Pistoni, bielle e motori: dove va la metalmeccanica lombarda. Analisi dell impatto della crisi.

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1 Pistoni, bielle e motori: dove va la metalmeccanica lombarda. Analisi dell impatto della crisi. Alessandro Santoro e Giacomo Servi con il contributo di Michele Dal Lago

2 Mirco Rota, segretario generale FIOM-CGIL Lombardia In occasione del congresso della Cgil ci è sembrato utile dare un contributo sia di analisi che di proposta ai delegati e alle strutture della FIOM-CGIL attraverso la promozione di una ricerca utile ad approfondire alcuni aspetti legati alla crisi e, nonostante il momento difficile, alle potenzialità di sviluppo del tessuto produttivo del territorio lombardo. Questa ricerca è il prodotto di quanto la FIOM-CGIL ha fatto in questi anni, soprattutto in Lombardia, al fine di avere una lettura più approfondita e specifica di quanto accaduto al livello produttivo, economico e occupazionale nel settore metalmeccanico dagli anni appena precedenti alla crisi fino ad oggi, in una dimensione sia regionale, che provinciale. In questi anni, e ancora oggi, si parla molto degli effetti e delle cause della recessione che ha colpito duramente il settore manifatturiero italiano (in particolar modo il settore metalmeccanico) anche nella nostra regione. Purtroppo però abbiamo rilevato che l approccio a questo importantissimo problema è spesso approssimativo con dati sommari, magari utilizzati in modo non sempre corretto e senza elementi analitici che potessero aiutare ragionamenti e valutazioni utili a soluzioni valide. Anche per questo riteniamo che questo lavoro possa risultare utile a delegati e sindacalisti che ormai quotidianamente sono immersi in un contesto ampiamente mutato e che presenta di volta in volta situazioni sempre più complicate. Questa ricerca vuole provare ad essere prima di tutto uno strumento per i quadri dirigenti sindacali, dai delegati nei luoghi di lavoro alle strutture sindacali, per cercare di cogliere le trasformazioni dell industria nella crisi e nella globalizzazione dei mercati arrivata a una fase più matura. Questa analisi non può non partire dalla Lombardia, regione che nonostante la crisi pesante oltre a rimanere il territorio più industrializzato del paese con una notevole concentrazione di imprese metalmeccaniche, industriali e artigiane, risulta anche all avanguardia per le tipologie di produzioni, molto spesso caratterizzati da un elevata innovazione di prodotto. Una regione, inoltre, caratterizzata dalla presenza di molteplicità di settori, dall e- 1

3 lettronica all informatica, a quelli più tradizionali come la siderurgia e la componentistica auto, l elettrodomestico e le lavorazioni meccaniche in conto terzi. Ma in Lombardia troviamo anche la grande varietà di classi dimensionali d azienda con specifiche caratteristiche territoriali: si va dalla grande concentrazione della medio-piccola manifattura nella Brianza, nel lecchese e nel bergamasco, a territori come il milanese dove è molto presente, anche se in contrazione, l informatica, alla grande impresa metalmeccanica classica nel mantovano e nel cremonese e nella provincia di Brescia, senza dimenticare alcune grandi realtà storiche ad alto contenuto tecnologico nel varesotto. Nel territorio lombardo, ma anche nelle stesse realtà provinciali, coesistono imprese metalmeccaniche non solo di diverse dimensioni, dalla grande impresa a quella artigiana, ma anche settori industriali con sbocchi molto differenziati: più spesso decisamente rivolti all esportazione, talvolta per il mercato interno. In questi anni alcuni settori, che erano assolutamente trainanti fino a qualche decennio fa, hanno registrato un notevole ridimensionamento, quasi fino alla loro scomparsa come la produzione dell elettrodomestico e buona parte della produzione di apparecchiature elettriche. Le ragioni di questo disinvestimento e di questo abbandono del nostro territorio da parte di una grande casistica di realtà produttive, che invece caratterizzavano positivamente la nostra realtà regionale, è avvenuto nel silenzio assordante delle istituzioni nazionali e spesso anche regionali, per i motivi più svariati. Si è andati dalla delocalizzazione in paesi con un costo del lavoro più basso, a ristrutturazioni di multinazionali che hanno privilegiato altre aree rispetto all Italia per i loro stabilimenti, a chiusure legate al crollo della domanda interna o della contrazione di quella estera, o alla delocalizzazione in altre aree della stessa Italia per speculazioni edilizie legate alla specificità del territorio lombardo, in alcune zone caratterizzato da una elevata densità abitativa. Questi settori, come altri, non hanno avuto nessun sostegno da parte delle politiche industriali che sia a livello nazionale che locale sono state praticamente inesistenti. Anzi, molto spesso favorendo indirettamente uno sviluppo molto legato alla logica speculativa finanziaria, edilizia e commerciale, hanno limitato fino a danneggiarla la vocazione produttiva che era il fiore all occhiello del nostro territorio. 2

4 Da questo punto di vista riteniamo che anche la nostra Regione debba concretamente mettere in atto un reale disegno industriale per rilanciare l economia partendo dal nostro sistema produttivo, oggi in difficoltà e senza prospettive di un reale sviluppo con un preciso piano che parta da un analisi corretta della realtà industriale attiva e preveda un mantenimento della stessa teso a un suo sviluppo che parta da un preciso impegno di mantenimento e crescita dell occupazione. Utilizzando per questo tutti gli strumenti necessari, che sono in capo per legge alla Regione che può e deve avere una funzione di controllo e regia di sviluppo del proprio patrimonio produttivo e di lavoro. Non è possibile che ci si accontenti di quanto fatto in questi anni per quanto riguarda l estensione degli ammortizzatori in deroga, seppur importanti e necessari, o della norma da noi richiesta per incentivare l applicazione dei contratti di solidarietà nelle situazioni di crisi. Serve cambiare passo e modo di affrontare la situazione per non essere costretti a rimanere ancora per anni prigionieri di basso sviluppo, elevato numero di licenziamenti, delocalizzazioni e chiusure aziendali. Rispetto a queste considerazioni, la ricerca mette in luce non solo l andamento dei licenziamenti per ogni provincia ma anche la tendenza rispetto alla mortalità delle imprese in relazione anche ad una classificazione sulla base della loro dimensione occupazionale. I rapporti tra la crisi, l occupazione, le dinamiche salariali, le specificità settoriali, dimensionali delle aziende possono dare una interessante chiave di lettura della situazione in cui ci troviamo in funzione di un intervento delle istituzioni per uscire dalla crisi valorizzando le nostre risorse e le buone pratiche industriali ad esse collegate. Ma riteniamo che una lettura approfondita e laica dell incontro di queste variabili sia utile anche per il gruppo dirigente sindacale per facilitare ai nostri quadri l approccio contrattuale in un momento storico in cui tanta è la confusione sotto il cielo e la contrattazione sviluppata sia difensiva che acquisitiva rischia di non essere adeguata alle necessità dei lavoratori, e di non rispondere al meglio all idea di percorso produttivo che vogliamo cercare di imprimere al nostro territorio. Una corretta analisi della congiuntura economica e del tessuto produttivo ci mette davanti a quesiti importanti a cui, come organizzazione sindacale con- 3

5 trattuale e democratica, dobbiamo provare a dare delle risposte partendo dalla comprensione di come si sta sviluppando la realtà produttiva in Italia nel nostro settore e di conseguenza di che tipo di azione contrattuale dobbiamo sviluppare per tutelare al meglio i lavoratori. Il tutto, quando il numero delle imprese cessate, di ogni classe dimensionale e di ogni settore, e quindi della perdita occupazionale è stata elevatissima negli anni della crisi e probabilmente la precedente risulta agli occhi di tutti una situazione a cui non si potrà più tornare. Ma questo dovrebbe far riflette ancora di più rispetto ad alcuni punti di fondo. Cosa si è fatto in questi anni per affrontare la crisi, stimolare la ripresa, difendere i livelli occupazionali? La ricerca mette in luce non solo un quadro che si sta deteriorando per quanto riguarda la situazione industriale della nostra regione e una sempre più diffusa difficoltà a rimanere all interno dei processi produttivi, ma anche che la crisi non ha colpito tutti nello stesso modo. Questo lavoro, allo stesso tempo, evidenzia anche situazioni di assoluta eccellenza imprenditoriale in diversi settori, aziende che hanno investito molto, hanno probabilmente fatto scelte industriali non solo legate al risparmio e alla riduzione dei costi, ma hanno scommesso su nuovi prodotti e standard di qualità elevati. Da questo punto di vista, ma non penso sia l unico, questa ricerca potrebbe risultare utilissima anche per chi vuole rappresentare le aziende nel nostro territorio. Questa fotografia della realtà lombarda aiuta a fare chiarezza sulla possibilità di fare impresa in Italia non solo comprimendo il costo del lavoro e tutele del lavoratori, allungandone l orario, provocando una evidente riduzione della produttività, ma mostra tra le righe quale può essere un modello realmente competitivo nel panorama del mercato globalizzato. Questa aziende potrebbero risultare come un riferimento per le politiche che la Regione dovrebbe promuovere per avanzare una sorta di stimolo legato a nuovi standard e a buone prassi a cui legare un sistema non solo formativo ma anche di sostegni economici. 4

6 In questa congiuntura drammatica per l economia internazionale e in particolar modo italiana, penso sia necessario una presa d atto laica della situazione con una strategia politica di mantenimento e sviluppo in cui tutti gli attori, rispettando ovviamente diversità di ruolo e di interessi, facciano la loro parte senza piegare l interpretazione della realtà a proprie finalità di respiro corto, che poi si rivelerebbero controproducenti. Questa strategia di sviluppo del nostro patrimonio produttivo non può non partire che dal mantenimento del tessuto industriale e occupazionale del nostro territorio, insieme ad una adeguata copertura salariale e di tutele, che non può essere in deroga rispetto a standard nazionali, anche per non creare ulteriori distorsioni di mercato e non replicare un modello di sviluppo che si è rivelato inadeguato per affrontare veramente la sfida della competizione internazionale. Un ulteriore taglio occupazionale e di tutele è evidente che renderebbe impossibile una ripresa adeguata. Ed è in questa direzione che la FIOM con la sua pratica contrattuale articolata sul territorio si sta muovendo. Ma non basta, la FIOM in Lombardia attraverso un aperto e puntuale confronto con il Consiglio regionale e con la Giunta negli assessorati deputati sta impegnandosi per indirizzare, cercando soluzioni alle crisi aziendali in atto o provando a prevenirne altre, la politica regionale verso una strategia che vada nella direzione che sopra segnalavo. Come FIOM faremo la nostra parte per provare a sviluppare un percorso produttivo che preservi lavoro, diritti e tutele sul nostro territorio, e con questa ricerca abbiamo voluto dare un contributo a questa strada. Pensiamo sia necessario che gli altri attori, le istituzioni e in primo luogo la Regione Lombardia e le imprese facciano la loro parte, che non può essere quella di cortissimo respiro messa in campo fino ad ora. 5

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8 Il settore metalmeccanico in Lombardia dal 2004 al 2012: un analisi empirica sulle società di capitali di Giacomo Servi e Alessandro Santoro 1. Obiettivi, strumenti e principali risultati di questa ricerca 2. Le fonti dei dati 3. Analisi descrittiva 4. Le determinanti della sopravvivenza alla crisi 5. Considerazioni conclusive (...e nuove domande) 7

9 1. Obiettivi, strumenti e principali risultati di questa ricerca L obiettivo della ricerca è quello di analizzare empiricamente l andamento di una parte rilevante del settore metalmeccanico in Lombardia nel periodo compreso tra il 2004 e il In particolare, vorremmo rispondere alle due seguenti domande: 1) qual è stato l impatto della crisi sulle principali variabili di impresa e sull occupazione? 2) quali variabili hanno determinato le differenze di impatto della crisi tra le diverse imprese? La ricerca è organizzata in due parti. Nella prima vengono riportati gli andamenti di un insieme di variabili significative per il periodo compreso tra il 2004 e il In questa parte l analisi ha oggetto l insieme delle imprese metalmeccaniche osservabili con i database disponibili, ovvero quelle organizzate in forma di società di capitali (spa, srl e società in accomandita) e che operano in settori riconducibili all industria metalmeccanica. L aggregato selezionato comprende circa il 50% delle unità locali censite dall Istat (negli stessi settori) e circa il 90% degli occupati. L intento è quello di fornire una fotografia dei macro-andamenti, verificando se esistono delle diversità rilevanti a livello settoriale e territoriale. La seconda parte contiene invece un focus sull impatto della crisi sui livelli occupazionali. In particolare, verranno analizzate le imprese che avevano almeno un dipendente nell anno 2007, l ultimo prima della crisi, distinguendo tra quelle che sono sopravvissute alla crisi, ovvero hanno continuato ad avere almeno un dipendente fino al 2012, dalle altre. Inoltre, all interno delle imprese sopravvissute, vengono distinte quelle che hanno ridotto l occupazione da quelle che l hanno aumentata. L intento è quello di individuare le variabili che hanno influito sulla capacità delle imprese di resistere alla crisi mantenendo, o addirittura aumentando, l occupazione complessiva. In questa parte, la ricerca utilizzerà alcune semplici tecniche econometriche, volte a definire il nesso di causalità tra, da un lato, la probabilità di sopravvivenza alla crisi e, dall altro lato, le variabili rilevanti. 8

10 I principali risultati sono così sintetizzabili: 1) La crisi ha avuto un impatto visibile su tutti gli aspetti (redditività, occupazione, investimenti) ma differenziato per entità, tempistiche e relazioni tra impatti aggregati e disaggregati per territorio e per settore. 2) La riduzione di redditività si nota a partire dal 2008, si manifesta in modo molto forte fino al 2010, ed è poi seguita da una tendenziale ripresa nel triennio successivo. Tuttavia, alla fine del 2012 i livelli medi di redditività risultano nettamente inferiori rispetto al 2007 (riduzione dell EBITDA di poco meno del 30%, del ROE del 50%). Vi sono poche eccezioni tra i diversi settori e tra le diverse provincie. 3) Il livello dei salari (e del costo del personale) risulta, in aggregato, sostanzialmente costante (cioè con oscillazioni intorno ad un valore fisso) dal 2004 al 2012 e non sembra quindi influenzato particolarmente dalla crisi. D altronde, ciò consente anche di affermare che la caduta della redditività non è dipesa dall andamento dei salari, ma invece dalla riduzione del fatturato. 4) L impatto della crisi sull occupazione si registra a partire dal 2008 (quindi con un anno di ritardo rispetto all inizio della diminuzione di redditività), con una riduzione di poco meno del 10% degli occupati totali nel 2010 (da 450mila a poco più di 400mila). A partire dal 2010 si registra una ripresa dei livelli occupazionali e, a fine 2012, a livello aggregato, il numero degli occupati sembrerebbe essere in linea con quello di inizio Tuttavia il dato risente di alcuni margini di errore e si presenta molto disaggregato sia per settore sia per provincia. 5) In valore assoluto gli investimenti reali sono stati in crescita costante dal 2003 al 2009, e si sono poi ridotti di circa il 10% tra il 2010 e il Inoltre la quota di investimenti reali sul totale degli attivi d impresa è cresciuta fino al 2009, si è ridotta nel 2010, stabilizzata nel 2011 ed è tornata a crescere nel In questo contesto, la quota di brevetti sul totale degli investimenti, già irrisoria nel 2004, è da allora risultata in costante calo. 6) Le imprese metalmeccaniche lombarde sembrano caratterizzate, a partire dal 2006, da un processo di deleveraging (riduzione della quota di capitale a debito, 9

11 e quindi aumento della quota di capitale proprio) su cui la crisi non sembra avere avuto un particolare impatto. 7) Delle circa 17mila imprese metalmeccaniche esistenti in Lombardia nel 2007, 10 mila avevano almeno un dipendente. Di queste, il 10% non risulta più avere dipendenti (nel senso che potrebbe aver cessato l attività oppure avere perso tutti i dipendenti) nel Delle 9 mila che sono quindi sopravvissute occupazionalmente alla crisi, circa la metà risulta aver ridotto o mantenuto i livelli occupazionali del 2007, mentre l altra metà li ha aumentati. 8) La capacità di mantenimento, o addirittura di aumento, dei livelli occupazionali a seguito della crisi sembra legata positivamente alla dimensione e, anche se in modo meno chiaro, alla redditività e all appartenenza ai gruppi multinazionali. Essa invece non sembra essere legata in modo lineare né ai livelli degli investimenti né alla composizione degli stessi. Questi risultati suggeriscono, per certi versi, una lettura non convenzionale della crisi, che si cercherà di sviluppare nella parte finale di questo lavoro. 10

12 2. Le fonti dei dati I dati provengono dalla banca dati aziendale AIDA. Essa contiene un insieme di informazioni relativamente alle società di capitali attive, attingendo dalla documentazione depositata dalle aziende stesse presso le Camere di Commercio. Non sono quindi incluse le imprese che hanno forma diversa da società per azioni o a responsabilità limitata, come ad esempio le società in nome collettivo, ovvero le imprese individuali. Inoltre, non sono incluse le imprese che, per qualsivoglia ragione, non abbiano comunicato i dati di bilancio alle Camere di Commercio. Un ulteriore limitazione consiste nella necessità di selezionare le imprese sulla base dei codici ATECO Quelli qui considerati sono i seguenti: 24. Metallurgia 25. Fabbricazione di prodotti in metallo (esclusi macchinari e attrezzature) 26. Fabbricazione di computer e prodotti di elettronica e ottica; apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e di orologi 27. Fabbricazione di apparecchiature elettriche ed apparecchiature per uso domestico non elettriche 28. Fabbricazione di altri macchinari ed apparecchiature 29. Fabbricazione di autoveicoli, rimorchi e semirimorchi 30. Fabbricazione di altri mezzi di trasporto Le imprese qui considerate rappresentano poco meno del 50% di quelle censite nei codici ATECO suddetti nel Censimento Istat 2011, ma anche oltre il 90% degli occupati risultanti nella stessa fonte. Per ogni impresa sono disponibili: dati anagrafici (provincia, codice fiscale); dati di bilancio: alcuni dati strutturali non di bilancio (numero di dipendenti) 11

13 L informazione sul numero di dipendenti è quindi di carattere extracontabile e va utilizzata con cautela. Le imprese considerate in questo lavoro variano dalle 13mila e 500 del 2004, alle circa 18mila del 2008, alle 16mila e 500 del Pur con i limiti propri del database qui utilizzato, che non riesce per sua natura a rappresentare l intero universo delle imprese metalmeccaniche lombarde, questo andamento è già indicativo degli impatti della crisi, che vede ridursi il numero delle imprese (società di capitali) attive, di circa 1500 unità nei 4 anni compresi tra il 2008 e il Tabella 1: suddivisione delle imprese incluse nella ricerca per provincia di residenza fiscale Provincia MI BS BG CO LC MB VA LO PV CR MN SO Tutte A livello territoriale, l aumento del 2008 rispetto al 2004 è distribuito in modo sostanzialmente omogeneo tra le diverse provincie, con percentuali di incremento che si aggirano tra il 30 e il 40% (l aumento medio è del 34,5%). Invece, la riduzione del 2012 rispetto al 2008, che in aggregato è pari al 9%, è particolarmente forte in talune provincie e, tra quelle principali, a Milano (-15%). 12

14 Tabella 2: suddivisione delle imprese incluse nella ricerca per settore Settore Metallurgia Fabbricazione di prodotti in metallo Fabbricazione di computer e prodotti di elettronica e ottica Fabbricazione di apparecchiature elettriche ed apparecchiature per uso domestico non elettriche Fabbricazione di altri macchinari ed apparecchiature Fabbricazione di autoveicoli Fabbricazione di altri mezzi di trasporto Tutti L incremento di imprese tra il 2008 e il 2004 è particolarmente forte nel settore della fabbricazione di altri mezzi di trasporto, che peraltro è quello che subisce il maggiore ridimensionamento dopo la crisi. Il settore con il maggior numero di imprese (fabbricazione di prodotti in metallo) è secondo per crescita tra il 2008 e il 2004 ed è invece quello che perde meno imprese dopo il

15 3. Analisi descrittiva Le direttrici seguite in questa parte della ricerca sono le seguenti: a) analisi dell evoluzione nel corso dell intero periodo e per tutte le imprese di: redditività, misurata da: EBITDA, ovvero margine operativo prima delle imposte, delle svalutazioni e degli ammortamenti; ROA, ovvero rendimento netto in quota sul valore totale degli attivi; ROE, ovvero rendimento netto in quota sul valore del patrimonio netto. I tre indicatori si riferiscono ad aspetti diversi, ma reciprocamente interrelati. In particolare, EBITDA riflette sia la redditività sia la dimensione dell impresa, mentre ROA e ROE esprimono, rispettivamente, la redditività per ogni euro investito e per ogni euro di capitale proprio. occupazione, misurata da; numero occupati 1 ; costo del lavoro e salario; composizione dell attivo e del passivo di bilancio: incidenza percentuale degli investimenti reali (immobilizzazioni materiali e immateriali) su attivi totali; incidenza valore brevetti sugli investimenti reali; leverage, ovvero rapporto tra indebitamento e totale dell attivo 2. b) analisi dell evoluzione delle stesse variabili nel corso dell intero periodo disaggregata per: provincie di residenza; settori principali 3 : 1 Questo dato va preso con una certa cautela, in quanto non viene inserito direttamente in bilancio, ma comunicato a parte. Inoltre, per questa variabile è stato escluso l anno 2003 che presentava alcune anomalie statistiche. 2 I l rapporto è in effetti calcolato come differenza tra l unità e il rapporto tra patrimonio netto e attivo; tuttavia, per avere dei dati coerenti, è stato necessario escludere tutti i casi in cui il patrimonio netto risultava negativo a causa delle perdite pregresse. 3 Selezionati in quanto presentano, nell arco dei dieci anni considerati, il numero massimo di dipendenti. 14

16 241-siderurgico; 282-fabbricazione di altre macchine di impiego generale (forni, sistemi di riscaldamento, impianti di sollevamento, macchine e attrezzature per ufficio, utensili, condizionatori); 256-trattamento e rivestimento dei metalli; lavori di meccanica generale 3.1. La redditività e l incidenza del costo del lavoro L analisi dell andamento del margine operativo nel corso del tempo consente di fornire una prima significativa fotografia della crisi. Il margine operativo medio per impresa risulta in drammatica riduzione dal 2007 al 2009, ed invece con un andamento altalenante tra il 2009 e il In ogni caso, i valori finali rimangono molto al di sotto dei livelli iniziali: circa 500 mila euro per impresa alla fine del 2012, un valore ridotto di poco meno del 40% rispetto a quello del 2007, che rappresenta il massimo osservato nel periodo considerato. Questi andamenti sono sostanzialmente confermati disaggregando il dato per provincie e per settori principali. Parziali eccezioni sono rappresentate dal settore della meccanica generale (dove la riduzione dell EBITDA rispetto al 2007 è di meno del 30%) e da alcune provincie (Como, Lodi, Pavia e Lecco) dove la perdita di margine operativo è contenuta se non inesistente. Come detto l EBITDA 15

17 dipende essenzialmente dalla differenza tra i ricavi e i costi operativi, tra cui hanno una particolare rilevanza i costi del lavoro. L analisi di questi ultimi è contenuta nella figura successiva In sintesi, il costo del lavoro per impresa è leggermente diminuito nel periodo , presumibilmente a causa di una ridotta entità della componente non salariale che è rimasta sostanzialmente stabile, il che significa che il crollo della redditività non è dovuto ad una aumentata incidenza di tale costo, ma invece ad una forte riduzione dei ricavi. Anche per il periodo successivo ( ) non sembra esserci una relazione inversa evidente tra margini operativi e costi del lavoro. Infatti, questi ultimi mostrano una timida tendenza all aumento, ma ciò non impedisce la ripresa dei margini operativi. Disaggregando per settori, si nota che nel siderurgico (ateco 241) vi è stata una più marcata riduzione del costo del lavoro sia tra il 2007 e il 2009 sia nel corso del Disaggregando per provincia, invece, la provincia di Milano è caratterizzata da un andamento diverso, perché i salari tendono ad aumentare nel periodo

18 Anche la redditività del capitale proprio, misurata dal ROE, è chiaramente influenzata dalla crisi. Nel primo periodo, ( ), la crisi ha ridotto la redditività del capitale proprio, riducendolo da valori superiori al 10% a valori negativi. Tali valori dipendono dal fatto che, mediamente, le imprese metalmeccaniche lombarde hanno 17

19 conseguito perdite nel La ripresa del triennio successivo ha consentito un recupero della redditività del capitale di circa il 50%, perché il ROE si attesta, nel 2012, a poco più del 5%. Questo tipo di andamento si riscontra nei settori e in tutte le provincie, a parte Sondrio, dove la ripresa nell ultimo triennio non traspare. Nella provincia di Brescia, ad esempio, nel 2009 il ROE precipita a -2,5%, ma la ripresa successiva è più marcata. Anche considerando il ROA l andamento è quello già rappresentato, per certi versi ancora più drammatici. 18

20 3.2 L occupazione L andamento dell occupazione, misurata dal numero dei dipendenti, sembra seguire quello degli indicatori di redditività con un ritardo temporale di un solo anno, cioè partendo dal 2009 anziché dal Implicitamente questo manifesta anche la forte flessibilità della variabile occupazione, presumibilmente favorita dal diffondersi delle forme di lavoro precarie. Il numero complessivo dei dipendenti, in forte ascesa nel periodo compreso tra il 2004 e il 2008, anno in cui supera le 400mila unità, si riduce nel biennio successivo, per poi aumentare fortemente nel 2011 e contrarsi nuovamente nel È interessante notare che, secondo questi dati, il livello di fine 2012 è sostanzialmente uguale a quello pre-crisi. Le oscillazioni in aumento e in diminuzione sembrano dunque essere state sostanzialmente assorbite, quantomeno a livello aggregato. Tuttavia, vi sono almeno tre considerazioni da fare. In primo luogo, come si è detto, la variabile dipendenti qui considerata è limitatamente affidabile, posto che si tratta di un dato comunicato dalla imprese ma non rientrante tra quelli strettamente contabili, e quindi non armonizzabile o controllabile con le altre informazioni fornite dalle imprese. Inoltre, il dato, anche se plausibile a livello aggregato, nasconde le diverse tipologie contrattuali, che qui 19

21 non sono visibili. È ad esempio possibile che il recupero occupazionale verificatosi nel 2011 sia attribuibile a forme di lavoro interinale o comunque precario. In secondo luogo, se è vero, come sembra, che il ciclo dell occupazione riflette quello della redditività, sebbene con un certo ritardo temporale, è possibile che nel 2013 si manifestino gli effetti delle ulteriori variazioni dei margini operativi verificatisi negli anni precedenti. Infine, in questo caso gli andamenti medi nascondono una forte variabilità sia a livello territoriale sia a livello settoriale. Dal primo punto di vista, è abbastanza illuminante il confronto tra l andamento dell occupazione nelle provincie di Milano, Bergamo e Brescia, ovvero le tre principali in termini di occupati totali. Per quanto riguarda la provincia capoluogo, seppure qualitativamente l andamento sia simile a quello osservato a livello aggregato, con una riduzione nel biennio , una ripresa nel 2011 e una nuova riduzione nel 2012, i livelli raggiunti alla fine del periodo sono molto inferiori a quelli pre crisi: circa 140 mila 20

22 dipendenti nel 2012 contro i circa 170 mila del 2008 con un arretramento dell occupazione ai livelli osservati nel Diversa, invece, la situazione osservata per le imprese delle provincie di Bergamo e Brescia 21

23 Nella provincia di Bergamo, il numero dei dipendenti alla fine del 2012 risulterebbe di poco inferiore alle 55mila unità, ovvero quasi 8mila in più rispetto ai livelli del 2008; ancora più marcata la differenza relativa alla provincia di Brescia, dove si passerebbe (il condizionale è d obbligo per la natura incerta dei dati) dai 65mila dipendenti del 2008 ai 70mila del 2012). Anche a livello settoriale si nota una certa eterogeneità degli andamenti. Infatti, il settore siderurgico mostra un andamento pressoché stabile fino al 2012, e poi una forte riduzione, con contrazione drammatica dei livelli occupazionali, da 25mila a circa 7500 unità. 22

24 Si pongono invece in netta controtendenza gli altri due settori qui considerati per la disaggregazione, ovvero la fabbricazione di macchine e la meccanica generale. 23

25 3.3: Le politiche di investimento e di finanziamento Le variabili considerate in precedenza, ed in particolare il ROA, si riferiscono all insieme degli attivi che comprende, da un lato, la somma delle attività finanziarie e del capitale circolante, dall altro lato, gli investimenti reali, ovvero le immobilizzazioni materiali ed immateriali. Per quanto riguarda il valore medio degli investimenti reali, esso mostra una tendenza ad aumentare nel periodo compreso tra il 2003 e il 2009 e poi a decrescere nel triennio successivo. In sostanza, è come se la crisi avesse avuto un impatto ritardato sugli investimenti (partendo dal 2009) ma, anche per questo ritardo, ancora in corso. Questo andamento è sostanzialmente omogeneo tra le diverse provincie. Una contrazione degli investimenti, nell ordine di circa il 10% tra il 2009 e il 2012, per quanto non auspicabile, è normale in un periodo di crisi e di scarsa liquidità. Tuttavia, oltre ai livelli assoluti è importante analizzare la composizione degli investimenti. Consideriamo di seguito due indicatori: 1) la quota di investimenti reali sul totale degli attivi; 2) la quota dei brevetti sul totale delle immobilizzazioni immateriali. 24

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