SENTENZA TRIBUNALE AVELLINO 2 FEBBRAIO 2011 EST.DI PAOLO. CONTO CORRENTE (CONTRATTO DI) - In genere. c.c., art. 1832

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1 SENTENZA TRIBUNALE AVELLINO 2 FEBBRAIO 2011 EST.DI PAOLO CONTO CORRENTE (CONTRATTO DI) - In genere. c.c., art La produzione in giudizio degli estratti periodici del conto corrente da parte dell istituto di credito costituisce una forma di comunicazione equivalente alla trasmissione che, ai sensi dell art c.c., determina l onere, per il correntista, della specifica contestazione e la presunzione, in mancanza, della sua approvazione con effetti vincolanti anche per il fideiussore, al quale è preclusa, in presenza della approvazione del conto da parte del debitore principale, la possibilità di sollevare contestazioni diverse da quelle che sostanziano il diritto di impugnazione dello stesso conto. REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Tribunale di Avellino - I sezione civile - in persona del giudice unico Annachiara Di Paolo ha emesso la seguente SENTENZA nella causa iscritta al N del ruolo generale affari contenziosi dell anno 1999, riservata in decisione all udienza del 27 ottobre 2010, avente ad oggetto: restituzione somme e opposizione a decreto ingiuntivo n. 17/99 TRA Vignola Antonio e De Stefano Brigida, elettivamente domiciliati in Montoro Superiore presso lo studio dell avv. Ermanno di Nuzzo che li rappresenta e difende giusta procura a margine dell atto di citazione OPPONENTI E Cassa Rurale ed Artigiana - Banca di Credito Cooperativo di Fisciano, in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentata e difesa dall avv. Maurizio Napoli ed elettivamente domiciliata in Avellino presso lo studio dell avv. Giuseppe Santoro giusta procura a margine della comparsa di costituzione e risposta OPPOSTA CONCLUSIONI I difensori hanno concluso come da verbale. MOTIVI DELLA DECISIONE Con l atto introduttivo del giudizio V.A. e D.S.B., il primo quale debitore principale, la seconda quale fideiussore, hanno proposto opposizione avverso il decreto ingiuntivo n. 17/99 del tribunale di Avellino con cui si ingiungeva il pagamento della somma di lire , per scoperto di conto corrente. La banca opposta ha eccepito l improcedibilità dell opposizione, alla luce della recente sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione n del , in quanto la costituzione in giudizio dell opponente, successivamente alla notificazione dell atto di citazione, è avvenuta entro i dieci giorni dalla notifica ma oltre il quinto giorno. L eccezione di improcedibilità non è fondata e va respinta. Come detto, l opponente ha iscritto la causa a ruolo entro il termine di giorni dieci ma oltre il termine di giorni cinque dalla notifica della citazione all opposto, fissando l udienza di comparizione nel termine ordinario e non assegnando all opposto un termine ridotto a comparire. Con la sentenza n del le Sezioni Unite della Cassazione hanno affermato che esigenze di coerenza sistemica, oltre che pratiche, inducono ad affermare che non solo i termini di costituzione dell opponente e del opposto sono automaticamente ridotti alla metà in caso di effettiva assegnazione all opposto di un termine a comparire inferiore a quello legale, ma che tale effetto automatico è conseguenza del solo fatto che l opposizione sia stata proposta, in quanto l art. giurisprudenza di merito n addenda online Giuffrè Editore P.1

2 645 c.p.c. prevede che in ogni caso di opposizione i termini a comparire siano ridotti a metà. Nel caso, tuttavia, in cui l opponente assegni un termine di comparizione pari o superiore a quello legale, resta salva la facoltà dell opposto, costituitosi nel termine dimidiato, di chiedere l anticipazione dell udienza di comparizione ai sensi dell art. 163 bis, terzo comma. D altra parte, se effettivamente il dimezzamento dei termini di costituzione dipendesse dalla volontà dell opponente di assegnare un termine di comparizione inferiore a quello legale, non si capirebbe la ragione per la quale, secondo la giurisprudenza di questa Corte, sono cumulati il dimezzamento che deriva dalla astratta previsione legale di cui all art. 645 c.p.c. con quello che può discendere da un apposito provvedimento di dimezzamento di tali termini richiesto ai sensi dell art. 163 bis, comma 3. Il nostro sistema giuridico non prevede la vincolatività del precedente giurisprudenziale; le pronunzie giurisprudenziali, anche se delle Sezioni Unite, non hanno efficacia dichiarativa, limitandosi a interpretare la norma giuridica esistente, e non costituiscono fonte del diritto. Deve ritenersi che in caso di cd. overruling, cioè un mutamento di una interpretazione consolidata e stratificata di norme processuali, la parte che si è conformata alla precedente giurisprudenza ha tenuto un comportamento non imputabile a colpa ed è incorsa in un errore scusabile. Deve ritenersi che nel nostro ordinamento esiste l istituto di carattere generale della rimessione in termini. La rimessione in termini presuppone: l inosservanza di un termine processuale assegnato per il compimento di un atto; il verificarsi di un ritardo non imputabile alla parte; l accertamento che il mancato rispetto del termine sia dipeso da cause non imputabili alla parte. Nel caso in questione sono presenti tutti i requisiti per la rimessione in termini, richiesta dall opponente: il mancato rispetto del termine di costituzione come interpretato dal recente arresto delle Sezioni Unite; la non imputabilità alla parte di tale comportamento, in quanto la giurisprudenza maggioritaria riteneva sufficiente il rispetto del termine di dieci giorni per la costituzione in giudizio; il sopravvenuto mutamento giurisprudenziale costituisce elemento sufficiente per concedere la rimessione in termini. Nel caso di specie l effetto della rimessione in termini consiste nel ritenere tempestiva l iscrizione a ruolo della causa, per cui l opponente non deve svolgere nessuna ulteriore attività. Passando al merito l opposizione è fondata. Va ricordato che, come noto il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, nel sistema delineato dal codice di procedura civile, si atteggia come un procedimento il cui oggetto non è ristretto alla verifica delle condizioni di ammissibilità e di validità del decreto stesso, ma si estende all accertamento, con riferimento alla situazione di fatto esistente al momento della pronuncia della sentenza -e non a quello anteriore della domanda o dell emissione del provvedimento opposto- dei fatti costitutivi del diritto in contestazione (cfr. ex plurimis Cass. 10 ottobre 2003 n ), rilevando l eventuale giudizio di insussistenza dei presupposti per la concessione del provvedimento monitorio unicamente ai fini della regolamentazione delle spese della relativa fase. La pretesa creditoria di parte opposta trova il suo fondamento nel contratto di conto corrente del , intercorso tra la banca e V.A. e nella fideiussione del intervenuta tra la medesima banca e D.S.B., nell estratto di saldaconto, pure certificato -da funzionario della bancaconforme alle scritture contabili dell istituto di credito, secondo le previsioni di cui all art. 50 del d.lgs. 1 settembre 1993 n. 385, in una ricognizione di debito sottoscritta dagli opponenti in data 1,9,1997 (tutti i documenti sono nella produzione di parte ricorrente in sede monitoria): detta documentazione è di per sé sufficiente all emissione del decreto ingiuntivo. Come noto, la ricognizione di debito, al pari della promessa di pagamento, non costituisce autonoma fonte di obbligazione, ma ha soltanto effetto conservativo di un preesistente rapporto fondamentale, realizzandosi, ai sensi dell art c.c., anche in caso di dichiarazioni titolate, un astrazione meramente processuale della causa, comportante l inversione dell onere della prova, ossia l esonero del destinatario della promessa dall onere di provare la causa o il rapporto fondamentale, mentre resta a carico del promittente l onere di provare l inesistenza o l invalidità o l estinzione di detto rapporto, sia esso menzionato oppure no nella ricognizione di debito. Quindi, quando il creditore pone la ricognizione di debito a ragione della propria domanda (o P.2 giurisprudenza di merito n addenda online Giuffrè Editore

3 di una parte soltanto di essa), il principio dell astrazione processuale consente l esonero del soggetto a favore del quale la promessa (o ricognizione) è stata fatta dall onere di provare il rapporto fondamentale (che si deve presumere). Tale situazione di vantaggio, accordata al promissario dall art c.c., con la dispensa dall onere di dimostrare il rapporto fondamentale, può anche essere oggetto di rinunzia da parte del promissario medesimo, non solo esplicita ma anche implicita: ciò avviene nel caso in cui esso non si limiti ad indicare il rapporto fondamentale, ma offra di darne prova, con la conseguenza che, in tale ipotesi, trovano applicazione i normali principi dell onere della prova (Cass. civ., Sez. III, 19/05/2006, n ; Cass. civ., Sez. II, 29/07/2005, n ). Orbene, nel caso in questione, l istituto bancario ha posto a fondamento della domanda monitoria esclusivamente il apporto fondamentale e nel corso del giudizio di opposizione ha chiesto di provare l esistenza di tale rapporto, con ciò rinunziando implicitamente ai benefici derivanti dal riconoscimento di debito. Passando, pertanto, ad analizzare la documentazione prodotta dall istituto bancario a supporto della pretesa creditoria, va evidenziati che l art. 50 d.lgs. n. 385/93 limita il valore probatorio dell estratto di saldaconto (costituente documento diverso dagli estratti conto veri e propri) al procedimento monitorio, mentre nel successivo procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo siffatto documento può assumere rilievo solo come elemento indiziario, la cui portata è liberamente apprezzata dal giudice nel contesto di altri elementi egualmente significativi (Cass. civ., Sez. I, 12/04/2005, n. 7549; Cass. civ., Sez. I, 16/03/2004, n. 5316). Va, poi, rammentato che le risultanze dell estratto di conto corrente allegate a sostegno della domanda di pagamento dei saldi del conto medesimo non solo legittimano l emissione di decreto ingiuntivo ma anche, nell eventuale giudizio di opposizione, hanno efficacia fino a prova contraria, potendo essere disattese solo in presenza di circostanziate contestazioni, non già attraverso il mero rifiuto del conto o la generica affermazione di nulla dovere. Nella specie, pur non avendo la banca fornito la prova della periodica comunicazione al correntista dell estratto del conto corrente, va rammentato che la produzione in giudizio degli estratti periodici del conto corrente costituisce una forma di comunicazione equivalente alla trasmissione che, ai sensi dell art c.c. -applicabile anche alle anticipazioni bancarie regolate in conto corrente, ex art c.c.-, determina l onere, per il correntista, della specifica contestazione e la presunzione, in mancanza, della sua approvazione con effetti vincolanti anche per il fideiussore, al quale è preclusa, in presenza della approvazione del conto da parte del debitore principale, la possibilità di sollevare contestazioni diverse da quelle che sostanziano il diritto di impugnazione dello stesso conto. Nella specie, gli opponenti neppure hanno contestato le singole poste ed operazioni contabili: è consolidato in materia il principio secondo il quale spetta al cliente di avanzare contestazioni avverso la contabilità tenuta dall istituto di credito e comunicata in estratto, per cui tale contabilità può costituire prova del saldo attivo a favore della banca qualora il cliente si limiti ad una generica affermazione di nulla dovere, o di dovere una somma inferiore, senza muovere addebiti specifici e circostanziati sulle singole poste dalle quali discende quel saldo (v. Cass. 16 novembre 2000 n ). Pertanto, in difetto delle necessarie specifiche contestazioni non può ritenersi superata l efficacia probatoria della produzione documentale della banca opposta. Va pure osservato che il contratto sottoscritto da D.S.B. solo formalmente appare riconducibile alla figura tipica della fideiussione, essendo in concreto qualificabile come contratto autonomo di garanzia. è ben noto che, ai fini della configurabilità di un contratto autonomo di garanzia oppure di un contratto di fideiussione, non è decisivo l impiego o meno delle espressioni a semplice richiesta o a prima richiesta del creditore, ma la relazione in cui le parti hanno inteso porre l obbligazione principale e l obbligazione di garanzia: caratteristica fondamentale del contratto di garanzia autonomo, che vale a distinguerlo da quello di fideiussione, è la carenza dell elemento dell accessorietà, per cui il garante si impegna a pagare il beneficiario senza opporre eccezioni né in ordine alla giurisprudenza di merito n addenda online Giuffrè Editore P.3

4 validità né all efficacia del rapporto di base. Detti elementi che caratterizzano il contratto autonomo di garanzia e lo differenziano dalla fideiussione devono necessariamente essere esplicati nel contratto con l impiego di specifiche clausole idonee ad indicare l esclusione della facoltà del garante di opporre al creditore le eccezioni spettanti al debitore principale (cfr. ex multis Cass. 7 gennaio 2004 n. 52). Nella specie, non solo è espressamente prevista nel contratto inter partes (del , in prod. banca) la clausola di pagamento a semplice richiesta (art. 7), ma anche che il pagamento dovesse essere effettuato dai garanti immediatamente (art. 7), l espressa rinunzia dei garanti alla possibilità di sollevare eccezioni (art. 9), l esclusione espressa del beneficio della preventiva escussione del debitore principale e la deroga ai termini di cui all art c.c. (art. 6), la decorrenza a carico dei garanti in ritardo nel pagamento degli interessi moratori (art. 7), l efficacia probatoria anche nei confronti dei garanti delle scritture contabili della banca (art. 7), la sopravvivenza dell obbligo dei garanti anche per il caso della dichiarazione di invalidità delle obbligazioni garantite (art. 8). Nel complesso, quindi, quello in esame si configura come un contratto autonomo di garanzia, diretto ad assicurare alla banca beneficiaria della garanzia il conseguimento di una prestazione eguale o equivalente a quella dovuta dal debitore principale, trasferendo sui garanti il rischio dell inadempimento o dell inesatto adempimento del garantito: ne consegue che, quale effetto minimo della garanzia, restano differite nel tempo le eccezioni -e le azioni di ripetizioni- ed invertito l onere della relativa prova, sicché è da escludersi la proponibilità nella presente sede di opposizione di eccezioni che non attengono all inesistenza del credito e/o all avvenuto inadempimento. Per altro, proprio l esame dell indicata documentazione (contratti di conto corrente ed estratti conto) consente di affermare che la banca ha praticato (in applicazione di norma contrattuale: art. 7 del contratto di conto corrente) anatocismo oltre i limiti consentiti dalla vigente normativa: deve in proposito rammentarsi che, a norma dell art c.c., gli interessi possono a loro volta produrre interessi solo a condizione che gli interessi cc.dd. primari siano scaduti da almeno sei mesi e che venga proposta specifica domanda giudiziale -che ne determina la decorrenza- ovvero venga stipulata apposita convenzione tra le parti successiva alla scadenza degli interessi stessi. Detta disposizione, pacificamente ritenuta di carattere imperativo e di natura eccezionale, ammette tuttavia la possibilità di deroga da parte di usi contrari, purché di natura normativa (artt. 1 ed 8 disp. sulla legge in generale) e non semplicemente negoziale (1340 c.c.) o interpretativa (1368 c.c.): ebbene, non hanno natura normativa, ma negoziale, le norme bancarie uniformi predisposte dall associazione di categoria, trattandosi di condizioni generali di contratto; esse, infatti, secondo la oramai consolidata giurisprudenza di legittimità e di merito (cfr. Cass. 20 agosto 2003 n , Cass. 16 marzo 1999 n. 2374, Cass. 11 novembre 1999 n , Cass. 30 marzo 1999 n. 3096; Cass. 13 giugno 2002 n. 8422, Cass. 28 marzo 2002 n. 4490, Cass. 6 dicembre 2002 n ), difettano dei presupposti della consuetudine, intesa quale fonte del diritto, in particolare laddove prevedono la capitalizzazione trimestrale dei soli interessi passivi a carico del cliente nei suoi rapporti con la banca. Inoltre, ai sensi dell art c. 3 c.c., gli interessi legali superiori al tasso legale debbano essere determinati per iscritto. Invece, il contratto oggetto di causa non contiene alcuna indicazione del tasso di interesse, del tasso della commissione di massimo interesse. La giurisprudenza, con riguardo alla pattuizione degli interessi ultralegali nel contesto di un contratto di conto corrente bancario, reputa, pressoché unanimemente, che essa non può ritenersi validamente costituita con l approvazione dell estratto conto inviato dalla banca al cliente, la quale non è sufficiente, perché inidonea, ad integrare il requisito della forma scritta ad substantiam disposto dall art c. 3 c.c. Pertanto, gli interessi applicati dalla banca vanno sostituiti con il tasso di interesse legale per tutta la durata del rapporto. Invero, trattandosi di rapporto iniziato nel 1992, non può trovare applicazione l art. 177 TUB, secondo il quale in caso di mancata indicazione del tasso di interessi P.4 giurisprudenza di merito n addenda online Giuffrè Editore

5 o in caso di rinvio agli usi, si applicano i tassi nominali dei BOT emessi nei dodici mesi anteriori la conclusione del contratto. ai sensi dell ultimo comma della norma suindicata. La nullità della clausola contrattuale che prevede la capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi e la mancata indicazione del tasso di interessi, del tasso della commissione di massimo scoperto e degli altri prezzi e condizioni praticate, proprio perché derivanti dalla violazione di norme imperative, sono rilevabili d ufficio in ogni stato e grado del processo. A tal proposito, è noto che il principio della rilevabilità di ufficio della nullità dell atto va necessariamente coordinato con il principio dispositivo e con quello di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, trovando applicazione soltanto quando la nullità si ponga come ragione di rigetto della pretesa dell attore -che, nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, si identifica di necessità con l opposto- per essere l atto elemento costitutivo della domanda (v. ex multis Cass. 23 settembre 2000 n , Cass. 17 novembre 1999 n ): nella fattispecie, proprio la domanda per come formulata dalla banca -l accertamento della cui legittimità è l oggetto del presente giudizio- presuppone la dichiarazione d ufficio dell illegittimità della pretesa di procedere alla periodica capitalizzazione degli interessi passivi, che neppure trova riscontro in qualsivoglia clausola contrattuale, la sostituzione del tasso di interesse non pattuito con previsto dall art. 117 TUB, l esclusione della commissione di massimo scoperto e delle spese, non pattuiti. Il nominato consulente tecnico d ufficio ha fatto corretta applicazione dei surrichiamati principi, procedendo al ricalcalo del debito per il saldo passivo del conto corrente con operazioni immuni da errori e da vizi logici e ha accertato che alla data del il conto corrente presentava un saldo attivo a favore del cliente pari a euro 2.744,96 (v. consulenza del dr. F.D.B.). Conclusivamente, la banca deve agli opponenti complessivi euro 2.744,96, oltre interessi legali dal 3 dicembre 1998 e fino all integrale soddisfo. Va, pertanto, revocato il decreto ingiuntivo opposto e la banca va condannata al pagamento in favore degli opponenti della somma come in precedenza determinata. Le spese seguono la soccombenza e vengono liquidate come da dispositivo. P.Q.M. Il Tribunale di Avellino - I sezione civile - in persona del giudice unico Annachiara Di Paolo, definitivamente pronunziando sull opposizione proposta da V.A. e D.S.B. avverso il decreto ingiuntivo n. 17/99 del Tribunale di Avellino, così provvede: revoca il decreto ingiuntivo n. 17/99 del Tribunale di Avellino; condanna la Cassa Rurale ed Artigiana - Banca di Credito Cooperativo di Fisciano al pagamento in favore degli opponenti della somma di euro 2.744,96, oltre interessi legali dal 3 dicembre 1998 e fino all integrale soddisfo; le spese della fase monitoria restano a carico di tutti gli opponenti in solido; condanna la Cassa Rurale ed Artigiana - Banca di Credito Cooperativo di Fisciano a pagare in favore degli opponenti le spese processuali della fase di opposizione liquidate in euro 302,26 per esborsi, euro 1.064,00 per diritti ed euro 2.830,00 per onorari oltre i.v.a., c.p.a. e rimborso forfetario per spese generali come per legge; pone a carico della Cassa Rurale ed Artigiana - Banca di Credito Cooperativo di Fisciano le spese della espletata consulenza del dr. F.D.B. che liquida in euro 110,00 per spese, euro 2.03,10 per onorario oltre IVA e Cassa Professionale, se dovute. Depositata in Avellino il 2 febbraio 2011 Il Giudice Unico Annachiara Di Paolo giurisprudenza di merito n addenda online Giuffrè Editore P.5

6 SENTENZA TRIBUNALE TRAPANI 7 GIUGNO 2011 EST.CALVISI INGIURIA E DIFFAMAZIONE - Diffamazione col mezzo della stampa, della radio, del cinema e della televisione - In genere. c.c., artt. 2043, 2059 In tema di diffamazione a mezzo della stampa, l attribuzione, mediante un articolo di giornale, a un soggetto di un reato diverso da quello del quale è effettivamente incolpato, pur escludendo l esimente del diritto di cronaca, vale a escludere il verificarsi di un danno in capo al soggetto medesimo, qualora il reato diverso indicato nell articolo sia percepito dalla sensibilità del comune lettore come della medesima gravità rispetto a quello di cui il soggetto è effettivamente incolpato. REPUBBLICA ITALIANA TRIBUNALE DI TRAPANI In nome del popolo italiano Il Tribunale di Trapani - Sezione Civile, nella persona del Giudice Unico dott. Michele Calvisi, ha pronunciato la seguente SENTENZA nella causa civile iscritta al n. 1742/2008 del Ruolo Generale Affari Contenziosi Civili avente per oggetto risarcimento del danno, promossa da F. L., nato a Trapani il omissis, residente in Erice Casa Santa, via F., c.f. omissis, elettivamente domiciliato in Trapani, via O., presso e nello studio dell Avv. Giuseppe Corso che lo rappresenta e difende per procura a margine dell atto di citazione; - ATTORE - contro Giornale di Sicilia Editoriale Poligrafica s.p.a., con sede in Palermo, via L., c..f e p. IVA omissis, in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in Trapani, via S., presso e nello studio dell Avv. Gaspare Asta che la rappresenta e difende unitamente agli Avv.ti Alessandro Algozini e Giorgio Algozini del Foro di Palermo, giusta procura in calce alla comparsa di costituzione e risposta; CONVENUTA - e contro M. M., nato a Trapani il omissis, ivi residente in via V. G., c.f. omissis, elettivamente domiciliato in Trapani, via G., presso e nello studio dell Avv. Antonella Orlando che lo rappresenta e difende per mandato a margine della comparsa di costituzione e risposta; CONVENUTO - La causa è stata trattenuta a sentenza sulle seguenti CONCLUSIONI Per l attore: Ritenere e dichiarare l esistenza di un danno ingiusto alla immagine ed alla reputazione dell odierno attore causato dal fatto ingiusto del M. M. nell esercizio della attività giornalistica di cui ope legis è solidalmente responsabile il direttore del quotidiano Giornale di Sicilia, e conseguentemente condannare i predetti in solido al pagamento di una somma di danaro a titolo risarcitorio nella misura che sarà ritenuta di giustizia ed equa, che l attore indica in euro ,00 o nella maggiore o minore somma ritenuta in sentenza. Con vittoria di spese, diritti ed onorari. Per la convenuta: Dichiarare la nullità della citazione per carenza di sottoscrizione; estromettere dal giudizio l odierna comparente, la quale è carente di legittimazione massiva in relazione alla domande svolte dall odierno attore; rigettare, comunque, le richieste attoree; in subordine, escludere o limitare di gran lunga il risarcimento in applicazione della norma di cui all art c.c.. P.6 giurisprudenza di merito n addenda online Giuffrè Editore

7 Col favore delle spese e degli onorari di causa. Per il convenuto: In via principale, rigettare la domanda; in via subordinata, laddove dovesse essere ritenuta sussistente la lesione all immagine corporea e sociale del F., dichiarare comunque esente da censura l operato professionale del giornalista, stante la scriminante della verità putativa in forza della quale il M. ha erroneamente ritenuto come vera una notizia, successivamente, rivelatasi falsa; sempre in via subordinata, ritenere satisfattiva la tempestiva rettifica conseguente alla scoperta dell errore; dichiarare, in ogni caso, il M. esente da qualsivoglia responsabilità con riferimento alla ritrazione fotografica e al suo utilizzo stante che egli si occupa della sola stesura degli articoli; in via, gradatamente, subordinata qualora ritenesse sussistente la lesione dell immagine dell odierno attore, limitare il risarcimento tenuto conto della rettifica, tempestivamente effettuata. Con il favore delle spese da distrarre in favore del sottoscritto procuratore antistatario. SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE F. L. conveniva in giudizio la società Giornale di Sicilia Editoriale Poligrafica s.p.a. e M. M. ed esponeva che: il 10 aprile 2008 il quotidiano Giornale di Sicilia pubblicava, a pag. 19, un articolo a forma del giornalista M. M. intitolato Volevano ricostituire il partito fascista. A giudizio il direttore di Avanguardia, corredato da ua foto dell attore; l articolo esordiva come segue: Il direttore del mensile Avanguardia L. F. e altre sei persone sono state rinviate a giudizio con l accusa di apologia e ricostituzione del disciolto partito fascista ; il F. era in effetti imputato in un procedimento penale, ma era stato rinviato a giudizio per il reato di cui alla legge n. 654/75 come modificato dalla legge n. 205/93, e non per il reato di ricostituzione del partito fascista; la foto del F. di fianco all articolo era stata ritratta mentre l attore assisteva a una partita di calcio della locale squadra; il F. non era un personaggio pubblico, sicché la sua privacy non conosceva limitazioni; egli aveva subito un gravissimo danno alla propria immagine; concludeva come in epigrafe. Si costituiva in giudizio la società convenuta e deduceva che: la vicenda processuale nella quale era coinvolto l attore aveva visto originariamente nove indagati, accusati dei due reati di apologia e riorganizzazione del disciolto partito fascista e di partecipazione ad organizzazione avente tra i propri scopi l incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi; due di tali indagati patteggiavano la pena e gli altri sette, fra cui il F., venivano prosciolti da entrambe le accuse; il proscioglimento veniva impugnato dal Pubblico Ministero e la Corte d Appello di Palermo, accogliendo parzialmente le richieste dell accusa, disponeva il rinvio a giudizio dei sette per il secondo reato, non per il primo; la lettura dell articolo rendeva chiaro il reale contenuto dell accusa; in ogni caso la redazione del quotidiano, in data 12 aprile 2008, pubblicava una precisazione della notizia chiarendo che la Corte d Appello aveva prosciolto gli indagati dall accusa di riorganizzazione del partito fascista e li aveva, invece, rinviati a giudizio per l altra imputazione; peraltro la reputazione dell attore non poteva dirsi lesa per effetto della pubblicazione lamentata, giacché egli era stato comunque accusato del reato di apologia e riorganizzazione del partito fascista, e comunque in passato era stato indagato per altri reati legati all attività propagandistica della rivista di cui era direttore, la quale era ispirata a valori affini a quelli del disciolto partito fascista; nessun illecito era stato commesso per effetto della pubblicazione della fotografia dell attore, raccolta in un luogo pubblico; doveva contestarsi l esistenza del danno lamentato dall attore, giacché ogni lesione della reputazione rimaneva assorbita dalla notizia vera dell accusa del F. per il reato di partecipazione giurisprudenza di merito n addenda online Giuffrè Editore P.7

8 ad organizzazione avente tra i propri scopi l incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi; la società convenuta non era legittimata passivamente nel presente giudizio; il mancato esercizio del diritto di rettifica rappresentava un comportamento valutabile ai fini dell applicazione dell art c.c.; concludeva come in epigrafe. Si costituiva in giudizio il convenuto M. M. e deduceva che: l impaginazione, la titolazione e la collazione degli articoli non erano decisi da esso convenuto; doveva osservasi che in materia di diritto di cronaca il giornalista non era responsabile dei danni derivanti dall illecito diffamatorio se provava la propria buona fede, potendo essere la verità della notizia anche solo putativa; i reati per i quali il F. era stato rinviato a giudizio avevano la stessa matrice di quello di apologia e riorganizzazione del disciolto partito fascista; successivamente alla pubblicazione dell articolo l attore veniva contattato alla società convenuta e invitato a chiedere una rettifica della notizia; nonostante il silenzio dell attore la rettifica veniva pubblicata solo due giorni dopo la pubblicazione dell articolo; il M. non aveva alcuna responsabilità riguardo all utilizzo della ritrazione fotografica del F., collocata a corredo dell articolo; concludeva come in epigrafe. La causa era istruita con prova documentale e quindi, sulle conclusioni delle parti come in epigrafe specificato, ritenuta in decisione. Deve preliminarmente osservarsi che nella specie, essendo pacifica in causa la non rispondenza al vero della notizia oggetto dell articolo in parola, nel senso sopra indicato, non opera la scriminante dell esercizio del diritto di cronaca. Invero, per considerare la divulgazione di notizie lesive dell onore lecita espressione del diritto di cronaca ed escludere la responsabilità civile per diffamazione, devono ricorrere tre condizioni consistenti: a) nella verità oggettiva; b) nella sussistenza di un interesse pubblico all informazione, vale a dire nella cd. pertinenza; c) nella forma civile dell esposizione dei fatti e della loro valutazione, e cioè nella cd. continenza, posto che lo scritto non deve mai eccedere lo scopo informativo da conseguire. Il potere-dovere di raccontare e diffondere a mezzo stampa notizie e commenti, quale essenziale estrinsecazione del diritto di libertà di informazione e di pensiero, incontra limiti in altri diritti e interessi fondamentali della persona, come l onore e la reputazione, anch essi costituzionalmente protetti dagli art. 2 e 3 cost. dovendo peraltro, in materia di cronaca giudiziaria, confrontarsi anche con il presidio costituzionale della presunzione di non colpevolezza di cui all art. 27 cost. La verità di una notizia mutuata da un provvedimento giudiziario sussiste ogniqualvolta essa sia fedele al contenuto del provvedimento stesso, senza alterazioni o travisamenti di sorta, dovendo il limite della verità essere restrittivamente inteso. L esimente, anche putativa, del diritto di cronaca giudiziaria di cui all art. 51 c.p., va, dunque, esclusa allorché manchi la necessaria correlazione tra fatto narrato e fatto accaduto, il che implica l assolvimento dell obbligo di verifica della notizia e, quindi, l assoluto rispetto del limite interno della verità oggettiva di quanto esposto, nonché il rigoroso obbligo di rappresentare gli avvenimenti quali sono, senza alterazioni o travisamenti di sorta, risultando inaccettabili i valori sostitutivi, quale quello della verosimiglianza, in quanto il sacrificio della presunzione di innocenza richiede che non si esorbiti da ciò che è strettamente necessario ai fini informativi (Cass. civ. sez. III, 20 luglio 2010 n , e altre). Accertato, dunque, che il comportamento del giornalista convenuto integra, nella specie, per quello che qui interessa, un illecito civile, in quanto non scriminato dall esercizio del diritto di cronaca, occorre verificare se, a causa della pubblicazione dell articolo in parola, l attore abbia subito un danno alla propria immagine e alla propria reputazione. In proposito occorre innanzitutto osservare che nel caso che ci occupa è intervenuta la P.8 giurisprudenza di merito n addenda online Giuffrè Editore

9 pubblicazione della rettifica della notizia non rispondente al vero solo due giorni dopo la pubblicazione assunta quale F. di danno. In tema di risarcimento dei danni da diffamazione a mezzo della stampa, l istanza di rettifica costituisce una facoltà attribuita all interessato dall art. 8 l. 8 febbraio 1948 n. 47, ed avente la finalità di evitare che la pubblicazione offensiva dell altrui prestigio e reputazione possa continuare a produrre effetti lesivi, ma non elimina i danni già realizzati; conseguentemente, il mancato esercizio di tale facoltà, mentre incide, ai sensi dell art. 1227, comma 1 c.c., sulla quantificazione del danno, ove si accerti che lo stesso avrebbe potuto essere attenuato con la rettifica, non rileva ai fini del comma 2 dello stesso art. 1227, atteso che la pubblicazione della rettifica non può escludere il carattere diffamatorio della dichiarazione, qualora l eventus damni si sia già realizzato con la pubblicazione delle dichiarazioni offensive (Cass. civ. sez. III, 15 aprile 2010 n. 9038). Ciò posto, ai fini della valutazione circa la sussistenza del lamentato danno deve considerarsi che l attore è stato effettivamente rinviato a giudizio per un reato (partecipazione ad organizzazione avente tra i propri scopi l incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi) diverso da quello indicato nell articolo per cui è processo (apologia e riorganizzazione del disciolto partito fascista), ma avente aspetti di affinità con quest ultimo sia quanto al tipo di condotta che al bene giuridico tutelato. Si tratta, invero di reati che sono percepiti dalla sensibilità del comune lettore come della medesima gravità. Dal fatto che la rettifica della notizia non vera sia intervenuta solo due giorni dopo la prima pubblicazione, e dal fatto che tale rettifica sia costituita nella diffusione della notizia del rinvio a giudizio del F. per un reato diverso, ma percepito dalla generalità dei consociati con il medesimo disvalore, deriva l inesistenza, nel caso di specie, di un danno all immagine e alla reputazione dell attore (si veda, in tema, Cass. civ. sez. III, 11 febbraio 2009 n. 3340, secondo cui, quando un articolo di giornale relativo a cronaca giudiziaria è strutturato in termini tali da ingenerare l impressione che un soggetto sia stato rinviato a giudizio per un reato, mentre invece è stato rinviato a giudizio per un altro reato, il solo fatto che il reato di cui si è ingenerata l attribuzione sia punito con pena edittale meno grave di quello per cui sia avvenuto il rinvio a giudizio non basta ad escludere la configurabilità della diffamazione, quando l articolo sia destinato - come nel caso di quotidiano - ad un pubblico di lettori generalista, che, dunque, non abbia necessariamente esperienza giuridica. Ad escludere eventualmente il carattere diffamatorio dell articolo, infatti, non può essere sufficiente, l essere il delitto attribuito meno grave di quello oggetto del rinvio, posto che la percezione di tale minore gravità, secondo il criterio della pena edittale, è possibile solo da parte degli addetti ai lavori, ma occorre che l attribuzione sia percepita come meno grave dal comune lettore, che non conosce nemmeno che cosa si intenda per pena edittale e non necessariamente percepisce il disvalore di un fatto di reato piuttosto che di un altro sulla base della pena con cui è punito). Dalla ritenuta inesistenza di un danno patito dall attore deriva il rigetto della domanda di quest ultimo. In considerazione della ritenuta inesistenza di una scriminante per la condotta del giornalista convenuto, nel senso sopra indicato, sussistono giusti motivi per compensare interamente fa le parti le spese del giudizio. P.Q.M. il Tribunale di Trapani, definitivamente pronunciando, rigetta la domanda dell attore; compensa interamente fra le parti le spese del giudizio. Trapani, 14 maggio 2011 Il Giudice dr. Michele Calvisi Sentenza pubblicata il 7 giugno 2011 giurisprudenza di merito n addenda online Giuffrè Editore P.9

10 SENTENZA TRIBUNALE AVELLINO 1 FEBBRAIO 2011 EST.DI PAOLO LOCAZIONE DI COSE - Rinnovazione - Tacita - Univoca manifestazione di volontà di entrambe le parti successiva alla scadenza - Necessità - Conseguenze - Silenzio del conduttore successivo alla disdetta - Permanenza nell immobile oltre il termine contrattuale - Accettazione dei canoni da parte del locatore - Irrilevanza. c.c., art Ai fini della rinnovazione tacita del contratto di locazione è necessario che dal comportamento tenuto da entrambe le parti, dopo la scadenza del contratto medesimo, si possa desumere la loro implicita ma inequivoca volontà di mantenere in vita il rapporto locativo; in particolare la rinnovazione tacita postula la continuazione della detenzione da parte del conduttore e la mancanza di una manifestazione di volontà contraria dal parte del locatore, cosicché, qualora questi abbia manifestato con la disdetta la sua volontà di porre termine al rapporto, la rinnovazione non può desumersi dalla sola permanenza del conduttore nell immobile locato dopo la scadenza o dal fatto che il locatore abbia continuato a percepire il canone senza proporre tempestivamente azione di rilascio. REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Tribunale di Avellino - I sezione civile - in persona del giudice unico Annachiara Di Paolo, ha emesso la seguente SENTENZA nella causa iscritta al N. 2 del ruolo generale affari contenziosi dell anno 2009 avente ad oggetto: risoluzione contratto locazione TRA A.R., elettivamente domiciliato in Avellino presso lo studio dell avv. Enrico Cecere che lo rappresenta e difende insieme all avv. Luca Cecere giusta procura a margine dell atto di citazione RICORRENTE E Enel s.p.a., in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentata e difesa dall avv. Salvatore Ventorino ed elettivamente domiciliata in Avellino presso lo studio dell avv. Luigi Corrado giusta procura in calce alla copia notificata dell atto di citazione RESISTENTE E Eredi L. di M. L. & C. s.n.c., in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentata e difesa dall avv. Ottavio Albio de Maffutiis ed elettivamente domiciliata in Frigento presso lo studio dell avv. Luigi Gargiulo giusta procura in calce alla comparsa di costituzione TERZO CHIAMATO CONCLUSIONI Conclusioni: all udienza del 1 febbraio 2011 le parti concludevano come da verbale riportandosi agli atti introduttivi e successive integrazioni. MOTIVI DELLA DECISIONE Con l atto introduttivo del presente giudizio A.R. ha esposto che: con atto per notar B. del aveva acquistato dalla Eredi L. di M. L. & C. s.n.c. la piena proprietà di un appartamento sito in Avellino alla via V. n. 27; all art. 5 del contratto l alienante dichiarava che tale appartamento era locato all Enel che con raccomandata del aveva disdettato il contratto con riconsegna al , ma non aveva ancora rilasciato l immobile. Ha chiesto pertanto accertarsi l avvenuta risoluzione del contratto di locazione e condannarsi l Enel all immediato rilascio dell appartamento; accertarsi la somma dovuta dall Enel e condan- P.10 giurisprudenza di merito n addenda online Giuffrè Editore

11 narla al pagamento di quanto non corrisposto; condannarsi l Enel al risarcimento dei danni derivanti dal mancato rilascio. L Enel ha dedotto che il contratto, dopo il recesso, si era tacitamente rinnovato a seguito del comportamento concludente delle parti. La domanda attorea va accolta nei limiti indicati. Va premesso che, come noto, a norma dell art c.c., l acquirente dell immobile locato subentra dal giorno dell acquisto in tutti i diritti e gli obblighi del rapporto che non siano già esauriti ed assume la qualità di locatore. La domanda di dichiarazione si risoluzione del contratto di locazione va rigettata, in quanto il contratto, dopo il recesso dell Enel, si è tacitamente rinnovato per comportamento concludente delle parti. Come noto, ai fini della rinnovazione tacita del contratto di locazione occorre che dall univoco comportamento tenuto da entrambe le parti, dopo la scadenza del contratto medesimo, possa desumersi la loro implicita ma inequivoca volontà di mantenere in vita il rapporto locativo. In particolare la rinnovazione tacita postula la continuazione della detenzione da parte del conduttore e la mancanza di una manifestazione di volontà contraria dal parte del locatore; cosicché, qualora questi abbia manifestato con la disdetta la sua volontà di porre termine al rapporto, la rinnovazione non può desumersi dalla sola permanenza del conduttore nell immobile locato dopo la scadenza o dal fatto che il locatore abbia continuato a percepire il canone senza proporre tempestivamente azione di rilascio. Nel caso di specie va evidenziato che: con lettera del l Enel comunicava alla società Eredi L. il recesso dal contratto di locazione per la data del ; con contratto di compravendita del l A. acquistava dalla società Eredi L. l appartamento per il quale l Enel aveva inviato il recesso; nel contratto di compravendita l alienante avvertiva l acquirente che l Enel, malgrado il recesso, non aveva rilasciato l immobile, e si assumeva l incarico di riscuotere i canoni di locazione dall Enel e girarli all A.; la vendita veniva comunicata all Enel con lettera del ; l Enel aveva continuato a corrispondere il canone di locazione alla società Eredi L., che lo aveva girato all A.; con l atto di citazione notificato il l A. chiedeva il rilascio dell appartamento. Quindi, emerge che il locatore, prima la società Eredi L. poi l A., non ha mai manifestato, prima dell odierna citazione, la volontà di risolvere il contratto. L unica di volontà in tale senso è stata manifestata dall Enel, con la lettera di recesso del ; l Enel, però, continuando ad occupare l immobile dal al e a pagare il canone di locazione per quasi tre anni al proprietario, o meglio a quello che riteneva essere ancora il proprietario essendole stata comunicata la vendita solo nel febbraio 2008 ha chiaramente manifestato la volontà di rinunziare al precedente recesso e di rinnovare il contratto; volontà di rinnovo che i proprietari succedutisi hanno tacitamente accettato, non avendo mai manifestato alcuna opposizione. Il rigetto della domanda di risoluzione comporta anche il rigetto di quella di risarcimento dei danni per il ritardo nel rilascio. Va accolta, invece, la domanda di accertamento del canone dovuto e di condanna al pagamento dei canoni da aprile 2008 ad aprile Agli atti non vi è prova che lì Enel abbia pagato il canone di locazione da aprile 2008 ad aprile Con contratto di locazione del la società Eredi L. aveva concesso in locazione all Enel un complesso immobiliare in Avellino alla via Vasto, costituito da vari appartamenti, per il canone mensile di Lire al metro quadro, oltre Iva. Il canone mensile all aprile 2009 è pari a euro 7,45 al metro quadro, oltre iva; quindi, essendo l appartamento dell A. di mq 110 il canone mensile è pari a euro 819,50, oltre Iva. Quindi l Enel va condannata a pagare il canone di locazione, come su determinato, da aprile 2008 ad aprile 2009, oltre gli interessi legali dalla singole scadenze al soddisfo. Visti i motivi della decisione appare equo compensare fra le parti le spese di lite. giurisprudenza di merito n addenda online Giuffrè Editore P.11

12 P.Q.M. Il Tribunale di Avellino I sezione civile in persona del giudice unico Annachiara Di Paolo, definitivamente pronunziando, così provvede: - condanna l Enel s.p.a. a pagare in favore di A.R. la somma di euro 819,50 mensili, oltre Iva, per i mesi da aprile 2008 ad aprile 2009, oltre interessi legali dalle singole scadenze al soddisfo. - rigetta ogni altra domanda; - compensa le spese. Così deciso in Avellino il 1 febbraio 2011 Il Giudice Unico Annachiara Di Paolo P.12 giurisprudenza di merito n addenda online Giuffrè Editore

13 SENTENZA TRIBUNALE VICENZA 1 APRILE 2011 EST.COLASANTO REVOCATORIA (AZIONE) - Condizioni e presupposti (esistenza del credito, eventus damni, consilium fraudis et scientia damni)-consilium fraudis - Anteriorità del credito - Consapevolezza del pregiudizio da parte del debitore - Sufficienza - Prova per presunzioni - Configurabilità - Fattispecie in tema di donazione di quota di immobile. c.c., art Deve essere revocata, ex art c.c., la donazione compiuta dal debitore successivamente al sorgere del credito, con piena consapevolezza di ledere lo stesso, posto che con tale atto di disposizione a titolo gratuito si verifica una diminuzione del patrimonio del debitore che riduce significativamente la possibilità del creditore di ottenere la soddisfazione coattiva del credito vantato attraverso l esercizio dell azione esecutiva. TRIBUNALE CIVILE E PENALE DI VICENZA REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Tribunale Civile e Penale di Vicenza, Prima Sezione Civile, in composizione monocratica in persona del giudice, dott. MARCELLO COLASANTO, ha pronunciato la seguente SENTENZA nella causa civile iscritta a ruolo il , al n / 2000 R. G., e promossa con atto di citazione DA Avv. Domenico Dissegna, nella qualità di tutore dell interdetta W. A., nata a Vicenza il..., cod. fisc...., rappresentato e difeso dall Avv. Sergio Brusadin di Bassano del Grappa e dall Avv. Giovanni Bertacche di Vicenza ed elettivamente domiciliato presso lo studio dell Avv. Bertacche sito in Vicenza - Piazza C., come da mandato a margine della comparsa depositata in data , ATTORE CONTRO - A. G., nata a Vicenza il..., cod fisc...., rappresentata e difesa dagli Avv. Milena e Laura Gasparotto di Vicenza ed elettivamente domiciliata presso lo studio dei Difensori sito in Vicenza - Piazzetta S. C., come da mandato a margine della comparsa di costituzione e risposta, - A. M., nato a Vicenza il..., cod. fisc...., rappresentato e difeso dagli Avv. Milena e Laura Gasparotto di Vicenza ed elettivamente domiciliato presso lo studio dei Difensori sito in Vicenza - Piazzetta S. C., come da mandato a margine della comparsa di costituzione e risposta, CONVENUTI In punto: dichiarazione di inefficacia ex art c.c. di atto di donazione. All udienza innanzi al G.I. del la causa veniva riservata a sentenza sulle seguenti conclusioni precisate dai procuratori delle parti. CONCLUSIONI DELL ATTORE: Rigettata ogni domanda, istanza, eccezione avversaria, dichiararsi inefficace nei confronti dell incapace A. W. rappresentata dal tutore C. B., l atto di disposizione posto in essere da A. M. a favore di A. G., sua figlia convivente, di cui all atto notarile di donazione sopra ricordato ( rep. N notaio G. B. di Vicenza ) in riferimento ai beni immobili sopra indicati ( NCEU Comune di Vicenza - fg già sez. H fg partita... - planimetria presentata in data col n via del C. - p T-I, appartamento al piano primo con aggregata cantina al piano terra; planimetria presentata in data col n via d. C. - p.t. garage al piano terra; confini da nord in senso N.E.S.O.: dell appartamento: muro perimetrale su via d. C. - muro perimetrale su proprietà di terzi per due lati - vano scale - appartamento di proprietà di P. R.; della cantina: muro giurisprudenza di merito n addenda online Giuffrè Editore P.13

14 perimetrale verso via d. C. - muro perimetrale su proprietà di terzi - portico comune - cantina di proprietà P. S. ), sia che l atto stesso venga inteso a titolo gratuito, come pure se inteso a titolo oneroso, non essendovi dubbi, nella seconda ipotesi, della consapevolezza, da parte della convenuta, figlia convivente del padre, del pregiudizio che arrecava alla A. W.; specificarsi e dichiararsi che l inefficacia viene dichiarata in riferimento al credito vantato dalla A. W. di cui in premessa, nella somma che sarà liquidata dal Giudice unico dott. P. nella causa pendente davanti al Tribunale di Vicenza n / 1996 RG, somma da maggiorarsi eventualmente dal Giudice di interessi e rivalutazione e spese nonché per le spese anche del presente giudizio. Spese del presente giudizio integralmente a carico della convenuta. CONCLUSIONI DEI CONVENUTI: Contestato e impugnato tutto quanto ex adverso dedotto e prodotto, senza accettare il contraddittorio su domande nuove inammissibili, - Rilevata l intervenuta estinzione, nelle more del giudizio, della tutela in capo a C. B. e quindi della sua capacità di stare in giudizio per l interdetta - rilevato il vizio, rilevabile d ufficio, di legittimazione dell asserito nuovo tutore presente in causa dal senza documentare la nomina e l autorizzazione al giudizio ex art. 374 cc - rigettarsi la domanda attorea per la radicale nullità dell intero giudizio - in subordine, nel caso resti disattesa la predetta questione preliminare ed assorbente ogni altra, rigettarsi perché prescritta e nel merito la domanda attorea perché infondata in fatto ed in diritto - spese, diritti, onorari, rimborso forfetario 12,50%, CPA 4% ed IVA 20% interamente rifusi. MOTIVI DELLA DECISIONE Il presente giudizio è stato instaurato da C. B. nella qualità di tutore dell interdetta A. W.. Con comparsa depositata in data si è costituito in causa l Avv. Domenico Dissegna nella dichiarata qualità di nuovo tutore dell attrice. Facendo riferimento a questo accadimento processuale i convenuti eccepiscono che l Avv. Dissegna non ha documentato la qualità dichiarata e nemmeno ha provato che il competente Giudice Tutelare gli ha rilasciato l autorizzazione prevista dall art. 374 c. p. c.. Trattasi di difese che devono essere senz altro superate. L eccezione imperniata sul preteso difetto di rappresentanza è, difatti, tardiva - essendo stata formulata, per la prima volta, soltanto all atto della precisazione delle conclusioni, invece che nella prima attività difensiva utile alla contestazione, costituita dalla comparsa che gli A. hanno depositato in data in riferimento ad una qualità che viene resa pubblica dal registro istituito ai sensi dell art. 423 c. c. e dalle obbligatorie annotazioni a margine dell atto di nascita di ogni interdetto. La medesima eccezione, per di più, è anche in immediata contraddizione con il riconoscimento della qualità vantata dall Avv. Dissegna operato dai convenuti attraverso il pagamento della somma di euro 1.000,00 che hanno effettuato nel mese di marzo del L assegno circolare utilizzato a tale scopo è stato, infatti, emesso proprio in favore dell Avv. Dissegna, ovviamente nella qualità spesa in giudizio (vd. doc. n. 10 di parte convenuta). Trattasi, dunque, di un eccezione che è, al contempo, tardiva ed inconsistente. Altrettanto inconsistente è l eccezione imperniata sul preteso difetto di autorizzazione. L autorizzazione all instaurazione del giudizio già ottenuta da C. B. (vd. doc. n. 3 di parte attrice) conserva, infatti, tutta la sua efficacia, essendo stata rilasciata al tutore della A. in quanto tale, prescindendo dalla persona fisica tempo per tempo rivestente detta qualità. Non vi sono, pertanto, ostacoli di carattere processuale che possano impedire l esame del merito della pretesa azionata, che deve sicuramente concludersi in senso favorevole a parte attrice. Dal mese di ottobre del 1992 al mese di novembre del 1993 A. M., in combutta con R. G., ha indebitamente incassato i ratei della pensione nella titolarità di A. W.. Tanto, difatti, è stato definitivamente accertato dalla sentenza n / 2005, pronunciata in data / e passata in giudicato (vd. doc. n. 9 di parte convenuta ), con la quale la Corte P.14 giurisprudenza di merito n addenda online Giuffrè Editore

15 di Appello di Venezia ha confermato la sentenza n. 422 / 2001, pronunciata in data / , con la quale questo Tribunale di Vicenza ha condannato l A. alla restituzione in favore dell attrice della somma capitale di Lire , da maggiorarsi degli interessi, al tasso legale, con decorrenza dalla scadenza di ogni singola rata al saldo effettivo (vd. doc. n. 4 di parte attrice). Detto credito, da maggiorarsi anche delle spese processuali che le due pronunce citate hanno posto a carico di A. M., nonché delle ulteriori spese conseguenti alle medesime pronunce, non è stato estinto, essendosi il debitore finora limitato alla corresponsione in favore della creditrice soltanto della somma di lire ( versamento effettuato nel mese di aprile del 2001 ) e di quella di euro 1.000,00 già sopra richiamata. E, dunque, manifesta la sussistenza della qualità soggettiva che consente l esercizio dell azione revocatoria disciplinata dagli art e segg. c. c. ed è altrettanto palese che ci si trova di fronte ad un credito che è sorto nello stesso momento in cui A. M. si è appropriato indebitamente della pensione appannaggio di A. W., di modo che l obbligo restitutorio è stato inevitabilmente sancito con decorrenza dalla scadenza di ogni singola rata della stessa pensione fino al saldo. Non meno evidente è che, già gravato dal debito nei confronti di A. W., A. M. ha posto in essere un negozio gravemente pregiudizievole per gli interessi della creditrice. Con atto a rogito del Notaio in Vicenza dott. G. B., in data , il convenuto ha, infatti, donato alla propria figlia convivente la nuda proprietà di un appartamento con cantina e di un garage, riservando a se stesso l usufrutto sui medesimi beni. In tal modo si è immediatamente verificata una diminuzione del patrimonio del debitore che ha significativamente ridotto la possibilità dell attrice di ottenere la soddisfazione coattiva del credito vantato attraverso l esercizio dell azione esecutiva. Invece di poter aggredire una proprietà piena, A. W. si è, difatti ritrovata nella condizione di poter aggredire soltanto un diritto più limitato ed avente una consistenza destinata a diminuire di giorno in giorno, essendo noto che il valore dell usufrutto si riduce mano a mano con il trascorrere della vita dell usufruttuario. Un diritto, per di più, rimasto in capo ad un soggetto già ultrasettantenne e titolare, quindi, di una aspettativa di vita limitata, tale da rendere poco appetibile l acquisizione da parte di terzi della sua posizione soggettiva attiva. Con la donazione, che ha interessato le uniche risorse immobiliari vantate dal convenuto, si è, dunque, sicuramente determinato l eventus damni occorrente all esercizio di un azione pauliana rivolta alla ricostruzione della garanzia generica già fornita dal patrimonio di A. M. in funzione della soddisfazione del credito vantato nei suoi confronti da A. W. e, d altro canto, nessun elemento di giudizio contrasta la conclusione appena raggiunta essendo, anzi, venuto in evidenza che il pericolo di danno, costituito dalla eventuale infruttuosità di una futura azione esecutiva, si rafforza anche se si prendono in considerazione le risorse mobiliari di A. M., limitate ad una sola pensione di modesto importo ( vd. doc. n. 8 di parte convenuta ), per legge suscettibile soltanto di pignoramento parziale. L eventus damni maturato, poi, viene a ricondursi ad un atto a titolo gratuito poiché, come è stato ripetutamente chiarito dalla Suprema Corte in casi identici a quello in esame ( cfr., da ultimo, Cass. Sent. n / 2005 sulla scia di un orientamento interpretativo assolutamente consolidato ), l esistenza dell onere posto a carico della donataria non intacca il contenuto liberale dell atto di disposizione compiuto dal donante. Di conseguenza, per pervenire all accoglimento della domanda proposta dall attrice, resta soltanto da verificare la sussistenza della scientia damni in capo ad A. M., che si ricava con immediatezza dalla circostanza che il convenuto ha disposto del suo patrimonio immobiliare, in senso negativo per l attrice, quando già era stato raggiunto dalle richieste restitutorie rivoltegli tanto dalle assistenti sociali che seguivano A. W. ( vd. deposizione di A. Claudio ), quanto dal tutore della stessa, C. B. ( vd. deposizione dello stesso C. in uno con la deposizione di Dal Dos Laura e con il documento prodotto sub n. 6 da parte attrice ), con ciò integrando una condotta che rivela la piena consapevolezza del suo autore di arrecare pregiudizio agli interessi della creditrice attragiurisprudenza di merito n addenda online Giuffrè Editore P.15

16 verso la diminuzione della garanzia patrimoniale generica fino ad allora a disposizione della medesima creditrice. Sotto ogni profilo, quindi, rimanendo irrilevante, proprio perché ci si trova di fronte ad un atto a titolo gratuito compiuto dal debitore dopo l insorgenza del debito, l atteggiamento soggettivo con il quale A. G. è giunta alla donazione, ricorrono le condizioni per l accoglimento della domanda proposta. Anche la sollevata eccezione di prescrizione è, difatti, infondata poiché la notifica dell atto di citazione nei confronti di A. G. è avvenuta in data , e, quindi, prima della maturazione del termine di prescrizione fissato dall art c. c., e, nel caso di specie, ci si trova di fronte ad una ipotesi di litisconsorzio necessario poiché la dichiarazione di inefficacia dell atto rende sine causa le prestazioni garantite ad A. M. dall onere caratterizzante la donazione, facendo nascere una posizione attiva azionabile dalla donataria nei confronti del donante. Ne discende che già la notifica dell atto di citazione nei confronti di A. G. ha impedito il compimento del decorso del termine prescrizionale che si sta tenendo in considerazione, così come definitivamente chiarito dalle Sezioni Unite dalla Corte di Cassazione con la sentenza n / Con ciò superata anche l ultima difesa dei convenuti, altro non resta se non statuire che le spese di lite, alla cui liquidazione si provvede come da dispositivo, seguono la soccombenza degli stessi convenuti. P.Q.M. Il Tribunale, definitivamente pronunziando nella causa, così decide: - Dichiara inefficace nei confronti di A. W., ai sensi dell art c. c. ed in relazione al ( residuo ) credito dalla stessa vantato nei confronti di A. M. in forza della sentenza n. 422 / 2001, pronunciata in data / , da questo Tribunale di Vicenza, così come ( parzialmente ) confermata dalla Corte di Appello di Venezia con la sentenza n / 2005, pronunciata in data / e passata in giudicato, l atto di donazione in data , a rogito del Notaio in Vicenza dott. G. B. ( rep. n ), mediante il quale A. M. ha donato ad A. G. la nuda proprietà delle seguenti unità immobiliari: N. C. E. U. Comune di Vicenza - fg già sez.... fg partita planimetria presentata in data col n via d. C.- p T-1, appartamento al piano primo con aggregata cantina al piano terra; planimetria presentata in data col n via d. C. - p. t. garage al piano terra; confini da nord in senso N. E. S. O.: dell appartamento: muro perimetrale su via d. C. - muro perimetrale su proprietà di terzi per due lati - vano scale - appartamento di proprietà di P. R.; della cantina: muro perimetrale verso via d. C. - muro perimetrale su proprietà di terzi - portico comune - cantina di proprietà P. S.; - Condanna A. M. e A. G., in solido tra loro, al rimborso delle spese di lite sostenute da A. W. nel presente giudizio, che liquida in complessivi Euro 4.900,00, di cui Euro 1.000,00 per spese, comprese quelle generali, Euro 1.250,00 per diritti ed Euro 2.650,00 per onorari. Così deciso in Vicenza il IL GIUDICE dott. MARCELLO COLASANTO DEPOSITATO IN CANCELLERIA IL 01 APR P.16 giurisprudenza di merito n addenda online Giuffrè Editore

17 SENTENZA TRIBUNALE TRAPANI 28 MARZO 2011 PRES.CAMASSA EST.BRIGNONE ASSOCIAZIONE A DELINQUERE - Associazione di tipo mafioso - In genere - Confisca - Restituzione - Terzo istante - Onere probatorio. c.p., artt. 240, 416- BIS Al cospetto della confisca disposta ex art. 416-bis comma 7 c.p., il terzo estraneo che attiva il procedimento di esecuzione è gravato dall onere della prova sia in ordine alla legittima titolarità del diritto vantato sia in relazione alla mancanza di qualsiasi collegamento del proprio diritto con l attività illecita del destinatario della confisca, con la precisazione che l estraneità al reato non deriva in modo automatico dal fatto che il proprietario del bene non abbia subito condanna, dovendosi considerare estraneo al reato, secondo i principi elaborati con riguardo alla norma generale di cui all art. 240 c.p., soltanto chi, indipendentemente dall essere stato o meno sottoposto a procedimento penale, risulti di fatto non aver avuto alcun collegamento, diretto o indiretto, con la consumazione del reato stesso; in altri termini, spetta all interessato stesso fornire la dimostrazione della propria situazione soggettiva di buona fede, intesa come affidamento incolpevole. TRIBUNALE DI TRAPANI Sezione Penale Rito collegiale Il Tribunale, riunito in camera di consiglio e composto dai Signori Magistrati: - Alessandra CAMASSA Presidente - Caterina BRIGNONE Giudice rel. ed est. - Samuele CORSO Giudice esaminati gli atti; sentite le parti all udienza del 3 marzo 2011; esaminata l ulteriore documentazione acquisita; a scioglimento della riserva assunta, ha emesso la seguente ORDINANZA 1. Svolgimento del procedimento Il presente procedimento si diparte dall originaria istanza del 12 giugno 2009, presentata nell interesse della Calcestruzzi Castellammare s.r.l. per ottenere la revoca della confisca e la restituzione dello stabilimento industriale sito a Castellammare del Golfo in contrada Gagliardetta, confisca disposta - ai sensi dell art. 416bis, comma 7, c.p. - con sentenza definitiva di questo Tribunale del 29 marzo 2007, n. 210, resa nel procedimento n. 655/2005 R.G. Trib. a carico di I. M. e M. S. (cfr. istanza e sentenza in atti). Premessa la titolarità del diritto di proprietà del bene in questione in capo alla Calcestruzzi Castellammare s.r.l. e segnalato che la citata sentenza del Tribunale di Trapani non aveva disposto la confisca dell intera società, ma delle sole quote - pari al 50% del totale - appartenenti al condannato M. S. ed alla di lui moglie C. S., l istante lamentava d aver subito un ingiusto pregiudizio dalla confisca dell intero stabilimento di contrada Gagliardetta, che avrebbe dovuto essere limitata esclusivamente alla quota di partecipazione societaria riferibile, direttamente o indirettamente, al condannato S.. Questo Tribunale, in veste di giudice dell esecuzione, si pronunciava con ordinanza di rigetto, emessa all esito della camera di consiglio del 23 settembre 2009 (cfr. ordinanza in atti). In particolare - sul presupposto che il rimedio della revoca della confisca in fase esecutiva costituisca un mezzo processuale residuale volto a realizzare il diritto del soggetto proprietario totalmente estraneo al reato che abbia subito in maniera erronea o illegittima la confisca del bene nel corso del giudizio di merito - si riteneva, sulla base degli accertamenti contenuti nella sentenza passata in giudicato, che detta qualifica di terzo estraneo al reato non potesse essere attribuita alla persona giuridica richiedente. Inoltre, si segnalava come la stessa sentenza avesse accertato - indipendentemente dalla intestazione formale del bene alla società e in maniera tranciante - la diretta giurisprudenza di merito n addenda online Giuffrè Editore P.17

18 riconducibilità dello specifico cespite patrimoniale in questione a S. M. quale persona definitivamente condannata per il delitto di partecipazione ad associazione mafiosa nonché la piena e incondizionata disponibilità dello stesso bene da parte della famiglia mafiosa di Alcamo. Infine, si riteneva che tali aspetti non potessero essere contraddetti da una valutazione successiva che, essendo peraltro calata nel delimitato contesto di un incidente di esecuzione, presenta un ambito cognitivo e decisorio rigidamente vincolato al mero accertamento della effettiva titolarità del bene in capo al terzo e alla mancanza, nel corpo del giudicato, di determinazioni contrarie alle ragioni dell istante. Veniva, quindi, proposto ricorso per Cassazione per chiedere l annullamento del provvedimento di rigetto per manifesta illogicità e difetto di motivazione in ordine alla ritenuta riconducibilità del bene confiscato al S. (cfr. ricorso in atti). Specificamente, si ravvisa contraddizione nel fatto che l ordinanza da un lato riconosce la non strumentalità della società ricorrente alla mafia, (conclusione logica che sorregge la mancata confisca dell intera società) e dall altro ritiene che il bene da questa posseduto, oggetto di confisca, era al servizio dell associazione (conclusione logica che sorregge la confisca dell opificio industriale). Per di più, veniva denunciata l inidoneità degli elementi di cui in sentenza a dimostrare la disponibilità dello stabilimento in capo a Cosa nostra alcamese. Infine, si lamentava la limitazione - affermata nell ordinanza del Tribunale - dell ambito conoscitivo e decisorio del giudice dell esecuzione, rilevandosi, in senso contrario, come, in forza del disposto dell art. 676 c.p.p., competa istituzionalmente a tale giudice la tutela delle ragioni di colui che rivendichi ciò che un precedente giudicato, pronunziato contro terzi, gli abbia ingiustamente tolto. La Corte di Cassazione si pronunciava sul ricorso con sentenza del 25 novembre 2010, riqualificandolo come opposizione e disponendo la trasmissione degli atti a questo Tribunale, che veniva, quindi, nuovamente investito della questione (cfr. sentenza in atti). All udienza camerale del 3 marzo scorso, la Difesa della società opponente faceva presente la circostanza che - nelle more del procedimento - è intervenuto, in sede di misure di prevenzione, il sequestro delle quote sociali della Calcestruzzi Castellammare s.r.l. che non avevano formato oggetto di confisca, ossia di quel 50% del totale intestato ai coniugi P. - M.; era, quindi, prodotta la missiva dell amministratore giudiziario, che dava conto della ritenuta sussistenza da parte del Giudice delegato della prevenzione a coltivare l opposizione ed il Tribunale acquisiva il provvedimento della citata autorità giudiziaria (cfr.: missiva del 20 dicembre 2010; provvedimento del Giudice delegato del 17 dicembre 2010 a margine della missiva dell amministratore giudiziario del 16 dicembre 2010). In sede di discussione, preliminarmente, parte istante si doleva del fatto che la Suprema Corte avesse disposto la trasmissione degli atti ad un giudice già pronunciatosi nel contraddittorio delle parti. Dopodiché, era ribadito l assunto che la società - pur se arricchita dall attività mafiosa del S. - debba essere considerata soggetto autonomo e in buona fede, non potendosi rimproverare né ad essa né al P. negligenza o imperizia. Veniva, poi, nuovamente stigmatizzata la circostanza che la società sia stata spogliata dei propri diritti sul bene de quo in assenza di contraddittorio. Di contro, il Pubblico Ministero faceva notare, in rito, che la Calcestruzzi Castellammare s.r.l. ha avuto modo di interloquire a tutela dei propri interessi proprio attraverso il presente procedimento di esecuzione e, nel merito, che alla predetta società non può essere riconosciuta la qualifica di terzo di buona fede, come si desume dal provvedimento definitivo di confisca, ove sono pure illustrate le ragioni che giustificano considerazione e trattamento autonomi dello stabilimento di contrada Gagliardetta rispetto alla società che ne era formalmente titolare. 2. Il rito Tanto premesso, il Collegio è chiamato a prendere posizione su una serie di questioni sia procedurali che sostanziali. Sul primo versante, si rileva che la società ha attivato il procedimento di esecuzione per poter interloquire su un provvedimento definitivo di natura ablatoria che l aveva colpita direttamente P.18 giurisprudenza di merito n addenda online Giuffrè Editore

19 senza la garanzia del contraddittorio, perché reso all esito del processo penale celebrato a carico di uno dei soci ed al quale, quindi, la società stessa non aveva titolo per intervenire. Con l ordinanza del 23 settembre 2009, questo Tribunale si era pronunciato nel merito, ma aveva riconosciuto a sé stesso quale giudice dell esecuzione un ambito cognitivo e decisorio rigidamente vincolato al mero accertamento della effettiva titolarità del bene in capo al terzo e alla mancanza, nel corpo del giudicato, di determinazioni contrarie alle ragioni dell istante. Poiché tali affermazioni potrebbero far ritenere che non esista una sede giudiziaria deputata al vaglio completo di tutte le ragioni del soggetto rimasto estraneo al processo penale, va accolta la censura dell opponente, che rimarca come il giudice dell esecuzione sia competente a realizzare la garanzia più piena della posizione e degli interessi meritevoli di tutela del terzo. In proposito, infatti, deve condividersi il consolidato orientamento giurisprudenziale, per il quale il rimedio del procedimento di esecuzione è posto a garanzia non del condannato - che può difendersi nei gradi di giudizio a sua disposizione e incontra, quindi, la preclusione del giudicato (cfr.: Cass., 10 febbraio 2005, n ; Cass., 20 gennaio 2004, n. 3877; Cass., 20 aprile 2000, n. 2552) -, ma proprio del terzo estraneo al giudizio, che non ha diritto di impugnare la sentenza nella quale sia stata disposta la confisca... ma può chiedere la restituzione delle res, esperendo incidente d esecuzione, sia nel corso del procedimento, sia dopo la sua definizione e, avverso eventuali decisioni negative del giudice di merito, può proporre opposizione e, successivamente, ricorso per Cassazione (Cass., 30 ottobre 2008, n , CED Conf. Cass., 16 maggio 2000, n. 3596). Ciò discende, in primo luogo, dalla necessità di interpretare la complessiva disciplina normativa in maniera costituzionalmente conforme e, quindi, dall esigenza di rispettare quel diritto di difesa che è riconosciuto come inviolabile dall art. 24 della Carta fondamentale. Muove nella stessa direzione anche il tenore letterale dell art. 676 del codice di rito, che attribuisce al giudice dell esecuzione la competenza a decidere in ordine... alla confisca e chiarisce che, qualora sorga controversia sulla proprietà delle cose confiscate, si applica la disposizione dell art. 263 comma 3, che ne rimette la risoluzione al giudice civile: se ne desume che il legislatore ha distinto le questioni sulla proprietà delle res confiscate, assegnate al giudice civile, dalle altre che possano interessare beni oggetto di ablazione. Il giudice dell esecuzione, quindi, non può limitarsi al mero accertamento della titolarità formale, che anzi non gli appartiene, ma deve spingersi ben oltre per accertare in capo a chi debba ravvisarsi l effettiva disponibilità di quanto oggetto di confisca. Ed è proprio questo l accertamento che si impone nel caso di specie, atteso che non è revocata in dubbio la titolarità formale dello stabilimento di contrada Gagliardetta da parte della Calcestruzzi Castellammare s.r.l., mentre si contesta la circostanza - ritenuta in sentenza - che il bene fosse, di fatto, nel dominio della famiglia mafiosa alcamese. Su questo punto - sul quale si soffermerà di seguito l attenzione del Collegio - la garanzia del diritto di difesa della società istante sta avendo modo di dispiegarsi nel modo più intenso. Merita di essere evidenziato, infatti, che il presente procedimento camerale per decidere sull opposizione segue ad un provvedimento adottato non già senza formalità con ordinanza comunicata al pubblico ministero e notificata all interessato ex art. 667, comma 4, c.p.p., bensì previa udienza camerale nel contraddittorio tra le parti e la statuizione adottata in questa sede potrà formare oggetto - ove lo si ritenga - di ulteriore ricorso per Cassazione. Ed allora - nonostante la doglianza difensiva, peraltro confortata da qualche pronuncia di legittimità (cfr.: Cass., 25 ottobre 2007, n , CED ; Cass., 2 dicembre 1996, n. 6387, CED ) - la conversione, disposta dalla Suprema Corte nel solco dell orientamento maggioritario, del ricorso per Cassazione in opposizione, con conseguente trasmissione degli atti a questo Tribunale, non si è tradotta in inutile dispendio di tempo né in duplicazione di decisioni, bensì in un potenziamento del diritto di difesa e della garanzia del contraddittorio in favore della parte istante (in questo senso, cfr.: Cass., 20 settembre 2007, CED ; Cass., 20 febbraio 2007, n , CED ; Cass., 10 novembre 2006, n , CED ). 3. Posizione della Calcestruzzi Castellammare s.r.l. rispetto al reato per il quale è intervenuta la confisca Nel merito, tanto la Difesa quanto l Accusa concordano sul fatto che, in linea di principio, la giurisprudenza di merito n addenda online Giuffrè Editore P.19

20 restituzione delle res vada disposta in favore del terzo di buona fede rimasto estraneo al processo penale all esito del quale è stata disposta la confisca. In punto di fatto, però, la Difesa ha attribuito detta qualifica alla Calcestruzzi Castellammare s.r.l., mentre il Pubblico Ministero ha espresso contrario avviso, sulla scorta delle argomentazioni illustrate in udienza. Sul punto, mette conto segnalare come, per costante giurisprudenza, il terzo che attiva il procedimento di esecuzione sia gravato dall onere della prova sia in ordine alla legittima titolarità del diritto vantato (Cass. 5 novembre 2009, n , CED ) sia in relazione alla mancanza di qualsiasi collegamento del proprio diritto con l attività illecita del destinatario della confisca (Cass., 18 aprile 2007, n , CED ), con la precisazione che l estraneità al reato non deriva in modo automatico dal fatto che il proprietario del bene non abbia subito condanna, dovendosi considerare estraneo al reato, secondo i principi elaborati con riguardo alla norma generale di cui all art. 240 c.p., soltanto chi, indipendentemente dall essere stato o meno sottoposto a procedimento penale, risulti di fatto non aver avuto alcun collegamento, diretto o indiretto, con la consumazione del reato stesso (Cass., 2 maggio 2000, CED ). In altri termini, spetta all interessato fornire la dimostrazione della propria situazione soggettiva di buona fede, intesa come affidamento incolpevole (Cass., 11 febbraio 2005, n , CED ). Nel caso di specie, deve concordarsi con la prospettazione del Pubblico Ministero circa l impossibilità di riconoscere la qualifica di terzo di buona fede alla Calcestruzzi Castellammare s.r.l. Occorre ricordare, infatti, che il 50% delle quote sociali è stato confiscato ai sensi dell art. 416bis, comma 7, c.p., facendo leva sul ruolo rivestito dall impresa in merito alla fornitura di calcestruzzi nel territorio di Castellammare del Golfo e dintorni, e, più specificamente, in ordine al fatto che le altre aziende fossero obbligate a rifornirsi dalla Calcestruzzi Castellammare s.r.l., in quanto società appoggiata - e protetta - dall associazione mafiosa (Trib. Trapani, sent. 29 marzo 2007, cit., p. 120). Ulteriori e più puntuali indicazioni sul ruolo e sulle dinamiche operative della società si ricavano, poi, dal corpo motivazionale della sentenza che ha disposto la confisca. In particolare, il collaboratore di giustizia V. F. - premesso di non ricordare se si trattasse di società di fatto o meno - ha detto che la Calcestruzzi Castellammare era riconducibile a M. S., formalmente proprietario, ed a G. C., noto uomo d onore castellammarese, cui andava versato il 50% degli utili, perché era in carcere e c era bisogno di soldi ; dal canto suo, il S. era amico di Cosa nostra ed aveva quale referente mafioso A. M. (p. 63 e s.). G. B., poi, ha riferito che G. C., per ricompensare il S. dei servigi resi alla consorteria, favoriva la Calcestruzzi Castellammare nell assegnazione di qualche appalto e imponeva alle imprese edili operanti nel territorio di Castellammare del Golfo di rifornirsi di calcestruzzo presso la citata impresa (p. 66). In senso sostanzialmente conforme, G. F. ha ribadito che il S. ricavava dalla vicinanza a Cosa nostra una serie di vantaggi in ordine alle forniture del calcestruzzo ed ha aggiunto che i locali della Calcestruzzi Castellammare erano impiegati anche per gli incontri tra uomini d onore (p. 69 e s.). Ancora, A. C. ha ricordato che l assoluta disponibilità manifestata nei confronti di F. M. aveva consentito al S. di aggiudicarsi lavori appaltati dal Comune di Castellammare del Golfo in un certo arco temporale; inoltre, l impresa gestita dal S. era stata indicata da Cosa nostra come quella cui rivolgersi per la fornitura del calcestruzzo da utilizzare nella costruzione dello svincolo autostradale di Alcamo (p. 71). Sulla scorta degli elementi di cui s è dato conto, quindi, è evidente che la società opponente - ben lungi dal potersi considerare terzo estraneo al reato di associazione mafiosa-è da riguardare, alla luce dei parametri ormai consolidati in giurisprudenza, quale impresa mafiosa, perché è stata favorita dalle condizioni di assoggettamento e dalle capacità di infiltrazione nel tessuto economico-sociale che sono tipiche di Cosa nostra e dei suoi esponenti e, al contempo, ha ricambiato i favori ricevuti tramite esborsi in denaro, poi impiegati per le finalità d interesse della consorteria. Ciò, invero, avrebbe giustificato fin da subito il sequestro e la confisca dell intera società, che si è giovata, nel suo complesso, dell intervento mafioso, peraltro ampiamente riconosciuto e remunerato (arg., tra l altro, ex Cass., 30 gennaio 2009, n , Baratta e altri, CED , P.20 giurisprudenza di merito n addenda online Giuffrè Editore

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