno contribuito a rendere fruibile il contesto universitario per le persone con disabilità ed infine si farà un analisi di alcuni contesti universitari italiani tra cui la Sapienza. Nel terzo capitolo verrà descritta la ricerca, partendo dall ipotesi che ad influire sul benessere psicologico e sull autoefficacia dello studente disabile, non sia tanto la condizione di disabilità, quanto i fattori individuali, sociali e contestuali. Verranno specificati gli obiettivi ed analizzati i risultati ottenuti. Infine verranno presentati i commenti critici ai risultati e le conclusioni della ricerca nell ottica di promuovere interventi, mirati alle persone disabili, che tengano in considerazione la partecipazione sociale attiva degli individui con disabilità come elementi di civiltà. 4

10 Benessere psicologico e disabilità 1. BENESSERE PSICOLOGICO E DISABILITA 1.1 Benessere e suoi costrutti teorici Benessere oggettivo e soggettivo Una delle distinzioni più importanti da compiere per definire cosa significhi il termine benessere è quella tra i concetti di benessere oggettivo e benessere soggettivo. Il benessere, infatti, può essere analizzato da due fondamentali punti di vista: in particolare, se ne possono individuare indicatori oggettivi e componenti soggettive. Gli elementi oggettivi che permettono di interpretare il livello di benessere sono tradizionalmente identificati con fattori socio-demografiche (età, genere, razza, istruzione ecc.) fattori economici (reddito, status sociale, occupazione, condizioni abitative) e condizioni di salute fisica (presenza di malattie, accessibilità alle cure mediche ecc.). Tali indicatori, tipici delle scienze sociologiche ed economiche del Welfare, vengono spesso usati come predittori del benessere inteso come buona qualità della vita e soddisfazione. Il possedere o meno condizioni di vita sufficientemente agiate si ipotizza, in quest ottica, essere la base per la misurazione del benessere e di una vasta gamma di ambiti della vita. La concezione che sta alla base di questo approccio è di tipo sommatorio o bottom-up; assume, cioè, che il senso di benessere scaturisca da un qualche tipo di combinazione (somma o media) di tutti i fattori sopraelencati. Tale approccio è stato col tempo integrato con una visione globale più ampia del concetto di benessere che includesse non solo degli aspetti oggettivi, ma anche aspetti legati alla percezione che i soggetti stessi hanno di tale situazione. L interesse dei ricercatori si è infatti gradualmente orientato verso il verificare se aspetti oggettivi di vita potessero essere collegati al senso personale che ognuno ha del proprio vissuto del benessere. I risultati di numerose indagini hanno evidenziato che i giudizi di benessere dati dalle persone non differiscono in misura rilevante in base a variabili come l età, il sesso e la razza (Delle Fave, 2005). Sono state riscontrate, invece, differenze significative nei livelli di benessere percepito su variabili come l istruzione, il reddito, l attività lavorativa e la disoccupazione, le attività del tempo libero (Easterlin, 2004) e le condizioni di salute (Penny, Purves, Smith, Chambers, Smith, 1999; Afton. Hassett, Maclean., Peterson, Stuart, Buyske, Park, Savage,Li, Seligman, 2009). 5

11 Benessere psicologico e disabilità Termini come qualità della vita, benessere e vita soddisfacente identifichino effettivamente un labirinto di concetti sottilmente diversi ma interrelati fra di loro, e che le molte relazioni fra i livelli soggettivi ed oggettivi di benessere possano essere dinamicamente complessi La cultura Esistono buoni presupposti a sostegno dell'idea che il benessere soggettivo sia, fra gli altri fattori, determinato culturalmente. In realtà, il termine 'cultura' è pieno di ambiguità e complessità semantiche. In particolare, ci sono almeno tre diversi significati che possiamo assegnare al termine. In primo luogo, possiamo pensare alla cultura come ad un insieme di tratti ambientali e sociali, un insieme cioè di caratteristiche che sono associate ad un luogo specifico di sviluppo umano e sociale. Chiaramente, questi tratti possono essere coltivati e sviluppati con un certo impegno, ma a determinare la loro sedimentazione, sia a livello individuale che a livello sociale, è il fatto stesso di essere cresciuto in un contesto specifico. In questo caso, i tratti culturali sono diffusi e stabilizzati a livello sociale e inter-generazionale attraverso meccanismi di trasmissione culturale. Alcuni studi hanno voluto esplorare i fattori culturali e i valori connessi nella valutazione del benessere, cercando di esaminare se le variabili e i processi che influenzano i giudizi siano simili in tutte le culture (Diener, 1995; Kwan, Bond & Singelis, 1997; Suh et al., 1997). Si considera soprattutto l importanza delle differenze inevitabili che esistono tra culture individualistiche e culture collettivistiche (Pouliasi K, verkuyten M, 2011). Nelle prime, gli aspetti della personalità sono visti come determinanti del comportamento, di conseguenza i giudizi di soddisfazione si basano soprattutto sull esperienza emozionale recente. Nelle culture collettivistiche, i giudizi di soddisfazione si basano sia sulle emozioni, sia sul valore culturale percepito di una vita soddisfacente. In questo senso le variabili che influenzano il modo di valutare il benessere variano a secondo dei valori ritenuti importanti per quel luogo. Ad esempio si è visto come l autostima influenzi il benessere soggettivo soprattutto nelle culture individualistiche (Diener, 1995), mentre nelle culture collettivistiche è risultata importante la qualità delle relazioni sociali (Kwan et al., 1997). Sembra che ciò che cambia da un contesto culturale all altro non sia tanto la 6

12 Benessere psicologico e disabilità struttura del benessere che pare rimanere le stessa, ma le sue fonti e le strategie attraverso cui mantenerlo e che i modelli culturali per l interpretazione degli eventi di vita spingono le persone a sperimentare gradi diversi di benessere a parità di condizioni oggettive. Un secondo esempio di cultura riguarda l'acquisizione intenzionale di capacità e competenze che vanno oltre i tratti trasmessi socialmente, e che sono correlate alle dimensioni dell'auto-rappresentazione e autodeterminazione tipicamente associate alla cultura. Per esempio, intraprendere un programma di istruzione e di formazione per acquisire abilità necessarie a trovare un occupazione migliore nel mercato del lavoro o sviluppare dei tratti culturali che siano funzionali ad una migliore integrazione sociale, diventa una decisione personale di investimento. Esiste una letteratura che cerca di valutare le implicazioni sul benessere dei valori relativamente alti di acculturazione o di conseguimento di un certo grado di istruzione: studi eseguiti su studenti cinesi in Australia (Zheng, X. Sang, D. Wang, L. (2004)., ad esempio, hanno dimostrato che il livello di acculturazione ha un impatto abbastanza evidente sul benessere soggettivo indipendentemente dal modello culturale di riferimento. Recenti osservazioni condotti su campioni di popolazione in diverse nazioni con contesti culturali molto diversi fanno ritenere che in paesi con alti livelli di istruzione e di status socio-economici, si riscontra un rischio sostanzialmente più basso di infarto miocardico acuto. L'effetto è considerevolmente più debole nei paesi a reddito medio - basso. Si potrebbe spiegare questa relazione con il fatto che più alti livelli di istruzione e di acculturazione permettono agli individui di essere informati meglio e di essere consapevoli delle scelte personali che hanno un impatto positivo in termini di autodeterminazione, nonché di pratiche e abitudini a servizio della salute. C'è poi un terzo tipo di cultura, intesa come acquisizione di caratteristiche costruite intenzionalmente che hanno a che fare con le motivazioni culturali intrinseche, cioè con capacità e competenze che sono finalizzate ad un miglior accesso e fruizione di esperienze culturali. Ci si riferisce in questo caso ad attività culturali organizzate nell'ambito di specifici contesti sociali. La letteratura contiene diversi studi che sembrano fornire chiare e solide evidenze sul fatto che la partecipazione a tali attività culturali abbia degli effetti benefici sulla salute. Ad esempio, esistono evidenze sulla relazione fra partecipazione culturale e aspettative di vita, che dimostrano come l'accesso 7

13 Benessere psicologico e disabilità culturale migliori chiaramente le possibilità di sopravvivenza in campioni longitudinali (Konlaan e al., 2000, Hyppa e al., 2006, Bygren e al., 2009, Hacking e al., 2008). La relazione fra il benessere e la partecipazione ad attività culturali risiede nel fatto che questo tipo di esperienza può essere considerata importante per lo sviluppo delle disposizioni individuali e di capacità che sostanzialmente sono in grado di espandere il potenziale personale e l'autodeterminazione, strategie per il perseguimento di una vita che sia soddisfacente, l'articolazione e l'adozione di scelte di stili di vita Il processo cognitivo e di giudizio sociale La Social Cognition ha messo in luce come il modo in cui le persone percepiscono e valutano il mondo circostante ha un ruolo fondamentale nei sentimenti di benessere (Taylor, 1983). Vari studi hanno dimostrato che le persone con alti livelli di benessere soggettivo valutano come elevato il loro controllo sulle situazioni e sulle azioni, si aspettano per il futuro eventi positivi e attuano comportamenti che mirano al raggiungimento degli obiettivi costruiti (Taylor & Brown, 1988; Taylor, Shelley, Armor 1996). Numerosi contributi attestano il legame esistente tra tale convinzione di efficacia, relative ai diversi ambiti in cui si declina l esperienza individuale ed il senso di benessere, in particolare nella lunga transizione dall infanzia all adolescenza e lungo il corso di questa sino alle soglie dell età adulta (Bandura, 1997). L autore, nella sua teoria relativa all autoefficacia (self efficacy), concepisce la mente come un sistema proattivo in grado di produrre un azione trasformativa nei confronti dell ambiente e del soggetto. Egli ritiene, cioè, che la consapevolezza da parte dell individuo di poter influenzare gli eventi, consente di considerarli in maniera vantaggiosa. Il senso di autoefficacia, derivante da tale consapevolezza, si configura come un modo di rapportarsi alla realtà, che nasce e si alimenta con l esperienza e come tale rientra tra i più importanti meccanismi di autoregolazione. L autore ha, poi, dimostrato che le modificazioni in positivo della percezione della propria disponibilità di risorse, migliora il livello delle prestazioni, il tono dell umore, l efficienza dei processi di pensiero, il senso di benessere e, non ultima, la condizione stessa di salute. 8

14 Benessere psicologico e disabilità Tali modificazioni sono strettamente legate alle esperienze effettuate in specifici ambiti di attività e concorrano a favorire il benessere ed il successo (Caprara, Delle Fratte, Steca, 2002). Ricerche condotte, per esempio, su giovani adulti confermano che le convinzioni di efficacia svolgono un ruolo importante nello sviluppo dei ruoli professionali e nella scelta di carriera (Bandura, 1997; Lent, Brown, Hackett, 1994). Un elevato senso di efficacia nel perseguire obiettivi scolastici, nel rispondere alle responsabilità che esse comportano e ai ruoli professionali, si associa spesso a maggiori possibilità di carriera, maggiore interesse, migliore preparazione scolastica, maggiore determinazione nel perseguimento di obiettivi lavorativi elevati. Altre teorie del benessere, denominate teorie del giudizio o teorie dei confronti (Diener, 1984), mettono in luce come i fattori che influenzano il benessere non sono stabili nel tempo, ma variano in base alle circostanze e ai criteri personali che le persone utilizzano per valutare la propria vita. Nella teoria del confronto sociale vi è l assunto che le persone interpretano la propria vita confrontando le condizioni attuali con uno standard che è determinato dal livello delle altre persone. I soggetti che risultano favoriti dal confronto con lo standard sociale saranno soddisfatti e proveranno emozioni positive (Buunk, Gibbons, 1997 in Snyder, 2000). Tale approccio si basa sull idea che la soddisfazione per la vita non dipende solo dalla posizione assoluta da una persona, ma anche dalla posizione delle altre persone con cui ci si confronta. Queste possono essere presenti nell ambiente più immediato oppure ricercate attivamente dalla persona a seconda degli scopi che vuole raggiungere. Il soggetto in questo modo può guardare gli altri al fine di trovare motivazione ad agire e migliorare il proprio umore, ad esempio osservando chi è in condizioni più sfavorevoli di lui oppure chi si trova in circostanze superiori, ed utilizzare tali posizioni come modelli. Questo processo è particolarmente evidente, per esempio, in pazienti con malattie gravi (Buunk, Gibbons, 1997) e in anziani che cercano di adattarsi al declino associato all età (Hendrich & Ryff, 1995). Un altro approccio conosciuto come teoria degli approcci multipli deriva dalla Multiple Discrepancy Theory (Michalos, 1985). Tale modello sostiene che le persone utilizzano una serie di criteri nel valutare la propria vita. La soddisfazione dipenderebbe dalla grandezza del divario fra ciò che il soggetto possiede e ciò che vorrebbe avere, o quello che gli altri hanno, o ciò 9

15 Benessere psicologico e disabilità che pensa di meritare o di aver bisogno; la corrispondenza fra i diversi aspetti è indice di benessere. Alcune teorie affermano che i sentimenti di benessere soggettivo dipendono dal raggiungimento di determinati scopi personali o dal soddisfacimento di determinati bisogni. La teoria degli striving di Emmons (1986) mostra come questi ultimi siano scopi caratteristici e ricorrenti che la persona cerca di raggiungere e che servono ad integrare l insieme più ampio di obiettivi che la persona si pone. Anche gli obiettivi di sviluppo all interno di una comunità possono essere visti come una sfida per il soggetto e quindi un opportunità di sviluppo e di aumento della propria autostima in caso di successo. L aver superato un obiettivo, inoltre, permette di superare e risolvere con più efficacia i compiti successivi. La percezione di avere uno scopo da raggiungere e la sensazione di attuare azioni che mirano al suo avvicinamento può essere di per sé un fattore che conferisce significato alle azioni e alla vita più in generale e il suo raggiungimento può generare benessere. Ovviamente la facilità o meno con cui i soggetti raggiungono i propri scopi dipende dalle strategie e dai procedimenti messi in atto e dalla situazione. Cantor e Harlow (1994) hanno trovato che l esperienza emozionale positiva ossia una preponderanza di emozioni positive rispetto a quelle negative, dipende dalla congruenza tra gli obiettivi posti e il contesto sociale. I compiti e gli scopi che l individuo si pone cambiano nel tempo e sono influenzati non solo dalla cultura ma anche dai bisogni di ognuno; ad esempio il successo accademico può essere un compito evolutivo fra gli studenti (Cantor & Harlow, 1994). Risulta quindi importante nella valutazione del benessere tenere in considerazione i cambiamenti inevitabili nel corso della vita in relazione agli scopi e in presenza di eventi critici. Un altra concezione vicina alla precedente è rappresentata dal costrutto di esperienza ottimale o flusso di coscienza (flow) nel modello proposto da Csikszentmihalyi (1975); si parte dal presupposto che il benessere soggettivo dipenda dal coinvolgimento in attività interessanti, dove si ottiene un equilibrio tra le sfide poste dall attività e le abilità possedute dal soggetto per affrontarle. Sono attività positive e piacevoli poiché forniscono un livello ottimale di informazioni nuove e in quantità non eccessiva. Il soggetto che sperimenta una situazione di esperienza ottimale è totalmente assorbita 10

16 Benessere psicologico e disabilità dall attività al punto da ignorare il passare del tempo e isolarsi dalle condizioni circostanti. Tale teoria viene utilizzata per spiegare perché certe attività, fra cui il lavoro o le attività del tempo libero, sono fonti di benessere; il soggetto impegnato e coinvolto in attività motivanti e travolgenti si sente più soddisfatto, più utile e più attivo (Diener, et al., 1991) I ruoli e le relazioni sociali L interesse degli psicologi per il sostegno sociale, si manifesta fin dagli anni 70; si afferma l importanza delle relazioni sociali e del sostegno nel mantenimento della salute enfatizzando la loro potenzialità nel moderare o tamponare gli eventuali effetti deleteri sulla salute, di eventi psicosociali stressanti o a rischio. Sempre più studi riconoscono l importanza di ricoprire ruoli sociali. Avere un occupazione, per esempio, comporta per l individuo il ricoprire determinati ruoli e lo sviluppo dell identità corrispondente. Ricoprire molti ruoli sembra assumere una funzione protettiva. Alcune analisi qualitative hanno indicato che gli individui percepiscono le loro identità di ruolo come fonti di significato, di scopo e di guida del comportamento (Simon, Holyoak, 2002). Recenti ricerche hanno messo in luce come le donne e gli uomini che ricoprono più ruoli, segnalano livelli minori nei problemi fisici e psicologici e più alti livelli di benessere soggettivo (Barnett & Hyde, 2001). Già nel 1978 uno studio di Berkman e Syme, inoltre, dimostrava che una soddisfacente rete sociale non solo favorisce il miglior adattamento in situazioni stressanti, ma è anche in grado di diminuire i tassi di mortalità e di morbilità. Molti ricercatori, negli anni successivi, hanno confermato la relazione fra il tasso di mortalità e morbilità e misure del sostegno e dell integrazione sociale (Berkman 1995; House, Robbins & Metzener, 1982; Hystad, Carpiano, 2012). La percezione di sostegno sociale è strettamente dipendente, da una parte, dalla disponibilità di una rete di relazioni nel contesto di vita dell individuo e dal grado di integrazione sociale, e dall altra parte, dal possesso di abilità sociali necessarie per costruire e mantenere tali relazioni. Lewinsohn, Redner e Seeley (1991) hanno trovato che diverse componenti del sostegno sociale risultano associate al livello di benessere soggettivo: le persone, infatti, più soddisfatte dichiarano di avere fonti di sostegno sociale estese, contatti frequenti, maggior competenze sociali e di sentirsi soddisfatte delle relazioni con le altre persone. Risultano quindi predittivi del benessere sia 11

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