BUNDLING PEOPLE DAL 1995 LʼAPPROFONDIMENTO INDIPENDENTE DELLʼINFORMATION COMMUNICATION MEDIA TECHNOLOGY APRILE 2011 N.154

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1 BELTEL 54Poste Italiane-Spa Sped. in a.p. D.L. 353/2003 (conv. in L.27/02/2004 n 46) art. 1 comma 1-DCB Milano BUNDLING PEOPLE DAL 1995 LʼAPPROFONDIMENTO INDIPENDENTE DELLʼINFORMATION COMMUNICATION MEDIA TECHNOLOGY APRILE 2011 N.154 Connected tv are you experienced? w w w. b e l t e l o n l i n e. c o m Paolo Ertreo

2 DIRETTORE EDITORIALE Mario Citelli DIRETTORE RESPONSABILE Fabio Magrino DESK EDITOR Dario Andriolo COMITATO DI REDAZIONE Gildo Campesato, Elena Comelli, Enrico Grazzini, Andrea Lawendel, Chiara Sottocorona REDAZIONE E SEDE BELTEL SRL P.zza Duse, Milano tel EDITORE Mediavalue srl via Domenichino, Milano tel fax GRAFICA, IMPAGINAZIONE Mediavalue srl PUBBLICITÀ Mediavalue srl STAMPATORE Arti Grafiche Frattini - Bernate Ticino Registrazione Tribunale di Milano n /12/2005 Il Direttore responsabile e l Editore declinano ogni responsabilità in merito agli articoli, per i quali rispondono i singoli Autori. Sped. in a.p. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1 comma 1 DCB-Milano L IVA è a carico dell editore. Finito di stampare nel mese di Aprile Tutti i diritti di riproduzione degli articoli e/o delle foto sono riservati. Ai sensi del D.lgs 196/2003 l Editore garantisce la massima riservatezza nell utilizzo della propria banca dati con finalità di invio del presente periodico e/o di comunicazioni promozionali. Ai sensi dell art. 7 ai suddetti destinatari è stata data facoltà di esercitare il diritto di cancellazione o rettifica dei dati a essi riferiti. Le illustrazioni sono state realizzate da: Irene Spallanzani Paolo Ertreo Niccolò Masini e Omar Houssien studenti di IED Arti Visive all interno del corso di Illustrazione e Animazione coordinato da Daniela Brambilla s o m m a r i o Mario Citelli Come andrà a finire? 2 Paolo Gentiloni Internet è il motore della tv del futuro 3 Andrea Lawendel La tv (ibrida) che può scavalcare i muri 4 Enrico Grazzini The State of the News 2011: la carta stampata ha il fiato corto 5 Chiara Sottocorona Connected tv: il web sbarca nel salotto di casa 6 Augusto Preta Tv digitale: la sfida dell over the top 8 Alberto Fietta Google vs. Facebook: la guerra è appena cominciata 10 Giangiacomo Olivi Un nuovo diritto digitale? 11 Redazione YouTube è sempre più televisione 12 Franco Morganti Controluce 12 Carlo Formenti Twitter Delusion 13 Dario Andriolo Essere hacker oggi ha di nuovo senso intervista a Giovanni Ziccardi 14 Fabio Magrino Partiti sul web mai arrivati 15 Sam Graham Felsen La miglior tecnologia è bussare alla porta 17 La convergenza tra web e televisione sta aprendo nuovi scenari per i grandi broadcaster come per i produttori di contenuti, che dai loro siti Internet potranno sbarcare direttamente sul televisore di casa vostra. Buona lettura. Come andrà a finire...? e d i t o r i a l e d i M a r i o C i t e l l i - D i r e t t o r e E d i t o r i a l e ho rivisto due film d annata, due Recentemente classici degli anni 70 che danno in realtà l impressione del passaggio di un epoca: il primo è Come eravamo con Barbra Streisand nella parte di una sempre giovane attivista di sinistra, che attraversa gli anni della seconda guerra mondiale, del Maccartismo e infine della guerra fredda, avvicinandosi e allontanandosi a un campione di liberalismo americano agiato che rimane affascinato dalla sua energia. È l atmosfera e il titolo di questo film che mi colpiscono, in particolare questa nostalgia inutile su un passato che crediamo migliore e che comunque è passato, costringendoci a pensare: Come saremo oppure, Come andrà a finire?. Il secondo film è 84 Charing Cross Road con una splendida Anne Bancroft ed Anthony Hopkins nella parte di due amanti dei libri che costruiscono intorno a questo loro amore una fitta corrispondenza fra Stati Uniti e Gran Bretagna, senza incontrarsi mai, senza conoscersi fisicamente se non attraverso le reciproche fantasie, ma innamorandosi attraverso la comunicazione che riescono a realizzare attraverso i libri. Anche questo film scorre tra i diversi anni di storia recente, dal dopoguerra agli anni 70. Nel film, ad un certo punto, probabilmente primi anni 50, appare un televisore; è parte dell ambiente, un mobile, spento e non si sovrappone mai alla vita e alla capacità di comunicare dei due protagonisti. È probabilmente usato come strumento per ascoltare e vedere news o qualche film o spettacolo della limitata produzione televisiva di quegli anni. Nello stesso periodo in Italia la televisione muoveva i primi passi; ricordo perfettamente alcune serate passate con tutta la famiglia ad ascoltare la radio, in particolare le rappresentazioni radiofoniche di spettacoli di prosa, commedie leggere accompagnate dalle battute dei De Filippo. E poi la televisione, vissuta allo stesso modo con il televisore condiviso fra più famiglie, che si riunivano per gli spettacoli del sabato sera o, ancora, per la prosa del venerdì. Coscienza collettiva: quella partecipazione, quell ascolto e quella visione hanno contribuito forse più di ogni altra cosa alla formazione delle coscienze collettive di diverse generazioni, nel bene e nel male, da Non è mai troppo tardi al Grande Fratello e all Isola dei Famosi. Tutti coloro che hanno prodotto televisione lo sapevano benissimo e conoscevano le loro responsabilità; avevano un progetto implicitamente condiviso con le forze politiche che comunque negli anni hanno politicamente diretto l uso della televisione, dalla formazione della coscienza in chiave cattocomunista dei primi anni 50, al più banale sviluppo della sensibilità di un consumatore, dove il consumo è un azione ma anche un ideologia, come spiega Zygmunt Bauman, da cui dipende la crescita economica globale. Nessuna valutazione di merito, almeno in questa pagina; ma occorre sottolineare che la grande capacità aggregativa e di diffusione del broadcasting televisivo, implica una responsabilità di chi dirige e possiede i mezzi di produzione. Responsabilità che deve essere esplicita e cosciente del progetto che si intende mandare avanti, qualsiasi direzione prendano i risultati. Con tutti i limiti che Carlo Formenti espone nel suo articolo su questo stesso numero (vedi a pag. 13), una cosa sembra diventare possibile: la costruzione di un alternativa/complementare alla televisione, con analoghe responsabilità da parte dei gruppi di potere che la controllano ma anche con un gene collettivo che lancia nuove ipotesi e speranze: la Rete. Non ho dubbi che la Dottrina Google sia un condizionamento ed un utilizzo delle capacità comunicative della rete, ma gli spazi che questa concede sono ancora di gran lunga maggiori di qualsiasi televisione; spazi O. Houssien La redazione -::-beltel-::-2

3 disordinati, magari non sempre utili, ma comunque disponibili ad essere utilizzati per una libera capacità di espressione. Certo non è sufficiente valutare avvenimenti complessi come quelli che stanno avvenendo in molte regioni del Mediterraneo, occorre però una capacità di raccolta delle informazioni più precisa ed un commento più articolato di quello espresso dai blogger, ma sarà più complicato arrivare a forme di videocrazia se la diffusione della capacità di utilizzo della rete crescerà in Italia oltre il troppo basso 18% attuale. Si potrebbe a questo proposito cogliere l occasione per partecipare al dibattito democrazia in Italia : sappiamo tutti che la concentrazione di proprietà e controllo degli strumenti televisivi viene da anni considerato un problema mai seriamente affrontato. Ed è inutile affrontare il tema banalizzando la questione in ma come, in Italia ognuno può dire quello che vuole!. La democrazia non è solo libertà di espressione ma anche e soprattutto libertà di partecipazione e di definizione degli obiettivi e dei risultati di un progetto di crescita collettiva. Se la mia capacità di espressione, pur rumorosa, non riesce ad avere effetti perché combatto contro una maggioranza costruita e condizionata, sarò ugualmente in presenza di un regime. Proviamo a risolvere il conflitto di interesse e a separare il controllo delle emittenti televisive e vediamo come andrà a finire. INTERNET È IL MOTORE DELLA TV DEL FUTURO di Paolo Gentiloni Responsabile comunicazione del Partito Democratico Tempo di bilanci per il digitale terrestre tra promesse mancate (pluralismo) e risultati disattesi (interattività). trascorsi 10 anni dalle prime previsioni normative sul digitale terrestre e il Sono traguardo definitivo dello switch off, previsto per fine 2012, è ormai vicino. È dunque tempo di bilanci. Si può dire, in estrema sintesi, che il digitale terrestre rappresenta una fase di transizione: siamo di fronte a una nuova era, l era digitale, ma finora solo in minima parte siamo di fronte a una nuova tv. Anzi, si potrebbe dire che il digitale terrestre ripropone la tv tradizionale moltiplicandone soltanto il numero dei canali. L eccesso di promessa con cui nella prima metà del decennio scorso si è parlato in Italia di digitale terrestre, anche al fine di dichiarare superate le normative antitrust della tv analogica e salvare così l impero tv di Berlusconi, ha presto dovuto fare i conti con la realtà. È stata così ridimensionata la promessa tecnologica: ricordo bene i fiumi di parole spesi per presentare il digitale terrestre come tv interattiva, o addirittura per propagandare il t-government come naturale evoluzione dell e-government. A risentirle oggi, quelle parole farebbero sorridere. Per alcune fasce di telespettatori anziani e con poca dimestichezza con le tecnologie, più che di interattività si è trattato di rischio black out visto che spesso risulta loro difficile rintracciare anche il segnale di Rai Uno o di Canale 5. Altrettanto ridimensionata è risultata la promessa di pluralismo. Più che nuovi editori, abbiamo visto arrivare, salvo rare eccezioni, nuovi canali dei soliti editori. E la proliferazione dei canali ha intaccato solo parzialmente (e a causa del digitale via satellite di Sky) gli ascolti di Rai e Mediaset, ancora forti dell 80% del totale, e non ha intaccato di una virgola la loro posizione dominante nel mercato della pubblicità dove Rai e Mediaset occupano oggi la stessa quota del 90% che occupavano un quarto di secolo fa. Ridimensionate le promesse strumentalmente eccessive, il digitale terrestre si presenta oggi come fase di transizione necessaria verso la tv del futuro. Per almeno due ragioni. Perché è il modo concreto in cui il segnale tv viene digitalizzato; e perché comunque la capacità trasmissiva non è più un bene indisponibile come nell era analogica e questo semplice fatto abbassa almeno una delle barriere all ingresso nel mercato tv. L altra, quella pubblicitaria, purtroppo sopravvive anche per ragioni legate all anomalia italiana del conflitto di interessi. In questo senso si può dire che il digitale terrestre non è la tv del futuro ma che sull ambiente del digitale terrestre è destinata a svilupparsi nei prossimi anni la tv del futuro. Il motore della tv del futuro sarà ovviamente Internet. Il processo di transizione dal vecchio al nuovo sarà graduale ma inesorabile. E metterà in discussione le fondamenta del modello televisivo del secolo scorso tuttora sopravvissuto al digitale terrestre. Il broadcasting, cioè l idea stessa di trasmettere un unico segnale a una larga platea di milioni di persone, è un concetto diametralmente opposto a quello della rete, caratterizzata da interattività, libertà di scelta, contenuti generati direttamente dagli utenti. Questa fase di transizione alla nuova tv apre diversi problemi. Ne segnalo due in particolare. 1. I nuovi servizi tv, dal video on-demand alla tv su protocollo Internet, dalla web tv alla cosiddetta tv over the top e alla catch-up tv. Tutti questi servizi televisivi definiti non lineari, perché accomunati dalla differenza rispetto ai palinsesti della tv generalista, stanno erodendo le fondamenta del modello televisivo e della relativa catena del valore che abbiamo conosciuto nel secolo scorso. L evoluzione va in una direzione positiva: rafforzare il ruolo dei produttori e degli aggregatori di contenuti digitali rispetto alle tradizionali aziende di broadcasting verticalmente integrate. Ma dentro questa evoluzione positiva non possiamo ignorare il rischio che si creino nuove posizioni dominanti, questa volta non a dimensione nazionale ma addirittura globale. Insomma nel bilancio tra chi vince e chi perde nella nuova transizione si tratta di creare le condizioni di mercato perché venga salvaguardata la filiera italiana dell industria dei contenuti, dall audiovisivo alle news. 2. Il ruolo del servizio pubblico. Che nella nuova tv dovrà riguadagnarsi la propria utilità e rifondare la propria differenza, non più basate sul monopolio o sulla dialettica tra tv generalista pubblica e commerciale tipica dell era del duopolio. E dovrà farlo in due direzioni, solo apparentemente opposte tra loro. Da un lato riconquistando l onore perduto della vecchia tv. E rifiutando l idea che in un mondo di servizi video segmentati e a pagamento, e di crescente protagonismo della rete, la vecchia tv generalista gratuita non possa che cadere sempre più in basso contribuendo addirittura al degrado culturale e civile della società italiana. Dall altro lato facendosi protagonista della nuova tv dell era di Internet, forte del carattere gratuito e universale che in fondo accomuna tanto il servizio pubblico tv quanto la rete. E capace di valorizzare il proprio vantaggio competitivo nel campo delle news in un panorama che renderà sempre più importante la disponibilità di notizie autorevoli e in tempo reale. -::-beltel-::-3

4 LA TV (IBRIDA) CHE PUÒ SCAVALCARE I MURI di Andrea Lawendel Giornalista, collaboratore di quotidiani e periodici Aperta allʼinterattività e alla diffusione di servizi: è la tv digitale ibrida, capace di catturare nuove tipologie di spettatori attivi. Come nel bel racconto di Oscar Wilde il muro che circonda il giardino televisivo sta ostacolando almeno nel contesto italiano l'ormai vetusto medium di massa sul suo percorso di rinnovamento e "rinverdimento". Un percorso che i fautori della tv digitale terrestre avevano dipinto come l'ennesima alba di un'era nuova e che fino a questo momento si è tradotto sostanzialmente in un banchetto di canali e frequenze a beneficio degli eterni commensali di un monopolio a due. A parte la scia di (forse evitabili) pasticci che sta caratterizzando la fase di passaggio dall'analogico al digitale, l'avvento del Dtt in Italia ha comportato la nascita di molti nuovi canali per Rai, il boom della pay tv per Mediaset e ben poco altro. Dahlia Tv, il "concorrente" del Biscione nella pay tv, ha appena dichiarato il fallimento. Per le televisioni locali il digitale rischia di essere un trauma durissimo a causa della cattiva gestione del "tesoretto" del dividendo digitale, il riassegnamento delle frequenze Uhf extelevisive agli operatori (telefonici) di nuovi servizi di accesso wireless broadband: per come stanno andando le cose, gli editori televisivi locali potrebbero essere il classico vaso di coccio sul carro occupato dai vasi di ferro della televisione e della telefonia. E i famosi servizi interattivi? Il T-government, il T-commerce (dove T sta per telecomando)? Francamente si è visto molto poco. La televisione digitale somiglia parecchio alla televisione analogica, a parte la qualità oggettivamente migliore, i pochi esperimenti in alta definizione, qualche Epg/Teletext ben riuscita e il bouquet di partite, film e canali tematici a pagamento. È tutta colpa dei giganti egoisti che hanno costruito la recinzione del walled garden? Sì e no. La tv digitale si sta articolando sulla traccia di due modelli distributivi ormai in grado di convergere sul terminale di casa. Da un lato il classico modello diffusivo, broadcast, della diffusione via etere e satellite. Dall'altro quello basato su una infrastruttura condivisa di tipo non diffusivo bensì punto-multipunto realizzata con gli standard di trasporto e applicativi della famiglia dei protocolli di Internet. I broadcaster nazionali e locali continuano a controllare la prima faccia di questa industria. Gli operatori telefonici stanno cercando di controllare, finora con alterni risultati, il nascente mercato della Iptv, la vera forma di tv interattiva. Tra questi due, ma non in tutte le geografie, si collocano gli operatori della cable tv, che adottano una sorta di modello misto di servizi diffusivi e Ip. Entrambe le tipologie di player, hanno tutto l'interesse a veicolare la propria Irene Spallanzani offerta di contenuti in una modalità walled garden, circondando i loro canali free, pay e on-demand dal famoso muro e stipulando con i content provider contratti preferibilmente esclusivi. Ma se intorno al giardino della televisione digitale hertziana il muro è una inevitabile conseguenza della regolamentazione e degli standard tecnologici, sul territorio ancora ampiamente non seminato della Iptv i walled garden coltivati finora non si sono dimostrati altrettanto vincenti. Non sempre perlomeno. Abbiamo così una situazione in cui i muri di cinta della televisione digitale hertziana circondano giardini non privi di una loro bellezza e varietà ma oggettivamente meno ricchi rispetto alle promesse, specie sul piano dell'interattività. E dove i giardini della Iptv allestiti dagli operatori telefonici mantengono tutte le loro promesse tecnologiche senza riuscire a "sfondare" sul piano dell'economia e dell'audience. Non proprio una situazione di stallo, ma quasi. Una possibile strada per uscirne passa ancora una volta per una forma di convergenza. Quella che permette di realizzare una ideale fusione di modelli direttamente presso l'end point rappresentato dagli utenti della nuova tv digitale. L'industria televisiva può essere rappresentata oggi da un triangolo che vede ai tre vertici, rispettivamente, i produttori di contenuti, gli operatori infrastrutturali come aggregatori e trasportatori (due ruoli che possono essere assunti dalla stessa entità) e i consumatori. Il vertice occupato dagli operatori è il nodo più complesso, quello che ha eretto i muri. Ma appare sempre più probabile che il circolo venga reso più fluido e virtuoso grazie al modello della televisione digitale ibrida, che si fonda su una nuova tipologia di terminali capaci di veicolare tutte le forme di televisione digitale, broadcast e Ip, senza necessariamente obbedire ai vincoli dei walled garden ma privilegiando in misura crescente un dialogo più diretto, "over the top" come si dice in gergo, tra produttori e consumatori di contenuti. I terminali utente che stanno rendendo -::-beltel-::-4

5 possibile la televisione digitale ibrida e interattiva si possono raggruppare in due grandi famiglie: i televisori "connessi", dotati di sistemi di sintonia per la tv digitale terrestre o satellitare, ma anche delle interfacce di rete e del software indispensabili per accedere ai servizi della Iptv; e il set top box da collegare al televisore convenzionale o al monitor digitale. Verso la connected tv si stanno muovendo, con cifre per il momento limitate ma destinate a crescere fino a una possibile impennata, il mondo dei contenuti e dei grandi marchi dell'elettronica di consumo. Su questo tipo di terminali gli operatori telefonici possono esercitare una forma di controllo limitata, agendo più da trasportatori che da aggregatori. Sull'abbinamento schermo + set top box, la situazione è più incerta e si articola tra i due estremi del walled garden (il "cubo" di Telecom Italia) e dell'over the top (vedi il recentissimo esempio del rilancio di Tiscali nel mondo della Iptv attraverso l'accordo con la piattaforma aperta di Tvblob/TeleSystem). Comunque vadano le cose, la tv ibrida sarà per forza di cose più aperta alla interattività e alla diffusione di servizi decisamente lontani dai tradizionali concetti di televisione. Primi tra tutti la "tivizzazione" di quel mercato delle piccole applicazioni dedicate, le app, che hanno determinato la grande popolarità degli smartphone e l'importazione, negli stili di consumo tipici della cosiddetta "sofa tv", del video partecipativo e sociale, alla YouTube per intendersi, originati in ambiente web. THE STATE OF THE NEWS 2011: LA CARTA STAMPATA HA IL FIATO CORTO Enrico Grazzini Giornalista, analista dellʼeconomia della comunicazione Pubblicata lʼottava edizione del report annuale The state of the news media, il rapporto sullo stato dellʼinformazione in America nel farà l'industria dell'informazione a resistere all'impatto Cela dell'internet gratis e ai nuovi giganti della pubblicità online? A questa domanda cerca di rispondere lo studio The State of the News Media 2011 che il Pew Research Center pubblica ogni anno e che rappresenta un po' la Bibbia del settore per chi si occupa di informazione e di economia dell'informazione. Il rapporto illustra lo stato dell'industria dell'informazione negli Stati Uniti d'america nel 2010 ma non c'è nessun dubbio che le tendenze evidenziate negli USA in una maniera o nell'altra si riprodurranno anche in Italia. Per la prima volta il rapporto mostra un cauto ottimismo rispetto alla drammatica crisi che il settore dell'informazione vive ormai da un decennio. Dopo due anni di fatturato in caduta libera, dovuta soprattutto alla crisi complessiva dell'economia, tutti i settori dell'industria dell'informazione mostrano segnali di recupero, eccezione fatta per i giornali quotidiani che evidentemente soffrono di problemi strutturali più gravi. Non a caso sette dei 25 principali quotidiani americani sono ormai controllati da hedge fund e private equity che cercano di ristrutturare il loro business per traghettarli nell'era digitale. La televisione conferma il suo primato ma Internet cresce molto, e la grande novità consiste nel boom dell'informazione mobile grazie agli smartphone e ai tablet elettronici. Comunque, anche nel 2010 le redazioni dei giornali hanno perso giornalisti: nel complesso le redazioni dove si producono le informazioni che formano l'opinione pubblica si sono ridotte del 30% rispetto al Ma le redazioni sono attualmente più multimediali e molti giornalisti sono abituati a dialogare con il pubblico via Internet. I giornali, dopo avere magari in una prima fase ignorato o avversato Internet, sono spesso costretti a rincorrere la rete e ad adeguarsi alle sue regole, alcuni con successo, altri no. Un'altra novità positiva è che per la prima volta anche l'industria dell'informazione digitale ha iniziato ad assumere un numero notevole di giornalisti professionisti impiegati nelle redazioni online; prima infatti i siti web su Internet si limitavano soprattutto ad aggregare le informazioni dei quotidiani cartacei, ma nell'ultimo anno società come Yahoo!, AOL, Bloomberg, News Corporation hanno cominciato ad assumere centinaia di giornalisti da dedicare all'informazione online. La democratizzazione dellʼinformazione Per alcuni analisti la crisi dell'industria dell'informazione, e in particolare dei quotidiani e del giornalismo investigativo che costa molto, può provocare la crisi della democrazia che si basa essenzialmente sul dibattito pubblico e su un pubblico informato da una pluralità di voci. La possibile crisi della democrazia è tanto più preoccupante se si considera che la crisi economica colpisce in particolare i giornali che rappresentano il centro nevralgico dell'industria dell'informazione. Sono infatti i quotidiani la principale fonte di notizie anche per le televisioni, per i blogger e per Internet, che spesso riprendono, elaborano ed arricchiscono le notizie originali prese dai quotidiani. Altri invece sono più ottimisti: secondo le visioni più positive l'informazione si sta democratizzando nonostante la crisi dei quotidiani cartacei grazie a Internet, ai social network, ai blogger e al citizen journalism, che forniscono e diffondono informazioni libere e gratuite. Non c'è dubbio che oggi il pubblico sia più informato magari superficialmente di dieci anni fa: alla lunga però la questione dell'informazione è di natura squisitamente economica. Il problema consiste nel fatto che l'audience aumenta, che il pubblico delle news, grazie a Internet fissa e mobile, diventa più grande e più segmentato ma che i fatturati pubblicitari sui media tradizionali diminuiscono (nel caso della stampa) o tendono a stagnare (nel caso della televisione generalista); però la pubblicità su Internet, nonostante la forte crescita, non compensa per nulla le perdite di fatturato sofferte dai media tradizionali. Il fatto è che buona parte della pubblicità via Internet non va ai giornali e alle tivù online ma agli aggregatori di notizie o ad altri siti web. E i tentativi di far pagare le notizie online finora, a parte poche eccezioni, sono naufragati, anche se per la prima volta nel 2010 giungono le prime -::-beltel-::-5

6 e provvisorie notizie positive per l'industria, in particolare per quanto riguarda l'informazione via smartphone e tavolette elettroniche. In effetti il pubblico, che finora non è stato disposto a pagare le informazioni sull'internet fisso, si dimostra invece più propenso a pagarle soprattutto le informazioni di utilità immediata sugli apparecchi mobili personali. Per la prima volta quest'anno nel 2010 Internet ha superato i giornali come fonte di notizie per il pubblico; la rete ormai segue solo la televisione come sorgente di news per gli americani e il gap si sta chiudendo. Occorre sottolineare che la situazione americana è molto diversa da quella italiana dove, secondo molte ricerche tra cui quelle del Censis e dell'istat, la televisione resta di gran lunga il mezzo più influente per la formazione dell'opinione pubblica per il 70% dell'audience circa seguita dai giornali cartacei per il 30%, mentre Internet conta per solo pochi punti percentuali nella formazione dell'opinione pubblica. Questi dati, tipici della situazione italiana, mostrano ancora una forte arretratezza del pubblico nazionale che soffre come noto di alti livelli di analfabetismo informatico e in generale di livelli di istruzione di gran lunga inferiori rispetto a quelli riscontrabili nei principali paesi occidentali. Non c'è dubbio che l'assoluta prevalenza della televisione rispetto agli altri media nella formazione dell'opinione pubblica italiana spieghi gran parte del successo elettorale del premier Silvio Berlusconi che è in grado di condizionare le principali reti televisive nazionali e circa l'80% dell'audience televisiva, e che in generale riscontra il maggior successo elettorale proprio presso il pubblico con minori livelli di istruzione, cioè presso il pubblico televisivo, mentre è in minoranza presso le fasce di popolazione più istruita, la quale invece usa molto di più Internet e gli altri media oltre la televisione. Il nuovo mercato digitale Ma torniamo allo studio del Pew Research. Secondo il rapporto sullo stato dell'industria dell'informazione in America nel 2010 il problema principale non consiste tanto nel declino dell'audience e nella necessità di trovare nuove fonti di fatturato, ma consiste invece nel fatto che l'industria dell'informazione non è più in grado di controllare pienamente il suo futuro nel nuovo mercato digitale. Nel nuovo spazio dell'online le organizzazioni che producono le notizie i giornali, le televisioni e gli altri media dipendono sempre di più da altri circuiti commerciali per la vendita della loro stessa pubblicità: dipendono in particolare da società quali Google, Facebook e Apple. I nuovi protagonisti della pubblicità ricavano una quota importante del fatturato totale (30% circa) dell'online e in molti casi controllano l'accesso ai clienti e, fatto ancora più importante, le informazioni sui clienti e sugli abbonati. I dati sui clienti rappresentano il fattore di successo più importante per l'industria dell'informazione e della pubblicità online perché consentono di offrire news e inserzioni pubblicitarie personalizzate secondo le esigenze individuali dei clienti. Un altro fattore negativo per l'industria è che, con l'eccezione di Internet fissa e mobile, tutti i mezzi che diffondono informazione hanno visto declinare o stabilizzarsi il loro pubblico. È diminuita l'audience dei grandi network ABC, NBC e CBS, e per la prima volta delle Cable Tv, le Tv tematiche sulle news come Fox News, CNN, e MSNBC, mentre le Tv locali dopo anni di declino per la prima volta sono riuscite a mantenere il loro pubblico. Al contrario, la notizia positiva è che per la prima volta circa metà degli americani riceve le notizie sul telefono personale: in particolare il pubblico si serve dei telefonini per trovare informazioni di immediata utilità, come il meteo, le news locali, le informazioni sui negozi o il traffico. Il trend è chiaro: l'informazione diventerà sempre più mobile e sempre più di utilità personale. L'industria delle notizie sta cercando di trovare faticosamente nuovi equilibri, ma non è facile perché, lungi dallo stabilizzarsi, il settore conosce invece un'accelerazione delle dinamiche tecnologiche. E le società di software, come Google, dei coach potatoes, i Facebook ed Apple, sono le protagoniste e aprono le nuove strade del digitale mentre l'industria delle informazioni fatica L era a tenere il passo. Paolo Ertreo CONNECTED TV: IL WEB SBARCA NEL SALOTTO DI CASA di Chiara Sottocorona Dalla Francia, giornalista collaboratore di quotidiani e periodici Convergenza tra televisione e web: ConsumerLab Ericsson rivela come cambia il rapporto dei consumatori della tv. telespettatori passivi mangiatori di patatine sprofondati sul divano, è alla fine? Dopo tante promesse, da anni mai veramente avverate, la televisione diventerà interattiva? Certo, ma non nella forma che ci aspettavamo (partecipazione live a programmi e giochi o videointerventi da casa). Nel nuovo scenario che si sta delineando lo schermo piatto tv non è altro che uno dei tanti schermi per essere connessi al pianeta web. Come navighiamo dal pc, dallo smartphone e dal tablet, possiamo ormai con le connected tv navigare anche dal divano sullo schermo televisivo. E questo finirà per cambiare inevitabilmente le abitudini di consumo nell intrattenimento. La trasformazione è già in atto, secondo lo studio Consumo di Media Multi Screen 2010 realizzato dai ConsumerLab di Ericsson. I dati sono stati raccolti in Cina, Germania, Spagna, Svezia, Taiwan, Regno Unito e Stati Uniti con un campione rappresentativo di oltre 300 milioni di consumatori. Lo studio mostra come i telespettatori stiano diventando sempre più consapevoli delle nuove tecnologie che, a loro volta, stanno creando nuovi modelli di fruizione. Il 93% del campione guarda ancora la tv tradizionale strutturata in palinsesti almeno una volta a settimana, ma il ruolo della tv sta cambiando grazie all introduzione di nuovi canali di distribuzione. Più del 70% dei consumatori infatti accede settimanalmente a contenuti televisivi registrati scaricandoli o guardandoli in streaming, mentre il 50% fruisce ogni settimana di video o tv ondemand attraverso Internet. Il consumatore è alla ricerca di una soluzione che gli permetta di scegliere liberamente ciò che vuole, quando vuole e come vuole. L attenzione è concentrata sull esperienza piuttosto che sulla piattaforma tecnologica osserva Anders Erlandsson, Senior Advisor del ConsumerLab Ericsson. Il tempo speso a guardare la tv tradizionale, secondo lo studio, corrisponde a solo il 40% del tempo totale dedicato alla fruizione di contenuti televisivi e video su altri schermi. Ma l arrivo dei nuovi terminali tv connessi a Internet sta aprendo uno scenario di vera convergenza tra la televisione e il web. Le connected tv, cioè quelle televisioni che consentono di fruire di contenuti multimediali provenienti -::-beltel-::-6

7 Immagine tratta dagli Ericsson Lab Lʼevoluzione del mercato televisivo italiano Dati dell Osservatorio New Media e Tv del Politecnico di Milano (23 marzo 2011). Nel 2010 la diffusione del Digitale televisivo terrestre (Dtt) ha raggiunto il 64% della popolazione italiana. In parallelo i broadcaster hanno aumentato significativamente la propria offerta sul Dtt, che, in un anno, è passata da 53 a 92 canali unici nazionali. Cresce anche l offerta di Sky sulla piattaforma satellitare (24 canali in più rispetto al 2009), che punta soprattutto sull Alta Definizione: sono ben 36 i canali in HD sul satellite, contro i 7 che può vantare a causa dei limiti di banda il digitale terrestre. I ricavi legati alle sofa-tv digitali rimangono sostanzialmente stabili rispetto all anno precedente, grazie all ottima crescita della raccolta pubblicitaria (+50%) che riesce a compensare la contrazione delle vendite premium (-9%). Lo stesso accade per le piattaforme Mobile, i cui ricavi rimangono pressoché costanti a fronte di una buona crescita della pubblicità (+15%) che compensa il calo dei ricavi pay (-4%). Uno dei trend principali è rappresentato dalla proliferazione dei contenuti Video (gli utenti unici mensili che fruiscono in Italia di video online erano a fine 2010 quasi 15 milioni, pari al 60% degli utenti Internet attivi in Italia). dal mondo Internet, rappresentano un fenomeno particolarmente innovativo sostiene Giovanni Toletti, responsabile dell Osservatorio NewMedia and Tv del Politecnico di Milano. A fine 2010 sono circa 2,7 milioni nelle case degli italiani i televisori che hanno la capacità di connettersi ad Internet e di fruire di contenuti tramite widget, anche se solo un numero limitato è effettivamente connesso. Sono inoltre stati introdotti sul mercato diversi decoder in grado di collegare la tv ad Internet (ad esempio, Cubovision di Telecom Italia, Hybrid BlobBox di Telesystem e Apple Tv). Gli analisti di Display Search calcolano che il 21% di tutti i televisori venduti nel 2010 nel mondo sono già dotati di Internet connectivity. E prevedono che il mercato delle tv connesse passerà dai 50 milioni di apparecchi di oggi a 122 milioni entro il Un altra ricerca, dell americana In-Stat (The Global Market for Web-Enabled "Smart" CE Devices) prevede al 2014 un parco installato di 230 milioni di smart tv connesse al web, comprendendo anche le connessioni video IP da cavo, satellite, videorecorder, e Iptv. Sono previsioni realiste, quanto alla diffusione della tecnologia in sé. Ma l utilizzo reale da parte dei consumatori è ancora una incognita: oggi solo il 10 per cento dei possessori di tv connesse usa realmente Internet sullo schermo tv osserva Sophie Girieud, capoprogetto di ricerca all Idate, il centro studi sui nuovi media di Montpellier, in Francia e autrice del rapporto su Tv Connectée: Qui contrôle l'interface client? rilasciato lo scorso dicembre. Perché si affermino è fondamentale la facilità d uso, perciò vincerà sul mercato chi proporrà l interfaccia più gradita ai consumatori. Per ora la scelta è così varia da creare ancora disorientamento tra gli utenti. Girieud ha individuato 5 modelli dominanti di connected tv. 1) La Tv+ è quella su cui puntano i broadcaster tradizionali e i produttori di programmi: il flusso televisivo è arricchito da contenuti multimediali, che sono però funzionali alla programmazione e non diventano concorrenziali alla fruizione tv. È il caso della HbbTv, uno standard di tv digitale in larga banda che consente di distribuire servizi insieme ai canali tv. Già partito in Germania e Inghilterra, dovrebbe diffondersi quest anno nel resto dell Europa. Permette di ricevere contenuti on-demand e di fare il catchup: rivedere una settimana dopo un programma che si era perso. 2) La Ott (Over the top) Tv. È quella che permette dallo stesso schermo tv utilizzato per ricevere il broadcast di accedere anche a servizi video Premium o a best of multimediali di musica e immagini. La connessione avviene tramite una box acquistata o a noleggio. In questa categoria rientra anche la AppleTv, che a fine 2010 contava un milione di box venduti. 3)I Connected Media Center. In questo caso insieme ai terminali viene proposta un offerta di servizi online, con la possibilità di gestirli attraverso il media center per trasferirli facilmente su altri schermi casalinghi: pc, tablet, smartphone. È il caso del Sony MediaPlayer N100, arricchito dai contenuti del servizio Vod di Sony Criocity per musica e video. O del TiVo, già affermato negli Usa, che ora viene proposto in partnership con Virgin in Inghilterra. 4) Le Tv AppStore. È il modello adottato da Yahoo! Connected Tv e Samsung, che mirano a portare le applicazioni sullo schermo domestico, con la stessa facilità (scaricandole dallo store, il negozio Paolo Ertreo online) con cui si sono diffuse nel mobile. I televisori predisposti sono già in arrivo sul mercato e dai tv store si possono prendere a libera scelta applicazioni gratuite o a pagamento (cliccando sulle icone che appaiono sullo schermo). 5) "Seamless access to all content é invece il modello di navigazione libera browser-centric, quello proposto dalla Google Tv. In questo caso lo schermo tv è considerato il punto centrale dell intrattenimento casalingo e in quanto tale il punto unificato di accesso a tutti i contenuti: broadcast, vod, catch-up e web. Ma quest ultimo modello è quello che fa più paura ai broadcaster e fornitori di contenuti, che temono una forte competizione del flusso di video dal web sullo schermo casalingo osserva Sophie Girieud. Naturalmente si basa sulla potenza del motore di ricerca, che è in corso di perfezionamento per i contenuti video. Questo rischia però di dare un vantaggio pubblicitario a Google, come già avvenuto rispetto agli editori. La Google Tv non é ancora arrivata in Europa, anzi il lancio è stato ritardato e si prevede avverrà a fine anno o inizio Ma i primi televisori Sony dotati di Google Tv sono stati presentati già al Ces di Las Vegas in gennaio: quattro modelli che vanno da 599 a dollari. Per vedere la HDTV e navigare sul Web, scegliere Apps su Android, connettersi a Facebook e Twitter, o consultare i video di YouTube. E se si vuole usare il telefonino come telecomando, basta scaricare l apposita applicazione dall Android market. Ma che peso avranno le Connected Tv sull insieme del mercato televisivo? Le previsioni di Idate sono che il mercato dei servizi video Over the Top nei cinque principali paesi europei raggiungerà un valore di 2 miliardi di euro nel 2015 e oltre la metà proverrà dal vod a pagamento. Le tv connesse a quella data sarano capaci di assorbire il 70% del video on-demand, lasciando solo il 30% al cavo-satellite e Iptv. Ma la televisione classica, quella lineare e non interattiva, continuerà ad essere predominante. E Idate stima che l insieme del fatturato broadcasting, tra pubblicità e abbonamenti, sarà di circa 38,5 miliardi di euro nei 5 principali paesi europei al La strada insomma è ancora lunga prima di sradicare le abitudini della sofa tv. -::-beltel-::-7

8 TV DIGITALE: LA SFIDA DELL OVER THE TOP di Augusto Preta Consulente, fondatore e partner di IT Media Consulting Nel corso del 2011, i servizi Tv Ott entreranno a far parte delle abitudini dei consumatori, fornendo contenuti finora inaccessibili tramite schermo televisivo. dei contenuti video sta subendo una forte trasformazione seguito all'esplosione di L industria Internet, che cresce molto più velocemente degli altri media, collegata al cambiamento dei comportamenti degli utenti e dei device a loro disposizione. Allo stesso tempo, la tecnologia che rende possibile la creazione e l accesso a contenuti video si sta evolvendo rapidamente e il settore dell'intrattenimento video sta cercando di adeguarsi a questa trasformazione. Questa situazione riflette il crescente interesse nel settore dei servizi video online trasferiti sullo schermo tv, i quali possono generare nuovi flussi di ricavi a complemento del business televisivo già esistente. All interno dell abitazione digitale, la domanda di accesso a contenuti online a complemento dell esperienza televisiva tradizionale è in crescita, in particolar modo nelle giovani generazioni, mentre le varie applicazioni e i principali marchi presenti sul web diventano disponibili su un numero sempre maggiore di piattaforme consumer electronic (CE). Negli ultimi mesi, i dispositivi connessi a Internet si sono diffusi in maniera significativa, principalmente a causa della forte spinta proveniente dall industria. Gli utenti diventano sempre più ricettivi, man mano che la connettività a Internet diventa una caratteristica standard di numerosi gadget tecnologici comuni, come ad esempio (oltre ai televisori) i lettori Bluray e le console per video game. La connessione a Internet sui televisore permette a broadcaster, fornitori di contenuto e altri service provider di offrire su larga scala agli utenti contenuti televisivi e servizi connessi tramite protocollo Ip, sfruttando in tal modo la forte espansione del web. Mentre la banda larga si sta diffondendo nella maggior parte dei paesi sviluppati, è arrivato il momento per la televisione di esplorare l ambiente Internet, proponendo ai telespettatori offerte video avanzate, correlate a nuovi servizi interattivi e altamente personalizzati. La distribuzione dei contenuti Tv Ott I contenuti broadcast e broadband stanno infatti convergendo in maniera significativa e i servizi tv over the top (Tv Ott), distribuiti tramite Internet sullo schermo televisivo bypassando i tradizionali service provider, possono giocare un ruolo importante nell espansione del nuovo mercato della connected tv. La creazione di nuovi modelli di business renderà la lotta che coinvolge i player del mercato televisivo ancora più serrata. Se ancora non è emerso un protagonista definitivo, l indiscusso vincitore è sicuramente lo spettatore, che ha l opportunità di usufruire di nuovi contenuti, attraverso una serie di dispositivi connettibili che offrono un universo di opzioni sempre più attraenti. Le strategie degli operatori Con l arrivo di nuove piattaforme video web-enabled, gli operatori di pay-tv dovranno inevitabilmente scontrarsi con una serie di sfide provenienti da più direzioni. Ciò porta ad un evoluzione significativa delle strategie degli operatori mentre la competizione tra provider alternativi continua ad intensificarsi. Nel corso del 2011, i servizi Tv Ott entreranno a far parte delle abitudini dei consumatori, fornendo contenuti finora inaccessibili tramite schermo televisivo. Se le prime iniziative di Tv Ott sono da considerarsi complementari e principalmente spinte dai produttori di elettronica di consumo come Sony e Samsung, ben presto esse saranno in grado di appropriarsi di una quota, sebbene limitata, di ricavi generati da servizi di pay-tv, minacciando in maniera più diretta il business televisivo tradizionale. Gli operatori di pay-tv, a loro volta, affrontano questa sfida avendo a loro disposizione innegabili vantaggi competitivi: hanno a propria disposizione una base abbonati (oltre ad una relazione di pagamento già instaurata) e sono estremamente interessati a mantenerla ed incrementarla. Ma questo è solo una delle diverse aree in cui gli operatori di pay-tv sono favoriti rispetto agli altri stakeholder. Gli operatori possono infatti far leva suoi propri asset unici e sulla Fonte: 2011 ITMedia Consulting -::-beltel-::-8

9 O. Houssien Fonte: 2011 ITMedia Consulting propria esperienza: adottare i contenuti Ott, specialmente per le library e le offerte di catch-up tv, li consacrerà nel loro ruolo di fonte di fiducia e aggregatore di contenuto e, in particolare, i loro brand affidabili possono aiutare i telespettatori a trovare i contenuti migliori senza perdersi nei meandri del web. Inoltre, la distribuzione via Ip può aiutare i provider televisivi a colmare alcuni gap competitivi collegati ai limiti d infrastruttura, aumentando l offerta dei propri servizi ed espandendo il proprio raggio d azione al di fuori della propria base abbonati. Di conseguenza, Internet rappresenta una nuova risorsa per l industria televisiva poiché può aumentare il valore dell offerta televisiva core, permettendo funzioni aggiuntive e personalizzazione. Mentre il mercato della tv digitale a pagamento si espande, nuovi modelli di business basati sull adozione di piattaforme ibride, insieme alla distribuzione Ott, rappresentano fattori chiave per potenziare la propria posizione competitiva ed attrarre nuovi clienti. In sintesi, la diffusione di contenuti tramite la rete Internet aperta sullo schermo tv può essere vista come un opportunità straordinaria per i player tradizionali che possono assumere un ruolo dominante ed utilizzare il proprio brand per consolidarlo ulteriormente, in uno scenario win-win. Alcuni provider di pay-tv incumbent hanno inoltre iniziato a sviluppare una strategia di distribuzione video multi-piattaforma, rendendo la propria programmazione esclusiva e a valore aggiunto, prima accessibile solo tramite tv e abbonamento, disponibile anche via Internet, tramite una serie di dispositivi fissi e mobili. In questa prospettiva, i servizi tv, online e mobili stanno diventando parte di una coerente strategia per aggiungere valore alle offerte e differenziarsi dagli altri concorrenti in un mercato sempre più competitivo. Il lancio di offerte Tv Ott integrate che permettono la portabilità dei contenuti su device multipli, insieme all introduzione di una library in video-on-demand su una piattaforma ibrida, potrebbe dunque rappresentare una strategia di business di successo, poiché permette agli operatori di pay-tv di ampliare la propria base abbonati, ridurre il tasso di abbandono (churn rate) ed aumentare i ricavi, vendendo un pacchetto di più servizi o proponendo prodotti ad un prezzo più alto. Accostarsi al mondo Internet può anche essere considerato una necessità per gli operatori di pay-tv che vogliono migliorarsi e mantenere la propria competitività. Attendere maggiori garanzie per il mercato della Tv Ott potrebbe infatti essere un errore, come già l industria musicale ha imparato a sue spese. Il rischio può essere quello di rimanere indietro. Uno strumento di protezione può essere l offerta di contenuti web in esclusiva, non disponibili altrove. In molti casi, infatti, i broadcaster tradizionali di pay-tv sono anche proprietari di contenuti o hanno già una serie di accordi con i proprietari dei contenuti. Secondo alcuni recenti studi, gli utenti non sono attratti dalla connected tv perché permette loro di navigare sul web. Hanno già i personal computer che gli permette di disporre di questa possibilità. Gli utenti, invece, sono alla ricerca di contenuti attraenti e facili da trovare ovunque e in qualsiasi momento: tale aspirazione dovrebbe guidare i provider televisivi a soddisfare proprio questa domanda. Nuovi modelli di business La Tv Ott ha la capacità di rinnovare l industria televisiva introducendo nuovi modelli di business per gli stakeholder tradizionali, aprendo altresì la porta a una serie di nuovi competitor. Mentre la connettività sta diventando una funzione standard nei prodotti consumer electronics, i principali produttori di televisori hanno capito che Internet e la crescente penetrazione della banda larga può fornire loro l opportunità di includere porte Ethernet o connessioni USB wireless direttamente nel device televisivo, permettendo loro di offrire ai telespettatori un esperienza di visione via Ip, dando origine altresì a nuove prospettive di ricavo. Nonostante i device televisivi connessi a Internet siano ancora poco diffusi, i modelli di business si stanno già sviluppando ed è fondamentale che i provider di servizi tv, gli operatori, i proprietari di contenuti e i produttori CE riescano a mettere rapidamente in pratica modelli di finanziamento efficienti. Gli operatori di piattaforma possono monetizzare la propria base abbonati tramite i propri servizi a banda larga. Grazie all interattività permessa dai dispositivi connessi, il consumo televisivo può aumentare e i broadcaster possono attrarre più telespettatori, trattenendoli per un periodo di tempo maggiore, mentre la pubblicità può essere promossa tramite la personalizzazione. D altra parte, i produttori di elettronica di consumo possono differenziare i propri device con una serie di offerte, guadagnando una quota maggiore di ricavi tramite partnership con fornitori di contenuti o aggregatori. Nonostante ciò, i costruttori di televisori possono anche decidere di bypassare tale cooperazione e offrire loro stessi i contenuti direttamente sui propri apparecchi, come Sony sta già facendo con il portale Vod Qriocity, proposto su alcuni televisori e lettori Blu-ray Bravia. Tuttavia, il packaging e la selezione dei contenuti non fa parte del tradizionale know-how di questi soggetti. Da parte loro, nonostante le minacce derivanti dalla pirateria, i proprietari dei contenuti possono anche tentare di entrare in partnership direttamente con i costruttori CE e aumentare i propri ricavi. I broadcaster mainstream ed i proprietari dei contenuti stanno iniziando a capire che la distribuzione via Internet dei contenuti creano interessanti opportunità per attrarre nuovi utenti: vengono infatti generate un numero crescente di opzioni di distribuzione alternativa da aggiungere a quelle abitualmente proposte dai broadcaster. In questa nuova prospettiva, i proprietari dei contenuti ed i service provider avranno comunque bisogno di rinegoziare gli accordi di licenza mostrando più flessibilità e maggiore ricezione alle richieste degli utenti. Un mercato televisivo sempre più complesso L interesse crescente nel video online sta inoltre spingendo una serie di service provider indipendenti a tentare di entrare nel mercato televisivo: nuovi aggregatori, come Netflix e Hulu negli Stati Uniti, sono impegnati a rendere la visione over-thetop più attraente per i telespettatori e più remunerativa per i fornitori. In sintesi, prendendo in considerazione i principali stakeholder coinvolti in questo scenario innovativo, le strategie d azione sono comunque piuttosto differenti tra loro. Se gli operatori di pay-tv stanno cercando di monetizzare la propria base abbonati tramite servizi a banda larga, trattenendoli per un tempo maggiore, i costruttori di device si ritrovano in una nuova posizione di packager di contenuti, anche se la loro prima mission è quella di convincere le persone a connettere la propria televisione a Internet. Molti consumatori, infatti, non danno importanza alla possibilità di connettere il proprio televisore, ignorando le caratteristiche innovative del device e al contrario acquistandolo solo perché rappresenta l ultima novità in materia di gadget tecnologico del momento. La vera sfida è dunque rappresentata dal convincere i consumatori ad utilizzare la connessione a Internet sulla tv e, se necessario, a dotarsi di un servizio a banda larga aggiuntivo a pagamento. Altrimenti, l entusiasmo proveniente lato offerta potrebbe esser spento dalla mancanza d interesse lato domanda. -::-beltel-::-9

10 GOOGLE VS. FACEBOOK: LA GUERRA È APPENA COMINCIATA di Alberto Fietta Senior Associate Booz & Company Continuano le schermaglie tra i due colossi del web per aggiudicarsi la supremazia su Internet. certo una sorpresa il fatto che internet sia Nonrappresenta l unico media che possa vantare un tasso di crescita positivo del tempo medio giornaliero dedicato dagli utenti, così come la maggior parte del tempo venga trascorsa navigando sui cosiddetti social media. Questi dati (vedi Figura 1) spiegano il motivo per cui la battaglia a tutto campo per stabilire la supremazia su Internet non sia mai stata tanto dura come in questo momento. In aprile Larry Page tornerà alla guida di Google. Non a caso la notizia è stata diffusa dopo la pubblicazione degli ultimi risultati di Facebook: oltre 600 milioni di utenti, il 25% delle pagine internet visitate negli Stati Uniti, 5 volte quelle di Google, 906 milioni di ore/mese spese sul social network negli Stati Uniti contro i 138 milioni sul motore di ricerca, senza considerare il 23% degli annunci pubblicitari online. Quali sono dunque i servizi sui quali si sta combattendo la guerra dei numeri? Per cominciare i social media. Il fenomeno dei social network sta crescendo in modo estremamente rapido: i siti sono diventati i veri protagonisti del traffico internet nonché importanti canali verso i motori di ricerca, contenuti e video. Si è appena conclusa, senza vincitori né vinti al momento, la battaglia tra Google e Facebook per la conquista di Twitter, la piattaforma di social network valutata tra gli 8 e i 10 miliardi di dollari, corrispondenti a 105 dollari per ciascuno dei 95 milioni di tweet giornalieri. I recenti tentativi da parte di Google di entrare nel mercato dei social network sono falliti: Orkut e Buzz, quest ultimo integrato con Gmail, sono naufragati, travolti da problemi legati alla privacy e da una mancanza di componenti realmente innovativi. L ultimo tentativo, Google Me, è stato lanciato nell autunno del Sarà questa la volta buona per la società di Mountain View? I motori di ricerca Sia Facebook che Microsoft stanno investendo pesantemente nel cosiddetto social search. Se Microsoft ha iniziato a integrare nel suo motore di ricerca Bing i risultati delle preferenze espresse dagli utenti del social network, Google ha recentemente annunciato che il suo famoso motore di ricerca sarà maggiormente integrato con i social media. L utilizzo dei dati disponibili su questi siti sarà sempre di più un elemento qualificante per i player dei motori di ricerca. Attendiamoci per la prima volta da molto tempo una variazione delle quote nel mercato dell Internet search. Da ultimo, la competizione si sta intensificando anche sul fronte della comunicazione. Facebook sta spingendo la sua offerta nel segmento della telefonia mobile, integrando la sua piattaforma in alcuni modelli di device mobili, nel tentativo di diventare una vera e propria piattaforma di comunicazione. Il produttore taiwanese di telefoni cellulari HTC ha recentemente presentato al mercato nuovi telefoni con touchscreen basati sul sistema operativo di Google integrati nativamente con Facebook. La società di Palo Alto, sta inoltre investendo nell integrazione della sua piattaforma con Google Voice. Dall altro lato della valley, in un anno la crescita dei ricavi del sistema operativo di Google Android ha segnato un rimarchevole +862% (fonte: IHS Screen Digest, febbraio 2011) e si sta ora lavorando per integrare Google Voice nella nuova versione di Android (3.0). Cattive notizie dunque per gli operatori di telecomunicazione tradizionali che vedranno ulteriormente minacciato il Figura 2. Numero di accessi unici business voce. La battaglia per l innovazione è appena cominciata. La complessità del settore unita all intensità della competizione, fa presumere che ci si debba attendere per i prossimi anni un rapporto tra i giganti Internet basato su una logica di coopetition più che di competion. L importante è che i primi a beneficiarne possano essere gli utenti, attraverso la disponibilità di servizi di qualità accessibili ad un numero sempre più elevato di persone. Anche questa in fondo è un opportunità per combattere il digital divide nel nostro Paese. Figura 1. Dati utilizzo diversi media Analisi Booz & Company Irene Spallanzani -::-beltel-::-10

11 UN NUOVO DIRITTO DIGITALE? di Giangiacomo Olivi DLA Piper Italy Alla ricerca di una soluzione efficace contro la pirateria digitale e la tutela dei contenuti in rete. dei contenuti culturali vive una fase di grande incertezza, in cui troppe volte Ilmercato slogan innovativi si limitano a celare uno scarso dinamismo. Una parte consistente del mondo televisivo sembra essere restìa ad abbandonare l'equilibrio del passato, mentre il prorompente fenomeno di disintermediazione (e successiva reintermediazione) di Internet ha portato alla ribalta nuovi protagonisti che seguono logiche spesso incompatibili con i modelli di business tradizionali di questo settore. Si stanno affermando nuove offerte e modalità di fruizione che evidenziano la contrapposizione tra chi reclama l'accesso a qualunque costo o meglio senza alcun costo e chi, invece, ritiene si debba comunque garantire un'equa remunerazione ai vari soggetti coinvolti nella filiera produttiva. Dopo la polemica sui fenomeni della "pirateria" tramite peer-to-peer (e più di recente streaming), viene ora contestata anche l'essenza dei nuovi servizi di aggregazione ed indicizzazione. L'oggetto del contendere è, naturalmente, il "contenuto", che assume un ruolo sempre più centrale nell'evoluzione in una rete che diventa più contenitore che veicolo. Il merito dellʼagcom In questo contesto, con la consultazione pubblica concernente il diritto d'autore nelle reti di comunicazione elettronica, l'agcom ha avuto il merito di risollevare il livello di attenzione relativo alla tutela del contenuto, con un apprezzabile sforzo nella direzione del bilanciamento tra il diritto degli autori ad essere remunerati e la tutela della libertà di espressione e del diritto di accesso ad Internet. A prescindere dalle opinioni che ciascuno può avere in merito alle procedure di "notice & take down" (il dettaglio del regolamento dell'agcom dovrebbe essere reso noto solo all'esito della prima tornata di consultazioni) è senz'altro condivisibile l'attenzione all'adozione di misure concrete volte a combattere i siti illegali, senza però colpire i singoli utenti, unitamente a misure volte ad incentivare l offerta legale di contenuti sulle reti di comunicazione elettronica ed a rimuovere gli ostacoli tecnico-giuridici che rallentano o impediscono lo sviluppo di un offerta legale. Ogni tutela del diritto d'autore, infatti, deve partire dalla considerazione dell'inefficacia delle politiche repressive e criminalizzanti nei confronti degli utenti finali. Soltanto l emergere di un mercato dei contenuti legale e competitivo può seriamente minare le basi sulle quali si fonda la "pirateria" digitale, che si è affermata grazie al vantaggio competitivo di poter permettere agli utenti di accedere ad una vasta ed eterogenea offerta di contenuti (a fronte della scarsa reperibilità "legale"), in anticipo e a titolo gratuito. Qualsiasi politica unicamente basata sulla repressione è dunque inesorabilmente destinata a fallire se non viene accompagnata da politiche complementari di incentivazione che riducano il "vantaggio competitivo" della pirateria sull'offerta legale. In questo contesto, anche l'incentivazione della pubblicità online potrà permettere nuove forme di accesso a contenuti premium, garantendo quantomeno il contenimento dei prezzi di accesso (fino ad arrivare in alcuni casi anche al loro integrale abbattimento), fermo restando che, come ormai condiviso dai più, il contenuto non deve per forza essere accessibile gratis a tutti. Forse non tutti i "pirati" sono disposti a riconvertirsi al mercato legale, anche se sembrano esservi segnali di un positivo cambiamento culturale. Ma questo mutamento deve essere assecondato, nel senso che occorre dare una effettiva possibilità di fruizione di un'ampia varietà di contenuti, in tempi rapidi, in modo flessibile ed a prezzi di mercato ragionevoli. In questo modo l'offerta legale potrebbe competere ad armi pari nel mare magnum della rete, facendo anche leva sulla migliore qualità (tecnica) ed affidabilità dei propri contenuti. Modelli obsoleti Tutto questo nel mondo audiovisivo (e non solo) non avviene perché dal lato dell'offerta vi è una notevole resistenza ad abbandonare obsoleti modelli di produzione e distribuzione. Se si vuole effettivamente sconfiggere la "pirateria", è necessaria una ulteriore presa di coscienza da parte degli stakeholders coinvolti. È quindi il momento di trarre un esempio da quanto è avvenuto in Francia, richiamando non gli aspetti più noti e repressivi del progetto Sarkozy, bensì l'accordo realizzato a monte del progetto di riforma. Andrebbero infatti ripresi e rielaborati in chiave nazionale e con più coraggio gli "accordi dell'eliseo", con i quali l'industria culturale francese, tra le altre cose, si è dichiarata disponibile a rendere fruibile in rete più contenuto e in tempi più brevi, a fronte di un nuovo quadro di tutele. Quanto sopra presuppone anche l'abbandono delle posizioni "ideologico digitali" alle quali ci stiamo abituando in troppi, dagli allarmi estremisti della rete per cui ogni intervento è un attentato alla libertà di espressione, alle continue lamentele dei custodi di un mondo analogico ormai destinato a scomparire. No alle posizioni dominanti Questo cambiamento virtuoso potrà avere successo solo in un contesto di mercato aperto e libero dall'azione di soggetti dominanti, ed in grado di distorcere i meccanismi della domanda e dell'offerta. Sarà quindi di estrema importanza anche l'introduzione di politiche di regolazione del settore per mitigare il rischio che determinati attori inclusi i soggetti che operano nel segmento dell'intermediazione pubblicitaria diventino arbitri incontrastati delle dinamiche del mercato, sfruttando indebitamente le proprie posizioni dominanti o i vantaggi acquisiti in veste di first mover. Solo garantendo un'effettiva trasparenza delle condotte degli attori è possibile assicurare uno sviluppo equilibrato del mercato nel senso della crescita, dell'efficienza e della pluralità, senza riversare nel mondo digitale i vizi e le debolezze del passato analogico. -::-beltel-::-11

12 YOUTUBE È SEMPRE PIÙ TELEVISIONE Redazione Dopo essere diventato leader indiscusso sul web, ora Google punta con YouTube al mercato televisivo. è insaziabile. Dopo il web, in cui è padrone incontrastato, ora guarda Google con crescente interesse al mercato televisivo. Le chiavi d ingresso alla tv sono fornite da YouTube naturalmente. Trattasi di web tv, osserverete voi, già, ma secondo quanto anticipato dal Wall Street Journal, il colosso di Mountain View ha pronto un piano di investimenti di ben 100 milioni di dollari tondi tondi, con l intento di realizzare contenuti video di alta qualità da veicolare su 20 nuovi canali tematici che trasmetteranno programmi originali e prodotti a livello professionale, mentre gli altri canali continueranno ad ospitare i videosharing degli utenti. Si tratterà di canali dedicati allo sport, al divertimento e alle news, con oltre 10 ore di programmazione originale e di alta qualità ogni settimana. Una nuova web tv ondemand con alle spalle investimenti cosï importanti, capace di trasmettere contenuti di altissima qualità e completamente nuovi, potrà impensierire seriamente un mercato, come quello televisivo, che soffre da tempo dello strapotere del web. Il progetto, secondo il Wall Street Journal, dovrebbe partire entro la fine dell anno e YouTube avrebbe già i necessari contatti con le agenzie di Hollywood per stringere accordi sia con le compagnie di produzione che con gli stessi attori e celebrità dello spettacolo. YouTube, che è già il terzo sito web più visitato del mondo, spera così di poter incrementare ulteriormente il traffico e prendersi una fetta della torta da 70 miliardi di dollari rappresentata dal mercato della pubblicità televisiva. Al momento, Mountain View non commenta la notizia, limitandosi a riportare che YouTube ha visto "una crescita straordinaria nel 2010" e "un grande entusiasmo per il futuro". YouTube è un canale fruibile su qualsiasi piattaforma e non solo televisioni o computer. Console fisse o portatili, smartphone e tablet, per Google e YouTube sono da adesso anche apparecchi televisivi. Una moltitudine di dispositivi che porteranno YouTube ovunque. Nel 2010 il fatturato di YouTube è stato di 544 milioni di dollari, che dovrebbero arrivare a 800 milioni quest'anno. Sempre secondo il Wsj, l'azienda sosterrà la produzione dei contenuti con la pubblicità, senza chiedere canoni di abbonamento. Una mossa astuta che prende i concorrenti in contropiede e che per la prima volta vede Google nel ruolo di produttore ed editore di contenuti. Una rivoluzione per il gigante del web, che nel giro di qualche anno competerà con i colossi della tv satellitare e tradizionale, e anche quelli della tv on demand. Quella di Google è O. Houssien CONTROLUCE Franco Morganti editorialista e consulente Per parlare di interattività nel digitale terrestre, bisogna provare a toccare con mano. Immaginate di essere a Milano: fate scorrere sul menù l elenco dei canali e non ne trovate nessuno che vi dica, ad esempio, servizi interattivi del Comune o della Provincia o della Regione. Trovate un Lombardia Channel, ma fa tutt altro. Allora pensate di andare sull online del Comune di Milano e provate a digitare digitale terrestre. Dopo lunga ricerca vi parlano dei trasporti terrestri e delle reti digitali. Quindi nulla. Lo stesso accade se andate sul sito del Ministero dell Innovazione e della P.A. Ma dove sono finiti tutti i programmi di servizi interattivi che avrebbero avvicinato anche gli anziani e le casalinghe, attraverso il telecomando, alla consultazione computerlike, sbloccando anche il loro analfabetismo informatico? Chissà. Ma il digitale terrestre non è solo interattività. È anche nuovi canali, qualità trasmissiva, accesso amichevole I canali si sono moltiplicati, ma soprattutto per merito di Rai, che offre ormai un palinsesto molto vario di film, di storia, di sport, di spettacolo ad alto livello. Qui un pubblico non assatanato da sesso e cabaret può trovare interesse. Mediaset ne ha approfittato per presentare un offerta pay che ha qualche pregio (dai film al calcio) soprattutto in termini di prezzo unitario, almeno rispetto all offerta satellitare. Però se volevamo integrare maggiormente anziani, disabili, immigrati, a parte i servizi interattivi di cui sopra e con l eccezione di qualche canale specializzato (ma la maggiore offerta è per l infanzia), l accesso via decoder è tutt altro che amichevole e inoltre i televisori digitali, cioè senza decoder, perdono facilmente l ordine dei canali e bisogna ricominciare da capo un operazione di ricerca automatica che è tutt altro che amichevole. Quanto alla qualità trasmissiva, l impressione è che la compressione non abbia giovato. Ma dove c è stato lo switchoff non c è più modo di fare confronti. Quindi facciamo finta che tutto vada bene. una spinta verso l'evoluzione della televisione, che inevitabilmente decreterà il trapasso della tv come la conosciamo oggi. La tv, in particolare quella generalista è in crisi, realtà come YouTube hanno cambiato il modo con cui, soprattutto i più giovani, si rapportano con i contenuti multimediali. Il futuro ci riserva sicuramente grandi novità in questo settore basti pensare alla Connected Tv (vedi articolo a pag. 6) e una quantità e qualità dei contenuti sempre maggiore, su diverse piattaforme. Il rischio, come hanno fatto notare molti esperti del settore, è di fare un po di confusione e far perdere interesse a causa di una overdose di offerta che renderà presto impossibile seguire tutti i contenuti di nostro interesse. -::-beltel-::-12

13 TWITTER DELUSION Paolo Ertreo di Carlo Formenti Docente di Teoria dei nuovi media presso lʼuniversità del Salento Una riflessione critica sul ruolo svolto dalla rete nelle rivolte panarabe. seriamente sul ruolo che la rete in generale e i social network Ragionare in particolare hanno svolto nelle rivolte nordafricane è impresa ardua, dopo che giornali e televisioni ci hanno bombardato a tappeto per settimane con articoli e servizi sulle rivoluzioni di Twitter. Una sinfonia stucchevole che, in più di un occasione, ha letteralmente oscurato sia le informazioni su quanto stava effettivamente succedendo sul campo (a voler essere maligni, si potrebbe dubitare che qualche inviato abbia preferito navigare fra post e tweet piuttosto che rischiare la pelle in piazza), sia gli approfondimenti sulle radici sociali ed economiche della rabbia popolare. Ecco perché consiglio a chiunque desideri farsi un idea realistica sugli eventi epocali cui stiamo assistendo di leggere il libro Net Delusion di Evgenj Morozov, e anche alcuni articoli dello stesso autore pubblicati dal Guardian. Morozov dice sostanzialmente quattro cose. 1. Già nel 2009, in occasione della primavera verde iraniana, i media occidentali avevano parlato di Twitter Revolution, dopodiché si è scoperto che, ai tempi delle manifestazioni, la stragrande maggioranza della propaganda online contro il regime degli ayatollah era opera di iraniani della diaspora (tre milioni di persone!) e di blogger occidentali che ne rilanciavano i messaggi (mentre i blog e gli account di Twitter iraniani doc rappresentavano un esigua minoranza cui è decisamente azzardato attribuire un ruolo di leadership del movimento). 2. A pompare il ruolo rivoluzionario della rete sono le lobby dell industria ICT che vantano ampio credito presso l attuale amministrazione Usa, dopo aver svolto un ruolo strategico nella campagna elettorale di Obama. Fra i consulenti del Segretario di Stato Hillary Clinton troviamo, per esempio, oltre a manager di Twitter e Facebook, un noto guru della New Economy come Clay Shirky, che ha recentemente affermato che Google non esporta servizi ma la libertà (!?), mentre l ex CEO oggi presidente di Google, Schmidt, ha pubblicato un saggio in cui parla della natura inerentemente politica di Internet, lasciando intendere che, dove arriva la rete, prima o poi arriveranno anche mercato, libertà e democrazia (in Russia e in Cina non è andata proprio così ). 3. Questa equazione rete = democrazia (che Morozov chiama Dottrina Google) è una riedizione della vecchia tesi secondo cui l America avrebbe vinto la Guerra Fredda grazie alla capacità di colonizzare l Est con suoi prodotti culturali. Questa tesi non è solo sbagliata (Morozov cita alcune ricerche che dimostrano come nelle regioni della Germania Est più esposte alla tv occidentale il regime godesse di tassi di consenso più elevati che altrove), ha anche la responsabilità di distogliere l attenzione sulle vere cause sociali ed economiche che hanno determinato il crollo del regime sovietico. Riproporla oggi in occasione delle rivolte nordafricane significa attribuirne le cause ai poteri taumaturgici dei new media, rinunciando ad analizzare chi sono e cosa vogliono veramente gli insorti. 4. L America, ma anche gli altri paesi occidentali, interpretano quanto sta succedendo come una inattesa, fulminea marcia di avvicinamento dei paesi arabi ai nostri modelli culturali. Ignorando le differenze fra i vari paesi, sono convinti che a guidare la rivolte siano masse giovanili acculturate, laicizzate, tecnologicamente alfabetizzate e impazienti di trasformare i propri paesi in altrettante democrazie liberali. Ignorano, o esorcizzano, la presenza di altri attori politici e sociali che potrebbero indirizzare i movimenti in tutt altra direzione. Personalmente vorrei aggiungere un quinto punto: mentre esaltavano il ruolo dei social network, i nostri media si sono dimenticati delle televisioni panarabe come Al Jazeera e Al Arabiya: credo che il fatto che da diversi anni questi network siano seguiti da centinaia di milioni di persone di ogni età e strato sociale, e non solo dai giovani (presunti) occidentalizzati, ne faccia un fattore di modernizzazione culturale ancora più potente di Internet un fattore che ha a sua volta fortemente contribuito a far maturare lo scontento nei confronti dei regimi in carica. Questo significa che la rete ha svolto un ruolo molto meno importante di quello attribuitole, se non addirittura marginale? Assolutamente no. Bisognerebbe essere ciechi per non prendere atto del fatto che i social network si stanno rivelando uno straordinario strumento di mobilitazione politica nei contesti socioculturali più diversi: da noi, in Asia, in America Latina e ora anche in Africa. A questa fantastica capacità di innescare un effetto valanga, tuttavia, non corrisponde un efficacia di livello paragonabile in materia di organizzazione e definizione di programmi politici. La rete è fantastica per sostenere una campagna elettorale o soffiare sul fuoco di manifestazioni e rivolte, ma non sedimenta memoria storica e forme organizzative. Le mobilitazioni del Popolo Viola, per esempio, sono eventi che devono ogni volta ripartire da zero. L assenza di programmi politici, leadership e strutture organizzate fa sì che la capacità di pesare effettivamente di questi movimenti sia pressoché nulla. È quindi probabile che la componente internettiana delle mobilitazioni nordafricane rischi di fare la stessa fine, lasciando il campo a forze politicamente e socialmente più omogenee, dotate di storia e tradizione e gerarchicamente organizzate (esercito, etnie, movimenti religiosi, ecc). Infine un ultima considerazione. Questa ubiquità del fattore Internet nei movimenti di tutto il pianeta sembrerebbe dare ragione ai teorici degli effetti omologanti della tecnologia e della globalizzazione economica e mediatica, smentendo coloro che come Castells, Appadurai e altri sostengono al contrario che i new media favoriscono la differenziazione culturale. Personalmente sarei più prudente in merito. È vero che i giovani nordafricani sono stati forgiati da processi di scolarizzazione di massa, consumi tecnologici e mediatici che li hanno resi più simili a noi, ma è altrettanto vero che la loro condizione di acculturati senza sbocchi professionali, cittadini che oligarchie corrotte hanno espropriato delle ricchezze naturali che apparterrebbero loro di diritto, e figli di una tradizione religiosa ancorché secolarizzata profondamente diversa dalla nostra, potrebbe indirizzarli verso strade inattese e sorprendenti. -::-beltel-::-13

14 ESSERE HACKER OGGI HA DI NUOVO SENSO di Dario Andriolo Redazione Intervista a Giovanni Ziccardi, docente di informatica giuridica allʼuniversità degli Studi di Milano, autore del saggio Hacker. Il richiamo della libertà. Dissidenti digitali, cittadini che ogni giorno combattono per opporsi a forme di governo liberticide, muniti di telefoni cellulari, computer portatili, videocamere, trasmettono in tempo reale gli orrori della società. Nuovi hacker che affiancano alle tradizionali forme di protesta l utilizzo delle nuove tecnologie. Sono i protagonisti del saggio Hacker. Il richiamo della libertà, edito da Marsilio Editori, un viaggio affascinante nella cultura hacker, dalle origini dei primi anni 60 fino ai giorni nostri, caratterizzato da un filo narrativo ricco di richiami a film, libri e canzoni. Chi è l hacker, quali sono le cose in cui crede, come è cambiato il contesto in cui opera, l utilizzo della tecnologia come opposizione all autorità. A raccontarlo, in questa intervista per BELTEL, è l Autore, professore alla facoltà di giurisprudenza dell'università di Milano, dove ha fondato e dirige il corso di perfezionamento in Computer Forensics e Investigazioni Digitali, nonché direttore della rivista scientifica Ciberspazio e Diritto. Che senso ha essere hacker oggi, e quali sono le differenze rispetto a quelli di un tempo? Essere hacker oggi ha di nuovo senso perché il panorama mondiale è mutato rispetto agli ultimi anni, che avevano visto il fenomeno dell hacking penalizzato da numerosi episodi di criminalità informatica che nulla hanno a che fare con la nobile tradizione dell hacking stesso ma che la stampa generalista ha sempre accomunato. I nuovi hacker operano oggi in regimi con governi repressivi e cercano di utilizzare al meglio le tecnologie per inseguire la libertà. In realtà ci sono molti aspetti in comune con le azioni degli hacker originari: la curiosità, il non arrendersi davanti agli ostacoli, un utilizzo non convenzionale e creativo della tecnologia disponibile, l urgenza di diffondere e condividere informazioni e libertà. Con quali modalità un hacker può opporsi allʼattuale società sorvegliata? Le modalità sono tante, dipendono dal contesto, dalle tecnologie a disposizione, dal livello di controllo. Solitamente l utilizzo di un buon software per la crittografia, che garantisca la segretezza dei dati, di un software/sistema per l anonimato come ad esempio Tor e di programmi che puliscano ogni traccia sui nostri computer e nei sistemi di comunicazione che utilizziamo possono essere un buon punto di partenza. Esistono poi modalità anche più creative, come il mappare e segnalare ad esempio la collocazione di tutte le telecamere in un centro cittadino per individuare le zone grigie, non coperte dalle riprese, e tracciare percorsi che sono all ombra delle registrazioni che costantemente sono fatte. Chi sono i dissidenti digitali e come agiscono? Per dissidenti digitali intendo cittadini in tutto il mondo che stanno utilizzando anche le tecnologie, oltre alle tradizionali modalità di protesta, per cambiare lo status quo politico e sociale del paese in cui vivono. Si pensi al Nord Africa, alla Birmania, alla Cina: in questi paesi si usano le tecnologie disponibili, molto spesso controllate e statali, per inseguire la libertà, per monitorare elezioni e brogli, per rivelare al mondo crimini, per cercare di fare uscire informazioni che il governo vuol mantenere segrete e al contempo per cercare di raggiungere informazioni che sono vietate, in contesti dove si pensa che il rendere i cittadini ignari e inconsapevoli del patrimonio culturale mondiale, per non contaminare i valori di stato, sia ancora possibile. In realtà le tecnologie stanno contribuendo a scardinare i sistemi di governo proprio di quegli stati che ancora confidano nella chiusura. Ancora oggi, erroneamente, si fa molta confusione tra hacker e criminale. Una volta per tutte, qual è la differenza? Non è questione di differenza, la realtà è che parliamo di comportamenti e fenomeni completamente diversi. Un hacker non è mai un criminale. Non distrugge i computer e i sistemi, non commette reati, non ruba denaro online, non froda i consumatori, non scambia materiale pedo-pornografico. Un hacker è un soggetto curioso che utilizza al meglio la potenzialità delle tecnologie, che cerca di svelare segreti, che diffida dell autorità e delle verità ufficiali, che pensa che il computer possa migliorare lo stato dell essere umano. Non ha nulla a che fare con l ambiente del crimine. Alla fine degli anni Novanta i due termini si sono sovrapposti, ma è stato un errore di interpretazione colossale di cui ancora si pagano le conseguenze. La stessa stampa, anche in questi giorni, indica come opera di presunti hacker comportamenti criminali che con il mondo e la community degli hacker veri non hanno nulla a che fare. Uno dei simboli delle rivolte nel Nord Africa è rappresentato dallʼarabish, un alfabeto virtuale crittografato, nato spontaneamente in rete e frutto dellʼingegno dei giovani internauti per raggirare la censura. Lʼopposizione allʼautorità utilizzando la tecnologia non è forse lʼaspetto più affascinante della storia moderna dellʼhacking? È un aspetto sicuramente affascinante. Non si dimentichi che in molti paesi la -::-beltel-::-14

15 tecnologia che i dissidenti stanno utilizzando non è la più moderna e, anzi, spesso è obsoleta. Ciò porta a un ulteriore necessità di ingegnarsi per superare anche barriere tecnologiche molto forti: linee lente, connessioni instabili, provider o internet cafè di stato che controllano il traffico, azioni deliberate da parte delle autorità per creare interferenze o interruzioni di linea. Mai come in questo periodo si è visto come la necessità aguzzi l ingegno. Rispetto allʼimportanza che i nuovi strumenti tecnologici stanno avendo nel portare democrazia in paesi repressivi, molti hanno parlato di Twitter Revolution (penso allʼiran ad esempio). Non trova che questa interpretazione sia un poʼesagerata? La verità come sempre sta nel mezzo. Non è Twitter a portare le rivoluzioni. Ma sbaglia anche chi sottovaluta l importanza delle tecnologie in questi contesti. La rivoluzione è fatta da persone, parole, piazze, repressione e rivolta, ma mai come in questo periodo storico le tecnologie (non solo Twitter ma anche YouTube e Facebook) hanno permesso una diffusione così rapida degli accadimenti, portando anche a reazioni a catena e a passaparola impensabili sino a dieci anni fa. A proposito di web e politica, nel libro cita un passaggio di una canzone degli Afterhours Quello che non cʼè. Perché in Italia la politica (sotto lʼaspetto legislativo) non aiuta Internet in quanto motore di sviluppo della democrazia? Perché la classe politica italiana da quindici anni a questa parte non ha mai visto Internet come un luogo di libertà, come un dono da proteggere, come un sistema che può condizionare lo sviluppo di un paese. Qualsiasi provvedimento normativo in Italia è stato, ed è sempre, nel segno della diffidenza, della paura del mezzo, del controllo, della repressione con sanzioni penali spesso sproporzionate. Non abbiamo una politica liberale (men che meno libertaria ) in tal senso, nonostante i proclami e gli slogan. La politica italiana punta, da sempre, a uccidere Internet o a controllarla, con regolamentazioni molto simili a quelle adottate in paesi con tradizioni ben meno civili delle nostre. Il nostro paese ha spinto molto nel digitale terrestre e poco, anzi pochissimo, a sostegno di Internet. Conoscendo la qualità dei contenuti televisivi nostrani non rischiamo un aumento del divario culturale rispetto agli altri paesi? Lo rischiamo eccome. Non abbiamo un Ministero che sia espressamente e unicamente dedicato alle tecnologie e allo sviluppo tecnologico del nostro paese. Abbiamo una disattenzione nei confronti della cultura (e non solo del nostro patrimonio culturale, ma anche nella possibilità di programmare e remixare cultura grazie alle nuove tecnologie) da parte dei nostri politici che non ha eguali nel mondo. Ciò comporta, oltre ad un analfabetismo diffuso dell uso fruttuoso delle tecnologie, anche una mancanza di crescita, di sviluppo, di beneficio che una società cablata e responsabile potrebbe sicuramente portare. NOTA Per saperne di più, consulta il sito web dell autore: O. Houssien PARTITI SUL WEB... MAI ARRIVATI di Fabio Magrino Direttore responsabile Wikidemocracy e Openpolis: due esperienze a confronto, per avvicinare la politica ai cittadini della rete. non si può dire che in Italia la comunicazione politica Nelcomplesso, online abbia conquistato molti sostenitori. Fra i frequentatori del web e i partiti politici tradizionali permane un atteggiamento, fortemente radicato, di reciproca diffidenza. La Rete viene percepita come un luogo di protesta e di polemica (Grillo insegna) più che di dialogo e pacato confronto di opinioni. E anche se non mancano i politici che lanciano nuovi blog al momento della campagna elettorale salvo poi dimenticarsene il giorno dopo gli scrutini la tendenza più diffusa è quella di ricorrere al web come a una vetrina su cui duplicare contenuti di solito pensati e costruiti su misura per altri media. Non c è dubbio che per un personaggio politico l intervista stampata e l apparizione in Tv rappresentino ancor oggi i mezzi più rassicuranti, perché massimizzano l esposizione mediatica minimizzando i rischi di brutte figure (nonostante che alcuni talk show televisivi siano diventati ultimamente teatro di accesi diverbi e liti). Tuttavia, per il pubblico degli elettori la politica in Tv genera un effetto paradossale: anziché promuovere la partecipazione informata alle scelte democratiche, il piccolo schermo diventa lo strumento per allontanarli dai luoghi veri di dibattito e d incontro (circoli, piazze, raduni, manifestazioni), relegandoli nel salotto di casa propria ad un ruolo passivo di recettori di propaganda via antenna. Non mancano però sul web alcune (sporadiche) iniziative interessanti che si propongono di incentivare la partecipazione e l interesse dei cittadini per il dibattito politico. Una di queste, lanciata nel 2008 è Wikidemocracy, che aveva lo scopo di raccogliere utili indicazioni o suggerimenti per la redazione dei programmi elettorali e/o lo sviluppo dell azione politica, anche locale. Altri progetti mirano invece a rafforzare il potere di vigilanza e di controllo da parte degli elettori sui loro rappresentanti. A questa seconda categoria quella dei cosiddetti watchdogs appartiene Open Polis che invita i propri adepti a monitorare il puntuale rispetto degli impegni assunti dagli eletti in campagna elettorale, e a misurare la loro efficienza nel rappresentare la volontà degli elettori in Parlamento e nelle sedi istituzionali, attraverso una serie di indicatori e di apposite classifiche. Si tratta di approcci differenti per alcuni versi addirittura opposti ma entrambi indispensabili in un sistema democratico. Il confronto con la base degli elettori sui contenuti dell azione politica da svolgere è fondamentale per qualsiasi partito; ma nelle democrazie moderne, i singoli candidati vengono spesso sostenuti da gruppi d interesse organizzati che perseguono obiettivi di tipo corporativo, o spesso legati ad una circoscritta categoria professionale. A questi interessi vengono quindi subordinate le scelte chiave del programma politico (in particolare quelle che comportano l allocazione di finanziamenti e risorse economiche importanti), e ciò inficia il dibattito democratico. I cittadini non hanno di fatto alcun potere di influenzare il programma del loro candidato, che possono solo promuovere o bocciare in toto nel segreto dell urna. A sua volta, il candidato ha le mani legate: il suo compito è canalizzare il consenso degli elettori verso un pacchetto di scelte prestabilite, che gli garantiscono l appoggio delle lobbies nella competizione elettorale. Questa logica perversa del prendere o lasciare è in buona parte all origine dell attuale disaffezione dei cittadini verso la politica e della continua riduzione del numero dei votanti. La sensazione che i giochi si fanno altrove e spesso alle spalle dei cittadini, dalle cui tasche vengono prelevate le risorse da allocare si fa particolarmente forte, per esempio, pensando alle prossime elezioni per il sindaco di Milano, che sarà chiamato a gestire il colossale business dell Expo Un programma scritto dagli elettori Wikidemocracy si presentava come un progetto collaborativo e democratico per -::-beltel-::-15

16 Statistiche utenti del sito Openpolis (aggiornato al 21 febbraio 2011). Registrati: Moderatori: 10 Attivi nell'ultimo mese: 69 Regioni con più utenti: Lombardia (2187), Lazio (1828), Veneto (1305), Piemonte (1251), Emilia Romagna (1219). Province con più utenti: Roma (1478), Milano (841), Torino (712), Napoli (570), Firenze (361). Comuni con più utenti: Roma (1186), Milano (512), Torino (357), Napoli (262), Bologna (222). la stesura e revisione di programmi politici. Per ogni partito era previsto uno spazio apposito in cui ciascun membro poteva discutere e apportare modifiche ai programmi elettorali della formazione politica da lui prescelta. Ideato dall imprenditore delle telecomunicazioni Stefano Quintarelli (che è stato anche un assiduo collaboratore di BELTEL), il blog ha ricevuto meritati apprezzamenti ma anche numerose critiche legate soprattutto alla sua impostazione troppo allineata sul modello delle istituzioni politiche attuali e già funzionanti; una scelta che Vittorio Zambardino ha definito partitocratica, a conferma della diffidenza che i frequentatori del web nutrono verso tutte le forma di organizzazione del consenso di massa, politiche e non. L idea è accattivante, ha scritto il blog Politicaduepuntozero. Peccato, però, che non si possano inventare anche nuovi partiti, e occorra invece ispirarsi a quelli già esistenti. Il gioco sarebbe stato più allettante, soprattutto nel Paese in cui esistono 158 partiti, 57 milioni di commissari tecnici della nazionale di calcio e almeno altrettanti aspiranti Premier e Ministri. Il progetto, ha obbiettato Quintarelli, era di costruire proposte raggruppate omogeneamente dai cittadini che si riconoscono nei singoli partiti, per poi consegnarle ai rappresentanti di quegli stessi partiti. Purtroppo, non sembra gli stessi politici interpellati fossero molto interessati a ricevere i suggerimenti dei loro potenziali elettori sono i più attivi e quali, invece, i più fannulloni. L Associazione costituita il 24 luglio 2008 con sede a Roma in Via Luigi Montuori n.5 si definisce nel suo Statuto indipendente, apartitica, aconfessionale e senza fini di lucro e sostiene che intende usare le tecnologie e la rete per favorire la trasparenza pubblica e la partecipazione delle persone al controllo delle scelte di interesse collettivo. I suoi obiettivi dichiarati sono: 1. promuovere il diritto di accesso ai dati e alle informazioni di interesse collettivo perché siano effettivamente pubblici, a disposizione di chiunque senza limitazioni; 2. favorire la partecipazione diretta e l intervento di persone e gruppi alle decisioni pubbliche; 3. favorire la comunicazione e le relazioni tra rappresentanti nelle istituzioni e i cittadini; 4. promuovere l innovazione delle amministrazioni pubbliche in particolare attraverso l adozione delle tecnologie della comunicazione e dell informazione; 5. usare e diffondere il software libero e aperto; 6. diffondere la cultura e le pratiche dell apertura (open source, open content, open publishing, etc.) e dei beni comuni; 7. rispettare e promuovere la riservatezza dei dati e delle informazioni personali. Questo sito raggruppa tutti i politici italiani in carica, circa 130mila, da quelli del Parlamento europeo, a quelli della giunta comunale di un paesino disperso. Di ogni politico è presente la scheda personale dove vengono evidenziati, data di nascita, grado e tipo di istruzione, posizione attualmente occupata e incarichi svolti precedentemente. Per i politici più famosi e di un certo grado di importanza (presidenti di provincia, regione e via via salendo) sono presenti anche dichiarazioni rilasciate alla stampa e per coloro che hanno dato il proprio consenso, sono pubblicate anche le ultime dichiarazioni dei redditi! È possibile effettuare una ricerca dei propri rappresentanti inserendo il proprio comune, oppure si può semplicemente ricercare i politici a seconda del ruolo che ricoprono. E stata aperta da poco anche una sezione dedicata al Parlamento italiano che permette di vedere tante statistiche che riguardano deputati e senatori: dai giorni d assenza ai voti espressi (sono conteggiati anche i voti ribelli, quando il parlamentare vota contro il parere del proprio gruppo); si può sapere su quanti atti ha lavorato, si possono mettere a confronto le attività di due o più parlamentari di schieramenti opposti o della stessa provenienza geografica ma di orientamento politico diverso. Inoltre il sito è collaborativo, organizzato sotto forma di wiki, dove tutti possono partecipare inserendo notizie o segnalando e modificando eventuali dati sbagliati, e la registrazione è completamente gratuita. Il cane da guardia sul web Openpolis è un sito ma anche una Associazione nata sulla scia di alcuni progetti analoghi già lanciati negli Usa (tra i quali OpenCongress e Congresspedia sono quelli di maggior successo), che ha lo scopo dichiarato di rendere la politica più trasparente mediante un sistema di documentazione collettiva e di monitoraggio accurato dell attività politica svolta dagli eletti. Al cittadino basta inserire il proprio Codice di Avviamento Postale per scoprire chi sono i rappresentanti eletti nelle varie sedi istituzionali (dal Comune al Parlamento Europeo), per le diverse formazioni politiche. Una sezione denominata indice di attività permette di monitorare il numero di atti (interpellanze, interrogazioni, ecc.) firmati da ogni parlamentare. Così si può scoprire chi Irene Spallanzani -::-beltel-::-16

17 LA MIGLIOR TECNOLOGIA È BUSSARE ALLA PORTA di Sam Graham Felsen Giornalista, direttore blog della campagna presidenziale di Barack Obama nel 2008 Non è la tecnologia a fare la differenza ma come la gente la utilizza. Lʼex blogger di Obama racconta la sua esperienza durante la campagna per le presidenziali Usa. Questo articolo di Sam Graham Felsen è tratto da Medidea Review/09, rivista trimestrale online di politica, cultura, società, economia ed idee per il Mediterraneo. esperienza politica prima di unirmi alla Nonavevo campagna elettorale di Obama. Ho iniziato la mia carriera da giornalista dopo l università, cominciando a lavorare per una rivista chiamata The Nation, dove mi occupavo principalmente di politica studentesca. In America non c è una grande tradizione di protesta e impegno politico studentesco come in Europa. Infatti, nel 2006, mi recai in un campus universitario per seguire le elezioni e quasi tutti gli studenti intervistati non sapevano neanche che ci fosse un elezione quel giorno ed erano le elezioni di medio termine, che sono molto importanti. Un anno dopo notai che un gruppo su Facebook aveva raggiunto circa 250mila membri in un paio di settimane. Il gruppo in più rapida crescita nella storia di Facebook. Questo gruppo sollecitava Barack Obama a candidarsi alle presidenziali. Obama non aveva ancora ufficializzato la propria candidatura ma già 250mila giovani erano pronti a sostenerlo, se si fosse candidato. Il movimento pro Obama e l entusiasmo tra i giovani erano qualcosa di reale e se ne seguivano con attenzione gli sviluppi. Così ho iniziato a occuparmi di ciò che stava succedendo nel movimento pro Obama e, infine, ho deciso che ne avrei fatto parte attivamente piuttosto che limitarmi a seguirne gli sviluppi passivamente. Presi quindi parte alla campagna. Il motivo per il quale fui assunto era in qualche modo correlato al fatto che non avessi alcuna esperienza politica, di comunicazione o di relazioni pubbliche. Avevo una qualche esperienza nel raccontare storie e il mio capo voleva che raccontassi la storia del movimento che si stava formando intorno a Barack Obama. È stato fondamentale per noi fin dal primo momento dimostrare che questa campagna era diversa che, invece di essere incentrata su un eroe che avrebbe cambiato l America e la vita di tutti, era incentrata sulla gente comune di tutto il paese che sentiva come propria la campagna. Il nostro motto per la campagna era: In questa campagna chi conta sei tu. Naturalmente Obama era un candidato straordinario e sapevamo dall inizio che avrebbe attirato tanto entusiasmo e vivacità. Anche Hillary Clinton era un candidato straordinario. Aveva le carte in regola per diventare il primo presidente donna e forse avrà questa soddisfazione un giorno. La differenza tra la nostra campagna e la sua consisteva nel fatto che noi non abbiamo mai detto guarda quant è grande Obama!. Noi dicevamo guarda quanto tu sei grande, quanto tu puoi essere importante!. Eravamo consapevoli di essere in grado di riunire folle imponenti e la nostra strategia, incentrata su questo tipo di attivismo, si è dimostrata vincente. Ci sono molti candidati in grado di entusiasmare con discorsi travolgenti, ma c è una grande differenza tra l entusiasmare le persone e fare in modo che queste si organizzino. Il nostro obiettivo era proprio quello di organizzarle. Abbiamo tratto ispirazione dal fatto che Barack Obama ha iniziato la propria carriera politica non nelle stanze del potere, ma per le strade dei quartieri più poveri di Chicago, che sono tra i più poveri d America. Ha organizzato e riunito persone senza potere dicendogli quando la gente comune come voi si unisce, si possono realizzare cose straordinarie. Ha fatto in modo che queste persone spingessero il proprio governo verso il cambiamento. Ci siamo ispirati a questa storia. Il nostro obiettivo era far capire ai nostri sostenitori che questa non era la campagna di Obama, ma la campagna di tutti coloro che, attraverso il proprio impegno, sarebbero diventati tanti piccoli Obama organizzando le comunità con lo stesso spirito che Obama aveva nei quartieri poveri di Chicago. L obiettivo era coinvolgerli in prima persona nella campagna elettorale, fare in modo che fossero loro per primi nei propri quartieri a reclutare amici e vicini di casa e a convincerli ad attivarsi per il cambiamento. Ciò è stato molto importante tanto sul blog quanto in tutti i nostri video su YouTube. C è una foto che ho scattato in un giardino e che mi piace per il semplice fatto che Obama sta mangiando un hot dog e chiacchiera amichevolmente con delle persone. Sembra una persona comune e questo ha attirato tante persone. Non parlava per luoghi comuni, non parlava quel tipo di linguaggio politico che la gente era stanca di sentire, soprattutto dopo otto anni di George W. Bush, quando le persone erano consapevoli del fatto che ci si rivolgesse loro come ci si sarebbe rivolti a dei bambini. Obama parlava alle Irene Spallanzani persone da adulti. È stato molto importante per me fare in modo che tutto il contenuto della campagna avesse uno spirito di autenticità. Giacché avevamo un candidato autentico e reale, non era il caso di sminuire il nostro spirito di autenticità con una propaganda televisiva falsa e sciocca e con un linguaggio retorico sul nostro sito. Ci siamo riusciti semplicemente raccontando le storie dei nostri sostenitori. Ho scritto migliaia di articoli sul blog e in molti di questi neanche si menzionava Obama. Uno dei primi articoli che ho scritto riguardava un padre di famiglia, che finalmente sentiva di poter dire a sua figlia che da grande sarebbe potuta diventare ciò che avrebbe voluto. Prima della candidatura di Obama sentiva che ciò sarebbe stata una bugia, perché negli Stati Uniti una persona di colore non avrebbe mai avuto realisticamente la possibilità di diventare presidente. Ci siamo sentiti ispirati da -::-beltel-::-17

18 questa storia e l abbiamo inviata ai nostri sostenitori. Abbiamo poi scoperto che ogni volta che raccontavamo questa storia, ricevevamo centinaia se non migliaia di nuove storie simili, creando una sorta di effetto a catena. Abbiamo collezionato migliaia di storie diverse. Se, ad esempio, leggete il blog del Boston Globe che seguiva entrambi i blog delle campagne elettorali, noterete che il blog di John McCain era in gran parte incentrato su attacchi maliziosi a Obama e sul suo legame con persone malvagie di sinistra. Il blog di Obama parlava certamente di Obama, ma anche del cambiamento futuro, di donazioni naturalmente avevamo anche bisogno del sostegno delle persone. La cosa più importante era che il blog di Obama era incentrato sui nostri sostenitori, di cui raccoglievamo le storie personali. La campagna di John McCain è stata interamente incentrata su continui attacchi a Obama. La nostra campagna, invece, ha fatto leva sull impegno personale dei nostri sostenitori. Abbiamo pubblicato oltre 2mila video su YouTube: circa cinque volte il numero di video pubblicati in qualsiasi altra campagna, per un totale di un miliardo di minuti di contenuti video. Abbiamo confutato con i fatti l idea che le persone prestano poca attenzione ai messaggi video su Internet e che sono disposte a guardare solo video molto brevi, magari di gattini che giocano con una palla o cose simili. Al contrario, le persone hanno voglia di contenuti autentici e importanti e sono ben disposte a sedersi davanti al computer per guardare un video anche lungo. Il nostro video di maggior successo è stato un discorso di ben trentasette minuti di Obama sui rapporti razziali, non esattamente un argomento facile al quale prestare attenzione. A oggi più di dieci milioni di persone hanno visto quel video. I media tradizionali si concentrano in gran parte sui messaggi televisivi, come dimostrato soprattutto in un paese come l Italia dove la pubblicità in televisione ha un impatto enorme. I nuovi media si concentrano sulla creazione di video online. La grande differenza è che realizzare pubblicità costa milioni e ne servono altrettanti per trasmetterle. I video online invece sono gratuiti. YouTube è gratuito. Con una videocamera, che oggi è possibile acquistare con meno di cinquanta dollari, è possibile creare un video e pubblicarlo online. In tal modo abbiamo creato un miliardo di minuti di video praticamente a costo zero. La cosa più interessante riguardo alla creazione di tanti tipi diversi di video è che abbiamo creato video per tutti i tipi di circoscrizione, in modo da poter creare una connessione personale con l elettore. C era anche un video d italo-americani in favore di Obama, per esempio, e quando le persone lo guardavano si sentivano di dire questo video parla anche di me! e quindi potevano decidere di condividerlo con i propri amici, familiari e persone di cui si fidavano. Pensate quant è più bello ricevere un video da qualcuno che ti piace o di cui hai fiducia piuttosto che essere interrotti dalla pubblicità mentre stai cercando di guardare American Idol o il tuo programma preferito in Tv. Personalmente, penso sia molto più potente il messaggio di un video ricevuto da qualcuno di cui si ha fiducia o stima. Oggi le campagne elettorali investono ancora la quasi totalità del proprio budget, circa il 90 per cento, in pubblicità televisive. Tuttavia, è evidente che il rapporto tra le risorse investite nelle campagne televisive e quelle su internet si sposterà molto a favore di quest ultimo nei prossimi anni. Le campagne tradizionali si concentrano molto sulla posta cartacea. Ancora una volta, sono sicuro che a nessuno piaccia ricevere posta indesiderata a casa. Di solito, tutta questa carta va dritta nel camino e ha un tasso di risposta molto basso. Un ha un tasso di risposta molto più elevato e, per di più, è possibile condurre indagini complesse in poche ore. Al contrario, per capire quale tra due messaggi inviati per posta sia più efficace possono essere necessari mesi. I media tradizionali fanno affidamento sui comunicati stampa e a nessuno piace leggere i comunicati stampa, neanche ai giornalisti. I nuovi media invece fanno affidamento sui blog. Vi ricordo che sono stato assunto senza alcuna esperienza politica o di comunicazione. L unico motivo per il quale sono stato assunto è stata la mia capacità di esprimermi in un linguaggio semplice, colloquiale, in modo che i nostri sostenitori ci ascoltassero. Questa è la differenza. In generale, i media tradizionali sono uno strumento di comunicazione unidirezionale. Non fanno altro che dire questo è il mio messaggio, prendere o lasciare. I nuovi media, invece, si basano su un meccanismo di comunicazione bidirezionale: Questo è ciò che penso, ora voglio sapere cosa ne pensi tu; queste sono le mie idee per risolvere la crisi sanitaria, ora voglio sentire le tue. Le comunicazioni tradizionali fanno affidamento sulla stampa. L obiettivo è fare in modo che il New York Times o l Associated Press scrivano qualcosa di positivo sul vostro candidato e, ovviamente, fare in modo che quelle storie positive escano sui giornali e in seguito in Tv per conquistare quella piccola fetta di elettorato ancora indecisa. In America, ma non credo sia molto diverso qui, ci sono molte persone di sinistra, molte di destra e, infine, una percentuale di circa il per cento che è indecisa. Il mio compito non era parlare ai media o cercare di convincere quel 25 per cento d indecisi. Non era quello il mio lavoro. Il mio compito era fare in modo che chi già apprezzava Obama lo stimasse ancora di più; e chi già ammirava Obama si impegnasse in prima persona a reclutare i propri amici nella campagna, magari riuscendo anche a convincere la propria nonna, che poteva non avere la più vaga idea di chi fosse Obama, a votare per lui. Questa è la differenza. Abbiamo costruito un rapporto vero con i nostri sostenitori. Abbiamo dato alle persone dei compiti reali, non abbiamo sprecato il loro tempo. Abbiamo certo dovuto fare telefonate, bussare alle porte, organizzare feste in casa... ma alla fine siamo riusciti a fare la storia. Penso sia importante rendersi conto che negli Stati Uniti o in Italia nessuna coalizione occupa una posizione di monopolio su Internet. Ciò che conta è quale partito o coalizione ne sfrutti al meglio le potenzialità. È importante rendersi conto che quando si mobilitano le persone, quando si rispettano e si dà loro potere ci sono dei grandi benefici. Ci sono tanti nuovi strumenti che possono essere preziosi per le future elezioni, strumenti, ad esempio, che permettono alle persone di fare donazioni direttamente dal proprio iphone. L ipad e l iphone sono strumenti con un potenziale straordinario e che permettono alle persone di fare la differenza in una campagna elettorale, indipendentemente da dove si trovino. In passato era necessario andare di persona in un ufficio elettorale, ora si può fare la differenza anche mentre si aspetta un taxi. Tuttavia, lo strumento più efficace per il futuro e forse anche il più antico è ancora quello di bussare alle porte, incontrare le persone faccia a faccia, creando un legame tra persone reali e la migliore tecnologia è farlo. NOTA A proposito di Il sito web dell autore è consultabile all indirizzo internet: O. Houssien -::-beltel-::-18

19 B E L T E L A R G O M E N T I D E I P R O S S I M I N U M E R I Publishing fra carta e digitale Dopo il successo dell ipad e con molti altri tablet in arrivo, si prevede una rapida migrazione dell editoria verso contenuti digitali. Come cambierà l editoria libraria tra libri interattivi con rich media content e weblinks? Quale scenario per quotidiani e periodici? E come evolveranno le esperienze dei consumatori? Application stores e software on demand Prosegue il boom di vendite per i mobile application stores: itunes di Apple offre ben 151mila applicazioni; Google Android Market 19mila (57% free); Nokia Ovi Store 6mila e BlackBerry App World 5mila. Ogni mese l offerta di Apple si arricchisce di ben 13mila nuove applicazioni. E fra le aziende cresce l impiego di software on demand. Con quali ripercussioni sul business del IT? Cloud Computing e virtualizzazione Nel 2010 è salita a 110 milioni di euro la spesa per il cloud computing e 77 milioni sono stati investiti in Software as a Service (SaaS), mentre il 35% delle aziende ha progetti di desktop virtualization. Quali sono oggi i modelli di offerta, e quali i servizi cloud più richiesti dalle aziende italiane? Come garantirsi sempre la governance del servizio erogato? Quali le reali garanzie di efficientamento dei costi? e-store, e-advertising, e-marketing, e-payments Su Internet i consumatori guardano annunci e vetrine, scelgono i prodotti e confrontano i prezzi ma comprano ancora troppo poco! Quali sono gli ostacoli principali alla diffusione dell e-commerce in Italia? Rete inaffidabile? Transazioni complicate? Scarsa trasparenza? Mancanza di fiducia dei consumatori nelle soluzioni di pagamento online? E quali nuove iniziative (e investimenti) sono in arrivo? Crowdsourcing, crowdmarketing & legal issues Marketing non convenzionale, viral marketing e crowdmarketing: sono strumenti che fanno discutere perché possono rappresentare un pericolo per la privacy, e influenzare in modo determinante lo sviluppo dei social networks come Facebook. Il crowdsourcing - o progettazione distribuita - presenta invece profili delicati per le aziende. Come tutelarsi contro le potenziali minacce, senza perdere terreno rispetto ai concorrenti? Superfast fissa e mobile Il 10% dei naviganti fa spese online tramite smartphone e il 20% è pronto a farlo a breve. Gli operatori dovranno investire nell upgrade delle reti mobili, per poter gestire smartphone e laptop always-on. Quali servizi stanno trainando la crescita del Mobile in Italia? Quali le innovazioni più performanti? Dal Mobile Marketing al Mobile Advertising: ecosistema e player a confronto Nuovo sito con due anime, articoli, musica e foto RELEASEmagazine e BELTEL e un Blog, aperto ai vostri commenti! -::-beltel-::-19

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