Valori è un mensile di economia sociale, finanza etica e sostenibilità

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1 Valori è un mensile di economia sociale, finanza etica e sostenibilità Il Pil all angolo. Ue: nuovi indicatori entro il 2012 >IV La mappa delle misure del benessere alternative >VIII Quars: come si vive in Italia >XIII Qualità della vita: nuove sfide per l Istat >XIV Dal Consiglio d Europa: progettazione partecipata >XVI social watch Anno 9 numero 75 Dicembre 2009 Gennaio 2010 Supplemento di valori I.P. DEMÓSTENES USCAMAYTA AYVAR, UCODEP Addio Pil L egemonia del Prodotto interno lordo vacilla: non è in grado di misurare il benessere. Lo dice la Commissione europea. Un solo numero non basta, serve un set di indicatori. Nel mondo ne esistono molti, alcuni governi li stanno già adottando Con il contributo dell Unione Europea e con il sostegno della Provincia di Firenze

2 editoriale ocial Watch Nel 1995 un gruppo di organizzazioni della società civile fondò il Social Watch, per promuovere politiche che trasformassero in realtà le promesse delle Nazioni Unite, per ricordare ai governi gli impegni presi a livello internazionale per l inclusione sociale e l equità di genere e seguirne in modo indipendente l applicazione. Da allora ogni anno viene pubblicato un rapporto sui progressi e gli ostacoli nella lotta contro la povertà e per la parità fra uomini e donne. Oggi la rete è composta da organizzazioni di oltre 70 Paesi in ogni continente. Una rivoluzione Cambiare misura Cambiare il mondo a cura della Coalizione italiana Social Watch La coalizione italiana La coalizione italiana del Social Watch è stata tra le prime attive della rete internazionale, già dal 1996, grazie all impegno della Ong Manitese. Il primo rapporto pubblicato in italiano risale al 1998 e nel 2000 l Italia ha ospitato la prima assemblea generale del Social Watch a Roma. Coerentemente alla mission della rete a livello internazionale, la coalizione italiana si pone quale osservatorio sull attuazione di politiche nazionali rispetto ai due temi cardine del Social Watch: la lotta alla povertà e la parità di genere. La finalità ultima della coalizione non si esaurisce nel monitorare l operato del Governo, ma nel cercare di indirizzarne le scelte politiche secondo criteri di giustizia sociale. Per questo, oltre al rapporto annuale, il Social Watch promuove una serie di iniziative e di materiali a sostegno delle attività della società civile in Italia e di confronto con parlamentari e altri decisori pubblici. ACLI ASSOCIAZIONI CRISTIANE LAVORATORI ITALIANI Organizzazione che opera dal 1945 in Italia, in Europa e in alcuni paesi del Sud del mondo attraverso le sue iniziative e imprese sociali favorendo forme di partecipazione e di democrazia. ARCI Associazione nazionale di promozione sociale, costituita nel 1957, che opera in Italia e nel mondo per la diffusione del libero associazionismo dei cittadini come strumento per favorire la dialettica articolata della democrazia. CRBM CAMPAGNA PER LA RIFORMA DELLA BANCA MONDIALE Lavora per la democratizzazione e la profonda riforma ambientale e sociale delle istituzioni finanziarie internazionali, con un attenzione agli impatti ambientali, sociali, di sviluppo e sui diritti umani degli investimenti pubblici e privati dal Nord verso il Sud del mondo. FONDAZIONE CULTURALE RESPONSABILITÀ ETICA Fondazione culturale costituita da Banca popolare etica nel 2003 per divulgare la cultura della finanza etica in Italia, per favorire la formazione e la ricerca scientifica sull economia alternativa. LUNARIA Associazione senza fini di lucro, nata nel 1992, che svolge attività di ricerca, formazione e comunicazione sui temi dell economia solidale e del terzo settore, delle migrazioni e della globalizzazione. Promuove iniziative di volontariato internazionale e di politiche giovanili. MANITESE Ong di cooperazione internazionale che, dal 1964, realizza progetti di sviluppo in Africa, Asia e America Latina e promuove campagne di informazione e pressione politica su temi cruciali del rapporto tra Nord e Sud del mondo. UCODEP Ong italiana che lavora in Italia e in 20 paesi del Sud del mondo per combattere ingiustizia e povertà attraverso progetti di sviluppo locale, campagne di sensibilizzazione, interventi in casi di disastri naturali e crisi umanitarie e promozione del commercio equo e solidale. WWF La più grande organizzazione mondiale dedicata alla natura che, grazie a 5 milioni di persone, lavora in 100 Paesi del mondo. valori supplemento al numero 75 dicembre 2009 / gennaio 2010 mensile Registro Stampa del Tribunale di Milano n. 304 del direttore responsabile Andrea Di Stefano Questa pubblicazione è stata realizzata con il contributo finanziario dell Unione Europea; la responsabilità del contenuto di questo documento è da imputare unicamente alla coalizione Social Watch Italia e non riflette in alcun modo le opinioni ufficiali della Commissione Europea - EuropeAid. Questa pubblicazione è realizzata anche grazie al sostegno della Provincia di Firenze. stampa Publistampa Arti grafiche Via Dolomiti 12, Pergine Valsugana (Trento) Carta Respecta di Burgo Distribuzione, con fibre riciclate e fibre certificate FSC. Publistampa Arti grafiche è certificata FSC Chain of Custody CQ-COC Inchiostri con solventi a base vegetale. UNA RIVOLUZIONE SILENZIOSA, ma dagli impatti potenzialmente enormi sta avvenendo in questi mesi. In parte come risposta alla crisi globale, in realtà frutto di un percorso più lungo e perseverante di critica costruttiva al modello di misurazione dello sviluppo e alle sue conseguenze sui processi decisionali politici, il crollo del castello del Pil e la ricerca di nuovi indicatori, che, non solo lo sostituiscano, ma ne cambino anche il senso (da misura della ricchezza a misura della distribuzione della ricchezza, delle risorse, della qualità della vita) è, pur se ancora invisibile ai più, in corso. Certo, non sarà fragoroso come il crollo del muro di Berlino che nel giro di una notte ha cambiato la storia, ma le premesse di un cambiamento reale, nel modo in cui decisori politici, economisti (forse), imprenditori (speriamo) e semplici cittadini leggono lo stato di salute e di progresso del proprio Paese e del mondo, ci sono. Chissà quando se ne accorgeranno anche giornalisti e opinionisti e se in un prossimo futuro non troveremo (solo) il piatto e consunto Pil sulla stampa e nei telegiornali, ma anche qualche altra misura che ci dica qualcosa di più aderente alla realtà sulla nostra società e sulla terra in cui viviamo. Come Social Watch da 15 anni cerchiamo di verificare l operato dei governi rispetto agli impegni presi nelle sedi internazionali (in particolare i vertici delle Nazioni Unite degli anni 90 e dell ultimo decennio) proponendo anche altri sistemi per misurare e farci capire come stiamo e dove andiamo. Progressi e regressi partendo dai diritti umani, sociali e ambientali, perché, senza garantire quelli minimi e di base per una vita dignitosa, non si può neanche cominciare a parlare di progresso o sviluppo. Negli scorsi anni, come coalizione italiana del Social Watch, abbiamo cominciato ad affrontare il tema per individuare e promuovere altri indicatori, che possano completare, supplire se non sostituire (dove è stato usato impropriamente) il Pil e i suoi derivati. Con questa piccola pubblicazione, cerchiamo di condensare in poche pagine e dare uno strumento divulgativo sullo stato dell arte di quel che esiste oltre il Pil - che non è poco, ma spesso confinato agli addetti ai lavori - sperando che possa contribuire alla rivoluzione in corso. Il Pil è nudo, è ora di cambiarlo.. - ANNO 9 N.75 DICEMBRE 2009 / GENNAIO 2010 valori III

3 Il Pil all angolo Ue: Nuovi indicatori entro il 2012 Commissione europea, Ocse e il team di Stiglitz parlano con un unica voce: il Pil non può misurare il benessere. Solo un set di indicatori può riflettere la complessità della società. «N di Tommaso Rondinella e Elisabetta Tramonto ON POSSIAMO MISURARE i successi del Paese sulla base del Prodotto interno lordo. Il Pil comprende anche l inquinamento dell aria, la pubblicità delle sigarette. Mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte e aumenta quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari. Il Pil non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago». A pronunciare queste parole è stato Bob Kennedy nel Peccato che siano rimaste inascoltate, o quasi, e per quarantun anni il Prodotto interno lordo abbia continuato ad essere il punto di riferimento indiscusso per valutare le politiche economiche di un Paese e ad essere considerato, erroneamente, il metro di misura del benessere. Erroneamente perché, come disse il commissario europeo agli Affari economici, Joaquin Almunia, «non è nient altro che un indicatore delle performance economiche. Incapace, quindi, di distinguere se una transazione abbia un effetto negativo o positivo sul benessere». IV valori ANNO 9 N.75 DICEMBRE 2009 / GENNAIO 2010 Oggi l intoccabilità del Pil sembra in procinto di sgretolarsi. I primi cigolii hanno iniziato a farsi sentire due anni fa, quando, il 17 novembre del 2007, la Commissione europea, insieme a Parlamento, Ocse e Wwf, ha organizzato la conferenza Beyond Gdp (Oltre il Pil), denunciando i limiti di questo indicatore nel misurare l efficacia delle politiche dei governi di tutto il mondo. Oggi è arrivato il colpo di grazia, con un attacco incrociato al Pil, sferrato tra agosto e ottobre da tre organizzazioni internazionali: la Commissione europea, l Ocse (in inglese Oecd, l organizzazione internazionale per la cooperazione e lo sviluppo economico, con sede a Parigi) e la cosiddetta Commissione Stiglitz, creata all inizio del 2008 dal presidente francese Nicolas Sarkozy proprio per studiare delle alternative al Pil per misurare il progresso di una società. Dalla Commissione europea Il prodotto interno lordo [ ] rimane la migliore unità di misura dello stato di salute del mercato economico. Tuttavia non è stato concepito per misurare con accuratezza il progresso economico e sociale a più lungo termine e, in particolare, la capacità di una società di affrontare questioni quali i cambiamenti climatici, l uso efficiente delle risorse o l inclusione sociale. È questa la sentenza scritta nero su bianco dalla Commissione europea: una Comunicazione, inviata lo scorso 20 agosto, al Parlamento e al HENRI ALAIN SEGALEN / TOP / EYED Una strada affollata a Busan, in Corea del Sud. Dal 27 al 30 ottobre scorsi ha ospitato il terzo Forum del Global project on measuring the progress of the societies. Consiglio, intitolata Non solo Pil Misurare il progresso in un mondo in cambiamento, (si può scaricare la versione in italiano dal sito La Commissione in pratica condanna il Pil come unico riferimento per misurare il progresso di un Paese: Esistono validi motivi per completare il Pil con statistiche che riprendano gli altri aspetti economici, sociali ed am- Molti guardavano la crescita del Pil americano nel 2000 e dicevano: Quanto state correndo veloci! Dobbiamo imitarvi. Ma non era una crescita sostenibile o equa. Anche prima dello scoppio della crisi negli Usa molte famiglie stavano già male. E stato un decennio di declino per la maggior parte degli americani Joseph Stiglitz, 2009 CALENDARIO: LE TAPPE PER DIMENTICARE IL PIL. NOVEMBRE 2004, PALERMO: PRIMO FORUM MONDIALE DELL OCSE STATISTICS, KNOWLEDGE AND POLICY L Ocse lancia la sua attività per promuovere lo studio e la condivisione di informazioni tra Paesi per individuare un nuovo sistema di indicatori del benessere e del progresso. Intendeva coordinare le diverse iniziative che erano già state avviate a livello nazionale.. GIUGNO 2007 ISTANBUL: SECONDO FORUM MONDIALE DELL OCSE Il secondo appuntamento porta alla dichiarazione di Istanbul per misurare e promuovere il progresso delle società. Nella quale vengono messe nero su bianco le intenzioni dell Ocse di individuare degli indicatori di benessere e progresso che possano orientare le decisioni politiche dei governo : NASCE IL GLOBAL PROJECT ON MEASURING THE PROGRESS OF SOCIETIES L Ocse avvia un progetto specifico per la creazione dei nuovi indicatori del progresso. Partner dell iniziativa sono: Banca Mondiale, Undp, Unicef, Ilo, Inter-American Development Bank, Commissione europea. NOVEMBRE 2007: BEYOND GDP La Commissione europea, insieme a Parlamento europeo, Club di Roma, Wwf e Ocse, organizza a Bruxelles una conferenza internazionale dal titolo Beyond Gdp, Oltre il Pil, durante la quale annuncia la sua intenzione di proporre un integrazione al Pil e entro il 2009 una prima bozza di nuovi indicatori del progresso.. LUGLIO 2009, L AQUILA: RIUNIONE DEL G20 Nella relazione finale viene inserita una richiesta rivolta ai Paesi membri di: incoraggiare il lavoro sui metodi di misurazione per tenere maggiormente in considerazione dimensioni sociali e ambientali dello sviluppo economico.. AGOSTO 2009, COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE EUROPEA A PARLAMENTO E CONSIGLIO La Commissione europea dichiara che il Pil è un indicatore insufficiente per misurare il progresso e da appuntamento al 2012 ai governi perché propongano delle alternative. In alcuni casi dopo un atto non vincolante come una Comunicazione può seguire un atto formale e vincolante come un regolamento o una direttiva.. SETTEMBRE 2009, PUBBLICATE LE RACCOMANDAZIONI DELLA COMMISSIONE STIGLITZ Nel febbraio del 2008 il premier francese Sarkozy incarica una commissione di 22 esperti, guidata dai tre premi Nobel Joseph Stiglitz, Amartya Sen e Jean-Paul Fitoussi, di individuare nuovi indicatori del benessere e del progresso. A settembre arriva il rapporto con cui la Commissione propone un set di indicatori invece del solo Pil.. OTTOBRE 2009, BUSAN (COREA): TERZO FORUM MONDIALE DELL OCSE Il titolo del terzo forum mondiale è: pianificare il progresso, costruire scenari, migliorare la vita. Le conclusioni della Commissione Stiglitz sono accolte e abbracciate da tutti: un vasto parterre composto da ministri e rappresentanti dei governi da tutto il mondo, università, tutti i principali istituti di statistica, Ong e istituzioni internazionali come Banca Mondiale, Onu e Commissione europea. ANNO 9 N.75 DICEMBRE 2009 / GENNAIO 2010 valori V

4 bientali dai quali dipende fortemente il benessere dei cittadini, si legge nella Comunicazione, in cui la Commissione europea elenca i motivi per cui il Pil non è sufficiente e definisce un percorso, con tanto di scadenze, per arrivare a nuovi indicatori. L appuntamento è fissato per il Per quella data la Commissione e i diversi Paesi dovranno aver elaborato degli indicatori che integrino il Pil. Le politiche nazionali e comunitarie saranno valutate sulla loro capacità, o meno, di raggiungere i suddetti obiettivi (sociali, economici ed ambientali n.d.r.) e di migliorare il benessere dei cittadini europei. Non un solo indicatore, ma un set Nel frattempo anche la Commissione sulla misurazione della performance economica e del progresso sociale, guidata dal premio Nobel per l Economia Joseph Stiglitz, aveva finito il suo lavoro, durato quasi due anni. Preoccupato per l esito dei sondaggi, secondo cui il livello di fiducia dei francesi nei confronti delle statistiche ufficiali era bassissimo, nel febbraio del 2008 il presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy aveva chiamato a raccolta 25 economisti, tra cui cinque premi Nobel oltre a Stiglitz, anche Amartya Sen, Jean- Paul Fitoussi, Daniel Kahneman e Kennet Arrow e il nuovo presidente dell Istat Enrico Giovannini (vedi INTERVISTA a pag. VIII), per studiare nuovi indicatori del progresso, che fossero percepiti dalla gente come più vicini alla realtà. Risultato: un rapporto da 290 pagine (scaricabile dal sito presentato il 14 settembre scorso. La commissione Stiglitz è arrivata alla conclusione che un solo indicatore non sia in grado di rappresentare la complessità della società moderna e ha proposto, come alternativa al Pil, un set di indicatori, basato su più dimensioni, che la Commissione ha elencato: le condizioni materiali (reddito, consumi e ricchezza), la salute, l educazione, il lavoro e il tempo libero, la partecipazione politica, le relazioni interpersonali, l ambiente e l insicurezza (economica, ma anche in senso più ampio). Con una dimensione extra, trasversale: la sostenibilità. Questo set di indicatori deve però essere definito attraverso un processo democratico con i rappresentanti delle diverse componenti della società. Per questo motivo la Commissione Stiglitz non ha consegnato al premier francese il set di indicatori, ma solo delle istruzioni per l uso, con una richiesta: ai governi nazionali viene richiesto di istituire della tavole rotonde per individuare in modo condiviso gli indicatori del progresso eco- UN PIANO IN CINQUE MOSSE NELLA SUA COMUNICAZIONE A PARLAMENTO E CONSIGLIO, la Commissione europea fornisce anche 5 indicazioni pratiche su come costruire un nuovo sistema che misuri il progresso in modo realistico. 1. COMPLETARE IL PIL CON INDICATORI AMBIENTALI E SOCIALI I nuovi indicatori dovranno includere dimensioni come la coesione sociale, l accesso a beni e servizi primari a prezzi abbordabili, l istruzione, la salute pubblica e la qualità dell aria. Per il 2010 la Commissione promette una versione pilota di un indice di pressione ambientale, che consideri cambiamenti climatici, consumo di energia e di acqua, biodiversità, inquinamento, produzione di rifiuti. 2. FORNIRE INFORMAZIONI QUASI IN TEMPO REALE A SOSTEGNO DEL PROCESSO DECISIONALE Parola d ordine: tempestività, affinché le decisioni dei governi possano basarsi su informazioni aggiornate. Un esempio: l Ozone web, con cui l Agenzia europea dell ambiente (Eea) fornisce dati sulle concentrazioni nocive di ozono. 3. OTTENERE INFORMAZIONI PIÙ PRECISE SU DISTRIBUZIONE E DISEGUAGLIANZE Pil e Pil pro capite non forniscono indicazioni sulla distribuzione della ricchezza in un Paese. Ma gli strumenti per valutarla ci sono, nei conti nazionali: il reddito, l istruzione, la sanità, la speranza di vita. 4. ELABORARE UNA TABELLA EUROPEA DI VALUTAZIONE DELLO SVILUPPO SOSTENIBILE Entro la fine del 2009 la Commissione europea intende presentare una versione pilota di una tabella di valutazione dello sviluppo sostenibile. 5. ESTENDERE I CONTI NAZIONALI ALLE QUESTIONI AMBIENTALI E SOCIALI Appuntamento al 2013 perché tutti i Paesi europei abbiano, accanto ai conti nazionali, una contabilità economico-ambientale integrata: Conti fisici ambientali per il consumo di energia, la produzione e il trattamento dei rifiuti e conti monetari per le sovvenzioni ambientali. nomico e sociale. Non solo: un ultimo punto fondamentale per la Commissione di economisti è la comunicazione: «Bisogna sviluppare dei modelli e degli strumenti che possano aiutare gli istituti di statistica e le tavole rotonde dei singoli Paesi a comunicare con la gente. Strumenti semplici, che la sera a tavola una famiglia possa ascoltare al telegiornale. Solo così potrebbero contribuire a comprendere la situazione di un Paese e a cambiare i comportamenti», spiega Enrico Giovannini. Il messaggio dell Ocse Un ulteriore passo avanti nel percorso di allontanamento dal Pil è stato compiuto alla fine di ottobre, a La sede del terzo forum mondiale dell Ocse i partecipanti da oltre 100 Paesi. Busan, 2009 L ambiente va visto come uno degli asset fondamentali dell economia. In futuro dobbiamo abbandonare la logica dell avere a tutti i costi. L incremento del Pil non deve né può essere l unico obiettivo Busan, in Corea, dove si è tenuto il terzo forum mondiale dell Ocse Statistics, knowledge and policy (statistica, conoscenza e politiche), dal titolo Charting progress, building visions, improving life: pianificare il progresso, costruire scenari, migliorare la vita. Dal 2004 L Ocse è impegnata in un intensa attività per mettere in discussione gli indicatori per orientare le politiche pubbliche. Sotto la spinta dell allora capo statistico Enrico Giovannini (oggi presidente dell'istat) ha lanciato il Global Project for measuring the progress of societies, un ambizioso progetto per la ridefinizione in scala globale degli indicatori per misurare il benessere, lo sviluppo e la qualità della vita. Partner dell iniziativa sono, oltre all Ocse: Banca Mondiale, Undp, Unicef, Inter- American e Development Bank. Il Global Project è arrivato ad una conclusione «che non si discosta di molto da quella della Commissione Stiglitz», racconta Enrico Giovannini, che ha partecipato a entrambi i tavoli di lavoro. Anche in questo caso viene proposto non un unico indicatore, ma un set di parametri a più dimensioni (vedi BOX a pag. IX), in base ai quali definire e misurare il progresso. A settembre sono stati presentati i risultati, ma il momento importante è stato a Busan. «Innanzitutto per il parterre dei partecipanti ministri e rappresentanti dei governi da tutto il mondo, università, i principali istituti di statistica, Ong e istituzioni internazionali come Banca Mondiale, Onu e Commissione europea che dimostra un interesse diffuso verso questo argomento e una maggiore consapevolezza del percorso da effettuare», racconta Giovannini. «Dall Italia è arrivata una presa di posizione importante: il presidente del Cnel (Consiglio nazionale dell economia e del lavoro), Antonio Marzano, che è anche presidente dell associazione internazionale che raggruppa gli istituti omologhi al Cnel (l Iaescsi, International association of economic and social councils and similar institutions), si è fatto promotore a livello internazionale della creazione di tavole rotonde in ogni Paese, come richiesto dall Ocse, per ragionare sul set di indicatori per misurare il progresso. Iniziative di cui, ha suggerito Marzano, i consigli nazionali dell economia e del lavoro siano promotori e incubatori».. Se ci si rende conto di aver costruito la propria casa sulle sabbie mobili non basta rafforzare il suolo. Bisogna spostarsi. Le nostre economie, costruite sul mito del Pil, stanno crollando di fronte alle crisi economica ed ambientale. Abbiamo bisogno di fondamenta più solide sulle quali costruire una vita migliore Financial Times, 18 settembre 2009 VI valori ANNO 9 N.75 DICEMBRE 2009 / GENNAIO 2010 ANNO 9 N.75 DICEMBRE 2009 / GENNAIO 2010 valori VII 3RD OECD WORLD FORUM Robert Costanza, professore di Economia ecologica all Università del Vermont SERVONO NUOVI METODI STATISTICI LA COMMISSIONE STIGLITZ entra nel merito della questione: misurare il progresso e fornisce agli istituti di statistica dodici raccomandazioni. 1. Per valutare il benessere materiale bisogna analizzare i redditi e il consumo, piuttosto che la produzione. 2. Impostare l analisi dal punto di vista delle famiglie; prendendo cioè in considerazione tasse, prestazioni sociali e servizi forniti dallo Stato, come la sanità e l istruzione. 3. Tenere in conto il patrimonio delle famiglie, distinguendo, cioè tra chi spende tutto per consumi, accrescendo il benessere immediato, e chi invece risparmia per il benessere futuro. 4. Dare più importanza alla distribuzione dei redditi, dei consumi e della ricchezza, non ricorrendo quindi a medie matematiche, che non tengono conto della differenza di reddito tra i più ricchi e i più poveri. 5. Estendere gli indicatori alle attività non legate direttamente al mercato. Attività come fare le pulizie in casa o accudire neonati, fanno parte della produzione economica di una famiglia, ma che vengono prese in considerazione dalle statistiche se non svolte da personale salariato. 6. Migliorare la valutazione di sanità, educazione e condizioni ambientali, mediante calcoli oggettivi e strumenti a carattere soggettivo (sondaggi). 7. Valutare in maniera esaustiva le ineguaglianze rispetto alla qualità della vita, calcolando le differenze fra persone, sessi, generazioni, con una particolare attenzione alle condizioni di vita degli immigrati. 8. Realizzare indagini per capire come le evoluzioni in un settore della qualità della vita abbiano ripercussioni su altri. 9. Gli istituti di statistica dovrebbero fornire le informazioni per aggregare le diverse dimensioni della qualità della vita per creare una misura sintetica. 10. Gli istituti di statistica dovrebbero anche cercare di integrare nelle inchieste sulla qualità della vita dati sull evoluzione effettuata da ogni cittadino nel corso della propria esistenza. 11. Valutare la sostenibilità del benessere. 12. Stabilire indicatori precisi che quantifichino le pressioni ambientali.

5 Busan 2009: un passo in più verso i nuovi indicatori del progresso Dal Forum dell Ocse segnali positivi per i nuovi indicatori del progresso. Enrico Giovannini, presidente dell Istat, racconta quali cambiamenti potrebbero verificarsi negli istituti statistici e nelle scelte politiche. IL TERZO FORUM MONDIALE DELL OCSE, che si è svolto dal 27 al 30 ottobre a Busan, in Corea, è stato un altro passo avanti nel percorso per sancire la necessità di nuovi indicatori, che sappiano rispecchiare, meglio del Prodotto di Elisabetta Tramonto interno lordo, il progresso delle società. Hanno partecipato 1900 persone da più 100 Paesi, tra cui il premio Nobel Joseph Stiglitz e, naturalmente, il presidente dell Istat Enrico Giovannini, fino al luglio scorso responsabile statistico dell Ocse e promotore del Global project on measuring the progress of societies, l iniziativa lanciata nel 2007 dall Ocse per progettare nuovi indicatori per misurare il progresso. Quali sono i principali messaggi lanciati a Busan? Un primo segnale importante era stato lanciato prima del Forum di Busan, nel comunicato finale del G20 di settembre a Pittsburgh, dove è stato inserito un accenno, breve ma dal peso notevole, alla necessità di nuovi indicatori del progresso. A Busan, ci sono stati numerosi segnali importanti. Innanzitutto le conclusioni della Commissione Stiglitz (molto simili al framework per la misura del progresso sviluppato dall Ocse) sono state abbracciate da tutti, inclusa l idea di non usare un singolo indicatore, ma un set di parametri, e la necessità di guardare all equità e alla sostenibilità del benessere. Sempre sul piano tecnico è stato lanciato un messaggio forte agli WIKIPROGRESS, UNA CONOSCENZA CONDIVISA DEGLI INDICATORI DEL PROGRESSO UN WIKI PER COSTRUIRE ALTERNATIVE AL PIL. Un sito internet che, esattamente come l originale, Wikipedia, chiunque può aggiornare con statistiche, inserire il proprio contributo, creare una conoscenza condivisa. Solo che in questo caso c è un tema attorno cui lavorare: gli indicatori per misurare il progresso. A creare questo sito internet è stata l Ocse, che lo ha lanciato lo scorso ottobre per alimentare il movimento mondiale oltre il Pil. istituti di statistica: datevi da fare, per introdurre nuovi indicatori per misurare aspetti, difficili da rilevare, ma che contribuiscono più della produzione a definire il progresso di un Paese. Ci sono stati messaggi, diciamo, di tipo politico? Innanzitutto l idea, che ho proposto durante la tavola rotonda con Stiglitz, di creare una sorta di wellbeing standard, sulla falsa riga del legal standard, lanciato al G8 de L Aquila a luglio. Non necessariamente una scelta di indicatori, ma un framework, un intelaiatura, da introdurre nelle legislazioni nazionali. Da seguire per orientare e valutare le politiche, come già fa il ministero del Tesoro australiano, che ha sviluppato un framework del benessere, usato per prendere decisioni di poltica economica, guardando non solo alla crescita, ma anche alla distribuzione del reddito, alle opportunità future di consumo. Un caso unico, sembra scritto dal premio Nobel Amartya Sen. Se lo fa il ministero del Tesoro australiano perché non possono farlo negli altri Paesi? Potrebbe essere lo stesso G20 a definire questo framework, in modo da incentivare tutti i ministeri dell Economia del mondo. Per mettere il benessere al centro della politica economica. Avete già avuto risposta a questa provocazione dal G20? Non ancora, speriamo di averne per i prossimi appuntamenti del G20, in Canada e in Corea, due Paesi sensibili a queste riflessioni. L Ocse siede al G20, cercheremo quindi di fare il possibile per essere ascoltati. Quali sono i passi in programma da parte dell Ocse? Proprio a Busan l Ocse ha annunciato una road map, un piano d azione che intende seguire nei prossimi mesi, che consiste fondamentalmente in tre filoni: trasformare in priorità per i Paesi membri la misurazione del progresso; svuluppare strumenti e metodi I FATTORI OCSE AMBIENTE Terra Acqua, mari e oceani Biodiversità Aria ESSERI UMANI Salute fisica e mentale Conoscenza Lavoro e divertimento Benessere materiale Libertà e autodeterminazione. Relazioni interpersonali ECONOMIA Reddito nazionale. Produzione nazionale GOVERNO E POLITICA Diritti umani Coinvolgimento politico Sicurezza e crimini Accesso nei servizi Cultura Eredità culturali Arte e tempo libero USO DELLE RISORSE. Estrazione e consumo delle risorse Inquinamento OBIETTIVI TRASVERSALI. Aspetti intragenerazionali: equità/inequità. Aspetti intergenerazionali: sicurezza e sostenibilità OCSE: GLI INGREDIENTI DEL PROGRESSO PER MISURARE IL PROGRESSO bisogna prima definire che cosa sia o, almeno, quali componenti lo determinino, per poi stabilire quali indicatori considerare. Per esempio la qualità dell aria è una componente del progresso e quindi bisogna misurare gli agenti inquinanti nell atmosfera? Oppure bisogna valutare quanto tempo libero resta alle persone o il numero di furti e rapine? Non esiste una verità assoluta, è una questione di scelte, che dovrebbero essere prese sulla base di parametri condivisi. L Ocse ha proposto una possibile ricetta: un Framework to mesure the progress of societies, una sorta di elenco di fattori da considerare nella misurazione del progresso della società, pubblicato lo scorso settembre (www.oecd.org/progress/taxonomy). Ecco, nel box qui a sinistra, le dimensioni proposte. Enrico Giovannini, da luglio scorso presidente dell Istat. Fino a quel momento era responsabile statistico dell Ocse. per produrre nuovi indicatori (un compendio sarà presentato l anno prossimo) e fare in modo che i governi li utilizzino per orientare le loro scelte politiche. Stanno progettando una nuova pubblicazione chiamata Going for progress (che dovrebbe sostituire l attuale Going for growth), dove le politiche dei governi non saranno valutate solo in funzione della crescita economica, ma anche degli altri parametri del benessere. Potrebbe essere una sorta di rivoluzione copernicana, dove una discussione partita da un analisi statistica può influenzare le scelte politiche. E quando potrebbe avvenire questa rivoluzione copernicana? Non so dirlo. Servirà la cooperazione degli uffici nazionali di statistica, delle istituzioni nazionali e sovranazionali, dei governi e delle organizzazioni della società civile. Ma aprire un processo interno all Ocse per cambiare i parametri attorno a cui si sono da sempre valutate le politiche nazionali è già un grande passo avanti. E all interno dell Istat è in programma qualche cambiamento? Abbiamo avviato una riflessione interna per valutare, alla luce dei risultati della Commissione Stiglitz e del Forum di Busan, come rispondere a questa domanda che arriva dal mondo internazionale. La buona notizia è che l Istat già produce i dati suggeriti dalla Commissione e dall Ocse, quali indicatori sociali e sulle condizioni soggettive degli individui (vedi ARTICOLO pag. XIV). Un ulteriore passo avanti sarà compiuto nella prossima rilevazione multiscopo che l Istat realizzerà nel Sarà inserita una nuova domanda che riassume una serie di elementi soggettivi che già venivano considerati. La domanda è: tutto sommato sei soddisfatto della tua vita? E presto metteremo in cantiere la misurazione di una serie di fenomeni non ancora misurati. Fiducia e rapporti interpersonali ci sono già. Aggiungeremo il capitale sociale, umano e naturale.. VIII valori ANNO 9 N.75 DICEMBRE 2009 / GENNAIO 2010 ANNO 9 N.75 DICEMBRE 2009 / GENNAIO 2010 valori IX

6 LIBRI LA MAPPA DEGLI ALTRI INDICI LIBRI Paolo Parra Saiani Gli indicatori sociali Franco Angeli, 2009 GEI Gender equity index L indice dell equità tra uomini e donne Social Watch BCI Basic capanility index l indice di capacità di base Social Watch WBI Wellbeing indicator Gland (Svizzera) 10 International Union for Conservation of Nature LCI Living conditions index L Aja (Olanda) 11 Netherlands Institute for Social Research english.scp.nl SSI Sustainable Society Index Amsterdam (Olanda) 12 Sustainable Society Foundation MIP Measuring lreland s progress Dublin (Irlanda) 13 Central Statistics office SDA Sustainable development approach Auckland 14 Statistics New Zealand TT Tasmania Together Hobart (Tasmania AU) 15 Tasmania Together Progress Board QUARS Qualità Regionale dello Sviluppo Roma 5 Sbilanciamoci Leonardo Becchetti Il denaro fa la felicità? Ed. Laterza, 2007 Eric Weiner La geografia della gioia. Viaggio alla ricerca dei luoghi più felici del mondo Rizzoli, UNA CARRELLATA DEI PRINCIPALI INDICATORI CREATI PER ANDARE OLTRE IL PIL, PER MISURARE IL BENESSERE E IL PROGRESSO, CONSIDERANDO FATTORI SOCIALI E AMBIENTALI. ALCUNI SONO GIÀ APPLICATI E ASCOLTATI DAI GOVERNI 5 9 AA.VV. La soglia della sostenibilità ovvero quello che il Pil non dice Ed. Donzelli, 2007 Mathis Wackernagel, William E. Rees L impronta ecologica. Come ridurre l impatto dell uomo sulla terra Edizioni Ambiente, 2008 Roberto Lorusso, Nello De Padova DePILiamoci. Liberarsi del PIL superfluo e vivere felici Editori riuniti, 2007 HUMAN DEVELOPMENT INDEX (HDI) AUTORE United Nations Development Programme hdr.undp.org ANNO 1990 LUOGO New York 1 Oltre ai tradizionali parametri economici, l Hdi considera altri ambiti che influiscono sul tenore di vita: diritti umani, difesa dell ambiente, utilizzo sostenibile delle risorse, alfabetizzazione, servizi sanitari e sociali, pari opportunità. La scala dell indice è decrescente da 1 a 0. Dal 93 l Onu lo usa accanto al Pil, per valutare la qualità della vita nel mondo. GENUINE PROGRESS INDICATOR (GPI) AUTORE Redefining Progress ANNO 1995 LUOGO Washington 2 Il Genuine Progress Indicator. aggiunge al Pil il contributo economico (stimato) di tutti i servizi familiari gratuiti e del volontariato e sottrae le spese dovute a inquinamento, danni ambientali, divorzi, disoccupazione, crimine, esercito. Se lo si usasse al posto del Pil, si vedrebbe che, mentre quest ultimo è cresciuto sempre negli ultimi 50 anni, il GPI dagli Anni 70 è rimasto sostanzialmente costante. GROSS NATIONAL HAPPINESS (GNH) AUTORE Gross National Happiness Commission ANNO 1972 LUOGO Bhutan 9 Quando fu lanciata nel 1972, sembrava un idea naif sostituire il Pil con un indice di Felicità lorda. Eppure funziona. L indicatore considera cinque elementi: sviluppo umano, governance, crescita equilibrata, patrimonio culturale e conservazione delle risorse naturali. Da allora, il Bhutan si è dotato di un valido sistema sanitario e scolastico. L aspettativa di vita è salita da 46 a 66 anni. MEASURING AUSTRALIA S PROGRESS AUTORE Australian Bureau of Statistics ANNO 2002 LUOGO Canberra 8 Il MAP australiano prende in considerazione tre macroaree del progresso: economico, ambientale e sociale (a sua volta, diviso in due componenti, individuale e collettiva). Sono stati poi selezionati 14 aspetti ritenuti essenziali per misurare la qualità della vita nel Paese: a ciascuno di essi è collegato un indicatore che ne rileva le variazioni Paolo Cacciari Pensare la decrescita. Sostenibilità ed equità Ed. Carta, 2006 Maurizio Pallante La decrescita felice La qualità della vita non dipende dal Pil Editori Riuniti, 2005 Pierangelo Dacrema La dittatura del PIL Ed. Marsilio, 2007 INDICE DELL IMPRONTA ECOLOGICA AUTORE Global Footprint Network ANNO 1996 LUOGO Oakland (California) 3 Quanti pianeta Terra occorrono se non modifichiamo stile di vita? Ce lo dice l impronta ecologica che confronta il consumo umano di risorse naturali con la capacità della Terra di rigenerarle. Nel 1961 ne servivano 0,7. Oggi, 1 e un quarto. Ovviamente le differenze tra gli Stati sono enormi. I più spreconi : Emirati Arabi (12), Usa (9,6) e Canada (7,6). Un po meglio, l Europa (4,8). Sotto la media Asia e soprattutto Africa. GENUINE SAVINGS INDEX (GSI) AUTORE Banca Mondiale ANNO 1999 LUOGO Washington 2 L indice di sostenibilità ambientale corregge il Pil in quattro modi, per misurare la variazione nel valore del capitale di un Paese: aggiunge le spese per la formazione, considerate come investimenti nel capitale umano. Detrae invece i costi per la contrazione delle risorse naturali e i danni provocati dall inquinamento. Come il GPI, l HDI e l Impronta ecologica,anche il GSI è un indicatore sistemico: mostra, con un solo numero, quanto è sostenibile lo sviluppo di uno Stato. HAPPY PLANET INDEX (HPI) AUTORE New Economics Foundation ANNO 2006 LUOGO London 4 L HPI è stato sviluppato dalla New economics foundation, un think-tank, con sede a Londra. È frutto di un indagine che ha messo in relazione le risorse utilizzate da un dato Paese con l impronta ecologica, l aspettativa di vita e la felicità dei suoi abitanti. Risultato: Isole Vanuatu prime, Usa 150 su 178 Stati analizzati. Ovvero: alti livelli di consumismo non producono necessariamente altrettanto alti livelli di benessere. In Europa, prime Islanda, Svezia, Norvegia. PRODOTTO INTERNO DI QUALITÀ (PIQ) AUTORE Symbola ANNO 2006 LUOGO Roma 5 Il PIQ è nato con l obiettivo di contabilizzare la qualità nel Pil di una nazione, mostrando quanta parte di esso è collegato a produzioni di qualità. È misurabile in termini monetari e quindi comparabile con gli aggregati settoriali e di spesa pubblica. Nel 2007, il PIQ italiano era pari al 44,3% del Pil (628 miliardi di euro). ENVIRONMENTAL SUSTAINABILITY AND PERFORMANCE INDEXES (ESI - EPI) AUTORE Università di Yale e Columbia - ANNO 2002 LUOGO New Haven (Connecticut) 6 e New York 1 L ESI è un indice composto da 21 fattori che misurano la sostenibilità ambientale di un economia. Da esso deriva l indice EPI, una pagella agli sforzi degli Stati per raggiungere i target ambientali in sei settori (salute pubblica, inquinamento, risorse idriche, biodiversità, risorse naturali, cambiamenti climatici). Le Regine verdi 2008: Svizzera, Norvegia, Svezia, Finlandia, Costa Rica, tutte con tassi di successo oltre il 90%. CANADIAN INDEX OF WELLBEING AUTORE Institute of Wellbeing ANNO 2008 LUOGO Toronto 7 Gli indicatori interni al CIW si dividono in tre grandi categorie: condizioni di vita (reddito, povertà, stabilità economica e lavorativa, alloggi, welfare), benessere della popolazione (salute fisica, livello del sistema sanitario, aspettativa di vita), vitalità sociale (livello di partecipazione civile e politica). Mentre il Pil canadese è cresciuto del 30% dal 1994, il CIW è aumentato solo del 5%. Luigino Bruni, Pier Luigi Porta Felicità ed economia Guerini e Associati, 2005 X valori ANNO 9 N.75 DICEMBRE 2009 / GENNAIO 2010 ANNO 9 N.75 DICEMBRE 2009 / GENNAIO 2010 valori XI

7 valorianno 9 numero 71. Luglio/Agosto UGO PANELLA Mensile di economia sociale, finanza etica e sostenibilità Fotoreportage > L inferno sulla Terra 4,00 Come si vive in Italia In verde, le regioni con un punteggio superiore alla media nazionale, in rosso quelle con un punteggio inferiore L ITALIA SECONDO I QUARS IN BASE ALL INDICATORE SINTETICO DELLA QUALITÀ REGIONALE DELLO SVILUPPO AMBIENTE: EMISSIONI DI CO2 PER KM QUADRATO Dossier >L unica via per uscire dalla crisi (e non tornarci) è un economia verde Cambiamo rotta Finanza > Aiutare le imprese a eludere il fisco: una professione premiata Economia solidale > Ambiente e rifiuti: l Ue boccia l Italia 45 volte Internazionale > Reportage dall Ucraina: la crisi taglia le cure oncologiche Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n 46) art. 1, comma 1, DCB Trento - Contiene I.R. 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UN ITALIA DEFORMATA: magrissima in alcune parti e panciuta in altre. Non è un errore di stampa. È una rappresentazione grafica delle regioni in base alla qualità dello sviluppo e al benessere. Se il livello supera la media nazionale la regione ingrassa, se è più basso, dimagrisce. di Eleonora Gigli L indicatore si chiama Quars, che sta per Qualità regionale dello sviluppo. Lo calcolano da sette anni i ricercatori di Sbilanciamoci! Un indicatore che supera la dimensione puramente economica (produzione, distribuzione, consumi) per considerare fattori ambientali e sociali. «Le nostre categorie non sono così diverse da quelle della Commissione Stiglitz», dichiara Tommaso Rondinella, ricercatore di Sbilanciamoci! In una regione con un elevato Quars i servizi sociali e sanitari soddisfano tutti i cittadini; è viva la partecipazione alla vita culturale, sociale e politica da parte di tutti; si realizzano le condizioni necessarie a garantire i diritti e la parità di opportunità economiche, sociali e politiche; l ambiente e il territorio sono LE COMPONENTI DEL QUARS AMBIENTE 10 variabili per rilevare sia l impatto ambientale derivato da forme tutelati. Il rapporto 2009, presentato il 3 ottobre, mette al di produzione, distribuzione e consumo (impatto), sia buone prassi primo posto il Trentino Alto Adige, seguito da Emilia Romagna e Valle D Aosta. In fondo alla classifica Calabria, Si- intraprese per mitigarne i relativi effetti (policy) ECONOMIA E LAVORO 4 variabili per rilevare le condizioni lavorative, la redistribuzione cilia e Campania. Sono 41 gli indicatori che compongono del reddito e l incidenza della povertà DIRITTI E CITTADINANZA 6 variabili per rilevare l attuazione della tutela dei diritti elementari e l inclusione sociale di giovani, anziani, persone diversamente svantaggiate e migranti PARI OPPORTUNITÀ 4 variabili per rilevare la differenza di accesso e di partecipazione alla vita economica, politica e sociale tra uomini e donne, e le politiche atte a ridurne lo scarto ISTRUZIONE E CULTURA 6 variabili per rilevare la partecipazione al sistema scolastico, la qualità del servizio, il grado di istruzione della popolazione, la domanda e l offerta culturale SALUTE PARTECIPAZIONE 6 variabili per rilevare qualità, efficienza e accessibilità al servizio socio-sanitario, salute della popolazione, politiche di prevenzione 5 variabili per rilevare la partecipazione dei cittadini alla vita politica e civile e il livello d interesse per queste tematiche il Quars, divisi in sette categorie (vedi BOX ): ambiente, economia e lavoro, diritti e cittadinanza, salute, istruzione e cultura, pari opportunità e partecipazione. Per individuare questi elementi è stata effettuata una definizione partecipata dello sviluppo, coinvolgendo le 46 organizzazioni della società civile aderenti alla campagna Sbilanciamoci!. È il primo elemento positivo dell indicatore. Il secondo: l aspetto costruttivo. L oggetto della misurazione sono aspetti che vanno a comporre lo sviluppo di un territorio su cui le amministrazioni possano intervenire direttamente.. PARI OPPORTUNITÀ ECONOMIA E UGUAGLIANZA IN RETE ANNO 9 N.75 DICEMBRE 2009 / GENNAIO 2010 valori XIII

8 La qualità della vita, le nuove sfide per l Istat Dagli anni Novanta è avvenuta una rivoluzione all interno dell Istat. La qualità della vita è entrata nelle rilevazioni statistiche ufficiali. Categorie invisibili come donne, bambini, anziani e immigrati hanno preso forma. PER ANNI LE STATISTICHE UFFICIALI hanno preso in considerazione solo indicatori di tipo economico. Perché questo era l approccio dato dai governi. Le decisioni politiche erano (e in gran parte sono ancora) orientate da dati pretta- di Emanuele Isonio e Elisabetta Tramonto mente economici: la crescita o la contrazione del Pil, l andamento della produzione, il reddito o il salario pro capite. A lungo, quindi, numerose categorie sociali sono rimaste invisibili alle statistiche «N EGLI ULTIMI TRENT ANNI nelle indagini statistiche in Italia si è passati da un approccio conoscitivo che si limitava a delineare i contorni essenziali di un numero limitato di fenomeni - per lo più economici e ai soli fini di Emanuele Isonio della gestione amministrativa della cosa pubblica - ad un approccio che si propone di cogliere il complesso dei comportamenti che concorrono a definire la qualità della vita dei cittadini». Il racconto è di Linda Laura Sabbadini, dal 2000 direttore centrale dell Istat, dedicata in particolare alle indagini sociali. ufficiali: le donne, il cui contributo sociale ed economico non è stato misurato; i bambini, a lungo considerati solo come minori o studenti o figli, ma non come soggetti autonomi; gli anziani, che comparivano nelle statistiche solo come pensionati; ma anche gli immigrati e i disabili. Questo ha determinato un enorme lacuna nella completezza delle statistiche ufficiali. Negli anni Novanta c è stata la svolta, una vera rivoluzione copernicana: l Istat ha introdotto nelle sue indagini anche indicatori sociali e un approccio orientato alla qualità della vita; ha inserito indicatori soggettivi accanto a quelli oggettivi e ha posto il cittadino al centro dell analisi. Nel 1993 è stato adottato un nuovo sistema di rilevazione multiscopo, che rilevava informazioni sulla percezione individuale, la soddisfazione e le motivazioni alla base di alcuni comportamenti, permettendo così di fornire dei punti di riferimento per le politiche sociali. «Da quel momento i soggetti sono analizzati considerando il complesso delle loro condizioni di vita: non figli e studenti, ma bambini e giovani; non lavoratori e mogli, ma uomini e donne; non pensionati, ma anziani; non solo attenzione al numero di criminali, ma anche alle vittime; non malati, ma malattie», spiega Linda Laura Sabbadini, direttore centrale dell Istat, durante il convegno annuale organizzato lo scorso luglio a Firenze dall Isqols, l associazione di ricercatori universitari che promuove studi sulla qualità della vita. Nuove indagini statistiche Per accogliere questo approccio sono stati introdotti numerosi nuovi campi di analisi, più approfonditi, altri sono stati completamente rivisti. «Per esempio la salute: in passato era considerata solo in termini di tasso di mortalità e di degenze in ospedale. Ma in questo modo non venivano fotografate malattie croniche e degenerative e la disabilità», continua Laura Sabbadini. «Oggi misuriamo anche il benessere fisico e mentale e gli stili di vita. Lo stesso è avvenuto per altre dimensioni come la criminalità, prima considerata solo in termini di quantità di crimini e La fabbrica degli indicatori sociali Come si costruisce un indicatore? Linda Laura Sabbadini, direttore centrale dell Istat racconta quella che lei chiama l arte della raccolta delle informazioni per creare misure sociali. È più difficile costruire un indicatore sociale di uno economico? Sì, in un certo senso possiamo dire che definire e calcolare indicatori sociali che non si limitino a considerare gli aspetti materiali del benessere è più difficile, se non altro perché Laura Linda Sabbadini (Istat). attengono a una moltitudine di dimensioni e non esistono ancora raccomandazioni internazionali univoche. La costruzione di indicatori che misurino le condizioni di vita di una popolazione, al di là della disponibilità di un certo livello di reddito, è un operazione che solleva questioni teoriche e metodologiche di non facile soluzione. In pratica esse ruotano tutte intorno alla stessa domanda: cos è e come si misura il benessere di una popolazione? Ispirandoci all approccio di Amartya Sen possiamo dire che il fine ultimo dell esistenza umana è l estensione delle libertà sostanziali (disporre di un elevato livello di istruzione, lavorare, ecc.), e che il reddito e la ricchezza sono soltanto un mezzo che può essere utilizzato per espandere tali libertà, senza identificarsi necessariamente con esse. Come arrivate quindi a definire gli indicatori del benessere? Dobbiamo rispondere a una serie di domande: come selezionare le diverse dimensioni (salute, lavoro, coesione sociale, sicurezza, ecc.) che influenzano le condizioni di vita? Come individuare all interno di tali dimensioni gli indicatori più opportuni (mortalità, occupazione, ecc.)? Quale metrica dobbiamo utilizzare per la loro misurazione? Come possiamo aggregare, quando lo si ritiene opportuno, i diversi aspetti che concorrono alla formazione delle condizioni di vita per pervenire a un giudizio di sintesi? Dare una risposta a queste domande non solo è molto complesso, ma richiede una quantità di sforzi e investimenti a cui la società contemporanea non può più sottrarsi se si vuole seriamente sapere dove stiamo andando e se la strada intrapresa è quella giusta in termini di qualità della vita. oggi analizzata usando indicatori più articolati, dalla tipologia di vittime alla percezione di insicurezza, fino a un fenomeno diffuso come la violenza domestica. Sono state anche introdotte due indagini nuove: tempo libero e cultura e l uso del tempo». Il sistema di rilevazione multiscopo è composto da un indagine annuale sulla qualità della vita; cinque indagini tematiche su: criminalità, salute, tempo libero e cultura, famiglia e soggetti sociali, uso del tempo; tre indagini speciali su:violenza sulle donne, disabilità e difficoltà nel percorso di vita. «E ci sono due nuove sfide in arrivo: due indagini sulla qualità della vita di immigrati e senza fissa dimora», anticipa Laura Sabbadini. Alcuni risultati Ogni anno, l Istat effettua un ampia indagine su Aspetti della vita quotidiana - 19 mila famiglie coinvolte, 48 mila persone in tutto - che indaga sul livello di soddisfazione per le relazioni familiari e amicali, la situazione economica, i problemi del territorio. I risultati 2009 sono stati presentati a novembre e delineano un Paese in cui i cittadini sono soddisfatti delle relazioni familiari (90%) e anche della propria rete di amici (82% ma con sensibili differenze tra uomini e donne e tra Nord e Sud). Il 79,7% non si lamenta del proprio stato di salute (con punte positive in Trentino, 87%, e negative in Sardegna e Calabria, 73%), né del lavoro (75%) sebbene più della metà del campione ritenga insoddisfacente la propria situazione economica. E se si parla del tempo libero, quasi il 40% sente di non averne abbastanza.. Bambini, anziani e disabili sono tre delle categorie invisibili nelle statistiche ufficiali fino agli anni Novanta. La difficoltà consiste anche nella raccolta delle informazioni? Sì, il campione deve essere casuale, bisogna fare in modo che la maggior parte delle persone risponda, i questionari devono essere adeguatamente formulati, si tratta di tecnica, ma anche di arte! Pensiamo alla costruzione di indicatori sulla discriminazione femminile. Non è sufficiente chiedere a una donna se sia mai stata discriminata in quanto appartenente al genere femminile. Talora le persone non hanno una chiara percezione dello svantaggio che deriva loro dall avere una determinata caratteristica e quindi è necessario circoscrivere le varie dimensioni della vita nel cui ambito possono determinarsi particolari situazioni e, di volta in volta, richiamarle alla memoria di chi è intervistato per farle emergere senza fraintendimenti. Il Pil può misurare la qualità di vita di una popolazione? Come ha sottolineato la Commissione Stiglitz, nonostante un incremento del Pil, se la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi aumenta in misura importante, la maggior parte della popolazione può vedere peggiorare la propria condizione anche se il reddito, in media, è aumentato. Inoltre, il Pil non fornisce informazioni sull accessibilità dei servizi da parte dei cittadini o sugli aiuti che si scambiano gratuitamente le famiglie in assenza di servizi pubblici adeguati per accudire, anziani, bambini o infermi.. XIV valori ANNO 9 N.75 DICEMBRE 2009 / GENNAIO 2010 ANNO 9 N.75 DICEMBRE 2009 / GENNAIO 2010 valori XV

9 Progettazione partecipata Indicatori costruiti dal basso STEFANO G. PAVESI / CONTRASTO La felicità dipende da dove ci si trova Considerare indicatori soggettivi: un passo avanti. CHE COS È LA FELICITÀ? È UGUALE PER TUTTI E OVUNQUE? «Ci sono elementi oggettivi e soggettivi e i fattori culturali hanno un influenza enorme», spiega la professoressa Filomena Maggino, docente di statistica sociale all Università di Firenze e vicepresidente dell Isqols ( BOX ). Mettere insieme in un gruppo persone di tutti i tipi e lasciare che siano loro a decidere che cos è il benessere. Un progetto del Consiglio d Europa per dare parola alle comunità locali. INDICATORI DEL BENESSERE DEFINITI DAL BASSO, in modo partecipato - non imposti da un istituto di statistica o da un organizzazione internazionale - che tengano conto delle differenze culturali tra i diversi gruppi sociali. Insomma, fare in modo che siano le persone di Elisabetta Tramonto a dichiarare che cos è il benessere per loro, quali variabili lo determinano, come lo si può misurare. Un metodo sperimentale, portato avanti da circa due anni dal Consiglio d Europa, applicato finora a Parigi, nel sud dell Alsazia, a Rovereto, a Timisoara in Romania e in 22 comuni della Vallonia (la zona francofona del Belgio) che presto diventeranno 220. Ma il metodo è stato sperimentato anche in alcuni licei francesi in zone ad alto tasso di conflittualità e in un impresa multinazionale finlandese in Alsazia. A maggio 2010 verrà pubblicata una sintesi del lavoro: una guida alla costruzione partecipata degli indicatori del benessere. Ci parla di questo metodo Gilda Farrel, responsabile della divisione sviluppo della coesione sociale del Consiglio d Europa. In che cosa consiste questo metodo partecipato? È un metodo che permette di rilevare i criteri per definire il benessere, per poi trasformarli in indicatori per misurarlo. In pratica funziona così: individuiamo una comunità locale dove effettuare il lavoro. Convochiamo cittadini rappresentativi di tutte le tipologie sociali che compongono la comunità: imprenditori e migranti, giovani e pensionati, funzionari pubblici e operai. In un pri- UN DATABASE MONDIALE DELLA FELICITÀ UN ENORME ARCHIVIO ON LINE che raccoglie i risultati di tutte le indagini statistiche sulla felicità in tutto il mondo. Come hanno risposto in Angola, Brasile, Austria o in Florida alla domanda: da 1 a 10 quanto sei felice? O quanto sei soddisfatto di come sta andando la tua vita personale? O di che umore eri oggi? 4704 distribuzioni statistiche raccolte in 225 nazioni tra il 1945 e il A realizzare il database il professor Ruut Veenhoven dell Erasmus University di Rotterdam, in Olanda. mo momento creiamo dei piccoli gruppi di lavoro omogenei: immigrati con immigrati, imprenditori con imprenditori. E poniamo loro tre domande: Che cos è il benessere? Che cos è il malessere? E che cosa siete disposti a fare per il benessere di tutti? Da questa prima fase emerge una lista di criteri. A questo punto si passa alla seconda fase, in cui si creano gruppi eterogenei: il rom incontra l imprenditore, il disoccupato si confronta con il funzionario pubblico. Rielaborano le stesse domande e si confrontano sulle risposte date nella prima fase. Così emergono i criteri che determinano il benessere e che considerano punti di vista molto diversi. Prendiamo ad esempio il criterio dell accesso al cibo. In un gruppo di lavoro a Timisoara è emerso che per un rom il benessere era: «non dover rovistare nei cassonetti alla ricerca di cibo». Per un imprenditore invece benessere era: «mangiare cibo biologico». Questo metodo permette di evidenziare la distanza di accesso al benessere all interno di una stessa comunità. E come si costruiscono gli indicatori? Da queste due fasi di discussione in gruppo emergono le famiglie di indicatori. Ne abbiamo individuate cinque: la prima è l accesso ai diritti classici, agli strumenti di base per vivere: l aspirazione al reddito all educazione, all alimentazione, alla casa. La seconda riguarda il rapporto con il contesto, ciò che nell ambiente che ci circonda favorisce il benessere: i beni comuni, il clima, i mezzi di trasporto, il paesaggio. La terza famiglia riguarda il rapporto con le istituzioni; la quarta gli equilibri sociali: come la gente vive il senso di appartenenza, di fiducia sociale. La quinta attiene gli equilibri personali: la vita familiare, la creatività, l autonomia, lo sviluppo personale. L ultima famiglia di indicatori è quella sulla possibilità di agire: l appartenenza ad associazioni e a una vita politica. In più c è una dimensione che riguarda il futuro: il benessere delle generazioni che verranno. Un aspetto interessante, perché quando si domanda quale sia il contributo al benessere per le generazioni future emerge la dimensione della giustizia sociale: la necessità di ridurre gli scarti, un rapporto austero con il consumo. Queste sei famiglie danno luogo a indicatori (in tutto il lavoro ne abbiamo raccolti più di mille). Una volta individuati si torna dai cittadini per verificare se siano rappresentativi. Quindi, per ogni indicatore si stabilisce la soglia minima e massima. Per esempio nel caso dell accesso al cibo i due estremi individuati (non rovistare nei cassonetti e il cibo bio) costituiscono il primo e l ultimo di cinque livelli di benessere. Quale idea di benessere è emersa da questi lavori? Un aspetto interessante è che molte delle componenti del benessere che sono emerse non riguardano questioni materiali, ma immateriali: come fare le cose, quanto si è o non si è ascoltati, avere una seconda possibilità. Nel lavoro con i dipendenti della multinazionale finlandese (sono stati coinvolti tutti, dai dirigenti agli operai) le richieste per migliorare le condizioni di lavoro a sorpresa non riguardavano tanto uno stipendio più alto, quanto essere ascoltati di più, vedere riconosciuto verbalmente il proprio contributo ai risultati dell azienda, ricevere istruzioni chiare. Ma poi a partire da questi indicatori è possibile passare a orientare le decisioni politiche? Questo è lo scopo finale, possibile facilmente laddove c è la volontà politica di farlo. In Belgio sta già accadendo. Una volta individuati gli indicatori si tradurranno in piani locali di coesione sociale. È già accaduto anche nei licei coinvolti, che, individuando le fonti di benessere e malessere, hanno sviluppato dei piani d azione.. La professoressa Filomena Maggino. A sinistra, scuola elementare Narcisi a Milano. Che cosa si intende per indicatori soggettivi? Il termine soggettivo fa pensare a qualcosa di poco scientifico. In realtà si riferisce alle caratteristiche che riguardano l individuo, che solo il soggetto stesso può definire. Se voglio sapere il luogo di nascita di una persona posso rivolgermi all anagrafe, se mi interessa quanto è soddisfatto del suo lavoro posso solo chiederlo a lui. Per il benessere si usano indicatori soggettivi? Anche, ed è stato un grande passo avanti, sancito dai risultati della Commissione Stiglitz e del Global Project. Fino a poco tempo fa i fattori soggettivi erano completamente ignorati nelle valutazioni su benessere e progresso delle società. Oggi, invece, si cerca di inserirli nelle statistiche ufficiali. Il passaggio successivo sarà prenderli in considerazione anche per le decisioni politiche. Nella definizione di benessere e felicità contano anche fattori culturali? Moltissimo, ma benessere e felicità sono dimensioni diverse. La prima nella cultura statunitense si concentra sulla sfera individuale, in quella nordeuropea invece è considerata la dimensione collettiva e, quindi, l ambiente, l uso delle risorse, l inquinamento. Il concetto di felicità è ancora più difficile da definire e da confrontare a causa di differenze culturali ed è difficile da confrontare tra un Paese e l altro. Basta pensare alla traduzione del termine nelle diverse lingue: siamo sicuri che il concetto di felicità coincida con happiness o con bonheur?. ISQOLS - INTERNATIONAL SOCIETY FOR QUALITY-OF-LIFE STUDIES UNA SOCIETÀ INTERNAZIONALE (nata all inizio degli anni 90) il cui obiettivo è di promuovere la ricerca nel campo degli studi sulla qualità della vita (Quality of life). Promuove anche la formazione dei futuri ricercatori in questi ambito. Organizza periodicamente il proprio congresso. L ultimo si è tenuto nel luglio scorso a Firenze. È associate organization del Global project dell Ocse. XVI valori ANNO 9 N.75 DICEMBRE 2009 / GENNAIO 2010 ANNO 9 N.75 DICEMBRE 2009 / GENNAIO 2010 valori XVII

10 Qualità della vita al femminile La parità tra i sessi è una condizione del benessere e del progresso di un Paese. Purtroppo è un traguardo ancora lontano. Il Gender equity index, sviluppato da Social Watch, cerca di misurarla. NON SI PUÒ PARLARE DI BENESSERE, felicità e qualità della vita di una popolazione senza considerare la parità di diritti tra uomini e donne, un traguardo ancora lontano da raggiungere, di Jason Nardi sebbene negli ultimi trent anni il divario si sia andato generalmente restringendo. Ma misurarne le dimensioni non è cosa facile, soprattutto perché in molti casi gli indicatori sociali non discriminano tra uomini e donne. Per contribuire alla comprensione delle disuguaglianze di genere - un concetto complesso e sfaccettato, con molte implicazioni culturali - Social Watch ha sviluppato il Gender equity index (Gei), che si basa su informazioni disponibili e comparabili a livello internazionale e consente di Svizzera e Mozambico hanno lo stesso Gei. classificare i Paesi in base a una selezione di indicatori secondo tre dimensioni: educazione, partecipazione all attività economica e alla vita politica. Il Gei mette in evidenza due aspetti: primo, che non c è una correlazione diretta tra reddito ed equità di genere. Paesi con un elevato reddito pro capite, come il Lussemburgo o la Svizzera, hanno lo stesso tasso di parità di diritti del Mozambico. E Paesi con un reddito pro capite simile, come Ruanda, Zambia o Costa d Avorio, hanno tassi di equità di genere molto diversi. Secondo aspetto da sottolineare: se l accesso all istruzione è oggi meno discriminante tra i sessi (pur rimanendo problematico), l integrazione delle donne nelle attività economiche e nel mondo del lavoro è ancora una meta lontana, che non è stata raggiunta in nessun Paese al mondo.. IL GENDER EQUITY INDEX 2009 NEL 2009 IL GEI ha classificato 157 Paesi e, in base ai valori più recenti disponibili, le donne sono risultate ancora sottorappresentate in settori chiave e nella formulazione delle politiche pubbliche. Anche nei Paesi meglio posizionati le donne appaiono ancora relegate rispetto agli uomini nell esercizio del potere di decisione. Per professionisti, alti funzionari e dirigenti c è stato un leggero miglioramento (prima di registrare le conseguenze della crisi finanziaria globale). Quanto alle donne al governo e nei seggi parlamentari, la media dei Paesi con la situazione peggiore è notevolmente diminuita rispetto al 2008 (da 8,3 a 5,4 e da 9,6 a 6, rispettivamente). Questa polarizzazione crescente non può che minare le possibilità e le aspettative dei progressi a breve termine. Nel 2009 l Italia risulta avere un Gei di 64,5, al 72mo posto, ben al di sotto della media europea. BCI: MISURARE LA CONDIZIONE MINIMA PER UNA VITA DIGNITOSA IL SECONDO INDICATORE SOCIALE COSTRUITO DAL SOCIAL WATCH è l indice di capacità di base, Basic capabilities index (Bci), che identifica situazioni di povertà ed è composto da tre fattori: la percentuale di bambini che finisce la quinta elementare, la sopravvivenza fino all età di cinque anni e la percentuale di parti assistiti da personale qualificato. Elementi che esprimono dimensioni strutturali, concordate a livello internazionale (l educazione, la salute infantile e la salute riproduttiva), che rappresentano le condizioni indispensabili di partenza per garantire una qualità della vita dignitosa. Il Bci non utilizza il reddito come indicatore, ma definisce la povertà in termini di condizione reale delle persone e della loro maggiore o minore possibilità di esercitare e godere dei diritti umani. A cinque anni dalla scadenza degli Obiettivi del Millennio, la situazione dei diritti fondamentali per una vita dignitosa appare drammatica su tutti i fronti. Il Basic Capabilities Index per il 2009 dimostra che, anche senza contare l impatto sociale della crisi economica mondiale, la maggior parte dei Paesi rischia di non poter raggiungere i propri impegni di riduzione della povertà. Una quota significativa dei 175 Paesi considerati (42,3%) ha ottenuto un punteggio basso, molto basso o critico (e la tendenza è al peggioramento) e appena la metà dei Paesi per i quali sono disponibili i dati hanno compiuto dei progressi (52,7%). Solo Europa e Nord America potrebbero raggiungere valori accettabili di Bci entro il 2015, a patto di rispondere adeguatamente alle crisi internazionali in atto. XVIII valori ANNO 9 N.75 DICEMBRE 2009 / GENNAIO 2010

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