I primi responsabili SPECIALE SINODO DEI VESCOVI

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1 SPECIALE SINODO DEI VESCOVI VATICANO 30 SETTEMBRE - 27 OTTOBRE 2001 I primi responsabili La celebrazione del decimo Sinodo dei vescovi obbedisce al desiderio espresso alla fine del Concilio Vaticano II. L esperienza di una collegialità vissuta direttamente e intensamente, aveva da più parti fatto sorgere l interrogativo: perché non trovarci qualche volta di più? Paolo VI fece suo questo sentimento e inventò il Sinodo dei vescovi come occasione di ritrovarsi, di scambiarsi esperienze, di confrontarsi sui grandi problemi della Chiesa e del mondo, insieme. Qualcuno ha subito detto che la Chiesa non è fatta solo da vescovi, ed è giusto. Ma senza trascurare altre forme di espressione, resta vero che i successori degli Apostoli hanno la primaria responsabilità nella animazione e nella conduzione della Chiesa. Già Sant Ignazio, vescovo di Antiochia e testimone qualificato delle prime generazioni cristiane, affermava ripetutamente nelle sue lettere che nulla si deve fare senza il vescovo. Sovrapposizioni e incrostazioni si sono prodotte nei secoli fino a far diventare la figura del vescovo quella di un notabile, di un potente, di un manager, di un politico. Anche autentici vescovi santi hanno subìto questi condizionamenti. Se ne lamentavano uomini del calibro di Sant Agostino, di Papa S.Gregorio Magno, di San Carlo. La frontiera tra il sacro e il profano ha sempre costituito il tormento dei migliori uomini di Chiesa. Non mancherà di esserlo anche in questo Sinodo. Vedo bene dalle reazioni dei media che il Sinodo interessa poco perché considerato una vicenda clericale, che coinvolge per giunta solo una piccola minoranza di credenti. Anche molti fedeli probabilmente la pensano così. E hanno torto. Nessuno, come i vescovi, può farsi carico compiutamente della Chiesa nella sua complessità. San Paolo parla, nella Lettera agli Efesini degli apostoli e dei pastori come responsabili perché tutti abbiano a prendersi la parte loro nella crescita della Chiesa. Un sacramento, nella sua pienezza, infonde una grazia particolare ed esclusiva per interpretare e rappresentare tutta la comunità. Il dialogo sinodale dei vescovi non sta sopra la gente, ma riflette e dà voce a tutti i problemi e le attese, anche inespresse, dei credenti e, in certa misura com è del carisma apostolico, di tutti gli uomini. Che lo sappiamo e meno, che ci credano e meno, Gesù è venuto per la salvezza di tutti. La Chiesa esiste solo per questo. Dopo le edizioni del Sinodo consacrate alla famiglia, ai laici, ai preti, alla vita consacrata, quello Sir n. 67 del 3 ottobre 2001 dedicato ai vescovi consente una visione di sintesi, non generica ma quanto mai preziosa o impegnativa per tutti. Quali saranno i problemi di maggior interesse? Una certa parte della pubblica opinione avrebbe voluto che il Papa e il Sinodo fosse iniziato con un analisi della situazione politica internazionale di questi cruciali momenti. Non sarebbero mancati titoli a piena pagina se si fosse chiamato in causa Bush o l America o il terrorismo arabo e via discorrendo. Personalmente penso che simile attesa non è solo strumentale a una ricerca di scoop ad ogni costo. Forse anzi sottolinea il bisogno di speranza che si consolida nel mondo. Di fronte a tanti fallimenti clamorosi, una voce libera e forte può rappresentare un ancora e una prospettiva di salvezza per tutti. A questo punto diventa indispensabile però un attenzione più intelligente e una attesa paziente per quanto si svolge in Vaticano. Il Sinodo dura quattro settimane e non brucia le sue carte in un giorno. Anch io ho le mie aspettative al riguardo di tanti punti che toccano da vicino la vita del vescovo, le sue dimissioni, il suo servizio ecclesiale nella fase terminale della vita. Vedremo. Intanto mi dichiaro ampiamente soddisfatto del tono e della misura, ma anche della precisione, con cui Giovanni Paolo II e il relatore generale card. Egan hanno introdotto il discorso. Non hanno davvero girato attorno agli ostacoli. Due mi sembrano capitali tra i richiami del Papa: bisogna essere profeti che evidenziano con coraggio i peccati sociali legati al consumismo, all edonismo, a una economia truccata e ingiusta. La Chiesa deve essere solidale coi vari Lazzaro della storia. Non c è pace senza giustizia. Bisogna dare più spazio alla Dottrina sociale della Chiesa. Per questo occorrono Pastori che parlino, ma più ancora che diano esempio di credere alla povertà evangelica, con una conversione personale e comunitaria. L arcivescovo di New York è andato oltre nell identificare i punti chiave in cui l impegno dei vescovi può diventare determinante per un modo diverso di vivere da cristiani e contribuire così in modo decisivo alla edificazione di un mondo più giusto e umano. Vano, in definitiva, lottare contro il terrorismo se non si estirpano le radici dell ingiustizia. Davvero un bel Sinodo quello che è cominciato. Sta proprio qui, nell accettazione piena del messaggio di Cristo la sorgente della speranza della Chiesa e del mondo. GAETANO BONICELLI Arcivescovo emerito di Siena 21

2 Per la speranza del mondo La speranza d ogni essere umano promana della Croce, segno di vittoria dell amore sull odio, del perdono sulla vendetta, della verità sulla menzogna, della solidarietà sull egoismo. A noi il compito di comunicare quest annuncio salvifico agli uomini e alle donne del nostro tempo. Con queste parole, pronunciate in San Pietro, domenica 30 settembre, inaugurando il Sinodo dei Vescovi, Giovanni Paolo II è entrato direttamente al cuore della grande Assemblea episcopale, riunita a Roma sul tema: Il Vescovo servitore del Vangelo di Gesù Cristo per la speranza del mondo. Un tema, ha ricordato il Papa, che viene a situarsi nella continuazione dei precedenti, dedicati alle diverse vocazioni del Popolo di Dio: i laici nel 1987; i sacerdoti nel 1990; la vita consacrata nel La trattazione sui Vescovi completa ora il quadro di un ecclesiologia di comunione e di missione, che sempre dobbiamo avere dinanzi agli occhi. In questa cornice di comunione e di missione, chi sono i Vescovi? Essi vengono definiti dal Vaticano II partecipi, in gerarchica comunione, della sollecitudine della Chiesa universale. Una sollecitudine che il Santo Padre ha voluto indicare in una precisa direzione: quella della povertà, commentando la parabola del ricco Epulone. Siamo invitati ha detto a verificare a che punto nella Chiesa sia la conversione personale e comunitaria ad un effettiva povertà evangelica, poiché solo la via della povertà ci permetterà di trasmettere ai nostri contemporanei i frutti del Vangelo. La povertà dunque come valore e come strumento pastorale. Come Vescovi, siamo chiamati ad essere poveri, al servizio del Vangelo. Essere servitori della Parola rivelata che, all occorrenza, levano la loro voce in difesa degli ultimi, denunciando i soprusi, di quelli che il profeta Amos chiama gli spensierati e i buontemponi. Ce se sono tanti, troppi anche ai nostri giorni, nonostante le drammatiche situazioni che si stanno vivendo. Il Papa ha pertanto invitati i Vescovi ad essere profeti che evidenziano con coraggio i peccati sociali legati al consumismo, all edonismo, ad un economia che produce un inaccettabile divario tra lusso e miseria, tra pochi epuloni e innumerevoli Lazzaro, condannati alla miseria. In ogni epoca, la Chiesa si è fatta solidale con questi ultimi, ed ha avuto Pastori santi, che si sono schierati, come apostoli intrepidi della carità, dalla parte dei poveri. Di fatto, l intera storia della Chiesa ci offre questa testimonianza soprattutto, si potrebbe dire, in questi ultimi decenni. Basti pensare ad alcuni Vescovi italiani, impegnati ad aiutare gli emigranti e, in America latina, altri coraggiosi, sino al sacrificio della vita, per il bene delle popolazioni, per la loro libertà, il lavoro, il rispetto dei diritti umani. Tutti i Vescovi, ha ribadito il Santo Padre, devono essere esemplari, dando essi stessi la prova di una condotta distaccata da interessi privati e sollecita verso i più deboli. Occorre che siano d esempio per le comunità loro affidate, insegnando e sostenendo quell insieme di principi di solidarietà e di giustizia sociale che formano la dottrina sociale della Chiesa. Quindi il Vescovo non un principe, ma servo del suo popolo. Proprio in quanto uomo di Dio è questa la sua missione: quella di dare speranza. Il Papa l ha delineata con tre precise indicazioni. Condurre il popolo di Dio insegnando, annunciando la Parola, in ogni occasione, ammonire, rimproverare se occorre ed esortare. Guidare i fedeli al largo per gettare le reti, come principali dispensatori, regolatori e promotori della verità e della salvezza: in terzo luogo, essere Pastori nel radunare la famiglia dei fedeli e fomentare in essi la carità e la comunione fraterna. Un compito da svolgere con i sacerdoti collaboratori. Una missione ardua e faticosa ha concluso il Santo Padre. Ha però aggiunto: Nessuno si perda d animo. Con Pietro e con i primi discepoli anche noi rinnoviamo fiduciosi la nostra professione di fede. Signore, sulla tua Parola getterò le reti. Sulla tua parola, o Cristo, vogliamo servire il tuo Vangelo per la speranza del mondo!. CARLO CAVIGLIONE Sir n. 67 del 3 ottobre

3 L 86% viene dalle diocesi Come trasmettere nella cultura di oggi i valori cristiani, in un mondo in cui l analfabetismo religioso non riguarda soltanto i non credenti, ma molti membri della Chiesa, che spesso mostrano una scarsa conoscenza dei punti fondamentali del messaggio evangelico. E questa, ha detto il card. Jan P. Schotte, segretario generale del Sinodo dei vescovi, la sfida principale a cui devono rispondere i vescovi oggi, impegnandosi in un opera di evangelizzazione che faccia conoscere i contenuti della fede non solo a quelli che non lo conoscono, ma anche a quei cattolici che lo conoscono bene. Nel briefing del 29 settembre, che ha preceduto l apertura dei lavori della X Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi - in svolgimento in Vaticano (fino al 27 ottobre) sul tema Il vescovo, servitore del Vangelo per la speranza nel mondo - il card. Schotte ha osservato che quello in corso è il Sinodo ordinario con il numero più alto in assoluto di padri sinodali: 247 con pieno diritto di voto, cui vanno aggiunto 23 osservatori, 16 esperti e 6 delegati fraterni. La prima Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, ha ricordato Schotte, risale al 1967 ed è dovuta all intuizione profetica di Paolo VI, che costituì il Sinodo come un istituto centrale ecclesiale permanente e collegiale e fissò come scopi dell assise episcopale la preservazione ed il rafforzamento della fede cattolica, la sua integrità, il suo vigore, il suo sviluppo, la sua coerenza dottrinale e storica. I vescovi e la tragedia americana. Anche se il Sinodo non è stato convocato per dibattere argomenti di attualità, sia pure tragici, come quelli che coinvolgono in queste settimane tutta la società e l opinione pubblica mondiale, il card. Schotte rispondendo alle domande dei giornalisti - non ha escluso la possibilità che la tragedia americana entri in qualche modo nel documento conclusivo del X Sinodo ordinario. Riferendosi, poi, alla presenza del card. Edward Egan, arcivescovo di New York, relatore generale dell assemblea sinodale, Schotte ha osservato: Dieci minuti dopo che il primo aereo aveva colpito la prima torre gemella, lui era già lì ai suoi piedi ad amministrare i sacramenti ai morenti e a celebrare l Eucarestia per i feriti. E un esempio di come dovrebbe essere il vescovo nel terzo millennio. Quale vescovi nel terzo millennio? E proprio su questo tema, secondo Schotte, si confronteranno i padri sinodali, che finalmente potranno parlare di se stessi, fare un esame di coscienza sul modo in cui esercitano il loro ministero nella propria diocesi. La stragrande maggioranza dei vescovi (213 su 247) appartengono, infatti, ad una diocesi, e molti contributi inviati all Instrumentum Laboris del Sinodo (e poi confluiti nel Sir n. 67 del 3 ottobre 2001 quarto capitolo del documento ora a disposizione dei vescovi) riguardano proprio il rapporto tra vescovo ed il territorio in cui si esercita il ministero episcopale. A sorpresa, ha rivelato invece Schotte, da parte dei vescovi emeriti (ce ne sono quattro, in questo Sinodo) non è stato chiesto nessun innalzamento dei limiti dell età pensionabile (attualmente fissato a 75 anni, ndr), mentre alcuni vescovi, soprattutto del Sud del mondo, hanno chiesto addirittura l abbassamento a 70 o 65 anni. Sinodo e riforme. In merito a possibili riforme del Sinodo dei vescovi, già ventilate da qualche prelato in occasione dello scorso Concistoro, il card. Schotte (da 16 anni segretario generale dell assise episcopale) ha spiegato che si tratta di argomenti ricorrenti, ma nello stesso tempo ha dichiarato di non aver ancora sentito nessuna proposta alternativa complessiva concretamente e realisticamente praticabile. Altre questioni scottanti, al centro di diverse domande dei giornalisti nel corso della conferenza stampa, quelle della collegialità episcopale e di un eventuale riforma del primato petrino: per argomenti come questi, ha commentato Schotte caldeggiando il ricorso a questo strumento a disposizione dei pastori della Chiesa, occorrerebbero apposite Assemblee straordinarie dell episcopato. L eredità del Giubileo e i Sinodi continentali. A sette anni dall ultima Assemblea generale ordinaria, ha concluso il segretario generale, questo Sinodo ha sullo sfondo l eredità del Giubileo, che è stata un occasione concreta per i vescovi di riflettere sul loro ruolo e sulla situazione della fede nella loro diocesi. Non si può separare il Sinodo dal Giubileo, ha aggiunto il cardinale, sottolineando lo stretto legame che unisce l anno giubilare alla lettera apostolica Tertio Millennio ineunte, in cui il Papa invita ad adottare lo stile della nuova evangelizzazione in tutti i campi della vita ecclesiale e sociale. Un altra eredità di cui il X Sinodo è chiamato a cogliere i frutti, facendone un primo bilancio, è quella dei Sinodi continentali, per interrogarci su quale Chiesa vogliamo essere e su quale tipo di evangelizzazione sia più feconda per portare il messaggio cristiano alle nostre chiese. Ogni Assemblea continentale, ha ricordato infatti il segretario del Sinodo, ha permesso una riflessione sulla situazione della Chiesa in un determinato continente e sul concreto esercizio del ministero episcopale. A CURA DI M. MICHELA NICOLAIS 23

4 Un servizio umile Con il canto del Veni, Creator Spiritus si sono aperti, lo scorso 1 ottobre, alla presenza del Papa e di 236 padri sinodali, i lavori dell Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi dedicata al tema Il vescovo: servitore del vangelo di Gesù Cristo per la speranza del mondo. Presidente delegato di turno di questa prima congregazione generale, il card. Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i vescovi. Lo stile di vita di noi vescovi ha detto il card. Re, aprendo i lavori si è fatto in questi anni più semplice, più vicino alla gente, più attento ai bisogni dei fedeli. Ma, allo stesso tempo, la missione del vescovo si è fatta ancor più impegnativa per i nuovi fenomeni sociali, per le nuove emergenze culturali, per l accresciuta difficoltà di illuminare con la sapienza del vangelo i problemi del nostro tempo, caratterizzato da rapidi cambiamenti e trasformazioni ma che è anche proteso alla ricerca di ragioni valide per credere e per sperare; quelle ragioni che il semplice progresso scientifico e tecnologico non può dare. Oggi il vescovo deve essere cosciente delle sfide che l ora presente reca con sé e deve avere il coraggio di affrontarle con tutte le sue energie. Nel corso dei lavori della prima giornata dell assemblea sinodale, il card. Edward Michael Egan, arcivescovo di New York, ha presentato la relazione generale del Sinodo. Ne proponiamo una nostra sintesi. A servizio del Vangelo. Noi vescovi ha dichiarato il card. Egan siamo chiamati ad essere servi del Vangelo di Gesù Cristo e il servizio che noi facciamo è portare la speranza soprannaturale al mondo spesso scoraggiato. In principio dobbiamo riproporre che il nostro servizio deve essere un servizio umile. Tale umile servizio può, senza dubbio, spaventarci. Conosciamo la nostra debolezza. Siamo profondamente consapevoli delle molteplici ragioni per avere paura per il futuro. Ancora siamo stati chiamati e scelti per annunciare e vivere il vangelo della speranza. Servi del Vangelo di Gesù Cristo per la speranza del mondo, questa è la nostra chiamata, e con gioia la abbracciamo. Le vie dell evangelizzazione. L evangelizzazione è fondamentale ed essenziale ministero del vescovo. Le vie, in ogni caso, attraverso le quali un vescovo porta avanti questo ministero, sono oggi numerose e diverse rispetto al passato. Certamente egli insegna il Vangelo prima e soprattutto nella celebrazione dell Eucaristia, ma lo insegna anche nella celebrazione di altri Sacramenti: nelle opere di misericordia spirituale e corporale, nelle lettere pastorali, nella predicazione, nei messaggi destinati al clero, Sir n. 67 del 3 ottobre 2001 ai consacrati e ai fedeli laici; nei pronunciamenti e negli articoli pubblicati, nei messaggi radiofonici e televisivi, anche negli incontri privati con gli uomini, donne e bambini che cercano di abbracciare o di approfondire il loro amore per il messaggio del Vangelo. Tutto questo lo deve fare tenendo sempre in mente il carattere missionario della Chiesa. Noi, che cerchiamo di rendere ferventi i fedeli, dobbiamo rendere zelanti noi stessi. Amministratori di grazia quali siamo, non possiamo permettere che il nostro modo di guidare il Popolo di Dio nella preghiera sia meno autentico, devoto e incoraggiante. Tutto questo ci porta ad un altro compito essenziale nel nostro ministero come santificatori dei fedeli, vale a dire, essere certi che le liturgie nelle nostre chiese e cappelle siano in armonia con le norme e consuetudini della Chiesa e ci portino ad uno spirito di vera devozione. Siamo i primi liturgisti nella nostra diocesi. Un padre amorevole. Secondo le possibilità di ognuno, ci deve essere nelle nostre diocesi una Curia ben preparata a dare consiglio e assistere le parrocchie e gli uffici diocesani, un tribunale esperto che tratti le cause di nullità del matrimonio e altre controversie giuridiche, uffici o persone capaci di guidare la diocesi nelle sue varie componenti, come nel campo delle finanze, dei beni immobili, della legge civile e dello sviluppo. Per esempio un consiglio amministrativo diocesano, composto da sacerdoti e laici ben preparati ed esperti, che possono assicurare giusti investimenti e progetti per la diocesi. E necessario che il vescovo sia presente nelle sue parrocchie come padre amorevole, sacerdote e amico. Questo lo può fare effettivamente attraverso visite frequenti e partecipazioni gioiose alle celebrazioni parrocchiali e incontrando regolarmente i pastori e i loro collaboratori per una significativa discussione dei programmi parrocchiali. Infine, l autentico governo episcopale nei nostri giorni richiede anche che il vescovo sia aperto e favorevole alle nuove comunità ecclesiali e gruppi che sono sorti in tutta la Chiesa con grandi promesse di bene spirituale. Se guidati con equità e comprensione, possono procurare grande beneficio alla chiesa locale rendendola attenta alle nuove prospettive del messaggio evangelico. Tra le altre prospettive di impegno del vescovo diocesano, il card. Egan ha ricordato ancora l impegno per la difesa della famiglia e della vita, la promozione del dialogo e della pace. A CURA DI IGNAZIO INGRAO 24

5 Parabole di vita Svolgono un ministero di speranza, sono a servizio della comunione, non parlano con splendide orazioni ma con parabole di vita. A presentare così i vescovi è il card. Miloslav Vlk, arcivescovo di Praga, a margine del Sinodo dei vescovi. Il vescovo ha detto il card. Vlk è chiamato a svolgere un ministero di speranza soprattutto dopo gli eventi tragici di New York che ci hanno profondamente scosso. Si avverte oggi ha proseguito il cardinale una grande necessità di speranza perché se cade la speranza, si lascia morire anche la vita. E non si chiede una speranza umana, ma una speranza radicata in Dio. A questo ministero della speranza i vescovi possono rispondere solo nella comunione. Non si può fare evangelizzazione ha osservato l arcivescovo di Praga senza comunione. Perché qui non si tratta di fare squadre di lavoro ma di avere Gesù Cristo Risorto in mezzo a noi, è Lui il primo evangelizzatore. Inoltre, ha aggiunto il cardinale, il mondo crede, se vedrà. Il mondo vuole vedere, toccare, non vuole parole e prediche. Ecco perché il vescovo svolge anche un ministero a servizio del Vangelo e della Parola. Non deve essere un oratore splendido ma testimone della Parola con la propria vita. Se Gesù parlava ai suoi con le parabole ha proseguito Vlk che per dieci anni, durante il regime comunista, ha fatto il lavavetri nel suo Paese - oggi le parabole sono le nostre testimonianze. Rispondendo alle domande dei giornalisti, l arcivescovo ha anche raccontato dei suoi impegni come presidente del Ccee e dei suoi incontri a Roma che lo hanno costretto più volte ad assentarsi dalla sua diocesi ma che non sono mai stati vissuti né per carrierismo né per turismo. Si fa tutto ha detto per servire e fare la volontà di Dio. Non mi è mai venuto in mente nient altro. Riguardo infine alla scarsità delle vocazioni al sacerdozio, il cardinale Vlk ha detto: La scarsità dei sacerdoti è un peso che ogni vescovo avverte. Ma Dio è padrone della vigna ed è Lui a dare voce alla vocazione. Allora, se c è scarsità di vocazioni, vuol dire che questo è un segno della volontà di Dio che trae sempre il bene da ogni cosa. Oggi ha concluso l arcivescovo il più grande compito non è cercare nuovi sacerdoti per coprire i buchi di tante parrocchie. Dio vuole piuttosto che i vescovi ravvivino i laici e li chiamino alla missionarietà e alla evangelizzazione. Alla conferenza stampa erano presenti anche mons. Telesphore Placidus Toppo, arcivescovo di Ranchi (India) e mons. Paul Khoarai, vescovo di Leribe (Africa). Il popolo dell Asia ha detto mons. Toppo guarda al Sinodo con grande speranza e si attende uno slancio alla promozione della vita e al dialogo. Dall Africa arriva invece l immagine di una Chiesa vissuta come una grande famiglia. Il nostro popolo ha detto mons. Khoarai ha tanti bisogni e tante necessità ma è anche certo di avere un grande futuro. A CURA DI MARIA CHIARA BIAGIONI Non si compiano altre ingiustizie Vogliamo che venga fatta giustizia, che siano individuati i responsabili degli attentati, sia i singoli che i gruppi ma non vogliamo assolutamente renderci complici di un altra serie di ingiustizie, ha dichiarato il card. Edward Michael Egan a margine della conferenza stampa sul Sinodo dei vescovi in corso in Vaticano. Vendetta, rappresaglia, ritorsione ha affermato l arcivescovo di New York non sono parole che usano le persone civili. Non sappiamo ancora chi siano stati i responsabili degli attentati. Tutti hanno ribadito la necessità di trovare i mandanti al più presto e di dare una risposta di giustizia, magari attraverso gli organismi internazionali come le Nazioni Unite. Il card. Egan ha testimoniato la grande commozione che ha accompagnato i momenti di preghiera comune per le vittime presso lo Stadio Yankee di New York e in altri luoghi dove fedeli di diverse religioni hanno pregato insieme. E ha raccontato di aver assistito personalmente a numerose operazioni di soccorso: Ho visto i vigili del fuoco, i volontari lavorare ore tra le macerie per estrarre i copri, ho visto tanto orrore, tanta paura, tanta sofferenza. Di fronte a tutto questo non potevo fare altro che pregare. Ma ho visto anche tanti esempi di vera e propria santità: gesti di grande solidarietà tra la gente. La città di New York e tutta l America hanno subito una grande ferita, ma questi momenti difficili hanno fatto ritrovare una grande unità tra la gente e la voglia di ricominciare a vivere. I.I. Sir n. 67 del 3 ottobre

6 (2) 30 SETTEMBRE - 27 OTTOBRE 2001 Profeti e padri Essere profeti di speranza. Con questa prospettiva, Giovanni Paolo II aveva inaugurato domenica 30 settembre la X Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, che si concluderà sabato 27 ottobre. Chiamati a Roma dal Santo Padre, i padri sinodali stanno riflettendo sul tema: Il vescovo servitore del Vangelo di Gesù Cristo per la speranza del mondo. In questa prima settimana, l Assemblea è entrata nel vivo dei lavori. Molti i temi affrontati. Si è parlato di collegialità e spiritualità di comunione; di povertà e difesa degli ultimi; di dialogo ecumenico ed interreligioso. Costante è stata l attenzione alla delicata situazione internazionale e gli appelli alla pace. All Assemblea stanno partecipando circa 240 padri sinodali, una quarantina di osservatori (detti auditores ), una decina di delegati fraterni ed alcuni esperti. E presente anche mons. Giuseppe Costanzo, arcivescovo di Siracusa e vice-presidente della Cei, che per il Sir ha scritto questa nota. Sir n. 68 del 5 ottobre 2001 Il Sinodo fin dalle prime battute si presenta come un esperienza singolare. Si respira l universalità della Chiesa, l enorme varietà di esperienze e di sensibilità, la straordinaria ricchezza di risorse che lo Spirito dona alla Chiesa. Si avverte con intima commozione la sollecitudine dei pastori, la loro carità pastorale, il loro infaticabile impegno per la Chiesa e la porzione di popolo di Dio affidato al loro servizio episcopale. Si incontrano volti noti e vescovi provenienti dalle più lontane regioni della Terra, segno che la Parola di Dio ha fatto la sua corsa fino agli estremi confini del mondo, secondo il mandato missionario di Cristo: Andate in tutto il mondo, predicate il Vangelo ad ogni creatura (Mc. 16). Il Sinodo mostra, all occhio vigile e al cuore attento, come lo Spirito lavora misteriosamente ed efficacemente nella Chiesa e nel mondo, suscitando energie, dispensando carismi; rigenerando la speranza; elargendo doni di intuizione e di creatività; ringiovanendo continuamente la Chiesa e rendendola idonea ad affrontare le sfide sempre nuove delle cangianti situazioni della storia. I vari e variegati interventi dei Padri sinodali sono una sorta di radiografia dei cuori di questi pastori della Chiesa: padri dal cuore aperto e compassionevole; servitori umili ed appassionati; guide che precedono con l esempio; fratelli che condividono coi fratelli la fatica della strada; profeti che additano con coraggio la meta del cammino; amici pronti a tendere una mano a chi è affaticato o disorientato; testimoni gioiosi del signore Risorto e del traguardo escatologico, al quale Egli ci guida e ci introduce. I temi affrontati dai Padri sinodali mostrano chiaramente che l evangelizzazione oggi deve fare i conti con la complessità a motivo del pluralismo culturale e ideologico, con la scristianizzazione indotta dal secolarismo e dall edonismo; con la caduta dei valori, frutto e insieme causa del soggettivismo esasperato e del relativismo morale, con le molteplici forme di ingiustizie e di povertà che umiliano la dignità dell uomo e ne calpestano i diritti. Ciò rende certamente non facile il compito fondamentale e irrinunciabile di annunciare il Vangelo, ma non deve far chiudere gli occhi sulle indiscutibili risorse presenti in questo nostro tempo, così drammatico e meraviglioso (Paolo VI). La condizione culturale e religiosa dell uomo di oggi impone al vescovo il dovere di studiare, di aggiornarsi, di pregare incessantemente, di guardare al mondo con senso critico, di ascoltare con simpatia il grido dell uomo, per essere in grado di discernere il vero dal falso e di gettare semi di speranza nei solchi della storia. Vorrei, infine, accennare alle note più consolanti di queste prime sessioni del Sinodo. Anzitutto, la presenza costante del Papa tra noi. Una presenza che incoraggia, non solo ascoltando attentamente ed infondendo fiducia in tutti noi, ma anche esercitando con mitezza il proprio ruolo di capo del collegio episcopale. Inoltre, il clima di fraternità e di cordialità che si è immediatamente stabilito tra questi pastori della Chiesa con età e responsabilità diverse, ma tutti protesi all annuncio del Vangelo e all instaurazione del Regno. E, infine, la nota di speranza che attraversa tutti i discorsi in aula e nei circoli minori, radicati nella Parola di verità, che promette un futuro di pienezza, e discepoli del Risorto che ha vinto il male e la morte, essi sono i profeti di speranza in un tempo di crepuscolare foschia che disorienta e fa rallentare il passo. Sono i testimoni del Risorto, speranza della gloria. Sono coloro che come Mosè sul monte Nebo additava la terra promessa ai figli d Israele non si stancano di additare ai figli della Chiesa il traguardo escatologico verso cui sono incamminati. GIUSEPPE COSTANZO ARCIVESCOVO DI SIRACUSA 21

7 Testimoni e giudici La Chiesa di oggi deve guardarsi dal rischio della auto-secolarizzazione. È quanto ha affermato, martedì 2 ottobre, durante la terza congregazione generale del Sinodo dei vescovi in corso in Vaticano, il card. Joachim Meisner, arcivescovo di Colonia. A suo avviso non pochi vescovi misconoscono la gravità della situazione, altri interpretano le tendenze di separazione nella fede come tensioni feconde che potrebbero giungere nel futuro ad una nuova sintesi. Il card. Meisner ha perciò messo in guardia i vescovi dal non ridurre il loro ministero ad un ufficio di moderazione tra le varie posizioni opposte, quanto piuttosto ad essere autentico testimone pubblico della fede, verso la quale deve svolgere il ruolo di giudizio, disciplina e annuncio nella sua forma retta. Ciò però ha aggiunto il cardinale non avviene in piena autonomia e indipendenza, ma esige l unità con la potestà giurisdizionale universale del Sommo Pontefice. In quest ottica, nella discussione sulla fede il vescovo è chiamato e abilitato a pronunciare, nell ambito della sua diocesi e in considerazione della dottrina universale della fede, il giudizio su ciò che è vero e ciò che è sbagliato. Un grido d allarme è venuto, nella seduta del 1 ottobre, da mons. Tadeusz Kondrusiewicz, amministratore apostolico della Russia Europea, secondo il quale, se non verrà intensificata l azione comune dei vescovi e il lavoro del Sinodo, il treno della comunità mondiale potrebbe passare senza la partecipazione della Chiesa. Mons. Nikol Joseph Cauchi, vescovo di Gozo (Malta), ha formulato l invito a valorizzare appieno il ruolo del vescovo, in quanto il magistero episcopale è chiamato a testimoniare la verità divina e cattolica senza tentennamenti. L autorevolezza dell annuncio da parte dei vescovi, richiamata in numerosi interventi, non deve comunque costituire ostacolo ai rapporti ecumenici ed interreligiosi. L arcivescovo di Baltimora (Usa), mons. William H. Keeler, ad esempio, ha rilevato come nel suo paese le consultazioni tra cattolici ed ortodossi avvengono con regolarità, favorendo con ciò i rapporti ecumenici all interno degli Stati Uniti. La coesistenza tra cristiani e musulmani deve invece costituire il punto essenziale del dialogo con il mondo islamico - ha detto p. Francois Eid, superiore generale dell Ordine Sir n. 68 del 5 ottobre 2001 Maronita della Beata Maria Vergine, perché - ha aggiunto - è nella vita quotidiana che la gente si incontra, si conosce, collabora, s intende e si ama. Nei territori a marcata presenza islamica, dove vivono anche comunità cristiane, al vescovo compete di farsi promotore di dialogo, avendo cura di raggiungere una conoscenza profonda delle specificità dell altro, insistendo sulla ricerca sincera delle verità comuni. Numerosi interventi si sono occupati anche del ruolo delle Conferenze episcopali e dello stesso Sinodo. L arcivescovo di Portoviejo (Ecuador), mons. Josè M. Ruiz Navas, ha esortato a una maggiore collegialità all interno delle Conferenze episcopali nazionali, giungendo a proporre - quale segno di questo traguardo - che il documento finale dei lavori del Sinodo dei vescovi venga redatto dagli stessi Padri sinodali, tenendo conto di quanto il Papa possa decidere circa gli orientamenti finali e le deliberazioni conseguenti. A CURA DI LUIGI CRIMELLA Al sinodo, martedì 2 ottobre, si è anche parlato di conversione del collegio episcopale. In particolare, mons. Nestor Ngoy Katahwa, vescovo di Kolwezi, in Congo, ha esortato i vescovi a non coltivare la ricerca degli onori e dei privilegi umani che rischiano di ridurre il loro ministero di santificazione a pratiche rituali senz anima, superficiali e sbrigative. Di qui, la necessità, secondo mons. Katahwa, di dire no alla tentazione di comportarsi come dittatori, in quanto detentori nella Chiesa del potere legislativo, esecutivo e giudiziario. A chiedere un esame di coscienza, ma in un altro campo, quello delle comunicazioni, è stato mons. John Patrick Foley, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali, secondo il quale non è sufficiente garantire l ortodossia di un messaggio, se nessuno lo ascolta. E importante che il messaggio sia corretto, ma è anche importante che non venga ignorato. Un invito a dialogare con la società contemporanea è venuto anche dal card. Paul Poupard, presidente del Pontificio Consiglio per la cultura, secondo il quale un autentica pastorale della cultura è decisiva per la nuova evangelizzazione e si fonda su un dialogo fecondo tra il Vangelo e gli uomini di scienza, gli artisti, i credenti di altre religioni, i non credenti. M.M.N. 22

8 Protagonisti di comunione Una serie di suggerimenti pratici affinché la Chiesa raggiunga a realizzare pienamente quella spiritualità di comunione che è stata indicata dal Vaticano II. Su questo fronte stanno lavorando i padri sinodali riuniti in Vaticano dal 30 settembre per la X Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi. Alla presenza del Santo Padre, si stanno discutendo i metodi e i procedimenti attuali del Sinodo inteso come una straordinaria esperienza di collegialità tra i vescovi ; il ruolo delle Conferenze episcopali; i processi di consultazione; il rapporto tra Roma e le chiese locali. Negli interventi non mancano tuttavia i riferimenti alla delicata situazione internazionale che si è venuta a creare dopo gli attentati dell 11 settembre e gli appelli affinché il diritto all autodifesa non si trasformi in guerra e violenza contro innocenti vite umane. Riportiamo una sintesi degli interventi alla quarta Congregazione generale che si è svolta nel pomeriggio di martedì 2 ottobre, alla presenza di 234 padri sinodali. Una maggiore collegialità nella Chiesa. Suggerimenti pratici per attuare una maggiore collegialità e democrazia nella Chiesa sono stati espressi da alcuni padri sinodali intervenuti alla quarta congregazione generale del Sinodo dei vescovi: mons. Amédée Grab, vescovo di Chur (Svizzera) e presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali europee, si è posto alcuni interrogativi sul metodo e il procedimento attuale del Sinodo, rilevando la mancanza di tempo sufficiente per elaborare in modo sinodale, unitario gli elementi emersi durante i lavori e il rischio di personalizzare troppo i lavori sinodali da parte dei relatori e delle commissioni incaricate di redigere i testi. Mons. Grab ha sottolineato anche l esigenza di rendere sempre più le Conferenze episcopali dei luoghi di realizzazione della comunione, prima che strumenti organizzativi e di valorizzare il ruolo degli organismi che riuniscono le Conferenze episcopali a livello continentale o regionale. Ad esprimere critiche sulla mancanza di una effettiva collegialità è stato anche mons. Norbert Brunner, vescovo di Sion in Svizzera, che si è chiesto, con grande preoccupazione, quale valore abbiano, presso la Curia romana, le urgenze pastorali delle singole Chiese locali. A questo proposito ha suggerito di creare delle strutture di sussidiarietà e di risolvere a livello centrale solo ciò che è necessario per l unità della Chiesa. Una osservazione sui trasferimenti dei vescovi da una sede all altra è stata fatta da mons. Stephen Joseph Reichert, vescovo di Mendi e presidente della Conferenza episcopale di Papua Nuova Guinea, che ha chiesto di tener conto delle qualità umane e spirituali grazie alle quali il vescovo può adempiere al compito di instaurare un rapporto di autentica Sir n. 68 del 5 ottobre 2001 comunione all interno del suo presbiterio. Sarebbe molto importante ha inoltre suggerito chiedere l opinione del maggior numero possibile di sacerdoti della diocesi nel processo di consultazione per la scelta del vescovo. Un invito a fare un esame di coscienza sulla collegialità è stato rivolto anche da mons. Luis Morales Reyes, arcivescovo di San Luis Potosì e presidente della Conferenza episcopale messicana, che ha ricordato quanto la funzione di Pastore non sia soltanto di Pietro ma anche degli altri Apostoli. Il dialogo tra le religioni è indispensabile per la pace nel mondo. Dopo gli attentati dell 11 settembre, il dialogo tra le religioni, e in particolare con l Islam, deve continuare perché è indispensabile per la pace mondiale e la promozione dei diritti umani. Il dialogo interreligioso è stato tra i tempi più ricorrenti alla quarta Congregazione generale. Oggi ha detto il card. Claudio Hummes, arcivescovo di San Paolo nel mondo globalizzato e pluralista, il dialogo è indispensabile. Soprattutto in tempi di conflitti e di apprensioni generali, come oggi dopo l attentato terroristico dell 11 settembre negli Stati Uniti. Il dialogo e la negoziazione si presentano importanti per evitare una guerra e costruire la pace mondiale. La guerra costituisce sempre la peggiore via per risolvere i conflitti. Nonostante che l autodifesa sia legittima e forse necessaria per gli individui, i gruppi e i popoli, tuttavia essa deve evitare in ogni modo di trasformarsi in una guerra, e mai usare la violenza contro innocenti. La guerra ci porta morte, distruzione, dolore e regresso. Nello specifico campo religioso, ha proseguito l arcivescovo brasiliano, il dialogo si presenta irrinunciabile in quanto oggi la diversità di religioni nel mondo rende più difficile un lavoro comune, come sarebbe necessario, per la pace mondiale, per la promozione dei diritti umani dappertutto. Tanto il dialogo ecumenico come quello interreligioso, e nel momento storico attuale in particolare con la religione musulmana, deve continuare indefettibilmente. Nel mondo di oggi ha osservato il card. Francis Arinze, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso il vescovo non ha scelta fra promuovere o non promuovere il dialogo interreligioso. La pluralità delle religioni è un dato di fatto in gran parte delle società. I movimenti di popolazione per motivi economici, culturali, politici o d altro genere sono stati agevolati dai moderni mezzi di spostamento. Culture, religioni e lingue s incontrano come mai prima nella storia umana. A CURA DI MARIA CHIARA BIAGIONI E PATRIZIA CAIFFA 23

9 Una voce dall Africa La speranza nasce solo dalla condivisione delle gioie e delle sofferenze delle persone ferite dalla guerra civile. È l opinione espressa all agenzia internazionale Fides da mons. Jean Ntagwarara, vescovo di Bubanza (Burundi), delegato dalla Conferenza episcopale burundese al Sinodo dei Vescovi che si svolge a Roma dal 30 settembre al 27 ottobre. Il Burundi spiega il vescovo - vive nella violenza dal 1993; da allora una guerra civile ha causato più di 200mila morti. Milioni di burundesi sono stati costretti a lasciare le loro case e sono diventati profughi. In questo contesto la Chiesa testimonia la speranza cristiana con la sua presenza in mezzo al popolo e attraverso l annuncio del Vangelo, promuovendo il concetto di fratellanza cristiana in un mondo diviso dalla violenza (i tre quarti dei burundesi sono cristiani cattolici o protestanti). A questo si aggiunge l assistenza alle vittime della guerra, in particolare vedove, orfani e rifugiati, l invito alle parti in lotta al dialogo; il sostegno allo sviluppo del Paese, non solo ricostruendo le infrastrutture, ma promuovendo l educazione dei ragazzi per dare loro un futuro migliore. Secondo il presule tre sono i segni di speranza offerti dalla Chiesa burundese: Prima di tutto vi sono zone del Paese dove la guerra non è arrivata. Le definisco isole di convivenza dove le due etnie vivono in pace. Un altro segno di speranza è dato dalle famiglie che accolgono gli orfani. Accanto a queste operano le associazioni per le vittime della guerra e dell Aids. Infine vi sono coloro che rifiutano di prendere le armi per combattere un nemico non ben definito. Un tenace lavoro pastorale che ha tratto linfa dall assemblea speciale del Sinodo dei Vescovi del Il risultato più importante del Sinodo del 1994 ricorda mons. Ntagwarara - è stato la definizione di Chiesa famiglia, che da allora è stata adottata anche in Burundi. Si cerca di promuovere l evangelizzazione attraverso le comunità di base. Questo ci permette di essere più vicini alle persone, specie ai più poveri, cristiani o meno, non facciamo differenze. Per quanto riguarda l Africa queste sfide derivano dalle guerre che affliggono il continente, dalla mondializzazione dell economia che spesso va a vantaggio dei Paesi ricchi e a svantaggio di quelli in via di sviluppo. Aggiungo anche la diffusione delle sette che proliferano approfittando della crisi bellica. Su questo punto abbiamo visto che quando le comunità evangeliche di base funzionano, le sette non hanno spazio. Costruttori di pace e giustizia L 11 ottobre, il card. Edward Egan, arcivescovo di New York e relatore generale del Sinodo dei vescovi, è vivamente atteso dal suo popolo per la celebrazioni del trigesimo nella sua cattedrale e porterà a tutti un messaggio del Papa. Lo ha detto il card. Jan Pieter Schotte, segretario generale del Sinodo, aprendo i lavori della sesta Congregazione generale, svoltasi il 4 ottobre alla presenza di 238 padri sinodali. Giovanni Paolo II, ha informato Schotte, ha nominato relatore generale aggiunto il card. Jorge Maria Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires, che terrà quindi il 12 ottobre la relazione dopo la discussione, al posto del card. Egan. Tra gli argomenti maggiormente dibattuti nella sesta Congregazione generale, il ruolo delle religioni come mediatrici di pace, in uno scenario mondiale ormai segnato dai tragici fatti dell 11 settembre. In Albania, ha detto mons. Angelo Massafra, presidente della Conferenza episcopale albanese, le religioni hanno un ruolo insostituibile per la pace sociale, e i loro rappresentanti sono chiamati a fare i mediatori, anzi a svolgere il ruolo di veri e propri ammortizzatori sociali. E il patriarca di Gerusalemme dei Latini, Michel Sabbah, nel corso della quinta congregazione generale ha sottolineato che è compito del vescovo aiutare la società umana nella lotta contro il terrorismo ed aiutarla a identificare le radici del male, vale a dire le ingiustizie politiche, fra cui la sorte del popolo palestinese, l embargo contro l Iraq che rende disumana la vita di milioni di persone innocenti, e le ingiustizie sociali che dividono il mondo in paesi ricchi e paesi poveri. In Albania, ha proseguito Massafra, i rapporti con i musulmani e ortodossi sono improntati a rispetto, accettazione e collaborazione per i grandi ideali, come abbiamo fatto in questi anni molto difficili sia per la situazione interna sia durante la guerra nel Kossovo. Ricordando la testimonianza del suo predecessore, mons. Pierre Claverie, martirizzato nel 96, il vescovo di Oran, in Algeria, mons. Alphonse Georger, ha osservato che la nostra presenza in terra d Islam risulterà possibile, auspicata e autentica soltanto se saremo gli umili servitori dell amore gratuito di Gesù, soprattutto nei periodi difficili caratterizzati da crisi sociali (integralismo, terrorismo), che alcuni dei nostri Paesi stanno attraversando. Sir n. 68 del 5 ottobre

10 Anche mons. Cosmo Francesco Ruppi, arcivescovo di Lecce, ha voluto evidenziare l importanza dell intervento della Chiesa sui grandi temi della giustizia sociale, della solidarietà e del riequilibrio economico-sociale. Gli uomini di oggi ha detto l arcivescovo, credenti e non credenti, governanti e governati, devono sapere che la Chiesa è prudente e paziente, ma non è silente quando ne va di mezzo il diritto alla vita, alla salute, alla sopravvivenza, a quelli che sono i diritti fondamentali riconosciuti ad ogni uomo e a tutti gli uomini. Per Ruppi, la carità della Chiesa si fa sentire concretamente a favore degli immigrati spesso anche tra sacrifici, incomprensioni ed oltraggi, ma nessuno fermerà mai la Chiesa nella sua opera di accoglienza. Un testimone diretto delle difficoltà che si trova a vivere un vescovo in Paesi di frontiera è stato mons. Joseph Henry Ganda, presidente della Conferenza episcopale della Sierra Leone, che nel 98 è stato rapito e torturato dai ribelli. Ganda ha rivendicato, in particolare, la necessità di una solidarietà pratica con le Chiese particolari, soprattutto nel Terzo mondo, che vive difficili situazioni di guerra, violenza, colpi di stati militari e tensioni religiose ed etniche. L identikit di un vescovo promotore della comunione, della giustizia e della solidarietà, in primo luogo nell ambito della Chiesa, ma anche nella società civile è stata anche tracciata da mons. Rodolfo Valenzuela Nunez, vescovo di Vera Paz, in Guatemala, che ha raccontato come nel suo Paese i vescovi hanno raggiunto l unità attraverso il dialogo ed hanno partecipato alla riconciliazione del Paese, facendo propria nel loro magistero la situazione di povertà ed esclusione in cui si trova a vivere la maggior parte della popolazione, a cinque anni di distanza dalla firma degli accordi di pace e dopo 36 anni di lotte intestine che hanno prodotto povertà crescente per effetto della globalizzazione economica, analfabetismo, problemi politici e corruzione, tessuto sociale lacerato in molti settori, problemi migratori. Nunez ha citato, poi, il martirio di mons. Juan Gerardi, il vescovo assassinato per il suo impegno a favore della riconciliazione e la restituzione della dignità alle vittime del conflitto, e che ora viene portata avanti da molti testimoni della fede, sacerdoti, religiosi e laici. A CURA DI MARIA MICHELA NICOLAIS Maestri di verità Affinché la Chiesa possa rispondere con prontezza ed efficacia ai bisogni dei tempi, occorre che il ministero petrino e la collegialità episcopale siano costantemente presi in esame. È quanto ha affermato il vescovo di Auckland (Nuova Zelanda), mons. Patrick Dunn, intervenendo, alla sesta Congregazione generale del Sinodo, svoltasi giovedì 4 ottobre, sul tema della collegialità e del rapporto tra il collegio episcopale e il magistero papale. Una declinazione pratica di questa esigenza consisterebbe, per mons. Dunn, nell avviare incontri regolari, ogni uno o due anni, da parte dei presidenti delle Conferenze episcopali con i fratelli nell episcopato nella Curia romana. Dunn ha anche parlato del sacramento della penitenza, riflettendo sulle assoluzioni comunitarie da rendere più frequenti, al di là dei casi estremi che costituiscono prassi pastorale consolidata, vista la difficoltà dei fedeli a frequentare con assiduità tale pratica sacramentale. Anche il vescovo di Tromso (Norvegia), mons. Gerhard Goebel, ha toccato il tema della confessione, mettendo in luce il suo valore sacramentale e auspicando che il magistero episcopale spinga a un ricorso più frequente ad essa. Una riflessione sui media in rapporto al ministero del vescovo è stata, invece, sviluppata da mons. Josef Michalik, arcivescovo di Prwemys dei Latini (Polonia). Vedo un particolare pericolo ha affermato l arcivescovo che comporta il posto che occupano oggi i mezzi di comunicazione nella vita dell uomo La paura di essere giudicati dalla tv, oppure dai giornali, non può paralizzarci. La verità non s inginocchia di fronte ai mass media. Bisogna apprezzare il loro lavoro e il ruolo nella società, ma non si può ricercare la popolarità ad ogni costo. Secondo mons. Michalik, oggi c è un fortissimo bisogno dell unità del pensiero e del coraggio di tutti i vescovi della Chiesa nell insegnare la verità della fede e nello svelare le menzogne, il che aiuterà a proteggere con efficacia gli oppressi e i deboli. Anche mons. Wilton Daniel Gregory, vescovo di Belleville e vice-presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, ha toccato nel suo intervento il tema della comunicazione. La rivoluzione dei media - ha detto - ci mette a disposizione mezzi ineguagliabili per comunicare, evangelizzare e catechizzare. A CURA DI LUIGI CRIMELLA Sir n. 68 del 5 ottobre

11 SPECIALE: SINODO DEI VESCOVI (3) 30 SETTEMBRE - 27 OTTOBRE 2001 Custode e promotore Se quello in corso è il Sinodo dei vescovi che riflettono sul loro ruolo nella Chiesa, è ovvio che sia anche il Sinodo di tutto il popolo di Dio. Il vescovo non è un manager o un califfo, ma un ministro cioè un servitore della comunità cristiana. Sul Sinodo in corso a Roma i rilievi possono essere senza fine. Tornano in evidenza problemi già sollevati altre volte sul funzionamento di questa originale struttura ecclesiale: preparazione, possibilità di un prolungato ascolto reciproco e di un dialogo senza fretta, scaglionamento in due sessioni per consentire un approfondimento delle relazioni di base e dei risultati delle discussioni in gruppo, ecc. Non si può certo dire che Sinodo e collegialità episcopali si equivalgono. Il Sinodo non è un Concilio ecumenico. Ma se l intento primario della sua istituzione è stata quella di incrementare l affectus collegialis e offrire una collaborazione più diretta al Santo Padre nella guida della Chiesa universale, qualcuno trova ancora esorbitante il peso della Curia romana che dispone già di canali privilegiati di comunione col Papa. Facile e lodevole forse un auspicio del genere, ma chi non vede le difficoltà reali per cambiare? Certamente nessuno desidera nuove strutture col pericolo di un appesantimento burocratico. Probabilmente si possono intravedere spazi nella valorizzazione dei Sinodi Patriarcali; delle Conferenze episcopali e, perché no, dell antica e veneranda esperienza delle Metropolie. I Circuli minores o gruppi di studio sono ancora in corso e possono considerarsi in certa misura il vero laboratorio del Sinodo. Si parla nella propria lingua o in lingua ben conosciuta. Il latino ha fatto il suo corso? Non credo. Ma è sempre difficile considerarlo la lingua della Chiesa di fronte all emergere desiderato e benedetto di comunità cattoliche non latine. Ci sarà un giorno esperanto capace di consentire a tutti di capire e di essere capiti? Oppure si dovrà ripiegare su una lingua veicolare? Che bella la Pentecoste! Tra tante cose sentite o intraviste in questa settimana, mi piace riflettere su una discussione apparentemente marginale, ma che offre invece un autentico la per ben capire la funzione del vescovo. I testi del Concilio Vaticano II avevano già detto molto presentando il vescovo con tre sostantivi: maestro, pastore, padre. Qualche voce in Sinodo ha avanzato il dubbio che sia un poco affievolita la posizione di maestro proprio in un momento della storia dove notte e nebbia rendono pressante un ministero di lucidità e di coraggio. Gli interventi del Santo Padre non sono forse mai Sir n.69 del 10 ottobre 2001 stati così chiari, nitidi e abbondanti. E così si può ben dire di molti vescovi. Ma questo è un periodo eccezionale. Cosa si può fare di fronte a un crescente disimpegno e indifferenza dei giovani e meno giovani? E di fronte alla crisi dei valori e al prevalere talvolta sistematico dell ingiustizia in tanti campi della vita? Un esame di coscienza che interpella tutti anche se alla luce della mia esperienza darei sempre il primato alla figura di vescovo-padre. Cose scontate, si può ben dire, ma sempre pertinenti. Dirò che mi ha colpito di più l analisi portata avanti da due padri sinodali sulla duplice dimensione del servizio episcopale. Deve prevalere quella di animatore o di promotore? Non è un giochetto di parole. In un clima sociale di preteso - purtroppo spesso solo preteso spirito democratico, è più scontato, anche nella Chiesa, valorizzare l apporto di tutte le componenti. San Paolo, nel suo famoso testo agli Efesini, la pensava così. Il vescovo si trova ad essere il prezioso e necessario animatore che rispetta e incoraggia tutti. Penso alla stagione fervida dei gruppi, movimenti, associazioni. Penso ai laici di cui la recente riunione del Consiglio permanente Cei ha parlato. Si può ben dire che esiste una fioritura promettente, anche se non sempre facile da intendere e dirigere. Basta in questa storica congiuntura l animazione? Non bisogna ritrovare lo spessore dell iniziativa, della proposta, del dialogo responsabile? In altre parole sembra che il vescovo debba sviluppare di più il suo ruolo di promotore. Custos et promotor, era già una categoria usata da secoli per definire il vescovo. Per molto tempo è stato sufficiente essere custode, e sempre dovrà esserlo, della dottrina di Dio che gli è affidata. Ma questo è tempo di promozione. Sotto questa ottica si comprende l urgenza di andare oltre le parole pur solenni e collaudate. Facciamo l esempio di nuova evangelizzazione. Cosa comporta questa novità in termini di conoscenza dell ambiente, di fronte a un marcato senso di indifferenza, con gente che si sazia e incapace di innalzarsi ai valori dello spirito? Come usare al meglio la stessa religiosità popolare, che tanti margini offre ancora al contatto e al dialogo religioso? Altro che conservazione, diceva Giovanni Paolo II a Palermo. Il vescovo deve inventarsi promotore. Custode e promotore. Se questo Sinodo riesce a mettere in opera tale mentalità e adeguate iniziative al riguardo, sicuramente si farà ricordare negli anni futuri. GAETANO BONICELLI 20

12 Povertà e ecumenismo Continuano a prendere la parola i padri sinodali e nei loro interventi è possibile intravedere molto della loro provenienza geografica e dell esperienza personale vissuta come vescovi. C è allora chi vivendo accanto ai poveri, reclama una maggiore sobrietà da parte della Chiesa e chi superati i limiti dei 75 anni chiede di prorogare ai 78 anni l età fissata per la rinuncia all incarico episcopale. E ancora riforma della curia romana e dialogo ecumenico. Ecco una sintesi degli interventi che nei giorni 4 e 5 ottobre hanno caratterizzato la settima e l ottava congregazione della X Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi. Nella Chiesa meno titoli e più difesa dei poveri. La sobrietà nella Chiesa, la difesa dei diritti dei poveri, la lotta per la giustizia, il rispetto delle minoranze culturali. Per la Chiesa non basta vestirsi da poveri, bisogna amare la povertà come Cristo, ha ricordato mons. Tadeusz Goclowski, arcivescovo di Gdansk (Polonia), per il quale la povertà dei vescovi è un segno importante, anzi una sfida. Reclamare i diritti dei poveri senza politicizzare il problema ha aggiunto -, collaborare con le organizzazioni governative e non governative al di sopra delle divisioni politiche, questa pare sia la strada giusta per la Chiesa per affrontare il problema della povertà nel mondo. Per mons. Leonardo Z. Legaspi, arcivescovo di Caceres (Filippine), i due settori che hanno più bisogno della speranza portata dalla Chiesa sono appunto i poveri e i giovani: I poveri perché la miseria costante li porta alla disperazione. I giovani, perché la cultura moderna li ha sfruttati e li ha svuotati di ogni speranza. Per i poveri, ha puntualizzato, la disperazione nasce dal loro asservimento a un sistema economico ingiusto, la speranza che offriamo dovrebbe comprendere mezzi concreti per promuovere la giustizia ed effettuare una più giusta distribuzione delle risorse mondiali. Un invito a dare spazio alle differenze culturali dei vari popoli e razze per la creatività dinamica all interno delle nuove Chiese ; soprattutto traducendo le formule liturgiche del rito romano in versioni rispettose delle culture, è stato formulato dall arcivescovo di Calcutta (India) mons. Henry Sebastian D Souza. Concetto, questo, ribadito anche da mons. Victor Alejandro Corral Mantilla, vescovo di Riobamba (Ecuador) nella sua difesa dei poveri e delle culture autoctone dell America Latina. Mons. Corral, a chiusura del suo intervento, ha suggerito anche, per mantenere una effettiva povertà evangelica, di spogliarsi dei vari titoli di eccellenza, eminenza, monsignore. Facciamoci chiamare solamente padri, ha detto. Suggerimento poi sfociato nell ilarità generale dell assemblea quando il presidente delegato di turno ha congedato mons. Corral con un Sir n.69 del 10 ottobre 2001 Gratias multas, eccellentissime domine, vale a dire Grazie eccellentissimo. La parola dei vescovi emeriti. E stato il primo dei quattro vescovi emeriti a prendere la parola al Sinodo ed ha chiesto un innalzamento dell età pensionabile. E mons. David Picao, vescovo emerito di Santos (Brasilia). Sappiamo ha detto - che molti emeriti, a 75 anni hanno abbastanza salute e mente lucida. Perché allora non prorogare ai 78 anni l età fissata per la rinuncia all incarico episcopale? Se gli emeriti ha aggiunto mons. Picao hanno voce e voto deliberativo nel Concilio Ecumenico e nei Concili particolari, perché non è dato loro voto nelle Assemblee delle Conferenze episcopali?. E se il vescovo emerito continua ad essere vincolato alla diocesi, dovrebbe meritare che il suo nome fosse dichiarato nel canone della Messa subito dopo il nome del vescovo diocesano. Al tempo stesso, l emerito è chiamato a testimoniare la vita d unità con il nuovo vescovo diocesano, e ad agire con sapienza e discernimento collaborando con lui e senza fare commenti sfavorevoli alla sua persona e ai suoi atteggiamenti. Nel suo intervento, il card. Mario Francesco Pompedda, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, si è soffermato, tra l altro, a riflettere sull organizzazione della curia romana ed ha inoltre messo in guardia sulla inopportunità dell identificazione, a volte addirittura strutturata e pubblicizzata, di alcuni vescovi con l uno o l altro dei nuovi movimenti. Il ministero patriarcale, ponte di dialogo con le Chiese ortodosse. Il ministero patriarcale è l equivalente del ministero petrino nell ecclesiologia orientale. La precisazione è stata fatta da Sua Beatitudine Grégoire III Laham, patriarca di Antiochia dei grecomelkiti (Siria). Non è corretto ha detto annoverare il Sinodo patriarcale fra le Conferenze episcopali. Si tratta infatti di un organismo assolutamente distinto. Il Sinodo patriarcale è l istanza suprema della Chiesa orientale. Può legiferare, eleggere i vescovi e i Patriarchi, decidere in merito alle dispute. Finché ha aggiunto il Patriarca melchita nell ecclesiologia romana non si terrà conto di questo, non vi saranno progressi nel dialogo ecumenico. Inoltre, il ministero patriarcale non è una creazione romana, non è frutto di privilegi concessi o accordati da Roma. Una siffatta concezione non può che pregiudicare ogni possibile intesa con l Ortodossia. A CURA DI M.CHIARA BIAGIONI, PATRIZIA CAIFFA, IGNAZIO INGRAO 21

13 Dialogo e carità Donne e società Nella nona congregazione generale del Sinodo, svolta il pomeriggio del 5 ottobre, sono stati affrontati diversi argomenti riguardanti il ruolo e la missione del vescovo: qui di seguito vengono presentati l appello di mons. Concessao sulla diffusione della povertà nei Paesi in via di sviluppo, sul dialogo come tratto caratteristico del credente, specie con le altre religioni e concezioni del mondo, e sui criteri di scelta dei nuovi vescovi. Da Delhi un grido d allarme sulla povertà - Non esiste solo il terrorismo che abbatte le torri di New York. Ne esiste un altro più subdolo, nascosto e di cui si parla poco è quello di un sistema economico ingiusto che ogni giorno conduce alla morte migliaia di persone. Lo ha detto al Sinodo l arcivescovo di Delhi (India), mons. Vincent M. Concessao. Con l attuale tendenza alla globalizzazione, la situazione dei poveri sta peggiorando - ha detto - Piccole industrie devono chiudere, privando migliaia di persone di un impiego e di un salario; le spese statali per venire incontro alle esigenze fondamentali dei poveri vengono ridotte come parte del programma di aggiustamento strutturale; i poveri vengono sempre più emarginati e portati alla disperazione. Il dialogo, via per la pace - Da p.peter-hans Kolvenbach, superiore della Compagnia di Gesù, è venuto un forte appello perché i vescovi insegnino ai fedeli la vera natura del dialogo. Rilevata la difficoltà di molti a cogliere il vero significato di questo invito, secondo p. Kolvenbach occorre ricordare i quattro livelli di dialogo proposti dalla Chiesa: condivisione della vita, condivisione a livello di lavoro per il bene comune, condivisione di idee e convinzioni, studiando e discutendo insieme questioni anche teologiche, condivisione con altri dell esperienza di Dio. Tra i suggerimenti concreti, la proposta che ogni vescovo, oltre ad insegnare e a dare l esempio, istituisca una efficiente commissione per il dialogo. Ruolo ed elezione del vescovo - Sacramento della bontà di Dio : con queste parole mons. Eusébio O. Scheid, arcivescovo di San Sebastiano di Rio de Janeiro, ha definito la figura dei vescovi, auspicando che siano segni concreti che trasformano persone e relazioni umane. Circa l ordinazione e la prassi relativa, il card. Friedrich Wetter, arcivescovo di Monaco, ha invece proposto di variare i criteri di scelta. Rammentando che nei primi secoli per l ordinazione era decisivo il voto dei vescovi della provincia ecclesiastica, ha proposto che prima che il Nunzio apostolico invii la terna a Roma, dovrebbe riunire allo scopo il consiglio dei vescovi della provincia ecclesiale e inoltrare le sue decisioni alla Sede Apostolica, insieme al suo voto. La libera scelta del Santo Padre - ha aggiunto - rimane in tal modo indisturbata. L.C. La crisi della Chiesa in un mondo senza Dio, il maggior potere da conferire alle donne, ma anche il ruolo sociale, spesso controcorrente, che il vescovo è chiamato a svolgere in un mondo sempre più secolarizzato. Sono alcuni temi emersi nel corso della Decima congregazione generale del X Sinodo dei vescovi, svoltasi il 6 ottobre in alla presenza di 228 padri. Nella prima settimana dell assemblea sinodale, informano in Vaticano, hanno preso la parola circa 140 padri sinodali e 13 uditori; nell 80 % degli interventi è stato fatto cenno alla grave situazione internazionale venutasi a creare dopo gli attacchi terroristici dell 11 settembre. La crisi della Chiesa. Quella di oggi non è solo una crisi culturale fondata sull assenza di Dio : è anche una crisi della Chiesa, che si occupa troppo di se stessa e non parla con la necessaria forza e gioia di Cristo. L analisi viene dal card. Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, che ha parlato applaudito dall assemblea - di una diffusa marginalizzazione del tema di Dio nella società contemporanea. Ma un mondo senza Dio è un mondo senza speranza, ha commentato il cardinale, ed essere al servizio della speranza vuol dire annunciare Dio col volto umano, col volto di Cristo. Il mondo ha precisato Ratzinger ha sete di conoscere, non i nostri problemi ecclesiali, ma il fuoco che Gesù ha portato sulla terra. Un annuncio, questo, che esige il coraggio della verità e la disponibilità a soffrire per la verità. Ritornare con chiarezza a Cristo e smascherare senza paura le falsificazioni del Vangelo : questo il compito additato da Ratzinger ai vescovi, che devono trovare il coraggio di giudicare e di decidere con autorità, visto che non si tratta di decidere sulle questioni teologiche degli specialisti ma sul riconoscimento della fede battesimale. Il problema centrale del nostro tempo, ha concluso Ratzinger, è lo svuotamento della figura storica di Gesù Cristo, ed un Gesù impoverito non può essere l unico Salvatore e mediatore. Più potere alle donne. Le religiose devono essere viste e accettate come qualcosa di più della forza-lavoro della Chiesa, che deve chiedersi quali nuove strutture creare per garantire che le donne abbiano potere nella Chiesa. Lo ha detto suor Mary Sujita Kallupurakkathu, superiora generale delle Suore di Nostra Signora, in India, intervenendo al Sinodo come uditrice. Noi religiose oggi rappresen- Sir n.69 del 10 ottobre

14 tiamo nella Chiesa una formidabile forza spirituale e apostolica, ha detto suor Mary riferendosi al magistero del Papa, che ha conferito incessantemente un importanza eccezionale alla dignità delle donne, riconoscendo il loro genio femminile per la creazione di un mondo più giusto. Anche se, ha aggiunto però la relatrice, il nostro accesso all informazione e all istruzione ci ha offerto maggiori occasioni per partecipare alla vita e alla missione della Chiesa e del mondo in questo nuovo millennio, ciò non toglie che le religiose devono essere viste e accettate come qualcosa di più della forza-lavoro della Chiesa. Dopo aver auspicato la creazione di nuove strutture per garantire più potere alle donne nella comunità e nella Chiesa, la religiosa indiana ha sottolineato che spetta alla formazione dei sacerdoti prendere il problema di promuovere rapporti collegiali con le donne nella Chiesa, tenendo conto che dominio e controllo non favoriscono nessun tipo di comunione. Vescovi e società. Promuovere con maggiore impegno e creatività opere efficaci e moderne per ridurre le nefaste conseguenze della globalizzazione e la nuova crisi economica che si sta abbattendo sull umanità. Sono questi, per il card. Sergio Sebastiani, i compiti principali che il vescovo deve assolvere, dopo l 11 settembre. Per essere testimone di speranza, un vescovo deve innanzitutto avere coscienza delle sfide che l odierna società scristianizzata porta con sè ed avere il coraggio di affrontarle con fedeltà e coerenza, ha detto il card. Giovanni Battista Re, prefetto della Congregazione per i vescovi; entrambi i cardinali sono stati applauditi dai suoi confratelli. Pronunciandosi sul tema della collegialità, ampiamente dibattuto fin dall inizio dei lavori, Re ha auspicato un ruolo più incisivo del metropolita nel promuovere una maggiore collegialità a livello locale fra i vescovi suffraganei. Sul piano sociale, il card. Sebastiani ha proposto di mettere in atto in ogni diocesi forme di microcredito, per ridurre la piaga della miseria più estrema aiutando i più poveri tra i poveri per permettere loro di uscire dalla miseria con le loro proprie forze. E un invito a non ridurre le istituzioni caritative ecclesiali ad agenzie umanitarie filantropiche è venuto da mons. Joseph Cordes, presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum, secondo il quale tale perdita di identità ecclesiale comporterebbe una grave riduzione del grande compito di promozione umana e sociale che tali realtà svolgono nella Chiesa. A CURA DI M. MICHELA NICOLAIS Collegialità Il Sinodo dei vescovi è lo strumento più indicato per esprimere la collegialità, ma è perfettibile e deve certamente evolvere, anche se lentamente, saggiamente e progressivamente. Lo ha detto il card. Godfried Danneels, arcivescovo di Malines- Bruxelles e presidente della Conferenza episcopale belga, intervenendo l 8 ottobre al Sinodo dei vescovi, in corso in Vaticano fino al 27 ottobre. In qualsiasi riforma, ha sottolineato Danneels ribadendo le critiche da lui già espresse al Sinodo dei vescovi in occasione dell ultimo Concistoro, ciò che in ogni caso deve essere conservato, è il fatto che i padri sinodali possano parlare al riparo da qualunque influenza indotta da gruppi di pressioni esterne e che essi possano parlare liberamente, tutti, sempre e su qualsiasi argomento. Danneels non ha mancato, tuttavia, di dare alcuni suggerimenti concreti per un eventuale riforma del Sinodo, tra i quali quello di concentrarsi più direttamente su alcune questioni importanti e di estendere il ricorso ai Sinodi speciali, più ridotti di numero e dedicati ad uno o due temi precisi. Questo perché, ha spiegato il cardinale, un grande Sinodo ordinario come questo favorisce molto il sentimenti di collegialità effettiva tra i vescovi, ma porta scarsi frutti per la collegialità effettiva. In un epoca in cui le grandi certezze religiose e morali crollano, ha detto Danneels aprendo il suo intervento, i vescovi hanno grande bisogno di Pietro, ma anche di un collegio episcopale mondiale forte, competente e santo. Il cardinale belga si è anche soffermato sul ruolo delle Conferenze episcopali, chiedendo applicazioni concrete del principio di sussidiarietà. I vescovi, ha affermato Danneels, devono anche saper praticare l arte di comunicare, e su alcuni documenti ufficiali sarebbe bene che venissero consultati prima della pubblicazione, almeno a livello di Conferenze episcopali. Il testo dei documenti ha osservato il cardinale arriva ai vescovi troppo tardi, quando già i mass media ne hanno divulgato e spesso distorto il loro vero contenuto. Di qui la proposta di comunicare questi testi alle Confrenze episcopali in anticipo, sopratuttto a quelle che vivono sulle terre vulcaniche dove le eruzioni mediatiche sono quasi quotidiane. M.M.N. Sir n.69 del 10 ottobre

15 L autorità del vescovo La guerra e la pace L autorità del vescovo, se chiaramente motivata nei suoi principi, autenticamente accolta e chiaramente percepita, può essere una risposta attendibile alle sfide poste alla Chiesa dal contesto socio-culturale attuale. Lo ha detto il card. Camillo Ruini, presidente della Cei, intervenendo alla XII Congregazione generale del Sinodo dei vescovi, svoltasi l 8 ottobre alla presenza di 232 padri sinodali. Quando il Concilio Vaticano II riformulava i rapporti tra il prima del Papa e la potestà collegiale dei vescovi ha ricordato il presidente della Cei tracciando una sorta di bilancio del modo in cui il principio di autorità è stato percepito e attuato nella Chiesa - appariva tranquillo e generalmente condiviso. Poco dopo è intervenuta invece una specie di rivoluzione culturale che ha messo in discussione l autorità a tutti i livelli della vita civile ed anche ecclesiale. Il Concilio aveva dato però in anticipo una risposta sostanziale, riproponendo l insegnamento evangelico sull autorità come servizio. La Chiesa, in sintesi, ha bisogno del principio di autorità, anche se dopo il Concilio esso è risultato spesso faticoso e resta tutt oggi il problema di come il necessario servizio dell autorità possa essere meglio compreso, accettato e adempiuto. A questo proposito, Ruini ha osservato che in primo luogo vanno comprese le motivazioni del principio dell autorità ecclesiale, che, per essere accettata interiormente, deve mostrarsi il più chiaramente possibile come partecipazione alla missione di Cristo, da viversi e da esercitarsi perciò nell umiltà, nella dedizione e nel servizio. In secondo luogo, ha sottolineato il presidente della Cei, occorre mostrare come l autorità sia l espressione della profonda e convinta unità che deve esistere tra le diverse istanze dell autorità nella Chiesa : tra Papa e vescovi, tra vescovi tra di loro e con le Conferenze episcopali, tra vescovi e sacerdoti. Di qui, ha concluso Ruini, la grande importanza della spiritualità di comunione, o della mistica di comunione, di cui parla il Papa nella Novo Millennio Ineunte, per poter dare una risposta attendibile alle domande del nostro tempo. Nella stessa Congregazione, mons. Jayme Herique Chemello, presidente della Conferenza episcopale brasiliana, ha sottolineato la necessità di decentralizzare la Curia romana in favore delle Conferenze episcopali nazionali, mentre l arcivescovo di Lima, Juan Luis Cipriani, ha osservato che di fronte alla crisi di autorità i vescovi devono rispondere praticando la virtù dell obbedienza. M.M.N. Terrorismo e situazione internazionale, ma anche ecumenismo e dialogo ecumenico: questi alcuni temi della XIII Congregazione generale del Sinodo dei vescovi, svoltasi il 9 ottobre alla presenza di 229 padri sinodali; alla fine della seduta, è stato diffuso un comunicato dei vescovi americani sull attacco degli Stati Uniti in Afghanistan. Il giorno precedente, 8 ottobre, i vescovi riuniti in Vaticano hanno rivolto una preghiera corale per la pace e la giustizia, in apertura dell XI Congregazione generale, a poche ore dall attacco americano ai talebani. La preghiera corale dei vescovi. Le notizie giunte ieri sera circa le operazioni in Afghanistan ha detto il card. Giovanni Battista Re, prefetto della Congregazione per i vescovi e presidente delegato dell XI Congregazione generale suscitano la nostra preghiera per la pace e la giustizia. Dio illumini coloro che hanno responsabilità. Tutti i relatori della mattinata hanno chiesto di pregare per la pace. Tra questi, il card. Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Genova, che ha ricordato che la vera speranza cristiana non ci distoglie dalle nostre responsabilità di fronte alle innumerevoli miserie e ingiustizie della storia come quelle di questi giorni. La speranza, ha sottolineato l arcivescovo di Genova, ci dà piuttosto una luce per conoscere il senso di questi mali nel disegno di Dio e una forza originale per assolvere le nostre responsabilità. Anche le beatitudini evangeliche ha sottolineato ci stimolano ad un impegno in qualche modo rivoluzionario, a partire dal cuore nuovo come principio dell autentico agire cristiano in ogni ambito, anche quello delle ingiustizie e della sofferenza del mondo. I vescovi americani e la guerra. La nostra risposta militare deve essere guidata dai limiti morali tradizionali nell uso della forza. L azione militare è sempre riprovevole, ma può essere necessaria per proteggere l innocente e difendere il bene comune. E questa la posizione dei vescovi americani in merito all attacco Usa, espressa il 9 ottobre da mons. Joseph A. Fiorenza, presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, che insieme a mons. W.D.Gregory e ai cardinali Keeler, George ed Egan, ha firmato una dichiarazione di cui riportiamo il testo integrale: Nel momento in cui la nostra nazione intraprende un azione militare, noi Vescovi della Conferenza chiediamo una preghiera costante, fermezza e moderazione in risposta all attacco terroristico dell 11 settembre. Sir n.69 del 10 ottobre

16 Chiediamo di pregare per il nostro Presidente e i capi della nazione, per i soldati e per tutti quelli colpiti dagli attacchi terroristici. Rinnoviamo il nostro appello perché la nostra risposta militare sia guidata dai limiti concordati dell uso della forza. L azione militare è sempre da deplorare, ma può essere necessaria per proteggere gli innocenti o per difendere il bene comune. Noi appoggiamo gli sforzi per chiarire che la risposta militare è diretta contro quelli che usano il terrorismo e a quelli che li assistono, non contro il popolo afgano o l Islam. I provvedimenti per assicurare la sicurezza dei civili innocenti sono necessari e importanti. Appoggiamo con fermezza le iniziative umanitarie a favore del popolo afgano, specialmente i rifugiati e gli sfollati. Siamo incoraggiati dagli sforzi per costruire una coalizione globale per ricercare la giustizia e una risposta esauriente usando mezzi diplomatici, economici e umanitari così come legittime misure militari. Andando oltre la crisi attuale, continuiamo a chiedere con forza di riprendere gli sforzi diplomatici e di altro tipo per ottenere una pace giusta per i palestinesi e gli israeliani, e un mondo che sia più giusto e più pacifico per tutti quelli che soffrono per la perdita dei loro diritti, dati da Dio. Ogni nostro sforzo deve essere guidata dal desiderio di un mondo che rispetti veramente i diritti e la dignità di ogni persona. Nel mezzo del conflitto, preghiamo per la pace. Dopo gli attacchi terroristici cerchiamo giustizia. In risposta all odio, offriamo amore. Nel momento della prova ci rivolgiamo a Dio come rifugio e forza per mostrarci il cammino del conforto, riconciliazione e pace. Terrorismo e situazione internazionale. Anche se aberrante e fuorviante, può esserci una dimensione religiosa nel fenomeno del terrorismo, soprattutto in quei Paesi che sembrano aver fatto dell intolleranza religiosa e del fanatismo la base della politica di Stato e ai quali non dovrebbe essere consentito di continuare ad agire indisturbati nell aperta violazione dei diritti umani in nome della religione. Lo ha detto mons. John Olorunfemi Onaiyekan, presidente della Conferenza episcopale della Nigeria, nel corso della XIII Congregazione generale,. Il presule nigeriano ha suscitato l applauso dei suoi confratelli, e ha precisato che il tipo di terrorismo che ha sconvolto il mondo l 11 settembre scorso non è un fenomeno attribuibile soltanto ai talebani dell Afghanistan. Citando l esempio del suo Paese, dove vivono 120 milioni di persone egualmente distribuite tra cristiani e musulmani, Onaiyekan ha detto che la maggior parte del tempo viviamo in pace e armonia reciproche, ma talvolta scoppiano anche conflitti violenti e sanguinosi, a causa di sfoghi verbali e le attività di fanatici e la manipolazione dei politici che abusano della religione per scopi egoistici. Un appello al dialogo come componente fondamentale della saggezza delle nazioni è venuto da mons. Francesco Viti, arcivescovo di Huambo, in Angola, che riferendosi alla situazione internazionale attuale ha ricordato che non c è nulla di più contrario alla pace che fare la guerra per farla finita con le guerre. Per un ecumenismo di vita quotidiana. La questione ecumenica non è un accessorio, ma si pone al centro dell attività pastorale del vescovo. Lo ha detto il card. Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell unità dei cristiani. Oggi, ha sottolineato il cardinale, ci troviamo di fronte a nuove sfide, che fanno presagire che il cammino ecumenico sarà ancora lungo e difficoltoso. Potremmo già fare insieme molto di più di quanto facciamo abitualmente, soprattutto sul piano di quello che Kasper ha definito ecumenismo di vita quotidiana. Sarebbe già molto - ha spiegato, infatti, il relatore se i validi risultati dei dialoghi ecumenici fossero recepiti ovunque. Ciò richiede una formazione ecumenica per i laici, per i sacerdoti e anche per i vescovi. Attuare la spiritualità di comunione prima di tutto in noi stessi - questa la consegna di Kasper ai suoi confratelli - e far diventare la nostra Chiesa accogliente per le altre Chiese e comunità ecclesiale. A CURA DI PATRIZIA CAIFFA E M. MICHELA NICOLAIS Sir n.69 del 10 ottobre

17 Comunicare ed educare Come comunicare la fede oggi e quale immagine dare del proprio ministero episcopale: sono stati due temi discussi nella sessione del 9 ottobre al Sinodo dei vescovi. Qui di seguito una sintesi degli interventi. Comunicazione e cultura. Come vescovi dobbiamo portare la speranza nel mondo delle persone povere e ignoranti : lo ha detto l arcivescovo di Songa (Tanzania), mons. Norbert W. Mtega. Raccogliendo il grido pressante dei Paesi in via di sviluppo, mons. Mtega ha detto che per i Paesi del terzo mondo il tipo peggiore di povertà è l ignoranza, lanciando una sorta di programma di azione: Dobbiamo investire nell educazione e, laddove è possibile, coordinare i nostri sforzi con quelli dei nostri governi. L arcivescovo ha ricordato che in novembre la Conferenza episcopale della Tanzania conferirà per la prima volta dei diplomi nelle comunicazioni sociali ai primi 35 studenti, interamente sostenuti dalla Conferenza episcopale italiana. Mons. Mtega ha anche ricordato che la Conferenza episcopale tedesca e il Governo tedesco stanno finanziando i corsi di diploma nella nuova università e da dieci anni sostengono, con finanziamenti, un programma ecumenico per migliorare i servizi educativi e sanitari nel paese. Dell importanza della comunicazione, come forma strettamente correlata alla comunione, ha parlato anche mons. Marcello Semeraro, vescovo di Oria. Comunicazione - ha detto tra l altro - non è prima di tutto trasmissione di informazioni e notizie, bensì e più profondamente, ad un livello ontologico, apertura e dono di sé all altro. Cioè comunione. Mons. Victor Chikwe, vescovo di Ahiara (Nigeria), ha invece parlato della tendenza di non pochi mezzi di comunicazione a fare uscire da ogni proporzione e contesto i problemi dei sacerdoti nei territori di missione. Ciò - ha rilevato - è un tentativo calcolato di rendere ridicola la Chiesa e la sua disciplina sul celibato. Le giovani Chiese e l immagine ideale del vescovo - Nelle Chiese del Pacifico il vescovo è conosciuto da tutti, la permanenza della sua funzione rafforza ulteriormente l impressione che egli faccia personalmente parte del paesaggio, come i responsabili consueti : lo ha detto mons. Michel-Marie Calvet, arcivescovo di Nouméa (Nuova Caledonia), Sir n.69 del 10 ottobre 2001 parlando della situazione delle diocesi della sterminata area del Pacifico. Nell Oceania le giovani chiese ( in tutti i sensi, ha aggiunto) fanno sì che il vescovo che vi opera svolga una servizio non solo ecclesiale, ma in una dimensione ecumenica o persino ancor più vasto, specie in caso di crisi sociale o politica. Il vescovo ha poi ringraziato il Papa per aver convocato il sinodo continentale per l Oceania, esperienza indimenticabile - ha aggiunto - di collegialità per i partecipanti. Ora i fedeli del Pacifico attendono il documento conclusivo coi frutti del Sinodo. Il neo-consacrato vescovo coadiutore di Port Victoria, nelle Isole Seychelles, mons. Denis Wiehe, ha strappato gli applausi dei partecipanti al sinodo perché, dopo aver riflettuto sull impegno e sulle fatiche del vescovo, specie nelle diocesi più disagiate, ha invitato i confratelli, specie quelli più anziani e stanchi, a passare un periodo di riposo nella sua diocesi, che nell immaginario collettivo costituisce per antonomasia il simbolo del luogo di villeggiatura. Mons. Wiehe ha sviluppato il suo intervento sul cammino di santità del vescovo che - ha notato - riflettendo sulla vita dei nostri predecessori, crebbero in santità via via che svolgevano il compito di insegnare, servire e soprattutto amare il Popolo di Dio. Quale diocesi insulare, le Seychelles presentano, dal punto di vista logistico e delle risorse umane, notevoli carenze e difficoltà. Per questo motivo, ha sottolineato l importanza della condivisione fra vescovi, il reciproco sostegno e la collaborazione concreta attorno a progetti specifici. Grande ilarità è stata suscitata al sinodo anche dall arcivescovo di Trivandrum dei Siro-Malankare (India), mons. Cyril Baselios Malancharuvil, allorché, parlando dell immagine ideale del vescovo, che viene poi concretamente plasmata dai ruoli che svolge nell adempiere tale ministero, ha raccontato la facezia indiana dei funerali durante i quali si tessono elogi sperticati del defunto. La vedova, sorpresa e alquanto incredula, chiede allora al figlio di verificare se il morto di cui parlano sia proprio il padre che sta per essere tumulato Ad avviso del vescovo occorre quindi scoprire quale sia effettivamente l immagine del vescovo che è emersa in concreto nel corso della storia del ministero episcopale della Chiesa. A CURA DI LUIGI CRIMELLA 26

18 SPECIALE: SINODO DEI VESCOVI (4) 30 SETTEMBRE - 27 OTTOBRE 2001 Cristiano con voi, vescovo per voi Proseguono in Vaticano i lavori del decimo Sinodo dei Vescovi che pone all attenzione dei partecipanti, e di tutta la Chiesa, il servizio del Vescovo alla Comunità cristiana e al mondo intero ; tale proposito richiama la rilevanza dell iniziativa e risveglia un attesa per i risultati. Si legge, infatti, nel Concilio Vaticano II: I Pastori del gregge di Cristo devono, a immagine del sommo ed eterno sacerdote, pastore e vescovo delle nostre anime, compiere con santità e slancio, con umiltà e fortezza il proprio ministero, il quale, così adempiuto, sarà anche per loro un eccellente mezzo di santificazione. Eletti alla pienezza del sacerdozio, è data loro la grazia sacramentale affinché, pregando, sacrificando e predicando, con ogni forma di cura e di servizio episcopale esercitino un perfetto ufficio di carità pastorale, non temano di dare la propria vita per le pecore e, fattisi modello del gregge, spingano anche col proprio esempio la chiesa a una santità ogni giorno più grande. Questa configurazione del Vescovo, di là delle descrizioni che ne fanno sovente i mass-media o, anche, come può apparire per la stessa fragilità umana che il Vescovo porta in sé, è chiara ed assai esigente. Il Vescovo viene posto come modello del cristiano e dedito in tutto al bene dei credenti e degli uomini in genere. Il mandato di essere maestri della fede e testimoni del Vangelo in una società il cui orientamento non è più secondo il Vangelo e i cui principi sono sovente anche in contrasto con le sue prescrizioni, richiede ai Vescovi un aggiornamento nel metodo della loro presenza. Essere missionari tra i non credenti e tra gli stessi credenti, obbliga ad un riadeguamento della vita e della testimonianza. A questo fine il Papa, nella sua Omelia durante la messa di inizio del Sinodo, ha affermato: Il Vescovo è minister, servitore. La Chiesa stessa è al servizio del Vangelo per la speranza del mondo. Speranza che sta in Cristo e nella sua Croce, segno di vittoria dell amore sull odio, del perdono sulla vendetta, della verità sulla menzogna, della solidarietà sull egoismo. E solo la via della povertà permetterà di trasmettere agli uomini del nostro tempo i frutti della salvezza. La Chiesa, affermò lo stesso Pontefice anni addietro, è anche una forza sociale, poiché la sua presenza, i valori che predica e gli esempi che offre immettono nella storia profondi cambiamenti anche sociali. L azione, quindi, delle comunità cristiane sorrette dall azione pastorale dei Vescovi incide, secondo i metodi di una comunità di fede, anche sullo sviluppo umano delle nazioni e dei popoli. Perciò la meditazione e la valutazioni di coloro che hanno responsabilità pastorale non è indifferente per quei valori e quei comportamenti che si traducono in equità, solidarietà, giustizia, verità, accoglienza, amore, speranza. Il Vescovo, a fronte dell attuale condizione culturale e sociale sovente non conforme alla dignità dell uomo, offre un servizio indispensabile per non perdere, nella confusione dei messaggi provenienti da ogni parte, di vista ciò che è bene per l uomo e per la società: annunciando la fraternità universale, educando alla legge dell amore, richiamando il fine dell uomo su questa terra, esortando a guardare di là dell orizzonte terreno, concorre a creare quei presupposti che fondano la pace dei cuori e dei popoli. Il Vescovo non può non farsi carico di tutte le problematiche e le questioni che coinvolgono i diritti e i doveri degli uomini per educare, a partire dalla fede e dalla tradizione cristiana, al senso di essere e di vivere come cittadini consapevoli e responsabili. Il Vescovo, servitore del Vangelo di Gesù Cristo per la speranza del mondo e segno di unità tra i credenti nella Chiesa locale, è colui che si fa carico di tutte le situazioni di difficoltà, per testimoniare l amore di Dio verso tutti i suoi figli, cioè per tutti gli uomini. Agostino di Ippona descriveva il suo servizio episcopale: Cristiano con voi, Vescovo per voi. FERNANDO CHARRIER VESCOVO DI ALESSANDRIA Sir n. 70 del 12 ottobre

19 Un richiamo alla santità Maggiore partecipazione e responsabilità alla vita delle diocesi è quanto spera emerga dai lavori del Sinodo dei vescovi, in corso in questi giorni, mons. Giancarlo Maria Bregantini, vescovo di Locri- Gerace, membro della Commissione episcopale Cei per i problemi sociali e il lavoro. Spero che quanto il Papa ha detto in apertura di Sinodo, richiamando alla povertà, ad uno stile di vita autentico, accompagnato dalla testimonianza venga in qualche modo concretizzato, afferma mons. Bregantini, per il quale è necessario che il vescovo, nel suo impegno pastorale non sia lasciato solo. Il grande sogno prosegue è di non portare da soli il peso. Chiedo un grande spirito di comunione con i sacerdoti e soprattutto un altro grande dono: essere accompagnato da un numero sempre maggiore di vocazioni. Per un vescovo è importante confidare su una Chiesa che sente la passione per il Regno di Dio e con disponibilità si lancia nella testimonianza della Parola di Dio nel mondo. Ecco la missionarietà, la condivisione con i sacerdoti, la corresponsabilità con il laicato e la testimonianza personale, sono i miei sogni. Sogni che trovano incarnazione nella tradizione dei padri così ricca di vescovi belli e santi. Da questo Sinodo mi auguro venga anche un richiamo alla santità. All inizio di un nuovo millennio non può esserci impegno migliore. Di vescovi santi e bravi ne esistono tanti. Tocca a noi imitarli. A mons. Bregantini non sfugge, comunque, la preoccupazione, con cui l Assemblea sinodale si è aperta, ovvero l attentato in America e la guerra al terrorismo culminata con l attacco angloamericano in Afghanistan. Questa guerra ci ha in qualche modo distolto. Non si può non pensare a tutti quei rifugiati e sfollati che da questa guerra saranno ancor più danneggiati. Iniziare una guerra dice il vescovo di Locri - è facile, motivarla e giustificarla anche. Ma si consideri il contraccolpo umano, quello che produrrà nelle coscienze, l odio verso l Occidente che nascerà in un Terzo mondo sempre più impoverito, la rabbia dell Islam contro di noi. Tutte queste cose sono pesantissime e le potremo smaltire in anni. Anche se abbatteranno qualche fortezza in Afghanistan non abbatteranno certamente la rabbia della gente che crescerà, purtroppo. Per mons. Bregantini, infatti, questa guerra è perfettamente inutile, non toglie il terrorismo, non elimina i pericoli e soprattutto non spartisce il pane perché solo il pane e le lacrime da condividere doneranno al mondo la pace. D.R. La fatica più grande La fatica più grande è stata, e sarà ancora, quella di discernere cosa risponde in maniera più adeguata alla volontà di Dio. E un passaggio della meditazione che, rileggendo la propria vita alla luce del Vangelo, il nuovo vescovo di Cremona, mons. Dante Lafranconi, ha tenuto nei giorni scorsi durante il ritiro del clero diocesano di Savona, diocesi che lascerà definitivamente il 4 novembre. Mi sono spesso interrogato sulla mia obbedienza - ha detto il vescovo collegandosi al Sinodo dei Vescovi in corso in Vaticano - osservando come il punto più delicato sia sempre quello del discernimento e come questo passi attraverso uno stile di comunione e attraverso il rischio di fare delle scelte, anche sbagliate. Di fronte ad un mondo in continuo cambiamento e ricco di sollecitazioni, occorre un attenzione costante per cercare di rispondere sempre meglio alla parola di Dio : un impegno a volte non privo di errori, ma, avverte mons. Lafranconi, è meglio fare sbagliando piuttosto che non fare e per fortuna Colui che giudica tutto non guarda se abbiamo sbagliato o no, ma se abbiamo agito con retta coscienza. Riflettendo sul proprio ministero, il presule ha aggiunto: L esperienza più forte che ho vissuto come vescovo è che questo compito mi ha aiutato a diventare più discepolo, più cristiano ; il momento più vero è lo sperimentare di essere spazzatura o segno di contraddizione, e la consapevolezza della povertà dei propri mezzi aiuta a relativizzare molto quello che si fa. Sir n. 70 del 12 ottobre

20 Risposta alle attese Ad un mese dagli attentati dell 11 settembre, anche i padri sinodali in Vaticano per la X Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi si sono uniti in preghiera, alla presenza del Santo Padre, pronunciando sei intenzioni speciali: per i defunti, i governanti, i terroristi, i parenti delle vittime, i soccorritori e i figli di Abramo. Le intenzioni sono state lette in lingue diverse, tra le quali una anche in arabo. Nel pomeriggio, hanno recitato il Rosario per la pace, come aveva chiesto il Santo Padre. Sono proseguiti come sempre i lavori sinodali. Qui di seguito riportiamo sintesi degli interventi che hanno caratterizzato la quattordicesima Congregazione generale che si è svolta martedì 9 ottobre. Un incontro interreligioso per la pace. E sempre al centro dell attenzione dei padri sinodali la difficile situazione internazionale che si è creata in seguito agli attentati negli Stati Uniti e agli attacchi militari in Afghanistan. E di mons. Luciano Pedro Mendes De Almeida, arcivescovo di Mariana (Brasile) la proposta lanciata al Sinodo a nome della Conferenza episcopale brasiliana. Parlando alla quattordicesima Congregazione generale, De Almeida ha chiesto al Sinodo dei vescovi di convocare in questo difficile momento, fedeli cristiani, ebrei, musulmani e persone di buona volontà, per elevare a Dio la preghiera comune e l offerta del lavoro e dei sacrifici per la pace e la riconciliazione, fra le nazioni e gruppi in conflitto. Il mondo ha aggiunto il vescovo è in attesa di una parola, di una nostra parola di speranza che rinnovi, specialmente nei giovani, la fiducia in Dio e dia senso alla vita. Il dialogo tra le Nazioni e i popoli. Un appello per superare le divisioni e le disuguaglianze sociali nella Chiesa e nel mondo. Il primo a lanciarlo è stato mons. Vinko Puljic, arcivescovo di Sarajevo e presidente della Conferenza episcopale della Bosnia- Erzegovina, che ha constatato con dolore, che il mondo di oggi è diviso e che ci sono, purtroppo, anche le divisioni nella Chiesa. Il superamento delle divisioni esistenti nella Chiesa e nel mondo attuale ha detto il cardinale Puljic offrirà una carica speciale di speranza all umanità del nostro tempo. L Europa, ha sottolineato, non può rimanere divisa tra l Europa occidentale e l Europa orientale. Il mondo non può restare diviso tra il Nord e il Sud, tra i Paesi ricchi e sviluppati ed i Paesi poveri e meno sviluppati. Le Nazioni non possono continuare ad essere divise in Nazioni civili e in Nazioni non considerate civili. Secondo il Sir n. 70 del 12 ottobre 2001 cardinale Puljic la risposta alla divisione del mondo odierno è il dialogo sincero tra le Nazioni e i Popoli. Vescovi in prima linea. Il ruolo del vescovo di fronte alle enormi disuguaglianze sociali è stato rimarcato da mons. Laurent Monsengwo Pasinya, arcivescovo di Kisangani (Repubblica democratica del Congo): Ad un umanità profondamente divisa dalle differenze sociali e da una cultura politica che integra il ricco e potente escludendo il povero e il debole, ha affermato mons. Monsengwo Pasinya, il vescovo deve gridare a tutti coloro che si compiacciono dell ingiustizia, dell oppressione, della violazione dei diritti della persona e della sua dignità, del contrabbando delle armi, dell organizzazione ancora oggi della schiavitù, crimine abominevole e iniquo. Il Vangelo, ha precisato, obbliga il vescovo a integrare armoniosamente nazionalismo e patriottismo da un lato e fratellanza universale e carità pastorale dall altro, esercitando il più possibile un ministero di mediazione e di riconciliazione tra fratelli nemici. E, tra le righe, trapelano anche aspetti dell umanità di un vescovo, che spesso, come ha raccontato mons. Monsengwo Pasinya, fatica a trattenere le lacrime davanti ad un bambino scheletrico e condannato a morte a causa dell inaridimento del cuore di quanti instaurano o appoggiano dei sistemi politici corrotti e poco rispettosi della dignità umana. Chiesa comunione. Intanto, anche alla quattordicesima Congregazione generale, i padri sinodali sono tornati a parlare di collegialità e primato petrino. Mons. Vernon James Weisgerber, arcivescovo di Winnipeg (Canada) ha chiesto di promuovere maggiormente la competenza e l autorità delle Conferenze episcopali. Esse ha detto non costituiscono un ostacolo tra il primato e la collegialità, ma, bensì degli strumenti moderni con cui le Chiese locali possono impegnare le loro stesse realtà culturali a sviluppare quelle caratteristiche particolari che sono il riflesso della ricchezza multiforme della saggezza di Dio. Con un grosso applauso invece è stato accolto l intervento di mons. Gérard-Joseph Deschamps, vescovo di Bereina (Papua Nuova Guinea) che ha sottolineato l unità e la comunione che emergono dal Sinodo. A CURA DI MARIA CHIARA BIAGIONI E PATRIZIA CAIFFA 20

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