I. LA FILIERA DEL KIWI

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1 produttrice. Fattori questi che avvicinano il consumatore all agricoltore e al territorio. Una grande opportunità potrebbe essere per gli imprenditori agricoli sistemizzare le risorse, al fine di caratterizzarsi ed aumentare il livello di riconoscibilità. È dunque necessario fare sistema con gli operatori grossisti del CAR: un SISTEMA per lo sviluppo delle potenzialità del settore e modello per il recupero e la riqualificazione dell offerta sul mercato romano e nazionale, grazie alla promozione e allo sviluppo di sinergie con i principali stakeholder e al perseguimento di una politica commerciale finalizzata alla promozione dei prodotti commercializzati, al fine di migliorarne la qualità e la sicurezza e innalzare il loro livello di riconoscibilità per i consumatori, anche attraverso un marchio di qualità del Centro Agroalimentare Roma. I. LA FILIERA DEL KIWI a cura di Cesare Ippolito La coltura dell actinidia (Actinidia chinensis) fin dalla fine degli anni 70, ma soprattutto dagli anni in poi, ha rappresentato per la Provincia di Roma, in particolare per i Comuni dei Castelli Romani (Colonna, Lanuvio e Velletri in primis) una valida alternativa alle colture arboree della zona, ovvero pesco e più ancora vigneto, sia da tavola ma anche da vino. Nei primi anni dell arrivo in Italia dell actinidia si procedeva alla sostituzione degli impianti di uva da tavola piantando le piante sul cosiddetto palo morto della struttura del vigneto, dove cioè non c era la pianta di vite, che poi dopo 3 anni veniva eliminata per far spazio solo all actinidia. In questo modo lo sviluppo dell actinidia era più ritardato, ma l agricoltore si assicurava un reddito con l uva fino a che la nuova specie non fosse entrata in produzione. Questa tecnica, non certo ottimale dal punto di vista agronomico, forse era anche dettata da una non ben chiara fiducia nelle potenzialità produttive e quindi economiche della nuova specie. Dopo questi primi anni di sviluppo della coltura ben presto i nuovi impianti sono stati messi a dimora con nuove strutture dedicate alla sola actinidia. Da subito il frutto dell actinidia, comunemente chiamato kiwi, è stato presentato come il frutto della salute per la sua alta percentuale di vitamina C, superiore agli stessi agrumi, come le arance in particolare. Infatti la vitamina C, essendo un agente antiossidante delle cellule, ne allunga la vita, il che, ad esempio a livello delle cellule epiteliali, rende la pelle più giovane ed elastica. Ma molti altri aspetti positivi sono stati evidenziati nel kiwi, come la presenza di zeaxantina che consente un minor invecchiamento della vista, la luteina che da recenti studi si è dimostrata efficace nel contenimento dell ipertensione, oppure dell aminoacido arginina che combatte l impotenza maschile, o della xantofilla che può aiutare la prevenzione del tumore alla prostata. Alle donne in gravidanza viene anche consigliato di mangiare un kiwi al giorno per assorbire acido folico per la prevenzione delle malformazioni della spina bifida o dell anencefalia. È stato addirittura riscontrato un effetto cardioprotettivo per la diminuzione di trigliceridi nel sangue a seguito di assunzione di kiwi nella dieta umana. Dal punto di vista dell attività sportiva, i kiwi, per il loro contenuto in potassio, limitano i crampi muscolari ed inoltre aiutano a recuperare velocemente le energie. Infine è ben nota anche l azione lassativa di questo frutto. 97

2 Per quanto concerne la difesa dai patogeni siano insetti o crittogame, questa specie raramente ne viene aggredita, risultando immune alla maggior parte dei parassiti. Ciò significa che i frutti immessi sul mercato, quasi sempre sono esenti da fitofarmaci e quindi particolarmente salubri. La varietà più importante per volumi di fatturato è certamente la Hayward, selezionata nel 1920 ad Auckland e che per molti anni ha dettato gli standard di mercato. All inizio degli anni 2000 è iniziata una diversificazione varietale con l introduzione di nuove varietà a maturazione precoce tra cui Green Light, Early Green, Summerkiwi sel. 3373, con l intento di anticipare ed estendere il calendario di offerta e conquistare fasce di mercato esclusive del prodotto di provenienza neozelandese. Successivamente sono state introdotte varietà a polpa gialla appartenenti ad un altra specie (Actinidia deliciosa): la prima di queste è stata la Hort 16 A, di proprietà esclusiva della neozelandese Zespri, cui ne sono seguite altre come Jin Tao anche questa legata ad un marchio commerciale, e Soreli la cui coltivazione risulta libera da vincoli. Queste hanno originato un forte interesse commerciale creando i presupposti per una importante riconversione varietale. L actinidia, come è noto, è una pianta che proviene dalla Cina poi diffusa in Nuova Zelanda, ha trovato in Italia, e specialmente nel territorio laziale, segnatamente nelle Province di Roma e Latina, un territorio particolarmente vocato al suo sviluppo tanto da superare da tempo la Nuova Zelanda nella produzione totale di actinidia. La produzione mondiale nel periodo si è attestata nel mondo mediamente intorno ad 1,8 milioni di tonnellate. I primi cinque paesi produttori sono Cina t, Italia t, Nuova Zelanda t, Cile t e Grecia t. Questi 5 paesi rappresentano circa l 87% dell offerta produttiva mondiale. Le esportazioni sono arrivate recentemente a livello mondiale a raggiungere 1,2 milioni di tonnellate a cui l Italia concorre con il 33%, la Nuova Zelanda con il 31%, il Cile con il 12%, la Grecia con il 5%, mentre la rimanente quota del 19% è ridistribuita fra gli altri paesi produttori. La produzione di kiwi è quindi molto concentrata e lo stesso si può dire per la situazione italiana dove, dalle ultime stime, si rileva una superficie di quasi ettari, concentrati per circa l 80% in quattro regioni così rappresentate: Lazio, 32%, Piemonte, 21%, Emilia-Romagna, 14%, Veneto, 13%, Calabria, 6%. Queste cinque regioni insieme producono circa l 86% della produzione nazionale. In riferimento al Lazio la produzione risulta concentrata prevalentemente nelle province di Roma e Latina, che in effetti, dal punto di vista territoriale rappresentano un tutt uno per questa coltura, La zona di Roma, prevalentemente a sud, vede aziende strutturate dove la coltura dell actinidia, trovando la zona vocata, ha generato un elevata specializzazione territoriale e produttiva, con positive ricadute sullo sviluppo socioeconomico e occupazionale, anche se permangono forti criticità inerenti la conservazione e lavorazione per valorizzare il prodotto in una prospettiva di marketing territoriale integrato. Infatti, mancando strutture di stoccaggio, lavorazione e commercializzazione, in particolare cooperative, il prodotto viene acquistato da organizzazioni provenienti dal nord Italia, soprattutto Emilia Romagna e Piemonte. Di conseguenza viene persa l opportunità di sfruttare appieno le potenzialità offerte da questo frutto in termini di conservazione, confezionamento e commercializzazione, assistendo anche, per questi motivi, al conseguente ritorno nelle catene commerciali della provincia del prodotto acquistato in zona, lavorato in altre regioni, e rispedito nella zona di produzione. Ovviamente, le realtà produttive ben affermate continuano a migliorare la loro specializzazione produttiva e la loro vocazionalità, in un processo che tende ad autoalimentarsi e autoimplementarsi, La vocazionalità per l Actinidia del territorio laziale è stata riconosciuta anche a livello europeo con la concessione 98

3 del marchio IGP del kiwi. Non tutto il territorio laziale si può fregiare di questo riconoscimento, ma solo alcuni comuni delle Province di Latina e di Roma, nella quale ultima sono stati individuati i seguenti: Ardea (parte), Pomezia (parte), Marino, Castel Gandolfo, Albano Laziale, Ariccia, Genzano di Roma, Lanuvio, Velletri. Lariano. Artena (parte), Palestrina, Zagarolo. San Cesareo, Colonna. Questa caratterizzazione del kiwi laziale proviene dopo lunghi anni di studi, riconoscimenti, analisi ed anche divulgazioni a livello giornalistico. Uno studio condotto nel 1990 dall Istituto Sperimentale per la Valorizzazione Tecnologica dei Prodotti Agricoli di Milano (Gorini et al, 1987), documentava in modo sperimentale le innegabili caratteristiche del kiwi ottenuto nelle zone sopra menzionate. Nel corso di questi 30 anni, sia la stampa quotidiana sia le riviste specializzate del settore a tiratura nazionale ed internazionale (Il Messaggero, Latina Oggi, Economia Pontina, L Informatore Agrario, Terra e Vita, Italia Agricola, Lazio Agricolo, Rivista di Frutticoltura, Asiafruit Magazine, solo per citarne alcuni) hanno seguito e dedicato ampi articoli al progressivo sviluppo dell'actinidia nella provincia di Roma e Latina, le quali offrono un habitat pedoclimatico ottimale e produzioni quanti-qualitative altamente competitive. Nelle prove di valutazione sensoriale condotte con l ausilio di un panel taste, dopo 3 mesi di conservazione frigorifera, i frutti maturi sono stati valutati per il grado di accettabilità che teneva conto dell'aspetto della polpa, del sapore e della sensazione di piacevolezza. I frutti del Lazio hanno registrato un grado di accettabilità molto elevato (Gorini et al, 1987). Questa maggiore piacevolezza e sapidità tipica di dolce-acidulo gradevole a completa maturazione deriva dalla combinazione di più fattori favorevoli alla coltura quali clima e suoli molto simili a quelli della zona di origine. È noto ed accertato che in alcune zone del comune di Roma segnatamente alle zone dei colli, la bontà dei frutti e lo stato vegetativo delle piante supera quelli di origine. Nei primi anni dello sviluppo di questa coltura, la remunerazione al produttore ha raggiunto livelli impensabili ed inimmaginabili, con quotazioni addirittura di lire al chilo. Nel tempo ovviamente questi prezzi sono rapidamente diminuiti, ma generalmente rimanendo a livelli senz altro più soddisfacenti della maggior parte delle colture frutticole, pur ovviamente con le dovute eccezioni, come ad esempio nell anno 1992 in cui i prezzi sono stati sensibilmente bassi e non remunerativi. Ma volendo sintetizzare, il motivo per cui i produttori della provincia di Roma hanno puntato molto sulla coltura dell actinidia, và ricercato essenzialmente nella sufficiente remunerazione ottenuta da questa coltura. Possiamo dire che la stabilizzazione dei prezzi di questi ultimi anni mostra una oscillazione media intorno ai e/q.le Su quanto delineato si inserisce oggi un fattore limitante di portata eccezionale su scala mondiale: in particolare dal , si è andata sviluppando una malattia batterica causata da Pseudomonas syringae syringae pv actinidiae già nota nel nostro paese ed in particolare nel Lazio con la prima segnalazione proprio in Provincia di Roma nel Fino al 2008, però, questo patogeno non rappresentava un pericolo reale, manifestandosi molto sporadicamente e soprattutto con un aggressività bassissima, bastando eliminare le parti infette per non vederne più i sintomi negli anni successivi. In seguito ad una mutazione dello Pseudomonas, come successivamente è stato verificato da ricerche scientifiche, questo batterio inizialmente ha attaccato pesantemente le varietà a polpa gialla, per poi aggredire in maniera 99

4 diversa (in particolare gli impianti giovani, ad esempio) la varietà verde Hayward. Cure nel vero senso della parola non ne esistono, per cui deve essere applicata una lotta integrata tra i fattori produttivi, operazioni agronomiche, gestione delle risorse idriche, nutrizione, potature ecc. per mettere le piante in condizioni di equilibrio. Dopo un inizio di previsioni allarmistiche che ipotizzavano addirittura la scomparsa della coltura dell actinidia (cosa per altro in effetti avvenuta quasi per intero per alcune varietà a polpa gialla), la situazione appare gestibile almeno per la varietà Hayward. Senz altro, al momento, un impatto sulla coltura c è stato in termini di ettari coltivati (espianti ci sono stati), ed i nuovi impianti hanno subito una battuta d arresto, avendo timore l agricoltore che il nuovo impianto possa ben presto manifestare la malattia e disseccare, vista la conclamata maggior sensibilità media degli impianti giovani. Di conseguenza la produzione totale ha subito una leggera contrazione sia per diminuzione di superfici produttive, sia, in certe annate, per eventi meteorologici favorenti la batteriosi e che in maniera alternata hanno interessato le diverse zone produttive. Riassumendo le possibili conseguenze negative dovute a questa malattia sono: espianti con diminuzione sensibile di produzione in particolare di varietà a polpa gialla, o varietà a maturazione precoce diminuzione di rese per ettaro dovute essenzialmente a pseudomonas viridiflava, in particolare in annate piovose durante la fioritura che provocano una scarsa impollinazione con disseccamento dei fiori Chiaramente, a fronte di diminuzioni produttive, i danni causati dalla batteriosi possono avere ripercussioni anche sul piano del valore della filiera agricola e in termini occupazionali. Ma uno scenario come sopra evidenziato crea comunque delle opportunità verosimili, in quanto: A livello economico, la minore disponibilità di prodotto dovrebbe conseguentemente determinare un innalzamento delle quotazioni di mercato. Nel lungo periodo, è ipotizzabile che aziende più specializzate riescano a mettere in atto più facilmente strategie idonee a contrastare la diffusione della malattia; tale processo potrebbe comportare un innalzamento della resa media. PUNTI DI FORZA PUNTI CRITICI Zona vocata, riconoscimento IGP Elevata qualità qualità organolettiche conservabilità Alto grado di specializzazione Vicinanza mercato di Roma, legati a densità elevata, più turismo Importanti opportunità offerte da filiera corta e km zero Normative europee che incentivano un offerta sempre più organizzata (O.P. ecc.) Eccellenti qualità nutrizionali Burocrazia eccessiva Mancanza credito Mancanza strutture di conservazione, lavorazione e commercializzazione Batteriosi Senilizzazione accentuata degli imprenditori e difficoltà di rinnovamento gestionale Scarsa funzionalità del consorzio di tutela del marchio I.G.P. riconosciuto dalla UE Avversione verso le forme di aggregazione dell offerta, con notevoli perdite di forza contrattuale 100

5 PUNTI DI FORZA Zona vocata/elevata qualità: come sopra esposto il kiwi ha trovato nella Provincia di Roma la zona ottimale per ottenere le migliori produzioni Grazie al clima, alla maggiore radiazione globale e la mancanza o quasi di gelate precoci si ha la possibilità di posticipare la raccolta fino alla seconda decade di novembre ed anche oltre. Ciò consente il raggiungimento nei frutti di un contenuto zuccherino di 6,5-7 gradi Brix alla raccolta pari a circa gradi Brix al consumo, ed una percentuale elevata di sostanza secca che si traduce poi in maggior serbevolezza ed ottenimento di un giusto equilibrio dolce acidulo nel frutto, ottenendo nel contempo una migliore e più duratura conservazione nelle celle frigorifere, tanto che il kiwi di queste aree può essere conservato e quindi venduto fino ai primi di giugno, quando il prodotto di altre zone mostra già problemi di tenuta della polpa alcuni mesi prima. Alto grado di specializzazione: grazie alla estesa diffusione di questa coltura, gli agricoltori hanno raggiunto un elevato grado di specializzazione in particolare in tutte le operazioni colturali legate alle fasi produttive, potendo vantare inoltre un offerta importante in termini di volume di prodotto biologico certificato. Vicinanza mercato di Roma/Filiera corta: la metropoli di Roma, con tutto il contorno delle attività di servizi (mense, ospedali, scuole, ecc) nonché del turismo cultural-gastronomico, rappresenta ovviamente un mercato di importanza strategica per le opportunità in fatto di quantità di prodotto che potrebbe essere consumato a km zero o quasi. PUNTI CRITICI Burocrazia eccessiva: gli adempimenti sotto i più svariati aspetti cui sono sottoposti ormai gli agricoltori, pur giusti ed apprezzabili, rappresentano senz altro una difficoltà nello sviluppo del settore, anche a causa del fatto che l agricoltore di per sé è poco portato, poco incline ad avere a che fare con pratiche burocratiche, spesso anche inutilmente troppo complesse e contradittorie, creando i presupposti per un impossibilità di adempiere a tutti gli obblighimettendo così il coltivatore in condizione di operare in situazioni di semiclandestinità. Inoltre i tempi eccessivamente dilatati con cui vengono erogati i contributi su normative agroambientali o PSR, costringono le aziende a fare fronte ad una scarsa liquidità. Mancanza di credito: in particolare con la crisi recente l accesso al credito, sia agevolato che non, da parte degli agricoltori è praticamente impossibile o molto limitato. Ciò mette in difficoltà l agricoltura non solo per l ordinaria gestione delle aziende, ma soprattutto in ordine ai nuovi investimenti, al rinnovamento dell azienda già strutturata, proprio in un momento in cui è assolutamente indispensabile essere orientati al mercato. Mancanza di strutture di conservazione, lavorazione e commercializzazione: questo è l aspetto più grave e specifico nel settore della frutticoltura ed in particolare della kiwicoltura. La Provincia di Roma vede l assenza o quasi di queste strutture, tipiche delle cooperative dell Emilia Romagna o del settentrione in generale, tanto che la maggior parte del kiwi prodotto nella provincia viene trasferito al nord dove viene stoccato, lavorato, confezionato e commercializzato, togliendo valore aggiunto al territorio della provincia dal punto vista agricolo, ma anche sociale, in quanto vengono perdute grandi opportunità occupazionali, tra l altro di elevata specializzazione. Stimando in q.li la produzione media annua di kiwi nella Provincia di Roma e considerando una capacità ordinaria di 2 q.li di prodotto confezionato all ora per persona ed aggiungendo un 20% di lavoro indiretto 101

6 (movimentazione, amministrazione, ecc), in termini occupazionali la Provincia di Roma perde circa giornate di lavoro annue, pari a 300 posti di lavoro stagionali, senza considerare l indotto generato da strutture di conservazione e lavorazione (fabbriche di cartone e di materiali vari da packaging, personale tecnico a supporto delle strutture frigorifere, ecc). Oltre a tutto, ciò si traduce anche in un dispendio di energie e di negative ricadute ecologiche a causa del trasporto, tradizionalmente operato su gomma, visto che il prodotto compie due viaggi, uno per andare grezzo al nord ed uno per tornare in loco ormai confezionato. Batteriosi: come accennato, questa malattia, che ha azzerato o quasi il kiwi a polpa gialla (ora si stanno testando nuove varietà se non resistenti, almeno tolleranti al batterio), rappresenta un temibile rischio per il futuro della coltura, anche se si deve dire che le misure messe in atto negli ultimi anni per la difesa, unita ad una maggiore tolleranza della vecchia varietà Hayward rispetto alle varietà a polpa gialla, lasciano ancora ampi spazi di prospettive positive Per sopperire o almeno ridurre l impatto dei punti di debolezza visti sopra sarebbe auspicabile una serie di interventi da mettere in campo allo scopo: Migliorare ed incentivare i collegamenti tra enti di ricerca e mondo della produzione: spesso i due mondi sono separati tra loro o quanto meno vi è la difficoltà di far giungere al mondo produttivo in modo semplice e chiaro i risultati delle ricerche intraprese nel campo dell agricoltura. Stimolare sostenendo, la creazione di strutture adatte alla conservazione e lavorazione della frutta. Incentivare e implementare una innovazione nel senso di adeguamenti strutturali e di know-how, eventualmente indirizzando le aziende verso un ricambio generazionale ove possibile. Integrare i nuovi soggetti in strutture commerciali come le O.P. o strutture coperative, capaci di una migliore penetrazione nei mercati e di esercitare una forza contrattuale non in possesso degli stessi soggetti se non in forma aggregata. Coordinare queste nuove realtà nell ambito del consorzio di tutela del marchio I.G.P. per avvalersi al meglio delle opportunità che questo può offrire. 102

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