SOMMARIO LUMINARA SAN MICHELE DRAGONI REGATA DI SAN RANIERI CALCI SAN MARTINO DELFINI MATTACCINI STORIA DEL GIOCO DEL PONTE SANTA MARIA SANT ANTONIO

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1 Magazine 3 SOMMARIO PAG. 5 LUMINARA PAG. 21 SAN MICHELE PAG. 43 DRAGONI PAG. 9 REGATA DI SAN RANIERI PAG. 13 STORIA DEL GIOCO DEL PONTE PAG. 17 I GIUDICI IL CARRELLO PAG. 19 ALBO D ORO I COMANDI PAG. 25 CALCI PAG. 29 DELFINI PAG. 32 SANT ANTONIO PAG. 38 SAN FRANCESCO PAG. 41 SATIRI PAG. 47 SAN MARTINO PAG. 51 MATTACCINI PAG. 55 SANTA MARIA PAG. 59 SAN MARCO PAG. 63 LEONI Finegil Editoriale S.p.A. IL TIRRENO Livorno - V.le Alfieri, 9 Tel. 0586/ Direttore responsabile BRUNO MANFELLOTTO Condirettore NINO SOFIA Vicedirettore ROBERTO BERNABÒ Stampa MEDIAGRAF Padova Foto PUNTO REFLEX Testi IMMAGINI COMUNICAZIONE Impaginazione grafica GRAFICA & IDEE Livorno

2 Magazine 5 LUMINARA Quella della Luminara di San Ra nie ri è una tra di zio ne che ha ra di ci lun ghe seco li. Stan do ai ma no scrit ti del l epo ca, la pri ma edi zio ne certa del la festa ri sa le in fat ti al Il 25 mar zo di quell an no Cosimo III dei Medici di spo se la col lo ca zio ne del l ur na di cri stal lo con te - nen te il corpo del Pa tro no nella cap pel la del Duo mo, da poco ter mi na ta e che con se - guen te men te ac qui sì ap pun to il nome di cap pel la di San Ranie ri. La tra sla zio ne della reli quia at tra ver so l abi ta to fu ce le bra ta dai cit ta di ni il lu mi - nan do stra de e facciate: da lì avreb be avu to origine l usanza del l Il lu mi na zio ne, de no - mi na zio ne ori gi na ria poi modi fi ca ta in Lu mi na ra ver so la fine dell Ottocento. San Ranieri nacque a Pisa nel 1128; dopo una giovinezza tra scor sa in ma nie ra mondana, si dedicò ad opere e pe ni ten ze. Fu due volte in pel le gri nag gio a Ge ru sa lemme e quindi si ritirò nel mo na ste ro di San Vito a Pisa. Ma il pa tro no di Pisa non era solamente un per so - nag gio in tri so di misticismo e san ti tà, ma anche un uomo del suo tem po calato perfet ta men te nella re al tà della sua città. Come pre mes sa alla bio gra fia del san to, si capi sce quanto San Ranieri fosse in se ri to nel l am bien te re li - gio so e ci vi le di Pisa; pro va di ciò il fat to del l im me dia ta dif fu sio ne della sua ve ne ra - zio ne fin dal ritorno dalla Terra san ta. La Luminara era dunque il giu sto omag gio dei pisani a questo figlio di Pisa. In re al tà, però, sem bra che quello di il lu mi na re il cor so dell Arno e i prin ci pa li quartieri della città fosse un costume già da mol to tem po pra ti ca to dai pisani per sot to li ne a re una ri cor ren za par ti co lar men te lie ta. Solo suc ces si va men te tale tra di zio ne si sarebbe lega ta in modo esclu si vo alla ri cor ren za del San to pro tet - to re. Dopo la prima edi zio ne uf fi cial men te do cu men ta ta del 1668, la Lu mi na ra venne ri pe tu ta ogni tre anni, a meno di cir co stan ze ec ce zio na li che ne giu sti fi cas se ro l al le - sti men to an che al di fuori del cadenzario stabilito. Se gui - ro no de cen ni di edi zio ni fastose, fino all ultimo quar

3 Magazine 7 to dell Ottocento, quando la cattiva congiuntura economica costrinse l Amministrazione a sospendere l organizzazione dello spettacolo. La tradizione riprese, con fatica, dal 1886, su iniziativa del circolo giovanile cattolico, con allestimenti che, pur inevitabilmente in tono minore, richiamavano la partecipazione ed il contributo anche finanziario della comunità. Ma il ripristino vero e proprio non giunse che nel 1937, insieme a quello del Gioco del Ponte. Da allora vi sono state altre due interruzioni: la prima, più lunga, dovuta alla seconda guerra mondiale e protrattasi ben oltre la fine del conflitto, fino al 1952; la seconda dal 1966 al 1969, a causa dell alluvione del 66, in cui crollarono ampi tratti del lungarno ed il ponte Solferino. Diverse le edizioni che meritano di entrare nella storia della città. Nel 1724 si svolse una Luminara dove niente fu lasciato al caso, tanto che se ne trova ampie tracce in molti documenti conservati nell Archivio Capitolare. Nel 1819 fu celebrata in via straordinaria per l arrivo dell imperatore Francesco I. Nel 1853 furono illuminate anche le fabbriche del Duomo, campanili e battistero per l intervento della Corte Toscana. Ma pochi anni dopo, con i mezzo l unità di Italia, la Luminara toccò uno dei suoi punti più bassi. Di recente ricordiamo la Luminara straordinaria del settembre 1989 in occasione della visita a Pisa del Papa Giovanni Paolo II. In occasione della Luminara, in programma appunto la sera prima di San Ranieri, i lungarni sono illuminati con dei lampanini (diminutivo di lampana che in vernacolo pisano significa lampada) posti su appositi sostegno che vengono affissi sui palazzi a tratteggiarne i contorni. Il lampanino è un bicchiere di vetro contenente olio che serve ad alimentare lo stoppaccino. Il sostegno su cui vengono appesi si chiama biancheria per il suo colore bianco.

4 Magazine 9 REGATA DI SAN RANIERI Una regata diversa dalle altre. Il Palio di San Ranieri diventa un momento di ri e vo ca zio ne sto ri ca in una ma ni fe sta zio ne senza ugua li me tri controcorrente e poi al tri dieci, gli ul ti mi, contro la for za di gra vi tà iner pi - can do si sul canapo per coglie re il paliotto della vittoria. Sta tutta qui la regata del 17 giu gno in Arno tra i quattro quartieri sto ri ci del la città: San Mar ti no (bar ca rossa), San Francesco (barca gial la), San ta Ma ria (bar ca cele ste) e San t An to nio (bar ca verde). Le bar che sono frega te ad otto vogatori più un ti mo nie re ed un mon ta to re inca ri ca to di sa li re sul canapo fino in cima al pen no ne collocato su un bar co ne an co ra to in mez zo al l Ar no al l al tez za del la Pre fet tu ra. E per l ulti mo clas si fi ca to, come vuo le la tra di zio ne, viene as se gna ta una cop pia di pa pe ri banchi in segno di scherno. Già perché la re ga ta di San Ranieri non è vin ta da chi ta glia per pri mo il tra guar do, ma da chi riesce a strap pa re il pa liot to di colo re az zur ro del la vit to ria. Ecco dun que che può ac ca de re che l equi pag gio che giun ge per primo al bar co ne si fac cia bef fa re dal se con do, ma ga ri di stan zia to, però più abile sul ca na po con il suo mon ta to re. Solo il pa liot to dà la vit to ria, il re sto non con ta. Da due anni la re ga ta di San Ra nie ri è tor na ta ve ra men te un Palio come vuo le la tra di zio ne. Le im bar ca zio ni, che par to no dal pon te della fer ro via, hanno la pos si bi li tà, a par ti re dal pun to in cui il fiu me pas sa di fron te alla sede della Guar dia di Fi nan za, di ta glia re, ossia cam bia re cor sia ri spet to a quella di partenza. Ciò rende la sfida si cu ra men te più ac ce sa e im pre ve di bi le, con il ri schio, per cia scun equipag gio, di in trec cia re i propri remi a quelli degli av ver sa ri, ri ma nen do così im pa la ti. La regata di San Ranieri di scen de da gli antichi palii me die va li, ossia dal le corse, solitamente di cavalli, che si svol ge va no in occasione di festività par ti co la ri come quella dell Assunta. Il premio era co sti tu i to da un drappo di seta, lana o vel lu to, simi le a quelli che or na va no le ce ri mo nie di ac co glien za a per so nag gi im por tan ti, re o im pe ra to ri, e che avevano ap pun to il nome di palio.

5 Magazine 11 LE STATISTICHE DEL PALIO DI SAN RANIERI Dal 1991 il palio di San Ranieri ha visto il dominio assoluto della Celeste di Santa Maria. Un filotto di vittorie che ha strappato il precedente record che apparteneva alla Verde di Sant Antonio imbattuta dal 1960 al Nonostante questo incredibile exploit, Santa Maria deve ancora inseguire proprio Sant Antonio nel numero complessivo di vittorie: 21 la Celeste contro le 24 della Verde. Barca Verde che però non vince ormai dal lontano Un altro triste primato spetta alla rossa di San Martino che dal 1996 ha sempre chiuso all ultimo posto (con relativi paperi come vuole la tradizione); addirittura l anno scorso non ha preso parte alla regata per squalifica. La prima edizione si disputò nel 1934; fino alla sospensione per la guerra la parte di Tramontana era rappresentata da San Francesco e Porta a Piagge; nel 1947 alla ripresa viene introdotta Santa Maria al posto di Porta a Piagge. La regata di San Ranieri ha avuto negli anni alcune interruzioni, come si può notare dall albo d oro. La prima fu nel 1953 quando i quattro quartieri non si misero d accordo dopo le roventi polemiche dell anno prima in cui fu data la vittoria d ufficio a Sant Antonio. Poi tre anni di interruzione (dal 1967 al 1969) a causa dell alluvione. Il periodo più buio della manifestazione fu negli anni Settanta quando una serie di interruzione rischiarano di far cadere nell oblio il palio; nel 1973 non fu disputata per la concomitanza con le Repubbliche Marinare, nel 1975 e 1976 per motivi di ordine pubblico dovuti alle elezioni e nel 1977 ancora per le Repubbliche Marinare. Ma negli anni Ottanta la regata torna ad appassionare i pisani che ogni anno affollano i lungarni. Nelle ultime edizioni, poi, la regata è tornata ad essere un palio senza perciò le corsie che tante polemiche hanno suscitato negli anni. Per identificazione con il trofeo consegnato al vincitore, le stesse competizioni - sia in terra che in acqua - assunsero nel tempo la denominazione di palii. Il bottino per i concorrenti poteva tuttavia essere più ricco del simbolico drappo in stoffa, e includere la consegna di capi di bestiame: un bue, un montone, un maiale, un gallo e, per l ultimo arrivato, un papero. La tradizione della regata per la festa dell Assunta, affermatasi nei secoli di Pisa repubblica marinara, conobbe alterne vicende a partire dall inizio del dominio fiorentino, nel Addirittura si ricorda una edizione, quella del 1440, fatta disputare dai fiorentini per festeggiare la loro vittoria contro i milanesi avvenuta ad Anghiari il 29 giugno di quell anno. Al vincitore fu dato in premio un vitello coperto di scarlatto con l armo della Repubblica fiorentina da una parte e quella del Comune di Pisa dall altra. Nel 1494 furono i pisani che in segno di giubilo per la promessa di uscire dal dominio di Firenze fatta loro dal Carlo VIII vollero disputare in Arno un palio. Ma il destino è a volte cinico e dopo la definitiva conquista di Pisa da parte di Firenze nel 1509 la regata fu definitivamente abolita. La ripresa avvenne nel 1635 e attraverso vari ritocchi al regolamento si giunse al 1718, anno in cui per la prima volta il Palio venne dedicato a San Ranieri anziché all Assunta. L arrivo odierno ha origine nel 1737 quando fu deciso di porre in traguardo sul lungarno Mediceo su richiesta del duca di Montelimar ospitato in uno dei palazzi lì situati; e da quel momento l arrivo fu sempre mantenuto in prossimità del palazzo dei Medici (l odierna Prefettura). Edizioni straordinarie della Regata si svolsero nel 1763 per la nomina a Granduca di Pietro Leopoldo, nel 1801 in omaggio al re Ludovico d Etruria, nel 1839 per il congresso degli scienziati, nel 1864 per il centenario Galileiano. Ma tra le edizioni speciali la più speciale fu quella del 1860 quando i barcaioli pisani corse spontaneamente una regata in onore dei genovesi che il 22 aprile avevano restituito le catene del porto di Pisa.

6 Magazine 13 STORIA DEL GIOCO DEL PONTE Il Gioco del Ponte di Pisa può, senza timore di smentita, es se re annoverato tra le più belle ri e - vo ca zio ni storiche del mondo. E non pec chia mo certo di partigianeria nel l af fer ma re questo. Basta guardare il cor teo con gli oltre 700 figuranti per af fer ma re che siamo di fronte a qualcosa di gran dio so. Se poi a questo ag giun gia mo la splendida scenografia dei lun gar ni, il paragone con altre rievocazioni del ge ne re appare molto forzato. L unica cosa che nel corso del tempo ha subi to cam bia men ti è la sfida vera e pro pria; prima a mani nude, poi con di ver si tipi di carrel li. Una sfida complessa che af fa sci na da una parte e rende il Gioco poco adatto ai nostri giorni in cui tutto deve essere consumato, tutto deve svolgersi velocemente. Ma noi pisani il Gioco pia ce così. Perché alle spalle del Gioco del Ponte non ci sono false tradizioni, ma c è la storia. La gran de storia di Pisa. E dunque fac cia mo un tuffo nel passato per capire come nasce il Gioco del Pon te. Una delle te o rie sulla genesi del Gio co ne in di vi dua infatti l antecedente di ret to nel com bat ti - men to detto del Maz za scu do, vero e proprio scontro armato tra due Fa zio ni (Gallo e Gazza, sud di vi se a loro volta in squadre), i cui soldati avevano il capo coperto da un elmo (do ra to per la Parte del Gallo e rosso per quella della Gazza). Gli avversi schie ra men ti si affrontavano in piazza dei Cavalieri (allora degli Anziani ), attac can do con una mazza e parandosi con uno scu do, da cui il nome del torneo. Vinceva chi riusciva a cacciare i nemici dal cam po di contesa. Occorre dire co mun que che sull ipotizzato rapporto di filiazione tra Mazzascudo e Gioco del Ponte molto si è discusso e le posizioni ri man go no contrastanti. Una cosa è cer ta, comunque: la sfida sul ponte - quale che sia l origine - non rimase nel tem po identica a se stessa, ma subì va ria zio ni, riguardanti il nome delle fazioni, il numero di squadre e combattenti, gli emblemi utilizzati, la durata e le mo da li tà dei combattimenti. Il Gioco del Pon te, con tale denominazione, iniziò ad essere disputato con regolarità si cu ra - men te a partire dal 1560: ed è dopo questa data che si iniziano a reperire informazioni più abbondanti e in te res san ti. Nel Seicento il Gioco si svolgeva il 17 gennaio (giorno di Sant Antonio Abate) e ad un certo punto fu in tro dot to l uso di disputarne due ogni anno: il primo (sempre il 17 gennaio) era detto Battagliaccia e veniva considerato una sorta di prova; il secondo, chiamato Battaglia generale, si svolgeva in data da stabilire di volta in vol ta e so li ta men te era pre sen - ta to come spettacolo in onore di ospiti illustri in visita a Pisa. Prima del la Bat ta glia generale, cia scu na delle due Par ti, Tra mon ta na e mez zo gior no,

7 Magazine 15 riuniva il proprio consiglio di guerra che provvedeva ad eleggere gli ufficiali, chiamati ad impartire gli ordini, sia per il corteo sia per lo scontro sul ponte. Lo stato maggiore comprendeva - oltre al generale, al luogotenente, al maestro di campo, ai sei capitani di squadra e all ambasciatore - alcuni deputati con il compito di assicurare la disciplina e il buon andamento del confronto. Fra essi, anche uno incaricato di misurare il tempo di combattimento, il cui massimo era fissato inizialmente in due ore, poi opportunamente ridotte a 45 minuti. In questa versione seicentesca, si lottava corpo a corpo ed i combattenti erano protetti da una specie di caso chiamato morione, nonché da imbottiture di feltro. L arma usata era il targone (oggi esibito in parata), uno scudo di legno a forma di foglia di ulivo, con la parte larga per difendersi e la punta per attaccare. Funzione particolare spettava poi ai celatini (4 o 6 per squadra), così chiamato perché indossavano una celata, ovvero un elmo senza visiera: loro compito era di gettarsi nella mischia cercando di afferrare per le gambe gli avversari e di farli prigionieri. Nel giorno della contesa le schiere, composte da contadini e rappresentanti dell artigianato minuto, ascoltavano la Messa come segno di benedizione prima di sfidarsi; e importanti erano i vincoli di solidarietà che si istituivano tra i soldati quando erano legati da rapporti di parentela e di amicizia. E peraltro nel corso di questo secolo che il Gioco, originariamente improntato ad una visione cavalleresca dello scontro, assume un significato più marcatamente agonistico, facendo emergere e poi prevalere il carattere ludico e competitivo della sfida. Per un lunghissimo periodo la manifestazione si svolse puntualmente, con regolarità. La rivalità e gli scontri tra Mezzogiorno e Tramontana presero però a degenerare e nel 1785 il granduca Pietro Leopoldo di Toscana ne decise la soppressione. In seguito venne disputato eccezionalmente nel 1807 per poi ricomparire solo più di un secolo dopo, nel Dopo poche edizioni un altra sospensione fu imposta dalla seconda guerra mondiale, che fece di nuovo calare il sipario sul Gioco nel periodo dal 1939 al 47. In quell anno fu organizzata (all interno dell Arena Garibaldi) una sorta di prova in vista della ripresa vera e propria, che avvenne nel 1950, sul nuovo ponte di Mezzo, contemporaneamente inaugurato. Fu in quell occasione che, per ragioni di sicurezza, si decise per la prima volta di rinunciare al confronto nella forma dello scontro frontale fra le due schiere di combattenti, giudicato troppo pericoloso. Ai targoni venne quindi sostituito un carrello scorrevole su rotaie e spinto dai combattenti contro la parte avversa. Nasceva insomma la versione regolamentare che conosciamo oggi, ripresa fin dal 1982, anno d inizio dell era contemporanea del Gioco del Ponte.

8 Magazine 17 I GIUDICI I giudici come vuole il regolamento del Gioco sono tre; a nominarli l Anziano Rettore. Partecipano alla sfilata che precede i combattimenti nel loro corteo, appunto denominato Corteo dei Giudici. Una volta che le Parti hanno raggiunto le proprie tende nelle rispettive piazze, i giudici si recano dall Anziano Rettore per chiedere l autorizzazione ad aprire ufficialmente il Gioco. Il sindaco di Pisa, che riveste la carica di Anziano Rettore, prende dal cuscino del Paggio la bandiera con lo stemma di Pisa che consegna loro come simbolo del passaggio di autorità. Adesso tutto ciò che accade sul ponte è sotto l insindacabile giudizio dei tre giudici. I giudici sul ponte hanno compiti diversi; il mossiere invita le squadre a salire sul ponte nel termine stabilito, un altro con un colpo di pi- stola da inizio al combattimento, il terzo sblocca la leva che tiene fermo il carrello. Resta inteso che durante le sfide i giudici possono intervenire fino a sospenderle ove vi siano validi motivi. Al termine del Gioco i tre giudici tornano dall Anziano Rettore per comunicare ufficialmente il risultato delle sfide. IL CARRELLO I l carrello è posto su un binario nel centro del ponte di Mezzo e viene spinto dai combattenti disposti per due in cinque file in ogni lato; o meglio il carrello presenta all esterno dieci bracci ad ogni lato per parte per mezzo dei quali i venti combattenti di Tramontana e Mezzogiorno spingono in avanti dalle opposte direzioni. Quando questo si trova in posizione di sosta, al centro del ponte, è agganciato da un dente di arresto che viene sbloccato al momento del via dei giudici. Nelle parti terminali è situata una bandierina il cui abbattimento, determinato dalla spinta del carrello, decreta la fine del combattimento e la vittoria della squadra che ha portato appunto all abbattimento dello stendardo avversario. Il carrello che vediamo adesso sul ponte è stato introdotto nel 1982 alla ripresa del Gioco. Nei primi anni Ottanta i combattenti usavano una sola spalla per spingere, poi la tecnica è stata affinata ed oggi vengono usate entrambe le spalle. Fino allo sospensione negli anni Sessanta il carrello era molto diverso. Si trattava di una sorte di gabbia in cui i combattenti venivano praticamente rinchiusi. Ovviamente nell antichità il carrello non esisteva e la sfida era un vero e proprio corpo a corpo con l utilizzo dei targoni. La novità principale dell edizione 2004 è la data. Non più la tradizionale ultima domenica di giugno ma, questa volta, la penultima: il 20. Una decisione dettata da esigenze organizzative visto che proprio il 27 è la data degli eventuali ballottaggi delle elezioni amministrative e quindi questo avrebbe impedito all amministrazione comunale l organizzazione logistica dei due eventi. Quindi Tramontana e Mezzogiorno si sfidano domenica prossima, senza diretta televisiva e senza tribune visto anche in questo caso l impossibilità di montarle considerato San Ranieri. Una edizione quindi con tante novità, compreso il numero di combattimenti. Dopo due anni a tre combattimenti, l edizione 2004 torna con la formula a cinque sfide introdotta qualche anno fa per eliminare il pareggio o l eventuale bella. Quindi cinque combattimenti ed un solo accorpamento tra due magistrature. Ma perché questo nuovo cambiamento? La risposta è semplice: per dare nuova linfa al Gioco. La formula delle tre sfide, infatti, era stata adottata per ridurre i tempi della manifestazione e quindi mantenere vivo l interesse del pubblico fino alla fine considerando anche l edizione notturna. Se da una parte lo scopo era stato raggiunto, quella della minore durata, dall altra si stava perdendo lo spirito delle singole magistrature che dovrebbero animare la manifestazione per tutto l anno. Gli accoppiamenti, per forza di cose, finivano per privilegiare la squadra più forte lasciando all altra spesso un ruolo di comprimaria. Quindi LA SFIDA ANTICIPATA AL 20 GIUGNO si torna indietro con le magistrature quindi nuovamente protagoniste nella diffusione del Gioco nei quartieri sperando che la decisioni porti nuovo entusiasmo alla manifestazione principe del Giugno Pisano. Negli ultimi anni si è assistito ad un dominio di Tramontana soprattutto nell edizione e a tre combattimenti. Mezzogiorno è chiamato ad interrompere la serie negativa. Per quanto riguarda i due comandi, quest anno il sindaco di Pisa in veste di Anziano Rettore si è limitato a nominare un Commissario per Parte. Il Commissario ha poi provveduto alle nomine delle altre cariche che però, formalmente, sono solo facenti funzioni. Per quanto riguarda il corteo, con il ritorno a cinque combattimenti le squadre sfileranno di nuovo con venti combattenti ognuno dotato di braccialetto di riconoscimento che viene tagliato al momento di salire al carrello. La decisione di accorpare una squadra spetta ai singoli Comandi. I cortei partiranno dalle rispettive piazze (Mezzogiorno da piazza XX Settembre insieme al corteo dei Giudici e Tramontana da piazza Garibaldi) alle 18,30. Tradizionale percorso dei quattro lungarni compresi tra il ponte della Fortezza ed il ponte Solferino; rientro nelle rispettive tende ed allineamento dei gruppi armati. Dopo lo scambio delle sfide da parte degli ambasciatori e la sbandierata augurale, l Anziano Rettore (cioè il sindaco) darà il via ufficiale alla sfida consegnando la bandierina di Pisa ai tre giudici. I combattimenti inizieranno intorno alle 20,15.

9 Magazine 19 ALBO D ORO COMANDO DI TRAMONTANA Commissario: Lorenzo Bani Generale: Maria Teresa Rossi Luogotenente: Mario Cerrai Consigliere civile: Gianfranco Micheletti Consigliere militare: Lillo Tonini Cancelliere militare: Luciano Lucchesi Ambasciatore: Walter Bolondi Cavaliere Alfiere: Simone Soldani Maestro di Campo: Fabrizio Bagnoli Maggiore Sergente: Tiziano Bigagli Comandante Celatini: Fabrizio Di Nasso Comandante Guardie al campo senza corazza: Marco Vaglini Comandante Guardie al campo con corazza: Stefano Gianfaldoni Ufficiale di Piazza: Massimo Barbieri COMANDO DI MEZZOGIORNO Commissario: Alberto Zampieri Generale: Vito Ardito Luogotenente: Cesare Cai Consigliere civile: Paolo Orsucci Ambasciatore: Maurizio Ferrucci Cavaliere Alfiere: Giovanni Del Bravo Maestro di Campo: Federico Nuti Maggiore Sergente: Roberto Pollera Comandante Celatini: Roberto Fiaschi Comandante Guardie al campo senza corazza: Mauro Mantegna Comandante Guardie al campo con corazza: Roberto Riccetti Ufficiale di Piazza: Tommaso Conte

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