Casa di Carlo Goldoni _ La Casa del suo Teatro

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1 Italiano Casa di Carlo Goldoni _ La Casa del suo Teatro Booklet di accompagnamento alla visita del museo Si prega di restituire questo booklet a conclusione della visita

2 Statira dramma per musica del dottor Carlo Goldoni, Venezia, Frontespizio dell edizione Pitteri _! Il Servitore di due padroni. Commedia di tre atti in prosa, Venezia, _! 2

3 La vita di Carlo Goldoni La vita di Carlo Goldoni si sviluppa tra Venezia ove nasce nel 1707, a Ca Centanni e Parigi, dove muore nel Ragazzino dotato di ingegno non comune, manifesta da subito la sua passione per il teatro, così che prestissimo lo troviamo intento a giocare con piccoli teatrini di marionette e, bimbo di appena otto anni, a comporre un suo primo canovaccio teatrale. Le vicende famigliari lo portano spesso a viaggiare per l Italia: Perugia, Rimini, Modena, Milano Sarà anche coinvolto in schermaglie militari e in fatti bellici veri e propri. Dopo varie peripezie tra istitutori e collegi, consegue infine, a Padova, la laurea in giurisprudenza nel Sarà aiuto cancelliere e avvocato, quindi console di Genova in Venezia. Nessuna di queste professioni lo attrae, il suo pensiero e il suo tempo sono sempre rivolti a saziare la sua fame di teatro. Legge voracemente gli autori teatrali italiani e stranieri, compone piecés di vario genere (libretti per opere in musica, tragicommedie, drammi, tragedie, satire e intermezzi, poesie). Entra in contatto diretto con il mondo del teatro: impresari, autori, attori e amorose, servette, maschere, organizzatori; dal 1734 al 1743 è al servizio dei Grimani per il teatro di S. Samuele. Nel 1747 conosce l impresario teatrale Gerolamo Medebach con il quale firma un contratto per il teatro di S. Angelo. Inizia così la sua azione di riforma del teatro italiano; le sue commedie non saranno più intrecci di maniera ma veri e moderni testi teatrali completamente scritti, con le varie parti definite e assegnate, battuta per battuta. Non più scurrilità e intrecci cervellotici, non più battute di repertorio, poche o nessuna maschera: nasce il teatro illuminista e borghese, moderno. Nel 1750 Goldoni si impegna in una sorta di sfida temeraria, comporre in una sola stagione ben 16 commedie nuove. Se pure al prezzo di una profonda depressione, Goldoni riesce nell impresa e tra le nuove opere vi sono anche alcuni capolavori come La bottega del caffè. Negli stessi mesi scrive La famiglia dell antiquario, Il teatro comico, Il Bugiardo. Si susseguono nel decennio successivo opere fondamentali come Il Campiello, La locandiera, Le donne curiose, La casa nova, I Rusteghi, Sior Todero brontolon, Le baruffe chiozzotte (1762 ). E nel 1753 che passa al teatro di S. Luca, proprietà di Francesco Vendramin. Oggetto del suo teatro è oramai quasi esclusivamente il mondo borghese, il nuovo e sempre più caratterizzato strato sociale che ha via via soppiantato per dinamismo, capacità imprenditoriale, sensibilità culturale, gusto della modernità la vecchia nobiltà tradizionale. 3

4 !

5 Chiamato a Parigi al Théâtre-Italien, Goldoni prima di lasciare Venezia scrive Una delle ultime sere di carnovale una sorta di struggente commiato dalla sua città. Giunge a Parigi nel novembre del 1762; qui vivrà un ultima stagione di attività e di successi vivendo tra Parigi e Versailles. Nel 1771 si dedica alla stesura dei Mémoires, autobiografia ironica e gustosa, di spirito distaccato e colto. Muore a Parigi il 6 febbraio 1793 in totale povertà. L opera teatrale goldoniana consta di cinque tragedie, sedici tragicommedie, centotrentasette commedie, cui sono da aggiungere, a servizio della musica, due azioni sacre, venti intermezzi, tredici drammi, quarantanove drammi giocosi, tre farse e cinquantasette scenari. Mémoires de M. Goldoni. Tome premier, Parigi, Antiporta e frontespizio,libraire Duchesne _!! 5

6 Ca Centani, prospetto sulla calle Centani _! Ca Centani, prospetto sul rio di San Tomà _! Ca Centani, sezione longitudinale _ 6!

7 Ca Centani: la casa dove Carlo Goldoni nacque piano terra Je suis né à Venise, l an 1707, dans une grande et belle maison, située entre le pont de Nomboli et celui de Donna onesta, au coin de rue de Ca Centanni, sur le paroisse de S. Thomas [Sono nato a Venezia, nel 1707, in una grande e bella casa, situata tra il ponte dei Nomboli e quello della Donna onesta, all angolo della calle di Ca Centanni, nella parrocchia di San Tomà]. Così l ottantenne Carlo Goldoni ormai a Parigi da venticinque anni ricorda la sua casa natale, in apertura dei Mémoires. Ca Centani, o Centanni, meglio conosciuta come la Casa di Carlo Goldoni, fu eretta nel XV secolo. Si tratta di un tipico palazzo gotico di non eccessiva dimensione ma che presenta ancora oggi nonostante le svariate ristrutturazioni, l impianto e gli elementi tipici dell architettura civile veneziana tra la fine XIV e l esordio del XV secolo. La facciata del palazzo, estesa e ben equilibrata, si piega a seguire l andamento dello stretto rio su cui si affaccia. Elemento dominante è la bella quadrifora dalle colonne sottili e dagli archi inflessi in corrispondenza del piano nobile. Il piano terreno, cui una tipica pavimentazione in cotto dà all insieme un aspetto gradevolmente arcaico e policromo, è costituito dall androne porticato verso la riva d acqua e dalla suggestiva corte con scala scoperta che poggia su archi acuti digradanti, con balaustra in pietra d Istria a semplici pilastrini cilindrici, leoncino e pigne. I piani superiori, presentano un saloncino passante (il tradizionale portego delle case veneziane) su cui s affacciano gli altri ambienti della casa; ma l irregolarità della pianta ha tolto in parte la funzione di asse mediano che quasi sempre ha il portego in questo genere di edilizia. Proprietà della famiglia Rizzi (sul pozzo presente nella corte si può vedere scolpito un riccio che spicca nell insegna di famiglia) il palazzo fu affittato ai Zentani o Centani, da cui prese la futura denominazione, ospitando anche una fiorente Accademia artistico-letteraria. Verso la fine del 600 vi si stabilì il nonno paterno di Carlo Goldoni, Carlo Alessandro, notaio di origine modenese. La famiglia Goldoni rimase in questa casa, in cui Carlo nacque il 25 febbraio 1707, fino al Nel 1931, Ca Centani fu donata al Comune di Venezia affinchè fosse restaurata e destinata a museo goldoniano e centro di studi teatrali. (da Casa di Carlo Goldoni Marsilio 2001) 7

8 ! Anonimo, XVIII secolo. Veduta del Teatro di San Giovanni Grisostomo. Incisione, Venezia, Museo Correr _ Ludovico Ughi, Pianta topografica della città di Venezia, 1729 _! Francesco Guardi, Cena e ballo al Teatro di San Beneto _! 8

9 Il Tavoliere Nel portego del piano terra, vicino alla porta d acqua, su di un tavoliere da gioco didattico è stata applicata una riproduzione della pianta topografica di Lodovico Ughi (1729). Si tratta del più dettagliato documento cartografico che rappresenti le condizioni urbanistiche della Venezia settecentesca: su di essa sono stati evidenziati sia gli spazi in cui furono ubicate le varie dimore cittadine in cui visse Goldoni, sia quelli su cui sorgevano i molteplici edifici che, ancora nel settecento, facevano di Venezia una delle capitali della civiltà teatrale europea. Le case abitate da Carlo Goldoni Della sua longeva esistenza, Carlo Goldoni trascorse a Venezia solo una trentina di anni, per di più frammentati in un periodo che si articola dal 1707 al 1762, anno in cui lasciò Venezia e partì per Parigi. Almeno nove furono le dimore in cui si ritrovò a scandire, in tempi e modi diversi, la sua vita veneziana. I Teatri al tempo di Carlo Goldoni Venezia vive nel corso del Settecento un animata stagione di novità e di assestamenti nella sua dotazione di strutture teatrali. Se alcune sale per spettacoli vengono chiuse perché superate o inadeguate, altre ne vengono inaugurate; i teatri più importanti conoscono rifabbriche, aggiornamenti e nuove decorazioni. Nell età di Goldoni la città poteva contare ancora su una quindicina di teatri, che impegnavano autori, attori, cantanti, musicisti, scenografi protagonisti dell offerta spettacolare in una produzione intensa, sia sotto il profilo della quantità che della varietà. (da Casa di Carlo Goldoni Marsilio 2001) 9

10 Casa di Carlo Goldoni. Portego _ 10

11 Sette esercizi di meditazione per la Casa di Carlo Goldoni Tiziano Scarpa Attraversare le stanze in cui Carlo Goldoni venne al mondo e crebbe è un esperienza speciale. Un esperienza interiore, sommessa, affidata alla vostra capacità di attenzione e meditazione, e, allo stesso tempo, percorsa da un brusio impossibile da zittire. Ecco alcuni suggerimenti per visitare pensosamente questa casa. Primo esercizio: la folla Fra commedie, tragedie, tragicommedie, intermezzi, azioni sacre, drammi musicali, drammi giocosi e scenari, Goldoni scrisse circa trecento testi teatrali. Moltiplicateli per una decina di personaggi ciascuno, e avrete l idea della folla di fantasmi da cui fu abitata la sua vita. Riuscite a immaginarli, riuniti tutti insieme? Riuscite a vederli? Riempirebbero una piazza, una platea enorme, un centro congressi, un palazzetto dello sport. Adesso provate ad accatastarli dentro queste stanze, stipati uno sopra l altro, fino al soffitto, tutti insieme, ciascuno con la sua voce, i suoi desideri, le sue angosce, le sue pretese, i suoi reclami, e cercate di non impazzire. Secondo esercizio: il combattimento Carlo Goldoni è stato assalito da migliaia di personaggi, di caratteri, di mentalità, di inflessioni: un mostro dalle mille voci che avrebbe potuto far perdere la testa a chiunque. Questa bestia a mille teste ha un nome: si chiama Gli Altri. Goldoni ha affrontato Gli Altri uno per uno, entrando nel carattere di ciascuno, diventando tutti e il loro contrario: il vecchio parsimonioso e il giovane scapestrato, la vedova passionale e la ragazza cinica, il professionista assennato e il truffatore sovversivo... Immaginate Goldoni che cerca di respingere l assalto di Tutti Quanti. I fantasmi si sprigionano nella sua mente, nella sua stanza, nella sua pagina, lui li combatte singolarmente, a gruppi di due, tre, quattro, scena dopo scena, li ascolta, li inchiostra, li assorbe, li sgomina. Terzo esercizio: l immaginazione Da dove vengono i fantasmi? L allestimento di questo museo vi aiuta nella più difficile, ma anche nella più affascinante di queste meditazioni: immaginare l immaginazione di Carlo Goldoni. Guardate l arredamento. Prestate attenzione ai mobili. Questo tavolo da gioco, questa scrivania, questa dormeuse, questo paravento, questa sala da pranzo, questo tavolo, questa console, questo cassettone... Sembrano innocui attrezzi di scena. 11

12 Di solito, siamo abituati a considerarli delle scenografie, cioè quasi delle protesi dei personaggi, oggetti-satelliti che dipendono da loro. Invece sono le sorgenti dei personaggi: sono macchine produttrici di fantasmi. Immaginate lo sguardo di Goldoni che si fissa su questa sedia, sul ripiano di questa scrivania dove è poggiato quasi per caso un fascio di documenti... Da quella mobilia inerte, da quegli esseri di legno e stoffa acquattati in casa, a poco a poco sgorga una visione, una figura reclama le sue ragioni, la scrivania sta secernendo un uomo indaffarato, è un avvocato in pena, mette da parte i documenti che stava esaminando, ha bisogno di una pausa, da qualche giorno difende un cliente ma si rende conto di essersi innamorato della controparte: la sua perplessità gli dà spessore, ecco che il fantasma sta prendendo corpo... Goldoni si volta dall altra parte e vede una scacchiera, dei dadi, una sedia. Anche quel mobile emana un alone, esala una sagoma, e anch essa non si accontenta di apparire, vuole una motivazione d esistenza, è un giocatore d azzardo che combatte contro la sua coscienza e trova facilmente un sistema per abbindolarla, ma facendo questo si fonda, si realizza: il fantasma comincia a respirare, si muove... Quarto esercizio: gli spifferi Ponete mente a due piccoli particolari. Nella stanza del teatrino di marionette, troverete sulla parete a sinistra una finestrella minuscola, che dirige il vostro sguardo, lo dispone in asse con la stretta calle che conduce all ingresso stradale di casa. Invece, nel pavimento del portego, presso la dormeuse, c è un ingegnoso tombino visivo, da cui si teneva sotto controllo il piano inferiore, sorvegliando l ingresso sul canale, la porta acquea del palazzo. Sono sguardi-cannocchiali, occhiate verticali, sprofondamenti degli occhi. Sembrano sistemi per tenere gli altri sotto sorveglianza, ma sono feritoie da cui entrano le correnti d aria: la visione si insinua dentro casa, trabocca dentro, dai muri, da sotto i piedi, sprizza con tanta più forza quanto più sono ristrette le sue imboccature. Sono gli spifferi dell immaginazione. Quinto esercizio: la situazione I dipinti di scuola longhiana mostrano alcuni possibili equivalenti pittorici del teatro goldoniano. Non certo per la loro staticità. I personaggi di Goldoni non sono così rigidi. Animosi, ciarlieri, scomposti, conflittuali, infuriati, sono lontani parenti di queste figurine paralizzate sulla tela. Ma c è una cosa che Goldoni e i longhiani hanno in comune: la situazione, il vincolo fortissimo fra le persone e il loro posto. Carlo Goldoni situa: non perché prende i personaggi e li colloca in un luogo, ma, al contrario, perché prende un luogo e ne fa sbocciare dei personaggi. Guarda le caratteristiche di un luogo, le ascolta, ne vede scaturire dei fantasmi: da una cucina, da una camera, da un tavolo, come in questi dipinti. I personaggi sono conficcati, radicati nel loro luogo, come piante. Sono condannati a esso. Sono perfettamente pertinenti a quella stanza, a quel campiello, a quella locanda. Finché non arriva qualcuno che non combacia più con il posto che gli era stato assegnato, e smania, sovverte, porta in sé il vento dell altrove, facendo irrompere la prossima generazione, l autonomia femminile, il futuro. 12

13 Sesto esercizio: il dominio Nelle sue memorie, Goldoni racconta di avere giocato con le marionette, da piccolo, in un teatrino fatto costruire da suo padre, in questa casa. Il padre gli ha consegnato un dispositivo di dominio, un attrezzo per esercitarsi a manovrare le persone. Come t insegna a dominare gli altri, un teatrino di marionette? In tre modi: rimpicciolendoli, muovendoli dall alto, dando loro voce. È lo sguardo in basso, dal tombino del pavimento, dritto come un filo a piombo, che spia e allo stesso tempo governa. È la marionetta che fa da portavoce al marionettista, finché un giorno lo lascia a bocca aperta mettendosi a parlare da sola. È il filo che dirige i corpi ma allo stesso tempo li regge in piedi. È il filo che dà al marionettista l ebbrezza del dominio e allo stesso tempo lo ammanetta per sempre ai suoi personaggi. Settimo esercizio: l ospite La sua faccia. La versione domestica, la versione ufficiale. La berretta inoffensiva, la parrucca da cerimonia. Il copricapo che si è scelto, e quello che gli ha messo addosso la società. La versione da scrittore, la versione da personaggio. Uno ha generato l altro: lo scrittore ha generato il personaggio, il personaggio ha generato lo scrittore, e tutti e due si sono smentiti a vicenda. Lo sguardo è sereno, guance e mento sono tondeggianti, pochi gli spigoli, tutto è morbido e affabile. Lo si inviterebbe a cena volentieri. Nessuna diffidenza nel lasciar entrare quest uomo in casa propria. E invece vi metterà a nudo in due battute, vi annienterà ficcandovi in una scena, vi ridicolizzerà, vi mostrerà chi siete davvero... Ma il doppio ritratto indica che visitatore e padrone di casa sono la stessa persona. Carlo Goldoni ha accolto in casa sua l ospite più pericoloso: Carlo Goldoni. _ Tiziano Scarpa è nato a Venezia nel Molte biografie lo descrivono come un autore eclettico, ma noi diremo che è soprattutto e «soltanto» un artista. Il suo romanzo più conosciuto è Stabat Mater (2008, premio Strega 2009): è una storia ambientata agli inizi del Settecento nell antico Ospitale della Pietà, in cui Antonio Vivaldi componeva musica per le ragazze orfane. Molto diffusa in Italia e all estero è la guida Venezia è un pesce (2000), in cui Scarpa descrive la sua città attraverso le sensazioni che si provano con le mani, i piedi, gli occhi, il naso, la bocca, il cuore. Autore di testi teatrali, programmi radiofonici, poesie, protagonista di letture sceniche a teatro: chi meglio di lui, che nelle sue pagine ha incontrato Vivaldi, Goldoni, Leopardi, oggi, può cogliere il nuovo spirito della casa di Carlo Goldoni? Da ricordare inoltre, Cosa voglio da te (Einaudi 2003), Corpo (Einaudi 2004 e 2011), Groppi d amore nella scuraglia (Einaudi 2005 e 2010), Amami (Mondadori 2007), Comuni mortali (Effigie 2007), L infinito (Einaudi 2011). 13

14 La conversazione! primo piano Goldoni, in questo dramma giocoso per musica, ci descrive la conversazione, in casa di madama Lindora, dove si ride, si scherza, si grida, si litiga e soprattutto si gioca e si balla. L azione è poca cosa ma le scene corrono via svelte, argute, naturali e, per la sceneggiatura, questo è una delle sue migliori composizioni del genere. L autore comincia a farci sorridere fin dai primi versi, celebrando la cioccolata di cui è ghiotto, e ci fa ritrovare tanti personaggi godibili: monsieur Giacinto, viaggiatore affettato, che usa a sproposito mille linguaggi, le macchiette di don Fabio, nobile spiantato e di Sandrino, ricco plebeo, pronto a vantare e sprecare il suo denaro in ogni sorta di gioco in uso all epoca. Colpisce il carattere di madama Lindora, anche se stupisce che una così gaia vedovella si adatti poi a sposare il ridicolo viaggiatore: convince di più lo spirito indipendente di Lucrezia e anche le scene serie dell amore timido e geloso di Filiberto e Berenice non stonano più di tanto nell insieme giocoso della vicenda. Musicato dal maestro vicentino Giuseppe Scolari, il dramma fu portato in scena al teatro di S. Samuele nel carnevale 1758 e ne furono interpreti alcuni fra i migliori artisti italiani nel genere buffo. L Isola scenica qui rappresentata è ispirata all Atto primo Scena XIV Don Fabio arriva a scroccare l ennesimo pranzo in casa di Madama Lindora, che viene però differito da Lucrezia che invita tutti gli ospiti presenti a divertirsi con qualche gioco. La discussione sulla scelta del più gradito a tutti ci offre uno spaccato sia degli usi che dei divertimenti in voga all epoca. La scena è molto godibile, in quanto, oltre a descrivere con dovizia di particolari, i giochi alla moda mette in risalto e alla berlina tutti i caratteri dei protagonisti. 14

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17 Tavolino per il gioco del biribisso, poggia su quattro gambe troncopiramidali strozzate sotto il piano e rastremate ed è dotato di un cassetto. Il piano, rettangolare e a libro, è decorato con laccatura a fondo rosso cupo, cui sono applicate a decupage, sul piano e lungo le gambe delle stampine ritagliate, colorate e verniciate. Seconda metà del settecento. Il biribiss, biribisse, biribissi, biribisso: questi sono le varianti con le quali era conosciuto un gioco, anch esso di puro azzardo, dove l abilità del giocatore non era assolutamente richiesta, che ha avuto notevoli punte di diffusione anche a Venezia. Il gioco è molto semplice ed è costituito da un apposito tavoliere suddiviso in un certo numero di caselle, di quantità variabile ma che spesso corrisponde a trentasei; queste caselle sono numerate e recano pure una caratteristica figura che le contraddistingue. A queste caselle corrispondono altrettante palline di legno, per lo più forate, per garantire la massima segretezza, all interno delle quali trovavano posto dei bigliettini riportanti ognuno, numero e figura di tutti quelli riportati nel tavoliere. L iconografia legata a questo gioco è normalmente indirizzata al campo degli animali, dei frutti, delle maschere, degli uccelli, dei fiori. Inserite tutte le palle all interno di un sacchetto, colui che tiene banco procede all estrazione e dopo averne estratta una, ad alta voce proclama numero e figura. Il vincitore sarà la persona che avrà posto una propria somma di denaro sulla casella corrispondente alla figura vincitrice. Il numero dei giocatori può essere illimitato. Sedie di legno intagliato, laccato in verde oliva con decorazioni floreali verdi e gialle e filettature rosse. Lo schienale è a giorno, con cartella centrale a tre fenditure verticali. Sedile imbottito con fascia sottostante ondulata con motivi a rosette rosse entro i dadi angolari; gambe troncopiramidali. Tardo settecento. Piccole specchiere dorate prive dei braccioli porta candela. Candelieri in peltro con candele. Piccolo tavolino in noce con piano rettangolare ad angoli arrotondati. Quattro gambe a lieve voluta

18 L avvocato veneziano! primo piano Con L avvocato veneziano, commedia rappresentata nella stagione teatrale , il Goldoni, non immemore della professione da lui esercitata a Pisa, porta sulla scena, in contrasto con la tradizione teatrale che rappresentava gli uomini di legge come cavillosi e intriganti, il carattere positivo di un avvocato veneziano. Scrive nella Prefazione: era ben giusto che all onoratissima mia professione dar procurassi quel risalto, che giustamente le si conviene. L avvocato Alberto Casaboni difende Florindo in una causa contro Rosaura e, conosciuta la sua avversaria, se ne innamora. Di qui una lotta fra il dovere e la passione che termina con il trionfo di entrambi: Rosaura perderà la causa ma troverà in Alberto un marito appassionato e onesto. La commedia ebbe un notevole successo e fu portata anche all estero. L Isola scenica qui rappresentata è ispirata all Atto primo Scena prima Alberto Casaboni, avvocato veneziano, è alla scrivania intento ad esaminare con grande concentrazione la causa nella quale deve difendere Florindo contro Rosaura, cliente del dottor Balanzoni. Egli prova già per la giovane, che ha visto casualmente al balcone, un tenero sentimento. L amico Lelio che arriva in visita, cerca di distrarlo da tanto lavoro invitandolo ad una conversazione in casa di Beatrice. Ma Alberto ligio al dovere tenta di declinare l invito, procrastinando i divertimenti una volta trattata la causa 18

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21 Scrivania impiallacciata in radica di noce con apertura centrale per le gambe e serie di tre cassetti laterali. Un tiretto centrale superiore nasconde tre ripostigli interni. Bombatura nella parte esterna. Filettature intarsiate. Piedini a voluta ricurva. Ambito veneto; Poltroncine con schienale traforato ondulato e intagliato con motivo a otto nella cartella centrale. Braccioli sagomati terminanti a ricciolo. Sedile imbottito. Gambe anteriori a lieve voluta e traversa ad H. Ambito veneto; seconda metà del settecento. Ritratto di Carlo Goldoni: dipinto, olio su tela di Falca Alessandro detto Longhi. Ambito veneto; Specchiere in legno dorato a braccioli; porta candela. Abito: vestaglia maschile da camera. Veste da scena: panno ricamato con fili policromi sec. XX. Collezione Martinuzzi. 21

22 La donna di garbo! primo piano Amata dal Goldoni nonostante i suoi difetti «perché scritta fin dal principio per intero», La donna di garbo fu composta in occasione del carnevale del 1743 e rappresentata al teatro San Samuele di Venezia. La protagonista è Rosaura, donna che con le armi e le astuzie femminili vede trionfare le proprie ragioni sul sesso maschile e sui pregiudizi di classe, tanto radicati a quel tempo. Argomenti che il Goldoni riprenderà in seguito più volte nelle sue commedie. L Isola scenica qui rappresentata è ispirata all Atto Terzo Scena VI In casa del Dottore, Brighella fa accomodar il tavolino e le sedie dai servitori per l accademia. Arlecchino credendo vi si mangi, s asconde sotto il tavolino L immagine riprodotta a parete che evoca la scena sopracitata è presente nel tomo IX, Edizione Pasquali (1761) delle Commedie di Carlo Goldoni avvocato veneto 22

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25 Tavolino ricoperto da un drappo con sopra fogli di carta sparsi. Da sotto il tavolino sbuca la maschera di Arlecchino e il suo copricapo. 25

26 La figlia obbediente! primo piano Commedia in tre atti, rappresentata la prima volta nel 1752, in cui abbondano le concessioni romanzesche care ai gusti del pubblico del tempo. Florindo, figlio di un mercante livornese, ama Rosaura figlia di Pantalone ma, quando il padre suo gli dà il permesso di sposarla, essa è già stata promessa da Pantalone al ricco e bizzarro conte Ottavio. Il dramma di Florindo si intreccia all accorata e sofferta sottomissione di Rosaura agli impegni che suo padre a preso con il Conte Ottavio. Anche Pantalone a sua volta soffre nel vedere sacrificata la figlia. Sullo sfondo vivono le vicende di Brighella, padre in qualche modo degenere che si è arricchito con i soldi che provengono dai successi della figlia Olivetta che fa la ballerina e alla quale il servo ruberà ogni bene, ma che verrà fatto acciuffare dal conte Ottavio. Dopo varie peripezie il Conte Ottavio si deciderà a rinunciare a Rosaura, che potrà finalmente sposare il suo amato Florindo. L Isola scenica qui rappresentata è ispirata all Atto secondo Scena IV, V e VI Rosaura, che deve assecondare il volere del padre che l ha promessa in sposa al conte Ottavio, decide di informare il suo innamorato Florindo che obbedirà al mio genitore la mano, sopra di cui ha egli l autorità e l arbitrio; ma non il mio cuore, il quale non è in istato di obbedire né a lui, né alla mia ragione, né alla mia volontà. Sì, è tuo questo cuore, caro il mio adorato Florindo. Ma come fare a consegnare la lettera all innamorato? Ci pensa l amica Beatrice che conduce Florindo proprio nella stanza di Rosaura. I due innamorati che si parlano e si promettono eterno amore, resisteranno agli imprudenti suggerimenti di Beatrice che li spinge ad un matrimonio di contrabbando. Ma giunge improvvisamente Pantalone sorprendendoli, tutti restano ammutoliti. Rosaura abbassa gli occhi; Florindo si cava il cappello e rimane confuso; Beatrice va dimenando il capo; finalmente Pantalone fissa gli occhi a Rosaura, e dice:... L immagine riprodotta a parete che evoca la scena sopracitata è presente nel tomo VIII, Edizione Pasquali (1761) delle Commedie di Carlo Goldoni avvocato veneto. 26

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29 Tavolino o console con piano rettangolare ad angoli smussati, in legno ricurvo intagliato con motivi a pettine, a conchiglia e fitomorfi stilizzati. Quattro gambe ricurve terminanti in piedi a capriolo. Poltrona XVIII secolo Calamaio con penna d oca e fogli di carta da lettere, lettera A parete Ritratto di Carlo Goldoni con berretto, Giambattista Piazzetta Marco Alvise Pitteri, incisione, 1754 Questo ritratto risale ai primissimi mesi del 1754, come si ricava dalla lettera datata 17 luglio 1754, inviata dal Goldoni a Marco Pitteri. In questa lettera il commediografo esprime il suo vivissimo apprezzamento per l opera, ringraziando il Pitteri per l amorosa cura di eternarmi davvero coll eccellente opera delle sue mani e dandone anche una prima valutazione critica: Bizzarra è l invenzione del berrettino e de naturali capelli, che rendono più costante la somiglianza. L intaglio poi è di tal valore, che farà passare quest altra opera sua fra le più stimate della sua mano. E in effetti, l incisione è di altissima qualità, caratterizzata da una notevole vivacità e freschezza d intaglio, soprattutto resa più viva dall informale berretto che conferisce all allora quarantasettenne Goldoni un aria gioviale e giovanile. Purtroppo di quest incisione furono tirati pochi esemplari, perché il Pitteri quasi subito modificò il rame, sostituendo al berretto la parrucca (Filippo Pedrocco). Ritratto di Carlo Goldoni con parrucca, Giambattista Piazzetta Marco Alvise Pitteri, incisione, 1754 E in effetti un secondo stato del ritratto con berretto, dove appunto al berretto viene sostituira la più formale parrucca. I motivi che spinsero il Pitteri a questa variazione non sono chiari; l ipotesi più credibile è quella del Bottari che pensa che l iniziativa del rifacimento sia stata presa autonomamente dal Pitteri per avere cambiato parere, forse volendo evitare di uscire da quelli che erano i canoni della ritrattistica aulica dell epoca. L effetto della sostituzione del berretto peggiora, in parte, la qualità dell incisione, sia per la non felice esecuzione della parte rinnovata, soprattutto nel particolare dell attaccatura della parrucca alla fronte, sia perché in generale il ritratto perde in freschezza, per assumere un tono più formale, forse meno in sintonia con la personalità del Goldoni (Filippo Pedrocco). 29

30 La finta ammalata! primo piano Presentata con successo durante il carnevale del 1751 con il titolo Lo speziale, o sia la finta ammalata, questa commedia si confronta con il tema comico del malato immaginario, ricorrente nella tradizione teatrale. Nella casa del ricco Pantalone, regna la preoccupazione visto che da tempo Rosaura, sua amatissima figlia, mostra vari sintomi di malattia. A nulla sono serviti i tentativi finora intrapresi da Pantalone e da Beatrice, amica di Rosaura, per farla guarire: la giovane sostiene di non riuscire a respirare e rifiuta il cibo. Più tardi lo spettatore verrà a sapere che la ragazza, quando non è osservata, mangia di gusto. La giovane svela alla serva Colombina e all amica Beatrice di essere innamorata, ma fa fatica ad ammettere che ama proprio il medico che viene a visitarla, il dottor Onesti. Inoltre, la ragazza non ha alcuna intenzione di mostrare segni di guarigione dato che la malattia è l unico modo per ricevere le visite dell uomo che ama. Un giorno, stanco della mancanza di miglioramenti ed ignaro della reale situazione della figlia, Pantalone decide di sostituire il dottor Onesti e chiama per un consulto vari dottori tra cui il dottor Buonatesta, un presunto luminare della scienza medica. Malgrado la rabbia e la disperazione di Rosaura, Buonatesta visita la ragazza e prospetta una cura lunghissima. Beatrice decide quindi di intervenire e di andare in segreto a casa del dottor Onesti per rivelargli che il male di Rosaura è solo mal d amore ma il medico minaccia di non andare più a visitare la sua giovane paziente per non mettere in gioco la sua etica professionale e per non alimentare le passioni amorose della ragazza. Pantalone non riscontra alcun miglioramento nello stato di Rosaura: al contrario pare addirittura che la ragazza abbia perso del tutto la facoltà di parlare. Viene quindi deciso un ulteriore consulto di medici che vedrà vincitore proprio il dottor Onesti, in quanto riuscirà a sciogliere la lingua alla ragazza. A questo punto interviene Beatrice svelando pubblicamente il segreto innamoramento della giovane e nonostante le prime perplessità e la differenza sociale, il padre di Rosaura ed il dottor Onesti si lasceranno convincere ad un fidanzamento: Rosaura avrà così la cura di cui necessitava. Da La finta ammalata il Goldoni ricavò un dramma giocoso che fu musicato nel 1768 da F. J. Haydn. L Isola scenica qui rappresentata è ispirata all Atto secondo - Scena V, VI La giovane Rosaura pur soffrendo per amore, non ha perso l appetito, che soddisfa abbondantemente, di nascosto dall amica Beatrice e dalla cameriera Colombina che sono in pena per lei. 30

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