ISTITUTO COMPRENSIVO B. BARBARANI MINERBE VERONA. SCUOLA DELL INFANZIA Don A. Perazzani di Boschi Sant Anna

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1 ISTITUTO COMPRENSIVO B. BARBARANI MINERBE VERONA SCUOLA DELL INFANZIA Don A. Perazzani di Boschi Sant Anna SANTA LUZIA VIEN DE NOTE CO LE SCARPE TUTE ROTE Documenti, testimonianze, racconti e poesie

2 INDICE Introduzione pag 4 Presentazione del contesto pag 6 Il comune pag 6 L istituto comprensivo pag 7 La leggenda di S. Luzia pag 8 La vita, il martirio, il culto pag 11 S. Luzia nella tradizione della bassa veronese pag 14 I racconti dei nonni pag 17 Le poesie pag 24 E per concludere pag 26 2

3 PER COMINCIARE Santa Luzia vien de note con le scarpe tute rote co l capelo belo belo Santa Luzia vien dal cielo. Ed anche Santa Luzia vien de note, co' le scarpe tute rote, co'l capelo ala romana, Santa Lùzia l'é me mama. Due poesie simili molto conosciute, due significati diversi, due poesie che segnano il passaggio dall essere bambino all essere grande. È da queste poche rime che è nata l idea del titolo del nostro progetto, come sottolineano i nonni nei loro racconti anche nel momento in cui viene rivelato il mistero, questa notte rimane comunque ricca di fascino e di emozioni. 3

4 INTRODUZIONE Halloween, Santa Lucia, Babbo Natale, la Befana quante occasioni ci sono al giorno d oggi in cui i bambini si aspettano di ricevere regali... tutti? in ogni occasione? ma tutto questo fa perdere il valore dell attesa del sospirato regalo? Per cogliere le diverse motivazioni della nostra scelta di ideare un progetto didattico attorno alla leggenda di Santa Lucia e di far sì, che attorno ad esso, si metta in moto un intera comunità non si può prescindere da un analisi del contesto territoriale. La nostra scuola fa parte dell Istituto Comprensivo di Minerbe ma ha sede nel piccolo comune di Boschi Sant Anna e rappresenta luogo importante di relazione e di aggregazione. L orgoglio della propria indipendenza dalle altre municipalità viciniori caratterizza tutti i cittadini di Boschi, ma da tempo il comune proprio per la sua posizione di confine con altri centri più grossi e per la vicinanza ad un importante arteria di comunicazione come la Strada Statale n. 10 che collega la parte meridionale della provincia veronese rispettivamente a Mantova e Padova, è interessato dall insediamento di numerose giovani famiglie originarie dai comuni limitrofi o addirittura da altri stati. L influenza di ciò ma anche dei mass media rischia di far perdere il fascino alle tradizioni locali e di far nascere nuovi riti oltre che bisogni. A tutto questo si deve aggiungere che la leggenda di Santa Lucia molto sentita nel veronese è quasi sconosciuta nelle provincie limitrofe di Padova e Vicenza. Inoltre, da due anni, lo sfondo integratore della nostra programmazione didattica sono le emozioni che i bambini vivono quotidianamente e la leggenda di Santa Lucia ci ha permesso di analizzarne molte: dall emozione dell attesa, al timore di non essere stati sufficientemente buoni, alla delusione o alla paura che la Santa stessa può suscitare nei bambini più piccoli. 4

5 Tutto questo si accorda, secondo noi, perfettamente con le finalità del concorso: valorizzare l identità culturale veneta, nell ottica di una riscoperta da parte delle giovani generazioni della proprie tradizioni e della propria storia, al fine di consolidare l idea di appartenenza ad una comunità territoriale sia che sia quella che ti ha dato i natali che quella in cui vivi la tua vita quotidiana e le tue relazioni interpersonali. Ma non potevamo certo fare tutto ciò da sole come insegnanti. Il primo passo doveva essere il coinvolgere attorno a questo progetto dei rappresentanti delle istituzioni, delle associazioni culturali, i singoli cittadini, i genitori ma soprattutto chi poteva rappresentare la memoria di questa tradizione e cioè gli anziani del paese e del territorio. Fondamentale è stato il ricorrere alle memorie orali dei nostri anziani perché ci offre un esempio concreto di uno dei più preziosi servizi che questa stagione della vita può rendere: essere custode della memoria collettiva. Prenderne coscienza e riconoscere all anziano un ruolo importante di consultazione, in quanto testimone e depositario di una saggezza antica in cui affondano anche le radici della nostra odierna cultura, è stato molto importante per i bambini. Ma come sottolinea Dino Coltro non c è fiaba, canto, aneddoto che non esprima la sua impronta regionale nella quale ha risalto il paese, il luogo dove la narrazione e il canto hanno tratto origine. In questo senso anche la classe sociale che produce un certo tipo di narrazione ha la sua importanza. Il veicolo per far passare queste memorie è stata la lingua orale, il dialetto usato dai nonni e poco conosciuto dai piccoli nipoti. Tramite questo progetto didattico sono passati quindi: i ricordi dei nonni, la lingua, le tradizioni, i valori di un tempo e il sentirsi tutti parte di un evento che unisce grandi e piccini. 5

6 PRESENTAZIONE DEL CONTESTO IL COMUNE Il comune di Boschi Sant Anna è uno dei più piccoli della provincia di Verona (9 km² e 1452 abitanti) e si colloca nella zona sud-est al confine tra le provincie di Padova e Vicenza. Dista 45 km da Verona e 6 km da Legnago, principale città di riferimento. L'abitato è composto dal capoluogo e dalle frazioni Boschi San Marco ed Oni. Nel territorio sorgono alcune contrade e numerose case a corte e casolari. Le imprese registrate sono 138 che sono un numero considerevole considerate le dimensioni del comune, tra queste risultano ancora prevalenti quelle del settore agricolo, segue il settore delle costruzioni e poi il commercio. Nel territorio sono presenti e piuttosto attive, oltre alla Parrocchia e un circolo Noi, alcune associazioni sportive, l associazione Combattenti e Reduci, l Avis, un comitato festeggiamenti e una Biblioteca. Dal 2006 è funzionante anche un baby-parking nato per soddisfare le esigenze del crescente numero di famiglie con entrambi i genitori occupati. 6

7 L ISTITUTO COMPRENSIVO L Istituto comprensivo Berto Barbarani di Minerbe nasce con l anno scolastico 1999/2000 e aggrega verticalmente tre ordini di scuola: infanzia, primaria e secondaria di primo grado e, come sottolineato nel POF, questo rappresenta una sfida e un anticipazione del superamento della suddivisione in ordini e gradi scolastici della scuola di base. La presenza degli allievi per molti anni nella stessa istituzione scolastica favorisce, inoltre, lo sviluppo di rapporti educativi più profondi, l assunzione di forti responsabilità in ordine al successo/insuccesso scolastico da parte di tutti gli operatori coinvolti nel processo di apprendimento/insegnamento e richiede la diffusione di stili relazionali cooperativi nonché la necessità di confrontarsi sui curricoli al fine di rafforzarne la continuità. Il territorio dell istituto si colloca nella zona sud della provincia di Verona, è abbastanza vasto e caratterizzato da centri urbani di piccole dimensioni dove persiste una frammentazione della popolazione in abitazioni spesso isolate e lontane dal centro. Il bacino d utenza è quindi costituito dai comuni di Minerbe, Roverchiara, Bonavigo, Boschi Sant Anna e Bevilacqua. Alcuni alunni della scuola secondaria di Roverchiara provengono dal comune di Angiari. In questi comuni il settore primario costituiva, fino a pochi anni fa, il settore principale; nel tempo soprattutto a Minerbe e Bevilacqua sono andate sviluppandosi delle industrie favorite dalla vicinanza a Legnago e al miglioramento e ampliamento delle vie di comunicazione. Questo sviluppo ha favorito un discreto flusso migratorio soprattutto dal nord Africa, dall est Europa e la presenza di molte giovani coppie. La popolazione scolastica dell Istituto è pertanto in costante aumento. 7

8 LA LEGGENDA DI SANTA LUZIA Cari butini vegnì qua che ve conto 'na storia......la storia de Santa Luzia... Lucia è nata tantissimi anni fa a Siracusa, era la figlia di una famiglia molto ricca ed era una delle ragazza più belle della città. In quell'epoca dominavano gli antichi romani e da poco era arrivata nel grande impero la religione di Gesù. Ben presto Lucia decise di regalare ai poveri tutte le ricchezze per seguire la sua via. Purtroppo, però, chi come lei aveva fatto questa scelta veniva perseguitato. Anche Lucia fu processata e condannata. Alcune persone molto cattive decisero di toglierle i suoi bellissimi occhi, ma non sapevano che lei sarebbe diventata un simbolo importante per la gente che viveva schiacciata dal potere dell'imperatore e che il suo nome sarebbe diventato subito sinonimo di luce. È da allora che Lucia protegge il bene degli occhi di tutti gli esseri umani. Ma una volta salita al cielo, cosa accadde? Lucia si presentò al cancello del paradiso con i suoi occhi belli sul piattino e suonò il campanello. San Pietro arrivò con la sua solita calma e nel vederla tanto bella e sfortunata, ma comprendendo soprattutto il grande amore che aveva nel cuore, le disse di esprimere un desiderio. Presa dall'emozione si vide inondare da una grandissima luce e rispose che avrebbe voluto rendere felici i bambini del mondo portando loro i giochi che tanto desideravano. San Pietro le spiegò che già altri portavano regali ai bambini. C'era San Nicola che ogni anno si travestiva da Babbo Natale, i Re Magi dai lontani paesi d'oriente, persino il piccolo Gesù Bambino ed una vecchietta chiamata Befana. Ma il lavoro era tantissimo e, nonostante fossero così in tanti a portare i doni, molti bambini rimanevano senza regali e giocattoli. Lucia pensò a come dovevano essere tristi quei bambini dei quali nessuno si 8

9 ricordava e scelse con entusiasmo di diventare la loro santa preferita. Le spiegarono che i doni dovevano essere consegnati nel periodo di Natale, ma lei per ripagare in qualche modo i bambini che fino ad allora erano rimasti senza regali decise di far arrivare a loro per primi i doni, per fare in modo che avessero più tempo per giocare. Scelse così il giorno a lei più caro, il giorno del suo compleanno, il 13 dicembre, perché regalare qualcosa agli altri nella sua festa era per la maniera più bella per festeggiarla. Dovette poi risolvere il problema del trasporto: visto che i giocattoli e i dolcetti da consegnare erano veramente tanti, decise di assumere due aiutanti. Il primo fu un piccolo asinello che aveva visto lavorare duramente tutto il santo giorno per tutti i giorni dell'anno a far girare una macina di mulino; ma l'asinello aveva bisogno di essere accudito ogni giorno: doveva essere pulito e strigliato e quando un mattino vide un vecchio signore seduto sul bordo di una strada gli propose questo lavoro. Si chiamava Castaldo ed era un tipo un po' strano, taciturno, sempre chiuso nel suo pastran nero dal quale spunta solo il suo grosso naso rosso, rosso purtroppo non sempre e solo di freddo, ma anche per qualche bicchierino di vino che il buon uomo beveva di nascosto per riscaldarsi nelle gelide notti di dicembre. Nelle sere che precedono il 13 dicembre si può sentire suonare un campanellino. E' Santa Lucia che gira per le strade dove abitano i bambini ai quali porterà dei doni. Fa questo per ricordare loro di spedire le letterine con le loro richieste, ma anche per segnarsi il percorso per quando porterà poi i regali. A volte succede che, se in queste sere in qualche casa vede un bambino che la sta pensando, arriva alla sua porta, suona il suo campanellino e lancia in casa dolcetti e caramelle. La sera del 12 dicembre dopo aver letto tutte le letterine e aver 9

10 segnato sulle sue speciali cartine geografiche il percorso, si fa aiutare dal signor Castaldo a caricare i doni sul carretto dell'asino e tutti e tre si mettono in viaggio. Quando arriva la sua notte, prima di andare a letto, ogni bambino dovrebbe ricordarsi di mettere fuori dalla porta qualcosa per l'asinello. Se non si riesce a trovargli un pò di paglia o fieno, si può lasciargli un pò di zucchero o, meglio ancora, una ciotolina con un pò di cereali della colazione, ne va matto. Per il signor Castaldo, invece, si può preparare sul tavolo un piatto con un pò di minestra e un pezzo di pane. Dopo aver lasciato qualcosa per gli aiutanti di Santa Lucia, tutti i bambini devono andare subito a letto perché non si sa di preciso a che ora lei possa passare. Se quando passa trova qualche bambino sveglio deve saltare quella casa e a volte capita che se il giro è molto lungo e i giocattoli particolarmente numerosi, non fa in tempo a passare, quindi niente tivù e presto a letto. Qualcuno dice che Santa Lucia non vuole essere vista ed è per questo che potrebbe buttare la cenere negli occhi, ma lei non lo farebbe mai visto che agli occhi ci tiene in modo particolare! E per quanto riguarda il carbone? Perché mai dovrebbe sobbarcarsi la fatica di portare carbone a chi non si merita regali? Ma Santa Lucia lo sa che ogni bambino, per quanto birichino, nel giorno della sua festa merita un dono speciale 10

11 LA VITA, IL MARTIRIO, IL CULTO Santa Lucia vergine e martire Siracusa, III secolo - 13 dicembre 304 La vergine e martire Lucia è una delle figure più care alla devozione cristiana. Come ricorda il Messale Romano è una delle sette donne menzionate nel Canone Romano. Vissuta a Siracusa, sarebbe morta martire sotto la persecuzione di Diocleziano (intorno all'anno 304). Gli atti del suo martirio raccontano di torture atroci inflittele dal prefetto Pascasio, che non voleva piegarsi ai segni straordinari che attraverso di lei Dio stava mostrando. Proprio nelle catacombe di Siracusa, le più estese al mondo dopo quelle di Roma, è stata ritrovata un'epigrafe marmorea del IV secolo che è la testimonianza più antica del culto di Lucia. Una devozione diffusasi molto rapidamente: già nel 384 Sant'Orso le dedicava una chiesa a Ravenna, papa Onorio I poco dopo un'altra a Roma. Oggi in tutto il mondo si trovano reliquie di Lucia e opere d'arte a lei ispirate. Gli atti del martirio di Lucia di Siracusa sono stati rinvenuti in due antiche e diverse redazioni: l una in lingua greca il cui testo più antico risale al sec. V; l altra, in quella latina, riconducibile alla fine del sec. V o agli inizi del sec. VI ma comunque anteriore al sec. VII e che di quella greca pare essere una traduzione. Il martirio incomincia con la visita di Lucia assieme alla madre Eutichia, al sepolcro di Agata a Catania, per chiedere la guarigione dalla malattia da cui era affetta la madre: un inarrestabile flusso di sangue dal quale non era riuscita a guarire neppure con le dispendiose cure mediche, alle quali si era sottoposta. Lucia ed Eutichia partecipano alla celebrazione eucaristica durante la quale ascoltano proprio la lettura evangelica sulla guarigione di un emorroissa. Lucia, quindi, incita la madre ad avvicinarsi al sepolcro di 11

12 Agata e a toccarlo con assoluta fede e cieca fiducia nella guarigione miracolosa per intercessione della potente forza dispensatrice della vergine martire. Lucia, a questo punto, è presa da un profondo sonno che la conduce ad una visione onirica nel corso della quale le appare Agata che, mentre la informa dell avvenuta guarigione della madre le predice pure il suo futuro martirio, che sarà la gloria di Siracusa. Al ritorno dal pellegrinaggio, proprio sulla via che le riconduce a Siracusa, Lucia comunica alla madre la sua decisione vocazionale: consacrarsi a Cristo! A tale fine le chiede pure di potere disporre del proprio patrimonio per devolverlo in beneficenza. Eutichia, però, non vuole concederle i beni paterni ereditati alla morte del marito, avendo avuto cura non solo di conservarli orgogliosamente intatti e integri ma di accrescerli pure in modo considerevole. Le risponde, quindi, che li avrebbe ereditati alla sua morte e che solo allora avrebbe potuto disporne a suo piacimento. Tuttavia, proprio durante tale viaggio di ritorno, Lucia riesce, con le sue insistenze, a convincere la madre, la quale finalmente le da il consenso di devolvere il patrimonio paterno in beneficenza, cosa che la vergine avvia appena arrivata a Siracusa. Però, la notizia dell alienazione dei beni paterni arriva subito a conoscenza del promesso sposo della vergine, che se ne accerta proprio con Eutichia alla quale chiede anche i motivi di tale imprevista quanto improvvisa vendita patrimoniale. In seguito il fidanzato di Lucia, forse esacerbato dai continui rinvii del matrimonio, decide di denunciare al governatore Pascasio la scelta cristiana della promessa sposa, la quale, condotta al suo cospetto è sottoposta al processo. Dopo un interrogatorio assai fitto di scambi di battute che la vergine riesce a controbattere con la forza e la sicurezza di chi è ispirato da Cristo, il governatore Pascasio le infligge la pena del postrìbolo proprio al fine di operare in Lucia una sorta di esorcismo inverso allontanandone lo Spirito Santo. Mossa dalla forza di Cristo, la vergine Lucia reagisce con risposte provocatorie, che incitano Pascasio ad attuare subito il suo tristo proponimento. La vergine, infatti, energicamente gli dice che, dal momento che la sua mente non cederà alla concupiscenza della carne, quale che sia la violenza che potrà subire il suo corpo contro la sua volontà, ella resterà comunque casta, pura e incontaminata nello spirito e nella mente. A questo punto si assiste ad un prodigioso evento: la vergine diventa inamovibile e salda sicché, nessun tentativo riesce a trasportarla al lupanare, nemmeno i maghi appositamente convocati dallo spietato Pascasio. Esasperato da tale straordinario evento, il cruento governatore ordina che sia bruciata, eppure neanche il fuoco riesce a scalfirla e Lucia perisce per spada! Sicché, piegate le ginocchia, la vergine attende il colpo di grazia e, dopo avere 12

13 profetizzato la caduta di Diocleziano e Massimiliano, è decapitata. A Siracusa un inveterata tradizione popolare vuole che, dopo avere esalato l ultimo respiro, il corpo di Lucia sia stato devotamente tumulato nello stesso luogo del martirio. Infatti, secondo la pia devozione dei suoi concittadini, il corpo della Santa fu riposto in un arcosolio, cioè in una nicchia ad arco scavata nel tufo delle catacombe e usata come sepolcro. Fu così che le catacombe di Siracusa, che ricevettero le sacre spoglie della v. e m., presero da lei anche il nome e ben presto attorno al suo sepolcro si sviluppò una serie numerosa di altre tombe, perché tutti i cristiani volevano essere tumulati accanto all amatissima Lucia. Ma, nell'878 Siracusa fu invasa dai Saraceni per cui i cittadini tolsero il suo corpo da lì e lo nascosero in un luogo segreto per sottrarlo alla furia degli invasori. A Venezia il suo culto era già attestato dal Kalendarium Venetum del sec. XI, nei Messali locali del sec. XV, nel Memoriale Franco e Barbaresco dell inizio del 1500, dove era considerata festa di palazzo, cioè festività civile. Durante la crociata del 1204 i Veneziani lo trasportarono nel monastero di San Giorgio a Venezia ed elessero Santa Lucia compatrona della città. In seguito le dedicarono pure una grande chiesa, dove il corpo fu conservato fino al 1863, quando questa fu demolita per la costruzione della stazione ferroviaria (che per questo si chiama Santa Lucia); il corpo fu trasferito nella chiesa dei SS. Geremia e Lucia, dove è conservato tutt oggi. Una delle più antiche tradizioni veronesi racconta che le spoglie della santa siracusana passarono da Verona durante il loro viaggio verso la Germania intorno al sec. X, fatto che spiegherebbe anche la diffusione del culto della santa sia a Verona che nel nord Europa. Secondo un altra tradizione, il culto di santa Lucia a Verona risalirebbe al periodo di dominio della Serenissima su Verona. Assai diffusa è a tutt oggi la celebrazione del culto di Lucia quale santa patrona degli occhi. Ciò sembra suffragato anche dalla vasta rappresentazione iconografica, che, 13

14 tuttavia, è assai variegata, in quanto nel corso dei secoli e nei vari luoghi si è arricchita di nuovi simboli e di varie valenze. Ma è stato sempre così? Quando nasce in effetti questo patronato e perché? Dal Medioevo si va sempre più consolidando la taumaturgia di Lucia quale santa patrona della vista e dai secc. XIV-XV si fa largo spazio un innovazione nell iconografia: la raffigurazione con in mano un piattino (o una coppa) dove sono riposti i suoi stessi occhi. Come si spiega questo tema? È, forse, passato dal testo orale all iconografia? Oppure dall iconografia all elaborazione orale? E tale dilatazione nei fenomeni religiosi è un atto di devozione e fede? È pure vero che la semantica esoterica data al nome della v. e m. di Siracusa è la caratteristica che riveste, accendendola di intensa poesia, la figura e il culto di Lucia, la quale diventa, nel corso dei secoli e nei vari luoghi una promessa di luce, sia materiale che spirituale. SANTA LUZIA NELLA TRADIZIONE DELLA BASSA VERONESE Tratto da Paese perduto di Dino Coltro - Cierre edizioni 13 DICEMBRE: S. LUZIA (S. LUCIA) S. Lucia è venerata nel veronese e in altre parti del Veneto come portatrice dei doni ai bambini, secondo una tradizione comune a molti paesi dell Europa centro-orientale. La sua popolarità veneta trova forse radici nel fatto che la tomba della santa si trova a Venezia, pur essendo vissuta e martirizzata a Siracusa. La leggenda narra che la giovinetta percorreva le vie di Siracusa accompagnata da un servo e da un asinello carico di doni per i bambini della città. E così l aspettano i bambini la notte del miracolo, con el musseto stanco che si tira dietro un carrettino pieno de roba bona. 14

15 Le è di aiuto el castaldo, personaggio legato al ricordo del servo siracusano. In genere, la sera della vigilia, i bambini aiutati dagli adulti preparano alla Santa qualcosa perché possa ristorarsi, caffè o caffellatte, non dimenticando una manciata di fieno e l acqua per l asinello. La mattina, al risveglio, i più piccoli trovano el piato de S. Luzia, con paste de spumilia, na naranza, on pomo, calche carobola. I più fortunati potevano trovare anche dei datari, datteri, o un cavallino di cartapesta, magari con il carrettino; le bambine, una bambola di pezza, tutto però di dimensioni molto modeste: na olta S. Luzia l era pitoca, si dice. Preparato il «ricevimento a S. Lucia», i bambini devono andare a letto presto, ficarse soto le cuerte e chiudere bene gli occhi se no S. Luzia la te buta el sabion e si perde la vista. Questo particolare richiama l altro aspetto della venerazione a S. Lucia: è la protettrice della vista, contro le malattie degli occhi. Il 13 dicembre, i devoti di S. Lucia si bagnano gli occhi con l acqua santa dell avelo; in mancanza dell acquasantiera, basta inumidire le pupille con la saliva o acqua. La festa veronese de S. Luzia pare abbia origine nel 1200/1300, quando gli abitanti, in particolare i bambini della città, furono colpiti da un epidemia agli occhi. Le madri fecero voto nella basilica di S. Zeno che avrebbero offerto doni ai bambini poveri, ogni anno nella ricorrenza del martirio di S. Lucia, se avessero ottenuto la guarigione dalla grave malattia. Quindi, i bancheti di S. Lucia in Piazza Brà ripetono un voto secolare; soltanto che S. Luzia la deventa sempre più cara e sofisticata. In molte zone del Veneto occidentale, la sera della vigilia si accendono i falò e si brucia la veceta. Qualcuno ritiene che si confonda S. Lucia con la Befana e, probabilmente, può darsi che le due figure vengano sovrapposte. In realtà, la tradizione del brugnelo, del falò, resta legata alla festa di S. Lucia perché prima della riforma gregoriana del calendario del 1582, la ricorrenza scadeva nel solstizio d inverno, in pratica poco lontana 15

16 dall attuale Natale. I falò difatti, si accendono ancora oggi in molti paesi da Natale all Epifania e il loro significato arcaico appare chiaro anche se ormai nessuno ne conserva memoria, se non per certi aspetti, giudicati, dai più, atti di superstizione. Il solstizio d inverno rappresentava agli occhi degli antichi la «morte» del sole, per cui l accensione dei fuochi voleva propiziare il ritorno della luce. I popoli scandinavi ritenevano Lucia un essere astrale, che durante il solstizio si abbandonava ad una caccia selvaggia nei boschi, seguita con grida e strepiti dagli elfi e dagli spiriti suoi sudditi. La «notte di S. Lucia» è, dai Norvegesi, considerata la più lunga, appunto perché collegata con il solstizio e quindi il giorno della «vigilia» è il più breve dell anno; presso gli antichi indicava senza dubbio la fine di un ciclo vegetativo. In questo senso, si spiega il detto proverbiale da S. Luzia na ponta de ucia, la luce del giorno si allunga dopo la S. Lucia del calendario antico: l espressione è rimasta anche dopo la riforma. Alla saga celtico-norvegese alcuni studiosi si rifanno per spiegare l asinello di S. Lucia e il frastuono di campanacci e ferraglie con cui appare. Sarebbe un residuo della cavalcata della Lucia pagana nei boschi, accompagnata dagli elfi schiamazzanti. I «doni» invece, ripetono una credenza ancora viva in Sicilia, radicata nell antichità pre-cristiana, conservata dal legame che il mondo contadino mantiene con i trapassati. Lucia, in sostanza è una «santa», meglio una «morta» con poteri «divini» che ritorna nel mondo a portare doni. Per questo, secondo la tradizione romana del rito degli dei manes, si devono offrire cibi e bevande; gesto che si ripete ancora oggi da parte dei bambini nella sera della vigilia. La Santa preavverte la sua venuta e fa sempre sentire la sua presenza con il suono della trombeta de S. Luzia, un suono dolce, smorzato come se venisse da lontano. La consuetudine de sonare la trombeta da parte dei fruttivendoli e anche degli altri «ambulanti» era un tempo diffusa e radicata nel costume. Può produrre anche rumori di catene, passi con le sgiavare ecc., accostandosi cosi ai riti del falò. Un altro aspetto su cui fare una riflessione è el piato de S. Luzia, con le paste de spumilia, raffiguranti gallinelle con la cresta rossa, frutta (pere con la foglia verde, ciliege) e il ciuffo di gelato a forma di panna montata. Alcune fonti, testimoniano che per S. Lucia si preparavano i puoti, figure di pasta frolla fatte con farina e onto, rappresentanti porcellini, 16

17 stelle, fiori e uno spicchio di luna. Le loro creazioni erano cotte nel forno del paese, che nel tempo de S. Luzia, era aperto nel pomeriggio, per questo fatto. I pezzi forti della loro creazione erano appunto, i puoti: la figura femminile e maschile, con el porzeleto da la panza rotonda, grasso e rotondo. Dalle parti di Bonavigo, Albaredo, Minerbe, ricordano le paste a forma di porcellino, ma non la tradizione di prepararle in casa. La raffigurazione con la pasta di porcellini e di altri animali era un tempo molto diffusa e trova moltissime testimonianze nell Europa centro-orientale. I RACCONTI DEI NONNI Tratti da Gli anziani raccontano raccolta di giornalini pubblicati dalla vicina casa di riposo. EL GIORNO DE SANTA LUZZIA de A. L. Santa Luzzia vien de note co' le scarpe ture rote..." L avea impara in préssia, parché ela no la se desmentegasse de passar da mì che no vedea l ora che vegnesse chel giomo (parfìn el Nadale e el compleano no jéra cossì speta). Za da qualche giorno la se fasea sentire butando na sbranca de caramele de zucaro atraverso i veri sarà de la finestra o zò da la capa del camin (gran bel mistero che gò tegnù daconto coando sò deventà mama e gò fato da Santa Luzzia a me fiola). Anca i buteleti più grandi, davanti a sti fati i se disea 17

18 tra lori: L è proprio ela che la jà butà, doman a scola ghe lo disemo a coei che no ghe crede!" Noialtri piasse picoli no je scoltavimo gnanca, parchè erimo massa ciapà da l emozzion. L era la festa più sentia de tuto l ano e la maestra, noialtri più picoli, la ne lassava a casa parchè zugassimo. Coalche zugatolo ghe l ò ancora imente: la musseta de cartapesta, (me pianze el core saver che l è andà finir ne la sofita de on me parente e che nol vol più darmela); el bancheto de legno come coel de scola ma più picolo. Le bambole de segaùre cò la testa de gesso, le se rompea subito rabaltàndosse da la caregheta. Coanto gò pianto par che le ceste de pùa massa pesanti! Ma la sorpresa no l èra finìa co' l regalo in fondo al leto: na volta vegnù zò da le scale, su la tola de la cusìna, trovaino du piati e du bicèri sporchi par ela e el sò gastaldo (cossì la me disea me mama) e on poco de fien par el musseto. Sto grande venimento l é dura fin coando a scola coalchedun (l avaria copa) nol m à fato vèrzare i oci: in coel momento tuto l icanto par mi, a l è finìo. RICORDI DE SANTA LUSSIA (de Graziella Fossa, Oppeano) Santa Lùssia, la Santa de l età piassé bela, la me ricorda quanto l era belo spetarla. Quando s'era picola, no vedéa l ora che vegnésse chel giorno, parché la me portàa on piato de robe: un pomo, nespole, carobole, un poche de carameléte, na stechéta de mandolato. EI piato l era belo pien! Tante olte ghe disea a me mama: Come mai Santa Lùssia no Ia me porta na bambola anca a mì?" Me mama Ia me guardàa e la taséa. Na matina arente al piato de Santa Lùssia, gò visto na bela bambola de pessa. S era cossì contenta che me la son tegnùa streta al cor par tuto el giorno. A la sera l ò messa in sìma al comò, par vedàrla piassé ben. Che la note ò dormio contenta, parché Santa Lùssia la sèa ricorda anca de mi. La matina quando me son sveà (svegliata) Ia bambola no la gh era pì. Alora so' na da me mama e go domanda come mai no gh era pì la bambola. Me mama ma m à dito che Santa Lùssia la se l avèa porta ìa par portarmela l ano dopo. Mi che s era picola, no capea che le bambole le costàa i schei che no gh era. L ano dopo Santa Lùssia la me porta oncora la stessa bambola e mì alora gò capio che no se podea vérgne chel che se volea. La me bam bola l era de pessa e rento l era piena de segaùre, 18

19 ma l era cossita fata ben che la parea un Angeleto. Quando son arivà a capir el valor de tante robe, so sta proprio contenta, parché che la bambola l era el ben de me mama: in ani de miseria, ma pieni de calor da ricordar par sempre! SANTA LUCIA (de Franca lsolan Ramazzotto ) La contrà Cadelsette la se cata (si trova) verso matina del comune de Albaredo D Adige. Li gh e na bela Cesolìna co tacà in parte la canonica ormai bandonà. La Cesolìna ogni ano, al trédese de dicembre la vien verta, parché drento gh e la statua de Santa Lucia co n piato in man e in tel piato i so oci. Na olta i fasèa on bel sagròn, ma desso, pena pena (appena) la Messa. Da la casa in do gò passa tuta la me gioventù, a la Cesèta, ghe pocopì de cm chilometro. La Messa, na olta, i la fasea de matina bonòra che gh era oncora scuro: se nasèa ia in còngrega (gruppo) co la gente che ne stasèa rente e nasèino ia a pie anca se gh era la neve alta. Mi jera sempre tacà par man a me nona e me ricordo, che la me contàva che Santa Luzia la stasèa in mezzo al mare e sicome che la volea mantegnèrse na brava e bona butéla, on bruto omo el gà cavà i oci col piròn (forchetta), ma ela no la gà gnanca sentìo male, parché el Signore el ghe l'a solevà (tolto). In te on bastimento la gà passà el mare e quando l è rivà a la riva, el Signore el gà fato crèssare do ale e Ela l e xolà fin a le Cadasete (Cadelsette) e l è deventà statua. Prima che scomizièsse la Messa, me nona la me disèa: Coresìn, varda che la creatura lì, poarina, I ga cava i oci e i ghe li gà messi in tel piato e Ela la ne li fa vèdare, parchè se tegnèmo dacònto (ben curati) i nostri. Dai che preghèmo, parchè con piassè preghèmo manco a Ela ghe fa sbrùsia (bruciore) poarina!" Dopo ver pregà, me nona la pociàva i dei (tingeva le dita) in te l àcoa Santa, po la tocava i oci de Santa Lucia e la bagnava i mèi (miei) e i soi. La me diséa che Santa Luzia l è la Santa dei butìni e la protetrice de la vista. 19

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