VORREI MA NON VOGLIO!

Dimensione: px
Iniziare la visualizzazioe della pagina:

Download "VORREI MA NON VOGLIO!"

Transcript

1 ISCRA Istituto Modenese di Psicoterapia Sistemica e Relazionale (Sede di Cesena) VORREI MA NON VOGLIO! Lavoro di rete e disturbi del comportamento alimentare Tesi di Specializzazione in Psicoterapia Sistemica e Relazionale Relatori: Dott.Fabio Bassoli Dott. Mauro Mariotti Dott. Francesco Ciotti Presentata da: Dott.ssa Francesca Pepoli Allieva didatta: Dott.ssa Silvia Severi Anno Accademico 2011

2 A Donata, grazie per avermi accompagnata in questi anni, nella mia crescita personale e professionale 2

3 INDICE Introduzione pag.4 Il lavoro con la complessità: uno sguardo sistemico-relazionale pag.7 Il lavoro d équipe nell approccio ai disturbi del comportamento alimentare pag.13 Un caso clinico: Il pulcino di casa pag Genogramma e ciclo di vita pag Tutti insieme appassionatamente pag Un blocco evolutivo pag Due relazioni importanti pag Perché una terapia familiare pag.34 Conclusioni e riflessioni pag.37 Ringraziamenti pag.41 Bibliografia pag.43 3

4 INTRODUZIONE La vita più intensa è raccontata in sintesi dal suono più rudimentale: quello dell onda del mare che da quando si forma muta ad ogni istante (Italo Svevo, La coscienza di Zeno ) Nello stesso momento in cui sto scrivendo questi pensieri in me albergano emozioni di ogni tipo: dalla gioia per la conclusione di un percorso che all inizio sembrava interminabile (e non credevo a chi mi diceva che quattro anni sarebbero volati!), alla paura di non sapere cosa mi aspetta una volta terminata questa esperienza; dall ansia che ormai ho compreso essere elemento costituente la mia personalità e che, volente o nolente, mi accompagnerà nei momenti salienti della mia vita, alla consapevolezza che questi quattro anni vissuti tra alti e bassi abbiano arricchito la persona che sono a prescindere da ogni teoria ed epistemologia. Vivere il confronto, lo scontro, la pluralità di punti di vista ed espressioni, le crisi, il senso di incapacità ed impotenza, la paura di non essere in grado, la volontà di migliorarsi. Potrei elencare all infinito tutto ciò che ho provato, vissuto e che mi è passato per la mente in questi anni di formazione, ma ci tengo a sottolineare che, in ogni caso, tra sentimenti ambivalenti e confusi, emerge la speranza e la propositività di riuscire a far tesoro di tutto questo per poter diventare una terapeuta. Sì, perché nonostante alla fine di questo percorso ufficialmente si diventi psicoterapeuti, penso che per esserlo e definirsi veramente tali bisognerà attendere ancora anni, in cui le esperienze che mi avranno arricchita mi permetteranno una sempre maggiore flessibilità mentale e un allenamento alla lettura circolare delle situazioni cliniche e di vita. Ciò che mi porto a casa con maggiore entusiasmo è il pensiero cecchiniano sui concetti di curiosità e di pregiudizio. Penso che nulla in questi anni mi abbia illuminata come la lettura del pensiero di questo nostro maestro, proprio perché mi ha messo molto in discussione. Ritengo che uno degli insegnamenti maggiori di questi anni si racchiuda nelle sue parole e nel frattempo mi viene in mente l esperienza dell outdoor in barca a vela, vissuta con il gruppo di formazione qualche anno fa. Questa esperienza mi ha fatto riflettere molto, attraverso il linguaggio della metafora, rispetto alla terapia come sfida continua nei confronti di noi stessi e delle nostre premesse, di un lavoro intenso e condiviso con l equipaggio (che può essere la 4

5 famiglia, l individuo o la rete) che viene determinato da varie condizioni che ci spingono a dubitare continuamente e ad essere curiosi di cercare storie, ipotesi e rotte alternative. Questa è una metafora (come già ho espresso in passato in una mia tesina) che mi ha permesso di fare molte connessioni, un esperienza che ha iniziato a espugnare l idea che avevo di non avere pregiudizi e mi ha permesso di mettermi in discussione. A proposito della metafora del mare e della barca a vela mi viene anche in mente una situazione vissuta in ambito clinico. Una ragazza, che partecipa ad un gruppo che ho condotto per ragazze/i con DCA, alla domanda di riflettere su cosa piace a loro della propria parte di sé senza il sintomo, ha detto: non so perché, ma mi viene in mente la vela, il mare, è un momento della mia vita in cui mi stupisco di me e delle mie capacità, un momento in cui ho modo di riflettere, pensare e mettermi in contatto con i miei limiti Riflettere sui propri limiti pregiudiziali, sul come vediamo la realtà attraverso le nostre lenti, sul come le situazioni vengano lette in base ai nostri vissuti, al bagaglio culturale che ognuno di noi si porta dietro dal momento in cui nasce, non è facile, ma, come diceva Cecchin (1997), è impossibile non utilizzare i pregiudizi personali nella terapia; egli a questo proposito affermava che il migliore utilizzo dei pregiudizi fosse l esserne acutamente consapevoli, piuttosto che impegnarsi in un inutile tentativo di scrollarseli di dosso. Sempre Cecchin spiegava quanto sia importante da parte del terapeuta prendere coscienza dei propri pregiudizi, assumersene la responsabilità e utilizzarli in modo costruttivo all interno della terapia, definendo questa capacità, come un atteggiamento di irriverenza e coraggio e io aggiungerei anche curiosità. Bisogna ammettere l estrema difficoltà nel mantenere un atteggiamento del genere: in questi anni in cui ho visto (soprattutto come tirocinante) famiglie, genitori e figli me ne sono resa sempre più conto, infatti più ho cercato di auto-osservarmi, più mi sono convinta dell impossibilità di guardare le situazioni in modo pulito da qualsiasi tipo di preconcetto, ma soprattutto mi sono resa conto anche dell importanza dell auto-osservazione e della riflessione su se stessi che comporta quella presa di consapevolezza responsabile che può permettere di mantenere una giusta distanza. Ho deciso di sviluppare la tesi del mio ultimo anno di specializzazione su un caso clinico che, nelle prime parti di valutazione, ho seguito e condotto insieme ad una collega psicoterapeuta all interno di un servizio di neuropsichiatria dell infanzia e dell adolescenza, luogo che, per questi quattro anni, ho frequentato come tirocinante. Ho ritenuto potesse essere un caso interessante su cui fare delle riflessioni anche perché si inserisce all interno del contesto pubblico e quindi aiuta a fare considerazioni su come si può 5

6 lavorare in un ottica sistemica all interno del Servizio, con tutti i limiti e i pregi che ne possono derivare; inoltre è stato un caso che, forse anche visto l avvicinarsi della fine di questi quattro anni e di conseguenza il potenziarsi di tutti i sentimenti di incertezza e dubbio che ne conseguono, ha messo molto in discussione me come professionista, e mi ha spinto ad autoosservarmi e a mettermi alla prova. Per questo ringrazio anche la collega che mi ha accompagnato in questo percorso, sostenendomi e indirizzandomi, dandomi spunti e stimoli, aiutandomi ad un allenamento alla circolarità degli eventi all interno di un contesto clinico reale. 6

7 IL LAVORO CON LA COMPLESSITA : UNO SGUARDO SISTEMICO - RELAZIONALE Il massimo segno d intelligenza è il dubbio François Mauriac È opportuno, secondo me, introdurre alcuni concetti chiave dell approccio sistemico, che ne definiscono il contesto in cui si inserisce e sviluppa, e il metodo di lavoro su come si osservano le diverse realtà e su come gli operatori debbano porsi nei confronti delle situazioni. Non si può non parlare dell importanza che ha avuto, per lo sviluppo del pensiero sistemico nel campo medico, il modello biopsicosociale alla malattia. Howard Brody fu il primo ad aprire la strada, nel 1973, all applicazione del pensiero sistemico alla teoria ed alla pratica in campo medico. In seguito, nel 1977, George Engel sfidò la medicina e la psichiatria ad abbandonare il modello bio-medico ed adottare il nuovo orientamento sistemico. Descrisse un modello di malattia e patologia basato sulla teoria generale dei sistemi che denominò biopsicosociale. Secondo questo modello la salute di ogni individuo, l insorgenza di malattie, lo sviluppo e la prognosi di queste, sono legate all interazione degli aspetti biologici, psicologici e sociali. Facendo riferimento alla Teoria dei sistemi (Von Bertalanffy, 1968), egli considera il corpo umano come una configurazione di sistemi collegati a sistemi esterni più ampi. Tutti questi sottosistemi possiedono specifiche proprietà comuni a tutti i sistemi viventi (confini, gerarchia, etc.) e sono impegnati nei processi di sviluppo ed evoluzione e ogni cambiamento che avvenga all interno di un sottosistema produce ripercussioni su tutti gli altri. Ogni evento che osserviamo ha componenti culturali, biologiche, psicologiche e sociali. Ha senso stabilirne la percentuale? Assolutamente no. Ogni situazione è al 100% culturale, biologica, psicologica e sociale (Telfener, 2010). Emerge così l interdipendenza fra i diversi fattori e sottosistemi: ogni cambiamento all interno dell organizzazione di un sottosistema, può condurre a conseguenze positive che determinano un ulteriore evoluzione del sistema stesso o negative che determinano una situazione di stasi e/o di sviluppo di una malattia. A partire da questi concetti di relazione e interdipendenza non è più pensabile, come fa il modello bio-medico, di individuare una causa specifica per un disturbo, in modo lineare e 7

8 deterministico. Questo comporta la necessità di lavorare sull origine multifattoriale delle malattie e di conseguenza anche a riflettere sulla multifattorialità della salute e del benessere. Si sottolinea così il concetto di circolarità. La possibilità, quindi, di pensare in termini di relazioni e processi e in termini di unità dinamiche (Telfener, 2010). Passando dal campo medico a quello delle relazioni sociali, anche Lewin (1972), nello studio sui gruppi, esprimeva il concetto si interdipendenza dicendo che i cambiamenti di stato di una parte del gruppo influenza lo stato di tutte le altre parti. Sempre Telfener cita il pensiero di Fruggeri (2005) che identifica la circolarità come il processo attraverso cui gli individui interagiscono e si influenzano reciprocamente rispetto alle motivazioni, credenze, esperienze e questo di conseguenza porta a dare al contesto valore, in quanto luogo, reale o figurato, che dà significato ad ogni comunicazione ed azione, nell ottica della seconda cibernetica, in cui non si divide l osservatore dall osservato e non si separa il sistema dall ambiente. Ciò che caratterizza il modello sistemico, come dice Telfener (2010), è la centralità della comunicazione, l utilizzo della relazione come modalità per arrivare alla conoscenza, il contesto in cui sono inserite le situazione che dà significazione agli eventi stessi, oltre che la polifonia intesa come ascolto/presenza di più voci, più posizioni. Proprio riflettendo sul concetto di polifonia di voci e, aggiungerei, di professionalità, per ciò che riguarda lo sviluppo e l evoluzione dell approccio biopsicosociale, si è assistito sicuramente ad un ampliamento del campo di osservazione e di intervento, tale per cui si renderebbe auspicabile e necessaria la condivisione e la collaborazione tra le diverse competenze. Mariotti (2008) sottolinea che il modello biopsicosociale enfatizza la comprensione del paziente all interno del suo contesto e con queste premesse si prefigge di integrare le cure biomediche e psicosociali trasformando il paziente in un soggetto unico e attivo. Evidenzia anche come, secondo quest ottica, oggi la cura della malattia sia delegata a diverse professionalità e specializzazioni: il medico si occupa della salute fisica, della salute mentale si occupano lo psichiatra e lo psicologo, il sistema dei parenti e degli amici fornisce l accoglimento e contenimento della situazione di sofferenza fisica o psichica di un individuo in una determinata fase del proprio ciclo di vita. E proprio poiché il compito di aiutare l individuo nel suo processo di cura è attribuito a diverse professioni, uno degli obiettivi fondamentali della cura consiste nel creare reti intelligenti di operatori, in grado di lavorare in gruppo potenziandosi vicendevolmente con interazioni costruttive. Emerge quindi la priorità di costruire una rete di cura intesa come gruppo di lavoro che comprende tutte le persone chiave che ruotano e intervengono sul sistema: il paziente designato, 8

9 i familiari, i suoi contesti di vita e i professionisti come il medico di base, lo psichiatra, lo psicoterapeuta, l internista, etc Come dice Saba (2005): la cura si affida alla interazione umana per poter essere efficace. Gli operatori e le famiglie devono sviluppare delle regole di comunicazione, stabilire un programma condiviso di cura, stabilire delle priorità nelle problematiche sanitarie, decidere come dare voce alle loro opinioni e come gestire il disaccordo ed infine chiarire cosa ci si aspetta gli uni dagli altri per quanto riguarda i ruoli e responsabilità nel processo di cura. In questa ottica si crea l opportunità non solo di creare un équipe di lavoro tra professionisti, ma anche di coinvolgere paziente e familiari nella co-costruzione del processo di cura, in modo attivo. Gli operatori e il sistema malato si relazionano in continuazione e attraverso i propri pregiudizi, motivazioni e aspettative modificando la relazione; gli operatori-osservatori non osservano distaccati il sistema inducendone dei cambiamenti in modo istruttivo dal di fuori, ma sono partecipi e costruttori della realtà vissuta, così come il paziente e la famiglia. Tale collaborazione comporta una flessibilità e un apertura mentale, soprattutto da parte degli operatori che devono mettersi in continua discussione e intervenire con l idea di base che il proprio intervento può essere utile solo in un contesto di condivisione; ciò significa che, pur rimanendo ognuno coerente al proprio ruolo e alla propria professionalità, lo psicologo debba conoscere gli aspetti biologici delle malattie, il medico debba comprendere l importanza del sistema famiglia e delle componenti relazionali che ne influenzano gli sviluppi positivi e negativi. L obiettivo del lavorare insieme consiste nel cercare di scoprire i punti di forza e le risorse che possano permettere al paziente e alla famiglia di ricostruire un senso di potere, controllo e competenza sul disturbo. Ritornando alla metafora della barca che un po mi ha accompagnato in questi anni, penso proprio al lavoro di rete, all importanza che ha per il lavoro con le famiglie e le problematiche psicologiche e relazionali; penso a come all interno della barca l equipaggio sia un gruppo di lavoro che deve comunicare, sincronizzarsi, ascoltarsi per poter raggiungere l obiettivo comune, il raggiungimento della meta; e parallelamente penso a quanto sia importante all interno dei servizi, sui casi complessi, il lavoro attraverso la rete e l équipe. Se in un equipaggio ogni membro facesse il proprio lavoro senza considerare gli altri, la navigazione non avverrebbe, probabilmente si rimarrebbe in una situazione di stallo, fermi in mezzo al mare, incapaci di cogliere le opportunità e di utilizzare le varie risorse disponibili (come il vento, le correnti, le vele più adatte ) per procedere in maniera fluida. 9

10 Allo stesso modo se ogni operatore che lavori sul caso non comunicasse, non condividesse e non si integrasse con gli altri, il lavoro di quegli stessi operatori risulterebbe inutile, in quanto non considererebbe la complessità delle situazioni e la conseguente circolarità, ma sarebbe soltanto riduttivo e lineare. Siccome nell ottica sistemica, come ci è stato detto dal primo anno di corso, è il più complesso che spiega il più semplice, è giusto gestire la complessità mantenendola a un buon livello. Umberta Telfener (2010), nell ultimo seminario in cui ha presentato il suo libro, ha ben espresso questi concetti. L autrice parla dell ottica sistemica come di uno strumento per trattare e gestire la complessità. Spiega che per rispettare questa complessità, e quindi la natura del contesto e delle situazioni, non si devono frammentare gli oggetti di studio e osservazione, ma bisogna considerarli in relazione fra loro, analizzandoli riflettendo sulla loro interdipendenza. La relazione è ovunque e dà significato agli eventi; l individuo non viene mai considerato come un isola a se stante ma come parte integrante di una rete più ampia e complessa di individui e contesti: familiari, colleghi, amici, medici ect Conseguentemente, come ricorda Telfener (2010) neppure l operatore è solo, in quanto è naturalmente connesso al sistema che organizza le sue attività, a quello che ha richiesto il suo aiuto e al gruppo di colleghi e ad altri che fanno parte del sistema determinato dal problema. All interno di un sistema organizzativo complesso ci sono differenze, e siccome come diceva Bateson (1977) dalle differenze nascono la conoscenza e l apprendimento, è utile a livello pratico, sul campo, poter sfruttare queste differenti voci e professionalità per ottenere una complessità e una lettura che mette insieme più punteggiature degli eventi che ne rispettino la natura complessa. Telfener (2010) sottolinea l importanza di realizzare un cervello cibernetico che consiste nella possibilità di unire più teste e più posizioni discutendo in maniera dialettica sul problema, sfruttando ed evidenziando le differenze tra i componenti e costruendo una visione più complessa, variegata, interconnessa e profonda. Si tratta della costituzione di una mente collettiva che diventa il contesto e il testimone per la crescita di ciascun membro, nel dominio di spiegazioni multiple. All interno della mente collettiva rientrano gli utenti, i committenti, gli operatori e le credenze, le premesse, i valori, le definizioni che ogni attore si porta dietro. Tornando alla complessità delle situazioni, all importanza di rispettare tale complessità favorendo l interconnessione tra i diversi sistemi che ruotano intorno al problema, sicuramente il lavoro di rete può rendere possibile il coordinamento delle azioni di ciascun attore, in modo 10

11 che gli interventi di uno non vadano ad inficiare quelli di un altro, in modo da costruire un progetto di intervento complesso che sia evolutivo invece che ridursi ad una sommatoria dei singoli interventi dei singoli professionisti. In quest ottica gli operatori si ritrovano attivamente a dover collaborare e condividere il proprio lavoro con quello di altro colleghi che magari operano anche in altri Servizi; quindi ciascun professionista deve lavorare considerando i colleghi della propria équipe, in cui vengono prese delle decisioni e delle linee di condotta condivise, e i professionisti del territorio che sono implicati nel caso in esame, oltre a considerare il sistema politico-amministrativo (la provincia, la regione, la AUSL ). Se la rete è una serie di collegamenti dove ogni operatore rappresenta un nodo, un intervento di rete diventa una trama che vede ogni volta persone differenti coinvolte. Non possiamo quindi lavorare senza avere un interconnessione tra Servizi e operatori è mia esperienza che i Servizi utilizzino l alibi dell urgenza per non cercare il coordinamento che, benché faticoso, risulta indispensabile per non costruire la cronicità (Telfener, 2010). Un rapporto faticoso tra due Servizi che lavorano sullo stesso caso può ripercuotersi sulla difficoltà nel rapporto tra gli operatori dei Servizi stessi e gli utenti, i quali possono vedere ripetute le modalità di relazione disfunzionale che vivono all interno del sistema familiare e che quindi si perpetuano senza creare un movimento evolutivo, ma favorendo la cronicità. Purtroppo nella realtà odierna, sottolinea Mariotti (2008), nel campo della salute prevale ancora il modello lineare biomedico, in cui il processo di cura viene delegato all invio dei medici a colleghi sempre più specializzati, rischiando di perdere la complessità della situazione, riducendola e sminuzzandola a piccoli pezzetti che vengono separatamente analizzati da persone diverse. Mariotti prosegue dicendo che pensare al modello biopsicosociale prevede e richiede la presenza di organizzazioni e pratiche a supporto del modello. Emerge ancora la difficoltà, nonostante gli sforzi messi in atto da psicoterapeuti, psicologi, terapeuti e medici alternativi, di messa in opera di questa realtà. Sicuramente all interno dei servizi oggi si moltiplicano sempre più le esperienze di messa a rete delle varie risorse, di coordinamento operativo, di cooperative di medici, di protocolli di intesa, di Leggi delle Regioni e dello Stato che incitano alla messa in atto di questi modelli. Anche a livello di formazione universitaria per il medico è previsto l insegnamento dei presupposti psicosociali, così come in alcune scuole di psicoterapia vi è l apertura e la condivisione delle conoscenze in ambito psicosociale anche a medici e operatori che lavorano nel campo della salute (non solo mentale). 11

12 Ma ciò che sottolinea Mariotti è che mancano ancora le procedure e la pratica a livello delle organizzazioni, mancano ancora i mattoni di base, le fondamenta che diano stabilità e forza al modello. Nonostante gli sforzi e alcune realtà, l organizzazione dei Servizi non sempre favorisce una visione olistica e multidisciplinare ma, come già accennato sopra, è spesso caratterizzata da una logica riduttivista che amplifica la frammentazione degli interventi e rende difficile la possibilità di creare una rete intelligente di lavoro sul caso. Spesso accade in questi contesti che le famiglie, l individuo, il paziente si sentano poco ascoltati, frammentati e in confusione; ciò non fa altro che aumentare la possibilità di cronicizzazione di una situazione patologica. L idea che dovrebbe stare alla base del progetto di lavoro è che bisogna passare da un ruolo in cui il professionista e il Servizio sa tutto e si pone in maniera istruttiva nei confronti delle famiglie, che devono passivamente subire le decisioni, ad una posizione di dubbio e non sapere, in cui vengono esplicitate le difficoltà e in cui non si hanno risposte giuste al problema, ma si hanno delle ipotesi che vanno condivise attraverso la conversazione riflessiva; ciò può aiutare i sistemi coinvolti a negoziare le soluzioni tra le tante possibili e aiutare il sistema famiglia ad assumere un significato diverso nel qui ed ora della sua storia, favorendo processi trasformativi collettivi. Il passo più importante secondo me è quello di porsi in un ottica diversa di osservazione: guardare tutto come se ogni soluzione, ogni ipotesi pensata andasse continuamente valutata e messa in dubbio. Quello che diceva Cecchin rispetto alla curiosità si lega a questo: perdendo l interesse, la curiosità per la situazione che ci viene posta in esame, la voglia di capire e riflettere sulle interazioni e relazioni tra i sistemi coinvolti, può portare i professionisti ad incancrenire la situazione, portandola ad una condizione di stallo e cronicità che ne caratterizzano la patologia. E così facendo non si possono creare nuove storie possibili e processi trasformativi evolutivi che possano portare la famiglia, il paziente designato, a rivedersi e rinarrarsi in modo diverso. 12

13 IL LAVORO D EQUIPE NELL APPROCCIO AI DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE Avevo bisogno di un punto fisso nella mia vita. So che per lei è assurdo, ma sentire le mie ossa, il loro contatto sotto la pelle, mi sembrava l unica cosa di cui potevo fidarmi (Ostuzzi e Luxardi, 2009) Ricollegandomi alle tematiche esposte nel capitolo precedente, vorrei analizzare un caso clinico, evidenziando in prima battuta il contesto e le modalità di lavoro che definiscono il trattamento ai disturbi del comportamento alimentare, facendo riferimento proprio ad una realtà esistente sul nostro territorio che ho potuto conoscere direttamente in quanto vi ho potuto fare il tirocinio di specializzazione in questi quattro anni. L intento in questo elaborato è, oltre a quello di mettere in evidenza il tentativo di porre le basi per un lavoro che si fondi sulla rete e l équipe, prendere in esame successivamente un caso che ho seguito direttamente e fare delle riflessioni cliniche, ponendo l attenzione sull utilizzo degli strumenti sistemici anche all interno di un primo momento di consulenza e valutazione. L impegno di questi anni all interno del servizio di Neuropsichiatria Infantile di Lugo è stato soprattutto nell Ambulatorio della Neuropsichiatria rivolto all accoglienza e valutazione dei disturbi del comportamento alimentare (Ambulatorio DCA). L Ambulatorio DCA della Neuropsichiatria è nato come servizio specifico sulla scia del già esistente Ambulatorio Multidisciplinare per i Disturbi del Comportamento Alimentare che si rivolge essenzialmente ad una fascia di utenti adulti, che va dai 17 anni in su; penso che questo sia stato un passo dovuto alla sempre più crescente necessità di affrontare in maniera adeguata la richiesta di aiuto proveniente da fasce di età sempre più basse, cui i professionisti specializzati a lavorare con persone adulte, non potevano rispondere in maniera adeguata. L Ambulatorio DCA si organizza intorno ad un referente medico (un neuropsichiatra infantile) e ad uno psicologo specializzato nel affrontare le problematiche dei DCA. I due ambulatori (quello rivolto agli adulti e quello rivolto alle fasce di età inferiori) lavorano in un ottica di rete e coordinamento, grazie alla costituzione di un équipe che a cadenza mensile si incontra, insieme alla dietologia e pediatria, per discutere dei casi. L obiettivo principale dell ambulatorio è quello, inizialmente, di fare una valutazione della situazione portata in esame attraverso colloqui e somministrazione di test specifici e di fornire 13

14 una diagnosi; successivamente l iter è quello di inviare sul territorio a professionisti designati le varie situazioni per poter effettuare i trattamenti che si ritengono più indicati. In alcune situazioni (soprattutto quando si allungano i tempi di attesa per la presa in carico del trattamento) sono previsti anche incontri definiti di controllo che permettono alla famiglia di non sentirsi abbandonata (nei casi in cui ci si trova di fronte a famiglie ansiose e disperate che non hanno gli strumenti per affrontare e gestire la figlia o il figlio) o di mantenerla agganciata (per quelle situazioni in cui sembra esserci un disimpegno da parte dei genitori e una mancanza di presa di consapevolezza della gravità della condizione). Secondo la letteratura più recente e le linee guida, nel campo specifico dei disturbi della condotta alimentare, in generale, la strategia di intervento più adatta è, appunto, quella che si rifà all approccio biopsicosociale (Engel, 1980), multifattoriale, (Garfinkel e Garner, 1982) e al lavoro di rete (Rovera e al., 1984) per cui, come accennato nelle pagine precedenti, all intreccio di fattori causali biologici, psicologici e sociofamiliari dovrebbe corrispondere una strategia terapeutica che articoli e coordini in modo non contraddittorio i trattamenti nutrizionistici, internistici, psicofarmacologici e psicoterapeutici. La caratteristica principale dell intervento sui DCA, quindi, è la personalizzazione della strategia terapeutica, considerata l unicità dell individuo, l intervento è sull individuo e i suoi sistemi di vita. Un tipo di approccio del genere è un tentativo di rispondere alla complessità e multifattorialità della patologia del comportamento alimentare. Ciò determina la realizzazione di un progetto terapeutico che si sviluppi in rete, creando un équipe di lavoro in cui sono coinvolte più professionalità. Tale progetto, quindi, dovrebbe prevedere frequenti raccordi di coordinamento tra i professionisti coinvolti: psicoterapia individuale spesso associata a psicofarmacoterapia, interventi del medico nutrizionista, supporto psicoterapeutico alla famiglia (condotto da un secondo psicoterapeuta), eventuali ricoveri in ambiente ospedaliero o interventi in day hospital. La strategia di intervento nei DCA prevede diverse fasi e dipende dal gradi di denutrizione e di compromissione dello stile alimentare e dalla collaborazione tra paziente, famiglia e terapeuti. Essa prevede un andamento a fasi di cura con alternanza di interventi supportivi, volti ad arrestare le situazioni acute di emergenza e a intraprendere una terapia farmacologica e nutrizionale. Questa modalità di intervenire sulla patologia si basa proprio sul modello biopsicosociale che si propone di progettare e attuare interventi mirati e ad personam, cioè tarati sulla misura unica ed irripetibile di ogni singolo individuo e del suo sistema familiare, sulle sue risorse e potenzialità. 14

15 Per poter realizzare dei progetti di intervento secondo questo tipo di modello diventa quindi fondamentale il lavoro di rete, di cui si è sopracitato, e il lavoro di coordinamento tra operatori di diverse discipline che può avvenire solo attraverso un lavoro d équipe. Così come definito dalle linee guida, nella realtà di cui personalmente ho potuto avere esperienza, il lavoro sul caso è svolto in coordinamento tra la neuropsichiatria (psicologo e neuropsichiatra), la dietologia (dietista e dietologo) e la pediatria. Il lavoro di coordinamento e condivisione avviene attraverso comunicazioni telefoniche e mail, attraverso relazioni e riunioni a cadenza mensile in cui le diverse figure si incontrano e si confrontano sulle difficoltà, sui miglioramenti, sulle possibili proposte di trattamento. Non è sicuramente un lavoro semplice: le difficoltà possono provenire da più versanti, come per esempio l aspetto organizzativo o la difficoltà di mantenere il proprio ruolo senza invadere quello dell altro. Ma pur con tante difficoltà, nel momento in cui il lavoro d équipe riesce a divenire fluido e strutturato, non si possono non ritrovare i vantaggi che la mente collettiva comporta. Come anche Boscolo afferma (Boscolo e Bertrando, 1996), la mente collettiva che si costituisce durante un lavoro di gruppo permette di elaborare il lavoro teorico e clinico connettendoli secondo una logica circolare e quindi generativa di possibili cambiamenti e soluzioni. In questo caso Boscolo si riferiva più specificatamente al gruppo di formazione, ma sicuramente queste suggestioni si possono trasporre all idea di lavoro di gruppo più ampia, comprendendo quindi anche il lavoro d équipe. Telfener (2010) sottolinea che l équipe rappresenta una forma di cervello cibernetico: intendo per équipe un sistema con storia che evolve e cresce, sceglie e si forma costantemente, più teste e più professionalità che si radunano e ragionano insieme, ciascuna apportando le proprie competenze nel gruppo paritario, che non vuol dire mansioni uguali, ruoli, posizioni e punti di vista..vanno rispettate le differenze di carattere e di competenza, al fine di promuovere incontri tra operatori in cui si discutono i progetti e i casi, le situazioni, si crea apprendimento, si commenta la prassi reciproca e si prendono decisioni circa il da farsi. Il lavoro di gruppo permette di analizzare le situazioni nella loro natura circolare, in quanto le forze interagenti producono un pensiero interconnesso e complesso, si costituisce così una progettualità condivisa all interno di un contesto in cui le incertezze prendono il posto delle certezze di ogni singolo individuo. Soprattutto con i ragazzini e le ragazzine più piccole (la fascia di età di cui si occupa la neuropsichiatria infantile) penso che un lavoro di rete e d équipe sia ancora più fondamentale 15

16 in quanto le famiglie che accedono al servizio per chiedere aiuto sono spesso spaventate, impaurite, nel panico più completo perché non sanno come poter gestire le difficoltà della figlia (o del figlio, anche se in percentuale minore) che, se continuasse nel raggiungere i suoi obiettivi, incomprensibili agli occhi de genitori, potrebbe anche morire. E hanno paura, perché le continue sfide della figlia li portano all esasperazione, ad una sensazione di impotenza e di totale squalifica delle proprie competenze genitoriali; questa esasperazione a volte porta a momenti tali di escalation che i genitori spesso ammettono di aver paura anche di commettere azioni violente come forzare pesantemente la figlia a mangiare ed arrivare alle mani. Questi vissuti li distruggono. Allora penso che il lavoro d équipe sia importante anche per dare un senso di contenimento e accoglienza a tutta la famiglia. Penso che sapere, da parte della famiglia, che un gruppo di professionisti lavora in condivisione e sincronia sulla loro situazione, li aiuti a sentirsi meno soli e persi. La difficoltà del lavorare in équipe sta anche nel fatto che all interno di un gruppo si possono creare dinamiche relazionali tipiche dei gruppi quali gelosie, invidie, posizioni di simmetria aperta o mascherata, frustrazione, timori dei commenti e del giudizio dei colleghi, la formazione di un capro espiatorio. È importante mantenere sempre attivo un livello di confronto e discussione in cui sia evidente il rispetto di ciascuno per il lavoro degli altri; nel momento in cui la discussione dei problemi clinici tra le diverse figure scende al di sotto di un certo limite, il lavoro dell équipe svanisce e si crea una situazione di indipendenza operativa dei singoli professionisti (Viaro e colleghi, 2004) che comporta la frammentazione del lavoro sulla stessa situazione e quindi confusione sia per gli operatori che per gli utenti che può favorire, come già accennato, la cronicità. Si possono creare allora situazioni in cui gli interventi dei vari professionisti non vengono coordinati e ogni operatore lavora individualmente sul caso; i dubbi di uno rispetto al suo operato, al rapporto che ha con la famiglia, con il singolo paziente, non vengono condivisi con gli altri colleghi che lavorano sulla stessa situazione. A volte alcuni professionisti sconfinano dal loro specifico ruolo andando magari anche a disconfermare il lavoro di un altro collega. Tutto questo può provocare attriti fra i vari operatori che, se mascherati, potrebbero esprimersi nella relazione con la famiglia stessa. Da una situazione di impasse del genere la famiglia può uscirne confusa, non sapere di chi fidarsi, se allearsi con uno piuttosto che con un altro e questo può portare ad una frammentazione e potrebbe anche evolvere in un potenziale drop-out. 16

17 Il ruolo dell équipe secondo me è anche quello di contenere ed elaborare situazioni del genere e promuovere dei processi generativi all interno del lavoro del gruppo e di riflesso anche nel lavoro sulla famiglia o l individuo. Pensando ai vantaggi che può avere un approccio integrato e multidisciplinare alla malattia, sicuramente emerge la possibilità che ha il sistema paziente-famiglia di riunire le varie parti della propria sofferenza e di elaborarle. Pensando anche al sistema curante e ai singoli terapeuti, l integrazione delle varie parti della malattia, dovuta alla presenza di una équipe di lavoro, permette di fronteggiare i vissuti di impotenza e inutilità che possono spesso sopraggiungere nell affrontare situazioni così complesse, in cui ci sono invischiamenti familiari, che potrebbero coinvolgere il singolo terapeuta, aggressività mascherata, difficoltà di agganciamento, diffidenza Importante, quindi, è la funzione dell èquipe di supporto tra professionisti: spesso le scelte che devono essere fatte in tali situazioni sono complesse e gli interventi su più livelli (organico e psicologico, con il paziente e con la famiglia). Il confronto costante e il coordinamento degli interventi diventa fattore protettivo, oltre che per il processo terapeutico e la diminuzione di abbandoni da parte dei pazienti, anche per gli operatori stessi, prevenendo anche il rischio di burn-out. 17

18 UN CASO CLINICO: IL PULCINO DI CASA diventare un corpo adulto è una dura prova. Rinunciare per questo al proprio corpo di bambino non è una cosa di minor conto. Il corpo è il garante di una sicurezza acquisita nel corso degli anni, nelle relazioni di dipendenza con le immagini familiari, con i loro desideri, con le loro esigenze. (Birraux, 1993) La famiglia arriva all Ambulatorio per i Disturbi del Comportamento Alimentare inviata dal proprio pediatra di riferimento. Sulla scheda telefonica, che raccoglie i dati principali della richiesta di aiuto, come motivo della richiesta viene riportata una importante difficoltà che fa pensare a me e alla mia tutor ad una situazione abbastanza preoccupante da dover accogliere senza perdere tempo. Infatti la madre aveva riferito che la figlia, 13 anni da compiere a breve, non mangiava e non beveva e che negli ultimi 3 mesi aveva perso 10 chili. Al primo colloquio si presentano madre, padre e Luce. Ricordo che quando arrivai all Ambulatorio passai per la sala d attesa e vidi con la coda dell occhio la famiglia aspettare e commentai con la mia tutor il fatto che di primo acchito mi era sembrato che Luce fosse un maschietto: capello corto, nessun accenno di femminilizzazione, come per esempio una collana o anelli, gracile e nascosta tra mamma e papà. Appena entrati i genitori appaiono sorridenti, quasi sollevati di essere qui, mentre Luce fa fatica a guardare in faccia tutti, si mette a sedere in posizione di totale chiusura, con braccia e gambe incrociate e testa bassa, decisa a farci capire il suo messaggio: sono qui ma non ci sono. Luce si siede tra mamma e papà i quali hanno una postura rivolta verso l interno che sembra convergere verso Luce, tanto da far capire quanto possano essere preoccupati e quanto vogliano proteggere la loro bambina. Nel corso del primo colloquio cerchiamo di raccogliere le informazioni principali attraverso il racconto dei genitori: parlano dell umore depresso di Luce, del fatto che non parla più, non mangia, che non vuole più andare a scuola, del fatto che il fratello maggiore piange per lei, dei problemi di salute che Luce ha avuto fin da piccola. I genitori ci rovesciano addosso tutta la loro 18

19 ansia un po come se pensassero che, se fossero riusciti a raccontarci tutto entro quell ora, noi avremmo potuto risolvere ogni problema come per magia. 1. GENOGRAMMA E CICLO VITALE Rocco Maria D Franco Patrizia Stefano Luce Sicuramente uno strumento che ci ha aiutate a mettere un po di ordine tra molte delle informazioni buttate dai genitori, come spesso accade in modo anche scollegato, è stato il genogramma. Questo strumento mette in risalto come ognuno di noi sia una parte in stretta relazione con gli altri all interno del proprio sistema familiare; come ogni individuo abbia origini dalle proprie radici familiari che si radicano all interno del sistema, luogo in cui ognuno trova il proprio significato. Il genogramma è stato introdotto in terapia sistemica familiare da Murray Bowen (1979), inizialmente con un utilizzo che riguardava la formazione dei terapeuti familiari, in quanto egli riteneva che gli allievi dovessero vivere l'esperienza definita "il viaggio di ritorno a casa" che era incentrata sulla conoscenza di sé e della propria famiglia di origine, per poi giungere ad un processo di differenziazione del sé. Il genogramma permette di rappresentare graficamente una famiglia allargata almeno a tre generazioni, in un dato momento della sua storia. È uno strumento che pone l enfasi sul percorso di vita di questa famiglia: costituzione, evoluzione, dinamiche relazionali, eventi critici, risorse. Si costituisce così una sorta di mappa degli eventi e delle relazioni che percorrono la linea del tempo dal passato al presente e grazie al quale il terapeuta può anche aiutare la famiglia ad introdurre un tempo futuro di cambiamenti ed evoluzioni. 19

20 Il genogramma si rivela uno strumento in cui la narrazione della propria storia, supportata dalla rappresentazione grafica e guidata dalle domande e dalle riflessioni del terapeuta, permette di rileggere il passato e di vederlo attualizzato nel presente attraverso l interpretazione dell attualità come risultato di emozioni, azioni e relazioni che nascono nella storia di una determinata famiglia. Nel nostro caso il genogramma è stato utilizzato inizialmente nella sua funzione anamnestica di raccolta di informazioni in modo da aiutare i terapeuti a fare ordine e solo successivamente è stato arricchito promuovendo delle connessioni e riflessioni da sviluppare con la famiglia. Dal genogramma della famiglia emerge che i genitori di Luce si sono sposati nel 1989, anno in cui è nato il fratello maggiore di Luce che, dal racconto dei genitori, sembra essere molto partecipe e presente nella vita della sorella. Il padre è una guardia giurata e lavora nei turni notturni (questo fa sì che madre, Luce e Stefano passino sempre insieme le serate), la madre lavora in un negozio alimentari di cui è socia e il fratello di Luce lavora come magazziniere nello stesso negozio. Luce sta frequentando la seconda media. La madre di Luce, stimolata a raccontare qualche elemento della loro storia familiare, riferisce di aver avuto un lutto molto importante quando il figlio primogenito era piccolo: suo padre, a cui dice di essere molto legata, è morto a causa di un tumore. La signora ricorda il fatto associando il giorno della morte del padre al giorno in cui Stefano ha iniziato a camminare. Emerge che con i fratelli e i nipoti dei genitori non ci siano particolari rapporti, mentre i rapporti più intensi e quotidiani sono con i nonni paterni di Luce che vivono in una casa a adiacente alla loro (le due case sono comunicanti grazie ad un cancello sempre aperto). Durante il primo colloquio però l attenzione è volta tutta verso Luce e il suo problema, vissuto dai genitori come qualcosa di inspiegabile e improvviso. Emergono elementi salienti che caratterizzano il ciclo vitale di questa famiglia, attorno ai quali probabilmente la famiglia non è riuscita a riorganizzarsi in modo da trovare modalità diverse e funzionali per affrontare le nuove situazioni, aggiustando e rinegoziando relazioni, regole e ruoli al suo interno. Le famiglie, infatti, devono affrontare, durante il loro percorso evolutivo, eventi nodali naturali (matrimoni, nascite, separazioni, vecchiaia, morte ) più prevedibili e altri meno prevedibili a cui dovrebbero corrispondere compiti di sviluppo che segnano il passaggio della famiglia da uno stadio all altro e la sua evoluzione: quando la famiglia non riesce ad attuare il cambiamento e si blocca ad una tappa del ciclo vitale, interrompendone l evoluzione, possono insorgere i problemi e qualche membro della famiglia può fare dei sintomi. 20

PRIMO VOLUME: DIVENTARE GENITORI

PRIMO VOLUME: DIVENTARE GENITORI PRIMO VOLUME: DIVENTARE GENITORI Il concepimento, la gravidanza, il primo anno: la formazione di un legame profondo e le difficoltà del percorso a cura di Emanuela Quagliata e Marguerite Reid Presentazione

Dettagli

Bambini e Lutto Farra, 24 febbraio 2013

Bambini e Lutto Farra, 24 febbraio 2013 Bambini e Lutto Farra, 24 febbraio 2013 Obiettivi: - informare su quelle che sono le reazioni più tipiche dei bambini alla morte di una persona cara - dare alcune indicazioni pratiche - suggerire alcuni

Dettagli

Tabelle descrittive al tempo zero. Tabella 1. Dati socio-demografici e clinici dei pazienti

Tabelle descrittive al tempo zero. Tabella 1. Dati socio-demografici e clinici dei pazienti Tabelle relative ai pazienti con depressione maggiore e ai loro familiari adulti e minori che hanno partecipato allo studio e sono stati rivalutati a sei mesi - dati preliminari a conclusione dello studio

Dettagli

Sostegno psicologico alla donna con tumore al seno

Sostegno psicologico alla donna con tumore al seno Sostegno psicologico alla donna con tumore al seno Dott.ssa Simona Di Giovanni Psicologa Psicoterapeuta familiare Convegno 9 giugno 2012 Tivoli Indice argomenti Reazioni e vissuti alla diagnosi di tumore

Dettagli

Un percorso formativo per supportare il confronto tra insegnanti e bambini adottati

Un percorso formativo per supportare il confronto tra insegnanti e bambini adottati Un percorso formativo per supportare il confronto tra insegnanti e bambini adottati Il presente Percorso Formativo è riconosciuto dal CSA di Bologna Scuola Elementare M. Longhena (BO) 14-22 2006 Premessa

Dettagli

Violenza sui minori: i professionisti si interrogano

Violenza sui minori: i professionisti si interrogano Violenza sui minori: i professionisti si interrogano Focus territoriale Modalità di intervento a favore di minori vittime di violenza: come gli psicologi del Servizio Psicologico della Azienda Sanitaria

Dettagli

Il now-for-next in psicoterapia La psicoterapia della Gestalt raccontata nella società post-moderna

Il now-for-next in psicoterapia La psicoterapia della Gestalt raccontata nella società post-moderna Il now-for-next in psicoterapia La psicoterapia della Gestalt raccontata nella società post-moderna Autore: Margherita Spagnuolo Lobb QUARTA DI COPERTINA La psicoterapia della Gestalt vede la relazione

Dettagli

QUARTO VOLUME: GENITORI ADOTTIVI

QUARTO VOLUME: GENITORI ADOTTIVI QUARTO VOLUME: GENITORI ADOTTIVI L esperienza del bambino, gli aspetti giuridici, il padre adottivo: costruire i nuovi legami familiari a cura di Fiamma Buranelli, Patrizia Gatti e Emanuela Quagliata Presentazione

Dettagli

ALLA RICERCA DELLE PROPRIE ORIGINI

ALLA RICERCA DELLE PROPRIE ORIGINI Relazione Incontro del 15 ottobre 2015 ALLA RICERCA DELLE PROPRIE ORIGINI Relatore: Dott. Marco Chistolini Psicologo, psicoterapeuta e formatore Il tema centrale della ricerca è il rapporto con la storia

Dettagli

Infermieristica della salute mentale. Corso di Laurea in infermieristica A.A. 2014/2015 Dr. Gianfranco Preiti

Infermieristica della salute mentale. Corso di Laurea in infermieristica A.A. 2014/2015 Dr. Gianfranco Preiti Infermieristica della salute mentale Corso di Laurea in infermieristica A.A. 2014/2015 Dr. Gianfranco Preiti Le competenze dell infermiere in psichiatria e all interno dell equipe multi professionale La

Dettagli

UNA COMUNITA IN CRESCITA

UNA COMUNITA IN CRESCITA UNA COMUNITA IN CRESCITA Proposte di formazione per bambini, ragazzi, insegnanti e genitori 2008-2009 2009 La Bottega dei Ragazzi Cooperativa Sociale Onluss Via Tintoretto 41 35020 Albignasego (PD) Tel.

Dettagli

Progetto di educazione alla salute e di promozione del benessere

Progetto di educazione alla salute e di promozione del benessere Progetto di educazione alla salute e di promozione del benessere Rivolto agli studenti della scuola secondaria di primo grado PREMESSE L educazione affettiva e relazionale dei giovani d oggi pone, a quanti

Dettagli

PROGETTO DI APPRENDIMENTO

PROGETTO DI APPRENDIMENTO PROGETTO DI APPRENDIMENTO IN AMBITO CLINICO PROBLEMA PRIORITARIO DI SALUTE SALUTE MENTALE Settembre 2006 Il percorso di apprendimento in ambito clinico relativo al problema prioritario di salute malattia

Dettagli

Un progetto di formazione, nell ambito matematico-scientifico, promosso dalla Regione Toscana

Un progetto di formazione, nell ambito matematico-scientifico, promosso dalla Regione Toscana Un progetto di formazione, nell ambito matematico-scientifico, promosso dalla Regione Toscana Il Progetto di Educazione Scientifica promosso dalla Regione Toscana ha coinvolto i docenti in un attività

Dettagli

PROGETTARE LA MEDITAZIONE NELLE SCUOLE, NELLE COMUNITÁ E NEI CENTRI DI AGGREGAZIONE, PER BAMBINI E ADOLESCENTI, INSEGNANTI ED EDUCATORI

PROGETTARE LA MEDITAZIONE NELLE SCUOLE, NELLE COMUNITÁ E NEI CENTRI DI AGGREGAZIONE, PER BAMBINI E ADOLESCENTI, INSEGNANTI ED EDUCATORI PROGETTARE LA MEDITAZIONE NELLE SCUOLE, NELLE COMUNITÁ E NEI CENTRI DI AGGREGAZIONE, PER BAMBINI E ADOLESCENTI, INSEGNANTI ED EDUCATORI Cos è la meditazione e a cosa serve nel processo educativo La meditazione

Dettagli

La Famiglia P. Trasmissione intergenerazionale del modello di attaccamento

La Famiglia P. Trasmissione intergenerazionale del modello di attaccamento La Famiglia P Trasmissione intergenerazionale del modello di attaccamento Segnalazione 14/02/2012 Ospedale Pediatrico Meyer La piccola G. (2 mesi e 7 giorni) si trova ricoverata al reparto di Terapia Intensiva

Dettagli

La persona tra trauma e risorse Sportello di ascolto e sostegno psicologico

La persona tra trauma e risorse Sportello di ascolto e sostegno psicologico 1 La persona tra trauma e risorse Sportello di ascolto e sostegno psicologico Progetto per il sostegno e il rinserimento nella vita di relazione Equipe Multidisciplinare di I livello Sede di Roma Centro

Dettagli

Il mister, la squadra, i genitori, la società. Mister Roberto Babini descrive il suo ruolo e le sue competenze.

Il mister, la squadra, i genitori, la società. Mister Roberto Babini descrive il suo ruolo e le sue competenze. Il mister, la squadra, i genitori, la società. Mister Roberto Babini descrive il suo ruolo e le sue competenze. Roberto Babini (Allenatore di base con Diploma B UEFA) svolge da 13 anni l attività di allenatore.

Dettagli

I GENITORI IN ABA NUMERO VERDE: 800 16 56 16 SEGUITI CON CURA PER SEGUIRE I PROPRI FIGLI. E: info@bulimianoressia.it - W: www.bulimianoressia.

I GENITORI IN ABA NUMERO VERDE: 800 16 56 16 SEGUITI CON CURA PER SEGUIRE I PROPRI FIGLI. E: info@bulimianoressia.it - W: www.bulimianoressia. I GENITORI IN ABA SEGUITI CON CURA PER SEGUIRE I PROPRI FIGLI NUMERO VERDE: 800 16 56 16 E: info@bulimianoressia.it - W: www.bulimianoressia.it I DISTURBI ALIMENTARI 02 I disturbi alimentari sono un modo

Dettagli

Genitori con la patente

Genitori con la patente Genitori con la patente Associazione di Promozione Sociale Via Don Tonino Bello, 20 00132 ROMA Iniziativa di SOSTEGNO ALLA GENITORIALITA E PRESIDIO PSICOLOGICO RELAZIONE DESCRITTIVA A cura di Dott.ssa

Dettagli

Associazione Nardone-Watzlawick PROBLEM VERSUS SOLUTION ONLUS

Associazione Nardone-Watzlawick PROBLEM VERSUS SOLUTION ONLUS Associazione Nardone-Watzlawick PROBLEM VERSUS SOLUTION ONLUS PROPOSTA DI ATTIVAZIONE SPORTELLO DI ASCOLTO/SOSTEGNO GENITORI Soggetto proponente: Associazione Nardone - Watzlawick Problem versus Solution

Dettagli

Progetto Rischi psicosociali tra gli insegnanti FATTORI DI RISCHIO EMERSI DAI FOCUS GROUP

Progetto Rischi psicosociali tra gli insegnanti FATTORI DI RISCHIO EMERSI DAI FOCUS GROUP Progetto Rischi psicosociali tra gli insegnanti FATTORI DI RISCHIO EMERSI DAI FOCUS GROUP Nell ambito del progetto Rischi psicosociali tra gli insegnanti si è proceduto alla realizzazione di quattro focus

Dettagli

TEAM BUILDING BENESSERE ORGANIZZATIVO. Faenza, 12 dicembre 2012

TEAM BUILDING BENESSERE ORGANIZZATIVO. Faenza, 12 dicembre 2012 TEAM BUILDING e BENESSERE ORGANIZZATIVO Faenza, 12 dicembre 2012 Ravenna, 24 gennaio 2013 Lugo, 30 gennaio 2013 Bandini Barbara benessere organizzativo secondo la normativa italiana l insieme dei nuclei

Dettagli

Questionario Studenti Analisi e Commento dei dati

Questionario Studenti Analisi e Commento dei dati Questionario Studenti Analisi e Commento dei dati 7 Area di indagine: Io e il fumo Analisi e commento dei dati All interno di questa prima area di indagine le asserzioni fra cui gli alunni erano chiamati

Dettagli

Introduzione A cura del Dott. Cravero, psicologo de Il Cerchio - Centro Adozioni ASL Milano 1

Introduzione A cura del Dott. Cravero, psicologo de Il Cerchio - Centro Adozioni ASL Milano 1 Relazione Incontro del 30 Settembre 2008 BAMBINI ADOTTIVI E BIOLOGICI INSIEME IN FAMIGLIA Introduzione A cura del Dott. Cravero, psicologo de Il Cerchio - Centro Adozioni ASL Milano 1 La genitorialità

Dettagli

L Ambulatorio Riabilitativo Minori Dipartimento Disabili di Fondazione Sospiro:

L Ambulatorio Riabilitativo Minori Dipartimento Disabili di Fondazione Sospiro: L Ambulatorio Riabilitativo Minori Dipartimento Disabili di Fondazione Sospiro: Marilena Zacchini Referente Servizio Psicoeducativo Ambulatorio Riabilitativo Minori Dipartimento Disabili Fondazione Sospiro

Dettagli

nostre «certezze» sul fatto che senza di lui non potremo mai più essere felici, che durano fino a una nuova... relazione!) continueremo a infilarci

nostre «certezze» sul fatto che senza di lui non potremo mai più essere felici, che durano fino a una nuova... relazione!) continueremo a infilarci Pensieri. Perché? Cara dottoressa, credo di avere un problema. O forse sono io il problema... La mia storia? Stavo con un ragazzo che due settimane fa mi ha lasciata per la terza volta, solo pochi mesi

Dettagli

IL COUNSELLING NEL CONTESTO SANITARIO

IL COUNSELLING NEL CONTESTO SANITARIO IL COUNSELLING NEL CONTESTO SANITARIO Danilo Toneguzzi Psichiatra, psicoterapeuta direttore dell Istituto Gestalt di Pordenone "INformazione Psicologia Psicoterapia Psichiatria", n 41-42, settembre - dicembre

Dettagli

Adozione e diritto del bambino di mantenere i pregressi rapporti significativi

Adozione e diritto del bambino di mantenere i pregressi rapporti significativi Adozione e diritto del bambino di mantenere i pregressi rapporti significativi Elisa Ceccarelli, già Presidente del Tribunale per i Minorenni dell Emilia Romagna Destano particolare allarme e doloroso

Dettagli

Quali sono? Da dove iniziamo? La diagnosi. Transizioni evolutive. shock rifiuto senso di colpa e d inadeguatezza. La comunicazione della diagnosi

Quali sono? Da dove iniziamo? La diagnosi. Transizioni evolutive. shock rifiuto senso di colpa e d inadeguatezza. La comunicazione della diagnosi Dipartimento di Scienze Pediatriche Mediche e Chirurgiche U.O.C Clinica Pediatrica Università di Messina SUPPORTO PSICOLOGICO Psicologa Dott.ssa Maria Pecoraro Da dove iniziamo? La diagnosi La diagnosi

Dettagli

Informazioni per utenti e familiari

Informazioni per utenti e familiari LA DEPRESSIONE MAGGIORE Informazioni per utenti e familiari In questa dispensa parleremo di depressione e dei problemi che può dare nella vita di una persona. Nella vita, è comune attraversare periodi

Dettagli

1. Fondamenti teorici della psicologia clinica

1. Fondamenti teorici della psicologia clinica 1. Fondamenti teorici della psicologia clinica 1.1. Verso una definizione della psicologia clinica Definire che cosa si intenda per psicologia clinica non è compito facile in quanto essa è una materia

Dettagli

Codice Deontologico del Volontario adottato dalla Federazione Cure Palliative

Codice Deontologico del Volontario adottato dalla Federazione Cure Palliative Art.5. Agisce senza fini di lucro anche indiretto e non accetta regali o favori, se non di modico valore. ASSOCIAZIONE VOLONTARI ASSISTENZA PAZIENTI ONCOLOGICI Codice Deontologico del Volontario adottato

Dettagli

LA VINCOLATA LIBERTA DEL VOLONTARIO

LA VINCOLATA LIBERTA DEL VOLONTARIO LA VINCOLATA LIBERTA DEL VOLONTARIO di Lorenzo Sartini 1. Quali necessità nell azione del volontario? Ciò che contraddistingue le associazioni di volontariato fra le altre organizzazioni che agiscono per

Dettagli

Alcolismo: anche la famiglia e gli amici sono coinvolti

Alcolismo: anche la famiglia e gli amici sono coinvolti Alcolismo: anche la famiglia e gli amici sono coinvolti Informazioni e consigli per chi vive accanto ad una persona con problemi di alcol L alcolismo è una malattia che colpisce anche il contesto famigliare

Dettagli

EDUCARE È COSA DEL CUORE Educare figli adolescenti: sfida o percorso di crescita condiviso? Educare alle emozioni e all'affettività

EDUCARE È COSA DEL CUORE Educare figli adolescenti: sfida o percorso di crescita condiviso? Educare alle emozioni e all'affettività EDUCARE È COSA DEL CUORE Educare figli adolescenti: sfida o percorso di crescita condiviso? Educare alle emozioni e all'affettività Stili educativi riferiti alle emozioni Di fronte alle emozioni, alla

Dettagli

OGGETTO: Relazione conclusiva del progetto Prendiamoci per mano e raccontaci la tua storia realizzato dalla Segreteria di Torino del Gils

OGGETTO: Relazione conclusiva del progetto Prendiamoci per mano e raccontaci la tua storia realizzato dalla Segreteria di Torino del Gils LAURA PALEARI Psicologa Psicoterapeuta OGGETTO: Relazione conclusiva del progetto Prendiamoci per mano e raccontaci la tua storia realizzato dalla Segreteria di Torino del Gils PREMESSA Con il sopraggiungere

Dettagli

ADOZIONE E ADOLESCENZA: LA TEMPESTA DOPO LA QUIETE. Gli imprevisti e le opportunità dell'essere genitori di un adolescente adottivo

ADOZIONE E ADOLESCENZA: LA TEMPESTA DOPO LA QUIETE. Gli imprevisti e le opportunità dell'essere genitori di un adolescente adottivo ADOZIONE E ADOLESCENZA: LA TEMPESTA DOPO LA QUIETE Gli imprevisti e le opportunità dell'essere genitori di un adolescente adottivo «La crisi adolescenziale non lo è più di quanto non lo sia il parto; è

Dettagli

Un incontro significativo con l autore: motivazioni e obiettivi fondamentali per la realizzazione di un progetto di lettura per le scuole

Un incontro significativo con l autore: motivazioni e obiettivi fondamentali per la realizzazione di un progetto di lettura per le scuole Un incontro significativo con l autore: motivazioni e obiettivi fondamentali per la realizzazione di un progetto di lettura per le scuole Mi presento Mi chiamo Lisa Cappellazzo, ho 35 anni e son un insegnante

Dettagli

L ISTITUTO DELL AFFIDAMENTO AL SERVIZIO SOCIALE. ESPERIENZE E RAPPRESENTAZIONI DEGLI ATTORI UNA RIFLESSIONE DALL ESPERIENZA TOSCANA

L ISTITUTO DELL AFFIDAMENTO AL SERVIZIO SOCIALE. ESPERIENZE E RAPPRESENTAZIONI DEGLI ATTORI UNA RIFLESSIONE DALL ESPERIENZA TOSCANA L ISTITUTO DELL AFFIDAMENTO AL SERVIZIO SOCIALE. ESPERIENZE E RAPPRESENTAZIONI DEGLI ATTORI UNA RIFLESSIONE DALL ESPERIENZA TOSCANA DONATA BIANCHI, SILVIA MAMMINI, ROSA DI GIOIA ...FINALITÀ verificare

Dettagli

La valutazione del percorso formativo

La valutazione del percorso formativo La valutazione del percorso formativo L esperienza del biennio di Padova 1999-2000 Maria Carla Acler Premessa Il presente lavoro nasce dal desiderio di diffondere tra i colleghi l esperienza maturata all

Dettagli

FAMIGLIA ED EDUCAZIONE

FAMIGLIA ED EDUCAZIONE FAMIGLIA ED EDUCAZIONE Card. Carlo Caffarra Cari genitori, ho desiderato profondamente questo incontro con voi, il mio primo incontro con un gruppo di genitori nel mio servizio pastorale a Bologna. Sono

Dettagli

Ci relazioniamo dunque siamo

Ci relazioniamo dunque siamo 7_CECCHI.N 17-03-2008 10:12 Pagina 57 CONNESSIONI Ci relazioniamo dunque siamo Curiosità e trappole dell osservatore... siete voi gli insegnanti, mi insegnate voi, come fate in questa catastrofe, con il

Dettagli

Cosa succede all uomo?

Cosa succede all uomo? Cosa succede all uomo? (utilizzo uomo o uomini in minuscolo, intendendo i maschietti e Uomo o Uomini intendendo il genere umano) Recentemente, mi sono trovato in discorsi dove donne lamentavano di un atteggiamento

Dettagli

COLLANA VITAE. A Maria per quel dieci che ha portato a qualcosa di buono

COLLANA VITAE. A Maria per quel dieci che ha portato a qualcosa di buono COLLANA VITAE A Maria per quel dieci che ha portato a qualcosa di buono Serena Milano HO SCELTO DI GUARIRE Un viaggio dal Cancro alla Rinascita attraverso le chiavi della Metamedicina, della Psicologia,

Dettagli

Gruppo per la Collaborazione tra Scuola e Famiglie GENITORI RAPPRESENTANTI NELLA SCUOLA Incontri formativi novembre 2013

Gruppo per la Collaborazione tra Scuola e Famiglie GENITORI RAPPRESENTANTI NELLA SCUOLA Incontri formativi novembre 2013 Gruppo per la Collaborazione tra Scuola e Famiglie GENITORI RAPPRESENTANTI NELLA SCUOLA Incontri formativi novembre 2013 Breve saluto con tre slides. Chi siamo: fondamentalmente siamo genitori per genitori

Dettagli

Il telefono in Pediatria:

Il telefono in Pediatria: Il telefono in Pediatria: criteri di efficacia nella comunicazione e nella relazione Mario Maresca mario.maresca@nexolution.it www.nexolution.it Relazione e Comunicazione La comunicazione è un processo

Dettagli

L Arte della Felicità si fa Centro e diventa un servizio stabile per la città, prendendo sede a Montecalvario.

L Arte della Felicità si fa Centro e diventa un servizio stabile per la città, prendendo sede a Montecalvario. L Arte della Felicità si fa Centro e diventa un servizio stabile per la città, prendendo sede a Montecalvario. Il Centro nasce come naturale approdo de l Arte della Felicità-incontri e conversazioni, manifestazione

Dettagli

Progetto di Assistenza Domiciliare

Progetto di Assistenza Domiciliare Progetto di Assistenza Domiciliare Per curare efficacemente un malato cronico, oggi non è più sufficiente limitarsi alla corretta interpretazione dei segni e dei sintomi clinici della malattia e/o alla

Dettagli

INNOCENTI EVASIONI Il lavoro minorile

INNOCENTI EVASIONI Il lavoro minorile INNOCENTI EVASIONI Il lavoro minorile Novembre 2011 Nel primo incontro di questo giornalino ognuno di noi ha proposto la sua definizione di lavoro minorile e ha raccontato la sua esperienza. personale.

Dettagli

CAPITOLO CINQUE MANTENERE UNO STILE DI VITA SANO

CAPITOLO CINQUE MANTENERE UNO STILE DI VITA SANO CAPITOLO CINQUE MANTENERE UNO STILE DI VITA SANO Sommario Questo capitolo l aiuterà a pensare al suo futuro. Ora che è maggiormente consapevole dei suoi comportamenti di gioco e dell impatto che l azzardo

Dettagli

FREQUENZA DEGLI STUDENTI DEL QUINTO MEDICINA E CHIRURGIA DELL UNIVERSITÀ E SESTO ANNO DELLA FACOLTÀ DI

FREQUENZA DEGLI STUDENTI DEL QUINTO MEDICINA E CHIRURGIA DELL UNIVERSITÀ E SESTO ANNO DELLA FACOLTÀ DI Formazione FREQUENZA DEGLI STUDENTI DEL QUINTO E SESTO ANNO DELLA FACOLTÀ DI MEDICINA E CHIRURGIA DELL UNIVERSITÀ DI GENOVA PRESSO GLI STUDI DEI MMG: IMPRESSIONI E COMMENTI ANDREA STIMAMIGLIO, RICCARDO

Dettagli

Modulo 2. A Caccia di Risorse

Modulo 2. A Caccia di Risorse Modulo 2 A Caccia di Risorse FINALITÀ Il ciclo di attività si propone di sviluppare negli studenti la capacità di analizzare le situazioni critiche della vita quotidiana al fine di renderli consapevoli

Dettagli

staminali Ricercatore su cellule

staminali Ricercatore su cellule Ricercatore su cellule staminali Ci sono molte buone ragioni per accettare questo progetto: La ricerca sulle cellule staminali embrionali offre la possibilità di accrescere le nostre conoscenze sulle cellule

Dettagli

Adolescenza: la coppia scoppia?

Adolescenza: la coppia scoppia? Adolescenza: la coppia scoppia? Cambiamento e conflittualità in adolescenza dei genitori e dei figli Valeria D Anchise Psicologa, Psicoterapeuta, Diagnosi DSA Sonja Riva Professional Counselor, Mediatrice

Dettagli

DISTURBI D ANSIA IN ETÀ EVOLUTIVA. Dott.ssa Elena Luisetti Dott.ssa Chiara Raffognato Aprile 2012

DISTURBI D ANSIA IN ETÀ EVOLUTIVA. Dott.ssa Elena Luisetti Dott.ssa Chiara Raffognato Aprile 2012 DISTURBI D ANSIA IN ETÀ EVOLUTIVA Dott.ssa Elena Luisetti Dott.ssa Chiara Raffognato Aprile 2012 ANSIA IN ETA EVOLUTIVA Il disturbo d ansia è la diagnosi più ricorrente entro i 16 anni! 10% Quando l ansia

Dettagli

Proposta per un Nuovo Stile di Vita.

Proposta per un Nuovo Stile di Vita. UNA BUONA NOTIZIA. I L M O N D O S I P U ò C A M B I A R E Proposta per un Nuovo Stile di Vita. Noi giovani abbiamo tra le mani le potenzialità per cambiare questo mondo oppresso da ingiustizie, abusi,

Dettagli

L amore viene considerato il motore del mondo, per amore (o pseudo tale) noi compiamo la

L amore viene considerato il motore del mondo, per amore (o pseudo tale) noi compiamo la Il vero Amore L amore viene considerato il motore del mondo, per amore (o pseudo tale) noi compiamo la maggior parte delle nostre azioni, inoltre credo che esso sia la cosa più bella che Dio ci ha donato,

Dettagli

La necessità del sostegno territoriale alle famiglie

La necessità del sostegno territoriale alle famiglie CONVEGNO NAZIONALE SULL AUTISMO 20-21 maggio 2011 La necessità del sostegno territoriale alle famiglie Dr.ssa Alessandra Bianchi Psicoterapeuta A.G.S.A.T. CHE COS E IL DISTURBO AUTISTICO? L'Autismo è un

Dettagli

AUTO MUTUO AIUTO cos è?

AUTO MUTUO AIUTO cos è? AUTO MUTUO AIUTO cos è? L Auto Mutuo Aiuto è un processo, un modo di trattare i problemi concreti che ciascuno si trova a fronteggiare nella propria vita: malattie, separazioni, lutti, disturbi alimentari,

Dettagli

La depressione maggiore è un disturbo mentale che si manifesta con: uno stato d animo di profondo dolore o tristezza

La depressione maggiore è un disturbo mentale che si manifesta con: uno stato d animo di profondo dolore o tristezza La depressione maggiore è un disturbo mentale che si manifesta con: uno stato d animo di profondo dolore o tristezza mancanza di energia e di voglia di fare le cose Materiale a cura di: L. Magliano, A.

Dettagli

Via Belzoni 80 Via Belzoni 80 35121 Padova 35121 Padova tel +39 049 8278464 tel +39 049 8278458 fax +39 049 8278451 fax +39 049 8278451

Via Belzoni 80 Via Belzoni 80 35121 Padova 35121 Padova tel +39 049 8278464 tel +39 049 8278458 fax +39 049 8278451 fax +39 049 8278451 La.R.I.O.S. Laboratorio di Ricerca ed Intervento per l Orientamento alle Scelte DPSS Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione Centro di Ateneo di Servizi e Ricerca per la Disabilità,

Dettagli

Accogliere un figlio: l attesa di un dono

Accogliere un figlio: l attesa di un dono Accogliere un figlio: l attesa di un dono ACCOGLIERE UN FIGLIO: L ATTESA DI UN DONO L UNICITÀ DEI BAMBINI E DEI LORO BISOGNI Dott.ssa Michela Marzorati Neuropsichiatra Infantile Quello che cercherò di

Dettagli

Accompagnare i bambini 3-6 anni attraverso la liturgia nella diversità di tempi e spazi

Accompagnare i bambini 3-6 anni attraverso la liturgia nella diversità di tempi e spazi Cammino 3-6 anni 13 gennaio 2015 Accompagnare i bambini 3-6 anni attraverso la liturgia nella diversità di tempi e spazi Premessa Prima di condividere con voi le idee che come equipe abbiamo pensato di

Dettagli

C eraunavoltaunalbumdifotoscolorite

C eraunavoltaunalbumdifotoscolorite C eraunavoltaunalbumdifotoscolorite C era una volta un album di foto scolorite. Un vecchio album di nome Sansone. Sansone era stato acquistato nel 1973 in un mercatino di Parigi da una certa signora Loudville.

Dettagli

L'approccio iniziale all esperienza nella struttura educativa sarà quindi interpretato nel rispetto dei principi di "gradualità" e "continuità".

L'approccio iniziale all esperienza nella struttura educativa sarà quindi interpretato nel rispetto dei principi di gradualità e continuità. 1 Accogliere un bambino in un servizio educativo per la prima infanzia, significa accogliere tutta la sua famiglia, individuando tutta una serie di strategie di rapporto fra nido/centro gioco e casa, volte

Dettagli

MEDIAZIONE FAMILIARE INCONTRI PROTETTI SOSTEGNO NELL AFFIDO

MEDIAZIONE FAMILIARE INCONTRI PROTETTI SOSTEGNO NELL AFFIDO Il servizio di mediazione e sostegno SMS, nei suoi diversi ambiti di applicazione ha come caratteristica la restituzione di responsabilità e di autodeterminazione alle parti del sistema famiglia che si

Dettagli

COME SI PASSA DALL AFFIDAMENTO ALL ADOZIONE?

COME SI PASSA DALL AFFIDAMENTO ALL ADOZIONE? COME SI PASSA DALL AFFIDAMENTO ALL ADOZIONE? Storia narrata da Teresa Carbé Da oltre 10 anni, con mio marito e i miei figli, abbiamo deciso di aprirci all affidamento familiare, e ciò ci ha permesso di

Dettagli

RISPOSTE QUESTIONARIO VALUTAZIONE SEMINARIO DI FORMAZIONE STILI DI VITA E SALUTE Montecatini Terme, 20-22 marzo 2015

RISPOSTE QUESTIONARIO VALUTAZIONE SEMINARIO DI FORMAZIONE STILI DI VITA E SALUTE Montecatini Terme, 20-22 marzo 2015 RISPOSTE QUESTIONARIO VALUTAZIONE SEMINARIO DI FORMAZIONE STILI DI VITA E SALUTE Montecatini Terme, 20-22 marzo 2015 Leggi attentamente le seguenti affermazioni e indica il grado di accordo con ciascuna

Dettagli

Possa tu costruire la scala che conduce alle stelle e percorrerne ogni gradino (Bob Dylan)

Possa tu costruire la scala che conduce alle stelle e percorrerne ogni gradino (Bob Dylan) PROGETTO: Una vita, tante storie Possa tu costruire la scala che conduce alle stelle e percorrerne ogni gradino (Bob Dylan) Introduzione: Il racconto della propria vita è il racconto di ciò che si pensa

Dettagli

Ludovica Scarpa Che cos è la competenza sociale?

Ludovica Scarpa Che cos è la competenza sociale? Ludovica Scarpa Che cos è la competenza sociale? Come l intelligenza e l empatia, e un poco come tutte le caratteristiche che contraddistinguono gli esseri umani, anche la competenza sociale non è facile

Dettagli

Corso formazione per baby sitter: requisiti trasversali di qualità

Corso formazione per baby sitter: requisiti trasversali di qualità COMUNE DI BOLOGNA ALLEGATO al: PROTOCOLLO D INTESA tra IL COMUNE DI BOLOGNA E IMPRESE, COOPERATIVE E ASSOCIAZIONI PER L ATTUAZIONE DEL PROGETTO SPERIMENTALE TATA BOLOGNA PER UN SERVIZIO DI BABY SITTER.

Dettagli

IL COUNSELING NELLE PROFESSIONI D AIUTO

IL COUNSELING NELLE PROFESSIONI D AIUTO IL COUNSELING NELLE PROFESSIONI D AIUTO Obiettivi: Conoscere le peculiarità del counseling nelle professioni d aiuto Individuare le abilità del counseling necessarie per svolgere la relazione d aiuto Analizzare

Dettagli

PIANO PROGETTUALE DELLA SCUOLA DELL INFANZIA

PIANO PROGETTUALE DELLA SCUOLA DELL INFANZIA PIANO PROGETTUALE DELLA SCUOLA DELL INFANZIA PREMESSA La Scuola dell Infanzia offre a ciascun bambino un ambiente di vita e di cultura, un luogo di apprendimento e di crescita dalle forti connotazioni

Dettagli

Indagine conoscitiva sui ragazzi delle classi Terze delle Scuole Medie Inferiori

Indagine conoscitiva sui ragazzi delle classi Terze delle Scuole Medie Inferiori Indagine conoscitiva sui ragazzi delle classi Terze delle Scuole Medie Inferiori porta avanti da diversi anni interventi di informazione-educazione nelle scuole di ogni ordine e grado, tenuti da un medico

Dettagli

Psicologia e Giustizia Anno VI, numero 2 Luglio Dicembre 2005 IN CASI DI SEPARAZIONE E DIVORZIO

Psicologia e Giustizia Anno VI, numero 2 Luglio Dicembre 2005 IN CASI DI SEPARAZIONE E DIVORZIO SCIENZE PSICO-SOCIALI E AFFIDAMENTO DEI FIGLI IN CASI DI SEPARAZIONE E DIVORZIO GIUDICE DEL TRIBUNALE DI MILANO SILVANA D ANTONA Pur avendo maturato esperienza in materia di diritto di famiglia solo da

Dettagli

METODOLOGIA Scuola dell infanzia La progettazione, l organizzazione e la valorizzazione degli spazi e dei materiali

METODOLOGIA Scuola dell infanzia La progettazione, l organizzazione e la valorizzazione degli spazi e dei materiali METODOLOGIA Scuola dell infanzia La scuola dell infanzia è un luogo ricco di esperienze, scoperte, rapporti, che segnano profondamente la vita di tutti coloro che ogni giorno vi sono coinvolti, infatti

Dettagli

Documentazione delle attività di ruotine

Documentazione delle attività di ruotine Istituto Comprensivo Statale C. Tura- Pontelagoscuro- Ferrara Sezione infanzia statale G. Rossa Documentazione delle attività di ruotine La documentazione delle esperienze proposte è un aspetto molto importante

Dettagli

LA PATERNITÀ NASCE COL NEONATO?

LA PATERNITÀ NASCE COL NEONATO? LA PATERNITÀ NASCE COL NEONATO? Convegno IRIS Non c è 2 senza 3 - Milano, 8 febbraio 2010 Alberto Pellai, Medico PhD, Psicoterapeuta dell Età Evolutiva Dipartimento di Sanità Pubblica Facoltà di Medicina

Dettagli

IL COLLOQUIO DI ORIENTAMENTO

IL COLLOQUIO DI ORIENTAMENTO IL COLLOQUIO DI ORIENTAMENTO Definizione Le finalità del colloquio Il contesto del colloquio Il ruolo dell orientatore La struttura del colloquio La fase di accoglienza Cenni sugli strumenti 1 Che cos

Dettagli

GLI EFFETTI DELL ADOZIONE SUL SISTEMA dei SERVI SOCIO-SANITARI Una ricerca sugli esiti adottivi nel territorio dell Ulss 5 ovest-vicentino

GLI EFFETTI DELL ADOZIONE SUL SISTEMA dei SERVI SOCIO-SANITARI Una ricerca sugli esiti adottivi nel territorio dell Ulss 5 ovest-vicentino GLI EFFETTI DELL ADOZIONE SUL SISTEMA dei SERVI SOCIO-SANITARI Una ricerca sugli esiti adottivi nel territorio dell Ulss 5 ovest-vicentino Pianezzola Giulia In questi ultimi anni le adozioni nazionali

Dettagli

IMPARARE A DIRSI ADDIO

IMPARARE A DIRSI ADDIO IMPARARE A DIRSI ADDIO Quando la vita volge al termine: guida per familiari, operatori sanitari, volontari Se avete paura, leggete questo libro. Questo libro parla di un argomento proibito. Parla di una

Dettagli

3 modulo STESURA DI UN DIARIO QUOTIDIANO chi-fa-cosa-quando in settimana e nei festivi

3 modulo STESURA DI UN DIARIO QUOTIDIANO chi-fa-cosa-quando in settimana e nei festivi 3 modulo STESURA DI UN DIARIO QUOTIDIANO chi-fa-cosa-quando in settimana e nei festivi L intento di questo modulo è di far lavorare sulla condivisione di responsabilità, ovvero di permettere ai bambini

Dettagli

"Macerie dentro e fuori", il libro di Umberto Braccili

Macerie dentro e fuori, il libro di Umberto Braccili La presentazione venerdì 14 alle 11 "Macerie dentro e fuori", il libro di Umberto Braccili "Macerie dentro e fuori" è il libro scritto dal giornalista Umberto Braccili, inviato della Rai Abruzzo, insieme

Dettagli

Introduzione. A chi è destinato il programma? Obiettivi

Introduzione. A chi è destinato il programma? Obiettivi Introduzione Tina e Toni è un programma di prevenzione globale destinato alle strutture che accolgono bambini dai 4 ai 6 anni, come le scuole dell infanzia, le strutture d accoglienza e i centri che organizzano

Dettagli

Quando la famiglia raddoppia

Quando la famiglia raddoppia AI PADRI, ALLE MADRI, AI FIGLI Quando la famiglia raddoppia Guida INFORMATIVA alla separazione non più coniugi.. ma sempre genitori a cura di FABIO BARZAGLI NETWORK EDUCATIVO PATERNITA.INFO www.paternita.info

Dettagli

COOPERAZIONEFAMIGLIE

COOPERAZIONEFAMIGLIE COOPERAZIONEFAMIGLIE Chi siamo La Cooperativa Sociale CAF nasce nel 2011 a Romano di Lombardia ( BG ) dalla filiazione dell Associazione di Volontariato Sociale CAF Centro Aiuto Famiglia, sorta nel 1986,

Dettagli

UNA VISIONE DELL ADOZIONE E DELL AFFIDAMENTO

UNA VISIONE DELL ADOZIONE E DELL AFFIDAMENTO UNA VISIONE DELL ADOZIONE E DELL AFFIDAMENTO Benedetta Baquè Psicologa - Psicoterapeuta I BISOGNI DEI BAMBINI E DEI RAGAZZI Ogni bambino ha diritto a crescere in una famiglia, la propria o se questa non

Dettagli

MADRE ANNUNCIATA COCCHETTI IL PIANO DELL OFFERTA FORMATIVA

MADRE ANNUNCIATA COCCHETTI IL PIANO DELL OFFERTA FORMATIVA SCUOLA PARITARIA dell INFANZIA e PRIMARIA MADRE ANNUNCIATA COCCHETTI IL PIANO DELL OFFERTA FORMATIVA Chi è chiamato ad educare e ad animare educazione, deve offrire nutrimento, nascondendo la mano che

Dettagli

DALLE LINEE GUIDA. ALL'ORGANIZZAZIONE DEL CENTRO PER IL TRATTAMENTO DEL TABAGISMO: Strumenti di applicazione diagnostica e ricadute terapeutiche

DALLE LINEE GUIDA. ALL'ORGANIZZAZIONE DEL CENTRO PER IL TRATTAMENTO DEL TABAGISMO: Strumenti di applicazione diagnostica e ricadute terapeutiche DALLE LINEE GUIDA BORGOMANERO, 20.10.2012 ALL'ORGANIZZAZIONE DEL CENTRO PER IL TRATTAMENTO DEL TABAGISMO: Strumenti di applicazione diagnostica e ricadute terapeutiche Dr.ssa Gorizia Ariana ESPOSITO Psicologa,

Dettagli

Neuropsichiatria Infantile e dell Età Evolutiva Usl 2 Umbria Direttore Prof. Giovanni Mazzotta. Unità Operativa Psicologia dell Adolescenza

Neuropsichiatria Infantile e dell Età Evolutiva Usl 2 Umbria Direttore Prof. Giovanni Mazzotta. Unità Operativa Psicologia dell Adolescenza Salute mentale in adolescenza prevenzione, cura, comunità e famiglia la fatica di crescere Terni, 19 aprile 2013 Neuropsichiatria Infantile e dell Età Evolutiva Usl 2 Umbria Direttore Prof. Giovanni Mazzotta

Dettagli

I. C. LENTINI LAURIA PROGETTO SPORTELLO D ASCOLTO PSICOLOGICO UNO SPAZIO PER PENSARE, PER ESSERE, PER DIVENTARE

I. C. LENTINI LAURIA PROGETTO SPORTELLO D ASCOLTO PSICOLOGICO UNO SPAZIO PER PENSARE, PER ESSERE, PER DIVENTARE ISTITUTO COMPRENSIVO STATALE di Sc. Materna Elementare e Media LENTINI 85045 LAURIA (PZ) Cod. Scuola: PZIC848008 Codice Fisc.: 91002150760 Via Roma, 102 - e FAX: 0973823292 I. C. LENTINI LAURIA PROGETTO

Dettagli

Conoscersi è l esperienza tonificante per liberare le proprie potenzialità ed indirizzarsi verso un futuro migliore

Conoscersi è l esperienza tonificante per liberare le proprie potenzialità ed indirizzarsi verso un futuro migliore Area IL VALORE DI UN TEST L equipe orientamento del Centro Studi Evolution propone una serie di di concreta utilità e dall alto valore scientifico. Una valutazione oggettiva è alla base di ogni serio e

Dettagli

IL TUO CORPO NON E STUPIDO! Nonostante se ne parli ancora oggi, il concetto di postura corretta e dello stare dritti è ormai superato.!!

IL TUO CORPO NON E STUPIDO! Nonostante se ne parli ancora oggi, il concetto di postura corretta e dello stare dritti è ormai superato.!! IL TUO CORPO NON E STUPIDO Avrai sicuramente sentito parlare di postura corretta e magari spesso ti sei sentito dire di stare più dritto con la schiena o di non tenere le spalle chiuse. Nonostante se ne

Dettagli

Presentazione Mai Soli.

Presentazione Mai Soli. Presentazione Mai Soli. Libretto per genitori in Oncoematologia Pediatrica presso la Sede della Fondazione Cassa di Risparmio Di Ferrara Via Cairoli, 13 - Ferrara Rassegna Stampa Associazione di Volontariato

Dettagli

Centro per la Famiglia

Centro per la Famiglia diocesi di Termoli Larino Centro per la Famiglia nella Cittadella della Carità Di cosa si occupa un centro per la famiglia? Informazione sui servizi, le risorse e le opportunità, istituzionali e informali,

Dettagli

LA MEDIAZIONE FAMILIARE

LA MEDIAZIONE FAMILIARE LA MEDIAZIONE FAMILIARE Nel corso dell ultimo decennio, in Italia, si è organizzato un movimento di opinione con lo scopo di promuovere con un approccio conciliativo e sull esempio di esperienze internazionali

Dettagli

Unità Operativa di Neuropsichiatria Infantile Ravenna 11/03/2015

Unità Operativa di Neuropsichiatria Infantile Ravenna 11/03/2015 Maria-Grazia Bacchini Unità Operativa di Neuropsichiatria Infantile Ravenna 11/03/2015 I diritti dei bambini e la Convenzione di New York 20 novembre 1989 ratificata in Italia il 27 maggio 1991 definisce

Dettagli

Il benessere educativo che i figli ci chiedono

Il benessere educativo che i figli ci chiedono Il benessere educativo che i figli ci chiedono Maristella Meli IL BENESSERE EDUCATIVO CHE I FIGLI CI CHIEDONO affetto e disciplina nella genitorialità www.booksprintedizioni.it Copyright 2014 Maristella

Dettagli

RICOMINCIARE UNA NUOVA VITA IN AUSTRALIA? - UN SIMPATICO TEST -

RICOMINCIARE UNA NUOVA VITA IN AUSTRALIA? - UN SIMPATICO TEST - RICOMINCIARE UNA NUOVA VITA IN AUSTRALIA? - UN SIMPATICO TEST - INIZIO Ricominciare una nuova vita da zero mi spaventa peró so che tante persone ce la fanno, posso farcela anch io! preferirei continuare

Dettagli