idee per l educazione DICEMBRE 2008

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1 idee per l educazione DICEMBRE 2008 NUOVA SERIE NUMERO 71 - DICEMBRE 2008 ( ) Tariffa R.O.C.: Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n 46) art. 1, DCB (Como) 5 EURO Genova innocente «Noi la vostra crisi non la paghiamo!» La parola ai bambini Una novità straordinaria: gli insegnanti sono malpagati Scuola e immigrazione La globalizzazione della storiografia San Salvario come Barbiana Tra le pieghe della partecipazione Dalla scuola della Costituzione alla scuola del regime Occupare le strade di sogni Mia figlia è come le altre I bambini hanno paura La sfida dell istruzione in Palestina Anche in Francia: tagli o riforme? Può un movimento per l acqua non riconoscersi nell Onda? La condizione umana Un vocabolario tutto per noi Dalla parte delle bambine e dei bambini Giovani belli e ribelli, professori carismatici e attimi fuggenti Affetti collaterali Humus I bambini sono diversi TEXT La formazione e la sinistra TEMA Darwin

2 c o s t r u i r e l u g u a g l i a n z a l i b e r a r e l e d i f f e r e n z e NUMERO 71 DICEMBRE 2008 DVD I luoghi del colore Gli abbonati troveranno allegato a questo numero di école il dvd I luoghi del colore, una ricerca video realizzata dagli studenti dell Itis Hertz di Roma, coordinata da Ernesto Caprio. Un percorso dentro culture che deliberatamente si separano dalla città ufficiale, spinte da una rabbia espressiva che costruisce nuovi modi e mondi dello scrivere, del dipingere, del danzare, del vivere il proprio corpo, le relazioni, i sentimenti. Siamo invitati a uno sforzo di intelligenza e umiltà, a non catalogare queste vite complesse come aliene, a non affrontarle come problema, a non criminalizzarle come devianze. E soprattutto a liberarci dell idea reazionaria e piuttosto risibile della città immobile e perfetta. EDIT 3 Genova innocente ANDREA BAGNI PRE 4 «Noi la vostra crisi non la paghiamo!» PINO PATRONCINI 6 La parola ai bambini ANNA SARFATTI TEMA DARWIN E L EVOLUZIONE DELLA TEORIA DELL EVOLUZIONE a cura di MARCELLO SALA 9 Il corallo della vita MARCELLO SALA 11 Una mostra si aggira per il mondo CHIARA CECI 12 Gestazione di una teoria EMANUELE SERRELLI 14 Gradualismo darwiniano e didattica GIORGIO NARDUCCI 16 Evoluzione e arte ALESSANDRA MAGISTRELLI IDEE PER L EDUCAZIONE 19 Una novità straordinaria: gli insegnanti sono malpagati GIOVANNA LO PRESTI 22 Scuola e immigrazione WILLIAM BONAPACE 25 La globalizzazione della storiografia MARILENA SALVAREZZA 27 ESPERIENZE NARRATE San Salvario come Barbiana 28 CORSIVO Tra le pieghe della partecipazione BIANCA DACOMO ANNONI 28 LE LEGGI Dalla scuola della Costituzione alla scuola del regime CORRADO MAUCERI 30 NOTE IN CONDOTTA Occupare le strade di sogni ANDREA BAGNI 31 NUOVI ARRIVI Mia figlia è come le altre LIDIA GARGIULO MAPPAMONDO 32 I bambini hanno paura TONI O LOUGHLIN 32 La sfida dell istruzione in Palestina MONICA AWAD 33 L ERBA DEL VICINO Anche in Francia: tagli o riforme? PINO PATRONCINI DE RERUM NATURA 35 Può un movimento per l acqua non riconoscersi nell Onda? MODI E MEDIA 37 CINEMA La condizione umana STEFANO VITALE 38 Un vocabolario tutto per noi MONICA LANFRANCO 39 VIDEOGAME Dalla parte delle bambine e dei bambini EDOARDO CHIANURA 39 IL LIBRO Giovani belli e ribelli, professori carismatici e attimi fuggenti MARTA BAIARDI 41 Affetti collaterali BIANCA DACONO ANNONI 42 HUMUS 43 ANNI VERDI I bambini sono diversi STEFANO VITALE TEXT 44 TEXT La formazione e la sinistra SCIPIONE SEMERARO 48 TREND LORENZO SANCHEZ Redazione via Magenta 13, Como tel Direttrice responsabile Celeste Grossi Vicedirettore Andrea Bagni Redattori Bianca Dacomo Annoni, Francesca Capelli, Paolo Chiappe, Maurizio Disoteo, Marisa Notarnicola, Cesare Pianciola, Andrea Rosso, Gianpaolo Rosso, Giovanni Spena, Filippo Trasatti, Stefano Vitale Collaboratori Giovanna Alborghetti, Monica Andreucci, Guido Armellini, Antonella Baldi, Marta Baiardi, Antonia Barone, Gabriele Barrera, Annita Benassi, Giorgio Bini, William Bonapace, Franco Calvetti, Andrea Canevaro, Minny Cavallone, Edoardo Chianura, Angelo Chiattella, Rosalba Conserva, Vita Cosentino, Marina Di Bartolomeo, Lella Di Marco, Mauro Doglio, Lidia Gargiulo, Maria Letizia Grossi, Toni Gullusci, Monica Lanfranco, Mariateresa Lietti, Marco Lorenzini, Franco Lorenzoni, Francesca Manna, Raffaele Mantegazza, Corrado Mauceri, Cristina Meirelles, Alberto Melis, Luciana Mella, Bruno Moretto, Giorgio Nebbia, Filippo Nibbi, Enrico Norelli, Laura Operti, Carlo Ottino, Giuseppe Panella, Pino Patroncini, Vito Pileggi, Nevia Plavsic, Rinaldo Rizzi, Marcello Sala, Nanni Salio, Antonia Sani, Cosimo Scarinzi, Maria Antonietta Selvaggio, Angelo Semeraro, Scipione Semeraro, Rezio Sisini, Monica Specchia, Marcello Vigli Grafica e impaginazione Natura e comunicazione Como (Andrea Rosso con Marco Bracchi) Abbonamenti Attivazione immediata: tel , Annuale: (4 numeri + 10 lettere telematiche + CDiario + 2 cd rom tematici): 45 euro Sostenitore: 70 euro Versamenti sul conto corrente postale n intestato a Associazione Idee per l educazione, via Anzani 9, Como. Registrazione Tribunale di Como n. 1/2001 del 10 gennaio 2001 Stampa Fotocomp snc via Varesina 3, Lurate Caccivio (Como) tel Proprietà della testata Associazione Idee per l educazione. Sede legale: via Anzani 9, Como Consiglio di amministrazione Bianca Dacomo Annoni (vice presidente), Andrea Rosso, Gianpaolo Rosso, Filippo Trasatti (presidente), Stefano Vitale

3 c o s t r u i r e l u g u a g l i a n z a l i b e r a r e l e d i f f e r e n z e edit Genova innocente ANDREA BAGNI Sono passati più di sette anni. Chi ne ha diciannove oggi, allora ne aveva dodici. Un bambino, una bambina. Genova luglio 2001 è già un racconto di altri. Un pezzo di storia. Eppure la sensazione è di poterlo tenere ancora in mano un filo, come nella casa dei doganieri: il varco, l anello che non tiene dell inganno consueto. Li ricordo i ragazzi a Genova. Un mare in festa e in tempesta, assolutamente inatteso, sorprendente. Sbucati da non si sa dove, cioè da luoghi per noi adulti politicizzati quasi sconosciuti: volontariato, associazionismo, relazioni d amicizia. A ballare sotto l acqua che le donne versavano gentili dalle terrazze nel sole. Quelli che avevo vicini portavano uno striscione con la biancheria intima appesa, il governo avendo ingiunto che fosse tolta dai balconi nella città tirata a lucido per i grandi del G8. Non sta bene si vedano le mutande nel mondo istituzionale. La vita è bandita. Poi quei giovani hanno scoperto lo stato delle cose. Cioè lo stato. Stato di polizia. Una perdita di innocenza, si disse. Questo è il mondo l opre gli eventi onde cotanto ragionammo insieme... E però nelle assemblee successive nessuna reazione tipo autodifendere le manifestazioni, servizio d ordine, bastoni e bocce. Si è raccontato, prodotto video, cinema e letteratura. Scaffali di librerie come segni di riconoscimento nelle case degli amici. Non si è abbandonato il campo allo scontro militare. Ci si è spostati. Lo stato di diritto per noi che abbiamo visto Genova era garanzia della società costituente, per esserci senza perdersi in una dimensione militare con l ironia che spiazza il potere dei nani armati. Stato di diritto? A Genova si sono visti scudi su cui battere con maschi manganelli ritmi tribali, caschi come passamontagna, divise da robocop, agenti che dicevano uno a zero per noi. Stato di diritto? Lo ha esplicitato in che stato è il diritto il comandante Canterini nella lettera ai suoi uomini: «Ci siamo guardati più volte negli occhi; e guardandoci abbiamo capito quanto fosse alta la nostra professionalità e quanto il cameratismo. [...] Coraggio ragazzi, il vostro Comandante vi è vicino ed ancora indossa il casco insieme a voi». Comunità di fede e onore. Comunità di sangue quello degli altri. Cuore profondo dell antropologia fascista. Come si farà educazione civica a scuola dopo le sentenze di Genova? Per chi oggi nelle aule occupate porta la sua vita e nelle piazze delle città vive le sue lezioni, mi sa che c è un altra perdita di innocenza. Le sentenze di Genova dicono che il massacro c è stato ma i massacratori no. Hanno fatto le vittime da sole. Portare la divisa per chi fa violenza non è un aggravante, è una giustificazione. Lo immaginavo, certo, me lo sono detto molte volte ma come mai mi fa ancora così male, come mai non ho ancora imparato? Mi sembra di rivederle le ragazze terrorizzate, il sangue sui volti, sgomenti più che spaventati, sbalorditi che qualcosa del genere fosse possibile. Quante cicatrici dentro. Quella polizia è una banda armata antropologicamente fascista, ma lo stato non condanna se stesso nei tribunali. E tuttavia non bisogna rassegnarsi, abbandonare loro il terreno. Solo non si può pensare di affidare il diritto ai corpi separati istituzionali. La Costituzione e la democrazia sono garantite da una società e da una cultura costituente o non sono. Sono affidate ai nostri corpi non separati, alla rete delle parole e delle pratiche che fanno un identità collettiva. Una comunità politica. Che sa, anche se le prove le hanno affidate alla polizia. Sa anche senza tribunali, come Pasolini. Quel sapere è depositato nel cuore e nell anima di una generazione: filo da disbrogliare, storia che passa per contatto, per esperienza, per amore. E non cade mai in prescrizione.

4 Quando agli inizi di settembre abbiamo parlato di Le destre, le sinistre e la scuola al nostro seminario, il clima era molto diverso da oggi. A quell epoca il Ministro Gelmini, che durante l estate aveva cercato di presentarsi al mondo della scuola come un agnello dentro il branco di lupi famelici della destra, assetati di tagli e vendette, aveva appena gettato la maschera, inforcando la via del maestro unico farcito da un lato di voti numerici, voti in condotta e grembiulini, tanto per rafforzare l ideologia del sono arrivati i castigamatti, e dall altro della nuova disciplina di educazione alla cittadinanza, niente di più della riedizione della già esistente educazione civica, tanto per buttare fumo negli occhi all opinione pubblica di sinistra, complice un giornalismo superficiale più attento ai fatti di costume che alla sostanza radicale dei fatti. La stessa partecipazione al seminario (più nutrita dell anno precedente), così come quella di altre riunioni analoghe tenutesi negli stessi giorni, segnalava una tensione e una preoccupazione più forte. Ma cosa ciò volesse dire era allora ancora tutta una scommessa. La scuola in movimento Nei giorni successivi il movimento è montato: dalla mobilitazione delle maestre, partita dalla scuola Iqbal Mashi di Roma, alle prime riunioni e proteste di insegnanti e genitori insieme, dai tanti dirigenti davanti al Parlamento alla discesa in campo di soggetti sempre più organizzati, alle manifestazioni cittadine, alla mobilitazione degli studenti universitari e medi, fino alle scadenze nazionali del sindacalismo di base il 17 ottobre, pre ONDA La mobilitazione nelle scuole, nelle università e nel paese ha determinato più di uno scossone sulla scena politica. Dopo tanto tempo, è stato proprio il movimento a costringere alcune forze politiche, e anche qualche forza sindacale, a esserci. Sicuramente la scuola complessivamente ha già dimostrato la sua opposizione ai provvedimenti. Se si è parlato solo di maestro unico è anche perché questo è diventato per tutti una bandiera, ma ogni ordine di scuola ha i suoi problemi: i tagli nella scuola elementare sono solo un terzo del totale e quelli del prossimo anno solo un nono. Occorrerà allargare la scena delle iniziative e delle lotte. C è ancora tanto da fare e ci sono ancora tante occasioni di resistenza «Noi la vostra crisi non la paghiamo!» PINO PATRONCINI école numero 71 pagina 4

5 allo sciopero nazionale dei sindacati rappresentativi e alla grande manifestazione di Roma del 30 ottobre, trasformata nella più grande manifestazione di popolo per la scuola che la storia ricordi, fino allo sciopero e manifestazione nazionale degli universitari del 14 novembre. La mobilitazione ha determinato più di uno scossone sulla scena politica. Non a caso dentro a questo stesso scenario si sono determinate anche tre grosse mobilitazioni dell opposizione politica, sia di quella ormai extra-parlamentare, che di quella, più parlamentare che oppositiva, del PD. Si può dire che forse per la prima volta dopo tanto tempo è stato proprio il movimento che ha costretto alcune forze politiche, e anche qualche forza sindacale, a esserci. Naturalmente l effetto più forte è rappresentato dalla fine della luna di miele tra Berlusconi e il paese. Il crollo nei consensi del governo non lascia dubbi in proposito, anche se sicuramente insieme alla scuola, il tracollo mondiale delle borse ha creato un contesto più favorevole. L Italia però non è l America di Obama. Qui l opinione pubblica è più restia collegare la crisi a Berlusconi e alla sua banda. Tutt al più questa è una vaga intuizione a livello di massa, anche perché in quanto a subordinazione al pensiero unico e ai suoi poteri forti, europei e mondiali, il Centro-sinistra non è stato da meno del Cavaliere. Questo la gente lo percepisce e Berlusconi lo sa e perciò lo usa costringendo sia il PD che le burocrazie sindacali al ruolo di cornuti e mazziati. Da questo punto di vista lo slogan più attuale e più centrato rimane quello degli studenti universitari che sui loro striscioni scrivono Noi la vostra crisi non la paghiamo!. E credo che oggi lo sforzo principale debba essere quello di riuscire a collegare questi due elementi, evitando che la situazione economica venga invece usata per giustificare i tagli. Ma oggi il problema più grosso è come andare avanti. Il governo che pure qualche apertura su università e dimensionamento ha dovuto farla, anche, non dimentichiamolo, per l irrazionalità di quella che chiama paradossalmente razionalizzazione, è fermo su tutte le altre partite che riguardano la scuola. L azione che sta conducendo per evitare le prese di posizione da parte degli organi collegiali delle scuole inducendo i direttori regionali a emanare circolari che mettono in guardia in merito dimostra che teme il costituirsi di una resistenza scuola per scuola, come quella che avvenne su tutor, nuove indicazioni e libri di testo ai tempi della Moratti. Aritmetica e bisogni formativi Sul maestro unico la situazione è delicata. Gelmini pensa di disinnescare la cosa dicendo che il tempo pieno non sarà toccato. In questa maniera ha creduto di separare la scuola ordinaria dal grosso della schola militans, proponendo un teorema aritmetico: se tutti i moduli attuali vanno a 24 ore, restano insegnanti a sufficienza non solo per confermare il tempo pieno, ma anche per allargarlo. Ma ha dimenticato alcune di cose. La prima: che anche gli insegnanti dei moduli hanno una loro professionalità. La seconda: che gli insegnanti del tempo pieno considerano comunque i moduli un passo avanti per tutta la scuola italiana. La terza: che tempo pieno e moduli hanno una loro consistenza didattica che non si esaurisce nella sommatoria delle ore. La quarta: che l aritmetica e i bisogni formativi non coincidono. Il teorema Gelmini non funziona. Per funzionare, conservando il tempo pieno all attuale 25% senza aumentarlo, richiederebbe che l anno prossimo le classi a 24 ore fossero almeno il 20% del totale (25% tempo pieno, 55% moduli, 20% maestro unico). Ma siccome il tutto si attua dalle prime che, comprese le prime a tempo pieno, costituiscono circa il 20% del totale ecco che bisognerebbe comunque bloccare anche tutte le prime a tempo pieno. Continuando nel calcolo, l anno successivo le classi a 24 ore dovrebbero essere il 40%, e l anno dopo ancora il 60% (25% tempo pieno e 60% maestro unico, moduli 15%). Con ciò saremmo arrivati alle terze, da quel momento in poi i tagli non terminerebbero ma continuerebbero spontaneamente nelle quarte e nelle quinte, e quindi sarebbero già molti di più persino di quelli previsti. Anzi alla fine il 100% delle classi dalla prima alla quinta sarebbe a 24 ore.come volevasi dimostrare. Ma le cose non andranno così, perché la scuola non è un foglio di calcolo: finora è un luogo di vita in cui i bisogni formativi se schiacciati dentro tempi e orari troppo stretti confliggono. E la Gelmini si propone di farli confliggere di più: un maestro per classe, poi se ne avanzano disputateveli fino a litigare. Fino far diventare la scuola un non-luogo dove uno entra, si siede in un banco per 4 ore, ascolta, legge, scrive ed esce! Ad ogni buon conto l operazione maestro unico ancorché diventata legge dopo l approvazione del parlamento, deve essere attuata e quindi richiede tutti crismi di una negoziazione contrattuale. Su questo terreno, che si intreccia con le diverse disponibilità sindacali e quindi anche con l attuale tentativo di isolare la Cgil da Cisl e Uil, screditando i suoi atteggiamenti come se fossero dettati solo da motivazioni politiche da cinghia di trasmissione dell opposizione, bisognerà stare attenti alle sirene della monetizzazione, che già hanno funzionato nella vicenda della restaurazione degli esami di riparazione (ma allora c era ancora il Centro-sinistra al governo). La monetizzazione potrebbe essere un comodo alibi del sindacato per svicolare da una resistenza al maestro unico e uno strumento di convinzione-corruzione degli insegnanti restii ad aggiungere ore alle 22 contrattuali. I terreni di resistenza nella scuola elementare saranno dunque quelli degli accordi di sequenza contrattuale a livello centrale e quelli di contratto di scuola (i soldi per le due ore in più sono per legge da ritagliarsi nel fondo di istituto). Comunque la si giri non si potrà aggirare la necessità di una resistenza scuola per scuola. Nello stesso tempo però occorrerà allargare la scena delle iniziative e delle lotte. Sicuramente la scuola complessivamente ha già dimostrato la sua opposizione ai provvedimenti e se si è parlato solo di maestro unico è anche perché questo è diventato per tutti una bandiera. Ma ogni ordine di scuola ha i suoi problemi: i tagli nella scuola elementare sono solo un terzo del totale e quelli del prossimo anno solo un nono. Le superiori e la slavina annunciata Tuttavia alla valanga che è precipitata sulla scuola elementare e che ha determinato la valanga di reazioni che abbiamo visto corrisponderà la slavina che all approssimarsi della vacanze di Natale colpirà la scuola secondaria. Se il termine valanga rende bene l immagine della compattezza dei provvedimenti per la scuola elementare, che hanno determinato l altrettanto compatta reazione degli interessati, per la scuola secondaria superiore i provvedimenti che si preannunciano avranno effetti diversi su licei, istruzione artistica, istituti tecnici e istruzione professionale. Ma non saranno meno sconvolgenti: modelli Moratti peggiorati per i licei, istituti d arte azzerati, licei artistici con poco tempo per le discipline pittoriche e plastiche, sperimentazioni azzerate, indirizzi dei tecnici ridotti a 11, indirizzi dei professionali sconvolti, orari a 30 ore per i licei e a 32 per tutti gli altri, controllo degli industriali su gestione e programmazione didattica di tecnici e professionali, riduzione del 30% dei laboratori e degli insegnamenti tecnici ecc. Sono queste le cose che aspettano la secondaria superiore, che la scuola secondaria superiore ancora non sa, che non sanno gli alunni delle medie e le loro famiglie le quali in questi giorni vengono informati e orientati sui vecchi indirizzi non sui nuovi, che non sanno gli amministratori locali, che entro gennaio dovrebbero ridisegnare la mappa scolastica e non sono in grado di farlo. Lì potrebbe essere unificante la parola d ordine di un rinvio di tutto di almeno un anno: unificante persino con una parte della destra tanto sono irrazionali i tempi di attuazione, le improvvisazioni (si veda soprattutto il professionale!). Una scelta suggerita al buon senso. A proposito, dove sono i buonsensisti che frenavano le lotte contro la Moratti? Se ci sono hanno l occasione di battere un colpo in questo caso! Ma dubito che lo faranno. Ce n è per tutti E poi le medie. Il tempo prolungato, che costituisce il 29% delle classi, è persino più diffuso del tempo pieno elementare, anche se non ha lo stesso prestigio. Ma è il caso di lasciarlo morire in questa lenta agonia a cui la negligenza di tutti i governi e i tagli di questo lo hanno condannato? La scuola dell infanzia: l innaturale progetto di una scuola dell infanzia al solo mattino gabellata come scelta per permetterne la generalizzazione fa a pugni con l idea stessa di scuola dai tre ai sei anni concepita fin dalle origini su mattina e pomeriggio, così come l idea di affastellare nelle classi bambini di due anni senza cogliere la differenza di questi piccoli, dà l idea di un luogo deputato più al parcheggio dei bimbi che alla loro prima educazione. école numero 71 pagina 5

6 CLASSI PONTE Ho presentato alle bambine e ai bambini della mia classe quinta primaria la questione delle classi ponte; ho chiesto loro se intuivano quale fosse la mia posizione al riguardo, e difatti sapevano come la pensavo; ma ho voluto illustrare anche le ragioni di chi ha presentato questa mozione; poi li ho pregati di ragionare con la loro testa, sentendosi liberi di dire quello che pensavano, come vuole l articolo 21 della Costituzione. Si è sviluppato un bel dibattito, dove tutti hanno parlato, con cognizione di causa essendo il nostro gruppo composto da 15 bambini italiani e 6 stranieri La parola ai bambini ANNA SARFATTI * Al termine della discussione ho chiesto di scrivere un testo con questo titolo: Cosa ne pensi di inserire i bambini stranieri al loro arrivo nelle classi ponte?. Ecco alcune risposte. «Secondo me le classi ponte non sono giuste perché è bello avere amici stranieri e poi perché secondo me i bambini stranieri si divertono di più imparando l italiano dai bambini italiani, e quando hanno imparato l italiano abbiamo anche noi una ricompensa dai bambini stranieri, perché abbiamo imparato alcune parole straniere. Oggi a scuola se ne è parlato e a nessuno piace questa cosa delle classi ponte. Per me i bambini stranieri imparano di più se vengono nelle scuole normali, perché a scuola si viene per imparare, ed i bambini stranieri chiacchierando ogni giorno con i bambini italiani l italiano lo imparano più facilmente. Tutti i bambini compresa io hanno espresso le loro idee e a nessuno piace questa cosa, tutti siamo contrari». (Al., italiana). «Io penso di essere dell idea di tutte e due le proposte. Sulla prima idea che dice che i bambini stranieri non devono stare in classe con i bambini italiani, ecco, io sono abbastanza d accordo sul fatto perché i bambini stranieri imparano la lingua italiana, così gli italiani possono parlare e capirsi con gli stranieri. La seconda idea dice che i bambini stranieri possono già far parte della classe italiana. Io sono d accordo anche su questo fatto, almeno i bambini italiani possono imparare le loro lingue. Io sono più d accordo sulla prima pro- école numero 71 pagina 6

7 posta perché i bambini stranieri almeno sono più sicuri e non si vergognano, perché pensano: Gli Italiani sanno, io no!. Ecco il motivo perché sono più d accordo sulla prima proposta». (An., italiana). «Oggi la maestra ha parlato con noi del fatto che i bambini stranieri appena arrivati dal loro paese devono andare nelle classi ponte, e io ho detto che se li mettevano da parte imparavano molto poco. Ma poi ho parlato di nuovo e ho detto alla maestra che noi siamo tutti uguali umani, lo so che parliamo in un altra lingua ma siamo persone, e dobbiamo convivere tutti insieme perché siamo quasi tutti fratelli e sorelle. Perché se mettiamo questi bambini in altre classi può sembrare che mettiamo questi bimbi in un (per dire) recinto. Quindi dobbiamo lasciare i bimbi stranieri con gli italiani, e tutti convivere insieme». (V., brasiliano). «Io penso che gli stranieri non devono andare nelle classi ponte perché è difficile imparare solo con una maestra e gli altri bambini stranieri, ma se siamo tutti insieme gli italiani imparano le altre lingue e gli stranieri imparano l italiano perché anche io sono uno straniero. Sarebbe meglio che ci fosse una persona che ci aiutasse almeno una volta alla settimana». (I., rumeno). «Io non sono d accordo con le classi ponte perché penso che i bambini debbano stare tutti insieme perché poi si tradisce anche la Costituzione (articolo 3) quello che dice che i bambini davanti alla legge sono uguali di razza, di lingua, di colore. Se io non fossi con la mia classe di bambini mi troverei male perché con i rumeni ho imparato i numeri, con i filippini le filastrocche Spero che la legge non passi perché è una cosa bruttissima». (G., italiana). «A me questa cosa non piace perché, oltre a far star male i bambini stranieri che si sentirebbero esclusi, svantaggia anche gli italiani che poi, nella vita, non sarebbero abituati ad aiutare altre persone che non sanno l italiano. Inoltre penso che le maestre delle classi-ponte non riuscirebbero a far imparare l italiano a bambini che non sanno una parola della nostra lingua. Per me è anche divertente aiutare persone che hanno altre abitudini o tradizioni. Speriamo che questa legge non venga approvata». (T., italiano). «A me non va bene e mi viene un po di rabbia perché forse gli stranieri volevano trovare persone di un altra lingua e loro sarebbero felici e potrebbero fare amicizia, farsi circondare da persone italiane, poi possono stare anche in classi normali come mio fratello quando è arrivato (ha raggiunto gli altri familiari al compimento dei sei anni) l abbiamo mandato nella classe normale e dopo circa 6 mesi ha imparato l italiano». (J., filippino). «Sono una bambina che è arrivata dalla Romania. Ora siccome è arrivata una legge nuova che dice di portare i bambini in una classe ponte abbiamo discusso anche in classe. Per me non va bene perché io a casa quando andavo e i miei genitori parlavano l italiano (ha raggiunto i genitori in un secondo tempo) io non capivo. Ma accanto ai miei compagni capivo quasi tutto. Non so come ho fatto a capire ma da loro ho imparato l italiano sicchè dico meglio che non ci sia questa regola. Comunque ringrazio i miei compagni che mi hanno trattato molto bene e mi hanno insegnato l italiano». (A., rumena). E ancora Per non ripetere concetti già ampiamente espressi, riporto alcuni passaggi significativi da altri testi. «[ ] Se il bambino va insieme agli italiani imparerebbe subito l italiano e giocherebbe con loro e farebbe amicizia. È vero un po anche ritarda il programma ma devono avere pazienza e imparerebbero altre nuove lingue». (K., marocchino). «[ ] Non ci sembra giusto perché i bambini stranieri se messi nelle classi ponte non imparano perché stanno tutti in quella classe e quando è ricreazione stanno tutti da soli». (G., italiana). «[ ] Un altro modo è di invitare i compagni stranieri a casa così ci si aiuta a vicenda a fare i compiti». (G., italiano). «[ ] Avere bambini stranieri in classe è bello perché a me sembra di rappresentare un po il mondo e poi conosci le loro feste che festeggiano nei loro paesi, come insegnano a scuola, i cibi tipici del posto ecc. EVVIVA GLI STRANIERI!!!». (F., italiana). «[ ] Secondo tutti i bambini della mia classe compreso me abbiamo un parere ben preciso di accettare i bambini perché tutti hanno diritto di essere accolti come le maestre hanno fatto con noi bambini italiani e come noi abbiamo accolto i bambini stranieri». (I., italiano). «Io penso che non è giusto separarli perché i bambini stranieri non si possono divertire o non possono stare con chi vogliono stare. [ ] Per me avere un compagno straniero è una cosa bellissima perché puoi imparare la sua lingua o puoi imparare giochi che non hai mai conosciuto. Per me è meglio rimanere alla vecchia regola». (M., italiano). * Maestra. école numero 71 pagina 7

8 TEMA DARWIN E L EVOLUZIONE DELLA TEORIA DELL EVOLUZIONE A CURA DI MARCELLO SALA Duecento anni fa nasceva Charles Darwin e centocinquanta anni fa esordiva in pubblico la teoria dell evoluzione, che aveva costruito fin dal Oggi più che mai l evoluzione ha nemici e non sono certo quelli che confutano parti della teoria sviluppando soluzioni alternative, perché costoro si collocano all interno del programma di ricerca evoluzionistico e del gioco della scienza, rafforzando l uno e l altra. I nemici sono coloro che per ragioni culturali religiose ideologiche sono contrari all idea di evoluzione, come oggi i sostenitori del disegno intelligente, che scelgono la strategia sporca di presentare l evoluzione in modo così deformato da farla apparire inaccettabile, manipolando anche la scienza, come se non avesse uno statuto consolidato e condiviso. Nella prima famosa disputa tra Huxley e l arcivescovo Wilberforce, attribuire agli evoluzionisti l idea che l uomo discende dalla scimmia anziché «l uomo e la scimmia hanno antenati comuni che risalgono a 7 milioni di anni fa ( mila generazioni)» era un modo sicuro per rendere inaccettabili le idee evoluzioniste al pubblico vittoriano, che del progresso umano (culminante nell Homo britannicus imperialis) faceva il proprio paradigma culturale. Sono passati 150 anni e la mossa retorica è sempre la stessa, scorretta e volgare; ma, siccome punta su ciò che appare e sull azzeramento del pensiero critico, è vincente in un école numero 71 pagina 8

9 mondo dove il linguaggio della pubblicità è andato al potere. Un articolo di qualche mese fa de Il giornale che presenta il libro della moglie di Alberoni 1 inizia così: «Discendiamo davvero dalle scimmie?». Come risulta chiaro dal testo dell articolo si tratta di una domanda retorica che serve ad attribuire ai «cattivi maestri della darwinolatria» l idea che «i nostri progenitori erano scimpanzè». Nell articolo si legge: «La selezione naturale secondo la legge dell evoluzione va applicata anche per sopprimere i più deboli, i meno fortunati, gli handicappati, magari prima che nascano?», dove si tracciano legami arbitrari tra selezione naturale - selezione eugenetica - aborto, sempre per rendere le presunte teorie evoluzioniste inaccettabili; l evidente evocazione del nazismo viene esplicitata dalla Alberoni: «non è un caso che il darwinismo abbia prodotto aberrazioni come il razzismo, il classismo, l eugenetica, il peggior capitalismo, la discriminazione biologica». È il modo di procedere degli atei devoti, ignoranti nel merito di questioni che non hanno interesse a conoscere, che vogliono abolire l evoluzione (dalla scuola innanzitutto) per fare un piacere politico a chi apertamente dichiara che «la scienza non deve essere autonoma» (naturalmente tutti, anche gli scienziati, possiamo essere d accordo che la scienza non debba sottrarsi a una responsabilità etica e politica che riguarda tutti in quanto cittadini; ma chi pronuncia quella frase si riferisce alla subordinazione della scienza ai dettami di una chiesa, e in questo senso nulla è cambiato dai tempi del processo a Galileo). Ma i nemici più subdoli e pericolosi sono come sempre quelli che stanno dalla tua parte e sono quelli che per divulgare volgarizzano fino a deformare ancora una volta le idee dell evoluzione. Chi per mestiere deve suscitare attenzione ed emozione con il minor numero di parole, possibilmente semplici, per quanto onesto, avrà sicuramente grossi problemi a comunicare qualcosa di complesso che richiede molte informazioni, ragionamento, prudenza nella scelta dei modelli, ancora più prudenza nella scelta delle metafore, pazienza e cura nella costruzione delle idee. Per fare un esempio, l espressione «la giraffa ha progressivamente allungato il collo per mangiare le foglie in cima agli alberi» usata come emblema del pensiero di Darwin contiene più errori che parole, primo fra i quali suggerire precisamente l idea cui si è opposta la teoria dell evoluzione darwiniana e cioè che la storia naturale ha un fine ed è diretta da una intenzionalità. Per contrastare la deformazione, questa sì intenzionale, degli studi darwiniani e per fornire stimoli a chi la teoria dell evoluzione la insegna a scuola abbiamo pensato che su école valesse la pena di riparlare dell evoluzione della teoria dell evoluzione. NOTA 1. Non è un rigurgito di sciovinismo maschilista da parte mia: è la signora Rosa Giannetta che per la pubblicazione dei suoi libri usa il solo cognome del celebre marito. Il corallo della vita MARCELLO SALA Quando nel 1858 la lettera di Wallace fa precipitare la pubblicazione de L origine delle specie, Darwin la considera solo una anticipazione della sua opera, perché ritiene di non avere ancora documentazioni adeguate. Quei 21 anni (la teoria dell evoluzione l aveva costruita fin dal 1838) spesi a raccogliere osservazioni, a fare esperimenti, a riflettere dimostrano la meticolosità con cui Darwin interpreta il suo ruolo di scienziato, non disposto a transigere sulla rigorosità delle prove e delle argomentazioni; ma dimostrano anche un rispetto per il contesto culturale e sociale in cui la proposta di quella teoria non potrà che portare scandalo; non rinuncia a nulla della sua verità, ma non fa nulla per provocare: sceglie la via della scientificità. Separare e contrapporre scientificità e affettività è un errore epistemologico che continua ad avere gravi conseguenze educative. Possiamo immaginare quanto Darwin, che ci ha speso tutta la vita, fosse affezionato alla sua teoria, eppure dedica un capitolo del libro (due nella VI edizione) alle critiche degli avversari; e non cede alla tentazione di deformare o mettere in ridicolo le loro affermazioni, ma anzi sostiene che, se verificate, sarebbero «fatali per la mia teoria»; e le affronta nel merito. Illustrazione di W. West per la prima edizione di L Origine delle specie. La forma a corallo spiega meglio di qualsiasi altra la dinamica delle specie sul pianeta. Il viaggio A vent anni Charles potrebbe essere uno dei nostri bamboccioni, ma poi si imbarca su una nave di 30 metri dove non c è la mamma che gli prepara la colazione e gli rifà il letto, ma Fitzroy, capitano della Marina di Sua Maestà, signore assoluto della vita dell equipaggio. Il viaggio attorno al mondo dura 5 anni, e il giovane Darwin, tra mal di mare, cavalcate nella pampa, bivacchi, tempeste, terremoti, si assume la responsabilità di un lavoro da scienziato professionista. Come geologo è già in grado di interpretare ciò che vede alla luce di un sapere consolidato. Lui però si professa baconiano induttivista, e in effetti, per quanto riguarda le scienze del vivente, raccoglie e osserva tutto con grande accuratezza senza avere una teoria; ha sicuramente come premesse implicite quelle creazioniste della teologia naturale di Paley (la perfezione adattativa degli organismi testimonia l esistenza di un sommo progettista). Le premesse epistemologiche derivanti dall appartenenza a una cultura, tanto più profonde quanto meno consapevoli, sono quelle che fanno da filtro interpretativo, inserendo nella propria mappa qualunque dato provenga dall osservazione del territorio. Gli antropologi sono sottoposti a un doppio vincolo: devono interpretare ciò che osservano nel contesto della cultura osservata e non della propria, ma è proprio quella cultura che non conoscono; la situazione di Darwin è simile, salvo che il suo territorio è la natura, e il suo atteggiamento può essere definito etnografico. Nel caso della natura, come ci insegna Kant, non è possibile accedere direttamente al territorio, si possono solo costruire mappe, ma la qualità della mappa è la sua vicinanza al territorio; come ci ricorda Bateson, il vivente ha un suo linguaggio, perché il mondo degli organismi è governato dalla comunicazione, e il linguaggio con cui lo si descrive école numero 71 pagina 9

10 deve essere il più possibile coerente a quello, pena un rapporto patologico con la natura (la crisi ecologica è dovuta a errori di pensiero ). Quando Darwin torna dal viaggio ci mette due anni a elaborare la sua teoria e tutto il resto della vita ad approfondirla. Gli appunti che scrive dal 36 al 38 1, non essendo una ricostruzione a posteriori, né tanto meno un epopea celebrativa, ma un diario di lavoro, sono una eccezionale testimonianza di come lavora la sua mente di scienziato. Procede per esplorazioni e intuizioni, partendo dal materiale che ha raccolto, formulando ipotesi provvisorie, catturando e vagliando idee dalle letture, dalla corrispondenza con altri scienziati e allevatori, da esperimenti diretti o virtuali; mette a fuoco dei pattern di dati, li interpreta, cerca un motore causale, cerca esempi che confermano o che confutano. In lui troviamo, forse per l ultima volta in una persona sola, il geologo e l ecologo, lo zoologo e l etologo, il botanico e l embriologo, l antropologo e il genetista (anche se premendeliano)...; alcune scienze se le inventa, ma ciò che è più significativo è che tutte convergono in una teoria unitaria, rigorosamente scientifica nel metodo, ma che fa i conti con un oggetto che non permette ripetizioni: la storia naturale. Non ha inventato l evoluzione, ma ne ha dato una spiegazione naturalistica. Partito dalla domanda sul perché della diversità delle forme naturali, ne capovolge il significato tradizionale di deviazione da un modello (idea platonica o archetipo creazionistico): l individuo nella sua diversità è il dato naturale e la specie è un insieme di individui diversi. Non nominare il nome di Dio invano Anche quando non ha dubbi religiosi, Darwin non confonde il credere nell esistenza di un Dio creatore con le rappresentazioni delle modalità della creazione che sono inevitabilmente prodotto della cultura. Per lui non nominare il nome di Dio invano significa non attribuire alle modalità di azione di Dio i limiti della propria conoscenza umana. Il contrasto tra la continuità del vivente nel passaggio da una forma nell altra e la distinzione delle specie nello spazio e nel tempo Darwin lo risolve con l idea della discendenza comune; è l immagine dell albero, o meglio del corallo, della vita. Trova nella competizione per le risorse il motore causale della sopravvivenza differenziale degli organismi, che chiama selezione naturale con una metafora di successo, purtroppo infelice perché (come lui stesso annota) suggerisce di nuovo l esistenza di un soggetto esterno; individua nella ereditarietà la chiave necessaria perchè questa dinamica porti, attraverso le generazioni, all evoluzione. Gli manca ciò che Mendel comincerà a scoprire e quindi aderisce all idea lamarckiana della ereditarietà dei caratteri acquisiti (tanto per dire dei nostri libri di testo che evocano una disputa fasulla tra Lamarck e Darwin su questo). Gli sbagli Molti epistemologi pensano che caratteristica della scienza sia quella di fare predizioni pericolose, nel senso che aprono la possibilità di una falsificazione. Darwin le fa a proposito dei fossili: mette in gioco un aspetto della sua teoria, il gradualismo, ovvero l accumulo continuo e progressivo di modificazioni, e perde, perché i dati paleontologici, oggi come allora, non testimoniano un ritmo costante nel mutamento. Darwin ha commesso sbagli, nel senso che nella scienza si dà a questo termine e che si riferisce alla non adeguatezza di una teoria a dare ragione di tutti i fenomeni osservati o a predirli; ma il grande programma di ricerca evoluzionistico è vivo più che mai, perché capace al suo interno di correggere gli errori e di integrare le nuove acquisizioni. Il nucleo centrale della teoria di Darwin, la discendenza comune delle specie, è messo in dubbio solo fuori dall ambito della comunità scientifica, esattamente come miti e fiction e metafore, di cui non si discute la significatività all interno dei rispettivi contesti, possono rappresentarsi un Sole che gira attorno alla Terra, un homunculus preformato nello spermatozoo o una Terra vecchia di poche migliaia di anni. La Sintesi moderna degli anni del 900 consolida il nucleo darwiniano con l innesto della genetica (variazione genetica dei caratteri, competizione per le risorse, sopravvivenza differenziale, ereditarietà dei caratteri, spostamento della distribuzione della popolazione) ed esso viene poi ulteriormente esteso (sorgenti di variazione, deriva genetica, migrazione, radiazione adattativa, estinzione di massa). Non solo vengono aggiunte nuove idee, derivanti dall esplorazione di nuovi campi, ma alcune, collocate attorno al nucleo, sono messe in discussione o addirittura falsificate, come abbiamo visto, e sostituite: il gradualismo da una pluralità di ritmi con alternanze di stasi e di radiazioni adattative che seguono le estinzioni (equilibri punteggiati), l estrapolazionismo, ovvero l idea che i fenomeni della macroevoluzione (speciazioni) derivano dalla dinamica microevolutiva (selezione degli individui), da una pluralità di livelli parzialmente indipendenti (gene - individuo - popolazione - clade); l adattazionismo, cioè l idea di una ottimizzazione funzionale parte per parte, da una pluralità di fattori di relazione tra funzioni e strutture (e tra dinamiche dell evoluzione e dello sviluppo embrionale: Evo-Devo). La straordinaria fecondità della teoria darwiniana è testimoniata dal fatto che alcune delle idee che hanno sostituito quelle classiche hanno rimesso in gioco intuizioni che Darwin stesso aveva avuto (è il caso dell exaptation, ovvero l affermarsi di caratteri di origine non adattativa, o dell importanza dei vincoli strutturali ereditati rispetto all adattamento funzionale) o che addirittura aveva abbandonato e negato a favore del gradualismo, come la speciazione allopatrica o la trasmutazione per salti. NOTA 1.Charles Darwin Taccuini, a cura di Telmo Pievani, Laterza école numero 71 pagina 10

11 Una mostra si aggira per il mondo La mostra Darwin (Roma e Milano) illustra il ruolo cruciale della teoria dell evoluzione nella vita di oggi e l appassionante biografia di uno scienziato che cercò di sottrarsi alla vita pubblica, preferendo i quaderni di appunti e il microscopio CHIARA CECI * Dal 12 febbraio al 3 maggio 2009 la mostra Darwin sarà aperta a Roma al Palazzo delle Esposizioni e si sposterà poi in giugno a Milano alla Rotonda della Besana. La mostra nasce presso l American Natural History Museum di New York nel 2005 e da allora ha girato e sta girando il mondo (Philadelphia, Boston, Chicago, Toronto, Londra, Auckland, Tokyo, Osaka, Rio de Janeiro, San Paolo, Brasilia, Lisbona), raccogliendo centinaia di migliaia di visitatori a ogni tappa e si appresta a diventare la mostra scientifica con più visitatori mai realizzata, grazie alle numerose e prestigiose sedi che l hanno ospitata in tutto il mondo. Le sezioni Prima della nascita di Darwin, la maggior parte delle persone accettava tutta una serie di idee relative alla natura, come assodate. Le specie non erano viste come imparentate fra loro in un unico albero di famiglia, ma come scollegate e immutabili sin dalla loro creazione. Si pensava che la Terra fosse giovane e che non fosse trascorso abbastanza tempo da permettere alle specie di evolversi. E soprattutto l uomo non faceva parte della natura: era considerato al di sopra e al di fuori di essa. Questa sezione della mostra inquadra, quindi, le scoperte di Darwin nel contesto storico dell epoca, fornendo una rapida panoramica sul modo in cui gli scienziati avevano considerato il mondo naturale fino ad allora. Nella sezione un giovane naturalista, si può seguire la storia della famiglia e degli anni di studi dell avido collezionista e osservatore di piante, insetti e rocce. Grazie alla importante presenza di oggetti appartenuti a Darwin, ritroviamo in questa sezione la storia di come egli crebbe e la sua trasformazione da studente indifferente in grandioso naturalista ossessionato dai coleotteri. Quella che parla del viaggio sul Beagle è la sezione centrale della mostra, dove si possono seguire le tracce dell evoluzione del pensiero di Darwin attraverso il suo viaggio di cinque anni intorno al mondo. Qui la mostra presenta documenti originali e qui gli animali vivi saranno i protagonisti: iguana, armadilli e tartarughe. Si possono ripercorrere il viaggio di Darwin e i suoi studi, la scoperta di fossili e di specie di flora e fauna uniche al mondo, che lo affascinarono: i nandù e gli armadilli (compresa la speciale ricostruzione di un gliptodonte gigante, un animale estinto simile all armadillo, dalle dimensioni del rinoceronte), le tartarughe delle Galápagos, i colibrì, i pinguini, le sule dai piedi azzurri, e tanti altri animali e piante. Pochi mesi dopo lo sbarco dal Beagle, Darwin si stabilì a Londra e si gettò immediatamente a capofitto nel lavoro, riordinando il materiale di ricerca del suo viaggio, nella speranza di potersi finalmente unire alla cerchia dei veri naturalisti. Contemporaneamente, un idea molto importante cominciò a prendere forma nella sua mente e in questa sezione della mostra sarà possibile vedere come gli anni londinesi furono intensi e ricchi di attività febbrili e creatività. Charles si sposò con Emma ed ebbe i suoi primi due figli, si fece un nome in campo scientifico e intraprese un altro tipo di viaggio, questa volta all interno della sua mente. Fu a Londra che riuscì brillantemente a far combaciare tutti i pezzi della sua teoria dell evoluzione tramite la selezione naturale. Qui le idee iniziano a prendere forma. Nel 1842 con la sua famiglia Charles si trasferì a Down, nel Kent, alla ricerca di un po di pace e di tranquillità. Down House sarebbe stata, per i quaranta anni a venire, il suo rifugio, il laboratorio di ricerche ed il fulcro di un ampia rete scientifica e fu lì che, con pazienza, Darwin completò la sua opera sull evoluzione delle specie per selezione naturale, lavorando nel suo studio, nella serra e nel giardino, intrattenendo una fitta corrispondenza con scienziati in ogni parte del mondo. Nella mostra si può seguire questa parte della vita del naturalista osservando i suoi appunti e le lettere che raccontano questo periodo. Una spettacolare ricostruzione dello studio in cui Charles lavorava ci permette di calarci completamente nel mondo dell uomo che cambiò per sempre il nostro modo di guardare alla natura e al nostro posto in essa. Centocinquanta anni fa, Charles Darwin offrì al mondo un unica e semplice spiegazione scientifica per la diversità di vita sulla Terra: l evoluzione per selezione naturale. Da allora, gli scienziati hanno scoperto quanto sia stato fondamentale il lavoro di Darwin per la loro ricerca, che si tratti di combattere virus, decodificare il Dna o analizzare testimonianze fossili. Oggi possiamo dare delle risposte alle questioni sul mondo naturale con modalità impensabili all epoca di Darwin; grazie ai nuovi strumenti e a tecnologie legate, ad esempio, all analisi del Dna, siamo in grado di rivelare relazioni tra gruppi apparentemente diversi fra loro; i metodi accurati di datazione fossile dimostrano che l evoluzione procede secondo ritmi variabili e non sempre graduali e le ricerche sull embriologia contribuiscono a fornire spiegazioni riguardo alla formazione delle specie. Nella sezione evoluzione oggi la mostra vuole sottolineare come Darwin sarebbe sorpreso e probabilmente molto felice di poter vedere come le nostre nuove conoscenze abbiano aiutato il progredire della sua teoria. Questa sezione presenta la biologia evoluzionistica e le nuove metodologie di ricerca, a dimostrazione dei grandi progressi compiuti in questo settore. école numero 71 pagina 11

12 Il rapporto con gli scienziati italiani Siccome in tutti i lavori di Darwin sono numerose le citazioni e i riferimenti agli studi condotti da scienziati italiani, Darwin dedica un intera nuova sezione al nostro paese e a al suo rapporto con il naturalista inglese. Per Niles Eldredge e altri storici del pensiero biologico il fatto che Darwin abbia conosciuto le teorie del geologo Giovanbattista Brocchi, tramite il libro I Principi della Geologia di Charles Lyell, è stato un fattore fondamentale per la nascita delle sue idee sull evoluzione. La sezione presenta come fu accolta la teoria dell evoluzione in Italia, mostra in che modo il nostro Paese sia stato coinvolto nella rivoluzione evoluzionistica e come molti scienziati italiani furono in contatto con Darwin. In questa parte sono esposti diversi documenti originali (principalmente provenienti dalla Cambridge University Library), come lettere spedite e ricevute da Darwin, che lo collegano a molti scienziati Italiani importanti (Federico Delpino, Paolo Mantegazza, Giovanni Canestrini, Anton Dohrn) e sottolineano come la corrispondenza tra Darwin e questi scienziati Italiani è stata molto significativa per l elaborazione delle sue teorie. A dimostrazione del forte legame tra Darwin e le sue teorie e la scienza Italiana, si possono ammirare i diplomi, le attestazioni di appartenenza e i premi inviati da alcuni delle più importanti accademia italiane. L evoluzione umana Rispetto a tutte le altre edizioni della mostra, Darwin ha una nuova sezione sull evoluzione umana curata da Ian Tattersall: qui si mostra l aspetto diversificato e pluralistico della storia degli ominidi, l origine africana delle nostre specie e la nostra stretta parentela con gli scimpanzé e i gorilla, confermata dai dati archeologici e paleontologici, come da quelli genetici e molecolari. Un attenzione particolare viene data alle scoperte paleontologiche italiane e, per la prima volta, comparirà il cranio di Ceprano. La sezione termina con l ultimo aggiornamento sulla coabitazione di Homo sapiens e di Homo neanderthalensis, la presentazione della straordinaria diversità delle popolazioni appartenenti alla nostra specie e la conseguente crisi dell idea biologica di razza umana. Darwin vuole raccontare come, due secoli dopo la nascita di Darwin, le sue intuizioni rimangono fresche e vitali; un uomo che da giovane osò chiedersi in che modo il mondo naturale fosse arrivato ad apparire tale ai nostri occhi e la risposta che si diede non fece che accrescere il suo stupore. Gestazione di una teoria Probabilmente nessuno oggi conserva un immagine di scienza come collezione di verità raggiunte e atemporali, indipendenti dal percorso storico e biografico degli scienziati, da memorizzare e ripetere per fugare ogni dubbio su determinate questioni. Proprio per questo, un documento inestimabile come i taccuini di laboratorio di Darwin, che egli scrisse per sé senza alcuna intenzione di pubblicarli, offrono a chi voglia davvero interrogare il vivente con un approccio scientifico il repertorio di domande, di riflessioni, di strade percorse e abbandonate, di stimoli che hanno portato poi il naturalista inglese alla teoria della selezione naturale EMANUELE SERRELLI* * Chiara Ceci, laureata in Scienze naturali, si è specializzata in Comunicazione della scienza frequentando il Master della SISSA di Trieste. Membro del direttivo della SIBE, la Società Italiana Biologia Evoluzionistica, redattrice di Pikaia, il portale italiano dell evoluzione. Lavora come coordinatrice scientifica e assistente alla curatela per la realizzazione dell edizione italiana della mostra Darwin «Perché la vita è breve? perché la generazione è un così alto obiettivo?». Questa frase potrebbe essere stata espunta da un libro di filosofia, di quelli che si pongono i più alti interrogativi esistenziali. Si tratta invece di una riga scelta quasi a caso devo essere sincero da uno dei taccuini di Charles Robert Darwin (Taccuino B, foglio 3), ora in parte disponibili anche in lingua italiana, e destinati a mio parere a essere una miniera virtualmente inesauribile per chi si occupa di evoluzione, e anche per coloro i quali sono interessati al suo apprendimento. école numero 71 pagina 12

13 Perché la vita è breve? Si può rispondere in molti modi a questa domanda. Le parole immediatamente successive di Darwin recitano: «Noi sappiamo che il mondo è soggetto a cicli di cambiamento, alla temperatura e a tutte le circostanze che influenzano gli esseri viventi». Quello che Darwin ha sempre cercato è una spiegazione naturalistica. Che cosa si può trovare, in natura, che influenza la durata della vita? E quali sono i fattori decisivi che la rendono breve? Poi la nota si interrompe. Ne inizia un altra che accenna, da un altro punto di vista, alla generazione nelle piante, e così via in diversi campi dalla geologia alla zoologia e alla botanica, dalla biologia della riproduzione alla biogeografia e alle culture umane. La serie di taccuini raccolta in questa edizione italiana corrisponde, come nota il curatore Telmo Pievani, «alla fase di massima diversificazione iniziale degli interessi di Darwin» (p. 7). Fu iniziata da lui nel 1836 a bordo del Beagle il brigantino su cui aveva viaggiato per cinque anni e che era già sulla rotta di ritorno a Londra. Ma perché la vita è breve? Perché gli organismi non vivono di più? Anche a questa domanda naturalistica è possibile rispondere in vari modi, utilizzando strategie e logiche diverse. Nei Taccuini assistiamo alla lunga nascita di una logica che va in cerca delle cause remote di ciò che vediamo negli esseri viventi, ancora oggi al cuore della spiegazione evoluzionistica: se qualcosa oggi esiste, è perché nel corso di eventi storici e concreti ha prevalso su altre possibilità, attraverso una trasformazione cumulativa che va ben al di là della vita del singolo organismo. In qualche modo, in qualche tempo, in qualche luogo, la caratteristica di avere la vita breve e quella di avere ben presente l obiettivo della generazione hanno goduto di vantaggio rispetto ad altre caratteristiche, si sono affermate e diffuse all interno di popolazioni, hanno continuato a trasmettersi generazione dopo generazione, funzionano e continuano a prevalere contro altre potenziali alternative. Ancora oggi, nel 2008, l invecchiamento e la morte costituiscono un problema teorico e sperimentale aperto per la biologia evoluzionistica, ma una delle principali spiegazioni è ancora lì, nella logica della selezione naturale che vede la durata media della vita degli organismi di una specie o di una popolazione come il risultato di una complessa e fine sintonizzazione che si compie generazione dopo generazione dando forma e conservando tutti quei caratteri e quei meccanismi che maggiormente garantiscono la trasmissione di se stessi alla generazione successiva nel particolare contesto ecologico in cui si trovano. Ma nel foglio 3 del Taccuino B nel 1837 Darwin non aveva ancora chiaro il concetto di selezione naturale, anche se ci stava arrivando. E questa per noi è un occasione eccezionale. Possiamo soffermarci su una pagina, su una riga, e seguendo le orme di un grande scienziato porre a noi stessi quelle domande che si pose lui, senza poter ottenere la risposta subito e a buon mercato. Dalla lettura dei taccuini assaporiamo alcuni aspetti di un contesto in cui vi erano meno conoscenze di quante ne abbiamo oggi, ci immedesimiamo e comprendiamo meglio come facessero gli studiosi del passato a farsi certe idee. Ma a ben vedere quello che stupisce di più nella lettura è l attualità, la profonda contemporaneità delle domande poste da Darwin a se stesso, domande che rivestono ancora oggi un vivo interesse per noi. Certo, a molti di questi interrogativi la scienza ha dato risposte brillanti, ma queste hanno aperto nuove e interessanti vie di ricerca 1. E poi, a quante di queste risposte possiamo facilmente accedere nella nostra vita quotidiana? Non è forse vero che nella maggior parte dei casi abbiamo semmai molti meno elementi di Darwin per rispondere alle domande che egli annotava sui suoi fogli? La curiosità, il rigore e la pazienza di Charles Darwin possono forse darci lo spunto per valorizzare quello che le nostre scuole rischiano di mortificare. Studiare l evoluzione oggi con in mano i taccuini può voler dire porsi una miriade di domande sul vivente e non solo, riempiendone i propri taccuini prima di andare a cercare risposte da imparare a memoria. I Taccuini ci danno anche l occasione di vedere come nasce un idea scientifica, un programma di ricerca. La struttura logica, inflessibile e automatica del meccanismo di selezione naturale potrebbe dare l idea che esso sia nato tutto insieme, come una specie di intuizione pura. Ebbene, i Taccuini di Darwin dimostrano che non è stato affatto così. Anche i concetti logici più stringenti possono essere costruiti pezzo per pezzo, con movimenti di avanti e indietro, e ritorni sui propri passi. Osservazioni che appaiono slegate possono essere dimenticate, poi riprese e riutilizzate. Ricordi e idee che sembrano abbandonati per sempre possono riemergere molto, molto tempo dopo. In questi taccuini lo scienziato ha molte idee anticipatrici della sua teoria, ma anche idee che abbandonerà, e che verranno in parte riprese ed esplorate solo 100 o 150 anni dopo. I TACCUINI SEGRETI DI CHARLES DARWIN Charles Darwin, Taccuini (Taccuino Rosso, Taccuino B, Taccuino E), edizione italiana a cura di Telmo Pievani, prefazione di Niles Eldredge, traduzione di Isabella C. Blum, Laterza, Bari, 2008, pp. XV + 373, euro 20. Il libro è la traduzione integrale del Taccuino Rosso, del Taccuino B e del Taccuino E, tratti da Charles Darwin s Notebooks, Geology, Transmutation of Species, Metaphysical Enquiries, transcribed and edited by Paul H. Barrett, Peter J. Gautrey, Sandra Herbert, Kohn e Sydney Smith (The Trustees of the British Museum, 1987). Dell edizione originale inglese sono proposte anche le note e l apparato critico. L edizione italiana è introdotta da Niles Eldredge, uno dei principali evoluzionisti contemporanei, attento studioso degli scritti giovanili di Darwin e autore insieme a Stephen J. Gould della riscoperta del carattere punteggiato dell evoluzione delle specie. Perché la vita è breve? Grazie al minuzioso lavoro dei curatori dell edizione originale quelli che hanno tenuto in mano i taccuini e i libri di Darwin cercando di raccapezzarsi nel suo percorso intellettuale sappiamo esattamente che l autore si appuntava questa domanda mentre stava leggendo i libri del nonno Erasmus Darwin, Zoonomia e il poema The temple of nature. Sappiamo addirittura quali pagine di quei libri stava leggendo, e le note a margine che aveva appuntato. Sappiamo anche davanti a quali esperienze, a quali osservazioni del mondo fisico e vivente la sua mente si era fermata colpita, stupita e colta da domande e intuizioni. In nota troviamo questi rimandi, conservati dall eccezionale lavoro di traduzione svolto da Isabella C. Blum con l aiuto del curatore Pievani, che ci consegna l immagine di uno scienziato in connessione con altri, che legge i libri degli altri, si appunta letture interessanti da fare e persone esperte da consultare che potrebbero aiutarlo a comprendere e a rispondere. Scrive per se stesso, per aiutare il proprio pensiero e la propria memoria Charles Darwin dal 1836 al 1844 nel segreto delle sue avventure, delle sue camminate, delle sue stanze, riempiendo taccuini che non sono destinati a pubblico alcuno su uno di essi addirittura campeggia la scritta Nothing for any purpose, cioè nulla di utile per alcuno scopo. Sono gli appunti personali del padre della teoria dell evoluzione, nonché del meccanismo della selezione naturale che ne è tutt oggi al cuore. Certo, serve una buona guida per comprendere e utilizzare questo tesoro. La curatela di Telmo Pievani, con un introduzione specifica per ogni singolo taccuino, è un buon punto di partenza. Perché la vita è breve? Perché la generazione è un così alto obiettivo? Cosa ne dite ora di mettervi in moto per fare ipotesi, per studiare e cercare una risposta, naturalistica, a queste domande? Ed è solo una riga * Collaboratore di Telmo Pievani, autore dell edizione italiana dei Taccuini NOTA 1. Alcuni esempi: è sufficiente la selezione naturale per spiegare questo particolare carattere? La selezione naturale è più o meno importante dei vincoli strutturali o dei fattori storici? Il punto di arrivo è determinato oppure conta la contingenza? Il cambiamento è sempre lento e graduale? A quale livello si spiega l invecchiamento? Dei geni? Dell organismo? Dello sviluppo? Del contesto ecologico? La selezione opera solo al livello del singolo organismo oppure agisce anche tra popolazioni o tra specie? école numero 71 pagina 13

14 Gradualismo darwiniano e didattica Il tema della velocità dell evoluzione, classico argomento della biologia evoluzionistica passata e presente, nonostante l importanza e la centralità rispetto agli altri elementi della teoria darwiniana, nella didattica scolastica di ogni ordine e grado non è affrontato in maniera efficace, risultando spesso poco definito e lontano dalla percezione da parte dello studente GIORGIO NARDUCCI* La velocità della discendenza con modificazione così più propriamente Charles Darwin chiamava l evoluzione dei viventi è stata affrontata prevalentemente in un ottica gradualista: «Tuttavia, in moltissimi casi, una forma viene classificata come varietà di un altra, non perché si siano effettivamente trovati gli anelli intermedi, ma perché l analogia induce l osservatore a supporre che questi anelli esistano in qualche luogo o possano essere esistiti in passato. In questo modo danno ampio adito a dubbi e congetture», così scriveva nel Cap. II, La variazione in natura, dell Origine delle specie. La domanda centrale per Darwin era: «Ed allora perchè ogni formazione geologica ed ogni strato non è rigurgitante di queste forme intermedie? [...] Secondo me la spiegazione va ricercata nell estrema imperfezione della documentazione geologica.» (Cap. IX, Imperfezione della documentazione geologica ). Darwin era comunque cosciente del fatto che la mente umana per una serie di motivi propende per le interpretazioni gradualiste: «Queste differenze [tra specie, sottospecie e varietà] si confondono l una con l altra in una serie insensibilmente graduata e la serialità fa nascere nella mente l idea di una vera e propria transizione.» (Cap. II, La variazione in natura ). In un brano assai interessante della VI edizione (1872) dell Origine delle specie (nelle parentesi quadre le novità rispetto alle precedenti edizioni), nel Cap. X, Successione geologica degli organismi viventi probabilmente anche spinto dalle critiche di Thomas Henry Huxley Darwin inserisce delle osservazioni che all occhio del moderno appaiono molto vicine alla Teoria degli equilibri punteggiati di Eldredge e Gould: «Ho tentato di dimostrare [...] che inizialmente la maggior parte delle varietà è locale [e infine che, sebbene ciascuna specie debba essere passata attraverso numerosi stadi di transizione, è probabile che i periodi, durante i quali è andata incontro a modificazioni, anche se lunghi e frequenti se misurati in anni, sono stati brevi in confronto ai periodi durante i quali la specie è rimasta invariata]». In classe Se si osservano con occhio attento i libri scolastici degli ultimi anni è quasi sempre presente un paragrafo descrittivo sull argomento, ma altra cosa è spiegare e proporre il tema nelle classi, specialmente nel caso di studenti più adulti, e quindi svolgere esercitazioni e momenti di discussione. Risulta difficile la comprensione di questo elemento così basilare del pensiero evoluzionistico e mettere in luce i pregiudizi che inevitabilmente segnano la nostra percezione del tempo profondo e quindi delle conseguenze che ne derivano. In maniera apparentemente semplice e facilmente ripetibile da diversi anni sto proponendo, di solito nelle due ultime classi della scuola secondaria superiore, questa esercitazione con successiva discussione dei dati originati: in circa un ora gli studenti devono individuare nella loro esperienza un certo numero di eventi (relativi non solo ai fatti biologici e evolutivi ma anche alle loro esperienze personali) che considerano graduali e non graduali. Inevitabilmente l elenco degli eventi graduali è lungo e facile da definire, mentre l altro che rivela discontinuità e incertezza è breve e spesso si nota una certa difficoltà nell elaborazione da parte dei ragazzi; inoltre e questo mi pare assai interessante! alcuni fatti appaiono riconoscibili dai ragazzi sia in un ottica gradualista che non gradualista. Osservazioni Ho scelto due osservazioni, tra le moltissime proponibili, che mi appaiono molto profonde di studenti del penultimo anno del Liceo Classico: «La crescita di un essere umano ad esempio è graduale, infatti gli unici ad accorgersene all improvviso sono quelle persone che incontrano raramente il giovane, per questo i lontani parenti dicono sempre quanto sei cresciuto!. Invece il ragazzo in crescita non se ne rende conto, solo pensando a se stesso anni prima realizza quanto sia cambiato. Gli eventi graduali aiutano di più gli esseri umani, che davanti agli eventi di altro tipo si trovano spesso spiazzati.» (Barbara, 17 anni, Roma, 23 gennaio 2006). «Gli eventi graduali possono essere controllati più facilmente dall uomo, mentre quelli non graduali hanno un carattere di imprevedibilità e per questo sfuggono al suo controllo.» (Giacomo, 17 anni, Roma, 3 febbraio 2004). È interessante notare come questi due ragazzi, indipendentemente dalle lezioni dell insegnante di Scienze (prima infatti non erano state proposte lezioni sull argomento), abbiano colto dettagli così precisi relativi alla nostra percezione del cambiare dei sistemi biologici e i nostri pregiudizi sul tempo école numero 71 pagina 14

15 profondo, lontano dalle possibilità nell arco della nostra vita. È presente nelle parole di Barbara il rapporto spesso difficile tra soggetto e oggetto, mentre Giacomo, in maniera incredibilmente sintetica e stimolante, spiega il perché della nostra propensione nei confronti delle visioni gradualiste, sostanzialmente la principale interpretazione da parte di Stephen Jay Gould, il palentologo, evoluzionista e storico della scienza, autore del libro La struttura della teoria dell evoluzione, opera che in gran parte discute questo aspetto. Il caso Darwin e la sua teoria specialmente nel 2009, anno del bicentenario è un occasione unica per creare nelle classi in un ottica verticale, dalla scuola primaria all università, contesti didattici ideali per stimolare osservazioni e approfondimenti utili per la formazione delle persone oltre a suscitare emozioni irripetibili per costruire la propria visione della vita. Il pensiero complesso dei ragazzi Nella didattica è importante capire e valorizzare il pensiero complesso dei ragazzi che solitamente è espresso senza particolari sovrastrutture ideologiche o di altro tipo; nelle due osservazioni è presente un gioco linguistico di semplicità/complessità che stupisce e fa pensare: infatti gli studenti sono capaci, in opportune situazioni e cornici didattiche che l insegnante deve costruire e facilitare, di elaborare ragionamenti e articolazioni del pensiero esattamente come l adulto più maturo e critico che possiede un ricco bagaglio di esperienze e studi. Queste occasioni spesso considerate nella scuola e dai singoli insegnanti una perdita di tempo sono invece importanti per promuovere momenti di critica argomentata e costituiscono per qualsiasi insegnante un momento di crescita professionale e personale; è poi evidente la possibilità di originare veri momenti di interdisciplinarietà in una cornice che può avere diverse configurazioni didattiche e essere riutilizzata in diversi contesti. Scrivevano Eldredge e Gould nel famoso articolo che segna l inizio di un programma moderno di ricerca legato alla discontinuità nella natura della specie e della storia dell evoluzione: «Le aspettative teoriche colorano la percezione in maniera così intensa che raramente nuove nozioni possono sorgere dai fatti raccolti sotto l influsso delle vecchie immagini del mondo. Le nuove immagini devono diffondere la loro influenza, prima che i fatti possano essere visti sotto una nuova prospettiva» (Eldredge, Gould, 1972). * Insegnante di scuola secondaria superiore, fondatore del Circolo Gould di Roma. NOTA BIBLIOGRAFICA Charles Darwin, Sull origine delle specie per mezzo della selezione naturale o la preservazione delle razze favorite nella lotta per la vita (I ed VI ed. 1872). Niles Eldredge, Stephen Jay Gould, Gli equilibri punteggiati: un alternativa al gradualismo filetico, in Models in Paleobiology, 1972, a cura di T. J. M. Schopf. S. J. Gould, La struttura della teoria dell evoluzione, Codice ed., 2003 (ed. americana 2002). NOTE 1 Non è un rigurgito di sciovinismo maschilista da parte mia: è la signora Rosa Giannetta che per la pubblicazione dei suoi libri usa il solo cognome del celebre marito. 2 Alcuni esempi: è sufficiente la selezione naturale per spiegare questo particolare carattere? La selezione naturale è più o meno importante dei vincoli strutturali o dei fattori storici? Il punto di arrivo è determinato oppure conta la contingenza? Il cambiamento è sempre lento e graduale? A quale livello si spiega l invecchiamento? Dei geni? Dell organismo? Dello sviluppo? Del contesto ecologico? La selezione opera solo al livello del singolo organismo oppure agisce anche tra popolazioni o tra specie? DALLA PARTE DI DARWIN C è bisogno del pensiero evoluzionista? Alcuni anni fa (nel 2004) siamo stati costretti a porvi questa domanda, perché la teoria di Darwin era stata cancellata dai programmi ministeriali proposti dal ministro Letizia Moratti. La successiva marcia indietro compiuta dal ministro e dovuta alla reazione del mondo scientifico non dovrebbero lasciare adito a dubbi. Ma la domanda ha mantenuto tutto il suo spessore. E così Legambiente l ha rivolta ad alcuni esperti Marcello Buiatti, Giuliano Cannata, Marcello Cini, Vittorio Cogliati Dezza, Walter Fornasa, Marcello Sala. Le risposte sono state pubblicate in un quaderno di Legambiente (Dalla parte di Darwin, Editrice Le Balze, Montepulciano, pp. 103, euro 12) dal quale emergono i motivi di fondo per cui il pensiero evoluzionista è di attualità ed è uno strumento fondamentale per la formazione del cittadino in quanto offre chiavi di lettura per comprendere la complessità dei nostri giorni e introduce alla cultura della diversità. DUE SITI PER VIAGGIARE CON DARWIN école numero 71 pagina 15

16 Evoluzione e arte L ars docendi ci dice che un modo per facilitare l apprendimento di un tema, scientifico o non scientifico, è quello di rendere la partenza del percorso più accattivante possibile, aiutando il fruitore ad ascoltare con la mente e a recepire meglio i fondamenti teorici o sperimentali di quanto si vuole illustrare. Un percorso che didatticamente si è rivelato funzionale allo scopo. L esperienza è stata sperimentata con studenti del triennio della scuola superiore, ma il metodo adoperato può essere, secondo noi, usato anche con allievi delle fasce scolari precedenti ALESSANDRA MAGISTRELLI La teoria dell evoluzione delle specie già nei classici scritti di Charles Darwin si presenta come un lungo ragionamento scientifico non semplice da apprendere. (Accanto a una difficoltà intrinseca, va considerata anche la difficoltà dovuta a negazione e rimozione causate da idee preconcette che possono alterare le capacità di comprensione, favorendo invece il fraintendimento dei concetti. Ma qui si entra in un altro discorso). Con i miei studenti a volte mi sono servita delle arti figurative per introdurre un concetto. Ai ragazzi ho presentato la riproduzione di un dipinto chiedendone poi la descrizione sia delle forme sia del concetto che esse sottendono. Ho individuato alcune opere, né molte né ambigue, utili a trasmettere un doppio messaggio: il primo di tipo estetico (la ricerca e l amore del bello sono proprie dell umano), il secondo Diversitá dei viventi Questo piccolo eden è la riproduzione di una famosa pittura di giardino che si trova nella Casa dei Cubicoli Floreali a Pompei (41-54 d. C.). Un serpente si arrampica su un albero di fico di cui sono visibili i frutti, un uccello a sinistra osserva la scena. Poche decine di centimetri sono riempite da ben quattro forme di esseri viventi molto diversi tra loro. Sul fatto che la biosfera sia abitata da «innumerevoli forme, bellissime e meravigliose [che] si sono evolute e continuano a evolversi» (L Origine delle specie, pp. 554) non ci possono essere dubbi. école numero 71 pagina 16

17 Variazione convergente Bartolomeo Bimbi, Cavolfiore e radici selvatiche (1706), Firenze, Museo di Storia naturale. Un esempio di variabilità nel mondo vegetale. Darwin scrive: «Ritornando alle piante esiste un altro metodo per osservare gli effetti accumulati della selezione, cioè quello di confrontare nei giardini la diversità dei fiori delle varietà differenti di una stessa specie; negli orti la diversità delle foglie, dei baccelli, dei tuberi o di qualsiasi altra parte abbia importanza, in rapporto coi fiori delle stesse varietà [ ]. Osserviamo come sono diverse le foglie dei cavoli [cavolo rapa, cavolfiore, cavoletti di Bruxelles] e come sono simili i fiori; come sono diversi i fiori della viola del pensiero e come sono simili le sue foglie» (op. cit., p. 103). Variabilità all interno dello stesso genere Bartolomeo Bimbi, Spalliera con arance, limoni, lime e lumie (1715), Villa Medici di Poggio a Caiano. Il genere Citrus è il più importante della famiglia delle Rutacee, ne fanno parte specie notissime quali il C. aurantium (arancio amaro), il C. limon (limone), il C. medica (cedro), il C. reticolata (mandarino) e molte altre. Come mai certi generi sono tanto ricchi di specie e altri così poveri? Se lo chiede anche Darwin: «Considerando le specie unicamente come varietà ben nette e definite, fui indotto a supporre che le specie dei generi più ricchi di ciascun paese presentassero varietà più delle specie dei generi più poveri» (op. cit. pg. 126). più concettuale e scientifico. Il primo fa da battistrada e da rinforzo al secondo che viene compreso e ricordato più facilmente. Ho usato questo metodo per esporre in classe le basi della teoria darwiniana: la diversità dei viventi; la variabilità individuale all interno della specie e della popolazione di appartenenza; la selezione accompagnata dalle diverse forme di lotta per la sopravvivenza; l adattamento alle regole imposte dalla selezione; la trasmissione ereditaria dei caratteri. Un punto fondamentale del ragionamento darwiniano sta nel considerare la selezione il cardine intorno a cui ruota tutto il processo evolutivo. Selezione sì, ma quale? Sappiamo che Darwin individua: la selezione naturale, la selezione sessuale, la selezione allo stato domestico. Dice Darwin: «La selezione naturale agisce soltanto conservando e accumulando le piccole modificazioni ereditate, ciascuna delle quali è utile all individuo.» (pp. 161, in Charles Darwin, L origine delle specie 1 ). E sulla selezione sessuale aggiunge: «Questo tipo di selezione dipende non dalla lotta per l esistenza contro gli altri esseri viventi o contro le condizioni esterne, ma dalla lotta degli individui di un sesso, generalmente maschi, per il possesso delle femmine. Il risultato di questa lotta non è la morte del vinto, ma la mancanza di discendenti o lo scarso numero di essi.» (op.cit. pp. 154). Mentre sulla selezione allo stato domestico afferma: «La chiave del problema sta nel potere dell uomo di operare una selezione accumulativa: la natura fornisce variazioni successive e l uomo le accumula nelle direzioni école numero 71 pagina 17

18 che gli sono utili. In questo senso si può dire che egli si è fabbricato le razze che gli sono vantaggiose.» (op.cit. pp.101). Le immagini che trovate a corredo di questo articolo sono le tappe illustrate da alcuni dipinti del passato aventi come soggetto animali o piante d allevamento di un percorso guidato sulla selezione artificiale. * Alessandra Magistrelli è insegnante, fa parte del consiglio direttivo della Sibe - Società Italiana di Biologia Evoluzionistica e dell Anisn - Associazione Nazionale Insegnanti di Scienze Naturali) di cui attualmente dirige il periodico quadrimestrale Le Scienze Naturali nella Scuola. NOTA 1. Questa e le citazioni seguenti sono tratte da Charles Darwin, L origine delle specie, VI edizione, 1872, traduzione di L. Fratini, introduzione di G. Montalenti, Boringhieri, Torino, Selezione naturale Josef Schmitzberger, Sizing up the Opponent (1851), collezione privata. Darwin: «Si può dire che la selezione naturale sottoponga a scrutinio giorno per giorno e ora per ora le più lievi variazioni scartando ciò che è cattivo, conservando e sommando tutto ciò che è buono; silenziosa e impercettibile essa lavora quando e ovunque se ne offra l opportunità per perfezionare ogni essere vivente in relazione alle sue condizioni organiche e inorganiche di vita.» (op.cit. pp. 150). In questo dipinto J. Schimtzberger rappresenta due cuccioli setter che osservano con molta attenzione una blatta. Come finirà? O per giocare o perché punti da un certo appetito i cuccioli qui sono la selezione naturale della blatta. Selezione sessuale Monogrammista F. G. B. (Lombardia, prima metà del secolo XVIII). Un gallo e una gallina, circondati dalla prole, stanno davanti a un vassoio pieno di frutta, Dietro al gallo si vedono uova non ancora schiuse. Darwin: «Un cervo senza corna o un gallo senza speroni avrebbero poche probabilità di lasciare una prole numerosa.» (op. cit. p. 154). Ereditarietà Joshua Reynolds, The Ladies Waldegrave, (1780-1), The National Gallery of Scotland, Edinburgh. Questo quadro, dipinto da Reynolds agli inizi del XVIII secolo, rappresenta tre sorelle dell alta aristocrazia inglese. La loro parentela non è testimoniata soltanto dalla bellezza degli abiti, dai gesti studiati, dal portamento, ma anche e soprattutto dal volto, così uguale, e dal nasino (notate?) tanto bello, tanto uguale. Senza ereditarietà dei caratteri e delle loro piccole variazioni tutti gli sforzi della selezione di accumulare piccoli cambiamenti sarebbero inutili. école numero 71 pagina 18

19 IDEE per l educazione «La riunione si sciolse, ma rimanemmo ancora a chiacchierare con gli insegnanti. Si lamentavano dello stipendio troppo scarso, dei programmi pesanti, degli alunni che non avevano voglia di far niente. «Creda a me diceva il professor Benedetti oggi c è troppa gente che va a scuola. Il guaio è tutto lì». «Una sorta di bracciantato intellettuale», disse solennemente un professore venuto apposta da Roma [ ]. «Oggi l insegnante in nulla, se non nella diversa prestazione d opera, differisce dal bracciante che il latifondista ingaggia per le faccende stagionali». Era ogni anno la stessa storia, uomini di quarant anni, con moglie e figli grandi, non erano ancora entrati in ruolo, anche perché il ministero bandiva i concorsi a ogni morte di papa». Così scriveva Luciano Bianciardi ne Il lavoro culturale Luciano Bianciardi Il lavoro culturale (Feltrinelli, Milano 2007), libro in cui presenta, con tratto rapido e sapidamente agro, l Italia del secondo dopoguerra. In quel testo compaiono anche gli insegnanti e il dialogo citato all inizio, scritto cinquanta anni fa, certo non suonerebbe stonato nei locali di una qualsiasi scuola odierna. La percezione di sé che ha chi lavora a scuola non prescinde dalla modesta retribuzione che tocca ai docenti e, in generale, al personale della scuola. Troppo spesso, però, tutto si ferma ad una lamentazione fra colleghi, mentre sarebbe auspicabile usare gli strumenti della riflessione per capire in che modo, all interno del settore scolastico, si leghino retribuzione, momento normativo e specificità del lavoro svolto. INSEGNANTI Che gli insegnanti non siano mai stati ben pagati, né in un passato recente né in uno più remoto sarà luogo comune ma è anche verità. Nell Italia postunitaria gli insegnanti elementari erano i meno pagati tra tutti i dipendenti statali e all inizio del 900 Gaetano Salvemini dichiarava la sua appartenenza al proletariato accademico, includendo l insegnamento universitario nel novero dei lavori mal retribuiti. Se la situazione oggi è decisamente migliorata per gli accademici, non così per tutti gli altri addetti del settore istruzione, almeno nel nostro paese Una novità straordinaria: gli insegnanti sono malpagati GIOVANNA LO PRESTI Modesta e garantita Servirebbe un analisi articolata degli elementi concreti che hanno determinato bassi stipendi per gli insegnanti in Italia. Ci limitiamo ad indicare che il motivo principale che viene addotto per giustificare i bassi stipendi, e cioè il numero troppo alto di addetti (circa un milione) di per sé non è sufficiente. Lo stesso rapporto studenti-docenti, che ci vede fuori dalla media OCSE, e che determinerebbe l anomalia italiana di un esercito di insegnanti sovradimensionato, è causato da una serie di circostanze 1 che, in conclusione, fanno apparire inesatta l equazione molti insegnanti bassi stipendi. In linea generale, vale ancora ciò che affermava Theodor W. Adorno negli anni Sessanta, nel suo saggio Tabù sulla professione dell insegnante. Egli attribuisce una parte della pre- école numero 71 pagina 19

20 venzione sociale che si ha verso l insegnante alla scarsa remunerazione dei docenti: «La rappresentazione di quella dell insegnante come di una professione da fame si conserva evidentemente con più tenacia di quanto non le corrisponda l effettiva realtà» 2. Nel tentativo di chiarire quali siano i fattori che determinano repulsione e sottovalutazione nei confronti degli insegnanti Adorno dà alla retribuzione un peso particolare e ne evidenzia due aspetti: l essere modesta e l essere garantita. Sottolinea come le libere professioni abbiano un maggior apprezzamento sociale, e di conseguenza una miglior remunerazione, proprio a causa dell incertezza del reddito e del rischio relativo che comporta il loro esercizio. Insomma, mentre il libero professionista si mette in diretta concorrenza con altri ed ha un atteggiamento audace, l insegnante, invece, un po vigliaccamente, sceglie di affrontare un rischio minimo, collocandosi nell alveo di un lavoro sicuro e, anche per questo, poco retribuito. Essere e dover essere Lo status sociale indefinito dell insegnante deriva, secondo me, anche da un altra profonda contraddizione che opera nell immaginario collettivo. Da un lato egli è un subordinato, un impiegato che esegue e che, per di più, non si deve confrontare con adulti ma con minori, con i quali rischia di avere sempre, e facilmente, ragione: è figura scialba, spesso priva di originalità e valore culturale, sottomessa ad una gerarchia, e ciò che gli si chiede è una mera ripetizione di conoscenze consolidate e già un po ammuffite. Dall altro lato, però, l insegnante deve essere un maestro, cui spetta il più alto dei compiti, quello dell educazione e della formazione di giovani esseri umani. È questo secondo tipo di insegnante che George Steiner presenta con parole efficaci: «Anche a un livello modesto, come quello di un maestro di scuola, insegnare, e insegnare bene, significa essere complici di possibilità trascendenti [ ] Una società, come quella basata sul profitto sfrenato, che non fa onore ai propri maestri è difettosa» 3. Del dilemma se gli insegnanti siano dei fannulloni inconcludenti, dei tromboni che hanno gioco facile con i ragazzini, dei grigi polverosi burocrati o piuttosto delle anime belle in grado di risvegliare l amore per il sapere nelle giovani menti, porta traccia, in filigrana, ogni documento ufficiale che parli di loro e che prospetti la loro opera secondo un dover essere tanto alto quanto dimentico della realtà effettuale e delle condizioni materiali in cui il lavoro degli insegnanti si esercita. Come ogni contraddizione complessa sottratta all analisi, anche questa tende a trovare soluzione in un puro momento ideologico, che viene spacciato come la soluzione del problema. Sto pensando alla meritocrazia che, da più parti, viene proposta come la soluzione dei problemi della scuola italiana tutto compreso, anche il problema dei bassi stipendi. I ministri lo sanno Quali siano, dal punto di vista del reddito, le condizioni del lavoro docente ce lo hanno detto gli stessi ministri della Pubblica (ancora per quanto tempo?) Istruzione: dall intervento di Tullio De Mauro che nel maggio del 2000, dopo aver definito «scandalosamente bassi» gli stipendi del corpo docente proponeva aumenti per tutti gli insegnanti e premi aggiuntivi per i più bravi, al poco convincente grido del ministro Gelmini che proclama: «Non possiamo ignorare che lo stipendio medio di un professore di scuola secondaria superiore, dopo 15 anni di insegnamento, è pari a euro lordi annui, tredicesima inclusa. In Germania ne guadagnerebbe in più, in Finlandia in più. La media OCSE è superiore a euro l anno. Questa legislatura deve vedere uno sforzo unanime nel far sì che gli stipendi degli insegnanti siano adeguati alla media OCSE». Dati innegabili, ai quali il ministro intende porre rimedio non con un incremento della spesa per l istruzione pubblica (facile, logico, ci arriverebbe chiunque e non è che una/uno diventi ministro per niente!) ma con ulteriori tagli che, secondo una terminologia bipartisan vengono ormai definiti «misure per migliorare l efficienza e l efficacia del sistema». Autonomia e valutazione delle istituzioni scolastiche, incentivi per gli insegnanti migliori e presumibile tentativo di blocco di ogni automatismo di aumento stipendiale per tutti gli altri sono gli ulteriori ingredienti della ricetta Gelmini. Perciò visto che la coperta è corta (tanto per usare lo stile aulico che Gelmini ha usato nell audizione in Commissione Cultura) si prospetta un futuro prossimo di bassi stipendi per la stragrande maggioranza degli insegnanti. Con quali prevedibili conseguenze per la scuola pubblica non sto a dire. D altra parte l impoverimento della categoria nell ultimo quarto di secolo è da inquadrare nel generale impoverimento del lavoro dipendente in Italia. I due documenti che meglio mettono in luce tale aspetto arrivano da fonti istituzionali e sono il working paper della Banca dei Regolamenti Internazionali e l Indagine campionaria sui redditi delle famiglie italiane nel 2006 di Bankitalia. Secondo questo studio il reddito delle famiglie con capofamiglia lavoratore dipendente ONDA école numero 71 pagina 20

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