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1 il mensile del vivere naturale n.165 APRILE 2011 distribuzione gratuita come la bora che vien e che va... il paradiso del popolo migratore biocombustibili da microalghe possiamo parlare di salute? gli appuntamenti di aprile

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3 3 Konrad aprile 2011 EDITORIALE Ottusità, arroganza e ipocrisia Solo gli ottusi e gli sciocchi, com è noto, non cambiano mai idea. Neppure quando la realtà li pone davanti a fatti di tale portata, da mettere in crisi anche le più radicate convinzioni. La catastrofe della centrale nucleare di Fukushima è uno di questi fatti, ma c è chi non si rassegna, mescolando ottusità ignorante con arroganza e ipocrisia. Il guaio è che spesso si tratta dei responsabili di istituzioni, dalle cui decisioni dipende molto del futuro di tutti. Mentre il governo tedesco (di centro-destra) sospendeva subito ogni decisione sul prolungamento della vita delle sue centrali nucleari, quello svizzero decideva di fare altrettanto con i programmi di costruzione di nuove centrali (né Germania, né Svizzera, si noti, sono particolarmente sismiche, a differenza dell Italia) e perfino il governo cinese sospendeva i suoi colossali piani per nuove centrali, in Italia invece i nuclearisti si mobilitavano sui media nel disperato tentativo di minimizzare l accaduto e salvare il programma nucleare del Governo Berlusconi. Si distinguevano in ciò ministri e politici di maggioranza, ma anche esponenti della società civile : ad esempio Chicco Testa, leader del Forum nucleare (una lobby pro-atomo promossa e finanziata da ENEL, EDF, Confindustria, costruttori di centrali come Areva e Westinghouse, il sindacato energia della CISL, alcune università, ecc.), come pure la super progressista (!?) Margherita Hack ed altri. Salvo poi, di fronte al progressivo aggravarsi della situazione in Giappone e soprattutto - visti i sondaggi d opinione, annunciare la sospensione del programma nucleare italiano: per un anno, ha deciso il Governo. L obiettivo è però solo quello di evitare da un lato che l atomo condizioni negativamente le prossime elezioni amministrative di maggio, e di disincentivare dall altro la partecipazione ai referendum (sul nucleare e sulla privatizzazione dell acqua, oltre al legittimo impedimento ), i quali invece si terranno a giugno. Il fondo lo ha toccato infatti la Camera, che ha respinto per un Carta dei terremoti registrati negli ultimi 500 anni in Slovenia. Si vede chiaramente che la zona di Krško è stata interessata da terremoti di intensità fino all'8 grado della scala Mercalli solo voto (276 no e 275 sì ) un ordine del giorno in cui si chiedeva di tenere i referendum negli stessi giorni delle amministrative. Compatti per il no PDL, Lega Nord, UDC e FLI, ma decisivi sono stati anche il no di un radicale eletto con il PD e le assenze di molti deputati dell opposizione (PD e IDV). Evidentemente, la lobby di Chicco Testa ha lavorato bene. La strategia è quindi sempre quella che ha già fatto fallire tutti i referendum degli ultimi anni: usare ogni mezzo (disinformazione in primis), affinché non si raggiunga il quorum del 50 per cento dei votanti e l esito sia perciò ininfluente. Se poi il mancato accorpamento significa sprecare qualche centinaio di milioni (circa 400, secondo le stime), poco importa. Tanto mica li paga la casta : si può sempre fare qualche altro taglio ai fondi per la ricerca o la cultura! Dopo di che, passato lo scoglio referendario e stesa una cortina d oblio su Fukushima, Governo e lobby nuclearista potranno tornare tranquillamente a progettare le loro centrali. Anche i media principali stanno facendo la loro parte, prontamente: a pochi giorni dal disastro, approfittando dei fatti di Libia, le notizie dal Giappone erano già relegate nelle pagine interne dei giornali Nel frattempo, però, quasi tutti i Presidenti delle Regioni, anche di centro-destra, si erano detti contrari alla costruzione di centrali nucleari sul proprio territorio. Renzo Tondo, invece, insisteva sulla sua nota proposta (che suscita scarsissimo entusiasmo a Lubiana): l Italia ed il Friuli Venezia Giulia devono entrare nel progetto di raddoppio della centrale slovena di Krško per avere maggiori garanzie sulla sicurezza. Come dire che gli sloveni, poveracci, da soli non sono in grado di garantire nulla, mentre noi invece Il bello, si fa per dire, è che Krško è area ad elevata sismicità (a pochi chilometri c è una faglia attiva), anche se il Governo di Lubiana fa finta di nulla: qualcuno lo racconti al Presidente Tondo, perché la centrale slovena, coetanea di quella esplosa in Giappone, sorge a 139 km in linea d aria - e a portata di bora - da Trieste (146 da Gorizia, 175 da Udine). Andrebbe chiusa e basta, ma né Lubiana, né Roma ci pensano: anzi, il Governo sloveno avrebbe già pronto un piano energetico nazionale che prevede la costruzione di un nuovo reattore a Krško. Intanto la radioattività aumenta nell acqua di Tokyo (270 km dalla centrale di Fukushima) ma incrementi nell aria sono stati rilevati anche negli USA, in Corea Dario Predonzan Molte notizie, continuamente aggiornate, sul disastro di Fukushima (e sul nucleare in genere) si trovano nel sito (in francese) come pure nei siti e

4 4 Konrad aprile 2011 konrad aprile 2011 Questo numero di Konrad è dedicato alla scuola pubblica, che resiste nonostante le dichiarazioni infamanti e prive di fondamento di Berlusconi ('Educare i figli liberamente vuol dire non essere costretti a mandarli in una scuola di Stato, dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare dei principi che sono il contrario di quelli dei genitori') e i tagli indiscriminati della pseudo riforma voluta dalla ministra Gelmini. La scuola pubblica infatti, a differenza delle scuole private (per lo più confessionali), accoglie tutti, nessuno vuole 'inculcare' nulla: si insegna piuttosto a rispettare le differenze e a pensare con la propria testa. E questo, al potere, fa paura. SOMMARIO 5 Come la Bora che vien e che va... 6 Il paradiso del popolo migratore 7 WWF universitario Trieste 8 La scomparsa o la disperazione? 9 Biocombustibili da microalghe 10 Nel ritmo dei versi 11 L'Ipod di Linus 12 Libri Ogni giorno muore un angelo 13 Credere alle fiabe 14 Il bombardamento di Dresda ed il tempo 15 Trasporti e ambiente Tncora in tema di mobilità urbana 16 Film storici veri e falsi Siamo tutti intelligenti 17 Percorsi d'arte Autoritratti: riflessi di pittura 18 Il cinema italiano va male: ci salvano gli americani 19 Teatri di confine Nella foresta di Koltés Apnea Complexions 20 Stati Uniti: quando finiranno le esecuzioni? 21 Colonna vertebrale 22 Alimentazione Possiamo parlare di salute? 23 Agricoltura biologica, questa sconosciuta Uno sguardo al futuro 24 Le voci degli alberi: Piazza Libertà Alberi abbattuti Horti Tergestini edizione 2011 Alexander Langer. Il viaggiatore leggero. 26 Così fan tutte 27 Appuntamenti di aprile Konrad Mensile di informazione di Naturalcubo s.n.c. Redatto dall Associazione Konrad via Corti 2a Trieste Fax Aut. Trib. di Udine n. 485 del 5/9/80 Aut. fil. di Trieste Direttore editoriale: Roberto Valerio Direttore responsabile: Dario Predonzan Pubblicità: Alex Cibin cell Copertina: Foto di Tiziana Gramaglia Hanno collaborato: Beatrice Achille, Francesco Breda, Nadia e Giacomo Bo, Luciano Comida, Stefano Crisafulli, Adriana De Caro, Sara Ferluga, Sergio Franco, Graziano Ganzit, Alessandro Giadrossi, Francesco Gizdic, Giada Haipel, Marta Mancin, Gianfranco Manfredi, Luisella Pacco, Lisa Peratoner, Claudio Pettirosso, Giuliano Prandini, Riccardo Redivo, Lino Santoro, Marco Segina, Gianni Ursini, Severino Zannerini, Grafica e stampa: Tip. Villaggio del Fanciullo - Opicina Trieste - Konrad non è responsabile della mancata pubblicazione degli annunci o di eventuali inesattezze. Konrad inoltre non si assume la responsabilità dei contenuti degli annunci e degli spazi pubblicitari. Il rinvenimento del giornale in luoghi non autorizzati non è di responsabilità dell editore. è vietata la riproduzione e l utilizzazione esterna del materiale qui pubblicato, salvo espressa autorizzazione scritta dell Editore. Informativa sulla legge che tutela la privacy. In conformità della legge 675/96 sarà nostra cura inserire nell archivio informatico della redazione i dati personali forniti, garantendone la massima riservatezza e utilizzandoli unicamente per l invio del giornale. Ai sensi dell art. 13 della legge 675/96 i dati potranno essere cancellati dietro semplice richiesta da inviare alla redazione.

5 Come la bora che vien e che va I primi giorni di marzo Trieste è stata investita da violente raffiche di bora, che hanno superato in alcuni casi i 170 km/h. Tutt altro che un evento eccezionale o imprevisto, perché la bora a Trieste (e non solo) c è da sempre. Eppure la città ha sofferto danni gravi, come pure gli abitanti (200 persone sono finite al pronto soccorso). Un fenomeno che si ripete periodicamente, ma ogni volta la città ed i suoi amministratori si fanno cogliere impreparati: come mai? Ne abbiamo parlato con Adriano Bevilacqua, coordinatore regionale della UIL VVF per il FVG. Da vent anni nei Vigili del Fuoco (VVF), ha la qualifica di coordinatore esperto, di stanza nella caserma centrale di via D Alviano a Trieste ed è impegnato quotidianamente in tutte le emergenze (incendi, calamità naturali, ecc.). Adriano Bevilacqua Partiamo da quello che è successo con la bora dei primi di marzo a Trieste: qual è il suo punto di vista? È successo il peggio, perché il sistema di emergenza è andato in tilt. Noi VVF, dopo 24 ore di raffiche, ci siamo trovati a dover fronteggiare 250 chiamate di intervento, (alberi caduti in strada, persone ferite, ecc.) con due sole squadre. Di conseguenza abbiamo dovuto dare priorità agli interventi più urgenti, selezionandoli in base alla nostra esperienza. Come avete fatto fronte a tutto ciò? Abbiamo raddoppiato i turni lavorando anche 24 ore di seguito, chiamato in aiuto i comandi VVF di Udine e Gorizia e chiesto appoggio alle squadre della Protezione civile. La Protezione civile funziona, quindi? Funzionano i volontari delle squadre comunali, ma la struttura di coordinamento regionale di Palmanova, creata all epoca della Giunta Illy e costata circa diversi milioni di Euro e che prevede un collegamento multimediale tra le sale crisi della direzione regionale e del comando provinciale di Trieste dei Vigili del fuoco con la Sala operativa della Protezione civile di Palmanova e la Prefettura di Trieste, si è rivelata inutile. In emergenze come quella della bora a Trieste, tocca infatti sempre ai VVF stare in prima linea e arrangiarsi. Sarebbe stato meglio investire quel danaro, ad esempio, per l acquisto di una scala aerea per il Comando di Trieste, mezzo fondamentale per affrontare adeguatamente l emergenza bora. Occorrono capacità particolari per affrontare l emergenza bora? Certo: bisogna ad esempio sapere come utilizzare le nostre scale lunghe 35 metri, collaudate per venti fino a 60 km/h, anche con la bora a 170 e più. I VVF di Trieste, e solo loro, lo sanno fare. Non solo: bisogna sapere come sono fatti i tetti triestini, come si possono aprire le botole sui tetti in presenza di vento forte, ecc. Fare il caposquadra in un intervento con la bora non è insomma cosa da tutti: serve un esperienza che non si improvvisa. Sono nozioni che nessuno insegna, ma che si apprendono lavorando con i colleghi più esperti. C è una specificità dell edilizia triestina, rispetto ad altre città, che emerge in queste situazioni? Certo. Ai tempi dell impero asburgico e fino a qualche tempo fa, era nozione diffusa che si dovessero ad esempio ancorare le tegole sui tetti (e non solo appoggiarle), proprio per resistere alla bora. I camini venivano ingabbiati e così via per tanti altri particolari costruttivi degli edifici. Altri esempi: i fermi per gli scuri devono essere installati con ancoraggi particolari, a prova di bora. Idem per la catramatura dei tetti piatti: deve essere fatta con la massima cura e controllata non ogni 15 anni, ma 5 Konrad aprile 2011 ogni 5 almeno, per verificare che non ci siano fessurazioni dove la bora si possa infilare. Altrimenti la copertura vola via, com è successo al liceo Oberdan. Nei tempi più recenti, anche per la sostituzione della manodopera esperta locale con imprese e lavoratori stranieri, queste conoscenze si sono perse. Così, ad esempio, le parabole delle antenne satellitari vengono spesso ancorate ai camini, a loro volta non più ingabbiati come un tempo: il risultato è che la bora a 100 km/h e più si porta via la parabola insieme al camino. Idem per le coperture in plastica che nascondono le antenne dei ripetitori per i cellulari. Sono progettate e installate come si usa fare a Udine o nella pianura padana: la bora se le porta via in un batter d occhio. Cosa occorrerebbe? Bisognerebbe sostituire le conoscenze tradizionali, che si sono perse, con normative speciali a livello di regolamento edilizio comunale. Per esempio imponendo specifiche norme sull installazione di tegole, serramenti, annessi e connessi degli edifici. Inoltre, sarebbe opportuno suggerire accorgimenti elementari ma spesso dimenticati, come quello di chiudere le finestre quando si preannuncia vento forte. Troppi non ci pensano: così i vetri vanno in frantumi e Treno della linea Trieste-Parenzo rovesciato dalla bora cadono addosso ai pedoni sottostanti. presso la foce del rio Ospo nel 1916 Perché allora non lo si fa? Perché i politici, fin troppo succubi del mondo dell edilizia (intesa però come mera speculazione), vedono ogni normativa che imponga nuovi vincoli come un ostacolo al business, anche se in realtà andrebbe piuttosto intesa come un vantaggio competitivo. In che senso? Nel senso che un costruttore o un fornitore di materiali per l edilizia che potesse fregiarsi ad esempio di un marchio di qualità del tipo costruisce case, infissi, ecc. che resistono anche alla bora, disporrebbe di un evidente vantaggio competitivo rispetto alla concorrenza. E poi la bora fa danni che costano molto. Certo. Per l ultima ondata di bora a Trieste sono stati stimati 10 milioni di Euro di danni (circa 40 euro per ogni triestino, lattanti compresi). Dovrebbe sborsarli il sindaco Dipiazza, che non è stato capace di adottare neppure le minime misure di prevenzione indispensabili. Perché prevenire si può, vero? Si può e si deve. La meteorologia è perfettamente in grado di avvisarci con congruo anticipo sull arrivo della bora e di stimarne la velocità. Perché non se ne approfitta per mettere in campo un sistema di allarme, invitando le persone a chiudere le finestre, evitare di esporre al vento oggetti che possono volare, ecc.? Tenendo anche conto del fatto che Trieste è frequentata da molti foresti (studenti universitari, ricercatori, turisti, ecc.) che della bora non sanno nulla, e vanno quindi aiutati sul come comportarsi in quei giorni. Anche molti triestini, però, avrebbero ormai bisogno di un robusto ripasso che ai loro nonni non serviva. I VVF hanno proposto l adozione di queste misure al Comune? Più volte, come sindacato UIL-VVF, ma senza esito. Abbiamo anche manifestato sotto il municipio, il 13 marzo 2010, dopo che la bora a 200 km/h aveva fatto volar via dei mattoni dalla sommità della ciminiera in disuso che sta tra la nostra caserma e la superstrada. Facemmo quindi chiudere la superstrada, per evitare guai peggiori. Dipiazza si arrabbiò molto e dovette intervenire il prefetto per mediare. Prevenzione carente solo per la bora? No, purtroppo. Manca una cultura della prevenzione a tutti i livelli, di fronte a frane, terremoti, ecc. A ben vedere è questo uno dei fattori principali dell indebitamento pubblico, perché a causa di questa gravissima carenza si continuano a spendere miliardi a tutti i livelli (Stato, Regioni, ecc.), per riparare danni che potevano essere evitati, se solo si fosse voluto. Ma evidentemente non si vuole, perché da questo andazzo sono in troppi a guadagnare. Pensiamo agli imprenditori che, appena saputo del terremoto all Aquila, festeggiavano - parlando tra di loro al telefono - in vista degli appalti per la ricostruzione su cui erano sicuri di mettere le mani. Ne avevano ben donde: erano amici di Bertolaso D.P.

6 Il paradiso del popolo migratore Un porto nautico minaccia Valle Grotari a Marano Lagunare Cigni reali che volano in coppia sopra i canneti, un tarabuso che si apparta per nidificare, diverse coppie di aironi cenerini che covano o alimentano i propri pulcini nei voluminosi nidi posti sui prugnoli, mentre i primi aironi rossi, appena giunti dall'africa, calano fra le cannucce di palude dove si riprodurranno più in alto un falco di palude perlustra il territorio: siamo nel paradiso degli uccelli, un lembo di terra in comune di Marano Lagunare(UD) tra i boschi planiziali e il mare, diventato negli anni un vero e proprio rifugio del popolo migratore. Di luoghi come Valle Grotari, in regione, non ce ne sono: ex-valle da pesca ormai abbandonata, oggi questa piccola zona umida di 12 ettari (compresa in una Important Bird Area e adiacente ai SIC e ZPS Laguna di Grado e Marano, ai quali avrebbe dovuto essere annessa) è uno straordinario compendio di biodiversità. Nel cuore del vasto fragmiteto, intervallato a chiari poco profondi, con vegetazione arbustiva lungo gli argini e una discreta presenza di prugnoli cresciuti nel canneto, ad oggi sono state segnalate 200 specie di uccelli, di cui circa 30 regolarmente nidificanti, tanto da generare una effettiva concorrenza rispetto alla vicina riserva naturale regionale di Valle Canal Novo. In questa stagione, ad esempio, si può osservare una grande colonia di aironi cenerini, in cova già dai primi di febbraio. Poi vi nidifica unico sito in regione, seppur non regolarmente una specie molto rara come il tarabuso (uccello che potrebbe essere scelto a simbolo della tutela delle zone umide a livello europeo per la sua rarità e per il suo intimo legame con le paludi di acqua dolce, sia durante la nidificazione, sia durante lo svernamento), nonché il tarabusino, l airone rosso e il falco di palude, tutti protetti dalla Direttiva europea Uccelli. E ancora cigni reali, oche selvatiche, sgarze ciuffetto, nitticore e basettini. E solo per citare le specie più rilevanti. Fra gli uccelli osservati regolarmente figurano anche presenze importanti quali il marangone minore, il pettazzurro, il forapaglie castagnolo e tante altre. Panoramica di valle Grotari (foto P. Utmar) Garzetta a sinistra e airone bianco maggiore (foto C. Guzzon) Largo al porto In origine laguna, Valle Grotari venne realizzata dopo gli anni 30 e rimase attiva sino alla metà degli anni 70. Alcune porzioni marginali furono purtroppo urbanizzate negli anni con l edificazione di ville a schiera e di una zona artigianale, ma dopo l abbandono la parte centrale della valle si è progressivamente naturalizzata, fino a diventare un ambiente davvero singolare, un habitat unico in regione. Eppure, il paradiso degli uccelli rischia di avere vita breve. Nonostante le sue spettacolari valenze naturalistiche, il Comune di Marano ne ha infatti deliberato la vendita al miglior offerente per realizzare un porto turistico di 320 posti barca con relativo villaggio turistico, alberghi e abitazioni. Contro questo progetto è sceso in campo il Wwf, che ormai da mesi ha avviato una battaglia serrata per impedire la cementificazione della valle (e quindi la distruzione del suo delicato ecosistema) con tutti i mezzi possibili, compresi quelli legali e un inevitabile ricorso alla Commissione 6 Konrad aprile 2011 europea. Qualunque cosa ha avvisato l associazione pur di preservare un area di così straordinaria importanza naturalistica e dall eccezionale funzione di presidio della biodiversità lagunare. Dopo il presidio inscenato l 11 febbraio scorso davanti al consiglio comunale di Marano, che avrebbe dovuto decidere dell alienazione della valle (poi passata con i voti della maggioranza), il Wwf regionale ha avviato una petizione online (su www. wwf.it/friuliveneziagiulia) che ha già raccolto centinaia di adesioni da tutta Italia e anche dall estero, tempestando le redazioni dei giornali e delle tv locali con mail provenienti persino dal Sudafrica, dall Estonia e dagli Stati Uniti. Area da tutelare La mobilitazione ambientalista ha spinto il senatore del PD Ivano Strizzolo a presentare un interrogazione ai Ministeri dell ambiente e dei Beni e attività culturali, per sapere se sono a conoscenza dei progetti fortemente impattanti sull ambiente naturale della laguna di Marano e se li ritengano compatibili con le direttive emanate dai Ministeri citati, anche alla luce della normativa comunitaria in materia di tutela dell ambiente e delle rare specie animali. E proprio al Ministero dell Ambiente il Wwf intende fare ricorso, per segnalare l impatto devastante che avrebbe l insediamento turistico su quella che è diventata a tutti gli effetti un oasi faunistica. L obiettivo spiega il presidente regionale del Wwf Roberto Pizzutti è quello di ottenere che la valle venga compresa all interno della Zona di Protezione Speciale della Laguna di Grado e Marano. È vero infatti che a Marano ci sono già mille e passa ettari di zone tutelate, come ci tiene continuamente a ricordare il sindaco Cepile, ma quello che non dice o non sa, è che non tutti gli habitat hanno lo stesso valore biologico e non tutti gli habitat sono inseriti nelle zone di

7 protezione: e questo è il caso dei canneti estesi e tranquilli, come Valle Grotari, dove nidificano ben 30 specie di uccelli e ci sono voluti ben 30 anni affinché questo potesse accadere. Ricorso all Europa Dopo l intervento sul Ministero e sulla Regione, corresponsabili delle scelte delle ZPS, seguirà, inevitabilmente una segnalazione alla Direzione ambiente della Commissione europea. La Direttiva Uccelli del 1979 e la Direttiva Habitat del 1992 hanno infatti previsto che all interno degli Stati membri vadano perimetrate delle aree entro le quali deve essere garantita la conservazione delle specie; ai singoli Stati spetta poi l onere di mettere in atto tutte le procedure per conservare in un buono stato di conservazione tutte le specie. Tali direttive prevedono che, all interno di queste aree, qualsiasi progetto debba essere preventivamente sottoposto a valutazione di incidenza ambientale. Se si arriverà dunque alla vendita di Valle Grotari e alla progettazione vera e propria, questa dovrà passare attraverso la valutazione d incidenza e, parallelamente, a quella di impatto ambientale, che verifica gli effetti su fauna, flora e sull economia, con tanto di analisi sui costi ed i benefici. Ed è in questa procedura spiega il presidente del Wwf che le associazioni e i cittadini potranno dire la loro e mettere in discussione la realizzazione della darsena e degli immobili devastanti. Cosa che non mancheremo di fare. Ovviamente questa battaglia avrà tempi lunghi conclude Pizzutti - ma vogliamo che chi acquisterà quest area sappia che dovrà passare sotto le forche caudine, perché noi non lasceremo nulla di intentato. Boomerang economico Si contestano anche i pretesi benefici che il porto turistico dovrebbe portare alla collettività. L alienazione dell area rischia infatti di trasformarsi in un boomerang economico per il Comune di Marano: come ha fatto notare la consigliera d opposizione Giulia Filippo, per ricreare l ambiente naturale della valle (compensazione pretesa dalla Regione), sono stati individuati i 75 ettari dell area della Muzzanella, per il cui esproprio il Comune rischia di dover sborsare dai 3 ai 4 milioni e mezzo di euro, contro i 2,6 che otterrebbe dalla vendita di Valle Grotari. Che senso ha ha commentato la Filippo distruggere un sito popolato gratis da tante specie di uccelli, sperando che poi si spostino a così caro prezzo?. Lisa Peratoner Airone cenerino (foto C. Guzzon) 7 Konrad aprile 2011 Wwf universitario Trieste. Learn to think green. L idea di creare un gruppo WWF Universitario Trieste è nata lo scorso anno durante le lezioni di diritto ambientale nel corso di laurea in scienze ambientali. Ora il WWF ha una bella sede all interno del Comprensorio universitario di Piazzale Europa. Fondamentale è stato il contributo di Marta Mancin e Giada Haipel che organizzano le varie attività, corsi e manifestazioni e di alcuni docenti che sostengono e approvano le varie attività. I soci e partecipanti attivi del gruppo universitario sono una decina e molti sono gli studenti simpatizzanti e interessati alle tematiche dell associazione. Il gruppo si è presentato all inizio dell anno accademico al Welcome Day dell Ateneo con un banchetto. è stata organizzata una conferenza sul recente fenomeno del flash mob e un primo corso, In natura. Gli ambienti naturali diventano qualcosa di concreto per gli studenti grazie alle lezioni sul campo di docenti ed esperti. Questo corso prevede sei lezioni-escursioni: in laguna, in museo, in bosco e in mare. La prima lezione si è svolta l 8 marzo con l uscita all Isola della Cona, dove sono stati affrontati i temi della tutela giuridica delle zone umide con Alessandro Giadrossi ed è seguita una visita guidata della Riserva con l ornitologo Paolo Utmar. I primi di aprile il tema degli usi del mare e della portualità a Trieste prevederà le visite del Museo del Mare e della centrale idrodinamica curate rispettivamente da Marino Vocci e dall arch. Andrea Benedetti. L identificazione della fauna e della microfauna con Nicola Bressi, il riconoscimento della flora con il professor Livio Poldini e le caratteristiche dei suoli della provincia di Trieste con il geologo Bruno Grego accompagneranno i corsisti fino a maggio. I primi di giugno si concluderà questo primo corso con una lezione sulla gestione di una Riserva Marina e un immersione subacquea assieme al biologo Carlo Franzosini. Si sono svolte altre piccole ma significative attività: l organizzazione di una pulizia dimostrativa di Piazzale Europa e la messa a dimora di un Liliodendro nel Parco di San Giovanni, simbolo ufficiale della nascita del gruppo universitario. Alcuni studenti del WWF Universitario collaboreranno anche alla campagna di sensibilizzazione sul consumo sostenibile di prodotti del mare, facente parte del più ampio progetto MedPAN Nord. Il progetto prevede la formazione di gruppi di osservatori del pescato in grado di raccogliere dati sul pescato venduto nelle pescherie rionali, nei punti vendita della grande distribuzione e nel mercato ittico all ingrosso e di valutarne la sostenibilità allo scopo di indirizzare i consumi verso scelte meno impattanti per l ecosistema marino. Il gruppo universitario è presente in web con una propria pagina su Facebook per diffondere le proprie iniziative e dialogare sia con il mondo studentesco sia degli esperti ed è presente anche sul sito-blog del WWF Trieste. Il 13 aprile, presso la sede del WWF Trieste, via Rittmeyer 6, si terrà una conferenza sulle linee guida per la redazione di un bilancio ambientale dell Università di Trieste, tesi di laurea triennale in Scienze Ambientali di Marta Mancin. Verranno illustrate le nozioni principali sul bilancio ambientale, la sua redazione con suggerimenti per ridurre l impatto ambientale dell Ateneo triestino. Gruppo universitario WWF TS L unico negozio a Trieste specializzato in tè spezie, sali, pepe, accessori per il tè e tanto altro via del Monte 1 Trieste facebook teatime trieste

8 La scomparsa o la disperazione? Serge Latouche alla festa della decrescita a Trieste Nel tempio di Apollo a Delfi, accanto al celebre detto conosci te stesso, se ne trova scolpito un altro: nulla di troppo, che condensa i principi del mondo classico, basato sulla misura e sulla conseguente condanna della violazione dei limiti. L'eccesso è considerato il maggior pericolo per l'uomo, che cedendo al suo fascino cade nell'accecamento, in virtù del quale egli compie azioni autodistruttive. Pur non essendo un catastrofista, Serge Latouche, economista e filosofo francese promotore della teoria della decrescita basata sulle otto R, mette in guardia l'intera umanità: il modello della crescita continua, dottrina assoluta in vigore ormai da decenni, è incompatibile con un pianeta finito. Gli scenari ipotizzati dagli esperti non lasciano grandi margini di speranza al nostro mondo: è un dato oggettivo che le risorse non rinnovabili si stiano esaurendo, e sono evidenti i disastri dell inquinamento e il rischio di una gravissima crisi alimentare in un futuro non lontano, anzi di un'unica crisi, quella della civiltà occidentale. L'umanità ha superato del 40% la capacità di rigenerazione della biosfera, e a velocità terrificante si dirige verso la sesta estinzione di massa (la quinta è quella che ha visto sparire i dinosauri), che al contrario delle precedenti estinzioni vede come vittima lo stesso carnefice: l uomo. Citando la battuta di Woody Allen siamo arrivati all incrocio di due strade, l una porta alla scomparsa della specie umana, l altra porta alla disperazione, Latouche ha esordito nella prima giornata della festa della decrescita con la sua lectio magistralis all'università di Trieste, dopo l introduzione dell altro ospite della giornata, Andrea Segrè, Preside della facoltà di Agraria all'università di Bologna. La decrescita non è un nuovo modello economico, ma uno slogan provocatorio per indicare la necessità e l'urgenza di uscire dal governo dell economia, dalla religione della crescita, e riscoprire i valori sociali. Un opzione felice, visto che i piccoli aggiustamenti previsti, ognuno di noi può metterli in atto senza soffrire, perché non si sono create dipendenze. Decrescita quindi non come diminuzione di beni e servizi ma come ripensamento e riorganizzazione della produzione e del consumo, incentivando, ad esempio, i beni ottenuti con l autoproduzione o con scambi non mercantili, le merci prodotte localmente, le merci pensate per una lunga durata e per essere facilmente riciclate alla fine del loro ciclo d uso. Ciò porterebbe a ridimensionare i bisogni indotti dalla moda e dalla pubblicità, che inducono a comprare sempre nuovi capi, anche se quelli che abbiamo svolgono ancora appieno il loro dovere, diminuire l'orario di lavoro per permettere ai singoli di autoprodurre alcuni beni e di curare le relazioni umane e i rapporti di comunità, all'interno della quale possono avvenire degli scambi di beni e servizi. Latouche si autodefinisce obiettore della crescita e propone di riflettere sui nostri stili di vita e sui comportamenti quotidiani che, troppo spesso senza rendercene conto, hanno un impatto notevole sul sistema globale. Le nostre azioni possono portare ad un nuovo mondo, oppure alla sua fine. Ruolo fondamentale ricopre il calcolo dell'impronta ecologica, cioè il peso del nostro modo di vivere sull'ecosistema, sul nostro mondo. Le otto R di Latouche (rivalutare, 8 Konrad aprile 2011 riconcettualizzare, ristrutturare, rilocalizzare, ridistribuire, ridurre, riutilizzare, riciclare) sono cambiamenti interdipendenti, che insieme possono far nascere una nuova società nella quale sentirsi di nuovo cittadini e non solo più consumatori. La nona R è la resistenza: far guerra alla guerra che sta distruggendo tutto e tutti, per non sprecare oltre alle risorse naturali anche le nostre vite. Ciò che si vuol far crescere in maniera esponenziale è la qualità della vita, ma il programma da realizzare è diverso in ogni Paese per adeguarsi ad ogni società, e ognuno a livello individuale dovrà farlo proprio. Latouche spiega che un economia di crescita infinita, il crescere per crescere, il consumare per consumare, significa solo produrre rifiuti, inquinamento, esaurire le risorse. Tra il 2007 e il 2008 abbiamo imboccato la via della disperazione, diventando così una società di "crescita senza crescita". Mentre il destino dell'uomo è di essere felice. Auspicando che "l'umanità faccia una buona scelta", Latouche anticipa che non sarà possibile evitare la catastrofe ecologica ed economica, perché già in atto, ma la si può limitare e impedire l autodistruzione della nostra specie, puntando alla decrescita per crescere, poiché alcuni studi dimostrano che dopo una certa soglia di reddito non vi è più alcun incremento della felicità in quanto ne rimettono i rapporti umani, fondamentali per la nostra specie, e afferma Serge Latouche che la nostra società dei consumi è il risultato dell'insoddisfazione, non della felicità". Latouche ironizza poi dicendo che bisognerebbe per certi aspetti tornare all'età della pietra, anzi più indietro ancora, a quando la gente preferiva fare l amore invece che la guerra, dove si lavorava di meno per lavorare tutti : lavorare un paio d ore giusto per procurarsi gli elementi necessari alla sopravvivenza, per poi dedicarsi all ozio, al piacere, ai rapporti sociali, visto che l amore e l amicizia creano molta più felicità dell'ultimo modello di cellulare o di auto. Ingannevolmente, eco è un prefisso costante, soprattutto nella pubblicità, utilizzato per tutto ciò che ha maggior impatto ambientale ed economico (le automobili sono un classico esempio), e si colora di verde, anzi di green l economia, il lavoro, l energia, il cibo come se un prefisso colorato potesse veramente farci cambiare il mondo con una pennellata: una pura e semplice illusione ottica. Eppure il nuovo eco-mondo già esiste, basta solo saperlo cercare e vedere. Una miriade di pratiche ed esperienze, di movimenti, di azioni, di teorie che vanno tutte nella stessa direzione: la frugalità come condizione dell'abbondanza. Piccole nicchie tanto pronte a moltiplicarsi quanto a rischio di estinzione. Un mondo-eco capace di prendere un termine negativo come lo spreco e scomporlo in spr e + eco, per una società dove abbastanza non è mai troppo. Un mondo capace di sostituire quando serve il denaro col donare e non soltanto perché si tratta di un anagramma. Con l ambizione che l eco-verde virtuale si propaghi con grande eco in eco-reale, anche attraverso le proposte per il cambiamento uscite dagli otto laboratori sulle buone pratiche, presentate sabato 12 marzo da numerose associazioni locali nella quarta edizione della festa della decrescita felice a Trieste. Un evento che ha avuto un buon risalto sui media locali e ha visto intervenire lo stesso Latouche in due affollatissimi incontri svoltisi negli snodi cruciali per il cambiamento: scuola e università. Giada Haipel e Marta Mancin Per approfondire si consigliano i seguenti volumi di Serge Latouche: "Come si esce dalla società dei consumi - Corsi e percorsi della decrescita" ed. Bollati Boringhieri (2010) La scommessa della decrescita ed. Feltrinelli (2009) Breve trattato sulla decrescita serena ed. Bollati Boringhieri (2008)

9 9 Konrad aprile 2011 Microalghe fotografate al microscopio elettronico Biocombustibli da microalghe Una prospettiva fitoenergetica che non sottrae territorio all agricoltura Secondo i dati del Comitato Intergovernativo sul Mutamento Climatico (Intergovernamental Panel on Climate Change - Ipcc) la temperatura media del pianeta, nel corso del XX secolo è aumentata di 0,6 C, in Europa l incremento è di 0,9 C. Le proiezioni per il futuro sono particolarmente allarmanti, visto che gli effetti sono già percepibili (un chiaro esempio è offerto dalle compagnie di assicurazione, che aumentano i premi relativamente ai disastri naturali). Sulla causa gran parte della comunità scientifica internazionale concorda: l effetto serra è prodotto dall incremento dei gas climalteranti nell atmosfera, ovvero tutti i gas CO 2 equivalenti. È quindi abbastanza ovvio che una riduzione delle emissioni di anidride carbonica (CO 2 ) e, ancora meglio, una diminuzione della sua concentrazione atmosferica, potrebbe rallentare il fenomeno, forse arrestarlo e gradualmente anche ridurlo. Quali biomasse per un energia davvero pulita? Poiché le piante terrestri, quelle marine, le alghe e il fitoplancton sono assorbitori del principale gas serra con la fotosintesi clorofilliana, in particolare, e comunque in tutti i bioprocessi che portano ad un aumento della biomassa verde vivente, per la trasformazione di CO 2 in vari e complessi prodotti organici, è ovvio che un incremento quantitativo di tale biomassa dovrebbe condurre a un assorbimento di CO 2. Se viene combusta la biomassa verde per produrre energia si ritiene che il bilancio fra CO 2 catturata nella fotosintesi e quella sviluppata direttamente nella combustione, dovrebbe portare a un bilancio zero del gas serra in atmosfera. Una strada indiretta, che permette di recuperare altre forme di energia oltre a quella termica, è quella di trasformare la biomassa vegetale in biocarburanti, da utilizzare al posto dei derivati dal petrolio. Un bilancio ambientale ed energetico di tali processi dovrebbe essere svolto su ogni tipo di filiera agroenergetica, per avere un quadro preciso degli impatti, non solo locali ma nel contesto globale, poiché spesso si dedicano allo sfruttamento energetico piante che sono invece utilizzabili a scopo alimentare. L agroenergia è invece un interessante settore di ricerca e sviluppo e di realizzazione nell ambito delle risorse rinnovabili quando si utilizzano gli scarti agricoli, i residui forestali, l umido organico, i depositi macroalgali etc. per la produzione di biogas e di biocarburanti. L utilizzo delle microalghe Un settore innovativo (fitoenergia di terza generazione) è la coltivazione in bioreattori di ceppi di microalghe (fitoplancton marino o di acqua dolce, dimensioni di micron). I bioreattori possono essere di vario tipo: il più interessante per il basso consumo di suolo è costituito da cilindri verticali del diametro di 30 cm (non sono utili diametri maggiori per favorire la penetrazione della luce nella sospensione acquosa della biomassa) alti 6-8 m. All interno viene insufflata anidride carbonica. I cilindri sono ovviamente trasparenti, per permettere la fotosintesi (l illuminazione può essere naturale con collettori solari, o artificiale, nel qual caso nel bilancio energetico va conteggiato questo apporto) e la crescita della biomassa algale: la CO 2 diventa materia organica vivente (0,4 kg per kg di CO 2 ). A seconda del ceppo utilizzato si ha una diversa velocità di generazione, ma grosso modo la biomassa raddoppia in 24 ore. I fotobioreattori sono operativi a C e possono funzione in batch (a stadi), ovvero quando la crescita della biomassa sta entrando in fase stazionaria, i bioreattori vengono svuotati e il ciclo produttivo ricomincia. Un alternativa è la produzione in continuo del tipo CSTR (continuous stirred tank reactor), in reattori mescolati, in cui a un flusso d entrata corrisponde un flusso d uscita. Entrano CO 2 e nutrienti che permettono l alimentazione delle microalghe ed esce la biomassa insieme all ossigeno strippato, prodotto dalla fotosintesi. La biomassa recuperata va essiccata e sottoposta a spremitura per recuperare i lipidi contenuti. Successivi cicli di lavorazione possono permettere il recupero di altre sostanze utili, addirittura silicio per le nanotecnologie e omega-3. I ceppi vengono selezionati per l elevato contenuto di trigliceridi (fino al 70-80% sul peso secco, il che corrisponde da oltre 30 fino a 100 volte la produttività della piante oleaginose impiegate nell agroenergia di prima generazione come il mais, la soia, il girasole, la palma: se si misura la produttività per ettaro di territorio occupato, le microalghe battono le piante oleaginose per ad 1!). Normalmente i lipidi trigliceridi ottenuti sono sottoposti alla transesterificazione, sostituendo la glicerina con alcool metilico od etilico, ed eventualmente all idrogenazione, migliorando le caratteristiche tecniche del biocarburante. L alcool può essere ricavato, in ciclo locale, dalla fermentazione della biomassa residua, dalla cui digestione anaerobica è possibile ottenere anche biogas con elevato contenuto di metano. Come nutrienti si possono utilizzare i reflui degli impianti di depurazione ricchi di azoto e fosforo, necessari per la crescita della biomassa microalgale. La CO 2 può essere fornita da un vicino impianto in cui sono attivi processi termici (cosa normale in gran parte degli stabilimenti industriali). I biocarburanti possono essere impiegati per far funzionare una centrale termoelettrica, e così l anidride carbonica prodotta chiude un ciclo locale di flussi in entrata e in uscita con impatto praticamente nullo sul global warming. Vi sono altri aspetti interessanti. Il biodiesel comporta emissioni più basse dei combustibili di origine fossile: il contenuto di polveri fini è la metà e quello di idrocarburi policiclici meno del 20%, perché nel biodiesel sono assenti molecole di idrocarburi aromatici; sono leggermente più alti gli ossidi di azoto, che possono però essere controllati facilmente (conversione catalitica), inoltre il biodiesel è facilmente biodegradabile (98% in poche settimane). Impianti a microalghe crescono La tecnologia delle microalghe vede un impianto pilota frutto della joinventure fra Autorità portuale di Venezia e Enalg (una nuova società italiana che sfrutta un brevetto della spagnola Biofuel System) a Venezia sull isola di Pellestrina, che produrrà energia elettrica (fino a 50 MW) in ambito portuale, da fornire alle navi in sosta presso i moli in modo da ridurre l inquinamento dei motori navali. Sono coinvolte in attività di studio e sperimentazione anche l EniTecnologie in collaborazione con il Dipartimento dell energia degli USA (presso l Università del New Hampshire è da tempo attivo un gruppo di lavoro sul biodiesel), l Enea e multinazionali energetiche come la Shell, la Exxon, la Chevron, la Texano, la E.On. Stanno nascendo nuove società come la Shamash francese e la Petro Sun Biofuels Refing americana. Un esempio di Green Economy e di Green Jobs applicabile forse anche a Trieste? Meditate gente, meditate. Bioreattori per la produzione di microalghe Lino Santoro

10 Nel ritmo dei versi Intervista a Paolo Rumiz sul suo audiolibro di prossima uscita Rumiz non lo presento, lo conoscete. Prima di riportare parte del nostro colloquio imperniato sul suo ultimo libro, La cotogna di Istanbul, un racconto scritto che vuole essere orale (a provarlo è la scelta di scriverlo in endecasillabi e di averne fatto un audiolibro) devo esplicitare due cose (che mi fanno iniziare dalla fine della nostra conversazione). La prima è il riscontro di un importante ovvietà: Rumiz, già eravamo in strada per separarci, mi disse: Le più bele cose le vien a microfono spento, quando xe tuti rilasadi, e ciò è condivisibile e pienamente umano. La seconda è un po un indizio della sua personalità: appena usciti dal suo ufficio stava per dimenticarsi di chiuderlo e, nella ricerca delle chiavi, ha imprecato: No go mai soportà le ciave! Me sero fora de casa dieci giorni al mese. Gli risposi che era concettualmente positivo, e ci capimmo. E allora compagno, eccoci. Innanzitutto, ti faccio i complimenti per il libro e soprattutto per il coraggio dimostrato, in quanto scrivere in endecasillabi è una cosa piuttosto coraggiosa è mettersi un po in discussione. Ma perché neanche una rima? [ ] Allora, no, rima no; magari non so, verrà tra qualche anno, mah perché se uno non ha molta pratica di verso, rischia di fare cantilena, invece abbinare il verso con la scioltezza del discorso normale vanifica questo pericolo. Anche se ogni tanto cade nell assonanza, e quello è piacevole. Sì, sì, ogni tanto faccio delle assonanze, sicuro. [ ] La prima cosa fondamentale è che il verso è stato scelto perché assomiglia ai racconti del nonno ai bambini, o della nonna ai bambini; l andatura, diciamo, la metrica del verso molto rotonda è stata riattivata in qualche modo dal mio viaggiare: a furia di sentire il ritmo sincopato dei treni e a furia di camminare o di muovermi in bicicletta, quella che è la naturalezza del nostro essere un animale versificante, diciamo, è venuta fuori. Questi versi nascono dal cammino battito del cuore respiro; e così, siccome volevo scrivere una cosa che fosse il più vicino possibile al racconto orale, è stato fatale arrivare a questo. Punto, questa è la spiegazione. Naturale quasi. Sì, sì. [ ] Ecco, potremmo parlare proprio di questa edizione/riscrittura completa che uscirà attraverso un audiolibro (che penso sarà nelle librerie a partire dai primi di maggio): per tanti motivi ho dovuto riscrivere questa cosa. Il primo motivo è perché mi sono oggettivamente reso conto che questa cosa era scritta, ed ero ancora un apprendista del verso: ho fatto una marea di errori, ci sono molti spigoli nell andatura del racconto ma, dopo questi settemila versi, avevo ormai preso una certa pratica, per cui molti che avevo già scritto mi sono sembrati poco digeribili, e li ho ripuliti. Il secondo motivo è che in qualche modo non riuscivo a staccarmi da una cosa che mi aveva fatto vivere in modo straordinario: scrivere questo libro in versi mi ha dato una pace interiore che nessun libro precedente mi aveva dato, perché il verso è una cosa di cui l uomo non a caso i versi esistono da sempre ha bisogno per vivere meglio, per dormire meglio, per ammalarsi di meno, per Come la musica. Beh, la musica ha un valore terapeutico immenso, e quindi c era questo, la difficoltà di staccarmi da un opera che mi aveva fatto bene, che mi aveva fatto crescere anche, che mi aveva dato un bell equilibrio: ero un po come la tela di Penelope, continuavo a farla per non dover dire che era finita. E poi il terzo motivo, molto più banale: siccome questo in realtà non è un libro scritto ma è un racconto orale travestito, come tutti i racconti orali è soggetto a modifiche continue Io mi sono messo d accordo con l editore che nessuna edizione sarà uguale alla precedente, proprio per dare questo senso. Ha acconsentito? Sì. Dio, se non mi conoscessero da tanto tempo, mi avrebbero mandato in malora, ma, siccome sanno che ho un plotone di lettori affezionati, hanno accettato il rischio. In questo audiolibro che uscirà, ci saranno anche delle musiche, mi sembra. Sì, sarà diviso in due parti e avrà una vita completamente separata dal libro, anzi direi quasi che l audiolibro è più importante del libro perché questo è un racconto che devi sentire oralmente, altrimenti non lo capisci fino in fondo. [ ] Sarà un audiolibro Feltrinelli diverso da quelli precedenti. Primo, perché sarà letto un testo molto diverso da quello del libro originale. Secondo, perché sarà letto da due persone non da una, cioè Moni Ovadia e me. Terzo, perché avrà dei 10 Konrad aprile 2011 siparietti musicali non tratti da musiche già esistenti, ma composti apposta dalla Cotogna, anzi, generati dalla Cotogna, per mano del compositore triestino Alfredo Lacosegliaz. Queste musiche di separazione tra un capitolo e l altro hanno generato a loro volta dei pezzi musicali completi che, e questa è l ulteriore novità dell audiolibro, avranno in allegato anche un cd con le musiche complete. Quindi ci saranno due cd, uno parlato e uno musicale. [ ] Dunque, la persona che canta di più, e che interpreta in modo assolutamente superlativo, direi difficilmente eguagliabile, è Ornella Serafini: è una che ha molta pratica con le musiche di Lacosegliaz, e poi ha anche capacità di interpretare l anima slava molto bene. Poi ci sarà Vinicio Capossela, che ha fatto una specie di vaticinio monocorde sulla Cotogna, raccontando come la parola sevdah diventa la nera bile [ ], facendone, in sostanza, il periplo della parola. Quello su cui Max [uno dei personaggi della storia] riflette. Certo. Poi ci sarà una breve introduzione di Giuseppe Cederna. Il tema centrale della Cotogna, quindi la musica originale della Cotogna, sarà suonato assolo, senza nessun accompagnamento, da Mario Brunello, violoncellista. Ci sarà anche una piccola canzone turca che è la canzone dell assenza, la stessa che chiude un po il libro, cantata [ ] da un attrice turca in modo magnifico, anche questo senza accompagnamento. [ ] è stata un po una corsa, diciamo, di persone che, dopo aver letto il libro, hanno voluto in qualche modo esserci nella storia, come se fosse una, veramente, confraternita [riferimento a un fatto raccontato verso il finale della Cotogna], tra cui, per esempio, Federica Lotti, che [ ] si è intromessa in una delle più belle canzoni, La canzone di Affan, con l ottavino e il flauto traverso. E poi ci sono altri musicisti che hanno suonato dentro. Insomma è un bel lavoro collettivo. Ti blocco un attimo perché hai nominato Affan: lui dice una cosa, e voglio sapere se tu la condividi: [ ] c era un altra cosa ancora:/quella parola pomposa, Europa,/ l Occidente, che invece di capire/l imbroglio nascosto dietro la guerra/a vista d occhio si balcanizzava. Affan è un po il folletto della situazione. Ci sono parecchi personaggi che determinano degli snodi in questa storia, che è popolata di uomini attorno a una sola donna, alla fin fine. E Affan, questo pittore con una certa tendenza all alcol che impastava le macerie ma anche le lingue, beh, dice una cosa che io ho sempre pensato insomma, cioè che di fronte alla Bosnia, lo dimostra anche l ultimo, il caso del generale Divjak [di cui ha parlato recentemente (6 marzo) su Il Piccolo ], l Europa non sa che pesci pigliare, non sa interpretare le cose, non sa distinguere, si muove in modo ipocrita e non capisce che è già infettata da quello che nei Balcani si è manifestato

11 per primo. Quindi, non sapendo guardare i Balcani, non sa neanche guardare sé stessa, proprio è automatico. [ ] Una cosa che devo dire è che il 24 [marzo] esce un altro libro mio che si chiama Il bene ostinato [Feltrinelli]. È un libro sui medici italiani in Africa, e me ne sono occupato per due mesi l anno scorso, così, in vari intervalli del mio lavoro normale. Mi sono occupato di un organizzazione non governativa religiosa, di Padova: mi ha letteralmente folgorato come approccio, efficienza, umanità e continuità nel lavoro: cioè questi sono da sessant anni sulla breccia senza fare una piega. E mi hanno veramente conquistato: mi hanno cercato per vedere se si poteva scrivere di loro. Io mi son trovato di fronte a un mondo unico, che è il mondo, il grande, grandissimo mondo del volontariato italiano, di cui si parla troppo poco ma con in più un quadro organizzativo da far invidia a qualsiasi ministero di questa Italietta allo sfascio. Più volte, lavorando con questa gente, ho avuto la sensazione che se venissero messi loro al posto del Ministero degli Esteri o della Sanità, l Italia funzionerebbe a un altra velocità. Ma quello che mi ha incuriosito di più è stato constatare che le forze più partecipi in questa sfida vengono dagli stessi luoghi dove è più forte la chiusura leghista, soprattutto verso gli stranieri. Quindi, ne è venuta fuori la mappa di un Italia in cui convivono negli stessi 11 Konrad aprile 2011 luoghi, se non nelle stesse famiglie, talvolta anche nella stessa persona, l altruismo più illuminato e la chiusura più becera. Qual è, che mistero c è dietro a tutto questo? La cura è nella malattia. In parte, sì, in parte sì. [ ] Un ultima cosa ti chiedo, che magari è la più banale ma interessante: la genesi della storia saranno, immagino, i tuoi viaggi Di questa storia c è chiaramente la conoscenza con una donna, che ho conosciuto, che mi ha cantato la canzone e poi è morta, e nel giorno in cui è morta io l ho sentita ero a Istanbul e un venditore di cotogne mi è venuto incontro con questo alberello di frutti gialli, che è stata una cosa una coincidenza, se possiamo chiamarla così, pazzesca, che poi non ho avuto pace. Proprio lì ho cominciato a raccontare questa storia perché mi sembrava così incredibile ma a furia di raccontarla si è arricchita di un bel po di dettagli. Ti faccio sentir qualcosa, dai. [Il privilegio che ho avuto nell ascoltare alcuni brani con lui può essere parzialmente distribuito considerando che saranno gli stessi che troverete nell audiolibro di prossima uscita] Riccardo Redivo L'Ipod di Linus Naive. L'ingenuità che si nascondeva sotto il fine strato della sua copertina, forse per scappare dalle cattiverie del mondo. Il piccolo Linus e il suo quadrato di stoffa. La mia generazione, ragazzi del 96, ha trovato il suo nascondiglio dal mondo nell'ipod, come Linus nella coperta. Lo portiamo sempre in tasca come si faceva un tempo con le figurine; è diventato parte di noi fino a diventare un bisogno quotidiano. Ma se per qualche adulto è ancora sconosciuto il motivo di tanto isolamento in questa "grande" tecnologia l'unica risposta che posso dare è l'età. Sto parlando di quell'età dove tutto è ancora da scoprire, tutto è sorprendente e in cui i vecchi genitori sono solo un ostacolo nell'avventurarsi nella realtà. Non c'è più dialogo, né compromessi, le regole e l'autorità di mamma e papà diventano il vero nemico e allora si cerca un nascondiglio dove non si possano sentire le loro assillanti prediche, le loro lagne. Siamo giovani e quale arte meglio della musica può capirci davvero: tra le sue braccia ci sarà sempre conforto. Ecco la spiegazione dell'ipod, ecco perché ne siamo così dipendenti. Honoré de Balzac diceva: La gioventù non osa guardarsi allo specchio della coscienza quando precipita dalla parte dell ingiustizia, mentre l età matura vi si è già specchiata: qui sta tutta la differenza fra queste due fasi della vita. Ho sempre trovato una grande verità in queste parole. Quando un adulto ci osserva, criticando le nostre scelte, denigrando i nostri errori si dimentica di quando anche esso aveva sbagliato. La mamma che dice alla figlia: "Quel ragazzo non è giusto per te" ha perso il ricordo dei baci segreti e proibiti che anche lei aveva donato a qualche labbra. A volte sarebbe bello un dialogo maggiore tra genitore e figlio, ma infondo è giusto così, ci sarà sempre quel periodo nella vita dove i figli non capiscono i genitori e l'incontrario, ma fa parte del ciclo. A volte mi farebbe comodo un libro delle istruzione per farmi capire meglio da mio padre e da mia madre, ma purtroppo, o per fortuna, non esiste e non esisterà mai. Chi è giovane non pensa ad invecchiare, forse è per questo che a volte, le nuove generazioni, sono così spericolate e strafottenti, ma oltre a, giustamente, castigare bisogna cercare di capire i nostri sbagli, in quanto anche il più vecchio ramo del mondo è stato prima una gemma. Il nostro ipod è temporaneo, non preoccupatevi genitori, appena vedremo che non possiamo sempre farcela solo ed esclusivamente da soli vi verremo a cercare; non lasciateci guardare il mondo da sotto una campana di vetro né lasciateci abbandonati perché abbiamo bisogno di voi. L'ipod passerà e appena noteremo che il mondo ha una musica più bella senza le cuffie potremo tornare a parlare liberamente, senza urla e strilla, ma con più maturità. E allora capirete che la nostra generazione ha raggiunto il vostro futuro e che presto, una nuova nascerà, piena degli stessi bambini, degli stessi ragazzi che erano in voi e che lo sono tuttora. La coperta di Linus si trasformerà in un nostalgico ricordo e così sarà anche per l'ipod. Beatrice Achille

12 Libri Ogni giorno muore un angelo 12 Konrad aprile 2011 Permettetemi una confidenza: io scrivo racconti brevi, talvolta brevissimi. A chi mi chiede perché, dico che mi piace la loro luce improvvisa, traumatica. Un racconto breve è come un flash fotografico che toglie l oggetto dal buio e al buio subito lo restituisce. Ma ahimè, la verità è anche un altra... Mi è tremendamente duro reggere il lavoro di un romanzo. Occorre pazienza, rigore, costanza, memoria, sacrificio, amore totale per quello che si va scrivendo e che forse porterà via mesi, anni, della propria vita. Sere e stagioni dedicate a quella cosa sola. Difficile, davvero. Ed è per questo che ogni volta che scopro un autore che, alla sua prima prova, riesce a tenere Ogni giorno muore un angelo Antonio Di Gregoli 25, pagine 2002, Armando Siciliano Editore Il prezzo può apparire eccessivo, per un'opera prima, in brossura. Si consideri però che parte del ricavato va in beneficenza (all'associazione ONLUS A.E.P. Amici dell'ematologia di Pavia). salde le redini di un opera lunghissima e articolata, resto stupefatta e ammirata. È il caso di questo romanzo di Antonio Di Gregoli. Uscito qualche anno fa, Ogni giorno muore un angelo narra le vicende di Alan e Laura, fratello e sorella, e di tutto un universo che ruota loro attorno nella Georgia del XIX secolo. Una società in profondissimo mutamento, tra schiavismo e guerra di Secessione. Un grande affresco storico ed umano. Laura, se vogliamo, è il filo conduttore. Il romanzo la segue da quando ha tre anni fino a quando ne avrà ventisei. Ma sarebbe sbagliato definirla protagonista. Non ci sono protagonisti e non ci sono figure minori. Ogni personaggio è scolpito abilmente e con sensibilità al pari degli altri. E il romanzo sembra un fiume (a volte placido, a volte tumultuoso) in cui ogni goccia d acqua è preziosa, ogni individuo essenziale, ogni dettaglio utile. Edward M. Forster, nel suo delizioso saggio Aspetti del romanzo, distingueva tra personaggi delineati a semplice contorno, piatti, senza vita, tagliati attorno ad un unica idea fissa o qualità, senza sentimenti profondi; e personaggi modellati, a tutto tondo, corposi, ricchi di sfumature e cambi d umore, palpitanti di sofferenza rabbia o felicità. Mentre i primi sono vuoti, meramente fini alla storia, funzionali ma sterili, è soltanto grazie ai secondi che il miracolo del romanzo può compiersi. Quel miracolo che rende possibile che una persona, libro in mano, si perda e si specchi in un altro mondo, in un altro tempo; quell incantesimo folle secondo il quale leggere è anche, appassionatamente, vivere. Ebbene, i molti personaggi di Ogni giorno muore un angelo appartengono - tutti, anche quello che compare più fugacemente - alla categoria dei secondi. Li incontriamo fisicamente, come fatti di carne, e come amici perduti li ricorderemo per sempre. Di Gregoli (che nella vita è funzionario di Polizia) è appassionato di storia. Abbastanza ovvio quindi che, al momento di mettersi a scrivere, si sia fatto accompagnare dall altra sua passione. Ho scelto lo scenario dell America della seconda metà dell Ottocento, della Guerra di Secessione in particolare, un periodo sul quale mi sento più preparato e su cui ho voluto aprire una finestra per il lettore. Ma al di là del contesto storico, il messaggio è che le guerre, tutte le guerre, quelle di ieri o di oggi, sono orribili, devastanti, trascinano con sé un carico di vittime innocenti. Ma come è nata la passione per la scrittura? Ho iniziato per caso. Mi sono messo al computer e ho buttato giù una pagina. Il risultato mi è piaciuto, ci ho preso gusto e ho proseguito giorno dopo giorno, fino ad accumulare 500 pagine. E si tratta, credetemi, di pagine vere. Basta fare un giro in libreria, sfogliare qualche best-seller furbescamente confezionato, per rendersi conto che spesso il numero di pagine è gonfiato, dallo stesso autore che inserisce nella trama digressioni del tutto inutili, e da editori altrettanto astuti che impaginano il romanzetto iniettandoci spazi bianchi a sinistra a destra di sopra e di sotto. Non è questo il caso... Le 500 pagine di Di Gregoli sono tutte dense e assolutamente necessarie. Non potrebbe esser tolto un rigo senza recare danno al perfetto equilibrio della vicenda. L unico commento sfavorevole, spiace dirlo, riguarda l editore, Armando Siciliano, che non ha curato bene né l editing né la distribuzione. Auguro sinceramente a questo romanzo di trovare un altro editore che lo sostenga e lo valorizzi come merita. Luisella Pacco fisioforma studio Nel centro di Trieste, al numero 2 di Galleria Fenice si trova fisioforma studio, una confortevole e climatizzata palestra dove trovare il benessere del corpo, della mente e dello spirito praticando le tecniche del GYROTONIC e del GYROKINESIS. Queste metodologie si basano su un sistema di esercizi che migliorano la funzionalità dell'intero organismo agendo con movimenti bidimensionali e tridimensionali su ogni articolazione tramite una resistenza costante, senza creare compressione al loro interno, rinforzando in modo naturale legamenti e tendini, e sviluppando la muscolatura soprattutto quella più profonda. Queste discipline psico-fisiche aiutano a sviluppare flessibilità, forza e dinamismo. Una speciale attenzione è prestata all'aumento delle capacità funzionali della colonna vertebrale che diviene meno predisposta agli infortuni. Nel centro fisioforma studio il GYROTONIC training, in lezioni individuali, si avvale dell'ausilio di apparecchiature specifiche per il rispetto del movimento, mentre il GYROKINESIS training viene eseguito a corpo libero in gruppi di massimo 8 partecipanti. Le lezioni individuali sono personalizzate ed il training è indicato, oltre che a tutti, agli sportivi, agli anziani, ai ballerini ed ai musicisti. In armonia con i valori del centro fisioforma studio per benessere del fisico, della mente e dello spirito inoltre si propongono i corsi collettivi slides e no stress basati sullo sviluppo dell'elasticità, della libertà di movimento e della propriocezione per una mente più serena e più controllata, un emotività più stabile e più equilibrata, un atteggiamento verso la vita più gioioso, più consapevole e responsabile nel relax più profondo. spazio a cura dell inserzionista

13 13 Konrad aprile 2011 Veduta aerea di Coral Castle, una moderna Stonehenge costruita da un uomo solo. Si tratta di circa tonnellate di roccia calcarea Prima fiaba, primo sogno. C era una volta un giovane taglialegna che era innamorato di una ragazza, che divenne la sua promessa sposa. Tutto andò liscio finché come in ogni fiaba che si rispetti non sopraggiunse l inevitabile ma. La ragazza, più giovane di lui, decise di lasciarlo proprio il giorno prima del matrimonio. Indecisione, capriccio, ripensamento: nessuno saprà mai la verità. O forse, molto semplicemente, la ragazza sentiva che il giovane taglialegna non l avrebbe resa felice: era troppo chiuso, troppo strano per i suoi gusti. Il ragazzo, avvilito e disperato, andò a cercare fortuna altrove. Giunse così in terre lontane e fredde, dove si immerse nel lavoro per dimenticare le sue sventure. Tanto fece che si ammalò, e così se ne andò verso sud, dirigendosi verso luoghi più adatti alla sua salute. Finalmente trovò un paesino che faceva per lui: un posto caldo e senza troppa gente, tra l altro perfetto per il progetto che aveva in mente. Sì, perché l umile taglialegna aveva un sogno: riconquistare la sua ragazza, a qualunque costo. Per fare questo avrebbe dedicato anima e corpo a un impresa talmente grande, talmente folle da sembrare impossibile. Piccolo e magro ma ricco di ingegno cominciò a tagliare e a scolpire enormi blocchi di pietra. Più erano grandi e più era contento, perché solo così la sua impresa sarebbe apparsa davvero stupefacente. Passò molti anni della sua vita, tutto solo, facendo il taglialegna di giorno e lavorando nel tempo libero, compresa la notte, scolpendo e spostando le immani pietre per riconquistare il cuore della sua amata, che sperava non fosse altrettanto di pietra. Fra il vicinato correva voce che il giovane fosse dotato di misteriosi poteri, o che lo aiutassero gli spiriti, tanto sembrava impossibile che un piccolo uomo come lui potesse realizzare un opera così stupefacente. Una torre, colossali raffigurazioni della luna e dei pianeti, archi di pietra degni di un gigante e come porta d ingresso al singolare giardino di pietre un immane roccia realizzata con tale maestria che si apriva con un dito... Eppure il taglialegna non possedeva alcun potere magico, se non quello della determinazione e dell amore. Un giorno, molto tempo dopo, così come se ne era venuto, il taglialegna se ne andò, questa volta per sempre, e nessuno lo rivide mai più. Rimasero, mute testimoni della sua passione e della sua tenacia, le sue enormi architetture di pietra. Seconda fiaba, secondo sogno. C era una volta un postino, figlio di un panettiere. Un giorno, dopo aver consegnato la posta, cammina che ti cammina giunse a un fiume. Nel fiume lo aspettava da millenni un ciottolo dalla forma singolare. Il giovane lo raccolse quasi senza pensarci. Come una folgore un idea illuminò la sua mente, e si riempì le tasche di sassi. Così fece l indomani e nei giorni che seguirono, finché non decise di prendere in prestito una carriola. Cataste di pietre si accumulavano nel suo giardino, ma non bastavano ancora: il suo sogno era più grande di qualunque mucchio di sassi avesse mai visto. Lui, di umili origini, si sarebbe costruito un palazzo più ricco e sontuoso di qualunque re. Pietra su pietra, mattone su mattone, statua su statua, il palazzo avrebbe preso forma. Poco importava se i tempi sarebbero stati lunghissimi e il lavoro molto duro: non c era nessuna fretta, e, come tutti sanno, nelle fiabe il tempo non esiste, scorre a modo suo, cent anni possono essere un giorno e un giorno cent anni. Nessun architetto, nessun ingegnere, nessun operaio. Il postino non poteva permettersi nulla di tutto questo, e nemmeno gli interessava. Gli bastava osservare le illustrazioni delle cartoline che continuava a consegnare, per trovare ispirazione in quello Particolare di Coral Castle : l angolo dedicato alla luna e ai pianeti. Ci sono anche un quadrante solare e un telescopio, formato da due obelischi allineati in direzione della Stella Polare Credere alle fiabe Il palazzo ideale costruito da Ferdinand Cheval. Non basterebbero cinquanta foto per rendere giustizia a quest opera, tale è la sua complessità e la sua ricchezza di particolari. Ricorda molto la celebre Sagrada Familia di Gaudì che stava costruendo. Un po di Egitto, un po di Oriente, un pizzico di Europa... il mondo era pieno di sfingi e cattedrali, templi, palazzi e colossi di pietra. Il postino desiderava che il palazzo dei suoi sogni fosse qualcosa di unico, di mai visto prima, e per questo avrebbe contenuto in sé tutte le architetture mai costruite dagli esseri umani. Il palazzo fu terminato in un giorno solo del tempo delle fiabe, ovvero trentatré anni del tempo normale. Il postino ne fu soddisfatto, e visse felice e contento fino alla fine dei suoi giorni. Terminate queste due brevi fiabe, posso rivelarvi un piccolo segreto: sono storie autentiche. Il taglialegna era un tale Edward Leedskalnin ( ), originario della Lettonia. Dopo essere stato lasciato dalla fidanzata, emigrò in Canada prima e in California dopo, a Homestead, presso Florida City, dove realizzò il suo Rock Gate Party, ora ribattezzato Coral Castle. (Per ulteriori notizie: Il postino era il francese Ferdinand Cheval ( ). Il suo palais idéal si può tuttora visitare nella cittadina di Hauterives, e dopo un recente restauro è divenuto meta turistica e sede di eventi artistici e musicali. (Se volete saperne di più: Morale della favola? Beh, non venite a dirmi che non avete la vostra Stonehenge o la vostra Tenochtitlàn personale nel cassetto. Ovviamente dobbiamo tenere conto della burocrazia e del piano regolatore, e del resto non so se al mondo ci sia posto per 6 miliardi di palazzi ideali. Non so nemmeno se a tutti noi importi ricevere l Oscar o il Nobel, e finire nella hit parade o sul Guinness dei Primati. Una grande impresa può essere quella di scalare il K2 in solitaria, come anche realizzare la migliore torta di mele del vicinato. La grande impresa che vi propongo di compiere ora è di liberare tutti gli oggetti, gli strumenti e le idee che teniamo indebitamente in ostaggio: fuori quindi le penne dagli astucci, le tavolozze dai cassetti e i violini dagli armadi. Tutte cose che abbiamo usato sì e no un paio di volte, e poi abbiamo accantonato magari per paura di rovinarle (!). Invece le cose sono nate per essere adoperate e consumate senza ritegno. Anche i sogni e i progetti devono volare liberi, e non restare tenuti in cattività dentro un dimenticatoio. Qualunque sia la nostra abilità e il nostro talento, fosse anche semplicemente quello di vivere, l importante è, come diceva un vecchio obnauta di mia conoscenza, non lasciare la Ferrari in garage. E non importa se non diventeremo mai ricchi né famosi: poter vivere la propria fiaba è di per sé una ricompensa. Francesco Gizdic Erboristeria Antichi Segreti di Raffaela Ruju Erborista Diplomata Vasto assortimento di Piante officinali Tisane - Infusi di frutta - Spezie da tutto il mondo Estratti Vegetali - Integratori alimentari - Oli essenziali Argille - Cosmesi naturali - Detergenti ecologici Viale R. Sanzio 5/1 - Trieste - Tel

14 IL BOMBARDAMENTO DI DRESDA ED IL TEMPO 14 Konrad aprile 2011 Fra pochi giorni, il 10 aprile, ricorrerà il quarto anniversario della partenza di Kurt Vonnegut per il pianeta dove, si dice, abbiano residenza Jimi Hendrix, Jim Morrison ed Elvis Presley. Bisogna dire che ricordare in un anniversario uno come K(urt) V(onnegut), probabilmente lo offenderebbe. Lui ti direbbe che la sua partenza esiste dalla nascita del tempo e si estenderà sino alla sua eventuale cessazione. Come del resto il suo arrivo, o un fatto qualunque (andare a far compere, scrivere un romanzo, pestarsi l alluce su uno spigolo, ecc.), accaduto durante la sua temporanea permanenza sulla Terra. E come qualsiasi momento per chiunque o qualunque cosa. Il tempo per KV, ed anche per Parmenide (e vuoi che i greci non l avessero già pensata?), non è una sequenza di unità che chiamiamo ore o secondi o eoni, ma assomiglia ad un terreno stratificato. Gli strati sono gli attimi che noi attraversiamo verticalmente, ma che lateralmente si estendono a destra e manca sino a dove nessuno lo sa, ma comunque sempre uguali a se stessi. Platone pensava che il tempo fosse l immagine mobile dell eternità. Un ossimoro, ma adatto alla circostanza. Nel romanzo Cronosisma KV mette in campo le conseguenze di una tale concezione del tempo. Un terremoto temporale, porta il mondo dieci anni indietro. Fate conto dai tristi novanta ai non allegri ottanta. Ebbene tutti e tutto, uomini, nuvole, formiche, comete e farfalle rifanno, o rifaranno, esattamente quello che avevano già fatto nei dieci anni trascorsi prima del sisma. Rifacimento della dissoluzione della Jugoslavia e delle migliori prestazioni degli U2. Ri-riunificazione della Germania e Tien anmen. Squagliamento dell URSS e pubblicazione de Il secolo breve di Hobsbawm. Un incubo per gli iscritti al club del Libero Arbitrio. Una concezione del tempo così determinata, e tanto indeterminante, fa pensare alla biografia di KV: partecipò, come bombardato, alla distruzione di Dresda ad opera degli aerei alleati fra il 13 e 15 febbraio KV era stato preso prigioniero a fine 44 nelle Ardenne e come la vittima di un meccanismo, viene trasferito a Dresda. Cavolo, proprio Dresda. E lì incoccia il momento del terribile bombardamento. A cui sopravive. Esce dal Mattatoio n 5, nei cui sotterranei s era intrattenuto durante il massacro, e si aggira in un mondo di macerie e gente carbonizzata ridotta a bozzoli neri della grandezza d un sacco di caffè. Un suo compagno di prigionia raccoglie una teiera rimasta miracolosamente intatta e viene, seduta stante, fucilato per furto dai tedeschi. Io penso che avere assistito ad un tanto clamoroso stupro dell intelligenza, abbia influito sul formarsi della concezione del tempo Kurt Vonnegut di KV. E del disprezzo per il libero arbitrio che caratterizzano la sua opera. Poi guardando ad altre viste del tempo, l assurdità di quella di KV si attenua. Per Richard Feynman, premio Nobel per la fisica nel 65, Il tempo è ciò che accade quando non accade nient altro. Il che presuppone che se inciampi e stai cadendo, il tempo si blocca ed attende che tu sbatta il grugno. Sant Agostino sembra uno che concioni in osmiza: il tempo? Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so più. Bevi con l acqua, Agostino. Oppure il signor Wikipedia: Il tempo è la dimensione nella quale si concepisce e si misura il trascorrere degli eventi. E la relatività? E se si ferma l orologio? E se non hai tempo? E se chi ha tempo non aspetti tempo? Accidenti, la faccenda non è semplice, ma soprattutto dove sta la polpa? Che c è da guadagnarci? Ecco, secondo me KV sana la frattura fra immensità del pensiero umano (KV ne è l esempio palese) e l immenso cumulo di cazzate che è la storia umana, quella scritta e quella tramandata, la mia, la tua e anche quella del dirimpettaio. Tutto c è! Non c era, né sarà. C è, adesso, prima di adesso e dopo. Così che la stupidità del mondo si perde in un universo il cui senso è proprio nel tempo. Ovvero proprio nessun senso. Peccato che proprio KV, nei suoi libri tagli a fette questo stupido animale geniale che è l uomo. Perché farlo se tutto, prima E dopo, è già avvenuto? La sua ironia fa sospettare che anche sul tempo ti prenda per il culo. Claudio Pettirosso Farmacia Alla Borsa del mese visita il sito Per conoscere le novità Trieste - Piazza della Borsa, 12 tel

15 15 Konrad aprile 2011 trasporti e ambiente Ancora in tema di mobilità urbana L esempio di un nuovo modo di muoversi in città proviene, incredibilmente, da New York, quella che potrebbe apparire, agli occhi di noi europei, la più congestionata dal traffico automobilistico. E invece no: ce lo rivela Antonio Galdo in un suo libro intitolato Basta poco (per cambiare in meglio il nostro stile di vita), pubblicato recentemente da Einaudi. Isole pedonali dappertutto, corsie preferenziali per i mezzi pubblici, taxi collettivi, diecimila biciclette in affitto con appositi parcheggi, un piano comunale per molte piste ciclabili, oltre cinque milioni (!) di alberi piantati in tutti i quartieri, tutto è accaduto, ci informa Antonio Galdo, per merito del sindaco Michael Bloomberg e certamente con la collaborazione dei cittadini che hanno capito il merito delle sue iniziative, appoggiandole con concrete azioni individuali. I risultati della svolta sono stati clamorosi. L autore ci informa che il 77 per cento di coloro che vivono sull isola di Manhattan non ha la macchina e si scopre che oltre la metà dei residenti nei quattro principali quartieri newyorchesi non possiede più un auto. Oltre Cerchi informazioni sul risparmio energetico? vieni all ECOSPORTELLO! Punto informativo gratuito della Provincia di Trieste progettato e realizzato da LEGAMBIENTE orario: martedì dalle alle venerdì dalle alle a Trieste in via Donizetti, 5/a telefono: fax: l 80 per cento degli abitanti di Manhattan va al lavoro in metropolitana, in autobus, in bici, a piedi. Grazie a loro New York è diventata la città americana che brucia meno benzina. In un libro del giornalista David Owen, collaboratore del famoso periodico culturale New Yorker, si celebra New York come simbolo del nuovo capitalismo. Ciò è stato possibile non solo per l azione illuminata del sindaco, ma per il cambiamento di abitudini di moltissimi cittadini. Alle pagine 55 e 56 del libro in esame si legge testualmente: eppure i comportamenti degli abitanti di New York, e prima ancora le scelte strategiche del suo sindaco, ci aiutano a capire quanto il cambiamento sia allo stesso tempo una necessità e un opportunità. E quanto lo spreco quotidiano che ogni giorno si materializza nelle sembianze di un automobilista incastrato nel traffico, nelle strade coperte da tappeti di macchine in fila, nei marciapiedi intasati, sia ormai considerato un virus che avvelena la vita in città. Una malattia guaribile a condizione che si riconosca innanzi tutto l uso eccessivo, e spesso, inutile della macchina. Come sia, invece, ben diversa la situazione in Italia, ce lo racconta ancora Antonio Galdo. Vale la pena di citarlo alla lettera: In Italia, considerando soltanto la popolazione delle dieci città più grandi della penisola, è stato calcolato che il traffico ci ruba ogni giorno un ora di tempo a testa e, sommando le varie spese, qualcosa come 27 miliardi all anno. Tempo e soldi sprecati. Ogni anno i romani bruciano 21 giorni del calendario per stare in macchina, imbottigliati nel traffico, in coda, oppure alla ricerca affannosa di un parcheggio (im)possibile. Più avanti si sottolinea che l auto, con l uso forsennato che ne facciamo in città, si è trasformata in un nemico di una buona qualità della vita e che anche lo spazio, come l aria, viene rapito dalle automobili, che occupano quasi il 90 per cento della superficie stradale. Per vivere meglio, dice il giornalista, basta poco e si può partire da un semplice gesto: passeggiare. Una scelta ancora una volta imposta dai lenti cambiamenti ai quali la grande crisi, anche per stato di necessità ci costringe, se è vero che, come afferma un indagine del Censis, si dimostra che con la recessione 21 automobilisti su 100 hanno deciso di usare meno l auto e nella classifica delle alternative, dopo i mezzi pubblici, compare proprio la semplice passeggiata. A questa che sembra una semplice soluzione, almeno parziale, del problema, Galdo dedica un apposito capitolo, che non solo si sofferma sui vantaggi fisici e psichici del muoversi a piedi, ma richiama anche i precedenti, per così dire, filosofici e culturali, di una tale scelta. E si va da Platone ad Epicuro, da San Tommaso a Pascal, il quale ultimo affermava che la natura dell uomo è nel movimento. Pensiero riecheggiato nella famosa frase di Einstein, secondo il quale l uomo è come la bicicletta, che non sta in equilibrio se non si muove. Mi si lasci umilmente condividere l intelligente e spiritosa battuta del grande scienziato. Sergio Franco l Ecosportello è anche a Muggia, in via Roma, ogni giovedi dalle alle Presso l ECOSPORTELLO riceverai informazioni sugli aspetti normativi e sulle agevolazioni fiscali e tariffarie in materia di isolamento termico, sui finanziamenti bancari, sugli impianti solari fotovoltaici e termici e sul risparmio energetico attraverso l impiego di apparecchiature a elevata tecnologia che possano garantire una riduzione dei consumi e nel contempo ottimizzare le prestazioni. Rendere le nostre abitazioni efficienti energeticamente vuol dire consumare meno energia a parità di confort, quindi risparmiare! è possibile ottenere questi risultati senza sacrifici, mantenendo lo stesso benessere nelle abitazioni, o addirittura migliorandolo. Oggi l uso dell energia negli edifici rappresenta circa il 40% della domanda finale di energia. è dunque inevitabile che a scelte energetiche attente corrispondano un risparmio in bolletta e un maggior benessere sociale. circolo verdeazzurro - trieste Servizio realizzato in collaborazione con Banca Popolare Etica e Arci Nuova Associazione Trieste

16 FILM STORICI VERI E FALSI 16 Konrad aprile 2011 Riguardo al rapporto tra gli americani (i cineasti in particolare) e la Storia, ricordo che da ragazzino non riuscivo proprio a sopportare il "peplum": quegli antichi romani con le pettinature anni 60 alla Grease, amori ideali e famiglie monogamiche, visibilmente a disagio in toga perché non sapevano mai come sistemarsela, terribilmente imbranati nell'uso del gladio, con schiavi che sembravano dei domestici e ancelle che sembravano pin-up, beh tutto questo lo trovavo davvero ridicolo. Unica eccezione (parziale) Spartacus di Kubrick che se non altro aveva un senso "politico" di lettura. Rispetto a questi film preferisco quelli di Ercole e Maciste che essendo mitologici potevano permettersi ricostruzioni puramente fantastiche e immaginarie, e dunque erano più onesti. Poi ho apprezzato molto Satyricon di Fellini, film puramente visionario, fondato su una tesi secondo me illuminante e cioè che per l'uomo contemporaneo l'antichità (il mondo pagano in particolare) non sia rappresentabile se non come un delirio totale: avete presente la bellissima sequenza del bordello "popolare"? Quello è un pezzo di cinema dell'orrore assoluto. Mentre il Caligola con le modelle di Penthouse è una cacata imbarazzante (scusate il termine). Andate in visita al Colosseo e leggete i cartelli che illustrano come il pubblico assisteva ai giochi un rito davvero incomprensibile per noi moderni poi confrontatelo con il Gladiatore di Ridley Scott e il suo pubblico da stadio o da televisione non SIAMO TUTTI INTELLIGENTi Tante volte mi capita di fare delle lezioni in scuole di tutti i livelli, e incontro tanti ragazzi, qualche volta inconsapevoli di quello che li aspetterà, altre volte studenti appassionati di matematica e di giochi, che vogliono allenarsi per gare, anche a livello mondiale. Non è simpatico fare statistiche e confronti, ma qualche volta ho notato che i ragazzini delle medie, con le loro intuizioni, riescono a risolvere problemi identici a quelli che invece mettono in difficoltà gli studenti usciti dal liceo, alle prese con gli esami di ammissione all università. Anche in programmi a quiz tante volte mi capita di vedere problemi semplici di logica, che mettono in difficoltà anche laureati. Sarà l emozione dell esame, oppure della diretta, ma non dovrebbe capitare! Se volete provare anche voi, vi propongo alcuni di questi quesiti. Non ci sono problemi se qualcuno non riesce a risolvere tutto. Ma se cerchiamo di fare un ragionamento corretto, magari dopo aver fatto un esempio più semplice di quello richiesto, tutto si risolverà. 1. In un cassetto ci sono 6 calzini rossi e 10 gialli. Quanti devo prenderne come minimo, al buio, per essere sicuro di avere un paio di calzini dello stesso colore? 2. In un cassetto ci sono 6 calzini rossi e 10 gialli. Quanti devo prenderne come minimo, al buio, per essere sicuro di avere un paio di calzini di due colori diversi? 3. In un cassetto ci sono 6 guanti rossi e 10 gialli. Quanti devo prenderne come minimo, al buio, per essere sicuro di avere un paio di guanti dello stesso colore? 4. In un cassetto ci sono 6 guanti rossi e 10 gialli. Quanti devo prenderne come minimo, al buio, per essere sicuro di avere un paio di guanti di due colori diversi? solo c'è da provare un profondo senso di pena per la ricostruzione iper-finta, ma c'è da arrabbiarsi per tutte le occasioni di racconto drammatico, allucinante, incomprensibile persino, che si è mangiato. Lo spettacolo vero e più sconvolgente avveniva sugli spalti, non nell'arena. Le persone anemiche, tanto per dirne una, nelle pause dei massacri andavano a bersi il sangue delle vittime. Il cinema contemporaneo ha troppo poco coraggio per mostrare queste cose, per raccontare la distanza assoluta che ci separa da certe culture arcaiche. La narrativa invece potrebbe e dovrebbe fare molto, invece pare giudicare più appagante sul piano commerciale, ridurre la Tragicità della Storia a una sfilata in costume. Noi siamo invece travolti dalla Storia che in certi momenti è davvero un orrore indicibile. E riscoprire gli orrori del passato, ci aiuta a riconoscere con ben altra consapevolezza gli orrori del presente. Gianfranco Manfredi Lavoro: Come si potrebbe peggiorare il testo, andando avanti a pensare altri testi, e le relative soluzioni? Giorgio Dendi Soluzioni: 1. Si devono prendere 3 calzini: alle prime 2 estrazioni potrebbero capitare uno giallo e uno rosso; il terzo farà coppia con uno dei due precedenti. 2. Si devono prendere 11 calzini: alle prime 10 estrazioni potrebbero capitare tutti i calzini gialli; all undicesima, un calzino rosso verrà fuori. 3. Si devono prendere 9 guanti: a differenza dei calzini, i guanti possono essere destro o sinistro, e quindi, siccome ci sono 8 paia di guanti, i primi 8 potrebbero essere tutti destri, oppure sinistri; il nono guanto farà paio senz altro. 4. Si devono prendere 11 guanti: i primi 10 potrebbero essere tutti gialli, mentre l undicesimo senz altro sarà di colore diverso dei precedenti. Collabora con Konrad Gianfranco Manfredi. Cantautore politico e ironico negli anni Settanta (Ma non è una malattia, Zombie di tutto il mondo unitevi), autore di fumetti (Magico Vento, Volto Nascosto), romanziere tra i più eclettici in Italia (Magia rossa, Ho freddo, Una fortuna d annata, il recentissimo Tecniche di resurrezione), sceneggiatore cinematografico.

17 17 Konrad aprile 2011 Autoritratti: riflessi di pittura Scopo di questa recensione è far conoscere molti artisti triestini se non di nascita, di adozione in un particolare segmento artistico specifico che è quello dell autoritratto. Questa storia ha inizio negli anni venti quando un uomo rinuncia al suo sogno di diventare uno scultore ed apre una trattoria in via del Toro: il luogo vibra di energia creativa e diventa il fulcro di incontri artistici nella Trieste toccata dai venti della piena ripresa del dopoguerra. Lo scultore inizia una raccolta di opere, spesso in cambio di pasti consumati nella sua trattoria. Cresce il suo interesse per il ritratto, per l immagine dipinta che si riflette in uno specchio e inizia in questo modo una collezione molto particolare, quella dell autoritratto. Storia vuole e racconta che un uomo amante della cultura e dell arte doni al museo della sua città questa splendida raccolta venuta in suo possesso e, grazie a lui e alle seguenti donazioni della sua ARTURO NATHAN L asceta famiglia, sia dato anche a noi vedere quello che avrebbe potuto essere solo privato e non visibile a chiunque ami l arte. Questi due uomini a cui dobbiamo la conoscenza dei visi e dei tratti di pittori triestini sono rispettivamente Luigi Devetti e Roberto Hausbrandt. L autoritratto è una visione introspettiva della propria persona, un profilo che si offre al mondo che si ritrova giudice involontario dell artista che offre il suo intimo al di fuori del proprio universo, un esternazione non solo dell opera stessa ma anche dei segreti celati nella propria anima. Mostra che di primo acchito potrebbe sembrare monotematica ma in realtà cela nel suo intimo segreti piaceri. Ogni opera rappresenta il proprio tempo con le proprie tecniche e rispecchia il modo di dipingere di ogni artista esposto: ogni dettaglio, ogni pennellata, ogni tratto con cui il colore viene steso richiama il modus operandi del pittore stesso. L esposizione inizia al piano terra con LEONOR FINI alcune opere degli artisti presenti al piano superiore: nomi come Barison, Bidoli, Noulian e Wostry, ci introducono a quello che sarà il cuore della mostra al secondo piano. Secondo piano che ci accoglie con opere degli anni compresi tra il 1950 e il 1970, tra dipinti con colori sgargianti inframmezzati da quadri dove le tinte scure padroneggiano le tele in opere che lasciano intravedere personalità distinte. Il fondo scuro dona vita propria ai colori accesi del viso di Giorgio Celiberti mentre i toni marroni e gialli di Adolfo Levier si intersecano con i verdi e blu in una spirale indistinta che accenna il volto di Edoardo Devetta e accompagnano le tonalità arlecchinesche di Nino Perizi. Spicca in tutta la sua bellezza l autoritratto di Leonor Fini, permeato di una dolce atmosfera di immobile eternità. La visita prosegue negli anni tra matite e carboncini dove Giacomo Covacich, Giovanni Giordani, Edmondo Passauro, Nino Poliaghi, Arturo Rietti, Lucas Santo e Sergio Sergi sono alcuni nomi che hanno delineato i loro visi con tratti eterei sfumati o sottolineati dal tratto deciso della matita. Abbandonate le sfumature del carboncino, l occhio viene colto da un immagine particolare sospesa in una dimensione immobile di antico misto a spirituale. E l asceta di Arturo Nathan. Ma sicuramente non è l unica figura che colpisce. Il bellissimo doppio autoritratto del grande Cesare Sofianopulo ci pone davanti allo scorrere inesorabile del tempo, accompagnato da un accenno di sorriso ironico e beffardo quasi a ricordarci che nulla possiamo contro il cambiamento ineluttabile. Donato recentemente dalla famiglia Hausbrandt, fa bella mostra di sé un magnifico bronzo di Mascherini, Eva, soddisfatta della mela che regge nella mano destra e densa di vibrante femminilità nelle sue morbide curve, tanto lontane dal nostro scheletrico status di bellezza odierno. Cesare Cuccoli, Stultus Dyalma, Piero Marussig, Gino Parin, Carlo Sbisà, Osvaldo Pickel, Eugenio Scomparini, Maddalena Springer, Vito Timmel, Carlo Wostry,... Visi che scorrono e pretendono di essere guardati, alla ricerca di un posto nel mondo che fu. La mostra occupa una sezione del Museo Revoltella ed è stata prorogata fino al 1 maggio Adriana De Caro dott. Majaron Leonarda Bilanciamento craniosacrale - Cromopuntura Test intolleranze alimentari - Fiori di Bach Dieta Psicosomatica Associazione Regionale Biodinamica Cranio Sacrale Via San Lazzaro, 7 - Trieste Centro Trattamento e Formazione

18 18 Konrad aprile 2011 cinema Il cinema italiano va male: ci salvano gli americani Alla fine di marzo, nel momento in cui scoppia la guerra con la Libia, nessun film bellico è nelle sale del capoluogo regionale, a parte forse Il discorso del Re di Tom Hooper che resiste impavido da otto settimane. Ma quello si ferma alla vigilia della Seconda guerra mondiale, più di settanta anni fa. Per il resto, dignitose opere anglosassoni a cui si contrappongono filmetti italiani fatui e stupidini, ad eccezione de Il gioiellino di Andrea Molaioli. Il peggiore di tutti è senz altro Amici miei - Come tutto ebbe inizio di Neri Parenti. Io non ho certamente speso il mio denaro per andarlo a vedere, mi sono limitato a guardare il trailer. Bastava ed avanzava. Amici miei era un film del 1975 diretto da Mario Monicelli ed ispirato ad un idea originale del grande Pietro Germi ( ). Ne furono girati due seguiti, nel 1982 e nel Poiché sono passati tanti anni ed i protagonisti sono quasi tutti morti, l orrida coppia De Laurentiis-Neri Parenti, quella dei famigerati cinepanettoni se ne approfitta per sfregiare il film originale girando un schifosa imitazione ambientata nella Firenze di Lorenzo il Magnifico. Del capolavoro di Mario Monicelli sono rimaste solo le volgarità e le parolacce. Visto che siamo in tema rinascimentale, la differenza fra due valorosi registi come Germi e Monicelli e quell orrendo maniscalco di nome Neri Parenti, è la stessa che passa fra Michelangelo Buonarroti, Raffaello Sanzio, e la tenutaria del peggiore bordello della Firenze di seicento anni fa. Insomma, il film di Neri Parenti puzza di cadavere putrefatto a chilometri di distanza. A proposito di cadaveri. Niente male l ultimo film di John Landis. Il regista americano con Ladri di cadaveri - Burke & Hare confeziona un piccolo capolavoro cyberpunk. Fantascienza ante litteram nella Edimburgo del Nel suo film il regista di Animal House (1978) e Un lupo mannaro americano a Londra (1981) trasforma e trasfigura la fosca vicenda dei ladri di cadaveri Brendan Burke e William Hare in una farsa ridanciana ed anarchica che deve molto alla commedia dell arte, ma anche alle operette buffe di Gilbert e Sullivan. All inizio del film appare la scritta seguente: Questa storia è ispirata a fatti reali, tranne quelli che non lo sono. Insomma, fin dai titoli di apertura, il ritorno di John Landis al cinema dichiara la sua sincera disonestà e mette pesantemente in ridicolo tutta la categoria dei cosiddetti film storici. In questa semplice frase c è già un programma di lavoro: un incrocio fra storia e leggenda, scienza e fantasia, in cui si può leggere tanto un omaggio alla migliore tradizione del romanzo gotico britannico. Dalla cupa Inghilterra ottocentesca passiamo ora alla solare atmosfera del film americano I ragazzi stanno bene diretto da Lisa Cholodenko. Nic e Jules (Annette Bening e Julianne Mooore, bravissime) sono una perfetta coppia di donne gay di mezza età. Profondamente innamorate l una dell altra, hanno costruito col tempo un sereno ambiente familiare assieme ai due figli adolescenti, Joni e Laser. Quando Joni compie diciotto anni, è il fratello minore a farle pressioni perché si rivolga alla banca del seme e scopra l identità del donatore segreto con cui condividono il patrimonio genetico. Inizialmente scettica, Joni si mette sulle tracce del padre e scopre che questi è Paul, un dongiovanni che gestisce un ristorante biologico alla periferia di Los Angeles. Quando per caso le due madri vengono a conoscenza del fatto, non resta che introdurre Paul all intero nucleo familiare. Quello che a prima vista potrebbe sembrare una versione femminile del vecchio film francese Il vizietto (1978) di Edouard Molinaro, si rivela invece una calda vicenda girata tutta in difesa dei valori della famiglia che, se vissuti in maniera positiva, possono contribuire a far superare tutte le avversità della vita. Nessuna famiglia può aiutare invece la protagonista del film Il cigno nero di Darren Aronofsky. Reduce dall ottimo The Wrestler (2008) con Mickey Rourke, questa volta il regista newyorkese imbastisce una favola nera ambientata nel mondo del balletto classico. Il primo riferimento che viene in mente è il capolavoro Scarpette Rosse (1948) diretto dai britannici Michael Powell ed Emeric Pressburger, ma il film di Aronofsky è molto più cupo e tenebroso. Natalie Portman è Nina, una ballerina del New York City Ballet che si sottopone a un allenamento estenuante sotto lo sguardo esigente di Thomas Leroy, coreografo appassionato e deciso a farne una fulgida stella nella sua versione rinnovata del Lago dei cigni. Purtroppo Nina, sottoposta ad ogni serie di pressioni dall esigente coreografo e dalla madre frustrata, ben presto arriverà sull orlo di un crollo emotivo dalle conseguenze imprevedibili. Un film interessante e coinvolgente diretto da un regista eclettico che fa onore alla cinematografia americana. Gianni Ursini La Bottega delle Spezie erboristeria dott. Manuela Zippo spezie e tè dal mondo - cioccolate selezionate integratori alimentari - fitocosmesi via combi 12 - trieste - tel Ristoro Agrituristico aria di primavera, prime passeggiate poi uno spuntino o un buon pranzo genuino ti aspettiamo tel./fax cell a 2 km da Basovizza direzione Pesek loc. Basovizza Trieste

19 19 Konrad aprile 2011 teatri di confine Nella foresta di Koltés Frammenti di pietre, calcestruzzo, gesso. E poi un secchio, e una grata di ferro sul fondo. Potrebbe essere un cantiere abbandonato alla periferia di una metropoli, quello dove agisce il protagonista de 'La notte poco prima della foresta', titolo evocativo ed enigmatico della pièce di Bernard-Marie Koltès prodotta da Nuovo Teatro e in scena alla Sala Bartoli del Rossetti sabato 19 febbraio. A muoversi come un cane abbandonato tra pezzi di intonaco e lavandini rotti è l'attore Claudio Santamaria, più avvezzo al cinema ('Romanzo criminale') che al teatro. Eppure, sotto la direzione del regista colombiano Juan Diego Puerta aperta, che è anche prigione mentale e sociale. Anche se in fondo, ciò che andava cercando questo relitto umano, questa luce di follia e sofferenza, era solo una stanza per passare la notte. Poco prima che arrivi la foresta. Stefano Crisafulli Apnea Complexions Lopez e con le suggestive musiche composte per lui da Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, Santamaria mostra un'innata predilezione per il palcoscenico. Il monologo di un'ora e dieci, infatti, risulta intenso e avvincente, nonostante l'oggettiva complessità strutturale. Il testo, geniale, di Koltès si è così incarnato nel corpo stesso dell'attore, grazie a un isomorfismo vibrante e saturo di rabbia. Lo vediamo entrare, Santamaria, avvolto in un cappotto e chino a cercare un contatto con la terra che sarà la cifra di tutta la sua interpretazione. è un essere della notte, ferito da eventi di cui noi spettatori non siamo a conoscenza, ma che, intuiamo subito, hanno contribuito a ridurlo in questo stato. Le sue parole sono castelli di carta deliranti, che si infrangono nello spazio di un soffio, dirette a un interlocutore che potrebbe essere chiunque, ma che forse non esiste. 'Sono uno straniero', ripete spesso l'uomo, che poi aggiunge: 'Siamo tutti più o meno stranieri'. Ed è così, siamo tutti soli nella notte e la foresta, simbolicamente rappresentata dallo scheletro di ferro arrugginito sullo sfondo, può fungere da nascondiglio salvifico, ma anche da trappola per topi. L'attore, con la barba lunga, si muove sul palco come un leone in gabbia, si impiastriccia il volto di fango, leva il suo cappotto e mostra il torso nudo e sofferente. La sua voce, in alcuni punti, è amplificata e porta con sé l'eco di una terra lontana. Il Nicaragua, forse, o un posto dove finalmente lo lasceranno in pace i suoi incubi, i suoi fantasmi oscuri, pieni di una rabbia mal sopita che si sfoga, alla fine, con la grata di ferro, cella di una prigione all'aria Una danza senza respiro. La compagnia Complexions Contemporary Ballet è tornata a Trieste martedì 15 febbraio, ospite del Rossetti per la seconda volta, dopo una fugace apparizione nella rassegna MiramareEstate del 2003 (chissà se mai si rifarà?..). Allora come oggi c'era sempre Dwight Roden a firmare le coreografie e c'era anche l'altro direttore artistico, nonché co-fondatore e danzatore Desmond Richardson. Allora come oggi è stato Desmond Richardson a partecipare a una delle tre performance in programma, 'Hissy Fits', del 2006, su musiche di Bach (la volta precedente in 'Solo', con musiche di Prince). Gli altri interpreti, provenienti da tutti i paesi del mondo, hanno inoltre danzato 'Mercy', del 2009, su una base musicale composta da spirituals e gospel e 'Rise', del 2008, su tappeto sonoro degli U2. Ma allora come oggi, la danza dei Complexions ha dato a chi scrive la medesima impressione: due ore di apnea, dense di movimenti energici e tecnicamente di altissimo livello, ma non sempre valide emozionalmente. Quella qualità del gesto che rende la danza così adatta a far passare i movimenti dell'animo viene a tratti raggiunta, ma soltanto a prezzo di un tecnicismo esasperato. In realtà, è giusto suddividere le tre performance, perché vi sono delle differenze incommensurabili tra le prime due e l'ultima. 'Mercy' è la più complessa e anche la più completa fra le tre, in quanto il rapporto tra la musica, i gesti ripetuti che attingono al repertorio di varie religioni e la simbologia cristologica e sacrificale, offre agli spettatori tutta la forza che si voleva trasmettere. 'Hissy Fits' si disperde un po' di più in una reiterata struttura a canone, che però è perfetta per la musica di Bach. Deludente, invece, il gran finale con gli U2. I danzatori si divertono un mondo sul palco, ma gli spettatori molto meno: la loro danza è sommersa dalla celebrità pop delle canzoni e dall'eccessivo volume di una musica sparata sadicamente nelle orecchie del pubblico. S.C. Banca Etica nella regione Friuli Venezia Giulia Promotori finanziari Alice Pesiri - Via Donizetti 5/A, Trieste - tel Dario Francescutto - Via S.Francesco 37 - Udine - tel Punti informativi Gorizia Referente Rita Calligaris (Staranzano) tel Pordenone c/o L altra metà, Via della Motta - tel Trieste Via Donizetti 5/A - tel Udine Via San Francesco, 37 - tel Tolmezzo c/o Comunità di Rinascita - Via G.Bonanni 15 - tel

20 Stati Uniti: quando finiranno le esecuzioni? 20 Konrad aprile 2011 Ha trascorso quasi vent anni nel braccio della morte accusato dell omicidio dell agente di polizia Mark MacPhail, avvenuto nel 1989 a Savannah, Georgia. Troy Davis, afroamericano, che si è sempre proclamato innocente della morte del poliziotto bianco, si è trovato tre volte vicino all esecuzione. Durante i procedimenti giudiziari alcuni testimoni dell accusa hanno cambiato versione, si sono dimostrati inaffidabili, testimoni a discarico non sono stati sentiti, l arma del delitto non è stata rinvenuta, è stato dato scarso rilievo a prove presentate dalla difesa. Il 21 gennaio 2011 gli avvocati di Troy Davis si sono appellati alla Corte Suprema degli Stati Uniti. Se la Corte dovesse chiudere il caso, la condanna potrebbe essere eseguita tra breve. Sono di aiuto a Troy Davis, particolarmente in questo momento, dichiarazioni di solidarietà; si suggerisce di scrivergli: We support you and hope that justice will prevail (Ti sosteniamo e speriamo che la giustizia prevalga). Troy A. Davis GDCP P.O. Box 3877 G-3-79 Jackson, GA USA Negli Stati Uniti la pena capitale è stata reintrodotta nel 1977 dopo una moratoria di Troy Davis Dipartimento di correzione Georgia dieci anni. Mentre una chiara maggioranza di paesi ha respinto la pena di morte, Widney Brown di Amnesty International si chiede come possono gli Usa reclamare una leadership in tema di diritti umani quando ancora commettono omicidi giudiziari?...la pena di morte è crudele, degradante, inefficace e del tutto incompatibile con qualsiasi concetto di dignità umana. La sua applicazione negli Usa è caratterizzata da arbitrarietà, discriminazione ed errori. E quando ad essere ucciso è un bianco, il condannato ha maggiori probabilità di subire la pena capitale che quando la vittima è un nero. Alcuni segnali positivi danno qualche speranza. Recentemente l opinione pubblica si è mostrata meno favorevole al mantenimento della pena di morte, le condanne sono meno numerose e la Corte Suprema ha finalmente cancellato la pena di morte per i minori di diciotto anni al momento del reato e per le persone con disabilità mentali. Aumentano gli stati che l hanno abrogata; l Illinois il 9 marzo 2011 è diventato il sedicesimo stato abolizionista e il governatore Pat Quinn ha commutato le condanne degli ultimi quindici detenuti nel braccio della morte. La pena di morte resta comunque in vigore in tanti stati e in Texas, Virginia e Oklahoma sono state eseguite più della metà delle oltre condanne a morte dal Gli Usa fanno ancora parte con Cina, Iran, Arabia Saudita e Yemen del club degli stati con il più alto numero di esecuzioni. Quando ne usciranno? Giuliano Prandini è notizia di questi giorni che i tanto temuti tagli al FUS (Fondo Unico dello Spettacolo) sicuramente si faranno. Senza contare che sono stati già annunciati micidiali ridimensionamenti ai fondi stanziati per tutti i Festival cinematografici a livello nazionale. Particolarmente colpiti in regione Maremetraggio ed il FEFF di Udine. Speriamo che il grido d allarme lanciato dal consiglio direttivo dell Afic (l Associazione dei Festival Italiani di Cinema), che comprende decine di associazioni ed operatori culturali, serva a qualcosa. Intanto l incapace ministro della cultura Sandro Bondi, che di fronte a tutto questo per mesi non ha fatto un bel niente limitandosi a piagnucolare, ora ha finalmente rassegnato le dimissioni. Auspico che il suo successore sia all altezza della situazione, ma ne dubito. Quindi quella che sta per iniziare potrebbe forse essere l ultima edizione del Festival del Cinema dell Estremo Oriente, un avventura iniziata nel lontano 1998 al cinema Ferroviario di Udine (che non esiste più) e che successivamente è diventata il più importante appuntamento del genere a livello europeo. L edizione 2011 del festival udinese si aprirà venerdì 29 aprile al teatro Giovanni da Udine presentando una serie di nuovissimi titoli dall Estremo Oriente e due sezioni speciali: L ASIA RIDE! (Asia Laughs!), una pionieristica retrospettiva sulla commedia pan-asiatica, e un piccante excursus nella storia del PINK EIGA (porno soft giapponesi) dagli anni Sessanta ai giorni nostri. Il Far East Film Festival, proseguirà anche al cinema Visionario in via Asquini, ed in 9 giornate di programmazione presenterà fino al 7 maggio oltre 60 nuovissime pellicole in arrivo da Cina, Hong Kong, Corea del Sud, Giappone, Thailandia, Indonesia, Malesia, Filippine, Singapore, Vietnam, Taiwan e, new entry, Mongolia. Particolarmente attesi i film spettacolari provenienti da Hong Kong, dal Giappone e dalla Corea del Sud, che coprono tutti i generi, dal poliziesco all horror, dalla commedia musicale alla fantascienza, con particolare predilezione per le storie catastrofiche con distruzioni di massa. Negli ultimi 20 anni sono stati prodotti in Giappone almeno 30 film dove il paese veniva distrutto da innumerevoli terremoti, maremoti ed eruzioni vulcaniche. Senza contare il famoso episodio Fujiyama in rosso presente nel film Sogni (1990) di Akira Kurosawa, dove tutte le centrali nucleari giapponesi esplodevano contemporaneamente risvegliando i vulcani e distruggendo ogni cosa. Visioni profetiche o memoria del futuro? Chissà! Comunque varrà certo la pena di seguire codesta panoramica a 360 gradi, curata dal Centro Espressioni Cinematografiche, sulla produzione popolare e di genere che incontra i gusti del grande pubblico dell altra parte del globo indagando, ancora una volta, un universo produttivo tra i più originali, artisticamente frizzanti ed economicamente più esplosivi dell intero pianeta. G.U.

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