CONFIMI. Rassegna Stampa del 15/01/2014

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1 CONFIMI Rassegna Stampa del 15/01/2014 La proprietà intellettuale degli articoli è delle fonti (quotidiani o altro) specificate all'inizio degli stessi; ogni riproduzione totale o parziale del loro contenuto per fini che esulano da un utilizzo di Rassegna Stampa è compiuta sotto la responsabilità di chi la esegue; MIMESI s.r.l. declina ogni responsabilità derivante da un uso improprio dello strumento o comunque non conforme a quanto specificato nei contratti di adesione al servizio.

2 INDICE CONFIMI 15/01/2014 La Provincia di Cremona - Nazionale Credito agevolato Tutte le novità 6 CONFIMI WEB Il capitolo non contiene articoli SCENARIO ECONOMIA 15/01/2014 Corriere della Sera - Nazionale Consumi giù e l'inflazione è ai minimi 15/01/2014 Corriere della Sera - Nazionale «Basta accusare l'europa di ciò che va storto» 15/01/2014 Corriere della Sera - Nazionale Telecom Italia, spunta la proposta Gamberale «Modello public company» 15/01/2014 Il Sole 24 Ore Perché l'ottimismo è ancora fuori luogo 15/01/2014 Il Sole 24 Ore Prezzi e consumi mai così bassi 15/01/2014 Il Sole 24 Ore Il 2013 anno nero per i consumi 15/01/2014 Il Sole 24 Ore «Sulle autostrade regole più equilibrate» 15/01/2014 La Repubblica - Nazionale Profumo: il sistema banche a rischio se fallisce l'aumento di capitale Mps 15/01/2014 La Repubblica - Nazionale La lezione americana sulla crisi dell'auto 15/01/2014 La Repubblica - Nazionale Mutui, le famiglie rialzano la testa 15/01/2014 La Stampa - Nazionale LA SCOMMESSA SULL'ECONOMIA

3 15/01/2014 La Stampa - Nazionale Il debito sfonda quota 2100 miliardi 15/01/2014 La Stampa **"DA ME PROPOSTE CONCRETE" 15/01/2014 Il Messaggero - Nazionale Sindrome giapponese, così l'italia può evitarla 15/01/2014 Il Messaggero - Nazionale Caro Rc auto, in Italia 213 euro in più della media Ue 15/01/2014 Il Giornale - Nazionale Il governo su Tim Brasil: «È un asset strategico» 15/01/2014 MF - Nazionale Con Frau Sabine alla Banca centrale adesso l'europa rischia di fare cento passi indietro 15/01/2014 MF - Nazionale Quanto è rischiosa la moneta elettronica e quanto costa all'italia la mania dei contanti SCENARIO PMI 14/01/2014 Il Sole 24 Ore Gli artigiani puntano su welfare e sanità 15/01/2014 Il Sole 24 Ore Forte crescita della produzione nell'eurozona 15/01/2014 Il Sole 24 Ore Sinergie Expo Milano-Dubai 15/01/2014 La Repubblica - Nazionale Inflazione ai minimi dal 2009 più che dimezzata in un anno E il debito vola a miliardi 15/01/2014 Il Messaggero - Marche Roland, la Regione apread acquirenti dalla Cina 14/01/2014 Avvenire - Nazionale Il Ces di Las Vegas incorona la stampa tridimensionale 15/01/2014 Libero - Nazionale Bene la privatizzazione Ma lo Stato agevoli chi punta al listino

4 14/01/2014 ItaliaOggi Salita (+1,4%) la produzione industriale in novembre 45

5 CONFIMI 1 articolo

6 15/01/2014 La Provincia di Cremona - Ed. nazionale Pag. 8 (diffusione:22748, tiratura:28110) Credito agevolato Tutte le novità Cremona - Api nd us tr iacremona, in collaborazione con Progesa spa, organizza un incontro di illustrazione e sintesi delle principali opportunità di contributo attive o di prossima emanazione. L'incontro gratuito su «Credito agevolato: opportunità di contributi, aggiornamenti e novità» avrà luogo lunedì 27 gennaio dalle 16 alle 18 presso la Sala Riunioni di Apindustria Cremona - via Gaspare Pedone, 20 a Cremona. CONFIMI - Rassegna Stampa 15/01/2014 6

7 SCENARIO ECONOMIA 18 articoli

8 15/01/2014 Corriere della Sera - Ed. nazionale Pag. 1 (diffusione:619980, tiratura:779916) I dati Consumi giù e l'inflazione è ai minimi di STEFANIA TAMBURELLO A PAGINA 5 ROMA - I l 2013 si è chiuso lasciando al nuovo anno un'inflazione in calo. Ma il raffreddamento dei prezzi è una notizia da leggere con attenzione e prudenza visto che l'economia ristagna, non cresce e che i consumi al contrario continuano a diminuire. Un'indagine della Coldiretti ipotizza addirittura che quasi il 70% degli italiani abbia rivisto al ribasso le proprie abitudini di spesa. L'immagine dell'italia che esce dalle rilevazioni dell'istat sui prezzi è quella di un Paese fermo e preoccupato per il futuro. Con la deflazione in agguato, il Paese deve poi fare i conti con un debito che, mese dopo mese, macina inevitabilmente record. Ma anche quella della ennesima impennata del debito a oltre 2 mila e 100 miliardi di euro in novembre, comunicata dalla Banca d'italia, è una notizia da leggere con attenzione. Iniziamo dai prezzi: in dicembre, dice l'istat, sono aumentati dello 0,2% rispetto a novembre e dello 0,7% rispetto a dicembre Il tasso di inflazione medio del 2013 è stato dell'1,2%, in «netta decelerazione» nei confronti del 3% del In dicembre l'andamento dei prezzi è stato influenzato in molti casi dal periodo festivo come per esempio in quello dei biglietti aerei, rincarati del 9,2% su base mensile ma diminuiti dello 0,8% su base annuale. In linea generale a determinare il ritmo del tasso dell'inflazione sono stati i rialzi dei prezzi degli alimentari non lavorati, in particolare della verdura, il recupero della flessione dei prodotti energetici e l'accentuata contrazione nel settore delle comunicazioni. Tra i rincari spicca anche l'aumento dei servizi regolamentati, in particolare della raccolta di rifiuti, salita del 6,4% su base mensile e del 14% su base annuale. Più del dato mensile, è comunque più significativo quello tendenziale o quello medio. Sotto questo punto di vista a registrare i maggiori rincari sono stati i beni alimentari, in particolare come si è detto le verdure - e questo ha contribuito a far salire dello 0,5% su base mensile e dell'1,2% su base annua i prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza dalle famiglie - il latte fresco, i crostacei e meno la carne. Di contro sono diminuiti frutta, zucchero e caffè. Nella media nel 2013 sono aumentati dell'1,7% beni energetici regolamentati (in calo solo negli ultimi mesi dell'anno). Tra i beni durevoli, nel diversificato paniere di beni delle rilevazioni Istat, emerge il rincaro dei fiori. I prezzi dei servizi sono saliti più di quelli dei prodotti se si fa eccezione di quelli per la comunicazione (calati del 4,6%) nella media del In salita i «pacchetti vacanza» soprattutto nazionali e di montagna (+17,2% su base annua) mentre sono calati i servizi di alberghi e motel (-1,5% su base annua). L'Istat infine segnala che è L'Aquila la città con rincari tendenziali più elevati (+1,3%) mentre a Livorno (-0,2%) ma anche a Palermo, Venezia e Treviso i prezzi sono risultati in flessione (- 0,1%). Dall'inflazione al debito pubblico, che in novembre ha raggiunto il nuovo massimo storico di 2.104,1 miliardi, 18,7 miliardi in più di ottobre. L'aumento - spiega la Banca d'italia, che ha diffuso il dato - è riconducibile principalmente al fabbisogno del mese (6,9 miliardi) e all'aumento (11,5 miliardi) delle disponibilità liquide del Tesoro che hanno raggiunto 59 miliardi, un surplus di raccolta sui mercati che è stato però in buona parte assorbito in dicembre quando il debito dovrebbe, come sempre, ridursi. L'incremento nei primi undici mesi dell'anno (114,6 miliardi) ha riflesso principalmente il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche su cui ha inciso anche per 12,8 miliardi il sostegno finanziario ai Paesi dell'area dell'euro che dal 2010, segnalano ancora i dati della Banca d'italia, è stato pari a 55,1 miliardi. Nei primi 11 mesi dell'anno le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 339,1 miliardi (di cui 31,2 nel mese di novembre), in lieve calo rispetto a quelle dello stesso periodo del 2012 (340,7 miliardi). Stefania Tamburello RIPRODUZIONE RISERVATA Voli, l'aumento del 9,2% Aumenti record, per il mese di dicembre, dei prezzi del trasporto aereo passeggeri che ha registrato un +9,2% dovuto essenzialmente a fattori stagionali. Flessione dello 0,8% su base annua SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 15/01/2014 8

9 15/01/2014 Corriere della Sera - Ed. nazionale Pag. 6 (diffusione:619980, tiratura:779916) «Basta accusare l'europa di ciò che va storto» Saccomanni: timidi segnali di ripresa. Adesso sostegno alla crescita e al lavoro Sergio Bocconi «Potremmo ritrovarci nel nuovo Parlamento comunitario una quota significativa di partiti antieuropeisti. Potrebbe perfino essere uno "choc positivo" nei confronti dei politici perché correggano l'attitudine a prendersi i meriti per tutto ciò che va bene e ad accusare l'europa per tutto ciò che va storto». Il ministro dell'economia Fabrizio Saccomanni parla in inglese al convegno organizzato dall'ispi e quando fa riferimento a un "welcome choc" sono chiari significato e registro della frase. Però l'equivoco (anche strumentale) è in agguato e poco dopo è necessaria una nota del dicastero: «È evidente che si è trattato di una battuta e di una piccola provocazione del ministro, che si è rivolto in tono scherzoso al pubblico di un convegno. Non è certo una valutazione politica né tanto meno un auspicio». Il ministro, chiamato ieri a Milano a discutere di euro e Unione (all'azione del governo italiano dedica poco più di una frase a margine: «Non serve una nuova agenda perché l'attuale è bella chiara») non ha dubbi sul fatto che «la crisi sarebbe stata peggiore se non avessimo avuto l'euro, le istituzioni europee e la Bce». E definisce il numero uno della banca europea Mario Draghi «il direttore d'orchestra che scandisce il ritmo della ripresa». Però proprio sulla ripresa è cauto, come del resto lo stesso Draghi. Parla di «timidi segnali» che arrivano «dopo un lungo periodo di consolidamento del debito» e che vanno sostenuti con politiche «per la crescita e l'occupazione». Il punto centrale, ora, è questo. «Siamo a corto di tempo»: manca poco alle elezioni europee e «dobbiamo dare segnali importanti». Il problema della perdita di credibilità della politica, come conseguenza della crisi, «è serio»: «Bisogna lavorare su ripresa e disoccupazione, i due problemi che hanno la priorità fra le preoccupazioni dei cittadini, e dimostrare di essere in grado di risolverli bene». «Non sarà un compito facile» ma nemmeno «una missione impossibile». In questo momento, sottolinea, c'è bisogno di un sostegno più forte da parte dei Paesi più importanti e credo che questa spinta si verificherà». Del resto anche in Germania pesa «l'austerità nei Paesi vicini, che avrà un impatto sul modello economico della Germania, basato sulle esportazioni. Alla fine qualche riconsiderazione di quel modello dovrà essere fatta». Insomma, si può e deve fare di più a livello comunitario, anche perché «l'euro non ha un difetto di fabbrica», ma creando solo la moneta unica «siamo solo al primo piano di un edificio molto alto». E se i Paesi europei sull'unione bancaria hanno compiuto «un passo in avanti storico» ed «è in campo un impegno paragonabile a quello impiegato per l'unione monetaria a Maastricht (molti erano scettici ma poi si è fatta»), «siamo ancora in mezzo al processo». «Bisogna pensare a un meccanismo di sostegno per agire in caso di crisi estrema e uno dei punti chiave è che questo meccanismo dovrebbe essere finanziato dai sistemi bancari». Immediate le reazioni alle parole del ministro. Si affida a Twitter Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia: «Ineffabile Saccomanni: sta creando le premesse per farsi cacciare». E il leader di Sel, Nichi Vendola, afferma che Saccomanni parlando di ripresa dimostra di avere «un'idea cartacea del Paese». RIPRODUZIONE RISERVATA Il ministero dell'economia 1 Ultimo trimestre, espansione dello 0,3-0,4% Segnali positivi sono giunti in questi giorni dalla produzione industriale italiana che, a novembre, ultimo dato disponibile, si è lasciata alle spalle un ciclo negativo durato oltre due anni e mezzo, con un'espansione su base annua dell'1,4%. Un dato che, agli occhi degli economisti, appare come una conferma della lenta ripresa. La produzione dell'industria, settore che vale circa il 20% dell'economia, a novembre ha segnato un'espansione congiunturale dello 0,3%, in linea con le attese raccolte da Reuters in un sondaggio tra gli economisti. 2 Un miliardo dalla fattura elettronica A partire dal primo giugno del 2014 un decreto impone l'obbligo per tutti coloro che hanno dei rapporti con le amministrazioni centrali di procedere nella fatturazione secondo uno standard definito e pubblicato sul sito fattura.gov.it. Dal giugno del 2015, questo obbligo sarà esteso anche per le amministrazioni locali. Secondo SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 15/01/2014 9

10 15/01/2014 Corriere della Sera - Ed. nazionale Pag. 6 (diffusione:619980, tiratura:779916) l'osservatorio sulla fatturazione digitale del Politecnico di Milano l'innovazione dovrebbe portare prudenzialmente a un miliardo di euro di risparmi appena andrà a regime la nuova procedura. 3 La frenata dell'inflazione Il tasso d'inflazione medio annuo per il 2013 è stato pari all'1,2%, in decisa frenata rispetto al 3,0% che era stato registrato nel corso dell'anno precedente. Lo ha rilevato l'istat, confermando le stime e aggiungendo che si tratta del livello più basso dal 2009, ovvero da quattro anni. Il tasso risulta di due volte e mezzo inferiore a quello dell'anno precedente. Questo nonostante il mini-rimbalzo di dicembre quando l'indice nazionale dei prezzi al consumo, al lordo dei tabacchi, ha registrato un aumento dello 0,2% rispetto al mese precedente e dello 0,7% nei confronti di dicembre Agenda Non serve una nuova agenda perché quella attuale è bella chiara Foto: All'Ispi ll ministro dell'economia Fabrizio Saccomanni SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 15/01/

11 15/01/2014 Corriere della Sera - Ed. nazionale Pag. 31 (diffusione:619980, tiratura:779916) Telecomunicazioni Telecom Italia, spunta la proposta Gamberale «Modello public company» Il consiglio Domani il consiglio per il piano sulla nuova governance Fabio Tamburini «Una società come Telecom non può avere l'azionariato spaccato a metà. Occorre ricucire lo strappo emerso nell'ultima assemblea perché è necessario che i soci siano coesi. Lo richiede il momento non facile di mercato e per l'azienda». Vito Gamberale, amministratore delegato di F2i nonché esperto di telecomunicazioni, è molto vicino e molto ascoltato da Marco Fossati, capofila dello schieramento opposto a Telco, finanziaria a cui fa capo oltre il 22% di Telecom Italia, partecipata a sua volta dagli spagnoli di Telefonica, da Mediobanca, Generali, Intesa Sanpaolo. Gamberale è ben conosciuto per non amare il genere delle interviste e lo conferma ma, spiega, «la situazione attuale rende indispensabili interventi d'emergenza perché, con ogni probabilità, è l'ultima possibilità di rilanciare il gruppo, devastato dai 15 anni seguiti alla privatizzazione». La richiesta è di una svolta radicale, che permetta a Telecom di ritrovare una nuova identità superando l'impasse attuale in cui Telefonica è l'azionista più significativo ma ha le mani legate dai conflitti d'interesse, i soci italiani di maggiori spicco hanno già annunciato di essere venditori delle loro quote, il management deve lavorare a un piano industriale nella incertezza più assoluta. Per questo, sostiene Gamberale, «è il momento di voltare pagina e per Telecom l'unico modello praticabile è quello di public company, in cui il management lavora per gli interessi di tutti gli azionisti e ha un unico metro con il quale viene giudicato: la capacità di definire le strategie migliori per la società e quella di raggiungere gli obiettivi stabiliti per la valorizzazione dell'azienda. Telecom Italia non può vivere nell'incertezza e nelle polemiche. La priorità è trovare soluzioni condivise». Ora l'appuntamento è per il consiglio di amministrazione convocato per domani, in cui verranno presentate le proposte sulla nuova governance messe a punto dall'amministratore delegato Marco Patuano. In proposito la richiesta fatta da Fossati è perentoria: «Il mercato si attende una modifica sostanziale», ha detto, «con un nuovo modello che sia espressione della rappresentanza di tutti gli azionisti attraverso un consiglio eletto su base proporzionale e indipendente». Un capitolo particolarmente delicato riguarda il destino di Tim Brasil, la controllata brasiliana. Lunedì scorso Fossati ha presentato all'amministratore delegato e ai consiglieri uno studio sulla società, che ne stabilisce il valore da 17 a 30 miliardi di euro. Nel primo caso si fa riferimento alla valutazione base dell'azienda, che sale considerando altre variabili come la prospettiva di spartizione delle attività aziendali tra i concorrenti, l'evoluzione del mercato dei servizi, le prospettive di crescita del Paese. Dice Gamberale: «Ritengo il documento ben strutturato anche se ho avuto poco tempo per approfondirlo. Mi riprometto di esaminarlo attentamente». Anche sul destino della controllata brasiliana la richiesta di Fossati è che il metodo di valutazione risulti trasparente e condiviso, come è scritto nella lettera di accompagnamento al documento, in cui viene sottolineato come la decisione su una eventuale offerta di acquisto dovrà essere presa con l'astensione sia di Telefonica sia dei suoi alleati in Telco perché il conflitto d'interesse è evidente. RIPRODUZIONE RISERVATA Foto: Il progetto Vito Gamberale, 70 anni, guida F2i. Candidato per la lista di Marco Fossati al cda Telecom, lancia alcune proposte per la governance SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 15/01/

12 15/01/2014 Il Sole 24 Ore Pag. 1 (diffusione:334076, tiratura:405061) L'ITALIA E LA RIPRESA Perché l'ottimismo è ancora fuori luogo Fabrizio Galimberti È sempre più buio prima dell'alba: il detto antico rappresenta una prima consolazione di fronte ai dati dell'economia che vedono un presente nero - rischio deflazione, vendite al dettaglio che strisciano sul fondo, fatturato e ordini di nuovo in calo, produzione che arranca... - e indicatori anticipatori che offrono qualche speranza. Nei punti di flesso del ciclo, e segnatamente al nadir, il presente è per definizione il punto più basso, e pessimismo e ottimismo sono ambedue possibili. Questi anni sono stati terribili non solo per i produttori ma anche per i consumatori. La ricchezza si è deteriorata - sia quella reale (abitazioni) che quella finanziaria - mentre i redditi si assottigliavano, e le famiglie, quando non hanno dovuto vendere i gioielli di casa, hanno virtuosamente cercato di risparmiare di più, sia per precauzione di fronte a un futuro incerto (massimamente per la fragilità dei posti di lavoro e la difficoltà di trovarne), sia per lo sforzo di ricostituire una ricchezza sbrecciata dalla crisi. Ma, come dice il buon senso e come diceva Keynes («quando risparmiate uno scellino togliete a un lavoratore il guadagno di una giornata») la virtù individuale diventa follia collettiva: il risparmio su scala nazionale toglie carburante e potere di acquisto alla macchina dell'economia. Da questa situazione si esce solo con un ritorno della fiducia, che ridesti gli "spiriti animali" di famiglie e imprese. Certo, sarebbe bello se la politica economica potesse trovar la maniera di rinverdire la domanda con manovre di bilancio. Ma è inutile illudersi: i vincoli internazionali da una parte e la lentezza da bradisisma con cui una "spending review" può portare effetti benefici negano la possibilità di spinte significative alla domanda nel breve periodo. La salvezza può venire solo da fuori, da una ripresa in America e in Europa (dove i segnali positivi riguardano fortunatamente sia il futuro che il presente) alla quale noi non possiamo che accodarci. Cresceremo ancora una volta meno degli altri, ma almeno usciremo dalla morta gora in cui siamo invischiati da troppi anni. Cosa può fare in questo frangente la politica? È triste doverlo dire, ma l'unica cosa che famiglie e imprese possono chiedere ai palazzi e alle stanze dei bottoni (si fa per dire) è di ricordare il giuramento ippocratico: «primum non nocere». Non chiediamo SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 15/01/

13 15/01/2014 Il Sole 24 Ore Pag. 1 (diffusione:334076, tiratura:405061) Inflazione 2013 all'1,2%, il minimo da quattro anni - Confcommercio: per gli acquisti il peggior trend dal dopoguerra Prezzi e consumi mai così bassi Senza impatto l'aumento dell'iva - Cala la benzina, in ripresa i saldi Luca Orlando Un'inflazione così bassa (+1,2% la media Istat del 2013) non la si vedeva da quattro anni. Alla base c'è una domanda di beni di consumo talmente debole da congelare i listini. Il trend dei consumi è il peggiore dal Dopoguerra, sostiene Confcommercio. E anche l'aumento dell'iva di ottobre è stato assorbito dalle imprese per evitare un'ulteriore caduta. In forte calo gi acquisti di benzina, bene invece l'avvio dei saldi. Servizi u pagg. 2-3 MILANO In altri tempi con questi dati avremmo festeggiato. Oggi no, li prendiamo più che altro come un premio di consolazione. Perché il crollo dell'inflazione ai minimi da quattro anni in Italia, pur tutelando il nostro potere d'acquisto, non è certo il segno di un paese efficiente in cui i servizi pubblici migliorano, la concorrenza funziona, i margini si riducono e le famiglie possono approfittarne. È piuttosto l'esito, in buona parte scontato, del crollo dei consumi, visibile in ogni categoria di spesa, anche quelle considerate un tempo incomprimibili come alimentari e benzina. Una domanda sempre più magra, con vendite al dettaglio in calo dell'1,6% tra gennaio e ottobre, che ha quasi del tutto annullato le spinte al rialzo dei prezzi, già mitigate peraltro da listini energetici mediamente in discesa. Il risultato è un tasso annuo d'inflazione crollato nel 2013 all'1,2%, più che dimezzato rispetto all'anno precedente e con un trend ancora ribassista, stimato dall'istat allo 0,7% nel mese di dicembre. Il bilancio dei 12 mesi è il più basso dal 2009 ed è lo stesso istituto di statistica ad indicare tra le determinanti di questa situazione proprio «l'intensa e prolungata contrazione della spesa per consumi delle famiglie». Tema principale, quello della domanda, su cui ieri si sono concentrati i commenti di sindacati e associazioni di categoria, preoccupati per ciò che i numeri sottendono. Per la Cisl occorre fare il possibile per migliorare il reddito delle famiglie; la Uil considera inaccettabile la stasi del governo; per Coldiretti - che ha elaborato un'analisi su dati Ismea - ben due famiglie su tre lo scorso anno sono state costrette a ridurre o rinviare le spese; Confesercenti vede questi numeri come indice di una situazione di difficoltà e mancanza di fiducia nella ripresa; Confcommercio imputa all'assenza di politiche incisive di riduzione del carico fiscale la responsabilità dell'indebolimento della domanda; per Cia-Confederazione italiana agricoltori il problema delle famiglie è l'impegno del 60% per spese "obbligate"; il Codacons sottolinea il taglio delle spese anche per i beni di prima necessità. Nessun festeggiamento, dunque, e per una volta le accuse di sottostima del dato, ieri ricordate solo marginalmente da Federconsumatori e Adusbef, sono un elemento di contorno nei comunicati. Ciò che colpisce nei numeri Istat è anzitutto la rapidità del cambiamento, perché tra gennaio e dicembre, in soli 12 mesi, il tasso tendenziale di crescita dei prezzi in Italia è crollato dal 2,2 allo 0,7%, il minimo da novembre Tra i capitoli di spesa vi sono tuttavia alcune differenze non marginali e anche se la tendenza alla riduzione è omogenea le distanze restano. Sia a dicembre che per l'intero 2013 è il comparto alimentare, in particolare quello dei prodotti freschi, a mostrare i tassi di crescita dei prezzi maggiori. L'altra area critica è quella dei servizi relativi all'abitazione, dove la crescita annua è del 2,3%. Aumento trainato in particolare dal balzo di oltre sei punti per le tariffe di raccolta dei rifiuti, ancora in crescita dopo il +3,1% del 2012, nonostante il crollo della raccolta urbana ai minimi dal Ma qui evidentemente il calo della domanda non incide. A calmierare il dato invece, all'estremo opposto, vi è stata la caduta di prezzo per i servizi di comunicazione (-4,6%), così come in calo (-0,5%) è stato il comparto dei beni durevoli, cioè auto, elettrodomestici, arredamento, capitoli di spesa tra i più penalizzati nelle scelte delle famiglie. Spinte al ribasso a cui si è aggiunto il calo dei listini dei carburanti, giù dell'1,6%, responsabili per quasi un decimo di punto della "frenata" nella crescita dei prezzi. Livelli lievemente più alti rispetto al dato medio si registrano nei SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 15/01/

14 15/01/2014 Il Sole 24 Ore Pag. 1 (diffusione:334076, tiratura:405061) beni a maggior frequenza d'acquisto, paniere che comprende tra l'altro alimentari, bevande, affitti, servizi legati alla casa, carburanti e trasporti. Per l'intero 2013 i prezzi di questo insieme di beni e servizi lievitano dell'1,6%, soprattutto per il peso maggiore del comparto alimentare. E anche a dicembre, con una crescita su base annua dell'1,2% il dato si mantiene al di sopra del valore generale. La caduta dell'inflazione in Italia non è comunque un fatto isolato ma è sostanzialmente in linea con quanto accade nel resto d'europa dove il tasso medio tendenziale si è ridotto in un anno dal 2,2 allo 0,8%, seguendo un trend del tutto analogo al nostro. Situazione che preoccupa non poco la Bce, pronta ad agire per evitare che la "moderazione" nei prezzi si traduca in deflazione, con effetti quasi certamente deleteri sulle già fragili prospettive di crescita. RIPRODUZIONE RISERVATA SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 15/01/

15 15/01/2014 Il Sole 24 Ore Pag. 2 (diffusione:334076, tiratura:405061) Il crollo dei prezzi GLI EFFETTI SULLE FAMIGLIE Il 2013 anno nero per i consumi Erosione del reddito e disoccupazione impongono un mutamento degli stili di vita Emanuele Scarci MILANO Un 2013 da dimenticare per i consumi. Il peggiore del dopoguerra, dopo il L'anno scorso si sperava in una ripresa della spesa invece è scivolata su un piano inclinato, eccetto quella per i cosiddetti consumi obbligati (affitti, bollette, trasporti, assicurazioni). L'erosione del reddito reale e la disoccupazione crescente hanno imposto alle famiglie quasi un cambio culturale: rinvio delle spese non strettamente necessarie, ricerca di prodotti sostitutivi meno costosi e taglio dei beni non indispensabili (persino farmaci e giocattoli). L'anno scorso gli italiani hanno tirato la cinghia a 360 gradi. Del resto hanno visto il reddito reale disponibile erodersi del 10,2% in sei anni e la disoccupazione salire ai massimi dal Che fare? Le famiglie hanno massacrato i beni durevoli, come arredamento, abbigliamento, elettrodomestici che hanno perso intorno ai tre punti percentuali. Si sono salvati soltanto smartphone e tablet, prodotti tecnologici su cui non si è badato a spese. Per il resto, in caduta libera giornali e riviste, intorno al 4% in un solo anno; perdono più o meno tre punti percentuali calzature e giocattoli; un po' meno farmaceutici e casalinghi. Meno peggio per gli alimentari, anche se in 5 anni le famiglie hanno tagliato 20 miliardi di spesa. Nella grande distribuzione, segnala Nielsen, il totale delle vendite di Iper+super+libero servizio nel 2013 è sceso fino a -2,1%. Solo i discount hanno spuntato un consolante +1,8%, ma in rallentamento rispetto al passato. Al Sud l'emorragia delle vendite ha superato il 5%, con -7% a Natale. Quello che nuoce alle tasche delle famiglie - sostiene Federdistribuzione, l'associazione delle catene commerciali - sono i settori "protetti". Che negli ultimi decenni hanno aumentato il costo dei servizi senza operare in un regime di vera concorrenza. Federdistribuzione stima che dal 1991 la quota dei consumi obbligati delle famiglie è balzata dal 33,5 al 47,2% dell'anno scorso; mentre le vendite al dettaglio di food e non food sono calate dal 38 al 22%; gli altri consumi (alberghi, ristoranti, viaggi, benessere spettacoli) si sono contratti dal 27,6 al 30,4%. «Il trend dei consumi nel dichiara Mariano Bella, direttore dell'ufficio studi di Confcommercio - è stato tra i peggiori della storia repubblicana. La pressione fiscale nel 2014, al 44,2%, è attesa in linea con l'anno prima e ciò stabilisce un altro record negativo: non solo per il picco raggiunto ma anche per la durata della pressione fiscale. L'Italia è ingessata da mille vincoli e la via della crescita è strettissima: sarebbe opportuno che si procedesse alla revisione dei trattati europei non per fare nuovo debito, ma per rilanciare gli investimenti produttivi e dare fiato agli enti locali». La crisi ha cambiato profondamente il carrello: le famiglie anziché il manzo acquistano il pollo o il tacchino, invece della torta in pasticceria scelgono farina e uova al supermercato e rinunciano alla brioche fresca del bar per scaldare quella industriale nel microonde di casa. L'ultimo rapporto Coop sostiene che siamo ancora nel tunnel della crisi. E ci rimarremo anche nel 2014: stima una contrazione dello 0,5% nel food e addirittura del 6% nel non food. Un arretramento che si somma al tonfo del 2012: -3,2% nel food, -6,3% nel non food. E i micro segnali di ripresa? Falso allarme, spiega il rapporto Coop: almeno per quest'anno non rappresentano un cambio di marcia, ma solo l'affievolirsi di un trend negativo. La crisi è talmente profonda che alcune fasce di famiglie iniziano a violare il tabù della qualità e della sicurezza dei consumi. RIPRODUZIONE RISERVATA LA PAROLA CHIAVE Spesa obbligata Fa riferimento a tutte quelle voci di spesa a cui difficilmente le famiglie italiane possano sottrarsi. Per esempio, gli affitti, le bollette di gas, luce e acqua, la manutenzione dell'abitazione, salute, istruzione e servizi finanziari. Questi servizi (utility e finanziarie) spesso operano in una condizione di parziale concorrenza e dove le scelte del cittadino sono SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 15/01/

16 15/01/2014 Il Sole 24 Ore Pag. 2 (diffusione:334076, tiratura:405061) limitate. SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 15/01/

17 15/01/2014 Il Sole 24 Ore Pag. 41 (diffusione:334076, tiratura:405061) INTERVISTA Andrea Camanzi Presidente Autorità dei trasporti «Sulle autostrade regole più equilibrate» «Faremo proposte per limitare i rincari senza tagliare gli investimenti» - Subito indagini su ferrovie e Tpl IL CONSIGLIO DI DOMANI «Nel trasporto su rotaia interverremo su Alta velocità, pedaggi per l'uso della rete e treni regionali» «Introdurremo criteri per fare trasparenza sui costi: non tutti devono formare la tariffa» Giorgio Santilli CONTABILITÀ REGOLATORIA «Mi auguro che il dibattito di questi giorni sulle tariffe autostradali non finisca come dice l'amministratore delegato di Autostrade per l'italia, Giovanni Castellucci, con quell'aut aut fra aumenti tariffari e riduzione degli investimenti. Sarebbe triste per il Paese. Sono convinto che nel mezzo di questi due estremi ci siano numerose soluzioni intermedie possibili che meritano di essere valutate e approfondite per consentire gli investimenti e limitare gli aumenti tariffari. Penso che in questo senso sia possibile un nostro contributo in termini di proposte che potrebbero portare benefici e miglioramenti apprezzati dai gestori, dai concedenti e dai consumatori». L'Autorità per la regolazione nei trasporti diventa operativa da oggi e il suo presidente, Andrea Camanzi, prima ancora di parlare dei due dossier subito all'ordine del giorno del consiglio, ferrovie e trasporto locale, vuole chiarire la posizione sulle tariffe autostradali: non ci sta a essere tirato per la giacca da chi in questi giorni ha attribuito all'autorità un difetto di intervento per i rincari autostradali avvenuti («non eravamo neanche operativi») né sposa la posizione minimalista di chi dice che l'autorità potrà intervenire solo sulle nuove concessioni e non avrà alcuno strumento per intervenire sui rapporti esistenti. «Pacta servanda sunt e noi non possiamo e non vogliamo certo modificare d'autorità i contratti esistenti, ma credo ci sia uno spazio per un nostro intervento migliorativo anche sulle concessioni in essere, come è atteso da molti, visto che da più parti siamo stati tirati in ballo in questa vicenda». È possibile «più trasparenza» - dice Camanzi - ma soprattutto il presidente dell'autorità ricorda che «le tariffe devono essere costruite sul riconoscimento di costi efficienti e pertinenti all'impresa, non su qualunque costo». Fa capire che uno degli strumenti fondamentali nell'azione dell'autorità sarà l'introduzione di obblighi di «contabilità regolatoria» previsti esplicitamente dalla norma istitutiva dell'autorità (articolo 37 del decreto legge 201/2011). Presidente Camanzi, che vuol dire che l'autorità è operativa da oggi? Noi stiamo correndo già dal 17 settembre, giorno successivo alla pubblicazione del Dpr che nominava me e i colleghi Marinali e Valducci. Finora abbiamo trovato la sede al Lingotto di Torino e le soluzioni organizzative per avviare il lavoro. Il 19 dicembre abbiamo approvato la delibera di entrata in operatività. Da domani diventiamo operativi anche nei settori nei quali non ci sono provvedimenti già avviati e subentriamo integralmente all'ufficio di regolazione dei servizi ferroviari (Ursf) del ministero delle Infrastrutture. Sulle ferrovie siete quindi immediatamente operativi. Per gli altri settori? Stiamo monitorando le attività in corso presso il ministero delle Infrastrutture, il ministero dello Sviluppo economico, l'enac per garantire una continuità dell'azione regolatoria in questa fase di passaggio. Alla fine di questa ricognizione, che sta procedendo con molto spirito di collaborazione, faremo il passaggio di consegne formale. A quando le prime decisioni? Già nel consiglio che terremo a Torino giovedì (domani, ndr) avremo all'ordine del giorno l'apertura di due indagini sul settore ferroviario e sul settore del trasporto locale. Non c'è tempo da perdere, il nostro vero vincolo è il tempo. Lavoriamo come se dovessimo salire su un treno in corsa, ma è nostra intenzione prenderlo. Le gare che si annunciano in varie Regioni e città per i trasporti locali, quelle per il trasporto ferroviario regionale, il tema dell'unbundling ferroviario, la concorrenza nell'alta velocità: ecco perché non volete perdere il treno. SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 15/01/

18 15/01/2014 Il Sole 24 Ore Pag. 41 (diffusione:334076, tiratura:405061) Appunto. Siamo convinti che ci siano alcuni temi che meritano subito la nostra attenzione. Quali sono questi punti nel settore ferroviario? Ovviamente non posso anticipare decisioni che devono ancora essere prese ma posso dire che le macroaree di nostro interesse sono almeno tre: l'alta velocità, la definizione dei pedaggi per l'accesso e l'uso delle infrastrutture, il trasporto ferroviario regionale, che presenta per altro sovrapposizioni con il trasporto locale. Come interverrete? Tra i poteri che useremo con cautela e proprzionalità, ma anche con grande determinazione, c'è quello che ci consente di applicare gli obblighi di contabilità regolatoria alle imprese per analizzarne i costi. Nelle tlc si usa dal 1998, nei trasporti c'è molto da fare. È uno strumento che ci consentirà di avere una vera trasparenza sui costi. Ricordo che non tutti i costi, ma solo quelli efficienti e pertinenti delle imprese regolate devono contribuire alla formazione delle tariffe. Quando pensate di esaminare il tema della separazione societaria nel settore ferroviario? Ci siamo impegnati a prevedere un capitolo o un allegato nella prima relazione annuale che dovremmo tenere al Parlamento in giugno. Sul trasporto ferroviario regionale come agirete? Oltre alla contabilità regolatoria e alla definizione dei bandi di gara, lì abbiamo il potere particolare di definire, sentiti il ministero delle infrastrutture, le Regioni e gli enti locali, gli ambiti del servizio pubblico. Potremo valutare se sia opportuno un bacino regionale unico o più bacini, se il bacino unico debba essere multimodale. Lo stesso tema si pone per il trasporto locale. Mentre per le ferrovie le nostre indicazioni sono vincolanti, per il trasporto locale, così come per altre modalità di trasporto, l'autorità fornisce indicazioni a supporto delle decisioni di Regioni ed enti locali. Sul trasporto locale fisseremo inoltre la qualità minima del servizio pubblico. In tutto questo valuteremo i meriti di un approccio multimodale e di un'integrazione tariffaria, modale e regolatoria. Potrete intervenire anche sulle modalità di affidamento del trasporto locale? L'in house è uno dei grandi mali che creano inefficienza nel Paese. Non possiamo intervenire direttamente su questo tema che è competenza dell'antitrust. Ma certamente gli orientamenti che matureranno attraverso le decisioni dell'autorità contribuiranno a ridisegnare il mercato e a creare efficienza. La decisione sulle modalità di affidamento restano delle Regioni e degli enti locali. Come risponde a chi dice che avete poteri deboli e il vostro ruolo resterà marginale? I poteri ce li abbiamo e dico che quel che conta è esercitare le funzioni regolatorie più che ragionare se i nostri poteri siano sufficienti. Ho già detto del ruolo della contabilità regolatoria. Anche nel favorire l'innovazione tecnologica daremo un contributo importante, convinto che a beneficarne alla lunga sarà l'utente. Auspichiamo collaborazioni istituzionali con l'antitrust e con l'autorità di vigilanza sui contratti pubblici, ma soprattutto ci auguriamo un atteggiamento collaborativo di tutti, imprese regolate, enti pubblici concedenti, Parlamento, Governo. Siamo consapevoli che, a differenza delle Autorità per le tlc e per l'energia, nate per creare un mercato in settori appena liberalizzati, noi siamo stati istituiti per una scelta strategica del Governo e del Parlamento. Noi ci accomodiamo a una tavola già apparecchiata e tanto più questo spirito riformatore sarà condiviso da tutti, tanto più si vedrà il risultato in termini di beneficio per il Paese. Il settore aeroportuale. Con il rinnovo delle concessioni dei grandi aeroporti a fine 2013, quel treno lo avete perso? Anzitutto mi compiaccio per l'accelerazione di decisioni regolatorie che la nostra entrata in funzione ha messo in moto. Ma non credo proprio che il treno sugli aeroporti sia perso. Mi piacerebbe. Ma non mi pare proprio che siano scomparsi tutti i problemi per quel settore. SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 15/01/

19 15/01/2014 Il Sole 24 Ore Pag. 41 (diffusione:334076, tiratura:405061) RIPRODUZIONE RISERVATA L'IDENTIKIT La nascita e i componenti L'Autorità per i trasporti si è insediata il 16 settembre con la pubblicazione del Dpr di nomina del presidente Andrea Camanzi e dei consiglieri Barbara Marinali (nella prima foto qui sotto) e Mario Valducci (nella seconda foto). I componenti durano in carica sette anni senza possibilità di riconferma. La sede e l'operatività La sede legale è a Torino, nel palazzo del Lingotto. Domani l'autorità diventa operativa assumendo i poteri di regolazione nel settore ferroviari e nei settori che non avevano precedentemente un soggetto regolatore. Per gli altri settori, il passaggio di consegne avverrà nelle prossime settimane. La norma istitutiva e i settori La norma istitutiva dell'autorità è l'articolo 37 del decreto legge 201/2011. La norma elenca anche le competenze dell'autorità che dovrà «garantire l'efficienza produttiva delle gestioni e il contenimento dei costi per gli utenti, le imprese e i consumatori, condizioni di accesso eque e non discriminatorie alle infrastrutture ferroviarie, portuali, aeroportuali e e alle reti autostradali. Il consiglio di domani All'ordine del giorno del consiglio di domani, che si terrà a Torino, ci sono due punti all'ordine del giorno che danno subito l'idea di come l'autorità voglia muoversi: avvio di un'indagine sul settore ferroviario; avvio di un'indagine sul trasporto pubblico locale. Foto: Esordio. Andrea Camanzi, presidente dell'autorità di regolazione trasporti SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 15/01/

20 15/01/2014 La Repubblica - Ed. nazionale Pag. 1 (diffusione:556325, tiratura:710716) L'intervista Profumo: il sistema banche a rischio se fallisce l'aumento di capitale Mps Resto perché la politica non rimetta i piedi dentro l'istituto Speravo che il Tesoro fosse più incisivo MASSIMO GIANNINI Profumo: il sistema banche a rischio se fallisce l'aumento di capitale Mps Profumo A PAGINA 15 «ABBIAMO chiuso un capitolo. Ora si volta pagina. Dobbiamo mettere in sicurezza il Monte, e rilanciarlo in modo definitivo. Abbiamo le energie e le strategie per farlo. Pancia a terra per l'aumento di capitale. Perché se salta l'aumento, non rischia solo il Monte, ma l'intero sistema bancario italiano». Appena rientrato nel suo ufficio di Rocca Salimbeni, Alessandro Profumo commenta così l'esito del cda, che ha preso atto del rinvio della ricapitalizzazione. Un esito sofferto, preceduto da veleni e voci su una possibile uscita di scena dello stesso Profumo e dell'ad Fabrizio Viola. Presidente, perché alla fine ci avete ripensato? Cosa vi ha convinto a restare, pur avendo perso la vostra partita? «Ecco, ci tengo subitoa dire che Viola ed io non abbiamo giocato o perso nessuna "partita". Ho deciso di restare, e lui con me, per una ragione molto semplice: se ce ne fossimo andati, il traguardo della ricapitalizzazione e quindi del pieno rilancio della banca, che oggi resta molto difficile, sarebbe diventato impossibile». Non sia immodesto: mi sta dicendo che senza di lei e Viola l'aumento a maggio non si farebbe e il Monte salterebbe per aria? «Non è questione di immodestia. È la realtà dei fatti. Viola ed io conosciamo bene le difficoltà che ci aspettano. Abbiamo deciso di affrontarle perché l'alternativa, e mi deve credere perché ho fatto alcune personali verifiche "sul campo", sarebbe stata molto più traumatica. Per Mps, non certo per noi. Anche per questo avevo insistito sulla ricapitalizzazione immediata. Il nostro sogno era poter procedere all'aumento, rimborsarei3 miliardi di Monti bond, e poter dire "finalmente non siamo più sotto la tutela dello Stato". Se l'avessimo fatto subito, avremmo avuto una certezza. Rinviare tutto a maggio rende la prospettiva più incerta, e il percorso più accidentato». Si dice che vi ha convinti a restare il ministro del Tesoro. Che rapporti ha con Saccomanni? «Molto buoni. Anche se, devo dire, mi aspettavo un'incisività maggiore nei confronti della Fondazione». Ma a questo punto lei non si sente un manager dimezzato? «Se fosse così non resterei un solo minuto al mio posto. In questi mesi Viola ed io abbiamo gestito la banca in piena libertà. Se abbiamo fatto errori, li abbiamo fatti in totale autonomia. All'ultima assemblea siamo stati seduti sei ore, a prenderci i pesci faccia. Le assicuro che non è piacevole. Siamo consapevoli di quanto è e sarà dura. E siamo consapevoli che alla fine, comunque vada, quelli che hanno sbagliato saremo noi. Se l'aumento di capitale fallirà ci diranno che non siamo stati capaci di portarlo a termine. Se riuscirà ci diranno "perché mai avete fatto tanto casino, per un rinvio di pochi mesi?". Abbiamo messo nel conto anche questo, e restiamo qui perché crediamo nel progetto Mps». L'aumento di capitale posposto a maggio avrà i suoi costi. C'è un costo «politico»: la Fondazione vuole tenere i piedi piantati dentro la banca. È il solito «socialismo municipale», che resiste. Questo non è un gigantesco problema? «Senta, qui non si tratta di impedire alla politica di tenere i piedi dentro la banca, ma di impedirgli di rimetterceli. E non solo alla politica, ma anche a un pezzo di sindacato, che esprime il sindaco della città. Se vuole, uno dei motivi per cui ho deciso di restare è anche questo. Difendere l'autonomia della banca. Finora ci sono riuscito. Dalle sponsorizzazioni ai fidi, in questi mesi non c'è stata una sola decisione che sia stata ispirata dalla politica. Continuerà così». C'è un costo economico del rinvio. Aumenterà l'onere degli interessi sui Monti Bond. Quanto peserà sui conti? «Dipende da quando partirà effettivamente l'aumento. Se saràa maggio, come previsto, i maggiori SCENARIO ECONOMIA - Rassegna Stampa 15/01/

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