CASA, FINI SPIEGHI O LASCI

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1 +z!"!_!%!# Sabato 31 luglio 2010 y(7hb5j1*komkkr( OPINIONI NUOVE - Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004, n. 46) art. 1, comma 1, DCB Milano DIRETTORE MAURIZIO BELPIETRO ANNO XLV NUMERO 181 EURO 1,20* IL MORALISTA PIZZICATO CASA, FINI SPIEGHI O LASCI BRUTTO AFFARE Un eredità lasciata ad An ma scomparsa dai bilanci del partito, due società con sede nei paradisi fiscali, un immobile da 3 milioni venduto a 67mila euro. C è chi si dimette per molto meno di FRANCO BECHIS La casa di Montecarlo dove oggi vive Giancarlo Tulliani, cognato di Gianfranco Fini, è valutata dalle principali agenzie immobiliari del principato (...) segue a pagina 2 ::: L EDITORIALE C È UNO SCAJOLA NEL PRINCIPATO di MAURIZIO BELPIETRO Dunque, vediamo di ricapitolare. L uomo che per combattere Berlusconi si è autonominato paladino della questione morale, alcuni anni fa, in qualità di presidente di Alleanza nazionale, ha ricevuto una donazione da un anziana elettrice. Denaro, quadri, terreni e immobili: tra questi un appartamento a Montecarlo, paradiso di chi vuole pagare meno tasse e per questo molto ambìto. Il lascito avrebbe dovuto finanziare «una buona causa», quella cioè di un partito di destra, invece stranamente la parte più cospicua, cioè la casa nel principato di Monaco, è finita nelle mani del fratello di Elisabetta Tulliani, compagna di Gianfranco Fini. (...) segue a pagina 3 Il ripudiato Un politico di mestiere che ha tirato a campare di GIANLUIGI PARAGONE L equivoco è finito, la guerra è appena cominciata. La rottura formale tra Berlusconi e Fini ha il merito di chiarire una fase politica, e proprio per questo sarà l avvio di un nuovo processo politico, per nulla indolore. Scrivevo sopra che l equivoco (...) segue a pagina 7 di DAVIDE GIACALONE Dice Gianfranco Fini che, da ora in poi, non voterà quel che non condivide. Perché, prima votava anche quel che gli faceva senso? Dice che, da ora in poi, il governo dovrà contrattare, con lui e con i suoi, ogni singolo provvedimento. Perché, prima come funzionava? Oltre tutto, preso dalla foga, deve essersi (...) segue a pagina 9 L INNO ALLA RESISTENZA DEL VECCHIO MISSINO La rabbia senza orgoglio di Gianfranco La Camera volterà le spalle al presidente sfiduciato MARTINO CERVO A PAGINA 6 La contromossa Silvio tira dritto e allarga il governo di SALVATORE DAMA È una ipotesi che c è. Ma Silvio Berlusconi preferisce non agitare i suoi. Sciogliere le Camere e andare al voto anticipato? Il premier ufficialmente dice il contrario («Abbiamo i numeri per andare avanti e completare il programma») (...) segue a pagina 10 APPUNTO di FILIPPO FACCI Passato e libertà Che c è da eccitarsi, siete scemi? Non è una finale di coppa, non è una svolta in un film che si era fatto sonnecchiante, non è un divertimento estivo da ombrellone. È il Paese, a suo modo. Che festeggia l opposizione? Ora è cancellata definitivamente, l opposizione si chiama Gianfranco Fini e il resto è folklore, antipolitica. Che si compiace il Pdl? Ora ti saluto dissenso anche minimo, anzi, «distinguo», partito che non sia un dispotismo illuminato: dalla rivoluzione liberale ai probiviri, vedrai che divertimento. Che si accalorano i finiani? Ora stanno alla politica come i guastatori a una guerra, il loro capo è macchiettizzato, sembrerebbero patetici anche se si opponessero al ripristino delle leggi razziali. Che s attizzano gli strateghi? Ora ogni riforma è più lontana, c è da scannarsi sulla presidenza della Camera, altro che ampie intese, si resta al piccolo cabotaggio e al mercato delle vacche. E i giornalisti, che s accendono a fare con quello sguardo «finalmente succede qualcosa»? Ora vedrai la barbarie mediatica: esonderanno i tombini, il caso Boffo sembrerà da Pulitzer, si andrà di calci nei denti, anche questo è Annozero, olè. Che c è da scalpitare? C è il grande esodo ma una gerontocrazia che non parte mai, è sempre lì, in questa Seconda Repubblica dove ristagnano le terze file della Prima. E ora tutti al mare. IL RIVALE DATO TRA L 1 E IL 3 PER CENTO Il Cav parte per la caccia con un sondaggio in tasca di CHRIS BONFACE a pagina 11 La folle campagna della Regione Orologio in regalo ai senza casco Lo spot napoletano per la sicurezza di SIMONE SAVOIA È un rapporto complesso quello di Napoli con gli orologi. Una città dai ritmi più sudamericani che europei, con tempi tutti suoi che possono essere ora frenetici, ora dilatati. Al limite l orologio può anche essere un accessorio superfluo. Qualche tempo fa alcuni albergatori (...) segue a pagina 14 MEGLIO TARDI CHE MAI Commissariata la Sanità calabrese Grazie Tremonti di CARLO PELANDA a pagina 12 Nozze milionarie e suocero ex galeotto Il grosso, grasso (e un po losco) matrimonio di Chelsea Clinton SMACCO ALLA SINISTRA «Viva Marchionne» Obama ringrazia il mangia-sindacati di NINO SUNSERI a pagina 22 di BRUNA MAGI Si dice che i democratici vogliano tanto bene agli indigenti. Si suppone quindi siano inclini alla generosità, e persino al sacrificio per il bene delle categorie suddette. E allora (...) segue a pagina 19 A. CARLINI e D. MASTROMATTEI a pagina 19 * Con: LA CUCINA DALLA A ALLA Z - Vol. 18 Antipasti freddi 4,00; Vol. 17 Crostacei & Frutti di mare 4,0 0. Prezzo all estero: CH - Fr / MC & F

2 2 Sabato 31 luglio 2010 PRIMO commenta su la resa dei conti LA VICENDA L affitto versato dal cognato arriva a una sigla di Santa Lucia, ma è finita nella sua disponibilità dopo una catena di compravendite La casa di An regalata per 67mila euro L abitazione di Montecarlo, ricevuta in regalo e dove vive Giancarlo Tulliani, vale più di 3 milioni di euro ma il partito decise di svenderla a una misteriosa società che ha sede in un paradiso fiscale. Dove vige la massima riservatezza ::: segue dalla prima FRANCO BECHIS. (...) di Monaco 3 milioni di euro. Fino al 2008 è stata di Alleanza nazionale che l aveva ricevuta in donazione testamentaria nel 1999 dalla contessa Anna Maria Colleoni. Quell anno è stata venduta. Il bilancio di Alleanza Nazionale ne fa un rapido cenno nella nota integrativa per spiegare un provento straordinario di euro: inerisce la dismissione di un residuo cespite immobiliare del lascito Colleoni. Che si tratti dell alloggio a Montecarlo è evidente per due ragioni. La prima viene degli stessi bilanci di An. L ANNO PRECEDENTE Quello dell anno precedente, relativo al rendiconto finanziario che si è chiuso al 31 dicembre 2007, citava indirettamente l appartamento fra le immobilizzazioni materiali spiegando che nell eredità Colleoni esisteva un fabbricato (appartamento) ubicato in altra Nazione e sostenendo che era stato iscritto al valore di mercato fornito da stimatore del luogo di ubicazione, comprendendo in ogni caso tutti gli oneri accessori di diretta imputazione. C è da dubitarne però perché in bilancio di An figuravano terreni e fabbricati per un totale di euro in tutto, ed esistevano ancora della sola eredità Colleoni terreni e fabbricati fra Roma e provincia di una certa importanza. Difficile che una perizia di mercato nel 2007 potesse stimare così poco un appartamento che oggi viene valutato intorno ai 3 milioni di euro. Tanto più che proprio alla fine di quel 2007 Alleanza nazionale ha venduto alla società Panorama 2000 un terreno a Monterotondo registrando una plusvalenza rispetto al valore catastale di euro. C è evidentemente qualcosa che non quadra in quell appartamento. Ad An finiscono euro di proventi straordinari per la vendita di Montecarlo. La società acquirente è la Printemps ltd con sede nell isola di Santa Lucia nelle Piccole Antille, un paradiso fiscale che fa capo al Commonwealth britannico. L indi - rizzo della società è 10, Manoel Street nella città di Castries. La Printemps ltd ha poi venduto l appartamento di Montecarlo oggi locato a Tulliani alla Timara Ltd, altra società di Santa Lucia con lo stesso indirizzo. È un al - tra catena di stranezze dell affai - re. Come mai un partito politico varca gli oceani e raggiunge le piccole Antille per trovare un compratore per un appartamento di Montecarlo ricevuto in eredità? E come mai fra i tanti appartamenti del mondo il cognato dell allora presidente di Alleanza Nazionale finisce proprio lì, a Montecarlo, a pagare l affitto a una misteriosa società di Santa Lucia? Tutte domande a cui non hanno saputo dare risposta né il tesoriere di An, Francesco Pontone, né l ammini - stratore della attuale fondazione, Donato La Morte. Domande a cui avrebbe potuto rispondere agevolmente Fini ieri durante una conferenza stampa in cui però si è sottratto a qualsiasi curiosità dei giornalisti evitando come la peste il caso Montecarlo. A Santa Lucia però un pezzo d Italia c è ancora. Si chiama Maria Piccinin, sposata Thom. È il viceconsole d Italia in Castries, isola di Santa Lucia, emanazione dell ambasciata italiana che ha sede a Caracas, in Venezuela. La raggiungiamo. È molto gentile, anche se della storia della casa a Montecarlo e delle misteriose finanziarie di Santa Lucia non ha letto nulla. Gliela raccontiamo. «No, mai sentiti i nomi di queste compagnie, Timara e Printemps. Quando ha detto che sarebbero state costituite?». Nel «E dice che con questa storia c entra un partito politico? Alleanza Nazionale? Gianfranco Fini? Ah, io sono distante dall Italia da molti anni, non seguo più la politica, troppi partiti, troppa confusione Sapete. L IMMOBILE E LA FAMIGLIA DI LADY FINI In questa pagina, nell immagine più a sinistra, la veduta aerea della casa di Montecarlo in cui abita il fratello della compagna di Gianfranco Fini (nella foto qui sopra). L appartamen - to (immagine a sinistra) è di circa 80 metri quadrati più un terrazzo. Vale più di tre milioni di euro. A destra, Fini e Elisabetta al mare. (Oly) l indirizzo di quelle società?». Con l indirizzo esatto alla viceconsole viene qualche ricordo in mente: «Sì, l indirizzo l ho ben presente. Venne da me qualcuno, non ricordo il nome, sa ogni tanto viene qualcuno dall Italia per affari. Mi ricordo che erano due avvocati, e che uno era di Padova. Sì, forse c era una eredità. Devo averli mandati dalla Gordon, Gordon & co e c erano anche documenti che dovevano I parenti della vedova Colleoni «Il partito fece una leggina e ci soffiò l eredità» ::: FOSCA BINCHER!!! Certo che ha letto della casa di Gianfranco Fini a Montecarlo, Paolo Fabri. Lui è uno dei più stimati architetti di Bergamo, apprezzato in tutta Italia. Ma soprattutto è il nipote della ormai famosa contessa Anna Maria Colleoni, quella che ha lasciato tutti i beni di famiglia in eredità ad Alleanza Nazionale nella persona del suo presidente per la buona battaglia salvo alcuni legati mobiliari e immobiliari lasciati ai due nipoti Paolo e Aurora. Abbiamo raggiunto al telefono l architetto anche in questi giorni di vacanza, e naturalmente conosce bene tutta la vicenda. «Sì, l ho seguita anche dopo le vicende testamentarie. So che An ha venduto via via i terreni lasciati da mia zia a Monterotondo, perché avevano ottenuto l edifica - bilità e infatti stanno costruendoci alcune palazzine. Una piccola ferita perché erano le terre dove la famiglia Colleoni coltivava da secoli le sue vigne. Mia zia faceva parte di quel ramo dei Colleoni, discendenti indiretti del celebre Bartolomeo, che fuggirono da Bergamo riparando a Monterotondo. Bartolomeo non ebbe figli maschi, quindi i discendenti non erano diretti. Un avo di mia zia dovette fuggire da Bergamo per un fatto di sangue capitato là, la famiglia andò a Monterotondo fondando questa tenuta che venne chiamata Il Francese». Naturalmente si ricorda bene come andò la storia di quel testamento: «Sì, per noi fu una vera sorpresa. Io volevo molto bene a mia zia, ma sinceramente era un po matta. Aveva molti beni e ricchezze, eppure non viveva come ci si immaginerebbe. Raccoglieva per strada gatti randagi e li portava con sé. C era parecchia confusione in casa. Morì relativamente giovane, a 65 anni, per un cancro. Sapeva di dovere morire, e per questo fece testamento prima. A noi però disse più volte che intendeva lasciare i suoi beni a una associazione di quelle che si occupano proprio di gatti randagi. Quello immaginavamo, e quando invece scoprimmo la scelta reale fu una sorpresa. Mia zia non conosceva Fini e in realtà non ne parlava mai, anche se è vero che era appassionata di cimeli dell epoca fascista». E allora? «Allora noi volevamo impugnare il testamento anche per capire meglio cosa era accaduto. Per altro non è che ci sia stata grande riconoscenza successiva. Né Fini né An mandarono una corona di fiori al funerale di mia zia né dopo alcuno ha pensato alla sua tomba, dove noi nipoti andiamo ogni anno. Comunque l impu - gnazione non fu possibile perché An che allora stava all opposizione fece fare una leggina ad hoc per Il testamento in favore di An modificare il codice civile e sbarrarci la strada. Ne parlò anche il Sole 24 ore con alcuni commenti di famosi notai». È vero che comunque An tentò un accordo con voi eredi? «Sì, alla fine sì. Mi ricordo un gentile signore che ci avvicinò, mi sembra si chiamasse senatore Pontone. Fece una stima degli immobili di milioni di lire valutando l asse ereditario complessivo e corripondendoci una somma a titolo di indennizzo per evitare che comunque facessimo ricorsi che rischiavano di bloccare magari i beni per anni». E dell alloggio di Montecarlo che ricorda? «L indirizzo è quello che mi dice lei. Ma all apertura del testamento non c era un elenco di beni. Solo i legati: per me la casa di Castelgiorgio e per mia sorella dei beni mobili. Quando successivamente fecero l inventario vennero fuori tutti i beni, compresa la casa di Montecarlo. Però quella casa non fu inserita nella denuncia di successione. E come abbiano fatto a trasferirne la proprietà proprio non so. Certo era intestata alla persona fisica di mia zia e non a una società. All epoca mi ricordo solo che la casa più bella di Roma, quella dei Parioli, la voleva l onorevole Mirko Tremaglia per farne la sede degli italiani all estero. Altri beni so pure che sono stati venduti, quasi sempre nell ambito di esponenti o parenti di esponenti di partito. Ad esempio io volevo comprare una casa cui tenevo molto come ricordo, ma mi hanno detto di no».

3 PRIMO PIANO LA CONFERENZA Quando ieri ha incontrato i giornalisti, la terza carica dello Stato non ha accettato domande per evitare l 3 Sabato 31 luglio 2010 commenta su la resa dei conti Uno Scajola nel Principato Gianfranco spieghi o lasci Paradisi fiscali, ditte misteriose e vuoti di memoria: ci sono troppe stranezze sull abitazione di Boulevard Princesse Charlotte. Ma il moralista tace ::: LA VICENDA L EREDITÀ Nel 1999, per volere testamentario, la contessa Anna Maria Colleoni lascia beni per due miliardi e mezzo di lire ad Alleanza nazionale, compreso l appartamento a Montecarlo oggi occupato dal cognato di Fini, Giancarlo Tulliani. L APPARTAMENTO L appartamento dove risiede Tulliani è in Boulevard Princesse Charlotte, una zonacentrale e altolocata di Montecarlo. Dopo il passaggio ad An, quei locali restano sfitti ed abbandonati per circa otto anni. Vane le proposte di acquisto da parte della gens di An. L appartamento viene ceduto ad una società off-shore, la Printemps che, per il prezzo ridicolo di 330 mila euro, la vende alla Timara Ltd, altra società caraibica. I LAVORI Nel 2009 cominciano i lavori nell appartamento ad opera della Tecab, società monegasca di ristrutturazioni. Giancarlo Tulliani presiede attivamente ai lavori, dando indicazioni precise su come dovessero svolgersi. LE SOCIETÀ Le fatture della Tecab venivano indirizzate all architetto Blanchi, che dirigeva i lavori. Attraverso di lui passavano alla Timara. Nata a ridosso dell acquisto monegasco, della Timara si sa pochissimo. Si conosce che ha sede nel paradiso fiscale di Santa Lucia e che ha collegamenti con Giancarlo Tulliani. Per quanto riguarda i soci però, tutt oggi rimane il mistero. LE DOMANDE Non si capisce perché la Timara abbia pagato così poco l ap - partamento, come Tulliani sia venuto a conoscenza dell im - mobile e quali siano i suoi rapporti con la Timara. A quanto ammonti l affitto e, soprattutto, perché An abbia venduto l appartamento ad una società off-shore, nella lista grigia dell Ocse sui paradisi fiscali. passare da me per essere firmati, ma onestamente non ricordo bene la pratica. Lei è un avvocato?». No, sono un giornalista italiano. E alla notizia la memoria del viceconsole si annebbia: «No, guardi, non ricordo bene, non ricordo alcun nome. Sa, di queste cose ce ne sono parecchie in giro da queste parti. Io non seguo la politica italiana, lo ripeto. Preferisco quella internazionale». Ma intanto il nome della società presso cui sono state messe in piedi le due limited (Ltd) attraverso cui è passata la casa di Montecarlo c è. BOCCHE CUCITE Al telefono dicono che nessuno è autorizzato a dare notizie in merito ai propri clienti. I paradisi fiscali sono l ultimo posto del mondo in cui la privacy è ancora tutelata, e per quanto siano gentili a studio non c è verso di strappare una sillaba. Chiedono di inviare comunque una domanda ufficiale spiegando le informazioni di cui avevo bisogno e che uso ne dovrei fare. Gentilmente danno un indirizzo di posta elettronica e nelle prossime settimane assicurano che arriverà una risposta. Insomma, un buco nell acqua. Il giallo non si scioglierà a breve, tanto più con il muro di gomma alzato dai protagonisti (Fini e Tulliani) per rendere inaccessibile una vicenda su cui la trasparenza sarebbe quanto mai necessaria. Un partito di governo che vende un bene a una misteriosa finanziaria di un paradiso fiscale triangolando off shore non potrebbe stare più al governo in Occidente, tanto più di questi tempi di guerra santa ai paesi come Santa Lucia inseriti nelle black list internazionali. Tanta omertà poi non sarebbe concessa in nessun paese del mondo al presidente di un ramo del Parlamento, che sarebbe assediato da tv e organi di stampa fino al chiarimento della verità. Ma in Italia la politica è questa. E l in - formazione anche peggio. ::: segue dalla prima MAURIZIO BELPIETRO. (...) Cosa c entri il supercognato con l attività del partito non è noto, anche perché da quel che risulta non ha alle spalle un attività politica e neppure si prevede che l avrà in futuro. Di lui si sa solo che dopo essere entrato nell orbita del presidente della Camera ha ottenuto, seppur indirettamente, alcuni appalti per conto della Rai, occupandosi di selezionare figuranti e attricette. Cosa ci faccia il signor Tulliani nella casa di An e soprattutto come possa permettersi un appartamento il cui valore è stimato in oltre 3 milionidi euroèunmistero. «Tuttoregolare, è solo in affitto», si sono affrettati a precisare i legali del supercognato. Noi, in assenza di riscontri che facciano pensare il contrario, prendiamo per buona la dichiarazione degli avvocati. Ma subito dopo viene spontanea un altra domanda: se non è di Tulliani, la casa di chi è? Chi c è dietro le misteriose società offshore costituite un paio d anni fa a Santa Lucia, delizioso paradiso fiscale caraibico? E perché tra tanti possibili locatari rintracciabili in loco i compratori hanno deciso di affittare proprio a un parente del venditore? Da quel che ha accertato il nostro Franco Bechis a fondare le scatole vuote che servono da paravento ai veri proprietari sarebbero stati un paio di legali italiani di cui è però difficile scoprire i nomi e praticamente impossibile identificare i mandatari. Né si riesce a sapere di più chiedendo ai tesorieri dell ex Alleanza nazionale, i quali hanno già detto di non ricordare a chi fu ceduto il prezioso appartamento. Strano? Sì. Ma ammettiamo pure che i cassieri di An siano corti di memoria e che sia solo una curiosa coincidenza il fatto che il supercognato abbia poi affittato quella casa. Resta un altra questione: il prezzo. Se infatti non è possibile diradare la nebbia che circonda gli acquirenti dell abitazione di Boulevard Princesse Charlotte 14, a Montecarlo, è invece facile sapere a quale prezzo è stata venduta nel 2008 dalla stessa Alleanza nazionale. Basta infatti leggere i bilanci del partito per scoprire che l immobile è stato alienato per 65 mila euro, come sempre Bechis ha appurato. Non sappiamo quanto sia grande: c è chi dice 80 metri quadri più terrazzo, chi 70 più balconi. Accettiamo l ipotesi minima: fanno poco più di 900 euro al metro quadro. A un simile prezzo non solo non si compra un monolocale a Montecarlo, ma neppure un box a Milano. Lasciamo pure perdere le stime che parlano di un valore intorno ai 3 milioni di euro, ma resta la proposta di un condomino di Boulevard Princesse Charlotte che qualche anno fa aveva offerto 1 milione e mezzo di euro per comprare l appartamento, proposta che i tesorieri di An avrebbero rifiutato. Insomma, comunque la si guardi, dal mistero che circonda gli acquirenti all ancor più fitto mistero del prezzo di vendita, appare certo che la questione è assai losca. Non sappiamo se la vendita e la relativa trattativa sul valore dell immobile siano avvenute all insaputa del presidente della Camera. Nonostante sia coinvolto il fratello della sua compagna è infatti possibile che Fini, come un qualsiasi ministro dello Sviluppo economico, non si sia accorto di nulla, neppure che si stava cedendo a quattro euro un bene che ne valeva molti di più. E certo però che, se all epoca del pasticcio non gli hanno detto nulla, ora lui deve dire qualcosa. Troppo comodo occuparsi solo delle questioni morali degli altri. Troppo comodo occuparsi delle case altrui e mai delle proprie.

4 4 Sabato 31 luglio 2010 PRIMO commenta su la resa dei conti LA REPLICA Interpellato da un quotidiano online dopo le rivelazioni pubblicate ieri da Libero, il parlamentare taglia corto: «Non rispondo all immondizia» I versamenti per arricchire il cognato di Granata Dal 2002 al 2005 il finiano tassava i portaborse per girare soldi al parente Maurizio Reale, che ora cade dalle nuvole. Il deputato la prende male: «È spazzatura» ::: dall inviato a Siracusa CRISTIANA LODI!!! Il Nisseno Granata, deputato finiano deferito ai giudici del partito (Pdl) insieme con Briguglio e Bocchino, usa spesso gli sms. Soprattutto quando si sente in difficoltà. E non solo perché perde la poltrona. In molti casi tende a liquidare in fretta l interlocutore. Evitando il dialogo se gatta ci cova. Era successo quando, a ridosso del 2006 e prima di approdare al parlamento nazionale, rimasto senza seggio all Agenzia Regionale Siciliana (Ars), venne nominato direttore dell Agenzia per il Mediterraneo. Un incarico-ripiego. L agen - zia era un carrozzone inventato da Cuffaro appositamente per Granata e visse il suo unico momento di gloria durante un convegno al quale partecipò Gianfranco Fini. Nel giro di tre mesi l Agenzia muore. Uccisa con un colpo di mano bipartisan orchestrato dal capogruppo del Pd Antonello Cracolici. In difficoltà davanti alla trombatura conclamata, il Nisseno Granata ha liquidato i giornali con il rito dell sms. Sufficientemente pietoso: «Ora la Sicilia è salva». Scrisse e fece circolare. Stessa cosa si è ripetuta ieri. Come da leitmotiv, Fabio Granata, ha definito «spazzatura» un articolo pubblicato da Libero, ieri 30 luglio. La notizia riguarda un misterioso valzer di soldi versato sul conto corrente di un suo parente. Il giornale online Livesicilia ha cercato il deputato per avere una sua dichiarazione. E lui ha risposto via telefonino, scrivendo: «Non replico alla spazzatura». Ma quella che Granata chiama immondizia è la documentazione, da noi raccolta e pubblicata, che prova una serie di consistenti e costanti trasferimenti di denaro sul conto corrente di un signore che di nome fa Maurizio Reale, residente a Siracusa. Questo signore è il cognato del vicepresidente della commissione Antimafia, paladino della morale e politico rigoroso nella lotta per la legalità. I soldi, versati a un associazione politica di An (Circolo Archimede con sede in via Pancali 5 a Siracusa), finiscono direttamente sul conto corrente del cognato di Granata (marito della di lui sorella maggiore) e vengono prelevati dalla busta paga dei collaboratori del deputato deferito. Si tratta di Claudio Zarcone e Gaetano Bordone, assunti senza concorso e con contratto a termine proprio da Granata. Il periodo va dal 2000 al 2006, quando lui è vicepresidente alla Regione Sicilia e assessore ai Beni culturali (prima) e al Turismo e ai Beni culturali (poi). Zarcone e Bordone, si legge sui documenti bancari, ordinano ai loro rispettivi istituti di credito di trasferire una somma, il giorno 5 di ogni mese, sul conto corrente del cognato del loro datore di lavoro. Il Circolo Archimede sarebbe un associazione politica di An, oggi esistente solo sulla carta. Inizialmente ci siamo domandati se si trattasse di un tesseramento, ma dato che la quota dei vecchi associati si aggirava sui 50 euro annui, ci siamo disillusi. Le somme pagate a Reale (dietro autorizzazione firmata da Zarcone e Bordone) erano decisamente superiori e con cadenza mensile. Nella tabella in alto abbiamo riportato i versamenti. Gaetano Bordone ha pagato un contributo di euro 200 a cominciare da marzo Ancora oggi collabora con Granata. Claudio Zancone invece ha interrotto. Licenziato. Il suo stipendio era di euro. Dal 2002 al 2004 ha pagato 350 euro mensili. Poi i versamenti sono diventati irregolari, nel 2005 c è un versamento di euro 700 con la seguente causale: contributo aprile più arretrati. Gli ultimi due pagamenti risalgono a maggio e giugno dello stesso anno, anche se l importo è ridotto: solo 150 euro. Poi più niente, perché Zarcone ha perso il lavoro. Abbiamo interpellato Maurizio Reale, per capire. Ma il cognato dice che non è sua abitudine leggere i giornali. Proviamo a illustrargli la questione, ma lui ci blocca e spiega che non gli interessa. Fabio Granata invece parla con l sms: «Alla spazzatura non si replica». Infatti preferisce tenerla in casa. POLITICO E AVVOCATO Fabio Granata è nato a Caltanissetta il 17 aprile Finiano duro e puro e avvocato penalista, a vent anni è diventato consigliere comunale del Movimento Sociale Italiano a Siracusa. Lasciò il partito nel 1992, insieme ad altri dirigenti della corrente Niccolai, come Domenico Mennitti e Umberto Croppi, per poi rientrare nel È stato eletto deputato nel 2008 nella lista del PdL - ieri ha deciso di uscire dal gruppo con gli altri fedelissimi del presidente della Camera - ed è vicepresidente della Commissione parlamentare Antimafia. Ieri, dopo aver accusato Libero di scrivere «spazzatura», ha parlato del futuro della maggioranza dopo la cacciata di Fini e dei suoi: «Saremo leali al programma di governo mentre sul resto avremo le mani libere. Fini ha risposto in modo pacato al documento incomprensibile votato ieri nell'ufficio di presidenza del PdL». Ansa Processo finito senza colpevoli Per la bomba al rivale indagati i suoi amici ::: dall inviato a Siracusa!!! È il 4 agosto 2006 e sulla rampa delle scale di Palazzo Vermexio di via Minerva, sede di numerosi uffici del Comune di Siracusa, una mano misteriosa piazza una bomba. Il pacco contiene esplosivo, aghi da macchina da cucire e l ogiva di una pistola. È indirizzato a Enzo Vinciullo, deputato del PdL all Assem - blea Regionale, all epoca vicesindaco di Siracusa e assessore alla Pubblica Istruzione. Il messaggio è mafioso: O ti cuci la bocca (gli aghi); Oppure ti ammazziamo (l anima della pistola). Le indagini della Procura della Repubblica si concentrano sulle tensioni esplose all interno del partito di An e le rivalità politiche. Appena due giorni prima Enzo Vinciullo era stato costretto a rinunciare all inca - rico di vicesindaco della città, nel quadro di un riassetto della Giunta. Il suo antagonista principale è Fabio Granata che alle elezioni regionali del 2006 perderà il seggio nel collegio di Siracusa, dove diventa vicesindaco (prendendo il posto di Vinciullo) da luglio 2006 a febbraio La Procura indaga e fra i sospettati finiscono Lino Elicona: braccio destro e collaboratore di Fabio Granata, oggi impiegato all Ufficio di Gabinetto dell assessorato al Turismo in Regione, e Saro Fortuna. All epoca vendeva frutta dalla bancarella, al mercato di Siracusa, oggi è assessore comunale al commercio. Nessuno dei due viene rinviato a giudizio. A processo finisce Alessandro Garofalo, LA MOGLIE FINÌ SOTTO INCHIESTA PER LA COSTRUZIONE DI UNA PISCINA A 150 METRI DAL TEATRO GRECO. ASSOLTA 32enne della città accusato di avere piazzato l ordigno alle 7, 30 di quella mattina. Le prove però non vengono esibite in aula. E l imputa - to Garofalo viene assolto nel 2009 perché «il fatto non sussiste». Nessun colpevole dunque per la bomba a Enzo Vinciullo. Il deputato non parla volentieri di questo episodio, «è un fatto che ancora mi crea tensione e vorrei provare a dimenticare», dice. Preferì non costituirsi parte civile al processo. E di Granata adesso parla così quest uomo innamorato della Sicilia e col Teatro Greco che pulsa in cuore: «Con Fabio sono in buoni rapporti». Non potrebbe essere altrimenti. Fabio Granata da Siracusa è il paladino antimafioso di destra che, come si è visto, piace alla sinistra. Durante la commemorazione del giudice Paolo Borsellino ha dichiarato: «Ci sono pezzi dello Stato, del governo e della politica che fanno di tutto per ostacolare le indagini sulla strage di via D Amelio e creare condizioni di delegittimazione della magistratura». Così da sinistra erano arrivate le lodi all av - versario tanto rigoroso e tanto rampante nella lotta per la legalità. A 19 anni con il Movimento sociale italiano debuttò al consiglio comunale di Siracusa e subito si piazzò fra i banchi assegnati alla sinistra, scatenando un putiferio. In piena tangentopoli la sua collocazione a destra tentennò pesantemente. E gli allarmi antimafia di Leoluca Orlando lo attrassero al punto di condurlo nella Rete. Anche se la passione fu effimera. Il richiamo della destra lo ha riportato dove stava compiendosi la metamorfosi del Movimento sociale. Fini inizialmente non lo voleva, perché Granata è stato un rautiano di ferro e già da ragazzino litigò pubblicamente con il presidente della Camera, che oggi non vuole mollare la poltrona. Il suo Delfino ha scelto di appoggiarlo in Futuro e Libertà per l Italia. Fabio Granata si ritrovò deputato regionale, presidente della commissione Antimafia e assessore ai Beni culturali del governo Cuffaro. E mentre i suoi colleghi di coalizione si affannavano a redigere disegni di legge per sanare l abusivismo edilizio, lui pensava a salvare il Val di Noto dalle trivellazioni petrolifere, a istituire la Soprintendenza del mare e il sistema regionale dei parchi archeologici, a far approvare il piano paesaggistico regionale. Erano gli anni in cui la moglie Paola Cortese finì sotto inchiesta per la costruzione abusiva di una piscina e una gradinata di cemento armato a 150 metri dal Teatro Greco. Andò a processo con la sorella gemella. Di recente sono state prosciolte dal gip. La Procura ha impugnato, ma la Cassazione ha confermato l assoluzione. Nessun colpevole. Come per la bomba. CRI.LO

5 Sabato 31 luglio Viaggia Sicuro S.p.A. Ridurre la mortalità sulle strade Attuando politiche di prevenzione e adeguata percezione del pericolo Viaggia Sicuro colloca la propria attività nel quadro operativo delle iniziative necessarie al mantenimento delle condizioni di sicurezza della circolazione stradale in armonia con l obiettivo strategico posto dall Unione Europea della riduzione dell attuale tasso di mortalità su strada al 50% entro il La frequente presenza su strada di liquidi funzionali ai veicoli circolanti (olio, liquido per freni, liquido refrigerante, gasolio, etc.) e la presenza di residui solidi derivanti dall impatto avvenuto tra due o più veicoli, produce condizioni di accertato pericolo che contribuisce a pregiudicare notevolmente la sicurezza della circolazione stradale. Comiso (RG), 10 luglio 2010, Pulitura Piazza Fonte Diana effettuata dal personale Viaggia Sicuro sotto la direzione del Responsabile Strutture di pronto intervento Sicilia, Carlo Lo Presti. L MPCD oltre ad essere un prodotto unico per la disgregazione di oli, idrocarburi e liquidi funzionali degli autoveicoli sulle strade, rimuove, senza alcun effetto abrasivo, le stratificazioni di sporco provocate dallo smog e dagli effetti atmosferici, gomme da masticare, licheni e muschio dalle pavimentazioni in pietra e dai monumenti Rimozione detriti, sversamento di liquidi e merci dalla piattaforma stradale Pulitura e lavaggio del manto stradale con l utilizzo di MPCD, lavasciuga stradali, idropulitrici professionali Aspirazione sostanza emulsione acquosa generata dalla pulitura con macchinari specializzati Rimozione cantiere e riapertura al traffico Viaggia Sicuro S.p.A. lavora per migliorare la sicurezza delle strade, 24 ore su 24, 365 giorni l'anno. LE TRE FASI L impegno di Viaggia Sicuro per la formazione: la collaborazione con ANVU Oltre ad una specifica formazione sulle tecniche e modalità di svolgimento del servizio di ripristino viabilità a seguito di un sinistro, Viaggia Sicuro, grazie alla collaborazione con ANVU - Associazione professionale Polizia Locale -, provvede, attraverso il Centro di formazione I.S.O.Po.L. - Istituto Superiore Operatori Polizia Locale - a formare il personale operativo su strada alle norme cantieristiche, a quelle specifiche del Codice della Strada nonché a quelle sulla sicurezza individuale e collettiva. Viaggia Sicuro, con l'importante contributo di ANVU, finanzia progetti formativi ad hoc rivolti agli stessi agenti di Polizia Locale. Il progetto propone a tutti i Comandi di Polizia Locale specifici percorsi formativi volti a soddisfare le esigenze di aggiornamento e crescita professionale (Polizia giudiziaria, Infortunistica stradale, Polizia Edilizia, Polizia dell'ambiente, Polizia Amministrativa, Falso documentale, Tutela del consumatore, Tecniche operative di polizia, Uso degli strumenti di autotutela). - IL SERVIZIO DI VIAGGIA SICURO S.p.A. L articolazione del servizio offerto da Viaggia Sicuro, unita alla tecnologia adottata consente di pervenire al ripristino della circolazione stradale post incidente in condizioni di sicurezza ed in tempi molto rapidi. Inoltre la costante attenzione che Viaggia Sicuro dedica alla problematica ambientale rende possibile la tracciabilità dello smaltimento dei rifiuti solidi e liquidi. Grazie a questo e alla forte attenzione prestata alle esigenze locali, moltissime Pubbliche Amministrazioni hanno affidato, con grande soddisfazione, il servizio di ripristino viabilità a seguito di incidente a Viaggia Sicuro. IL PRODOTTO Per la rimozione dei liquidi funzionali agli autoveicoli e la successiva pulitura della porzione di piattaforma stradale interessata da incidenti, Viaggia Sicuro utilizza un prodotto ecologico, in esclusiva, denominato Disgregatore Molecolare MPCD SKIPPER VS L'MPCD è un prodotto altamente biodegradabile, atossico, non irritante ed è composto al 98% da acqua. Il principio attivo del prodotto determina un azione disgregatrice molecolare favorita dalla formazione di una sostanza emulsionata e dall' innalzamento della temperatura piattaforma stradale. LE FASI D'INTERVENTO Acquisizione richiesta d intervento da parte delle Forze attraverso la Centrale Operativa nazionale, attiva 24 ore su 24 al numero verde Invio sul luogo dell incidente di una Struttura di Pronto Intervento (operativa 24 ore su 24), dotata di attrezzatura tecnica e vestiario specializzato. Tempo massimo di arrivo sul luogo dell incidente: 30 minuti nei giorni feriali - 45 minuti nei giorni festivi, il sabato dalle 00:00 alle 24, i giorni feriali dalle 22:00 alle 6:00. Apertura cantiere e posizionamento di segnaletica di sicurezza per il traffico Prima Durante Dopo Pagina a cura della Dott.ssa Antonia Tortorella Relazioni Pubbliche Amministrazione Viaggia Sicuro S.p.A. realizzata per Visibilia Pubblicità

6 6 Sabato 31 luglio 2010 PRIMO commenta su la resa dei conti PATRIA MA NON TROPPO Invoca l amor di patria eppure ieri era l unica alta carica istituzionale assente all arrivo dei due militari caduti in Afghanistan La rabbia senza orgoglio di Fini «Non mi dimetto, Berlusconi è illiberale e continuerò la battaglia per la legalità». Ma il presidente della Camera non accetta domande e, tra dimenticanze e omissioni sulla casa a Montecarlo, cade in troppe contraddizioni ::: MARTINO CERVO ESPULSO! «In due ore, senza la possibilità di esprimere le mie ragioni, sono stato di fatto espulso dal partito che ho contribuito a fondare» NIENTE DIMISSIONI! «Non mi dimetterò perché il presidente della Camera deve garantire il parlamento e non la maggioranza che lo ha eletto» AZIENDALISMO! «L invito a dimettermi dimostra una logica aziendale che di certo non ha nulla a che vedere con le nostre istituzioni» LEGALITÀ! «La battaglia per la legalità è un impegno per onorare il patto con i nostri milioni di elettori onesti che non capiscono perché nel nostro partito il garantismo significhi troppo spesso pretesa. di impunità»!!! Stavolta la cravatta va un po me - glio. Via il terrificante rosa dell Audito - rium della Conciliazione (quello del «Che fai, mi cacci?»), dentro un rosso sostenibile, perfetto specchio cromatico dell escalation di Gianfranco Fini. All Hotel Minevra il presidente della Camera arriva puntuale, la sagoma si staglia sopra una selva di microfoni e di finiani. Sventola come un trofeo le sei pagine del documento con cui la direzione di quello che continua a definire il suo partito lo ha attaccato frontalmente. Lo rilegge quasi compiaciuto, scandendo i passi che lo riguardano. Attacca la «concezione non propriamente liberale della democrazia che l onorevole Berlusconi dimostra di avere», così come emerge «dall invito a dimettermi». Invito respinto con garbo metallico, giudicando la «brutta pagina» del giorno prima: «Ovviamente non darò le dimissioni, perché è a tutti noto che il Presidente deve garantire il rispetto del regolamento e la imparziale conduzione dell attività della Camera, non certo la maggioranza che lo ha eletto». Qui, nell incedere monocorde del presidente della Camera qualcuno vede la prima contraddizione. Perché nei 240 secondi che dedica al discorso della vita Fini passa dalla difesa di un ruolo istituzionale, dunque «imparziale», e la quasi contemporanea rivendicazione di un programma politico, ancorché alto e ovviamente impossibile da non condividere, sui «valori irrinunciabili quali l amor di Patria, la coesione nazionale, la giustizia sociale, la legalità». Avoca a sé, cioè, il compito di «preservare i valori autenticamente liberali e riformisti del PdL e di continuare a costruire un futuro di libertà per l Italia». Il no alla «logica aziendale» è un no politico, e questa contraddizione infilza tutto il discorso algidamente rabbioso dell ex leader di An. La «stella polare della legalità» rinnova di fatto la questione morale (dall altra parte la chiamano giustizialismo) agitata sulla testa di Verdini, Dell Utri, Brancher, Caliendo, e avanti il prossimo. Ma come ogni contenuto politico basato sulla presunzione di una superiorità etica, apre la strada al ricatto incrociato che condanna ogni moralismo. Perché spalanca praterie di caccia di scheletri, di pulpiti da sbertucciare, di precedenti da rinfacciare. Così è con la casa di Montecarlo, non chiarito e pesante macigno che si ingigantisce proprio quando Fini pretendere di farsi paladino di «etica pubblica e rispetto delle regole»: un «impegno» che il presidente di Montecitorio avverte «come un preciso dovere», non al punto da affrontare la questione in conferenza stampa. Discorso analogo per i suoi uomini, esposti come quasi chiunque si impegni in politica a vecchi scandali e altre storie che prendono un rilievo devastante proprio nel momento in cui si trasformano in corrente di quelli perbene. L omaggio ai «milioni di elettori onesti, grati alla magistratura e alle forze dell ordine, che non capiscono perché nel nostro partito il garantismo significhi troppo spesso pretesa di immunità» suona come una rasoiata pura diretta ai padiglioni auricolari del Cavaliere. E allo stesso modo la carezza all «amor di patria» contrasta con la rumorosa assenza del mattino, quando il governo con La Russa e altri, più Napolitano e Schifani erano ad attendere le salme dei militari italiani caduti in Afghanistan. Parziale aggrapparsi a questo, perché Fini ha presenziato ai funerali poche ore dopo. Così come non soddisfa appieno l eter - no refrain sul passato di Fini, arrampicatore di correnti in un partito postfascista che ora difende la democrazia in Italia. È il mettersi con una tigna senza palpabile costrutto a dirsi capo dei migliori che stride. Perché poi il maestro liberale, nella conferenza stampa in cui doveva spiegare tutto a tutti in nome della trasparenza, ecco, non ha voluto domande. L analisi È solo l ennesima scissione degli ex fascisti Che però ora non hanno più niente di destra Gianfranco Fini durante la conferenza stampa di ieri (Olycom) ::: RENATO BESANA!!! Nessuna meraviglia se Gianfranco Fini si appresta a costituire gruppi parlamentari autonomi dal PdL: la storia della destra, in Italia, è una storia di scissioni. Quella di ieri è stata, almeno per il momento, soltanto l ultima in ordine di tempo, ma somiglia per molti versi a un altra, consumatasi nel lontano 1976, quando l attuale presidente della Camera era militare di leva e si apprestava a diventare segretario nazionale del Fronte della gioventù. Nove senatori su quindici e ventuno deputati su trentacinque, cioè la maggioranza dei parlamentari eletti nelle liste del Msi, abbandonò Almirante per dare vita a Democrazia nazionale, che si schierò al fianco della Dc e dell arco costituzionale, nel quale si riconoscevano le forze politiche presenti nel Cln. Democrazia nazionale ebbe vita breve e travagliata: alle politiche del 1979 evaporò, raccogliendo un miserrimo 0,7 per cento. Nei tre anni in cui sedette in parlamento aveva cambiato tre segretari - il primo fu Ernesto di Marzio - cercando invano di cucire un rapporto con i democristiani che, impegnati nei governi di solidarietà nazionale, le preferirono la più solida sponda offerta dai comunisti. Si trattò del tentativo maldestro, si dice incoraggiato da Andreotti, d una conversione al centro, corroborata dai contatti con il Grand Old Party statunitense, con i gollisti e con la Csu bavarese. Anche allora, come oggi, si accarezzava l idea d una destra moderna, europea, liberale (al punto da tentare un apparentamento con il Pli di Zanone). In quegli anni il Movimento sociale viveva una crisi d identità, posta in evidenza dai movimenti giovanili, che non si riconoscevano nella sua proposta politica, e dai fermenti interni, quali la Nuova destra. Il vizio era connaturato nel partito, che aveva assunto in blocco, acriticamente e retoricamente, le contraddizioni, le anime e i filoni culturali che si erano sovrapposti da San Sepolcro a Salò. Tutto era cominciato nel 1919, con il movimento ombrello sotto il quale convivranno, continuando a detestarsi, democratici e totalitari, conservatori e populisti, cattolici e ghibellini, progressisti e conservatori. A tenere insieme diavolo e acquasanta era il Duce, da vivo come da morto. Nonostante fronde e ripensamenti, il dibattito interno si era sempre arrestato sotto la soglia critica. Non era mai il momento: prima c era la conquista dello Stato, poi la guerra d Africa, poi quella mondiale, poi la Rsi... Dal 1946 in avanti toccò all anticomunismo, che consentì di perpetuare l equivoco per una quarantina d anni. Quando i nodi venivano al pettine, qualcuno cambiava strada. Dopo l esperimento di Democrazia nazionale, fu la volta dei rautiani, che lasciarono all indomani di Fiuggi, nel 1995, per fondare la Fiamma tricolore, destinata, nel giro dipoco, a subirenuove microscissioni. Nel 2007, sono passati soltanto tre anni ma sembrano un secolo, è Francesco Storace ad andarsene: l occasione per fondare la Destra gli viene offerta dal rifiuto opposto da Fini a convocare un congresso per discutere la linea del partito e soprattutto quella del suo leader, accusato di non tenere in conto alcuno le minoranze interne. Lo scorso anno Alleanza nazionale confluì nel PdL senza prima aver chiarito che cosa fosse e che cosa volesse: aveva dimenticato le vecchie certezze, sempre che ne avesse, senza trovarne di nuove. Lo scioglimento, fortissimamente voluto da Fini contro il parere degli allora colonnelli, fu anzi una scorciatoia per eludere le questioni di fondo. Nel giro di qualche mese, liberi di nuotare in un vasto mare, gli esponenti della fu An presero le distanze da colui che li aveva costretti ad abbandonare la casa paterna, ansioso di disfarsene quasi fosse un eredità ingombrante. Il gruppo nato ieri, Futuro e libertà per l Italia, si distingue tuttavia da quelli che l hanno preceduto per un tratto fondamentale: a sentire le dichiarazioni rese da Fini, nel nuovo soggetto non c è niente di riconducibile alla destra, pur nelle sue molteplici incarnazioni. Né un frammento, né un ombra, né una parola: niente. A dire il vero, non c è neppure qualcosa di sinistra, se non l assai poco talentuosa adesione al politicamente corretto. La lunga marcia s è conclusa nel deserto delle idee, salvo una, l antiberlusconismo, che tanto originale non sembra.

7 PRIMO PIANO RITI POLVEROSI È un professionista di quella politica che vive di governi istituzionali, di riforme elettorali e di tutto ciò che entusiasma il 7 Sabato 31 luglio 2010 commenta su la resa dei conti Gran mestierante che tira a campare L ex leader di An non ha portato nulla al Paese se non parole e modi da prima repubblica. Per questo fallirà Gianfranco Fini in versione dc, con Giulio Andreotti e Oscar Luigi Scalfaro (Lapresse) ::: segue dalla prima GIANLUIGI PARAGONE. (...) è finito. Col senno del dopo va ammesso che Berlusconi e Fini non erano fatti per stare insieme. Ripensiamoci. Come cominciò il tutto? Con una dichiarazione di fiducia in quel di Casalecchio di Reno, dove l imprenditore Berlusconi risponde a una domanda: «Chi voterei tra Rutelli e Fini come sindaco di Roma? Fini». Si trattò di una dichiarazione a risposta chiusa, come a dire che se c è da decidere tra comunisti e post fascisti, meglio il post fascista. Nei quindici anni successivi scendendo in campo il Cavaliere ha completato la risposta binaria: scelgo i post fascisti perché la loro potenza di fuoco non è per nulla paragonabile alla potenza di fuoco dei comunisti e della sinistra. Che per il Cavaliere è quanto di peggio si possa avere in un Paese. Del resto l assillo dell anticomu - nismo non è stato un refrain costante della politica berlusconiana? Berlusconi ha usato la candidatura di Fini come simbolo di una sfida tra le due parti politiche tra loro agli estremi. Fini aveva bisogno di essere ricondotto nell alveo dell arco costituzionale, cercava uno sponsor. Lo ebbe in Berlusconi. Senza Berlusconi col fischio che Fini sarebbe mai potuto passare dalla camicia nera alla cravatta rosa. Col piffero che i compagni e i loro organi, Repubblica in testa, gli stessi che oggi lo portano in processione come la madonna pellegrina avrebbero mai mollato la presa sull ex fascista, delfino di Almirante. C era un armamentario narrativo pronto a essere scaricato sul fascista dalla lingua biforcuta (un armamentario sempre pronto a essere usato non appena il sor Gianfranco avrà compiuto il mandato di killer politico di Berlusconi). PICCOLO E SICURO Per il Cavaliere un piccolo partito post fascista non sarebbe mai stato pericoloso come l esercito di comunisti e catto-comunisti. Il Movimento sociale non deteneva né giornali, né manovrava i sindacati, né si stava agganciando ai poteri forti. Il partito finiano era una forza politica che furbescamente aveva capito l importanza di Mani Pulite come vento di novità onde uscire dalla periferia politica. Rispetto a questo vento però non aveva vele adeguate. La Lega irrompeva sulla scena politica con un linguaggio e un messaggio inediti (il federalismo per uscire dalla palude del centralismo romano), e forte di ciò aveva determinato i presupposti della protesta contro la Prima Repubblica. Il Movimento Sociale di Fini no. Fini ha sempre utilizzato il Cavaliere per uscire dall angolo, ma non ha mai partecipato alla formazione di una nuova stagione politica. Fuori dai denti: cos ha portato Fini alla Seconda repubblica? Della Lega si sa del federalismo, della difesa del territorio, della forte politica contro l immigrazione selvaggia. Del Cavaliere si sa del suo anticomunismo, della difesa della libertà privata, dell esaltazione dell impresa, del sogno fiscale. Cosa ricordate del passaggio politico di Fini? Potete riferire una battaglia coerente e costante? Ricordiamo il Roma Ladrona, ricordiamo il Meno tasse per tutti; di Fini cosa ricordate? Nulla, il vuoto. TIRARE A CAMPARE Perché questo è Gianfranco Fini: un politico di mestiere che ha tirato a campare, solfeggiando un po di questo e un po del suo esatto opposto. Non a caso oggi va a braccetto coi politici chiacchieroni, quelli che a sinistra o nel centro ( quale centro poi?) pappagalleggiano di governi istituzionali, di riforme elettorali e di tutto ciò che entusiasma il Palazzo, non il popolo. Fini è rimasto colui che parla bene, il comiziante; non poteva durare nell accademia berlusconiana, la cui politica bada al sodo. È la politica del fare. Al di là della fiducia e della stima, va ammesso che il Cavaliere è un leader come pochi ce ne sono in giro. Fateci caso. In Francia la stella di Sarkozy si è offuscata; in Spagna Zapatero è al capolinea; in Germania la Merkel è in affanno. In America perfino su Barack Obama, un leader che ha incassato il Nobel sulla fiducia, si stanno addensando nuvolastre. In Italia, il Cavaliere col suo governo (e dico suo per intendere i ministri legati al suo progetto, quindi pochi) sta gestendo una crisi economico finanziaria globale e sta infierendo colpi letali alle mafie, agendo quindi sulle leve della crescita economica e della sicurezza. La sinistra ci sarebbe riuscita? No, tant è che nonostante la follia dei finiani (non è folle farsi male da soli per vanità politica?), né nei sondaggi né nel Paese lo schieramento avversario non attira fiducia. Berlusconi può deludere perché non incide abbastanza, ma la sua leadership è ancora forte nel Paese. Mille volte morto, mille volte risorto. Il precedente del 94 «Fa politica, via da Montecitorio» Così Fini voleva cacciare la Pivetti ::: SIMONE SAVOIA!!! Dichiarazione uno: «La terza carica dello Stato deve essere super partes, non può dire ora non parlo come presidente della Camera e dire le cose gravi dette ieri». Dichiarazione due: «Se non corregge quanto ha detto, credo debba prendere in considerazione anche l ipotesi di rimettere il mandato». Penserete che queste parole siano state pronunciate dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per commentare la conferenza stampa del presidente della Camera Gianfranco Fini. Errore: sono le dichiarazioni dell allora presidente di Alleanza Nazionale, Gianfranco Fini, rilasciate all agenzia Ansa il 13 febbraio 1995 per censurare un intervento politico della presidente della Camera Irene Pivetti che aveva partecipato al congresso del suo partito, la Lega. Vale la pena di ricostruire la vicenda. Febbraio Il ribaltone s avvicinava. Il primo governo del Cav. era caduto il 22 dicembre 1994, a soli otto mesi dall inse - diamento. Il 17 gennaio 1995 era nato il governo tecnico di Lamberto Dini, benedetto dal presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro e sostenuto in parlamento da Lega, Partito Popolare e Partito Democratico della Sinistra. Sia lo Scudocrociato che la Quercia erano però stati destinati all opposizione dal voto popolare nelle elezioni del marzo 94. Sul seggio più alto della Camera sedeva la più giovane presidente di sempre: la leghista Irene Pivetti, 31 anni. La presidente della Camera partecipò al congresso straordinario della Lega che si tenne a Milano dal 10 al 12 febbraio In quella sede la Pivetti intervenne e criticò pesantemente Silvio Berlusconi e coloro che nel centrodestra volevano si andasse subito al voto senza ulteriori passaggi parlamentari. Costoro furono accusati quasi di attentare alla democrazia e di perseguire interessi personali. Un attacco ad alzo zero. Il centrodestra insorse. Il 13 febbraio Gianfranco Fini dichiarò all Ansa: «Se l onorevole Pivetti non corregge quanto ha detto al congresso della Lega Nord, credo debba prendere in considerazione anche l ipotesi di rimettere il mandato». E aggiunse: «(La Pivetti, ndr) dovrebbe rendersi conto che il giorno dopo aver detto cose così incredibili e gravi, torna ad essere presidente della Camera determinando un clima che non è in sintonia con la serenità che tutti reputano necessaria». Allora Fini contro Fini? Il valore del precedente in politica è meno pesante che in giurisprudenza, per carità. E comunque, con tutto quel che è successo nel frattempo, quei mitici anni in cui nacque la seconda Repubblica sembrano appartenere a un altra era geologica. È IN EDICOLA IL NUMERO DI AGOSTO le barche i luoghi i consigli per un estate perfetta Dal 1923 la rivista di chi ama il mare

8 8 Sabato 31 luglio 2010 PRIMO commenta su la resa dei conti «NON MI DIMETTO» Gianfranco resta al suo posto e attacca Berlusconi: «Ha una concezione illiberale della democrazia e tratta le istituzioni come le sue aziende» Resistere, resistere Ma in Senato i finiani traballano L ex leader di An presenta alla Camera il suo gruppo con 33 deputati. A Palazzo Madama però si sfilano in quattro: trattative in corso per arrivare a quota dieci ::: GIANLUCA ROSELLI ROMA!!! Gianfranco Fini presenta la sua formazione parlamentare alla Camera e attacca Silvio Berlusconi. Ma in Senato i numeri per il gruppo autonomo ancora non ci sono. «Non mi dimetto dalla presidenza della Camera. Il premier è illiberale, ragiona con una logica aziendale. Sosterremo l esecutivo, ma solo nelle leggi che riterremo giuste», ha detto l ex leader di An in un incontro con la stampa dove, però, non è stato possibile rivolgergli alcuna domanda. Alle tre di pomeriggio, dunque, l appuntamento è di quelli importanti. All Hotel della Minerva, a due passi dal Pantheon, arriva buona parte delle truppe finiane. Su tutti, Italo Bocchino e Fabio Granata, con codazzo al seguito, osannati come degli eroi. L atmo - sfera è elettrica, quasi caotica: sorrisi, pacche sulle spalle e strette di mano. Mentre Luca Barbareschi immortala i compagni (o camerati?) di ventura scattando foto con il telefonino. Arriva Fini e ha l espressione tesa di chi ha urgenza di esternare parole che si tiene in gola da ieri, da quando ha letto il durissimo comunicato dell ufficio di presidenza del PdL nei suoi confronti. «In due ore, se senza la possibilità di esprimere le mie ragioni, sono stato espulso dal partito che ho contribuito a fondare», esordisce l ex leader di An. Poi, dopo aver assicurato che non darà le dimissioni («perché il presidente della Camera deve garantire il Parlamento e non la maggioranza che lo ha eletto»), giudica l invito alle dimissioni la dimostrazione «della concezione non proprio liberale della democrazia da parte di Berlusconi» che «dimostradiagiresecondo unalogica aziendale». E, dopo aver sottolineato che «ieri è stata scritta una brutta pagina per la politica italiana», snocciola le parole d ordine del futuro partito che verrà: «amor di patria, unità nazionale, giustizia sociale e legalità come etica pubblica, senso dello Stato e rispetto delle regole». Avvertendo che il nuovo gruppo in Parlamento «sarà leale all esecutivo, ma non voterà leggi contro l interesse generale». Ed è questo il passaggio politico più importante: l ex leader di An fa capire che non esiste più un reale vincolo di maggioranza e che il suo gruppo parlamentare si terrà le mani libere, decidendo di volta in volta se sostenere o meno i provvedimenti del governo. Con un messaggio preciso al Cavaliere: niente più leggi ad personam. Il presidente della Camera ieri mattina era furioso: i toni usati da Berlusconi hanno avuto il potere di scatenare una di quelle sue ire gelide che terrorizzavano gli ex colonnelli di An. «Mi ha cacciato come fossi un eretico, una cosa inaccettabile, da Pci degli anni Cinquanta. Roba da stalinisti, altro che partito liberale», ha detto ieri ai suoi interlocutori, deputati e senatori, che si sono susseguiti nel suo ufficio a Montecitorio. «Berlusconi non pensava che saremmo stati così tanti, specie alla Camera: ora dovrà vedersela con noi e scendere a patti su tutto», ha aggiunto. Nel primo pomeriggio, dunque, viene ufficializzato il gruppo alla Camera: 33 deputati hanno consegnato a Fabrizio Cicchitto la lettera di dimissioni dal PdL e annunciato di aderire al gruppo Futuro e Libertà (per l Italia). E Maurizio Lupi a leggere in Aula l elenco completo, tra cui figura anche Souad Sbai, indecisa fino all ultimo, mentre il rappresentante legale provvisorio è Giorgio Conte (e non Gianfranco Conte). Il capogruppo sarà nominato alla prima riunione, forse martedì. In pole position ci sono Italo Bocchino e Silvano Moffa, ma ieri girava anche il nome di Benedetto Della Vedova. Se Bocchino non sarà capogruppo, per lui è pronto il posto da leader del futuro partito, che potrebbe nascere ai primi di novembre alla convention di Generazione Italia in programma a Perugia. Qualche problema in più, invece, si registra a palazzo Madama dove i dieci senatori che servono per formare il gruppo non ci sono ancora. Il problema è sorto con la defezione di Andrea Augello, potente big del partito nel Lazio, che è rimasto nel PdL insieme ai suoi fedelissimi Cesare Cursi, Laura Allegrini e Oreste Tofani. «Non condivido i contenuti e i toni del documento dell ufficio di presidenza, ma rimango contrario a ogni ipotesi di gruppi separati o scissioni», spiega Augello in una nota. A questo punto i finiani a Palazzo Madama sono nove: Viespoli, Pontone, Saia, Valditara, Baldassarri, Germontani, Digilio, Menardi e Candido De Angelis. Per il decimo, o più, si tratta. Probabilmente arriveranno Adriana Poli Bortone e Giuseppe Pistorio. Tra i papabili anche Barbara Contini ed Enrico Musso. Quest ultimo ha aspramente criticato il documento anti-finiano, ma ieri Gaetano Quagliariello si è fatto in quattro per convincerlo a non lasciare il partito. Più difficile, invece, per i finiani conquistare Beppe Pisanu. «Le dieci firme già ci sono», assicura Giuseppe Valditara, «lunedì ci riuniremo per fare l ultimo conteggio e poi, al più tardi martedì mattina, verrà formalizzata ufficialmente la nascita del nuovo gruppo». Alla fine la spunta Futuro e Libertà Il nuovo partito in un giorno ha già cambiato tre nomi ::: ENRICO PAOLI!!! Se show ha da essere che lo sia sino in fondo. E allora l onore - vole Luca Barbareschi si ricorda di essere un attore e regista, nonché il padre del nome del gruppo parlamentare. Il deputato finiano, felice come una Pasqua per la rottura «attesa da sei anni» - ma il PdL ne ha due? «Appunto, non doveva nascere» - prima filma con il telefonino i presenti in sala, «voglio vedere poi chi dice che non c era nessuno, quasi quasi poi lo porto a Venezia», poi certifica il fatto che a partorire il nome - «Futuro e Libertà» - è stato lui. «Fini mi ha chiesto uno sforzo di fantasia», dice Barbareschi, «ed uscita questa sigla». Oplà, il padre c è, la madre forse, visto che «Nazione e libertà» e «Azione nazionale» sono state le due opzioni a lungo in ballo. Anche un nome provoca tensioni, e uno show senza nome è un «aborto». Di sicuro c è un altro fatto. I 33 finiani, ieri, hanno battezzato la nascita dell antiberlusconismo di destra, molto più hard di quello di sinistra, al di là del nome scelto. Ma se show ha da essere che che lo sia davvero, in tutto e per tutto, a partire dal «c ero anch io a fare le congratulazioni a Fini». Uno di questi è il neo direttore del Tg de La7, Enrico Mentana. «Mitraglia» buca la folla assiepata davanti alla porta oltre alla quale Fini ha radunato i suoi fedelissimi, con stessa rapidità con la quale spara le notizie, e riesce a imbucarsi. Come un ciclista al tour «succhiamo» la ruota. Lui resta, noi fuori. «Oh ragazzi funziona così no?». Certo sono le regole del gioco. Ma hai deciso di iscriverti al circolo dei finian chic? «A parte il fatto che non sono un deputato, ci sono almeno sei o sette motivi per i quali non posso aderire». Già uno di sinistra che diventa di destra non si è mai visto no. Però l antiberlu - sconismo tira sia di là che di qua. Vabbè, ma di che avete parlato? «Ma se entravi tu e uscivo io me lo avresti detto?». No, certo. «Ci siamo salutati», e via sulla Mercedes blu con autista. Ma se show ha da essere che non manchi nulla, persino i numeri in libertà. «Vedrai che il generale agosto farà la sua parte», dice Adolfo Urso, «a settembre saremo in 50. Sono in tanti quelli che non sopportano più Berlusconi». Non saranno troppi? Urso, nella sala dell Hotel Minerva, si va a piazzare sotto la statua della Madonna. In cerca di un miracolo? «Macché quelli li facciamo noi, a tutti, amici e nemici» sibila Urso. Il miracolo che i finiani vanno cercando è quello della caduta di quello che considerano un «governo balneare», quello che sono pronti a dispensare agli italiani un esecutivo in cui la Lega «sia meno determinante». Ma se show ha da essere, che

9 PRIMO PIANO FAIDA Si avanzano motivazioni ideali per la scissione: dalla bioetica ai diritti degli immigrati e degli omosessuali. Ma il vero movente è la sete di 9 Sabato 31 luglio 2010 commenta su la resa dei conti Alla fine Gianfranco rimarrà solo Quando il gioco si farà duro e si comincerà a parlare di elezioni le defezioni aumenteranno e il presidente della Camera si troverà senza truppe. Si limiterà a parlare, pur non avendo niente da dire ::: segue dalla prima DAVIDE GIACALONE. (...) dimenticato un paio di particolari: a. ci sono dei finiani che siedono al governo, sicché sarebbe singolare non dicessero la loro, nella sede propria; b. egli è il presidente della Camera, ovvero il titolare delle regole del gioco, non il proprietario del pallone. Il fatto è che le cose stanno in modo diverso: spinto a creare un partito proprio, composto in modo disomogeneo e senza una storia comune alle spalle (Alleanza Nazionale l aveva, sebbene non encomiabile), Fini ha perso un im - portante rendita di posizione, consistente nell essere prima il cofondatore e poi la minoranza del più grande partito italiano. Da ciò discendono alcune cose, prima fra le quali che in caso d incidente parlamentare, se la sua ridesta coscienza gli impedirà di approvare quel che prima plaudiva, verrà considerato parte dell opposizione. In queste condizioni può anche non dimettersi, e sono certo che non lo farà, ma non sarà sufficiente ad evitare che si dichiari aperta una crisi istituzionale. A quel punto si giocherà la pelle, perché se la sua truppa parlamentare, nell incrudelirsi della pugna, s infoltirà, aggregando volontari per la lotta di liberazione dal berlusconismo, allora avrà di che gettare sul tavolo della trattativa quirinalizia, dopo la caduta del suo alleato di ieri, ma se, come sembra più probabile, il furore della battaglia e il volteggiare delle elezioni anticipare suggerirà a taluni dei suoi di marcar visita, quando non di saltare nell altra trincea, allora sarà finito. Come si finisce nella politica italiana: si resta lì, senza contare una cippa, si parla perché si è parlamentari, mentre, al contrario, si dovrebbe divenire parlamentari perché si ha qualche cosa da dire. Dopo di che? Se Berlusconi riuscirà a convincere i leghisti che vale la pena giocare la seconda parte della legislatura, smettendo di far finta che non esista quel che tutti vedono, ovvero un dialogo niente affatto occulto con i centristi, la maggioranza si allargherà più di quanto si sia ristretta. Se, invece, non riuscirà a superare l egoismo verde, a convincere Bossi che un eccesso di potere di condizionamento e ricatto porta alla disfatta, allora sarà imboccata la via delle elezioni anticipate, per la quale tornerebbe assai utile un atto parlamentare che offra al Presidente della Repubblica pochi margini di manovra. Il lato surreale di tutta questa vicenda è che un partito si spacca, la minoranza costituisce una propria identità, ma tutti continuando a ribadire che intendono sostenere il governo, sicché quasi vorrebbero far credere che tutto questo macello sia successo perché si vuole affermare il diritto dei moribondi di morire, o quello degli omosessuali di sposarsi, o quello degli immigrati a votare, posto che i moribondi morivano e muoiono, con eutanasia, anche adesso, il matrimonio degli omosessuali è cosa eccentrica, probabilmente sostenuta a causa di una tale passione per la famiglia che condusse i medesimi politici prima a battersi contro il divorzio e poi a divorziare, mentre gli immigrati che diventano cittadini hanno già il voto in quanto tali, e quelli che sono clandestini o vogliono tornarsene a casa loro non si vede perché debbano eleggere quelli che tassano gli altri. In ogni caso, sono tutte materie interessanti, sulle quali ho sempre molto apprezzato (scrivendolo) che Fini e i suoi abbiano cambiato idea, ma fatico a credere che su uno o tutti quei temi si fondi nulla di simile ad una forza politica. In altre parole: è nata una forza politica, ma non una proposta politica. Il che appartiene più alla passione per le faide di palazzo che alla fantasia della storia. Maria Grazia Siliquini, Carmelo Briguglio e Italo Bocchino sono entrati nel nuovo gruppo Futuro e libertà (foto Olycom) nessuno reciti a soggetto, nonostante l unico collante che tiene insieme i finiani sia l antiberlu - sconismo in salsa di centrodestra. Ma non siete un groppo omogeneo, arrivate da esperienze diverse, chiede un collega ad un parlamentare finiano. «È vero, però siamo tutti ex An, a parte Benedetto Della Vedova. E l appartenenza alle correnti non problema, ormai quella è storia vecchia». Già, una vecchia storia, come quella del leader carismatico. Quale altra ragione, se non quella di voler seguire il pifferaio magico della Camera, lega Alessandro Ruben e Flavia Perina, Silvano Moffa e Giulia Bongiorno? Chi è nato e cresciuto nel Movimento Sociale oggi deve dialogare con chi ha toccato la politica con il PdL. Storie diverse, percorsi diametralmente opposti fra loro e, soprattutto, posizioni spesso divergenti su questioni fondamentali. Tutti, però, hanno criticato il leaderismo di Berlusconi, per poi finire ad esaltare il leaderismo di Fini. Un leaderismo senza se e senza ma, come ha dimostrato il monologo di ieri. Se show ha da essere che lo sia sino in fondo. Sino al punto da organizzare lo spettacolo in un albergo romano collocato a metà strada fra Camera e Senato, a due passi da Palazzo Grazioli, la residenza romana del premier. «Ma è solo un caso», dice il deputato Antonio Buonfiglio, uno di quelli che ha lavorato al fianco di Gianni Alemanno durante la campagna elettorale per il Campidoglio, «era l unica sala libera che abbiamo trovato». Sì, come no. Come tutti gli show che si rispettino lo loca - tion è fondamentale. E poi dicono di Berlusconi. NAPOLITANO «Salvaguardare la continuità delle istituzioni» «Ritengo doveroso restare estraneo al merito di discussioni e decisioni interne ai partiti», questo è il pensiero di Giorgio Napolitano davanti all aria di tempesta che oggi batte la maggioranza e scuote tutto il panorama politico nostrano, aizzando falchi e opposizioni. Ed in particolare questo è quanto Napolitano ha riferito di fronte alla delegazione dei vertici del Partito Democratico che ieri in serata è giunta al Colle per esternare l urgenza, già sottolineata poche ore innanzi alla Camera, che in Parlamento si apra subito un confronto sulla situazione politica odierna. Questa mattina in apertura della seduta dei lavori alla Camera, Bersani aveva invocato che il Presidente del Consiglio giungesse in Parlamento a spiegare come risolvere «un insanabile dissidio» che negli ultimi mesi ha condotto la maggioranza ad una crisi «oltre le colonne d Ercole» del sostenibile. E assieme ad Anna Finocchiaro e Dario Franceschini aveva portato questa istanza di fronte al Presidente della Repubblica. Che però ha risposto picche. Il Colle ha infatti fatto sapere che non è di sua competenza pronunciarsi circa questioni che appaiono private, ma che ciò che sa a cuore al Presidente è «la continuità della vita istituzionale, nell'interesse generale del Paese». Il camoul age più costoso del mondo Lula Soap (ritratta nuda qui sopra) è famosa per le sue performance di mimetismo. Un biglietto in prima i la per poterla non vedere arriva anche a 2000 dollari. L orologio più Toy del mondo Collezione Jelly Army, modello Hunter Green. Prezzo al pubblico consigliato: Euro 180 Milano, Roma, Venezia, Porto Cervo, Londra, Hong Kong. toy-watch.it

10 10 Sabato 31 luglio 2010 PRIMO commenta su la resa dei conti Il messaggio ai Promotori della Libertà «Fini se ne deve andare fa da sponda ai nostri nemici» SOLDI Ieri i parlamentari scissionisti sono corsi in banca per bloccare i trasferimenti fatti a favore del Popolo delle Libertà e gli ex An hanno bloccato i banchi di destra Pubblichiamo qui di seguito alcuni passaggi del messaggio del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi inviato ieri ai Promotori della Libertà. ::: SILVIO BERLUSCONI!!! Care amiche e cari amici Promotori della libertà, ieri abbiamo dovuto compiere una scelta difficile, ma ormai inevitabile, perché così non si poteva più andare avanti. Siamo stati obbligati a prendere atto che la fiducia del Popolo della libertà nei confronti del ruolo di garanzia del Presidente della Camera è venuta definitivamente a mancare, e questo si è verificato non per una nostra scelta. Sono stati invece l onorevole Fini e alcuni parlamentari a lui vicini, per i quali è stato chiesto l intervento dei probiviri, a provocare questa insanabile divaricazione, che ha creato sconcerto tra i nostri sostenitori, che ha costernato i nostri elettori e che ha creato un grave logoramento dell immagi - ne del Popolo della Libertà. Per questo siamo stati costretti a dichiarare in modo ufficiale, con un documento votato da 33 dei 36 componenti dell Ufficio di Presidenza del Popolo della libertà, che riteniamo le posizioni dell onorevole Gianfranco Fini e dei suoi seguaci come assolutamente incompatibili con i principi ispiratori del nostro movimento, con gli impegni che abbiamo assunto con gli elettori e con l attività politica del Popolo della libertà. Vi chiedo di portare a conoscenza degli italiani al di là di quanto pubblicato sui giornali la versione più vera di quanto è accaduto. Per due anni, mentre il Governo affrontava con successo sfide difficilissime, prima fra tutte la crisi economica più grave dal 1929, riuscendo a tutelare le famiglie e le imprese e a portare l Italia fuori dalle difficoltà meglio di tutti gli altri paesi europei, altri all interno della nostra formazione politica remavano contro : è accaduto infatti che alcuni eletti dal Popolo della Libertà, sempre sostenuti purtroppo dall onorevole Fini, hanno lavorato in modo sistematico per svuotare, rallentare, bloccare il nostro lavoro. Peggio, hanno offerto una sponda ai nostri nemici: all opposizione, ai settori politicizzati della magistratura, a certa stampa, ai peggiori giustizialisti, accreditando in questo modo un immagine falsa e diffamatoria del Popolo della Libertà. Fini e quei deputati che l hanno seguito, hanno dimostrato di essere lontanissimi dalla nostra cultura liberale. Nello stesso tempo, con il pretesto del diritto di critica, un diritto scontato nel nostro movimento perché davvero non c è altra compagine in cui sia più libera la discussione e la proposta, hanno cercato di riportare in vita i metodi peggiori della Prima Repubblica, dalla divisione in correnti fino alla mediazione continua che paralizza tutto, e hanno iniettato nel nostro movimento il virus della disgregazione. Se questo tentativo avesse avuto successo, sarebbe stato vanificato il significato stesso del Popolo della Libertà: una politica nuova, ispirata direttamente dal popolo in stretto contatto con il suo leader, una politica basata sulla moralità del fare, sulle riforme, sulle grandi battaglie di libertà. Ma non sono riusciti a prevalere: la stragrande maggioranza dei Parlamentari, degli eletti, dei dirigenti e dei militanti del Popolo della libertà, provenienti da Forza Italia, da Alleanza Nazionale, e dagli altri partiti, hanno confermato di voler essere leali all?impegno preso con gli elettori che ci hanno votato. (...)I finiani hanno risposto «Nessun presidente della Camera ha dato mai le dimissioni». E anche qui non hanno detto il vero. Nel luglio del 1969, verificatosi una situazione di divisione analoga nel Partito Socialista con la sinistra socialista, il Presidente Pertini, che era un grand uomo e che aveva aderito alla sinistra, ritenne doveroso dimettersi e mandò a tutti una lettera con questa dichiarazione: «Correttezza vuole ch io metta a vostra disposizione il mandato da voi affidatomi». Spero che Pertini possa insegnare a qualcuno il modo in cui ci si debba comportare. Abbiamo i numeri per andare avanti, così come abbiamo ben chiaro il programma da completare (...) La vostra missione è di portare a conoscenza degli italiani la verità dei fatti, smentendo le mistificazioni e le ricostruzioni distorte e interessate su tutto ciò che ci riguarda come i nostri avversari stanno già cercando di diffondere, nel tentativo di disorientare ancora di più i nostri elettori. Solo così il PdL potrà rimanere di una forza politica coesa, libera nella discussione ma compatta nelle decisioni, una forza politica soprattutto unita nella volontà di fare le riforme. Una forza che non ripercorra gli errori dei vecchi partiti, che deve sapere identificarsi sempre più con tutti gli italiani che non si riconoscono nella sinistra, che amano la libertà, che vogliono restare liberi e che sono la maggioranza degli italiani. Silvio allarga il governo per provare a durare Sei nuovi sottosegretari e un po di shopping per rinforzare la base dell esecutivo. E studia le epurazioni dei finiani a ogni livello ::: segue dalla prima SALVATORE DAMA. (...) e si prepara a nominare 6 nuovi sottosegretari, oltre al ministro dello Sviluppo economico (Paolo Romani). Succederà mercoledì. Ed è una scelta, questa, che sembra dettata dalla esigenza di durare. I nuovi posti saranno assegnati secondo una logica di allargamento della maggioranza parlamentare: è il caso di Daniela Melchiorre, deputata liberaldemocratica in odore di promozione. Ma non solo il suo. Vero: il Cavaliere non si aspettava quei numeri dai finiani. Anche perché il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto gli aveva prefigurato una diaspora molto più contenuta («Al massimo venti»). Alternative, tuttavia, non ce n erano: «Non potevamo più andare avanti così», succubi cioè delle lune di Gianfranco Fini. Bisogna provare ad andare avanti, allora, lasciandosi come opzione finale il ritorno anticipato alle urne. Vanno rimpolpati i numeri a Montecitorio, però. Ok, i finiani non sono più tra le scatole e hanno un gruppo tutto loro, però il cappio rimane, visto che gli uomini della terza carica hanno i numeri per mandare sotto il governo. A meno che... A meno che al Cavaliere non riesca un po di shopping nel gruppo misto o nei partiti altrui. Sotto pressante corteggiamento, raccontano, ci sarebbero alcuni deputati Udc, tipo Renzo Lusetti e Dorina Bianchi. Finora? Nessuno dei due ha ceduto alla avances, ma magari è questione di tempo. Ep- Qui Udc Casini mette in guardia i suoi: «Chi si avvicina al PdL è morto» SPIAZZATO Il leader dell Udc Pier Ferdinando Casini è corteggiato da Berlusconi, ma lui non vuole entrare nel governo Ansa ::: CATERINA MANIACI ROMA!!! Nessun appoggio al governo, nessuna entrata e mai poi mai transfughi verso il PdL e il Cavaliere non si illuda: ogni eventuale campagna acquisti verso l Udc non otterrà alcun risultato. Pier Ferdinando Casini è categorico, quando illustra la strategia che i centristi vogliono adottare per affrontare quanto sta accadendo nella maggioranza, una nuova fase politica dia contorni ancora non chiari e che, a loro giudizio, conferma la giustezza della loro linea anti-bipolarismo. Casini lancia poi un chiaro avvertimento ai suoi: «Fate attenzione, perché chi si avvicina a Berlusconi è morto politicamente». Il leader udc esclude «qualsiasi sostegno a questo governo: siamo un partito di opposizione», dichiara, ma nei giorni scorsi «abbiamo invece avanzato una proposta ben precisa alla luce del sole, ossia quella di un governo di responsabilità nazionale. Il trasformismo parlamentare è uno dei fenomeni peggiori in politica, e per noi fare da tappabuchi sarebbe umiliante, e francamente nessuno ce lo ha chiesto». Dice senza mezzi termini che non ci saranno passi verso il Cavaliere «perché in questa situazione sarei morto il giorno dopo», visto che non si capirebbe più il motivo del suo no quando nacque il PdL. L opzione preferibile sarebbe quella di «un altro governo, e che chi ha la sindrome dell autosufficienza ammettesse che questa non esiste». Intanto, sia chiaro, «i nostri parlamentari sono saldi, immunizzati e vaccinati». Quindi nessuna campagna acquisti andrà in porto. Avvertimento che però Silvio Berlusconi sembra non tenere in conto, visto che - si dice - la carta Udc pensa di giocarla. Secondo varie fonti, il presidente del Consiglio infatti avrebbe visionato una lista dei deputati e senatori centristi con note a margine per valutare chi di loro sia più fa - cile ad essere tentato da un addio a Casini. Tra i parlamentari contattati dal premier ci sarebbero Renzo Lusetti, già transfugo in questa legislatura dal Pd all Udc, e la senatrice Dorina Bianchi, anche lei eletta con il Pd e poi tornata in questa legislatura con i centristi. Ma altrettanti fonti centriste affermano che i tentativi, già effettuati, non hanno avuto successo. E con i finiani, come andranno le cose? «Lavoriamo per avere un rapporto corretto con tutti i protagonisti della scena politica», assicura l ex presidente della Camera. Con il PdL, insiste, che comunque «resta un grande partito e non va liquidato con il marchio della demagogia». E con il nuovo gruppo dei finiani, «che saranno un interlocutore importante per il cammino futuro». Tuona il segretario Lorenza Cesa: «Lo spettacolo di queste ore è veramente indecoroso e oggi i cittadini moderati dovrebbero riflettere su quanto hanno denunciato due anni fa Casini e l Udc. Ecco, è questo il miracolo di Berlusconi». In un intervento pubblicato oggi sul quotidiano Liberal, il presidente dell Udc Rocco Buttiglione analizza la separazione Berlusconi-Fini: non è la fine di un rapporto politico, ma la fine di questo bipolarismo, come vanno ripetendo da anni i centristi. Che succederà? «Dalle dichiarazioni di Fini più volte ripetute sappiamo che egli si sente vincolato da un patto con gli elettori ad appoggiare il governo. È tuttavia indubbio che il patto di coalizione andrà rinegoziato», non più «nella prospettiva del bipartitismo ma in quella di una coalizione di governo», spiega Buttiglione.

11 PRIMO PIANO DIVORZI A questo punto si andrà avanti forzatamente da separati in casa lasciando al presidente della Camera tempi e modi di un divorzio 11 Sabato 31 luglio 2010 commenta su la resa dei conti La caccia del Cav parte con un sondaggio in tasca I numeri bocciano Gianfranco: se va solo non supera il 3%, se si lega all armata Brancaleone della sinistra scenderebbe addirettura sotto il 2% SERATA DI RELAX Premier a cena con le deputate nel castello SOLLEVATO E SERENO Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ieri ha definitivamente rotto l alleanza con il cofondatore del PdL e presidente della Camera Gianfranco Fini. Una decisione che, di fatto, ha sollevato l umore del premier che ha paragonato il senso di liberazione provato dal divorzio con l ex leader di An a quello del divorzio dalla moglie Veronica Lario avvenuto dopo uno stillicidio di polemiche a mezzo stampa durato mesi Ansa poi c è un altro discorso da fare. Non tutti i 33 finiani sono falchi, alcuni (dicono una decina) continueranno ad essere leali con la maggioranza anche da separati in casa. Esempio: Gianfranco Paglia si è sentito in dovere di mandare un messaggino agli ex soci del PdL. D accordo l adesione al gruppo Futuro e Libertà, è il senso del sms, ma mai sarà sleale verso il governo. Odio e amore. Dispetti e carinerie. Ieri è stato soprattutto il giorno dei dispetti. Con i finiani (rivela l Asca) che corrono in banca per bloccare il bonifico mensile in favore del PdL e gli ex An che firmano una lettera ai questori per relegare gli scissionisti nei banchi centrali dell aula di Montecitorio: quelli di destra sono i loro. Berlusconi? Durante il consiglio dei ministri non una parola su Fini. Poi il premier vede a margine il ministro Andrea Ronchi («Tranquillo, la squadra di governo non cambia»), prima di chiudersi nel suo studio con il leader leghista Umberto Bossi. Il Cavaliere strappa un patto al Senatur. Insieme nella buona e nella cattiva, anche se si trattasse di andare alle urne entro un anno. L Umberto ha detto sì all allea - to, purché prima vedano la luce i decreti attuativi del federalismo fiscale. In serata, il premier riunisce il vertice del partito. Ai suoi torna a ribadire l inevitabilità del benservito a Fini. Quella del presidente della Camera è solo «un operazione di palazzo» e gli ultimi sondaggi lo confermano. Se andasse da solo, un partito degli eretici otterrebbe tra l 1 e il 3 per cento. Se si buttasse a sinistra, ancora peggio: una forbice tra l 1 e il 2 per cento. Poi Berlusconi annuncia di voler rivoluzionare il PdL. Ha chiesto una mappa precisa degli incarichi per poter procedere, non subito ma a settembre, a un turn over di tutti i finiani che hanno ruoli parlamentari o di partito. Finito il bureau azzurro, il Cavaliere ha bisogno di svagarsi: al Castello di Torcrescenza è tutto pronto, le deputate del PdL aspettano Silvio per cena. Dopo le elezioni politiche perse al fotofinish nel 2006, Silvio Berlusconi si era ritemprato con feste in Sardegna, a villa Certosa, a base di finte eruzioni vulcaniche. Per togliere la tensione di questi ultimi giorni, i dies irae del Popolo della Libertà, il Cavaliere ha invece scelto, ieri sera, una cena per inau - gurare la sede delle sue vacanze romane, il castello di Tor Crescenza. La fortezza del quattordicesimo secolo è a due passi dalla via Flaminia, proprietà di Donna Sofia Borghese Ferrari, figlia del Principe Scipione Borghese e discendente di Papa Paolo V. Il maniero è stato la cornice della cena di ieri sera organizzata da alcune deputate del Popolo della Libertà. Il presidente del Consiglio è stato impegnato in serata in una riunione a palazzo Grazioli con i capigruppo di Camera e Senato e i coordinatori del PdL per fare il punto della situazione dopo la rottura politica con il presidente della Camera Gianfranco Fini. Dopodichè si è concesso una serata più rilassante nei giardini del castello. Un ritorno al privato cui ricorre dopo una tensione particolare. SI. SA. ::: CHRIS BONFACE!!! Silvio Berlusconi avrebbe voluto fare di più, e chiudere davvero giovedì sera ogni partita con Gianfranco Fini. Ma se l avesse fatto quel PdL che lui ha fondato sarebbe diventato il primo partito dei giudici formalmente esistente in Italia. Dal gruppo dei finiani poche ore prima della riunione dell uffi - cio di presidenza del PdL era filtrata la notizia che il presidente della Camera avesse già pronto e firmato dai suoi avvocati un ricorso ex articolo 700 del codice di procedura civile contro l espulsione. La decisione sarebbe stata probabilmente accolta (anche se grande giurisprudenza in materia non c è) e il risultato sarebbe stato un PdL commissariato, un Berlusconi spodestato e il più grande partito italiano in mano proprio a quella magistratura che è vista dal premier come il fumo negli occhi. Di fronte a quel rischio la convivenza sotto lo stesso tetto è necessaria. Anche se ora nascerà un gruppo parlamentare autonomo che fa riferimento al presidente della Camera, proprio quel partito dei cui simboli è unico proprietario dal 4 maggio scorso Berlusconi deve continuare a tenere sotto lo stesso tetto Fini. Ormai la rottura politica era inevitabile, e il documento approvato dall ufficio di presidenza del PdL l ha sancita a maggioranza schiacciante. Ma si andrà avanti forzatamente da separati in casa lasciando a Fini tempi e modi di un divorzio vero. Sulla carta Berlusconi ha ottenuto quel che voleva, e che gli chiedevano ormai tantissimi elettori del Pdl. Ed è confortato anche dal primo sondaggio che la fedelissima Alessandra Ghislieri gli ha portato sul tavolo: un partito di Fini oggi prenderebbe fra l 1 e il 3 per cento dei voti se si presentasse da solo alle elezioni e non più del 2% in caso di apparentamento con il centro sinistra (oggi impossibile per il Pd). I numeri possono essere questi e magari secondo altri sondaggisti qualcosina in più. Il problema è che li conosce bene anche Fini, e proprio per questo motivo preferisce consegnare ai giudici il PdL piuttosto che andarsene solo soletto da casa. Quindi l effetto dell operazione divorzio è squisitamente parlamentare. Finchè costituisce il gruppo autonomo, dichiaratamente leale al centro destra, Fini è in grado di raccogliere le adesioni degli scontenti e non solo dei fedelissimi. Ma quei numeri peseranno e non poco. E impongono al Cavaliere più che un agosto di rifondazione del suo partito, un estate assai simile a quella passata nel 2007: a caccia di scontenti nelle fila dell attuale opposizione per bilanciare i numeri. Una volta costituito il gruppo finiano, Berlusconi avrà assoluta necessità di farsi votare la fiducia parlamentare dimostrando che il PdL ha voti autonomi per assicurare con la Lega la maggioranza. Se servissero anche quelli dei finiani, la strada sarebbe tutta in salita. Perché in caso di crisi istituzionale e di caduta del Governo al Quirinale si consultano i capigruppo. Non basterebbero le risposte di PdL e Lega, sarebbero necessarie anche quelle del gruppo di Fini. E la trappola sarebbe facile: Berlusconi giù, ci sarebbero i numeri per fare un governo alternativo e non andare a votare. Per questo è necessario che il PdL trovi non solo voti sporadici, ma nuovi sostenitori in Parlamento disposti a passare armi e bagagli al gruppo. Qui Lega Nord Bossi pesa di più ma ha un problema Rischia di perdere il federalismo L HA RIFATTO Anche ieri Umberto Bossi ha mostrato il dito medio ai giornalisti che gli chiedevano notizie su eventuali elezioni anticipate Olycom ::: MATTEO PANDINI MILANO!!! Berlusconi ha rassicurato Bossi. Ha spiegato che quel Fini non lo reggeva più, e che comunque il governo reggerà anche senza l ex capo di An: «Abbiamo i numeri per andare avanti». Il Senatur ha incassato. E immediatamente s è messo a calmare i suoi, che osservano le primissime mosse di Gianfranco con crescente preoccupazione. Perché se è vero che - a parole - la terza carica dello Stato ha giurato non ci saranno strappi sul programma, è altrettanto vero che il federalismo era uno dei punti qualificanti dell intesa PdL-Lega. Però Fini e i suoi non hanno mai nascosto pesanti perplessità sul progetto-simbolo del Carroccio. Ora Bossi è a un bivio. Se l esecutivo andrà avanti (nelle ultime ore l hanno ripetuto tutti i big della Lega, da Roberto Calderoli a Roberto Maroni) il Cavaliere dovrà affidarsi sempre di più ai numeri dei padani, visto che il centrodestra ha perso pezzi. Dall altra, però, il federalismo rischia di restare impallinato. Anche da chi, pur non essendo finiano, è rimasto nel PdL ma non è mai impazzito per le riforme del Carroccio, che forse dovrà cercare ancora più ansiosamente sponde nel centrosinistra. In altre parole, Bossi è diventato ancora più indispensabile per il premier, ma non è detto riuscirà a centrare tutti i risultati che s è prefisso. Ieri Umberto ha radunato i fedelissimi a Montecitorio, dopo aver incontrato Berlusconi al termine del consiglio dei ministri e aver risposto col dito medio (sì, l ha fatto ancora) ai giornalisti che gli chiedevano se ci saranno elezioni anticipate. Poi, appunto, mini-vertice coi suoi. «Speriamo che tutti e due usino cervello e cuore», ha detto pensando a Berlusconi e Fini. Tra i presenti, i capigruppo a Camera e Senato Marco Reguzzoni e Federico Bricolo, i ministri Roberto Calderoli e Roberto Maroni, Rosi Mauro e il governatore del Piemonte Roberto Cota. Bossi si sente assediato. Nelle ultime ore anche nel Carroccio s è fatto strada un certo sentimento anti-toghe. Le uscite di Fini sulla legalità non c entrano: le truppe padane non hanno gradito lo stop del Tar del Lazio ai pedaggi a Roma, mentre in Piemonte è notizia degli ultimi giorni il riconteggio delle schede che il tribunale ha ordinato per verificare l effettiva vittoria di Roberto Cota su Mercedes Bresso. Segnali assai sgraditi a via Bellerio, tanto che ieri la Padania titolava Un Paese ostaggio dei giudici. L importante, per Bossi, è che anche la maggioranza non diventi ostaggio, questa volta dei finiani. E poi: che farà il Cavaliere per rimpolpare le sue truppe dopo l emorragia di Gianfranco e compagni? All orizzonte non è ancora scomparsa l ipotesi dell Udc, che però il Senatur non vuol vedere neanche in cartolina. Ecco perché nelle ultime ore, pur non scatenando la guerriglia contro il cofondatore del PdL, da una parte Bossi ha professato ottimismo sulla tenuta del governo e dall altra ha stretto ancora di più i bulloni del patto tra lui e il Cavaliere. «Governo a rischio? Speriamo proprio di no...» ha ribadito anche ieri sera, chiacchierando con i cronisti prima di tornare nella sua Padania.

12 12 Sabato 31 luglio 2010 commenta su ::: IL CAPEZZOLO DI MICHELA LE SFIDE DEL GOVERNO L inchiesta sulla P3 Interrogato Caliendo «Nulla da temere e non mi dimetto» ::: FABIANA FERRI. Stretta super partes Un colpo al Pd, due al PdL Tremonti taglia bipartisan Il ministro manda la Guardia di Finanza in Calabria e in Puglia per risanare la sanità. E stoppa la nomina di Vegas alla Consob ::: FRANCESCO DE DOMINICIS ROMA!!! Uno sgambetto a un probabile futuro avversario. Poi un dispetto a un ex compagno di partito, finiano doc. Alleggerito dall uscita (obbligata) di Gianfranco Fini dal PdL, Giulio Tremonti non perde tempo. Il ministro dell Economia da diversi mesi studia da premier. E adesso vuole provare a sfruttare tutte le carte a disposizione per fare il salto di qualità. Magari traslocando da via Venti Settembre a palazzo Chigi. La scena politica nel giro di 48 ore, del resto, è drasticamente cambiata. Per l attuale titolare dell Economia si aprono nuovi fronti. Si potrebbe tornare al voto, magari attraverso un governo di transizione: e per la guida di un esecutivo tecnico a tempo (ma non solo), Tremonti è il candidato numero uno. Così ieri, indossata la nuova giacca, ha assestato qualche colpo. Tutti e due nel campo della sanità. Il primo, per certi versi atteso, riguarda la regione Calabria, guidata da Giuseppe Scopelliti (area Fini). Tremonti ha commissariato il deficit sanitario. Nessuna sorpresa da parte del governatore («provvedimento necessario»), che adesso, però, si troverà come sceriffi dei conti addirittura gli uomini della Guardia di finanza, vale a dire il corpo alle dirette dipendenze del ministero dell Economia. Una mossa che il ministro ha giustificato con la necessità del «ritorno allo Stato». Sta di fatto che le Fiamme gialle a guardia dei deficit sanitari regionali rappresentano una novità di peso. Scopelliti, comunque, non se l è presa. Mentre ha reagito sbattendo i pugni sul tavolo e alzando la voce Nichi Vendola. Il candidato alla guida del Pd, ieri, era letteralmente infuriato. Il suo piano di rientro per la sanità è stato bocciato giovedì dal ministro Tremonti. Il quale - a distanza di 24 ore - ha giustificato la scelta spiegando che il governo non intende tollerare che «la Puglia diventi una nuova Grecia». Apriti cielo. Vendola - che ha puntato il dito pure contro il ministro Raffele Fitto - ::: Analisi Bella mossa le Fiamme gialle al Sud ::: CARLO PELANDA ha parlato di «traditori della Patria», «sabotatori», «suggeritori» che raccontano falsità. Attacco cui i ministri interessati hanno replicato chiedendo «solo di poter fare sul serio partendo dai numeri». La faccenda!!! Finalmente la svolta che in tanti aspettavamo: il governo ha commissariato la sanità in Calabria. I calabresi non interpretino il finalmente come un espressione di pregiudizio negativo. Devono ammettere che non si poteva tollerare un sistema sanitario senza una contabilità e con debiti di centinaia di milioni, vaghi nelle cifre, ma certi nell essere a carico dei pagatori di tasse. E devono considerare anche l effetto benefico dopo il riordinamento e la conquista della trasparenza: più denari per i servizi a loro vantaggio, meno agli sprechi e, forse, alla criminalità. Tremonti ha commentato la decisione definendola un cambiamento di clima e che spera sia capito. Lo interpreto così: lo Stato farà di tutto per eliminare sprechi, chi evade le tasse avrà meno ragioni per farlo. Poiché su queste pagine ho sostenuto, e sostengo, che ritengo legittima l evasione fino a che lo Stato non ridurrà gli sprechi scandalosi di denaro pubblico, penso tocchi a me dire a Tremonti che se il governo continua così allora siamo sulla strada giusta. Con la considerazione che se lo Stato elimina gli sprechi e riassorbe gradualmente i costi che non sono sprechi, ma comunque inutili, allora lo Stato spenderà meno nel futuro. Pertanto possiamo attenderci che più ordine porterà a meno tasse. Se così, allora passerò, con tanti, dalla posizione di chi vede l evasione come una pressione contro la politica sprecona ad una che tende a ridare fiducia alla politica stessa. Finalmente, appunto. Ma vorrei continuare il commento segnalando un fatto che ritengo di grande rilievo. L azione di riordinamento verrà gestita dalla Guardia di Finanza con la missione di ricostruire il sistema amministrativo ed impostare il controllo di gestione. Fa un enorme piacere vedere le Fiamme gialle concentrarsi nella zona d Italia dove lo Stato non ha il controllo del territorio, per riprenderlo, e non solo torturare il popolo produttivo al Nord. Fa anche piacere vedere un governo nazionale con le capacità e determinazione per sanare situazioni locali di totale disordine. Promette infatti una maggiore fattibilità del federalismo fiscale e di un autogoverno dei luoghi che porti ordine e non disordine: lo Stato nazionale bonifica i territori, porta controlli dove non ci sono, e poi lascia il sistema riordinato alla sovranità locale. Potrà funzionare. Personalmente, sono anche lieto di poter parlar bene di Tremonti da cui mi sento diviso per la sua poca fiducia ideologica nel libero mercato, ma con cui concordo totalmente in materia di requisiti di ordine e rigore. Questa volta si merita un grazie dai liberisti. Che (s)vista per la Brambilla La generosa scollatura del ministro per il turismo Michela Vittoria Brambilla, ha attirato più di uno sguardo maschile alla festa di compleano del ministro per l attuazione del programma che si è tenuta a Villa Aurelia, a Roma (foto dal sito dovrebbe essere risolta con un decreto legge per spostare il termine di presentazione del piano di rientro della Puglia. Tremonti avrebbe chiesto tempo per «approfondire» i numeri. Ma Vendola non ci sta, anche perché sostiene di aver già incassato da un pezzo il via libera del ministro della Salute, Ferruccio Fazio. «Non posso pensare che ci sia un complotto contro di me» ha dichiarato Vendola. Anche se più di qualcuno attribuisce, al congelamento temporaneo della sanità pugliese, un valore squisitamente politico e non una strategia finanziaria. In ogni caso, il ministro non ha commentato le vicende interne al Popolo delle libertà. Né tantomeno la nascita di un nuovo gruppo parlamentare sia alla Camera sia al Senato. Tremonti ha cercato in tutti i modi di sfilarsi dalle beghe di partito. Sfruttando tutte le occasioni possibili. Iieri ha ricevuto addirittura la visita di John Elkann. In un momento assai delicato per il futuro della Fiat, il numero uno del Lingotto è andato a via Venti Settembre. L ere - de degli Agnelli, per la verità, avrebbe dovuto confrontarsi col ministro per lo Sviluppo economico. Ma ieri, a quasi tre mesi dalle dimissioni di Claudio Scajola, il governo (che però ha licenziato il divieto di protesi al seno per le minorenni) non ha ancora scelto il successore. Fumata nera anche per la Consob. Lamberto Cardia ha lasciato la presidenza lo scorso 25 giugno per passare alla guida delle Ferrovie dello Stato. Per l authority che vigila sui mercati e la Borsa in pole position c è l attuale vice di Tremonti, Giuseppe Vegas. A distanza di più di un mese, l ente è ancora senza testa. A prendere tempo, in questo caso, sarebbe lo stesso ministro dell Eco - nomia. Forse perché pensa che in caso di trasferimento immediato a palazzo Chigi, potrebbe lasciare il suo posto proprio a Vegas.!!! E alla fine il giorno dell interrogatorio fiume arrivò anche per Giacomo Caliendo, l ultimo a finire sul registro degli indagati e l ultimo - per questa settimana - messo sotto torchio dai due temibili pm che indagano sulla presunta Loggia P3. E che ieri non gli hanno risparmiato proprio nulla. Arrivato a piazzale Clodio intorno alle 16 (inizialmente l appuntamento era stato fissato per le 18) accompagnato dal suo avvocato, Paola Severino, e scortato dal solito squadrone di carabinieri, il sottosegretario alla Giustizia è rimasto nell ufficio del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo per cinque ore. Tanto gli ci è voluto infatti per dimostrare - come tutti quelli sentiti prima di lui - la sua completa estraneità ai fatti. E l insussistenza di quell iscrizione nel libro nero per violazione della legge Anselmi sulle società segrete. Lui con tutta quella brutta faccenda, lo ha ribadito anche ieri, non c entra proprio nulla. Giudici? Elenchi? Lodo Alfano? «Non so di cosa stiate parlando. Non ho mai contattato nessun magistrato della Corte costituzionale favorevoli o contrari al lodo Alfano», ha detto. «E l ho spiegato anche agli inquirenti. Ma non ho nulla da dichiarare e soprattutto nulla da rimproverarmi», ha poi mormorato prima di lasciare la procura. Eppure Capaldo e Sabelli è proprio quella una delle malefatte che gli contestano: la sera del 23 settembre del 2009, a palazzo Pecci Blunt, insieme a Flavio Carboni, al magistrato di Cassazione, Antonio Martone, e al capo del servizio ispettivo del ministero di Giustizia, Arcibaldo Miller, c era anche lui. E anche lui parlò dell intervento presso i giudici della Corte Costituzionale per far approvare il lodo Alfano. «Rimasi pochissimo», ha sempre detto. «Sì, ma come andarono le cose?», hanno incalzato ieri i pm. «Andarono che mi telefonò Pasquale Lombardi e mi disse: vieni da Verdini? E io che ne sapevo che ci sarebbe stato pure Carboni?». «E poi, poi dopo quella sera cosa successe? Lei continuò a sentirlo Carboni?», devono aver continuato a chiedere gli inquirenti. «Dopodiché mai avuto rapporti con lui, mai telefonato e neppure con Martini». E le pressioni sui giudici costituzionali per il Lodo Alfano? «Mai fatta nemmeno quelle», ha giurato. Caliendo però Lombardi e Verdini li conosceva, dicono Capaldo e i suoi. «Sì», ha ammesso il sottosegretario, ma non ha mai stretto affari con loro. Lombardi, precisa «era una specie di segretario dell associazione che avevo contribuito a fondare nel 99, il Centro studi per il diritto e la libertà. E comunque, non gli ho mai presentato nessuno mentre lo incontravo ogni tanto con altri magistrati e altri personaggi pubblici». E Caliendo è talmente convinto della sua buona fede che non solo - quando durante il toto-indagati uscì il suo nome - fu il primo a chiedere ai pm di essere ascoltato per spiegare le sue ragioni, ma continua a negare che ci sia una ragione plausibile alle sue dimissioni da sottosegretario. «Dimettermi? E perché mai? Non ho commesso nulla, quando mi contesteranno un fatto mi dimetterò, ma siccome non ho commesso fatti scorretti, non ho commesso nulla, non mi dimetto», andava ripetendo qualche giorno fa in Transatlantico. Anche perché, disse «io posso disporre della mia coscienza e non delle decisioni politiche». Un concetto chiaro che ha continuato a ripetere anche ieri, uscendo dalla Procura. Dalle fila del Pd, intanto, Franceschini alza la voce e torna a chiedere una mozione di sfiducia contro il sottosegretario-indagato. «Se la prossima settimana la maggioranza vuole portare in aula i due decreti legge in scadenza, dovrà accettare anche il voto sulla mozione di sfiducia a Caliendo. E poi l ultimatum: «i capigruppo decidano entro lunedì».

13 ITALIA ::: LUTTO 13 Sabato 31 luglio 2010 commenta su Gli eroi dell Afghanistan L Italia si commuove per i suoi caduti Tutti i politici al funerale di Gigli e De Cillis. Il Cavaliere abbraccia il bimbo del maresciallo ucciso ::: ROMA!!! Nel giorno in cui Gianfranco Fini rimarca che, tra i motivi che lo hanno portato ad allontanarsi da Silvio Berlusconi, c è «la difesa di alcuni valori irrinunciabili quali l amor di patria», si apre un piccolo giallo che, con l amor di patria, una qualche attinenza ce l ha. Ieri mattina, ore 9. Aeroporto militare di Ciampino. Atterra il C-130 dell Aeronautica militare con a bordo le salme del primo maresciallo Mauro Gigli e del caporal maggiore capo Pier Davide De Cillis, i due militari italiani caduti in Afghanistan mercoledì. Sulla pista, ad attendere le bare ci sono le autorità. Come di prammatica, è prevista la presenza delle prime tre cariche dello Stato, del governo, dei generali di corpo d armata e dei parenti delle vittime. Le ultime tre categorie sono pienamente rappresentate (per l esecutivo i titolari della Difesa e della Pubblica amministrazione La Russa e Brunetta), mentre nella prima si registra una defezione. Perché il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano c è, così come il presidente del Senato Renato Schifani. Manca il presidente della Camera. Gianfranco Fini a Ciampino non si vede. Né manda uno dei suoi quattro vicepresidenti. Semplicemente, non c è, ed un ramo del Parlamento resta clamorosamente privo di rappresentanza. ::: EROI ITALIANI LO SCOPPIO FATALE Il maresciallo capo Mauro Gigli, 41 anni, del 32 Genio Guastatori di stanza a Torino, e il caporalmaggiore PierdavideDe Cillis, 33enne dibisceglie, sono morti mercoledì scorso per lo scoppio di un ordigno ad Herat, in Afghanistan. I due erano artificieri: dopo aver disinnescato un ordigno, sono saltati in aria per la deflagrazione di una seconda bomba IL SACRIFICIO PER I COMPAGNI Siipotizza cheloscoppio siastatoordinatocon uncomandoa distanza. Nel momento della deflagrazione, infatti, diversi militari italiani erano nella zona: proprio per questo la bomba sarebbe stata innescata. Dalle prime ricostruzioni, Gigli si sarebbe lanciato sull ordigno, in modo da attutire lo scoppio e salvare la vita ai compagni I FUNERALI SOLENNI Le salme dei due militari sono arrivate ieri all aeroporto di Ciampino, accolte dal presidente Napolitano. Dopo, sono state portate nella camera ardente del Celio, dove siè recato ancheil premierberlusconi. Nelpomeriggio, poi, le esequie solenni nella Basilica di Santa Maria degli Angeli IL SOSPETTO Un assenza fragorosa, che suscita più di un malumore tra i militari. Malumore che, complice l innata disciplina di chi indossa la divisa, non trova sbocchi né ufficiali né ufficiosi, ma che un po filtra. A molti non sfugge che, per le tre del pomeriggio, Fini ha in programma la conferenza stampa di risposta alla bolla di scomunica ricevuta giovedì sera dall ufficio di presidenza del PdL. E che il presidente della Camera abbia marcato visita perché impegnato a limare le due cartelle del discorso da leggere ai giornalisti è un sospetto che viene a molti. E che nemmeno la disciplina riesce a silenziare del tutto. Fini o no, si va avanti. Il portellone dell aereo si apre ed escono le bare avvolte nel Tricolore. Il trombettiere suona il silenzio. Gli unici rumori che si sentono sono il pianto di Marco, il figlio minore del maresciallo Gigli e le urla di dolore della madre del caporal maggiore De Cillis. Le salme vengono trasportate al Celio, dove dopo l autop - sia si allestisce la camera ardente. Dove si presenta, a pomeriggio inoltrato, anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il Cavaliere ci resta mezz ora, e a un certo punto si mette a se-. IN PATRIA PER L ADDIO A sinistra, i due figli di Mauro Gigli. Sotto, a sinistra il maresciallo Gigli e a destra il caporale De Cillis. Al centro, il feretro dei due caduti (Ap-Ansa-Ftg) dere vicino al piccolo Marco, ci parla un po a bassa voce e poi lo abbraccia forte. L ULTIMO SALUTO Ora delle sei, ci si sposta a Santa Maria degli Angeli per i funerali. Qui la rappresentanza istituzionale è al gran completo. Ci sono Napolitano, Schifani e Fini. Più dietro, Gianni Letta, La Russa, Casini e Bersani. Celebra l ordinario militare monsignor Vincenzo Pelvi, che paragona i due caduti ai «semplici del Vangelo» che hanno «trasmesso la linfa della vita». Ma monsignor Pelvi ha qualcosa da dire anche ai politici in prima fila: «È giusto», dice, «partecipare alle missioni della Nazioni Unite in aree di crisi». Perché se è «giustificabile» chiedersi in occasioni come queste se «abbia ancora senso che i nostri militari restino in quelle terre lontane», non si può però «seguire quelle tendenze emotive che potrebbero essere originate esclusivamente da egoismo e disimpegno». Alla fine del rito, la basilica si svuota. Facce meste, via di corsa sotto la pioggia. Quando esce Fini un capannello di persone che stazionano fuori dalla chiesa gli batte le mani e gli fa i complimenti. Lui fa un cenno e tira dritto. «Stai a vedere che si è portato la claque», sibila uno dei partecipanti mentre armeggia con l ombrello. Ma è solo una cattiveria che scivola via nella pioggia, insieme alle lacrime di questa giornata. M. G. Il Wall Street Journal sbugiarda i complottisti «Berlusconi non è un mafioso». Parola di Murdoch SENZA COPPOLA E LUPARA La pagina web del quotidiano Usa!!! Dunque il Berlusca in coppola e lupara, il picciotto mafioso incistato nella politica italiana, sarebbe solamente una suggestiva immagine letteraria. «Berlusconi non è un mafioso, ed è dai tempi dell eroe antimafia e magistrato Giovanni Falcone che i mafiosi non avevano vita tanto dura». Non lo dice Il Predellino, non l affer - ma Daniele Capezzone. No. Lo scrive, in un articolo al Wall Street Journal, Giulio Meotti, che solitamente verga articoli per Il Foglio di Giuliano Ferrara, assicurando che Berlusconi ha sferrato contro la mafia la lotta più dura degli ultimi dieci anni, nonostante per anni siano circolate voci su una sorta di patto tra la mafia e il premier. Voci sempre respinte da Berlusconi come vili sciocchezze. Nell articolo -in evidenza sulla versione web del WSJ- si ricordano i numerosi ed importanti arresti compiuti da quando il ministro dell Interno Roberto Maroni ha dichiarato guerra totale alla mafia, tra i quali spiccano quelli dei capi dei casalesi dei quali parla Saviano in Gomorra, ma anche Giuseppe Bastone, catturato in un nascondiglio sotterraneo e il numero due di Cosa Nostra, Domenico Raccuglia. Meotti ricorda come Berlusconi abbia esteso il 41 bis, compiuto sforzi per espropriarne i beni e controllare i finanziamenti delle mafie, diventate ormai vere e proprie imprese finanziarie. La battaglia che si è svolta in Sicilia negli ultimi 50 anni conclude l articolo di Meotti mostra che lo stato italiano se prende di mira la mafia con tenacia e serietà può vincere. Se dobbiamo giudicare questa tragedia italiana, che è la storia della mafia, dai fatti, allora Berlusconi è probabilmente il più grande persecutore della mafia in tutte le sue incarnazioni. Ora, dopo gli elogi inaspettati sul modello italiano nelle gestione della crisi economica di parte della stampa tedesca, quel che colpisce è che il ribaltamento dello stereotipo negativo berlusconiano arrivi dritto dal Wall Street Journal che, però, nel contempo sottolineava come la rottura tra presidente del Consiglio e presidente della Camera giungesse in un momento di calo per il centrodestra in termini di consenso. E il suddetto WSJ è di proprietà di Rupert Murdoch, di solito mai troppo tenero nei confronti del Presidente del Consiglio italiano. Finora, almeno. F.SPE.

14 14 Sabato 31 luglio 2010 commenta su Reali del Qatar in divieto di sosta: ganasce alla Lamborghini ::: LONDRA!!! Ganasce al real bolide. Perchè anche i ricchi - ricchissimi, straricchi - piangono. A Londra due membri della famiglia reale del Qatar avevano parcheggiato le loro lussuose quattro-ruote di fronte ai magazzini Harrod s. Che la Qatari Holgings, la società che rappresenta i sovrani del Qatar, ha acquistato ad aprile per circa 1,8 miliardi di euro da Mohamed al Fayed. I due reali sono entrati nel grande magazzino, in Knightsbridge, e hanno lasciato le due auto di lusso - una Lamborghini Murcielago LP670-4 SuperVeloce dal valore di 420 mila euro e una Koenigsegg CCXR da 1,5 milioni di euro, di cui ce ne sono sei in tutto il mondo - proprio di fronte all entrata del negozio. Peccato, però, che i due bolidi fossero in divieto di sosta. E così la polizia inglese ha deciso di ricorrere alle ganasce: per liberare le due supercar i reali hanno dovuto pagare una multa di circa 400 dollari. Operazione beccato e premiato Orologi gratis a Napoli per chi guida senza casco Singolare campagna di sensibilizzazione: la Regione acquista 2mila Swatch da regalare ai giovani centauri a testa scoperta ::: segue dalla prima SIMONE SAVOIA. (...) del lungomare, meta obbligatoria per i visitatori italiani e stranieri, davano degli orologi da polso di scarso valore ai turisti che uscivano per visitare il centro storico. Precauzione adottata per evitare che gli ospiti portassero al polso i loro Rolex o altri preziosi, preda ambita dagli scippatori. Era il gesto disperato di una categoria, quella degli operatori turistici, colpiti in modo macro dalla microcriminalità. In questi giorni gli orologi ritornano. Massimo Gramellini ne ha scritto da par suo su Buongiorno, la sua tradizionale rubrica, sulla prima pagina della Stampa di ieri. La Regione Campania, dopo aver lanciato la crociata contro i costi inutili della politica e aver abbracciato tagli a spese inutili e rami secchi, che fa? Con un iniziativa congiunta del Garante dell infanzia e dell adolescenza Gennaro Imperatore e del Consiglio regionale, donerà dei simpatici orologi da polso a chi gira in città sulle due ruote senza casco. Non è uno scherzo: il vigile che fermerà un centauro a testa scoperta consegnerà, assieme alla multa, il simpatico gadget con una scritta sul cinturino, Senza casco ho le ore contate. L iniziativa è organizzata nell ambito di una campagna di sensibilizzazione e di educazione al rispetto del codice della strada per la sicurezza propria e degli altri. Cioè un inizia - tiva di un Istituzione territoriale come il Consiglio regionale della Campania premia chi commette un infrazione al codice della strada per educare al rispetto del codice stesso. Per cui, soprattutto i giovanissimi recidivi senza casco che sfrecciano per le strade di Napoli senza curarsi granchè dei pedoni, avranno un monito terribile ogni volta che si guarderanno il polso. Visto che la multa è il simbolo della lentezza della giustizia italiana, si possono immaginare frotte di centauri che saranno consapevoli che il pagamento sarà rimandato alle calende greche. Con questa consapevolezza potranno mettere su una piccola rivendita di questi orologi figli delle multe per guida senza casco. Magari sbeffeggiando la seccia, la sfortuna che porta il monito stampato sul cinturino Senza casco ho le ore contate. E se già prima uno poteva sentirsi lo scemo del villaggio a indossare il casco, ora senza orologio sarà anche privo di uno status symbol obbligatorio. Quindi uno scemo del villaggio, e pure sfigato. Vedetevi la scena come al cinema: paletta, il vigile ferma il centauro, il motorino accosta, multa e tac! orologio in omaggio al gentile guidatore che ringrazia, mette in moto e se ne va fischiettando. E fin qui l aspetto ludico della vicenda. Poi in realtà c è quello drammatico, figlio delle contraddizioni di Napoli, città complessa e difficile. Nel 1997 Vincenzo Esposito, 21 anni, nipote del boss di camorra Gennaro Licciardi a scigna, venne ucciso per errore nel Rione Monterosa, periferia nord di Napoli, perché arrivò a bordo di una motocicletta indossando un casco integrale, quello con la visiera che copre completamente la faccia. Le sentinelle. QUATTRO OROLOGI Sopra: il garante dell adolescen - za, Gennaro Imperatore, che insieme al Consiglio regionale della Campania è l ideatore dell inizia - tiva. A lato: un intera famigliola napoletana va a fare shopping in motorino. Tutti, ovviamente, senza casco (Fotogramma) camorriste del rione scambiarono Esposito per il killer di un clan rivale e gli spararono. Ancora oggi, se si viaggia sulle due ruote in alcuni quartieri sia in centro che in periferia, è altamente sconsigliabile usare il casco integrale. Molto meglio la scodella che copre il capo, ma permette di essere visti in faccia. Quando si indossa un casco integrale, la possibilità di essere fermati sia dalla polizia che dalle senti- nelle della camorra è molto alta. Tornando all iniziativa del Garante dell adolescenza e del Consiglio regionale campani, basti pensare che in un anno il Comune di Napoli eleva circa 600 contravvenzioni ai centauri per casco non indossato o uso di casco non regolamentare, non omologato. D ora in poi ogni multa un orologio in omaggio. Il comune di Bari ha invece lanciato il mese scorso l iniziativa Ma cce ttìne ngap? (Che hai in testa?)- Usa il casco. Dopo aver pagato la multa, il centauro al momento di ritirare il motorino o la moto dal fermo amministrativo riceve in omaggio un casco. Ma prima paga. Invece a Napoli, dove l orologio arriva subito, per la multa si vedrà. Da buon napoletano immagino che ora dovrei darvi i numeri da giocare al lotto. ma non lo farò. Quelli li dà già abbondantemente la mia pazza, paradisiaca, infernale Napoli. Ai consiglieri regionali della Campania una domanda: Ca v ate mise n capa? POCA SICUREZZA Forcella contro le baby gang «Bossi salvaci» FORCELLA (NAPOLI) Prima c era soltanto l azzurro dei drappi e delle bandiere del Napoli calcio a far da sfondo al quartiere di Forcella, cuore del cuore antico della città. Da oggi il colore cult dei napoletani potrebbe essere sostituito da un insospettabile verde padano, simbolo di una Lega Nord che ormai sembra far breccia là dove meno te lo aspetti. Perché? Semplice: ragioni di ordine pubblico e sicurezza, necessità di tutela dei livelli minimi della civile convivenza hanno spinto i cittadini del mitico quartiere partenopeo a lanciare un appello a Umberto Bossi e a Roberto Maroni, ministro degli Interni. Sono esasperati, stremati dalle baby gang che infestano l area attorno a Castel Capuano e via Pietro Colletta al calar del sole: sciamano da ogni dove, arrivano a bordo di motorini e baby car occupando strade e marciapiedi, sparano al massimo il volume degli hi-fi, bevono, urlano, si prendono a botte e, se osi protestare, rischi pure di tornare a casa con i denti rotti: se non peggio. Un tempo era inconcepibile tutto ciò, ci si rivolgeva al boss (Forcella era il regno del clan Giuliano) della zona che nel volgere di pochi minuti sistemava la faccenda: oggi, dopo essersi rivolti al sindaco chissà quante volte, al prefetto, al questore e ai carabinieri, per il Comitato civico delle lenzuola bianche non è rimasta altra scelta che sperare nell emisfero antropologico opposto, la celodurista Lega padana. «Siamo esasperati» dice Armando Simeone, leader del comitato «siamo pronti a organizzare anche le ronde. Abbiamo mandato l enne - sima lettera alla Iervolino e al prefetto. Se non ci sarà ancora risposta andremo da Bossi». Qualcosa, tutto questo, vorrà pur dire. PEPPE RINALDI Bibione (Ve) Bimba disabile cacciata dall albergo perché disturbava i clienti. Risarciti i genitori ::: BIBIONE (VENEZIA)!!! Da una parte c è una famiglia che era lì per le vacanze e voleva solo godersele. Dall altra ci sono gli albergatori che respingono le accuse. E che cercano di chiudere in fretta la situazione, probabilmente per arginare i danni. Il fatto, comunque resta. Nei giorni scorsi a Bibione, in provincia di Venezia, una famiglia di Bassano Del Grappa ha deciso di concludere in anticipo le ferie. E di rinunciare alla settimana al mare programmata: la coppia ha una figlia di quattro anni, affetta da una disabilità congenita che non le permette di esprimersi se non attraverso gesti e vocalizzi. Vocalizzi che, a quanto pare, gli albergatori non avrebbero gradito. Per questo avrebbero chiesto - secondo quanto denunciato dai genitori all Unione dei Consumatori del Veneto - di far mangiare la bimba in orari diversi da quelli previsti. Per evitare che gli altri clienti potessero essere disturbati. La coppia ha deciso, a quel punto, di lasciare l hotel. Che però, legge alla mano, ha imposto il saldo di una penale, vista la fine anticipata delle vacanze. Cinquecento euro tondi tondi. Che i coniugi hanno versato, per evitare ulteriori litigi. Ma che ora, però, pretendono di riavere. «Come si fa a dire che la piccola disturbava gli altri clienti dell'albergo quando ci sono bambini che strillano, piangono, fanno capricci e a nessuno viene in mente di allontanarli?», si chiede il presidente dei Consumatori veneti Antonio Tognoni. «I genitori - ha aggiunto - sono persone dignitosissime che vogliono riavere solo quei 500 euro per non subire, oltre al danno, anche la beffa. Questa è una vicenda inaccettabile che viola anche la legge contro le discriminazioni». Diversa la versione dei gestori, che hanno raccontato che la bimba, durante il pranzo, ha iniziato a urlare e strillare per una decina di minuti, prima che la madre la portasse fuori. A quel punto, la titolare avrebbe dato la disponibilità della struttura per far mangiare la bimba in orari diversi da quelli stabiliti. «Come facciamo con tutti i clienti che hanno esigenze particolari», dicono. Versioni diverse, quindi. Unica, però, la conclusione. Ovvero la restituzione dei 500 euro e il mea culpa della locale associazione degli albergatori. «Siamo dispiaciuti per l accaduto, porgiamo le nostre scuse e speriamo che la famiglia voglia ritornare», ha detto il presidente dell associazione Gianni Carrer. Mentre l assessore veneto al Turismo Marino Finozzi ha confessato «di essersi sentito stringere il cuore e vergognato» appena saputo della vicenda.

15 15 Sabato 31 luglio 2010 commenta su Ammazza il marito a coltellate e poi si uccide col veleno ::: AREZZO!!! Ha colpito il marito con un arma da taglio, forse un punteruolo. Un colpo alla gola, fatale. Dopo ha ingerito un flacone di pillole, tentando di uccidersi. Ed è morta ieri in ospedale. È successo a Bucine, in provincia di Arezzo. Giovedì sera, verso le 21, Pierlaura Onis, 55 anni, ha ucciso in casa il marito 65enne, Giuseppe Carboni. Il fatto è stato scoperto dalla figlia Jessica che abita nell appartamento sopra i genitori. Subito la madre, ancora viva, è stata portata in ospedale. Ma la quantità di barbiturici ingerita non le ha lasciato scampo. La donna, secondo le prime ricostruzioni, soffriva da tempo di depressione. La famiglia era molto conosciuta in paese, dove i coniugi erano titolari una carrozzeria. Secondo alcuni vicini, la tragedia sarebbe stata provocata dalle vacanze: lui, a quanto pare, sarebbe andato con i nipotini in montagna con il camper, mentre lei sarebbe rimasta a casa. Da qui la lite che ha portato all omicidio-suicidio. Il capitolino Carissimi padani, a dirvi di star zitti vi facciamo un favore ::: MARCO GORRA ROMA!!! Vedi, caro padano, qui non è che ti si stia dicendo che devi tacere perché hai torto o perché non siano veri e fondati i motivi del tuo malcontento. Sarebbe da disonesti, e pertanto non si fa. Se ti si sta dicendo di tacere, caro padano, è per il tuo bene. Perché, ultimamente, hai dimostrato di non brillare quanto a sagacia e di avere la tendenza - di certo inconsapevole - a dare una mano a colui contro cui muovi battaglia. Il perché di questo è presto detto: vedi, caro padano, a uno di Roma su tutto lo puoi toccare fuorché sull orgoglio patrio. Il romano, come chiunque abbia avuto in sorte di venire al mondo sotto campanili di una qualche rilevanza, si nutre di un etnocentrismo innato e feroce, di uno sciovinismo da texano di ultradestra, di un amor patrio che sconfina nel fondamentalismo. E, se viene toccato lì, diventa una bestia. M hai provocato... Ecco, caro padano: alla luce di quanto succintamente esposto sopra, starai capendo che, a muoversi come hai fatto finora, rischi di scatenare la bestia. E Roma ladrona di qua, e Roma terrona di là, e il Gran premio delle bighe di su, e Totti di giù. Parla, se proprio devi, di federalismo e di quattrini. Là, stai sicuro, nessun romano ti verrà mai a rispondere per le rime, fondamentalmente perché non ne ha voglia. Ma se la butti sui simboli e sui sentimenti aspettati di tutto, anche più di un semplice manifesto. Perché vedi, caro padano, a provocazione si risponde con provocazione. E allora ci sta tutto, a partire dai anni di storia. Ci sta il senato, ci sta il popolo, ci sta la civiltà e ci stanno le radici. E ci starebbero pure le quadrate legioni e i fatali colli, se è per questo, ma meglio soprassedere per motivi di opportunità. Ci sta, in una parola, la camionata di retorica (contributo alla costruttività ed alla serietà del dibattito meno di zero, sia chiaro) che da un paio di giorni urla l orgoglio strapaesano da ogni muro di Roma.... e mo me te magno E il bello, caro padano, è che a rendere credibile questa meravigliosa, imperiale cialtronata cartacea sei stato tu, legittimandola preventivamente e fornendo il più inatteso degli assist. E, come si dice da queste parti, ce devi sta. Ce devi sta, caro padano. Perché tu avrai tutte le ragioni del mondo per avercela coi romani. Ma stuzzicarli sui sentimenti è l unica cosa che non puoi permetterti. Anche perché, come si nota con arguzia qui a fianco, il metodo capitolino è assai ricalcato su un certo proto-leghismo d an - tan. E offrire al nemico, oltre all occasione, anche le armi per farsi attaccare tanto lungimirante non è. Al romano non lo devi toccare sui sentimenti, perché dai e dai lui a un certo punto non ce la fa più e ti dice che qui ci sono tremila anni di storia e lì da te, bene che vada, c è la tangenziale di Caronno Pertusella. E ce devi sta, caro padano. Da giorni il centro della Città eterna è invaso da migliaia di manifesti anti-lega firmati dall estrema destra!!! «Fannulloni, ladroni, terroni? Taci padano. Noi siamo Roma anni di storia. Senato e popolo. Merito e qualità. Repubblica e democrazia. Radici civiltà e futuro d'italia» e nel bel mezzo del manifesto campeggia il simbolo della lupa. Così Il Popolo di Roma, movimento di estrema destra molto radicato nella capitale, attacca il Carroccio reo di portare avanti da anni le proprie battaglie poggiando sugli stereotipi legati Roma. «Rossi e i padani devono tacere e si devono ricordare che noi siamo Roma, tremila anni di storia. Siamo radici, civiltà e futuro d Italia. Siamo tradizione e cultura, non un invenzione come la Padania». Non è la prima volta che questo movimento s inventa cartelloni bizzarri. Era già accaduto un anno fa, contro la fiction ARRESTATI SEI GIOVANI NELLA CAPITALE Romanzo Criminale : «La tua vita non è un Romanzo criminale. Diventa protagonista della Rivoluzione identitaria»era lo slogan su oltre 50mila manifesti. L iniziativa anti-lega ha subito scatenato un dibattito attorno le ragioni dell una o dell altra parte. Fa bene la Lega, a ribadire come il centralismo abbia frenato la crescita del Paese? O hanno ragione i romani quando sottolineano il ruolo cruciale della loro città nella storia della nazione? In questa pagina, Libero propone due punti di vista privilegiati, quello di un capitolino e di un padano, che espongono ognuno le proprie ragioni. Una baby gang s ispirava alla banda della Magliana ROMA Si chiamavano come i protagonisti di Ro - manzo criminale e si ispiravano alla storia della Banda della Magliana per compiere le loro malefatte. Sei giovani tra 18 e 21 anni sono stati arrestati ieri dai carabinieri per estorsione, sequestro di persona, usura e lesioni personali aggravate. La gang aveva seminato il panico per le strade dei quartieri Boccea, Aurelio e Primavalle, dove i balordi commettevano violenze verso altri giovani. Tutti i componenti della banda avevano un soprannome e stavano agli ordini de Il Freddo, quello che nel libro e nella serie tv era l alias di Maurizio Abbatino, uno dei leader del gruppo degli anni 70. I ragazzi veneravano il capo, tanto da mettere la sua foto come sfondo dei loro cellulari. Gli arresti, arrivati dopo due anni di indagini, erano partiti dalla denuncia di un ragazzino, vessato, derubato e sequestrato dai malviventi. RI. CA. Il nordista Che fantasia romani, avete solo copiato gli slogan leghisti ::: GIULIANO ZULIN!!! Non hanno inventato niente di nuovo a Roma. Negli anni 80 la Lega ha conquistato voti proprio grazie a manifesti simili: Paga e tas, lùmbard, Paga e tasi, veneto polenton. Che fantasia il Taci padano che campeggia per le vie della capitale...in pratica hanno legittimato quasi trent anni di bossismo. Dà fastidio quando qualcuno sottolinea le cattive abitudini, vero? Cari romani, dovete tirar fuori la storia di tremila anni fa per legittimarvi? Nessuno mette in discussione che Roma è fra le culle della civiltà. Nessuno si sogna di dubitare dell eternità della vostra città. Però le critiche nordiste non si riferiscono agli abitanti della capitale, sempre simpatici. È la politica che vi frega, cari romani. Sappiamo che vi dà da mangiare, che centinaia di migliaia di persone passano le giornate appresso a politici o presunti tali. Sappiamo anche però che esistono un sacco di figuri che passano le giornate a fissare appuntamenti con dirigenti, assessori o deputati. Tra l altro senza risolvere niente. Possiamo arrabbiarci? Immobile Sì, perché la cosa che più fa imbestialire uno che vive sopra il Po, è l indecisione. L im - mobilismo. Sono poche le certezze al mondo. Ebbene, una è che tutto quello che passa da Roma s insabbia. Fra le stanze del potere. Fra le scrivanie dei cosiddetti boiardi. Fra la svogliatezza di parecchi dipendenti che, tanto, lo stipendio lo prendono lo stesso. Anche se trascorrono le giornate a decidere cosa mangiare a pranzo o a cena. Cosa regalare agli amici. Dove passare il week-end. Dove prenotare le vacanze. Come dicono dalle parti del Tevere: «Chi li ammazza...». Siamo contenti per voi, ma chi paga tutto questa dolce vita? La domanda è quasi pleonastica. Si sa che il Nord paga per tanti. Mantiene mezza Italia. Mantiene soprattutto i fannulloni della politica. Mantiene chi predica bene, ma razzola male. La Capitale è lenta, mentre il Nord è rock. Chiunque approdi a Roma rallenta su tutto, tranne che sui divertimenti. Il problema dunque non è romano, ma nordista. Se lombardi, veneti e piemontesi si sentono sfruttati è colpa loro. Perché continuano a pagare. Hanno ragione quelli del Popolo di Roma a dire Taci padano. Infatti non dovrebbe nemmeno parlare, ma agire. Vediamo se, per un mese, i romani si ritrovassero senza le uova d oro della gallina padana...t immagini, la faccia che farebbero, se da domani davvero, davvero tutti i padani smettessero...di pagare per gli altri. Divisi per scelta Senza soldi, cari romani, fareste più fatica a parlare di storia. A rivendicare una superiorità, insita pure nell inno di Mameli, che non esiste. Se è vero che Roma ha civilizzato l Eu - ropa, la stessa Roma ha frenato l unità d Ita - lia. Gli italiani hanno dovuto aspettare la prima guerra mondiale e il fascismo per sentirsi tali. Era lo Stato della Chiesa, quindi Roma appunto, che non voleva cedere il potere temporale, che ha impedito l unificazione per secoli. Ora, dopo mille e cinquecento anni divisi fra Repubbliche gloriose, ducati, granducati e regni con tanto di re e regine, non si può parlare di Senato romano. Romolo e Remo non pagavano le tasse. Il Nord sì. E tante.

16 16 Sabato 31 luglio 2010 commenta su Messico violento Troppo pericolosa Gli Usa scappano da Ciudad Juárez Chiuso il consolato americano. La decisione dopo il ritrovamento in strada di 8 teste mozzate e l omicidio di una dipendente ::: MAURIZIO STEFANINI!!! Ignacio Coronel Villareal, alias El Nacho Coronel, alias Don Nacho, alias El rey del cristal per la sua speciale competenza nella produzione delle metanfetamine oltre che nel traffico di cocaina colombiana, eroe di almeno due canzoni popolari, numero tre del Cartello di Sinaloa dietro a quel Joaquín "El Chapo" Guzmán che finì addirittuira nella lista Forbes dei miliardari e a Ismael Mayo" Zambada, ricercato con due taglie di 2,3 milioni di dollari del governo messicano e di 5 milioni dell Fbi, è stato ucciso l altro ieri all età di 55 anni, durante un conflitto a fuoco con soldati dell esercito messicano nei dintorni di Guadalajara. «Individuo armato e pericoloso», aveva avvertito si du lui la stessa Fbi, mentre l agenzia Usa anti-droga Dea aveva ordinato ai suoi agenti: «Non provateci neanche ad arrestarlo». Ovvero, uccidere a vista. Infatti, secondo la versione ufficiale del governo messicano, sarebbe stato lui per primo a sparare, uccidendo un militare e ferendone un altro prima di essere coplito a sua volta. Un risultato comunque salutato come un successo dal presidente Felipe Calderón, subito arrivato in visita alla zona: «Continueremo fermi nella lotta alla delinquenza, che danneggia le nostre società e le nostre comunità». Ma appena 48 ore prima ben otto teste umane tagliate erano state ritrovate in quattro posti diversi della periferia nord di Durango. E nella città di confine di Ciudad Juárez gli annunci trionfali del governo messicano non hanno impedito al consolato statunitense di annunciare la propria chiusura «fino a quando non sarà stata completata una revisione delle misure di sicurezza». Lo scorso 13 marzo una dipendente statunitense del consolato, suo marito e un messicano che lavorava per lo stesso consolato erano stati uccisi in agguati di narcos ai loro veicoli. Quello era l unico consolato cui cittadini messicani potevano chiedere residenza negli Stati Uniti, la notizia è destinata a rendere ancora più delicato un momento già di per sé di gravi. MACABRA ESPOSIZIONE L ultimo macabro spettacolo per le vie di Ciudad Juarez, considerata una delle città più pericolose al mondo. I criminali espongono le teste dei loro nemici come ammonimento (Ap) tensioni. Da una parte, la preoccupazione per la crescente violenza dei narcos spinge infatti a misure di chiusura delle frontiere come quelle che sono state approvate in Arizona. Dall altro, c è lo scandalo della Mac: una società Usa produttrice di cosmetici che le proteste hanno appena convinto a rinunciare a una campagna pubblicitaria che si ispirava alla tragedia del genocidio di Ciudad Juárez : la misteriosa catena di delitti, che dal 1993 ha portato all uccisione di un numero di donne variamente stimato tra le 388 e le Una linea di rossetti Sonnambula, Fabbri- ca, Città Fantasma, Città di Frontiera, con fotografie di donne fantasmatiche o nottambule. Ciudad Juárez è d altronde un simbolo della tragedia di tutto il Messico, dove da quando l 11 dicembre del 2006 Felipe Calderón decise di mandare contro i cartelli dei narcos le forze armate, sono state le vittime di quella che è ormai definita Guerra della Droga. Eppure, la violenza non impedisce all economia messicana di avere proiezioni di crescita oltre il 5%. E neanche al turismo di continuare con un boom che vede curiosamente gli stranieri sostanzialmente immuni dagli scambi di pallottole in cui i messicani cadono invece in massa. FRANCIA Sarko all attacco: stranieri criminali? Via la cittadinanza Ritirare la cittadinanza ai criminali stranieri. È la proposta lanciata dal presidente francese Nicholas Sarkozy, che da Grenoble ha annunciato di voler presentare un provvedimento per privare del diritto di cittadinanza i francesi di origine straniera condannato per reati di violenza contro contro le forze dell'ordine o altri pubblici ufficiali. Parlando nella città della Francia sud orientale, teatro alcuni giorni fa di una nuova ondata di violenze tra polizia e abitanti della banlieu, il presidente francese ha poi proposto che i ragazzi nati in Francia da genitori stranieri non possano ottenere la cittadinanza una volta compiuti i 18 anni di età se si sono macchiati di reati. «Non dobbiamo esitare a rivedere le condizioni per ottenere il diritto ad acquisire la cittadinanza francese», ha dichiarato Sarkozy, spiegando che «dovremmo avere il coraggio di togliere la nazionalità francese a quelle persone nate all'estero che abbiano intenzionalmente cercato di uccidere un agente di polizia, un gendarme o qualunque altro rappresentante dell'autorità pubblica». A Grenoble Sarkozy è stato anche duramente contestato. Alcune centinaia di persone hanno inscenato una manifestazione urlando slogan contro il presidente del tipo Grenoble è uguale a Chicago. E al Capone è uguale a Sarkozy. I manifestanti hanno protestato anche contro «la politica spettacolo» del capo dello Stato.

17 17 Sabato 31 luglio 2010 commenta su Tensioni in Terrasanta Israele vuol lasciar senz acqua il Santo Sepolcro Gerusalemme pretende bollette e arretrati dal Vaticano: ennesima puntata della battaglia sui beni della Chiesa ::: CATERINA MANIACI!!! Non avete pagato l acqua corrente fino a oggi? Ora la pagherete e con tutti gli arretrati, altrimenti vi sarà tolta. Questo, in estrema sintesi, sarebbe quanto minacciano le autorità municipali alle chiese di Gerusalemme, ossia di tagliare il rifornimento d acqua alla basilica del Santo Sepolcro. Una notizia diffusa dall agenzia Asianews, ricevuta da fonti della basilica stessa e che sta gettando nello sconforto le varie Chiese cristiane le quali, come da antica tradizione, insieme gestiscono il Santo Sepolcro. E non sempre in armonia, come dimostrano anche recenti fatti di cronaca, con preti e monaci di diverse professioni che se le danno di santa ragione proprio dentro la basilica. Sin da quando è cominciata ad arrivare l acqua corrente nella zona, tutti i governi che si sono succeduti hanno fornito acqua al luogo sacro senza pretendere pagamenti, quale servizio pubblico ai pellegrini e cortesia per i religiosi, cattolici e non, che custodiscono ed officiano nel santuario. Così hanno fatto il governo britannico della Terra Santa ( ), quello giordano ( ) e finora anche quello israeliano. Senonché le autorità municipali israeliane ora passano alla minaccia di tagliare l acqua per farsi pagare, non solo nel futuro ma anche per tutta quella fornita a partire dal Fatto curioso - rileva sempre Asianews - è che le domande di pagamento vengono indirizzate ad un ente inesistente, la chiesa del Santo Sepolcro. Una tale amministrazione non esiste, visto che l antichissima basilica - costruita sul luogo che la tradizione indica come quello della crocifissione, sepoltura e resurrezione di Gesù - è retta dal peculiare regime giuridico internazionalmente riconosciuto dello "Statu quo". Il quale prevede che spazi, tempi e funzioni vengano ripartiti tra la chiesa cattolica, rappresentata dalla francescana Custodia di Terra Santa e diversi gruppi di monaci non cattolici, greci e armeni anzitutto, ma anche copti, etiopi e siri ortodossi. Proprio per la sua natura complessa, con tanti e diversi utenti, sarebbe molto difficile far pagare ::: LA BASILICA IL LUOGO La basilica del Santo Sepolcro, chiamata anche la chiesa della Resurrezione, è una chiesa cristiana di Gerusalemme, costruita sul luogo che la tradizione indica come quello della crocifissione, unzione, sepoltura e resurrezione di Gesù. LE MURA Attualmente è ricompresa all'interno delle mura della città vecchia di Gerusalemme, al termine della Via Dolorosa, e inglobasia quellache èritenuta la «collina del Golgota», luogo della crocifissione, sia il sepolcro scavato nella roccia, dove il Nuovo Testamento riferisce che Gesù fu sepolto. ACQUA CORRENTE Sin da quando è cominciata ad arrivare l'acqua corrente nella zona, tutti i governi che si son succeduti hanno fornito acqua al Santo Sepolcro senza pretendere pagamento, quale servizio pubblico ai pellegrini e cortese attenzione per i religiosi, cattolici e non, che custodiscono ed officiano il Santuario. l acqua al Santo Sepolcro, da quella fornita agli spazi comuni a quella per ogni singolo settore e poi si dovrebbero installare impianti distinti con i rispettivi contatori per permettere di esigere da ciascuno dei gruppi di monaci il pagamento relativo al proprio consumo. Insomma, un gran guazzabuglio. La speranza diffusa è che si tratti di un iniziativa non ben ponderata e che ci sarà un ripensamento, tanto che la Santa Sede STAGIONE DEI MONSONI VALORI Un prete ortodosso prega di fronte al Santo Sepolcro La - presse potrebbe chiedere un intervento del governo israeliano per risolvere la questione. In attesa di un chiarimento, di una smentita o di una conferma, bisogna ricordare che la vicenda si muove sullo sfondo della ingarbugliata situazione fiscale-giuridica tra lo Stato vaticano e quello Pakistan devastato dalle alluvioni Più di 400 morti in tre giorni È di almeno 397 morti il bilancio delle alluvioni e delle piogge che flagellano il Pakistan da oltre tre giorni. La situazione più grave si registra nella provincia nord occidentale di Khyber-Pakhtunkhwa, colpita dalle peggiori inondazioni dal 1929, dove le vittime sono almeno 313 e le autorità hanno proclamato lo stato d'emergenza. Centinaia di soccorritori sono al lavoro nelle regioni montuose del nord ovest, dove le frane provocate dalle abbondanti piogge hanno sepolto interi villaggi e bloccato le principali vie di comunicazione. Secondo le cifre ufficiali, nella sola provincia di Khyber-Pakhtunkhwa circa 400mila persone sono state costrette a lasciare le loro abitazioni. Come gran parte dell'asia meridionale, anche il Pakistan attraversa ogni anno la stagione dei monsoni, che provocano piogge e inondazioni. israeliano. In ballo c è la negoziazione di un accordo globale, cioè una risoluzione di tutte le rivendicazioni sullo statuto fiscale della Chiesa in Israele, su questioni riguardo le proprietà ecclesiastiche e su altri aspetti di natura economica, ad esempio la partecipazione dello Stato nel finanziamento di scuole cattoliche e ospedali. Nel 1993 fu siglato lo storico Accordo Fondamentale, che è la base per le relazioni fra Santa Sede e Israele. Questo documento obbliga le due parti a negoziare il famoso e non raggiunto accordo globale. Regolarmente si riunisce la Commissione permanente di lavoro fra Santa Sede e lo stato d Israele ; si fa qualche passo avanti, ma spesso le riunioni sono rimandate, o si avvitano su qualche secondario aspetto tecnico. Gli ottimisti sostengono che il fatto che la Commissione continui a svolgere le sue funzioni è già di per se positivo e che i risultati ci saranno. I pessimisti scuotono la testa e prevedono solo lungaggini burocratiche e continui contenziosi, come quello in cui minaccia di trasformarsi il caso delle bol - lette mancanti al Santo Sepolcro. ROTTA TREGUA Dopo due anni razzo di Hamas su Ashkelon Un missile sparato dalla Striscia di Gaza ha colpito ieri la zona abitata di Ashkelon, senza provocare feriti ma interrompendo un lungo periodo di calma nella cittadina costiera israeliana. Si tratta infatti del primo missile che colpisce la zona dai tempi dell'operazione «Piombo Fuso», l'offensiva di tre settimane condotta dall'esercito israeliano nell'inverno nella Striscia di Gaza. Negli ultimi mesi vi sono stati sporadici lanci di missili da Gaza ma in maggioranza hanno colpito le zone rurali nei pressi del confine. Il braccio armato di Hamas, le Brigate Ezzedin al-qassam, ha rivendicato la paternità del lancio. Dopo questo attacco, nella stessa regione se ne sono avuti altri tre: la deposizione di un ordigno lungo reticolati di confine fra Gaza ed Israele; il lancio di un razzo Qassam verso un insediamento ebraico del Neghe; e la esplosione di due colpi di mortaio nella zona del Kibbutz Nirim, a breve distanza dalla striscia di Gaza. Intanto gli uomini della polizia egiziana hanno rinvenuto un deposito segreto di armi e munizioni a poca distanza dal confine con la Striscia di Gaza. Gli agenti hanno sequestrato un ingente quantitativo di armi pronte a essere portate illegalmente a Gaza attraverso i tunnel sotterranei costruiti illegalmente dai palestinesi. La scoperta è avvenuta in una zona deserta del nord della penisola del Sinai, a sud della città di al- Arish. Gli incendi distruggono 3 villaggi Quaranta gradi, vodka e bagni avventati In Russia il caldo fa centinaia di morti TEMPERATURE ANOMALE Cittadini russi tentano di spegnere il fuoco Ap ::: SIMONA VERRAZZO!!! Difficile immaginare la Russia attanagliata dal caldo torrido, con temperature che sfiorano i 40 gradi, incendi che distruggono interi villaggi e centinaia di vittime provocate da un ondata di calore eccezionale a quelle latitudini. Eppure sono almeno 25 le persone morte in Russia e migliaia gli sfollati che hanno dovuto lasciare le loro abitazioni, bruciate dalle fiamme che divampano nei boschi seccati dal caldo-record di queste settimane. Per cercare di arginare l avanzata del fuoco, nella notte tra giovedì e venerdì, si è riunito il gabinetto di crisi, con i rappresentanti dei ministeri di Trasporti, Ambiente, Agricoltura e Interni, con loro anche gli uomini di altri servizi federali. Il presidente russo, Dmitry Medvedev, ha autorizzato l impiego dell esercito. Il premier, Vladimir Putin, si è recato nel villaggio di Verkhnyaya Vereya, 500 km a est di Mosca, dove tutte le 341 case sono andate bruciate e dove sono morte cinque persone. Il primo ministro ha assicurato a ogni abitante un risarcimento di rubli (quasi euro). Nella città di Voronezh, 500 km a sud di Mosca, sono stati evacuati i 900 pazienti dell ospedale e dodici campi estivi che in totale ospitavano bambini. Le province più colpite sono quelle di Voronezh, Nizhny Novogorod e Mosca. La parte interessata è la Russia europea centrale. Giovedì nella capitale si è toccata la temperatura record di 38.2 gradi, la più alta da 150 anni. È da circa un mese e mezzo che un eccezionale ondata di caldo che si è abbattuta sulla Russia. A metà luglio, il presidente della Federcalcio russa, Sergei Fursenko, ha disposto il temporaneo stop delle partite di campionato già in corso (per il freddo invernale il calendario è anticipato), programmando per la prossima stagione una pausa durante il periodo estivo. Viste le temperature, gli incontri si disputano soltanto nel tardo pomeriggio. Tra le conseguenze di questo eccezionale clima, anche le migliaia di persone morte affogate. Tra la metà di giugno e la metà di luglio, il caldo ha provocato oltre annegamenti, per lo più sono ubriachi e bambini che si buttano in acqua per trovare un po di refrigerio. Nella sola giornata del 20 luglio, ha annunciato il ministero dell Emergenza, si sono contate 71 vittime affogate mentre cercavano di sfuggire alla canicola. In diversi casi si è trattato di malori, in altri di imprudenza, ma nella maggior parte sono persone ubriache che perdono conoscenza in acqua e annegano.

18 18 Sabato 31 luglio 2010 commenta su Colpi di calore Le eroine di Bira e Calippo picchiano le rivali invidiose Botte fra le protagoniste del video di Sky e altre ragazze del quartiere I due astri nascenti non si smentiscono: «L amo proprio corcate» IL MAGHETTO È CRESCIUTO ::: FABIO CORTI OSTIA LE ALTRE SONO GELOSE!!! «Niente riscuote successo come l eccesso». Debora e Romina, le coattone di Ostia, avrebbero fatto la felicità di Oscar Wilde. Dopo aver intasato Youtube con l ormai celeberrimo video Calippo e a bira perché in spiaggia fa caldo e stamo a fa a colla (sequenza da Antognologgia, avrebbe commentato il Ghezzi di Corrado Guzzanti) le due bellezze al bagno sono finite nei guai. O meglio ci sono finite un altro gruppo di ragazzine del quartiere, che pare abbiano irriso le neostarlette per le apparizioni alla tv e i servizi fotografici nel centro della capitale col Calippo in mano. Da lì allo spargimento di sangue è stato un attimo. Partiamo dalla fine: «L amo corcate». Così Romina commenta con i media intervenuti sul posto - una non meglio precisata fermata d autobus dell Ostiense - teatro del parapiglia. Succede che l invidia (siccome è donna) anima l ugola di qualche ragazzetta al passaggio delle dive: «Aho, voi, quelle der Calippo eh». La mortale offesa è stata riferita direttamente da Romina a un cronista dell edizione Romana del Corsera. L affronto, inaccettabile per due che si sono fatte! L amo proprio corcate. Stavano a fa e coatte, so invidiose LA COATTA ROMINA! Ma ve pare che me faccio menà da quelle? Semo riannate sotto casa loro. LA COATTA DEBORA Romina e Debora, le coatte protagoniste del tormentone di Youtube Olycom una reputazione, scatena l ira funesta delle ragazzotte. Stando a quanto si apprende dalla stampa locale, sotto gli occhi dei passanti s è materializzata una scena da sfida all Ok Corral. Fra tirate d extensions e fendenti d unghie finte, qualcuna è rincasata coperta di lividi. «Stavano a fa e coatte, so invidiose» sentenziano Debora e Romina. Indagando un po più a fondo si scopre che c erano in ballo ruggini vecchie di mesi, rinfocolate dalla raggiunta celebrità delle girs col Calippo. Romina, che evidentemente fra le due è la più combattiva, convoca un faccia a faccia attraverso Facebook e invita a presentarsi il nugolo di ex amiche. Il momento della verità: poche parole e tanti ceffoni. Alla fine delle ostilità sul social network, dove ormai affluiscono amicizie e commenti a palate, le Coatte (quelle con la C maiuscola perché ormai è un marchio di fabbrica registrato attraverso una holding in Belize), gli amici si preoccupano per lo stato di salute delle ragazze. Debora rassicura tutti: «Ma ve pare che me faccio menà da quelle? Pure er signore che e stava a tenè m ha detto: Mica mollavi eh?». D altronde se fra tante signorine in circolazione quelli di Sky si sono accorti proprio di loro, un motivo ci sarà. La faccenda è finita con una sorta di secondo round. Appena er signore che le teneva è sparito, Romina e Debora sono tornate sotto casa delle rivali per invitarle a un chiarimento definitivo: «Dicevano sissì scennemo. L ave - mo aspettate 40 minuti e poi che fanno? Arriva la madre e dice che chiama i carabinieri». Niente riscuote successo come l eccesso.. Harry Potter e il bicchiere di vodka Compleanno scatenato per l attore SAN PIETROBURGO E vai con la vodka. Daniel Radcliffe - Harry Potter, il maghetto più famoso del cinema - ha compiuto 21 anni. E dopo dieci anni ha anche finito di interpretare il protagonista della saga di J.K. Rowling. E si è dato alla pazza gioia. Fino ad oggi Daniel ha condotto una vita super controllata per non rovinare l immagine da bravo ragazzo. Ma ora che le riprese dell ultimo film sono finite - «Harry Potter e i doni della morte parte II» sarà nelle sale a luglio può rilassarsi. L attore, per questo, ha festeggiato il compleanno a San Pietroburgo con una serata all insegna delle ragazze e dell alcol, come dimostrano le foto dell edizione on-line del Daily Mail. L ex piccolo Harry beve vodka, ride con gli amici e tiene in mano uno shaker da cocktail come un barman.

19 ATTUALITÀ Il grosso, grasso (rifatto e un po losco) matrimonio di Chelsea L unica figlia di Hillary e Bill Clinton oggi sposa il banchiere Marc Mezvinsky. Ma c è la macchia del passato del suocero galeotto ::: segue dalla prima BRUNA MAGI. (...) perché Chelsea Clinton, 30 anni, che sposa con fasto faraonico Marc Mezvinsky, 32, banchiere ebreo conservatore, non ha invece devoluto il megacosto delle nozze (si parla di 5 milioni di dollari) a favore dei bisognosi? La crisi non scherza, negli Usa stanno peggio che da noi, una scelta low cost avrebbe fatto un figurone. Tanto più che George W. Bush, criticatissimo ranchero e petroliere repubblicano del Texas, spese sui centomila dollari per le nozze di Jenna, una delle sue turbolente gemelle. Wedding clintoniano nella tenuta di Astor Courts a Rhinebeck, circa 100 chilometri da New York, meta di week end aristodemocratici, no fly zone dalle 15 ora locale. Non c'è Obama (ha detto lui stesso in tv che i riflettori devono essere tutti per gli sposi e che del resto neppure i Clinton saranno invitati alle nozze delle sue figlie), ma la security deve tener conto del segretario di stato, mamma Hillary. Donna molto tradita quanto furba: infatti quando si parlava di ipotetiche corna da lei restituite al caro Bill, è sempre uscita indenne dal gossip, vedi scandalo Whitewater e suicidio di ex collega avvocato. Inoltre: Ed Mezvinsky, padre dello sposo, si è fatto cinque anni di galera per una truffa da 10 milioni di dollari. Pensate ai commenti dei media italiani se il nostro premier si fosse ritrovato con un consuocero di tale tipologia. E per depistare critiche sulla fastosità dell evento, e sul megadiamante di fidanzamento, ha deciso di risparmiare proprio sull'usuale gratificazione di ritorno per gli invitati: niente preziose bomboniere da portare a casa in ricordo, ma democratici sacchettini in stoffa. Poveracci, che delusione, con quello che avranno speso per il regalo. La sposina invece si è concessa una soddisfazione totale: pare che, negli ultimi tempi, si sia rifatta parecchio. Proprio del tutto non c'è riuscita, una traccia è rimasta del meganaso simile a quello di papà (che è un po' stile Pinocchio bugiardino), migliorata la copertura gengivale e la capigliatura, con le mèches biondo oro ha fatto dimenticare i riccioloni - parrucca di Molière dei tempi alla Casa Bianca: al suo confronto mamma Hillary (sia pur inguardabile dalla cintola in giù, dove risulta seducente come un macigno), supportata da lenti a contatto, appariva decisamente più carina. Allora Chelsea spopolava da protagonista della satira, poi eguagliata soltanto da Camilla Parker- Bowles: infuriavano quelli del Bagaglino e Cessa (versione romanesca di Chelsea) andava di pari Si sposa Chelsea, 30 anni, figlia di Hillary e dell ex presidente Bill Clinton. In alto, una foto recente con il banchiere Marc Mezvinsky, 32, che oggi diventerà suo marito. Nel tondo la giovane ai tempi della presidenza del padre, quando i ritocchini este - tici erano lontani (Olycom) Una famiglia abbonata agli scandali Dopo la Lewinski, il consuocero condannato per truffa. RIFATTA passo con l equina famiglia reale inglese. Per gli eventi a seguire, Chelsea merita almeno un po di tenerezza: costretta a far da parafulmine e a prosciugare le lacrime di mammà nella tempesta seguita all'esplosione del sexgate, con signorina Monica Lewinski incorporata e strategicamente posizionata sotto la scrivania presidenziale. E quando Hillary sfidò Obama alle primarie nella lotta per la nomination presidenziale, Chelsea la seguì passo passo, sventolando bandierine, fianco a fianco dell'obbediente papà. Oggi avrà sicuramente piena rivincita d'immagine: ma noi nutriamo ancora qualche dubbio sull'emancipazione totale da mammà del brutto anatroccolo che abitò la Casa Bianca nell'era 19 Sabato 31 luglio 2010 commenta su Evento dell anno Nozze da reali Cinque milioni per 500 invitati ::: DANIELA MASTROMATTEI!!! Il giorno del sì. Oggi si celebra il matrimonio più atteso dell anno. Marc Mezvinsky, lo sposo, aspetta all altare Chelsea in un bellissimo abito di Vera Wang che arriva al braccio dell ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton. Mentre mamma Hillary siede in prima fila, elegante vestita da Oscar de la Renta. Si commuove il segretario di Stato Usa, non riesce a trattenere lacrime di felicità. Presenti molti pezzi da novanta. Chelsea, 30 anni, e il banchiere Mark, 32, amici fin dall infanzia, hanno voluto come te- stimoni della loro unione i membri più illustri della società americana: la regina della tv Oprah Winfrey, la cantante Barbra Streisand, il regista Steven Spielberg e il magnate dei media Ted Turner, solo per citarne alcuni. Tra i 500 invitati anche alcuni membri dello staff di Clinton e molti politici: Harold Ickes, Terry McAuliffe, Denise Rich, l ex primo ministro britannico John Major e Doris Kearns Goodwin. Per la presenza dei numerosi vip le autorità dell aviazione civile hanno proibito il sorvolo dello spazio aereo su Rhinebeck, la pittoresca località della Hudson Valley (luogo delle nozze) a nord di New York, meta del fine settimana dei ricchi newyorkesi. Un piccolo danno per la sposina Chelsea: il sito internet di gossip non potrà, come aveva annunciato, far sorvolare la festa da un aereo con uno striscione di congratulazioni. Misure di sicurezza straordinarie (le strade limitrofe della cittadina sono state chiuse al traffico già da ieri) non impediscono ai paparazzi di tutta l America di scoprire un immensa tenda addobbata nei giardini della principesca dimora di Astor Courts (dove si svolge la cerimonia) già ribattezzata la piccola Versailles). Il sito Tmz è riuscito a ottenere la playlist delle musiche e delle canzoni che saranno suonate durante i festeggiamenti: una compilation che va da classici soul agli U2, e molti brani di Michael Jackson. Ben quattro motivi del re del pop, morto l anno scorso (Billy Jean, Rock with You, Don t Stop Til You Get Enough, The Way You Make Me Feel), più un altro dei Jackson 5 (Dancing Machine). L operazione matrimonio costa intorno ai cinque milioni di dollari, circa dollari per ogni ospite. «Non credo che ci sia un matrimonio di questa portata dai tempi di Patricia Nixon», afferma il celebre organizzatore di matrimoni Donnie Brown al Daily News. Bill e Hillary Clinton per la loro unica figlia non hanno lasciato nulla al caso. Anche per i fiori la scelta è stata superlativa: hanno voluto composizioni e sculture floreali di Winston Flower e come decoratore il rinomato Jeff Leatham, che fra i suoi clienti annovera il Four Seasons e Madonna. Auguri agli sposi. Ed Mezvinsky, condannato nel 2003, ha trascorso cinque anni in carcere ::: ALESSANDRO CARLINI!!! A una tavola imbandita senza badare a spese nella campagna a nord di New York oggi si ritrovano due padri con un passato non certo facile. Da una parte Bill Clinton, l ex presidente americano che con lo scandalo sessuale di Monica Lewinsky e colleghe aveva rischiato una tragica uscita di scena. Dall altra Ed Mezvinsky, un ex deputato, che è stato condannato nel 2003 per frode e ha trascorso quasi cinque anni in carcere, da dove è uscito nella primavera Entrambi saranno lì per il matrimonio dei loro figli trentenni, Chelsea Clinton e Marc Mezvinski. Come ha detto la mamma della sposa e segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, Bill difficilmente riuscirà a trattenere l emozione e alla fine piangerà, facendo quei pochi metri per accompagnare Chelsea all al - tare. Non è un caso che Hillary, invece, riuscirà a contenere le lacrime, anche perchè sembra proprio lei l uomo di famiglia, mentre il marito ancora sconta nella sua coscienza quei mesi terribili dello scandalo sessuale, quando chiese scusa a tutti, dalla famiglia alla nazione. E anche il futuro suocero ha fatto mea culpa in questi giorni: «Ho molti rimorsi per quanto accaduto», ha detto alla Cbs il padre di Marc. «E' stato un periodo terribile ha aggiunto - rispetto e accetto la responsabilità per quanto accaduto e sto cercando di andare avanti e ringrazio di avere l op - portunità per farlo». Mezvinsky ha detto che sta cercando di recuperare il rapporto con la sua famiglia e di costruirne uno con i Clinton, che sono «due persone fantastiche e hanno rispetto per la famiglia». Per riparare agli errori dei padri e dare una certa immagine a tutti i vip presidente Barack Obama escluso che parteciperanno alle nozze, non si è badato a spese e a misure di sicurezza straordinarie. Le strade limitrofe all area della cerimonia sono state chiuse già da ieri, mentre da questa mattina è chiuso anche lo spazio aereo. Gli ospiti ( ) avranno a loro disposizione toilette mobili del costo di dollari, con sanitari in porcellana, acqua corrente e altoparlanti che trasmetteranno musica soft.

20 20 Sabato 31 luglio A tu per tu di MATTIAS MAINIERO ::: le lettere Le lettere via vanno inviate sottolineando nell oggetto: lettere. Via posta vanno indirizzate a: Libero - viale L. Majno Milano; via fax al n Vi invitiamo a scrivere lettere brevi. La redazione si riserva il diritto di tagliare o sintetizzare i testi. Robertino, il genio delle panzane Non accetto che il paladino del giornalismo antimafioso, Roberto Saviano (nella foto Oly), spari contro la Lega. Forse Saviano dimentica che l emigrazione di tanta gente del Sud è colpa di politici meridionali. E dimentica che un ministro che fa di nome Maroni, leghista, ha saputo organizzare una sorta di safari contro i macellai della mafia. Le chiedo, dottor Mainiero: chi ha dato mandato a Saviano per ufficializzare pesantemente l antileghismo? Davide Martinez e.mail Nessuno. Saviano ha una caratteristica speciale: sa dire fesserie in proprio. Non ha bisogno di un mandato: ogni tanto, quando si rende conto che la sua popolarità è in calo e il suo nome non appare con l abituale frequenza sui giornali, o che il suo ultimo libro ha bisogno di un po di pubblicità, apre bocca e spiega agli italiani qualche verità sulla delinquenza organizzata. In genere si tratta di verità già note. Lui, però, riesce a raccontarle come se fossero primizie assolute. Dopodiché, il solito gruppetto di intellettuali radical-chic legge e si meraviglia e comincia ad esaltarlo: «Ma hai visto cosa ha scritto Saviano? Incredibile. Ma come farà Roberto a saperlo? Proprio un genio, Robertino». E via incensando. Ultimamente, Robertino se l è presa con la Lega. Ha detto che se al Nord s è infiltrata la ndrangheta la colpa in qualche modo è anche della Lega, che al Nord ha governato e governa e che non s è resa conto di nulla, e dunque nulla ha fatto per impedire le infiltrazioni. Applausi della sinistra e soprattutto dell Italia dei Valori, cioè Di Pietro. Promemoria per Robertino e la sinistra: la ndrangheta sta in tutto il mondo. E una multinazionale del crimine. Ricicla denaro negli Usa e in Europa, traffica armi in Asia, collabora con i narcotrafficanti in Sud America, dissemina scorie radioattive in Africa. In Francia (Costa Azzurra e Parigi) è proprietaria di interi quartieri. In Russia ha interessi in banche, alberghi e casinò. In Sudafrica si occupa di diamanti. In Germania gestisce ristoranti, pizzerie, gelaterie, villaggi turistici e alberghi. Ha scritto Petra Reski, del Die Zeit: «Se andiamo avanti così, in pochi anni la ndranghe - ta si mangia la Germania». E Robertino accusa la Lega. Robertino straparla, ha le idee confuse, dice panzane. Deve essere stanco. Nel suo interesse, dobbiamo fare un patto: per sei mesi non parleremo più del giovanotto. La notorietà gli ha dato alla testa. Il silenzio gli può fare solo bene. OPINIONI E POLEMICHE I lettori contro Fini La rabbia e la delusione verso chi «ha tradito la causa della destra» e «resta incollato alla poltrona», nonostante la scomunica di Berlusconi FINI...AMOLA Silvio ha fatto bene a scomunicarlo Era l'ora che il Cavaliere facesse bere un bel bicchiere di olio di ricino a Fini. Gli auguro delle buone e lunghe sedute. Marco Scopetani e.mail RESA DEI CONTI Finalmente l ha fatto fuori Finalmente Berlusconi ha affrontato con decisione, come è suo carattere, il problema di Fini e dei finiani. Il Presidente della Camera non sta infatti svolgendo il suo compito di super partes, perché sta utilizzando la sua posizione per intenti chiaramente politici. Nessun Presidente della Camera che ricordi ha avuto un comportamento come il suo, Bertinotti compreso. Ora Fini, se fosse una persona seria, dovrebbe dimettersi dal suo incarico e tornare a far politica, come ha manifestato fino ad oggi, ma privo del privilegio della Presidenza della Camera. Vedremo così, senza l'appoggio del Cavaliere, cosa sarà capace di mettere in campo. Coloro che oggi lo stanno corteggiando una volta fuori dal PdL sicuramente cominceranno giorno dopo giorno a prenderne le distanze lasciandolo, come si merita, al suo destino. Giampiero Guerrini e.mail UNA BELLA GRANA Perché l ex capo di An resta nel centrodestra? DIRETTORE RESPONSABILE EDITORIALE LIBERO s.r.l. CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE PRESIDENTE: Arnaldo Rossi Maurizio Belpietro VICE DIRETTORI Franco Bechis - Fausto Carioti Pietro Senaldi DIRETTORE GENERALE: Stefano Cecchetti CONSIGLIERI: Maurizio Belpietro - Sergio De Benedetti Il coofondatore del PdL Gianfranco Fini, con la sua scissio - ne all interno del partito, ha personalmente fatto un clamoroso autogol decidendo di rimanere nella maggioranza. Per il premier, però, si è trattato di una decisione forte e sofferta quella di mettere alla porta i finiani. Una decisione dovuta per la tutela del PdL e dei suoi alleati. Rolando Marchi Albignasego (Pd) LA DECISIONE GIUSTA Doveva mandarlo via molto tempo prima Sono d accordo con il direttore Belpietro per quanto riguarda il comportamento con Fini: Berlusconi avrebbe dovuto cacciarlo prima. Ennio Zingarelli e.mail SCELTA DI CAMPO Il Pd lo può candidare per le primarie Cosa aspettarsi da uno che è stato delfino di Almirante, che fino al giorno in cui un subacqueo fulmine l'ha colpito ha fatto della dignità e dell'onore il proprio bagaglio culturale e che ora non ha un minimo scatto di personalità abbandonando lo scranno? Veramente c'è da restare basiti! Il Partito Democratico tra poco deciderà di indire le primarie e visto come lo stanno adulando non mi meraviglierei che Fini accettasse di partecipare. Leonardo Sbrana Pisa LA SVOLTA Caro Gianfranco, non ti voterò mai più Sono stato da sempre elettore di Fini fin dall'msi, affascinato da questo personaggio nuovo in una destra un po vecchiot - ta. Abile nell'oratoria, era bello vederlo mettere ko gli avversari con la sua dialettica. L'ho sempre votato ed una volta, pur di potergli stringere la mano, attesi con mio figlio undicenne all'aeroporto Marconi di Bologna per oltre due ore. Torno al punto, la dialettica: credo che Fini abbia solo quella. A pensarci bene non ricordo un provvedimento o un iniziativa che sia a favore del Paese. Caro Fini addio! Lei ha tradito la mia fiducia anche perché non sopporto l'ingratitudine e lei ne ha da vendere visto che sta sputando nel piatto dorato che qualcun altro ha confezionato per lei. Berlusconi merita un altro tipo di collaboratori piuttosto che lei e i suoi seguaci. Enzo Pedullà San Lazzaro di Savena (Bo) DA CHE PULPITO VISTI DA VASINCA Sparate senza senso su etica e politica Le sparate di Fini sulla questione morale ha suscitato più ilarità che comprensione; perché uno che ha tradito i suoi elettori ed è stato sleale verso il Siete curiosi di vedere le vostre facce simpaticamente reinterpretate? Inviate le vostre foto e Vasinca vi rifarà i connotati. La prossima caricatura sarà pubblicata mercoledì e sul sito Domani, al posto della vignetta, verrà pubblicato l oroscopo dell estate Inviate le vostre foto a REDAZIONE MILANO Viale L. Majno, 42 Telefono: Fax: REDAZIONE ROMA Via Barberini, 50 Telefono: Fax: UFFICI AMMINISTRATIVI: Viale L. Majno, Milano SEDE LEGALE: Via dei Valeri, Roma! suo leader, non può pronunciare certe parole. Se Fini non condivide più la politica del PdL, perchè non se ne va? Non ha fatto così Rutelli, abbandonando il Partito Democratico? Rosario Cauchi e.mail RIDIAMOCI SOPRA Quando si contano non contano Qualche battuta sullo scontro Fini-Berlusconi. 1) Tg3 e La7 sempre a parlar bene di Fini, quando Fini parla male di Berlusconi. Una volta era il fine che giustificava i mezzi. Oggi sono simili mezzi a giustificare Fini; 2) è proprio quando si contano che i finiani capiscono che non contano; 3) è davvero un Fini senza confini quello che apre agli immigrati. Leone Pantaleoni Pesaro INCOERENTE Pretende moralità, segue l utile personale «Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me». Ma è umano, troppo umano, pretender moralità dagli altri e far solo il proprio utile particolare. Prendiamo il caso di Fini: 1) è stato eletto per aver sottoscritto un patto preciso e ora fa di tutto per ostacolarne la realizzazione, è morale? 2) Come Presidente della Camera non dovrebbe far politica attiva e invece interviene in continuazione. 3) Mentre in passato ha più volte riconosciuto il problema delle toghe rosse, ora pretende che un semplice indagato si dimetta, che è proprio l'obiettivo perseguito dalla magistratura politicizzata. Può uno così porre in buona fede la questione morale? Roberto Baiocchi Busto Arsizio DISTRIBUTORE PER L ITALIA E L ESTERO PRESS-DI Distribuzione Stampa e Multimedia Srl STAMPA: Litosud Srl - Via Aldo Moro, 2 - Pessano con Bornago (Mi) EDIZIONI TELETRASMESSE Litosud Srl - Via Carlo Pesenti, Roma S.t.s. S.p.A. - Strada V zona industriale, 35 - Catania L UNIONE EDITORIALE S.p.A. - Viale Regina Elena, 12 - Cagliari MARTANO EDITRICE S.r.l. - Viale delle Magnolie - Modugno (BA) CENTRO SERVIZI EDITORIALI Srl - Via del Lavoro, 18 - Grisignano (Vi) TESTATA: Opinioni nuove - Libero Quotidiano Contributi diretti legge 7 agosto 1990 n. 250 n 181 anno XLV Registrazione: n 8/64 del 22/12/ Tribunale di Bolzano PREZZO VENDITA ESTERO: CH - Fr. 3.00; MC & F

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