La gestione del rischio. Vademecum a uso dei confidi

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1 La gestione del rischio Vademecum a uso dei confidi

2 1 Il presente lavoro è stato curato dall ufficio studi e comunicazione del Consorzio camerale per il credito e la finanza, nell'ambito della collaborazione con Unioncamere Lombardia. Si ringrazia, in particolare, il professor Claudio D Auria, managing partner di Moderari srl, per l importante collaborazione offerta nella stesura del vademecum e per la consulenza scientifica fornita nella realizzazione del progetto editoriale.

3 Indice Premessa 1. La politica commerciale e la gestione del rischio 2. Il sistema dei controlli interni 3. La funzione di Risk Management 4. L attività di controllo dei rischi 5. L attività di monitoraggio del portafoglio 6. La funzione di Risk Management e il processo di controllo prudenziale 7. La gestione del contenzioso

4 Premessa La normativa introdotta nel corso dell ultimo decennio ha notevolmente modificato il contesto in cui si trovano ad agire i Confidi, soprattutto per quanti sono sottoposti alla vigilanza della Banca d Italia. Ciò ha comportato un marcato fenomeno di crescita dimensionale delle strutture, anche ma non solo in virtù dei processi di aggregazione che hanno interessato il sistema, e di diversificazione delle funzioni interne con la nascita di nuove e importanti mansioni. La gestione del rischio, in particolare, richiede ai Confidi uno sforzo notevole in termini di monitoraggio, di patrimonializzazione e di segnalazione che li obbliga a mobilitare significative risorse, umane e finanziarie, a presidio di ambiti di operatività del tutto nuovi rispetto a quella che era la loro tradizionale attività di erogazione di garanzie. Per quanto essi abbiano sviluppato al proprio interno competenze notevoli in questo ambito, si è ritenuto comunque utile produrre un vademecum sulle regole di base e sulle fasi principali che caratterizzano i percorsi di gestione e valutazione del rischio. La guida potrà essere utilizzata come pro-memoria dagli addetti più esperti dei Confidi o come sintesi ragionata da parte di quanti, non direttamente coinvolti nell attività di controllo interno, vogliano comunque avvicinarsi alla materia e acquisire alcune prime nozioni sull argomento. Proprio per questo si è voluto seguire un approccio strettamente operativo, secondo la classica impostazione domanda/risposta, per facilitarne la fruibilità e la consultazione. 3 Buona lettura!

5 1. La politica commerciale e la gestione del rischio In che fase inizia la gestione del rischio? Una corretta gestione del rischio trova le sue fondamenta in una politica commerciale rigorosa, volta a determinare un portafoglio di garanzie che si attenga strettamente a quanto previsto dalla disciplina prudenziale in termini di rischiosità. A tal fine, la policy del confidi deve essere orientata a una oculata selezione delle operazioni da garantire, effettuata sulla base di parametri quali-quantitativi quantitativi che ne determinano il merito creditizio e l entità del rischio, in un ottica di valutazione prospettica che individui, ed escluda, quindi, le posizioni per le quali sussistono probabilità di deterioramento. Quali sono i fattori da tenere in considerazione nel corso della fase istruttoria ai fini della valutazione del merito creditizio dell impresa e del grado di rischiosità dell operazione? Al fine di effettuare la valutazione è necessario acquisire l idonea documentazione comprovante la capacità di rimborso dell impresa, sulla base di informazioni di natura economico-finanziaria, reperibili principalmente dagli ultimi bilanci di esercizio, che attestino il grado di patrimonializzazione e di indebitamento dell impresa, la redditività e l efficienza della gestione aziendale. Inoltre, è opportuno corredare tali dati con le informazioni maggiormente dettagliate sull esposizione dell impresa e la l sua solvibilità, reperibili sia dai dati andamentali a disposizione delle banche con cui opera sia dalle risultanze della Centrale Rischi di Banca d Italia. E necessario precisare che la valutazione dell operazione deve essere effettuata nel rispetto della normativa sui grandi rischi disciplinata da Banca d Italia, tenendo conto anche dell eventuale esposizione di gruppo, nel caso l impresa vi faccia parte. 4 L analisi di business plan e documenti di pianificazione aziendale contribuiscono a fornire ulteriori indicazioni sulla capacità di solvibilità dell impresa, rivelandosi decisivi nel caso di imprese start up, prive di uno storico informativo su cui basarsi. Concorrono, altresì, alla valutazione circa le probabilità di default, le informazioni di tipo qualitativo inerenti la struttura societaria e l anzianità dell azienda, il suo portafoglio clienti e fornitori, nonché le prospettive settoriali e l andamento del mercato di riferimento. In quale altro modo la rete commerciale è chiamata a intervenire in un ottica di mitigazione del rischio assunto? Parte integrante della fase di valutazione dell impresa e dell istruttoria della richiesta di garanzia è l individuazione degli idonei strumenti di mitigazione del rischio a disposizione del confidi. Oltre alle garanzie di tipo reale (a valere su strumenti finanziari dell impresa affidata, ata, quali pegni e ipoteche immobiliari) e personali (rilasciate da parte di soggetti terzi rispetto alla società affidata), risulta quanto mai auspicabile la riassicurazione del rischio attraverso il ricorso a controgaranzie.

6 A tal proposito sarà indispensabile individuare quale tipologia di controgaranzia sia più idonea rispetto a ciascuna singola operazione, sia alla luce dello strumento al quale l impresa risulti ammissibile sia in virtù degli indirizzi di policy interna a cui attenersi. E necessario porre la massima attenzione circa il rispetto di tutti i requisiti di ammissibilità, la correttezza delle procedure assunte e la completezza della documentazione a corredo della richiesta, al fine di non pregiudicarne l efficacia. Oltre alla fase istruttoria, in quale altro ambito interviene l area commerciale ai fini della politica di gestione del rischio? La funzione dedicata allo sviluppo commerciale coadiuva la funzione dei Controlli Interni nel monitoraggio di tipo andamentale delle esposizioni in essere nel portafoglio del confidi, in virtù della loro conoscenza diretta dell impresa sin dal momento dell associazione al confidi. Nel caso siano riscontrate delle anomalie all interno del rapporto, la rete locale contribuirà alla definizione e all attuazione delle iniziative da mettere in atto per la loro gestione, al fine di evitarne il deterioramento. 5

7 2. Il sistema dei controlli interni Cos è il sistema dei controlli interni? Il sistema dei controlli interni è costituito dall insieme delle regole, delle procedure e delle strutture organizzative che mirano ad assicurare il rispetto delle strategie aziendali e il conseguimento dell efficacia e dell efficienza dei processi aziendali, della salvaguardia del valore delle attività a protezione dalle perdite, dell affidabilità e integrità delle informazioni contabili e gestionali, della conformità delle operazioni con la legge, la normativa di vigilanza, le disposizioni interne dell intermediario. Quali tipologie di controllo prevede la normativa di vigilanza di Banca d Italia per gli intermediari finanziari? Controlli di linea,, effettuati per verificare il corretto svolgimento delle operazioni, ad opera delle stesse sse strutture produttive (ad esempio controlli di tipo gerarchico, sistematici o a campione). Controlli di secondo livello o sulla gestione dei rischi,, il cui obiettivo è quello di concorrere alla definizione delle metodologie e di misurazione del rischio, di verificare il rispetto dei limiti assegnati alle varie funzioni operative e di controllare la coerenza dell operatività delle singole aree produttive con gli obiettivi di rischio- rendimento assegnati. Tale tipologia di controlli è affidata: o alla funzione di Risk Management per ciò che concerne la valutazione dei rischi; o alla funzione di Compliance che si occupa di verificare la conformità delle procedure rispetto alle leggi, alle norme e ai i regolamenti interni; o alla funzione Antiriciclaggio che garantisce il rispetto della normativa antiriciclaggio e della relative procedure interne di adempimento. Controlli di terzo livello o attività di revisione interna/internal audit, attribuiti a strutture indipendenti da quelle produttive che sono incaricate di valutare periodicamente la completezza, la funzionalità e l adeguatezza del sistema dei controlli interni stesso. 6 Quale organo è responsabile del sistema di gestione e controllo dei rischi e quale ne definisce gli indirizzi strategici? L organo con funzioni di controllo solitamente il Direttore Generale o il Consiglio di Gestione - è complessivamente responsabile della definizione, implementazione e supervisione del sistema di gestione e controllo dei rischi. Diversamente è l organo con funzione di supervisione strategica - generalmente il Consiglio d Amministrazione o il Consiglio di Sorveglianza - a elaborare le politiche guida di gestione del rischio, nonché le relative procedure e le modalità di rilevazione degli stessi.

8 3. La funzione di Risk Management Quali sono i compiti di cui è incaricata la funzione di Risk Management? Nell ottica di garantire un adeguato ed efficiente processo di gestione dei rischi, la funzione di Risk Management è impegnata nel monitoraggio costante del rischio effettivamente assunto e della sua coerenza con gli obiettivi di rischio fissati, nel controllo circa il corretto svolgimento del monitoraggio andamentale sulle singole esposizioni creditizie e nella verifica dell adeguatezza e dell efficacia delle e eventuali misure correttive assunte nel processo di gestione del rischio. Altresì, alla funzione di Risk Management è attribuito il compito di monitorare i rischi attinenti al Primo e al Secondo Pilastro della disciplina prudenziale per gli intermediari finanziari e le posizioni di rischio assunte per la definizione di politiche corrette in termini di investimento e accantonamenti. Quali sono gli obblighi informativi che la funzione di Risk Management è tenuta a rispettare? Nell ottica di supportare gli organi con funzione di supervisione strategica, gestione e controllo, la funzione di Risk Management deve presentare agli organi sociali una relazione annuale sull attività svolta e report periodici relativi alla quantificazione dei rischi e al rispetto dei limiti previsti alla concentrazione degli stessi - secondo quanto dettato dalla normativa prudenziale -, nonché alla quantificazione del rischio di portafoglio garanzie sia in bonis che deteriorato. 7

9 4. L attività di controllo dei rischi Cosa si intende per rischi di Primo Pilastro? Si tratta dei rischi per i quali la normativa di vigilanza prevede il calcolo di un requisito patrimoniale minimo: il rischio di credito, ovvero il rischio di incorrere in perdite a motivo dell inadempienza o dell insolvenza della controparte; è legato al core business del confidi - il rilascio della garanzia - e in quanto tale dipende da fattori quali la natura della garanzia (ad esempio se a prima richiesta ) e dall inadempienza dei clienti affidati; il rischio di controparte - che rappresenta una particolare fattispecie del rischio di credito - riguarda i possibili casi di inadempienza della controparte, appunto, precedentemente alla conclusione della transazione; il rischio di mercato, che dipende dall avverso andamento dei prezzi di mercato (ad esempio tassi di interesse, corsi azionari); il rischio operativo, derivante da eventuali inadeguatezze, inefficienze o disfunzioni di procedure, processi, risorse umane e sistemi interni, o da eventi esogeni, quali frodi o attività di fornitori di servizi. 8 Cosa sono i rischi di Secondo pilastro? La definizione si riferisce ai rischi per i quali la normativa prudenziale di Banca d Italia prevede la definizione di un capitale interno (il fabbisogno di capitale relativo a un determinato rischio che l intermediario finanziario ritiene necessario per coprire le perdite eccedenti un dato livello atteso) o una valutazione di tipo qualitativo. Si annoverano in questa categoria di rischi: il rischio di credito (come definito sopra); il rischio di controparte (come definito sopra); il rischio di mercato (come definito sopra); il rischio operativo (come definito sopra); i rischi di concentrazione single name e geosettoriale, derivanti da esposizioni verso controparti, gruppi di controparti connesse e controparti del medesimo settore economico o che esercitano la stessa attività o appartenenti alla medesima area geografica;

10 Il rischio di tasso d interesse sul portafoglio immobilizzato, che riguarda il rischio di subire una perdita o una riduzione di valore o di utili sul portafoglio immobilizzato a causa di variazioni dei tassi di interesse; Il rischio di liquidità che rappresenta il rischio di non essere in grado di fare fronte ai propri impegni di pagamento per l incapacità sia di reperire fondi sul mercato (funding liquidity risk) sia di smobilizzare i propri attivi (market liquidity risk) a causa del fenomeno della trasformazione delle scadenze; Il rischio residuo, ovvero il rischio che le tecniche utilizzate dall intermediario per l attenuazione del rischio di credito risultino ino meno efficaci rispetto a quanto previsto; il rischio derivante da cartolarizzazioni, legato alla possibilità che la sostanza economica dell operazione di cartolarizzazione non sia pienamente rispecchiata nelle decisioni di valutazione e di gestione del rischio; il rischio strategico, ovvero il rischio attuale o prospettico di flessione degli utili o del capitale derivante da cambiamenti del contesto operativo o decisioni aziendali errate, attuazione inadeguata di decisioni, scarsa reattività a variazioni del contesto competitivo; il rischio di reputazione che riguarda il rischio attuale o prospettico di flessione degli utili o del capitale derivante da una percezione negativa dell immagine dell intermediario da parte di clienti, controparti, azionisti, investitori o autorità di vigilanza. Con quale periodicità e attraverso quali strumenti la funzione di Risk Management deve riferire all organo con funzione di supervisione strategica circa l esposizione complessiva dell azienda nei confronti del Primo e del Secondo pilastro? 9 per i rischi di Primo pilastro deve produrre un report con una frequenza minima trimestrale, in cui indicare il rispetto dei limiti previsti dalla normativa relativi alla concentrazione dei rischi e le variazioni accorse al patrimonio di vigilanza nello stesso periodo di tempo; per l insieme dei rischi di Primo e Secondo Pilastro, il report deve essere prodotto alla chiusura del bilancio annuale e del bilancio semestrale, e deve riportare anche le variazioni occorse al patrimonio di vigilanza nel periodo di riferimento. Per entrambe le tipologie di reportistica, la funzione di Risk Management deve inoltre indicare l ammontare del capitale interno complessivo, calcolato a fronte dei rischi considerati, e raffrontarlo con gli elementi patrimoniali a disposizione dell intermediario, al fine di valutarne l adeguatezza rispetto ai rischi assunti nel corso della propria attività. Quali sono i principali metodi utilizzati per la misurazione del requisito patrimoniale a fronte del rischio di credito nell ambito del Primo pilastro? A fronte del rischio di credito, gli intermediari finanziari sono tenuti a mantenere una dotazione patrimoniale minima nell ambito del Primo Pilastro. Per il calcolo del requisito patrimoniale minimo nell ambito del Primo Pilastro, gli intermediari possono utilizzare diverse metodologie:

11 la metodologia standardizzata che associa a ogni posizione esposta al rischio di credito una specifica ponderazione, in funzione della tipologia della controparte e del rating attribuito da un agenzia specializzata; l utilizzo della metodologia standardizzata presuppone una struttura organizzativa idonea a rilevare il rischio di credito nell ambito dell operatività aziendale e a valutare tale esposizione con frequente periodicità; la metodologia standardizzata semplificata che raggruppa tutte le opzioni più semplici della metodologia standardizzata e consente di calcolare la propria esposizione al rischio di credito senza utilizzare i giudizi delle agenzie di rating; è consigliata agli operatori con un attività non particolarmente esposta al rischio di credito; le metodologie basate sui rating interni (internal rating based, IRB) che consentono di calcolare l esposizione al rischio di credito mediante l utilizzo di un sistema interno di valutazione del merito creditizio della controparte; è indirizzata agli operatori più evoluti e implica l avvio di un processo di valutazione da parte da Banca d Italia. Quali metodi sono maggiormente utilizzati per il calcolo del requisito patrimoniale a fronte del rischio operativo? Sono previsti tre metodi di calcolo del requisito patrimoniale a fronte del rischio operativo, caratterizzati da livelli crescenti di complessità nella misurazione dell esposizione al rischio e da più stringenti presidi organizzativi in termini di meccanismi mi di governo societario e di processi per l identificazione, la gestione e il controllo del rischio: metodo Base (BIA Basic Indicator Approach) secondo cui il requisito patrimoniale è calcolato applicando un coefficiente regolamentare a un indicatore del volume di operatività aziendale, individuato nel margine di intermediazione; 10 metodo Standardizzato (TSA Traditional Standardised Approach) nel quale il requisito si determina applicando al margine di intermediazione coefficienti regolamentari distinti per ciascuna delle linee di business in cui è suddivisa l attività aziendale; metodi Avanzati (AMA Advanced Measurement Approaches) in base ai quali il requisito patrimoniale è misurato dall intermediario finanziario attraverso modelli di calcolo basati ati su dati di perdita operativa e altri elementi di valutazione della stessa. Per ciò che concerne il rischio di mercato, quali sono le metodologie a cui si ricorre per il calcolo del requisito patrimoniale? Può essere calcolato sulla base delle metodologie ogie previste dalla Banca d Italia (metodologia standardizzata e metodo basato sui modelli interni). Non sono tenuti al rispetto dei requisiti patrimoniali a fronte dei rischi di mercato, con riferimento al cosiddetto portafoglio di negoziazione di vigilanza, relativo alle operazioni sui mercati dei titoli (obbligazioni, derivati, ecc), gli intermediari per i quali, di norma, il portafoglio di negoziazione di vigilanza risulti inferiore al 5% del totale dell attivo e comunque non superi i 15 milioni di euro.

12 Ogni qualvolta il portafoglio di negoziazione di vigilanza risulti superiore al 6% del totale dell attivo dell intermediario oppure superi i 20 milioni di euro, gli intermediari sono tenuti comunque al rispetto dei requisiti fino alla fine del trimestre in corso al momento del supero. Quali sono i limiti imposti dalla normativa prudenziale alla concentrazione dei rischi e a quale funzione competono i relativi controlli? Secondo la normativa i grandi rischi sono determinati da posizioni di rischio di importo pari o superiore al 10% del patrimonio di vigilanza. A partire dal 1 gennaio 2012, l ammontare complessivo dei grandi rischi va contenuto entro il limite di 8 volte il patrimonio di vigilanza (limite globale), mentre ciascuna posizione di rischio va contenuta entro il limite del 25% del patrimonio di vigilanza (limite individuale). Spetta alla funzione di Risk Management verificare le principali posizioni di rischio e informarne tempestivamente gli organi con funzione di supervisione strategica e di gestione qualora le richieste di concessione di garanzie possano determinare l insorgere di un grande rischio. Attraverso quali strumenti e metodi avviene la misurazione dei rischi di Secondo pilastro? Per tutti i rischi che appartengono anche al Primo pilastro (credito, controparte, mercato e operativo) vengono applicati i sistemi regolamentari previsti per il calcolo dei requisiti patrimoniali minimi per la misurazione del Capitale interno relativo a tali rischi (quindi, il metodo standardizzato per il rischio di credito e il metodo base per i rischi operativi). Per gli altri rischi di Secondo pilastro misurabili sono indicate da Banca d Italia le metodologie da utilizzare per il calcolo del Capitale interno a fronte dei rischi di concentrazione single name e di tasso di interesse, mentre sono fornite le linee guida di valutazione per il rischio di liquidità. Riguardo tutti gli altri rischi viene lasciata libertà alla funzione di Risk Management di individuare i corretti sistemi di valutazione dei rischi. 11 Come viene calcolato il patrimonio di vigilanza del confidi dalla funzione di Risk management? Il patrimonio di vigilanza viene calcolato come la somma algebrica di una serie di elementi positivi e negativi la cui computabilità viene ammessa, con o senza limitazioni, in relazione alla qualità patrimoniale riconosciuta a ciascuno di essi. Gli elementi positivi che concorrono alla quantificazione del patrimonio devono poter essere utilizzati senza restrizioni per la copertura dei rischi e delle perdite aziendali nel momento in cui tali rischi o perdite si manifestano. In particolare, il patrimonio di vigilanza è costituito dalla somma del patrimonio di base e del patrimonio supplementare, al netto delle deduzioni. Quali elementi concorrono alla determinazione del patrimonio di base? Il patrimonio di base è costituito da: capitale sociale versato; riserve; strumenti innovativi di capitale (al massimo per importi entro 20% del patrimonio di base complessivo);

13 utile di periodo; filtri prudenziali positivi del patrimonio di base; cui vanno dedotti i seguenti elementi negativi: le azioni o quote di propria emissione in portafoglio; l avviamento; le immobilizzazioni immateriali; le perdite registrate in esercizi precedenti e in quello in corso; le rettifiche di valore calcolate sul portafoglio di negoziazione a fini di vigilanza; i filtri prudenziali negativi del patrimonio di base. Il patrimonio di base è ammesso al computo del patrimonio di vigilanza senza alcuna limitazione. Come è invece costituito il patrimonio supplementare? Gli elementi costitutivi del patrimonio supplementare sono: le riserve da valutazione su attività materiali e le riserve positive su titoli disponibili per la vendita; gli strumenti innovativi di capitale non computabili nel patrimonio di base; gli strumenti ibridi di patrimonializzazione e le passività subordinate (entro il limite del 50% del patrimonio di base); le plusvalenze nette su partecipazioni; i filtri prudenziali positivi del patrimonio supplementare; l eventuale eccedenza delle rettifiche di valore nette complessive rispetto alle perdite attese; altri elementi positivi; 12 cui vanno dedotti: le minusvalenze nette su partecipazioni; i filtri prudenziali negativi del patrimonio supplementare; altri elementi negativi. Il patrimonio supplementare è computabile nel patrimonio di vigilanza entro il limite massimo rappresentato dall ammontare del patrimonio di base.

14 A quale vincolo è sottoposto il patrimonio di vigilanza del confidi? La normativa prudenziale prevede che il patrimonio di vigilanza non debba essere inferiore al Requisito patrimoniale complessivo/capitale capitale interno complessivo; eventuali eccedenze o deficit patrimoniali, nonché l ammontare di tale margine positivo o negativo, saranno oggetto di giudizio sull adeguatezza dell intermediario da parte della funzione di Risk Management, concorrendo, in tal modo, alla definizione della politica di gestione del rischio da parte degli organi sociali. 13

15 5. L attività di monitoraggio del portafoglio In cosa consiste l attività di monitoraggio del portafoglio garanzie? Il monitoraggio del portafoglio riguarda tutte le attività necessarie alla tempestiva rilevazione dei possibili fenomeni di rischiosità che possono verificarsi nel corso del rapporto di affidamento e alla conseguente gestione, al l fine di ricondurre preventivamente le posizioni ad andamento anomalo in uno stato di normalità e intervenire per ridurre il rischio di default dell impresa affidata. Tali attività presuppongono la revisione delle imprese affidate, siano esse in bonis che deteriorate, con una cadenza temporale commisurata all entità del rischio e allo scoring assegnato in fase di concessione del finanziamento. Quali sono i fattori sui quali è basata l attività di monitoraggio? Per verificare l evoluzione della rischiosità del portafoglio sono tenuti in considerazione il livello di rischio assunto, l evoluzione dei rischi aziendali, nonché le tecniche di misurazione del rischio. Cosa si intende per esposizioni deteriorate? considerano esposizioni deteriorate le seguenti tipologie di esposizioni: 14 esposizioni scadute, ovvero le esposizioni per cassa e fuori bilancio, diverse da quelle classificate cate a sofferenza, incaglio o fra le esposizioni ristrutturate, che, alla data di riferimento della segnalazione, sono scadute da oltre 90 giorni; incagli o partite incagliate, ossia le esposizioni per cassa e fuori bilancio nei confronti dei soggetti in temporanea situazione di obiettiva difficoltà, che sia prevedibile possa essere rimossa in un congruo periodo di tempo; sono inclusi anche i cosiddetti "incagli oggettivi" (meglio definiti in seguito); esposizioni ristrutturate, cioè le esposizioni per cassa e fuori bilancio per le quali un intermediario (o un pool di intermediari), a causa del deterioramento delle condizioni economico-finanziarie del debitore, acconsente a modifiche delle condizioni contrattuali originarie (ad esempio, ri-scadenzamento dei termini, riduzione del debito e/o degli interessi) che diano luogo a una perdita; si tratta di esposizioni già classificate come anomalie incagli o esposizioni scadute ; sofferenze, ovvero le esposizioni per cassa e fuori bilancio nei confronti di un soggetto in stato di insolvenza (anche non accertato giudizialmente) o in situazioni sostanzialmente equiparabili, indipendentemente dalle eventuali previsioni di perdita formulate dall'azienda.

16 Cosa si intende per incagli oggettivi? Con l espressione incagli oggettivi ci si riferisce alle esposizioni che sono scadute in via continuativa: da oltre 150 giorni, nel caso di esposizioni connesse con l'attività di credito al consumo aventi durata originaria inferiore a 36 mesi; da oltre 180 giorni, nel caso di esposizioni connesse con l'attività di credito al consumo avente durata originaria pari o superiore a 36 mesi; da oltre 270 giorni, per le esposizioni diverse da quelle di cui ai punti precedenti. Inoltre, l importo complessivo delle esposizioni di cui al punto precedente e delle altre quote scadute da meno di 150, 180 o 270 giorni (esclusi gli eventuali interessi di mora richiesti al cliente), sia almeno pari al 10% dell'intera esposizione verso tale debitore (esclusi gli interessi di mora). La definizione di esposizioni ristrutturate si applica sempre nel caso di ristrutturazioni? No. E infatti necessario precisare che sono escluse da questa definizione le ristrutturazioni riguardanti esposizioni già classificate in sofferenza, in quanto presuppongono un intento liquidatorio, e le esposizioni incagliate qualora la rinegoziazione delle condizioni contrattuali costituisca nella sostanza un piano di rientro dell esposizione. Come viene effettuato il monitoraggio delle posizioni, sia in bonis che deteriorate? Il principale metodo a cui i confidi fanno ricorso è il controllo per campionamento, che mira, cioè, a individuare un campione rappresentativo del portafoglio di garanzie, attraverso l estrazione di un congruo numero di posizioni. 15 Le variabili considerate in tale estrazione riguardano generalmente la durata dell operazione, lo scoring di rischio assegnato alla controparte, il settore economico d appartenenza dell impresa affidata, la banca erogatrice del finanziamento, la tipologia di finanziamento richiesta dall impresa, l area geografica. In particolare, quale è la procedura di monitoraggio sul portafoglio delle posizioni in bonis e quale organo deve occuparsene? Il monitoraggio sull andamento della rischiosità delle garanzie in bonis viene svolto annualmente sul portafoglio rappresentativo, monitorando le eventuali migrazioni delle garanzie in classi di rischio più o meno rischiose rispetto a quella originariamente attribuita. A tal fine, con riferimento all elenco delle posizioni selezionate nel campione, la funzione di Risk Management richiede alla funzione Crediti, con ragionevole anticipo rispetto alla data programmata di revisione, la documentazione necessaria per la riassegnazione dello scoring all impresa affidata, sulla base di un analisi dell azienda al momento attuale. Una volta ricalcolato lo scoring e registrato nel gestionale informatico, la funzione di Risk management deve costruire la matrice di transizione da uno stato all altro delle esposizioni contenute nel campione.

17 Per ciò che concerne il monitoraggio sul portafoglio delle posizioni deteriorate, quale è la procedura seguita? Le analisi sul portafoglio deteriorato devono evidenziare la probabilità che le posizioni deteriorate, appartenenti a diversi stadi di deterioramento, possano transitare in altre classi di deterioramento e, infine, trasformarsi in escussioni, sioni, restituendo una distribuzione statistica, basata su dati storici. Le risultanze ottenute concorreranno a fornire orientamenti circa le strategie di investimento/disinvestimento che il Confidi dovrà adottare in determinati settori economici, zone geografiche grafiche o prodotti sui quali erogare le garanzie. Qual è l organo deputato a effettuare il monitoraggio sul portafoglio dei deteriorati? Tale attività viene svolta dalla funzione di Risk Management, generalmente in collaborazione con la funzione di gestione del Contenzioso, che provvede a inviare i dati relativi al deterioramento delle garanzie selezionate nel campione di riferimento. In particolar modo, la funzione di Risk management, coordinandosi con la funzione di gestione del Contenzioso, crea le seguenti tabelle di migrazione: dallo stato in bonis a uno degli stadi di deteriorato; dallo stato deteriorato allo stato in bonis; da uno a un altro degli stadi del deteriorato. Una volta calcolati i tassi di migrazione, sulla base di dati storici, la funzione di Risk Management svolge un analisi previsionale sui possibili andamenti delle perdite per ogni categoria di strumento, sia considerando il portafoglio in essere per stimare le perdite attese dell anno, sia considerando le nuove erogazioni, per verificare la capacità degli incassi di coprire le perdite future. 16 Con cadenza almeno semestrale, la funzione di Risk Management presenta all organo con funzione di supervisione strategica un report che mostra gli scostamenti tra perdite previste e quelle effettivamente registrate, per ogni singola categoria e per l insieme di strumenti. Come sono definite dalla disciplina prudenziale le perdite attese e le perdite inattese, oggetto di stima da parte della funzione di Risk Management? Per perdita attesa o Expected Loss (EL) si intende la perdita che si manifesta in media entro un intervallo temporale di un anno su ogni esposizione (o pool di esposizioni) ed è pari al prodotto tra l esposizione residua nei confronti di una determinata controparte (EAD - Exposure At Default), la probabilità che la controparte (o una classe di controparti) vada in default nell orizzonte temporale di un anno (PD - Probability of Default) e la massima perdita potenziale in caso di default della controparte (LGD - Loss Given Default). La perdita inattesa o Unexpected Loss (UL), invece, è la perdita eccedente la perdita attesa a un livello di confidenza del 99,9% su un orizzonte temporale di un anno e corrisponde in termini statistici allo lo 0,1% dei casi in cui la perdita eccede la perdita attesa nell arco di un anno.

18 6. La funzione di Risk management e il processo di controllo prudenziale Come è articolato il processo di controllo prudenziale? Il processo di controllo prudenziale, disciplinato da Banca d Italia, si articola nelle seguenti fasi, tra loro integrate: il processo per la determinazione e l autovalutazione dell adeguatezza patrimoniale, attuale e prospettica, in relazione ai rischi assunti e alle strategie aziendali (Internal Capital Adequacy Assessment Process - ICAAP), che deve essere svolto autonomamente dai singoli intermediari finanziari. Questa fase è necessaria per permettere all Autorità di vigilanza di valutare se la dotazione patrimoniale dell intermediario è sufficiente in relazione ai rischi assunti e alle iniziative strategiche e operative nonché al contesto di riferimento; il processo di revisione e valutazione prudenziale (Supervisory Review and Evaluation Process SREP), che viene svolto dall Autorità di vigilanza, al fine di riesaminare l ICAAP, formulare un giudizio complessivo sull intermediario e attivare, ove necessario, misure correttive. In particolare, la Banca d Italia analizza il profilo di rischio dell intermediario, valuta il sistema di governo aziendale, la funzionalità degli organi aziendali, la struttura organizzativa e il sistema dei controlli interni, nonché verifica l osservanza delle regole prudenziali. Nel caso in cui dall analisi complessiva emergano profili di anomalia, la Banca d Italia richiede l adozione di idonee misure correttive di natura organizzativa e patrimoniale. L imposizione di requisiti patrimoniali aggiuntivi viene disposta se l applicazione di misure organizzative non appare in grado di assicurare la rimozione delle anomalie entro un periodo di tempo adeguato. 17 A chi è attribuita la responsabilità del processo ICAAP? La responsabilità del processo ICAAP è rimessa agli organi aziendali, in quanto la determinazione del capitale interno complessivo è frutto di un processo organizzativo complesso, che costituisce parte integrante della gestione aziendale e contribuisce a determinare le strategie e l operatività corrente degli intermediari. In particolare, la responsabilità del processo ICAAP è dell organo con funzione di supervisione strategica dei Confidi che stabilisce sia le modalità con le quali tale processo viene eseguito sia le funzioni che concretamente sono tenute a realizzarlo e a portarlo all attenzione e alla valutazione del medesimo organo amministrativo. La gestione e l attuazione di tale processo è generalmente affidata all organo con funzioni di gestione mentre da un punto di vista operativo la responsabilità è attribuita alla funzione di Risk Management.

19 Quali compiti è tenuta a svolgere la funzione di Risk Management con riferimento al processo ICAAP? La funzione di Risk Management: verifica la corretta attuazione delle politiche di rischio formulate dall organo con funzione di gestione; concorre allo svolgimento del processo ICAAP per la valutazione attuale e prospettica del capitale allocato dal confidi a fronte dei rischi ai quali si espone nello sviluppo del business pianificato; sovraintende allo svolgimento del processo ICAAP, assicurandone la sua corretta attuazione e collabora alla produzione del rendiconto periodico; verifica che il processo ICAAP risponda agli indirizzi strategici e soddisfi i seguenti requisiti: consideri tutti i rischi rilevanti e incorpori valutazioni prospettiche; utilizzi appropriate metodologie e sia adeguatamente formalizzato e documentato; individui i ruoli e le responsabilità assegnate alle funzioni e alle strutture aziendali. Come si articola l esecuzione delle diverse attività inerenti al processo ICAAP? L esecuzione delle attività inerenti all'icaap deve essere sviluppata nell'ambito dell operatività del confidi e incardinata all interno di un percorso predefinito che coinvolge i diversi livelli della struttura. L individuazione delle funzioni o delle strutture aziendali, cui compete l elaborazione o la predisposizione delle varie fasi e/o attività del processo ICAAP, viene effettuata dai Confidi tenendo conto dei propri profili dimensionali e operativi e in ossequio al principio di proporzionalità, sancito dalla normativa di riferimento. 18 A cosa attiene il principio di proporzionalità previsto dalla disciplina che presiede al processo ICAAP? La normativa di vigilanza prevede che il processo ICAAP sia proporzionale alle caratteristiche, alle dimensioni e all attività svolta dall intermediario. La proporzionalità riguarda tutti gli aspetti dell ICAAP: le metodologie utilizzate per misurare i rischi, le caratteristiche degli stress test, l articolazione organizzativa del sistema dei controlli interni, l approfondimento della rendicontazione annuale da inviare in Banca d Italia. La classificazione proposta dalla Banca d Italia prevede la distinzione degli intermediari finanziari in tre diversi gruppi a seconda delle dimensioni: Classe 1: Intermediari finanziari autorizzati a usare i sistemi interni di misurazione dei rischi per la determinazione dei requisiti patrimoniali; Classe 2: Intermediari finanziari che utilizzano metodologie standardizzate con un attivo superiore a 3,5 miliardi di euro; Classe 3: Intermediari finanziari diversi da quelli appartenenti alle precedenti classi. In tale categoria rientrano tipicamente i confidi.

20 Attraverso quali fasi si articola in processo ICAAP? La normativa prudenziale relativa agli intermediari finanziari individua le seguenti fasi: 1. individuazione dei rischi da sottoporre a valutazione; 2. misurazione/valutazione dei singoli rischi e del relativo Capitale interno; 3. determinazione del capitale interno complessivo; 4. determinazione del Capitale complessivo e riconciliazione con il patrimonio di vigilanza; 5. autovalutazione dell ICAAP. Come si sviluppa la fase relativa all individuazione dei rischi? La prima fase del processo individua i rischi ai quali il Confidi è, o potrebbe essere, esposto. L individuazione dei rischi ai quali il Confidi è o potrebbe essere esposto si articola nella fase di mappatura dei rischi ritenuti rilevanti per l intermediario, avuto riguardo dell operatività e dei mercati di riferimento di quest ultima. Al fine di individuare i rischi rilevanti, l analisi deve considerare almeno i rischi contenuti nell elenco di cui all Allegato K del Capitolo V della Circolare 216. La funzione di Risk Management, con l ausilio di tutte le funzioni aziendali, effettua, pertanto, un accurata identificazione dei rischi ai quali l intermediario è esposto e procede all attività di censimento analitico degli eventi di rischio, connessi con la specifica operatività dell intermediario. Successivamente cessivamente la funzione di Risk Management deve sottoporre la mappa dei rischi rilevanti all organo con funzione di gestione per l approvazione. 19 Quali sono le procedure da mettere in atto per ciò che concerne la fase inerente la misurazione/valutazione dei rischi? La misurazione dei rischi precedentemente individuati - o valutazione nel caso di rischi non quantificabili - è realizzata sia in situazioni di normalità sia conducendo prove di stress. Al termine delle fasi di misurazione si quantifica il Capitale interno necessario per far fronte a ciascun rischio. L individuazione dei criteri e delle metodologie di misurazione/valutazione dei rischi e delle relative prove di stress spetta all organo con funzione di supervisione strategica, così come l individuazione dei presidi di controllo. Le misurazioni devono, però, essere eseguite dalla funzione Risk Management che applica le metodologie individuate dall organo con funzione di supervisione strategica. Le funzioni aziendali coinvolte nella fase precedente di identificazione dei rischi sono, pertanto, invitate a trasmettere alla funzione di Risk Management le informazioni quali/quantitative necessarie per la determinazione del Capitale interno connesso ai rischi della propria specifica operatività, mentre la funzione di Risk Management gestisce il processo di raccolta dei dati.

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