TRENTO IN 10 INCONTRI E 100 LIBRI

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1 TRENTO IN 10 INCONTRI E 100 LIBRI Per un ritratto della città e del suo territorio nella storia e nel presente prof. Renato Bocchi mercoledì 22 marzo, ore sala degli affreschi

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3 TRENTO IN 10 INCONTRI E 100 LIBRI Marzo-dicembre 2006 Oltre sessant anni fa Erich Auerbach, nelle ultime pagine di Mimesis: il realismo nella letteratura occidentale (scritto tra il 1942 e il 1945) confessava che probabilmente non avrebbe compiuto l opera se avesse avuto la possibilità di consultare la sterminata bibliografia sul tema: E possibilissimo che il libro debba la sua esistenza proprio alla mancanza di una grande biblioteca specializzata. Il fatto cioè di trovarsi esiliato a Istanbul negli anni della guerra e di non aver avuto quindi a disposizione le raccolte delle grandi biblioteche occidentali, se aveva limitato la possibilità di riscontri e di approfondimenti, paradossalmente aveva costituito anche un vantaggio sul piano della produttività, della sostanza e della sintesi. Va per altro evidenziato che Auerbach, nel fare questa constatazione, ometteva di ricordare che lui poteva avvalersi di una propria personale bibliografia, quella che in decenni di studi aveva studiato, vagliato e selezionato e che era alla base del proprio patrimonio di conoscenze e della sua formidabile capacità critica. E fin troppo scontato richiamare che oggi i mezzi informatici e telematici hanno abbattuto buona parte dei limiti derivanti dalla variabile spazio e che le risorse informative e documentarie e la loro disponibilità si sono moltiplicate in modo esponenziale. E però opportuno ricordare, collegandosi ancora alle parole di Auerbach, che ciò comporta un duplice ordine di difficoltà e di problemi. Da una parte la quantità delle informazioni può implicare la paralisi della ricerca: come nella carta geografica con scala 1:1 ipotizzata da Borges, realtà e rappresentazione tendono a sovrapporsi e a perdere quindi significato e potenzialità. Dall altra, molto concretamente, è indispensabile saper valutare attendibilità e grado di pertinenza rispetto alla ricerca di ciascuno dei moltissimi documenti richiamati da una strategia di ricerca pure mirata. Anche dato il riferimento recente e vicino alla Biblioteca comunale di Trento, sia concesso richiamare a riguardo la preoccupazione e l invito espressi a Trento lo scorso 17 febbraio da Umberto Eco: solo precise e sofisticate capacità di analisi e di valutazione delle fonti consentono di orientarsi in modo proficuo nel pluriverso informativo e documentario attuale; in questi compiti e capacità risiede parte significativa del servizio bibliotecario. L iniziativa Trento in 10 incontri e 100 libri, pur ristretta alla città e al territorio comunale, si colloca nell ambito di queste riflessioni e dell opportunità della bibliografia selettiva e ragionata. Per evidenziarlo basti citare alcuni dati. Negli archivi del Catalogo bibliografico trentino (CBT) la ricerca con la voce Trento si tronca con la segnalazione che esistono più di documenti collegati; alla voce Trento Comune ne sono associati circa 1.800; se operiamo una ricerca con il soggetto Trento Storia otteniamo occorrenze; anche un analisi più mirata e limitata a specifiche angolature disciplinari comporta simili risultati. Si tratta di numeri che, chiaramente, spaventano e disorientano; tanto più che, nonostante questa abbondanza di studi, sappiamo mancare una Storia di Trento, un opera cioè che delinei in modo compiuto, specifico e aggiornato storiograficamente il percorso nei secoli della città e del suo territorio; un opera alla quale ci si possa affidare anche rispetto ai suggerimenti bibliografici (non è così, evidentemente, ora per la Storia del Trentino). Abbondanza di contributi e carenza di reale orientamento, quindi. Dalla constatazione di questa situazione e della parziale contraddizione tra dovizia di segnalazioni e difficoltà di un loro proficuo utilizzo muove dunque questa proposta della Biblioteca comunale di Trento. I dieci incontri con alcuni dei massimi esperti dei diversi settori e approcci disciplinari con i quali può essere avvicinata la città di Trento e il suo territorio si propongono così un duplice scopo: Offrire occasione diretta di avvicinamento e di conoscenza rispetto alla storia e l attualità della città e del suo territorio, attraverso una panoramica sintetica e attuale sullo stato dell arte, sulle lacune e le auspicabili piste di ricerca; Proporre una bibliografia selettiva e ragionata dei principali studi disponibili e delle pubblicazioni più significative relative alla città, tale che possa orientare chi desidera conoscere meglio qualche dimensione di Trento, sia come cittadino o ospite, sia come studente, educatore, ricercatore. La Biblioteca comunale vuole in questo modo affiancare al controllo bibliografico e alla disponibilità di tendenzialmente tutte le pubblicazioni che riguardano il territorio trentino (si vedano, per la bibliografia corrente, il repertorio annuale Pubblicazioni trentine e, per quella retrospettiva, il sito anche un servizio di orientamento bibliografico tramite gli esperti più qualificati: Trento nei cento libri più significativi e aggiornati. Fabrizio Leonardelli, dirigente del Servizio biblioteca e archivio storico

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5 RITRATTO DELLA CITTÀ DI TRENTO E DEL SUO TERRITORIO NELLA STORIA E NEL PRESENTE di Renato Bocchi La città-mosaico e l identità meticcia della Trento storica Trento la città storica, intendo, con le sue prime espansioni di fondovalle - è, nella mia interpretazione, una città-mosaico, ossia una città dotata di un identità complessa, che si fonda sull ibridazione di forme e di culture diverse e stratificate: dall eredità romana a quella medioevale a quella rinascimentale e barocca, fino alle trasformazioni otto-novecentesche. Questo è vero nelle strutture materiali, fisico-architettoniche, topografiche, della città, così come nelle sue strutture umane e culturali. L identità profonda della città, in fin dei conti - il carattere della città - risulta nel suo essere ibrida, mediatrice, stratificata: per certi versi ambigua e contraddittoria, ma per ciò stesso ricca di valenze e soprattutto relazionale : un identità meticcia, di mediazione e, non a caso, di conciliazione (alludo ovviamente al Concilio di Trento, evento-chiave di tutta la sua storia): in questo senso proponendosi come una città espressione d estrema modernità, dato che la nostra epoca è più che mai un epoca di conflitti e di mediazioni fra diversità. A differenza di altre città più spiccatamente connotate dal lascito o dal marchio di una specifica epoca storica - penso, per esempio, alla intrinseca romanità di Verona, alla forte goticità di Venezia, alla rinascimentalità di Ferrara o di Firenze, alla neo-classicità di Parigi o di Vienna, con tutte le approssimazioni del caso Trento si connota per una fortissima integrazione stratificata delle tracce e delle strutture materiali romane con quelle medievali, dei tessuti medievali con la revisione del corpo e dello spazio urbano rinascimentale e barocca, della città murata pre-moderna con una debole trasformazione ottocentesca di stampo asburgico e con un contributo novecentesco abbastanza rilevante, oscillante fra accenti modernisti e futuristico-razionalisti. La stratificazione fisica si intreccia quindi con il mutuo influenzarsi di culture (in particolare quella nordica centroeuropea e quella italiana mediterranea), entrambi fenomeni propiziati dal trovarsi Trento in terra di confine, per cui alla fine potremmo appunto parlare di una identità di confine. A questa tesi possono essere ricondotte le tre successive e complementari investigazioni che ho svolto negli scorsi anni ottanta, avvalendomi del contributo prezioso di colleghi studiosi di varie discipline, nei tre libri che ho dedicato alla città: il primo, scritto con Carlo Oradini per la collana su Le città nella storia d Italia diretta per Laterza da Cesare De Seta, che è un contributo di storia urbana a tutto campo, con un interesse speciale per la documentazione cartografica e iconografica della vicenda storica urbana; il secondo, Immagine e struttura della città, catalogo dell omonima mostra del 1983, che ne costituisce il complemento interdisciplinare in termini antologici, insistendo su specifici tematismi legati ai singoli apporti storici; il terzo, Trento: interpretazione della città, che restituisce invece un quadro più strettamente morfologico della città storica, direttamente conseguente agli studi compiuti per il Piano del Centro Storico. La sintesi di questo tipo di approfondimento, contenuta appunto in quest ultimo libro, propone di fatto un opera di scomposizione dei tessuti urbani per complessi edilizi unitari, per contrade e borghi, per puntuazione di elementi singolari e monumentali, che cerca di rivelare e denunciare le conseguenze finali, in senso fisico e di identità, del processo di stratificazione storica, ovvero di quella specie di processo di composizione chimica e di coagulazione che la città ha subito nell evolversi e nello stratificarsi lungo la storia. La città è letta così come una città-mosaico di tessere morfologicamente identificate in sé, che si compongono a generare un insieme a sua volta dotato di una sua superiore unità e identità: operazione che sul piano progettuale tende a permettere anche di rivelare i punti di discontinuità, di slabbramento, di erosione, di irresolutezza, e quindi di più alta trasformabilità dei tessuti urbani, in cui può avere eventualmente campo un intervento di progettazione o ri-progettazione urbana

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7 (così nasce - per fare un esempio - la scelta, originata dal piano del centro storico e attualmente in fase di attuazione da parte di Mario Botta per la facoltà di Giurisprudenza, per la ricostruzione del fronte di via Rosmini). A questa lettura a mosaico della struttura fisica urbana si accompagna un analoga scomposizione tesa a rivelare le componenti della struttura per così dire civile della città, ossia dei luoghi simbolici e identitari della vita della comunità urbana: dai luoghi-monumento del Duomo e del Castello ai luoghi di ritrovo comunitario, come la piazza conventus civium o il giro al Sass, ai luoghi di concentrazione delle attrezzature collettive e civico-rappresentative: via Belenzani, piazza Dante, l area di piazza Vittoria, il ring dei Tribunali, fino ai recenti sistemi di attrezzature culturali e universitarie, come il polo del Santa Chiara o l asse di via Verdi. La città-arcipelago e l identità policentrica della grande Trento nell integrazione fra città e paesaggio Masi, villaggi, borghi, città ha scritto Aldo Gorfer seguono rigorosamente il diagramma ambientale che è morfologico, climatico, geologico, biologico. Ognuno di questi particolarismi rappresenta un ecosistema Direi che una strettissima correlazione c è tra paesaggi umanizzati e cultura etnografica Il veritiero paesaggio umano tridentino resta quello dei villaggi. Esso conforma una sorta di coesione culturale con la città maggiore. E io stesso, facendogli controcanto nello stesso libro Trentino. Monti Laghi Paesi Città ho sottolineato: Il Trentino non è terra di città, è terra di monti e di acque, di boschi e frutteti. Gli insediamenti umani sono parte integrante del paesaggio Trento è storicamente la sola vera città: fenomeno anomalo, in certo modo estraneo al suo territorio, non a caso per molti secoli luogo di dominio maldigerito dal contado Eppure Trento è essa stessa città-natura, in cui il paesaggio naturale prevale su quello urbano. L immagine della città nei secoli si radica nel fondale dei suoi monti, nello scorrere largo del suo fiume. Si pensi al magico ritratto dipinto da Albrecht Durer nel 1495 Trento città centripeta, dunque, costruita per attrarre e concentrare, ma anche capace di respingere ai suoi margini, per non soffocare Trento città densissima e compatta e allo stesso tempo città disseminata, che si inerpica sulla crocchia di colline verso oriente, che si espande nel fondovalle. Questa interpretazione dell essenza integrata della città con la geografia del sito e con il paesaggio, che ha radici storiche oltre che geografiche profonde, è al centro dell identità formale e socio-antropologica della città estesa, nei rapporti fra centro e sobborghi collinari e montani, ovvero di quella che in età fascista fu sgrammaticamente definita - all atto dell accorpamento del territorio comunale di Trento con quello dei piccoli comuni contermini - la più grande Trento. E questa natura storico-geografica dell insediamento di tipo policentrico e sparso, che mi ha condotto a parlare negli studi preparatori del nuovo PRG di Trento come di una città-arcipelago, composta di frammenti insediativi dotati ciascuno di una propria identità e strettamente correlati coi caratteri fisici, figurativi e socio-produttivi del paesaggio naturale e agrario collinare e montano. Questa prospettiva è supportata sia dagli studi storici sia da quelli a sfondo socio-antropologico sia da quelli più strettamente geografico-urbanistici. Ritengo al riguardo fondamentale il contributo dato a più riprese su questo argomento da un autore come Aldo Gorfer (e dal figlio Giuseppe), cui ho voluto unire per affinità di risultati sia pure a partire da un diverso approccio, di tipo fondamentalmente morfologico e percettivo l ampio studio sui luoghi trentini prodotto da un architetto che ha operato molto (e bene) sul nostro territorio, fornendo un contributo molto interessante e acuto di interpretazione: Alberto Cecchetto. Dagli studi dei Gorfer possiamo derivare un interpretazione in chiave storica del rapporto cittàcontado e quindi del rapporto fra insediamenti e paesaggio agrario, di capitale interesse per comprendere il carattere dei modi insediativi extra-urbani che hanno connotato tutta l area subur-

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9 bana di Trento (in particolare l area collinare orientale). L assetto giuridico, fondiario e insediativo di ascendenza medievale e feudale di questi territori è un dato chiave per la comprensione della struttura anche geometrico-figurativa del paesaggio, che si articola in sistemi insediativi a carattere frazionato e sparso, sostenuti dal sistema giuridico e comunitario dei colomelli, delle carte di regola ecc., fortemente integrati con un paesaggio agrario esso stesso prepotentemente controllato da interventi antropici (terrazzamenti, ciglionamenti, opere di controllo idrografico, maglie di appoderamento, tipi di colture, e così via). ( La storia delle sedi umane trentine rileva Gorfer - è strettamente collegata alla storia delle comunità Ciascuna comunità era governata da regole inerenti i rapporti con gli uomini e con l ambiente. L identità è data dalla costituzione fisica della sede umana e dagli spazi agrari attorno ). Ciò dà luogo per il settore collinare a un appropriazione dei luoghi geografici molto differente rispetto all insediamento urbano di fondovalle, insidiata ma non del tutto obliterata dallo sviluppo suburbano recente; a tal punto resistente che ancora è in grado di improntare il carattere policentrico superstite della città: ciò vale per Meano e Martignano, Cognola e Povo, come per Villazzano e Mattarello, ma può estendersi anche con qualche distinguo alle frazioni poste sulle pendici montane del Bondone (Romagnano, Ravina, Sardagna, Sopramonte, Cadine), mentre l aggressione urbana ha modificato e inglobato molto di più l assetto di località come Gardolo e frazioni contermini del settore urbano nord. Quest analisi storico-geografica, ripercorsa in altro modo nel libro di Cecchetto Progetti di luoghi, conduce l autore-architetto a interessanti conclusioni di approccio progettuale: Il sistema dei centri insediativi del Trentino mostra ancora una dialettica con l intorno e il paesaggio, un energia interna (anche se in precario equilibrio) dalla quale è necessario ripartire per rifondare le nuove metodologie di intervento sul territorio Ma il paesaggio trentino presenta anche un carattere che nasce dalla sua struttura orografica complessa e articolata, che alterna valli e piane, movimenti e ondulazioni del suolo. Una proprietà aggiuntiva che produce un paesaggio/spazio, un luogo con forte carattere tridimensionale, dove lo spazio genera dialoghi complessi con gli oggetti, gli sfondi e le figure che si muovono al suo interno Dovremo passare dalla chirurgia all agopuntura Nascerà così un nuovo linguaggio che parlerà di sovrapposizioni più che di sostituzioni, di sedimentazioni più che di trasformazioni, di relazioni più che di oggetti, di parti e di tutto contemporaneamente. Un parziale e in certo modo occasionale - esperimento di applicazione di un analoga analisi sul territorio suburbano fondata sulle geometrie del paesaggio ho potuto abbozzarlo anch io in un breve saggio sulla realtà di Mattarello, di nuovo in dialogo con una visione d altra disciplina (quella dell antropologa Emanuela Renzetti). La duplice identità di Mattarello come luogo-soglia tra versante montano e fondovalle e come antemurale d ingresso alla città da sud, è qui indagata sull onda di un confronto fra due tipi di geometria territoriale: quella assiale e lineare, di flusso, nell asta del fondovalle atesino, e quella frattale, articolata e ramificata della discesa lungo il versante montano. Ne emerge un paradigmatico rapporto fra le modalità insediative più antiche legate al paesaggio agrario collinare e montano e le nuove modalità metropolitane legate allo scorrimento delle infrastrutture sull asta fluviale di valle, che riproduce in sedicesimo i rapporti analoghi che legano oggi la città di Trento all asta fluviale dell Adige, di cui parlerò fra poco. Città, piano, architettura. La città-arcipelago e la città dei flussi I temi di analisi storico-morfologica fin qui illustrati si travasano quali principi fondativi dell attività di pianificazione e progettazione urbana, affrontando il problema della trasformazione della città e del suo territorio nel presente e nel futuro e quindi della nuova identità che la città

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11 va assumendo in questo scorcio d anni. Il lavoro da me prodotto fra il 1999 e il 2001 insieme con Alberto Mioni e Bruno Zanon nella fase preliminare degli studi per il nuovo PRG comunale e rifluito nel ponderoso Documento programmatico per il nuovo PRG consegnato nel 2000 (consultabile sul sito web del Comune) costituisce un po la summa della filosofia interpretativa del nuovo assetto del territorio comunale derivabile direttamente da quanto fin qui illustrato. Bruno Zanon ha di recente compendiato la sua lettura del processo evolutivo degli insediamenti e della pianificazione trentina in un interessante contributo all ultimo volume della Storia del Trentino, edita dal Mulino, soffermandosi ampiamente sui processi di formazione di nuovi paesaggi nel sempre crescente contrasto fra dinamiche urbane di fondovalle e minacce di impoverimento o snaturamento dell ambiente montano, sul ruolo sempre più forte della rete infrastrutturale, idraulica, ferroviaria e stradale, sui processi di sviluppo abitativo pubblico e privato che hanno comportato l aggressione delle falde collinari e la saturazione del fondovalle, infine sulle luci ed ombre dell opera di pianificazione provinciale e comunale fra il dopoguerra e i nostri giorni. Del mio lavoro analitico e propositivo esistono per il momento poche testimonianze a stampa, confinate ad un breve saggio al titolo Un progetto per la città dei flussi, pubblicato nel 2000 a introduzione del catalogo sui progetti di concorso per l area ex-michelin, e a un sintetico intervento nel giornale-catalogo della mostra collettiva Paesaggi in-formali, tenutasi a Venezia nel 2002 e allestita quasi clandestinamente a Trento, nella sala dell Opera universitaria, l anno seguente. Ho però in preparazione un libro per i tipi di Nicolodi - del quale vi darò qui qualche rapida anteprima nel quale intendo raccogliere, a cura di Emanuela Schir, sia il lavoro prodotto per lo studio-quadro sull area fluviale per conto del Comune nel 2001 sia una parte significativa della sperimentazione progettuale che ho condotto con i miei studenti delle università di Venezia e di Trento sulle medesime aree. E uscito invece nel 2004, sempre presso l editore Nicolodi, un ponderoso volume che riproduce con dovizia di particolari il contributo portato al nuovo PRG dal collega catalano Joan Busquets, attuale consulente per il piano comunale. Nel libro dopo un attenta ricostruzione di Mauro Lando della vicenda storica urbana, ove si individua correttamente nel prezioso patrimonio di giacimenti urbanistici (leggasi: aree industriali e militari dismesse) la chiave di volta delle nuove trasformazioni urbane Joan Busquets formula la sua filosofia di pianificazione, limpida e condivisibile, proponendo una stretta collaborazione fra piano e progetto, sottolineando l importanza del progetto di scala intermedia e la necessità di saper usare la facoltà dell astrazione nel concepire il disegno a grande scala della città, e di seguito illustra le principali proposte del suo piano. Il nodo controverso del piano Busquets è nella mossa del cavallo proposta per vincere la partita: l interramento parziale della ferrovia e della stazione stessa, onde rilegare la città col fiume e con l oltrefiume. Problema individuato correttamente, ma soluzione avventurosa per le difficoltà attuative, che secondo me ha spostato pericolosamente l asse del piano: se l interramento non si farà (e i dubbi sono molti), il danno di aver spostato i riflettori sul nuovo boulevard sopra il sedime ferroviario potrebbe essere pesante. Personalmente ritengo che il contributo migliore del Piano Busquets in sintonia con le linee programmatiche fissate dal nostro precedente Documento programmatico stia nelle proposte di riassetto del sistema interstiziale di spazi pubblici e verdi, i corridoi ambientali ipotizzati fra città alta e città bassa: Anche per il sistema delle aree verdi scrive Busquets - ci sono delle linee attuali pedonali nella città che permettono di rileggere il rapporto tra la montagna e il fiume. E stata esplorata questa idea, partendo da una considerazione paesaggistica: un operazione di questo genere si può misurare in rapporto ai grandi segni della topografia, ma anche delle torri, del castello, del duomo. Riecheggiano nelle sue parole le profetiche affermazioni circa il rapporto città-montagna del padre dell urbanistica catalana, Oriol Bohigas, nel suo Reconstrucciò de Barcelona. In questo ambito si colloca anche la proposta di riordino della zona inquinata di Trento Nord e il tentativo di riqualificazione di tutto il settore nord della città: una delle scommesse certamente più difficili della trasformazione urbana futura.

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13 E qui che Busquets recupera in pieno accordo con le proposte da me contemporaneamente formulate sull area urbana sud il principio-chiave dei rapporti fra insediamenti e paesaggio, più volte richiamati, in una serrata dialettica fra versante montano e fondovalle. Fornisce così una risposta coerente al problema di restaurare rapporti significativi nell ambito di quella che io ho denominato città-arcipelago ( Trento, storicamente e ancor più oggi ho scritto nel saggio prima citato - non è descrivibile come città compatta, monocentrica o radiocentrica, e nemmeno - nonostante l'allungata forma nel fondovalle atesino - come una città lineare. Si tratta invece senza dubbio di una città policentrica e fortemente disarticolata nelle sue realtà insediative, anche se dotata di un centro storicamente consolidato e tuttavia vitale. Di qui la definizione di Trento, soprattutto nella sua dimensione collinare, come città-arcipelago. E il termine "arcipelago" si attaglia anche al persistere assai pervicace e consolidato di identità differenti fra località e località all'interno della realtà urbana tridentina, che la rendono poliedrica e sostanzialmente plurale. Sembra dunque credibile pensare alla riprogettazione di tutta la vasta lingua di terra che si insinua da Mattarello verso il Doss Trento e oltre, sulla base di un modello disperso e "fluido" che si regga su un assetto lineare appoggiato primariamente al fiume Adige (e all'affluente Fersina che qui converge) e su un attento landscaping del paesaggio fluviale medesimo, ma concepito come il luogo di confluenza di una capillare rete di relazioni che discende dagli insediamenti collinari e si raccorda col fiume, secondo l ancestrale modello idrografico fra monte e valle ). La connessione fra gli elementi componenti il quadro così delineato, e in particolare fra le emergenze orografiche e il fiume, fra la città arcipelago e il fiume, si è proposto avvenga per percolazione secondo le tracce con cui le acque rifluiscono dai monti al fiume, cioè secondo un sistema di "crepe" interstiziali fra i pezzi della città-mosaico ovvero di corridoi verdi che in primo luogo usano dei tracciati stessi dei corsi d'acqua (il torrente Fersina in primo luogo e poi i vari rii e rogge che solcano tutto il territorio), delle strade poderali di più antico impianto, nonché della poderosa traccia infrastrutturale del viadotto ferroviario della Valsugana. La rivalutazione del ruolo strutturante del fiume avviene perciò sia rimarcando il suo significato di spina longitudinale (nella città dei flussi) sia riordinando il suo carattere attrattivo per i flussi trasversali di "discesa al fiume" (la "percolazione" di cui sopra, ovvero i movimenti trasversali fra la città-arcipelago residenziale e la città dei flussi e dei servizi). Da queste considerazioni è derivata la proposta di piano-guida per l area fluviale elaborata dal mio gruppo nel 2001, che si fondava sulla volontà di progettare un nuovo modo d'essere della città "nuova" a partire dal fiume medesimo e dai "flussi" longitudinali che lo affiancano, concependo una città-paesaggio, configurata come una città di flussi, che da sud si insinui fin dentro la città storica e diventi il luogo delle grandi attrezzature del loisir urbano, del turismo, dello sport, degli spettacoli e della cultura in generale. Si è configurato perciò un modello tendente a funzionare entro un'integrazione stretta e reciprocamente interagente fra elementi della geografia naturale (il versante montano, la collina del Doss Trento, il fiume) e elementi dell'insediamento umano: un modello collegabile a una concezione urbana più moderna, in cui le distinzioni fra paesaggio naturale e agrario e città si fanno più sfumate e lo spazio urbano tende a espandersi nel paesaggio (e viceversa). Un simile modello tende a impostarsi su un concetto dinamico, di flusso, antitetico ai concetti statici di geometria euclidea che caratterizzano la città compatta, almeno nelle sue espressioni di età moderna. La concezione dello spazio urbano che ne deriva non è più quella "finita" della strada o della piazza, ma quella "aperta" della campagna, del parco, delle "vedute larghe e panoramiche", del movimento e del flusso continuo. L'orizzonte di questi spazi non è quello ravvicinato delle cortine edilizie, ma quello molto più largo del profilo montano che incornicia la valle o del landmark territoriale costituito dall'altura del Doss Trento. Centrale, nel progetto, diventa la creazione di un vasto parco fluviale a segmenti specializzati, che affianca il flusso del fiume, insinuando la "natura" da sud fin dentro il cuore della città, facendo capo al Doss Trento e al parco urbano di piazza Dante, e porta con sé, a catena, una serie di

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15 attrezzature urbane per lo sport, il tempo libero, lo spettacolo e la cultura. Il parco fluviale trova i suoi perni di connessione con la città esistente nel cinquecentesco palazzo delle Albere, cui viene restituito un vasto spazio aperto circostante e che viene riallacciato trasversalmente alla città riaprendone l'antico viale d'accesso, e nella nuova biblioteca universitaria in capo all'ottocentesco asse di relazione con il Duomo (via Verdi). Questi due interventi sono anche parte di un riordino generale degli spazi urbani e delle attrezzature della zona universitaria e museale all'interno del piccolo ampliamento ottocentesco a maglie ortogonali che qui lega la città al fiume e ne proietta la visione verso il fondale naturale del monte Bondone. Il polo museale del palazzo delle Albere è integrato verso sud con il parco fluviale da una nuova importante attrezzatura culturale (il Centro della Scienza), oggi in via di progettazione da parte di Renzo Piano, e verso nord da un centro di informazione turistica e culturale ipotizzato in testa al nuovo ponte sull'adige e alla nuova stazione funiviaria per il monte Bondone. Altri interventi strategici all interno del flusso lineare del parco fluviale, sono: la ristrutturazione dell ex fabbrica Italcementi a Piedicastello, destinata a centro culturale e di spettacolo, con una risalita meccanica alla collina del Doss Trento; la nuova biblioteca universitaria in riva al fiume,in testa all asse che si conclude sul Duomo, ora affidata al progetto di Mario Botta; un nuovo centro sportivo per gli sport acquatici, sui suoli delle ex-caserme, il nuovo ospedale, pur esso sui suoli delle ex-caserme, alla confluenza del torrente Fersina nel fiume Adige, il nuovo stadio a segnare la porta d ingresso da sud alla città. Il nuovo sistema di attrezzature urbane definisce così un vasto sistema urbano lineare, la cui ossatura è disegnata dal corso del fiume stesso e dalle arterie infrastrutturali che lo fiancheggiano, e che si aggancia alla città esistente attraverso il nodo di palazzo delle Albere e della nuova biblioteca universitaria. La nuova parte di città fluviale così configurata la proposta è stata solo in parte recepita dalla Variante Generale al PRG del 2001 tendeva perciò a favorire una stretta integrazione fra città e paesaggio, pur promuovendo la formazione di un sistema innovativo di grandi attrezzature urbano-territoriali agganciate all accessibilità dei grandi flussi infrastrutturali nord-sud: una vera e propria "città altra" rispetto a quella storicamente consolidatasi nel fondovalle e malamente cresciuta con la "downtown" direzional-commerciale di Trento Nord, un modo nuovo di promuovere lo sviluppo urbano di fondovalle senza per questo rinunciare a recuperare e valorizzare le caratteristiche fondative del paesaggio geografico su cui insiste.

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17 I dieci libri 1. BOCCHI, Renato ORADINI, Carlo Trento. - Roma ; Bari : Laterza, 1983, 2. ed.: Immagine e struttura della città : materiali per la storia urbana di Trento / a cura di Renato BOCCHI e Carlo ORADINI. - Roma ; Bari : Laterza, BOCCHI, Renato Trento : interpretazione della città / schede sui dipinti di facciata di Mauro COVA. - Trento : Saturnia, Trentino : monti, laghi, paesi, città / [a cura di Luigino MATTEI ; testi di Franco DE BATTAGLIA... [et al.]. - Trento : TEMI, GORFER, Giuseppe GORFER, Aldo La collina di Trento. - Trento : Saturnia, Le radici del futuro : appunti su un paesaggio che cambia / testi a cura di Renato BOCCHI, Emanuela RENZETTI, Roberto RODA ; fotografie di Elisabetta ALBERTI... [et al.]. - Mantova : Sometti, CECCHETTO, Alberto Progetti di luoghi : paesaggi e architetture del Trentino / [con la collaborazione di Massimo CHIRIVI, Tullio ZAMPEDRI]. - Caselle di Sommacampagna (VR) : Cierre, ZANON, Bruno Territorio, urbanistica, ambiente : l'organizzazione del paesaggio umano. In: Storia del Trentino. - Bologna : Il Mulino, v. 6, L età contemporanea : il Novecento, 2005, p. [601] BOCCHI, Renato Progetto per una città dei flussi. In: Area ex Michelin, Trento / [catalogo a cura di Paola JORI]. - Trento : Temi : Iniziative urbane SpA, p BUSQUETS, Joan Joan Busquets : un progetto europeo per Trento = a European project for Trento / a cura di = edited by Rocco CERONE. - Rovereto (TN) : Nicolodi, 2004.

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19 BOCCHI, Renato ORADINI, Carlo Trento. - Roma ; Bari : Laterza, [8], 237 p. : ill. ; 25x25 cm. (Grandi opere) (Le città nella storia d'italia). Bibliogr.: p ISBN ed.: 1989 La vicenda storica della città di Trento è ripercorsa nel libro alla luce di un criterio prioritario di lettura, tendente a interpretare i modi secondo cui, in ciascuna epoca storica, si è esercitato da parte della collettività o da parte del potere costituito il controllo sulla forma urbana e si è di conseguenza plasmata la città. Il libro cerca di ricostruire un complesso sistema di conoscenze provenienti dalla storia e dalla morfologia della città, composto in parte di documenti fisici e in molta parte di relazioni spaziali, di leggi costitutive, di condizioni materiali e strutturali - oltre che di documenti e testimonianze letterarie e iconografiche e di fonti archivistiche: un sistema di conoscenze tali da costituire supporto a un interpretazione della stratificata cultura della città. Attenzione privilegiata nello spirito della collana laterziana diretta da Cesare De Seta è data alla documentazione cartografica e iconografica come fonte di interpretazione del processo evolutivo della città. In questo senso emerge come dato caratterizzante principale della città il contributo rinascimentale dell età clesiana e madruzziana, epoca nella quale si registrò l evento-cardine di tutta la storia urbana: il grande Concilio ecumenico che avviò la Controriforma e per l architettura urbana di Trento significò un impronta indelebile in senso stilistico, con la monumentalizzazione dei luoghi del potere principesco-vescovile e con la definitiva italianizzazione della città. Il percorso di investigazione si sviluppa tuttavia in progressione sistematica lungo tutta la vicenda urbana: dal sito geografico ed i primi insediamenti umani alla fondazione della colonia romana, dalla città alto-medievale alla città carolingia e all inizio del feudalesimo, fino alla fondazione del Principato vescovile e del mercato, dalle fondazioni monastiche alla formazione dei borghi mercantili nel Basso Medioevo, dall erezione delle mura urbane dugentesche alla costruzione del Duomo romanico, dalla città del Trecento e la formazione dei quartieri alla genesi e alla trasformazione del Castello, dal ritratto urbano dipinto dal Durer al rinnovo urbano di Bernardo Cles, fino alla città del Concilio, ritratta dal Valvassore; e poi la grande peste del Seicento, l arte barocca e la nuova immagine urbana della città della Controriforma, la revisione dello spazio urbano nel Settecento, la città dell Illuminismo e il fenomeno delle ville suburbane, fino alla caduta del Principato vescovile. Infine la Restaurazione asburgica dopo le guerre napoleoniche, il taglio dell Adige e la città-guarnigione, il dopoguerra e l annessione all Italia, la formazione della periferia e i primi interventi di case popolari, il risanamento igienico-edilizio del Sass, fino alla più grande Trento littoria. Alla fine il carattere della città risulta nel suo essere ibrido, mediatore, stratificato: per certi versi ambiguo e contraddittorio, ma per ciò stesso ricco di valenze e relazionale : un identità meticcia, di mediazione e, non a caso, di conciliazione : in questo senso d estrema modernità. Il libro della collana di Laterza - con il rispettivo catalogo Immagine e struttura della città, che ne costituisce il complemento - ha costituito un esperienza riepilogativa e pilota sulla storia urbana di Trento, come è accaduto per molti dei volumi della stessa collana Le città nella storia d Italia diretta da Cesare De Seta. Insieme con i precedenti volumi Trento, città del Concilio (prima ediz 1963, ult. ediz. agg. Arca, Trento 1995), di Aldo Gorfer, e Trento (Temi,1977), di Bruno Passamani e Carlo Pacher (più centrato sulle testimonianze d arte e d architettura urbane), ha di fatto rifondato la ricognizione storica sulla città.

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