SMART STRATEGY: 7 FATTORI CHIAVE PER L'AGENDA DIGITALE ITALIANA Le proposte di Glocus

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2 SMART STRATEGY: 7 FATTORI CHIAVE PER L'AGENDA DIGITALE ITALIANA Le proposte di Glocus SUMMARY... 2 LO SCENARIO... 3 LA PROPOSTA DI GLOCUS PER L AGENDA DIGITALE ITALIANA: LE PRECONDIZIONI ABILITANTI L INFRASTRUTTURA DI RETE A BANDA LARGA LA GOVERNANCE DEL SISTEMA DELL INNOVAZIONE... 9 LA PROPOSTA DI GLOCUS PER L AGENDA DIGITALE ITALIANA: LE ALTRE LINEE DI INTERVENTO PRIORITARIO ALFABETIZZAZIONE DIGITALE IDENTITÀ DIGITALE E-COMMERCE CLOUD COMPUTING MOBILE PAYMENTS LAST BUT NOT LEAST: SVILUPPARE IL VENTURE CAPITAL Il paper è stato coordinato da Alessandra Poggiani (Università La Sapienza di Roma - Imperial College di Londra). Hanno collaborato: Massimo Boschi (Atos), Pier Luigi Dal Pino (Microsoft), Michele Festuccia, (Cisco), Lino Fiorentino (Consorzio Roma Ricerche), Lorenzo Orlando, (CATTID - Università La Sapienza di Roma), Francesca Quaratino (Manafactory), Alessandro Rossi (Movenda), Amalia Vetromile (Glocus).

3 SUMMARY Il paper si propone di dare un contributo operativo individuando nell amplissima e diversificata gamma degli obiettivi e delle azioni indicati dai documenti europei le azioni chiave capaci, nel nostro sistema, di far fare al Paese un salto di qualità nella costruzione di un'economia digitale più efficiente e competitiva, che possa rappresentare un concreto fattore di crescita economica e culturale per il sistema paese. I dati di partenza non sono confortanti ma un'azione coerente, convergente e sistematica nei prossimi 5 anni può avere un impatto molto rilevante. Glocus ha identificato 7 fattori chiave su cui concentrare l'iniziativa, l intelligenza e le risorse degli attori (sia pubblici che privati) coinvolti nel grande processo di trasformazione dell'economia e della società che le nuove tecnologie determinano. Due sono pero, a nostro avviso, le precondizioni abilitanti, affinché tutte le azioni possano dipanarsi in maniera rilevante: 1) infrastruttura di rete a banda larga dispiegare politiche in grado di stimolare gli investimenti privati in breve tempo e realizzare, con uno straordinario investimento pubblico, le infrastrutture necessarie ai servizi universali e alle pari opportunità (scuola, sanità, aree bianche, etc); 2) governance del sistema dell innovazione razionalizzare non solo le strutture operative (Agenzia) ma semplificare e rendere maggiormente sinergici e coordinati gli indirizzi politico-strategici, oltre a raccordare le politiche centrali con quelle degli altri livelli di governo. Ciò premesso le cinque azioni che Glocus ritiene maggiormente rilevanti in quanto fattori di leva per lo sviluppo dell economia digitale e sulle quali considera, quindi, prioritario un investimento di sistema, sono: alfabetizzazione e cittadinanza identità digitale ecommerce cloud computing mobile payments Con questo documento, Glocus, dunque, vuole individuare le modalità prioritarie di intervento da mettere all attenzione del governo e della discussione pubblica per la realizzazione dell Agenda Digitale Italiana. 2

4 LO SCENARIO Per un Governo che, come il Governo Monti, intende porre al centro della sua strategia la crescita economica e la modernizzazione del Paese, l innovazione digitale, sinteticamente compendiata negli obiettivi dell Agenda digitale europea, riveste necessariamente carattere prioritario. Questo paper si propone di dare un contributo operativo individuando nell amplissima e diversificata gamma degli obiettivi e delle azioni indicati dai documenti europei, le azioni chiave capaci, nel nostro sistema, di far fare al Paese un salto di qualità nella costruzione di un'economia digitale più efficiente e competitiva. I dati di partenza non sono confortanti, ma un'azione coerente, convergente e sistematica può avere un impatto molto rilevante, anche a medio termine. Glocus identifica 7 fattori chiave su cui concentrare l'iniziativa e le risorse degli attori, pubblici e privati, coinvolti nel grande processo di trasformazione dell'economia e della società che le nuove tecnologie determinano. Secondo quanto illustrato dal Digital Agenda Scoreboard 1, l Italia presenta ancora un significativo ritardo nell accesso alla rete tramite rete fissa. Al contrario, il mercato mobile mostra incoraggianti segni di sviluppo. Figura 1 Il grafico confronta l andamento medio di diffusione di linee fisse ad alta velocità in Europa rispetto l Italia. L andamento di crescita italiana, come evidente, appare molto più basso. 1 aggiornati Giugno 2012) (dati 3

5 Figura 2 L immagine riporta la graduatoria dei paesi europei in merito a penetrazione della rete a banda larga tra la popolazione. Anche l utilizzo regolare della rete è una delle più basse d Europa, assestata sul 51% della popolazione, con circa il 39% della popolazione che dichiara di non usare internet praticamente mai. L uso della rete per acquisti è bassissimo (terzultimo su 26 paesi dell Unione), sebbene siano in crescita servizi di pagamento elettronici che si poggiano sulla rete come infrastruttura (come ad esempio i servizi di eticketing). Figura 3 La figura mostra, per paese, la percentuale di popolazione europea che dichiara di acquistare beni e servizi online. 4

6 Se si guarda all egovernment, il livello generale di utilizzo è ancora nettamente al di sotto della media europea e solo l accesso delle imprese ai servizi online è in linea con gli altri paesi. Figura 4 Il grafico (aggiornato al 2010) confronta la percentuale di popolazione che dichiara di aver utilizzato la rete come canale per un interazione con l istituzione pubblica almeno una volta nei 3 mesi precedenti rispetto la rilevazione del dato. Come si evince l Italia mostra un trend in leggera crescita ma ancora al di sotto della media dei 27 paesi dell Unione. Dai dati comparativi a livello europeo, dunque, emerge chiaramente come l Italia sia significativamente indietro sugli obiettivi dell Agenda Digitale, sia per quanto concerne le componenti hard (infrastrutture e servizi), sia per quanto riguarda la componente soft (alfabetizzazione digitale della popolazione e uso proattivo della rete). Occorre dunque rapidamente colmare un divario non più sostenibile, essendo direttamente proporzionale a un deficit di competitività e di sviluppo, sia economico sia culturale. 5

7 LA PROPOSTA DI GLOCUS PER L AGENDA DIGITALE ITALIANA: LE PRECONDIZIONI ABILITANTI 1. L infrastruttura di rete a banda larga a) L indirizzo strategico L'accesso alla banda larga è una condizione necessaria per un'italia che vuole riprendere a crescere economicamente ed essere più competitiva. L accesso alla banda larga, tuttavia, oltre ad essere un prerequisito essenziale per sviluppare buona economia e crescita economica a valore aggiunto è anche una straordinaria questione di democrazia, pari opportunità e crescita della conoscenza nel paese. Investire in tecnologie dell'informazione e della comunicazione paga: l ICT offre un rendimento più grande rispetto alla maggior parte degli altri investimenti di capitale ed infatti l economia digitale già rappresenta uno degli strumenti di crescita più potenziali per la produttività in Europa. Per stimolare e rendere possibile questa spinta economica abbiamo bisogno di rete ad alta velocità per tutti. Rispetto a questo obiettivo non possiamo contare su soluzioni intermedie come il vectoring che rappresentano, nella sostanza, una sorta di riverniciatura di un'infrastruttura vecchia di decenni. Abbiamo, invece, bisogno di nuovi investimenti per rimuovere gli ostacoli che impediscono lo sviluppo di un economia digitale. L introduzione del Vectoring 2, su cui oggi sembra puntare Telecom Italia, può forse aiutare in una fase di transizione la stentata marcia italiana verso la banda ultralarga, consentendo di offrire più di 30 Mbps (come richiesto dal primo obiettivo dell Agenda Digitale Europea), ma limita le nostre ambizioni, rendendo 2 Il Vectoring, infatti, consente di migliorare di molto le prestazioni della rete di rame in fatto di trasmissione dati, portandole fino a 100 Mbps ma solo laddove il cliente si trovi a non più di 400 metri dall armadio della compagnia fornitrice. Questo porta quindi ad un cambio chiaro di strategia in cui il punto di arrivo della fibra non e piu la casa dell utente finale (fiber to the home) ma l armadio dell operatore (fiber to the cabinet), con un spesa prevista inferiore del 30-40% rispetto ad un infrastrutturazione completa per poi, sviluppare eventualmente la rete in base all evoluzione della domanda. Ma il vectoring, al momento non è compatibile con l obbligo imposto a Telecom Italia con delibera n. 731/09/Cons, di fornire i servizi di accesso disaggregato alla sottorete locale in rame (sub-loop unbundling). L incompatibilità del vectoring con l obbligo di sub-loop unbundling deriva dal fatto che tutti i doppini presenti nella cabina devono essere necessariamente gestiti da un unico operatore in quanto anche una singola linea terminata su un Dslam (Digital Subscriber Line Access Multiplexer) diverso da quello su cui terminano gli altri doppini, può significativamente alterare le performance del vectoring, se questa linea è un disturbatore dominante. Dunque questa soluzione è potenzialmente limitativa della concorrenza. 6

8 più lontana di quanto già non sia la prospettiva di una rete interamente in fibra ottica. In Italia, la copertura a banda larga fissa è di 10 punti percentuali inferiore rispetto ai livelli francesi o tedeschi. Un recente studio OCSE dimostra che ogni euro investito in banda larga, ha un ritorno di circa 1,5 euro sul PIL (Per l Italia il valore ipotizzato è 1,45.). In questo contesto due sono le grandi problematiche da affrontare: il Piano Nazionale Banda Larga (Eliminazione Digital Divide >2MBps per tutti entro il 2013) ed il Piano Nazionale Banda Ultra Larga ( MBps per tutti entro il 2020) Per quello che riguarda il Piano Nazionale Banda Larga al momento l unico stanziamento reale è quello di 500 Meuro a disposizione della società inhouse Infratel. Tuttavia, ulteriori risorse dovranno essere identificate visto che la stessa Infratel stima che l eliminazione del digital divide entro il 2013, come richiesto dall Agenda digitale europea, avrebbe un costo di ulteriori 500 Meuro. Per quanto riguarda invece il Piano Nazionale Banda Ultra Larga la situazione e resa ancora più complessa dallo scenario di mercato in cui gli operatori privati preferiscono investire sulle reti mobili, le cui potenzialità per lo sviluppo digitale del Paese sono comunque limitate e che sono, in ogni caso, concentrate nelle aree urbane e ad alta densità di popolazione. Ad oggi infatti lo stato di copertura dei due maggiori player di fibra ottica è il seguente: Telecom Italia raggiunge con la sua rete solo unità immobiliari in Italia e Fastweb raggiunge circa 2 milioni di unità immobiliari ma, entrambi non hanno nel breve periodo un progetto di ampliamento della rete ad ulteriori unità immobiliari 3. Se guardiamo poi all Europa, la situazione italiana diventa ancora più sconfortante, ad esempio in UK la sola BT ha in corso un piano per coprire il 66% delle abitazioni del Regno Unito entro il 2015; quando Il vecchio piano di Telecom Italia per altro molto in ritardo sulla tabella di marcia prevedeva il 50% dell Italia entro il In questo quadro si vanno ad inserire le due grandi azioni pubbliche: i circa 500 Meuro stanziati per il Piano Banda Ultra Larga dal Governo all Interno del Piano di Azione e Coesione e l iniziativa Metroweb con i suoi 5100Km di fibra attuali e la sua capillare copertura di Milano e con il progetto di estendersi ad altre realtà a ritorno di mercato. 3 Come e stato detto in precedenza Telecom Italia ha si un piano di sviluppo della rete, in cui si e fissata come obiettivo da raggiungere quello di connettere 6 milioni di unità immobiliari entro il 2014 (pari al 25 per cento della popolazione), ma questo avverrebbe non tramite la fibra fino all unità immobiliare,ma bensi con la tecnica del vectoring precedentemente discussa. 7

9 Il progetto Metroweb, con i gli aumenti di capitale già deliberati e con quelli programmati dalla Cassa Depositi e Prestiti, sarà sicuramente fondamentale per far si che l Italia possa riacquisire una posizione più degna all interno delle statistiche europee. b) La proposta operativa L Italia rischia insomma di restare esclusa dal futuro della banda larga. Come fare a colmare questo divario nei tempi brevi che l innovazione tecnologica detta? Prima di tutto occorre un serio piano infrastrutturale straordinario, che sappia ben modulare e integrare gli investimenti pubblici a fondo perduto con quelli di investitori, pubblici e privati. Poiché la attuale, non breve, congiuntura economica e le valutazioni di mercato escludono la possibilità che si realizzino due reti NGN tra loro in concorrenza, occorre garantire una integrazione di tutti gli investimenti in un unico sistema che assicuri disponibilità di banda e competizione degli operatori. E quindi indispensabile una regia del Governo che orienti i comportamenti degli operatori per fare si che su una questione strategica, come è e sempre più sarà, la rete NGN prevalga l interesse nazionale. Inoltre, occorrono un quadro amministrativo che renda possibile gli interventi in tempi brevi e certi e un quadro regolatorio proconcorrenziale. Per la realizzazione di reti in banda larga fisse e in fibra, soprattutto nelle zone rurali o suburbane, bisognerebbe utilizzare in maniera più coordinata il Fondo comunitario Connecting Europe Facility, così da permettere agli operatori privati di investire in reti fisse ad alta velocità anche in queste zone con la confidenza necessaria che si tratti di un investimento sicuro e redditizio. Bisogna poi necessariamente reperire (o almeno riservare) fondi e risorse pubbliche, pari ad almeno 3 MLD di euro nella prossima programmazione dei fondi europei , per portare fibra a quei servizi universali la cui infrastrutturazione non può essere ulteriormente rimandata, quali ad esempio la scuola e le strutture sanitarie. A tal fine la nostra proposta è di utilizzare per il Piano Nazionale Banda Ultra larga i provenenti dell Asta Pubblica per l acquisto delle frequenze in Banda 700. L asta per le frequenze del ex Beauty Contest (6 multiplexer in banda 700) dovrebbe portare nelle casse dello Stato, secondo AGCOM e gli esperti del Settore poco più di 1Beuro. Il sistema scolastico merita un attenzione particolare. Nel nostro paese, ad oggi, solo il 15% circa delle aule scolastiche è connesso in rete, e, di queste, pochissime possono usufruire di una connessione a banda larga o ultralarga. 8

10 Questa condizione rende impossibile l utilizzo efficace di strumenti innovativi come le LIM (Lavagne Interattive Multimediali) e rende ancora più difficoltoso il cambiamento verso una didattica più in linea con le modalità di apprendimento dei bambini e dei ragazzi di oggi, così fortemente orientate all integrazione di strumenti e contenuti interattivi e digitali. Un infrastruttura unica, di alta qualità e pubblica per un servizio universale come quello scolastico, che metta in rete tutte le aule, non è solo un elemento di democrazia e di reale accesso alle pari opportunità per tutti gli studenti italiani, ma anche un concreto acceleratore per il drastico abbattimento del digital divide in molte aree bianche o poco popolate del Paese e permetterebbe la nascita di un indotto industriale innovativo e profittevole (contenuti formativi, dotazioni tecnologiche, servizi didattici interattivi, editoria digitale, ecc.). La realizzazione di questa infrastruttura permetterebbe, inoltre, di conseguire risparmi anche a breve termine, ad esempio installando apparati VOIP in tutte le scuole ed eliminando così gli attuali onerosi costi d utenza telefonica, abbattendo in parte il costo dell investimento iniziale, come già è avvenuto nella P.A. centrale. Un altra strategia da perseguire a medio-lungo termine per favorire gli investimenti sull evoluzione e manutenzione dell infrastruttura è quella della filiera della rete. Per favorire la nascita di queste filiere, gli investimenti e le politiche pubbliche dovrebbero, da un lato, concentrarsi nel favorire lo sviluppo dell industria dei contenuti digitali e di nuovi modelli di business ad alto tasso d innovazione, e, dall altro, disegnare un quadro normativo, nazionale ed europeo, che preveda la possibilità di fornire servizi premium agli operatori, protegga l industria dei contenuti con norme chiare sul diritto d autore e coinvolga gli Over The Top e gli ISP nello sviluppo della rete. 2. La governance del sistema dell innovazione a) L indirizzo strategico L'esperienza dei Governi che pure nell'ultimo quindicennio hanno assunto lo sviluppo digitale come un obiettivo centrale della politica economica, dimostra che, per realizzare un vero salto di qualità nel processo di digitalizzazione del sistema Paese, non sono sufficienti le pur importanti iniziative di singoli settori quanto la capacità (finora dimostratasi scarsa) di identificare e implementare una strategia di sistema. Dal punto di vista amministrativo, l innovazione costituisce un tipico esempio di materia non materia : si tratta cioè di una materia non isolabile ma pervasivamente presente in moltissimi processi e 9

11 attività della nostra vita economica e sociale (anche in quelli più tradizionali), che deve essere affrontata con visione strategica e con approccio olistico. Proprio per questo l innovazione deve essere assunta come priorità strategica dall intero Governo e deve costituire un parametro di riferimento per le politiche messe in atto da ciascun Ministro nei rispettivi settori di competenza. Per questo motivo si è molto insistito in passato (e più di recente al momento della formazione del Governo Monti) sulla necessità che la responsabilità politica dell innovazione spettasse al Primo Ministro o ad una figura da lui delegata attraverso una forte e chiara investitura politica. Solo il Presidente del Consiglio (o il suo delegato), infatti, è in grado di esercitare con autorevolezza e determinazione le funzioni di promozione, stimolo, monitoraggio e verifica nei confronti dei singoli Ministri che, generalmente, hanno difficoltà (spesso originate non da loro ma dalle loro burocrazie) a far convergere le azioni dei diversi dicasteri e dipartimenti su obiettivi legati da una visione e da una strategia comune. Quest approccio risulta ancor più necessario quando si considera il carattere sistemico ed intersettoriale degli obiettivi dell Agenda Digitale Europea, che rappresenta per l Unione Europea una delle leve fondamentali per realizzare gli obiettivi fissati nel piano strategico Europa 2020, su cui l Italia sarà chiamata all ennesima verifica circa la sua capacità di crescita. Sarebbe bene non ripetere gli errori che l Italia ha già fatto sottovalutando drammaticamente le potenzialità dell Agenda di Lisbona. Tali riflessioni trovano riscontro quando si analizza nel dettaglio la governance dell innovazione in diversi paesi del G8 non soltanto europei, quali ad esempio la Germania, la Francia e gli Stati Uniti d America, in cui sempre è presente un organo di indirizzo dell Innovazione a diretto riporto del Primo Ministro. In particolare, gli Stati Uniti d America hanno fatto un ulteriore passo in questa direzione, giacché il Presidente Barack Obama ha addirittura nominato, oltre ad un Chief Information Officer, anche un Chief Technology Officer nazionale. Le responsabilità in capo ad Aneesh Chopra 4, nominato il 7 Agosto 2009 dal Senato americano su indicazione del Presidente, sono vastissime e spaziano dall incremento della banda larga all utilizzo delle tecnologie in ambito sanitario per ridurre i costi, passando per l utilizzo delle tecnologie digitali per aumentare la produttività delle imprese e per rendere ancor più sicura la vita dei cittadini. 4 L importanza di questo ruolo all interno del governo Obama è facilmente intuibile semplicemente scorrendo la short list dei candidati alla posizione oltre ad Aneesh Chopra: Vint Cerf, "chief internet evangelist" di Google e spesso indicato come uno dei padri di Internet; l amministratore delegato di Microsoft Steve Ballmer; l amministratore delegato di Amazon Jeffrey Bezos. 10

12 b) Strumenti operativi ed attuativi e proposta di nuova governance Fino ad ora, la scelta del governo Monti è stata quella di delegare il tema dell Innovazione Digitale ad un Tavolo interministeriale composto dal Ministro per l'istruzione, l'università e la Ricerca, dal Ministro dello Sviluppo Economico e Infrastrutture e Trasporti, dal Ministro per la Coesione Territoriale, dal Ministro per la Funzione Pubblica e la Semplificazione e da rappresentanti delle Regioni e delle Autonomie Locali. Un Tavolo che dovrebbe indirizzare, raccordare, integrare e soprattutto monitorare le iniziative dei singoli Ministri. Manca però a questo Tavolo una figura con il ruolo, se non di leadership, almeno di coordinamento forte, che assicuri una regia robusta e un'unica e coerente direzione di marcia ad azioni che, per loro natura, possono diventare molto diverse e frammentate. Un rischio, quello della frammentazione, che si riproduce nella sottostante Cabina di regia in cui siedono i Ministeri e nella quale rischiano di riemergere logiche settoriali e di competizione burocratica. Rischio che si riaffaccia nel rapporto tra Stato e altri livelli di governo (che almeno per quanto concerne le infrastrutture e l'e-government, hanno un ruolo decisivo) per il cui coordinamento non è stato riattivato il Comitato per il Coordinamento dell Innovazione Tecnologica, istituito nel 2006 (durante il Governo Prodi 2) al lato della Conferenza Unificata Stato Regioni - Autonomie locali e che aveva dimostrato di funzionare bene anche dal punto di vista di una gestione più efficiente e coordinata della spesa ICT delle amministrazioni pubbliche. Insieme alle sedi di concertazione istituzionale sarebbe utile (e, presumibilmente, molto apprezzato dall opinione pubblica) costituire una sorta di Visionary Advisory Board di altissimo livello che coinvolga figure che, sul piano nazionale ed internazionale, indichino le linee guida del futuro digitale e diano al Governo e alle leadership nazionali una capacità visionaria di guardare al futuro dell Italia dentro una più ampia global vision. Una o due sessioni all anno di questo organismo potrebbero dare respiro al pedestre dibattito nazionale aiutando a costruire una visione sulle nuove missioni dell Italia connettendo le sue vocazioni e caratteristiche (arte, territorio, paesaggio, creatività, sistemi urbani) allo sviluppo digitale. Sarebbe un grande contributo del Governo (cosiddetto) tecnico alla piattaforma progettuale che dovrebbe costituire il cuore di una nuova proposta politica. Nel frattempo, il decreto legge varato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 14 giugno, che istituisce l Agenzia per l Agenda Digitale, ha avviato un corretto percorso di semplificazione e razionalizzazione del complesso degli organismi pubblici che attualmente presiedono alle politiche per l'innovazione. Sicuramente la razionalizzazione dei numerosi enti che operano allo stato attuale sul settore è un concreto passo avanti, sia in termini di coordinamento ed efficacia, sia in termini di efficienza e diminuzione di duplicazioni e sprechi. 11

13 Tuttavia, questa azione, da sola, non è in grado, a nostro avviso, di realizzare una effettiva convergenza sul piano strategico: mentre vengono semplificati gli enti strumentali e operativi, rimane, infatti, una pluralità di soggetti politici di indirizzo che non assicura la necessaria coerenza, sinergia ed efficacia dell'azione. Come si è accennato in precedenza, molti paesi del G8 tra cui Germania, Francia e USA hanno capito che l innovazione digitale, proprio perché processo che deve pervadere l intero sistema, deve essere gestita da un'unica regia. Ad avvalorare questa tesi si consideri come (anche sulla base di esperienze simili) una regia portata avanti da più attori causa inevitabilmente un utilizzo non focalizzato e non ottimizzato delle risorse pubbliche, con conseguente aumento dei costi per il Bilancio dello Stato e duplicazione degli interventi, dispersione delle iniziative e risultati insoddisfacenti. Proprio su queste basi Glocus propone una nuova governance, focalizzata sulla riorganizzazione dei rapporti tra le componenti del governo centrale e locale che dovranno essere gli attori principali del Piano d Azione nazionale per l Innovazione Digitale, da disegnare insieme alla semplificazione delle strutture. Questo consentirebbe anche di recuperare un rilevante volume di risorse grazie ad una razionalizzazione dell utilizzo delle risorse pubbliche 5. A tal fine sarà necessario operare un inventario delle risorse già stanziate e/o non utilizzate (o utilizzate in modo assolutamente diseconomico dalle amministrazioni pubbliche ai diversi livelli di governo: Stato, Regioni, enti locali) per ottimizzarne l utilizzo e la focalizzazione su progetti condivisi. È lecito ritenere che si tratti di molte decine di milioni di euro che potrebbero costituire una somma considerevole spendibile per investimenti, in aggiunta ai Fondi strutturali. Glocus ritiene fondamentale, dunque, che la razionalizzazione degli enti strumentali e agenzie, sia accompagnata da una semplificazione del soggetto di indirizzo, attraverso l istituzione di un Ufficio del Chief Innovation Officer, in posizione di staff rispetto al Presidente del Consiglio dei Ministri che possa fungere da snodo tra gli indirizzi del Governo e la struttura operativa (Agenzia). Dal punto di vista amministrativo potrebbe essere realizzato tramite la creazione di una Struttura di Missione (sulla base di un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri), che si avvarrebbe di un team di consulenti ed esperti nominati dai Ministri competenti in materia. L attività dell Ufficio darebbe supporto agli organismi di indirizzo politico per la elaborazione delle strategie per l innovazione digitale. L Ufficio agirebbe interfacciandosi direttamente con la nuova costituenda Agenzia per l Agenda Digitale. 5 Basti pensare ad esempio ai numerosi progetti sulle tematiche dell innovazione nel settore dei trasporti e della logistica, finanziati dal Ministero dello Sviluppo Economico (Industria 2015 Mobilita Sostenibile), dal Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture (PON Reti e Mobilità) e dal P.O.R.E (Programma Elisa), che vengono portati avanti senza nessuna attenzione alle possibili sinergie e sovrapposizioni. 12

14 LA PROPOSTA DI GLOCUS PER L AGENDA DIGITALE ITALIANA: LE ALTRE LINEE DI INTERVENTO PRIORITARIO La proposta di Glocus si basa su cinque azioni principali che, insieme ai temi individuati come prerequisiti, compongono lo scenario d intervento primario entro cui muoversi per favorire una crescita che sia nello stesso tempo economica e sociale. I temi individuati sono: Alfabetizzazione digitale Identità digitale ecommerce Cloud computing Mobile payments Questa classificazione vuole affrontare il tema dell innovazione tanto dal punto di vista dell infrastruttura, quanto da quello della capacità del cittadino di approfittare delle potenzialità offerte dal digitale e dalla rete: ciò vuol dire diffondere la consapevolezza delle molteplici possibilità offerte dalla digitalizzazione sia in termini di conoscenza e arricchimento culturale sia in termini di possibilità di accesso a servizi utili all esercizio dei propri diritti, senza trascurare gli evidenti risvolti di questo nuovo contesto sull economia nazionale, a diversi livelli. 3 Alfabetizzazione digitale a) Stato dell arte comparato agli altri paesi dell Unione Ancora, il 39% dei cittadini italiani non hanno mai usato Internet: da due a tre volte i livelli osservati in Francia, Germania o Regno Unito. Che ne sarà di loro? Per analfabetismo digitale si intende l incapacità delle persone di operare mediante un computer, di leggere, scrivere e reperire criticamente informazioni in Internet. Circa il 50% degli italiani non possiede nemmeno un computer e non utilizza la rete, non sa mandare una né pagare un bollettino on line. Le sacche di analfabetismo sono concentrate in alcune regioni del Sud, prime su tutte: Basilicata e Campania. L alfabetizzazione digitale si può collocare su quattro assi di accesso/uso/competenza riassunte qui di seguito: 13

15 alfabetizzazione elementare: è quella di chi ha il computer, ma lo usa soltanto per scrivere e frequenta raramente Internet; alfabetizzazione media: è quella di chi usa il computer solo per funzioni basi. Invia , fa ricerche semplici su Internet. alfabetizzazione superiore: utilizza Internet e il PC in modo approfondito. Ha un profilo su Facebook, frequenta i Social Network; uso creativo: utilizza la tecnologia in modo sperimentale. Crea contenuti, fa opinione attraverso siti web, blog, social network. I dati ISTAT riguardo all accesso in Internet in Italia nel 2010 illustravano questa situazione. Figura 5 Accesso alla rete, in Italia, per fascia d età (Fonte: ISTAT) Il Rapporto Ocse sullo stato dell alfabetizzazione digitale in Italia, pubblicato a metà del 2011, fornisce ulteriori elementi: non solo metà della popolazione italiana non possiede un computer ma questo dato aumenta se si guarda agli gli ultra quarantacinquenni. Gran parte della popolazione appare esclusa dal mondo del lavoro digitale e, per il resto, i dati parlano chiaro, domina l'entertainment. Il rapporto dell Ocse ci parla di un uso non solo limitato ma anche sbagliato del computer. Se le cifre che riguardano gli analfabeti totali sono in calo (circa persone ancora non sanno né leggere né scrivere, cosa comunque scandalosa in un paese civile nel 2011), il dato sull analfabetismo digitale appare davvero preoccupante. Il rischio, infatti, è una informatizzazione veloce delle nuove leve che potrebbe portare a breve ad un gap generazionale molto pericoloso, con una grossa fetta della popolazione completamente esclusa. 14

16 Altro dato non favorevole a una corretta alfabetizzazione, quello relativo alla diffusione dei socialnetwork, che, per certi, versi droga il dato facendoci apparire, come Italiani, più competenti di quanto non siamo in effetti. In particolare Facebook, secondo il Rapporto OCSE, ha avuto, per analogia, lo stesso impatto avuto sulla popolazione con l arrivo delle tv commerciali. Insomma, chi utilizza la rete molto spesso lo fa solo a scopo di semplice intrattenimento. Quindi chi naviga, in Italia, mostra competenze da socialnetwork ma poi rifugge anche dal semplice pagamento online semplicemente perché non lo sa fare. Tutti dati che ci raccontano come, tra 5 anni, il divario tra chi sa utilizzare la tecnologia e chi no, diventerà radicale e lascerà fuori una grossa fetta della popolazione. Un analisi comparata a livello globale è più che mai necessaria. Interessanti, a questo proposito, i dati presenti nel "Global Information Technology Report" (2012), documento prodotto con cadenza annuale dal World Economic Forum. Il dossier, tra i più accreditati a livello internazionale per ciò che riguarda i processi di informatizzazione operanti a livello socio-economico nei singoli paesi, consente di avere visione di un indice di comparazione, il networked readiness index (NRI), con cui misurare il grado di diffusione delle tecnologie all'interno di un paese, nonché la loro tipologia e il loro impatto, sia a livello di capacità di creare economia sia sotto il profilo socio-culturale (utilizzo delle nuove tecnologie da parte della popolazione, grado di digitalizzazione delle PA e dei sistemi scolastici, ecc.). Su una graduatoria composta da 142 paesi, l'indice, sommando cinquantatrè differenti indicatori relativi alle molteplici dimensioni d'afferenza delle nuove tecnologie, vede l'italia posizionarsi al 48 posto, quindi nelle ultime posizioni, seguita solo da Ungheria, Romania, Polonia e Grecia. Chi sono i virtuosi? Tra le nazioni dell'unione Europea: la Svezia, al primo posto, la Finlandia (3 ), la Danimarca (4 ), l'olanda (6 ) e, a seguire, la Germania (16 ), la Francia (23 ) e la Spagna (38 ). Oltre alla sintesi, il "Global Information Technology Report" consente un analisi degli indici secondari. Guardando a quelli strategici e importanti per il legislatore, emergono alcune evidenze: ambiente e contesto (la cornice legale/istituzionale, l'implementazione e lo sviluppo di ICT e di business fondato sul settore): 75 posto; competenze (insieme di indicatori tesi a rilevare il grado di capacità nell'utilizzare le infrastrutture tecnologiche e i contenuti che vi circolano): 51 posto; 15

17 utilizzo (rientra nel c.d. Usage Subindex e si sostanzia di 12 variabili fra la quali quella relativa agli sforzi compiuti da individui, pubbliche amministrazioni e istituzioni più in generale, e dalle imprese per incrementare le competenze necessarie a un utilizzo consapevole delle nuove tecnologie): 45 posto. Da considerare, poi, che l'indicatore di utilizzo relativo al c.d. Government Usage colloca l'italia al 113 posto della graduatoria (su 142 paesi). La differenza fra l'indice di utilizzo (che vede l'italia al 45 posto) e l'indice di utilizzo istituzionale (Government Usage Subindex), in cui il nostro Paese compare solo al 113 posto, si deve al fatto che il primo risulta quale media ponderata di 3 sotto-indici (Istituzionale, Individuale e Imprenditoriale). Questo significa che cittadini e imprese compiono effettivamente uno sforzo notevole per poter utilizzare al meglio le opportunità messe a disposizione dalle nuove tecnologie. E, talvolta, questi sforzi superano quelli messi in atto dagli organi di governo. Sintetizzato nel grafico sottostante, il ranking italiano riferito, secondo il Global Information Technology Report 2012, a un ulteriore insieme di indicatori ritenuti strategici per un quadro di sfondo. Sulla barra di ciascun indicatore è indicata la posizione del nostro paese all'interno dei 142 esaminati dal rapporto del World Economic Forum. Figura 6 Ranking italiano sull utilizzo della rete così come riportato dal Global Information Technology Report 2012 Gli autori del Global Information Technology Report, commentano così il dato italiano: 16

18 "Italy, in 48th position, presents a profile similar to those of Portugal and Spain, with a couple of singular characteristics that have relegated the country to this lower position. In addition to the underperformance of the educational and innovation systems, the first particular feature of the Italian case is the weak functioning of the political and regulatory environment (85th), which hinders the overall functioning of the economy. The second singular characteristic is that the government is clearly lagging behind in the effort to leverage ICT to boost competitiveness (113th). Addressing these weaknesses should be a priority not only to leverage the use of ICT, but to boost competitiveness more broadly." b) Azioni svolte e risorse allocate/spese nella presente legislatura e risultati conseguiti Nella situazione italiana, intervengono numerosi fattori di cui il primo è sicuramente di carattere politico. L esecutivo Berlusconi ha privilegiato interventi a favore del mezzo televisivo, tralasciando lo sviluppo della rete e delle sue infrastrutture. Il programma delle tre i non è stato attuato e la stessa sottrazione degli 800 milioni di euro da destinare alle infrastrutture per la banda larga non ha certo favorito il recupero di utenti ancora in digital divide. Oltre alla carenza infrastrutturale, risulta fondamentale anche la questione dei costi delle tariffe. L Italia ha tariffe per le connessioni fisse che sono doppie o triple rispetto alle altre nazioni europee, anche se si tratta degli stessi gestori telefonici. In ambito scolastico, non si sono visti interventi adeguati a favore di quelle fasce di popolazione che per ragioni anagrafiche risultano più attive. Nella Riforma Gelmini, non appaiono interventi significativi a favore dell alfabetizzazione digitale nella scuola. c) Azioni proposte Sul piano delle proposte di intervento, molto si può imparare da altri paesi che da tempo stanno affrontando il problema. Si può ragionare innanzi tutto nell ottica del target, e in questo contesto individuare 3 obiettivi prioritari portanti: la scuola le imprese la cittadinanza mainstream 17

19 Agire all interno della scuola appare come un passaggio irrinunciabile (si vedano anche le proposte sul fattore Infrastrutture ). In questo ambito bisogna considerare che gli interventi non portano a benefici di carattere estensivo : le nuove generazioni sono, infatti, nativi digitali. Tuttavia, il primo obiettivo dovrebbe essere consolidare la competenza, che non è scontata nemmeno quando si tratta di nativi. Il fatto che le nuove generazioni agiscano in un contesto favorevole, sul piano degli stimoli ambientali, non significa pari opportunità nell acquisizione delle competenze. Non solo, come evidenziato da molte analisi, buona parte di questi nativi agisce sui social network ma poi ignora la rete nel suo complesso. Prima di tutto occorre considerare che la scuola è un servizio pubblico universale e, come tale, necessita di avere strutture adeguate al contesto. E oramai questione irrinunciabile e indifferibile la fornitura di rete, connettività e dispositivi tecnologici (PC, LIM) a tutte le scuole e in tutte le aule. Ad oggi meno del 15% delle aule scolastiche di primo e secondo livello (dalle elementari alle medie superiori) risulta provvista di collegamento a internet. Bisogna mettere in campo le risorse che consentano di arrivare al 100% delle aule entro il La proposta di Glocus particolare: indica ulteriori obiettivi prioritari su cui agire. In promuovere lo sviluppo delle competenze digitali come parte integrante del curriculum formativo, che significa innanzitutto affermare (inserendolo nei programmi ministeriali) l uso quotidiano delle nuove tecnologie a livello scolastico come quotidiano e, in tal senso, adoperarsi affinché le scuole possano dotarsi di computer e connettività; mettere in rete le conoscenze attraverso una rete nazionale da realizzare in collaborazione con Università e Istituti di Ricerca, lavorando all obiettivo comune di creare un sistema di portali che renda fruibili contenuti e conoscenze. In quest ottica, si colloca anche la necessità di rendere open l immenso patrimonio di archivi, pubblicazioni e contenuti, esperienze; affrontare un percorso di alfabetizzazione digitale diretto alle imprese affinché affrontino il percorso di rinnovamento di un sistema produttivo di cui l Italia sembra avere particolarmente bisogno, sopratutto nell attuale momento di crisi. Un possibile intervento potrebbe prevedere lo sviluppo, da parte del Dipartimento per l Informazione e l Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri, di una campagna di comunicazione istituzionale per la promozione delle opportunità che Internet offre alle piccole e medie imprese italiane, cuore del tessuto imprenditoriale del 18

20 nostro Paese. Tale campagna potrà fondarsi sulla valorizzazione delle best practices nazionali ed è da realizzarsi coinvolgendo sia le associazioni di categoria maggiormente rappresentative del settore ICT sia la piccola e media imprenditoria; un contestuale rafforzamento dell e-commerce (vedi capitolo) come volano della crescita soprattutto per le PMI, rappresenterà un ulteriore intervento a supporto. Esiste poi un tema più ampio, di cittadinanza, che il dato delle analisi OCSE e World Economic Forum evidenziano come il segmento di popolazione più ampio sul quale intervenire: quello delle fasce di età intermedie e più avanzate che devono essere letteralmente conquistate. Guardando all estero, ma anche ad alcuni esperimenti virtuosi condotti in Italia, si possono richiamare almeno diversi filoni di intervento: rilanciare il ruolo della Scuola, dell Università, della formazione continua e di tutte le agenzie formative per scandire un evoluzione dei modelli d apprendimento che segua gli scenari del cambiamento, secondo nuovi principi educativi come il social learning (le piattaforme web che declinano in ambito educativo le potenzialità dei social network); promuovere la distribuzione sul territorio di punti di accesso pubblici (oltre le Biblioteche di quartiere, che lo diventano necessariamente) che siano in grado di proporre una offerta formativa differenziata per target di utilizzatori, che collaborino con le Università (proposta formativa, monitoraggio delle attività, etc.) e che, soprattutto, siano gestite con spirito e competenze imprenditoriali e soggette a un sistema di rating della performance. I Online Centers nel Regno Unito sono un esempio concreto per il miglioramento dell accessibilità digitale; promuovere la figura dell Evangelist/Digital champions: la figura dei digital champions è stata introdotta ad esempio nel Regno Unito e richiamata più volte anche dal Commissario UE Nelie Kroes (Every EU country needs a Digital Champion). Si tratta di evangelizzatori digitali in grado di trasferire competenze. In questo ambito rientrano anche percorsi di trasferimento generazionale: investire su progetti chiamati, per semplicità nonni/nipoti, può produrre risultati interessanti dal punto di vista dell inclusione e l inclusione digitale è, in questo caso, solo lo strumento. Tra l altro, è dimostrato che i silver surfers diventano rapidamente utilizzatori di buon livello della rete. Casi come Nonni su Internet, progetto della Fondazione Mondo Digitale, non sono che un esempio. Un ottimo riferimento a livello europeo, è il progetto GO-ON.uk 19

21 che ha permesso di creare una piattaforma di alfabetizzazione a livello nazionale. Ottimo esempio anche sul piano della comunicazione; switch off: parliamo chiaramente di innovation by law come di un azione necessaria. Da più parti, si insiste su questa formula, che chiama comunque ad attente valutazioni per non essere, alla fine, un intento ottimo ma con effetti discriminatori nei confronti di alcuni cittadini. Lo switch off è uno stimolo anche alla semplificazione e alla ricerca di buone applicazioni a livello locale (dove spesso le idee ci sono e sono anche facilmente applicabili); rigenerazione PC: in molti paesi (anche l Italia) sono stati lanciati progetti per il riuso di PC dismessi dalle aziende. Il caso Ordi 2.0 in Francia è un esempio particolarmente virtuoso e non certo inapplicabile in Italia. La scuola, per esempio, risulta un terreno favorevole per elaborare progetti di questo tipo anche per far fronte agli oggettivi problemi di budget degli istituti. d) Tempi, Risultati attesi, indicatori per la misurazione dei risultati I dati parlano chiaro già quando si parla di alfabetizzazione ordinaria. L 1,5% della popolazione con più di 6 anni, non sa né leggere né scrivere (circa persone). Il 46% della popolazione tra i 25 e i 64 anni, ha soltanto la licenza di scuola media inferiore. Il 20% degli italiani ha le competenze alfabetiche per comprendere ed interpretare un testo (Fonte OCSE). Gli studenti che possiedono ed utilizzano le tecnologie informatiche hanno un rendimento scolastico di 50 punti maggiore dei loro coetanei (Fonte OCSE Pisa). Questo quadro illustra chiaramente come i margini di recupero obblighino il legislatore a fare scelte fin da subito. La cabina di Regia per l attuazione dell Agenda Digitale in Italia ha il compito di dialogare con gli stakeholders per trovare strategie di azione: Regioni e enti locali, associazioni e grandi imprese sono chiamate a cooperare per la realizzazione di un set di interventi coordinati verso obiettivi convergenti. Per questo è urgente individuare le linee-guida che consentano di non disperdere le energie e finalizzare gli sforzi. Entro e non oltre 3 anni a partire da oggi, l Italia è chiamata inderogabilmente a recuperare sul fronte dell alfabetizzazione digitale. 20

22 4. Identità digitale a) Stato dell arte comparato agli altri paesi dell Unione Ad oggi in Italia il contesto dell identità digitale presenta una situazione articolata e, per certi aspetti, poco definita. Grazie al lavoro svolto dall ICAO e dalla EU in materia di standardizzazione, la classe di documenti di viaggio cosiddetta MRTD (Machine Readable Travel Document) è ben definita e completamente implementata sul piano del documento stesso (Passaport Elettronico), mentre qualcosa resta ancora da definire sul lato dell infrastruttura. Di fatto, però, il Passaporto Elettronico è una realtà in termini di consistenza del documento. Il prossimo step nell ambito del suo ciclo di vita è rappresentato dal suo utilizzo elettronico, ovvero dalla possibilità di verificare i dati anagrafici/biometrici del titolare estraendoli dal microchip e confrontandoli con quelli acquisiti live. In analogia al Passaporto Elettronico, la Comunità Europea ha emanato una norma che disciplina il Permesso di Soggiorno Elettronico (Regolamento CE 380/2008), alla quale gli Stati membri dovranno uniformarsi. E proprio in questi ultimi giorni sta avvenendo un processo analogo per ciò che attiene la Patente Elettronica. Tutti i documenti sopracitati, ancorché appartenenti alla famiglia dei documenti elettronici, sono in realtà concepiti per accertare l identità del titolare e per attribuirgli una titolarità (es.: passare un confine, guidare un auto, risiedere in un Paese, etc), e non per svolgere funzioni di autenticazione digitale. Su tale fronte in Italia esiste ancora una dicotomia: da un lato, si assiste al processo di distribuzione della Carta Nazionale dei Servizi (oggi unificata con la Tessera Sanitaria) che ha raggiunto volumi importanti (9 milioni di carte distribuite solo nel 2011, a cui devono essere sommati i volumi degli anni precedenti ivi compressa la CRS della Lombardia) pari a decine di milioni di CNS circolanti sul territorio; dall altro, il progetto della Carta d Identità Elettronica appare essere tuttora in fase di sperimentazione presso un numero esiguo di Comuni (meno di 200) presentando una tecnologia ibrida di vecchia concezione e soprattutto componenti elettronici ormai obsoleti. Inoltre, viene tuttora mantenuta la concezione di una carta d identità con funzioni aggiuntive di autenticazione in rete. Ciò impone, alla data, un formato dati non compatibile con gli standard e raccomandazione definiti dall ICAO e dalla UE; dal momento che la CIE ha anche la funzione e validità di un documento di viaggio è lecito domandarsi come si possa concepire un varco di frontiera automatico che presenti una funzione appositamente realizzata per interagire con la CIE italiana. È evidente come, al contrario, sia il documento a doversi uniformare agli standard correnti. Ed ancora: quali sono le ragioni per cui la CIE deve avere la funzione di carta 21

23 servizi? Sono esse ancora attuali? E, soprattutto, sono il linea con il cicli di vita correlati al documento? La CIE ha validità decennale, ma tale periodo di tempo corrisponde ad un era nel campo delle tecnologie a microprocessore, e quindi sarà via via più difficile conciliare il periodo di validità del documento con l innovazione tecnologica volta a garantire livelli di sicurezza sempre maggiori. Ad esempio si prendano in considerazione due elementi: lo standard CNS e la firma digitale. Lo standard CNS deve essere necessariamente attualizzato in quanto le nuove generazioni di sistemi operativi nativi per smart card hanno difficoltà enormi ad implementare il set di comandi richiesto dalla standard CNS, ormai obsoleto. E l adeguamento della normativa della firma digitale richiederà un certificato digitale di firma la cui chiave dovrà essere 2048 bit, e tale norma metterebbe già fuori gioco le CIE attualmente circolanti sul territorio. Volendo comunque proseguire sulla strada della CIE con funzione di service, card ancora una volta la tecnologia sarebbe di ausilio offrendo la possibilità di disaccoppiare la funzione di identificazione da quella di autenticazione, mantenendo al contempo il rispetto degli standard ICAO ed EU. Resta un ultimo elemento da valutare nel panorama nazionale dell identità digitale, ovvero il documento eat, il modello AT per i dipendenti delle Amministrazioni Pubbliche in formato elettronico. Il campo delle potenziali applicazioni, in questo caso, è ancora più esteso, in quanto possono essere prese in considerazione anche verticalizzazioni riferite al controllo accessi negli edifici lavorativi, autenticazione locale alla postazione di lavoro, validazione di step approvativi nell ambito di work flow amministrativi o correlati alla Amministrazione, e cosi via. Le tecnologie ICT attuali hanno raggiunto una grado di maturità e di affidabilità in grado di assicurare tutti i livelli di sicurezza del caso, offrendo inoltre un ventaglio di soluzioni che possono soddisfare crescenti livelli di sicurezza. Si pensi ad esempio all impiego del dato biometrico quale elemento di accertamento dell identità: è evidente come il suo utilizzo sia direttamente proporzionale al livello di sicurezza necessario nella fase di autenticazione dell utente. Nessuno richiederebbe la verifica dell impronta digitale per autenticare un Cittadino che intende controllare la sua posizione contributiva nei confronti dell Ente che gestisce le utenze di una rete idrica comunale, ma tutti conveniamo sulla verifica dell impronta o dell immagine facciale quando si parla di varchi di frontiera automatici (non presidiati). In aggiunta al concetto di identificazione/autenticazione di Cittadini titolari di uno elemento di electronic ID (es smart card, token USB, etc) è appena il caso di menzionare il concetto di autorizzazione, ovvero attribuire i diritti di accesso a determinate risorse on line, siano esse servizi, pagine informative, o sondaggi on line, od altro. Una volta stabilita l identità dell utente occorre assegnargli un profilo prestabilito e presentargli ciò di cui egli ha titolarità. Approfondendo 22

24 ancora il concetto di identificazione/autenticazione un ulteriore desiderata, che senza alcun dubbio semplificherebbe l accesso ed il conseguente utilizzo dei servizi, on line è rappresentato dal concetto di identità federata: in questo caso l utente che si autentica, ad esempio, su un portale governativo di una determinata Amministrazione Pubblica può accedere direttamente ed in modo per lui trasparente durante la sua navigazione in rete ai servizi di un altra Amministrazione che ha stabilito con la prima una relazione di fiducia. Ciò avviene grazie alla propagazione delle credenziali di autenticazione che, pertanto, vengono presentate dall utente e validate una tantum dal primo servizio a cui si ha accesso. Ancora una volta occorre ribadire che la tecnologia è matura e consolidata da tempo su questo tema, ma purtroppo non si può dire altrettanto sul piano organizzativo e delle relazioni tra Amministrazioni della PA italiana. Sarebbe infatti auspicabile avere un unico portale di autenticazione accreditato a livello Governativo e da li poter navigare in rete senza ogni volta avere successive richieste di autenticazione, magari con credenziali che variano da Dominio a Dominio. In conclusione, appare evidente come siano distonici i tempi della evoluzione tecnologica comparati a quelli della evoluzione normativa e organizzativa in Italia. Esperienze di successo realizzate in altri Paesi europei dimostrano come sia possibile realizzare dei progetti importanti ed impegnativi sul piano economico ricorrendo a modalità di finanziamento innovative che coinvolgano in partnership e project financing i soggetti industriali. b) Azioni proposte La proposta di Glocus si concentra sulla necessità di accelerare fortemente il processo di definizione di quali siano gli strumenti di identificazione personale più adatti alla società in rete. Al di là delle necessarie funzioni di identificazione fisica dell individuo tale azione avrebbe ricadute positive, a cascata, su diversi ambiti della vita dei cittadini quali l accesso ai servizi di egovernment, l acquisto di beni in rete, l autorizzazione alle transazioni. Questo si concretizza con: sistema unico di autenticazione per l accesso ai servizi di egovernment, anche transazionale; creazione di una infrastruttura nazionale federata per la gestione dell'identità digitale, elemento essenziale per gestire l'integrazione tra i servizi delle amministrazioni. Questo fondamentale tema non deve confondersi con il tema della semplice distribuzione di un documento 23

25 basato su smart card (CIE), proposto anche come utile anche ai fini dell'accesso alla rete. Le Regioni hanno da tempo affrontato il tema (ad esempio con il progetto ICAR INF3) sia sul piano architetturale sia su quello organizzativo e di standardizzazione ma limitandosi ad una gestione interna ai servizi propri. Si propone di affrontare il tema sia a livello normativo sia a livello gestionale, così da assicurare la funzionalità del servizio a livello nazionale; promozione di un intervento di natura normativa specificatamente rivolto alla difesa all'identità in rete. Qualsiasi servizio veicoli una espressione della mia persona: social network, gioco on-line, forum, ecc. deve rispondere a un quadro legislativo chiaro in modo che non possano essere cancellate o mantenute identità contro la volontà dell'utente e che ogni eventuale contenuto associato a un utente lo siano sotto il suo controllo e approvazione, sia nella pubblicazione che nella rimozione. 5. e-commerce a) Stato dell arte comparato agli altri paesi dell Unione Nel 2010, Internet ha contribuito al PIL italiano con 31,5 miliardi di euro, pari al 2%. Questo dato più che raddoppierà entro il In uno scenario conservativo l'internet economy rappresenterà 59 miliardi di euro, pari al 4,4% del PIL italiano, con un tasso di crescita annuo del 18%. Un analisi più approfondita su come l Italia si collochi nel contesto europeo mostra subito una situazione di ritardo. L analisi degli indicatori 6 messi a disposizione dall Unione europea attraverso il portale dedicato all agenda digitale individua l e-commerce come una delle voci maggiormente rappresentative dell effettiva capacità di fare della rete una risorsa per lo sviluppo, dedicandolo secondo il diverso impatto che l ICT ha sulle imprese e sui clienti in termini di: ordini di beni e servizi online acquisti effettuati attraverso canali telematici vendite effettuate attraverso canali telematici gestione delle forniture management dell impresa Rinnovo di beni e servizi per la stessa impresa Tuttavia, l Italia è molto indietro nel settore e-commerce. Il fatturato delle 30 principali imprese europee online è 4 volte superiore a tutto l e-commerce 6 L ultima release dei dati è datata giugno 2012 ed è accessibile all indirizzo 24

26 italiano e il saldo tra import/export è per noi negativo di 1,2 miliardi di euro. Figura 7 Il grafico illustra il posizionamento dell Italia rispetto merito alla vendita di beni e servizi attaverso il canale Internet. paesi dell Unione in A titolo esemplificativo della ambigua complessa situazione italiana, si osservi come la percentuale di popolazione che effettua vendite online ci ponga tra i paesi meno attivi. Sulla stessa linea si osservi come, mentre il grafico sulla percentuale di utenti della rete (già di per se rappresentativa di una ristretta parte della popolazione) che acquistano beni e servizi vede l Italia tra i paese del gruppo di coda. Figura 8 Il grafico mostra la percentuale di utenti della rete che utilizza il canale web per l acquisto di servizi software o contenuti digitali. Il posizionamento del nostro paese è, ancora una volta, tra i paesi con una percentuale di diffusione più bassa. 25

27 b) Proposte già sottoposte alla Cabina di Regia Agenda Digitale e/o incluse in alcune proposte di legge di iniziativa parlamentare che, tuttavia, per divenire concrete devono misurarsi con i vincoli di bilancio. Nel corso della legislatura sono state avviate alcune iniziative volte a incoraggiare iniziative il commercio elettronico sia in termini di misure per il sostegno della domanda sia in termini di defiscalizzazione e incentivazione. Tra le azioni maggiormente rilevanti, ricordiamo: detassazione parziale dei ricavi delle piccole imprese derivate da azioni e investimenti in ecommerce a livello internazionale; azioni di Sostegno ai programmi di promozione internazionale delle Piccole e medie imprese (PMI); creazione di un ICE digitale; semplificazione dell iter procedurale intrastat per le PMI; attuazione di una campagna istituzionale per la promozione delle potenzialità della rete; Le prime 4 azioni produrranno effetti soltanto a partire dal 2013, ma hanno tutte un buon potenziale. L azione 5, invece, non è stata sufficientemente pubblicizzata e comunicata e sconta, inoltre, un difetto di coordinamento con le associazioni di categoria che potrebbero amplificarne di molto gli effetti. c) Azioni proposte La proposta di Glocus si muove partendo da quello che è un evidente prerequisito, ossia quello delle infrastrutture: appare evidente come la banda larga sia estremamente rilevante per uno sviluppo più massivo dell e-commerce in Italia. È, infatti, palese che i paesi con tassi di crescita importanti nel settore sono quelli dove le infrastrutture di connettività sono più capillari. A questo si collega, ovviamente, la necessità di assicurare una alfabetizzazione digitale più elevata. Al di là di questa necessaria premessa, alcune azioni appaiono come urgenti misure da adottare per dare stimolo al settore: rafforzare le misure d incentivazione (alcune delle quali già adottate nel corso della legislatura) al commercio elettronico, sia modificando alcuni aspetti normativi che oggi rappresentano un onere gravoso (ad esempio il regime IVA differenziato per i libri digitali rispetto alle corrispondenti edizioni cartacee in libreria dal 21 al 4%) sia ipotizzando una aliquota agevolata per il settore e-commerce, per un determinato periodo di tempo finalizzato al suo sviluppo; 26

28 attivare un efficace opera di formazione delle imprese, che deve essere perseguita sia attraverso una campagna istituzionale più capillare ed efficace della precedente, sia attraverso opportuni accordi e interventi congiunti con le associazioni di categorie locali e di settore; incentivare l utilizzo della moneta elettronica mediante la riduzione delle commissioni interbancarie a carico degli esercenti in relazione alle transazioni effettuate mediante carte di pagamento o sistemi avanzati (vd. Mobile payments); 6. Cloud computing a) Stato dell arte comparato agli altri paesi dell Unione Nella strategia Europa 2020 dedicata alla competitività, l UE sottolinea l importanza di una crescita definita intelligente4 e per questo motivo la Commissione (2010), nell Agenda Digitale Europea, ha dichiarato di voler assicurare un supporto finanziario sufficiente alle infrastrutture congiunte di ricerca per le ICT e ai poli di innovazione, sviluppare ulteriormente le e- Infrastrutture e stabilire una strategia a livello di UE per il cloud computing (risorse informatiche distribuite in remoto), in particolare nei settori dell'amministrazione pubblica e della scienza. Il riferimento esplicito al CC è giustificabile in quanto, parafrasando il Garante italiano della Privacy (2011): I potenziali vantaggi del cloud computing certamente possono promuovere la sistematizzazione delle infrastrutture, la riorganizzazione dei flussi informativi, la razionalizzazione dei costi e quindi in generale favorire, nel caso sia del mondo imprenditoriale sia della pubblica amministrazione, servizi più moderni, efficienti e funzionali in linea con le esigenze di crescita di un moderno Sistema Paese. Per la stessa ragione il Garante italiano della Privacy ha recentemente emanato delle linee-guida sull uso del CC, nel dichiarato intento di aumentarne l efficacia. Le tecnologie di cloud computing stanno evolvendo in maniera importante, con i data center industriali ora in grado di effettuare economie di scala ed efficienze senza precedenti. È importante mettere le pubbliche amministrazioni italiane nelle condizioni di valutare e selezionare, secondo criteri di costo, qualità e protezione dei dati, sia di servizi di cloud pubbliche (forniti da provider indipendenti) sia di servizi erogati da data center della stessa pubblica amministrazione. La coesistenza di ambienti misti nelle scelte tecnologiche delle amministrazioni, mirata alla continua ricerca dell efficienza è, pertanto, un importante aspetto di politica tecnologica. A questo proposito occorre un articolata azione normativa e di comunicazione ed orientamento sia del Governo che del Parlamento affinchè: 27

29 elabori una strategia italiana di come utilizzare il Cloud Computing per la Pubblica Amministrazione italiana (cloud pubblica, privata o ibrida); sensibilizzi le amministrazioni sui benefici principali del Cloud, ribadisca la necessità di una revisione profonda delle spese IT a favore di investimenti di qualità e ribadisca il principio di una PA più produttiva ed efficiente e sia meno coinvolta nella gestione e mantenimento dei servizi di infrastruttura dell IT; introduca misure di incentivazione della domanda di servizi e motivazione per le pubbliche amministrazioni che si muovono verso il cloud; premi le amministrazioni che scelgono di federarsi per usare il valore del cloud facendo investimenti congiunti e documentando i risparmi effettivi rispetto allo stato precedente; introduca meccanismi di sviluppo e conversione tecnologica del personale delle pubbliche amministrazioni per accelerare il raggiungimento di competenze appropriate; ribadisca quali siano le condizioni normative necessarie che devono essere rispettate in materie essenziali allo sviluppo e all adozione del Cloud quali: sicurezza, privacy, circolazione dei dati, continuità operativa sempre in conformità con le disposizioni europee; favorisca la nascita e lo sviluppo di un industria del digitale italiana per un nuovo contesto imprenditoriale che faccia leva su giovani e donne. Due esempi concreti di applicazione: Le amministrazioni comunali, associandosi, possono consolidare servizi informatici in soluzioni modalità cloud di comunità dismettendo sistemi informativi interni obsoleti a favore di servizi acquisiti in modalità cloud dall esterno. Così facendo potrebbero creare risparmi in spese correnti, trasformando i risparmi ottenuti in fondi per nuovi investimenti in innovazione o per erogare servizi pubblici alla propria cittadinanza. Alle amministrazioni di Comuni con più di abitanti, è fatto obbligo di pubblicare su Internet, su una cloud di provider pubblico o privato, tutti i dati relativi alla mobilità, agli edifici, alle aree di pubblica utilità, nonché le informazioni sulla localizzazione delle imprese e degli enti pubblici, in maniera accessibile a quanti, nel mondo privato, pubblico e della ricerca, vogliano sviluppare applicazioni di utilità per i cittadini. Strettamente legato alla tematica del cloud è l Open data, elemento che si sta dimostrando uno strumento fondamentale di trasparenza e qualità del servizio della pubblica amministrazione al fine di rendere omogenee, portabili e trasparenti i dati dei cittadini e della gestione del bene pubblico in utilizzo da parte della PA. Il tema è reso di immediata utilità grazie al ricorso contemporaneo a tecnologie cloud, tecniche di gestione di basi di dati, interfacce aperte e strumenti di sviluppo avanzati. 28

30 Anche le tecnologie di dematerializzazione, quali la gestione elettronica dei documenti, la collaborazione online, la comunicazione digitale, il workflow, l identità digitale e la gestione dei clienti e dei cittadini vantano ormai realizzazioni importanti e diffuse in tutti i settori e hanno raggiunto economie di scala tali da poter essere spesso considerate delle commodity. b) Azioni proposte Censimento dei data center. Facendo esplicito riferimento ai Data Center della pubblica amministrazione italiana occorre segnalare come l ultimo censimento delle strutture ad essi dedicate risalga a diversi anni fa. È opportuna un analisi puntuale delle infrastrutture disponibili ad oggi e del loro stato in termini tecnologici e gestionali. L obiettivo è di superare la frammentazione dei centri e l obsolescenza tecnologica e realizzare efficienza energetica e razionalizzazione gestionale, apportando profonda revisioni dell organizzazione, dell architettura e dell organizzazione dei data center, al fine di creare importanti opportunità di efficienza, risparmio e qualità del servizio. Bisognerebbe evitare di stanziare fondi e progettare nuovi investimenti, prima di avere un quadro chiaro ed esaustivo dell esistente. Attività su interoperabilità e standard. Rendere le interfacce, i formati e i protocolli conformi a standard internazionali affermati è un obiettivo prioritario al fine di consentire la massima interazione fra le pubbliche amministrazioni e stimolare lo sviluppo di servizi a valore aggiunto. Lo European Interoperability Framework è lo schema di riferimento. Nel cloud, l Interoperabilità è d obbligo se si vuole consentire la portabilità dei dati ed evitare il lock-in degli utenti. Gran parte dell industria è pronta ma molto lavoro, anche in relazione al quadro normativo, resta da fare. Certificazione dei provider. introdurre un processo di certificazione dei provider che garantisca gli utenti dei servizi cloud rispetto alle esigenze di sicurezza, di privacy, di livelli di servizio, di localizzazione dei dati e di garanzie di portabilità. Revisione dei Processi nella PA. E essenziale rivedere la maggior parte dei processi interni nella PA e nell offerta dei servizi ai cittadini, semplificandone la burocrazia, ma ancor più importante ripensandoli exnovo con l ausilio delle tecnologie digitali (digital by design) e dell informatica. Tenendo sempre come priorità la riduzione delle inefficienze, il risparmio dei costi e, soprattutto, la soddisfazione per il cittadino utente, è necessario ripensare a tutte le pratiche burocratiche facendo leva sull ausilio digitale. 29

31 Potenziamento del Sistema Pubblico di Connettività. Il nuovo SPC dovrebbe essere in grado di accomodare servizi provenienti da cloud pubbliche, soprattutto per le offerte ormai consolidate nel mercato, che sono talvolta delle vere e proprie commodity e che renderebbero inevitabilmente costoso il tentativo di ricrearli all interno delle cloud private della PA. È importante, a nostro avviso, che il nuovo SPC recepisca le innovazioni tecnologiche che vengono dal mercato, consentendo alle amministrazioni di scegliere sulla base del valore e delle proprie necessità. Riformare il Codice per l Amministrazione Digitale. Il CAD costituisce un riferimento importante per la digitalizzazione della pubblica amministrazione italiana, ponendo le varie questioni in un quadro unitario. A nostro parere, la realizzazione del CAD dovrà vedere il contributo di soggetti privati e pubblici, e il coordinamento di questo sforzo dovrebbe essere una priorità delle istituzioni. Secondo quanto previsto dallo stesso CAD (art. 68) è importante, inoltre, che le pubbliche amministrazioni tengano conto del rapporto tra costi e benefici nella scelta dei programmi informatici da utilizzare, in linea con il principio di neutralità tecnologica. Questo vale sia per le amministrazioni che decidono di acquisire programmi informatici con un sistema operativo c.d. chiuso oppure basando la loro scelta su prodotti open source. Uniformità delle procedure di acquisto di beni e servizi tecnologici nella Pubblica Amministrazione locale. Al fine di supportare la crescita delle PMI che offrono tali beni e servizi in tutte le Regioni italiane e per permettere alle pubbliche amministrazioni di dialogare tra loro e di offrire i medesimi servizi ai cittadini sarebbe utile uniformare le procedure di acquisto di beni e servizi IT e evitare, come succede oggi, un Paese a macchia di leopardo in merito alle diverse scelte portate avanti dalle stesse PA. 7. Mobile Payments a) Stato dell arte comparato agli altri paesi dell Unione Lo stato dei Mobile payments nel nostro paese vive una situazione di vero e proprio paradosso: l Italia, infatti, è tra i primissimi paesi al mondo per penetrazione dei dispositivi cellulari (48 milioni di utenti, 44% dei dispositivi smart, 16 milioni di mobile surfer) registrandosi però tra gli ultimi per utilizzo dei pagamenti elettronici, quantificabile in solo 25 milioni di utenti di carte di pagamento. Da questo dato è possibile dedurre come il 90% delle transazioni sia ancora in contante e attraverso i canali tradizionali. Secondo quanto riportato dall Osservatorio NFC & Mobile Payment della School of Management del 30

32 Politecnico di Milano in Italia è possibile contare 23 milioni gli utenti (il 76% degli italiani tra i 18 e i 54 anni) che nel 2011 hanno effettuato almeno un pagamento via mobile, per un valore totale di 700 milioni di euro. Di questi, oltre 500 milioni riguardano l acquisto di contenuti digitali (come notizie, giochi, musica). Oltre 80 milioni afferiscono al Mobile Commerce di beni e servizi che registra una forte espansione, spesso come estensione di progetti di ecommerce mentre mostra una limitata diffusione l implementazione dei proximity Payments, nonostante la presenza di qualche iniziativa interessante. Questo dato è il risultato di alcune evidenze quali: 90% delle transazioni regolate in contante (Fonte: Banca d Italia 2010), a fronte di circa l 80% in Europa (Fonte: BCE 2010); 25 milioni di italiani possessori di una carta attiva, nonostante il numero elevato di carte in circolazione 82 milioni nel 2010 (Fonte: ABI 2010); limitato utilizzo della moneta elettronica anche per gli acquisti quotidiani, come confermato dal ridotto numero di transazioni annue per abitante (25 in Italia contro 63 in media in area euro) e dall elevato valore medio di ogni singola transazione (80 verso 52 in area euro) (Fonte: BCE 2010) valore delle transazioni con carte di pagamento stazionario dal 2006 al 2010, oscillando tra i 120 e i 130 miliardi di euro (Fonte: BCE 2010). Questi dati evidenziano come non si tenga conto di quanto il Mobile Commerce e il Mobile Remote Payment siano oramai una tecnologia matura e largamente disponibile, seppur in continua evoluzione. Esempi brillanti del secondo tipo (MRP) negli USA sono stati l applicazione di Fandango (vendita di biglietti cinematografici), scaricata da oltre 20 milioni di utenti, l applicazione Mobile di Starbucks (ordinazioni in coda), con oltre 30 milioni di transazioni in un anno, mentre in Francia ha riscosso un grande successo (3 milioni di download) l applicazione Mobile di SNCF tramite cui è stato acquistato il 3% dei biglietti ferroviari. Anche in Italia possono registrarsi iniziative di interesse, come il Consorzio Movincom (con oltre 20mila biglietti venduti dalla sola ATA di Firenze); le Telco italiane, inoltre, si sono riunite in MobilePay con l obiettivo di creare una piattaforma unica per i pagamenti via Mobile; alcuni player dell offerta, infine, stanno sperimentando nuove soluzioni che usano i QRCode per avvicinare il mondo Remote a quello Proximity (PlainPay di Auriga, Up Mobile di Banca Sella e BeMoov del Consorzio Movincom). In Italia il MRP nel 2011 ha registrato una crescita del 35%, tuttavia, il transato è ancora contenuto. Elemento chiave per l evoluzione del canale sarà, con ogni probabilità, proprio la capacità degli esercenti di includere il canale Mobile nelle loro strategie di vendita e di sfruttare al massimo le peculiarità del canale, ovvero ubiquità spaziale, disponibilità temporale e semplicità di fruizione. 31

33 Sebbene presenti un potenziale di pervasività più elevato (coinvolgendo tutte le relazioni commerciali nei punti di vendita fisici), Il Mobile Proximity Payment (MPP) mostra una tecnologia matura (e progressivamente sempre più inclusa nativamente nei nuovi dispositivi immessi sul mercato) ma non ancora adeguatamente diffusa in termini di POS Contactless né di cellulari dotati di NFC. In Italia si registrano diverse sperimentazioni come il progetto dell azienda dei trasporti ATM di Milano realizzato in collaborazione con Telecom Italia che consente di pagare l abbonamento ai trasporti pubblici con Paypal attraverso un sito ottimizzato per Mobile e di accedere ai mezzi avvicinando il telefono ai tornelli e la sperimentazione Move and Pay avviata da Intesa San Paolo basata su cellulari NFC. Tali iniziative mostrano un offerta ancora in fase di formazione e consolidamento ma anche chiari segnali di consapevolezza che per il Mobile Proximity Payment i tempi siano ormai maturi. Anche la tecnologia si è consolidata e si prevede un costante incremento dei dispositivi dotati di tecnologia NFC in un numero compreso tra i 20 e i 25 milioni. Tale contesto pone il Mobile Payment tra le principali azioni potenzialmente in grado di costituire un importante fattore di innovazione sia per il settore dei servizi di pagamento favorendo lo sviluppo dei pagamenti elettronici sia per il settore della telefonia mobile dove i principali operatori sono alla ricerca di nuovo spazio competitivo. Secondo Juniper Research 7, le transazioni in mobilità aumenteranno del 40% nei prossimi quattro anni: le persone che utilizzeranno il cellulare per effettuare acquisti saranno 2,5 miliardi, contro gli attuali 1,8 miliardi. Il valore complessivo del mercato dei mobile payment dovrebbe raggiungere i 670 miliardi di dollari nel 2015, contro i 240 miliardi del I servizi che faranno registrare un incremento più elevato saranno il mobile ticketing, il mobile proximity payment 8 e il mobile money transfer 9. Anche Gartner 10 propone dati positivi sull espansione del settore. In particolare, nel report diffuso a Luglio 2011 dichiarava che gli utenti che effettuano pagamenti in mobilità avrebbero superato quota 141,1 milioni entro fine anno, con una crescita del 38,2% rispetto al 2010 e un valore economico complessivo pari a 86,1 miliardi di dollari (+75,9% rispetto al 2010) Juniper Research, Mobile Payment Strategies Report, Luglio Con la locuzione mobile proximity payment ci si riferisce ai pagamenti per i quali si realizza una prossimità fisica tra l acquirente e il beneficiario del pagamento. Questi si verificano generalmente all interno del punto vendita e utilizzano la tecnologia NFC (Near Field Communication per lo scambio dei dati in modalità contactless. Il mobile money transfer riguarda il trasferimento di denaro tra due utenti, che può avvenire sia in remoto, tramite tecnologie di rete, sia in prossimità, tramite tecnologie contactless. Gartner, Market Trends: Mobile Payments Worldwide, 2011, Luglio

34 11 Capgemini sottolinea che entro il 2013 i pagamenti in mobilità rappresenteranno il 15% di tutte le transazioni con carta, passando da 4,6 miliardi di transazioni a 15,3 miliardi, con un valore complessivo di 223 miliardi di euro (si veda in figura). Figura 9: proiezione dei pagamenti in mobilità. Sulla base di queste stime, appare dunque evidente che i margini che i nuovi prestatori dei servizi di pagamento potranno realizzare configurandosi come Payment Institution o Istituti di Moneta Elettronica saranno senza dubbio notevoli. Ad avvalorare questa già positiva previsione si aggiungono i dati sulla crescita della telefonia mobile in Italia. Secondo le stime di Nielsen, nel 2011 in Italia sono stati acquistati 20 milioni di smartphone e durante l estate si è registrato il sorpasso sui cellulari di vecchia generazione. Il possesso e l'uso di dispositivi di telefonia mobile evoluti consente un accesso più semplice ed efficace ad alcune funzioni che permettono di abilitare il pagamento. Tra queste, la possibilità di accedere ad applicazioni dedicate, nelle quali la user experience viene senza dubbio massimizzata. Lo sviluppo dei mobile payments e la maggiore integrazione del sistema coi classici sistemi di pagamento presenti nel mercato porterebbe una serie di benefici a tutti gli stakeholder del sistema, quali: banche e i circuiti alla ricerca di nuovi modelli per diffondere i pagamenti elettronici; Telco alla ricerca di nuove categorie di servizi a valore aggiunto per i propri utenti; esercenti alla ricerca di fonti di ottimizzazione dei processi e di miglioramento del servizio al cliente come le catene di supermercati, 11 Capgemini, World Payments Report 2011, Settembre

35 tabaccai, cinema, aziende di trasporto, gestori di vending machine, ristoratori, operatori del commercio elettronico; utenti alla ricerca alla possibilità di acquistare dovunque e in qualsiasi momento Pubblica Amministrazione, alla ricerca di fonti di riduzione dei costi, di miglioramento del servizio ai cittadini e di strumenti chiave per l emersione del sommerso. La presenza di standard aperti comuni favorirebbe innanzitutto l aumento di concorrenza, permettendo ai diversi prestatori dei servizi di pagamento di offrire i propri prodotti e servizi anche a livello transnazionale, incrementando gli effetti di scala e riducendo così i costi per gli operatori stessi e dunque i prezzi praticati agli utenti finali. Questi ultimi avrebbero inoltre maggiore possibilità di scelta e condizioni di accesso più trasparenti. In un mercato aperto, comune ed interoperabile aumenterebbero inoltre i livelli di sicurezza reale e percepita, incrementando la fiducia dei consumatori nei sistemi di pagamento elettronico. I benefici descritti riguarderebbero milioni di imprese e centinaia di milioni di cittadini: il mercato dei pagamenti al dettaglio in euro è infatti uno dei più grandi al mondo, con 58 miliardi di operazioni nella sola Eurozona (dati BCE relativi all anno 2009) b) Azioni proposte e eventuali costi/risorse e strumenti di finanziamento La proposta di Glocus: la definizione urgente di standard aperti, comuni ed interoperabili rimane la questione chiave da affrontare per permettere la creazione di un sistema dei pagamenti elettronici realmente efficiente e conveniente, il disegno di un sistema di incentivi verso l adozione dei mobile payments su alcune fasce (commercio e turismo), anche in collaborazione con le associazioni di categoria; l adozione di mobile payments per tutti quei servizi pubblici di micropagamento (es. parcheggi, ZTL, trasporto pubblico); Va sottolineato come il combinato disposto della maggiore tracciabilità delle transazioni (obiettivo prioritario dell attuale Governo) e la maggiore capacità di controllo dei pagamenti dovuti per servizi pubblici (ad esempio i parcheggi comunali), rendono l adozione del mobile payment anche una fonte di entrata, nonché un formidabile strumento alla lotta all evasione anche a medio termine, con ricavi potenziali che potrebbero andare a coprire parte dei necessari costi per gli incentivi e la formazione alle imprese per facilitare e accelerare l adozione. 34

36 LAST BUT NON LEAST: SVILUPPARE IL VENTURE CAPITAL 12 L attuale crisi economica mette in discussione i modelli tradizionali di sviluppo e di politica industriale e evidenzia con nettezza la necessità di puntare su nuova crescita, parallelamente al contenimento e alla razionalizzazione della spesa pubblica. La nascita di imprese innovative è dunque un obiettivo fondamentale per affrontare, anche in termini di opportunità, l attuale congiuntura. Per stimolare la crescita di nuove imprese ad alto tasso di innovazione occorrono strumenti adeguati, visione d insieme e risorse mirate. Glocus ha affrontato la questione start up e venture capital in un gruppo di lavoro dedicato. Cogliamo l occasione della pubblicazione di questo paper per anticipare alcuni risultati dei lavori, consapevoli che lo sviluppo di una vera economia digitale non può essere slegato da un ecosistema imprenditoriale che punti sull innovazione. a) Stato dell arte comparato agli altri paesi dell Unione L apporto di capitale di rischio svolge un ruolo chiave di acceleratore nella crescita di una start up aumentandone le possibilità di affermarsi sul mercato, di generare valore, di creare occupazione, rivestendo, quindi, oltre ad un ruolo meramente economico anche un ruolo di carattere sociale. Molti, infatti, sono gli esempi di imprese che hanno lasciato un segno nella storia grazie a nuovi prodotti, invenzioni, brevetti, imprese che avevano in molti casi ottenuto investimenti in capitale di rischio. Numerose ricerche, avvalorate da riscontri empirici hanno, infatti, dimostrato come le imprese venture backed possano vantare un tasso di crescita maggiore rispetto alla media, generando valore, ricchezza e occupazione. Il settore del capitale di rischio in Italia è, però, ampiamente sottodimensionato rispetto non solo a contesti di benchmark come quello statunitense o, in Europa, come quello inglese, ma anche rispetto a molti altri paesi europei e del nord Europa in particolare, come si avrà modo di analizzare nel corso del presente documento. 12 Questo capitolo è stato elaborato da un gruppo di lavoro ad hoc composto da: Alessandra Bechi (AIFI), Tomaso Marzotto Caotorta (IBAN), Massimo Di Genova (Cisco), Lino Fiorentino (Consorzio Roma Ricerche), Patrizia Gioiosa (Studio Di Tanno e Associati), Alessandra Poggiani (Università La Sapienza di Roma, Imperial College di Londra), Nicola Redi (Fondamenta SGR), Marco Sgroi (Sotel), e coordinato da Alessandro Rossi (Movenda). 35

37 a.1) L attività di Seed/Angel Investing in Italia Gli investimenti in capitale di rischio effettuati nelle prime fasi di vita di un impresa vengono definite come early stage financing e comprendono le operazioni di seed e quelle di startup. Per seed financing si intende un investimento nella primissima fase di sperimentazione dell'idea di impresa, quando è ancora da dimostrare la validità tecnica del prodotto/servizio, mentre si parla di start up financing nel caso di investimento finalizzato all'avvio di un'attività imprenditoriale, quando non si conosce ancora la validità commerciale del prodotto/servizio, ma esiste già almeno un prototipo. L attività di angel investing riguarda proprio investimenti in questa prima fase dell attività dell impresa. Per quanto riguarda un quadro dettagliato del settore dell angel investing in Italia, il 2011 è stato caratterizzato da 281 operazioni di investimento dichiarate da parte degli investitori informali partecipanti all annuale survey condotta da IBAN a fronte di 151 progetti sui quali si è investito per un controvalore pari a circa 35 milioni di euro, in crescita del 4,5% rispetto al Parlando di Angel Investing, non si può non considerare il più ampio comparto denominato early stage, che, aggregando i valori rilevati per il 2011 da IBAN e dall Associazione Italiana del Private Equity e Venture Capital (AIFI) in Italia vale 117 Ml di. Figura 10: Andamento degli ammontari degli investimenti e del numero di operazioni di investimento individuali (Fonte: Survey IBAN.) Alle 281 operazioni censite da IBAN si devono aggiungere, infatti, altre 106 operazioni censite da AIFI, portando il comparto a 387 operazioni. I settori in cui hanno investito i propri capitali i Business Angels nel corso del 2011 sono stati quelli dell ICT, del Med Tech e Biotecnologie e dell Energia e ambiente. Mettendo a confronto i dati estrapolati dalle ultime survey condotte da IBAN si può evidenziare come l angel investing registri un trend crescente in termini di ammontari investiti. a.2) Il mercato italiano del Venture Capital Negli ultimi anni, come si evidenzia in Figura Y, il settore italiano del venture capital è divenuto una realtà sempre più significativa, caratterizzato da un 36

38 sensibile trend di crescita nel numero di società oggetto di intervento e nel volume degli investimenti e ha dimostrato una buona tenuta anche nel periodo tra il 2009 e il 2011, segnato da un consolidamento per il mercato del capitale di rischio nel suo insieme. Numero Società Ammontare (Euro Mln) Figura 11: L evoluzione degli investimenti di venture capital in Italia (Fonte: Survey IBAN.) A dimostrazione dello stretto legame che intercorre tra investimento in capitale di rischio e innovazione, si evidenzia come la maggioranza delle operazioni di venture capital registrate negli ultimi 5 anni in Italia abbia riguardato imprese cd. high tech, settori che dovrebbero contribuire a determinare, nel medio/lungo periodo, il grado di competitività del nostro sistema industriale. D altra parte, la Commissione Europea ha più volte sottolineato come, al fine di assicurare la competitività nel medio e lungo periodo, soprattutto nei confronti dei protagonisti emergenti del sistema economico mondiale, le imprese comunitarie devono poter contare su un mercato finanziario solido, sviluppato e concorrenziale. Nonostante una crescita stabile fatta registrare in questi ultimi anni, i dati elaborati nella Figura 12 evidenziano che il mercato italiano del venture capital è ancora ampiamente sottodimensionato rispetto a quello dei maggiori Paesi europei, con importanti ricadute sulle potenzialità innovative del nostro sistema imprenditoriale e, di conseguenza, sulle dinamiche di crescita economica. 37

39 UK Francia Italia Germania Spagna Figura 12: Numero di imprese oggetto di interventi di venture capital in un confronto europeo Fonte: Survey IBAN. b) Azioni proposte b.1) Azioni proposte per agevolare la fase di costituzione/avvio delle attività di angel/seed investing Per quanto riguarda le misure di incentivazione all avvio di attività di investimento si fa distinzione tra: 1. investimenti effettuati da business angels a titolo personale, in forma singola o associata, anche per il tramite di Società veicolo, ad opera di Family Office; 2. investimenti a titolo personale, Singolarmente o in Forma associata, anche per il tramite di Società veicolo, ad opera solo di Manager o di Imprenditori, al momento dell investimento anche non in attività lavorativa; Per il punto 1 (Family Office) si propone che: - per le persone che dichiarano almeno sia ammessa una deduzione dal reddito imponibile pari al 30% di quanto investito in venture capital; - l'aliquota media non possa comunque scendere al di sotto del 36%; - l'investimento massimo agevolato sia di e debba essere mantenuto per almeno 3 anni; - Qualora venga utilizzata la Società veicolo, si considererà investimento agevolabile solo il capitale che effettivamente viene investito nel patrimonio netto della start up target. Per il punto 2 (Manager o Imprenditori) al fine di migliorare le competenze gestionali nelle imprese start up ed agevolare così la loro crescita si propone: - lo sgravio fiscale e contributivo per manager industriali in mobilità che assumono cariche di Amministratore in imprese start up; 38

40 - che per le persone che dichiarano almeno sia ammessa una deduzione dal reddito imponibile pari al 50% di quanto investito, se assumono una carica di Amministratore nella start up investita; - che qualora venga utilizzata la Società veicolo, si consideri investimento agevolabile solo il capitale che effettivamente viene investito nel patrimonio netto della start up target. Inoltre, si ritiene di razionalizzare l agevolazione introdotta a favore dei business angels dall art. 3 del decreto legge 25 giugno 2008 n. 112 (convertito dalla legge 6 agosto 2008, n. 133) per favorire lo start up delle imprese. Si propone, quindi, l'estensione a tutti i settori merceologici dell esenzione della tassazione del capital gain attraverso l abrogazione, all art. 68, comma 6-bis del TUIR approvato con d.p.r. 22 dicembre 1986, n. 917, delle parole che svolgono la medesima attività. b.2) Azioni proposte per agevolare la fase di costituzione/avvio delle attività di investimento (Veicoli e/o SGR) Per quanto riguarda le criticità in materia di capitale di rischio, in Europa, ed ancor più in Italia, si rileva una situazione di equity gap, soprattutto per quanto riguarda i finanziamenti in fase di avvio e questa criticità è stata evidenziata dalla stessa Commissione Europea. Assume, quindi, un ruolo chiave l intervento pubblico volto a ridurre questo gap e ad incentivare l ingresso degli operatori privati in fondi a capitale misto pubblico/privato. Si propone, quindi, la creazione di un fondo di fondi, in cui le risorse rese disponibili dalla Pubblica Amministrazione vengano assegnate in gestione, tramite un processo competitivo, a fondi di venture capital o ad investment company i quali sono tenuti a raccogliere un ammontare di risorse almeno equivalente sul mercato privato. Il Fondo di fondi in questione adotterebbe il modello dell up side leverage scheme, secondo cui la remunerazione delle risorse pubbliche sarà sospesa al raggiungimento di una soglia (cap di redditività). Al privato verrà quindi riconosciuto un rendimento extra. Le perdite eventuali seguiranno invece il criterio del pari passu. Inoltre, a supporto di questa misura si può prevedere, secondo quanto riportato negli Orientamenti della Commissione Europea su aiuti di Stato e capitale di rischio (2006/C194/02) del 18 agosto 2006, la copertura di una parte dei costi di scouting sostenuti dai fondi di venture capital. Seguendo le indicazioni della stessa Commissione, è possibile circoscrivere tale copertura ai costi sostenuti per interventi nelle fasi seed o start up, qualora tali costi non conducano ad un investimento (abort costs). Si propone, quindi, un regime di incentivo fiscale che preveda la deducibilità dal reddito o detraibilità dall imposta sul reddito per le persone fisiche e giuridiche per un ammontare pari all importo investito in quote di fondi di venture capital dedicati ad imprese hitech o in quote/azioni di investment company con target imprese hitech. 39

41 A sostegno della fase di exit, che avviene spesso come trade sale, si propone di rendere fiscalmente detraibile in tre esercizi l investimento effettuato in partecipazioni in startup tecnologiche partecipate da fondi/investment company attivi in capitale di rischio. Un ulteriore incentivo, a complemento del precedente, può essere quello operato sul costo contributivo del personale dell azienda target. Si propone quindi, per le operazioni al capoverso precedente, di applicare uno sgravio pari al 50% degli oneri contributivi INPS e INAIL per i dipendenti dell impresa target per un periodo di 36 mesi dal closing dell operazione. La somma dei due incentivi non deve superare il totale investito dall impresa/gruppo industriale per l acquisizione ed il diritto agli incentivi si perde nel caso la partecipazione venga alienata nell arco di tre anni dall investimento. b.3) Azioni proposte a sostegno dell ecosistema Come azioni a supporto dell ecosistema nel suo insieme si propone uno sgravio fiscale e contributivo per le start up tecnologiche che assumano figure gestionali qualificate in cerca di occupazione, con il doppio vantaggio di fornire risorse chiave alle startup hitech e di ridurre i costi sociali di personale qualificato non occupato. Si propone, altresì, di assegnare agli imprenditori voucher per l innovazione a copertura dei costi di consulenza legati alla stesura del business plan, ovvero l assistenza da parte di istituti universitari o soggetti privati specializzati, nella valutazione del livello di competitività delle tecnologie proposte nel progetto imprenditoriale. Inoltre, si propone di riconoscere un nuovo veicolo di investimento la cui gestione risulti più snella, sulla falsariga del funzionamento delle cosiddette Limited Partnership di diritto anglosassone, anche alla luce di quanto recentemente promosso dalla Commissione Europea in materia di Passaporto Ue per i fondi di venture capital. Si potrebbe pensare, a questo proposito, anche di rivisitare la disciplina delle SGR a capitale ridotto, prevista dalla Banca d Italia (Titolo II, Capitolo I, Sezione II, punto 2 del Regolamento sulla Gestione Collettiva del Risparmio di Banca d Italia dell 8 maggio 2012), che andrebbe riformata (sempre restando nell ambito del segmento del venture capital). In particolare, occorrerebbe rivedere, in via prioritaria, la richiesta di sottoscrizione della maggioranza assoluta del capitale sociale da parte di Università, centri di ricerca e enti territoriali e il limite minimo fissato come quota minima di sottoscrizione (si potrebbe ipotizzare di ridurlo dagli attuali euro a euro, ammontare minimo di sottoscrizione per i fondi PE italiani). 40

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