Ritrovare la vita lasciata indietro, da cui si è stati costretti a fuggire. Ricostruire la propria identità, attraverso legami che si riallacciano.

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1 R Ritrovare la vita lasciata indietro, da cui si è stati costretti a fuggire. Ricostruire la propria identità, attraverso legami che si riallacciano. Passare dall impossibilità di rivedersi, dalle distanze e dalle separazioni forzate, alla vicinanza che riunisce il passato, il presente e il futuro.

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3 Ideazione grafica del progetto: Artigiani Digitali Editing: Inprinting srl - Roma Stampa: Arti grafiche - Pomezia 2

4 n INTRODUZIONE Indice Christopher hein Consiglio Italiano per i Rifugiati...pag. 5 n CAPITOLO I DIETRO IL RICONGIUNGIMENTO FAMILIARE DEI RIFUGIATI Fiorella rathaus e paola Di prima storie di vita...pag. 11 spunti e riflessioni...pag. 19 La prospettiva di coppia...pag. 22 La prospettiva dei figli...pag. 23 Fattori di protezione e facilitatori nel processo di ricongiungimento familiare...pag. 26 Bibliografia sul tema...pag. 30 n CAPITOLO II QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO maria De Donato, Daniela Di rado e Clara Fringuello la normativa internazionale e europea...pag. 37 il libro Verde sul Diritto al ricongiungimento Famigliare...pag. 43 il ricongiungimento Famigliare nell ordinamento italiano...pag. 47 Procedura di Ricongiungimento Famigliare...pag. 51 n CAPITOLO III DOVE LA PRASSI OSTACOLA IL DIRITTO maria giovanna FiDone...pag. 57 n CAPITOLO IV IL PUNTO DI VISTA DELL UNHCR FaBiola Conti...pag. 65 IL PUNTO DI VISTA DELL ECRE intervista a anne Bathily a Cura Di Valeria Carlini...pag. 75 n APPENDICE a Cura Di Carla romito nota metodologica...pag interviste a rifugiati ricongiunti...pag. 87 3

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6 Introduzione Christopher Hein un numero elevato di rifugiati deve affrontare la separazione forzata dai propri familiari. il rifugiato ha spesso dovuto lasciarsi alle spalle non solo il suo paese, il suo lavoro o studio, la sua casa, i suoi amici, ma anche moglie o marito, figli, genitori, fratelli, sorelle, zii, nonni, l insieme delle persone che costituiscono in tutte le culture la rete di affetti, di relazioni più strette, di sicurezza emotiva e spesso anche materiale. i motivi della separazione forzata sono diversi secondo le circostanze della fuga dal proprio paese e le condizioni individuali. possiamo comunque distinguere tre scenari diversi : primo, i familiari sono rimasti nel paese di origine, a causa di motivi di sicurezza o dell impossibilità economica a pagare il viaggio, o perché la fuga era stata concepita solo per un breve periodo. secondo, la partenza dal paese di origine includeva anche familiari che successivamente sono stati costretti a rimanere in un paese intermedio, di transito, di primo rifugio. Dopo la fine della guerra nei Balcani, la stragrande maggioranza dei rifugiati in italia non arrivava direttamente dal proprio paese, da un paese vicino, ma da lontano, dall afghanistan, dal Congo, dalla somalia. hanno dovuto attraversare diversi altri territori prima di arrivare in italia, visto che gli arrivi via aerea hanno avuto un impatto quantitativo molto limitato. anche durante la crisi nel nord africa del 2011, quasi tutti i rifugiati sbarcati in sicilia non appartenevano ad uno degli stati in conflitto, eccezione fatta per pochi cittadini libici e per i tunisini, nella quasi totalità comunque migranti economici. Dal 2002, un elevato numero di rifugiati ha tran- 5

7 sitato attraverso la libia, e prima ancora attraverso sudan, Ciad e altri paesi dell africa sub-sahariana. Durante questi viaggi, che spesso possono anche durare anni, alcuni componenti della famiglia sono dovuti rimanere indietro, non per ultimo per motivi economici. ho seguito il caso di una famiglia congolese con due figli piccoli. nel porto di tripoli, i trafficanti di persone hanno imbarcato solo la madre con una figlia, perché i soldi non erano ritenuti sufficienti per pagare il trasporto per tutti, e il padre implorò invano di non venir separato. il film mare chiuso racconta storie simili famiglie spezzate, familiari lasciati indietro in una terra sconosciuta ed ostile, totale incertezza sul futuro e su quando potersi rivedere. il terzo scenario, meno frequente, riguarda i rifugiati sur place persone che non possono più tornare nel proprio paese, a causa di avvenimenti avvenuti durante la loro assenza, un golpe, la presa di potere di un regime dittatoriale, una guerra o guerra civile. Quella che era pensata come una permanenza limitata all estero, per motivi di studio o di lavoro, si converte in una vera separazione a tempo indeterminato. in tutti i casi, la lontananza non voluta dai propri familiari condiziona profondamente la vita in esilio. rafforza la tendenza, comunque inerente alla condizione di rifugiato, di guardare indietro con un senso di perdita, e spesso anche con un senso di colpa. rende ancor più difficile intraprendere una nuova vita nel paese di asilo, pianificare il futuro, investire energie nella ricerca di lavoro e di casa, orientarsi in una cultura diversa. e per questo che il ricongiungimento familiare rappresenta una condizione fondamentale per l integrazione del rifugiato. D altra parte però è necessario un certo grado di integrazione per poter effettivamente procedere al ricongiungimento. Questa capacità economica di base è richiesta per legge ai beneficiari di protezione sussidiaria, ma è di fatto indispensabile per tutti i rifugiati per poter ricevere i familiari ricongiunti. il diritto al ricongiungimento familiare è limitato al nucleo in senso stretto : coniuge; figli minori non sposati; in casi eccezionali i genitori. il diritto rispecchia un concetto culturale di famiglia che è prevalente nel mondo occidentale anche se all interno della stessa europa l importanza del cerchio più ampio varia tra i vari paesi e perfino tra le diverse regioni dello stesso paese. per definire la famiglia viene imposto il modello della cultura superiore. il fatto che in molte culture la figura dello zio, fratello del padre in alcune culture anche il fratello della madre - può avere un ruolo più determinante che gli stessi genitori, non viene minimamente contemplato, per non parlare di sorelle e fratelli. Introduzione 6

8 Introduzione la normativa dell unione europea, come quella italiana, prevede il principio di unità di famiglia del rifugiato ma solo in quanto allo status giuridico dei familiari già presenti nello stato di asilo. il diritto al ricongiungimento familiare invece non è inserito nel catalogo dei diritti derivanti dallo status di protezione internazionale. il tema viene invece trattato nella Direttiva sul ricongiungimento Familiare. la logica è simile a quella della Direttiva sulla procedura : la richiesta d asilo può essere presentata quando la persona si trova sul territorio di uno degli stati membri. ma come arriva su tale territorio? sullo sfondo c è sempre la paura dell invasione. e quindi la paura che il ricongiungimento familiare possa essere abusato per far entrare chiunque nella fortezza. il principio dell unità di famiglia è sacrosanto ma si applica concretamente solo in favore delle persone già arrivate. se uno non ritiene che la frontiera dovrebbe essere abolita tout court e che la globalizzazione implica la libertà universale di circolazione delle persone e il sottoscritto non lo ritiene uno è costretto ad ammettere che ci vogliono regole, definizioni, procedure, requisiti, condizioni, filtri, controlli e quant altro. e uno si trova di fronte alla necessità di richiedere il test del Dna e il certificato di matrimonio civile con tanto di timbri e firme da parte delle autorità dello stato dal quale il rifugiato richiedente il ricongiungimento è fuggito e dal quale, per definizione consacrata nella Convenzione di ginevra, non può e non vuole avere la protezione. Come coniugare tutti questi aspetti la necessità emotiva e materiale del rifugiato di superare la solitudine; la necessità dello stato di asilo di mettere delle regole; la necessità di dimostrare, documentare il rapporto di parentela che in un modo o nell altro richiede delle certificazioni dallo stato di appartenenza del rifugiato; la necessità del rifugiato di disporre delle condizioni economiche per accogliere i propri familiari nel paese di esilio? le proposte e le raccomandazioni in questo volume sono piuttosto modeste di fronte a una sfida umana e umanitaria così esistenziale. si basano sulla normativa europea e nazionale vigente e non chiedono il rosengarten. intendono essere realiste e attuabili nel breve-medio periodo. e non si vergognano di fare un calcolo finanziario preciso: quanto costa allo stato, nel tempo, la non integrazione di un rifugiato, l emarginazione sociale e culturale; quanto guadagnerebbe lo stato invece con un rifugiato integrato che lavora, paga le tasse e i contributi sociali? e viceversa, quanto costerebbe allo stato favorire l integrazione e quindi il ricongiungimento familiare? 7

9 negli anni è emerso che un rifugiato, dopo un periodo di accoglienza impostata dall inizio verso l integrazione, in media, ha bisogno di un investimento iniziale di euro per trovare lavoro e casa, e altri euro per attuare il ricongiungimento familiare. Peanuts, in confronto al costo per la permanenza in un centro di accoglienza o in carcere. e questo, perché non si fa? per miopia, per mancanza di una visione lungimirante o a causa dell argomentazone di alcuni: come possiamo giustificare tale spesa se tanti dei nostri connazionali non hanno né casa né lavoro? più facile, perché meno evidente agli occhi dell opinione pubblica, buttare euro a persona in costi di accoglienza senza soluzione (46 euro a persona al giorno per 440 giorni e siamo davvero a questa assurdità! accoglienza per ben più di un anno!), invece di investire, poniamo anche euro a persona, per favorire un integrazione sostenibile. i rifugiati in italia, ci sono e ci saranno anche nel futuro. sembra ora che si possa superare finalmente l approccio emergenziale e l impiego di misure ad hoc l approccio prevalente da più di 20 anni a questa parte, nei confronti degli albanesi o dei somali; dei bosniaci o dei kosovari; dei curdi e degli iracheni; degli eritrei e degli afgani; e così via. Bisogna mettersi l anima in pace: l italia, volente o nolente, è diventata un paese d asilo più permanente. e così sarà, se vogliamo restare in europa, visto che siamo diventati, volendo o no, un paese di immigrazione. Quindi, meglio intraprendere una strada realista, investire, favorire l integrazione, prendere sul serio i bisogni vitali dei rifugiati, appoggiare la realizzazione del loro desiderio di ricominciare a vivere in esilio assieme ai propri familiari. siamo lontani dallo slogan del maggio 68 a parigi soyez réalistes demandez l impossible. noi diciamo: siamo modesti chiediamo ciò che per il momento appare possibile e che sarebbe già tanto. per lui, per lei, per la persona-rifugiata. Introduzione 8

10 CAPITOLO I Dietro il ricongiungimento familiare dei rifugiati Fiorella rathaus e paola Di prima 9

11 Durante una delle interviste riportate in appendice, mentre il padre rispondeva alle domande, la figlia di 7 anni appena ricongiunta a lui (insieme alla madre e al fratellino di 9 anni), disegna la sua famiglia appena ricostituita. In un primo momento nel foglio riporta solo se stessa, la madre e il fratellino. Alla domanda perché non c è il padre? la bambina risponde lo vedi proprio non c è spazio sul foglio. Insieme viene trovata la soluzione di disegnare la figura paterna su un altro foglio. Quando le viene proposto di unire i due fogli la bambina inizialmente esprime delle velate resistenze. Alla fine decide di accettare e partecipare al rito della riunificazione delle due parti della famiglia attraverso l utilizzo di graffette. Solo allora sembra quasi sentirsi sollevata e corre ad abbracciare il padre. 10

12 Storie di vita La storia di Marcel ogni sera marcel rientrando a casa dopo il lavoro viene accolto dall energico abbraccio di sua figlia. stenta a credere che la bambina di pochi anni che ha lasciato nel suo paese possa essere quella donna alta e robusta che lo travolge con gesti affettuosi. sono due persone che gradualmente stanno imparando a ri-conoscersi dovendo fare i conti con più di 10 anni di separazione. Mia figlia non ha avuto il tempo di giocare con me quando era bambina, e ora è come se dovesse recuperare il tempo perduto. La sera, quando arrivo mi salta al collo, con i suoi 60 chili e quasi mi butta per terra per l entusiasmo. E una strana sensazione, perché l avevo lasciata che era una bimbetta, e qualche volta anche io quando suono alla porta, mi aspetto che a venirmi incontro debba essere la bimba di allora. marcel è originario della sierra leone; è dovuto scappare dal suo paese senza avere nemmeno il tempo di salutare sua moglie e i suoi 3 figli. giunto in italia ha presentato richiesta d asilo e nel 2003 è stato riconosciuto rifugiato. ha vissuto per anni in italia mantenendo, con un esiguo guadagno, la famiglia in sierra leone. periodicamente continuava a sentirli telefonicamente; la vita in italia non è facile e spesso racimolare qualche soldo per telefonare diventa un problema molto serio. marcel racconta questo lungo periodo di separazione ripercorrendo le ansie e le preoccupazioni dovute sia alla precaria situazione lavorativa qui in italia che alla difficoltà di avere notizie dei suoi cari. 11

13 CAPITOLO I - DIETRO IL RICONGIUNGIMENTO FAMILIARE DEI RIFUGIATI in sierra leone era un ingegnere. ha con sé tutti gli attestati che dimostrano la sua competenza ed esperienza. ancora attende il riconoscimento dei suoi titoli da parte dello stato italiano. marcel ha dovuto abbandonare presto l idea di poter lavorare in italia nel settore di sua competenza e da 7 anni lavora come magazziniere. Storie di vita Quando sono arrivato 10 anni fa ho girato tanto per trovare un lavoro come ingegnere. Poi ho trovato questo posto come magazziniere perché dovevo pur vivere e pensare alla mia famiglia. Il lavoro è molto faticoso, pesante, non ho tempo per fare altro. Mi sveglio alle 5.00 e non riesco mai a tornare a casa prima delle 20. Una volta ho perso anche l ultimo treno da termini delle e ho passato la notte in stazione. A volte la cooperativa è indietro col pagamento degli stipendi, siamo a settembre e devo ancora prendere il mese di Luglio. In realtà lavoro 10/12 ore al giorno con contratto part-time in cui sono segnate solo 4 ore. Il resto mi viene pagato fuori busta. Quando ero giovane ero famoso anche come giocatore di calcio. Ero conteso da tutti, tante donne tanti amici con cui condividere le serate. le precarie condizioni economiche hanno costretto marcel a rimandare a lungo la concretizzazione del suo sogno di ricongiungimento familiare, e in fondo per tanto tempo ha anche continuato a sperare che un giorno sarebbe potuto tornare nel suo paese per ricostruire la sua vita da dove l aveva lasciata. la morte improvvisa della moglie ha costretto marcel a confrontarsi con l idea di un immediato ricongiungimento con i figli rimasti soli nel paese d origine. i figli sono stati coinvolti fin da subito nel progetto del padre e si sono mostrati immediatamente entusiasti. marcel non ha mai nascosto ai figli le precarie condizioni di vita in cui versava, cercando così di non alimentare grandi aspettative con il rischio di forti delusioni. In Sierra Leone, prima della mia fuga, i ragazzi erano cresciuti nel benessere. Non ho però mai fatto intendere qualcosa di diverso rispetto a quello che sono diventato adesso e come si è trasformata la mia vita qui. Sono sempre stato molto trasparente senza pretendere di essere migliore. Per cui non ho contribuito a costruire aspettative troppo elevate sono i miei figli sanno che li amo. Una volta mi hanno chiesto quanto ho messo da parte per loro, ma come faccio a risparmiare? Li vorrei rassicurare che andrà meglio spero che riusciranno a studiare, a trovare un lavoro a fare la loro strada. Mi piacerebbe cambiare casa perché il posto dove stiamo è vecchio, freddo e umido e per i ragazzi non va bene ma dovrei 12

14 CAPITOLO I - DIETRO IL RICONGIUNGIMENTO FAMILIARE DEI RIFUGIATI Storie di vita di nuovo anticipare i soldi della caparra. Il proprietario di casa già ora viene a chiedermi i soldi dell affitto, siamo al 3 del mese e lui è già dietro la porta questa cosa mi angoscia molto. a giugno del 2010 marcel richiede il nulla osta per il ricongiungimento che otterrà formalmente a febbraio i figli arriverranno in italia a dicembre Dopo che ho avuto il nulla osta pensavo di rivederli presto, desideravo tanto riabbracciarli, dopo 10 anni, vedere come erano diventati. Non mi aspettavo che l attesa sarebbe stata così lunga né che sarebbero stati necessari così tanti soldi. Raccogliere i documenti nel mio paese in vari Ministeri, come per esempio i certificati di nascita, e inviare i soldi sia per i documenti che per farli tradurre. Ho dovuto inviare i soldi per le spese del consolato due volte. Ho mandato 800 euro per 3 visti quando ciascuno ne costava solo 100 perché la prima volta i soldi non risultavano arrivati al consolato. Non avevo calcolato questa spesa extra e queste lungaggini. marcel racconta che ha dovuto fare i conti con la corruzione nel suo paese. per ottenere il visto ha dovuto inviare dei soldi ad una signora, che aveva contatti con il consolato, la quale per ben due volte non ha consegnato la somma prevista. marcel dopo aver chiesto aiuto al Cir affinchè intercedesse per sbloccare la situazione con l ambasciata, è riuscito ad inviare il denaro e ad ottenere i visti. mentre le procedure legali andavano avanti, marcel ha sentito l esigenza di iniziare a preparare da un punto di vista pratico l accoglienza per i suoi tre figli. Fino ad allora aveva sempre vissuto in piccole stanze a volte condivise con altre persone. la necessità di offrire ai figli una sistemazione adeguata ha indotto marcel a cercare una casa più adeguata. le difficoltà economiche in cui marcel versava erano tali da indurlo a chiedere aiuto al Cir per essere sostenuto nelle spese d affitto e nella caparra per la casa. l appartamento non è troppo grande ma è alla portata delle sue tasche. la vita di marcel con l arrivo dei figli è cambiata totalmente. racconta che prima aveva molto tempo libero per sé al di là del lavoro. marcel si rende conto che per garantire una vita dignitosa ai suoi figli qui in italia ha necessità di lavorare di più, dall altra parte però è consapevole che i figli hanno bisogno di passare del tempo con lui affinché si possa ricostruire la continuità familiare interrotta dalla fuga. Sono fuori tutto il giorno e posso stare con loro solo il fine settimana. Allora facciamo la spesa e cuciniamo insieme e li porto in giro. Prendiamo l autobus o il treno e andiamo a Ostia, Nettuno, una volta 13

15 CAPITOLO I - DIETRO IL RICONGIUNGIMENTO FAMILIARE DEI RIFUGIATI siamo stati anche a Roma, abbiamo girato tutta la notte. Passiamo un buon tempo insieme. la paura di non farcela con le spese quotidiane di casa ha indotto marcel a responsabilizzare i figli. gli affida compiti quali fare la spesa o pagare le bollette per fargli capire il valore dei soldi. Storie di vita Ogni giorno prendo i soldi e li divido, a ciascuno di loro affido un compito: li mando al supermercato a fare la spesa a pagare le bollette così si rendono conto come i soldi vanno via. Da quando sono con me, cerco di insegnare il sistema qui. Guarda la mia mano non è mai stata così rovinata.( ) Loro lo vedono, lo sanno. Mi dispiace che a volte sentano compassione per me. Sapevano come vivevamo bene quando ero in Sierra Leone e ora vedono la vita che faccio qui, gli sforzi che faccio, però sento che mi capiscono, mi sono vicini e si preoccupano per me. Mi dicono sempre papà non ti preoccupare dei soldi siamo qui, insieme. Mi danno molto coraggio. Mi rendono forte, perché devo investire in loro. Nella loro educazione e crescita perché possano raggiungere risultati a cui io non sono arrivato. marcel racconta che nonostante tutte le difficoltà materiali sapere la sua famiglia riunita e al sicuro rappresenta per lui una gioia immensa che gli dà il coraggio di affrontare i sacrifici necessari. la presenza dei figli lo incoraggia moltissimo e gli dà la forza di sperare in un avvenire migliore per loro. Le spese sono tante, la scuola, i libri, l affitto, i vestiti. Ora devo comprare scarpe nuove perché sono cresciuti, ma grazie a Dio, mi piace così! marcel racconta che per poter mantenere i suoi figli è costretto a lavorare molte ore al giorno e questa prolungata assenza quotidiana pesa molto sull equilibrio e l organizzazione familiare. sia per lui che per i figli la perdita della moglie ha inciso molto nella lenta ricostruzione del nucleo familiare sia da un punto di vista affettivo che organizzativo. negli ultimi tempi sta considerando la possibilità di risposarsi. Ma gestire da solo tutto questo, occuparmi del lavoro e dei ragazzi non è facile. Avrei bisogno di una persona che mi aiuti. Sento la mancanza di una figura femminile al mio fianco con cui condividere emozioni e preoccupazioni. marcel, dal momento dell arrivo dei figli in italia si è attivato per inserirli nel nuovo contesto. 14

16 CAPITOLO I - DIETRO IL RICONGIUNGIMENTO FAMILIARE DEI RIFUGIATI Storie di vita Quando sono arrivati in Italia, l inverno scorso, li ho inseriti a scuola: mia figlia in prima media, ma dovrà ripetere l anno. Il figlio medio al primo anno di un tecnico industriale e il figlio maggiore in una scuola professionale serale. Di giorno va in giro a vendere i biglietti per i bus turistici. E solo così per imparare qualcosa, avere contatti con le persone e guadagnare quel tanto per chiamare gli amici in Africa. Sentono la nostalgia per come si viveva lì, per tutte le persone che hanno dovuto lasciare. Spesso parlano dei nonni che si sono presi cura di loro dopo la morte della mamma. sembra anche un padre particolarmente consapevole di tutte le difficoltà legate all integrazione dei figli in italia. Mia figlia è timida, non parla la lingua, in classe non ha fatto nessuna amicizia e passa tutto il giorno ad aspettare in casa il mio rientro. Le piace giocare a tennis ed è anche molto brava a cantare. Mi sono informato ma i capi di gioco sono costosi e molto lontani da casa nostra e non posso accompagnarla perché lavoro tutto il giorno. Sono molto preoccupato perché non esce mai, ho chiesto a una vicina se durante il giorno mia figlia può andare da lei ad aiutarla con i bambini e a imparare come si pulisce casa. L ho rassicurata sul fatto che non volevo che fosse pagata, era solo un modo per farle vedere come funziona qui, per farla sentire più inserita e meno sola ma questa signora non si è mai fatta risentire. Il figlio di mezzo gioca a calcio, lo vengono a cercare e lo chiamano tutti Balotelli. E del 97 ma ha fatto la prova per entrare nella squadra di Aprilia del 96 e l hanno preso come prima punta. La Storia di Omar omar proviene dal Burkina Faso, ha ottenuto lo status di rifugiato nel 2008 e da circa un anno si è ricongiunto con la moglie e i suoi quattro figli. il nucleo familiare abita in una cittadina vicino Viterbo. la casa non è molto grande ma al momento il nucleo familiare non può permettersi di affittare un appartamento più confortevole. omar lavora come mediatore culturale presso una cooperativa ma non lavora tutti i giorni e spesso i pagamenti avvengono con estremo ritardo. Data la sua precaria situazione lavorativa omar ha difficoltà nel pagare l affitto, nel provvedere alle spese della casa e dell istruzione per i figli. Io qui in Italia non ho un lavoro fisso, ancora, e ho qualche difficoltà a pagare l affitto. Da un paio di mesi ci hanno anche tagliato il gas. ( ) 15

17 CAPITOLO I - DIETRO IL RICONGIUNGIMENTO FAMILIARE DEI RIFUGIATI Da solo avrei potuto anche arrangiare qualcosa, ma con loro no, non posso. Inoltre i bambini devono iniziare la scuola ora e, lì in paese, non c è una scuola pubblica, ma solo una privata che costa parecchio. Storie di vita omar racconta con nostalgia del suo passato lavorativo e della persona che era nel suo paese. ammette che in italia è al sicuro e che qui può vivere ma d altra parte dalle sue parole emerge un forte senso di frustrazione relativo alle sue aspettative disattese. In Burkina Faso ho lavorato per molto tempo presso una struttura che si occupava della difesa dei diritti dei minori, in tutta l Africa. Sono un ingegnere, lì avevamo tutto, qui niente. Certo qui in Italia ciò che ho trovato davvero è la vita, semplicemente. Io vivo! Lì non so cosa mi sarebbe potuto accadere. ( ) Ma qui mi sembra di aver perso la mia intelligenza. Mi sento limitato in tutto, anche se oramai parlo bene l italiano. ( ) Voglio riprendere il mio lavoro. Qui sono costretto a subire anche molte ingiustizie. Lavoro come mediatore culturale e non mi pagano, tanto per fare un esempio. So di avere delle capacità che voglio mettere al servizio della mia gente e della gente come me che è dovuta scappare. Ho appena finito di scrivere il mio libro, sui rifugiati, sull immigrazione. se da un lato omar ha dovuto rimodellare la sua identità lavorativa, adattandosi alle necessità del mercato del lavoro italiano, dall altro lato la presenza della famiglia in italia rappresenta per lui la possibilità di recuperare il passato, riscoprendo gli affetti di sempre. Immaginavo già che la situazione non sarebbe stata semplice, ma volevo vivere di nuovo con loro, rivederli e stare tutti assieme.(...) Stare qui da solo dopo dieci anni di matrimonio era impossibile. Era come se vivessi senza l anima, come se qui ci fosse solo una metà del tutto. l altra metà del tutto era stata lasciata da omar improvvisamente una mattina qualunque del Una mattina in Burkina Faso sono uscito come tutte le mattine per andare a lavoro. Ho salutato mia moglie e i bambini. Sono uscito di casa e non sono più ritornato. Il più piccolo aveva tre mesi. Dopo un po non mi ricordavo più neanche il suo viso. Non c è un momento più difficile nella vita di una persona, credo. la fuga di omar e la situazione di pericolo in cui versava l intera famiglia ha comportato una disgregazione del nucleo familiare; due 16

18 CAPITOLO I - DIETRO IL RICONGIUNGIMENTO FAMILIARE DEI RIFUGIATI Storie di vita figli sono stati affidati alla nonna paterna e gli altri due sono rimasti con la madre. la brusca separazione è stata vissuta molto male dalla figlia più grande di omar. È facile immaginare che agli occhi di una ragazzina di undici anni tale fuga improvvisa sia stata interpretata come un vero e proprio abbandono di cui è difficile cogliere il senso. Essere qui in Italia e sapere la mia famiglia lì era un disastro. Inoltre due figli vivevano con mia madre, i due gemelli invece con mia moglie. La mia figlia più grande, quella più legata a me, da quando sono dovuto scappare ha iniziato ad andare male a scuola, aveva perso la fiducia negli altri, e in me, suo padre. Poi abbiamo parlato, le ho spiegato, e ha capito. omar racconta di aver vissuto un periodo in costante apprensione per la vita dei suoi familiari. non appena ha potuto, infatti, ha avviato le pratiche per il ricongiungimento familiare ottenendo il nulla osta nel ( ) il mio obiettivo era riunirmi con mia moglie e i miei bambini. Solo l idea mi rendeva felice. Quando loro erano lì ero preoccupato per tutto. La salute, la loro stessa vita e la scuola. oltre alle preoccupazioni per la vita della famiglia durante il periodo di attesa per la finalizzazione della procedura, omar ha dovuto far fronte alle ulteriori ansie dovute alle complicazioni burocratiche incontrate. Da un punto di vista pratico abbiamo avuto qualche difficoltà perché nel nostro paese c è solo il consolato e non l ambasciata. Quindi per i visti e il resto, la mia famiglia doveva andare in Costa d Avorio, dove oltretutto c era la guerra. E non è così vicino. Tramite i legali del CIR, poi però, siamo riusciti a mettere in contatto l Ambasciata e il consolato e a risolvere tutto anche in poco tempo (...). Inoltre ho dovuto pagare io per i visti, 500 euro per tutti e non sono stato aiutato. L attesa per i visti è stata di un mese, credo siano i tempi burocratici normali. il tempo della separazione è stato vissuto diversamente dai componenti della famiglia. omar ha dovuto fare i conti da un lato, con le preoccupazioni legate all impossibilità di occuparsi direttamente dei bisogni materiali e affettivi di sua moglie e dei suoi figli e, dall altro lato, con le problematicità d ordine sia economico che culturale relative al lento processo di integrazione nel contesto italiano. la moglie di omar, nonostante fosse stata resa partecipe dal marito delle difficoltà da lui incontrate, non è mai riuscita, durante il periodo di separazione, ad 17

19 CAPITOLO I - DIETRO IL RICONGIUNGIMENTO FAMILIARE DEI RIFUGIATI immaginare e a comprendere fino in fondo la precarietà esistenziale del marito. la figlia più grande di omar, come già accennato, ha interpretato l assenza del padre come un abbandono. Storie di vita Mia moglie voleva venire, certo. Ma non mi credeva quando le raccontavo di tutte le difficoltà che ci sono qui in Europa e in Italia. Quando è arrivata ha potuto purtroppo rendersene conto da sola. Per le attese, sapevano che c era da aspettare. Mia figlia ha preso male la mia fuga. Adesso però ha capito e va meglio. Si è iscritta a scuola con un anno di ritardo, ma è una ragazzina intelligente e credo che presto si rimetterà in regola. adesso che la famiglia è riunita, omar, forte della sua esperienza, riesce ad anticipare le difficoltà che la moglie potrà incontrare; omar sa già che per la moglie non sarà facile adattarsi al nuovo contesto culturale e relazionale; Ambientarsi in un altra realtà, dover imparare un altra lingua e relazionarsi con persone diverse, per quanto riguarda mia moglie. I bambini credo che volessero solo ritrovare il padre. la presenza della famiglia in italia, nonostante tutte le difficoltà, permette ad omar di pensare ad un futuro; che questo futuro sia nel suo paese o che sia in italia, sembra non avere più un importanza dominante; le parole di omar lasciano pensare che l essenziale è che le due metà del tutto restino unite. 18

20 CAPITOLO I - DIETRO IL RICONGIUNGIMENTO FAMILIARE DEI RIFUGIATI Spunti e riflessioni le storie di marcel e omar ci portano per mano a toccare in modo inequivocabile la complessità e tortuosità del processo di ricongiungimento familiare per le persone in protezione internazionale e ci permette di estrapolare alcuni nodi fondamentali su cui riflettere. per i rifugiati la separazione forzata dalla famiglia (nucleare o allargata) costituisce una condizione relativamente comune e uno dei maggiori fattori di stress. anche se la separazione può caratterizzare tutti i processi migratori la rottura che caratterizza le famiglie dei migranti è qualitativamente diversa da quella sperimentata dalle famiglie di rifugiati (suarezorozco, todorova e louie, 2002). a differenza dei migranti volontari, i rifugiati non hanno né scelto di lasciare il loro paese d origine né hanno potuto decidere il paese dove rifugiarsi. le sollecitazioni e sfide connesse con la separazione dai propri cari in seguito alla migrazione forzata o volontaria sono quindi sostanzialmente differenti. appare evidente come in un contesto di migrazione forzata la separazione non preventivata, brusca e prolungata possa incidere profondamente sul benessere psico-fisico dei rifugiati e dei loro familiari e avere un impatto sui futuri comportamenti e relazioni. i rifugiati tendenzialmente sperimentano una sorta di perdita ambigua nei confronti di amici e familiari rimasti nel paese d origine. il concetto di perdita ambigua (Boss, 1991) si riferisce all impossibilità di elaborare il lutto quando si è di fronte alla perdita di familiari che sono fisicamente assenti ma psicologicamente presenti, amici e parenti che sono vivi ma di cui non sempre si conoscono le sorti e con cui è comunque interdetto un contatto diretto. il concetto di perdita ambigua è stato in particolare utilizzato nei confronti delle famiglie separate di rifugiati (lyuster, Qin, Bates, 19

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