Così la città si presenta agli occhi degli altri LA CURIOSITÀ. Quelle città unite dal nome IL FOTOGRAFO. Masturzo non ama i luoghi comuni L ARTISTA

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1 chiostro 20 marzo 2010 anno X n. II Periodico a cura della Scuola di giornalismo diretta da Paolo Mieli nell Università Suor Orsola Benincasa di Napoli www. unisob.na.it/inchiostro Simmo e Naples, paisà Così la città si presenta agli occhi degli altri Spedizione in A.P. - 45% art. 2 - comma 20/b - legge 66/92 - Filiale di Napoli Foto di Lorenzo Marinelli Mille facce di una metropoli dall anarchia all eccellenza di Giustino Fabrizio * Dalle ceneri di pizza pino e mandolino, l immagine di Napoli è risorta plasmandosi su un altro stereotipo: camorra e spazzatura. Molto più negativo, ma purtroppo anche molto più vicino alla realtà. Già prima della grande crisi dell immondizia, L espresso aveva dedicato alla città una profetica copertina choc: Napoli addio. Criminalità. Disoccupazione. Disagio giovanile. Viaggio nella città che non crede più nel futuro. Poi, sullo sfondo delle guerre tra i clan, è intervenuta la drammatica vicenda dei rifiuti ad assestare il colpo di grazia. Qual è oggi l immagine di Napoli al di là del Garigliano e al di là delle Alpi? È da questa domanda che ha preso le mosse questo numero di Inchiostro. Una persona non si può giudicare dall idea che ha di se stessa, a maggior ragione una città. Siamo andati quindi a scrutare i media stranieri, a interrogare gli istituti di cultura internazionali, a chiedere opinioni autorevoli. Abbiamo messo insieme cifre e fatti della politica, dell economia, della cultura, dello spettacolo e dello sport. Abbiamo interrogato stranieri che vivono qui e napoletani che operano all estero. Abbiamo cercato di capire che cosa significhi la parola Napoli anche per chi non ci è mai stato, come la gran parte degli abitanti delle altre città del mondo che si chiamano Napoli. Il risultato fa pensare a un patchwork. La città famosa per la sua fantasia offre tante facce, da quelle dei criminali internazionali al capitano della Nazionale di calcio che alza la coppa del mondo davanti a oltre un miliardo di telespettatori, dai politici che creano tumulti in Parlamento o finiscono sott inchiesta a un presidente della Repubblica specchiato e rispettato. Sporca e caotica come nessun altra in Italia, ma con punte di eccellenza che tutti le invidiano, Napoli è un pendolo che oscilla costantemente tra gli opposti. * Capo della redazione napoletana di Repubblica LA CURIOSITÀ Quelle città unite dal nome IL FOTOGRAFO A PAGINA 6 Masturzo non ama i luoghi comuni L ARTISTA A PAGINA 9 Rustici, nato qui nutrito dall universo A PAGINA 10 Tra le colline e il Golfo: una ricetta per ogni polis il Fratello di Abele Quasi vent anni fa, come a chiudere un periodo davvero buio dell immagine pubblica di Napoli e segnare l inizio, per la città, di una nuova era cui non sarebbe mancato l immaginoso e augurale nome di Rinascimento Napoletano, un ottimo storico di queste parti dava alle stampe un poderoso volume su Napoli e il Sud nell immaginario Barocco e Illuminista europeo. A leggere, in gran copia, i giudizi dei viaggiatori stranieri e italiani capitati da queste parti, si comprende come il viaggio a Napoli costituisse per i più una tormentosa escursione ai margini della notte, una sorta di pericoloso accesso ad un oscuro spazio di orrore, e quasi all abisso degli inferi in un luogo di ignoranza popolato di diavoli e masnadieri, ladroni e gran banditi. Ci voleva tutta la buona volontà di E.A. Mario e soprattutto la distanza tra cielo e terra perché, agli albori del secolo XX Napoli, potesse essere considerata, da due professori di mandolino, uno dei Duje Paravise. Certo in seguito abbiamo avuto il Rinascimento Napoletano (Ah, Vico! Coi tuoi ricorsi storici!!), ma poi quello successivo come si chiama, Rimorimento?!? Per capire l immagine attuale della città, riportiamo due ricette: Pane di Dante al sentire d olio delle colline toscane Prendete un bel pezzo di buon pane toscano che normalmente non sa di sale (essendo quello altrui che sa di pessimo sale e richiede per conquistarlo tante scale) cotto alla legna resinica di quelle colline benedette da Dio. Tagliatelo con un coltello possibilmente forgiato da quelle parti, dove ancora gli artigiani ripetono i sapienti gesti d arte dei metalli con cui Benvenuto Cellini forgiò la tabacchiera di Luigi XIV e il Ghiberti la formella del bel San Giovanni. Quando il pane nell aprirsi sotto il filo della continua a pagina 8

2 PRIMO PIANO pagina 2 inchiostro n Non solo camorra e munnezza «Napoli è un po una Grande Mela» di Ludovica Criscitiello e Antonio Frascadore Negli ultimi anni l immagine di Napoli sui giornali stranieri non è cambiata. Quotidiani inglesi, spagnoli e francesi, hanno ripercorso la storia di una città, sommersa dall immondizia e sotto il controllo della criminalità organizzata. I giornali inglesi mettono in luce un quadro drammatico. Il Times descrive una metropoli in cui la camorra domina da decenni la situazione dell immondizia in Campania. Da anni i clan hanno preso il controllo totale del ciclo dei rifiuti. Peter Popham, giornalista britannico e autore dell articolo, si sofferma sulla situazione di Pianura, sobborgo di Napoli in cui i cumuli di spazzatura raggiungono l altezza di otto-dieci metri e su Nola, Acerra e Marigliano, conosciuti all estero come il triangolo della morte a causa dell aumento dei tumori allo stomaco e alla prostata. La questione rifiuti è messa molto in risalto anche dall Indipendent. In un articolo del 24 marzo 2008 il quotidiano britannico punta l attenzione sulle conseguenze dell inquinamento nell ambito della produzione di mozzarella. Il prodotto caseario risulta avere elevati livelli di diossina che hanno diminuito l esportazione di mozzarella campana in tutta Europa. Rifiuti e malavita sono le due piaghe profonde di Napoli e di tutta la Campania anche per i principali quotidiani spagnoli. Lo afferma con convinzione Angela Rodicio, inviata della tv spagnola: «In Spagna si ha l idea di una Napoli caotica e disordinata, dove la camorra in molti casi la fa da padrone. Il libro di Saviano, infatti ha avuto una grande eco qui». El Pais, inoltre, punta l attenzione sulla denuncia allo stato e sui fallimenti del governo, dietro al quale si cela la camorra, principale beneficiaria degli introiti derivanti dalle discariche illegali. Sul giornale spagnolo si ipotizza, infatti, che la mafia risolva tutto ciò che non è risolto da Roma e diventi ogni giorno globale e minacciosa. Lo dimostrerebbero episodi raccontati e seguiti nello specifico: la notizia dell omicidio di Mariano Bacioterracino nel rione Sanità ha fatto il giro del mondo attraverso le immagini di un video e compare più volte sulle pagine di El Mundo, altro importante quotidiano spagnolo. «Nel video- scrivono sul giornale si vede un uomo con un berretto che esplode diversi colpi contro Bacioterracino, mentre questo aspetta davanti a un bar del rione Sanità, nel centro di Napoli». Il quotidiano spagnolo continua a seguire la vicenda. Facendo riferimento a quanto scrive il Corriere della Sera, El Mundo pubblica un secondo articolo sulla cattura di Costanza Apice, autore dell omicidio di rione Sanità. Da una visione negativa del capoluogo partenopeo si passa a una più moderata. Renzo Cianfanelli, inviato del Corriere della Sera a New York dal 2001, sostiene che almeno negli Stati Uniti l immagine del capoluogo partenopeo non è così catastrofica. «Con mia grande sorpresa - dice il giornalista - in questi ultimi tre anni ho visto pochissimi titoli sul problema rifiuti a Napoli. Qualcuno è apparso sul New York Times quando è scoppiata la polemica del 2007». Il cronista italiano tende, dunque, a smentire i colleghi stranieri e afferma che il sistema Italia è criticato proprio per la mancanza di attenzione alla storia, ai musei, alle opere d arte. «Gli americani si meravigliano di come utilizziamo il turismo e del poco rispetto che gli italiani rivolgono ai quadri, alle piazze, alle colonne. Per loro abbiamo tanto, ma sfruttiamo poco. In particolare a New York non si meravigliano molto per le sparatorie o gli omicidi conclude Cianfanelli la Grande Mela è un po come Napoli». Dalle macerie del dopoguerra all emergenza rifiuti sessant anni di miseria e nobiltà di Cristiano M.G. Faranna Napoli dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale Achille Lauro, sindaco dal 1952 al 1957 Giovanni Leone, capo dello Stato dal 1971 al 1978 «In sessant anni di Repubblica quel che si salva di Napoli nella percezione internazionale sono soltanto l immagine di piazza del Plebiscito liberata dalle auto e la testimonianza di Roberto Saviano». Luigi Necco, per 25 anni giornalista della Rai e voce critica dell universo partenopeo, ripercorre il cambiamento della rappresentazione della città al di fuori dei suoi confini commentando otto fotografie; dalle macerie del secondo dopoguerra allo squallore dei rifiuti, passando per politici, terremoti e icone sportive. «L immagine di Napoli dilaniata durante la Seconda Guerra Mondiale ebbe un grande impatto sul mondo intero perché la città subì più di 100 bombardamenti ed ancora oggi non tutte le vittime hanno un nome. Insieme con l umanità venne distrutta la cultura, ma da quelle macerie la cittadinanza seppe rialzarsi e formare la Resistenza che nel settembre del 1943 cacciò i tedeschi con le famose Quattro Giornate». Arriva il tempo della ricostruzione. L Italia sceglie la Repubblica. Napoli è in controtendenza, al referendum la monarchia pare ottenga più voti e in pochi anni Achille Lauro, armatore e patron del Napoli Calcio, diviene sindaco. «Sono stati 15 anni perduti, il fenomeno del laurismo sfruttò le illusioni della gente. Sotto la sua gestione la ricostruzione si trasformò nel sacco della città. Spese molto per il Napoli senza vincere nulla, ma offrì alle persone un cocktail inebriante di ritorno al passato e speranze di vittoria». Siamo negli anni Settanta, i terribili anni di piombo. Un napoletano, Giovanni Leone, sale al Quirinale. Giurista democristiano, la foto di lui che fa le corna in segno scaramantico per risposta ad un imprecazione fa il giro del mondo. «Fu un atteggiamento ingenuo. Leone non era all altezza di quei giorni difficili. Erano momenti in cui l Italia avrebbe dovuto cominciare a misurarsi da pari a pari con gli Stati Uniti ma rimanemmo semplici alleati fedeli». Il 23 novembre 1980 un terremoto colpisce l Irpinia. Il mondo si mobilita in soccorso della Campania e il malaffare la fa da padrone nella ricostruzione. «Verità e bugie, i paesi colpiti furono venti ma più di 600 ottennero i fondi. Napoli fallì. Alla rovina dei quartieri poveri rispose con le Vele di Scampia, dove è svanita la coesione sociale e la droga la fa da padrona». Napoli diventa protagonista nel calcio. Arriva Maradona, il genio del pallone. «L ennesimo esperimento negativo. Un giocatore irripetibile ma con un vizio terribile. Capimmo che la ribellione che lui suscitava non veniva dal rifiuto della società, ma era la conseguenza dell uso di cocaina. Le vittorie sul campo non ci tolsero la vergogna dalla faccia, come è stato detto». Anni Novanta. Tangentopoli spazza via la prima Repubblica, a Napoli governa Antonio Bassolino. Il presidente del Consiglio Ciampi sceglie la città come sede del G7. Inizia la cosiddetta rinascita. Emblema ne è piazza del Plebiscito che da parcheggio a cielo aperto ritorna spazio per la cittadinanza. «Senza

3 pagina 3 L immagine penalizza il turismo Stranieri in calo, un 2009 da dimenticare di Annalisa Perla Nel 2009 i ricavi di tour operator, albergatori e agenzie di viaggio in Campania hanno registrato perdite notevoli soprattutto per quanto riguarda il mercato estero. A Napoli e provincia sono in positivo solo i dati relativi agli arrivi e alle presenze di turisti italiani mentre calano di oltre il 10 per cento le presenze di stranieri. Questi i dati in linea con la crisi generale che il settore turistico italiano ha registrato nel 2009, un calo dei ricavi di oltre 10 punti percentuali, secondo le indagini dell Isnart, l Osservatorio del turismo di Unioncamere. Ma il 2010 potrebbe essere l anno della ripresa. Buone le premesse a giudicare dal successo dello stand Campania alla recente Borsa Internazionale del Turismo di Milano. L area espositiva ha registrato una grande affluenza da parte dei tour operator italiani e anche esteri. «Dopo un 2009 da dimenticare, un segnale positivo», afferma Dario Scalabrini, dirigente coordinatore dell Ente Provinciale del Turismo di Napoli, tra gli organizzatori dello stand campano alla Bit. Secondo Scalabrini il dato negativo dello scorso anno è legato soprattutto alla crisi globale che ha colpito tutti i settori produttivi. «Nel lungo periodo, tuttavia, mete come Napoli e dintorni paradossalmente potranno trarre beneficio dalla crisi perché soddisfano un target medio basso per disponibilità economica ma con interessi culturali, che rappresenta ormai la fetta di domanda più cospicua». L elemento vincente alla fiera milanese, secondo il dirigente coordinatore dell Ept «è stato l aver obbligato gli operatori a fare sistema, a presentare cioè pacchetti concreti, con un offerta combinata di hotel, guide ed escursioni». Tuttavia i dati relativi al turismo campano restano di gran lunga inferiori a quelli di altre regioni italiane, in primis Toscana, Veneto e Lazio. Scalabrini ritiene che il problema sia la mancanza di strutture adeguate come un buon sistema di accoglienza turistica, città pulite, strutture all avanguardia: «I fondi sono pochi e gli enti locali non riescono a coprire tutte le spese legate alla gestione, manutenzione e pubblicità dei siti turistici. In più c è un problema di marketing. Si è capito che promuovere il prodotto Campania nel suo complesso non dà i frutti sperati. E preferibile puntare sulle singole destinazioni. Ad esempio Sorrento, Capri, Ischia e soprattutto Pompei, hanno un grande appeal». Con questa tesi concorda Gino Acampora, amministratore unico della Acampora Tour, uno dei principali tour operator che tratta di incoming in Italia e in particolar modo in Campania. «Il problema spiega - è legato alla cattiva gestione amministrativa. L assenza di servizi adeguati, la mancanza di strutture di informazione turistica soddisfacenti insieme alla pessima pubblicità esportata nel mondo dalle immagini dell emergenza rifiuti, hanno disincentivato l ingresso di stranieri nella nostra regione». Il prodotto Campania attualmente è richiesto al 65 per cento da tour operator italiani. Fanno parte del restante 35 per cento di stranieri soprattutto inglesi, tedeschi, statunitensi e negli ultimi tempi russi. Anche il manager sorrentino, però, scorge segnali di ripresa, specie dal mercato estero. I primi mesi del 2010 hanno già fatto registrare ad albergatori e strutture extralberghiere i primi dati positivi. Piazza del Plebiscito, diventata zona pedonale nel 1994 riserve quest immagine diede al mondo l impressione che la città si liberava di un certo peso del passato. Ancora oggi rimane un segnale. Quando le piazze dei Quartieri Spagnoli e dei vicoli si libereranno dalla camorra allora piazza del Plebiscito sarà compiuta». Nel 2006 Giorgio Napolitano diventa il primo presidente della Repubblica proveniente dall ex Pci. È il terzo napoletano a ricoprire la carica. Necco fa una precisazione sul capo dello Stato: «Il presidente, sia pur partendo da Napoli, non è un icona propriamente partenopea. Rappresenta la Napoli intellettuale, capace di leggere Croce e Gramsci, ma al contempo una Napoli che ha distrutto l Italsider». Nell ultimo decennio tra i protagonisti della scena politica campana ci sono i coniugi Mastella con le loro vicissitudini giudiziarie. «Il classico esempio tutto napoletano di come quello che conta di più è la famiglia e il suo benessere. È l immagine che molti politici napoletani danno all esterno». Una donna anziana cammina tra cumuli di immondizia, metafora di un viaggio che dalle macerie della guerra giunge ad un ennesima catastrofe. «La munnezza ha cancellato quel poco di buono che si percepiva all estero. E come se un passato oscuro e indicibile uscisse da sotto al tappeto per ricoprire la nostra vita di immondizia. Per fortuna si è compreso che la colpa non è della gente, ma di un sistema politico ed imprenditoriale basato sulla corruzione». Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano 1980: terremoto in Irpinia Diego Armando Maradona : emergenza rifiuti in Campania

4 ECONOMIA E POLITICA pagina 4 inchiostro n Questi politici, quanto ci costano E spesso non si vive di solo stipendio di Angelo De Nicola, Egidio Lofrano e Francesca Saccenti La politica made in Italy fa scandalo. E quando le immagini fanno il giro del mondo non c è più scampo. II 24 gennaio scorso, la fotografia dell onorevole Tommaso Barbato, durante la seduta del Senato, invade la carta stampata. Il politico inveisce contro il collega Nuccio Cusumano, colpevole di aver dato fiducia al governo Prodi. Un faccia a faccia che finisce con uno sputo in faccia del senatore al collega. Cusumano è costretto a lasciare l aula a causa di un mancamento. L immagine diventa lo slogan pubblicitario della compagnia di Michael O Leary Calma! calma! c è posto per tutti affiancata dalla riproduzione di quel momento fatidico. Per Massimo Villone, che insegna diritto costituzionale all univesità Federico II «la trascrizione della politica italiana e la sua diffusione attraverso i media fuori confine hanno raggiunto un livello imbarazzante, fatto di battute e gesti curiosi da osteria. Siamo arrivati a un livello basso, adesso si può solo risalire: l emergenza rifiuti, le ultime vicende del capo della protezione civile Guido Bertolaso. Paghiamo un prezzo salatissimo, siamo al limite, possiamo finire sott acqua». Se l immagine dell Italia di Villone è apocalittica, quella della Campania non è certo delle migliori. Da tre mesi e mezzo il presidente del Consiglio regionale Sandra Lonardo, dopo lo scandalo dell Arpac, è costretta a risiedere a Roma dall obbligo di domicilio per concussione e agevolazione delle assunzioni. L immagine del suo esilio è fresca nella memoria collettiva, ma questo non le ha impedito di candidarsi alle prossime regionali. Altro tasto dolente della situazione politica, tema portato alla luce dagli autori de La Casta, Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo. Secondo lo studio, la Spagna per fronteggiare la crisi avrebbe ridotto i fondi a disposizione dei partiti, con un taglio di 17 milioni di euro, mentre in Italia la spesa è doppia. Un deputato italiano costa 1 milione 630 mila mentre in Spagna in totale 281mila euro. «Sebbene siano paragoni da prendere con le molle», come scrive il Corriere della Sera in un articolo del 15 novembre 2008 di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, i dati che emergono sono difficili da digerire. Lo stesso discorso vale per le campagne elettorali il cui bilancio è duro da affrontare. «Prima era il partito a governare le spese della campagna - spiega Villone -. Adesso invece la raccolta fondi viene affidata in parte al singolo candidato, mentre per quanto riguarda gli stipendi dei consiglieri comunali e regionali non ci sono grandi differenze di città in città. Non bisogna però dimenticare gli sprechi, figli Inchiostro Anno X numero 2-20 marzo 2010 chiuso in redazione lunedì 15 marzo Periodico a cura della Scuola di giornalismo diretta da Paolo Mieli nell Università degli Studi Suor Orsola Benincasa Direttore editoriale Francesco M. De Sanctis Condirettore Lucio d Alessandro Direttore responsabile Pierluigi Camilli Coordinamento scientifico-didattico Arturo Lando Coordinamento redazionale Alfredo d Agnese, Carla Mannelli, Alessandra Origo, Guido Pocobelli Ragosta Alessandro Di Liegro, Anna Lucia Esposito, Cristiano M.G. Faranna, Antonio Frascadore, Francesca Marra, Pasquale Napolitano, Romolo Napolitano, Livio Pane, Enrico Parolisi Annalisa Perla, Francesca Romaldo, Francesca Saccenti, Giulia Savignano. Spedizioni Vincenzo Crispino, Ciro Crispino, Alessandra Cacace tel Editore Università degli Studi Suor Orsola Benincasa Napoli via Suor Orsola 10 Partita Iva Redazione Napoli via Suor Orsola 10 tel /226/234 fax del malcostume, che non possono essere quantificati». Guadagni e sperperi dei politici sono problemi a lungo dibattuti e difficili da quantificare. Non sempre si vive solo di politica, soprattutto nei gradini più bassi della scala delle retribuzioni. Partiamo dalle Municipalità. Il Comune di Napoli è intervenuto nel 2005 sul decentramento amministrativo riducendo il numero delle Circoscrizioni da 21 a 10 e ognuna è composta da un presidente, un vicepresidente, 3 assessori e 30 consiglieri di Municipalità. Un presidente riceve uno stipendio annuale di euro netti mentre il compenso del vicepresidente e degli assessori ammonta rispettivamente al 75 e al 65 per cento di questa somma. I consiglieri ricevono un gettone di presenza (con un limite di 15 al mese) di 54,10 euro, che corrisponde ad uno stipendio annuo massimo di euro. Il Consiglio comunale è a sua volta composto dal sindaco e dal suo vice, da 16 assessori e da 60 consiglieri (la composizione di ogni città con più di di abitanti). Il primo cittadino Rosa Russo Iervolino ha un compenso di ,80 euro lordi l anno e gli assessori guadagnano in totale euro (che oscillano tra i euro del vicesindaco Sabatino Santangelo e i euro di 3 assessori). Il gettone di presenza per un consigliere comunale è di 97,61 euro ma il limite di guadagno mensile non può superare un quarto dell indennità di carica del sindaco, che significa ,95 euro annui. Le indennità annuali della Provincia sono di poco superiori: euro per il presidente, euro per il presidente del Consiglio provinciale mentre i 12 capigruppo consiliari e i 45 consiglieri provinciali sono retribuiti con gettoni di presenza del valore di 123,27 euro. Il tetto massimo dei gettoni mensili è 17, che porta ad un compenso complessivo massimo di ,08 euro. Infine la Regione. I compensi, al netto, sono forniti dai Parlamenti regionali e corrispondono all 80 per cento dello stipendio dei parlamentari. I presidenti di Consiglio e di Giunta tra indennità e rimborsi ricevono euro all anno, ognuno dei 12 componenti della Giunta ,56 euro e, passando per le varie cariche di presidente di commissione e capogruppo consiliare, si arriva ai 60 consiglieri regionali, che guadagnano euro di compenso annuo. A questi compensi bisogna sommare i premi di buonuscita in caso di mancata elezione. Nel 2005 la Regione ha pagato indennità per 4 milioni di euro ai 35 consiglieri regionali uscenti. Queste le cifre ufficiali, che non tengono conto dei possibili abusi e delle storture del sistema degli indennizzi e rimborsi. Due scandali hanno riguardato comuni campani nelle scorse settimane: San Giorgio a Cremano e Castellammare di Stabia. Nel primo caso ha destato clamore la richiesta di un rimborso per euro da parte di un consigliere comunale, sommando l indennità di funzione con l indennizzo nei confronti del proprio datore di lavoro, un azienda napoletana. A Castellammare 27 dei 30 consiglieri comunali sono invece indagati dalla Procura di Torre Annunziata per falso e truffa ai danni dello Stato. Avrebbero falsificato, complici 3 dipendenti del Comune che lavoravano come segretari, gli atti per risultare presenti nelle commissioni consiliari, ottenendo il compenso massimo in gettoni di presenza. «Fanno riflettere gli stipendi enormemente gonfiati dei manager e dei rappresentanti del Consiglio regionale», dice Guido D Agostino. «Ho fatto politica fino a dieci anni fa al Comune di Napoli e mi ricordo che lo stipendio medio non superava i euro mensili. Anzi in alcuni casi molto di meno», prosegue il docente di Discipline Storiche presso l Università Federico II di Napoli. Uno dei problemi più rilevanti è il dislivello degli stipendi dei politici in Campania. «Analizzando i dati sui costi della politica in Campania si evince che il rapporto spesa-guadagno è negativo. Chi vive solo di politica non può auto sovvenzionarsi per proseguire, costantemente nel tempo, nel suo viaggio attraverso Comune, Provincia e Regione. Per quanto riguarda invece gli esponenti che costituiscono il Consiglio comunale e provinciale sono appena sufficienti per il proprio sostentamento». Anche la lievitazione dei costi delle elezioni assume il valore di una spina nel fianco per chi è impegnato in attività politiche. «Quello che fa aumentare vertiginosamente i costi della politica, secondo il mio parere, è l illegalità. Bisognerebbe distinguere tra buona e mala politica. Può verificarsi la paradossale situazione in cui un esponente politico, per sovvenzionare la propria campagna elettorale, ricorra a introiti non proprio legali. La cosiddetta mazzetta è figlia di quel bisogno che ha l esponente politico di ricercare il proprio guadagno al di fuori della stessa attività politica». Secondo D Agostino svolgere una doppia attività per i politici potrebbe essere una soluzione al problema del negativo rapporto spesa-guadagno. «I consiglieri, i sindaci e i presidenti provinciali non dovrebbero svolgere solo l attività politica, ma abbinare tale attività a un secondo lavoro. Questo può contribuire a ridurre il fattore del guadagno illecito. Sicuramente il momento più facile, in termini di guadagno, per il politico è il passaggio dalla Provincia alla Regione. Lo stipendio cresce gradualmente e di conseguenza l esponente politico non dovrebbe più temere i costi della campagna elettorale». Fondamentali per D Agostino sono le motivazioni dei politici italiani. Se il guadagno è il solo ed unico scopo, l attività stessa non potrà essere né longeva né lecita. «Sono convinto che la prima vera motivazione di un politico italiano sia quella di dover portare a termine un proprio progetto per migliorare la vita degli elettori. Se si pensa solo ed esclusivamente al guadagno allora la carriera politica avrà sicuramente breve vita. Il politico quando raggiungerà i vertici, come ad esempio il Parlamento Europeo, potrà abbinare le soddisfazioni del proprio lavoro a un congruo guadagno. Questo però non deve mai distogliere l attenzione dall obiettivo di tutelare gli interessi degli elettori». In base al rapporto spesa-guadagno, che risulta essere negativo, il problema è la scelta d intraprendere la strada della professione politica nella Regione Campania. «Non conviene fare politica se si pensa solo al guadagno conclude D Agostino è preferibile che i politici svolgano una doppia attività capace di garantire la sovvenzione delle campagne elettorali». Caporedattore Jessica Mariana Masucci Capi servizio Paola Cacace, Ludovica Criscitiello, Egidio Lofrano, Violetta Luongo, Ernesto Mugione, Sergio Napolitano, Emanuela Vernetti Coordinamento fotografico Lorenzo Marinelli In redazione Marco Borrillo, Alberto Canonico, Anna Elena Caputano, Marco Cavero, Raffaele de Chiara, Emanuele De Lucia, Angelo De Nicola, Gennaro Di Biase, Registrazione Tribunale di Napoli n del 2/5/2001 Stampa Imago sas di Elisabetta Prozzillo Napoli via del Marzano 6 Partita Iva Progetto grafico Sergio Prozzillo Impaginazione Biagio Di Stefano Ecco i compensi dei dirigenti Tra i costi della politica bisogna annoverare gli stipendi dei dirigenti, pubblicati obbligatoriamente per la legge 69/2009 art.21 c.1 che impone la trasparenza a tutti gli enti istituzionali. Comune Di Napoli: I dirigenti sono 256 e guadagnano euro lordi all anno, comprese indennità e premi promozione. Provincia: Sono 57, compresi i 9 a contratto determinato, e hanno ricevuto in totale euro nel 2008, ultimi dati disponibili. Regione Campania: Il compenso annuo dei 316 dirigenti regionali è di euro.

5 pagina 5 Lo spreco delle risorse fa aumentare il debito pubblico La produzione arretra e lo sviluppo resta una chimera di Alessandro Di Liegro Nel 1993 termina ufficialmente l intervento straordinario per il Sud, iniziato negli anni Cinquanta, che ha avuto il suo apice nella creazione della Cassa del Mezzogiorno. È di pochi giorni fa la notizia della creazione della tremontiana Banca del Sud che, seppur in maniera diversa, tenta di perseguire lo stesso scopo di motore dell economia nel Mezzogiorno. Il quadro che gli studi statistici fanno dell economia della Campania é per molti versi allarmante. Sono sette anni che il Meridione cresce meno del Centro-Nord; il peggiore trend dal dopoguerra in avanti. I dati Svimez riportano una crescita negativa del prodotto interno lordo campano per l anno 2008 pari a 2,8 punti percentuali, a fronte della media nazionale del meno 1 per cento. L andamento negativo del pil ha interessato la totalità dei settori produttivi regionali: il dato peggiore è quello relativo alle costruzioni, con una perdita del 6,9 per cento, condizionato dal forte calo delle transazioni immobiliari e dagli investimenti in opere pubbliche. Anche il comparto dell agricoltura, classicamente uno degli asset di riferimento della regione, riporta un meno 1,9 per cento di media annua nel periodo , con una riduzione delle esportazioni del meno 12,62 per cento nel mondo rispetto all anno precedente. Comunque migliore dei numeri relativi all intero Mezzogiorno, il cui export perde 30 punti percentuali rispetto all anno passato. La Campania è la regione del Sud con il più basso Pil pro capite: ,2 euro contro i ,8 euro dell area ed è pari ad appena il 63,7 per cento del livello medio nazionale. Nel corso degli anni 2000, e soprattutto nel 2005, la regione ha mostrato una tendenza all aumento del divario con il Mezzogiorno e con il resto del Paese. Un altro indicatore storico rende l idea della situazione stagnante: nel 1951 il Mezzogiorno produceva il 23,9 per cento del Pil nazionale. A distanza di 60 anni la percentuale è cambiata di poco: 23,8 per cento. Dal 2002 le regioni meridionali hanno registrato una crescita sempre inferiore a quella del resto del Paese (0,6 contro 1 per cento). Secondo la Svimez, la quota di spesa pubblica in conto capitale effettuata nel Sud è passata dal 40,4 per cento nel 2001 al 35,3 nel 2007: un progressivo declino che nel biennio si stima sia sceso al 34,8 per cento, cifre lontane dal 45 per cento programmato nei documenti di politica economica. Si tratta di valori inferiori al peso naturale del Mezzogiorno che si valuta intorno al 38 per cento, dato dalla media tra quota di popolazione (35 per cento) e quota del territorio (40,8). La spesa corrente è aumentata del 4,5 per cento al netto degli interessi sul debito, con un incidenza sul Prodotto lordo che ha raggiunto il livello record del 40,4 per cento. «L assenza di risultati soddisfacenti in termini di crescita e di convergenza è in gran parte dovuta anche a una ridotta efficacia della politica regionale di sviluppo, che trova spiegazione in una dimensione della spesa pubblica assai inferiore a quanto programmato afferma Nino Novacco, presidente dello Svimez che continua: L analisi dei dati relativi alla spesa serve a smentire l idea, purtroppo assai diffusa anche nella pubblicistica, di un Sud inondato da un fiume di risorse pubbliche». Le entrate delle pubbliche amministrazioni sono cresciute di appena l 1 per cento, per effetto di una flessione del Pil rispetto al 2007 dell 1 per cento e delle misure di riduzione del carico fiscale, dall abolizione dell Ici sulla prima casa nonostante il vantaggio per le famiglie campane sia stato mediamente di 195 euro annui alla parziale detassazione degli straordinari e dei premi di produttività, decise dal Governo. L intervento pubblico straordinario, cioè ad hoc per il Sud, è in media pari allo 0,8 per cento. Tra i fattori responsabili del mancato sviluppo c è l andamento della produttività, troppo ridotto, anche perché legato a elementi di contesto fortemente deficitari nel Sud, come il capitale umano, le infrastrutture e il capitale sociale. Fra i provvedimenti più recenti quello relativo all emergenza rifiuti a Napoli. Il governo ha destinato alla risoluzione del problema circa 450 milioni di euro, a fronte dei 150 inizialmente previsti dal Dpef (documento di previsione economico-finanziaria) del Oltre alle entrate statali, l economia regionale viene irrorata dai fondi europei che giungono tramite i Por (piani operativi regionali). Dall ultimo piano strategico europeo scaturisce che fino al 2013 le casse campane riceveranno oltre 6 miliardi di euro. Dal 1999 al 2007 le entrate tributarie in Campania sono cresciute del 25 per cento, a fronte di un aumento del 16,9 per cento al Nord. Nonostante la forte crescita delle entrate tributarie, l ente Campania ha chiuso il 2007 ultimo anno rendicontato dalla commissione bilancio regionale con un passivo netto di quasi cinque miliardi e mezzo di euro. I conti non tornano: il debito pubblico della regione Campania dall inizio del nuovo millennio a oggi è aumentato di quasi il 500 per cento. Praticamente 900 euro di debito per abitante. Due banche per il Sud di Anna Lucia Esposito Dal 1995 il Banco di Napoli ha il gruppo dirigente a Torino. Svenduta, di fatto, all istituto San Paolo Imi e in seguito accorpata al gruppo Intesa, la banca simbolo del Mezzogiorno riesce solo nel 2007 a riappropriarsi del nome ma non delle proprie competenze. Non è un caso se alla presentazione del ritorno alla vecchia denominazione, Rosa Russo Iervolino si appella all amministratore delegato del gruppo Intesa per non impoverire ulteriormente il quadro dirigenziale del Banco. Cedute infatti tutte le filiali dell Italia settentrionale e centrale al gruppo torinese e persa sostanziale autonomia decisionale, del precedente istituto di credito rimane poco. Attualmente solo il marchio della più antica istituzione bancaria del Mezzogiorno ricorda la natura familiare e locale di un istituto di credito ormai defunto. L 8 aprile del 2009, approda alla presidenza del Banco di Napoli Enzo Giustino. Meridionale e meridionalista, ha un lungo curriculum di attività imprenditoriali, associative e culturali. «Oggi il Enzo Giustino Banco di Napoli è totalmente diverso - afferma - I rapporti con Intesa San Paolo si sono equilibrati e possiamo parlare di reale autonomia territoriale, finanziaria e amministrativa». L influenza della dirigenza torinese sulle scelte dell unica banca del Mezzogiorno rimane comunque forte. «Facciamo parte di uno dei più grandi gruppi d Europa - continua - Nessuna banca locale attualmente può dare le stesse garanzie del Banco di Napoli. E ciò è possibile esclusivamente grazie a Intesa San Paolo». In realtà la discussione sull inesistenza di istituti finanziari meridionali continua da anni. I toni si sono accesi soprattutto quest estate con l intervento del ministro dell Economia Giulio Tremonti e con il suo progetto di una banca del sud. La Banca del Mezzogiorno è stata infatti approvata a inizio dicembre con la legge finanziaria. I dubbi espressi sono stati tanti. La stessa votazione della legge alla Camera ha visto contrari i ministri meridionali Fitto e Prestigiacomo. In controtendenza Enzo Giustino: «L iniziativa di Tremonti è lodevole. Qualsiasi aiuto per il meridione è sempre ben accetto». E sui futuri rapporti tra Banco di Napoli e Banca del Mezzogiorno dice: «Opereremo sullo stesso territorio e sarà normale collaborare ma avremo competenze diverse». L intervista - Pietro Senesi «Bisogna dare garanzie a chi investe» di Sergio Napolitano Secondo il rapporto Uil sul lavoro sommerso, il fenomeno è una piaga che dilania, da sempre, la Regione Campania. I suoi effetti sono reali e devastanti. Nel 2009 il tasso di irregolarità lavorativa nazionale si è attestato al 15,6 per cento sul totale degli occupati coinvolgendo oltre 3,7 milioni di lavoratori. L economia sommersa ha prodotto nel 2009 un fatturato di oltre 154 milioni di euro, sottratti a ogni tipo di tassazione, con un incidenza sul Prodotto Interno Lordo del 10,3 per cento. Misurare l effettiva portata del lavoro sommerso è difficile; per questi motivi si può ricorrere solo a delle stime. Pietro Senesi, docente di economia politica presso l Università degli studi L Orientale di Napoli, delinea un quadro generale della situazione nel Mezzogiorno e in particolare nella città di Napoli. Il 2010 fa seguito a un lungo periodo di crisi economica globale. Secondo lei, la crisi quanto ha realmente influito su Napoli e la Campania? «In attesa dei dati Istat, possiamo esser certi che un calo del 5 per cento del Pil in termini reali e nazionali ha influito molto». Da persona esterna alla Campania, come valuta nel complesso il sistema economico campano? «La Campania abbonda in risorse, principalmente naturali e culturali, dalla fertilità della terra, alle acque, ai tesori artistici e culturali, fino all energia geometrica e solare. La numerosità della popolazione rende la Campania pesante in termini di consenso politico e questo attrae un grande flusso di finanziamenti pubblici. Con i problemi di debito pubblico che vagano per l Europa, un giorno i flussi di denaro potrebbero ridursi parecchio». Quali sono le maggiori criticità? A suo parere, quali sono le possibili vie d uscita? «La maggior criticità è il basso capitale pro capite dove per capitale intendo tutto ciò che aumento la produttività di una persona, dal capitale umano alle infrastrutture. Una via d uscita è detassare il risparmio e attrarre investimenti da altre aree geografiche garantendo i diritti di proprietà. Un investitore estero correrebbe l azzardo di acquistare quote di proprietà di un albergo quando una legittima, ma imprevedibile, inchiesta giudiziaria potrebbe decretarne il sequestro che per un investitore è equivalente a una espropriazione? Chi investe in Campania, che non è in grado di garantire nemmeno la disponibilità di un approdo per l America s Cup? La prima cosa è garantire i diritti di proprietà privata». Le istituzioni da dove dovrebbero partire? «Da se stesse. Dotarsi di incentivi compatibili che si propongono di raggiungere. La purezza d intenti e le dichiarazioni di alti valori sono inutili quanto generiche». In particolare, il lavoro nero/sommerso quanto deprime ulteriormente l economia napoletana? «È difficile affermare che il lavoro nero e sommerso deprime un economia. Non è il migliore dei mondi possibili. Tutti preferiremmo un economia che cresce di più senza lavoro nero e, probabilmente, si può vincere un elezione promettendo qualcosa del genere. Un economia di ministeriali con tutela sindacale e sostenuta dal debito pubblico certamente consumerebbe di più, ma il sommerso non deprime ulteriormente l economia napoletana a meno di aspirare ad un modello di economia composta da bottegai e costruttori». In percentuale qual è il rapporto tra lavoro sommerso e lavoro nero? Possono essere definiti due sistemi paralleli? «Non credo sia possibile stimare una percentuale affidabile. Le definizioni teoriche, giuridiche ed economiche, pongono diversi problemi amplificati nella scelta delle corrispondenti definizioni operative. Comunque, sono istituzioni socialmente diffuse e stabili poiché datore di lavoro e lavoratore trovano un accordo in cui si spartiscono il gettito fiscale che spetterebbe allo Stato. Questo equilibrio si diffonde fra situazioni di estremo sfruttamento e casi in cui il lavoratore non è del tutto vittima, né il datore di lavoro spietato sfruttatore. 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